mercoledì 30 aprile 2014

Il cigno nero (2010)

USA 2010
Titolo Originale: Black Swan
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura Andrés Heinz, Mark Heyman, John J. McLaughlin
Cast: Natalie Portman, Mila Kunis, Vincent Cassel, Barbara Hershey, Winona Ryder, Ksenia Solo, Kristina Anapau, Benjamin Millepied, Janet Montgomery, Sebastian Stan, Toby Hemingway, Sergio Torrado, Mark Margolis, Tina Sloan
Durata: 104 minuti
Genere: Thriller

La trama in breve: Nina Sayers è una ballerina in una compagnia teatrale di New York. Verrà scelta per interpretare il ruolo del cigno nel balletto "Il lago dei cigni", ma presto si scontrerà con il coreografo per la su scarsa predisposizione ad interpretare il cigno nero. Ciò la porterà a prendere la sua interpretazione con ossessività, portandola in un vortice di visioni inquietanti che sconvolgeranno la sua vita.

Dopo due anni dall'apertura di questo blog e quasi quattro anni dall'uscita di uno dei film che per me hanno segnato questo secondo decennio del 2000, finalmente decido di parlare sul mio blog del film di Darren Aronofsky che ha saputo stregarmi, prendermi nel profondo, rapirmi e trascinarmi con sè per tutta la sua durata. Poi farmi amare una Natalie Portman fino ad allora abbastanza da me sottovalutata e soprattutto essere probabilmente uno di quei film che più consiglio ai miei amici. La scena tipica che si ripete spesso e volentieri infatti è:

"Voglio vedere un film stasera, che cosa mi consigli?"
"Il cigno nero"
"No, che palle, troppa ansia"
"Idiota, ignorante!!! Guardati "I soliti idioti" che è meglio!"

Davvero, ho amato così tanto questo film che mi è quasi inconcepibile che esistano persone a cui possa non piacere. Ancora più inconcepibile che esistano persone che nemmeno lo vogliano vedere. Adesso però diamo un taglio con gli elogi dettati dal cuore e parliamo dal film. Film che io prima di tutti avevo accolto come un banalissimo film sul mondo del balletto. E ora dopo quattro anni sono qui ancora a parlarne come un capolavoro perchè questo è quello che è e non perde assolutamente il suo effetto nemmeno dopo una seconda od una terza visione.

Darren Aronofsky è il regista dell'ossessione, che qui viene ritratta dalle gesta di Nina, che ambisce a diventare la prima ballerina ne "Il lago dei cigni". Scelta dal coreografo per lei inizierà una crisi insostenibile, in quanto perfettamente in grado di interpretare il cigno bianco, ma non adatta a mettere in scena in maniera credibile sia il cigno bianco sia il cigno nero. Il vortice di follia in cui si andrà a ficcare è costruito dal regista Aronofsky in maniera pazzesca: la tensione si sente fortissima per buonissima parte del film, la colonna sonora accompagna perfettamente le turbe psicotiche della protagonista, che la portano ad immedesimarsi talmente tanto nei due personaggi da fare sogni strazianti la notte e comportarsi esattamente come i due cigni che deve interpretare.

Natalie Portman per questa interpretazione ha vinto un meritatissimo Oscar, risultando secondo me, tra le altre cose, perfetta per una parte tagliata dal sarto per lei: la bellezza fisica di Natalie Portman infatti non è di quelle che ti seducono, ti provocano, risultano sexy al solo sguardo. La sua è una bellezza pura, pulita ed innocente. Un perfetto cigno bianco, che per diventare cigno nero deve lavorare e molto su se stessa. A fare da contraltare alla figura di Natalie Portman è Mila Kunis: lei è il perfetto cigno nero del film, sexy, provocante, talvolta sboccata, con una personalità che tende molto a lasciarsi andare. Mila Kunis che interpreta il ruolo che l'ha consacrata come una delle più grandi fighe del cinema di questi ultimi anni.

Il tutto culmina in un finale che definire pazzesco è dir poco: il film accelera il suo ritmo in maniera impressionante culminando in un'acclamazione generale da parte del pubblico dopo la rappresentazione del balletto. Applauso che Aronofsky non ha messo a caso. Applauso che mi sento di fare mio e di condividere, come perfetta chiusura di una pellicola perfetta. L'applauso presente nel film io lo faccio mio e lo ripropongo. Quell'applauso è anche il mio!

Voto: 10+

In coda condivido il mio primo esperimento con il canale Youtube, dedicato proprio a questo film. Tengo a sottolineare che non sono un attore, ho una voce orribile, non sono per nulla espressivo e che il canale Youtube è un gioco che vuole essere divertente in primis per me. E se riuscissi ad essere divertente anche per qualcun altro tanto di guadagnato.


martedì 29 aprile 2014

Rio 2 - Missione Amazzonia (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Rio 2
Regia: Carlos Saldanha
Sceneggiatura: Carlos Saldanha
Cast: Tyler Blu Gunderson, Gioiel, Linda Gunderson, Miguel, Rafael, Nico, Pedro, Tulio Monteiro, Fernando, Luiz, Eva, Eduardo, Roberto, Gabi, Bia, Carla, Tiago
Durata: 101 minuti
Genere: Animazione

La trama in breve: Blu, Gioiel e i loro tre pulcini vivono in armonia a Rio de Janeiro. Presto scopriranno, tramite i loro proprietari, che vivono ancora pappagalli della loro specie, della quale credevano di essere gli unici esemplari e decidono di lasciare Rio per raggiungere l'Amazzonia.

Ho visto abbastanza recentemente per motivi "educativi" il film d'animazione "Rio" e ne sono rimasto soddisfatto un po' sì e un po' no: sì, è stato un film carino, ma poco di più di qualche risata ed una bella storia d'amore tra uccelli (e sì, il doppio senso è volutissimo, tanto i bambini non sanno leggere o non lo capirebbero). Nonostante non fosse stato amore folle per la pellicola, io i sequel raramente li perdo, semplicemente perchè non amo particolarmente lasciare le saghe a metà, e perchè comunque c'era curiosità riguardo al nuovo film.

Diciamo che da questo secondo capitolo ne ho tratto più o meno quanto dal primo: continuo a pensare che la storia raccontata nei due film d'animazione sia prevalentemente una storia per più grandi, non solo per i più piccoli. Il che non è affatto un male, anzi, molto spesso non rimango soddisfatto dai film d'animazione perchè esagerano nell'essere bambineschi, mentre al contrario questo si può fare apprezzare tranquillamente da tutti. Il vero problema di questo secondo capitolo è che si gioca praticamente tutte le sue carte, comiche e a livello di trama, nella prima metà, lasciando poi lo spettatore ad assistere ad una seconda metà un po' più scialba e talvolta anche noiosetta.

Dunque che cosa si può dire di "Rio 2 - Missione Amazzonia"? Sicuramente che non è pienamente riuscito e che non mi ha presomoltissimo, in secondo luogo secondo me cerca di mandare un messaggio trito e ritrito facendolo anche in un modo poco convincente. Qualche risata, devo ammetterlo, da parte mia c'è stata, ma non basta per valutare positivamente questo film che è sì carino, ma non ha per nulla mordente.

Voto: 5+

lunedì 28 aprile 2014

The Social Network (2010)

USA 2010
Titolo Originale: The Social Network
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Cast: Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Justin Timberlake, Armie Hammer, Max Minghella:, Brenda Song, Rashida Jones, Joseph Mazzello, Emma Fitzpatrick, Rooney Mara, Malese Jow
Durata: 121 minuti
Genere: Commedia, Biografico

La trama in breve: La storia della creazione del popolarissimo social network Facebook da parte di Mark Zuckerberg e dei problemi legali che ha dovuto affrontare in seguito alla pubblicazione.

Non so bene il motivo per cui mi sono accinto a guardare "The Social Network" solo qualche giorno fa, fatto sta che sono almeno quattro anni che ne rimando la visione, nonostante le critiche positivissime e il personaggio di Zuckerberg, il creatore di Facebook, quanto mai interessante essendo forse, e penso di non esagerare, l'uomo del decennio. Poi probabilmente tra qualche tempo arriverà qualcun altro a scalzarlo, ma il suo patrimonio ultramiliardario a solo trent'anni lo rendono forse il più importante imprenditore di sempre.

Un film che parla dunque della storia di come quest'uomo sia arrivato a creare Facebook e delle beghe legali che ne sono derivate dalla creazione del famoso social network non poteva che essere quattro anni fa un successo gigantesco e così infatti è stato. E per realizzare questo film si è deciso di prendere quello che è uno dei maestri del thriller moderno, quale il David Fincher regista di "Seven", "Fight Club" e "Zodiac" e a sceneggiare il tutto Aaron Sorkin, che con la serie Tv "The Newsroom" è diventato uno dei miei dialoghisti preferiti (Sorkin è salito alla ribalta anche grazie a "West Wing", ma io non l'ho mai visto quindi non posso esprimermi).

