lunedì 31 marzo 2014

Mr Peabody & Sherman (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Mr. Peabody & Sherman
Regia: Rob Minkoff
Sceneggiatura: Craig Wright
Cast: Mr. Peabody, Sherman, Penny Peterson, Paul Peterson, Patty Peterson, Mrs. Grunion, preside Purdy, Albert Einstein, Leonardo da Vinci, Odisseo, Agamennone, Monna Lisa, Tutankhamon, Maria Antonietta, Robespierre
Durata: 85 minuti
Genere: Animazione

La trama in breve: Mr. Peabody è il cane più intelligente del mondo, inventore della prima macchina del tempo esistente. Decide così di adottare Sherman, diventando in questo modo il primo cane nella storia ad aver adottato un essere umano.

Negli ultimi anni devo dire che mi sono perso decisamente pochi film della Dreamworks, perchè, detto con estrema sincerità, mi piacciono quasi tutti quelli che ho visto, nonostante negli ultimi anni la vena creativa della casa di produzione del geniale "Shrek" (con il quale ha avuto la definitiva consacrazione, riuscendo per qualche anno a superare nei miei gusti persino la Disney) si sia un po' persa per strada, con un pullulare di seguiti qua e là non sempre di eccelsa qualità. Seguiti che sembrano essere denominatore comune anche per i prossimi anni, con l'uscita programmata di "Dragon Trainer 2" e di "Dragon Trainer 3", di "Kung Fu Panda 3" e dello spin-off "I pinguini di Madagascar".

Eppure quest'anno ci regala, dopo "I Croods" e "Turbo" lo scorso anno, una nuova produzione originale, con protagonista non solo un cana parlante umanizzato, ma un cane parlante umanizzato che è anche l'essere più geniale al mondo. Di solito nelle produzioni Dreamworks, ma ormai in quasi tutti i film d'animazione, si registra la presenza di un personaggio che svolge il ruolo di macchietta e che, nel migliore dei casi, ruba la scena a tutti gli altri personaggi con le sue trovate comiche. Qui non si registra questa cosa, ma abbiamo tutta una serie di personaggi idoleschi che sono nient'altro che tutti quei personaggi storici che i tre protagonisti si trovano ad incontrare, rivisitati in maniera davvero spassosa e divertente.

La storia principale dunque funziona, non dico a meraviglia, ma funziona in maniera abbastanza buona, con tutti i suoi salti temporali a renderla davvero affascinante. Il protagonista Mr. Peabody risulta poi ben riuscito e divertente, grazie ad uno script originale che punta molto all'assurdità del cane col più alto QI del mondo che adotta addirittura un bambino. Anche Sherman e Penny, che affiancano Peabody nel corso del film, sono dei buoni personaggi, nonostante meno carismatici del protagonista Peabody.

Voto: 7

domenica 30 marzo 2014

Incubo finale (1998)

USA 1998
Titolo Originale: I Still Know What you Did Last Summer
Regia: Lois Duncan
Sceneggiatura: Trey Callaway
Cast: Jennifer Love Hewitt, Freddie Prinze Jr., Brandy Norwood, Mekhi Phifer, Muse Watson, Bill Cobbs, Matthew Settle, Jeffrey Combs, Jennifer Esposito, Jack Black
Durata: 95 minuti
Genere: Thriller, Slasher

La trama in breve: Un anno dopo gli eventi avvenuti il 4 Luglio nel North Carolina, Julia si è trasferita a Boston per proseguire gli studi, ancora traumatizzata da incubi ricorrenti che le ricordano quella terribile esperienza. La sua amica Karla, da casa sua, risponde correttamente ad un concorso radiofonico vincendo un weekend alle Bahamas. Ma anche alle Bahamas Julia e il suo gruppetto di amici non potranno stare tranquilli.

Dopo aver recensito "So cosa hai fatto" prosegue la visione in compagnia della trilogia sul killer con l'uncino. Solitamente le trilogie di questo tipo, a parte "Scream" che nei primi tre capitoli rimane comunque un'opera piuttosto solida, hanno un andamento piuttosto comune: il primo film è carino, il secondo è mediocre e dimenticabile, il terzo è una vera e propria merda. Era successo così con "Urban Legend", ma, almeno nei primi due capitoli, non succede alla trilogia di "So cosa hai fatto". Però, e c'è un però, ho già visto il terzo capitolo, la cui recensione arriverà a breve, e chissà che col terzo non si compensi con una merdata il fatto che il secondo sia riusltato carino come il primo.

Gli unici superstiti a livello di cast del film precedente sono Freddie Prinze Jr. e Jennifer Love Hewitt, nel frattempo diventata maggiorenne e quindi i miei commenti sulle sue tettone e sulla sua figaggine non sono passabili di arresto. Tettone e figaggine che rimangono, purtroppo o per fortuna, la maggiore fonte di distrazione dell'intero film, così come era stato per il primo capitolo. Se a tettone e figaggine ci aggiungesse una reale capacità recitativa saremmo a posto. Non è che faccia schifo, per carità, è bravina, ma se avesse fatto il salto di qualità il secondo motivo per cui ce la ricorderemmo sarebbe perchè è una brava attrice. Invece qui dalle mie parti ci ricordiamo solamente il primo motivo.

Il film, seguendo la falsa riga del primo capitolo, ci mette davanti, ancora una volta, ad un assassino che in realtà non è morto nel primo capitolo, ma che soprattutto sembra capire in anticipo tutte le mosse dei protagonisti che, a loro volta, appaiono incredibilmente stupidi. Anche perchè il pretesto che fa scaturire tutta la serie di omicidi è una vacanza alle Bahamas vinta ad un quiz radiofonico in cui le due ragazze al centro della storia danno una risposta sbagliata. Ed io per buonissima parte del film mi sono chiesto: "ma è stato fatto così tanto per fare che non sanno che la capitale del Brasile è Brasilia e non Rio de Janeiro oppure c'è qualcosa sotto?". E mentre mi facevo queste domande andavo anche a vedere su Wikipedia se nel 1998 la capitale del Brasile fosse effettivamente Brasilia, visto che è stata cambiata molte volte nel corso degli anni. Mistero risolto petrchè ovviamente Brasilia è capitale dagli anni '60.

La tensione viene costruita abbastanza bene, si tratta però di un secondo capitolo che dal punto di vista della storia, poco aggiunge al primo capitolo. Nonostante ciò non mi è affatto dispiaciuto come mi sarei aspettato. Anche perchè la sceneggiatura, a parte qualche inserimento di qualche storia secondaria leggermente casuale, fila abbastanza bene senza particolari buchi nella trama. Ma come fa il killer ad anticipare praticamente ogni mossa dei protagonisti? (scusate, ma non vedevo l'ora di chiamarlo in causa)

Ovviamente ha un complice, che si rivelerà essere nient'altro che suo figlio, infiltratosi nel gruppo fingendo di provarci con Julia. Poi, fingendo, anche una scopatina finta da set cinematografico con Jennifer Love Hewitt penso gli sarebbe andata benissimo. Ovviamente moriranno entrambi malissimo non senza evidenziare la sostanziale imbecillità dei protagonisti.

