giovedì 30 aprile 2015

K-HORROR DAY - "Whispering Corridors" (1998)

Come forse qualcuno di voi avrà notato, nel blog The Obsidian Mirror nell'ultimo mese si è parlato di una saga horror, "Whispering Corridors", in cui il blogger si è occupato di recensire tutti i cinque film della saga, inframezzati da approfondimenti interessantissimi sul sistema scolastico coreano o sulla componente sciamanica della saga. Ovviamente questo è stato un grandissimo evento ed è così che, con tutti i blogger riuniti, sempre su idea di The Obsidian Mirror, si è deciso di dedicare questa giornata, in cui si chiude il suo speciale, al cinema horror coreano, o K-Horror come sarebbe più giusto chiamarlo! Io, così come il blog Pensieri Cannibali, ho deciso preso dalla curiosità di vedere proprio il primo film della saga, "Whispering Corridors".



Corea del Sud 1998
Titolo Originale: 여고괴담 (Yeogogoedam)
Regia: Park Ki-hyeong
Sceneggiaura: In Jung-ok, Park Ki-hyung
Cast: Choi Se-yeon, Kim Gyu-ri, Lee Mi-yeon, Park Yong-soo, Kim Yu-seok
Durata: 105 minuti
Genere: Horror

Nel corso di questi anni in cui ho bloggato impunemente su questo sito, non ho mai nascosto quanto l'horror orientale mi appassionasse e talvolta mi terrorizzasse anche. C'è da dire che di horror provenienti dall'oriente ne ho visti molti anche prima di aprire il blog, ma soprattutto ne ho visti di provenienti da molti paesi differenti: Cina, Giappone, Thailandia, Singapore, Corea e addirittura recentemente mi sono cimentato addirittura con le Filippine. "Whispering Corridors" però, complice il fatto che la pellicola non è mai arrivata in  Italia, non lo avevo mai sentito e per questo ringrazie Obsidian per avermi fatto conoscere la saga che, dopo la visione del primo capitolo e dopo le rassicurazioni sul fatto che dia il meglio negli episodi successivi, potrei anche proseguire e completare.

La pellicola, ambientata interamente all'interno di una scuola femminile coreana, riporta alla luce la misteriosa storia di Jin-ju, suicidatasi nella stessa scuola nove anni prima rispetto agli eventi narrati nel film. Mrs Park, la professoressa che stava investigando sulla misteriosa presenza dello spirito ragazza all'interno della scuola viene però trovata morta, impiccata davanti al cortile della stessa scuola. Peccato che, dopo questo evento sconvolgente, il film faccia molta fatica ad ingranare e l'incedere lento della trama ti fa quasi sempre aspettare che accada qualcosa di eclatante, che poi però, alla fin fine, non succede mai.

Sì, mi tocca dirlo con sincerità e con buona pace del buon Obsidian: probabilmente avessi visto il film senza conoscere tutti i vari sottotesti culturali che stanno dietro alla storia narrata, sottotesti che conosco grazie ai suoi approfondimenti, non so se avrei apprezzato appieno "Whispering Corridors", che mi è parso un po' scialbetto, nonostante una buonissima costruzione della tensione (aiutata ovviamente dal ritmo che non è proprio dei più alti mai visti) e un buon lavoro sull'atmosfera. Pensavo avrei avuto più paura, ma forse è proprio lì la cosa: "Whispering Corridors" innanzitutto non è un semplice horror, ma un qualcosa di più, ma soprattutto non è un horror semplice!

Voto: 6+


Innanzitutto potrete trovare lo speciale completo sul blog "The Obsidian Mirror" cliccando sul link per recuperarvi tutti gli articoli scritti in questo mese.

Poi, partecipano alla rassegna anche i seguenti blog, recensendo i seguenti titoli:

"Whispering Corridors" (1998) su Pensieri Cannibali
“Sorum” (2001) su Mari’s Red Room
“Two Sisters” (2003) su White Russian
“Three...Extremes” (2004) su La Fabbrica dei Sogni
“The Host” (2006) su Recensioni Ribelli
“Hansel & Gretel” (2007) su In Central Perk
“Thirst” (2009) sul Bollalmanacco di Cinema
“I Saw the Devil” (2010) su Delicatamente Perfido
“The Terror Live” (2013) su Cinquecento Film Insieme
“Mourning Grave” (2014) su Director’s Cult

mercoledì 29 aprile 2015

Avengers: Age of Ultron (2015)


USA 2015
Titolo Originale: Avengers: Age of Ultron
Regia: Joss Whedon
Sceneggiatura: Joss Whedon
Cast: Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Don Cheadle, Aaron Taylor-Johnson, Elizabeth Olsen, Paul Bettany, Cobie Smulders, Anthony Mackie, Hayley Atwell, Idris Elba, Stellan Skarsgård, James Spader, Samuel L. Jackson
Durata: 141 minuti
Genere: Azione, Supereroi

La trama in breve: Dopo un attacco ad una base dell'Hydra, gli Avengers riescono a recuperare lo scettro di Loki. Tornati alla base, Stark e Bruce Banner scoprono che all'interno della gemma di quello scettro è presente un'intelligenza artificiale, programmata dallo stesso Stark, costruita per il programma di difesa globale "Ultron". Tale intelligenza però riesce ad attivarsi durante una festa, ribellandosi a Stark e fuggendo con lo scettro di Loki.

Se tre anni fa mi avessero detto che la Marvel nel corso del tempo sarebbe maturata così tanto, probabilmente non ci avrei creduto. "The Avengers", uscito nel 2012, altro non era che un giocattolone in cui riunire i più forti supereroi dell'universo cinematografico Marvel e far godere un bel po' i nerd riuniti di tutto il mondo. La seconda fase del progetto Marvel però stava già dando una sterzata da una parte verso toni un po' più maturi, mentre dall'altra introducendo personaggi ad alto tasso di idolatria come in "Guardiani della Galassia". Il progetto Marvel è dunque quasi definibile come una sorta di serialità cinematografica, in cui tutti i film prodotti, in qualche modo, si incastrano e hanno una loro consequenzialità.

Mentre nel primo film degli Avengers il nemico veniva dall'esterno, con un carismatico Loki a farla praticamente da padrone e con tutte le gag incentrate prevalentemente su Tony Stark, questa volta i nostri eroi sono davanti ad un nemico interno: Ultron, un progetto dello stesso Stark, una volta presa vita e corpo di un robottone gigantesco inizia a minacciare l'intera umanità con manie di distruzione. E c'è da dirlo, come cattivo funziona a meraviglia: non è spigliato come Loki, ma possiede al suo interno una strana filosofia, quella di ribellarsi agli uomini in una maniera molto simile a quanto fece Pinocchio quando si liberò dei suoi fili. E il mio riferimento non è così tanto campato per aria: Ultron in ben due occasioni canta la canzoncina tratta da Pinocchio "Io non ho fili eppur sto in piè, fili avevo ed or non più, eppur non cado giù", ma lo fa in una maniera che mette davvero molta inquietudine.