La pellicola si barcamena tra flashback con delle distanze temporali piuttosto ristrette, narrandoci da una parte le idee alla base della creazione di Facebook, mentre dall'altra le indagini e le cause legali che hanno coinvolto Zuckerberg subito dopo la pubblicazione di Facebook. Fondamentalmente la storia della tecnologia e soprattutto quella dell'informatica ci insegnano che davvero in pochi hanno avuto successo senza rubare delle idee agli altri: fu così anche per Bill Gates con Steve Jobs e così è stato per Zuckerberg, che vede nell'idea di due suoi colleghi di Harvard un ottimo potenziale tale da portare quello che doveva essere un social network su base universitaria a diventare in pochissimo tempo una macchina da soldi in grado di catturare centinaia di milioni di iscritti. Alla fine vince chi ha l'audacia e la capacità di prendere le proprie idee, migliorare quelle degli altri ed essere il primo a pubblicare il tutto in rete. E da quel momento in poi arrivano i soldi. Tanti, tantissimi soldi. Prima grazie ad Eduardo Saverin, poi grazie a Sean Parker, l'inventore di Napster.

I tre attori principali della vicenda sono proprio loro, con Zuckerberg interpretato da un ottimo Jesse Eisenberg, Saverin interpretato dall'Andrew Garfield che un paio di anni dopo vedremo in "The Amazing Spider-Man" (ora nelle sale con il secondo capitolo della saga), mentre Parker interpretato da Justin Timberlake. Il punto focale del film sta secondo me nel dualismo tra i due inventori, quasi a testimoniare una specie di passaggio di consegne tra Parker, in grado di attuare una discussissima condivisione musicale col programma da lui creato, e Zuckerberg, che con Facebook amplifica all'inverosimile il concetto di curiosità: la gente è spinta a iscriversi a Facebook perchè lo hanno tutti gli altri e vogliono sapere cosa fanno o pensano i loro amici. E' così che è avvenuto il vero e proprio boom mondiale attorno al 2008 (io mi sono iscritto in quell'anno guarda caso) ed è per questo che la gente è spinta ad iscriversi. Tuttora tra le altre cose sono moltissimi i miglioramenti che vengono messi in atto, talvolta grandi, altre volte piccoli ed impercettibili, nella piattaforma. E Facebook è uno dei social più imitati, anche da Google, è inutile negarlo (e fu così che Google decise di cancellare il mio bellissimo blog e di venirmi a cercare a casa con squadre armate). Gli altri copiano Facebook e Facebook talvolta scopiazza gli altri: è così che si migliora la piattaforma. E' così che Zuckerberg ha sfondato per davvero.

Voto: 9

domenica 27 aprile 2014

Un idea folle? Vedremo

Non è un'idea innovativa, ma ci voglio provare. L'altro giorno guardando una puntata di una serie TV che quando finirò recensirò, mi è venuta in mente una battutaccia da fare e anche un modo per metterla su video. Allora ho deciso, senza il minimo impegno, di prendere il mio account di Youtube, cancellare i quattro video idioti che avevo sopra, rinominarlo con lo stesso nome di questo blog e di caricarci sopra qualche breve video in cui spiego con una breve battuta (o scambio di battute) cosa mi ha trasmesso il film o la serie TV di cui parlerò.

Lo so, non è un'idea nuova, lo fanno in milioni di persone in giro per il mondo, ma chissene frega. Sarà più che altro un gioco, mi basterà prendere la mia telecamerina, farmi una sottospecie di selfie, dire la mia o le mie cagate e caricare tutto su Youtube. Semplice no?!?!

Seguitemi dunque sul canale Youtube di Non c'è Paragone!

Akira (1988)

Giappone 1988
Titolo originale: アキラ (Akira)
Regia: Katsuhiro Ōtomo
Sceneggiatura: Katsuhiro Ōtomo, Izo Hashimoto
Cast: Kaneda, Tetsuo, Colonnello Shikishima, Kay, Ryū, Dottor Ōnishi, Kaori, Kai, Takashi, Kyoko
Durata: 120 minuti
Genere: Animazione, Fantascienza

La trama in breve: 2019: Neo-Tokyo è sprofondata nel caos più totale dopo la Terza Guerra Mondiale. Nella città, bande di motociclisti si sfidano in corse all'ultimo sangue. Tra queste vi è la banda capitanata da Kaneda, ligio al dovere a scuola, ma che si scatena al di fuori di essa con la sua banda, composta da Kaisuke, Yamagata e Tetsuo.

Non ho mai avuto un buonissimo rapporto con la produzione di film d'animazione orientali, soprattutto gapponesi. Eppure sono in moltissimi quelli che considerano, ad esempio, i film di Haya Miyazaki come dei veri e propri cult dell'animazione. Io ne ho visti un paio e devo dire che sono davvero belli, eppure è un genere che ho sempre, forse troppo, sottovalutato. Akira è un film del 1988, da moltissimo in giro per la rete considerato come uno dei migliori film d'animazione di sempre, sia per il budget elevatissimo per l'epoca sia per delle considerazioni tecniche che farò più avanti. Riproposto nei cinema nel corso del 2013 per un solo giorno, ovviamente me lo sono perso e sono stato costretto a recuperarmelo in streaming.

Akira è un film d'animazione, ma non solo. E' molto più complesso dei normali film d'animazione che siamo abituati a guardare, tanto da sfociare in un finale al limite dell'incomprensibile per un comune essere mortale come me. Non mi vergogno infatti ad affermare di aver capito decisamente pochino del messaggio che mi voleva mandare il regista con quel finale che sembra quasi malato e delirante. Così come abbastanza delirante è lo sviluppo della trama, anche se con simbologie un po' più chiare. Una trama dal sapore distopico in cui Tokyo ha subito un nuovo attacco tramite bomba atomica successivo ad una terza guerra mondiale in cui un uomo normalissimo diventa una specie di superuomo.

La tecnica d'animazione è innovativissima per l'epoca, la spesa enorme di circa un miliardo di yen ha portato alla realizzazione di una pellicola con più di 300 colori, le bocche dei protagonisti che si muovono in perfetta sincronia con il doppiaggio (cosa che spesso e volentieri nemmeno adesso si riesce a fare). Insomma un'opera mastodontica entrata a dovere nell'immaginario collettivo e elevata a praticamente a cult assoluto del genere. Va vista per forza di cose.

Voto: 7,5

sabato 26 aprile 2014

Noah (2014)

USA 2014
Titolo originale: Noah
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Darren Aronofsky, Ari Handel, John Logan
Cast: Russell Crowe, Jennifer Connelly, Ray Winstone, Anthony Hopkins, Emma Watson, Logan Lerman, Douglas Booth, Leo McHugh Carroll, Marton Csokas, Finn Wittrock, Madison Davenport, Gavin Casalegno, Nolan Gross, Skylar Burke, Dakota Goyo, Barry Sloane
Durata: 130 minuti
Genere: Epico

La trama in breve: La storia narra l'impresa biblica compiuta da Noeè con la costruzione dell'Arca, per salvare gli esseri vivneti ritenuti giusti dal Creatore dal Diluvio Universale.

Ho sempre tenuto in modo particolare a non nascondere mai il mio amore cinematografico per Darren Aronofsky, il regista in grado di mettere a nudo le ossessioni dei suoi protagonisti in maniera sublime, come fatto ad esempio in "Il cigno nero" (che, dovevo farlo da un sacco di tempo, recensirò a brevissimo perchè appena rivisto) e in "π - Il teorema del delirio". Nonostante le aspettative su questo racconto biblico riguardo Noè non fossero poi altissime, un Aronofsky è sempre un Aronosky ai miei occhi e non è una cosa che si può perdere a cuor leggero.

Iniziamo col premettere che chi si aspetta di vedere un racconto fedele della storia di Noè e dell'Arca rimarrà molto deluso. Così come sono rimasto profondamente deluso io, non tanto per la non fedeltà alla storia, quanto più che altro perchè dal buon Darren mi aspetto ben altro, soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura, perchè dal punto di vista registico e scenografico è un film che non mi sento di discutere. Le inquadrature infatti sono molto curate, ho apprezzato particolarmente le scene oniriche in cui è protagonista Noè e il modo in cui son state girate. Per il resto c'è molto da discutere riguardo questo film, che secondo me ha sia degli aspetti negativi sia degli aspetti positivi e qualcuno anche interessante.