Voto: 6+


sabato 29 marzo 2014

La mafia uccide solo d'estate (2013)

Italia 2013
Titolo Originale: La mafia uccide solo d'estate
Regia: Pif
Sceneggiatura: Pif, Michele Astori, Marco Martani
Cast: Pif, Cristiana Capotondi, Claudio Gioè, Ninni Bruschetta, Alex Bisconti, Ginevra Antona, Maurizio Marchetti, Rosario Lisma, Barbara Tabita, Antonio Alveario
Durata: 82 minuti
Genere: Commedia, Drammatico

La trama in breve: Arturo è un bambino nato a Palermo, che vive il suo sogno di diventare un giornalista e quello di poter stare insieme a Flora, ragazza di cui si innamora a prima vista. Entrambi i suoi sogni sono però fortemente ostacolati dagli eventi legati alla mafia che avvengono tra gli anni '70 e l'inizio degli anni '90.

E' possibile realizzare una commedia interessante su un tema riguardo al quale gli italiani sono sempre particolarmente sensibili, ovvero quello della mafia a Palermo? Si può creare una commedia che non scada nel cattivo gusto e nel contempo creare una specie di film di denuncia contro la mafia, che parli, tra gli altri, del Generale Dalla Chiesa, di Falcone, di Borsellino e del mostro Totò Riina? L'idea che sta alla base della storia è molto chiara: essere un'importante documento sulla triste storia italiana, nella fattispecie della Sicilia, tra gli anni '70 e l'inizio degli anni '90, discostandosi su quella che è la maniera più classica di parlarne. Cito ad esempio "I cento passi" e lo sceneggiato "Il capo dei capi", entrambi da me molto apprezzati, che puntano a documentare ponendo al centro la storia drammatica.

In questo film invece la storia è vista con gli occhi di Arturo, che fin da bambino sogna di diventare un giornalista e che vive una storia d'amore, o forse è meglio dire che è innamorato ma lei non lo sa, con Flora. Entrambe le sue aspirazioni sono però ostacolate da tutti i mali che hanno colpito Palermo in quel ventennio in cui tutto, per la Sicilia e per l'Italia, sembrava volgere verso il peggio. Le speranze del protagonista vengono pian piano disilluse da ciò che gli accade intorno, ma lui riesce a non demordere. Assumendo ad idolo personale Giulio Andreotti, per il suo modo di fare politica, ne verrà deluso dalle sue agghiaccianti dichiarazioni dopo il funerale del Generale Dalla Chiesa (tra l'altro protagonista della sua prima intervista).

Tutte le disillusioni del protagonista vengono però trattate con estrema ironia, quasi come se gli scivolassero addosso e lui vivesse in un mondo isolato da esse: continuerà infatti a perseguire da una parte il sogno di diventare un affermato giornalista, mentre dall'altra quello di poter amare Flora. E' stato proprio questa modalità di trattare il tema mafioso ad affascinarmi abbastanza nel corso del film, diverso dagli schemi classici, che non cade mai nel cattivo gusto da una parte nè nel buonismo dall'altra, a parte nella scena finale, un dovutissimo omaggio a tutte quelle persone che ci hanno rimesso la vita per combattere uno dei mali più grandi di cui ha sofferto la nostra nazione nella sua storia. Omaggio anche in questo caso molto diverso dai soliti schemi a cui eravamo abituati.

Dunque forse qualcosa per cui gioire nel cinema italiano, oltre all'Oscar di Sorrentino, c'è ancora. Lo stile registico di Pif si vede essere abbastanza acerbo ma comunque valido, con pochi fronzoli e che punta molto ai contenuti. Se non si farà abbindolare dalle major cinematografiche, potremmo avere un futuro valido regista, che probabilmente, essendo anche un bravo giornalista, si specializzerà in un certo tipo di film. Vedremo, se e come, la sua carriera andrà avanti.

Voto: 7


venerdì 28 marzo 2014

La bambola assassina 2 (1990)

USA 1990
Titolo Originale: Child's Play 2
Regia: John Lafia
Sceneggiatura: Don Mancini
Cast: Alex Vincent, Christine Elise, Gerrit Graham, Jenny Agutter, Grace Zabriskie, Beth Grant, Greg Germann
Durata: 83 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Dopo gli eventi narrati nel primo film, il bambolotto distrutto da Andy Barclay viene ricostruito e Chucky riesce a ritornare in vita, con l'unico scopo di impossessarsi del corpo di Andy. Lo stesso Andy nel frattempo è stato affidato ad una famiglia adottiva, che viene anch'essa minacciata dalla malvagità di Chucky.

Continua il percorso che mi porterà al recupero di tutta la saga de "La bambola assassina", dopo aver parlato del primo capitolo ed aver sottolineato come tale film pagasse in maniera incredibile l'inesorabile scorrere del tempo e il sostanziale cambio di gusti tra la fine degli anni '80 e questi anni, eccoci pronti a parlare di un secondo capitolo che, proseguendo la trama del primo, si attesta comunque nella media di quelli che sono i secondi capitoli, ovvero di non aggiungere moltissimo alla storia risultando quasi una copia un po' più matura ma meno originale del suo predecessore.

In questa pellicola ritroviamo solamente uno dei personaggi che avevamo visto nel primo capitolo, ovvero Andy Barclay, il bambino che aveva ucciso Chucky, poi riportato in vita dalla stessa ditta produttrice per evitare scarsa pubblicità. Per il resto si ripete più o meno la storia del film precedente: CHucky vuole vendicarsi di Andy per averlo ucciso, Andy cerca di avvisare la sua famiglia adottiva che il pericolo è imminente, la famiglia non gli crede e vengono squartati tutti, tranne la sorella acquisita Kyle, l'unica a credergli, tra le altre cose.

Shcema che si era praticamente già visto nel corso del primo capitolo con Andy che cerca di giustificarsi agli occhi della gente e nessuno che gli crede, come è anche giusto e razionale che sia. Bisogna dare merito invece a questo secondo capitolo di essere riuscito, rispetto al primo, che si perdeva spesso e volentieri nel trash, nella comicità, lasciando da parte la tensione che deve creare un horror, a creare quella tensione di cui c'è bisogno. Diciamo che, con le dovute proporzioni, mentre "La bambola assassina" è stato da me visto in maniera liscia e senza nessun sussulto, qui qualcosina in più c'è. Non tanto da farmi avere paura, che per questo tipo di film è praticamente impossibile, ma quanto meno per inquietarmi un minimo.

Voto: 6+

giovedì 27 marzo 2014

IL MAGGIORE SPOILER

Su segnalazione di un amico, dalle prossime recensioni potrebbe entrare in gioco un bizzarro figuro che mi aiuterà a scrivere quelle recensioni in cui soffro perchè il film mi ha fatto schifo, o comunque in ogni caso ci sia bisogno di avvisare i lettori che potrebbero decidere di non proseguire nella lettura.

Ecco a voi... Il Maggiore Spoiler!


Vijay - Il mio amico indiano (2013)

Belgio, Germania, Lussemburgo 2013
Titolo originale: Vijay and I
Regia: Sam Garbarski
Sceneggiatura: Philippe Blasband, Sam Garbarski, Matthew Robbins
Cast: Moritz Bleibtreu, Patricia Arquette, Danny Pudi, Michael Imperioli, Catherine Missal, Jeannie Berlin, Moni Moshonov, Michael Gwisdek, Hanna Schygulla
Durata: 86 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Will è un attore di origini tedesche che veste da tempo i panni di un coniglione verde in un programma per bambini. Il giorno del suo quarantesimo compleanno tutti sembrano essersi dimenticati dell'importante traguardo, perciò egli, depresso, abbandona il luogo di lavoro per ritirarsi in solitudine. Subirà il furto della sua auto da parte di un furfante, che avrà un incidente mortale. Mentre tutti credono che l'incidente abbia causato la morte di Will, egli decide di travestirsi da Vijay, per vedere cosa pensa veramente la gente di lui.