Dal punto di vista di quella che è la storia dei protagonisti, mentre la prima pellicola era molto Stark-centrica e si concentrava molto sulla storia di Thor, qui assistiamo ad una migliore costruzione di tutti gli altri personaggi, ponendo però maggiore attenzione su quelli considerati un po' minori dai fan fumettofili: Natasha Romanoff e Occhio di Falco, interpretati rispettivamente da Scarlett Johansson (che la prima volta che si vede in scena, dopo pochi secondi, la prima cosa che mi ha fatto pensare è stata "CHIAPPE!") e Jeremy Renner. Mentre la prima è un personaggio minore, ma in qualche modo si fa notare, il secondo non dovrebbe troppo lamentarsi: è un personaggio minore, con dei poteri che rispetto agli altri sono "normali" e come se non bastasse non è una gnocca.

Ma il vero punto di forza della pellicola, per quanto mi riguarda, sta nelle tante, innumerevoli aggiunte alla squadra di supereroi: vediamo Quicksilver, preso direttamente in prestito dagli X-Men, ma soprattutto vediamo Scarlet, interpretata da una bravissima Elizabeth Olsen. Se sfruttata a dovere, Elizabeth Olsen sarebbe potuta diventare un'ottima Scarlet, peccato che venga un po' assorbita dalla storia e si limiti solamente ad essere buona andante verso il molto buona. Una cosa però è sicura: che è bona e che con i movimenti che fa per generare il suo potere (più che altro mentale) riesce quasi a risultare sexy (si vede che adoro Elizabeth Olsen?). Poi vengono anche aggiunti War Machine interpretato da Don Cheadle (visto già nel secondo "Iron Man") e Visione, interpretato da Paul Bettany, supereroe affabile, che funge da vera e propria nemesi di Ultron.

In fondo dunque "Avengers: Age of Ultron" rimane pur sempre un giocattolone, ma sicuramente un giocattolone di alto livello. E sarebbe anche abbastanza scontato parlare di quanto siano belli gli effetti speciali del film, dati i soldi a disposizione per realizzarlo, e le scene d'azione che ne sono certamente una componente fondante. Quello che è certo è che il lavoro fatto sui personaggi per dare a tutti una certa dignità è lodevole e, tra le altre cose, Joss Whedon è maestro in questo. Dopo questa pellicola dunque la seconda fase è giunta ad un termine, ma già sono pronti progetti per la terza fase, alcuni davvero molto interessanti, che porteranno al terzo capitolo di Avengers, che verrà diviso in due parti. "Infinity War" sta già prendendo forma. Ma nel frattempo, ad Agosto, ci accontenteremo di "Ant-Man".

Voto: 7,5

martedì 28 aprile 2015

Sils Maria (2014)

Francia, Svizzera, Germania 2014
Titolo Originale: Clouds of Sils Maria
Regia: Olivier Assayas
Sceneggiatura: Olivier Assayas
Cast: Juliette Binoche, Kristen Stewart, Chloë Grace Moretz, Brady Corbet, Johnny Flynn, Lars Eidinger, Hanns Zischler, Angela Winkler, Claire Tran, Aljosha Stadelmann, Gilles Tschudi
Durata: 119 minuti
Genere:Drammatico

La trama in breve: Quando è all'apice della sua carriera, Maria Enders riceve l'offerta di partecipare ad un revival della commedia che circa venti anni prima la rese famosa, interpretando il ruolo di Sigrid, una ragazza che spinge al suicidio la sua rivale Helena. Stavolta però il ruolo che dovrà interpretare sarà quello di Elena. Deciderà dunque di recarsi a Sils Maria, un paesino della Svizzera, con la sua assistente Valentine, dove aveva vissuto l'autore della commedia, morto proprio pochissimi giorni prima del suo arrivo.

Capita spessissimo di rimandare continuamente la visione di determinati film e poi dimenticarsene e riprenderli con colpevolissimo ritardo molti mesi dopo. Con "Sils Maria" in realtà il discorso è stato un po' diverso. Nel cinema che frequento non veniva trasmesso, le uscite in quel perioso erano molto interessanti e alla fine "Sils Maria", pellicola che mi ispirava abbastanza, è stata un po' tralasciata fino all'uscita in DVD. Tra le remore che accompagnavano questa visione c'era anche la presenza di Kristen "manico-di-scopa" Stewart, che però poco dopo venne premiata con il premio Cesar (un po' l'equivalente degli Oscar per quel che riguarda il cinema francese) come miglior attrice non protagonista.

Ogni mio dubbio è però sparito nel momento della visione: il film è una sorta di omaggio al mondo del teatro e della recitazione, che ha come protagonista Maria Enders, interpretata dalla bravissima Juliette Binoche, che viene invitata a Sils Maria, un paesino svizzero, in cui si celebra il ventennale della commedia che l'ha lanciata nel mondo della recitazione e una sorta di elogio funebre del regista della stessa commedia, deceduto proprio nei giorni in cui l'attrice si sta recando nel paesino. Mentre in giovane età aveva interpretato la protagonista Sigrid, qui le viene chiesto di interpretare Helena, la donna spinta dal suicidio proprio da Sigrid.

Nella pellicola, che ha un incedere lento e scandito da due atti ed un epilogo, il film si configura come una riflessione sul rapporto tra Maria e la sua assistente, che è molto più che una semplice assistente, Valentine, interpretata da una brava, molto brava Kristen "manico-di-scopa" Stewart. Certo, il fatto che io ammetta che la ragazza sia stata brava non le toglie il soprannome, dovuto più che altro a tutti i quei film in cui ha tentato di essere sexy senza riuscirci. Ma qui nemmeno un cieco riuscirebbe a considerarla un'interpretazione sugli standard a cui ci aveva abituato. La speranza che questa non sia stata la performance della vita c'è e la buona Kristen "manico-di-scopa" Stewart ha tutte le carte in regola per farmi cambiare idea. E anche il tempo dalla sua soprattutto.

Il rapporto tra le due protagoniste è un po' il rapporto tra l'attrice Maria Enders e ciò che lei vede nella sua assistente, ovvero una specie di ritratto di se stessa da giovane, ma anche il dualismo tra le due protagoniste della commedia che Maria dovrà interpretare. Ottime sono infatti quelle scene in cui Maria e Valentine si troveranno a provare, la prima nei panni di Helena e la seconda nei panni di Sigrid, le parti più delicate della commedia. Da citare poi il finale della seconda parte, una delle cose più potenti che abbia mai visto su schermo, tanto da rendere l'epilogo un qualcosa di, non dico superfluo, ma sicuramente un bel po' meno potente rispetto alla conclusione del secondo atto.