Iniziamo con il precisare il fatto che alla storia di Noè è stata data un'interpretazione molto personale da parte di Aronofsky, in un film a cui il regista lavorava da anni e che teneva particolarmente a realizzare. In questa reinterpretazione molto personale ci sono alcuni punti che però non ci azzeccano moltissimo ed anzi, cozzano abbastanza con ciò che dovrebbe trasmettere il film. Partiamo però dall'analizzare le cose che mi sono piaciute:

  1. Nel film Dio, come lo intendono Ebrei e Cristiani, non c'è. E la cosa, pur da credente, mi  è piaciuta abbastanza. I protagonisti innanzitutto lo chiamano sempre "Creatore" e non Yahveh o Dio, ma soprattutto non viene impersonato banalmente da una voce o da una qualche presenza strana, ma i suoi messaggi sono praticamente delle interpretazioni da parte di Noè di quello che secondo lui è il volere del "Creatore".
  2. Il voler lasciare allo spettatore il dubbio se Noè sia diventato pazzo per compiere la sua missione o se realmente lo sterminio di tutti gli esseri umani fosse il suo obiettivo.
  3. Le interpretazioni di Emma Watson e di Logan Lerman in due ruoli per nulla facili e che alla fine risultano i due personaggi più "umani" della storia. Peccato che abbiano qualche falla nella loro costruzione di cui parlerò negli aspetti negativi.
Queste sono le cose che mi sono particolarmente piaciute. Ora però passiamo alle cose negative, che purtroppo sono abbastanza più evidenti di quelle positive.

  1. L'impronta fantasy che è stata data alla storia nelle parti iniziali. Essendomi svuotato dal volere un film fedele alla Bibbia, penso che nella personalissima interpretazione di Aronofky i giganti di pietra, tanto per fare un esempio, diciamo che sono un filo esagerati. Mi sarebbe anche stata bene una componente più fantasy, ma così è decisamente troppo. Anche Matusalemme che crea il fuoco con la sua spada è stato decisamente troppo.
  2. Il personaggio di Cam, quello interpretato da Logan Lerman, ha per tutto il film una fissazione sull'avere una donna da portare con sè sull'Arca, essendo impaurito dal dover avere una vita da solo dopo il Diluvio. Ripeto, ci sta che un personaggio come Cam, costretto a non avere una donna per sè dal volere del Creatore, si possa sentire solo e deluso. Che però il suo personaggio venga ridotto solo a questo mi sembra un tantino esagerato.
  3. I salti temporali esagerati. Ila, che inizialmente era sterile, acquista grazie a Matusalemme la possibilità di avere figli, rimanendo incinta di Sem. Il Creatore però non vuole questo e Noè decide che se la figlia sarà femmina verrà uccisa (perchè potrebbe procreare), se invece sarà maschio vivrà. Ora, sia Sem che Ila sanno il volere di Noè. Eppure nel giro di un minuto sono passati nove mesi e Ila sta per partorire. Ovviamente dopo aver fallito un tentativo di fuga con una zattera. Io dico, ma Noè vuole uccidere tua figlia quando nascerà e tu tenti di scappare solo dieci minuti prima che nasca? E tu regista, decidi di non farmi vedere nulla di questi nove mesi passati?
Ci sono film che purtroppo mettono a dura prova il tuo amore per un regista. Ma si sa, prima o poi le delusioni arrivano e questa era abbastanza telefonata per quanto mi riguarda. Uno che non adora Aronofsky come me magari può essere affascinato da questo film, che comunque, è un film che può tranquillamente piacere perchè non è uno schifo assoluto. Ma io da Darren Aronofky mi aspetto qualcosa di più e questo è decisamente un film molto al di sotto delle sue potenzialità, che mi è sembrato, a livello di sceneggiatura, abbastanza raffazzonato. E la cosa sorprende ancora di più sapendo per quanti anni il regista ha lavorato a questo film, quasi sette.

Voto: 5

venerdì 25 aprile 2014

Oculus (2013)

USA 2013
Titolo Originale: Oculus
Regia: Mike Flanagan
Sceneggiatura: Mike Flanagan, Jeff Howard
Cast: Karen Gillan, Annalise Basso, Brenton Thwaites, Garrett Ryan, Rory Cochrane, Katee Sackhoff, James Lafferty, Miguel Sandoval, Katie Parker, Kate Siegel
Durata: 105 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: 2002: due fratelli vivono assieme ai loro genitori nella loro nuova casa. Da poco è arrivato uno specchio che sembra avere una brutta influenza sui genitori. 2013: Timbo, il maschio, esce da un manicomio dopo anni di terapia per aver ucciso il padre. La sorella Kaylie, andandolo a prendere, dice lui di aver trovato lo specchio e che ora possono mantenere il patto fatto dieci anni prima, ovvero trovare cosa abbia ucciso i genitori.

Ieri ho recensito un film horror in cui lo specchio la fa da padrone, ma che per la prima volta nella storia dei film horror in cui lo specchio la fa da padrone non mi sono spaventato nemmeno una volta. Ora, per il secondo giorno di seguito recensisco un film horror su uno specchio maligno e qui, senza stare a girarci troppo intorno, dico che ci troviamo davanti al migliore horror degli ultimi due o tre anni. Innanzitutto me la sono fatta addosso, che è l'effetto principale che deve creare un film horror, in secondo luogo mi è pure piaciuta la storia, quindi meglio di così!

Nonostante lo spunto di partenza della pellicola non sia tra i più originali visti nella storia del cinema, ovvero due fratelli che tornano nella casa in cui misteriosamente i loro genitori sono morti, l'argomento viene trattato con una certa originalità e in grado di creare una certa angoscia. Contribuiscono a creare questo effetto una colonna sonora esaltante e i due giovani attori protagonisti Karen Gillan e Annalise Basso, in grado per buona parte del film dki reggere tutta la baracca da soli.

Molti film horror ti mettono subito davanti alla paura, cercando di spaventarti con apparizioni improvvise fin dalle prime scene. "Oculus" no, ci mette un bel po' a carburare. C'è chi potrebbe dire la solita frase scontata e banale "ma che schifo, per i primi tre quarti d'ora di film non succede niente, gne gne gne stronzo tu che mi ci hai portato al cinema a vederlo", invece no, non è affatto così. I primi 45 minuti di film sono molto introduttivi, un po' come fatto da Ti West con "The Innkeepers", che mi era piaciuto moltissimo, con i due protagonisti che, indagando nel loro passato, spiegano il perchè si siano verificati i fatti della notte in cui morirono i genitori. Mike Flanagan in queste scene sta apparecchiando una seconda parte letteralmente esplosiva e tremenda creando una tensione fuori dal comune.

Poi, come detto, nella seconda parte il film esplode letteralmente. Come una molla che viene caricata, butta fuori tutto quello che ha da offrire e porca miseria ho rischiato per davvero di farmela addosso. A confronto sempre di altri film horror, che spiegano cosa abbia reso maligno un oggetto o una situazione, qui il film finisce non dandoti alcuna risposta: tutto quello che succede lo vedi sullo schermo, ma perchè lo specchio ha sterminato la loro famiglia? Cosa ha reso lo specchio maligno? Sarà una presenza demoniaca o che cosa d'altro? Non si sa e il film non è di questo che si occupa. E' riuscito a farti paura e non saprai mai di preciso cosa sia stato a darti così tanto quella sensazione di terrore.

Voto: 7,5

giovedì 24 aprile 2014

Candyman - Terrore dietro lo specchio (1992)

USA 1992
Titolo Originale: Candyman
Regia: Bernard Rose
Sceneggiatura: Bernard Rose
Cast: Virginia Madsen, Tony Todd, Xander Berkeley, Vanessa Williams, Michael Culkin, Kasi Lemmons, DeJuan Guy, Carolyn Lowery
Durata: 99 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Helen Lyle è una studentessa universitaria che sta scrivendo la sua tesi sul folklore moderno. Intervistando dei ragazzi viene a conoscenza della leggenda di Naceur, uno schiavo nero barbaramente ucciso. La leggenda narra che se si ripete il nome "Candyman" per cinque volte allo specchio egli apparirà per uccidere chi lo ha evocato.

Avendo messo momentaneamente in standby le saghe di "Hellraiser" e quella de "La bambola assassina" ho deciso di incominciarne un'altra, che è meno lunga ma che sincerissimamente già dopo la visione del primo film non so se proseguirò. Non perchè sia brutto in assoluto, più che altro perchè mentre sia i personaggio di Pinhea sia quello di Chucky sono molto affascinanti, quello di Candyman si è visto milioni di volte in mille altre salse, tutte le volte con un nome diverso (di solito è Maria la Sanguinaria la più gettonata), e soprattutto non trovo sia un cattivo affascinante per costruirci sopra una saga. E quindi non so, se mi verrà voglia proseguirò altrimenti sarà l'ennesima saga di cui apprezzo il primo capitolo, non guardando i successivi.

