martedì 30 settembre 2014

CINEMA IN PILLOLE #7 - REMAKE: L'ultima casa a sinistra & Non aprite quella porta

Ritorna la rubrica sulle brevi recensioni di quei film per cui non saprei cosa scrivere per una recensione completa. Ritorna questa volta con due remake, il primo dei quali abbastanza recente, mentre il secondo ha ormai più di un decennio.


L'ultima casa a sinistra

USA 2009
Titolo Originale: The Last House on the Left
Regia: Dennis Iliadis
Sceneggiatura: Adam Alleca, Carl Ellsworth
Cast: Sara Paxton, Monica Potter, Garret Dillahunt, Tony Goldwyn, Spencer Treat Clark, Riki Lindhome, Aaron Paul, Martha MacIsaac
Durata: 110 minuti
Genere: Thriller

La trama come la scriverei su Twitter: Due ragazze vengono violentate e gli aguzzini finiscono a chiedere aiuto, per sbaglio, a casa dei genitori di una di loro.

Premetto che di questa pellicola non ho mai visto la versione originale del 1972 diretta da Wes Craven. Il problema di questo film, fondamentalmente, è che si tratta di una pellicola abbastanza inutile. Un classico Rape & Revenge movie che dal punto di vista registico ed interpretativo lascia un po' il tempo che trova, non riuscendo quasi mai a creare la giusta tensione negli spettatori. Poi, un'altra cosa di cui son sempre stato convinto, è che i film debbano essere misurati anche sulla loro durata: per un film del genere quasi due ore di durata sono decisamente troppe e l'effetto più evidente è la lungaggine spinta al limite di alcune scene, proprio nei momenti in cui un'azione più concitata avrebbe certamente reso il film un po' più accattivante.

Voto: 5+


Non aprite quella porta

USA 2003
Titolo Originale: The Texas Chainsaw Massacre
Regia: Marcus Nispel
Sceneggiatura: Scott Kosar
Cast: Jessica Biel, Erica Leerhsen, Jonathan Tucker, Mike Vogel, Eric Balfour, Andrew Bryniarski, R. Lee Ermey, David Dorfman, Lauren German, Terrence Evans, Marietta Marich, Heather Kafka, Kathy Lamkin, John Larroquette
Durata: 98 minuti
Genere: Horror

La trama come la scriverei su Twitter: C'è davvero bisogno di scrivere la trama di #NonApriteQuellaPorta?

RIguardando questo film all'inizio della scorsa settimana ho subito notato una cosa, che già mi era balenata in testa ai tempi della prima visione: penso, ababstanza fermamente, che questo sia uno dei pochi remake, non dico eccelsi, ma quanto meno SENSATI, che abbia visto in vita mia. La regia è buona, godibile. La tensione della vicenda è ben costruita, si vede la mano personale del regista senza che venga eseguita una copia pedissequa dell'originale di Tobe Hooper. Gli interpreti non sono certo il meglio in circolazione, ma la composizione prettamente giovanile ci fa godere di un cast comunque ben assortito.

Voto: 6,5

lunedì 29 settembre 2014

MENIAMO LE MANI 2 - "Demolition Man"

Una delle prime iniziative cui presi parte quando entrai a far parte del solito gruppetto di blogger che organizza giornate o recensioni a tema fu "Meniamo le mani", una rassegna in cui si omaggiavano gli eroi dei film d'azione, partendo dagli anni '80 fino ad arrivare ai giorni nostri. Io avevo scelto di recensire un film con Vin Diesel, tamarro al punto giusto, tale "xXx" che si può riassumere con un laconico "Il film non è che sia granchè, ma tutti quelli che ho trovato tentando di scaricarlo...". Ovviamente come ogni buona produzione che si rispetti e che ne vuole replicare il successo, anche "Meniamo le mani" ha un seguito. Doveva andare in onda in Agosto, ma sapete tutti cosa è successo, e allora ecco le ragioni dello slittamento. Io ho deciso, per questa occasione di fare la doppietta in un unico film: Sylvester Stallone + Wesley Snipes, accoppiata pazzesca sopra ogni limite.



USA 1993
Titolo Originale: Demolition Man
Regia: Marco Brambilla
Sceneggiatura: Peter M. Lenkov, Robert Reneau, Daniel Waters
Cast: Sylvester Stallone, Wesley Snipes, Sandra Bullock, Denis Leary, Nigel Hawthorne, Glenn Shadix, Benjamin Bratt, Rob Schneider, Bob Gunton, Grand L. Bush, Bill Cobbs, Pat Skipper, Steve Kahan, Paul Bollen, Mark Colson, Andre Gregory, Jack Black
Durata: 115 minuti
Genere: Azione, Fantascienza

La trama in breve: Ils ergente John Spartan, "Demolition Man", riesce finalmente a catturare il criminale Simon Phoenix, coinvolgendo però 30 civili nell'esplosione di un palazzo. Entrambi verranno condannati ad un congelamento correttivo. Nel 2032 Phoenix riuscirà a fuggire dalla prigionia durante la prima udienza per il rilascio. SI renderà così necessario liberare anche Spartan, l'unico in grado di fermarlo.

Dal punto di vista dei gusti cinematografici devo ammettere che non ho preso moltissimo dai miei genitori. La mia passione si è sviluppata andandomi a ricercare da solo le cose da vedere, ma non posso negare che, soprattutto in giovane età, mio padre mi abbia propinato una marea di film d'azione, soprattutto quelli con protagonista Steven Seagal, che però io ritengo un genere piuttosto stantio e lo è da moltissimo tempo, forse non è mai stato un genere innovativo il genere d'azione. Motivo per cui tra tutti i film che mi ha propinato mio padre in giovinezza posso dire di ricordarmi degli spezzoni confusi, ma di non saper affatto distinguerne l'uno dall'altro. Certamente tra queste visioni però c'è anche stato "Demolition Man", action fantascientifico del quale, alla visione fatta apposta per scrivere questa recensione, ho ricordato con sicurezza ben più di una scena.

