sabato 29 novembre 2014

Mario - Stagione 3

Mario
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 16
Creatore: Maccio Capatonda
Rete Italiana: MTV
Cast: Maccio Capatonda, Rupert Sciamenna, Herbert Ballerina, Offa Ioladinos, Anna Pannocchia, Hector Baboden, Leone Di Lernia
Genere: Commedia

La trama in breve: Mario Micidial è diventato proprio una brutta persona, dopo aver scoperto che la sua donna è in realtà sua sorella, che Ginetto è suo fratello, ma soprattutto che Micidial è il suo papàdre. Il suo telegiornale è diventato una baracconata con tanto di pubblico esaltato in studio, ma, soprattutto, Ginetto si candida come Presidente del Consiglio, per permettere a Micidial di avere il controllo sull'Italia intera.

Sapete tutti che la seconda stagione di "Mario" non è mai andata in onda! Ne esisteva una sola copia, in videocassetta, che circolava in una maniera molto simile a quella di "The Ring". I produttori avevano deciso di non mandarla in onda, ma MTV ha insistito e il video è stato trafugato e mandato in onda il 28 Maggio. Ovviamente, la seconda stagione di "Mario" era bruttissima e mal realizzata, eppure faceva ridere assai. Per questo motivo la produzione ha deciso di saltare direttamente alla terza stagione.

Terza stagione che, al suo interno, ha visto ovviamente moltissimi momenti esilaranti. Inizialmente Mario era cattivo, una brutta persona, che maltrattava i suoi dipendenti ed aveva reso il suo telegiornale come una specie di talk show, con tanto di pubblico esaltato al seguito. In pieno stile Barbara D'Urso insomma e penso che la cosa non sia nemmeno tanto casuale. Anzi, ne sono sicuro, dato che per Maccio Capatonda quasi nulla è casuale. Inoltre con la perfidia di Mario si è venuta a creare una situazione per cui Ginetto viene costretto a candidarsi alle elezioni politiche, in modo che Micidial possa avere il controllo sull'Italia intera.

E' stato pazzesco vedere come le elezioni politiche, che sono un po' la base della trama orizzontale di questa seconda stagione, effettuino una critica sociale pazzesca, facendo ridere. I più superficiali potrebbero pensare che "Mario" sia una stupidata demenziale. Io son convinto che per fare una critica così aspra, in maniera, appunto, così demenziale, si debba essere particolarmente intelligenti, ma non solo, anche particolarmente acculturati. Ed è proprio quando, nella seconda parte della stagione, Mario ritorna quello di prima, che la critica si amplifica a dismisura. Perchè la storia ha bisogno di un buono, di qualcuno che persegua la giustizia. Il pubblico ha bisogno di questo.

Eppure, eppure, qualche difetto questa terza stagione lo dovrà pure avere. Mio malgrado devo dire che questa terza stagione mi ha fatto meno ridere della prima. Mentre la prima aveva un effetto sorpresa e una freschezza pazzesca, questa dal punto di vista comico, in qualche frangente, aveva come il sapore di qualcosa di già visto. La scelta di limitare la presenza di Oscar Carogna e Pino Cammino, veri mattatori della prima stagione, poteva essere sensata nel momento in cui questi fossero stati sostituiti da altri personaggi all'altezza. Invece viene aumentata a dismisura la presenza di Ippolito Germer con Poveravvi, in delle scenette che non sempre mi hanno fatto davvero ridere. Così come i trailer di Ugo Tiralaltro su "Edward mani di..." all'inizio fanno ridere, ma poi dopo molte ripetizioni perdono effetto. Sia comunque chiaro che, nonostante il calo del divertimento, avercene di serie così divertenti in Italia!

Voto: 7+

venerdì 28 novembre 2014

WEEKEND AL CINEMA!

Lo ben so che le uscite settimanali sono il Giovedì, ma ieri era il turno di un post importante in questa settimana e mi sembrava giusto dare la priorità a quello. Tanto, per parlare delle uscite al cinema, che questa settimana potrebbero essere qualcosa di deprimente, c'è sempre tempo!

CUB - Piccole prede di Jonas Govaerts


Partiamo subito col botto, con un film che, nella depressione generale di questa settimana, sembra essere una delle uscite più interessanti. La cosa ancora più interessante, degna di una delle dodici fatiche di Ercole, sarà trovare un cinema che lo trasmetta.


I pinguini di Madagascar di Simon J. Smith


In "Madagascar", i pinguini di Madagascar mi stavano abbastanza simpatici, ma sinceramente non so quanto un film interamente dedicato a loro possa interessarmi. C?è però da considerare il fatto che quest'anno ho visto proprio pochissimi film d'animazione, quindi magari, proprio per simpatia, una visione potrebbe scapparci.


I vichinghi di Claudio Fah


A me la serie TV "Vikings", da molti osannata, ha fatto addormentare per tutte e tre le volte che ho tentato di guardare il primo episodio. Poi, ovviamente, mi sono arreso e anche il trailer di questa pellicola, sinceramente, mi ha provocato un po' di sonnolenza.


Melbourne di Nima Javidi


Film impegnato della settimana, sul quale non so sinceramente come esprimermi. Non sono uno che i film impegnati li rigetta a priori, ma il problema vero è sempre quello di avere l'occasione di vederli.


Mio papà di Giulio Base


Film italiano della settimana con protagonista Giorgio Pasotti. NEXT!


Ogni maledetto Natale di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre


La speranza che "Ogni maledetto Natale" sia una sorta di anticinepanettone è molto alta, d'altronde i registi della pellicola sono gli stessi della serie TV "Boris" (una di quelle serie TV italiane che, prima di "Mario", valeva la pena di seguire per davvero). D'altra parte però i protagonisti, Alessandro Cattelan e Alessandra Mastronardi, non mi convincono moltissimo, quindi, staremo a vedere.


Perfidia di Bonifacio Angius


Terzo film italiano della settimana, di dubbio gusto. NEXT!


Trash di Stephen Daldry


Di questo "Trash" ho visto il trailer al cinema sia prima della visione di "NightCrawler - Lo sciacallo", sia prima di "Interstellar" e devo dire che il film sembra promettere abbastanza bene. Bisogna vedere se col trailer non mi hanno già fatto vedere le parti veramente importanti del film o no.


Viviane di Robit Elkabetz, Schlomi Elkabetz


Pellicola israeliana impegnatissima, per la quale l'incognita rimane sempre quella di trovare un cinema che lo trasmetta. Questa però, sinceramente, non ho così tanta voglia di vederla.

giovedì 27 novembre 2014

NO MORE EXCUSES (A WEEK WITHOUT VIOLENCE) - "Amabili resti"

il 25 Novembre si è celebrata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne e noi blogger cinematografici, come al solito, non potevamo non dire la nostra. Grazie alla grandissima idea di Alessandra, blogger su "Director's Cult", abbiamo deciso di parlare di alcuni film che trattano questo delicatissimo tema, ancora oggi troppo poco sentito dalla maggior parte della popolazione mondiale.