Non so bene quale sia stato il motivo, ma già quando vidi su comingsoon dell'uscita di questo film subito me ne sentii attratto, non dico tantissimo, ma giusto quel poco che mi basta per spingermi a vedere un film in cui non è presupposto da parte mia un uso eccessivo del cervello. E, proprio per questo motivo, questo film è molto buono e da non sottovalutare del tutto.

Guardando qualche recensione in giro per la rete noto però come questo film mediamente non sia piaciuto alla gente, mentre a me ha divertito, non con quella comicità da risate a crepapelle, ma grazie ad una comicità piuttosto sottile, al tipico equivoco di una persona viva considerata morta che decide di cambiare identità per scoprire cosa pensa la gente di lui. Un po' un Mattia Pascal (e qui lo so, sto quasi bestemmiando), prima francesizzato (anche se il film è belga, ma fa niente, stessa roba...) e poi indianizzato.

Ciò che ne scaturisce a livello di trama è che le persone iniziano ad affezionarsi molto a Vijay, ovvero l'identità fasulla del protagonista Will, addirittura la sua stessa moglie si innamorerà di Vijay, credendo Will morto, perpetrando per molto tempo l'equivoco che purtroppo si è venuto a creare. Interessantissimo è anche vedere come la trama segua la vita di un attore che per moltissimo tempo fa il suo lavoro anche nella vita reale. Altro personaggio idolesco è l'amico indiano di Will, interpretato da Danny Pudi.

Non stiamo di certo parlando di un gran capolavoro della commedia, ma un film che secondo me merita un'opportunità per una visione a cervello zero, se vi aspettate però di ridere a crepapelle, beh, statene alla larga perchè non è detto che la comicità sottile (a volte fin troppo) faccia davvero per voi.

Voto: 6,5


mercoledì 26 marzo 2014

Pretty Little Liars - Stagione 4

Pretty Little Liars
(serie TV, stagione 4)
Episodi: 24
Creatore: I. Marlene King
Rete Americana: ABC Family
Rete Italiana: Premium Mya
Cast: Troian Bellisario, Ashley Benson, Tyler Blackburn, Holly Marie Combs, Lucy Hale, Ian Harding, Bianca Lawson, Laura Leighton, Chad Lowe, Shay Mitchell, Janel Parrish, Sasha Pieterse
Genere: Drama, Thriller

La trama in breve: Troppo casino per descriverla in due righe, andatevela a leggere su Wikipedia!

Una settimana dopo la messa in onda negli Stati Uniti del finale della quarta stagione, è arrivato il momento di una delle mie serie guilty pleasure preferite, che nelle ultime due stagioni sta diventando sempre più guilty e sempre meno pleasure. E questa quarta stagione ne è l'emblema assoluto del trend discendente di questa serie televisiva, che dimostra ancora una volta di non avere le idee chiare su se stessa o che quanto meno vuole fare di tutto per confondere quelle degli spettatori, mandandoli letteralmente al manicomio.

La terza stagione mi aveva leggermente deluso, attestandosi però su dei livelli di decenza che non me l'hanno fatta smontare del tutto. Mi aveva deluso il finale della terza stagione, ma non mi aveva affatto deluso il modo in cui, tre mesi dopo, è stato dato il via alla quarta. Il primo episodio di questa stagione infatti si era rivelato un ottimo ritorno al passato, a come eran state fatte bene le prime due stagioni, che fondeva in maniera ottima la componente mistery con quella trash e sentimentale. Stile della prima puntata che si è confermato poi per buona parte della prima parte di stagione, prima della pausa invernale.

Il tracollo è stato dopo l'episodio di Halloween, ambientato a Ravenswood (da cui poi è scaturito l'omonimo spin-off), da quel momento in poi la stagione è diventata quasi ridicola, fondamentalmente per un motivo (che poi ve ne dirò anche altri, ma questo è quello principale): per chissà quanti episodi ci hanno fatto credere che Ezra Fitz, Ezra Fitz, ripeto... Ezra Fitz, fosse il cattivo di turno. Già il suo personaggio è insopportabile, inutile, la cosa più anonima della storia, Ian Harding poi è l'inespressività fatta persona. Se per dieci puntate gli fai fare quella che io chiamo "la faccia da mistero" diventa semplicemente RI-DI-CO-LO!

Tra le altre cose: Spencer impazzisce seguendo le indagini su -A... di nuovo. Le altre tre sono concentratissime nelle loro storie d'amore e sembrano quasi dimenticarsi del fatto che c'è un pazzo che le insegue ed è sempre un passo davanti a loro. I personaggi adulti remano contro e nascondono segreti che probabilmente mai verranno svelati a noi spettatori. Dopo chissà quanto tempo tutti scoprono che Alison in realtà è viva (ma va???) ma soprattutto...

ATTENZIONE SPOILER
Un finale di stagione fatto di flashback, con una Alison che racconta la sua ultima notte prima di sparire, ci svela che in quella notte Ali ha incontrato TUTTA, e dico TUTTA, la popolazione di Rosewood per poi affermare con certezza che -A non è nessuno di quelli che ha incontrato. Vediamo -A nel finale, ma ovviamente il mistero va mantenuto per ancora quelle sette o otto stagioni senza che ci venga svelato. E nel frattempo Ezra Fitz viene colpito da una pallottola. SPERIAMO CHE CREPI!
FINE SPOILER

Nonostante la ridicolaggine a cui ho assistito in questa stagione, la serie è una vera e propria droga, non riesci a smettere di vederla, ogni volta ti proponi di farlo ma poi perdi di nuovo il senno e ne rimani intrappolato.

Voto: 5,5

martedì 25 marzo 2014

Monuments Men (2014)

USA, Germania 2014
Titolo Originale: Monuments Men
Regia: George Clooney
Sceneggiatura: George Clooney, Grant Heslov
Cast: George Clooney, Matt Damon, Cate Blanchett, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Hugh Bonneville, Bob Balaban, Diarmaid Murtagh, Dimitri Leonidas, Sam Hazeldine
Durata: 118 minuti
Genere: Drammatico, Guerra

La trama in breve: A New York, lo studioso d'arte Frank Stokes, convince il presidente degli Stati Uniti a radunare un gruppo di direttori di musei e esperti d'arte per arruolarli nell'esercito con lo scopo di ritrovare tutte le opere d'arte storiche trafugate da Adolf Hitler nei paesi europei.

Negli ultimi anni abbiamo assistito all'ascesa di due registi che avevano iniziato la loro carriera come attori. Sto parlando di Ben Affleck e di George Clooney, due attori che, nel loro passato, raramente mi hanno convinto ma che, con la nuova carriera di registi hanno dimostrato di saperci fare dietro la macchina da presa e di essersi migliorati anche nella recitazione. Il primo ha addirittura vinto un Oscar con il suo film "Argo", mentre il secondo mi aveva abbastanza convinto con "Le idi di Marzo".

Devo premettere, prima di parlare un po' meglio del film, che non sono appassionato di film di guerra quasi per nulla e che sono proprio poco appassionato di storia dell'arte, quindi molti riferimenti artistici della pellicola non li ho colti a causa del mio scarso interesse verso la materia. Tentando di parlare della conservazione di opere d'arte trafugate dai nazisti la pellicola mi è risultata, alla fin fine, piuttosto noiosa e con poco sentimento da parte di tutti i suoi interpreti.

