mercoledì 31 dicembre 2014

NON C'E' PARAGONE AWARDS - Le migliori canzoni del 2014

E' tempo di bilanci per il blog "Non c'è Paragone" e, per chiudere questo 2014, iniziano con oggi i consueti appuntamenti con le varie classifiche, che culmineranno, nei prossimi giorni con la classifica dei migliori film. Oggi si parla di canzoni, le dieci che più ho apprezzato nel corso di quest'anno che volge al termine. Godetevi dunque la mia classifica, che rispecchia solo e solamente i miei personalissimi gusti e non i vostri che la state leggendo! Quest'anno non ho seguito moltissimo la pubblicazione di nuovi album, quindi mi limito a quelle canzoni che ho sentito più volte assecondando i miei interessi e che mi hanno colpito particolarmente.


10 - SHEPPARD - GERONIMO

Decimo posto per una canzone che sfido chiunque a dire che non gli sia penetrata nel cervello. Il gruppo non mi piace particolarmente, ho provato ad ascoltarne l'album ma non ci ho trovato niente di particolarmente interessante. Tranne "Geronimo", appunto!


9 - CESARE CREMONINI - LOGICO 

Non ho mai nascosto che talvolta Cesare Cremonini sa sorprendermi. Un paio di anni fa mi era letteralmente entrata in testa la canzone "Il comico", questa volta invece è toccato a "Logico", brano orecchiabilissimo e con un testo davvero niente male.



8 - PINK FLOYD - LOUDER THAN WORDS  
Il ritorno dei Pink Floyd non è certo dei più esaltanti nel panorama musicale del 2014, eppure, nonostante un album un po' sottotono, il sound del primo singolo estratto mi ha ricordato moltissimo canzoni che stanno dalle parti di "Time" e di "Money" dell'album "The Dark Side of the Moon". In tono considerevolmente minore, ma è già un qualcosina.


7 - MAROON 5 - MAPS

I Maroon 5 in realtà non mi hanno mai fatto impazzire, però hanno quella capacità di tirar fuori dai loro album il singolo giusto, come era successo un paio di anni fa con "Payphone", quest'anno è toccata a "Maps". Tutto qui.



6 - COLDPLAY - A SKY FULL OF STARS  
Siamo certamente ben lontani dal poter dire che il nuovo album dei Coldplay mi sia piaciuto, ma questo brano è la giusta eccezione. Commercialissimo, come tutto il gruppo, ma godibilissimo.



5 - FOO FIGHTERS - SOMETHING FROM NOTHING 

Anche il ritorno dei Foo Fighters da queste parti è stato accolto con esaltazione e l'album non ha deluso le aspettative. Il primo singolo estratto però non è stato in grado di superare i primi quattro in classifica, nonostante come gruppo in generale i Foo Fighters siano ben sopra rispetto agli altri esponenti, nelle mie preferenze.


4 - LENNY KRAVITZ - THE CHAMBER 

Lenny Kravitz non mi piace più come una volta, ma questa canzone è un ritorno alla grande. Godibilissima, orecchiabile, molto molto commerciale sicuramente. L'avrò ascoltata circa quel milione di volte!



3 - GAVIN DEGRAW - BEST I EVER HAD  
Non mi ricordo in che occasione sentii per la prima volta Gavin DeGraw, probabilmente in una pubblicità di Grey's Anatomy, col brano "I'm in Love", ma ne fui colpito dalla voce e dalla musicalità del brano, più che dal testo abbastanza semplice. Per questo suo nuovo brano vale la stessa identica considerazione, che gli fa guadagnare il gradino più basso del podio.



2 - JENNIFER LAWRENCE - THE HANGING TREE 

Al secondo posto troviamo Jennifer Lawrence, che interpreta una canzone scritta dai "The Lumineers", brano che in "Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1" mi ha colpito moltissimo, sia per l'esecuzione della Lawrence sia, soprattutto, per l'utilizzo che ne viene fatto nel film. Si ferma ad un passo dal trionfo finale, ma che pezzo!



1 - SAINT MOTEL - MY TYPE 

Al primo posto ci vanno loro, per forza. Negli ultimi mesi l'abbiamo sentita in ogni salsa questa canzone e non si può certo negare che sia, in qualche modo, diventata una specie di tormentone invernale. Il resto dell'album è decisamente sottotono rispetto a questo singolo e ho come il sospetto che il gruppo si smonterà abbastanza in fretta, ma facciamogli godere il momento!


Se volete godere di questa classifica, vi regalo, in omaggio, la playlist che ho creato su Spotify apposta per voi

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martedì 30 dicembre 2014

Diario di una nerd superstar - Stagione 3

Diario di una nerd superstar (Awkward)
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 12
Creatore: Lauren Iungerich
Rete Americana: MTV
Rete Italiana: MTV
Cast: Ashley Rickards, Beau Mirchoff, Nikki DeLoach, Jillian Rose Reed, Jessica Lu, Brett Davern, Molly Tarlov, Desi Lydic
Genere: Commedia

Dopo aver recuperato in frettissima la prima e la seconda stagione di "Awkward" (scusate ma non riesco proprio a chiamarlo Diario di una nerd superstar", se non nel titolo di questa recensione), arriva veloce la recensione della terza stagione, ultima recensione dell'anno prima di stilare la classifica delle migliori canzoni e dei migliori film del 2014, che chiuderanno questo anno e contemporaneamente apriranno quello nuovo. Quindi, per chi legge questa recensione, stia collegato su questo blog perchè ne vedrete sicuramente delle belle.

La terza stagione di "Awkward", più lunga rispetto alle due precedenti che presentavano dodici episodi a testa, mentre questa ne presenta 20, ovviamente allungando un po' il brodo ed aggiungendo varie storyline, alcune di dubbio interesse. Si continua a non sopportare Matty e Jake da queste parti, mentre sia Jenna sia Tamara crescono rigogliose e forti, sia come personaggi, sia come bellezza: non saranno certo due amazzoni, ma sono due ragazze più che carine ed anche abbastanza simpatiche. Almeno fino a quando Jenna non attraversa il "periodo stronzetta", che viene ritratto in una maniera molto esasperata e che mi è parso anche un po' forzato sinceramente.

Dal punto di vista comico leggero calo, soprattutto per il cambiamento di Sadie, che pur mantenendo il "livello stronza" sempre molto alto, ma ha dei momenti in cui la sua umanità viene fuori che non mi sono particolarmente piaciuti, anche se c'era da aspettarselo che prima o poi sarebbe successo, dato che è un personaggio amato che bisogna fare evolvere in qualche modo. Apprezzatissimo anche il siparietto con Ming capo della mafia cinese che, per quanto tutta la situazione risulti paradossale e forzatissima, contribuisce moltissimo a far ridere proprio per l'assurdità della situazione.