Inizio la recensione premettendo una cosa: io nei film horror ho un enorme problema con gli specchi, protagonisti di scene che a me hanno sempre spaventato moltissimo e per me gli specchi sono micidiali. Quando c'è uno specchio in un film horror so già sempre che sta per succedere qualcosa, sta per arrivare il mostro di turno e squartare il personaggio davanti allo specchio, ma cazzo, ogni santissima volta so cosa succede, compare il mostro e io mi spavento di brutto. Penso che questo sia il primo film in cui lo specchio non mi ha mai e poi mai spaventato. Perchè? Perchè il cattivo, il mostro, lo spirito di turno ci mette ogni volta ottantasette ore ad apparire!

Piccolo difetto a parte riguardo la questione specchi, a la sua durata, con i suoi personaggi principali costruiti in una buona maniera ed una colonna sonora che, discostandosi abbastanza da quelli che sono i canoni del genere horror, risulta comunque molto avvolgente ed inquietante. Alla fin della fiera pur essendo il cattivo principale secondo me poco interessante per costruirci intorno una saga di livello, il film in sè risulta quanto meno parzialmente riuscito per quanto riguarda l'atmosfera che riesce a creare intorno a sè.

Voto: 6,5

mercoledì 23 aprile 2014

Il paradiso degli orchi (2013)

Francia 2013
Titolo Originale: Au bonheur des ogres
Regia: Nicolas Bary
Sceneggiatura: Nicolas Bary, Jérôme Fansten, Serge Frydman
Cast: Raphaël Personnaz, Bérénice Bejo, Guillaume de Tonquedec, Emir Kusturica, Thierry Neuvic, Mélanie Bernier, Dean Constantin, Bruno Paviot, Marius Yelolo, Marie-Christine Adam, Armande Boulanger, Adrien Ferran, Mathis Bour
Durata: 92 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Benjamin Malaussène è un capro espiatorio, cui il direttore del grande magazzino in cui lavora dà sempre la colpa per le lamentele dei clienti, che spesso vedendolo maltrattato sono mossi da pietà e ritirano la lamentela. Nel centro commerciale presto inizieranno ad esplodere delle bombe, per le quali il primo indiziato sarà proprio Benjamin.

Ci sono film che guardo perchè li voglio assolutamente vedere, ci sono film che guardo perchè poi possa divertirmi a spernacchiarli su questo blog, poi ci sono film che guardo magari in streaming dopo una partita della Juve in Europa League e li cerco apposta abbastanza corti visto l'orario tardo. Ovviamente oltre alla breve durata ci deve essere una certa dose di curiosità riguardo ad un film da cui non sai benissimo cosa aspettarti, la cui visione potrebbe regalarti delle piacevoli sorprese. A volte le sorprese sono folgoranti, altre volte puzzano di letame, altre ancora ti lasciano indifferente.

Innanzitutto il film è tratto dall'omonimo romanzo di Daniel Pennàc, scritto nel 1985, che, manco sto più a dirlo ormai, non ho letto. Forse per poter recensire bene questo film dovrei conoscere il libro, invece purtroppo è una lacuna che mi porto dietro e della pellicola bisogna parlarne comunque. E, visto il film, il romanzo di Pennàc potrebbe essere un recupero molto interessante alle mie letture, che in questo periodo si stanno barcamenando tra "La biblioteca dei morti" di Glenn Cooper e il recupero di "Divergent" che voglio finire prima di vedermi il film. Inutile dire che il livello va un pochino alzato. Ma giusto un pochino.

Di questo film mi sono piaciute particolarmente due cose: il protagonista, Benjamin Malaussène, che si barcamena tra un lavoro umiliante ma necessario (quello di capro espiatorio in un grande magazzino) e la sua famiglia sgangherata, composta da molti fratelli e sorelle, con una madre sempre in giro ad innamorarsi e con padri che non si sa bene chi siano. In questi due fronti la sceneggiatura del film riesce a mostrarci molte ed interessanti trovate comiche al limite della follia e dell'ironia pungentissima che ultimamente si vede molto nelle commedie francesi.

Tra le altre cose la pellicola riesce bene a barcamenarsi tra diversi generi: quello della commedia si rivela essere il principale, ovviamente, ma riesce anche a mostrare una componente thriller molto leggera, ma interessante, che non si prende mai sul serio fino in fondo e che in questo suo modo di essere leggero ed irriverente riesce ad essere molto coinvolgente. Piacevole dunque vedere come una visione post-partita della Juve in Europa League, in cui cerco di proposito un film non troppo lungo vista la tarda ora, si riveli assai piacevole e coinvolgente.

Voto: 7

martedì 22 aprile 2014

Moulin Rouge! (2001)

USA 2001
Titolo Originale: Moulin Rouge!
Regia: Baz Luhrmann
Sceneggiatura: Baz Luhrmann, Craig Pearce
Cast: Nicole Kidman, Ewan McGregor, John Leguizamo, Jim Broadbent, Richard Roxburgh, Garry McDonald, Jacek Koman, Matthew Whittet, Kerry Walker, Caroline O'Connor, Christine Anu, Natalie Mendoza, Lara Mulcahy, David Wenham, Kylie Minogue
Durata: 127 minuti
Genere: Musical, Drammatico

La trama in breve: Satine è la star più ambita del Moulin Rouge, pronjta ad offrire i propri servizi per denaro. Un giorno arriva da fuori il giovane scrittore Christian, che presto si innamorerà di lei, venendo corrisposto. Purtroppo però è interessato a Satine anche un ricchissimo conte.

Avete presente quando tutti vi parlano di una cosa e la vostra reazione non è "siii, corro subito a vedere com'è!!!!", ma quella contraria, ovvero la reazione di odio e nausea profondi? E' quello che successe a me con "Moulin Rouge!" negli anni successivi alla sua uscita nei cinema, tutti lo vedevano come un capolavoro assoluto mentre io mi rifiutavo di vederlo perchè non mi ispirava per nulla e perchè se ne parlava troppo. Ora sono cresciuto un bel po' da quel periodo e finalmente ho preso il coraggio di vedere un film che, nel bene e nel male, non dovrebbe mai mancare alle visioni di qualcuno a cui piace il cinema, semplicemente perchè, se un film del genere è molto discusso si vede che un motivo ci sarà pure.

I due attori protagonisti della pellicola diciamo che mi piacicchiano: Ewan McGregor come attore mi piace tantissimo, qui tra l'altro rivela delle abilità di cantante che non credevo avesse e che nessuno prima di questo film credeva avesse. Stessa considerazione vale per le abilità canore di Nicole Kidman, anche se lei cinematograficamente mi piace un po' sì e un po' no, anche se di sicuro ha avuto il suo periodo d'oro tra il 1999 e il 2001 con la sua tripletta di interpretazioni pazzesche prima nel lavoro postumo di Stanley Kubrick "Eyes Wide Shut", poi in questo "Moulin Rouge!" e nello stesso anno anche nell'horror "The Others".

Il regista e sceneggiatore Baz Luhrmann tra l'altro è noto per le sue colonne sonore che sono completamente anacronistiche rispetto all'epoca di riferimento del film. Lo aveva fatto con "Romeo + Giulietta", lo ha fatto anche nel recente capolavoro (anche s enon riconosciuto dalla critica) "Il grande Gatsby", ma è ciò che in maniera particolare contraddistingue questo film: è la particolarità su cui si fonda l'intera pellicola, ovvero quella di vedere una storia ambientata a fine '800 con musiche che arrivano dalla fine del '900. Ed il contrasto che si crea è bellissimo secondo me.

A differenza però di molte, in questo film non ci ho visto quel capolavoro che tutti decantano. E' un bel film, ben orchestrato, ha una colonna sonora magistrale, ma rimane quel qualcosa di ancora non ben identificato da parte mia che non mi convince appieno. La storia mantiene un'ottima coerenza narrativa dall'inizio alla fine, non scade mai nell'assurdo, anche se spessissimo il gusto kitch di Luhrmann domina vistosamente la scena.

Voto: 7,5

lunedì 21 aprile 2014

The Occupants (2014)

USA 2014
Titolo Originale: The Occupants
Regia: Todd Alcott
Sceneggiatura: Todd Alcott, Holly Golden
Cast: Cristin Milioti, Michael Rady, Toby Huss, James Urbaniak, Macey Cruthird, Katherine Kamhi, Kristen Ariza, Gena Shaw, Chelsey Valentine, Cordelia Sonnenschein, Ashanti Brown, Mary Pat Farrell, Elizabeth Krasick, Gail Golden, Natalie Neurauter
Durata: 80 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Lucy vive nella sua nuova casa con il marito. Ha passato la sua intera vita ad aiutare donne vittime di abusi, ma non riesce a vivere serenamente a causa del suo passato. Presto Wade, il marito, scoprirà che nella casa in cui vivono si è verificata in passato una tragedia familiare.