Voto: 8+

lunedì 27 aprile 2015

Alta fedeltà (2000)

USA 2000
Titolo Originale: High Fidelity
Regia: Stephen Frears
Sceneggiatura: D.V. DeVincentis, Steve Pink, John Cusack, Scott Rosenberg
Cast: John Cusack, Iben Hjejle, Todd Louiso, Jack Black, Lisa Bonet, Joan Cusack, Tim Robbins, Lili Taylor, Catherine Zeta-Jones, Drake Bell, Joelle Carter, Bruce Springsteen, Ian Williams
Durata: 109 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Rob Gordon è il proprietario di un negozio di dischi, nel quale lavora con i suoi due amici Dick e Barry, con i quali condivide una conoscenza enciclopedica della musica stilando delle top five sugli argomenti musicali più disparati. Dopo essere stato lasciato da Laura, egli inizierà ad interrogarsi sulle sue precedenti relazioni, nel tentativo di capire cosa ha sbagliato con lei e riconquistarla.

Io non sono un gran patito delle liste o delle classifiche. Sì, le scrivo a fine anno sui film e le serie TV che ho visto perchè mi piace, ma non è certo quella la mia vera passione. Le leggo anche, mi piace fare anche quello, perchè sono un'ottima indicazione riguardo le passioni di qualcun altro. I protagonisti di "Alta fedeltà", al contrario di me, vivono di classifiche: loro stilano liste fondamentalmente su qualsiasi cosa, ma maggiormente nell'ambito musicale, quello in cui sono degli esperti enciclopedici. Le loro classifiche non sono banali come potrebbe essere una top five delle canzoni rock del 1983 per esempio. I loro temi sono strani, originali, come ad esempio la top five delle prime canzoni di un album o la top five dei peggiori errori di fine carriera di Stevie Wonder.

Per fare una cosa del genere la conoscenza della musica deve essere vasta e pressoché illimitata, tanto che il protagonista Rob Gordon afferma proprio all'inizio della pellicola che non gli piace ascoltare musica che già conosce. Filosofia di vita strana, ma che dimostra una grande passione per la musica, che egli riversa tutta nel suo enorme negozio di dischi, nel quale lavora assieme ai suoi due amici Dick e Barry, anche loro grandissimi appassionati di musica. Ed è forse proprio la colonna sonora il vero e proprio punto di forza della pellicola, che attinge da brani storici del rock e del pop come ad esempio dai The Kinks o Elvis Costello & The Attractions facendola ben corrispondere agli stati d'animo del protagonista.

La storia del film però non è basata solo sulla passione per la musica, anzi. Lungo tutto l'arco del film Rob Gordon ripercorre la sua top five (e te pareva...) delle storie finite con le sue donne. Deluso dalla sua ultima storia con Laura, deciderà di ricontattarle tutte per poter avere un confronto con loro, ma soprattutto per trovare un modo per riconquistare Laura. Il film assume dunque il valore di riflessione su se stessi e sulla propria vita considerando tutti gli errori commessi e tutte le volte che Rob non è riuscito a prendersi le sue responsabilità. E in questo modo il film, tra una canzone e un'altra e una riflessione e un'altra scorre molto bene, risultando molto coinvolgente.

Il protagonista Rob poi, interpretato da un John Cusack ancora in forma, spesso e volentieri rompe la barriera che divide lo spettatore dai protagonisti, creando una sorta di metacinema che ci fa ancora di più empatizzare per lui. Altra forza della pellicola sta in Barry e in Dick, interpretati da un Jack Black sempre esilarante quando ha a che fare con film a tema musicale e da un bravo Todd Louiso, visto in "Apollo 13", ma di cui sinceramente non ricordo moltissimo. Una pecca della pellicola sta invece nel calo di ritmo tra prima e seconda parte: un film che parte veloce come un treno, per poi rallentare molto nel momento in cui si devono tirare le redini della storia, rendendo il finale un po' meno coinvolgente rispetto alla prima parte.

Voto: 7

domenica 26 aprile 2015

Third Eye (2014)

Filippine 2014
Titolo Originale: Third Eye
Regia: Aloy Adlawan
Sceneggiatura: Aloy Adlawan
Cast: Carla Abellana, Camille Prats, Ejay Falcon, Denise Laurel, Boots Anson-Roa, Dimples Romana, Cai Cortez, Rain Prince Allan Quite
Durata: 90 minuti
Genere Horror

La trama in breve: Mylene è una bambina che, dopo aver assistito all'omicidio dei suoi genitori, acquisisce la capacità di vedere i fantasmi delle persone morte. Sua nonna le dice che è in possesso del "Terzo Occhio", ma decide di sigillarglielo, avvisandola però che questo si riaprirà nel momento in cui proverà un'emozione fortemente negativa.

Giusto ieri vi avevo parlato di un film horror molto particolare, "Pee Mak", una commedia horror che prendeva molti dei clichè o dei luoghi comuni del genere horror rovesciandoli in maniera divertente e risultando un film parecchio divertente, spassoso e coinvolgente. Il problema dell'horror moderno, per quanto mi riguarda, sono appunto i clichè: penso che ormai siamo davanti ad un genere che non abbia più molto da offrire a livello di innovazione e che, molto speso, i bei film horror sono quelli i cui registi sono più bravi ad orchestrare tutti i vari clichè del genere. Da questo punto di vista, secondo me, James Wan è un regista molto bravo: i suoi film non sono nulla di innovativo dal punto di vista della trama, ma la sua bravura nel prendere tutte quelle cose già viste e renderle in modo pauroso, rende i suoi film quanto meno coinvolgenti. Ne sono un esempio "Insidious" e "The Conjuring", ma anche, perchè no, il meno considerato "Dead Silence".

"Thrid Eye" è l'ennesimo horror asiatico a cui ho deciso di dare un'opprtunità, purtroppo pentendomene amaramente. La pellicola, proveniente dalle Filippine, ha, dal punto di vista della trama, qualche punto in comune con il cinese "The Eye", ma, soprattutto, anche con tutti quei film in cui il o la protagonista hanno la capacità di vedere i morti. Per quanto la cosa dal mio punto di vista sia sempre stata piuttosto affascinante, c'è da ammettere che la cosa è stata più e più volte abusata e stuprata dal genere. "Third Eye" fa esattamente questo, prende tutti i clichè del genere... e li mette insieme senza alcun ritegno.

Ma la cosa veramente brutta sta nel fatto che il film non riesca praticamente mai a decollare: "Third Eye" ci regala dei "piacevolissimi" momenti iniziali di un'inutilità quasi invidiabile, per poi entrare nel vivo della storia e elaborarla in maniera del tutto confusa e incomprensibile. Tutta la carne che viene messa al fuoco in questa pellicola sembra messa lì in maniera quasi casuale senza che si comprenda bene il perchè o il per come di alcune scelte di trama. E la cosa brutta di questo film sta nel fatto che dal punto di vista dell'atmosfera e della colonna sonora il film ci sta, niente di eccezionale, ma ci sta. Ma qualsiasi cosa buona viene rovinata dal pasticcio che viene fatto con la trama.

