sabato 30 novembre 2013

Thor: The Dark World (2013)

USA, Islanda 2013
Titolo Originale: Thor: The Dark World
Regia: Alan Taylor
Sceneggiatura: Christopher Yost, Christopher Markus, Stephen McFeely, Joss Whedon
Cast: Chris Hemsworth, Natalie Portman, Tom Hiddleston, Stellan Skarsgård, Anthony Hopkins, Kat Dennings, Idris Elba, Jaimie Alexander, Christopher Eccleston, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Jonathan Howard, Ray Stevenson, Zachary Levi, Rene Russo, Tadanobu Asano
Durata: 107 minuti
Genere: Azione, Supereroi

La trama in breve: Nella lotta di Thor per ristabilire l'ordine fra i Nove Regni, un'antica dinastia, dominata dallo spietato Malekith, sta complottando per fare tornare l'intero Universo nell'oscurità.

Chi mi conosce sa che i film della Marvel non li disdegno affatto, anzi, l'idea che venisse tirato fuori il franchise degli "Avengers" ormai un anno fa mi aveva fatto andare abbastanza in visibilio. Tra tutti i supereroi che fanno parte del team degli Avengers la mia personale classifica è: Thor, Iron Man, Captain America, Hulk. Anche se in realtà la Vedova Nera, vista soprattutto l'attrice che la interpreta, se non fosse un personaggio pressochè inutile, starebbe di diritto al primo posto. 

Non nascosi all'epoca in cui vidi il primo film di Thor di essere rimasto abbastanza affascinato dalla storia di questo supereroe, che poi tanto supereroe non è, forse sarebbe più corretto parlare di "divinità", che con questo secondo capitolo della sua saga si conferma sicuramente tra i miei preferiti, in preparazione ad un 2014 e un 2015 che vedranno molti altri film Marvel, come il seguito di "Captain America", la novità de "I guardiani della galassia" per arrivare nel 2015 al seguito di "The Avengers".

Sono sempre stato convinto del fatto che, quando si parla di un film del genere, bisogna sempre ricordare che si sta parlando di un enorme giocattolone nelle mani del regista e dello sceneggiatore. Fa niente se la trama alla fine segue sempre gli stessi schemi, col buono o la squadra di buoni che combatte contro un cattivo o una squadra di cattivi e con il buono che vince sempre. E' proprio lo spirito che sta dietro a certi film a renderli non dico dei capolavori, ma quanto meno dei bellissimi giocattoli. Il cambio alla regia, in questo secondo capitolo affidata ad Alan Taylor in virtù del Kenneth Branagh del primo capitolo, ci fa vedere un leggero miglioramento nelle atmosfere che si respirano. Mentre nel primo Branagh aveva più o meno giocato con tutti i personaggi, qui, pur mantenendo quella buona dose di ironia che ormai contraddistingue le produzioni Marvel, il tutto sembra farsi molto più serio e viene dato un maggiore spessore ai personaggi.

Interessantissime sono appunto le evoluzioni caratteriali in primis di Thor, interpretato dall'adattissimo Chris Hemsworth, che non è un grandissimo attore, ma certe parti non si può negare che gli calzino a pennello (un po' come il ruolo di James Hunt in "Rush" di Ron Howard), per poi passare ad un interessante risvolto nel personaggio di Loki, per il quale dopo il film "The Avengers" non avevo nascosto un certo apprezzamento in quanto cattivo, interpretato da un Tom Hiddleston che in questo ruolo specifico mi piace assai (anche perchè non ho ancora visto nessuno degli altri film in cui è stato impegnato). Sempre brava invece l'ormai certezza Natalie Portman, il cui personaggio di Jane Foster viene un po' risucchiato dagli eventi di questo film, ma riesce comunque ad avere lo spessore meritato. E se non ha spessore un qualsiasi personaggio interpretato da Natalie Portman siamo proprio fritti.

Voto: 7,5



venerdì 29 novembre 2013

Breaking Bad - Stagione 4

Breaking Bad
(serie TV, stagione 4)
Episodi: 13
Creatore: Vince Gilligan
Rete Americana: AMC
Rete Italiana: AXN
Cast: Bryan Cranston, Aaron Paul, Anna Gunn, Dean Norris, Betsy Brandt, RJ Mitte, Bob Odenkirk, Giancarlo Esposito, Jonathan Banks
Genere: Drammatico

La trama in breve: Dopo aver assassinato Gale, uomo di fiducia di Gus Fring per la produzione di metanfetamina, Walter e Pinkman vengono assunti da Gus in attesa di trovare un sostituto e consapevoli che la loro morte è vicina.

Dove sono stato in questi cinque anni? Dopo essermelo chiesto nella recensione della terza stagione, ecco che me lo chiedo di nuovo con questa quarta stagione, pazzesca, emozionante e carica di tensione all'inverosimile. Ciò che sorprende di più della serie, che poi è probabilmente il motivo per cui viene amata ed apprezzata quasi da chiunque, è il fatto che i creatori siano riusciti a dare a tutta la serie un'impronta cinematografica e una regia assolutamente di primo livello, che molti film di questo periodo dovrebbero prendere come esempio.

In tutto questo procedere a piccoli passi nella trama non si può che rimanere totalmente presi dalle vicende di Walter White e della sua famiglia, minacciati dalla freddissima crudeltà di Gus Fring. Non si può non rimanere affascinati da Jesse Pinkman che inizia a diventare quasi una guardia del corpo per Fring, standogli talmente vicino fino a diventare un suo fedelissimo. E, perchè no, scopriamo anche molto sull'ascesa di Gus Fring nel panorama della vendita di metanfetamina ad Albuquerque, con dei flashback che ci riportano a quando il nonno di Tuco, Hector Salamanca, era ancora sano ed era anche uno spietatissimo bastardo.

Come se non bastasse nella puntata finale assistiamo ad una serie di cliffhanger carichissimi di tensione (con i quali spero di non spoilerare nulla a nessuno, ma che comunque se non volete sapere niente non andate avanti). Spettacolare infatti è l'assassinio di Gus Fring con una mano decisiva da parte di Hector, che, facendosi esplodere all'interno della sua stanza nella casa di riposo uccide se stesso, Fring e la sua guardia del corpo.

Ma, appunto, spettacolare è il modo in cui la scena viene realizzata: avviene l'esplosione, vediamo Fring uscire dalla stanza apparentemente illeso. Poi l'inquadratura cambia, vediamo il suo primo piano con metà volto sfigurato e lui che si accascia a terra, morto. Questa scena è, a dir poco, pazzesca. Come pazzesca è tutta questa quarta stagione. 

Voto: 9

giovedì 28 novembre 2013

Meniamo le mani! - xXx

Assieme ad alcuni blogger amici è partita l'idea di celebrare i grandi eroi dei film d'azione, alcuni dei quali hanno fatto la storia del cinema action. Se non ve ne siete accorti, proprio lunedì è partita tale rassegna, che andrà avanti fino ai primi giorni di Dicembre. E così dopo Chuck Norris, dopo Steven Seagal e dopo Dolph Lundgren è finalmente arrivato il mio turno, con un eroe appartenente più alla mia generazione (essendo io nato nel '90). Oggi è proprio il turno di Vin Diesel!


Molti sono i film tamarri a cui il nostro attore ha partecipato tra cui "The Fast and the Furious" (che ha perso il ballottaggio proprio con il film di cui vi parlerò oggi), tutti gli altri terribili film della saga, "Il risolutore", la trilogia di Riddick che non mi entusiasma ma non la butterei nemmeno e poi anche "Missione Tata"... Ah no, quello era solo una stronzata di film!

xXx

USA 2002
Titolo Originale: xXx
Regia: Rob Cohen
Sceneggiatura: Rich Wilkes
Cast: Vin Diesel, Asia Argento, Samuel L. Jackson, William Hope, Danny Trejo, Marton Csokas, Michael Roof, Richy Müller, Tom Everett, Thomas Ian Griffith, Eve, Leila Arcieri, Ted Maynard, David Asman, Joe Bucaro, Werner Daehn
Durata: 124 minuti
Genere: Azione

La trama in breve: Xander Cage è uno sportivo estremo, che vive vendendo i video delle sue spericolate imprese. Quando però finisce nelle mani della NSA e dell'agente Gibbons, sarà costretto, per derubricare alcuni suoi crimini, ad infiltrarsi nel gruppo rivoluzionari della Repubblica Ceca "Anarchia '99", che sta progettando una super bomba tossica. 