Andiamo però per gradi: ci troviamo in un futuro non troppo lontano dall'anno di produzione del film, ovvero ci troviamo nel 1996: i crimini vengono puniti non con la pena di morte o con una pena detentiva, ma con l'ibernazione, per poi, una volta liberati, essere considerati completamente rieducati per vivere in pace con la comunità. E' proprio la sorte che toccherà ai nostri due protagonisti, che per comodità chiamerò Wesley Snipes e Sylvester Stallone (perché io purtroppo non ricordo quasi mai i nomi dei personaggi di un film). Snipes è il criminale, Stallone il poliziotto, comunque condannato per il modo in cui ha condotto l'arresto di Snipes. Risvegliato Snipes per errore con considerevole anticipo, il criminale incomincerà a vagare per la città di San Angeles seminando il terrore. Il problema è che in questa nuova società (nel 2032) non si conosce la violenza e i poliziotti non sono preparati per affrontare un criminale. Sarà per questo motivo che sarà necessaria la liberazione di Stallone "Demolition Man" per poter fermare Snipes.

Siamo dunque davanti ad un film con una trama semplice che prova ad esplorare delle trame un po' più interessanti dei solito film d'azione. Mentre attualmente moltissimi film di fantascienza presto si trasformano in banali azionate, qui l'intento dichiarato è quello di essere fracassoni, di spaccare tutto, corpi ed oggetti, ma con uno sfondo fantascientifico. E, più che nelle parti d'azione, è proprio nella sua componente distopica che il film funziona meglio. Certo, questa è appena accennata e non è abbastanza dura e cruda per operare una critica seria sulla deriva della società. D'altronde l'intento del film non è quello e non ha affatto intenzione di essere quello, però alcuni stratagemmi o alcuni modi di ritrarre la società futura mi sono abbastanza piaciuti.

Come dicevo nell'introduzione al post la parte di azione purtroppo non è quella che interessa a me per davvero. Il film mi ha sicuramente coinvolto, ma a me di vedere due che si piacchiano o si sparano solitamente interessa poco poco. Motivo per cui la recitazione non è neanche a livelli eccelsi: c'è Sandra Bullock e il solo nome dovrebbe far capire tutto, c'è Sylvester Stallone che in quegli anni era incredibilmente salvato dal doppiaggio italiano di Ferruccio Amendola, perchè come attore ha sempre dovuto avere a che fare con la sua mascella calante, c'è poi Wesley Snipes che io riesco ad apprezzare seriamente solo nella trilogia di Blade, anche se qui è un tamarrone mica male e il suo ruolo mi è parso abbastanza azzeccato. 

Voto: 6,5

Partecipano alla rassegna anche i seguenti blog:

giovedì 25 settembre 2014

Weekend al cinema!

Altro giro, altra settimana di uscite cinematografiche, un paio per me davvero interessanti, altre totalmente innocue, altre inutili o addirittura dannose. Vediamole nel dettaglio.

Italy in a day di Gabriele Salvatores



Salvatores è un regista che ho quasi sempre praticolarmente apprezzato. Non tra i miei preferiti di sempre, ma buona parte dei suoi lavori che ho avuto modo di vedere mi sono piaciuti. Il suo ritorno, un anno dopo "Educazione Siberiana", con questo film documentario potrebbe essere il tipico lavoro che mi potrebbe far avvicinare ad un genere, quello dei film-documentario, che io ho sempre evitato non perchè non mi piaccia, ma perchè proprio non mi interessa.


Bastardi in divisa di Luke Greenfield



Il genere di film cui appartiene questo "Bastardi in divisa" deve molto al successo di "21 Jump Street" e "22 Jump Street". Qui però i due protagonisti non sono dei veri poliziotti, ma dei buontemponi che si travestono da tali. Non so quanto una trovata comica del genere potrebbe piacermi, ma se dovesse capitare una visione non gliela negherei del tutto. I protagonisti, Damon Wayans e Jake Johnson (visti entrambi in "New Girl") potrebbero convincermi alla visione. Forse anche Nina Dobrev, dai, perchè no.


La buca di Daniele Ciprì



Rocco Papaleo lo trovo insopportabile. Sergio Castellitto al contrario non mi dispiace. Al centro della trama di questo film... un cane. Una commedia che sembra la classica storia basata sugli equivoci e un interesse da parte mia che non penso ci sarà mai.


L'icredibile storia di Winter il delfino 2 di Charles Martin Smith



C'è stato un capitolo uno di questa storia? E io che manco lo sapevo. Pare essere la solita storiella per famiglie di cui personalmente non sento il bisogno.


Lucy di Luc Besson



Luc Besson non è uno dei miei registi preferiti, ma è colui che ha girato ben due miei personalissimi cult (e non solo miei): "Nikita" e "Leòn". Le premesse fantascientifiche di questa nuova pellicola d'azione diretta dal regista francese ricordano molto "Limitless" e la presenza di Scarlett Johansson è decisamente il terzo buonissimo motivo per vedere questo film. O forse addirittura il primo?


Party Girl di Claire Burger e Marie Amachoukeli



Commedia francese su una donna di mezza età a cui piacciono ancora le feste. Niente di strano, direte. E allora, perchè farci sopra un film? Beh, i francesi sanno sempre, o quasi, stupirci grazie alle loro storie. Si sa mai che ne rimanga stupito anche questa volta se dovessi riuscire a vedere la pellicola.


Pasolini di Abel Ferrara



Film belga su uno dei più grandi registi del cinema italiano. Tra le altre cose ben accolto all'ultimo Festival del cinema di Venezia. A detta di molti sembra essere una visione da non perdere e io non penso proprio che me la perderò.


Pongo il cane milionario di Thomas Fernandez



Altra bambinata, forse ben peggiore di "L'incredibile storia di Winter il delfino 2". Passo più che volentieri. Poi io, mediamente, i film con protagonisti i cani li odio (e amo i cani, sottolineo).


Posh di Lone Scherfig



Altra uscita davvero interessante della settimana, questa volta in arrivo dalla Gran Bretagna, con un cast molto giovane e variegato e dei protagonisti che, dal trailer, sembrano poter regalare dei gran momenti in questo film.

mercoledì 24 settembre 2014

The Call - Non rispondere (2003)

Giappone 2003
Titolo Originale: Chakushin ari
Regia: Takashi Miike
Sceneggiatura: Yasushi Akimoto, Minako Daira
Cast: Kou Shibasaki, Shinichi Tsutsumi, Kazue Fukiishi, Anna Nagata, Mariko Tsutsui, Yutaka Matsushige
Durata: 106 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Yoko trova sul proprio cellulare un messaggio in segreteria, post-datato, nel quale sente la sua stessa voce urlare, un attimo prima di morire. Il giorno seguente, all'ora esatta del messaggio Yoko muore investita da un treno in circostanze misteriose.