Ciò che faceva ben sperare in un apprezzamento da parte mia era il cast di assoluto livello composto dallo stesso Clooney, da Matt Damon, dalla Cate Blanchett fresca di Oscar, Bill Murray, John Goodman e chi più ne ha più ne metta, e anche il racconto di una storia vera, che quelle si sa hanno sempre fascino. Eppure tutto questo non è bastato per farmi apprezzare a dovere un film piuttosto lento che si perde molto spesso in spiegazioni evitabili ed in dialoghi lunghi e boriosi. Non che siano necessariamente un male in un film, anzi, il problema è che qui non mi sono sembrati orchestrati nella giusta maniera.

Nel corso delle quasi due ore di film lo spettatore (ovvero io e solo io) non fa per nulla in tempo ad affezionarsi ai personaggi e alla fine della visione rimane con l'amaro in bocca (sempre io e solo io, non ho parlato con nessun altro che lo abbia visto) per un qualcosa che, alla fin fine, gli ha lasciato nulla o poco di più. Stavolta Clooney ha abbastanza toppato purtroppo, registrando un passo indietro rispetto al validissimo "Le idi di Marzo".

Voto: 5+


lunedì 24 marzo 2014

Il bosco fuori (2006)

Italia 2006
Titolo Originale: Il bosco fuori
Regia: Gabriele Albanesi
Sceneggiatura: Gabriele Albanesi
Cast: Daniela Virgilio, Gennaro Diana, Santa De Santis, Daniele Grassetti, David Pietroni, Cristiano Callegaro, Geremia Longobardo, Luigi Campi, Valter Gilardoni, Fabiano Malantrucco, Francesco Lopez, Elisabetta Rocchetti, Enrico Silvestrin
Durata: 85 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Mentre una famiglia sta viaggiando in una strada in mezzo ai boschi, a causa di una foratura ha un incidente e l'autista muore sul colpo. Nel tentativo di chiedere aiuto, la moglie viene investita da un auto ed uccisa, mentre il figlio scappa nei boschi. Mesi dopo, una coppia di giovani, Aurora e Rino, appartati non lontano dal luogo, subisce un aggressione da parte di tre uomini, che tentano di violentare lei. Vengono però salvati dall'arrivo di Antonio, di passaggio nella zona con la sua auto, e portati nella sua villa in mezzo al bosco.

E' giunta l'ora, più di una settimana dopo averlo visionato assieme a degli amici, di parlare di un film italiano che però ha avuto molto più successo all'estero. Un film amatoriale per il quale prima della visione, ad una presentazione abbastanza superficiale da parte di chi ce l'ha proposto, avevo preparato i pugni e le scarpe da lanciare contro il televisore per l'incazzatura, ma che invece, pur con tutti i suoi difetti piuttosto evidenti, è riuscito ad essere una visione sorprendente e incoraggiante. Soprattutto per quanto riguarda il cinema italiano. Soprattutto visto ciò che passa il convento attualmente nel panorama cinematografico italiano.

Nonostante la produzione di stampo amatoriale, il film riesce ad offrire spunti molto interessanti. Non che come film horror possa offrire dei veri e propri spunti di riflessione, ma dal punto di vista tecnico siamo davanti ad un qualcosa che, con qualche mezzo in più, sarebbe potuto essere davvero un bellissimo lavoro. I pochi mezzi a disposizione però riescono lo stesso a dare un certo fascino al film che, dal punto di vista registico risulta ben girato e anche ben sceneggiato.

Certo, ci sono delle cose che danno abbastanza fastidio agli occhi e alle orecchie, come ad esempio le riprese in macchina, in cui si vede chiaramente dai riflessi degli alberi che la telecamera è posta all'esterno, mentre il microfono che prende le voci dei protagonisti è all'interno, semplicemente perchè si sentono benissimo. Diciamo che una visuale del genere con delle voci perfette può risultare fastidiosa, però se uno sa con che mezzi è stato realizzata la pellicola ci riesce a passare sopra. Soprattutto visto ciò che succede dopo! Un altra cosa che dà abbastanza fastidio è il fatto che in alcune scene (poche devo ammetterlo) si lascia andare troppo al trash, con un trio di personaggi che ne rappresentano la dura e pura esaltazione: ignoranti, burini ed incredibilmente odiosi.

Dal punto di vista horror diciamo che la storia ha chiaramente come fonte di ispirazione il cult "Non aprite quella porta". Sono infatti molti i punti in comune con quel film, che si vedono soprattutto nella famiglia dei cattivi. Ed è proprio in questo che il film funziona per davvero: riesce a creare una tensione crescente grazie ad una famiglia che passa in pochissimo tempo dall'essere solamente inquietante all'essere incredibilmente mostruosa. Anche fisicamente!

Non si tratta certo di un film perfetto e sarebbe da stupidi considerarlo tale. Preso però per quello che è, ovvero un film amatoriale realizzato con scarsissimo budget e con attori emergenti, che comunque si comportano quasi tutti egregiamente sulla scena, risulta una piccola chicca all'italiana. Migliore di tutte le commediacce che escono al cinema in questi anni sia dal punto di vista tecnico (e ci vuole poco), sia dal punto di vista della trama (e qui non c'è nemmeno bisogno di patrlarne).

Voto: 7-


domenica 23 marzo 2014

Inside No. 9 - Stagione 1

Inside No. 9
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 6
Creatore: Reece Shearsmith, Steve Pemberton
Rete Inglese: BBC Two
Cast: Steve Pemberton, Reece Shearsmith, Gemma Arterton, David Bedella, Frankie J Parsons, Adam Deacon, Tamsin Greig, Conleth Hill
Genere: Commedia nera

La trama in breve: Sei diverse storie che hanno un unico denominatore comune: un luogo situato al numero 9, sia esso un numero civico o una camera d'albergo.

Mi sono imbattuto in questa serie antologica leggendo il commento di un sito che si occupa di sottotitoli su Facebook, che diceva che questa nuova serie, nonostante non avesse alcun senso, prendeva all'inverosimile ed era ben scritta. Incuriosito scopro che si tratta di una serie antologica, con ogni episodio staccato dell'altro, ma con un solo denominatore comune: il numero 9. Un punto di partenza insolito, che solo degli inglesi potevano pensare di sviluppare. Siccome non amo particolarmente le serie antologiche di questo tipo (mentre amo American Horror Story e mi sono innamorato di True Detective che sviluppano un argomento diverso in ogni episodio) e non so se saprei darne una valore complessivo in quanto stagione di una serie televisiva, analizzerò i sei episodi, assolutamente non per filo e per segno, perchè probabilmente di cose da dire ce ne sarebbero a bizzeffe.

1) Sardines



Trama: Rebecca e Jeremy organizzano una festa nella villa di famiglia. Gli ospiti decidono così di giocare a "Sardine", una variante del nascondino in cui un giocatore si nasconde e, man mano che viene trovato dagli altri partecipanti, essi si dovranno unire a lui nel nascondiglio da lui scelto, ritrovandosi così stipati come sardine in un luogo stretto e angusto.

Come detto, mi aspettavo dal commento dei traduttori che la serie non avesse un senso logico ben definito ma, guardandolo, mi sono ritrovato totalmente spiazzato. Denominatore comune di tutti gli episodi è la scrittura solida e la regia molto ben curata, ma, come primo episodio, secondo me non funziona nel modo in cui dovrebbe. Interessante lo stratagemma usato dagli autori per far venire fuori, in solo mezz'ora di episodio, le storie di tutti i personaggi che man mano si uniscono al gioco.

Voto: 6-

2) A Quiet Night in



Trama: Due ladri entrano nella casa di un signore anziano, tentando di rubare un preziosissimo dipinto.