Voto: 4

sabato 25 aprile 2015

Pee Mak (2013)

Thailandia 2013
Titolo Originale: พี่มาก..พระโขนง (Phi Mak Phra Khanong)
Regia: Banjong Pisanthanakun
Sceneggiatura: Nontra Khumvong, Banjong Pisanthanakun, Chantavit Dhanasevi
Cast: Mario Maurer, Davika Hoorne, Pongsathorn Jongwilas, Nattapong Chartpong, Auttarut Kongrasri, Kantapat Permpoonpatcharasook
Durata: 115 minuti
Genere: Commedia, Horror

La trama in breve: Tornati dalla guerra del Siam nel XIX secolo, cinque amici ritornano a Phra Khanong, il villaggio dove vive Mak e nel quale ad aspettarlo c'è sua moglie Nak, con suo figlio nato mentre lui era in guerra. Presto però le voci e le maldicenze su Mak e Nak si inizieranno a sentire: Nak sarebbe morta mentre Mak era in guerra e ora Mak sarebbe sposato con un fantasma. Ma per avere conferma di ciò, secondo una leggenda, c'è solo un modo: guardare attraverso le proprie gambe!

Dopo aver letto molte recensioni positive su qualche blog, ho deciso di guardare "Pee Mak", una commedia horror thailandese diretta da Banjong Pisanthanakun, lo stesso regista che mi aveva fatto passare una notte insonne e messo una paura folle nel tornare a casa a piedi la sera dopo aver guardato "Shutter", che, in fin dei conti, è stata una delle esperienze horror più belle di tutta la mia vita. Da lì nacque poi una certa passione verso l'horror orientale, che tra l'altro tra qualche giorno verrà celebrato su questo blog con un post dedicato!

Sinceramente, pur sapendo che comunque, in ogni caso, si sarebbe trattato di una commedia, da un horror thailandese mi sarei aspettato più momenti terrificanti. Alla fine della fiera, pur essendomi divertito un mondo guardando la pellicola, mi è sembrato fosse qualcosa di leggermente incompleto, proprio a causa della mancanza di una componente horror forte. Avrei preferito, ad esempio, una commedia con lo stile di "Pee Mak", che da quel punto di vista sarebbe ottima, ma con qualche scena veramente spaventosa, che invece manca completamente.

Alla fine della visione della pellicola mi sono sentito comunque abbastanza soddisfatto se devo essere sincero. Sì perchè, pur mancando una componente horror forte, "Pee Mak" è una commedia ben realizzata, che fa ridere dall'inizio alla fine grazie ai cinque personaggi principali, cinque amici tornati dalla guerra che hanno un carattere variegato, ma hanno una cosa in comune, tutti e cinque: sono, fondamentalmente, tutti degli imbecilli. E' nel loro essere imbecilli che si viene a creare buona parte della comicità del film, che, in quanto a stile, sta quasi dalle parti dei primi, esilaranti, "Scary Movie".

Essendo l'obiettivo di una commedia quello di far ridere, "Pee Mak" ci riesce benissimo, risultando un buon lavoro da parte del regista, sia nello sviluppare la trama, sia nel dargli una buona confezione. La potenza del film d'altronde sta tutta lì: "Pee Mak" attinge un po' da molti generi e li rilegge in chiave comica. Ed è così che i clichè che in un horror normale sarebbero tanto fastidiosi diventano esilaranti. E' così che la scena finale, melensa come poche, assume un valore quasi comico e grottesco.

Voto: 7,5

venerdì 24 aprile 2015

Black Sea (2014)

Regno Unito 2014
Titolo Originale: Black Sea
Regia: Kevin MacDonald
Sceneggiatura: Dennis Kelly
Cast: Jude Law, Ben Mendelsohn, Grigoriy Dobrygin, Scoot McNairy, David Threlfall, Michael Smiley, Tobias Menzies, Karl Davies, Konstantin Khabenskiy, Sergey Puskepalis, Sergey Kolesnikov, Sergey Veksler, Bobby Schofield, Jodie Whittaker, Branwell Donaghey, Daniel Ryan
Durata: 114 minuti
Genere Thriller

La trama in breve: Robinson, divorziato e con un figlio, viene licenziato dal suo incarico di capitano di sommergibili. Attirato però da una grossa occasione, decide di mettersi nelle mani di un miliardario per recuperare un ricchissimo carico d'oro, contenuto in un sommergibile tedesco che giace sul fondale del Mar Nero sin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Spesso e volentieri, quando si guarda un film, bisogna fare i conti con le aspettative: talvolta queste vengono confermate, talvolta invece vengono disilluse. Poi però ci sono anche quei casi in cui le aspettative non vengono confermate, ma in senso positivo. Per quanto, dopo aver visto il trailer di "Black Sea" al cinema, ne fossi abbastanza ispirato, le aspettative alla fin fine non erano altissime: fondamentalmente avevo paura che il film si trasformasse ben presto nella tipica azionata senz'anima che tanto mal sopporto come genere cinematografico.

"Black Sea" in realtà sta un po' più dalle parti di "La tempesta perfetta", soprattutto per il modo di evolversi della trama nel corso delle sue quasi due ore di durata, ma è soprattutto un thriller ben orchestrato e sul quale il regista inglese Kevin MacDonald è riuscito a fare un buon lavoro per quanto riguarda la costruzione della tensione. Tensione che alla fine sarà uno dei punti fondamentali della pellicola: il film non cala quasi mai, non ha particolari passaggi a vuoto e questo è sicuramente uno dei meriti da elogiare. E' la tensione e non l'azione a farla veramente da padrone in questo film.

In secondo luogo bisogna evidenziare come il regista sia riuscito, attraverso i personaggi del film, a ritrarre in maniera buona la situazione in cui si trovano tutti i membri dell'equipaggio del sottomarino: non si conoscono, alcuni parlano addirittura lingue diverse, non hanno un'enorme esperienza, ma sono accomunati da quello che è l'obiettivo della missione, ovvero l'oro, i soldi. Tantissimi soldi, una cosa come due milioni di sterline a testa. Sarà però l'ambiente molto chiuso e claustrofobico del sottomarino a far venire strane idee ad alcuni di loro, tra queste la più ovvia, ovvero il fatto di, per un motivo o per l'altro, meritare più soldi di un qualsiasi altro membro dell'equipaggio.

Se i personaggi, presi singolarmente, non mi sono sembrati molto approfonditi, lo sono come gruppo variegato: capiamo subito che queste persone non sono unite e non lo saranno mai, così come capiamo bene le ragioni di una e dell'altra parte, che sono per forza di cose, destinate a collidere. Diventa un gioco alla morte, in cui il sottomarino è solo un'ambientazione qualsiasi. Probabilmente si sarebbe potuto ottenere lo stesso effetto in un qualsiasi altro mezzo di trasporto, ma il sottomarino conferisce fascino alla cosa: d'altronde sei costretto a convivere in uno spazio molto ristretto con persone che odi e che non conosci e con le quali, soprattutto devi spartire dei soldi. Un bravo va dunque al regista Kevin MacDonald, in grado di tirare fuori il massimo da una pellicola di certo non trascendentale e che sarà ben lontana dall'essere un capolavoro, ma che il suo lavoro lo sa fare davvero bene. Ma un bravo va anche a Jude Law, in grado grazie al suo ruolo da protagonista, di tirare le redini del cast, risultando il personaggio che rappresenta l'emblema di tutto ciò di cui il film ci vuole parlare.