Nell'ultimo periodo, come saprete, ho iniziato a recuperare molti horror provenienti dall'Oriente. Nel corso degli ultimi mesi ho recensito su questi schermi "Shutter" e "The Eye", thailandesi, "The Maid - La morte cammina tra i vivi", di Singapore, "The Red Shoes", coreano. Oggi è finalmente giunto il momento di parlare di una produzione giapponese, anche se molti sono i titoli che ho intenzione di recuperare del genere e molte le cose di cui parlare e molti anche i titoli di cui già dispongo per una futura visione.

Di "The Call" avevo sentito parlare quando vidi, per la prima volta, il remake americano di questa pellicola, che mi aveva praticamente lasciato indifferente. Siccome però per gli horror più che la trama ad essere davvero importante sono l'atmosfera e la realizzazione ho pensato che prima o poi sarebbe stato il caso di vedere anche l'originale da cui il film era tratto. E siccome il modo di fare horror dei giapponesi mi piace molto di più rispetto alla maniera statunitense, la possibilità andava data per forza.

Innanzitutto il film parte da un'idea molto carina, ovvero quella per cui la morte di una persona sarebbe preannunciata da un messaggio in segreteria lasciato dalla persona stessa un attimo prima di morire. L'assurdo della faccenda è il fatto che la persona vede recapitarsi un messaggio in segreteria postdatato, sentendo la sua stessa voce l'attimo prima di morire. Grandissima idea che più che altro provoca una grandissima inquietudine nello spettatore, soprattutto nel momento in cui poi la morte effettivamente si verifica. D'altronde l'idea di utilizzare come mezzo di morte uno degli strumenti più utilizzati in questo periodo (e che nel 2003 era ancora quasi a livello embrionale, basti pensare all'evoluzione subita in soli dieci anni) è di sicuro inquietantissima, ancor di più se si pensa di farlo in un periodo in cui tutti avevano un cellulare, ma ancora non era un fenomeno totale come ora.

L'atmosfera tra le altre cose è inquietantissima, ma solitamente a rendere le storie dell'orrore orientali davvero affascinanti è la storia che sta dietro, solitamente una storia drammatica e di violenza. In questo caso tale componente viene giocata benissimo dagli sceneggiatori e messa in scena ancora meglio, con una serie di colpi di scena finali che lasceranno lo spettatore col fiato sospeso fino all'ultimo secondo!

Voto: 8-

martedì 23 settembre 2014

The Giver - Il mondo di Jonas (2014)

USA 2014
Titolo Originale: The Giver
Regia: Phillip Noyce
Sceneggiatura: Michael Mitnik
Cast: Jeff Bridges, Brenton Thwaites, Meryl Streep, Alexander Skarsgård, Katie Holmes, Odeya Rush, Taylor Swift, Cameron Monaghan, Emma Tremblay, Charlotte Salt
Durata: 97 minuti
Genere: Fantasy

La trama in breve: In un futuro non ben precisato, la società vive in pace ed è estremamente organizzata. Sono state rimosse le emozioni umane da tutte le persone e le famiglie sono composte da un uomo, una donna e due figli, un maschio e una femmina. Nessuno ha ricordi tranne una persona, il donatore, che ha il compito di mantenere i ricordi per utilizzarli se necessario. All'età di dodici anni ad ognuno viene assegnato un lavoro e a Jonas verrà assegnato l'incarico di custodire le memorie dell'umanità.

Ormai i cinema italiani e americani pullulano di saghe fantasy distopiche tratte da saghe di romanzi famosi. E' così che il successo ottenuto dalla saga di "Hunger Games", ora composta da due film tra cui anche "Hunger Games: La ragazza di fuoco" e della quale stiamo attendendo con trepidazione "Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1". E' arrivata al successo anche la saga di "Divergent", del quale ho visto ed apprezzato il primo capitolo della saga, per la quale già è stato confermato il secondo episodio "Insurgent". Mentre tutte queste saghe fantasy sono relativamente recenti, "The Giver" è una saga iniziata nel 1993, apprezzata da molti nella versione cartacea (che io non ho letto), ma comunque ripescata proprio a causa di questa nuova tendenza.

"The Giver" innanzitutto inizia da una premessa, quella della totale soppressione delle emozioni umane in tutta la società umana, che ricorda molto il bellissimo "Pleasantville", collegamento che viene naturale anche grazie al bianco e nero utilizzato nelle prime fasi della storia. Mentre però Pleasantville era una cittadina idealizzatissima dal regista Gary Ross, qui subito si sentono delle sensazioni negative a riguardo. Lo spettatore infatti si accorge subito che l'armonia in cui vive l'intera popolazione grazie alla mancanza di emozioni umane è una serenità controllata, voluta da qualcuno.

Ci son diversi motivi per i quali la pellicola secondo me funziona a metà: ciò che funziona è la prima ora di film, in cui la società ci viene presentata, con tutte le sue regole e i suoi ordinamenti. FUnziona anche abbastanza la recitazione dei protagonisti, a partire dal solito gran Jeff Bridges, passando per l'acerbo ma comunque abbastanza bravo Brenton Thwaites, fino ad arrivare a Meryl Streep (che personalmente non ho mai sopportato, soprattutto nell'ultimo periodo). Queste parti funzionano perchè la presentazione, l'introduzione alla storia è davvero ben costruita, pur non sapendo come sia lo svolgimento del romanzo sono riuscito a capire per bene la situazione in cui si trovano i protagonisti.

Ciò che invece per me non ha funzionato invece è la regia: anonima e abbastanza mestierante, senza quel guizzo necessario a ricevere qualche apprezzamento. Inoltre l'ultima mezz'ora, che risolve la situazione e dovrebbe aprire ad un nuovo capitolo della saga (che non si sa se si farà perchè il film non ha avuto il successo sperato dai produttori) mi è sembrata parecchio sbrigativa ed un pochino banalizzata nella sua realizzazione. SI tratta comunque di un film a cui non riesco a volere male e che anzi, scorre via leggero leggero verso la fine senza inutili fronzoli o appesantimenti.

Voto: 6,5

lunedì 22 settembre 2014

Sex Tape - Finiti in rete (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Sex Tape
Regia: Jake Kasdan
Sceneggiatura: Kate Angelo, Nicholas Stoller, Jason Segel
Cast: Cameron Diaz, Jason Segel, Rob Corddry, Ellie Kemper, Rob Lowe, Nat Faxon, Nancy Lenehan, Randall Park, Harrison Holzer, Jack Black
Durata: 94 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Jay e Annie, dopo dieci anni di matrimonio, provano a riaccendere la passione girando un filmato porno, riprendendosi mentre fanno sesso. COn l'intenzione di cancellare tale filmato, esso finirà per sbaglio su internet.