USA, Regno Unito, Nuova Zelanda 2009
Titolo Originale: The Lovely Bones
Regia: Peter Jackson
Sceneggiatura: Peter Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens
Cast: Saoirse Ronan, Rachel Weisz, Christian Thomas Ashdale, Mark Wahlberg, Rose McIver, Evelyn Lennon, Stanley Tucci, Susan Sarandon, Carolyn Dando, Jake Abel, Charlie Saxton, Michael Imperioli, Amanda Michalka, Reece Ritchie, Andrew James Allen, Thomas McCarthy, Nikki SooHoo, Stefania Owen, Tina Graham
Durata: 130 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Susie Salmon, quattordicenne appassionata di fotografia, viene uccisa il 6 Dicembre del 1973. Dal momento della sua morte lei vivrà in un limbo tra il mondo dei vivi e quello dei morti, in cui potrà assistere alla vita dei suoi cari, aiutandoli a risolvere il caso di omicidio.

Peter Jackson è un regista molto conosciuto, soprattutto per due trilogie. Quella de "Il signore degli anelli" e quella de "Lo Hobbit" che si avvia alla sua conclusione. Pochi però sanno che oltre a queste due grandi opere, qualche filmetto meno blockbusteroso (e forse anche un po' più interessante dal punto di vista dei contenuti) lo ha fatto. E' partito con il trash più sfrenato con "Splatters - Gli schizzacervelli" e tra una trilogia e l'altra ha anche tirato fuori una piccola perla come "Amabili resti", una pellicola che sta un po' nel mezzo tra quello che è il crudo realismo della vita quotidiana e tra un pizzico di ambientazioni e argomentazioni un po' più fantasy (o forse è meglio definirle fantasiose).

Sinceramente non so quanto questo film sia seriamente adatto per la rassegna che stiamo proponendo noi blogger. Da una parte di storie su dei serial killer che rimangono impuniti per moltissimo tempo se ne sono viste tante e mi è anche sembrato che questa pellicola, che tratta dell'omicidio di minori, potrebbe avere lo stesso effetto se la vittima fosse un uomo. Forse però è proprio lì che si vuole puntare con la giornata mondiale contro la violenza sulle donne: forse la stessa pellicola, con vittima un uomo, un ragazzino, non avrebbe fatto lo stesso effetto. Ma per il semplice motivo che queste cose, per la stragrande maggioranza dei casi, non accadono a parti invertite.

La pellicola "Amabili resti", con protagonista una Saoirse Ronan sugli scudi esplora in maniera molto interessante quella che è la psicologia di una famiglia che perde, improvvisamente e senza un motivo giustificato (un omicidio) la propria figlia. Lo fa sia mostrandoci la parte dei genitori, sconvolti, in cerca di un possibile colpevole che non sanno essere una persona molto vicina a loro, sia ipotizzando un possibile stato d'animo della protagonista, defunta, ma che si trova in un limbo tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Da una parte lei vedrà la sua famiglia reagire alla tragedia, mentre dall'altra avrà occasione per riflettere su tutto ciò che sarebbe potuta essere nella sua vita, ma che, per colpa di un maniaco, non sarà mai.

Il film ha dunque il merito di non fermarsi davanti all'apparenza e di provare a scavare un po' più in profondità nell'animo dei protagonisti, senza però risultare eccessivamente pesante, nonostante l'argomento tragico di cui vuole parlare. Non è certo cosa da tutti! D'altronde, quando la giornata mondiale contro la violenza sulle donne diventerà una ricorrenza inutile, forse il mondo potrà iniziare a diventare un posto migliore.

Voto: 8

Hanno partecipato negli scorsi giorni all'iniziativa i seguenti blog


E non perdetevi, nei prossimi giorni, anche tutte le altre recensioni!



mercoledì 26 novembre 2014

The Babadook (2014)

Australia 2014
Titolo Originale: The Babadook
Regia: Jennifer Kent
Sceneggiatura: Jennifer Kent
Cast: Essie Davis, Noah Wieseman, Daniel Henshall, Hayley McElhinney, Barbara West, Benjamin Winspear, Cathy Adamek, Craig Behenna
Durata: 93 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Amelia, vedova da sei anni con un figlio, vuole far fronte alla paure del bambino Samuel, che spesso vede mostri immaginari nella sua camera. Dopo aver letto uno strano libro, "Mr. Babadook", Samuel inizierà ad essere ossessionata dalla terrificante figura presente al suo interno.

In moltissimi blog che leggo è letteralmente esplosa la "The Babadook" mania! Le recensioni che parlano di questa pellicola australiana a basso costo sono state molteplici, alcune delle quali talmente entusiaste da convincermi a guardare il film. Anche perchè quest'anno non si può certo dire che l'horror abbia vissuto un anno di grazia, con forse il solo "Oculus" (a parer mio ovviamente) a risultare carino, quindi leggere così tante recensioni positive su un horror non poteva non convincermi a guardarlo. Memore dunque, tanto per parlare solamente dei più recenti, dei deludenti "Jessabelle" e "Necropolis - La città dei morti", le aspettative sul film si erano, improvvisamente, fatte davvero alte.

"The Babadook" comincia come quella che potrebbe sembrare una normale storia familiare tragica, come molte ce ne vengono narrate nei film. La protagonista Amelia è una madre che vive da sola con il suo bambino. Il marito è morto in un incidente stradale proprio mentre stava portandola in ospedale per partorire. Motivo per cui, il figlioletto Samuel, nella sua vita, non ha mai festeggiato un compleanno: il ricordo di quella tragica data è ancora ben presente nell'animo di sua madre. Oltre a non aver mai festeggiato un compleanno, una parte della casa in cui vivono gli è proibita, in quanto contiene molti ricordi legati a suo padre. Samuel non è un bambino facilissimo da sopportare: ha la tendenza ad attirare su di sè l'attenzione in ogni modo, per non parlare dei suoi scatti, talvolta ingiustificati, di aggressività. Samuel è uno di quei bambini che lo spettatore medio, categoria a cui io appartengo e lo ammetto senza farmi troppi problemi, strangolerebbe senza pietà: è antipatico, uno stronzetto senza precedenti.