Si cambia location, si cambia storia e si cambia addirittura genere. Mentre il primo episodio puntava molto sul far uscire le storie di tutti i diversi personaggi, il secondo avrà più o meno tre dialoghi. Tutto il resto è sviluppato in maniera musicale, con le azioni dei protagonisti che seguono il ritmo, quasi come una puntata del cartone animato "Tom & Gerry". Episodio molto più forte rispetto al precedente, con divertimento e risate assicurate ed un non-sense spiccato che non farà di certo annoiare.

Voto: 7-

3) Tom & Gerri



Trama: Tom è un insegnante delle scuole elementari, frustrato per i suoi insuccessi, che vive con la fidanzata Gerri in un piccolo appartamento. Una sera bussa alla sua porta un senza tetto, che afferma di aver trovato per strada il suo portafoglio e che glielo vuole riconsegnare.

Altro cambiamento di genere, con un episodio che, pur nella sua assurdità, punta inequivocabilmente verso il thriller, aggiungendo una punta di quello che è il classicissimo scambio di identità, usato ed abusato nel cinema e nella letteratura. E, sorprendentemente, questo si rivelerà l'episodio più solido della stagione, o quanto meno il mio preferito, con un colpo di scena finale davvero sconvolgente. O meglio, sconvolgente per come l'ho interpretato io!

Voto: 7,5

4) Last Gasp



Trama: Jan e Graham, tramite l'associazione WishmasterUK, ottengono come regalo di compleanno per la figlia malata terminale una visita da parte del famoso cantante Frankie J Parsons. Improvvisamente però il cantante muore gonfiando un palloncino per la bambina.

Non-sense, non-sense allo stato puro. O meglio, più che non-sense si può parlare di una vera e propria estremizzazione del rapporto che hanno le persone comuni con le celebrità. Estremizzando ciò si ottiene l'assurdo, ovvero una vera e propria guerra legale riguardo la proprietà intellettuale di... un palloncino gonfiato con l'aria respirata da una persona famosa. Episodio non proprio convincente che non mi ha soddisfatto appieno.

Voto: 5,5

5) The Understudy



Trama: Tony Warner è un famoso attore di teatro, che sta recitando il Machbeth di Shakespeare. Jim, il suo sostituto, ha sempre voluto un ruolo da protagonista, ma nel momento in cui gli si presenta l'occasione, non riesce a sfruttarla per paura di fallire. La sua ragazza Laura ha su di lui delle grosse ambizioni e la vita di Jim comincia a diventare fortemente influenzata da lei.

Non so sinceramente come giudicare questo episodio, che mi ha detto poco o niente a livello di trama e che, probabilmente, si rivela essere il peggiore tra i sei. Se la prima parte metà di stagione aveva fatto registrare un bel crescendo di puntata in puntata, la seconda non mi ha convinto poi molto.

Voto: 5-

6) The Harrowing



Trama: Katie viene assunta da due fratelli per badare al loro padre Andras mentre sono fuori. La casa in cui abitano i due fratelli è un'abitazione fredda e dall'aspetto gotico e, durante il suo soggiorno, Katie inizia ad esserne terrorizzata.

Non poteva mancare, come episodio finale, un qualche riferimento all'horror e al paranormale. Ma la serie non lo fa certo in maniera classica, lo fa condendolo di spunti comedy davvero interessanti, con un personaggio, quello dell'amica di Katie, assolutamente idolesco e dal carisma inaspettato. Non certo un finale perfetto, ma un finale che mi fa dimenticare i due deludenti episodi precedenti.

Voto: 6,5

Nel complesso la serie, come detto, è davvero ben scritta, ben curata e ben girata, con dei protagonisti che recitano tutti un ruolo importante nel corso dei singoli episodi. Si tratta però di una serie televisiva da non guardare come tale: il pretesto del denominatore comune a tutte le storie è decisamente molto forzato e da me visto fondamentalmente come una scusa per creare sei cortometraggi che parlino di cose totalmente diverse e trasmetterli in televisione. Se presa dunque come stagione di una serie televisiva si può trattare di un qualcosa che può piacere come può non piacere (e personalmente a me le serie TV fatte così difficilmente piacciono), mentre guardando ai singoli episodi si possono trovare spunti interessanti in ognuno di essi (o quasi). Siccome però è dichiaratamente una serie TV, io devo valutarla in quanto tale!

Voto complessivo: 6+

sabato 22 marzo 2014

La bambola assassina (1988)

USA 1988
Titolo Originale: Child's Play
Regia: Tom Holland
Sceneggiatura: Don Mancini, Tom Holland, John Lafia
Cast: Alex Vincent, Catherine Hicks, Chris Sarandon, Brad Dourif, Dinah Manoff, Neil Giuntoli, Tommy Swerdlow, Raymond Oliver, Jack Colvin
Durata: 87 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Lo strangolatore di Chicago, Charles Lee Ray, a seguito di una sparatoria con il detective Mike Norris, rimane ucciso. Appena prima di morire però riesce tramite un rito voodoo a trasportare la sua anima in un bambolotto, che verrà poi comprato da Karen per suo figlio Andy. Pian piano il bambolotto, posseduto da Charles, inizierà a vendicarsi di coloro che ritiene i responsabili della sua morte.

Ci sono film che mantengono intatto il loro fascino con il passare del tempo, mentre ci sono film che pagano in maniera incommensurabile l'inesorabile scorrere del tempo e, visti oggi a più di vent'anni di distanza dalla loro uscita, non riescono a sortire sullo spettatore lo stesso effetto che avevano al tempo della loro uscita. E, nel percorso che mi porterà a recuperare tutta la saga de "La bambola assassina" (un po' come sto facendo con la saga di "Hellraiser") assisteremo tramite la mia testimonianza, proprio a questo particolare effetto cui il cinema ci sottopone.

Bisogna premettere che ho iniziato a visionare cult del cinema horror quando avevo all'incirca quattordici anni, recuperando in poco tempo molti horror degli anni '80, entrati nell'immaginario collettivo e, purtroppo, pieni di inutili (o comunque di bassa lega) sequel. Tra i molti horror che recuperai c'era anche questo e devo dire che, all'epoca, mi era piaciuto abbastanza. Ma, c'è sempre un ma, avevo quattordici anni e non capivo un cazzo e mi esaltavo decisamente per poco. Ora, che sono passati quasi dieci anni, gli effetti del tempo e della crescita si fanno sentire e un film come questo non ha più su di me la stessa presa che ebbe dieci anni fa.

Riguardando questa pellicola con occhio un po' più critico si nota che nonostante la storia sia abbastanza originale, affrontata con ironia e con immensa irriverenza, vi si può trovare al suo interno quel non so che cosa che non ti fa godere il film come dovrebbe essere goduto. L'intento degli autori di creare una commedia horror viene fuori: il personaggio di Chucky risulta divertentissimo col suo humour nero e le sue battutacce di dubbio gusto nei momenti in cui sta per uccidere. A non convincermi in pieno è proprio la componente horror e qui si ritorna al fatto che purtroppo ci sono alcuni film, come questo, che pagano tantissimo il passare del tempo.

Non mi riferisco agli effetti speciali o a tutti quegli accorgimenti tecnici di cui ora il cinema dispone, ma non disponeva nel 1988, mi riferisco proprio alla paura. E' il modo in cui la gente si spaventa che è cambiato e anche io purtroppo ne sono rimasto influenzato tantissimo. Se anche solo dieci anni fa questo film non è che mi avesse terrorizzato, ma un po' di inquietudine me la mise, ora proprio mi spanzo dalle risate perchè la componente comica è riuscitissima, ma non provo nemmenlo un brivido di inquietudine.