Voto: 6+

lunedì 29 dicembre 2014

Gone Girl - L'amore bugiardo (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Gone Girl
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Gillian Flynn
Cast: Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris, Tyler Perry, Carrie Coon, Kim Dickens, Patrick Fugit, Emily Ratajkowski, Missi Pyle, Lisa Banes, David Clennon, Casey Wilson, Sela Ward, Boyd Holbrook, Lola Kirke, Scoot McNairy, Lee Norris
Durata: 150 minuti
Genere: Thriller

La trama in breve: Amy e Nick sono sposati da cinque anni. Il giorno del quinto anniversario di matrimonio, Amy scompare nel nulla. Le indagini della polizia presto ricadranno su Nick, portando alla luce innumerevoli segreti su una famiglia all'apparenza perfetta, ma in grado di nascondere all'occhio di chi li circonda moltissimi punti oscuri.

Prima della fine di questo 2014 e prima di stilare la mega classifica dei film che dominerà le scene di questo blog nella prima settimana del 2015, mi mancava da vedere un film presente sulla lista dei colpi grossi del 2014, che finalmente sono riuscito a visionare. Ovviamente mi mancano altri titoli interessanti, ma finchè le giornate avranno solo 24 ore e le settimane solo sette giorni bisognerà accontentarsi di quello che si è visto. Da David Fincher alla regia ormai ci si aspettano sempre grandi cose, soprattutto dopo il grandissimo successo di film come "Seven" e "Fight Club", diventati cult assoluti del genere thriller, ma anche il biografico "The Social Network". "Gone Girl - L'amore bugiardo", in odore di nomination agli Oscar, potrebbe tranquillamente rappresentare il thriller dell'anno, un po' come lo fu "Prisoners" l'anno scorso.

Non ci sono dubbi, infatti, che ci troviamo davanti ad un gran bel thriller: teso all'inverosimile, con una storia interessantissima ed intricata, quasi malata oserei dire, ma che presenta anche tutta una serie di sottotesti che lo spettatore deve essere in grado di cogliere nel corso della pellicola. Ovviamente il romanzo, scritto dallo stesso sceneggiatore Gillian Flynn, non l'ho ancora letto, ma notizie lette in giro dicono che il film sia un ottimo compimento di ciò in cui il romanzo non riusciva ad essere esaustivo. In "Gone Girl - L'amore bugiardo", oltre alla storia principale, quella della moglie scomparsa e delle indagini sul marito nel corso delle ricerche, si aggiungono interessantissimi sottotesti riguardanti il potere mediatico, quella stessa gogna mediatica che qui in Italia vediamo da anni dalla scomparsa di Yara Gambirasio o casi simili. Quella stessa gogna mediatica che colpirà Nick Dunne, il protagonista del film, interpretato da Ben Affleck.

Un altro grandissimo punto di forza del film, che personalmente ho apprezzato moltissimo, sta nel fatto che non ricerca in maniera maniacale il colpo di scena, quello che ti farebbe saltare sulla sedia. L'unico vero e proprio colpo di scena dell'intera pellicola lo si ha praticamente a metà film, con ancora buona parte della storia da sviluppare. Colpo di scena che, tra l'altro, è giustificato molto bene, tanto che lo si inizia ad intuire e a pensarlo come un'opzione plausibile sin dall'inizio della vicenda. Per quanto riguarda gli interpreti ed i personaggi, sono rimasto particolarmente convinto sia da Ben Affleck sia da Rosamund Pike, i due protagonisti: dove il primo sta iniziando a guadagnare in bravura, soprattutto dopo le recenti esperienze come regista, la seconda risulta ottima, cavandosela più che bene in un ruolo su cui però preferirei non soffermarmi troppo (per evitare spoiler).

A non convincermi appieno è Neil Patrick Harris, attore che personalmente non riesco proprio a vederlo come interprete drammatico, dopo la sua esperienza decennale in "How I Met Your Mother", che comunque non è certo tra le mie serie preferite, ma nemmeno per sbaglio. Dopo un annata cinematografica che ci ha abituato più che altro a thrillerini innocui, seppur guardabili (alcuni, altri proprio no eh), "Gone Girl - L'amore bugiardo", assieme a "Nightcrawler - Lo sciacallo", rappresenta una bellissima boccata d'aria fresca per un genere che non vuole accontentarsi della mediocrità, ma che vuole elevarsi, ritornare ai fasti di un tempo e del quale David Fincher nè è un ottimo rappresentante.

Voto: 9+

domenica 28 dicembre 2014

The Wrong Mans - Stagione 2



The Wrong Mans
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 2
Creatore: James Corden, Mathew Baynton
Rete Inglese: BBC Two
Rete Italiana: Inedita
Cast: Mathew Baynton, James Corden, Sarah Solemani, Tom Basden
Genere: Azione, Commedia

La trama in breve: Dopo aver subito un attentato alla loro vita, Sam e Phil sono sotto protezione in Texas, mentre tutti i loro cari li credono morti nell'esplosione della loro auto. Mentre Phil ha trovato una nuova vita, più affascinante e stimolante della precedente, a Sam manca la sua ragazza Lizzie e vorrebbe tanto tornare in Inghilterra dicendo la verità a tutti. Quando però Phil scopre che sua madre è malata, vuole tornare in Inghilterra anche lui, temendo che possa morire da un momento all'altro.


Lo scorso anno la prima stagione di "The Wrong Mans" mi aveva preso al massimo, intrigato, fatto ridere, che per una commedia è certamente la cosa più importante, senza però dimenticare mai la componente un po' più tesa, visto che strizzava molto l'occhio anche al genere thriller o di azione. E' stato soprattutto interessante vedere come fossero particolarmente in parte i due attori protagonisti, anche creatori della serie televisiva, Mathew Baynton e James Corden. La seconda stagione si rivelava dunque necessaria, anche se la televisione inglese ha deciso di ridurla all'osso e di mandarla in onda il più in fretta possibile, probabilmente per poterla chiudere in maniera degna. I quattro episodi di mezz'ora originari di cui doveva essere composta questa seconda stagione, infatti, sono stati uniti in due episodi da un'ora mandati in onda in due giorni consecutivi.

Ciò che sorprende molto, guardando la serie strutturata in questo modo, è la ottima consequenzialità dei primi due episodi e degli ultimi due, tanto da dare l'illusione che il tutto costituisse un unico episodio (vista la durata, non penso abbiano fatto particolari tagli, ma si siano solo limitati ad unire i primi due episodi e poi il terzo ed il quarto). Si può dire che uno dei difetti principali di questa seconda stagione è proprio dato dal fatto che sia troppo corta, troppo sbrigativa, ma è una cosa che non imputerei più di tanto ai creatori e agli sceneggiatori, quanto più che altro alla decisione della rete. D'altro canto ciò ha permesso ai fan di godersela tutta in breve tempo senza dover aspettare la normale messa in onda.

In questo modo la seconda stagione funziona, di nuovo, molto bene. Non si può certo dire che la serie abbia perso il suo spirito, molto cazzeggione, che non si prende quasi mai sul serio e risulta dunque assolutamente spassosa dal punto di vista del divertimento. Le risate la fanno dunque da padrone, ma a sorprendere sono le nuove ambientazioni, molto più ampie rispetto a quelle della prima stagione e che riescono ad offrire momenti davvero esilaranti. D'altronde, lo dice persino il titolo della serie: i due protagonisti sono gli uomini sbagliati, che si trovano ad affrontare situazioni ben più grandi di quelle che potrebbero sostenere, ma che alla fine, in un modo o nell'altro, riescono a sfangarla sempre nelle maniere più creative possibili.