Uno di quei bambini che, quando questo inizia ad avere paura del Babadook, un mostro contenuto in uno strano libro per bambini, "Mr. Babadook", non ti sorprendi per nulla del fatto che nessuno gli creda e che tutti lo mandino a fanculo. Odioso, in tutto e per tutto. Peccato che questo "Babadook" esista davvero e sia anche un mostro piuttosto terrificante. Non è un mostro classico. Non è nè qualcosa di paranormale nè qualcosa di completamente reale. E' un po' come un misto tra le tipiche presenze da film horror sul paranormale e la pazzia che si insinua in Jack Torrance nel capolavoro di Stanley Kubrick "Shining". E secondo me il paragone non è nemmeno troppo forzato: molte scene, soprattutto nella seconda parte, mi hanno ricordato "Shining", che qui viene spessissimo citato ed omaggiato. Addirittura Samuel ha delle sembianze che ricordano Danny, il bimbo del capolavoro di Kubrick.

"The Babadook" è secondo me un grande horror, probabilmente il migliore di questa annata cinematografica. Uno dei pochissimi horror per i quali, in alcuni frangenti, ho sentito un inquietantissimo brivido freddo correre lungo la schiena. Avete presente quei film che vi fanno spaventare, ma poi poco dopo passa? Chiaro, anche per "The Babadook" la paura è passata, ma personalmente penso di aver provato la stessa sensazione solo altre due o tre volte in tutta la mia vita di spettatore di horror. Posso giurare, in una scena particolare che non voglio spoilerare, di aver avuto FREDDO per qualche secondo. So che è una cosa indescrivibile e che probabilmente un altro spettatore potrebbe non provare la stessa sensazione, ma un tentativo lo farei.

Voto: 8,5

martedì 25 novembre 2014

These Final Hours (2013)

Australia 2013
Titolo Originale: These Final Hours
Regia: Zak Hilditch
Sceneggiatura: Zak Hilditch
Cast: Jessica De Gouw, Daniel Henshall, David Field, Sarah Snook, Nathan Phillips, Angourie Rice
Durata: 87 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: James, dopo aver abbandonato Zoe, incinta, decide di andare a partecipare al party per la fine del mondo, organizzato dal fratello della sua ragazza. Sì, il mondo sta per finire, ma sulla sua strada James salverà una bambina, Rose, e la aiuterà a trovare il padre, scomparso.

Quasi due anni fa, quando buona parte della popolazione mondiale si rese definitivamente conto che il 21/12/2012 era una stronzatona degna di Adam Kadmon e che saremmo stati ancora vivi, speravo che il filone di film catastrofici che parlavano di un'ipotetica fine del mondo fosse finito. Invece no! Qualche pellicola a riguardo, qui in Italia soprattutto, è uscita ancora, come ad esempio "Cercasi amore per la fine del mondo", qui nel nostro paese uscito fuori tempo massimo, oppure "4:44 - Last Day on Earth". Entrambi, per fortuna, trattavano il tema della fine del mondo da un altro punto di vista, ovvero concentrandosi maggiormente sull'animo umano, più che su effettoni speciali che ci mostrano il nostro pianeta che arde tra le fiamme. La speranza che accadesse qualcosa del genere anche con "These Final Hours" era dunque ben presente, anche se mi tocca ammettere che il filone mi ha ampiamente stancato.

Rimane da chiedersi, prima di guardare la pellicola, cosa potrebbe offrire di più rispetto a ciò che si è già visto? D'altronde il proposito del regista, ovvero quello di esplorare le reazioni umane all'imminente fine del mondo, ha una gamma limitata di argomenti da esplorare. O quanto meno, ciò che hanno fatto i diversi registi prima di lui, si è sempre limitato ad esplorare l'amore, la redenzione, il perdono . In "These Final Hours" non è che si vada poi così tanto lontano. Ormai fare film sulla fine del mondo in cui l'umanità alla fine si salva è diventato troppo out, ora va di moda fare film sulla fine del mondo in cui l'intera umanità si può considerare praticamente spacciata. Ovviamente nella limitatissima gamma di argomenti da esplorare, ecco che viene ficcato dentro anche quello che riguarda il tentativo di alcuni di salvarsi, magari in extremis, costruendo un bunker, per poter stare vicino all'uomo amato e mai dimenticato.

James, il protagonista della vicenda, non è uno di quelli. Però è una di quelle persone che nell'arco di poche ore passa dall'abbandonare la sua donna incinta a salvare da morte sicura una bambina, che poi aiuterà a trovare suo padre. Altra cosa insopportabile, nel percorso di redenzione che percorre il protagonista, sono gli altissimi livelli di retorica presenti: quando sono limitati gli argomenti di cui parlare in una pellicola, ecco che quei pochi che vengono trattati, vengono pompati con una serie incredibile di luoghi comuni e da un alto numero di situazioni dalla lacrima facile.

Eppure, nel complesso, il film non è così malaccio come potrebbe sembrare: si tratta di una di quelle pellicole probabilmente non necessarie, ma che il loro lavoro, anche se non benissimo, riescono a farlo. Non che il film mi abbia spinto a riflettere sulla fine del mondo, sulle comete che potrebbero colpire la Terra oppure mi abbia fatto diventare un ambientalista convinto, però la sua oretta e mezza di durata passa via senza troppi problemi. Poi però, passa anche senza troppi ricordi, in quanto tra un paio di giorni penso, sinceramente, che me la sarò dimenticata.

Voto: 5

lunedì 24 novembre 2014

Necropolis - La città dei morti (2014)

USA 2014
Titolo Originale: As Above So Below
Regia: John Eric Dowdle
Sceneggiatura: Drew Dowdle, John Eric Dowdle
Cast: Perdita Weeks, Ben Feldman, Edwin Hodge, François Civil, Marion Lambert, Ali Marhyar
Durata: 93 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Scarlett Marlowe, alla ricerca della Pietra filosofale di Flamel, assieme ad una squadra da lei stessa reclutata, si inoltra nella zona proibita delle catacombe di Parigi, nelle quali per lei e per tutto il suo team, incomincia un incubo senza fine.

Quando, a fine Agosto o inizio Settembre, uscì nelle sale questo film, non riuscii ad andare a vederlo, nonostante, come quasi ogni horror che esce nei cinema, volessi fortemente vederlo, mettendo da parte lo scetticismo che accompagna qualsiasi visione "da paura" degli ultimi tempi. Sì perchè diciamocelo, i film "de paura" ultimamente fanno molto più "ride'" che paura. "Necropolis - La città dei morti" poi aveva un gran difetto già in partenza, ovvero quello di appartenere a quel filone dei mockumentary che tanto odio e che tanto vengono abusati nell'ultimo periodo. Il motivo l'ho spiegato miliardi di volte: i primi due capitoli di "Rec" sono dei validissimi mockumentary, mentre i due esponenti più famosi del genere, "The Blair Witch Project" e la saga di "Paranormal Activity", li ritengo delle supercazzole molto mal riuscite.