Commedie di questo tipo le ho sempre abbastanza evitate, semplicemente per il fatto che ormai non è che abbiano più molto da dire. Complice però la disavventura di Jennifer Lawrence e di altre star con le loro foto hot finite in rete, ecco che il "Sex Tape" si rivelava essere, per una volta, un'uscita cinematografica con dei tempi perfetti, talmente perfetti da indurmi a vederla. Anche perchè poco tempo prima della visione l'unico motivo di interessa era la scena del trailer in cui si vede Cameron Diaz vestita da pattinatrice sexy che, devo ammetterlo pur non essendo mai stato un fan del suo fisico, a 42 anni è decisamente una vera e propria bomba.

Che stessi per imbattermi nella visione di una mega-stronzatona era fuori da ogni ragionevole dubbio. Che la mega-stronzatona non facesse ridere nemmeno per sbaglio magari me lo aspettavo giusto un filo di meno. Oh, d'altronde si sa, i film del genere, le commedie basate su equivoci del genere, non hanno più moltissimo da dire, eppure ottengono un enorme successo di pubblico al botteghino. Lo testimonia il fatto che dopo ben una settimana e mezzo dalla sua uscita nelle sale esso si trovi in seconda posizione tra i film più visti al cinema, secondo soltato all'uscita fracassona della scorsa settimana, "Tartarughe Ninja".

Il problema alla fin fine rimane questo secondo me: la gente vede il trailer, si prepara a vedere Cameron Diaz ignuda (che pur non essendo mai stato un fan del suo fisico è un gran bel vedere, ripeto), mentre la trama che ruota intorno alla vicenda della pellicola è quanto di più anonimo ed inutile possa pensare la mente umana. Ma, soprattutto, mi è sempre stato insegnato che una commedia dovrebbe far divertire. Questa no, nemmeno per sbaglio, le trovate sono banali e addirittura rarefatte, praticamente visto il trailer hai visto tutto il film. E questa è la cosa peggiore che possa accadere quando si guarda una commedia.

Voto: 4

domenica 21 settembre 2014

You're the Worst - Stagione 1

You're the Worst
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Stephen Falk
Rete Americana: FX
Rete Italiana: Inedita
Cast: Chris Geere, Aya Cash, Desmin Borges, Kether Donohue, Brandon Smith, Allen McLeod, Janet Varney, Todd Robert Anderson
Genere: Comedy

La trama in breve: Jimmy è uno scrittore sull'orlo del fallimento, Gretchen una PR cinica e autodistruttiva. Non certo le persone con cui la gente di Los Angeles cercherebbe una relazione. I due si incontreranno e, in qualità di "peggiori" in assoluto, intesseranno una relazione che non si sa se potrà funzionare o meno, ma che sembra appagarli entrambi.

La scorsa estate le serie TV estive sono state moltissime. Io ne ho viste poche in realtà e tra le poche che ho visto spicca su tutte le altre questa serie comedy mandata in onda da FX. Mentre di solito con le serie comedy ho un rapporto piuttosto strano, soprattutto quando queste sono delle vere e proprie sit-com, questa può tranquillamente essere una delle comedy migliori dell'intera annata. E stavolta FX non sbaglia. Un'altra serie estiva di FX era stata "The Strain": tutt'altro genere, ovviamente, ma sbroccava dopo sole due puntate e l'ho mollata alla terza. Questa no, per nulla, delle dieci puntate andate in onda ne ha solo una che passa abbastanza a vuoto, ma semplicemente perchè non sopporto quel tipo di episodi, poi le altre nove sono tutte abbastanza fenomenali.

Il punto forte di una buona comedy deve essere per forza di cose la caratterizzazione dei personaggi: questi devono essere costruiti in modo da accattivarsi l'affetto degli spettatori e gli autori di questa serie come hanno deciso di farlo? Ovviamente ritraendo due veri e propri stronzi. Jimmy in particolare, scrittore vicino al fallimento, apparentemente insensibile ed egoista. Lo conosciamo mentre è tra gli invitati al matrimonio della sua ex ragazza, altro motivo che giustifica il suo modo di essere. La protagonista femminile, Gretchen, agente discografico e PR, è anche lei molto cinica e autodistruttiva.

Ovviamente loro due sono le persone peggiori che l'intera Los Angeles potrebbe offrire, non certo dei buoni partiti, ed ovviamente si incontreranno e inizieranno ad intessere una relazione. Relazione costruita talmente per gradi e talmente bene dagli sceneggiatori che è veramente difficile per il pubblico non affezionarsi ai due protagonisti e alla loro estrema evoluzione nel corso della prima stagione. E' impossibile anche non ridere dei modi totalmente bruschi dei due nel rapportarsi con il mondo esterno e con la loro relazione nascente. E loro due, fondamentalmente, sono il motivo per cui in questa serie si ride e si ride anche tanto.

Ogni buona comedy deve anche avere dei bei personaggi secondari. Essi devono accompagnare i due protagonisti, magari il loro carattere non evolve come quello dei personaggi principali, ma devono essere coloro che scatenano più che altro risate un po' più sempliciotte. E anche questa caratteristica non manca in questa serie: da una parte abbiamo Edgar Quintero, giovane veterano che parla sempre della guerra, e dall'altra Lindsay Gillian, migliore amica di Gretchen, sposata con un uomo che tratta come uno zerbino e dipendente dal sesso e dal tradimento nei confronti del marito. Entrambi risultano personaggi ben assortiti con i due protagonisti scatenando più volte la mia ilarità. Rimane il dubbio su come un format del genere possa avere lunga durata su più stagioni, ma le premesse date dalla prima stagione sono assolutamente di prim'ordine.

Voto: 8-

sabato 20 settembre 2014

Liberaci dal male (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Deliver Us From Evil
Regia: Scott Derrickson
Sceneggiatura: Paul Harris Boardman, Scott Derrickson
Cast: Eric Bana, Édgar Ramírez, Olivia Munn, Joel McHale, Sean Harris, Chris Coy, Dorian Missick
Durata: 110 minuti
Genere: Thriller, Horror

La trama in breve: Ralph Sarchie, poliziotto della NYPD, viene chiamato ad investigare su una serie di omicidi o tentati omicidi tutti collegati da una matrice religiosa.Collaborando con un prete apostata inizierà a pensare che dietro questi omicidi ci sia appunto la presenza del Diavolo, credendo che il serial killer sia posseduto.