Mi sento dunque di consigliare la visione di questa serie, che comunque conta pochi episodi e la si può recuperare abbastanza velocemente. Sicuramente riesce a regalare momenti di puro divertimento e spensieratezza a cervello zero, senza però dimenticarsi della buona recitazione e della buona regia, come tipico di buona parte delle serie britanniche. Molto probabilmente, un arrivo della serie in Italia, con il doppiaggio, potrebbe farne perdere molto del suo valore, ma sarebbe sicuramente una buonissima occasione per farla conoscere ad un pubblico ancora più ampio.

Voto: 7,5

sabato 27 dicembre 2014

TRASH MOVIES #18 - Attack Girls Swim Team Vs the Undead

Giappone 2007
Titolo Originale: Joshikyôei hanrangun
Regia: Kôji Kawano
Sceneggiatura: Satoshi Ôwada
Cast: Sasa Handa, Yuria Hidaka, Ayumu Tokitô
Durata: 90 minuti
Genere: Horror, Commedia, Erotico

Lo sapevo che prima o poi mi sarebbe toccato parlare di questo film. Essendo poi io un amante anche del cinema spazzatura, che però va ovviamente visionato con amici disposti a ridere e prendersi gioco della pellicola stessa, questa pellicola aveva richiamato la mia attenzione nel giorno in cui, entrato su Cineblog01, ho visto questo stranissimo titolo. Interessante, perfetto per una serata all'insegna della pura ridicolizzazione. Non mi sarei mai immaginato, non essendomi voluto informare per non rovinarmi la sorpresa, quello a cui mi sarei ritrovato davanti.

Diciamocelo senza mezzi termini: il film fa schifo! Dai titoli di testa fino ai titoli di coda il film fa così schifo da risultare quasi bello. Il problema è che oltre a fare schifo, è risultato, soprattutto, alquanto imbarazzante. Se infatti l'incipit della pellicola potrebbe far pensare ad un normalissimo horror giapponese, solo fatto particolarmente male, dalla metà del film in poi il film si rivela per quello che è realmente: un film porno erotico in piena regola. Ora giustificarsi con la scusa del "non lo sapevamo" sembrerà proprio poco credibile, eppure posso garantirvi che è davvero così. Ovviamente un porno alla giapponese, dato che, come sapete, per legge in Giappone non si possono mostrare i genitali se non con la censura o l'oscuramento della parte interessante del corpo femminile (o maschile per le donzelle). Qui la censura viene evitata, praticamente non mostrando mai quella zona e facendo solo immaginare al pubblico, con scene di sesso o di masturbazione molto lunghe, messe a caso (come in ogni buon porno che si rispetti) ed apparentemente ingiustificate.

La cosa veramente carina di tutto questo ambaradan è che, sia nella parte horror, sia nella parte erotica, non mancano le scene spazzatura, quelle che sono talmente brutte da far ridere a crepapelle, come ad esempio [SPOILER] la morte della protagonista a fine film, trashissima [FINE SPOILER] oppure l'uccisione del cattivo grazie ad un raggio laser sparato dalla patata della protagonista. Comunque date retta a me, non guardatelo, lasciate perdere! Vi risparmiate l'imbarazzo.

Voto: 1

venerdì 26 dicembre 2014

Big Hero 6 (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Big Hero 6
Regia: Don Hall, Chris Williams
Sceneggiatura: Don Hall, Jordan Roberts
Cast:  Hiro Hamada, Baymax, Fred, GoGo Tomago, Cass Hamada, Robert Callaghan, Yokai, Wasabi, Honey Lemon, Alistair Krei, Tadashi Hamada, Hethcliff
Durata: 108 minuti

Genere: Animazione


Non nascondo il fatto che lo scorso anno, da queste parti, "Frozen - Il regno di ghiaccio" fu un film piuttosto apprezzato. Una sorta di risveglio della Disney, di certo non meritevole dell'Oscar come miglior film d'animazione vinto a danno di "Si alza il vento", ultimo capolavoro di Miyazaki, ma sicuramente un lavoro ben lontano dalle produzioni deludenti degli ultimi anni, nonostante anche in esso il buonismo e la mielosità regnassero sovrani. "Big Hero 6" è dunque una ricerca di conferme per la ritrovata Disney, questa volta addirittura impegnata con la trasposizione cinematografica di un eroe Marvel. Il responso è fondamentalmente questo: FIGATA! "Big Hero 6" spana tranquillamente il culo a "Frozen" e la compagnia cantante delle produzioni disneyane degli ultimi anni, introducendo un nuovo modo di fare animazione.

Al centro della storia abbiamo il rapporto che lega due fratelli, Hiro Hamada, giovanissimo, ma grande genio della robotica, e Tadashi Hamada, uno che un nome in quel campo se lo è già fatto e porta avanti il progetto Baymax, un simpatico robot creato con l'intento di poter curare una grande moltitudine di malattie. Sarà proprio la morte di Tadashi a spingere Hiro a portare avanti il progetto Baymax, implementando per lui nuove funzioni che potessero renderlo utile per l'umanità e instaurando con lui un gran rapporto di amicizia.

Ciò su cui gioca "Big Hero 6" è innanzitutto una fortissima autoironia: essendo il film indirizzato prevalentemente ad un pubblico di bambini, moltissime scene presenti al suo interno sono estremizzate e portate in moltissimi casi alla comicità. Il non prendersi mai sul serio (cosa che, ad esempio, "Frozen" faceva spesso) è una delle grandi prerogative della pellicola. In secondo luogo però non si dimentica mai il messaggio che si vuole lanciare a questo pubblico. Ecco su quello forse la Disney ha da lavorare in originalità, visto che siamo sempre dalle parti del "credi in te stesso", però non mi sento di criticare troppo il film da questo punto di vista.

Anche le animazioni si rivelano piuttosto affascinanti: San FranTokyo, la cittadina fittizia in cui si svolgono le vicende, è ben costruita, mentre i personaggi umani presentano più che altro una conformazione fisica piuttosto vicina agli anime e ai manga giapponesi, cosa che ai miei occhi ha reso il film ancora più affascinante. Un film dunque godibilissimo, forse addirittura qualcosa di più, che potrebbe rappresentare per la Disney un grande punto di partenza per una evoluzione futura dei suoi progetti. Anche perché, questa volta, il sequel è praticamente garantito!


Voto: 8-

giovedì 25 dicembre 2014

BUON NATALE A TUTTI!!! - "Un amico molto speciale" (2014)

Premetto, ancora prima di cominciare a parlare del film, che questa non sarà una vera e propria recensione, ma uno spaccato della mia vita, piccolissimo ovviamente, che voglio condividere con chi mi leggerà. Ovviamente parlerò anche del film, verso la fine del post, dato che comunque questo è un blog di cinema e serie TV e voglio che più o meno rimanga tale. L'argomento di questo post è il Natale, o, come ho iniziato a chiamarlo in questo periodo, il Nasale!