Quando però inizia "Necropolis", la prima cosa che viene in mente, sentendo parlare di "Pietra filosofale di Flamel", è "Harry Potter e la pietra filosofale". E lì sì che la puzza di supercazzola si inizia a sentire da lontano due o tre miglia. E secondo me, una buona metà della pellicola è, introduzione alla vicenda a parte, piuttosto inutile. Diciamo che, prese le prime due o tre scene, eliminando una buona quarantina di minuti di pellicola parzialmente inutili e, grazie ad una difficilissima opera di montaggio, attaccando le tre scene iniziali all'ultima mezz'ora di film probabilmente sarebbe uscita una pellicola che avrei guardato più volentieri.

Invece, tra riprese fatte a mano e molto mosse in cunicoli appartenenti alle catacombe di Parigi, dialoghi e spiegoni troppo lunghi e una prima parte che fatica visibilmente a decollare, di interessante rimane l'ultima mezz'ora. Mentre fino a circa il sessantesimo minuto la tensione non la si sente quasi per nulla, ecco che negli ultimi trenta minuti il film cerca di salvarsi in corner mettendo in gioco tutto ciò che precedentemente avrebbe potuto mettere in gioco. Non che gli spaventi siano epocali o che la tensione sia qualcosa di palpabile, ma quanto meno lì si inizia ad intravedere un'idea di film horror. Secondo me per nulla originale, ma comunque un'idea.

La visione della pellicola si è dunque rivelata, al di sopra di ogni mio precedente sospetto, piuttosto insufficiente. Non basta dunque una mezz'ora finale buona a risollevare totalmente le sorti di un film che per un'ora buona è vittima di dialoghi piatti e delle solite riprese da falso documentario che spesso e volentieri fanno girare la testa. Non basta nemmeno pensare a quanto hai odiato "Harry Potter", primo collegamento che mi è venuto in mente guardando questo film, per sollevarlo. Continuo però a dire che, probabilmente, tolti i quaranta minuti centrali della vicenda, forse, un qualcosina di appena sufficiente lo si sarebbe potuto vedere.

Voto: 5

domenica 23 novembre 2014

Frank (2014)

Regno Unito, Irlanda 2014
Titolo Originale: Frank
Regia: Lenny Abrahamson
Sceneggiatura: Jon Ronson, Peter Straughan
Cast: Michael Fassbender, Domhnall Gleeson, Maggie Gyllenhaal, Scoot McNairy, Tess Harper
Durata: 95 minuti
Genere: Drammatico, Commedia

La trama in breve: Jon è un aspirante musicista che fatica a trovare il suo spazio nel mondo della musica. Un giorno però si unirà come tastierista nei Soronprfbs, una band capitanata da un certo Frank, che vive la sua intera vita col volto coperto da una maschera di carta pesta.

Il film "Frank" per come è presentato, non può che suscitare una certa curiosità nel pubblico. D'altronde il suo protagonista, con quella maschera di carta pesta sempre addosso, mette una certa simpatia, anche solo a vederlo nella locandina. La sua maschera infatti ha uno sguardo felice, molto simpatico, ma comunque monoespressivo. Una persona che indossa perennemente questa maschera potrebbe, a prima vista, incutere timore: il genere umano infatti teme la mancanza del contatto visivo con una persona, così come teme la mancanza di espressività di un volto.

La pellicola, che si presenta dunque come una specie di commedia a tema musicale, si ispira parzialmente alla storia di Frank Sidebottom, musicista decisamente poco conosciuto (anche da me stesso) che si esibiva con una maschera del tutto simile a quella del protagonista di questa pellicola "Frank". Pur non narrando fatti realmente accaduti ed essendo la narrazione frutto di sola immaginazione, l'ispirazione nella creazione del personaggio è stata abbastanza chiara. Un personaggio enigmatico, che nel corso della pellicola cominceremo a conoscere, senza però mai vedere la sua faccia, se non nell'intensissimo finale. Per quanto sia difficile giudicare una performance recitativa di un attore che per tutto il tempo ha il volto coperto da una maschera e per giunta con la sua voce filtrata dal doppiaggio italiano, il personaggio interpretato da Michael Fassbender mi ha abbastanza convinto.

Il problema vero e proprio della pellicola è la sua volontà di essere un po' troppe cose: vuole essere un po' una commedia amara, un po' un film musicale, ma non riesce perfettamente in nessuna delle due cose. Dal punto di vista della commedia il film non è che faccia ridere, più che altro ha quella tendenza a mettere lo spettatore a disagio, mettendolo di fronte alla follia vera e propria di tutti i componenti della band di Frank, gli Soronprfbs. Una band sperimentale, che se ne frega di tutto e di tutti e soprattutto se ne frega del suo pubblico in quanto la loro musica è volontariamente di difficile accesso. Ed è proprio dal punto di vista musicale che il film non funziona proprio a meraviglia, in quanto, obiettivamente, di musica non è che ce ne sia poi così tanta e le canzoni, anche quelle del coprotagonista Jon, interpretato dal buonissimo Domhnall Gleeson, non sono granchè. A parte la canzone di chiusura "I Love you All" splendida, soprattutto nella sua sentitissima esecuzione.

Se dunque sia la parte iniziale sia quella finale mi sono particolarmente piaciute, è proprio tutto ciò che accade nel mezzo a convincermi di meno. La storia mi sa quasi di incompiuto, come se gli mancasse quel qualcosa in più per renderla davvero una bella storia e per far diventare il film un vero e proprio cult del genere. Rimane comunque il fatto che, avercene di film così, quanto meno non si può dire che la pellicola non sia originale nel suo sviluppo!

Voto: 7

sabato 22 novembre 2014

Jessabelle (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Jessabelle
Regia: Kevin Greutert
Sceneggiatura: Robert Ben Garant
Cast: Sarah Snook, Joelle Carter, Mark Webber, David Andrews, Ana de la Reguera, Chris Ellis, Brian Hallisay, Vaughn Wilson, Larisa Oleynik, Fran Bennett, Paul Garrett, Barbara Weetman, Lucius Baston
Durata: 90 minuti
Genere: Horror, Thriller

La trama in breve: Jessie sta per andare a vivere assieme al suo ragazzo, di cui è incinta. Durante il trasferimento però saranno vittima di un incidente stradale in cui la donna perderà il bambino e il suo ragazzo, rimanendo temporaneamente paralizzata. Viene accolta nella casa di suo padre, dove presto inizierà a manifestarsi una inquietante presenza.

Di "Jessabelle" avevo visto, tempo fa, un trailer su Youtube, trailer che mi aveva abbastanza messo addosso la voglia di vederlo e di attendere l'uscita italiana. Uscita italiana nei cinema che tuttora non è ancora definita e quindi, data la possibilità di vederlo in inglese con i sottotitoli, ho deciso di non attendere oltre, di tagliare la testa al toro e di guardarlo subito. Anche perchè, non sarà quel film attesissimo nelle nostre sale che potrebbe fare il pienone, ma quanto meno una certa curiosità su di esso la nutrivo. Sarà il giudizio su questa pellicola positivo o sarà stata una vera e propria delusione? Beh, metà e metà.