Voto: 6+

venerdì 21 marzo 2014

Saving Mr. Banks (2013)

USA, Regno Unito 2013
Titolo Originale: Saving Mr. Banks
Regia: John Lee Hancock
Sceneggiatura: Kelly Marcel
Cast: Tom Hanks, Emma Thompson, Ruth Wilson, Colin Farrell, Paul Giamatti, Rachel Griffiths, Bradley Whitford, Jason Schwartzman, B.J. Novak, Kathy Baker, Melanie Paxson, Ronan Vibert, Andy McPhee, Annie Rose Buckley
Durata: 125 minuti
Genere: Biografico, Drammatico

La trama in breve: Nel 1961 la scrittrice Pamela Lyndon Travers viaggia da Londra fino a Los Angeles per discutere con Walt Disney sulla realizzazione di un film sul suo romanzo "Mary Poppins".

"Mary Poppins" è un film che, quando lo vidi negli anni delle elementari, mi piacque abbastanza. Nonostante non  lo abbia da quel giorno più rivisto, ho però la quasi assoluta certezza che, rivedendolo ora, mi incazzerei di brutto e tirerebbe fuori dai miei gangheri i peggiori istinti omicidi, per questo preferisco ricordarmelo come una visione piacevole del bimbo che ero alle elementari. Nonostante questo quasi sicuro odio, il film sulle fasi della realizzazione di "Mary Poppins", tratto dall'omonimo romanzo di Pamela Lyndon Travers, ho dovuto recuperarlo per forza, semplicemente perché film del genere hanno sempre suscitato in me un discreto interesse, come il biopic su Hitchcock ad esempio dello scorso anno.

Posso dire che il film in questione mi ha soddisfatto a metà, risultando comunque una visione godibile, ma che, probabilmente, si sarebbe potuta certamente sviluppare meglio. Il film si concentra da una parte sul mettere in contrapposizione due caratteri che secondo me risultano molto simili, come quello di Pamela Lyndon Travers e quello di Walt Disney, mentre dall'altra, affiancando questa parte alla lavorazione sul film, parlarci del passato della scrittrice e del suo difficile rapporto con il padre, che il suo romanzo tendeva a riabilitare come persona.

Se la parte sulla realizzazione del film mi è risultata decisamente piacevole, con i due protagonisti, una bravissima Emma Thompson ed un Tom Hanks nell'inedita versione di cattivo della storia, la parte a convincermi di meno è stata quella sull'infanzia della scrittrice, che mi è risultata di difficile digestione e con la tendenza non molto piacevole a spezzare il ritmo della narrazione, con, tra le altre cose, un Colin Farrell che non mi è sembrato in grandissima forma recitativa.

Nel complesso dunque si tratta di un film che sono comunque riuscito a guardare volentieri e con abbastanza gusto, ma che, con qualche accorgimento in più, si sarebbe potuto trasformare in una visione davvero da ricordare e purtroppo, complice la parte di flashback, non riesce a convincermi del tutto.

Voto: 6,5


giovedì 20 marzo 2014

Banshee - Stagione 2

Banshee
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 10
Creatore: David Schickler, Jonathan Tropper
Rete Americana: Cinemax
Cast: Antony Starr, Ivana Milicevic, Ulrich Thomsen, Frankie Faison, Hoon Lee, Rus Blackwell, Matt Servitto, Demetrius Grosse, Trieste Kelly Dunn, Ryann Shane, Daniel Ross Owens, Lili Simmons, Anthony Ruivivar, Ben Cross
Genere: Azione

La trama in breve: L'agente Racine inizia ad indagare sulla sparatoria che ha coinvolto Rabbit, Hood e Ana. Nel frattempo è stato scoperto il corpo del vero Lucas Hood e sarà proprio suo figlio a farsi vivo dalle parti di Banshee.

Lo scorso anno rimasi molto soddisfatto dalla prima stagione di "Banshee", serie TV targata Cinemax, che nei primi episodi non mi aveva particolarmente preso, ma che poi nel corso degli episodi ha saputo affascinarmi per l'umanità che traspariva dai personaggi principali, nonostante fosse una serie nata prevalentemente per un pubblico maschile, con tante botte, tante sparatorie, tante donne e tanto sesso. L'ultimo episodio della prima stagione ci aveva lasciato col fiato sospeso, con mille domande sulla fine di Rabbit e soprattutto con il ritrovamento del corpo del vero sceriffo Hood.

La seconda stagione, se possibile, si è decisamente superata rispetto alla prima. Innanzitutto durante tutte le dieci puntate abbiamo visto sviluppare per bene ben due filoni narrativi, che iniziano, terminano e si compenetrano, più un terzo filone a fare da vera e propria trama orizzon tale per tutta la stagione. Vediamo infatti nelle prime puntate comparire il figlio del vero Lucas Hood, che si rivolge a quello finto per risolvere dei problemi personali. Trama secondaria sviluppata secondo me molto bene e che si chiude drasticamente in maniera del tutto inaspettata.

Il secondo filone riguarda, ovviamente, Kai Proctor e Lili Simmons, sua nipote. Il primo, vede pian piano sgretolarsi il suo potere all'interno della città, mentre la seconda diventerà un personaggio importantissimo nell'economia della serie, ancor di più che nella prima stagione in cui assumeva quasi un ruolo da femme fatale ma non riusciva ad andare molto oltre questa maschera.

A tenere insieme le due trame ci sono le indagini dell'agente Racine riguardo Rabbit, che nessuno sa essere ancora vivo. Non voglio spoilerare nulla quindi preferisco non andare troppo oltre. In tutta questa azione abbiamo poi uno sviluppo dei personaggi che diventa fondamentale per le prossime stagioni. Ana vive un periodo di assoluto sconforto dopo che il marito (di copertura) ha scoperto tutti i retroscena della sua vita, Hood (quello finto) continua a vedere i fantasmi del suo passato e a mantenere intatta la sua doppia vita.

Una parola sul finale di stagione: SPETTACOLARE. Come ho detto non voglio spoilerare nulla, ma si è rivelato un finale in grado di coniugare per bene l'azione sfrenata, i flashback sul passato di Hood e Ana, la presenza di un personaggio idolesco come Job (interpretato da un immenso Hon Lee) che diventa davvero fondamentale negli ultimi episodi, con la chiusura di un cerchio. Peccato che poi, chiuso un cerchio, se ne aprano altri tre nei minuti finali, facendo crescere l'hype per la terza stagione già ora ad un anno di distanza.

Voto: 8+

mercoledì 19 marzo 2014

300: L'alba di un impero (2014)

USA 2014
Titolo Originale: 300: Rise of an Empire
Regia: Noam Murro
Sceneggiatura: Zack Snyder, Kurt Johnstad
Cast: Sullivan Stapleton, Eva Green, Rodrigo Santoro, Callan Mulvey, David Wenham, Jack O'Connell, Hans Matheson, Andrew Tiernan, Lena Headey, Yigal Naor, Andrew Pleavin, Ashraf Barhom
Durata: 98 minuti
Genere: Epico

La trama in breve: Dieci anni dopo la battaglia di Maratona, Temistocle affronta i persiani con il suo esercito di ateniesi in mare aperto, dopo aver subito il rifiuto di aiuto da parte della regina degli spartani Gorgo.