Il Natale è quella festa religiosa che celebra la nascita di Gesù, più tutta un'altra serie di questioni religiose di cui non ho voglia di starvi a parlare e, nel momento in cui scrivo questo articolo non le ho nemmeno bene in testa. Il che è strano, dato che mi sono sempre professato un credente praticante e, quanto meno spiritualmente, riconosco l'importanza di questa festa. In realtà non è la festa in sé ciò che mi provoca l'orticaria negli ultimi tempi, quanto più che altro il cinismo di cui il mio carattere è condito da un bel po' di tempo a questa parte.

Fino, più o meno, ai 14 anni, per me il Natale era una festa grande, mi piaceva stare con i parenti a festeggiare e tutte quelle belle cose (mangiare un bordello, bere ancora di più, GIOCARE A CARTE. E sfido chiunque a dire che si diverte attualmente a giocare a carte). Ultimamente però ho sviluppato determinati giudizi verso il buonismo di cui è intrisa questa festa che mi hanno portato ad esserne particolarmente insofferente. Se negli anni scorsi la mia insofferenza era data più che altro dalla mancanza totale di spirito natalizio (che poi chissà cosa diavolo sia sto "spirito natalizio") quest'anno determinati eventi di questi ultimi mesi mi hanno fatto arrivare a questa festa totalmente stanco e svogliato. Che poi, uno può essere stanco e svogliato tutti i giorni, volendo, peccato che a Nasale le convenzioni sociali ti obblighino a fare un sorriso, ad essere felice e ad essere buono e quindi la voglia ti passa ancora di più.

Il film di cui vi voglio parlare oggi, ovviamente, è un film di Natale. In realtà avrei voluto tantissimo parlare di un film horror di Nasale, ma poi ho deciso di tenere conto del buonismo di cui è intrisa la festa e di essere un po' buonista anche nel voto che darò alla pellicola. Obiettivamente non ho tantissimo da dire (motivo per cui la mia recensione è intrisa di moltissime considerazioni sulla festa e di pochissime parole sul film), dico solo che, sinceramente, la visione di questa pellicola la si potrebbe consigliare. Ad un pubblico che non ha mai in vita sua sofferto di orticaria da festa, ad un pubblico che ama il tema della "redenzione" dei protagonisti. Ad un pubblico che ama vedere un bambino che, nella sua ingenuità, crede ad un finto Babbo Natale, che in realtà è un ladro, solo perché porta quel vestito rosso. Per il resto è un film quasi totalmente innocuo.
 
Francia 2014
Titolo Originale: Le père Noël
Regia: Alexandre Coffre
Sceneggiatura: Alexandre Coffre, Rachel Palimieri, Fabrice Carazo, Laurent Zeitou, Carol Noble
Cast: Tahar Rahim, Victor Cabal, Annelise Hesme, Michaël Abiteboul, Philippe Rebbot, Amélie Glenn
Durata: 75 minuti
Genere: Commedia

Voto: 6
 
BUON NASALE A TUTTI!!!

mercoledì 24 dicembre 2014

Les Revenants - Stagione 1

Les Revenants
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Fabrice Gobert
Rete Francese: Canal+
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Anne Consigny, Clotilde Hesme, Céline Sallette, Pierre Perrier, Guillaume Gouix, Frédéric Pierrot, Constance Dollé, Grégory Gadebois, Ana Girardot, Jean-François Sivadier, Alix Poisson, Jenna Thiam, Samir Guesmi, Yara Pilartz, Swann Nambotin, Brune Martin, Jérôme Kircher, Carole Franck, Laetitia de Fombelle, Matila Malliarakis
Genere: Drammatico, Thriller

La trama in breve: In un piccolo paese di montagna, alcune persone morte da diverso tempo, ritornano improvvisamente in vita. Queste persone inizieranno a riprendere in mano la propria vita, facendo i conti anche con i cari che hanno lasciato quando sono morti.

"Les Revenants" è stata, senza ombra di dubbio, una delle serie evento del 2013, che io ho visto con colpevole ritardo semplicemente per un motivo: ho voluto aspettare che venisse mandata in onda in italiano (visto che della cosa già se ne discuteva), dato che non conosco il francese e si sarebbe trattato di una pura e totale lettura dei sottotitoli, il che avrebbe reso la visione faticosissima. Ringraziando i canali di trasmissione "legalissimi" di cui disponiamo tuttora, sono finalmente riuscito a recuperarla in italiano e a rimanerne, ufficialmente, stregato, in attesa di una seconda stagione che arriverà nel 2015 e che sono disposto a fare la fatica enorme di vederla con i sottotitoli.

I "Revenants" a cui fa riferimento il titolo però cosa sono? Beh, semplicissimo, sono delle persone morte, alcune recentemente, altre moltissimo tempo fa, che ritornano misteriosamente in vita, ovviamente senza essere invecchiate di nemmeno un giorno. Il ritorno di queste persone comporterà diversi squilibri nei loro cari, ormai abituatisi alla perdita di un parente, un figlio, un futuro marito e che ora dovranno fare i conti con la loro nuova vita assieme alle persone che avevano perso. La cosa veramente interessante di questa serie TV sta però nel fatto che la componente misteriosa non è predominante come potrebbe sembrare: oltre a quella vi è un Universo di emozioni umane contrastanti che vengono esplorate alla perfezione sia a livello di sceneggiatura sia a livello di interpretazioni degli attori coinvolti. Emozioni che ovviamente non riguardano soltanto le persone "vive", ma riguardano anche moltissimo i resuscitati.

La prima stagione di "Les Revenants" si rivela dunque essere una sorta di introduzione ad una vicenda più grande che ci verrà spiegata nel corso degli anni: più che dare delle risposte concrete alle mille domande che gli spettatori si pongono la serie ne crea sempre di nuove, mettendoci davanti ad un finale che più che concludere qualche questione, ne apre un'infinità di nuove. Pazzesco è il ritmo della narrazione, magari non velocissimo, ma sempre teso al punto giusto e che non incappa mai nello sbagliare i tempi per farti vedere un avvenimento. Pazzesca è la colonna sonora composta dai Mogwai (che ho provato ad ascoltare anche al di fuori della serie TV, ma non ha avuto per nulla lo stesso effetto).

Alla fine i francesi ce l'hanno fatta, dopo essere prepotentemente entrati nei miei gusti cinematografici con una serie di bellissime uscite, ecco che ci arrivano anche con le serie TV. "Les Revenants" è una grande serie, senza starci nemmeno a pensare, talvolta inquietante, talvolta commovente. Bisogna guardarla, senza pensarci ulteriormente.

