domenica 31 agosto 2014

True Blood - Stagione 7

True Blood
(serie TV, stagione 7)
Episodi: 10
Creatore: Alan Ball
Rete Americana: HBO
Rete Italiana: FOX
Cast: Anna Paquin, Stephen Moyer, Sam Trammell, Ryan Kwanten, Rutina Wesley, Alexander Skarsgård, Chris Bauer, Kristin Bauer van Straten, Amelia Rose Blaire, Lauren Bowles, Tara Buck, Anna Camp, Gregg Daniel, Nelsan Ellis, Aaron Christian Howles, Joe Manganiello, Noah Matthews, Bailey Noble, Jim Parrack, Nathan Parsons, Adina Porter, Carrie Preston, Jurnee Smollett-Bell, Deborah Ann Woll, Karolina Wydra
Genere: Horror, Sentimentale
When you came in the air went out
and every shadow filled up with doubt.
I don't know who you think you are
but I know this much is true.
I wanna do bad things with you.

I'm the kind to sit up in his room.
Heartsick an'eyes filled up with blue.
I don't know what you've done to me
but I know this much is true.
I wanna do bad things with you.

I wanna do real bad things with you.
Pensate a questa sigla e al fatto che, con assoluta certezza, questa è stata la cosa di gran lunga più bella successa in quest'ultima stagione. E sì che nelle prime tre stagioni e per un pezzetto della quarta la sigla era solo la ciliegina sulla torta di una buonissima serie, coinvolgente, cattiva, magari anche un po' trash ma non troppo da dar fastidio. Poi basta, la sigla è diventata LA serie TV, e la serie TV cosa è diventata? Una merda! Ecco cosa è diventata. Già i presupposti per un finale orrido li avevamo avuti con la quinta stagione, la sesta si era per me leggerissimamente risollevata ma non abbastanza da regalarci una stagione buona. Con questa settima stagione abbiamo raggiunto livelli di bruttezza quasi encomiabili, perchè ci vuole davvero impegno per arrivare così in basso, penso.

La settima stagione, quella conclusiva, quella che dovrebbe essere scoppiettante e regalare un finale che si faccia ricordare dai fan, è stata pessima sotto tutti i punti di vista. Per dieci puntate assistiamo, in pratica, ad un'operazione nostalgia che sa più di clichè e di patetico, piuttosto che di vera e propria nostalgia. Io di nostalgia verso questa serie un po' ne ho, ma verso le prime tre stagioni, non verso la merda che abbiamo visto in questi ultimi dieci episodi, che prendono una serie, la buttano completamente nel cesso e la fanno odiare per davvero anche a chi, per un certo periodo di tempo, stava anche riuscendo ad apprezzarla. Impresa difficilissima, ma davvero ben riuscita!

Dell'episodio finale poi non ne parliamo. Per un'ora intera assistiamo ad una totale apologia della pateticità e, che cosa me ne frega se sto facendo spoiler violenti, riesce a buttare nel cesso tutto quello che ha costruito precedentemente. Il rapporto tra Suchi Sookie e Bill era già diventato insopportabile da tempo, ma così proprio no, non si può. Per non parlare poi del matrimonio tra Jessica e Hoyt, organizzato in fretta e furia con queste battute, da me reinterpretate con la dovuta licenza poetica:

Bill: "Jessica, su, dai, sposa Hoyt"
Jessica: "Ma io sono una ragazzina, sarò sempre una ragazzina, non posso sposarmi"
Bill: "Sei l'unica figlia che mi sia rimasta, fallo per tuo padre che sta per morire e non sa quanto tempo gli rimane"
Jessica: "Ok, va bene!"

Cioè, nel giro di tre battute la psicolabile, che comunque rimane di gran lunga il miglior personaggio dell'intera serie, anche solo per figaggine, ha cambiato idea 52 volte sullo sposarsi o non sposarsi. La scena finale poi è stata l'apice della merda che gli autori hanno voluto buttare su questa serie. Suchi Sookie felice con persone normali che si dimentica per un attimo che in un gruppo di persone così ampio l'unica bimba speciale rimane lei (perchè ricordiamo che comunque si tratta di una fata). Praticamente hai preso sette anni in cui Suchi Sookie ha Succhiato Sookiato il gingillo a qualsiasi creatura soprannaturale esistente, compresi i troll, i leviatani e i wendigo, li hai buttati bellamente nel cesso, ci hai cagato sopra e poi hai tirato tre o quattro volte lo sciacquone.

Voto: 3

Mettiamo la canzone della sigla, va, che è l'unica cosa bella che ci è rimasta


sabato 30 agosto 2014

TRASH MOVIES #14 - La notte dei demoni

USA 1988
Titolo Originale: Night of the Demons
Regia: Kevin S. Tenney
Sceneggiatura: Joe Augustyn
Cast: Cathy Podewell, Amelia Kinkade, Linnea Quigley, Alvin Alexis, Allison Barron, Lance Fenton, William Gallo, Hal Havins, Philip Tanzini, Jill Terashita
Durata: 87 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Stooge, Helen e Roger si stanno recando ad una festa organizzata da Angela Franklin e dalla loro amica Suzanne alla Hull House, una località mortuaria abbandonata. Presto scopriranno della presenza di un demone all'interno della casa, che si impossesserà dapprima di Suzanne, per poi passare di corpo in corpo terrorizzando i ragazzi.

Le serate a guardare film trash con gli amici spesso regalano grosse soddisfazioni, vedi "Sharknado 2: The Second One" o "Mega Shark vs Mecha Shark", altre volte cocentissime delusioni o fogne totali come "L'isola degli uomini pesce" o "Dead Sushi". Non ci era però mai capitato di restare abbastanza indifferenti davanti ad un film, ma ecco che ci viene in soccorso "La notte dei demoni", film all'epoca dell'uscita negli Stati Uniti criticatissimo, ma poi, secondo me inspiegabilmente, piuttosto rivalutato in futuro. Perchè allora, di certo non siamo davanti ad un concentrato totale di fogna e di assurdità, ma rivalutarlo e elevarlo a piccolo cult del genere a me è sembrato un po' troppo.

Partiamo dal presupposto che, secondo me, lungo tutta la durata della pellicola non ci si dimentica mai dell'esistenza di un film abbastanza simile, molto molto più famoso e anche moplto molto più bello, ovvero "La casa" di Sam Raimi; non è nemmeno un caso secondo me il fatto che questo film sia uscito giusto poco tempo dopo l'uscita nei cinema de "La casa 2", pur mantenendo moltissimi punti in comune soprattutto con il primo più che con il secondo capitolo della trilogia. Punti in comune che si notano fondamentalmente in due cose: la prima è l'ambientazione, una casa isolata, anche se molto più grande rispetto alla casa del film di Sam Raimi, la seconda sta nell'intento di voler creare una specie di horror adolescenziale che oltre che far paura appaia anche spensierato e talvolta ironico.

Allora, posto che la componente horror funziona decisamente poco, perchè il film non fa per nulla paura e secondo me ha pagato enormemente il passare del tempo, nemmeno la componente adolescenziale e ironica coinvolge, è realizzata piuttosto male, con delle battute spesso e volentieri talmente spinte e volgari da risultare fastidiose. Certo, funzionano la prima volta, ma se la cosa diventa continuata inizia a stonare abbastanza. Per non parlare poi di scene di nudo messe completamente a caso solo per far vedere le bocce delle protagoniste, e della colonna sonora abbastanza mal realizzata, tranne per quanto riguarda il pezzo "Stigmata Martyr" dei Bauhaus che ho particolarmente apprezzato, anche se in una delle scene meno sensate di tutto il film.

Voto: 5-

venerdì 29 agosto 2014

Romanzo criminale - La serie - Stagione 2

Romanzo criminale - La serie
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 10
Creatore: Stefano Sollima
Rete Italiana: Sky Cinema 1
Cast: Vinicio Marchioni, Alessandro Roja, Marco Bocci, Daniela Virgilio, Andrea Sartoretti, Francesco Montanari
Genere: Storico, Gangster

La trama in breve: Subito dopo la morte del Libanese, il Freddo e il Dandi riuniscono la banda, per cercare insieme il colpevole e vendicare la morte del defunto leader. I sospetti finiranno subito sui fratelli Gemito, grazie anche all'aiuto dei servizi segreti che forniscono al Freddo le prove dell'omicidio. Ma dietro a questa rivelazione si nasconde un piano ancora più grande, al quale la banda da sola non riesce a far fronte.