Voto: 7+

giovedì 23 aprile 2015

LIEBSTER AWARD!!!

E' con grande gioia che, dopo aver vinto il Boomstick Award solo un mesetto fa, sono stato premiato da Denny-B, autore del blog Scrivenny 2.0, con il Liebster Award! E ora, in quanto premiato, dovrò rispondere alle sue domande!!!



Sei contento/a di essere stato premiato dal sottoscritto?
Alla faccia! Non avrei potuto scegliere premiante migliore!!!

Fiordaliso cantava "Non voglio mica la luna", tu cosa non vuoi invece?
Essere usato.

Dimmi un/una blogger che proprio ti sta sugli zebedei.
Mah, in realtà non vi conosco abbastanza se non per i vostri blog. Più che altro ci sono blogger con cui non si riesce ad andare d'accordo in termini di gusti. Ad esempio il blog ChickenBroccoli ha una visione totalmente diversa dalla mia, smonta i film che mi piacciono ed esalta quelli che non mi sono andati giù...

La più grande bugia che hai detto?
Sinceramente non saprei rispondere a questa domanda... Anzi no, ho già risposto! Eheh

Qual è il libro che avresti voluto scrivere e il film che avresti voluto dirigere?
Avrei voluto scrivere Q di Luther Blisset, romanzo storico caldamente consigliatomi (ovvero obbligato a frustate) dalla prof. di storia del liceo, che mi è piaciuto moltissimo. Il film che avrei voluto dirigere non è "Shining" che è il mio film preferito e lo avrei rovinato e sarebbe stata anche troppo ambiziosa come cosa... Mi fermerei ad "Interstellar" che ho amato. Ma vorrei dirigerlo solo per la gloria...

Se tu avessi il potere di dispensare l'immortalità, quali 5 persone salveresti dall'abbraccio della morte?

Chiaramente non i miei amici e non me stesso, loro devono invecchiare con me. Parlando di persone un po' più famose, innanzitutto l'immortalità deve essere accompagnata dal non invecchiamento, sennò è inutile. Comunque dico:
Jack Nicholson perchè magari riprende a fare un sacco di film;
Emma Watson e Margot Robbie che al momento sono le tope che prediligo;
Shaquille O'Neal perchè quando si è ritirato dal mondo del basket (che mi aveva fatto conoscere) ho sofferto incredibilmente;
Il quinto non lo so, d'altronde io odio tutti...


Cos'hai sopra il comodino?
La lampadina, il cellulare sempre in carica e un libro, che apro saltuariamente dato che sono un pessimo lettore.

Il tuo personaggio preferito (letterario, dei fumetti, cinematografico, va tutto bene)?
Jack Torrance, quello cinematografico interpretato da Jack Nicholson però. E poi Joker in qualsiasi sua forma (già non vedo l'ora di vedere Jared Leto all'opera...)

Il tuo guilty pleasure?
Attualmente la serie "The Royals", ma anche tutti i film sui supereroi, non me ne perdo uno, anche i peggiori.

La vita è un sogno? o i sogni aiutano a vivere meglio? o Marzullo dovrebbe semplicemente prendersi un bel sonnifero?
Io non mi ricordo i sogni. Praticamente mai, o comunque quattro o cinque in un anno al massimo...

Ora il regolamento vuole che vadano premiato altri dieci blog, che, nel momento in cui accetteranno il premio (che non si può rifiutare), dovranno rispondere alle mie domande, che saranno meno di dieci.

Premio:

Che dovranno rispondere a queste domande!

1) Quali altre passioni hai, oltre a quelle di cui parli nel tuo blog?
2) Quali sono i tre film che più ti rappresentano (alt... non ho chiesto i tuoi preferiti)?
3) Qual è la cosa per cui chiunque al mondo lascerebbe correre, ma che tu odi con tutto/a te stesso/a?
4) Quale attore/attrice ti ha fatto avvicinare al cinema?
5) Quando guidi, come reagisci ai coglioni che ti trovi davanti? Repressione della propria rabbia o aggressività e parolacce?
6) Scegli un genere musicale che ti piace particolarmente e dimmi tre gruppi a caso.
7) Consigliami: un film d'azione, un film romantico e un horror paranormale. Se ancora non li ho visti, ne parlerò sul blog. (non vale cercare nella mia lista, anche perchè potrei averlo visto e non averne parlato eheh)
8) Mandami un saluto senza usare le parole che si usano di solito per salutarsi (ciao, buongiorno, arrivederci, addio... nemmeno i corrispettivi stranieri).

WEEKEND AL CINEMA!

Il weekend cinmatografico più atteso dai nerd fumettofili è arrivato. Sta settimana ci sono 11 uscite, ma è praticamente come se ce ne fosse solo una, dato che le altre dieci (tra cui due o tre davvero interessantissime) verranno inglobate dal mostro degli Avengers. Vediamole tutte commentate secondo i miei pregiudizi!


Avengers: Age of Ultron di Joss Whedon


Il primo film degli Avengers mi era piaciuto parecchio, devo ammetterlo. La differenza tra il primo e questo film sta soprattutto nel fatto che le produzioni Marvel della seconda fase sono incredibilmente migliorate rispetto a quelle della prima. Abbiamo avuto un ottimo secondo capitolo di Thor, un ottimo secondo capitolo di Capitan America e un ottimo intermezzo sui Guardiani della Galassia. Le aspettative sulla pellicola sono non alte. Di più, da parte mia...


Adaline - L'eterna giovinezza di Lee Toland Krieger


Ecco un secondo film molto interessante in uscita questa settimana nei cinema, di cui ho visto il trailer qualche mese fa al cinema e su cui ripongo buone speranze. La presenza di Blake Lively e la componente soprannaturale possono essere davvero la bomba che farà avere successo al film. Peccato che esca in una settimana sfigata...


I bambini sanno di Walter Veltroni


Documentario filmato Veltroni che salterò più che volentieri. Perchè non amo i documentari al cinema e perchè ho zero fiducia in Veltroni.


Il figlio di Hamas - The Great Prince di Nadav Schirman


Altro documentario impegnatissimo che salterò senza farmi troppi problemi sinceramente. Stavolta proveniente dalla Germania.


In the Box di Giacomo Lesina


I titolisti italiani impareranno che quando si scrivono i titoli in inglese bisogna evidenziare con la maiuscola le parole rilevanti del titolo? Comunqe... altra produzione italiana di questa settimana che non mi ispira nemmeno per scherzo.


Le frise ignoranti di Antonello De Leo, Pietro Loprieno


Produzione amatoriale italiana con tanto di Lino Banfi al suo interno... NEEEEEEXT


Road 47 di Vicente Ferraz


Film di guerra con protagonista Sergio Rubini e una parte della produzione italiana. Il trailer non promette nulla di buono.


Samba di Olivier Nakache, Eric Toledano


Oh, si torna finalmente a parlare di cose interessanti! Produzione francese elaborata dagli stessi registi della bellissima commedia "Quasi amici" con il loro attore preferito Omar Sy. Un'opportunità bisogna dargliela per forza dunque!


