lunedì 23 gennaio 2012

1408

Ecco qui che dopo l'articolo sul declino del cinema horror, mi dedico proprio ad un film horror, uno dei pochi degli ultimi anni secondo me degno di nota. I film horror tratti dai racconti di Stephen King sono generalmente sempre ben riusciti, si pensi all'adoratissimo Shining e a It ad esempio. Questo mantiene le sue promesse. Probabilmente non un film di grandi pretese per come è stato presentato ormai 5 anni fa, ma secondo me un piccolo gioiellino.

In breve la trama: uno scrittore di libri horror, dopo aver visitato più e più case che si dicevano infestate senza alcun risultato, decide di sfidare la camera 1408 dell'hotel Dolphin (come vedete la camera si trova al quattordicesimo piano, che in realtà negli USA sarebbe il tredicesimo, e, chicca, la somma delle sue cifre fa 13), teatro di oltre 50 decessi quasi tutti per suicidio, morti naturali o annegamenti (di cui uno nel brodo di pollo). In questa stanza si troverà a vivere un impressionante sfida contro le oscure presenze che la abitano, rivivendo eventi devastanti del suo passato, tra cui la morte della piccola figlia, che fa un po' da centro a tutta la trama del film.

Il film è in totale crescita per tutta la sua durata, non si punta tanto allo spavento improvviso (anche se qualche scena c'è e ci sta) quanto all'accumulo inesorabile di tensione, che ti fa vivere pienamente le paure che vive il protagonista. E si gioca soprattutto sul crescendo. Si parte dalle ormai classicissime accensioni improvvise ed inspiegabili degli elettrodomestici, lavandini e così via, a visioni della gente morta in passato in quella stanza, a catastrofi naturali (la stanza prima si congela, poi addirittura si allaga).

Finale tra le altre cose non banale. Infatti in molti si aspetterebbero che il film finisca nel momento in cui il protagonista annega nella stanza a New York e si ritrova in ospedale a Los Angeles dopo aver fatto un incidente col surf, facendo credere a tutto il pubblico che la stanza fosse un sogno.

Menzione perticolare per John Cusack, che recita da solo per quasi tutto il film, tenendo veramente bene tutta la scena.

La ricerca di vivere in posti leggendari per il protagonista rivela in realtà un'ansia, una ricerca di qualcosa che possa provargli che c'è vita dopo la morte, un posto in cui si possa trovare la figlia. Il ricongiungimento con la moglie e l'ascolto della registrazione su audiocassetta dell'ora vissuta all'interno della camera portano quasi chiaramente a pensare che l'abbia trovata...

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