Il thriller/horror è un genere importantissimo per quanto riguarda il mio gusto cinematografico: moltissime delle produzioni degli ultimi anni in questo ambito mi hanno fatto abbastanza cagare, semplicemente perchè è difficilissimo creare la tensione adatta perchè possa, con il passare dei minuti, trasformarsi in paura. Ho deciso di guardare questo horrorino con poche pretese in una serata in cui le mie pretese erano altrettanto poche e devo dire che mi sono trovato davanti di certo a qualcosa che non è per nulla trascendentale, ma che nel suo attingere da varie fonti di ispirazione riesce abbastanza bene nell'intento di intrattenere e di inquietare almeno un pochino.

Il problema dei film horror di questi ultimi anni è che non hanno una propria identità: non so in cosa risieda questo problema, se nel fatto che non ci siano più idee o nel fatto che sono state esplorate tutte le frontiere dell'horror e non si sa più cosa fare, sta di fatto che gli horror di questi ultimi anni praticamente sempre ricordano altri film precedenti. Rimandi che creano una catena infinita a ritroso talmente lunga che, se andassimo fino alla fine, probabilmente arriveremmo a "Nosferatu" o a qualcosa ancora prima. Faccio questo procedimento con questo film e mi accorgo di sostanziali rimandi prima a "La casa muta" (per me vero capolavoro degli ultimi anni, soprattutto per angoscia e tecnica, non tanto per la trama, abbastanza vista e rivista) che a sua volta secondo me rimanda molto a "The Others" eccetera eccetera eccetera.

E in questo mischiare storie prese da vari film horror che, nella mia vita da spettatore cinematografico, ho apprezzato particolarmente, si nota che il film non è nè carne nè pesce dal punto di vista della trama, ma riesce a darti qualche colpettino e qualche sobbalzo. La protagonista Cristin Milioti, che chi segue "How I Met your Moher" ha imparato a conoscere come "la madre" nell'ultima stagione della serie, risulta il personaggio più inquietante della storia, nonostante sia praticamente l'unico umano presente in casa sua. Sarà il suo volto, saranno gli occhi enormi, ma davvero la sua pazzia è qualcosa di abbastanza disturbante.

Voto: 6-

domenica 20 aprile 2014

The Butterfly Effect (2004)

USA 2004
Titolo Originale: The Butterfly Effect
Regia: Eric Bress, J. Mackye Gruber
Sceneggiatura: Eric Bress, J. Mackye Gruber
Cast: Ashton Kutcher, Amy Smart, Melora Walters, Elden Henson, William Lee Scott, Eric Stoltz, Ethan Suplee, Callum Keith Rennie, John Patrick Amedori, Logan Lerman, Irene Gorovaia, Sarah Widdows, Jesse James, Cameron Bright, Kevin Schmidt, Jake Kaese
Durata: 113 minuti
Genere: Fantascienza, Drammatico, Thriller

La trama in breve: Evan, a 7 anni, comincia ad avere delle strane amnesie, a causa delle quali è costretto a scrivere su dei diari tutto ciò che gli accade. Ormai cresciuto scopre, rileggendo i diari, che può tornare nel passato, intervenendo per modificare gli eventi che hanno contraddistinto la sua vita.

Di film sui viaggi nel tempo non posso dire di averne visti molti, ma i pochi che ho visto mi hanno quasi sempre saputo affascinare nel giusto modo. Sarà perchè tra le altre cose, leggendo qualcosina riguardo alle teorie scientifiche a riguardo di Einstein e Stephen Hawking un pochino sono informato, quindi vedere il modo in cui il viaggio nel tempo viene trattato mi affascina quasi sempre in maniera particolare. Prima di parlare del film, mi sento in dovere di fare due righe di scienza per poter inquadrare la pellicola in una certa categoria.

Le teorie scientifiche principali a riguardo si contrappongono: la prima, quella di Einstein, afferma che se il viaggio nel tempo fosse possibile, non ci sarebbe possibile modificare il passato intervenendo in prima persona, in quanto interverrebbe un principio chiamato "Censura Cosmica" che non ci permetterebbe di modificare alcunchè e in pratica il viaggiatore nel tempo sarebbe quasi uno spettatore. Tale teoria è stata utilizzata nella quinta stagione di "Lost" e a memoria è l'unica opera che mi ricordo che asseconda la teoria. Essendo il principio della "Censura Cosmica" molto più filosofico che scientifico, Hawking ne dettò una sua naturale evoluzione: supponendo che il viaggio nel tempo fosse possibile, qualsiasi modifica apportata dal viaggiatore lo trasporterebbe in una realtà parallela che seguirebbe un corso degli eventi diverso da quello che si è effettivamente verificato. "The Butterfly Effect", ma anche "Donnie Darko", pur non parlando mai di realtà parallele al loro interno, assecondano questa teoria. "Ritorno al futuro", il re dei film sui viaggi nel tempo, è un po' un caso a parte, perchè asseconda un po' entrambe le teorie.

Dopo questa pappardella scientifica, ammetto che dovevo vedere questo film da moltissimo tempo, ma ho continuato a rimandarne la visione addirittura per qualche anno, per poi trovarmi davanti a qualcosa che non è un capolavoro assoluto, ma che, soprattutto dal punto di vista emotivo, ha saputo coinvolgermi all'inverosimile. I viaggi nel tempo del protagonista Evan vanno a colpire tutti i momenti fondamentali della sua vita e di quelli della sua amica Kayleigh, modificandoli egli tenta di perseguire un unico obiettivo: ottenere la felicità per entrambi, possibilmente stando insieme, essendone lui innamorato. Questi cambiamenti nella linea temporale però portano a cambiamenti decisamente drastici ed insostenibili nella vita di entrambi, tanto da spingere Evan a continui viaggi nel passato per sistemare le cose a suo piacimento.

La storia culminerà in un finale che personalmente ho trovato tra i finali più amari, nonostante probabilmente sia il più giusto possibile, che io abbia mai visto, in un film che fino ad ora era riuscito a colpirmi davvero per bene.


Davanti ai continui sconvolgimenti della vita di Evan e Kayleigh, il protagonista si renderà conto che non c'è possibilità di felicità per entrambi, per lo meno non c'è la possibilità che entrambi siano felici stando insieme. Evan tornerà dunque al momento in cui ha conosciuto Kayleigh, minacciando di uccidere lei e tutta la sua famiglia se si fosse fatta vedere di nuovo. La vita dei due proseguirà seguendo destini separati.
Come detto il finale è amarissimo, ma coerentissimo con il resto della storia. Moltissimi film cercano un finale che accontenti il pubblico alla "e vissero tutti felici e contenti". Qui ciò non poteva succedere ed un finale positivo avrebbe certamente affossato il film, facendolo diventare qualcosa di buono, ma normale.

Voto: 8

sabato 19 aprile 2014

Il ricatto (2013)

Spagna 2013
Titolo Originale: Grand Piano
Regia: Eugenio Mira
Sceneggiatura: Damien Chazelle
Cast: Elijah Wood, John Cusack, Kerry Bishé, Tamsin Egerton, Allen Leech
Durata: 90 minuti
Genere: Thriller

La trama in breve: Tom Selznick, pianista, torna in scena dopo cinque anni di inattività. Per il suo ritorno0 sulle scene è stato organizzato un concerto, durante il quale scoprirà di essere sotto tiro da parte di un cecchino.

Io purtroppo ho un enorme difetto riguardo a molti film: non riesco a guardarli svuotandomi dal pregiudizio. L'errore principale sta nel leggere alcune recensioni prima di vedere il film e non dopo: che poi è la cosa che fanno tutti, poi uno, nonostante le recensioni negative, decide se guardare un film o meno comunque, perchè non si sa mai, magari gli piace lo stesso. Avevo letto non dico molte, ma qualche recensione di questo "Il ricatto" e diciamo che non è che raccomandassero categoricamente una visione. E, consapevolmente, ho fatto la scelta di vedermelo comunque.

Dal punto di vista della narrazione il film scorre bene ed in maniera pulita, si arriva alla fine del film con relativa tranquillità e senza particolari fatiche. E questo oltre che un punto a favore è anche un punto a sfavore, per quanto mi riguarda: un thriller deve essere faticoso, deve metterti angoscia, se arrivi alla fine col fiatone un thriller guadagna punti. Il fiatone non deve essere per la noia però, deve essere per la tensione! E qui di tensione ce n'è abbastanza poca.