Negli ultimi anni la cinematografia horror ci offre titoli sempre molto diversi: "Le origini del male", "La stirpe del male", "Il male è MALE" o cose del genere. A parte la nota e arcinota fantasia dei titolisti italiani, per buona parte questi film si sono rivelati delle assurde boiate, mentre i trailer promettevano cose come "il film che ha terrorizzato l'America" o "tratto da una storia vera" (che poi sono le due frasi tipiche che ti fanno capire che il film farà cagare a spruzzo). "Liberaci dal male" di Scott Derrickson lasciava però aperta qualche speranza: innanzitutto il regista è lo stesso di "Sinister", horror che un paio di anni fa avevo decisamente apprezzato, in secondo luogo qualche recensione positiva mi aveva fatto ben sperare.

Purtroppo però la delusione è sempre dietro l'angolo e questo film lo è stato in maniera piuttosto decisa: non che la pellicola sia brutta in assoluto, ma decisamente mi sarei aspettato qualcosa di più. Innanzitutto non sono uno di quelli che vuole per forza l'horror duro e puro e la paura a tutti i costi. D'altronde "Liberaci dal male" ha più l'impostazione del thriller paranormale più che dell'horror vero e proprio. Ci sono delle indagini, ci sono degli eventi soprannaturali, c'è un po' di tensione, ma mai qualcosa di veramente palpabile o che ti faccia tremare. Semplicemente perchè lo sviluppo della trama è piuttosto lenticcio, ma anche per il fatto che per un'oretta buona non succeda nulla di veramente rilevante.

Nella seconda parte la pellicola migliora: innazitutto inizia ad accadere qualcosa di veramente rilevante, in secondo luogo le sensazioni dello spettatore vengono decisamente amplificate rispetto alla prima parte. Alla parziale noia iniziale si sostituisce però qualcosa che non saprei come definire. Un misto tra coinvolgimento (non troppo convinto però) e scarsa tensione. Non un granchè per un film che avrebbe l'intento di farti tremare dalla paura. Non mi è piaciuto nemmeno Eric Bana nei panni del protagonista Ralph Sarchie, l'investigatore della NYPD che inizierà a trovare collegamenti demoniaci negli omicidi per i quali va ad investigare.

Il film si salva giusto per la regia, che comunque l'ho trovata abbastanza buona, soprattutto nella scena finale: un esorcismo girato in maniera pazzesca, forse uno di quelli più belli mai realizzati negli ultimi anni. Solo negli ultimi dieci minuti la tensione e l'orrore riescono a fare per davvero il loro corso, grazie appunto al modo in cui è stata girata quest'ultima scena in cui si alternano sapientemente (ed anche velocemente) momenti di luce e di buio, urla e silenzi.

Voto: 5+

venerdì 19 settembre 2014

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (2013)

Svezia 2013
Titolo Originale: Hundraåringen som klev ut genom fönstret och försvann
Regia: Felix Herngren
Sceneggiatura: Felix Herngren, Hans Ingemansson
Cast: Robert Gustafsson, Iwar Wiklander, David Wiberg, Mia Skäringer, Jens Hultén, Bianca Cruzeiro, Alan Ford, Sven Lönn, Georg Nikoloff, Ralph Carlsson
Durata: 114 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Allan Karlsson è un uomo che vive in un ospizio. Mentre tutti all'interno della casa di cura in cui vive si stanno preparando a festeggiare il suo centesimo compleanno, a lui non interessa nulla della festa e decide di fuggire dalla finestra.

Ci sono film dedicati ai vecchietti che mettono addosso una gran depressione: così mi hanno detto essere "Amour" che ancora non ho trovato il coraggio di vedere, rimandandone la visione da un paio di anni almeno. Ce ne sono altri che mettono rabbia, soprattutto quando i protagonisti sono in età pensionabile ma vogliono continuare a comportarsi da giovincelli, vedi ad esempio "Last Vegas" o "I mercenari 3". Ce ne sono poi altri che per fortuna hanno senso di esistere, magari non sono proprio dei capolavori, ma una visione la meritano tutta perchè nella loro leggerezza riescono a creare nello spettatore, o almeno in me, delle semplici ed interessanti riflessioni personali.

Il film innanzitutto è tratto da un romanzo che, manco a dirlo, non ho letto, ma in un futuro si potrebbe rivelare una lettura abbastanza interessante. Partendo abbastanza a rilento, per i primi dieci minuti veniamo introdotti alla vicenda, vedendo come si svolge attualmente la vita del protagonista Allan Karlsson. Egli vive in una casa di cura, ma la sua vita gli sta stretta. Tutti intorno alui stanno organizzando la sua festa per il centesimo compleanno, ma a lui non interessa perchè è consapevole che la sua vita passata non è stata vissuta per poi finire in maniera banale. La sua vita dunque gli sta stretta, motivo per il quale vi è la decisione della fuga.

Ed è proprio la fuga ciò su cui si concentra gran parte del film: sulla fuga e sui ricordi della sua vita passata che lo spettatore scoprirà man mano essere stata davvero una grande vita: è stato colui che diede l'idea per il funzionamento della bomba atomica, conobbe Einstein (o forse suo fratello scemo?), collaborò addirittura con Stalin. In pratica l'uomo è riuscito a cambiare ripetutamente il corso della storia, al momento non se ne rendeva conto, ma durante la fuga e la sua riflessione la sua vita incomincia ad assumere un significato ben più importante.

Mentre la pellicola riesce abbastanza bene a farci affezionare al personaggio attraverso i racconti del suo passato, che sono quanto mai affascinanti ed interessanti, soprattutto per il suo intervento nella maggior parte degli eventi importanti del '900, il film sembra un po' meno riuscito nelle parti in cui il protagonista sta fuggendo sia da un gruppo di criminali, sia dalla polizia che lo cerca perchè dato per scomparso. Qui le situazioni grottesche in cui si trova funzionano un po' di meno rispetto a quelle legate al suo passato, lasciando un po' l'amaro in bocca per un film riuscito a metà.

Voto: 7-

giovedì 18 settembre 2014

Weekend al Cinema!

Tre mesi di quasi nulla totale e poi arrivano mille uscite e uno non sa dove girarsi per guardare un film al cinema. In realtà questa settimana le uscite sono solamente tante, ma non molte di queste le ritengo davvero interessanti! E come ogni settimana ci sono io a commentarle, basando questo commento solo ed esclusivamente sul personale pregiudizio dovuto alla visione del trailer e a una veloce lettura della trama.