Innanzitutto il film parte da un presupposto molto molto classico: a seguito di un incidente, una donna si trova a vivere, senza poter camminare, in una casa isolata, con il padre. Presto inizierà ad avvertire delle presenze all'interno della casa che renderanno la sua vita piuttosto inquietante. A rendere veramente interessante la vicenda è uno stratagemma, che personalmente non avevo mai visto prima, per cui a un certo punto la protagonista Jessie trova nella casa delle videocassette, registrate da sua madre prima che lei nascesse. Le videocassette rimangono dunque l'unico legame che Jessie ha con la madre, morta di tumore al cervello quando lei era ancora piccola, peccato che contengano una serie di premonizioni sulla vita di Jessie che si riveleranno molto molto inquietanti. La presenza all'interno della casa, intanto continua a perseguitarla.

La prima parte regala dunque uno spunto per me piuttosto originale e buoni livelli di tensione. Purtroppo questa tensione non si trasformerà mai in paura vera e propria, quella che cercavo io guardando questa pellicola, così il film, nella seconda parte perde un po' di quel mordente che aveva all'inizio, concentrandosi più che altro su indagini sul passato della protagonista che le riveleranno le motivazioni di tutto quello che attualmente sta passando. Bisogna dare atto agli sceneggiatori del film di non aver lasciato dei buchi nella trama e il colpo di scena finale è imprevedibile, ma appare abbaastanza giustificato. L'inserimento di alcune spiegazioni riguardo dei riti voodoo rendono il tutto ancora più interessante, ma non bastano a dare al film quel qualcosa in più che lo possa rendere un buon horror.

Resta dunque una pellicola a metà: non si può certo dire che sia riuscita, nè tanto meno che sia una schifezza colossale. Ha il sapore di qualcosa di piuttosto incompiuto, sul quale, pensando alle premesse, si poteva di certo fare qualcosa di più, ma su cui purtroppo si è deciso di rimanere in spiegazioni che sanno di già visto.

Voto: 5,5

venerdì 21 novembre 2014

Resta anche domani (2014)

USA 2014
Titolo Originale: If I Stay
Regia: R.J. Cutler
Sceneggiatura: Shauna Cross
Cast: Chloë Grace Moretz, Mireille Enos, Joshua Leonard, Stacy Keach, Lauren Lee Smith, Liana Liberato, Jamie Blackley, Aliyah O'Brien, Lakob Davies
Durata: 106 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: A seguito di un incidente stradale in cui hanno perso la vita i suoi genitori e il suo fratello minore, Mia vive un'esperienza di pre-morte, durante la quale ci racconta la sua vita recente. La storia passerà dunque attraverso la scelta del college e la sua importante storia d'amore con Adam.

Ho molti dubbi su questa pellicola, lo ammetto. Nel momento in cui uscì, circa un mesetto fa, se non ricordo male, avevo ammesso quanto effettivamente la trama mi ispirasse abbastanza e quanto la presenza di Chloë Grace Moretz, attrice ancora giovanissima che apprezzo molto sia dal punto di vista recitativo sia da quell'altro punto di vista (anche se è ancora minorenne e potrei finire dritto dritto in manette), potesse essere un buon motivo per visionare, senza impegno la pellicola. Anche perchè il tema delle esperienze pre-morte, nella cinematografia, mi ha sempre molto molto affascinato.

Il film parte dunque da un pretesto molto semplice: incidente in auto, famiglia sterminata, tranne la figlia Mia, in coma, che in una sua esperienza di pre-morte, rivive tutti i momenti importanti della sua vita recente. Ripercorre da una parte il rapporto con i genitori, dall'altra il rapporto con la musica, ma soprattutto il rapporto con il suo ragazzo Adam. In tutta la storia la variabile "impazzita" però è proprio Mia: il padre Denny è un ex musicista rock, la madre Kat ha sempre apprezzato lo stile di vita del marito, il ragazzo Adam è il cantante di una rock band e lei... Lei suona il "pallosissimo" violoncello. E non fraintendete il significato che voglio dare a "pallosissimo", anzi, talvolta ascoltare qualcosa al violoncello (che non è proprio uno strumento nelle mie corde) mi fa piacere.

L'esperienza di pre-morte si rivela dunque un buon pretesto per narrare una normalissima storia adolescenziale, che esplora da una parte l'amore tra due ragazzi profondamente diversi, dall'altra il voler inseguire i propri sogni, con Mia che sogna di essere ammessa alla Juilliard, mentre Adam sogna di sfondare nel mondo del rock. Sogni che, soprattutto per quanto riguarda Mia, stanno per essere devastati, dovendo essere lei e solo lei a "dare quel qualcosa in più" che le possa permettere di continuare a vivere. L'intera durata della pellicola è volta proprio alla ricerca di quel qualcosa in più. Da una parte ho trovato piuttosto affascinante il tema del trovare un motivo per continuare a vivere, mentre dall'altra, la storia che viene raccontata dalla protagonista ripercorrendo gli ultimi anni della sua vita mi è parsa con poco mordente, la classica storia normale che tanto fa commuovere gli spettatori d'oltre oceano.

Chloë Grace Moretz, dopo le esperienze nei panni di Hit-Girl nei due "Kick-Ass" e la disastrosa "Lo sguardo di Satana - Carrie" in cui il problema non era tanto lei quanto il fatto di non essere proprio adatta al ruolo, dimostra quanto il suo futuro possa essere roseo. Jamie Blackley, anch'egli giovanissimo, invece non mi ha particolarmente convinto, anche se, a quanto leggo, sembra essersi fatto un nome nell'ambiente della televisione e del teatro, quindi sospendo il giudizio cinematografico fino al prossimo film.

Voto: 6-

giovedì 20 novembre 2014

WEEKEND AL CINEMA!

Adieu au Langage di Jean-Luc Godàrd


L'esperimento di Jean-Luc Godàard per questo film sembra qualcosa di decisamente troppo incomprensibile anche per uno che non si lascia intimorire da queste cose. Vedremo se, letta la trama e non capita proprio per nulla, una visione potrebbe fugarmi ogni dubbio. O forse potrebbe essere ancora peggio.


Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1 di Francis Lawrence


Finalmente arriva nelle sale la prima parte dell'episodio finale della saga di "Hunger Games", con una Jennifer Lawrence sempre in forma e motivo principale per cui attendo questo film. Il primo son riuscito a farmelo piacere solo dopo una seconda visione, il secondo invece l'ho ritenuto anche migliore del primo. Come sarà il terzo?


I toni dell'amore: Love is Strange di Ira Sachs


Sperando che un film su una coppia di anziani omosessuali non scada nel buonismo sempliciotto tipico dei film statunitensi suil'argomento, dico che questo potrebbe rivelarsi una visione piuttosto interessante, con i due attori protagonisti che ho sempre particolarmente apprezzato.