Nel vedere i film tamarri ho quasi sempre una certezza: non riesco completamente ad apprezzarli se non sono assolutamente esagerati all'estrema potenza e se non mi fanno ridere nemmeno un po'. Semplicemente perchè se i film d'azione si prendono sul serio, allora a quel punto quando ne hai visto uno li hai praticamente visti tutti. Ma è proprio l'esagerazione e le risate che te ne fanno ricordare alcuni piuttosto di altri.

Cos'ha di tamarro questo film? C'è anche bisogno di dirlo? Beh, intanto c'è Vin Diesel, che già di suo è un tamarrone senza precedenti. Mettiamo anche che in questo film c'è Vin Diesel che per buona parte del film o pratica sport estremi quali discesa sullo snowboard inseguito da una valanga, paracadutismo da auto in corsa, motocross durante una sparatoria creata dal cartello della droga colombiano (scena in cui fra le altre cose fa la sua apparizione l'amatissimo Danny Trejo, che prenderà una fracca di botte anche lui), oppure picchia qualcuno o spara con qualche arma supertecnologica a caso.

A tutto questo, aggiungiamo delle frasi epiche che, all'epoca in cui vidi il film per la prima volta giuro che mi fecero ridere in una maniera incredibile, come ad esempio 

"Quello che voleva bandire la musica rap perché secondo lui le parole incitano alla violenza... è musica stronzo! E anche quello che voleva ritirare tutti i videogame da ogni scaffale d'America. Perché a sentire lui i videogame rovinano il cervello ai nostri giovani. Ma per favore Dick, non abbiamo altro per farci una cultura!"

oppure

"Glielo avevo detto che un giorno il fumo lo avrebbe ucciso!".

Ultime, ma non ultime (o forse anche la mia parte preferita del film) le musiche. Si inizia con i Rammstein con il brano "Feuer Frei", si prosegue con "Let the Bodies hit the Floor" dei Drowning Pool, passando anche per gli Hatebreed e per i Queens of the Stone Age. Insomma, la colonna sonora è un capolavoro. E poco conta che il film sia stato nominato al premio "Film più flatulento per adolescenti" ai Razzie Awards del 2002. Io sto film è uno dei pochi film d'azione che ritengo veramente godurioso.

Questione a parte per Asia Argento, che qui interpreta la fiamma di Xander (beh era ovvio dal primo momento in cui la si vede in scena): non so perchè ma quando vidi il film la prima volta pensai fosse stata doppiata. E solo 6 giorni fa, riguardandomi il film, scopro che quella che usi per tutto il film è la sua voce, una voce antipatica come poche e soprattutto, probabilmente, una delle peggiori prove di recitazioni di sempre. Ora, io voglio un sacco di bene a suo padre Dario, anzi, voglio molto più bene al padre Dario che alla figlia Asia, anche perchè nemmeno fisicamente la buona Asia mi dice qualcosa, quanto meno Dario, brutto come la morte, ha fatto nella sua carriera alcuni film che adoro per davvero. Asia Argento invece recita male. Malissimo. Non se ne può proprio discutere. Inascoltabile.



Voto: 7+

Qui i link degli altri partecipanti alla rassegna, sia dei tre che hanno scritto prima di me, sia di quelli che verranno nei prossimi giorni. Ovviamente i link diventeranno attivi dal momento in cui anche loro posteranno la loro recensione!

mercoledì 27 novembre 2013

The Starving Games (2013)

USA 2013
Titolo Originale: The Starving Games
Regia: Jason Friedberg, Aaron Seltzer
Sceneggiatura: Jason Friedberg, Aaron Seltzer
Cast: Brant Daugherty, Maiara Walsh, Lauren Bowles, Nick Gomez, Cody Christian, Alexandria Deberry, Theodus Crane, Beau Brasseaux, Jade Roberts, Eric Buarque, Joseph Aviel
Durata: 80 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: I cittadini del Distretto 12, affamatissimi, sono costretti a portare i loro figli in piazza, dove la sorte deciderà chi deve partecipare agli Starving Games. Per salvare la sorella Petunia, Kantmiss Evershot si propone come volontaria.

Dai tempi del primo "Scary Movie", per me le parodie sono una cosa seria, tanto che pian piano, oltre a "Scary Movie" sono andato indietro nel tempo a scoprire la filmografia di quello che per me è il vero re della parodia, ovvero Mel Brooks, autore di due tra le mie commedie preferite quali "Frankenstein Junior" e "Robin Hood - Un uomo in calzamaglia". Detto questo, la saga di "Scary Movie" pur avendo creato due ottime parodie più un buon terzo capitolo, ha fatto più male che bene al cinema. Non che i film appartenenti a questo genere siano delle produzioni memorabili, ma quanto meno con questi tre citati ci si divertiva. Dopo "Scary Movie 3" hanno iniziato però a proliferare varie parodie un po' più "di genere" come ad esempio l'orribile "Disaster Movie" che dissacrava in maniera orripilante i film catastrofici, oppure "Horror Movie", pessima parodia sui mostri dell'horror anni '80.

E come sarebbe potuta mancare, tra l'altro nel giorno dell'uscita di "Hunger Games - La ragazza di fuoco" una recensione sulla parodia di questa saga? Non potevo assolutamente esimermi, ma posso tranquillamente dire di aver buttato via un'ora e venti della mia vita. E, tanto per dirla tutta, un'ora e venti in cui non ho riso MAI, e quando dico MAI intendo proprio che il film non è riuscito a darmi nemmeno una scena in cui mi facesse quanto meno muovere la bocca in un accenno di sorriso (chiaramente di quelli che non tiri fuori nemmeno i denti). MAI. 

E il vero problema di questo tipo di film è che, tra una parodia e l'altra messe completamente a caso senza avere un minimo di collegamento, se tu ne prendi uno qualsiasi anche di quelli precedenti noti che gli espedienti comici non sono mai cambiati col tempo. Io lo ammetto, quando avevo 12/13 anni, la saga di "Scary Movie" mi sembrava la cosa più comica e divertente del mondo. Il problema è che con questo tipo di film sembra che i registi ci vogliano trattare come degli idioti. Purtroppo io idiota non sono per nulla e a ridere con certe cose non ci riesco più. Anche perchè sono cose per cui ridi di gusto magari al primo film, ma già dal secondo ci si stufa e mica poco.

Voto: 2

martedì 26 novembre 2013

Parkland (2013)

USA 2013
Titolo Originale: Parkland
Regia: Peter Landesman
Sceneggiatura: Peter Landesman
Cast: Paul Giamatti, Billy Bob Thornton, Ron Livingston, Zac Efron, Marcia Gay Harden, Tom Welling, James Badge Dale, Colin Hanks, Jackie Earle Haley, Jeremy Strong, David Harbour, Jacki Weaver, Mark Duplass, Austin Nichols, Rory Cochrane, Matt Barr, Bitsie Tulloch, Gil Bellows, Paul Sparks, Bryan Batt, Glenn Morshower, Bitsie Tulloch
Durata: 93 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Il film racconta gli eventi verificatisi negli attimi immediatamente successivi all'assassinio del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy.

A 50 anni dalla morte del presidente Kennedy, ancora sono molte le ombre sul suo omicidio e, per chiarirle o per marciarci sopra Rai Tre ha mandato in onda questo film giovedì scorso, giorno in cui avvenne la sparatoria (mentre negli USA il film è stato mandato nelle sale cinematografiche dal 4 ottobre). 

Sulle molte ombre il film cerca di fare, per quanto possibile, chiarezza, adottando uno stile quasi documentaristico, facendo iniziare il film con il fatto principale per poi concentrarsi su indagini, cattura di Lee Harvey Oswald, trasporto della salma, reazione della moglie e quant'altro. E forse il problema è proprio questo: il film viene realizzato come se fosse una lezioncina di storia, che non si muove in direzioni ancora inesplorate e che dà la sensazione di essere anche abbastanza faziosa, seguendo quella che è lòa versione ufficiale degli eventi senza fare il minimo accenno a tutte le varie teorie complottistiche che girano intorno.