Voto: 9

martedì 23 dicembre 2014

Il ricco, il povero e il maggiordomo (2014)

Italia 2014
Titolo Originale Il ricco, il povero e il maggiordomo
Regia: Aldo, Giovanni & Giacomo e Morgan Bertacca
Sceneggiatura: Aldo, Giovanni & Giacomo, Morgan Bertacca, Valerio Bariletti, Pasquale Plastino
Cast: Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Giuliana Lojodice, Francesca Neri, Sara D'Amario, Massimo Popolizio, Rosalia Porcaro, Guadalupe Lancho, Giovanni Esposito, Christian Ginepro, Chiara Sani
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Giacomo è un ricco broker finanziario, che decide di investire il suo patrimonio nello stato africano del Burgundi. Un giorno, assieme al suo maggiordomo Giovanni, investe Aldo, un venditore ambulante, e per evitare di passare per vie legali gli offrono un risarcimento di 1000 euro. Purtroppo l'investimento di Giacomo si rivelerà sbagliato, costringendolo sul lastrico.

I primi tre film di Aldo, Giovanni e Giacomo sono qualcosa che porterò nel bene e nel male, ma più nel bene, dentro di me. Mi hanno fatto ridere da bambino con la loro comicità brillante, scanzonata e soprattutto spontanea e non hanno mai pagato il passare del tempo, rimanendo dei film di buonissimo livello comico. Gli ultimi quattro film invece, fatta eccezione per "Tu la conosci Claudia?" che apprezzo moderatamente, non sono mai riuscito a mandarli giù per davvero. Motivo per cui accoglievo con il giusto scetticismo l'arrivo della nuova pellicola "Il ricco, il povero e il maggiordomo", memore dei tempi che furono per il trio, ma soprattutto ben conscio del fatto che non sono più quelli di un tempo.

La visione di questo film, ovviamente arrivato come da tradizione nelle sale nel periodo natalizio, ha confermato tutti quelli che erano i miei dubbi, fugandone però degli altri. Innanzitutto i tre comici sono, forse per la prima volta, per davvero impegnati ad interpretare dei ruoli scenici: mentre tutti i loro personaggi precedenti (facciamo finta che "Il cosmo sul comò" non sia mai esistito) rispecchiano appieno la loro personalità, quelli di questo nuovo film sono, a tutti gli effetti, dei ruoli in cui immedesimarsi. E non si può certo negare il fatto che l'immedesimazione sia ben riuscita, soprattutto per quanto riguarda Aldo e Giovanni. Per Giacomo dovrei aprire un capitolo a parte sulla sua militanza nella nota lobby religiosa CL (Comunione e Liberazione) che io, da credente quale sono, continuerò a vedere con cattivo occhio soprattutto per la presenza di una serie infinita di personaggi arricchiti che, in un modo o nell'altro, hanno le mani in pasta in moltissime istituzioni italiane (basti pensare a Formigoni, tanto per dire un nome). E mi fermo qui per evitare denunce o per evitare di dover uscire di casa "coi piedi davanti". Giacomo, data la sua nota appartenenza a CL, riesce benissimo ad interpretare la persona arricchita che non concepisce il dover trovarsi a vivere in una situazione di ristrettezze economiche, motivo per cui il suo personaggio non riesco, anche tentandoci, ad apprezzarlo.

Dal punto di vista comico purtroppo però vediamo la tendenza al regresso che oramai caratterizza il trio: le scene comiche sono ridotte al lumicino, con i tre attori che puntano più che altro a tentare di dare, con estrema leggerezza, un insegnamento morale allo spettatore. Insegnamento morale che però appare abbastanza scontato e buttato lì, oltre che visto, rivisto, trito e ritrito. Continuerò a respingere l'accusa che loro tre facciano le stesse battute da inizio carriera, perché non penso sia vero, penso solo siano cambiati, purtroppo in peggio. E' un po' ciò con cui devono fare i conti i musicisti quando decidono di cambiare il proprio stile musicale: ci sarà chi apprezzerà il tentativo, mentre i fan più integralisti inizieranno addirittura a considerarlo un qualcosa di "diverso". La cosa carina di Aldo, Giovanni e Giacomo sta più che altro nel fatto che non riescono più a reggere i ritmi comici di un film, secondo la mia opinione, a dimostrarlo sta il fatto che nei loro spettacoli teatrali continuino a farmi ridere a crepapelle.

Rimane dunque il rammarico per una carriera che per il trio comico più famoso d'Italia sta andando abbastanza alla deriva, mantenendo comunque un solido gruppo di fan che continuano a sostenerli. E tra questi ci sarò sempre anche io, perché in un modo o nell'altro, per affetto verso loro tre, il film sono andato a guardarlo nonostante gli infiniti dubbi che avevo su di esso. Mi ha fatto ridere, in qualche frangente, ma non mi posso ritenere completamente soddisfatto.

Voto: 5,5

lunedì 22 dicembre 2014

Diario di una nerd superstar - Stagione 2

Diario di una nerd superstar (Awkward)
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 12
Creatore: Lauren Iungerich
Rete Americana: MTV
Rete Italiana: MTV
Cast: Ashley Rickards, Beau Mirchoff, Nikki DeLoach, Jillian Rose Reed, Jessica Lu, Brett Davern, Molly Tarlov, Desi Lydic
Genere: Commedia

La trama in breve: Jenna ha scoperto che l'autrice della lettera di sconfronto fu sua madre. Ciò provoca la separazione dei suoi genitori, mentre per Jenna sarà tempo di scegliere se vorrà essere la ragazza di Jake o di Matty.

Poco tempo fa ho iniziato il recupero della serie TV "Awkward", parlando della prima stagione. Ora, visto che i tempi di recupero sono decisamente ristretti, favoriti dalla totale addittività che crea la serie, ma anche dalla brevità delle puntate (in un paio di ore ci si può guardare tranquillamente metà di una delle prime due stagioni). Una prima stagione che mi aveva abbastanza convinto a proseguire nella visione della serie, ma che, più che altro, si va ad inserire in quell'enorme mucchio di serie carine, ma che non hanno moltissimo di più da offrire.

Ovviamente in questa seconda stagione questa sensazione si conferma alla grandissima: i personaggi, a parte la protagonista Jenna, rimangono molto molto stereotipati e nel corso delle puntate sono arrivato ad odiare entrambi i protagonisti maschili. E non è perchè fondano la loro presenza sulla scena sulla loro indubbia bellezza e attrattiva verso il pubblico femminile, quanto, più che altro, perchè mi sono sembrati profondamente stupidi. Ma proprio molto stupidi, tanto che una loro possibile evoluzione nel corso delle prossime stagioni non so nemmeno se la vedrei di buon occhio, perchè potrebbe apparire molto forzata.

E' ovvio che, essendo questa una serie di MTV destinata ad un pubblico adolescenziale, quello che qui in Italia frequenterebbe i primi anni delle superiori, molte situazioni non riesca a viverle o a vederle in maniera completa, avendo superato questa età da quasi dieci anni. Nonostante questo la serie mantiene intatte quelle che sono le sue principali attrattive. Attrattive che, a differenza, ad esempio, di "Reign", nella quale mi sono follemente innamorato della protagonista Adelaide Kane, non sono rappresentate dalla bellezza delle protagoniste, che sono sì carinissime, ma neanche delle supermodelle.