Ma come, soltanto ieri vi ho parlato della prima stagione della serie e già oggi sono qui a parlarvi della seconda? Beh, sia chiaro, non ho finito entrambe le stagioni nel giro di due giorni, semplicemente ho preferito far riposare bene la prima stagione nella mia mente prima di parlarne e di farne un quadro generale, per poi subito a caldo parlarvi della seconda che, proprio come la prima, mantiene quell'aura di capolavoro che già si respirava nei primi dodici episodi. Se dunque la prima serie si presentava come una grossa, enorme introspezione sui personaggi della banda della Magliana e sulle azioni da loro compiute, questa seconda stagione si concentra maggiormente sulle conseguenze della morte del Libanese e sui rapporti interpersonali tra i membri della banda.

Se la perdita del Libanese come figura si farà sentire incredibilmente all'interno della banda, che inizierà progressivamente a sfaldarsi a causa del Dandi al potere, appoggiato dai servizi segreti e dalla mafia, mantenuta in vita per poco tempo grazie al Freddo, l'unico in grado di esercitare un minimo di influenza sugli altri membri. Anche se, pian piano, ognuno incomincerà a fare determinati errori, che porteranno da una parte proprio alla distruzione della banda, mentre dall'altra ad un progressivo allontanamento tra il Freddo ed il Dandi, con il secondo molto interessato ad arricchirsi, a vivere nello sfarzo senza coinvolgere in questa sua opera i compagni che lo hanno aiutato nel corso degli anni.

Pazzesca è stata dunque l'evoluzione caratteriale nel corso delle due stagioni da parte del Dandi, che è uno dei personaggi meglio realizzati e che più cambiano nel corso delle due stagioni: all'inizio era un criminale belloccio, col fascino da maledetto, che pensava ad usare i suoi soldi per andare a letto con Patrizia, la prostituta di cui sembrava perdutamente innamorato. Alla fine lo vediamo spietato, senza alcuno scrupolo, continuare a perpetrare i suoi affari, alcuni anche legali, arricchirsi, circondarsi di guardie del corpo e portare avanti il matrimonio con Patrizia che sembra più un rapporto di schiavitù. Il tutto non è totalmente ingiustificato: già agli inizi ci veniva fatto capire quanto le sue condizioni di povertà in giovane età avessero scatenato in lui un sentimento di riscatto. Il problema è che quando si arriva in cima, si può solo scendere.

Altrettanto pazzesca è la puntata finale della serie, in cui vediamo la definitiva fine della banda, con la maggior parte dei membri morti ammazzati o da altri, o addirittura dagli stessi componenti della vecchia banda. E, lasciatemelo dire, la scena finale è un capolavoro. Se doveste aver presente la scena finale del film, che io ho odiato, il finale della serie si arrimpica su un grattacielo lasciando il finale del film a terra e poi gli piscia in testa. Peccato solo per la colonna sonora della scena finale, "Liberi" di Vasco Rossi, anche se è un po' l'esempio di come talvolta sono le immagini a dover accompagnare la musica. E qui, odio personale per Vasco Rossi a parte, la canzone ci sta, più o meno. O meglio, guardando la bellezza di quelle immagini, della canzone non te ne frega niente.

Voto: 9,5

giovedì 28 agosto 2014

Romanzo criminale - La serie - Stagione 1

Romanzo criminale - La serie
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 12
Creatore: Stefano Sollima
Rete Italiana: Sky Cinema 1
Cast: Francesco Montanari, Vinicio Marchioni, Alessandro Roja, Marco Bocci, Daniela Virgilio, Andrea Sartoretti, Marco Giallini, Jesus Emiliano Coltorti, Alessandra Mastronardi
Genere: Storico, Gangster

La trama in breve: La serie parla della Banda della Magliana, esplorando la sua formazione, grazie all'unione della banda del Libanese e del Dandi, con quella del Freddo e della loro ascesa a organizzazione criminale più influente di Roma tra gli anni '70 e gli anni '90.

Poco tempo fa vi avevo parlato di "Romanzo criminale", il film diretto da Michele Placido tratto dall'omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo che parlava delle vicende legate alla banda della Magliana, banda criminale operante tra gli anni '70 e l'inizio degli anni '90 a Roma. Ora che sto riprendendo in mano la serie, è ora di parlare anche di questa, perchè, vi assicuro, merita molto probabilmente anche di più del film. Ancora non so e non posso proferire parola sul romanzo, ma questa volta, l'intenzione di provare a recuperarlo c'è tutta e non escludo di parlarvi a breve anche di quello.

La prima stagione della serie diretta da Stefano Sollima si fonda principalmente sul principio secondo il quale per creare una buona serie è meglio concentrarsi sullo sviluppo dei personaggi, sulla loro introspezione psicologica, piuttosto che creare una serie basata sugli eventi (che comunque ci devono essere). Ciò che vediamo nella prima stagione è dunque la formazione della banda, i primi dissidi interni, i rapporti di essa con le altre organizzazioni malavitose operanti in Italia in quegli anni come i servizi segreti la camorra, i servizi segreti la mafia e i servizi segreti (che tra poco verranno a prendermi a causa di queste mie dichiarazioni). Un rapporto che dapprima è di sottomissione, ma successivamente sarà utilizzato per avere totale controllo su tutte le attività di Roma.

Gli eventi fondamentalmente sono quelli, ma basterebbe un bel libricino di storia fedele non contaminato dai servizi segreti per narrarcela. Ecco Stefano Sollima non si limita a questo: l'introspezione che viene svolta sui personaggi è fenomenale, talmente fenomenale che porta lo spettatore quasi ad empatizzare per dei protagonisti che, fondamentalmente, rappresentano assieme ai servizi segreti uno dei punti più bui mai toccati dalla nostra nazione. Ovviamente, come in tutte le cose belle prodotte in Italia, c'è sempre il critico fenomeno che critica il fatto che non si possa creare una serie che provochi empatia verso dei personaggi negativi. Non mi soffermo di nuovo su quanto trovi questo concetto una totale idiozia. E' ovvio che chi conosce la storia condanni i protagonisti della stessa, ma è anche ovvio che stiamo parlando di spettacolo (che attinge dal reale, chiaro) e che lo spettatore mediamente intelligente sa a cosa va incontro.

Personalmente dei quattro personaggi principali della prima stagione il mio favorito è stato il Freddo, interpretato da Vinicio Marchioni, che sarebbe il corrispettivo fittizio di Maurizio Abbatino detto "Crispino" (per la storia vera c'è Wikipedia, quella non è mio compito), secondo me uno dei veri e propri collanti dell'intera banda nei momenti di difficoltà, l'unico che nel corso della stagione non mette mai in discussione l'amicizia con gli altri componenti della banda, perchè fondamentalmente la serie è di amicizia che parla, amicizia deviata ma pur sempre amicizia, l'unico a non commettere mai errori talmente evidenti da mettere in pericolo la banda. A ruota segue il Dandi, corrispettivo fittizio di Enrico De Pedis detto "Renatino" (se vi ricordate di lui si era ricominciato a parlare nel periodo del ritrovamento del corpo di Emanuela Orlandi in Vaticano), interpretato da Alessandro Roja, sempre elegante e con uno spiccato senso degli affari. A capo dell'organizzazione il Libanese, corrispettivo fittizio di Franco Giuseppucci detto "Fornaretto" o "Er Negro", con una grandissima predisposizione al comando, una storia passata difficile e una spietatezza incredibile. Dalla parte della legge invece il commissario Scialoja, interpretato da Marco Bocci, che mai e poi mai si arrenderà a perdere una guerra in cui tutti sembrano combattere contro di lui persino i servizi segreti.

