domenica 4 maggio 2014

Arancia meccanica (1971)

Regno Unito, USA 1971
Titolo Originale: A Clockwork Orange
Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Stanley Kubrick
Cast: Malcolm McDowell, Patrick Mageem, Michael Bates, Warren Clarke, Michael Tarn, John Clive, Adrienne Corri, Carl Duering, Paul Farrell, Clive Francis, Michael Gover, Miriam Karlin, James Marcus, Aubrey Morris, Godfrey Quigley, Sheila Raynor, Madge Ryan, John Savident, Anthony Sharp, Philip Stone, Pauline Taylor, Margaret Tyzack, Peter Burton, Steven Berkoff, David Prowse
Durata: 131 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Alex DeLarge è un giovane amante della musica di Beethoven, che, con la sua banda di Drughi, pratica ogni notte l'ultraviolenza. Dopo aver commesso un omicidio egli verrà tradito dai suoi compari ed arrestato. Deciderà così di sottoporsi alla "cura Ludovico" che gli permetterà di estirpare dal suo animo la sua indole violenta.

Ho ritenuto i tempi maturi per parlare, ovviamente bene, di uno dei miei film preferiti, ritenuto anche un capolavoro unanime nel panorama cinematografico mondiale. E visto che moltissimi dei film di Stanley Kubrick non sono sceneggiature originali, ma la maggior parte sono tratti da libri, questo è uno di quei pochi film per il quale ho anche letto il libro. Prima di vedere il film! Stranissimo!!! Partiamo dal presupposto che chi ha visto il film sa qual è il linguaggio usato dal protagonista nel corso della narrazione: un linguaggio pieno di neologismi e di vocaboli molto "russeggianti". Ecco, i neologismi sono stati creati ad hoc dall'autore Anthony Burgess e, nonostante la lettura sia piacevole, posso dire che sono presenti un sacco di punti oscuri in cui non ho veramente capito di cosa si stesse parlando, proprio per l'esagerata presenza di un vocabolario molto stravagante.

Punti oscuri che mi sono stati chiariti dalla visione del film, in uno di quei casi in cui si può affermare, senza la minima vergogna, quanto la trasposizione cinematografica sia più efficace del corrispettivo letterario (la stessa considerazione la faccio per "Shining", anche se in questo caso le differenze sono molte soprattutto a livello di trama, differenze che si aggiungono al mio odio quasi viscerale verso Stephen King e i suoi romanzi). Tutti sanno di cosa parla il film e come si sia schierata la critica nel corso degli anni davanti a questo capolavoro. Ciò che preme a me non è tanto scriverne una recensione quanto cercare di scrivere nero su bianco perchè mi piace il film e cosa mi trasmetta.

Innanzitutto mi piace parlare del personaggio principale, Alex DeLarge, interpretato da un giovanissimo Malcolm McDowell (che successivamente non è quasi mai riuscito a scollarsi di dosso questo ruolo, facendo così arenare la sua carriera cinematografica, soprattutto negli ultimi anni in cui recita in parecchi film imbecilli), che ama alla follia la musica del Ludovico Van, suo unico e vero idolo. Oltre a questa grande passione, adora l'ultraviolenza, ovvero andare in giro con i suoi amici Drughi a compiere malefatte verso persone non in grado di difendersi: grazie a queste azioni il protagonista raggiunge la catarsi, la colonna sonora che usa interamente musice di Beethoven le accompagna con maestria, quasi ad indicare come per Alex la musica del suo idolo e l'ultraviolenza siano come delle forme poetiche degne della stessa attenzione.

A un certo punto però si renderà conto quale delle due forme d'arte egli preferisca: nel sottoporsi alla "cura Ludovico" egli odierà il contrasto tra immagini di ultraviolenza affiancate alla musica di Beethoven dichiarando indirettamente quale forma d'arte egli preferisca. Peccato che alla fine della cura incomincerà ad avere il terrore di entrambe le arti che egli ha profondamente amato. Di questo film mi piace moltissimo come evolve il personaggio di Alex: io ho sempre visto la sua conversione come qualcosa di macchinoso/macchinato, non qualcosa di volontario, ed è proprio questo il messaggio che volevano far passare e l'autore e il regista.

Mentre però il film si ferma nel momento in cui Alex dichiara al pubblico di essere guarito e di poter tornare alla sua normalità, immaginandola piena di soldi, musica e sesso, dedicata però alla legge. Mentre però la pellicola lascia un po' di ambiguità sulle reali condizioni di Alex (sarà tutto vero o prima o poi ricadrà nell'ultraviolenza?) il libro è molto chiaro in proposito: aggiunge un capitolo in cui viene spiegato il punto in cui è arrivata la sua vita, una vita normale, da redento. Diciamo che secondo me il finale del film è di gran lunga più efficace di quello del libro, lasciandoti il dubbio e qualche domanda morale da porti.

Voto al libro: 8-
Voto al film: 10

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