Inutile dire che comunque visioni del genere le ho sempre ritenute piuttosto affascinanti, ma che di film uguali identici, o di documentari, del genere, ne ho visti davvero moltissimi. E nemmeno il cast corale di un certo livello (non certo un livello assoluto, ma comunque un livello abbastanza buono) riesce a sollevare il film oltre la mediocrità in cui si va a cacciare da solo.

Voto: 5,5

lunedì 25 novembre 2013

La casa 2 (1987)

USA 1987
Titolo Originale: The Evil Dead II: Dead by Dawn
Regia: Sam Raimi
Sceneggiatura Sam Raimi, Scott Spiegel
Cast: Bruce Campbell, Sarah Berry, Dan Hicks, Kassie DePaiva, Richard Domeyer, John Peakes, Lou Hancock, Denise Bixler, Ted Raimi, Sam Raimi
Durata: 83 minuti
Genere: Horror, Commedia nera

La trama in breve: Il film riprende con un breve riassunto del capitolo precedente della saga, per poi ricominciare dal punto in cui era finito il primo, con Ash che veniva attaccato da una forza demoniaca. Scoperto che non c'è nessuna via di fuga dal bosco, Ash è costretto a rifugiarsi nello chalet e a combattere da solo contro le forze demoniache che abitano il bosco.

Dopo aver visto par la prima volta questa estate il primo film della saga firmata Sam Raimi de "La casa", che mi era assai piaciuto e alla prima visione, solo in casa, completamente al buio, un pochino, non troppa, paura me l'aveva anche fatta, non mi aspettavo di trovarmi davanti un secondo capitolo che prende una swingola componente del suo predecessore e la amplifica all'inverosimile. Sacrificando un po' la componente horror, Sam Raimi è riuscito a creare un cult divertentissimo, quasi al limite del trash, ma che di trash ha poco o nulla.

Ritorna protagonista della storia Bruce Campbell, sul quale si è notato, assieme ai compagni di visione (sabato sera faceva un freddo bestia e la sera prima ci eravamo sfondati, non c'è nulla di meglio di un film con popcorn col camino che scalda), un assoluto miglioramento nella recitazione. Le sue espressioni facciali diventano il fulcro del film, eclissando quasi interamente tutti gli altri personaggi sui quali si susseguono morti atroci ma che non lasciano particolarmente il segno a livello cinematografico.

E se, persa la componente horror, si è deciso di puntare più sul creare un horror che provocasse risate e, lo ammetto, ci sono state un paio di scene in cui non sono riuscito a trattenermi. Tanto per farvi degli esempi ci tengo a citare la scena in cui il corpo di Linda senza testa si disseppellisce da solo e si sgranchisce mimando un improbabile balletto e la scena in cui viene liberato il corpo della proprietaria della casa, che, anch'essa posseduta, esclama "Qualcuno è venuto a farmi visita in cantina!" (mi ha fatto ridere perchè mi ha ricordato tantissimo Richard Benson, non per altro). E quando Ash diventa un vero e proprio eroe da film action installandosi una motosega su un moncherino, si raggiunge sicuramente l'apice sia per questo film, sia, probabilmente, per il prossimo "L'armata delle tenebre" (che spero di recuperare a breve).

Sinceramente non so se giudicare questo film, rispetto al suo predecessore, migliore o peggiore del primo. Il primo punta a mischiare tutti i generi di cui vuole fare parte, probabilmente non eccellendo in nessuno, ma riuscendo comunque a essere un buonissimo film. Il secondo lascia da parte l'horror (anche se rimane una componente fondamentale) dandosi molto all'assurdo e risultando un film altrettanto godibile e, talvolta, altrettanto assurdo.

Voto: 8+

domenica 24 novembre 2013

Prisoners (2013)

USA 2013
Titolo Originale: Prisoners
Regia: Denis Villeneuve
Sceneggiatura: Aaron Guzikowski
Cast: Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal, Maria Bello, Terrence Howard, Paul Dano, Viola Davis, Melissa Leo, Mike Gassaway, Dylan Minnette, Len Cariou, Wayne Duvall, Brad James
Durata: 153 minuti
Genere: Thriller

La trama in breve: In una piccola cittadina della Pennsylvania, la famiglia Dover e la famiglia Birch vengono sconvolte dalla scomparsa delle loro figlie più piccole, Anna e Joy, durante i festeggiamenti per il Ringraziamento. Keller, il padre di Anna, non fiducioso verso le forze dell'ordine, decide di iniziare la ricerca del colpevole da solo, parallelamente alle indagini del detective Lokee.

Lo dico subito tanto per tagliare la testa al toro senza girarci troppo intorno. Questo, secondo me, è il thriller dell'anno. E forse forse non solo di quest'anno, ma anche di qualche anno precedente. Era assolutamente inutile girarci intorno quindi tanto valeva sbattervi subito la verità in faccia. Chi l'ha visto è per caso d'accordo con me? E chi non l'ha ancora visto, gli è venuta voglia di vederlo? Io quanto meno ci provo a farvela venire.

Prendiamo ad esempio gli attori protagonisti. La storia si barcamena tra la visione del personaggio di Keller Dover, interpretato da Hugh Jackman, e quella del Detective Lokee, interpretato da Jake Gyllenhaal. Non sono un gradissimo fan di Hugh Jackman, l'ho apprezzato moltissimo in "The Prestige" (dove però bisogna ammetterlo, veniva aiutato da un magistrale Christian Bale) e abbastanza nel recente "Les Miserables". Per il  resto la sua carriera cinematografica non è che mi entusiasmi particolarmente. Jake Gyllenhaal invece mi è sempre piaciuto particolarmente, soprattutto dopo il capolavoro "Donnie Darko", ma anche, perchè no, in "I segreti di Brokeback Mountain" assieme al compianto Heath Ledger. Ultimamente l'ho un po' perso di vista e per questo, anatema su di me! Entrambi in scena in questo film, sono una vera bomba. Li vedi da soli in questo film e pensi "bene!", ma quando li vedi assieme quelle volte nelle due ore e mezza di questa pellicola pensi "wow!". La loro interpretazione non è quella solita (nella quale il film poteva cadere) in cui uno è l'eroe "muscoli e pistole" che fa di tutto per recuperare la figlia, mentre l'altro è il detective dai sanissimi principi. La loro interpretazione è la più umana possibile, la più umana che potesse venirne fuori.

E questa umanità viene ulteriormente amplificata dalla bravura di Denis Villeneuve (regista che non conosco particolarmente) nel creare una tensione che non sempre è in salita nel corso del film, ma che ha il merito di non calare mai. Ma proprio mai. Se la sceneggiatura dunque è sì un qualcosa di già visto, nulla di nuovo sotto il sole, di sicuro la realizzazione dà quel quid in più per rendere questo film, per nulla "nuovo", in qualcosa di veramente grande e non dico godibile, ma molto molto di più, senza puntare a clamorosi colpi di scena (che mi piacciono e in genere vanno bene, sia chiaro), ma lasciandosi andare ad una storia piuttosto lineare, ma tesissima.

Un tre/quattro righe le vorrei sprecare per l'interpretazione di Paul Dano, che interpreta Alex Jones, primo indagato per la scomparsa delle due bimbe: io gli voglio abbastanza bene, soprattutto per le tue precedenti apparizioni, soprattutto in "Ruby Sparks" e in "Little Miss Sunshine", un po' meno per l'interpretazione in "Looper" e ho la sensazione che ti vorrò molto ma molto bene per il prossimo all'uscita (probabilmente in Italia arriverà nel 2014) "12 Years a Slave", terza opera dell'ottimo Steve McQueen, in odore di Oscar. Qui ha avuto il coraggio di interpretare, secondo me con la giusta vena, un personaggio disadattato, il cui cervello non sembra progredire con l'avanzare dell'età, che, per tutto il film e per tutte le volte che lo vediamo in scena, è intento a prendere sempre una fracca di botte da fare invidia agli avversari del Tyson dei tempi d'oro. Le prende da Hugh Jackman, le prende da Jake Gyllenhaal e le prende sempre sempre di santa ragione. Ci vuole anche coraggio per interpretare così e per essere ricordato per un personaggio del genere. E secondo me verrà ricordato.