Sarà il mio tipo? di Lucas Belvaux


Film sentimentale francese che ad essere sincero non mi ispira particolarmente. Ciò non toglie che, se dovesse capitarmi, potrei dargli un'opportunità.


Short Skin di Duccio Chiarini


Pellicola italiana passata all'ultimo festival di Berlino, che dal trailer sembra poter essere abbastanza interessante. Forse forse potremmo stare dalle parti della recente rivelazione "Maicol Jecson"... Staremo a vedere!


SQuola di Babele di Julie Bertuccelli


Ennesimo documentario di questa settimana che sembra essere abbastanza impegnato... da farmi desistere nel concedergli una visione!

mercoledì 22 aprile 2015

Blackhat (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Blackhat
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Michael Mann, Morgan Davis Foe
Cast: Chris Hemsworth, Tang Wei, Viola Davis, Ritchie Coster, Holt McCallany, Yorick van Wageningen, Leehom Wang, John Ortiz, William Mapother, Spencer Garrett, Archie Kao
Durata: 135 minuti
Genere: Thriller, Azione

La trama in breve: I servizi speciali americani e cinesi collaborano insieme per sventare il piano cospirativo di un cyber-criminale. Con l'aiuto dell'ex galeotto Nicholas Hathaway, le autorità saranno coinvolte in un pericoloso inseguimento che li porterà da Chicago ad Hong Kong alla ricerca dell'invisibile malvivente della rete.

Michael Mann è uno di quei registi la cui fama lo precede, in grado, all'età di 72 anni, di sfornare ancora buoni film. La sua fama è dovuta alla sua produzione, magari non sterminata come quella di altri grandi nomi, ma quasi sempre abbastanza valida se non validissima, come in "L'ultimo dei Mohicani" o in "Heat - La sfida". Per non parlare di quando è riuscito a far sembrare Will Smith un bravo attore nel biopic "Alì". L'ultimo suo lavoro, "Blackhat", arriva in Italia dopo un flop abbastanza clamoroso negli Stati Uniti, con Chris "Thor" Hemsworth come protagonista col compito di tirare le redini della storia e di dimostrare che, come io sono fermamente convinto, vale come attore.

Nel corso di queste settimane ho letto un po' di recensioni sulla pellicola, da parte di blogger che lo hanno visto prima di me e, mentre alcuni non hanno fatto per nulla fatica a gridare al capolavoro, altri non hanno apprezzato particolarmente lo sforzo di Mann in questo film. Io in realtà, come spesso e volentieri accade, mi sento un po' nel mezzo delle due fazioni, anche se pendo di più dalla parte di chi sostiene che questo sia un capolavoro. Per me non lo è nemmeno lontanamente, ma soprattutto non è nemmeno un film brutto, anzi, ne facessero ancora di film d'azione così!

Inizialmente infatti il film si configura come un thriller basato principalmente su delle indagini informatiche e sulla bravura di alcuni hacker, tra cui proprio il nostro Nicholas Hataway interpretato da Chris Hemsworth, che dovranno sventare il piano di un criminale. In questo primo frangente assistiamo a scene ben orchestrate e comunque, registicamente, molto godibili. Bellezza di queste scene, quasi sempre molto buie, che si vede anche quando si passa all'azione, dato che la tematica informatica ormai non aveva più nulla da dire.

Come già dicevo ho trovato abbastanza in parte Chris Hemsworth, nonostante di nerd come lui nella realtà non ne esistano, così come anche quella della bella Tang Wei e, perchè no, anche quella di Viola Davis non mi è per nulla dispiaciuta. "Blackhat" non sarà dunque un capolavoro, ma la mano di Michael Mann si vede e la si vede soprattutto nel non voler dare al film un ritmo vertiginoso, ma nella volontà di mantenerlo costante e teso dall'inizio alla fine.

Voto: 7,5

martedì 21 aprile 2015

Vizio di forma (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Inherent Vice
Regia: Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Cast: Joaquin Phoenix, Josh Brolin, Owen Wilson, Katherine Waterston, Reese Witherspoon, Benicio del Toro, Martin Short, Jena Malone, Joanna Newsom, Maya Rudolph, Eric Roberts, Serena Scott Thomas, Sasha Pieterse, Michael K. Williams, Jeannie Berlin, Sam Jaeger, Steven Wiig, Jefferson Mays
Durata: 148 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: A Los Angeles, nel 1970, "Doc" Sportello è un investigatore privato tossicodipendente, viene contattato da una sua ex, Shasta. La donna vuole evitare che il suo compagno, un miliardario, venga internato dalla moglie e dall'amante di quest'ultima.

Un momento del genere prima o poi sarebbe dovuto arrivare: sono talmente confuso dalla visione di una pellicola che, probabilmente, ne uscirà una recensione tanto sconclusionata quanto poco chiara o comunicativa. D'altronde ho rimandato la visione di "Vizio di forma", l'ultimo film di Paul Thomas Anderson con Joaquin Phoenix e Josh Brolin, per molto tempo, trovando il coraggio di dargli un'occhiata solo qualche giorno fa. Solamente che, probabilmente, ho scelto il periodo sbagliato per farlo. Sono settimane d'altronde che rimando la visione di quei film un po' più impegnativi perchè non sono particolarmente in forma e, la visione di questa pellicola ha confermato quanto in questo periodo io debba pensare il meno possibile.

Non ho visto moltissimi film di Paul Thomas Anderson: vidi giusto "Magnolia" cinque o sei anni fa, ancora prima di aprire questo blog, e mi piacque parecchio. Vidi poi "The Master", l'ultimo lavoro del regista prima di "Vizio di forma", che vedeva tra i protagonisti lo stesso Joaquin Phoenix e anche il compianto Philip Seymour Hoffman, che offriva una prova recitativa pazzesca. Una cosa che ho notato guardando "The Master" è stato più che altro il fatto che il film godesse di un'ottima forma, un'ottima recitazione, una buona trama, ma che fosse poco comunicativo, difficile da decifrare.

Ora, prendete la considerazione che avete letto sopra e elevatela all'ennesima potenza per quanto riguarda "Vizio di forma", che alla fin fine si rivela come un trip clamoroso all'interno della mente e delle indagini condotte dal detective Doc Sportello, interpretato da un sempre bravo Joaquin Phoenix. Tale caos è da una parte uno dei difetti del film, mentre dall'altra è ciò che gli conferisce tutto il suo fascino. D'altronde Anderson pare essere così, prendere o lasciare. Se della trama si riesce a capire poco o nulla (da questo punto di vista ho ricordi peggiori solo per quanto riguarda "Paura e delirio a Las Vegas") per quanto sia allucinata, da apprezzare è l'ambientazione anni '70 e la sua colonna sonora, che attinge in maniera profonda soprattutto dagli artisti di quel periodo.