Il morto sono io di Jean-Paul Salomè


Una trama grottesca come piacciono a me e un giallo interessante come non so se piacerà a me. Ci posso comunque provare a guardarlo.


My Old Lady di Israel Horovitz


Su questa pellicola in realtà non so bene come esprimermi: da una parte non sprizzo gioia da tutti i porti all'idea di poterlo vedere, dall'altra ammetto che potrebbe rivelarsi una commedia fresca ed interessante. Staremo a vedere, se mi capiterà.


Sarà un paese di Nicola Campiotti


Primo film italiano della settimana, di cui non mi interessa quasi per nulla.


Scusate se esisto di Riccardo Milani


Secondo film italiano della settimana, di cui non mi interessa quasi per nulla. Poi, un giorno dovrete spiegami una cosa? Perchè, nei trailer (e probabilmente penso anche nel film a sto punto), Raul Bova entra sempre a rallentatore? Sì, lo so anche io il perchè, ma i registi italiani di lezioni di cinema su come "non usare il rallenty quando fa schifo" penso che non ne abbiano avute.


These Final Hours di Zak Hilditch


Uscita direttamente dall'Australia, si spera che questa pellicola non sia il classico film catastrofico, ma abbia da offrire un qualcosina in più rispetto al solito. Anche qui, staremo a vedere.

mercoledì 19 novembre 2014

Lo sciacallo - Nightcrawler (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Nightcrawler
Regia: Dan Gilroy
Sceneggiatura: Dan Gilroy
Cast: Jake Gyllenhaal, Bill Paxton, Rene Russo, Riz Ahmed, Ann Cusack, Kevin Rahm, Eric Lange, Kathleen York
Durata: 117 minuti
Genere: Thriller, Drammatico

La trama in breve: Lou Bloom è un ladruncolo che si guadagna i soldi come può, dato che non trova lavoro. Una sera, trovatosi sul luogo di un incidente stradale, ha un'illuminazione: riprendere scene di emergenza e venderle ai network televisivi potrebbe fruttargli un gran guadagno. Si procura una radio e una telecamera e inizia a vivere le sue notti in questo modo, affiancato da un suo dipendente. La ricerca però della ripresa perfetta lo porterà a diventare un uomo senza scrupoli e senza codice morale, portandolo addirittura ad interferire con un caso di omicidio.

Jake Gyllenhaal è uno di quegli attori che apprezzo, ma di cui non ho mai avuto quella grandissima smania di recuperare ogni suo lavoro. Per un attore che si è fatto conoscere al grande pubblico grazie al capolavoro cult "Donnie Darko" e la cui carriera è costellata di grandi performance, da "I segreti di Brockeback Mountain" a "Zodiac" fino al più recente, magnifico "Prisoners", la mia attenzione è stata più che altro legata, appunto, ai suoi lavori più noti, mentre non sono mai andato a sviscerare anche tutti i suoi lavori minori. Per quanto riguarda "Lo sciacallo - Nightcrawler", la visione è stata più che altro un'improvvisata, da parte mia: in una sera in cui non avevo nulla da fare, ho deciso di prendere la macchina e andare al cinema, da solo (un'esperienza che dovrei ripetere molto più spesso), e guardare un film non troppo sponsorizzato che potesse ispirare la mia fiducia. E mi sono trovato davanti ad un ottimo film.

Partiamo dal presupposto che la pellicola può essere idealmente divisa in due parti (in questo senso, l'intervallo imposto dal cinema è stato anche azzeccato): la prima esplora la personalità del protagonista e i motivi grazie a cui, nella sua testa inizia a balenare l'idea di effettuare delle riprese di incidenti, luoghi in cui sono avvenute sparatorie o cose del genere; la seconda, invece, concentrandosi particolarmente su un unico "lavoro" del protagonista Lou Bloom, esplora, in maniera magistrale, la degenerazione totale di questo lavoro.

Ciò che si rendeva veramente difficile era dunque creare un film che non sembrasse particolarmente disunito senza però farlo cadere nella banalità e nella prevedibilità. Missione compiuta? Per me, senza ombra di dubbio. Mentre la prima parte scorre con una certa velocità, mostrandoci come Lou Bloom sia partito da zero, con pochissimi mezzi senza avere un nome nell'ambiente di coloro che fanno il suo stesso lavoro, arrivando presto ad avere un'importanza di rilievo, soprattutto grazie al rapporto con la giornalista Nina, principale acquirente delle sue riprese, e alla sua audacia e spietatezza nel procurarsi delle immagini. Pian piano Lou sarà così assetato dal dover fare riprese realistiche e "scoop" che non si farà scrupoli ad infrangere il codice etico e morale. Codice etico che verrà anche prontamente violato dall'emittente televisiva in cui lavora Nina.

Nella seconda parte, invece, ci viene mostrato un solo caso ed è qui che il film ha la sua vera e propria svolta: dopo una prima parte relativamente tranquilla, la seconda esplode letteralmente. E' infatti pazzesco vedere come la tensione diventi seriamente palpabile per tutta la seconda ora di film. Il caso che Lou andrà a seguire però sarà anche quello moralmente più sbagliato, quello che metterà in pericolo la sua vita, la vita del suo unico dipendente, la sua carriera e anche quella di Nina. La capacità di Dan Gilroy è stata dunque quella di creare, dopo una prima parte ottima, una seconda parte che non sbraca e risulta ancora migliore, adrenalinica, da unghie ficcate a fondo nella poltrona del cinema.

La forza della pellicola, oltre che nell'enorme crescendo di tensione che si prova durante la visione, sta anche nel messaggio che essa vuole mandare. Una critica profonda verso quel giornalismo che, appunto, pratica sciacallaggio mediatico dichiarando di interessarsi a quella che è la realtà. L'interpretazione di Jake Gyllenhaal in tal senso è spaventosa, nel modo in cui riesce a rendere un personaggio senza il minimo scrupolo, interessato soltanto ai soldi e a quanto può guadagnare con le sue riprese. La sua parlantina è talmente efficace, tra l'altro, da riuscire a convincere chiunque di quanto le sue azioni siano giuste. Se non è un'interpretazione da candidatura agli oscar questa...

Voto: 9

martedì 18 novembre 2014

Due giorni, una notte (2014)

Belgio, Francia, Italia 2014
Titolo Originale: Deux jours, une nuit
Regia: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Sceneggiatura: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Cast: Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salée, Olivier Gourmet, Baptiste Sornin, Christelle Cornil
Durata: 95 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Sandra, rientrata al lavoro dopo una crisi depressiva, viene licenziata. Il suo capo infatti, ha indetto una votazione tra gli appartenenti al suo reparto promettendo un bonus di mille euro a chi avesse votato a favore del licenziamento. Il direttore del personale, venuto a conoscenza del fatto che il voto fosse stato influenzato, indice una nuova votazione per il lunedì seguente. La donna avrà dunque due giorni e una notte per convincere i suoi colleghi a rinunciare al bonus di mille euro e votare a favore del reintegro in azienda.