Anime nere di Francesco Munzi

Nel periodo successivo al Festival di Venezia escono anche dei film italiani che sembrano essere abbastanza interessanti. Mentre di solito le proposte nostrane sono quelle che sono, quando queste passano per un Festival c'è sempre quell'aura di buon cinema che le permea. Non che brami dalla voglia di vederlo, ma se dovesse capitarmi non gli nego niente a priori.



Jimi: All is by my Side di John Ridley

Se c'è un musicista osannato che mai in vita mia sono riuscito a sopportare quello è proprio Jimi Hendrix. E già sto immaginando le vostre reazioni: "BUUUUUUU, COGLIONE! NON CAPISCI UN CAZZO!! JIMI HENDRIX BEST OF MY LIFE!!!". Può anche essere vero, ma quando uno non prova piacere ad ascoltare un musicista, anche se il più bravo della storia, poco ci sta da fare. Questo biopic forse lo vedrò però. Non lo so.



La nostra terra di Giulio Manfredonia

Recentemente ho rivisto "Si può fare", diretto proprio da Giulio Manfredonia. Questo "La nostra terra" però mi ispira meno di zero, quindi penso che lo salterò senza farmi troppi problemi.



La preda perfetta di Scott Frank

Se avessi un cinema mai nella vita acquisterei un film d'azione con protagonista Liam Neeson. Nella maggior parte dei casi fanno guadagnare una barca di soldi, ma è una questione di principio! Liam Neeson lo sopporto poco. I film d'azione pure, forse meno. Si zompa con piacere.



L'ape Maia di Alexs Standermann

C'è un limite a tutto. A cinque anni l'ape Maia va bene. Ma a cinque anni quando li avevo io, ovvero 20 anni fa. Ora no. Basta!



Resta anche domani di R. J. Cutler

Prima uscita abbastanza interessante della settimana, con protagonsita la Chloe Grace Moretz già vista nel remake di "Carrie - Lo sguardo di Satana". Dalla trama e dal trailer sembra possa essere una visione abbastanza interessante, potrebbe essere decisamente una delle visioni della settimana!



Se chiudo gli occhi non sono più qui di Vittorio Moroni

Dal trailer questo film sembra uno di quei drammoni che tanto piacciono ai distributori italiani. La presenza di Beppe Fiorello poi mi fa propendere chiaramente verso il non dargli nessuna possibilità.



Tartarughe Ninja di Jonathan Liebesman

Io da bambino ero particolarmente strano. Mentre tutti i miei coetanei mi parlano di migliaia di cartoni animati che vedevano da piccoli, io ne guardavo giusto una decina e tra questi dieci NON c'erano le Tartarughe Ninja. Il trailer è la solita roba abbastanza fracassona, vista al cinema fa salire l'hype, poi magari sarà una cazzatona alla Michael Bay (che qui è anche produttore), però magari...



Un ragazzo d'oro di Pupi Avati

L'unico film di Pupi Avati che ho visto in vita mia è stato "La casa dalle finestre che ridono", horror inquietantissimo. Poi più niente. Ed anche questo film dal trailer sembra tanto un drammone sentimentale di cui non sento proprio il bisogno. Quindi penso proprio che questo non sarà il secondo film di Pupi Avati che vedrò nella mia vita.



mercoledì 17 settembre 2014

Utopia - Stagione 2

Utopia
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 6
Creatore: Dennis Kelly
Rete Inglese: Channel 4
Rete Italiana: Inedita
Cast: Fiona O'Shaughnessy, Alexandra Roach, Nathan Stewart-Jarrett, Adeel Akhtar, Oliver Woollford, Paul Higgins, Neil Maskell, Paul Ready, Alistair Petrie, Stephen Rea, James Fox, Ruth Gemmell, Emilia Jones, Geraldine James, Michael Smiley, Mark Stobbart, Michael Maloney
Genere: Thriller

Ormai un anno e mezzo fa, o forse anche di più, penso circa all'inizio di Gennaio del 2013, incomincia la visione di Utopia. La prima puntata mi fece letteralmente addormentare, motivo per cui decisi di non proseguire. Poi però, viste alcune recensioni molto positive, ho deciso di riprenderla in mano ed è stato vero amore. Oddio, non di quegli amori passionali che portano dritti dritti al matrimonio. Diciamo che se l'apice dell'affettività è il "Ti amo", per Utopia siamo dalle parti del "Ti voglio bene" o "Sei speciale". Mi piacque così tanto la prima stagione che la feci arrivare addirittura quinta nella classifica delle migliori serie TV del 2012/2013 secondo questo blog. E non è certo un onore da poco. Come tutti sanno però le serie inglesi hanno un piccolo difetto: non sono puntuali. Se gli americani per le loro serie televisive programmano anche anni prima le uscite, gli inglesi, complici anche le stagioni delle loro serie molto più corte, possono posizionarle nel palinsesto a loro piacimento. Motivo per cui una serie la cui prima stagione è andata in onda a Gennaio 2013, vede la sua seconda stagione aver vita nell'estate del 2014.

Se la prima stagione ci aveva fatto venire il mal di testa, con ritmi lenti, teorie complottistiche, ma misteri sempre tenuti per bene sul filo del rasoio, in modo che lo spettatore non si annoiasse mai, la seconda si conferma su questi ritmi. Innanzitutto parte col botto, la prima scena con uno spaccato di un TG condotto da Bruno Vespa preso dalla televisione italiana che annuncia l'omicidio di Aldo Moro per noi italiani è la classica roba da WTF?. D'altronde, che cavolo ci fa Bruno Vespa in una serie TV inglese? Oltre a S. B. è andato a leccare i piedi anche a Sua Maestà Elizabeth Alexandra Mary Windsor? Ebbene no. O meglio, forse no, questa cosa se l'è risparmiata. La parte di Bruno Vespa serve a farci capire che il complotto e i misteri a cui è legato il fumetto di "Utopia" partono nient'altro che dal rapimento e omicidio di Aldo Moro. Roba per cui noi italiani andremo orgogliosissimi immagino. Non per Aldo Moro, ma per essere comparsi in una serie TV inglese senza che ci facessero parlare in siciliano o in napoletano.