Proprio per i motivi sopra detti è praticamente impossibile non considerare "Romanzo criminale - La serie" un vero e proprio capolavoro della serialità italiana. Da aggiungere a questi motivi sottolineerei una regia, di Stefano Sollima, che coinvolge, piuttosto sporca ed anche acerba, ma comunque di buonissimo livello: poche inquadrature ricercate, ma tanta sostanza e tanti movimenti di macchina, quasi concitata. La scrittura dei dialoghi anche è da elogiare: in un paese in cui sembra che fare degli improbabili monologhi sia lo sport più praticato, qui i dialoghi sono spigliati, diretti, poche parole, ma concetti espressi con chiarezza. Ma soprattutto, cosa non poco importante, attori credibili, quasi tutti esordienti o comunque con pochi lavori alle spalle, ma che hanno saputo dimostrare il loro valore nel corso di questa produzione.

Domani la recensione della seconda stagione, fors eun po' meno dettagliata di questa, perchè temo di aver già detto moltissimo di quello che c'era da dire su questa serie. Sperando ovviamente che i servizi segreti non mi abbiano ancora trovato.

Voto: 9

TANTI AUGURI "FABBRICA DEI SOGNI"... TANTI AUGURI A TEEEEEE!!!

Esattamente sei anni fa, nel """"lontanissimo"""" 2008, quando io ancora ero in quarta superiore e guardavo non moltissimi film come ora, nasceva un importante blog che è riuscito in questi anni a farsi seriamente un nome nella blogosfera. Sì, come avrete intuito dal titolo sto parlando proprio de "La fabbrica dei sogni", curato dalla nostra +Arwen Lynch, che per questo evento ha proposto di creare un post che parlasse di quali, secondo noi, sono i migliori film usciti in questo lasso di tempo. Quindi state pronti per questa breve carrellata, con una piccola lista di film usciti tra agosto del 2008 e Dicembre del 2013!


2008 - The Hurt Locker



Ho fatto una fatica bestiale a trovare un film uscito in quell'anno che avessi visto e che potessi eleggere come mio preferito. Quelli che avevo in mente erano usciti tutti prima, per questo la fatica. Obiettivamente "The Hurt Locker" è un ottimo film, magari non meritava del tutto l?oscar come miglior film quell'anno, ma si tratta comunque di qualcosa di validissimo e di un'ottima storia!






Ne ho parlato giusto pochi giorni fa di quanto adori questo film firmato Clint Eastwood. Adoro in particolare sia la componente sportiva sia quella umana, sia l'interpretazione di Morgan Freeman nei panni di Nelson Mandela, che spara frasi da lacrimoni una dopo l'altra, sia quella di Matt Damon nei panni di Pieenar, capitano della nazionale sudafricana di rugby.





Molti blockbuster tra i miei preferiti in questi anni, Inception è di sicuro uno di quelli: arrovellato, non ti puoi distrarre un attimo, ma perfetto. La fantascienza portata all'ennesima potenza da una storia pazzesca e dalle interpretazioni di Leonardo DiCaprio, Joseph Gordon Levitt e Cyllian Murphy.




Tecnicamente è un film prodotto nel 2010, ma siccome è uscito nelle sale italiane nel 2011 e siccome non potevo scordarmi di "Inception", lo metto nel 2011 così son contenti tutti! Questo film è un assoluto capolavoro di Darren Aronofsky, emozionante, molto più teso della maggior parte dei thriller in circolazione, molto più angoscioso della maggior parte degli horror in circolazione. Una vera e propria chiccha, da innamoramento totale, soprattutto grazie a Natalie Portman!




In quell'anno nasceva anche il mio di blog e, a fine anno chi mi leggeva ha assistito alla prima classifica, quindi sa già chi avrei eletto come film del 2012 e saprà anche chi eleggerò come film del 2013. "Take Shelter" è la seconda opera di Jeff Nichols, regista che qui in Italia passa particolarmente in sordina, con uscite sempre in considerevole ritardo (basti pensare a "Mud" che uscirà tra un mesetto circa, mentre io l'ho visto più di un anno fa), ma che ha sempre saputo dimostrare il suo talento. La tensione palpabile dall'inizio alla fine e le interpretazioni ottime di Jessica Chastain e Michael Shannon sono solo la ciliegina sulla torta di un film praticamente perfetto.




Harmony Korinè tira fuori dal cappello un film che ritrae alla perfezione una generazione. Le quattro protagoniste/bambole, pur non essendo delle magnifiche attrici, risultano perfette per il ruolo interpretato in questo film. Il montaggio è assoluto, soprattutto nella scena con in sottofondo Britney Spears. James Franco magnifico. SPRING BREAK FOREVER!

mercoledì 27 agosto 2014

22 Jump Street (2014)

USA 2014
Titolo Originale: 22 Jump Street
Regia: Phil Lord, Chris Miller
Sceneggiatura: Michael Bacall, Rodney Rothman, Oren Uziel
Cast: Jonah Hill, Channing Tatum, Ice Cube, Dave Franco, Nick Offerman, Amber Stevens, Rob Riggle, Jimmy Tatro, Wyatt Russell, Jillian Bell, Dax Flame, Marc Evan Jackson, Keith Lucas, Kenny Lucas, Caroline Aaron, Joe Chrest, Eddie J. Fernandez, Johnny Pemberton, Peter Stormare, Patton Oswalt
Durata: 110 minuti
Genere: Commedia, Azione

La trama in breve: Gli agenti Schmidt e Jenko vengono mandati in missione in un college americano per indagare su un'organizzazione criminale che si trova all'interno di una confraternita. L'amicizia tra i due verrà messa in discussione dal rapporto che si verrà a creare tra Jenko e il capitano della squadra di football e dal fatto che Schmidt prenda parte ad uno spettacolo Bohemien.

Che dalla serie con protagonista Johnny Depp andata in onda alla fine degli anni '80, che personalmente non ho mai visto, potesse nascere un franchise piuttosto interessante pur nella sua futilità, non se lo aspettava praticamente nessuno. Eppure, già due anni fa con "21 Jump Street" Phil Lord e Chris Miller hanno dato prova di saper creare una specie di reboot coinvolgente e divertente, sia nelle parti più comiche, sia in quelle un po' più action. Inoltre l'atmosfera da teen movie che si respirava rendeva il tutto ancora più fresco e divertente: non certo dunue qualcosa di trascendentale, ma una visioncina se la meritava tutta. Ormai i sequel però da queste parti vengono accolti con una certa diffidenza, anche se su questo in realtà nutrivo abbastanza speranze.

Speranze che, fortunatamente, non sono state disattese. Cmabia l'ambientazione, anche se non di molto: se nel capitolo precedente la storia era ambientata in un liceo, ora i due protagonisti, che non sembrano più dei sedicenni, vengono mandati al college, tra feste, confraternite e partite di football americano. Ovviamente assieme alla componente più gogliardica, viene inserita una componente poliziesca che si incastra bene bene all'interno della trama. Se dunque le interpretazioni di Channing Tatum, un po' sparito dopo il suo memorabile 2012 in cui aveva regalato diversi film abbastanza notevoli, e di Jonah Hill, che abbiamo visto invece nel memorabilissimo "The Wolf of Wall Street" a inizio anni, sono buone, con due personaggi che formano una coppia che si incastra alla perfezione, la trama come sarà stata sviluppata?

Da un certo punto di vista si può tranquillamente dire che quelli a cui è abbastanza piaciuto il primo capitolo non rimarranno delusi: non si tratta di una copia pedissequa come capita a molti sequel di commedie, ma qualche ripetizione, qualche gag che sa di già visto e che effettivamente si è già vista è presente, ma non intacca il buon godimento della pellicola, provocando talvolta delle goduriose risate, soprattutto nello scoppiettante finale.

Quello che funziona di meno, proprio come nel primo capitolo, è la componente più strettamente poliziesca della trama: purtroppo la costruzione non è molto convincente, le indagini sono probabilmente la parte meno interessante di tutto il film, la si passa aspettando che i due protagonisti combinino qualcosa di davvero memorabile. Forse forse più che le indagini in sè, ad essere interessanti sono i metodi strampalati dei due protagonisti.