Voto: 9-

sabato 23 novembre 2013

Fight Club (1999)

USA 1999
Titolo Originale: Fight Club
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Jim Uhls
Cast: Edward Norton, Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Jared Leto, Meat Loaf, Zach Grenier, David Andrews, Rachel Singer, Tim De Zarn, Ezra Buzzington, David Lee Smith, Eion Bailey, Evan Mirand, Thom Gossom Jr., Peter Iacangelo, Joon B. Kim
Durata: 139 minuti
Genere: Drammatico, Thriller

La trama in breve: Il protagonista, di cui non viene detto il nome, è un consulente assicurativo di una ditta automobilistica, frustrato dalla vita, che spesso si reca in gruppi d'ascolto popolati da persone con mali incurabili, con i quali sa di poter avere un rapporto della massima sincerità. In questo modo conosce Marla Singer, che attua il suo stesso stratagemma. Durante un viaggio di lavoro farà la conoscenza di Tyler Durden, produttore e venditore di sapone. Tornato a casa scopre che essa è esplosa in un incendio e tra lui e Tyler nascerà un rapporto di amicizia, tanto che Tyler lo ospiterà momentaneamente nella sua abitazione.

Nella mia vita ho visto molti film in cui i protagonisti, più che altro, parlano, portando a discorsi quasi inconcludenti. Ecco, questi film fatti più che altro di parole, parole e soltanto parole mi sono sempre stati abbastanza sulle palle. Non so perchè ma quando vidi "Cogan: Killing them Softly" mi venne subito un collegamento ideale con "Fight Club". Ovviamente la questione è ben diversa. "Cogan" è una mezza schifezza che davvero non porta a nulla, "Fight Club" è un thriller fantastico e teso all'inverosimile, in cui le parole accompagnano la visione in maniera straordinaria.

I due personaggi principali, il protagonista e Tyler Durden, sono interpretati magistralmente dai due attori Edward Norton e Brad Pitt. Il primo non sono mai riuscito ad apprezzarlo completamente, molti dei suoi film tra la seconda metà degli anni '90 e la prima metà dei 2000 in cui ha recitato ancora mancano nella mia collezione di visioni,"La 25° ora" compreso. Per il secondo invece, nel periodio delle scuole medie/inizio superiori, era partita una fase di hating vero e proprio per via delle infinite esaltazioni riguardo a quanto fosse figo nel film "Troy" (uno dei suoi film più brutti probabilmente tra l'altro), poi pian piano sono andato a riguardarmi qualche film della sua carriera pregressa e sono riuscito abbastanza a rivalutarlo. Anche se nelle sue due ultime performance in "Cogan - Killing them Softly" e in "World War Z" mi ha abbastanza deluso.

Il film prosegue con un ritmo non velocissimo ma quanto meno serrato, con una narrazione affidata al protagonista che interviene moltissimo nella storia come voce fuori campo, molto spesso addirittura nei momenti di azione più tesi. Nonostante vi siano indizzi disseminati da un po' di parti il twist finale poi si rivela essere (ad una prima visione) abbastanza inaspettato. Anzi, gli indizi si iniziano a cogliere soprattutto grazie alle visioni successive, un po' come mi è accaduto con "The Others".

Voto: 8,5

venerdì 22 novembre 2013

Fargo (1996)

USA 1996
Titolo Originale: Fargo
Regia: Joel Coen
Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen
Cast: Frances McDormand, William H. Macy, Steve Buscemi, Peter Stormare, Kristin Rudrüd, Harve Presnell, Tony Denman, Gary Houston, Sally Wingert, Kurt Schweickhardt, Larissa Kokernot, Melissa Peterman, Steve Reevis, Warren Keith, Bain Boehlke, Larry Brandenburg, James Gaulke, Cliff Rakerd, J. Todd Anderson, Michelle Suzanne LeDoux, John Carroll Lynch, Bruce Bohne, Steve Park
Durata: 93 minuti
Genere: Drammatico, Noir

La trama in breve: Jerry Lundegaard è un venditore di automobili con diversi problemi economici. Per rimediare un po' di soldi decide, con l'aiuto di due complici, di inscenare il rapimento di sua moglie, in modo da costringere il suocero a pagare il riscatto.

Negli ultimi anni, complici alcune visioni decisamente illuminanti, ho sviluppato una certa sorta di "fanatismo" verso i fratelli Coen, soprattutto dopo la visione del divertentissimo e drammaticissimo "A Serious Man", tanto da convincermi, pian piano, a recuperarmi molti dei loro film. Devo dire che il recupero sta procedendo abbastanza a rilento, qualcuno lo avevo già visto ma non ne ho mai parlato nel blog, ma penso che pian piano riuscirò a farlo, in ordine rigorosamente non cronologico ma in base alle mie voglie.

Questo è uno di quei film che vidi molti anni fa, ma che, per un motivo o per l'altro, non riuscivo a ricordare bene come la storia fosse sviluppata e tutti i risvolti cui essa portava. Diciamo che molto spesso i fratelli Coen ci hanno abituato a narrare storie di gente che si improvvisa in determinati ruoli nella vita, ma, per un motivo o per l'altro, sono destinati a fallire miseramente. Ed è proprio così che fa il protagonista di questa storia: si improvvisa criminale organizzando un improbabile sequestro per poi finire letteralmente divorato dagli eventi. Interpretato da un buonissimo William H. Macy, ora impegnato da tre anni sul set della serie TV  Shameless.

Altra cosa che i Coen ci propongono spesso nei loro film è il fatto di raccontare una storia senza dare particolari risposte alle azioni compiute dai protagonisti. In questo film assistiamo ad una serie di eventi apparentemente senza senso logico senza che gli sceneggiatori si preoccupino di spiegare il motivo delle azioni dei protagonisti. L'unica cosa che viene spiegata qui è il punto di partenza: Jerry ha bisogno di soldi. Viene spiegato come li vuole ottenere, ma vi è tutta una serie di azioni nel mezzo (che poi porteranno il tutto al disastro e all'assurdo del finale) che non vengono particolarmente spiegate. Alcune di esse sono addirittura inspiegabili tramite ragionamento logico. 

Da segnalare sopra tutte le performance dei due rapitori Carl e Gaear, interpretati rispettivamente da uno Steve Buscemi dal glorioso passato cinematografico, già visto nel capolavoro di Tim Burton "Big Fish" e ora impegnato sul set della serie TV "Boardwalk Empire", e da Peter Stormare, idolo personale per il suo ruolo nella prima e nella seconda stagione di "Prison Break", in cui vestiva i panni del mafioso John Abruzzi (probabilmente uno dei miei personaggi preferiti di tutte le serie TV che abbia mai visto).

Voto: 7,5

giovedì 21 novembre 2013

Questione di tempo (2013)

Regno Unito 2013
Titolo Originale: About Time
Regia: Richard Curtis
Sceneggiatura: Richard Curtis
Cast: Domhall Gleeson, Rachel McAdams, Bill Nighy, Lee Asquith-Coe, Lindsay Duncan, Tom Hollander, Margot Robbie, Will Merrick, Vanessa Kirby, Rowena Diamond, Lisa Eichorn.
Durata: 115 minuti
Genere: Commedia, Sentimentale

La trama in breve: Tim, all'etá di 21 anni, scopre di aver ereditato da tutti i maschi della sua famiglia l'abilitá di viaggiare nel tempo. Decide cosí di utilizzare questa sua capacitá per migliorare la sua vita e conquistare la donna dei suoi sogni, non potendo viaggiare in tempi in cui non é mai vissuto.

Le commedie romantiche o sentimentali che dir si voglia che mi aggradano, ormai lo sanno tutti, possono essere contate sulle dita delle due mani. C'é la possibilitá che presto sia costretto ad aggiungere anche quelle dei piedi, ma penso seriamente che finite quelle mi fermeró, sempre se dovessi finirle.