Dopo aver recensito ieri il film 300, la cui recensione costituiva in pratica una specie di dovuta introduzione a questa, ecco qui il post dedicato a quello che viene definito un midquel del lavoro precedente, ovvero un film che esce successivamente ad un altro, ma che segue delle vicende parallele. DOpo quest'inutile spiegazione, dato che immagino tutti sapeste cosa fosse un midquel, ecco la domanda fondamentale che ci si pone riguardo al film: com'è rispetto al primo e che cosa aggiunge?

Di solito all'uscita di un sequel (chiamamolo così, nonostante si tratti di un midquel in questo caso specifico) ci si chiede se sia utile per aggiungere qualcosa al primo capitolo o se si tratta semplicemente di una riproposizione delle situazioni precedenti senza metterci l'anima, ma solo per doveri di botteghino. Beh, qui è chiaro che le motivazioni economiche siano sicuramente una spinta decisiva per questo film, ma, quanto meno a livello di trama, la pellicola aggiunge sicuramente qualcosa al "300" di Snyder, trattando della battaglia navale contemporanea a quella delle Termopili.

Se dal punto di vista della trama potremmo avere un'interessante aggiunta, è dal punto di vista personale ed emotivo che "300: L'alba di un impero" perde almeno dieci a zero contro il "300" sugli spartani. Guardando la pellicola, per tutta la sua durata mi è riecheggiato in mente il momento in cui Leonida apostrofa gli ateniesi come "filosofi" ed "effeminati", non tanto perchè in qualche modo io parteggi per gli spartani, quanto più che altro perchè la carica emozionale, la brutalità dell'azione, la sfrontatezza dei protagonisti qui manca quasi totalmente rispetto al predecessore. E per un brand che basava il 90 per cento del suo fascino su queste componenti è decisamente una perdita enorme.

Stessa cosa succede per i due protagonisti dei rispettivi film e si rispecchia sugli attori che li interpretano. Temistocle, abile stratega, non riesce ad arrivare nemmeno vicino al fascino di Leonida, basato prevalentemente sulla forza bruta e sull'orgoglio riguardo la propria patria. Così come Sullivan Stapleton risulta nettamente inferiore a Gerard Butler, abbastanza privo di espressioni facciali in grado di farti sobbalzare sulla poltrona per l'esaltazione, cosa che al Leonida di Butler riusciva a meraviglia.

Pur perdendo nettamente il confronto con il suo predecessore, alla fine questo film funziona come puro intrattenimento, così come puro intrattenimento era il "300" di Zack Snyder. Funziona pur avendo qualche momento di stanca, qualche momento morto e addirittura qualche momento in cui ci si lascia troppo andare verso il trash.

Voto: 6


martedì 18 marzo 2014

300 (2007)

USA 2007
Titolo Originale: 300
Regia: Zack Snyder
Sceneggiatura: Zack Snyder, Kurt Johnstad, Michael Gordon
Cast: Gerard Butler, Lena Headey, Dominic West, David Wenham, Rodrigo Santoro, Michael Fassbender, Vincent Regan, Andrew Tiernan, Andrew Pleavin, Tom Wisdom, Giovani Cimmino, Stephen McHattie, Peter Mensah, Tyrone Benskin, Kelly Craig, Tyler Neitzel, Robert Maillet
Durata: 111 minuti
Genere: Epico

La trama in breve: Delios, soldato spartano, narra la vicenda di Leonida, re di Sparta, e della sua guardia personale, composta da 300 guerrieri spartani che riuscì a tenere testa alle armate di Serse, composte da migliaia di uomini.

In questo frangente, in cui è uscito "300: L'alba di un impero", midquel del film che sto recensendo, siccome io sono un pignolo di merda e non avevo mai parlato sul mio blog di "300", ho dovuto per forza di cosa scrivere una recensione che parlasse del predecessore del film uscito pochi giorni fa nelle sale cinematografiche. Di sicuro non annovererei "300" tra i miei film preferiti, ma di sicuro è tra i miei guilty pleasure preferiti, odiato da tutti ma da me fondamentalmente apprezzato non dico da tutti i punti di vista, ma probabilmente in quelli che contano di più.

Posto che il film dal punto di vista registico e della costruzione della trama non è certamente eccelso, ma sa dire la sua, una delle critiche che mi dà più fastidio leggere o sentire riguardo a questa storia (anche se devo ammettere che veramente in pochi lo dicono, ma quelle poche volte mi hanno fatto tremare di disgusto) è quella riguardo alla credibilità storica della trama. Ecco, a chi pensa che questo film sia antistorico mi viene voglia di tirare un calcio nelle palle al grido di "Storia? QUESTO E' UN FILLLLMMMM!!!". E i motivi sono due: il primo motivo è che per le lezioni di storia ci sono le scuole, se vado a vedere un film le licenze poetiche devo essere prontissimo ad accettarle, il secondo motivo è che il film non vuole essere assolutamente storico, ma veicolare in un certo modo un particolare messaggio.

Infatti la storia di Leonida e dei 300 spartani, viene narrata tramite la voce di Delios, uno dei 300 mandato indietro da Leonida prima della battaglia finale proprio per poterla raccontare. Ora, voi immaginate un manipolo di soldati, capitanati da Delios, che ascolta la sua storia. Cosa vorrà sentirsi raccontare? Preferirebbe sentire parole come  
"Grazie alla grandissima strategia di Leonida che, con grande sagacia, decide di utilizzare il passo delle Termopili per poter tenere testa ai Persiani nonostante il loro numero infinitamente maggiore, gli Spartani riuscirono a resistere per molto tempo, fino all'inevitabile sconfitta, dovuta ad uno sporco tradimento"
oppure
"Noi eravamo solamente 300, loro più di diecimila, nonostante questo gli abbiamo fatto il culo, il sangue schizzava da una parte all'altra, Serse ci ha mandato contro tutti i suoi migliori guerrieri, ma noi li abbiamo distrutti tutti, fino alla sconfitta, dovuta al tradimento di quel bastardo di Efialte, non prima però che Leonida riuscisse a lanciare una lancia addosso a Serse e a far sanguinare il Dio Re?".

Beh, direi che anche io, avrei preferito la seconda maniera di narrare i fatti piuttosto che quella scolastica no? Figuratevi degli spartani, che vivevano delle loro battaglie e del sangue dei nemici. Oltre a questo particolare dettaglio mi è piaciuta molto sia la carica che riesce a dare il film, condito da frasi e situazioni di un'epicità memorabile e, dal punto di vista tecnico, la fotografia milleriana, alla quale poi si rifarà moltissimo la serie TV "Spartacus" che, sia dal punto di vista realizzativo, sia da quello della trama, deve molto a "300".

Ora che ho finalmente potuto recensire questo film, a domani per l'appuntamento con "300: L'alba di un impero". Mi sarà piaciuto? Si sarà rivelata una visione piuttosto deludente? Seguitemi per saperlo.

Voto: 7,5

lunedì 17 marzo 2014

The LEGO Movie (2014)

USA 2014
Titolo Originale: The LEGO Movie
Regia: Phil Lord, Chris Miller, Chris McKay
Sceneggiatura: Phil Lord, Chris Miller
Cast: Emmet, Batman, Vitruvius, Lucy, Presidente Business, Poliduro, Politenero, Polipà, Polimà, Gail, Uni-Kitty, Barbacciaio, Green Lantern, Wonder Woman, Superman, Benny, Finn, C-3PO, Lando Calrissian, Ian Solo, Gandalf, Abramo Lincoln, Bambina Duplo
Durata: 92 minuti
Genere: Animazione, Commedia

La trama in breve: A Bricksburg, Emmet Mattonoski è un operaio senza nulla di particolare, che ha sempre lavorato seguendo le istruzioni, mai discostandosi da esse. Dopo una giornata di lavoro incontra una ragazza che sta cercando qualcosa all'interno del cantiere. Emmet decide di aiutarla, ma nel farlo cade in una buca e trova il Pezzo Forte, un pezzo di Lego leggendario che secondo la profezia chi ne fosse venuto in possesso sarebbe stato in grado di fermare il Kragle.