Voto: 6,5

martedì 26 agosto 2014

Prison Break - Stagione 2

Prison Break
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 22
Creatore: Paul Scheuring
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: Italia 1
Cast: Wentworth Miller, Dominic Purcell, Peter Stormare, Amaury Nolasco, Marshall Allman, Wade Williams, Paul Adelstein, Robert Knepper, Rockmond Dunbar, Sarah Wayne Callies, William Fichtner
Genere: Azione

La trama in breve: Subito dopo la fuga da Fox River ed aver perso l'aereo che li avrebbe direttamente portati a Panama, il piano dei due fratelli non è ancora completato. Viene però incaricato alle indagini Alexander Mahone, agente dell'FBI con un alto quoziente intellettivo, che sembra saper prevedere in anticipo le mosse pianificate da Scofield.

Prosegue senza interruzioni di sorta il rewatch di "Prison Break", una delle serie che hanno maggiormente segnato la mia passione per la produzione televisiva seriale americana, e stavolta, dopo la recensione della prima stagione, ecco che arriva la seconda, che pur perdendo il fascino dell'ambientazione carceraria del primo ciclo di episodi, riesce a risultare, forse e per certi versi, addirittura migliore della stagione precedente. Una serie televisiva buona vive, talvolta, anche sulla eliminazione di alcuni personaggi, per sostituirli con nuovi ingressi. In questa seconda stagione fondamentalmente ne abbiamo due, uno diventerà tranquillamente il mio personaggio preferito di tutta la serie, il secondo si rivelerà essere uno dei personaggi più odiosi della storia, non solo di questa serie, ma della telvisione mondiale tutta!

Come dicevo, qualcuno però deve scomparire e la scelta degli autori, per certi personaggi dettata probabilmente da ragioni contrattuali, mentre per altri da questioni di sceneggiatura, è stata quella di fare una vera e propria carneficina, eliminando una buona metà del cast cui mi ero affezionato nella prima stagione. Perderemo subito Veronica Donovan, poi presto il mio preferito John Abruzzi, poi via anche Haywire Patoshik e Tweener Apolskis. La loro perdita, soprattutto quella di Abruzzi, alla fine non si fa sentire particolarmente come mi sarei aspettato, sicuramente è stato all'epoca un durissimo colpo per me che adoravo il personaggio alla follia.

Dal punto di vista degli ingressi in scena però la sostituzione non solo è stata degna, ma addirittura talmente spettacvolare da tirar fuori un nuovo personaggio preferito, ovvero Alexander Mahone, interpretato da William Fitchner. Mahone è un antagonista, ma come moltissimi dei personaggi della serie, è sempre sul filo sottile che separa bene e male e che, in questa serie nello specifico, è praticamente invisibile. Pur essendo particolarmente spietato, è difficile non provare empatia per lui, per la sua intelligenza di molto sopra la media, quasi da renderlo simile mentalmente proprio al protagonista Scofield, solo un po' più spietato e senza scrupoli.

Altra new entry, stavolta però da me odiatissima, è quella dell'agente Kim: mi è stato sui coglioni lui, tantissimo, ma forse ancora di più mi sta sulle palle l'attore che lo interpreta, tale Reggie Lee, che tutte le volte che è in scena ammicca palesemente alla telecamera e ogni volta che dà un ordine, a Kellerman o a Mahone, sorride, abbozzando un sorrisetto maligno brutto e assolutamente poco credibile. Che cazzo ridi coglione? Meno male che sto personaggio crepa malissimo alla fine della stagione! Interessantissima anche la riabilitazione di Paul Kellerman nel corso della stagione: passerà dalla parte dei fratelli, confermando, ancora una volta che quella famosa linea, in questo telefilm, è praticamente impercettibile. D'altro canto la serie ci guadagna moltissimo nelle scene d'azione, con la situazione che si ribalta continuamente e con continui colpi di scena studiati a puntino.

Voto: 9

lunedì 25 agosto 2014

ROBIN WILLIAMS TRIBUTE DAY - "Good Morning Vietnam"

I maligni dicono che quando muore una star dello spettacolo, ci si ricorda improvvisamente della sua esistenza, per poi dimenticarsene di nuovo il giorno dopo. Non per dimostrare ai maligni che hanno torto, ma soltanto per ricordare un grandissimo attore, scomparso ormai due settimane fa, il solito gruppetto di blogger ha organizzato una giornata di commemorazione, recensendo ognuno un film con protagonista Robin Williams. Questo è il nostro modo per ricordarlo: non con tristezza, ma riguardandoci i suoi film, sia quelli con cui siamo cresciuti, sia le commedie più leggere, sia i suoi film un po' più impegnati.
 
 

USA 1987
Titolo Originale: Good Morning Vietnam
Regia: Barry Levinson
Sceneggiatura: Mitch Markowitz
Cast: Robin Williams, Forest Whitaker, Tung Thanh Tran, Chintara Sukapatana, Bruno Kirby, Robert Wuhl, J.T. Walsh, Noble Willingham, Richard Edson, Juney Smith, Richard Portnow, Floyd Vivino, Cu Ba Nguyen, Dan Stanton, Don Stanton
Durata: 122 minuti
Genere: Guerra, Drammatico

La trama in breve: Adrian Cronauer è uno speaker radiofonico, mandato in Vietnam per tenere le trasmissioni mattutina e pomeridiana della radio ascoltata dai soldati impregnati al fronte. Subito si farà notare per la sua irriverenza e comicità sfrenata, si rifiuterà di dare le notizie e inizierà a trasmettere musica rock in diretta, attirando su di sé le ire dei suoi superiori.

Tra i tanti film che ho visto nella mia vita con protagonista Robin Williams, questo è sempre stata una delle mie pecche più grandi, recuperato solo un paio di settimane fa, proprio in occasione della sua scomparsa e delle serate televisive a lui dedicate. Nella sua carriera d'altronde è stato protagonista di molti lavori, alcuni memorabili, altri belli, altri un po' meno ed altri dimenticabili, ma così d'altronde è l'industria cinematografica! E' stato anche uno di quegli attori che si può dire aver spaziato tra tutti i generi, girando film che rivedrei più volte senza mai stancarmi, altri che ho visto una volta sola e non riuscirei mai più a vedere, su tutti "L'attimo fuggente", memorabile, ma per me troppo straziante. L'ho visto una volta sola e non sono mai più riuscito a prenderlo in mano. Tra tutti questi mi mancava proprio "Good Morning Vietnam" uno di quei film che lo hanno di diritto consegnato alla storia del cinema, forse proprio il primo ad averlo fatto per davvero.

In questa pellicola Robin Williams veste i panni di Adrian Cronauer, famoso speaker radiofonico americano, mandato in Vietnam per curare la trasmissione mattutina e pomeridiana della radio più ascoltata dai soldati nel corso della guerra. Già dalle prime sequenze in cui lo vediamo in scena veniamo a conoscenza di come il personaggio sia frizzante, irriverente, con una spiccata propensione all'ironia e alla comicità. Tali caratteristiche verranno riflesse anche nel suo stile di conduzione del suo programma radiofonico, che verrà condito da una buona dose di allegria e dalla sua amatissima musica rock.

In questa pellicola però sono ben alternate le due facce della medaglia: da una parte c'è una specie di distacco dalla guerra, con addirittura due censori all'opera nello scremare le notizie da dare ai soldati in modo che il loro morale non possa mai calare; dall'altra, soprattutto nei momenti in cui vediamo Cronauer non impegnato nel suo lavoro, vediamo gli orrori di un paese in guerra, soggetto ad attentati terroristici, atti più che altro a destabilizzare la permanenza nel paese degli invasori americani. Sarà proprio ciò che succede al di fuori della radio a mettere in crisi Cronauer nello svolgere il suo mestiere, che però si rivelerà essere anche l'unica cosa per cui prova davvero passione e trasporto.

Moltissimi film con Robin Williams hanno un grande pregio, che contemporaneamente potrebbe essere anche un grande difetto: la sua presenza ruba letteralmente la scena a tutti. Moltissime pellicole secondo me sono rese molto migliori di quello che sarebbero in realtà grazie alla sua presenza come attore protagonista, tanto che mi riuscirebbe difficile, ad esempio, immaginare qualcun altro al posto suo in diversi ruoli da lui interpretati. Molto spesso dunque è anche la storia al contorno a farne le spese e secondo me questo è uno di quei casi. "Good Morning Vietnam" è un film reso decisamente migliore dalla presenza di un attore come Robin Williams, che ha sempre saputo come concentrare su di sé le attenzioni del pubblico, concentrandosi meno sulla storia raccontata e più sui protagonisti, o in questo caso IL protagonista, della vicenda.