Oltre a questo non sono particolarmente fan dei film che si svolgono in un'unica location: mi era piacicchiato il claustrofobico "Buried", ma per il resto ho trovato solo o grosse delusioni o qualche film mediocre. "Carnage" escluso, anche se "Carnage non è un thriller e nel suo genere è perfetto. Questa pellicola per tutta la sua durata ha il sapore amaro dell'incompiutezza: aspetti che accada qualcosa che alla fine non accade e, il modo in cui accade, è affrettato e mal gestito. E' come sentire il rombo del motore di un'auto (di una Matiz eh, non di una Ferrari) che poi però non parte. Poi, diciamocelo, questo pianista mentre suona il piano fa di tutto: parla al telefono, scrive sms, si prende un caffè, va in bagno a pisciare e gioca a FIFA 14 sulla PlayStation 4. Belli i tempi in cui i pianisti suonanvano solamente il piano.

Inoltre la scena finale è qualcosa di inspiegabile, incomprensibile con qualsiasi logica si utilizzi per tentare di capirlo. Elijah Wood mi era piaciuto in "Il Signore degli Anelli" (ma in quel film chiunque mi era piaciuto) e in "Oxford Murders", altri film suoi non mi avevano particolarmente impressionato, dandomi l'impressione di essere un attore piuttosto incompiuto. Guardate questo film, se non avete niente da fare, ma sappiate che non vi porterà praticamente da nessuna parte.

Voto: 5+

venerdì 18 aprile 2014

Death Note

Death Note (Anime)
Episodi: 37
Regia: Toshiki Inoue
Rete Giapponese: Nippon Television
Rete Italiana: MTV
Genere: Thriller

La trama in breve: Un giovane studente giapponese, trova per terra un quaderno con scritto "Death Note" sulla copertina. Presto scopre che scrivendo il nome d una persona sul quaderno ed avendone ben presente il volto, la persona muore nel giro di pochi secondi. Decide di utilizzare questo immenso potere per creare un nuovo mondo, incominciando con l'eliminazione di pericolosi criminali.

E' bello recensire per la prima volta su questo blog un anime partendo con questa frase: io non amo gli anime. Ne ho visti davvero pochi per intero, forse forse solo l'immancabile "Dragon Ball", "Heidi" e "Slam Dunk" (che è uno dei miei cartoni cult in assoluto e che penso recensirò a breve). Tutti gli altri non li seguo semplicemente perchè sono troppo lunghi e non riuscirei a seguirli con la costanza che ci vorrebbe. Eppure, mentre guardavo "Death Note", ho scoperto tutta una produzione di anime sotto i cinquanta episodi tra cui alcuni potrebbero interessarmi e quindi a breve vi sorbirete pure la recensione di quelli se riuscirò a vedermeli.

Death Note mi era stato consigliato più e più volte da più e più persone per la sua figosaggine e per quanto riesca a prenderti e a farti vedere un episodio dietro l'altro senza mai volere smettere. E, ora che ho finito di vederlo, posso dire che tutto ciò si è verificato come predettomi da tutti quelli che me lo consigliavano, tanto da farmelo finire in poco meno di una settimana, guardando minimo sei o sette episodi per volta. Vi avverto anche, per chi fosse tardone come me nel guardare le cose, che se avete intenzione di vedervi l'anime questa recensione sarà piena di spoiler, semplicemente perchè non saprei come parlarne senza fare spoiler. Quindi da questo punto in poi...



Intanto l'anime secondo me può essere diviso in tre parti: nella prima Light Yagami scopre il Death Note e inizia a prendere coscienza con esso, mentre Elle indaga sulle morti che avvengono numerose per mano di Kira, coinvolgendo addirittura il nostro insospettabile protagonista; la seconda parte la si può configurare tra l'ingresso in scena di Misa e del secondo Death Note fino alla morte di Elle; la terza invece dalla morte di Elle e il conseguente ingresso in scena di Near e di Mellow fino alla morte di Light Yagami.

Così come dal punto di vista della trama la storia io la divido in tre parti distinte, anche la qualità dell'anime rispecchia secondo me molto bene la suddivisione che mi sono creato nella mia testa. Mentre tra la prima e la seconda parte si assiste ad un crescendo clamoroso dal punto di vista della tensione e della narrazione, la terza cala abbastanza dal punto di vista narrativo, allentando un po' quella che era stata l'altissima tensione che si era vissuta negli episodi precedenti.

A rendere affascinantissime le prime due parti è lo scontro mentale (e talvolta anche a colpi di Death Note) tra Yagami/Kira e Elle. La meticolosità del primo nel compiere qualsiasi azione in modo da non essere beccato e del secondo nel svolgere le indagini sono la miglior cosa dell'intero anime. Memorabile tra i due è l'incontro di tennis nel campo della scuola, utilizzato come pretesto da Elle per studiare la personalità di Light e viceversa. In un semplice incontro di tennis viene scritta un'importantissima puntata per i risvolti successivi dell'anime.

Quando pensi che però la storia abbia raggiunto il suo apice e si stia avviando verso una semplice risoluzione ecco che entra in gioco Misa Misa, in possesso di un secondo Death Note. Il suo personaggio è stupido, un burattino nelle mani dell'infinita intelligenza di Light, imprevedibile proprio perchè non è dotato di intelligenza. Eppure Light nonostante per lo spettatore sia un personaggio imprevedibile, la capisce sin dall'inizio e sa prevedere la sua reazione ad ogni sua difficoltà. L'anime sale vertiginosamente, raggiungendo il suo apice massimo, nel periodo in cui sia Light sia Misa dimeticano dell'esistenza del Death Note, che finisce nelle mani della Yotsuba, una potente azienda giapponese. Con l'arresto del nuovo proprietario del Death Note e la successiva morte di Elle si chiude la seconda parte, davvero in maniera spettacolare ed inaspettata.

La terza parte cala abbastanza. Non dico in picchiata perchè il fascino rimane lo stesso, con Light che veste i panni sia del secondo Elle sia di Kira, facendo un doppio gioco clamoroso. Ciò che succede in questa terza parte è però che i due personaggi che sostituiscono Elle, ovvero Near e Mello, non hanno nè lo stesso carisma nè lo stesso fascino. Non si viene per nulla a creare quel dualismo Elle/Kira che mi aveva affascinato in maniera inverosimile nelle prime due parti e tutto risulta leggermente insipido, se così si può dire. Almeno fino agli ultimi due episodi, con la degna chiusura della vicenda gestita in maniera davvero ottima, ma soprattutto coerente con le premesse: Light non poteva andare avanti per molto, muore con la convinzione di aver reso il mondo un posto migliore e, forse, è stato veramente così. O forse si è macchiato di qualcosa di ancora più grande di qualsiasi crimine compiuto da un qualsiasi essere umano. E' un giudizio morale che non mi sento in grado di dare e che non è mio compito dare.

Ho già parlato in maniera molto approfondita sia del carattere di Light sia di quello di Elle, ma non del loro aspetto fisico: Light è uno studente, il migliore del suo corso, composto ed elegante. Da come è disegnato ne emergono sicurezza di sè e la sua intelligenza non è un peso per il suo rapporto con gli altri. Da come è disegnato Elle invece emerge secondo me un grande disagio: il personaggio è comunque, a suo modo, molto sicuro di sè, ma appare complessato, con dei tic nervosi che a volte danno anche fastidio. Near è caratterialmente molto simile a Elle, allevato nella stessa scuola in cui Elle è cresciuto, con dei complessi clamorosi, purtroppo però meno carismatico nel suo predecessore a capo delle indagini.

Personaggio interessantissimo è anche lo shinigami Ryuk, Dio della Morte nella mitologia e nella cultura giapponese, proprietario del Death Note del quale nemmeno conosce le regole, drogato di mele (sì sì, proprio di MELE) che risulta simpatico ed imprevedibile allo stesso tempo. Può essere visto solo da chi ha toccato il suo Death Note, quindi per la maggior parte del tempo da Light Yagami, con il quale intrattiene interessantissimi discorsi esistenziali tra una mela e l'altra.

Voto: 9

La mia valutazione sarebbe stato un 9,5/10 comodo comodo se non ci fosse stato il visibilissimo calo nell'ultima parte della storia che non è brutta a livello assoluto, ma è sicuramente una spanna sotto alle splendide prime due parti.

giovedì 17 aprile 2014

Nymphomaniac - Volume I (2013)

Danimarca, Germania, Regno Unito, Belgio 2013
Titolo Originale: Nymphomaniac
Regia: Lars Von Trier
Sceneggiatura: Lars Von Trier
Cast: Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Stacy Martin, Shia LaBeouf, Christian Slater, Uma Thurman, Sophie Kennedy Clark, Connie Nielsen, Ronja Rissmann, Maja Arsovic, Sofie Kasten, Ananya Berg, Anders Hove
Durata: 117 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Joe è una donna che viene trovata da Seligman in un vicolo. Per spiegare all'uomo come si sia trovata in quel luogo, la donna inizia a raccontargli una lunghissima storia, partendo dalla sua infanzia.