Mentre il primo episodio è praticamente un lungo flashback sulle origini di Utopia, il resto della stagione ci riporta sui binari che già conoscevamo, riportando alla luce sia Pietre, uno dei personaggi che preferisco, sia la famosissima frase "Where is Jessica Hyde?" che soltanto Neil Maskell sa dire con quel tono e quella epicità. Ora mettiamo in chiaro una cosa: se c'è una cosa che difficilmente tollero nelle serie televisive sono gli episodi totalmente formati da flashback, ma qui il primo episodio della seconda stagione è funzionalissimo alla trama, non messo lì per riempire lo spazio di un episodio. Il mistero tenderà ad infittirsi in maniera estrema e i mal di testa sono assicurati, perchè seguire in tutte le sue sfaccettature questa trama è veramente difficile.

CIò che è mancato a questa stagione rispetto alla precedente è stato l'effetto sorpresa. Sapevo già cosa aspettarmi e cosa avrei trovato, motivo per cui i rischi che corrono sempre le serie TV nelle stagioni successive alla prima sono proprio quelli di perderne gli effetti. Eppure rimaniamo sempre davanti ad un ottimo prodotto, forse non facilissimo da seguire con costanza, ma che di sicuro è capace di tenere gli spettatori incollati allo schermo. Tra le altre cose, il canale americano HBO ha acquistato i diritti per produrne un suo remake, alla regia pare ci sarà il bravissimo David Fincher. Forse forse si tratterà di un remake decisamente non necessario, ma le premesse per un buon prodotto ci sono tutte.

Voto: 7,5

martedì 16 settembre 2014

CINEMA IN PILLOLE #6 - Gli uccelli, Si può fare

Sesto appuntamento con le minirecensioni di Non c'è Paragone, la rubrica in cui parlerò di quei film per cui non ho troppe parole da spendere, ma che comunque meritano un post s questo blog, visto che praticamente tutti i film che ho visto da quando l'ho aperto hanno avuto un loro posticino nel blog! Oggi è il turno di un capolavoro di Hitchcock che è molto bello ma che non ho amato particolarmente, "Gli uccelli", e a una commedia italiana che ho visto tantissime volte passata in televisione e che apprezzo particolarmente, "Si può fare".


Gli uccelli

USA 1963
Titolo originale: The Birds
Regia: Alfred Hitchcock
Sceneggiatura: Evan Hunter
Cast: Tippi Hedren, Rod Taylor, Jessica Tandy, Suzanne Pleshette, Veronica Cartwright, Ethel Griffies, Charles McGraw, Ruth McDevitt, Lonny Chapman, Darlene Conley, Joe Mantell, Doodles Weaver, John McGovern
Durata: 120 minuti
Genere: Thriller, Horror

La trama come la scriverei su Twitter: Gli uccelli si incazzano misteriosamente e attaccano gli abitanti di un paesino.

Non ho mai nascosto una delle mie più grandi fobie. E' una fobia un po' strana, ma a quanto leggo in giro informandomi pare essere anche abbastanza diffusa in giro l'ornitofobia. Io ne soffro abbastanza, tanto che cerco sempre di stare il più alla larga possibile da Piazza Duomo a Milano o da Venezia in generale. Motivo per cui mi sono sempre rifiutato di vedere questo film fino alla scorsa estate, in una sera in cui non stavo particolarmente bene e l'ho guardato per mancanza di alternative in televisione. Come già ho anticipato, ne riconosco la grandezza e la genialità, le inquadrature ricercate e perfezioniste, ho apprezzato la mancanza totale di colonna sonora in favore del solo verso degli uccelli, ma non l'ho amato come questo film meriterebbe. Alla fine pensavo avrei avuto molta più paura, ma in fondo si trattava solo di tensione, per un film che apprezzo profondamente dal punto di vista tecnico, ma non sono riuscito ad amare come film portatore di emozioni.

Voto: 8-


Si può fare

Italia 2008
Titolo Originale: Si può fare
Regia: Giulio Manfredonia
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci, Giulio Manfredonia
Cast: Claudio Bisio, Anita Caprioli, Andrea Bosca, Giovanni Calcagno, Michele De Virgilio, Carlo Giuseppe Gabardini, Andrea Gattinoni, Natascia Macchniz, Rosa Pianeta, Daniela Piperno, Franco Pistoni, Pietro Ragusa, Franco Ravera, Maria Rosaria Russo, Bebo Storti, Ariella Reggio, Giulia Steigerwalt, Tony D'Agostino, Giuseppe Battiston, Giorgio Colangeli
Durata: 111 minuti
Genere: Commedia, Drammatico

La trama come la scriverei con due post su Twitter: Nello viene trasferito nella cooperativa 180, sorta per dare un aiuto a coloro che vivevano nei manicomi prima della loro chiusura. Questo particolare gruppo di lavoro presto fonderà una società di posatori di parquet professionisti.

Ho visto questa pellicola un bel po' di volte e, sinceramente, ogni volta che la passano su Mediaset Premium, non mi stanco mai di rivederla. Non so bene il motivo, visto che la pellicola italiana tratta il tema della malattia mentale con un piglio insolito, assolutamente atipico per noi italiani, ovvero cercare di creare una specie di storia che porti una speranza. Il protagonista Nello, nel suo piccolo, senza mai aver avuto esperienza con persone con problemi mentali, riuscirà a trovare una via semplice e prima poco battuta per reinserire loro nella società. Non mancano momenti di assoluto buonismo, così come non mancano momenti più leggeri e spensierati, con un Claudio Bisio che, in un ruolo fondamentalmente drammatico, riesce ad offrire una buona interpretazione (lo stesso Claudio Bisio che avevo criticato per la sua interpretazione drammatica in "La gente che sta bene").

Voto: 7,5

lunedì 15 settembre 2014

L'uccello dalle piume di cristallo (1970)

Italia, Germania Ovest 1970
Titolo Originale: L'uccello dalle piume di cristallo
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento
Cast: Tony Musante, Suzy Kendall, Enrico Maria Salerno, Eva Renzi, Umberto Raho, Renato Romano, Giuseppe Castellano, Mario Adorf, Pino Patti, Gildo Di Marco, Fulvio Mingozzi, Omar Bonaro, Bruno Erba, Annamaria Spogli, Rosita Torosh, Karen Valenti, Werner Peters, Reggie Nalder, Maria Tedeschi, Carla Mancini, Giovanni Di Benedetto
Durata: 93 minuti
Genere: Thriller

La trama in breve: Sam Dalmas, naturalista, assiste mentre torna a casa ad un tentativo di omicidio in una galleria d'arte. Vede una donna cadere a terra, ferita, e avverte la polizia. Si scoprirà in seguito che la donna è Monica Ranieri, moglie del direttore della galleria Alberto.