Voto: 7,5

Partecipano al tributo a Robin Williams anche i seguenti blog:
 
Bollalmanacco - Al di là dei sogni
Montecristo - Il mondo secondo Garp
Whiterussian vs Pensieri Cannibali - Hook
Scrivenny - La leggenda del re pescatore
Combinazione casuale - Jumanji
Director's Cult - Toys
Pietro - Flubber
Recensioni Ribelli - L'attimo fuggente
Solaris - L'uomo bicentenario
La fabbrica dei sogni - One Hour Photo
Viaggiando (Meno) - The Angriest Man in Brooklin
In Central Perk - Will Hunting - Genio ribelle

domenica 24 agosto 2014

TRASH MOVIES #13 - Dead Sushi

Giappone 2012
Titolo Originale: デッド寿司 (Deddo sushi)
Regia: Noboru Iguchi
Sceneggiatura: Noboru Iguchi
Cast: Rina Takeda, Shigeru Matsuzaki, Kentaro Shimazu, Asami Sugiura, Demo Tanaka
Durata: 91 minuti
Genere: Horror, Commedia

La trama in breve: Keiko, figlia di uno dei più grandi maestri giapponesi del sushi, va via da casa in cerca di fortuna, ma finisce a fare la cameriera in un hotel. Nei pressi di tale hotel si trova Yamada, un barbone che tempo addfietro aveva scoperto una sostanza in grado di ridare vita al sushi, che viene usata per diffondere un'enorme epidemia rendendo il sushi assassino.

I registi di B-Movies giapponesi, o almeno buona parte di loro, quando ci si mettono di impegno riescono a dare prova tangibile della loro malattia mentale. Noboru Iguchi, uno di questi esponenti, tra le altre cose è anche abbastanza noto per lavori irriverenti e malatissimi come, ad esempio, "Robogeisha" che spero di vedere presto, o il più recente "Zombie Ass - Toilet of the Dead", anch'esso dovrò vederlo in un futuro. Inoltre, in moltissimi casi, i registi giapponesi sono molto noti per dare prova della loro perversione, per essere degli arrapati impressionanti, tanto che nelle pagine Wikipedia dei film di Noboru Iguchi, alla voce "genere" spesso compare la dicitura "misandrico", ovvero "che odia gli uomini".

"Dead Sushi" è una stronzatona clamorosa invece! Un film totalmente indecente ed impresentabile, con dei protagonisti stupidi ed impressionantemente banali. Diciamo che il suo essere inseribile nel gruppo dei film fogna non mi fa nemmeno tanto arrabbiare per essermelo guardato, essendo probabilmente questo effetto totalmente voluto. Noboru Iguchi mi ha dato l'impressione di voler creare un film in cui i protagonisti si atteggiassero come personaggi di cartoni animati o, ancora peggio, di videogiochi di lotta, motivo per cui le scelte che allo spettatore appaiono totalmente senza senso, possono, forse avere una logica.

Tutto questo non certo per riabilitare un film che parte sì da un'idea carina, il sushi assassino, che però potrebbe puzzare di merda in una maniera impressionante. Infatti, quando c'è puzza di merda non è che andando a fondo trovi la lavanda. Al massimo trovi il letame. Sono mesi che riabilito film brutti per il puro gusto di vederli, spernacchiarli e divertirmi. "Dead Sushi" è talmente esagerato in tutte queste caratteristiche che non mi ha per nulla divertito, non mi fa venire la voglia di spernacchiarlo e, soprattutto, mi ha totalmente schifato in più di una occasione. Una visione totalmente da cancellare.

Voto: 2-

sabato 23 agosto 2014

Anarchia: La notte del giudizio (2014)

USA 2014
Titolo Originale: The Purge: Anarchy
Regia: James DeMonaco
Sceneggiatura: James DeMonaco
Cast: Frank Grillo, Carmen Ejogo, Zach Gilford, Kiele Sanchez, Michael K. Williams, Zoë Soul, Justina Machado, John Beasley, Jack Conley, Noel Gugliemi, Edwin Hodge, Keith Stanfield, Roberta Valderrama, Niko Nicotera, Bel Hernandez
Durata: 103 minuti
Genere: Thriller, Azione

La trama in breve: 2023: la criminalità negli Stati Uniti è scesa ai minimi storici da quando nove anni prima i nuovi padri fondatori hanno inaugurato la notte della Purificazione, dove ogni atto illegale, compreso l’omicidio, rimane impunito a partire dalle 19:00 per le dodici ore seguenti. Questa volta, rispetto al film precedente, l'ambientazione è esterna, il film ci mostrerà dunque la cronaca di quella notte in un'ambientazione molto più aperta.

Mannaggia a me e a quando ho decio di ascoltare chi mi diceva che "Anarchia: La notte del giudizio" sarebbe stata una visione di gran lunga migliore rispetto a "La notte del giudizio", thriller distopico, survival movie uscito nelle sale nell'estate dello scorso anno, firmato anche in quel caso da James DeMonaco, regista anche di questa specie di sequel che tanto sequel non è. Infatti, se lo scorso film era quasi interamente ambientato all'interno di una casa, durante la notte dello sfogo annuale in cui ogni crimine diventa legale, omicidio compreso, in questo caso siamo ancora davanti ad una notte, quella dello sfogo, soltanto che questa volta l'ambientazione è esterna, una città intera. Obiettivamente non nego che l'idea che stava dietro la prima pellicola fosse molto buona, ma sprecata malamente da una realizzazione non proprio di prim'ordine, ho deciso di guardare questo secondo capitolo proprio perchè alcune persone che non avevano apprezzato il primo sono rimaste abbastanza soddisfatte del secondo e io ho deciso di fidarmi.

La cosa carina è che, devo ammetterlo, il film si rivela decisamente migliore rispetto al precedente, soprattutto nello stile registico che sembra molto più maturo, il problema è che il miglioramento non è che sia poi così tanto palpabile come paventato da qualcuno. Tra lo schifo del primo capitolo e il dire che questo secondo mi sia piaciuto ce ne passa. "Anarchia: La notte del giudizio" è migliore del precedente, ma non mi è piaciuto comunque. Motivo? Semplice. La trama rimane abbastanza banale e banalizzata da uno sviluppo che punta moltissimo sulla sopravvivenza dei protagonisti in una notte in cui tutto è concesso commettendo, ancora una volta, l'errore di non effettuare una seria retrospettiva psicologica dello sfogo.

Tutto ci viene accennato dall'introduzione della storia, identica al capitolo precedente, in cui ci viene spiegato che negli Stati Uniti la criminalità è scesa moltissimo, grazie all'istituzione dello sfogo annuale, ma nel corso del film, ancora una volta, ci viene fatto vedere lo sfogo e basta, quasi come fosse una cronaca. L'inserimento della storia del protagonista Leo Barnes, interpretato dal Frank Grillo già visto nella prima stagione di Prison Break nei panni dell'avvocato Nick Savrin, la tipica storia di vendetta per la morte del figlio, investito da un pirata della strada in un incidente d'auto, risulta, ancora una volta, poco interessante e viene piuttosto banalizzata per quanto mi riguarda.

Non basta dunque ad affascinarmi un'ambientazione esterna in cui tutto, letteralmente tutto, potrebbe succedere. Non basta l'inserimento di una storia di vendetta, anzi, tale inserimento potrebbe ancora di più affossare il film per quanto mi riguarda, dato che l'apice delle vendette è stato già raggiunto per quanto mi riguarda e non ci sono Steven Seagal o Frank Grillo che tengano o che possano mai superarlo. Di buono c'è che la pellicola fa discutere, le recensioni positive e negative si alternano sul web e, almeno da quel punto di vista, il film ha funzionato. D'altronde i miei film preferiti si sono quasi sempre rivelati essere quelli che hanno diviso il pubblico in questi ultimi anni. Questo però no, non mi è proprio piaciuto!