Recuperare l'intera filmografia di Lars Von Trier è una di quelle cose che prima o poi dovrò fare, anche perchè l'enorme lacuna che ho riguardo alla sua produzione cinematografica è qualcosa di veramente vergognoso per uno come me che si autoproclama appassionato di cinema. Mi confesso qui: "Nymphomaniac - Volume I" è il primo film del regista che vedo, ma, come si suol dire, meglio tardi che mai. Viste poi le innumerevoli discussioni che si creano attorno a questa produzione la visione si rivelava più che obbligata, anche un ottimo trampolino per iniziare ad esplorare il regista che, qui, dimostra quanto un viaggio a ritroso nel suo cinema sia per me dovutissimo. Semplicemente perchè il suo stile in questo film mi piace moltissimo.

Un film abbastanza, per usare un eufemismo, controverso, volutamente diviso in due uscite cinematografiche distinte da circa due ore ciascuna, più una versione completa non censurata che difficilmente in Italia la si vedrà in più di una decina di sale. E il giudizio del tipico superficialone cosa potrebbe affermare? Secondo me una cosa del genere:

Prima della visione: Ohssì dai, un film che parla di sesso, un soft porno mandato nei cinema che non mi devo per forza scaricare da internet e per il quale posso evitare di uccidere il mio computer con i mille virus che ti mandano i siti porno! ANDIAMOLO A VEDERE!!!
Dopo la visione: Ma che diavolo di delusione. Sì, chiaro, Stacy Martin è una gnoccolona, anche se ha le tette piccole, però che noia sto film, non succede nulla di eclatante tranne qualche scopatina, per giunta anche censurata. Attenderò la versione integrale in DVD almeno potrò skippare tutte quelle inutili scene in cui i protagonisti parlano.

Cercherò di dare un giudizio più di testa che di cuore quando avrò visto la seconda parte del film (per la quale sono combattutissimo se aspettare ancora una settimana o se recuperarmela subito sottotitolata). Per ora mi limito a dire che ho apprezzato praticamente tutto di questa prima metà di film, a partire dall'interpretazione di Stacy Martin nei panni della protagonista in un ruolo che, come accennavo sopra, potrebbe sembrare quello di una a cui piace troppo scopacchiare in giro, ma è molto più difficile di quanto si possa pensare. Semplicemente perchè Nymphomaniac, per come mi è parso da questa prima parte, non è per nulla un film sul sesso, ma un film sulla solitudine e sulla sofferenza.

Sofferenza della protagonista che si riflette anche sui moltissimi personaggi che ella incontra nel corso del suo racconto. Memorabile è ad esempio la scena in cui Mrs. H (Uma Thurman) fa vedere ai figli la donna con cui il marito ha distrutto la vita della famiglia. Mi sono piaciuti anche tutti i vari momenti culturali che ci regala il regista, avvalendosi delle spiegazioni di Seligman, accompagnate tutte da immagini che aiutano lo spettatore ad avvicinarsi al mondo di cui ci sta parlando il personaggio.

Voto: 10

mercoledì 16 aprile 2014

La bambola assassina 3 (1991)

USA 1991
Titolo Originale: Child's Play 3: Look who's Stalking
Regia: Jack Bender
Sceneggiatura: Don Mancini
Cast: Justin Whalin, Perrey Reeves, Jeremy Sylvers, Travis Fine, Dean Jacobson
Durata: 85 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Otto anni dopo gli eventi narrati nel film precedente, Chucky ritorna in vita nella bambola di "Bimbo bello". Andy Barclay si è trasferito all'Accademia Militare dove unsuo giovane compagno, Tyler, trova la bambola posseduta da Chucky che, dopo una serie di omicidi, vuole impossessarsi di un nuovo corpo.

Terzo capitolo e terza recensione. Dopo "La bambola assassina" e "La bambola assassina 2" per cui il mio gusto è rimasto con quasi un nulla di fatto, senza rimanerne particolarmente affascinato e senza dire mai quanto mi facesse schifo, eccoci al terzo capitolo. Andy Barclay è finalmente cresciuto e non è più un bimbettominkia affascinato da un pupazzo che ormai lo ha traumatizzato nel profondo e decide così di iscriversi ad una scuola militare in cui il luogotenente è praticamente un suo coetaneo. Ma quando mai si è vista una cosa del genere? Vabbeh, sorvoliamo su questo piccolo dettaglio.

Ovviamente verrà preso di mira dal capitano e si innamorerà di una ragazza presente nel battaglione e, in mezzo a tutte queste difficoltà, si rifa viva la bambola assassina, pronta a traumatizzarlo di nuovo ed a possedere il corpo di un suo compagno. Ed in tutto questo anche questo terzo capitolo, con zero horror e molta moltissima comedy, riesce ad essere spassoso come i primi due, grazie ad uno humour nero che ho sempre particolarmente apprezzato nel corso di questa saga. Che poi diciamocelo, chiunque abbia visto la saga de "La bambola assassina" dopo un po' ha iniziato a tifare per l'idolissimo Chucky.

La cosa che non ho per nulla apprezzato del film invece è l'ambietazione militaresca: Andy si rifugia nella scuola militare per affrontare i suoi traumi infantili, ma questa scuola sembra prendere moltissimo dall'iconologia creata da Stanley Kubrick in "Full Metal Jacket". Ovviamente il luogotenente è un esaltato di merda, con la differenza che, mentre Hartman risulta essere il miglior personaggio della storia del cinema militare, qui Brett Shelton risulta una delle cose più odiose mai viste, con i suoi insulti banalissimi e le sue angherie molto ma molto scontate. E la goduria quando viene ucciso è massima.

In questo voler mischiare il genere militare al genere horror il film non risulta secondo me particolarmente riuscito: molte persone sul web lo considerano il migliore della saga. Io, a differenza loro, non penso che faccia schifo, ma si rivela essere probabilmente un canto del cigno, capace di far perdere interesse in una saga fin qui non particolarmente esaltante, ma quanto meno interessante.

Voto: 5,5

martedì 15 aprile 2014

Need for Speed (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Need for Speed
Regia: Scott Waugh
Sceneggiatura: George Gatins
Cast: Aaron Paul, Imogen Poots, Dominic Cooper, Ramón Rodríguez, Kid Cudi, Rami Malek, Michael Keaton, Harrison Gilbertson, Dakota Johnson, Nick Chinlund, Stevie Ray Dallimore, John Gatins
Durata: 130 minuti
Genere: Azione

La trama in breve: Toby è un meccanico appassionato di auto e corse, vincendo numerose gare che gli permettono di guadagnare i soldi per pagare l'affitto della sua officina. Quando però il suo amico Pete muore per mano del pilota Dino e Toby viene incarcerato per due anni, alla sua liberazione deciderà di partecipare alla De Leon, famosa corsa clandestina, per vendicarsi del suo amico. Per riuscire a partecipare dovrà sottoporsi ad un viaggio da New York a San Francisco in nemmeno 45 ore.

"Need for Speed", oltre che il titolo del film che sto per recensire, è il titolo di un'importantissima e lunghissima saga videoludica sul mondo delle corse clandestine, cui il film in questione chiaramente si ispira. E io, nella mia ignoranza riguardo alle automobili e tutto ciò che si muove al loro interno, pensavo che già la saga di "Fast & Furious" fosse ispirata alla saga videoludica di "Need for Speed". E, sinceramente, non è che sentissi il bisogno di un nuovo "Fast & Furious", visto che il primo film posso ritenerlo carino, mentre già dal secondo in poi la saga accusa prima una stanchezza enorme per poi arrivare a diventare il regno del trash assoluto e dell'inverosimile. Non me ne voglia la buonanima di Paul Walker, morto qualche mese fa, che con il franchise di "Fast & Furious" e con il personaggio di Brian O'Conner è entrato nell'immaginario comune di moltissime persone.

Diciamo che il 90% dell'interesse verso questa pellicola derivava dalla presenza di Aaron Paul, da me conosciuto per la magistrale interpretazione lungo le cinque stagioni di "Breaking Bad" nel ruolo di Jesse Pinkman. Ruolo che, dopo averlo interpretato, chiunque abbia visto la serie sono sicuro voglia vedere l'attore impegnato in un film serio e con i controcoglioni. L'esperimento era già fallito con "Non buttiamoci giù" filmetto per nulla imperdibile in cui lui risultava il migliore della compagine, purtroppo fallito anche con questo "Need for Speed" che riprende delle idee già viste in moltissimi altri film come la vendetta, la riscoperta di sè, la perdita di un amico facendolo in maniera per nulla originale.