Basti pensare che il mio personaggio preferito, anche durante questa seconda stagione, sarà proprio Sadie: lei è ancora protagonista di buonissima parte delle frasi più epiche dell'intera serie. Da sottolineare anche la crescita, a livello di sceneggiatura, di Tamara, che diventerà la tipica ragazza che parla troppo e anche di continuo, inventandosi alcune espressioni come "merdastico", che se avessi dieci anni di meno non nascondo il fatto che le utilizzerei tranquillamente. Interessante anche l'ingresso nel cast di Becca, interpretata da Jessika Van, capo della mafia cinese che farà di tutto per mettere i bastoni tra le ruote a Ming, oltre ad essere presente negli episodi più divertenti dell'intera stagione.

Voto: 6,5

domenica 21 dicembre 2014

The Newsroom - Stagione 3

The Newsroom
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 6
Creatore: Aaron Sorkin
Rete Americana: HBO
Rete Italiana: Prossimamente su Sky Atlantic
Cast: Jeff Daniels, Emily Mortimer, Sam Waterston, Alison Pill, Dev Patel, John Gallagher Jr., Olivia Munn, Thomas Sadoski
Genere: Drama, Commedia

Dopo la folgorazione avvenuta con l'ottima prima stagione e dopo il proseguimento, buono, ma non ai livelli della stagione precedente, con la seconda stagione, è arrivato il momento della chiusura per "The Newsroom", serie di HBO scritta da Aaron Sorkin che parla della vita di alcuni componenti della redazione di un telegiornale del fittizio canale via cavo ACN. Una serie TV bistrattata dalla critica, che ha diviso moltissimo il pubblico, ma che, alla luce di quanto fattoci vedere nel corso di questi tre anni, ritengo sia stata estremamente sottovalutata.

La terza stagione, quella conclusiva, composta tra l'altro da soli sei episodi, è la giusta conclusione per una serie odiata da molti, amata da altrettanti, ma che non si può dire non abbia fatto discutere. Da una parte solo il fatto di poter rivivere molti momenti della storia americana recente attraverso le notizie date dal telegiornale in cui lavorano i protagonisti è sempre qualcosa che avvicina molto il pubblico, almeno quello che riesce a farsi colpire dalla serie. Nonostante dunque "The Newsroom" sia un qualcosa di molto americano e molto americaneggiante, anche qui in Italia ha avuto un buonissimo successo.

Questa stagione però com'è? Mah, in realtà non saprei. Da una parte ci sono stati, in ogni episodio, dei frangenti che mi hanno davvero lasciato entusiasta, con la voglia di vedere quello dopo e sono culminati tutti in un finale "senza notizie" molto particolare e pieno di ricordi, riguardanti anche la serie stessa e tutti i suoi personaggi. Ciò che invece mi ha convinto leggermente di meno è stata la componente orizzontale di questa terza stagione, una specie di storia di spionaggio cibernetico, che innanzitutto ci toglie per praticamente tutti i sei episodi un personaggio che apprezzavo particolarmente, ma soprattutto ha una chiusura che non mi ha convinto particolarmente.

Alla fine, più che le notizie, sono i rapporti tra colleghi ad attirare il mio interesse, così come i dialoghi veloci e pungenti che li vedono protagonisti. Non si può dire nulla infatti dal punto di vista della sceneggiatura e dei dialoghi che, come marchio di fabbrica di Aaron Sorkin, sono sempre di altissimo livello. Mi duole ammetterlo, ma questa serie mi mancherà per davvero, essendo riuscita, in soli tre anni, ad entrare definitivamente dentro il mio cuore e la mia mente.

Voto: 7+
Voto al series finale: 8

sabato 20 dicembre 2014

Hello Ladies: The Movie (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Hello Ladies: The Movie
Regia: Stephen Merchant
Sceneggiatura: Stephen Merchant, Gene Stupnitsky, Lee Eisenberg
Cast: Stephen Merchant, Christine Woods, Nate Torrence, Kevin Weisman, Kyle Mooney
Durata: 80 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Quando Stuart scopre che la sua ex fidanzata inglese si sta recando a Los Angeles per fargli visita, egli vuole avere una relazione con una modella, per un senso di rivalsa verso la sua ex fidanzata e per farle capire che lui, nella vita, è riuscito ad arrivare in alto.

Lo scorso anno andò in onda su HBO la serie TV "Hello Ladies", comedy con protagonista l'altissimo e britannicissimo Stephen Merchant, che i soli otto episodi aveva saputo conquistarmi grazie alla sua comicità, alle sue gag e al suo modo di narrare il rapporto con le donne di una persona che non rappresenta il tipico maschio alpha della società. Poi purtroppo, quando stavo già attendendo una seconda stagione, arriva la notizia della cancellazione. Ogni tanto però capita che qualche serie che non ha trovato una degna conclusione la trovi grazie ad un film per la TV, fu ad inizio 2014 il caso di "Veronica Mars" (film che dovrei ancora recuperare), lo è anche per questa serie!

Il primo dubbio che viene nella testa di chi si è particolarmente affezionato ad una serie TV è se i suoi tempi e io suoi ritmi possano reggere quelli di un film. Lo stesso dubbio, ad esempio, era venuto a molti riguardo "I Simpson - Il film" poi rivelatosi un vero e proprio cult. Qui però la questione è un po' diversa effettivamente: un episodio di "Hello Ladies" della durata di mezz'ora ti metteva davanti a diverse situazioni, alcune interessanti, alcune divertenti, mentre il film ha, fondamentalmente, l'obiettivo di tirare le conclusioni ad una serie lasciata in sospeso, ovviamente non snaturando la serie da cui deriva.

L'obiettivo mi è sembrato più che altro riuscito a metà: chiaramente "Hello Ladies: The Movie" riesce in maniera soddisfacente a proseguire e a chiudere il discorso incominciato con la serie risultando anche leggera e divertente in qualche frangente, mentre dall'altro lato il film risulta essere, più che una commedia in senso stretto, la tipica commedia sentimentale americana, che, tra le altre cose, ricorda molto nello sviluppo degli eventi il bellissimo "Harry ti presento Sally". Il tentativo di rendere "migliore" il personaggio di Stuart non sembra essere necessario, ai fan della serie piaceva così come era. Per fortuna questo cambiamento non è poi così sostanziale da snaturarlo.

Ho comunque apprezzato abbastanza questa pellicola, giusto per una questione di completezza nei confronti della serie. "Hello Ladies: The Movie" ne è la giusta conclusione, capace anche di regalare quegli ottanta minuti di leggerezza e spensieratezza di cui tutti, ogni tanto, hanno bisogno.

Voto: 6,5

venerdì 19 dicembre 2014

St. Vincent (2014)

USA 2014
Titolo Originale: St. Vincent
Regia: Theodore Melfi
Sceneggiatura: Theodore Melfi
Cast: Bill Murray, Melissa McCarthy, Jaeden Lieberher, Naomi Watts, Chris O'Dowd, Kimberly Quinn, Scott Adsit, Terrence Howard, Selenis Levya, Ray Iannicelli
Durata: 103 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Vincent è un ex militare, ubriacone e giocatore d'azzardo. Quando però arrivano i suoi nuovi vicini, una mamma single con suo figlio Oliver, Vincent sarà costretto a badare a lui a causa degli orari di lavoro della madre. Nascerà dunque un profondo rapporto di amicizia e di aiuto reciproco tra i due.