Voto: 5

venerdì 22 agosto 2014

TRASH MOVIES #12 - Apocalypse Pompeii

USA 2014
Titolo Originale: Apocalypse Pompeii
Regia: Ben Demaree
Sceneggiatura: Steve Bevilacqua
Cast: Adrian Paul, Jhey Castles, John Rhys-Davies, Georgina Beedle, Dylan Vox, Dan Cade, Constantine Trendafilov, Assen Kukushev, Alexandra Petrova-Emisti
Durata: 85 minuti
Genere: Catastrofico

La trama in breve: La famiglia di un ex militare dei corpi speciali, mentre è in visita a Pompei, rimane intrappolata nelle rovine dell'antica città quando il Vesuvio, da tempo dormiente, erutta all'improvviso e con forza dirompente. Il capofamiglia Jeff, attraverso l'aiuto di alcuni suoi ex commilitoni, si getterà alla ricerca della famiglia, nel tentativo disperato di salvarli dall'eruzione.

La Asylum, è risaputo, sforna capolavori del trashume più puro ad un ritmo irrefrenabile, un ritmo che potrebbe tranquillamente essere denunciato come sfruttamente della schiavitù o come ricorso all'antiquata tecnica della catena di montaggio. Recentemente con dei miei amici abbiamo visto "Mega Shark Vs Mecha Shark", ultimo capitolo della trilogia sul mega squalo, ovviamente senza aver visto i primi due che tanto non servono a nulla. Ancora più recentemente praticamente tutto il mondo ha visto "Sharknado 2 - The Second One", che quello sì che è un fottutissimo capolavoro. In una delle solite serate con amici abbiamo dunque deciso di vedere "Apocalypse Pompeii", che sarebbe il mockbuster fatto uscire dalla Asylum in corrispondenza con l'uscita nelle sale di "Pompei". Sì, quel filmaccio schifoso con Jack Bauer della serie "24" e con Jon Snow di "Game of Thrones". La speranza che pur nella sua bruttura, questo "Apocalypse Pompeii" fosse meglio del suo corrispondente devo ammettere che l'ho avuta.

Partiamo dal presupposto che come in ogni film della Asylum i protagonisti sono stupidi, sbruffoni, hanno la tendenza a voler tutti dimostrare quanto sono bravi e forti, ma in realtà non sanno fare proprio nulla di nulla. In questo film accade esattamente il contrario: la protagonista, tale Mykaela Pierce, interpretata da tale Georgina Beedle che mai ho in vita mia sentito nominare, è una studentella fissata con i vulcani. Il chè ci sta, anche io ho avuto un periodo in cui mi ero fissato con le teorie sul Big Bang e mi ero andato a studiare per pura curiosità diverse cose. Però non sono mai arrivato ai livelli di Mykaela, che praticamente con i suoi studi sui vulcani e sulla città di Pompei dà la merda anche alla guida del posto, che nulla sa sul Vesuvio, nulla sa su Pompei e nulla sa su come affrontare una eventuale eruzione del Vesuvio che, essendo un vulcano esplosivo (questo lo so anche io, alla faccia di Mykaela) provocherebbe un disastro indicibile, proprio come a Pompei nel 79 a.C.. In pratica il gruppetto di turisti che viene coinvolto in una nuova eruzione del Vesuvio è in mano ad una guida totalmente incapace, ignorante ed inutile e devono fidarsi di una ragazzina che ne sa più di tutti quanti messi assieme. E l'hanno pure pagata la guida!

In tutto questo marasma generale, ovviamente si spreca anche il protagonismo del solito, banale e scontatissimo eroe di guerra, che guarda caso è proprio il padre di Mykaela, tale Jeff Pierce interpretato da Adrian Paul, la cui pagina su Wikipedia e soprattutto la sua filmografia mi sono totalmente ignote. Jeff Pierce è talmente un eroe, disposto a tutto per la sua famiglia, che decide di sfidare un vulcano esplosivo come il Vesuvio, con un elicottero. Ottenendo ovviamente favori da degli inutilissimi galoppini della NATO, che però sembrano avere dei poteri illimitati, soprattutto nella capacità di trovare a lui un elicottero e una squadra di salvataggio da affiancargli.

Potrebbe dunque sembrare un film spassoso, ai livelli di quelli da me citati in cima alla recensione. Il problema di questo film è proprio questo: differentemente da moltissimi film della Asylum da me visionati, questo sembra prendersi troppo troppo sul serio. Ovviamente è presente il solito marchio di fabbrica degli effetti speciali realizzati con una CGI orrenda, che qualche risatina te la strappano, ma per il resto il film, al mondo del trash, non ha nulla da dire. Si può dunque tranquillamente affermare che "Apocalypse Pompeii" è un film realizzato male, recitato male, effettato male che, prendendosi abbastanza sul serio, non risulta nemmeno abbastanza divertente da meritarne una visione.

Voto: 2
Voto Trash: 4,5

giovedì 21 agosto 2014

In the Flesh - Stagione 2

In the Flesh
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 6
Creatore: Dominic Mitchell
Rete Inglese: BBC Three
Rete Italiana: Inedita
Cast: Luke Newberry, Emily Bevan, Harriet Cains, Emmett Scanlan, Wunmi Mosaku, Kenneth Cranham, Kevin Sutton, Stephen Thompson
Genere: Drammatico, Horror

La trama in breve: Mentre la cittadina di Roarton sembra essere diventata più tollerante verso gli affetti da sindrome da morte parziale, a livello politico le tensioni stanno incominciando a crescere. E' proprio il partito Victus a dimostrare nuovi segni di odio verso gli affetti da PDS, temendo un nuovo "Risveglio", mentre l'Esercito di Liberazione Non-Morta (ULA) organizza rappresaglie per vendicarsi dell'oppressione e dell'odio da parte del Victus.

Lo scorso anno l'arrivo sulle televisioni inglesi della prima stagione di "In the Flesh" fu in grado di riscrivere il genere zombie, dandogli una dimensione mai avuta e che difficilmente noi spettatori ci saremmo aspettati. E se l'ultima stagione di "The Walking Dead" è stata un flop totale, l'interesse per la nuova serie zombie da parte mia diventava qualcosa di fondamentale. L'arrivo della seconda stagione di questo show, dopo il breve, ma intensissimo, antipasto di soli tre episodi della prima, era dunque atteso con impazienza da queste parti, anche se vari impegni mi hanno impedito di seguirla passo passo come avrei voluto fare.

Se dunque la prima stagione mi era davvero piaciuta, sorprendendomi e commuovendomi per la sua componente umana, nascosta sotto il corpo di uno zombie ritornato umano, questa seconda stagione si è certamente mantenuta sui livelli della prima, raddoppiando gli episodi, ma mantenendone inalterato l'interesse e l'affezione vero i personaggi già conosciuti. Kieren in primis subirà un'importante evoluzione nella sua personalità, passando ancora una volta attraverso la non accettazione da parte degli abitanti della sua cittadina, soprattutto da parte di Maxine Martin, nuovo cattivo, forse con un po' meno carisma rispetto al Bill Macey della prima stagione, ma che nasconde determinate questioni che potrebbero essere importanti per lo sviluppo futuro dello show.

Interessantissimo è anche il rapporto di amicizia tra Kieren e Amy, già sviluppatosi nel corso della prima stagione, con la ragazza che, non vergognandosi affatto della sua condizione di malata di sindrome da morte parziale, ricomincerà pian piano a scoprire la sua umanità. E, piccolo SPOILERINO, non solo dal punto di vista emozionale, come vedremo soprattutto negli ultimi episodi. Tra i nuovi personaggi da segnalare anche l'ingresso in scena di Simon, che renderà interessante la questione degli affetti da sindrome da morte parziale, paventando una seconda resurrezione imminente, ma, soprattutto, intrecciando una emozionante relazione proprio con Kieren.

Dunque, se "The Walking Dead" non riesc più a prendere per davvero, pur trattando la questione zombie in maniera classica, molto più vicina all'immaginario del pubblico, "In the Flesh", staccandosi completamente da ciò che le persone sanno sugli zombie, riesce ad essere una serie molto più umana di quanto ci si potrebbe aspettare, molto più emozionante di quanto ci si potrebbe aspettare ed anche molto più avvincente. Certo, i ritmi sono abbastanza lenti, ma non è certo un difetto per la serie, che pur nella sua "lentezza" riesce a catturarti subito e a non farti più staccare da lei.