Questi film sono quelli che con discreta sicurezza guadagnano i soldi al box office (soldi che io non ho consegnato perchè non ho ritenuto "Need for Speed" un film da vedere al cinema) e qui lo fa principalmente su due fronti: il primo è il riprendere il titolo della famosissima saga videoludica anche se, purtroppo, non avendoci mai giocato, non so quanto la trama sia corrispondente con quella di almeno uno dei ventimila titoli pubblicati, il secondo è la presenza di Aaron Paul per il quale qualche fan di Breaking Bad di sicuro è andato a vedere il film.

Dal punto di vista tecnico siamo davanti ad un normale blockbusterone di quelli fatti apposta per attirare pubblico. Il blockbuster non è una categoria da demonizzare per forza di cose, anzi, io sono uno che i blockbusteroni li guarda con un certo piacere solitamente, dipende da ciò che mi viene proposto fondamentalmente. Questo purtroppo non ha dalla sua nè una particolare idea dal punto di vista della sceneggiatura, nella quale tutto sa di già visto e respirato in altre pellicoli ben migliori di questa, sia dal punto di vista registico, essendo quella di Scott Waugh una regia senza particolari guizzi, la classica regia operaia, pur avendo a disposizione un budget di tutto rispetto.

Voto: 5


lunedì 14 aprile 2014

Amici come noi (2014)

Italia 2014
Titolo Originale: Amici come noi
Regia: Enrico Lando
Sceneggiatura: Gianluca Ansanelli, Pio D'Antini, Amedeo Grieco, Fabio Di Credico, Aldo Augelli
Cast: Pio e Amedeo, Alessandra Mastronardi, Massimo Popolizio, Maria Di Biase, Mariela Garriga, Mohamed Zouaoui, Alessandra Sarno, Nicola Valenzano, Giovanni Mancini, Anna Rita Del Piano, Monica Volpe, Mimmo Mancini, Emanuela Spartà, Sara Brajovic, Francesco Silvestre, Valentina Melis
Durata: 90 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Pio e Amedeo sono due amici, soci in affari in un'agenzia di pompe funebri. Pio sta per sposarsi con Rosa, ma qualche giorno prima delle nozze la riconosce in un video su Facebook mentre fa sesso con un uomo. Amedeo lo convince così a fuggire da Foggia, per farsi una nuova vita.

Iniziamo la recensione di oggi con pochi, pochissimi fronzoli. Purtroppo ho voluto farmi del male di nuovo e ho voluto vedere questa merda secca di film e, proprio come mi aspettavo, il mio pregiudizio è stato confermato regalandomi una visione che è di poco sopra a "Fuga di cervelli" e di molto sotto a qualsiasi altro film abbia mai visto in vita mia. Anche le merdate trash che recensisco. Anche "Poultrygeist" al confronto è un capolavoro. Anche "Playback" e "Sharknado" sono film migliori (ma vabbeh, "Sharknado, a modo suo, è un vero e proprio capolavoro).

Innanzitutto: chi sono Pio e Amedeo, i protagonisti del film? Eh, me lo sono chiesto per un sacco di tempo pure io. Comunque, Pio e Amedeo sono due inviati del programma "Le iene", il cui lavoro è seguire i VIP e dedicare loro dei cori da stadio di dubbio gusto. Il film su cosa mai sarà basato? Ma su questa loro peculiarità ovviamente. E infatti, ovviamente, per la prima metà del film i due protagonisti non fanno altro che urlare. URLARE! Mi è venuto un mal di testa assurdo mentre lo vedevo e non sto scherzando!

Altra cosa ovvia è che, siccome in Italia questo schema funziona (e poi ci sorprendiamo che Berlusconi vinca ancora le elezioni), questa è una commedia basata su un equivoco. E tutte le commedie o pseudo tali italiane che ho visto negli ultimi anni sono basate sull'equivoco! Protagonista dell'equivoco qui è Alessandra Mastronardi, fidanzata di Pio o di Amedeo, non mi ricordo nemmeno i nomi dei protagonisti a chi effettivamente corrispondano. Mastronardi che mi ha sempre affascinato, ma per motivi che stanno completamente al di fuori della recitazione. Infatti la sua dimensione recitativa è questa: film di dubbio gusto! Anche se in "L'ultima ruota del carro" secondo me se la cavava benino, pur con un ruolo molto marginale.

Ma veniamo al dunque. Essendo questo un film comico bisogna tirare le somme pensando ad una cosa fondamentale, che è quella che fa alzare o abbassare il valore di un film comico: quanto fa ridere? La risposta è semplicissima. NON FA RIDERE! E non fa ridere mai. Novanta minuti filati in cui la mia bocca non si è scostata per nulla dalla mia espressione più seria e arrabbiata possibile.Considerate che la recensione finisce qui perchè non ho voglia di sprecare ulteriori parole di odio per le canzoni dei Modà presenti nel film.

Voto: 1-


domenica 13 aprile 2014

Creepshow 2 (1987)

USA 1987
Titolo Originale: Creepshow 2
Regia: Michael Gornick
Sceneggiatura: George A. Romero
Cast: Dominick John, Tom Savini, Philip Dore, George Kennedy, Dorothy Lamour, Holt McCallany, Frank Salsedo, Paul Satterfield, Daniel Beer, Jeremy Green, Page Hannah, Lois Chiles, Stephen King, Tom Wright, Richard Parks
Durata: 89 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Il film è composto di tre episodi, raccontando tre diverse storie dell'orrore.

Dopo aver recensito ormai più di un mese fa l'horror a episodi "Creepshow" tocca per forza di cose parlare del secondo capitolo e, in un futuro, magari anche del terzo. Essendo un film a episodi la fatica di giudicarlo nel complesso è tanta (anche se un'idea complessiva me la sono fatta lo stesso già mentre lo guardavo), parlerò, come nella scorsa recensione, singolarmente di ogni episodio.

1 - Vecchio capo Testa di Legno

Trama: Davanti ad un piccolo negozio in provincia è presente la statua di un capo indiano. Quando i proprietari dell'emporio vengono assassinati da un gruppo di ragazzi che rubano anche dei gioielli, la statua prende misteriosamente vita per uccidere i colpevoli di tale crimine.

Il film parte "col botto" regalando agli spettatori subito la storia secondo me migliore delle tre. Purtroppo si nota sin dall'inizio che il film nel complesso ha meno carisma del precedente ed infatti, la migliore storia delle tre rappresentate non è certo un capolavoro, ma una storiella godibiile con dei personaggi abbastanza interessanti.

Voto: 6,5

2 - La zattera

Trama: Due coppie si recano in gita in riva al lago. Nonostante le acque siano molto fredde decidono di entrare in acqua per nuotare. Decidono così di raggiungere una zattera che si trova nel bel mezzo del lago, accorgendosi nel frattempo che all'interno del lago è presente una macchia nera affamata di carne umana.

Io ho trovato questo racconto abbastanza stupido, se mi passate il termine. I protagonisti sono quattro ragazzi (due ragazzi e due ragazze) stupidi, che fanno una cosa stupida andando a nuotare in un lago freddissimo, decidono di fare una cosa stupida raggiungendo la zattera e soprattutto la macchia che li minaccia è una minaccia stupida che si poteva probabilmente aggirare in mille modi, ma che i nostri protagonisti decidono di affrontare in quattro modi diversi, tutti sbagliati ovviamente.

Voto: 5-

3 - L'autostoppista

Trama: Una donna sposata vive diverse avventure extraconiugali. DI ritorno in fretta e furia da una di esse investe per errore un autostoppista, uccidendolo. Preoccupata decide di tirare dritto, ma tale scelta comporterà nella donna una serie di deliri che la perseguiteranno con visioni dell'uomo ucciso per tutto il viaggio.

Chiusura in leggera, ma non troppo, risalita. Questa storia conclusiva ha la capacità di creare in maniera non dico buona, ma quanto meno decente, la tensione, accompagnando lo spettatore in un viagghio delirantwe in cui però, purtroppo, il mostro che fa tanto paura alla donna protagonista, non ne fa altrettanta a chi lo guarda.

Voto: 6-

Purtroppo la cosa che si nota di più rispetto al film precedente è la mancanza di carisma e di coraggio e secondo me la colpa principale è delle storie che si è deciso di rappresentare. Mentre almeno un paio delle cinque del primo film erano davvero affascinanti e ben riuscite, qui nessuna delle tre riesce per davvero a sfondare lo schermo e ad arrivare nella giusta maniera allo spettatore.

Voto al film: 5,5
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