Tra le tante, decisamente troppe, uscite interessanti di questa settimana cinematografica, avevo segnalato St. Vincent, pellicola sulla quale nutrivo qualche dubbio, con protagonisti Bill Murray, che nel trentennale dei "Ghostbusters" si è rimesso in gioco sia nel noiosissimo "Monuments Men" sia in questa pellicola, e la sempre bellissima Naomi Watts, qui con qualche chilo in più, semplicemente per il fatto che interpreta una donna incinta. Non avevo enormi speranze su questa pellicola e di sicuro non si tratta di qualcosa di assolutamente nuovo nel panorama cinematografico mondiale, ma comunque ci ho trovato un qualcosina di interessante, dopo la visione.

Il tema fondamentale del film è quello del rapporto di amicizia che si viene a creare tra un bambino ed un anziano scorbutico. Ovviamente, come il canone classico visto e rivisto vuole, entrambi guadagneranno qualcosa da questa esperienza: il bambino, Oliver, troverà in Vincent una specie di figura paterna, essendo suo padre totalmente assente, mentre Vincent, deluso in ogni modo dalla vita e dalle persone che lo circondano, inizierà ad essere più predisposto a fare del bene. Certo, i suoi metodi saranno un po' strani e non proprio adatti ad un bambino, ma grazie a lui Oliver incomincerà a capire quale sia il suo posto nel mondo.

All'interno della pellicola, in maniera sporadica e di certo poco approfondita, vi è una interessante riflessione sulla santità. E' chiaro che per il credente, la santità sia una cosa ben precisa, ma nel film il tutto viene reso in maniera decisamente più umana rispetto a come viene messa giù a catechismo. Oliver troverà in Vincent, uno da cui non te lo aspetteresti proprio, il suo "santo", perchè la santità non deve per forza essere una cosa universalmente riconosciuta, ma magari un qualcosa di più personale. Ognuno può avere il proprio "santo" e la "santità" di Vincent, riconosciuta proprio da Oliver, sta nell'aver fatto cose del tutto normali, ma con uno spirito buono.

Non sarà sicuramente uno di quei film nuovi dal punto di vista dell'originalità della trama, non sarà nemmeno un qualcosa di così trascendentale, ma state certi che questa pellicola, se vista nel verso giusto, potrebbe darvi qualcosa. Bill Murray non sarà stato nemmeno in formissima, ma sa comunque stare bene nel suo ruolo, creando anche qualche divertente siparietto comico.

Voto: 6+

giovedì 18 dicembre 2014

WEEKEND AL CINEMA!

Questa settimana al cinema esce il mondo e sarà difficile arrivare per l eclassifiche di fine anno avendo tutto ciò che si può ritenere imprescindibile. E' chiaro anche che le uscite di questa settimana sono condizionate di gran lunga dal fatto che Giovedì prossimo sarà proprio Natale e quindi i distributori, sia di benzina, sia cinematografici, non hanno troppa voglia di lavorare. Ora però vediamo nel dettaglio, accompagnate dai miei pregiudizievoli commenti, le uscite di questa settimana.


Lo Hobbit: La battaglia delle cinque armate di Peter Jackson


Non sono un grandissimo fan nè della trilogia de "Il signore degli anelli", nè tanto meno di "Lo Hobbit" e dei romanzi di Tolkien in generale. Eppure, i primi due capitoli di questa nuova trilogia, nonostante l'eccessiva lungaggine narrativa, hanno saputo coinvolgermi, nonostante non frema al pensiero di vedere questo film, che verrà molto probabilmente rimandato a data da destinarsi.


Big Hero 6 di Don Hall, Chris Williams


Il nuovo film della Disney esce accompagnato da una parte da un trailer spassosissimo, che presenta la pellicola molto bene, mentre dall'altra parte da tutti quei pregiudizi riguardanti il tipico buonismo Disney e il classico "volemose bbene" con cui finiscono buona parte dei suoi film. Nonostante tutto, mi interessa molto e penso che lo guarderò sperando di divertirmi un bel po'. 


Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores


Un'uscita molto discussa, il nuovo lavoro di Gabriele Salvatores si accompagna, come al solito, agli scettici di natura che non vedono come in Italia si possa realizzare un film supereroistico interessante. Nonostante questi pregiudizi, stavolta davvero gratuiti, sono molto curioso a riguardo, quindi non penso proprio me lo lascerò scappare.


Jimmy's Hall di Ken Loach


Mi vergogno abbastanza a dire di conoscere Ken Loach solo come nome, ma non ho visto nessuno dei suoi film. Questo "Jimmy's Hall", che rischia di passare un bel po' in sordina viste le uscite megalodontiche della settimana, sembra poter essere una piacevole sorpresa in questa settimana cinematografica più piena che mai.


L'amore bugiardo - Gone Girl di David Fincher


David Fincher è uno di quei registi che, nell'ambiente del thriller, è sempre molto atteso e discusso. I giudizi suoi suoi film sono quasi sempre abbastanza unanimi e questo "Gon Girl" sembra essere destinato ad entrare tra i grandi classici della sua produzione, in odore tra l'altro di nomination agli Oscar come miglior film. Inutile dire che questa è l'uscita della settimana, senza starsi a fare troppe domande.


St. Vincent di Theodore Melfi


Film che trovo abbastanza come un'incognita, dato che commedie di questo tipo non sono mai state troppo nelle mie corde. La presenza di Bill Murray nel cast e di una Naomi Watts sempre più bella potrebbero convincermi a dedicargli il tempo che merita.


Un gatto a Parigi di Jean-Loup Felicioli, Alain Gagnol


Film d'animazione francese che, guardando il trailer, non mi ispira mancor per sbaglio, dato che non mi piace per nulla lo stile dei disegni. Senza contare il fatto che sono passati "soltanto" quattro anni dalla sua uscita in patria.


Un Natale stupefacente di Volfango De Biasi


Surrogato di quello che in Italia chiamano cinepanettone e che io, per rispetto verso il mio amato panettone, chiamo cinemerda. Traete le vostre conclusioni.

mercoledì 17 dicembre 2014

Gracepoint - Stagione 1

Gracepoint
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Chris Chibnall
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: Inedita
Cast: David Tennant, Anna Gunn, Michael Peña, Virginia Kull, Nick Nolte, Jacki Weaver, Josh Hamilton, Kevin Rankin, Kevin Zegers, Jessica Lucas, Stephen Louis Grush, Madalyn Horcher, Sarah-Jane Potts, Jack Irvine, Kendrick Sampson
Genere: Drammatico, Poliziesco

La trama in breve: Danny Solano viene trovato morto sulla spiaggia di Gracepoint, che si trova al di sotto di un'altissima scogliera. La detective Ellie Miller, con l'appena arrivato Emmeth Carver, dovrà far luce sulla vicenda, un omicidio destinato a sconvolgere la vita di una cittadina tutto sommato tranquilla, ma i cui abitanti nascondono dei grandi segreti.

