domenica 27 aprile 2014

Akira (1988)

Giappone 1988
Titolo originale: アキラ (Akira)
Regia: Katsuhiro Ōtomo
Sceneggiatura: Katsuhiro Ōtomo, Izo Hashimoto
Cast: Kaneda, Tetsuo, Colonnello Shikishima, Kay, Ryū, Dottor Ōnishi, Kaori, Kai, Takashi, Kyoko
Durata: 120 minuti
Genere: Animazione, Fantascienza

La trama in breve: 2019: Neo-Tokyo è sprofondata nel caos più totale dopo la Terza Guerra Mondiale. Nella città, bande di motociclisti si sfidano in corse all'ultimo sangue. Tra queste vi è la banda capitanata da Kaneda, ligio al dovere a scuola, ma che si scatena al di fuori di essa con la sua banda, composta da Kaisuke, Yamagata e Tetsuo.

Non ho mai avuto un buonissimo rapporto con la produzione di film d'animazione orientali, soprattutto gapponesi. Eppure sono in moltissimi quelli che considerano, ad esempio, i film di Haya Miyazaki come dei veri e propri cult dell'animazione. Io ne ho visti un paio e devo dire che sono davvero belli, eppure è un genere che ho sempre, forse troppo, sottovalutato. Akira è un film del 1988, da moltissimo in giro per la rete considerato come uno dei migliori film d'animazione di sempre, sia per il budget elevatissimo per l'epoca sia per delle considerazioni tecniche che farò più avanti. Riproposto nei cinema nel corso del 2013 per un solo giorno, ovviamente me lo sono perso e sono stato costretto a recuperarmelo in streaming.

Akira è un film d'animazione, ma non solo. E' molto più complesso dei normali film d'animazione che siamo abituati a guardare, tanto da sfociare in un finale al limite dell'incomprensibile per un comune essere mortale come me. Non mi vergogno infatti ad affermare di aver capito decisamente pochino del messaggio che mi voleva mandare il regista con quel finale che sembra quasi malato e delirante. Così come abbastanza delirante è lo sviluppo della trama, anche se con simbologie un po' più chiare. Una trama dal sapore distopico in cui Tokyo ha subito un nuovo attacco tramite bomba atomica successivo ad una terza guerra mondiale in cui un uomo normalissimo diventa una specie di superuomo.

La tecnica d'animazione è innovativissima per l'epoca, la spesa enorme di circa un miliardo di yen ha portato alla realizzazione di una pellicola con più di 300 colori, le bocche dei protagonisti che si muovono in perfetta sincronia con il doppiaggio (cosa che spesso e volentieri nemmeno adesso si riesce a fare). Insomma un'opera mastodontica entrata a dovere nell'immaginario collettivo e elevata a praticamente a cult assoluto del genere. Va vista per forza di cose.

Voto: 7,5

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