Questa commedia arriva dal Regno Unito, nazione che cinematograficamente riesce quasi sempre a sorprendere gli spettatori grazie ad una visione del cinema fuori dagli schemi classici a cui siamo abituati con il cinema Hollywoodiano. Non é che mi aspettassi molto da questo film sinceramente e, a dirla tutta, non é che ci abbia trovato anche molto al suo interno, peró si tratta pur sempre di un filmetto leggero che si lascia guardare con piacevolezza e che, in molti frangenti, si lascia andare ad interessanti riflessioni morali.

Il protagonista, interpretato da Domhnall Gleeson, giá visto in non pochi film recentemente, tra cui segnalo la chicca "Anna Karenina" firmato Joe Wright, é un personaggio dalle molte insicurezze in cui sinceramente un po' mi identifico. Anche io, a pensarci bene, avessi la sua stessa capacitá, la userei per migliorare la mia vita, soprattutto in ambito sentimentale. Per il resto non cancellerei nulla, ma da quel punto di vista chi non vorrebbe un aiutino del genere?

Brava brava anche la carinissima Rachel McAdams, non una bellezza strabordante per lei, ma secondo me molti la identificherebbero come la ragazza ideale. Chiaro che se messa a confronto con le Irina Sheik o le Valentina Vignali di turno non regge assolutamente il confronto in quanto a bellezza fisica, ma non si puó negare che, quanto meno nei film in cui recita, dia agli spettatori quella sensazione di empatia istantanea. O almeno a me fa quell'effetto. 

Voto: 6,5

mercoledì 20 novembre 2013

Hello Ladies - Stagione 1

Hello Ladies
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Stephen Merchant, Lee Eisenberg, Gene Stupnitsky
Rete Americana: HBO
Cast: Stephen Merchant, Christine Woods, Nate Torrence, Kevin Weisman, Kyle Mooney
Genere: Comedy



La trama in breve: Stuart è un web designer inglese che vive a Los Angeles con la sua coinquilina, attrice dallo scarso successo. Stuart è alla continua ricerca della donna dei suoi sogni ed è assolutamente convinto di essere più attraente di quanto in realtà non sia.

Ricorda Alfonso, e che questo ti serva da lezione: quando inizi a guardare una nuova serie, a meno che non sia una vera e propria porcheria senza alcun ritegno per la decenza e la morale, non ti fermare mai al pilot. Soprattutto se ti trovi davanti a serie che ci mettono almeno una o due puntate a carburare. E, appunto, se dopo la prima puntata ero rimasto assolutamente deluso da questo prodotto, dopo aver visto l'intera serie sono abbastanza convinto di poter affermare il contrario.

Ok, si tratta pur sempre di una commedia leggera, in cui la trama non la fa da padrone, almeno non quanto lo sviluppo dei personaggi, che in questo caso però si attesta al di sopra della media cui ci abitua il genere in quanto a serie tv. Stephen Merchant non lo conoscevo affatto, ora posso dire con assoluta certezza che si potrebbe inserire tra quei comici che mi fanno abbastanza ridere di gusto con una comicità che non è per nulla stupida, anzi.

In questa serie, costellata di sue gag e figuracce, dà decisamente il meglio di sè, non solo attraverso la sua goffaggine mischiata alla sua finta sicurezza, ma soprattutto grazie ad un'autoironia che difficilmentesi vede in altre commedie americane. Oltre a questo, anche il rapporto del protagonista con le donne e con il mondo che lo circonda è qualcosa di realmente esilarante.

Anche i personaggi di contorno non sono da meno. A partire dall'ottima Christine Woods, che interpreta Jessica, coinquilina di Stuart e sua spalla nella vita di ogni giorno (nelle prossime stagioni una storia d'amore, o quanto meno di sesso, tra i due la quoto 1.10) e anche Nate Torrence nei panni di Wade, suo migliore amico.

Voto: 7+

martedì 19 novembre 2013

jOBS (2013)

USA 2013
Titolo Originale: Jobs
Regia: Joshua Michael Stern
Sceneggiatura: Matt Whiteley
Cast: Ashton Kutcher, Josh Gad, Dermot Mulroney, Matthew Modine, J. K. Simmons, Lukas Haas, Victor Rasuk, Eddie Hassell, Ron Eldard, David Denman, Ahna O'Reilly, John Getz, Lesley Ann Warren, Brett Gelman, Nelson Franklin, Elden Henson, Lenny Jacobson, Kevin Dunn, James Woods, Amanda Crew, Brad William Henke, Giles Matthey, Scott Krinskyù
Durata: 122 minuti
Genere: Biografico

La trama in breve: Il film racconta la carriera di Steve Jobs, dal 1971 fino al 2000, partendo dall'inizio carriera alla Atari, passando per la fondazione della Apple, fino ad arrivare alla creazione del primo iPod.

Ci sono dei film di cui il cinema ha davvero bisogno, mentre ce ne sono altri di cui chiunque potrebbe farne a meno. Io, da futuro ingegnere informatico, non posso che ritrovarmi nella schiera di chi questo film lo ritiene non dico necessario, ma quanto meno utile. Anche perchè, nel bene o nel male, Steve Jobs non sarà certo un personaggio in stile Dalai Lama, ma per la portata storica delle sue invenzioni potrebbe tranquillamente essere ritenuto tra gli uomini del secolo. E lo dico da utente Android, che oramai ha questa nomea di primo rivale della Apple (soprattutto per quanto riguarda cellulari e tablet). Le sue invenzioni, spero di non esagerare, in questi anni stanno avendo la portata dell'invenzione della ruota nella preistoria. Beni di consumo, o forse meglio dire beni di "divertimento" di cui però attualmente nessuno può farne a meno.

Il film però non si concentra molto dal punto di vista informatico, quanto più che altro sulla componente umana di Jobs e del suo team: a farla da padrone è l'idea che l'informatica dovesse essere accessibile a chiunque, cosa che dirla ora sembrerebbe quasi di scoprire l'acqua calda, ma che in quegli anni, in cui la programmazione e l'utilizzo dei computer veniva fatto senza un supporto video (fare tutto senza monitor, pura pazzia! Pensate a scrivere tutti i 520 articoli di questo blog senza avere un monitor e poi venite e a dirmi che sto scoprendo l'acqua calda).

L'idea che l'informatica potesse essere rivoluzionata grazie a delle invenzioni assolutamente non banali, ma soprattutto user-friendly (come un vero informatico direbbe) in quegli anni pareva un sogno. A Jobs e Wozniak il merito di averlo perseguito e di averci creduto fino in fondo. E soprattutto la prima parte del film, in cui vengono esplorati questi momenti della sua vita, è quella a funzionare meglio. Pian piano il film, che corre il rischio di diventare una cronaca collezionistica di tutte le opere di Jobs, inizia a presentare un risvolto umano molto interessante ed in questo l'interpretazione di Ashton Kutcher mi è piaciuta moltissimo.

Un piccolo appunto va ad un piccolo errore inforamatico che il film compie: fa dire non mi ricordo a che personaggio che con un computer si potrebbe fare potenzialmente qualsiasi cosa. Purtroppo, e penso sinceramente che Jobs e tutti i suoi colleghi lo sapessero, sappiamo grazie alla teoria della computabilità che le macchine automatiche non sanno fare qualsiasi cosa, esiste tutta una serie di problemi che esse non sanno risolvere. Dal punto di vista cinematografico è una cosa totalmente irrilevante, volevo solo far vedere a chi mi legge che un po' ne so, tutto qui.

Voto: 7+

lunedì 18 novembre 2013

The Canyons (2013)

USA 2013
Titolo Originale: The Canyons
Regia: Paul Schrader
Sceneggiatura: Bret Eston Ellis
Cast: Lindsay Lohan, James Deen, Nolan Gerard Funk, Amanda Brooks, Tenille Houston, Gus Van Sant
Durata: 100 minuti
Genere: Thriller, Drammatico

La trama in breve: Il film ruota intorno alla vita di cinque ventenni alla ricerca di gloria ad Hollywood. Christian, che vive di rendita grazie al suo fondo fiduciario, fa coppia con Tara, aspirante attrice che vive con lui una storia di sesso e trasgressione. La comparsa di Ryan, ex fidanzato di Tara e ora in coppia con Gina, assistente di Christian, scelto per partecipare ad un suo film horror, scatenerà una spirale di violenza.