Poco presente il rock 'n roll al contrario di quanto si potrebbe pensare, la colonna sonora risulta convincente, per un film che, nel suo lento sviluppo, offre un buon ritratto di ciò che furono gli anni a cavallo tra i '60 e i '70. Forse ecco, due ore e mezza di durata possono sembrare un po' troppo, forse qualche scena è stata allungata e risultava tagliabile, ma alla fine "Vizio di forma" risulta essere una pellicola di ottima fattura, riuscito a confondermi in maniera incredibile e non so se mai più mi riprenderò da questo trip.

Voto: 7,5

lunedì 20 aprile 2015

La scomparsa di Eleanor Rigby: Lui (2013)

USA 2013
Titolo Originale: The Disappearence of Eleanor Rigby: Him
Regia: Ned Benson
Sceneggiatura: Ned Benson
Cast: Jessica Chastain, James McAvoy, Viola Davis, Bill Hader, Isabelle Huppert, William Hurt, Ciarán Hinds, Archie Panjabi, Jess Weixler
Durata: 105 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Subito dopo il tentato suicidio da parte di Eleanor Rigby, Conor ed Eleanor decidono di prendersi una pausa, con lei che tenta di sparire dai radar per rifarsi una vita. La vita di Conor però è sconvolta e, dopo la perdita di un figlio deve avere a che fare anche con l'abbandonop da parte della moglie. Dedicherà tutte le sue forze a cercarla e a tentare di riconquistarla, cementando il rapporto con il suo migliore amico e socio e anche con suo padre.

Ve lo avevo già anticipato ieri, con l'uscita della recensione della parte dedicata a Lei, che oggi sarebbe toccato a Lui. Beh, anche se non ve lo avessi detto, forse ve lo sareste anche immaginato, non avete mica a che fare con uno scemo che si guarda i film a metà. Cioè, scemo magari sì, ma che si guarda i film metà anche no. E allora eccoci qua, a parlare della "seconda metà" del film "La scomparsa di Eleanor Rigby". Seconda metà è virgolettato perchè, come ho detto anche ieri, non è che ci sia una prima e una seconda metà in questa lunga pellicola, quanto più che altro due metà ben distinte che si muovono in parallelo. E la cosa particolare legata a questo fatto è il fatto che si possono guardare in qualsiasi ordine e la percezione della storia può cambiare radicalmente in base all'ordine in cui si guarda. 

Come ho già detto sempre ieri io ho seguito l'ordine Lei-Lui, ma mi piacerebbe sapere se qualcuno avesse provato a fare il contrario quale è stato l'effetto che ha sentito (sì perchè se lo rifacessi io non so se cambierebbe qualcosa, dato che comunque già so come è fatta la storia). Se si può, conoscendo bene la parte dedicata a Lei, questa dedicata a Lui mi è piaciuta ancora di più. Perchè si vede qual è la differenza tra i due nell'approccio alla loro storia d'amore. Una storia d'amore finita a causa di una immensa tragedia che ha colpito i due (la perdita del figlio neonato) che però contrappone due modi profondamente diversi di reagire alla cosa: lei vede tutto come irrecuperabile, tanto da tentare il suicidio, lui ha bisogno di lei, non si domanda nemmeno come andare avanti se lei non ci fosse. E quando lei decide di sparire per tentare di ricostruire daccapo la sua vita, lui continuerà a cercarla. Ma no per amore (sì, anche per quello ovviamente, se non ci fosse l'amore il film non avrebbe un motore), semplicemente perchè non sa come andare avanti. 

In questi due diversissimi modi di reagire alla tragedia e all'imminente fine della loro storia d'amore, si vede però al contempo quanto questo amore tenga entrambi legati in maniera indissolubile. La tragedia fa ormai parte della loro vita e devono prenderne atto e superarla. Prima di questo film, tra l'altro, non avevo mai apprezzato particolarmente James McAvoy come attore, invece qui mi è sembrato davvero valido. Così come èper la parte dedicata a Lei, stavolta l'empatia è tutta dalla parte di Lui ed è anche questo il bello della lunga storia: non c'è chi fa la cosa giusta o la cosa sbagliata. CI sono modi diversi di approcciare a qualcosa che ti sconvolge l'esistenza.

Voto alla parte dedicata a Lui: 7,5
Voto al film nella sua interezza: 7,5

domenica 19 aprile 2015

La scomparsa di Eleanor Rigby: Lei (2013)

USA 2013
Titolo Originale: The Disappearence of Eleanor Rigby: Her
Regia: Ned Benson
Sceneggiatura: Ned Benson
Cast: Jessica Chastain, James McAvoy, Viola Davis, Bill Hader, Isabelle Huppert, William Hurt, Ciarán Hinds, Archie Panjabi, Jess Weixler
Durata: 105 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Nella storia d'amore ormai finita tra Eleanor Rigby e Conor Ludlow vediamo il punto di vista di lei che, all'inizio del film, tenta il suicidio gettandosi da un ponte. Salvata, andrà a vivere con i genitori e la sorella e dovrà tentare di riprendere in mano la sua vita, facendo i conti con la tragedia che l'ha colpita qualche anno prima.

Giusto lo scorso anno, un famosissimo film di Lars Von Trier era stato rilasciato in due volumi, per poi essere rilasciato in una versione integrale senza alcun tipo di censura: "Nymphomaniac" si era rivelato uno degli eventi cinematografici dell'anno a l'uscita dei due volumi, a distanza di poche settimane l'uno dall'altro, aveva rappresentato per me una delle visioni fondamentali del 2014. Il film di cui vi parlo oggi, negli Stati Uniti è stato rilasciato diviso in due parti, mentre in Italia addirittura non è stato nemmeno distribuito nei cinema ed è arrivato solo in versione home video, sia nella versione divisa in due parti sia in quella integrale. Io ho deciso di vederlo nella versione divisa in due parti e oggi parlerò di quella dedicata a lei. La cosa bella del film è che, avendo guardato entrambe le parti (di Lui vi parlerò domani) nell'ordine Lei-Lui ho capito che non vi è un ordine ben definito e anzi, se provassi a rivederle nell'ordine invertito, probabilmente il mio punto di vista sulla storia potrebbe anche cambiare.

La lei in questione è proprio la Eleanor Rigby del titolo. Una donna che, nelle prime battute della pellicola tenta il suicidio gettandosi da un ponte. Alla faccia della felicità della pellicola noi non sappiamo cosa abbia spinto questa donna a tale gesto, fatto sta che viene salvata e poi decide di andare a vivere insieme ai genitori e alla sorella. Grazie a questa convivenza scopriremo pian piano che in realtà la pellicola altro non vuol parlare che del dolore e di come reagiscono le persone a tale dolore. Tra le righe infatti scopriamo che Eleanor, un tempo sposata con Conor, ha perso suo figlio e da lì le cose tra di loro sono precipitate.