Quando non ti aspetti assolutamente nulla da un film, ma decidi di vederlo lo stesso e ti trovi davanti a un visione decisamente al di sopra delle tue aspettative, allora si può sicuramente dire di essere rimasti soddisfatti, proprio perchè la soddisfazione in questi casi ha un sapore molto più gustoso rispetto alla soddisfazione di vedere un bel film quando le tue aspettative rispecchiavano quello che poi hai visto. E' proprio il caso di questo "The LEGO Movie", film da me bollato come senza speranza che alla fine si è rivelato una visione molto più interessante di quanto mi aspettassi.

Innanzitutto la trama di questo film d'animazione non è certo qualcosa di trascendentale, parte da un presupposto molto semplice e viene sviluppata in un modo altrettanto semplice. Quello che però si rivela interessante sono le caratterizzazioni dei personaggi che fanno parte dell'immenso universo LEGO, molti dei quali sono delle riproposizioni o delle parodie di personaggi famosi per ben altri motivi, come ad esempio Batman, Superman, Gandalf, Abraham Lincoln. Personaggi che alla fine, con le loro bizzarrie e con il loro modo di aiutare il protagonista Emmett, rendono la componente comica del film qualcosa di assolutamente geniale. Tra le altre cose ho molto apprezzato il doppiaggio di Batman, curato da Claudio Santamaria, lo stesso che doppia Christian Bale nella trilogia di Nolan, con quella voce tenebrosa che fa contrasto con l'ironia di uno dei personaggi più divertenti dell'intero film.

Altra parte che ho trovato interessante è stata quella visiva e delle tecniche di animazione, che alternano sapientemente lo stop motion alla CGI e addirittura a momenti in live action, con delle immagini che alla fine risultano fluide ed accattivanti, tutte, ovviamente, ricalcando quella che è la "tecnologia" dei LEGO. Ad esempio la pioggia e le ondate d'acqua vengono rappresentate da una marea di minuscoli pezzettini di lego che invadono lo schermo.

Alla fine, con qualche piccolo accorgimento, quella che è una trama semplice sulla quale non riponevo alcuna aspettative, si è rivelata una visione divertente ed oserei dire a tratti geniale. Non dico certo sia un film im0prescindibile nel panorama dell'animazione mondiale, ma una visione fossi in chiunque gliela concederei!

Voto: 7+


domenica 16 marzo 2014

La Bella e la Bestia (2014)

Francia 2014
Titolo Originale: La belle & la bête
Regia: Christophe Gans
Sceneggiatura: Christophe Gans, Sandra Vo-Anh
Cast: Léa Seydoux, Vincent Cassel, André Dussollier, Eduardo Noriega, Yvonne Catterfeld, Myriam Charleins, Sara Giraudeau, Audrey Lamy, Jonathan Demurger, Nicolas Gob, Louka Meliava
Durata: 112 minuti
Genere: Fantastico

La trama in breve: Dopo aver perso tutti i suoi averi in mare, un ricco mercante decide di trasferirsi con i suoi figli in campagna. La fortuna però gli sorride di nuovo, perciò decide di esaudire i desideri delle sue tre figlie, la cui ultima, Belle, desidera soltanto una rosa. Ingannato da una bestia che gli richiede "una vita per una rosa", Belle, sentendosi in colpa, decide di sacrificarsi al posto suo, finendo prigioniera nel castello della Bestia.

In questi ultimi anni i cinema pullulano di riadattamenti in live action delle grandi fiabe che sono state a loro volta riadattate in chiave film d'animazione da un certo sconosciuto di nome Walt Disney. Si può dire, secondo me, che il trend sia iniziato con l'uscita della serie TV di grande successo (almeno nella prima stagione) "Once Upon a Time", che successivamente ha portato alla produzione di due diverse versioni di Biancaneve, "Mirror Mirror" e "Biancaneve e il cacciatore", di "Il cacciatore di giganti", riadattamento di "Jack e il fagiolo magico" e di "Hansel & Gretel" (e non parlo della porcatona sulla marijuana uscita all'inizio di quest'anno).

Questo "La Bella e la Bestia", stavolta produzione francese e non hollywoodiana come negli altri casi, non potevo perdermelo, come tutti gli altri, fondamentalmente perchè amo le fiabe da cui sono tratti, ma in particolare adoro la storia de "La Bella e la Bestia" e il suo adattamento disneyano. Inoltre il fatto che si trattasse di una produzione francese mi dava, a priori, quella non so che di sicurezza che la storia non sarebbe finita in una porcatona da due soldi ma che, ne fossi uscito soddisfatto o meno, quanto meno ci sarebbe stata una certa solidità realizzativa e non sarebbe stato buttato tutto all'aria tanto per farci su due soldoni.

Sicurezza che, alla fine, si è rivelata fondata, nonostante il film mi abbia abbastanza deluso nel modo in cui viene sviluppata la trama. Innanzitutto la pellicola parte davvero bene, tanto che mi ha fatto pensare che sarei stato davanti non certo ad un capolavoro indimenticabile ma almeno ad una chicca quasi da non perdere. E all'inizio va, con le dovute proporzioni, quasi tutto bene: bellissime le ambientazioni, davvero bella la componente grafica, con una Bestia realizzata in maniera realistica e devo dire alquanto credibile, interpretata da un buonissimo Vincent Cassel. Purtroppo però poi, nella seconda parte, le cose non vanno come mi sarei aspettato (e non parlo a livello di script) e da qui nasce la delusione.

Infatti, nonostante il clima fiabesco sia ben creato e ben confezionato, con quel tocco di atmosfere dark che ormai non può più mancare in qualsiasi racconto fantastico, la narrazione non riesce a prendere totalmente e risulta, in fin dei conti, un tantino noiosetta. Se nella prima parte però ci si scorda un po' della cosa perchè si è totalmente immersi nella scenografia, nella seconda parte, quando vuoi vedere la trama proseguire verso binari già scritti, ci si perde un po' troppo nella pomposità e nello sfarzo.

Non basta dunque che i due protagonisti della storia, il già citato Vincent Cassel e una Lea Seydoux al solito magnifica dal punto di vista recitativo, offrano delle performance di alto livello, quando è la storia in sè a non avermi preso del tutto. Un'altra cosa che mi ha cozzato particolarmente nella visione è stata la scelta Di Lea Seydoux per interpretare Belle: sia chiaro, la sua performance è davvero di alto livello e io sono un suo fan, eppure, dal punto di vista fisico, non l'ho trovata molto adeguata al ruolo. Va bene che qui gli attori sono tutti vestiti con costumi d'epoca e la bellezza deve andare in secondo piano, però, non so perchè, il volto di Lea non mi quadrava benissimo come Belle. Per dirne una, probabilmente la sua collega Adele Exarchopoulos in "La vita di Adele", dal punto di vista fisico, mi sarebbe quadrata di più, ma di questo non saprei dirvi, anche perchè se i produttori hanno scelto Lea, un motivo ci sarà pure stato.

Voto: 6-

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