Con l'intento di recuperare tutti i film che non ho visto diretti da uno dei miei registi del passato preferiti, Dario Argento, e di scriverne su questo blog una specie di monografia, ho recuperato il suo primo lavoro, uno dei pochi che mancava alla mia lista e che in un modo o nell'altro prima o poi avrei dovuto vedere. Infatti quelli che ho guardato del regista li ho guardati in disordine, quasi in maniera occasionale, senza andarne a ricercare una coesione stilistica o un'evoluzione nel modo di dirigere le diverse pellicole. Dunque, anche se vedere i film di un regista in ordine di uscita è il modo più corretto per farsi un'idea sul suo stile, è una cosa che raramente faccio perchè preferisco andare a sentimento, mentre andare in ordine mi sa di freddo. Ovviamente le recensioni su questo blog saranno in ordine di uscita, saltando quelle che ho già pubblicato in passato.

Interessantissimo è vedere come in questo film Dario Argento spezzi totalmente i canoni del giallo: mentre gli spettatori come termine di paragone per il giallo hanno i romanzi di Agatha Christie o quelli di Arthur Conan Doyle dedicati alla figura di Sherlock Holmes, gialli classici e con uno schema di risoluzione del caso ben definito, Argento cambia totalmente lo schema con questo suo primo film, intrappolando lo spettatore in maniera quasi totale. Mentre infatti il giallo classico vede il solito schema omicidio -> indagini -> risoluzione del caso e nello spazio contrassegnato dalle frecce ci inserisce degli indizi che ti possano far arrivare all'identità del vero colpevole, "L'uccello dalle piume di cristallo" punta al farti capire poco o nulla e poi ad arrivare ad una spiegazione finale che è assolutamente sorprendente per lo spettatore.

Mentre qualcuno considera questo modo di impostare le cose di Argento un grosso difetto, io l'ho sempre toravto uno dei suoi più grandi punti di fascino: sei talmente preso dalle immagini, da come sono costruite, dalla loro sequenzialità l'una con l'altra, che di ciò che effettivamente succede e della sua logica non te ne importa più di tanto. Voi pensate a questa caratteristica e mettetela, all'ennesima potenza, in "Profondo Rosso", che è l'emblema della maniera argentiana di costruire il giallo. E "Profondo Rosso" è considerato il caposaldo della cinematografia di Dario Argento (lui per il thriller e "Suspiria" per l'horror). Qui vediamo una costruzione ancora abbastanza acerba, ma comunque di una validità impressionante.

E nel suo modo di mettere ciò che vede il protagonista, interpretato da Tony Musante, qui con un interpretazione discreta ma nulla più, in primo piano che il film ha quasi tutto il suo fascino. La scena iniziale, in cui lui vede un delitto mentre viene commesso, è l'emblema del film. E' più importante ciò che egli è riuscito a vedere, o ciò che egli ha dedotto tramite il suo ragionamento. Il suo ragionamento corrisponde esattamente alla realtà dei fatti, o ne è stata una naturale interpretazione?

Voto: 8

sabato 13 settembre 2014

Elio e le Storie Tese - Live at Sconcerto 2014

Oggi non vi parlo di un film. Avevo già programmato una recensione, ma ho deciso di spostarla perchè oggi volevo scrivere qualcosa riguardo ad un'esperienza personale, che comunque ha a che fare con gli argomenti di cui tratta questo blog. Infatti, oltre alle serie TV e ai film, ogni tanto ho parlato di musica, in minima parte perchè il più delle volte quando ascolto qualcosa non so cosa scrivere a riguardo quindi preferisco non proferire parola. Ma siccome ieri sera sono andato al concerto di Elio e le Storie Tese, a Cernusco Sul Naviglio, un paesino vicino a quello in cui abito, sento il bisogno, anche se brevemente, di parlarvene. 



Non commento l'opening act, con una cantante che ho ascoltato poco e che, complice la grande attesa per il concerto di Elio, non me la sarei gustata nemmeno se ne fossi stato interessato. Posso dire, come giudizio personale, che non mi è particolarmente piaciuta e a testimoniarlo c'è il fatto che non mi ricordo nemmeno il suo nome, non so se mai mi capiterà di riascoltarla e non ne sono nemmeno particolarmente interessato. Ammetto però che il mio giudizio è filtrato appunto dal fatto di aver prolungato la grande attesa per Elio.

E finalmente l'apertura. Non starò qui ad elencarvi tutta la scaletta anche perchè non è che me la ricordi a memoria. Posso dire però di aver avuto la fortuna di assistere ad un concerto in cui conoscevo a memoria un buon 90% delle canzoni: non sono riuscito a cantare soltanto due canzoni nella parte centrale proprio perchè mai sentite in vita mia, ma tutte le altre, come al solito, spettacolari! A partire dall'apertura con "Born to Be Abramo" e Mangoni a fare la cubista, passando per la sorpresa "Gimmi IlPedofilo" che non sapevo eseguissero anche ai concerti, il classico intramontabile "Servi della gleba", ma anche canzoni un po' meno osannate come "Il ritmo della sala prove" e "TVUMDB", tutte cantate con il solito estro e la solita irriverenza da parte del gruppo, che non si è dimenticato di regalare al suo pubblico dei divertentissimi siparietti comici.

Nel finale spazio a tre grandi successi dell'ultimo periodo, quali "La canzone mononota" assoluto capolavoro e "Complesso del Primo Maggio" che penso sia una delle canzoni più geniali dell'ultimo album. Chiusura con dedica a Formigoni con "Parco Sempione", successo che ormai ha quasi dieci anni, ma che rimane uno dei pezzi meglio riusciti degli ultimi due album. Spazio nel finale al consueto bis con "Tapparella" e al tipico coro "Forza Panino" eseguito con grandissimo trasporto da parte di tutto il pubblico. SPazio anche durante questo brano ad un assolo di Cesareo che... la paura proprio! Tutti coloro che ascoltano Elio o lo hanno ascoltato almeno una volta lo devono prima o poi vedere live. Nonostante il pubblico dei suoi concerti sia spesso composto più che altro da appassionati piuttosto che da spettatori/ascoltatori occasionali, l'esperienza di un concerto di Elio è qualcosa che sinceramente consiglierei a chiunque!
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