L'idea di guardare questo film, presentato fuori concorso all'ultimo Festival del cinema di Venezia, mi è balenata quasi all'improvviso guardando il trailer, visto che ne fondamentalmente ignoravo l'esistenza, am soprattutto la trama. Spinto da una sorta di attrazione "edonistica" verso questa pellicola, la decisione di guardarla, non con moltissima fiducia devo dire, è maturata e, per restare in tema, stata consumata in pochissimo tempo.

Detto questo mi tocca dire che il film sì, si lascia guardare, ma non lo riterrei una visione imprescindibile. Dunque sia io, sia i critici quelli bravi e quelli veri concordiamo nel dire che si tratti per lo più di un film passabile, con delle atmosfere talvolta edonistiche, talvolta tetre, ma che punta più che altro a voler far passare il messaggio che il regista stesse facendo un bell'esercizio di stile.

A questo proposito anche le performance recitative dei protagonisti sembrano più che altro impostate e senza particolari picchi nè depressioni, rimanendo più che altro nella media. In questo la presenza di Lindsay Lohan non aiuta di certo (mi spiace, ma non la sopporto), si sa che come attrice fa acqqua da tutte le parti e nemmeno il suo corpo nudo o seminudo al può salvare (precisiamo, AI MIEI OCCHI... Non mi piace, non c'è nulla da fare purtroppo).

E se in un film non riesci a far innalzare sopra la media nè la sceneggiatura (che non è che sia necessariamente brutta, semplicemente sembra quasi sia stato fatto un compitino) nè le interpretazioni degli attori in scena (e anche per loro vale la stessa considerazione, fanno il loro compitino, ma non hanno alcun picco recitativo degno di nota) è difficile poterlo ritenere un qualcosa di imprescindibile. Una volta che lo hai guardato è come se ti fosse passata davanti un'ora e quaranta di tempo. Non lo hai di certo perso, probabilmente potevi soltanto usarlo meglio.

Voto: 5,5

domenica 17 novembre 2013

Il nome della rosa (1986)

Francia, Italia, Germania 1986
Titolo Originale: Der Name der Rose - The Name of the Rose
Regia: Jean-Jacques Annaud
Sceneggiatura: Andrew Birkin, Gérard Brach, Howard Franklin, Alain Godard
Cast: Sean Connery, Christian Slater, F. Murray Abraham, Fëdor Fëdorovič Šaljapin, Michael Lonsdale, Elya Baskin, Volker Prechtel, Valentina Vargas, William Hickey, Michael Habeck, Urs Althaus, Ron Perlman, Vittorio Zarfati, Gianni Rizzo, Franco Diogene, Leopoldo Trieste, Helmut Qualtinger, Lucien Bodard, Maria Tedeschi, Aristide Caporale, Franco Adducci, Luigi Leoni, Francesco Scali, Dwight Weist
Durata: 125 minuti
Genere: Thriller, Storico

La trama in breve: 1327. In un monastero benedettino dovrà svolgersi a breve un concilio francescano a cui è chiamato a partecipare il frate Guglielmo da Baskerville. L'abbazia però inizia ad essere sconvolta da terribili omicidi, sui quali Guglielmo verrà incaricato di indagare. Assieme al novizio Adso, si ritroverà ad indagare in un ambiente ostile, con l'obiettivo di scoprire il colpevole prima dell'arrivo della Santa Inquisizione.

E' sempre difficile riuscire a recensire un film di tale portata, tratto inoltre da un romanzo di portata storica nella storia della letteratura italiana, che per di più non sei mai riuscito a leggere (sempre perchè si ponevano davanti a te altre priorità). Quindi, pur conoscendo la storia del libro a grandi linee, sarà  molto difficile riuscire a capire se i personaggi sono stati caratterizzati secondo i voleri di Umberto Eco, ma soprattutto se la storia riesce a mandare lo stesso messaggio.

Di sicuro c'è da dire che, essendo il film prodotto su esplicito consenso di Umberto Eco e con esplicito consensoda parte di Eco a pubblicare il suo nome nei titoli di testa del film. Detto questo però, l'opera cinematografica nasce per essere un adattamento non troppo fedele al romanzo, tanto che sia sceneggiatori sia Umberto Eco affermarono per anni che le due storie sarebbero state da considerare a sè stanti, pur avendo l'opera cinematografica preso grandissimo spunto da quella letteraria.

Fatte le dovute introduzioni, era ovvio che per un'opera di tale portata non andasse lasciato nulla al caso o nelle mani di qualcuno che non ne fosse in grado di portarla avanti. Tant'è che il film riesce, grazie all'ambientazione montuosa, che a me tendenzialmente inquieta sempre, nonostante una settimana in estate in montagna la passo quasi sempre, a inquietarmi e a condizionare la mia tensione.

Tensione che viene assolutamente accentuata dai ritmi letni e quasi estenuanti del racconto, ma non con una lentezza che ti fa stufare, ma che più che altro punta a farti comprendere per bene la situazione. E se l'interpretazione da parte di Sena Connery del protagonista è una mezza certezza (pur non essendo un suo grandissimo fan), l'avergli affiancato il giovane Christian Slater, che ora viene relegato a tutta una serie di produzioni che gradisco meno di nulla, si rivela una scelta azzeccata per un'ottima spalla.

Voto: 8

sabato 16 novembre 2013

Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo (2012)

Giappone 2012
Titolo Originale: おおかみこどもの雨と雪 (Ōkami Kodomo no Ame to Yuki)
Regia: Mamoru Hosoda
Sceneggiatura: Mamoru Hosoda
Cast: Hana, Yuki, Ame, Sohei Fujii, Sig.ra Fujii, Maestro Tanabe, Nirasaki, Yamaoka, Hosogawa
Durata: 117 minuti
Genere: Animazione, Drammatico

La trama in breve: Hana è una studentessa diciannovenne che si innamora di un uomo, che presto scoprirà essere in realtà un uomo lupo. La coppia darà al mondo due figli, che erediteranno entrambi la capacità di trasformarsi in lupi dal padre. Quando però il compagno muore all'improvviso, Hana decide di trasferirsi insieme ai figli in una piccola ed isolata comunità rurale.

Non sono mai stato un grande fan degli anime giapponesi, anche se di recente ne ho scoperti alcuni che tendenzialmente mi ispirano e che mi vedrei molto volentieri. Il vero problema è che questi film qui in Italia o arrivano direttamente nel mercato home video, o non arrivano proprio, oppure, come questo titolo, arrivano solamente per un giorno nei cinema. E poi si lamentano del fatto che ci sia gente che usufruisce dello streaming illegale. 

E pensare che in Giappone ci vivono con questi film e di registi affermati nel genere ce ne sono a bizzeffe. Basti pensare al famosissimo Miyazaki, cui sta iniziando a succedergli il figlio Goro, a Otomo, l'autore di Akira e di Steamboy e anche Hosoda, l'autore di questo film, ma anche di moltissimi episodi dell'anime "Slam Dunk" (e per questo sappia che lo amo alla follia) e molti OAV della stessa serie.

Il film in questione si può dividere fondamentalmente in due tronconi: nel primo la protagonista è Hana, mentre nel secondo diventano protagonisti i suoi due figli, Yuki e Ame. Il primo tende maggiormente ad esplorare per bene il personaggio di Hana, il suo incontro con il compagno (di cui se non mi sbaglio non viene mai pronunciato il nome), la morte del suo compagno e il suo impegno per educare i due figli, che devono convivere entrambi con la maledizione dell'uomo lupo.

La prima parte è interessantissima, il personaggio di Hana è davvero ben sviluppato e sembra introdurre una storia non proprio leggerissima. D'altronde qui in Occidente siamo abituati ai film d'animazione della Disney e della Dreamworks, principalmente rivolti ai ragazzi. Moltissimi film d'animazione giapponese al contrario non si rivelano sempre essere delle visioni leggere e spensierate.