Il lavoro è una delle tematiche più attuali in questo periodo. La perdita di un lavoro, i licenziamenti, la ricerca di un lavoro, sono problemi che ora come ora affliggono moltissima gente in tutta Europa. La crisi economica poi ha accentuato esponenzialmente il problema, lasciando delle famiglie con scarsa disponibilità di denaro e le aziende in una condizione per cui non possono prendersi il rischio di assumere nuovo personale. Il film in questione però prende la tematica da un'angolazione ben diversa da quella che siamo abituati a vedere: mentre infatti spesso e volentieri ci vengono propinate commedie in cui si fa ironia sulla mancanza di un lavoro stabile per tutti, molte delle quali le ritengo anche piuttosto inconcludenti, questa pellicola ci mette davanti alla dura realtà, ce la sbatte in faccia e ci fa capire quanto, la difesa del proprio posto di lavoro (per chi ce l'ha) sia una cosa per cui lottare a denti stretti.

La protagonista della pellicola, Sandra, interpretata da una Marion Cotillard sempre fantastica, sempre sul pezzo e che per tutto il tempo ci mostra la sua naturale bellezza, recitando struccata per tutta la durata della pellicola, è una donna che ha appena perso il lavoro. Al suo rientro dopo una crisi depressiva, infatti, tutti i suoi colleghi, convinti da un bonus di mille euro in busta paga, votano per estrometterla dall'azienda. Fatta luce sul condizionamento fatto agli impiegati che hanno votato a favore del suo licenziamento, alla donna viene concessa una nuova votazione ed ella avrà soltanto il weekend per convincere i suoi colleghi a rinunciare ai mille euro di bonus e a votare per il suo reintegro.

In questo film, che alla fine non è altro che una sorta di cronaca di questo weekend e della captatio benevolentiae della protagonista verso i suoi colleghi vediamo tutte quelle che sono le reazioni umane ai bisogni di Sandra: abbiamo chi decide di votare a favore del licenziamento perchè il bonus di mille euro gli serve per vivere, abbiamo chi non vuole mettere in una situazione spiacevole una persona e si ritova disposto ad aiutare la donna a mantenere il suo lavoro. Entrambe reazioni normali che uno spettatore non si sente di condannare: è ovvio che per un uomo con famiglia mille euro in più servano o siano addirittura necessari, mentre ci sono anche coloro che, addirittura, si sentono male al solo pensiero di aver votato, precedentemente, a favore del suo licenziamento. I registi ci presentano tutta una serie di storie, tutte diverse, non le approfondiscono in maniera particolare, ma riescono a dare uno spaccato piuttosto realistico della diversa psicologia di tutte queste persone e di come sia l'ambiente lavorativo in cui si trovava la protagonista.

Però, perchè c'è un però, un difetto grosso secondo me il film lo presenta abbastanza chiaramente. L'intento dei due registi sembra quasi essere quello di voler essere imparziali nel presentare le due "fazioni" che si vengono a scontrare. E' abbastanza visibile il fatto che vorrebbero mantenere una posizione di imparzialità verso chi vota contro il licenziamento e verso chi vota a favore. Peccato però che l'obiettivo, soprattutto nel finale, non viene raggiunto appieno. Il tentativo di essere imparziali lascia spazio ad un parteggiamento abbastanza chiaro per una delle due posizioni e, il finale della storia, mi è anche sembrato eccessivamente buonista. La storia parte non volendo "giudicare" nè l'una nè l'altra posizione, dato che sono entrambe comprensibili ed entrambe, a loro modo, giuste, ma finiscono col dirti quale, secondo loro, fosse la posizione da seguire. Cosa che, francamente, non ho molto apprezzato, avrei di gran lunga preferito un'imparzialità totale per tutta la durata della pellicola.

Voto: 7+

lunedì 17 novembre 2014

Interstellar (2014)

USA, Regno Unito 2014
Titolo Originale: Interstellar
Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan, Jonathan Nolan
Cast: Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michael Caine, John Lithgow, Casey Affleck, Matt Damon, Topher Grace, Wes Bentley, David Gyasi, Ellen Burstyn, Mackenzie Foy, Timothée Chalamet, Leah Cairns, William Devane, Jeff Hephner, Elyes Gabel, David Oyelowo, Collette Wolfe
Durata: 166 minuti
Genere: Fantascienza

La trama in breve: In un futuro non ben precisato, la Terra è ormai inabitabile: la sua atmosfera è quasi irrespirabile, è continuamente soggetta a potenti tempeste di sabbia e il cibo è praticamente esaurito. L'unica coltivazione ad essere sopravvissuta è il mais. Cooper, padre di famiglia la cui moglie è morta che vive con la figlia Murph, il figlio Tom e il suocero Donald, ex pilota che si rende conto che, nella camera della figlia, è presente un campo gravitazionale autonomo, che Murph sostiene essere un "fantasma" che vuole mandarle un messaggio. Decifrando questo messaggio Cooper trova delle coordinate che si riveleranno essere quelle della NASA. Lì Cooper scoprirà dell'esistenza di un progetto che, sfruttando un wormhole, potrebbe trasportare l'umanità su un'altra galassia per popolare un nuovo pianeta. Cooper viene ingaggiato come pilota e partirà, con una sua squadra, alla ricerca del pianeta che potrebbe ospitare l'umanità sull'orlo dell'estinzione.

Probabilmente la recensione di questa pellicola è una delle più difficili che abbia mai scritto, per una marea di motivi. Il fomento che provavo per questo film è stato incredibile e mi sono mangiato più volte le mani a vedere sia sui social network sia sui blog in quanti andassero a vedere "Interstellar", mentre io non sono potuto andare al cinema nella settimana della sua uscita e ho dovuto rimandare la visione di ben nove giorni. Poco male alla fine, visto che tutto il fomento che provavo è stato pienamente soddisfatto da una pellicola che oltre ad affrontare una moltitudine di argomenti di mio interesse (le leggi fisiche che regolano l'Universo, il funzionamento dei buchi neri sono tutte cose che mi hanno sempre affascinato, sin dall'epoca delle scuole superiori) è diretto da Christopher Nolan, regista che ho omaggiato ieri con una poco esclusiva monografia e che non ho mai nascosto di apprezzare moltissimo, soprattutto dopo essere salito alla ribalta per il reboot della saga di Batman e per il film "Inception", suo autentico capolavoro.