Gli americani, si sa, amano moltissimo i remake. Di produzioni inglesi, giapponesi, coreane, anche italiane talvolta, di qualsiasi cosa loro sono pronti a fare un remake. Con "Gracepoint" però hanno voluto esagerare. I produttori e gli sceneggiatori della serie quando hanno deciso di produrla devono aver pensato una cosa di questo tipo, secondo me:

"David Tennant sa già cosa deve fare, ha già recitato in "Broadchurch", così non sprechiamo nemmeno il tempo per farlo entrare in una nuova parte. Poi prendiamo Anna Gunn, reduce dal successone di "Breaking Bad" e da una gran sequela di Emmy Awards, così magari prendiamo anche una buona fetta di pubblico proveniente da quello show. Poi magari ci inseriamo Nick Nolte per avere un altro attore piuttosto conosciuto. Per il resto facciamo così: prendiamo Broadchurch, composto da 8 episodi, diciamo a tutto il pubblico che "Gracepoint" sarà un suo remake, ma che l'assassino si rivelerà essere diverso dalla serie originale. Aggiungiamo due episodi in croce in cui gli avvenimenti sono diversi da quelli della serie originale, poi facciamo un finale uguale identico ed il gioco è fatto!"

Ovviamente le cose non sono proprio andate come i produttori della FOX speravano: la serie sin dall'inizio non ha avuto gli ascolti sperati, d'altronde c'era da aspettarselo. Per come mi sono immaginato io la cosa, penso che buona parte degli americani abbia visto "Broadchurch", trasmessa in patria, motivo per cui il remake si rendeva del tutto non necessario. Eh sì che, dal punto di vista meramente tecnico, la serie non ha nulla da invidiare alle serie più grandi in circolazione. La regia e le inquadrature sono buone, le atmosfere anche, ma tutto ciò si rivela essere un contenitore totalmente vuoto. In pratica, chi ha visto "Broadchurch" (che sto citando più del dovuto) ha visto due volte la stessa identica cosa, chi non lo ha visto, secondo me, potrebbe averlo apprezzato. Addirittura il povero David Tennant ha recitato due volte la stessa parte e le stesse battute, ce ne vuole di crudeltà per fare una cosa del genere!!!

Un'altra cosa in cui "Gracepoint" è di gran lunga deficitaria rispetto a "Broadchurch", sono i comprimari del cast. Sui due protagonisti David Tennant e Anna Gunn (anche se non in formissima) non c'è nulla da dire, ma gli altri non mi son sembrati per nulla all'altezza. Su tutti Michael Peña, che interpreta il padre di Danny, un attore pessimo, monoespressivo, che si fa veramente fatica a capire quando è triste, quando è arrabbiato, quando ha voglia di uccidere qualcuno o quando sta dormendo. Non si capisce, in qualsiasi situazione ha quella faccia imbronciata che non dice nulla allo spettatore.

Lo stesso finale, praticamente identico al finale della prima stagione di "Broadchurch", non rende emotivamente allo stesso modo e la cosa mi fa ancora di più arrabbiare perchè sono consapevole di aver visto una serie in maniera inutile, perchè l'avevo già vista! Non ci resta dunque che attendere Gennaio o giù di lì, per vedere l'attesissima seconda stagione di "Broadchurch", dove sì che saranno cazzi per tutti!

Voto: 5

Siccome volevo farmi del male, ho anche fatto dei recap di questa serie TV. Se voleste recuperarli, li trovate, puntata per puntata, ai link qui sotto!

martedì 16 dicembre 2014

REC 4: Apocalipsis (2014)

Spagna 2014
Titolo Originale: REC 4: Apocalipsis
Regia: Jaume Balagueró
Sceneggiatura: Jaume Balagueró, Manu Díez
Cast: Manuela Velasco, Paco Manzanedo, Héctor Colomé, Ismael Fritschi, Críspulo Cabezas, Paco Obregón, Mariano Venancio, María Alfonsa Rosso, Cristian Aquino
Durata: 96 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: La giornalista Angela Vidal, dopo essere sopravvissuta alla contaminazione nel palazzo in cui si stava recando con la sua troupe, è rinchiusa in una piattaforma nell'oceano, nella quale non potrà contagiare nessuno. La piattaforma è popolata per lo più da scienziati, che vogliono studiare questa malattia, per evitare che si trasformi in un'epidemia su scala mondiale.

Dopo l'insperato successo di "REC" e di "REC 2", film spagnoli che trattavano il tema zombie in una maniera abbastanza creativa e tra i pochi mockumentary che ho apprezzato abbastanza, con due diverse storie che si sviluppavano in parallelo, e dopo il pessimo "REC 3 - La genesi", arriva l'attesissimo quarto capitolo, il capitolo finale della saga, che narra delle conseguenze del contagio di cui sono stati protagonisti, da una parte gli invitati al matrimonio, coloro che avrebbero dato inizio a tutto, mentre dall'altra gli abitanti del palazzo messo in quarantena, con Angela Vidal unica sopravvissuta.

La location è dunque diversa, siamo in un centro di ricerche, così come anche lo stile registico è diverso rispetto ai due capitoli che hanno dato successo alla saga. Viene definitivamente abbandonata la tecnica del mockumentary, così come era stato fatto nel terzo capitolo, in favore di riprese più classiche e di una narrazione che avviene in terza persona (per fortuna, perchè sti mockumentary hanno rotto i coglioni!). Anche la sceneggiatura però subisce un brusco calo rispetto ai due buoni primi capitoli, risultando, più che altro lenta ad ingranare ad assumere un vero e proprio significato.

Non che REC sia un brand che pretenda di trasmettere un messaggio o di avere un significato morale alto, però quanto meno nel primo e nel secondo capitolo era presente un'idea, che forniva all'opera una certa creatività. Creatività che poi si è persa col tempo e questo quarto capitolo, meglio del terzo (che in realtà risultava essere un prequel dei primi due), non riesce a raggiungere livelli di sufficienza. Abbiamo dovuto aspettare una buona mezz'ora per fare accadere qualcosa e, quando questa accade, più che spaventare, scatena delle crasse risate. Nonostante pensi che la scimmia zombie sia un capolavoro, questa è un capolavoro del trash, ma non spaventa.

Purtroppo è la condizione con cui devono avere a che fare le conclusioni delle saghe cinematografiche: hanno questa tendenza a voler strafare, ma poi deludono, in un qualche modo. E' più o meno la stessa cosa che accade con le serie TV, con il pubblico che mediamente si divide tra chi ha apprezzato il finale e chi lo ha odiato da morire. Il finale di questa saga horror l'ho trovato piuttosto deludente, così come penso che qualcuno, a differenza mia, lo abbia trovato soddisfacente. Ciò che secondo me è palese è che non siamo e non saremo mai a livello dei primi due capitoli, così come non saremo mai ai livelli di indecenza del terzo.

Voto: 5+
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