Voto: 7,5

mercoledì 20 agosto 2014

CINEMA IN PILLOLE #4 - Il buio nell'anima, Jack, Invictus

Quarto episodio della rubrica "Cinema in pillole", la rubrica in cui recensisco film visti da tempo o di recente, per i quali non sarei in grado di scriverne una recensione completa. Questa volta è il turno di tre film: "Il buio nell'anima" di Neil Jordan, "Jack" di Francis Ford Coppola con Robin Williams e Bill Cosby e "Invictus" di Clint Eastwood con Morgan Freeman e Matt Damon!


Il buio nell'anima

USA 2007
Titolo Originale: The Brave One
Regia: Neil Jordan
Sceneggiatura: Roderick Taylor, Bruce A. Taylor, Cynthia Mort
Cast: Jodie Foster, Terrence Howard, Naveen Andrews, Nicky Katt, Mary Steenburgen, Jane Adams, Zoë Kravitz
Durata: 120 minuti
Genere: Drammatico, Thriller

La trama come la scriverei su Twitter: Una coppia di sposi viene aggredita da dei balordi in un vicolo. Lui muore, lei inizia a cercare vendetta facendosi giustizia da sola.

Si tratta, fondamentalmente, del solito film di vendetta, solo che questa volta, al posto del solito Steven Seagal a cui ammazzano moglie, figlia, cane, zii e la nonna, c'è Jodie Foster a cui ammazzano solo il marito e le rapiscono il cane. Chiusa li? No, ovviamente c'è il comparto moralista della vicenda: la donna cerca vendetta non solo per se stessa, ma si interessa anche alle ingiustizie subite dalle persone che stanno vicino a lei, mettendo in discussione il ruolo della polizia. Insomma, solita roba. Per quanto mi riguarda, un film piuttosto sbagliato, nella trama, nel finale e nel ritmo, troppo spezzettato per poter coinvolgere davvero. Inoltre, non è che dica molto di nuovo rispetto ai già innumerevoli film del genere.

Voto: 5


Jack

USA 1996
Titolo Originale: Jack
Regia: Francis Ford Coppola
Sceneggiatura: James DeMonaco, Gary Nadeau+
Cast: Robin Williams, Diane Lane, Brian Kerwin, Jennifer Lopez, Bill Cosby, Fran Drescher, Adam Zolotin, Todd Bosley, Seth Smith, Mario Yedidia, Jeremy Lelliott
Durata: 113 minuti
Genere: Commedia, Drammatico

La trama come la scriverei su Twitter: Jack è un bambino prematuro. Talmente prematuro che cresce molto più in fretta del normale, tanto da sembrare un 40enne a soli dieci anni.

Nel giorno della notizia della morte di Robin Williams, a cui questo ed altri blog dedicheranno un doveroso tributo la settimana prossima, le reti televisive italiane hanno mandato in onda moltissimi film del defunto attore. O meglio, penso abbiano mandato in onda quelli più facilmente fruibili dal pubblico come "Jumanji", "Flubber", "Hook", lo stesso "Jack" e tenendosi "Good Morning Vietnam" (di cui vi parlerò proprio in occasione del tributo) per la tarda serata. "Jack", tra l'altro, era un film che avevo guardato già anni fa, ma di cui non conservavo grandissimi ricordi. La storia di questo bambino che cresce in maniera incredibile prende ed allo stesso tempo commuove per tutte le difficoltà che ne conseguono al protagonista. La regia di Francis Ford Coppola non è certo delle migliori della sua carriera, mentre il film è, come in moltissimi altri casi, tenuto in piedi praticamente dal solo Robin Williams, in grado di rubare totalmente lo schermo a quasi tutti gli altri attori. Paradossalmente l'unico a riuscire a tenergli testa in scena è Bill Cosby, unico suo pari in quanto comico, mentre brava anche Diane Lane nei panni della madre.

Voto: 7+


Invictus - L'invincibile

USA 2009
Titolo Originale: Invictus
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Anthony Peckham
Cast: Morgan Freeman, Matt Damon, Adjoa Andoh, Tony Kgoroge, Julian Lewis Jones, Patrick Mofokeng, Matt Stern, Leleti Khumalo, Marguerite Wheatley, McNiel Hendriks, Scott Eastwood, Patrick Lyster, Penny Downie, Zak Feaunati, Grant L. Roberts
Durata: 133 minuti
Genere: Drammatico, Sportivo, Biografico

La trama come la scriverei su Twitter: Nelson Mandela vuole che la nazionale di rugby sudafricana vinca il mondiale, perchè ritiene lo sport in grado di unire la sua popolazione.

Non sono mai stato un grandissimo fan di Clint Eastwood. I suoi film che ho visto da regista mi piacciono mediamente, ma quasi mai mi hanno entusiasmato totalmente. La vera eccezione è proprio "Invictus". Fare un film sulla figura di Mandela con me è come andare sul sicuro. Se poi ci si aggiunge la componente sportiva è veramente difficilissimo non fare breccia nel mio cuoricino. Molto più valore infatti viene dato ai dialoghi e alla parte sportiva, con un Morgan Freeman nei panni di Mandela che fa quasi scattare la lacrima ad ogni frase che dice. Matt Damon nei panni di Pienaar, capitano della nazionale di rugby, è pazzesco e il film riesce ad emozionare per la sua poeticità.

Voto: 9

martedì 19 agosto 2014

Analogie Cinematografico-Televisive #1

Provo ad iniziare una nuova rubrica, una di quelle rubriche che nascono per caso, così come per caso nascono le cose che si notano guardando i film o le serie TV. Analogie casuali, citazioni volute o meno ad un'opera di spettacolo. Chi le guarda se ne accorge per caso, chi le fa raramente non sa quello che sta facendo, anche se, nel caso che voglio riportare oggi, secondo me, la cosa non è stata voluta.

2010 - Romanzo Criminale 2 - La serie

Colgo l'occasione per annunciare qui che a breve arriverà la recensione di entrambe le serie, che sto guardando in questo periodo, ovviamente ognuna con un post dedicato. Guardando oggi la prima puntata della seconda stagione (se non l'avete vista non andate avanti, rischiate spoiler) ho notato questa scena, molto bella e struggente. Il Bufalo ruba la bara del Libanese, con in sottofondo la canzone "Total Eclipse of the Heart" di Bonnie Tyler.





Di questo film invece vi ho parlato solo un paio di giorni fa. Scena finale. Protagonista ancora una volta una bara ed un morto. O forse meglio una morta. Che poi diventerà uno zombie... Anche qui la colonna sonora è "Total Eclipse of the Heart" di Bonnie Tyler.

Il video lo potete trovare qui, purtroppo non è possibile incorporarlo!

Che il film non sia totalmente idiota come potrebbe far pensare ad uno spettatore disattento lo credo con tutto me stesso. Ma che il regista Tommy Wirkola abbia visto la serie "Romanzo Criminale" ci credo già un po' di meno. Eppure l'analogia mi è subito saltata all'occhio! Tra l'altro mi è stato fatto notare, sempre dalla stessa scena qui sopra, che ci potrebbe essere anche un'altra citazione in chiave macabra. Ed io sono d'accordo. Vediamo se qualcuno la becca!

In coda ovviamente il video della canzone, che personalmente adoro alla follia!

Transcendence (2014)

USA, Regno Unito 2014
Titolo Originale: Transcendence
Regia: Wally Pfister
Sceneggiatura: Jack Paglen
Cast: Johnny Depp, Rebecca Hall, Paul Bettany, Morgan Freeman, Cillian Murphy, Kate Mara, Cole Hauser, Clifton Collins Jr., Josh Stewart, Wallace Langham, Lukas Haas
Durata: 110 minuti
Genere: Fantascienza

La trama in breve: Will Caster è un ricercatore nel campo dell'intelligenza artificiale, che lavora alla creazione di una macchina che combini l'intelligenza cognitiva di tutto il pianeta con le emozioni umane. Quando viene assassinato da dei terroristi anti-tecnologici, la moglie Evelyn decide di caricare il suo cervello in un computer, collegandolo poi alla rete per permettergli di comunicare.