Nella seconda parte invece viene esplorato maggiormente il rapporto di Ame e Yuki con il mondo che li circonda. L'andare a scuola essendo costretti a reprimere il proprio istinto di trasformarsi, la presa di coscienza di ciò che si è, che pian piano si trasformerà più che altro in una decisione su cosa si vuole essere: un lupo o un uomo? E lo vedremo in un finale commovente all'inverosimile che riesce a chiudere degnamente una piccola chicca d'animazione a cui nel nostro paese, chiaramente, non è stato dato il giusto peso.

Voto: 7,5

venerdì 15 novembre 2013

Machete Kills

USA 2013  
Titolo Originale: Machete Kills 
Regia: Robert Rodriguez 
Sceneggiatura:Kyle Ward  
Cast: Danny Trejo, Michelle Rodriguez, Mel Gibson, Demián Bichir, Charlie Sheen (Carlos Estevez), Amber Heard, Sofía Vergara, Lady Gaga, Antonio Banderas, William Sadler, Cuba Gooding Jr., Walton Goggins, Jessica Alba, Alexa Vega, Vanessa Hudgens, Marko Zaror, Tom Savini  
Durata: 100 minuti 
Genere: Azione, Commedia 

La trama in breve: Machete Cortez viene ingaggiato dal Presidente degli Stati Uniti per combattere una nuova minaccia: un terrorista rivoluzionario e un trafficante miliardario stanno ordendo un complotto per scatenare la guerra nel mondo intero. 

Se non ci fosse stato quell'ormai famoso fake trailer all'inizio del film di Tarantino "Grindhouse - A prova di morte", che ci presentava il personaggio di Machete come un duro combattente quasi immortale che uccide nei modi più spietati possibili e non accetta le innovazioni che la tecnologia ha portato, sicuramente non saremo qui a parlare di questo film o di questa saga.

Diciamo che da fan della prima ora del primo capitolo "Machete" e da fan, un po' più recente, di alcuni film di Robert Rodriguez, questo secondo capitolo non me lo potevo perdere. E non contava per nulla il fatto che probabilmente questo secondo capitolo non avrebbe aggiunto niente rispetto a ciò che veniva detto nel primo: non importa, Machete fa divertire con la sua epicità e la sua quasi totale apatia.

In questo secondo film però, complice la scelta iniziale di far morire Sartana Rivera, il personaggio interpretato da Jessica Alba, le risate sono presenti ma in tono minore rispetto al suo predecessore. Poi se la bellissima Jessica Alba viene sostituita da Amber Heard tutto va bene, ma quando entra in gioco Lady Gaga già inizio a storcere un pochino il naso. Ed anche la parte del cattivo, affidata a Mel Gibson, funziona, sì, ma secondo me molto meno del precedente Steven Seagal. Se volessimo confrontare la capacità recitativa dei due non ci sarebbe neanche bisogno di parlarne, ma se confrontassimo i due cattivi per me vincerebbe Seagal tutta la vatia

Le scene d'azione dunque diventano il mezzo per far ridere: Machete alla fine uccide in modi totalmente assurdi e l'apice del divertimento lo si raggiunge proprio quando Machete uccide. Perchè questo è quello che fa. Non con frasi come "Machete non twitta" o con "Io preferisco questo" scegliendo un Machete al posto di fucili enormi. Machete fa ridere quando uccide, perchè "è questo che fa!".

Niente di nuovo rispetto al primo film, ma c'era anche da aspettarselo, abbiamo però già pronto il trailer per il suo successore, che si intitolerà "Machete Kills Again... In Space!" che si preannuncia essere l'esaltazione del trash allo stato puro come lo era stato il primo film e che in questo secondo viene leggermente perso quello spirito. 

Voto: 7-
 

giovedì 14 novembre 2013

Hunger Games (2012)

Se avete già letto questo blog nel corso degli anni e vi state chiedendo il perchè stia recensendo di nuovo questo film , provate ad andare a vedere quel mio vecchio post e a confrontarlo con quello nuovo. Fondamentalmente ho deciso di vedermi di nuovo il film in modo da trovare almeno un solo motivo che mi convincesse a guardare il secondo capitolo, che tra un paio di settimane uscirà nelle sale.

USA 2012
Titolo Originale: The Hunger Games
Regia: Gary Ross
Sceneggiatura: Gary Ross, Suzanne Collins, Billy Ray
Cast: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Elizabeth Banks, Liam Hemsworth, Willow Shields, Woody Harrelson, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Isabelle Fuhrman, Amandla Stenberg, Alexander Ludwig, Toby Jones, Lenny Kravitz, Wes Bentley, Sandra Ellis Lafferty, Paula Malcomson, Raiko Bowman, Jacqueline Emerson, Leven Rambin, Dayo Okeniyi, Jack Quaid
Durata: 142 minuti
Genere: Azione, Fantascienza

La trama in breve: Nella nazione di Panem, in un'America post-apocalittica, per ricordare la ribellione del tredicesimo distretto, ogni anno si tengono gli Hunger Games, un reality show in cui i concorrenti si sfidano fino alla morte in cui il vincitore sarà l'unico a rimanere in vita. Per la 74° edizione nel dodicesimo distretto viene sorteggiato Peeta, mentre Katniss Everdeen si offre volontaria per salvare la sorella più piccola.


Premetto che, differentemente dall'altra recensione, tra l'altro scritta molto molto male, ho cercato di guardarmi questo film dimenticandomi completamente dell'esistenza di "Battle Royale" che ha fatto da spauracchio per molti e che fu il mio spauracchio quando vidi il film lo scorso anno. E devo dire che, anche se moderatamente, in po' mi sono ricreduto.

Fondamentalmente perchè il film offre molti spunti di riflessione quali la spettacolarizzazione di determinate circostanze, lo spirito di sopravvivenza e come può cambiare la vita delle popolazioni sotto una sorta di dittatura mediatica in cui se ti ribelli, vieni distrutto.

Appunto per questo la parte migliore del film risulta quella dell'addestramento, quella più incentrata sul reality show: i concorrenti stessi degli Hunger Games ci tengono a spettacolarizzare la cosa, cercando più che altro di apparire piuttosto che di essere. E la prova di Jennifer Lawrence in questo senso è pazzesca.

Per il resto non mi sono ricreduto moltissimo, salvo il film rispetto ad un anno fa, ma non lo innalzo a mio cult personale. Molto probabilmente mi godrò il secondo capitolo della saga!

Mi viene in mente la scena in cui viene intervistata: lì secondo me la nostra attrice interpreta niente meno che se stessa. Così come lei ormai quasi un anno fa cadde alla premiazione della notte degli Oscar (e si sa, alla premiazione non puoi cadere, in mondovisione proprio no), così il suo personaggio, sempre in mondovisione, accentua la sua goffaggine. Poi io a Jennifer voglio un mondo di bene, soprattutto dopo "Il lato positivo". C'è chi dice che sia grassa, chi dice che non sia particolarmente bella: beh la vorrei tanto io una ragazza brutta e grassa come lei. Che oltre ad essere bellissima, il che non guasta, recita in maniera divina.

Voto: 6+

mercoledì 13 novembre 2013

London Irish - Stagione 1

London Irish
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 6
Creatore: Lisa McGee
Rete Inglese Channel 4
Cast: Peter Campion, Sinead Keenan, Kerr Logan, Kat Regan, Ardal O'Hanlon, Tracey Lynch
Genere: Comedy


La trama in breve: Le (dis)avventure di quattro irlandesi trasferitisi in Gran Bretagna, sempre impegnati ad ubriacarsi in qualche pub e a partecipare a qualche party.



Essendo una specie di mini-cultore della birra ed essendone anche un produttore casalingo, le disavventure degli sbronzi mi appartengono e quindi guardare una serie tv dedicata quasi unicamente a loro è un must. Se poi a ciò aggiungi che questi sono irlandesi, produttori della birra più famosa al mondo, ma che pur bevendola volentieri non rientra nella mia top ten nemmeno per sbaglio, la serie diventa imperdibile.