Questo film ha moltissimi aspetti che vorrei analizzare, ma non posso farlo come vorrei per rispetto di chi non ha visto il film e per non incorrere in spoiler clamorosi riguardo alla trama. Innanzitutto però, per parlare della pellicola, bisogna partire, questa volta, dai protagonisti. La scelta di Matthew McConaughey come attore protagonista della vicenda è quanto di più logico ci possa essere. E' l'attore del momento, forse l'attore dell'anno, su cui ogni parola sugli ultimi due anni di carriera sarebbe decisamente superflua e saprebbe di già sentito. Allo stesso modo anche Anne Hathaway ha fatto un passaggio simile a McConaughey, passando da commedie fini a se stesse, arrivando ad interpretazioni ottime come in "Les Miserables" (che le è valsa un Oscar) e in un buon ruolo di Catwoman in "Il cavaliere oscuro - Il ritorno". Anche su Jessica Chastain ogni parola sarebbe superflua: anche lei un'attrice salita alla ribalta abbastanza avanti con l'età, ma che nel giro di un paio di anni è riuscita a dimostrare a tutti quanto vale . Ed è proprio in questi tre personaggi principali che il cast funziona a meraviglia, mentre un po' meno, forse, si può dire dei comprimari. Sia Michael Caine, autentico feticcio di Christopher Nolan, sia John Lithgow, sembrano abbastanza messi lì per dargli un ruolo, ma non assumono un'importanza capitale ai fini della trama (forse solo Michael Caine, anche se non ho trovato il suo ruolo come fondamentale). Per non parlare poi di Matt Damon, in un ruolo che secondo me lo ha abbastanza limitato e di cui purtroppo non posso dire altro.

Un altro aspetto che bisogna necessariamente affrontare nel parlare di "Interstellar" è la componente fantascientifica: Christopher Nolan ha, soprattutto con i suoi ultimi lavori, voluto realizzare dei blockbuster, in cui però lo stesso regista ha voluto metterci anche la sua capacità autoriale, in cooperazione con il fratello Jonathan. E' proprio per questo motivo che i suoi film da una parte sono accessibilissimi al grande pubblico, perchè spettacolari, ma contengono anche degli interessantissimi messaggi filosofici che il regista ci vorrebbe trasmettere. E' proprio per questo motivo che la componente fantascientifica della storia è molto curata, soprattutto dal punto di vista scientifico. La maggior parte delle teorie scientifiche su cui si basa la storia sono molto accreditate, tant'è che Nolan si è avvalso della collaborazione (e della produzione esecutiva) di uno dei più grandi fisici teorici studiosi della teoria dei buchi neri, Kip Thorne. Motivo per cui mi fanno ridere moltissime delle critiche che ho letto in questi giorni riguardo la presenza di presunti errori nella componente scientifica del film: innanzitutto, si tratta comunque di un film di fantascienza, in secondo luogo non di un documentario di divulgazione scientifica, ma di un film. Dunque cose come
"il primo pianeta su cui sbarcano ha una dilatazione temporale tale per cui un'ora sul pianeta equivale a sette anni sulla Terra, dilatazione che nella realtà si avrebbe solamente all'interno del buco nero e quindi il pianeta dovrebbe esserne inglobato"
oltre a farmi ridere fragorosamente, mi fanno anche parecchio incazzare, perchè dimostrano una volontà di criticare qualcosa per il solo gusto di farlo, senza fermarsi a pensare che magari quello, proprio quello, è un pretesto narrativo che non ha bisogno di essere esatto dal punto di vista scientifico.

[ATTENZIONE PICCOLO, MA VAGO, SPOILER]
Un'altra critica che ho letto è che il film risulterebbe prevedibile, per come si sviluppano gli eventi nella seconda parte. Va bene che in questo modo siamo tutti così tanto intelligenti da aver capito come sarebbe andata a finire la situazione già dalla prima scena: io mi complimento con coloro che sostengono di avercela fatta, ma, mi dispiace, non gli credo neanche davanti a prove evidenti del fatto. Semplicemente perchè ciò a cui mi riferisco è impossibile da capire alla prima scena, ma, facendo lavorare un po' la testa, ci si potrebbe arrivare. Personalmente ci sono arrivato una mezz'oretta prima che la mia teoria poi venisse confermata, con ciò non ritengo che il film sia prevedibile e telefonato. Capisco che Nolan ci abbia abituato a colpi di scena mirabolanti come in "The Prestige" o a finali apertissimi come in "Inception", ma da qui a definire la cosa "prevedibile" ce ne passa. Non è necessario un colpo di scena a tutti i costi, anzi, quando ho iniziato a capire come sarebbe andata a finire, ho anche iniziato a sperare che finisse esattamente così, semplicemente perchè era la cosa più logica.
[FINE PICCOLO, MA VAGO, SPOILER]

"Interstellar" è dunque un blockbuster, che, non vergognandosi di esserlo, dimostra comunque una volontà enorme di trasmettere un messaggio. E questo lo fa tramite le emozioni dei protagonisti, che riescono per davvero ad arrivare allo spettatore, a trascendere lo schermo attraverso cui ci vengono filtrate e ad arrivare dritte al cuore dello spettatore. Non nego di aver avuto, in moltissime occasioni, i brividi dall'emozione per come dei rapporti umani, che si sviluppano ad una distanza che nemmeno possiamo immaginare nella realtà, siano così ben visibili e ben messi in scena. Emozioni che vengono rese ancora più forti dalle emozionantissime musiche composte dal solito Hans Zimmer, che ormai è una vera e propria garanzia e da un intero impianto sonoro che ogni tanto ti fa realmente sentire all'interno della pellicola. Basti pensare, ad esempio, all'alternanza di momenti di rumore, con degli istanti di assoluto silenzio (uno dei quali mi è stato rovinato da uno spettatore che ha stritolato una bottiglietta di plastica PORCA DI QUELLA PUTTANA!!!) che ti fanno sentire sulla pelle la sensazione del vuoto totale. Degli effetti speciali è quasi inutile starne a parlare, sono qualcosa di realmente avvolgente.

Una piccola chicca, che probabilmente qualcuno potrebbe aver trovato anche in rete. A quanto pare il buco nero gigantesco che vediamo nelle fasi finali della pellicola, sarebbe il risultato di un'elaborazione algoritmica di tutte quelle leggi matematiche che regolano il funzionamento di questo misterioso corpo celeste. Attualmente, nessuno ha visto per davvero un buco nero, nemmeno Kip Throne, principale collaboratore scientifico della pellicola, e il risultato che ne è uscito nella elaborazione grafica, che poi è quello che vediamo nel film (e nell'immagine qui di fianco) potrebbe essere una rappresentazione più che plausibile (ovviamente secondo i calcoli di Kip Thorne) di come potrebbe essere fatto realmente un buco nero. Tanto che Throne, ha subito provveduto a pubblicare alcuni interessantissimi articoli a riguardo sulla "scoperta" fatta grazie al film di Nolan.

Voto: 9+
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