Nella lunga storia del cinema da sempre si assiste all'esplosione di attori, anche relativamente in tarda età: mentre molto spesso quando uno o una hanno talento lì si viede già recitare in pellicole ottime già intorno ai 17/18 anni, qualcuno esplode più tardi, diventando comunque uno dei migliori al mondo. E' ad esempio il caso di Matthew McConaughey o di Jessica Chastain, che ha recitato nel suo primo film a 31 anni, ma che ha dato le migliori prove di sè intorno ai 34/35. Poi ci sono quegli attori che dopo una carriera ottima iniziano ad andare in totale declino, alcuni sbagliando le pellicole in cui recitare, altri accettando qualsiasi ruolo solo per guadagnarsi una pagnotta in più. Un esempio lampante è il Robert De Niro degli ultimi tre o quattro anni, eccezion fatta per il suo ruolo in "Il lato positivo" e in "Red Lights", unici ruoli di cui ricordarsi per davvero.

Poi c'è Johnny Depp. Lui tempo fa era uno dei miei idoli assoluti. Se in cima alla lista di gradimento degli attori c'erano Jack Nicholson e Al Pacino, tra quelli un po' più giovani in cima c'è sempre stato Johnny Depp. Semplicemente perchè la sua abilità recitativa era in grado di cambiare letteralmente un film: cagatine come la saga de "I Pirati dei Caraibi" diventavano dunque qualcosa di guardabile anche solo per la sua presenza. Ed anche la sua piccola parte in "Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il Diavolo" è una delle meglio riuscite in tutto il film. Poi arrivò "Alice in Wonderland", quell'obbrobrio di "Alice in Wonderland". Da lì la sua carriera la si può considerare totalmente affossata. Da quel film in poi Johnny Depp non è più riuscito a scegliere un film giusto in cui recitare e, soprattutto, è diventato letteralmente l'ombra di se stesso.

"Transcendence" è decisamente l'ultimo in ordine cronologico dei suoi film sbagliati. Qui lui interpreta, per farla brevissima, un computer. O meglio, il cervello di un uomo collegato ad un computer. Voi penserete che questo tipo di trama potrebbe essere interessantissimo, ebbene, l'ho pensato anche io. Eppure se prima con Johnny Depp mi fiondavo in sala per vedere un suo film, ora mi sono stufato dei suoi continui fallimenti, motivo per cui ho aspettato giusto quei tre o quattro mesi prima di guardarmelo. Perchè sì, un po' me lo aspettavo che sarebbe stato un altro flop totale. Dunque la trama all'inizio pare essere interessante e potrebbe anche esserlo se dopo circa un quarto d'ora di film non si perdesse totalmente. E un quarto d'ora di film è troppo troppo poco!

Da lì in poi il film diventa spocchioso, borioso, quasi autocelebrativo quando poi da autocelebrare non c'è proprio niente. La pellicola ha la presunzione di voler mandare un messaggio all'umanità sulla pericolosità dell'uso che facciamo dei computer e sulla pericolosità di un'eventuale uso delle coscienze cibernetiche in futuro. Messaggio che però non arriva e non arriverà mai, perchè lo spettatore medio si addormenta dopo quaranta minuti o giù di lì. Messaggio che non sarebbe comunque arrivato perchè il film è come uno di quei bulletti presuntuosi che minaccia gente a destra e a manca e che quando trova la persona sbagliata da minacciare viene, giustamente, pestato a sangue. Questo film, parla, parla e parla, ma alla fine non dice niente e non conclude niente. Mi spiace solo per Johnny Depp, che spero che un giorno o l'altro riesca a ripigliarsi un po'!

Voto: 4

lunedì 18 agosto 2014

Prison Break - Stagione 1

Prison Break
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 22
Creatore: Paul Scheuring
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: Italia 1
Cast: Wentworth Miller, Dominic Purcell, Robin Tunney, Peter Stormare, Amaury Nolasco, Marshall Allman, Wade Williams, Paul Adelstein, Robert Knepper, Rockmond Dunbar, Sarah Wayne Callies
Genere: Azione

La trama in breve: Lincoln Burrows, accusato dell'omicidio del fratello del vicepresidente Terrence Steadman, è condannato a morte e sarà sottoposto alla sedia elettrica el giro di un mese. Michael Scofield, fratellastro convinto della sua innocenza e brillante ingegnere edile, si fa incarcerare nel suo stesso penitenziario, escogitando un piano per la fuga dal carcere. La mappa del carcere, da lui stesso progettato, ce l'ha incisa sul suo corpo, camuffata sotto tatuaggi che gli coprono tutto il busto.

L'estate, talvolta, è il periodo dei rewatch di serie che io considero di culto, soprattutto per quello che riguarda i miei gusti. L'anno scorso fu il turno di "The O.C.", quest'anno tocca a "Prison Break", chissà che l'anno prossimo ci scappi un rewatch di "Lost", e in tal caso mi vedrete osannare letteralmente sui vostri schermi quel capolavoro che fu. La prima stagione di "Prison Break", serie che andò in onda negli Stati Uniti tra il 2005 e il 2009, fu quella che mi avvicinò per davvero al mondo delle serie TV, grazie alla visione degli episodi uno dietro l'altro, come se non ci fosse un domani.

La bellezza della prima stagione di "Prison Break" sta secondo me in tre cose. La prima è l'ambientazione: quasi interamente ambientata in una prigione di massima sicurezza di Chicago, nello stato dell'Illinois, prigione abitata da buona parte della feccia criminale degli Stati Uniti, in cui si ritrova anche Michael Scofield, a seguito del suo primo reato e su sua richiesta, con la volontà di salvare il fratello Lincoln Burrows dalla pena di morte, perchè innocente. Ad aiutarlo ci saranno dei tatuaggi, appositamente incisi sul corpo di Michael, in grado di camuffare l'intera mappa del carcere, da lui progettato, che saranno uno dei punti di più grande fascino dell'intera prima stagione della serie.

Il secondo motivo è ovviamente ciò che succede all'esterno della prigione. Gli avvocati di Lincoln, Veronica Donovan (anche sua ex fidanzata) e Nick Savrin, faranno di tutto per trovare delle prove che lo possano scagionare da un delitto che non ha mai commesso, quello del fratello del vice Presidente degli Stati Uniti, ma che è stato architettato apposta per poter accusare lui. Tutto però sembra remare loro contro, complice la presenza di un cattivo di assoluto livello come Paul Kellerman, agente segreto, amico del Vice Presidente e in combutta con la macchinazione che sta dietro il delitto del fratello. Ogni prova che viene trovata dai due avvocati viene pian piano distrutta dall'avanzare di Kellerman, che si lascerà dietro una scia di omicidi non indifferente.

Il terzo motivo sono i personaggi all'interno del carcere di Fox River: alcuni cattivi, altri fondamentalmente buoni ma egoisti, altri ambigui. Come noi immaginiamo un carcere, così gli autori della serie lo hanno ritratto, la cosa bella è che è molto più facile provare empatia per i detenuti che per le guardie, soprattutto per il fatto che in questa serie, la linea di demarcazione tra bene e male non è per nulla definita: ognuno è disposto a compiere azioni di cui si vergogna, per perseguire una propria idea di bene. I personaggi più riusciti sono certamente quelli di Theodore "T-Bag" Bagwell, spietato e bastardo fino all'osso, uno dei personaggi più negativi dell'intera serie, e di John Abruzzi, che solo nel corso della prima stagione subisce un'evoluzione impressionante della sua personalità, varcando più e più volte quella linea di demarcazione tra bene e male, che come detto in questo show sembra non esistere. Interessantissimi anche i personaggi di Brad Bellick e di Sarah Tancredi: il primo, capo delle guardie della prigione, risulta tra i più antipatici dell'intera prima stagione, secondo solo a T-Bag, la seconda è inizialmente parte del piano di Scofield per liberare Burrows, ma poi si rivelerà un buon personaggio, che però darà il meglio di sè nella seconda stagione.

In definitiva una prima stagione carica di tensione, di colpi di scena e di indagini mozzafiato. Colpi di scena talvolta particolarmente forzati e qualcuno addirittura abbastanza inverosimile, però comunque funzionali alla buona riuscita della storia, ma soprattutto determinanti per creare nello spettatore la voglia di proseguire nella visione della serie. CHe poi, forse, è la cosa più importante di tutte!

Voto: 8,5
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