E devo dire che dopo la prima puntata ne ero rimasto anche abbastanza preso bene e divertito: soprattutto dopo l'epico monologo iniziale riguardo alla differenza della sbronza inglese e della sbronza irlandese. Ecco questo monologo iniziale è certamente il punto più alto di questa prima serie. Poi pian piano le storie si perdono nella classicità della sit-com tradizionale.


Anche i personaggi prendono inizialmente per poi ridursi a delle semplici macchiette. Spassosissima Niamh, personaggio ambizioso che in realtà non sa fare un bel niente ed appare anche un bel po' svampita, al contrario della "dura" Bronagh. Vincono dunque i personaggi femminili se messi a confronto con delle controparti maschili piuttosto piatte.


Voto: 5/6

martedì 12 novembre 2013

Drinking Buddies (2013)

USA 2013
Titolo Originale: Drinking Buddies
Regia: Joe Swanberg
Sceneggiatura: Joe Swanberg
Cast: Olivia Wilde, Jake Johnson, Anna Kendrick, Ron Livingston, Ti West
Durata: 95 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Luke e Kate sono due grandi amici che lavorano in un birrificio. Tra i due sembra esserci una fortissima intesa, ma entrambi sono impegnati. I problemi per i due iniziano quando entrano in gioco i rispettivi fidanzati.


Continuerò a ripeterlo all'infinito: non amo particolarmente le commedie romantiche o le romcom come le si vogliano chiamare, tanto la sostanza non cambia. Generalmente le trovo adattissime a un pubblico da cui io tendo a tirarmene fuori quasi completamente. Ovviamente a questa regola ci sono delle eccezioni come il monumentale "Il lato positivo" o il megacult "Harry ti presento Sally".

Visto che questa oltre che essere una commedia romantica è una commedia in cui i due protagonisti condividono bevute di buona birra, diciamo che potrebbe anche piacermi, invece alla fine della visione sono rimasto un po', come dire, indifferente.La commedia è basata più che altro sui dialoghi tra i protagonisti, con i bravi Jake Johnson ed Olivia Wilde a farla da padroni e con Anna Kendrick e Ron Livingston a fare quasi da comprimari.

E in tutti questi dialoghi, sia chiaro, ben orchestrati, ben scritti e ben girati dal regista e sceneggiatore Joe Swanberg, non sono riuscito a trovare quel qualcosa che mi facesse apprezzare appieno questa pellicola: non ci ho trovato niente di brutto, nè tanto meno niente di così eclatante da farmi dire "che bel film".

Voto: 6

lunedì 11 novembre 2013

Oltre i confini del male - Insidious 2 (2013)

USA, Canada 2013
Titolo Originale: Insidious 2
Regia: James Wan
Sceneggiatura: Leigh Whannell
Cast: Patrick Wilson, Rose Byrne, Barbara Hershey, Ty Simpkins, Lin Shaye, Leigh Whannell, Angus Sampson, Steve Coulter, Danielle Bisutti, Michael Beach
Durata: 100 minuti
Genere: Horror


La trama in breve: Riallacciandosi agli eventi del film precedente, Renai viene interrogata da un detective della polizia riguardo alla morte della medium Elise. Non escludendo del tutto la possibilità che il colpevole dell'assassinio sia il marito, Renai decide di trasferirsi da Lorraine ed ovviamente gli eventi paranormali non la abbandoneranno nemmeno lì.



Recuperando il primo film poche settimane fa in previsione di vedere questa seconda pellicola, uscita poco più di un mese fa, rimasi estasiato dalla capacità di James Wan, che già mi aveva dato prova con un paio di suoi film (il primo capitolo di "Saw" su tutti, ma anche il più recente "The Conjuring") , di creare un qualcosa di assolutamente pauroso e devastante.


Dunque, visto il successo del primo capitolo, l'idea di farne un sequel poteva sembrare una trovata commerciale fatta tanto per fare senza aggiungere nulla a ciò che viene detto nel primo. Invece no, assolutamente, la trama prosegue ed anche molto bene devo dire, lasciando anche alcuni punti oscuri per avere la ovvia possibilità di fare un sequel. Anche perchè ormai anche il cinema si sta adeguando moltissimo alla televisione, imitando i serial televisivi con serial cinematografici che possono, potenzialmente, andare avanti per anni.


Oltre ad essere una buonissima aggiunta per la trama, il film riesce anche a mettere moltissima ansia addosso. Certo, lo fa con gli stessi stratagemmi presenti nel suo predecessore e forse questo è un difetto che lo rende leggermente peggiore rispetto al primo. Nel senso, so cosa aspettarmi ma non so quando. Mi fa paura quando succede, ma l'ho già visto un film fa. Ci sta, se riesci ad ottenere l'effetto sperato. Ci sta, soprattutto, se non tiri troppo la cosa per le lunghe: o nel terzo capitolo ci metti qualche innovazione oppure rischi di stufare!


Voto: 7,5

domenica 10 novembre 2013

Terapia d'urto (2003)

E' giunta l'ora, questa domenica, di parlare di un altro dei miei grandissimi cult personali, con la partecipazione del mio attore prediletto Jack Nicholson e del comico che non mi fa particolarmente impazzire Adam Sandler

USA 2003
Titolo Originale: Anger Management
Regia: Peter Segal
Sceneggiatura: David Dorfman
Cast: Adam Sandler, Jack Nicholson, Marisa Tomei, John Turturro, Luis Guzmán, Jonathan Loughran, Kurt Fuller, Krista Allen, January Jones, Lynne Thigpen, Nancy Walls, Woody Harrelson, Kevin Nealon, Allen Covert, John C. Reilly, Adrian Ricard, Heather Graham, Don Diamont, Bobby Knight, John McEnroe, Derek Jeter, Roger Clemens, Rudolph Giuliani, Melissa Mitchell, Lindsay Weber, Harry Dean Stanton
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: A seguito di un incarico di lavoro, Dave Buznik si imbarca su un aereo in cui tutto sembra andare nel verso sbagliato. Infatti si troverà di fianco ad un tipo piuttosto irrequieto che lo esaspera a tal punto da far nascere una piccola rissa. Costretto ad andare in terapia per il controllo della rabbia, provocherà un'altra rissa in un bar. A quel punto, a rischio galera, sarà proprio quell'uomo che si era trovato di fianco in aereo, il dottor Buddy Rydell, a garantire per lui davanti al giudice e per i due inizierà un rapporto a stretto contatto.


Questo è un altro di quei film che mi guardo praticamente a cadenza annuale da almeno dieci anni, ovvero da quando lo vidi per la prima volta. Semplicemente perchè lo ritengo una commedia che parte da uno spunto piuttosto geniale per poi sfociare in una visione che regala le risate più incontrollate.

E le risate escono spontanee a causa del ribaltamento dei ruoli presente in questo film: Buznik è in realtà un uomo tranquillo, timido ed innoquo, che finisce in terapia per un puro malinteso; Buddy, al contrario è uno psicologo che appare completamente pazzo e fuori controllo, dai metodi alquanto stravaganti ma che in un modo o nell'altro alla fine funzionano.

Ed in un film in cui Adam Sandler riesce a non sfigurare appare chiaro che, con il collega giusto, chiunque potrebbe fare la sua porca figura: per lui avere Jack Nicholson come spalla (anche se poi il protagonista effettivo, non lo si può negare, sarà proprio il suo personaggio) è un vero e proprio toccasana, tanto che, guarda caso, successivamente senza di lui ha fatto o delle inenarrabili porcate o dei filmetti banali, talvolta anche piacevoli, che però lasciano il tempo che trovano. Tra cui non escludo affatto "Jack e Jill" con Al Pacino, ma lì la debolezza stava in uno script assolutamente indecente e in un Al Pacino che si vede che recitava senza il minimo trasporto.

E, tra scene memorabili una dietro l'altra, il film scorre via fino all'inaspettato (per la prima volta in cui lo vidi) colpo di scena finale, probabilmente il finale per una commedia più solido che abbia mai visto, perchè alla fine fa quadrare tutto. Ciò che all'inizio ti poteva sembrare pazzesco alla fine acquista tutto un significato.

Voto: 9
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