Se dal punto di vista della sceneggiatura la storia potrebbe sembrare non originalissima, è la tecnica di realizzazione che è davvero interessante. Le scene hanno un incedere lento, il punto di vista dal quale ci vengono raccontate è ben chiaro e definito e sappiamo bene per quale personaggio provare maggiore empatia. Anche perchè qui l'interpretazione di Jessica Chastain è qualcosa di superlativo, come al solito ovviamente e questa non è per nulla una novità. L'empatia che proviamo per il suo personaggio c'è e la si può sentire, ma, vi anticipo già, le cose un po' cambieranno vedendo la parte dedicata a Lui.

Voto: 7+

sabato 18 aprile 2015

Mockingbird (2014)

USA 2014
Titolo originale: Mockingbird
Regia: Bryan Bertino
Sceneggiatura: Bryan Bertino
Cast: Audrey Marie Anderson, Natalie Alyn Lind, Benjamin Stockham, Emily Alyn Lind, Alyvia Alyn Lind, Todd Stashwick
Durata: 78 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Il film segue tre gruppi di persone che trovano una telecamera e, per curiosità, iniziano a riprendere, credendo di partecipare ad un concorso con premio in denaro. Presto però tutti e tre i gruppi verranno minacciati da una misteriosa istruzione che gli ordina di non smettere mai di riprendere, altrimenti moriranno.

Il mio rapporto con i film horror, lo sapete, è quasi maniacale. Nonostante sappia che buona parte di essi siano abbastanza inguardabili, la voglia di guardarli mi assale e, se anche solo la trama mi incuriosisce un minimo, una visione gliela concedo senza problemi... per poi magari incazzarmi come una belva a causa del tempo perduto. A questo ci va da aggiungere una certa mal disposizione verso i film realizzati con la tecnica della telecamerina a mano, che ho sempre mal sopportato, soprattutto dopo lo spopolamento di pellicole come "The Blair Witch Project" e "Paranormal Activity" che, non mi stancherò mai di dirlo, sono entrambi delle gran cazzatone per quanto mi riguarda.

La mia reazione a caldo riguardo "Mockingbird" è stata abbastanza schifata e, per uno come me, che solitamente le recensioni le scrive pensando a caldo, sarebbe potuta uscire davvero una recensione piuttosto incazzata. Stavolta però ho deciso di ripensarci un po' su per un paio di giorni prima di scrivere ed ecco che, ripensandoci, un qualcosa da salvare per davvero sono riuscito a trovarla. Innanzitutto partiamo dalla trama: ho trovato fosse una delle cose più sconclusionate che abbia mai visto in vita mia. Per uno come me che guarda prevalentemente alla trama e al modo in cui viene sviluppata, la cosa è abbastanza fastidiosa.

L'idea è quella tipica di moltissime pellicole, che vogliono incrociare assieme più storie di gruppi di persone diverse, senza però trovare un vero e proprio raccordo tra le storie. In questo senso i primi ventisette minuti della pellicola sono ciò che di più inutile abbia mia visto: in questo periodo di tempo (che su un film di settatotto minuti è un'eternità) non è che venga introdotta la storia. Più che altro non succede nulla, nulla di eclatante, ma nemmeno nulla di un minimo interessante: persone che giocano con il loro nuovo giocattolo, la telecamerina. Se in molti film horror i primi minuti magari sono quelli che preparano all'esplosione della trama, qui la preparazione non c'è, è totalmente assente. E soprattutto, nei successivi cinquantuno minuti non è che succeda niente di veramente eclatante. I diversi personaggi di cui vediamo le diverse storie non trovano un raccordo comune e, quando lo trovano, questo è ben lontano dall'essere convincente.

Se la trama è stata quanto di meno interessante abbia mai visto, mi sono potuto fermare a riflettere sulle decisioni tecniche prese dal regista Bryan Bertino, che dimostra quanto meno di saperci fare un minimo dietro la macchina da presa (per quanto questo sia una cosa possibile grazie ad un film in found footage). Bryan Bertino dimostra più e più volte nel corso del film di avere a cuore un'altra pellicola horror, molto importante per me essendo anche il mio film preferito di sempre: "Shining". L'influenza del film e della regia di Kubrick, con le dovutissime proporzioni, la si vede fondamentalmente in tre cose: innanzitutto in una colonna sonora che ricorda moltissimo il pezzo introduttivo di "Shining". Personalmente trovo che quel brano sia uno dei più tesi e tensivi della storia del cinema, anche di più di quelli realizzati dai Goblin per "Profondo rosso". Questo ne è una pallida imitazione, ma comunque funziona abbastanza. In secondo luogo l'utilizzo di musica classica nelle situazioni più movimentate e infine una citazione molto molto creativa della famosa scena del fiume di sangue di "Shining": lo schermo si colora tutto di rosso, sembra quasi un fiume per davvero, ma in realtà sono dei palloncini... a leggerla così potrebbe sembrare una cosa ridicola, ma vi assicuro che a me ha abbastanza esaltato.

Voto: 5- (il voto è una media tra una trama da 3 e qualche idea e citazione da 6,5, perchè oggi sono buono...)

venerdì 17 aprile 2015

SATURDAY NIGHT FATHERS - LA NUOVA CAMPAGNA PUBBLICITARIA PER LA FORD KUGA

"Saturday Night Fathers" è una web-serie lanciata dalla Ford per sponsorizzare la Ford Kuga. La serie, una co-produzione Ford e Bananas (Cdp) con broadcasting in esclusiva sul sito del Corriere della Sera, concessionaria RCS, è composta da 9 episodi. Ambientata quasi interamente all'interno dell'abitacolo, la serie narra le vicende di due padri che aspettano che i loro figli escano dalla discoteca per riportarli a casa. I loro discorsi metteranno in luce diversi metodi educativi ed in ogni episodio, della durata di circa tre minuti è presente una spiccata ironia e, perchè no, anche una recitazione più che credibile (cosa non facilissima da trovare al giorno d'oggi per quanto riguarda le produzioni italiane) da parte sia dei protagonisti sia delle diverse comparse che si avvicendano all'interno dell'abitacolo in ogni episodio. Per vedere tutti gli episodi di questa web-serie vi basterà cliccare sul link che porta direttamente alla pagina del Corriere della Sera su cui sono ospitate le puntate.

Buzzoole

Ford Kuga è uno Smart Utility Vehicle, spazioso, con sistema a trazione integrale intelligente, che controlla lo slittamento di ogni ruota in maniera automatica per avere la massima trazione su ogni superficie. Possiede anche sofisticati sistemi di sicurezza, come l'Hands-free Liftgate, che fa aprire e chiudere il bagagliaio grazie ad piccolo movimento del piede sotto un apposito sensore di rilevamento.

Sono presenti anche le più avanzate tecnologie per l'intrattenimeno come il SYNC with voice control & text reader che permettono di controllare tutti i dispositivi tecnologici portatili presenti all'interno del veicolo grazie a dei semplici comandi vocali e a collegamenti tramite tecnologia Bluetooth. Tra questi è presente ache la tecnologia SYNC with AppLink, che permette, tra le altre cose, di gestire le playlist di Spotify tramite comandi vocali.

Tra gli altri comfort presenti, assolutamente non meno importanti degli altri, da segnalare la presenza della Rear View Camera, che offre un'ottima visuale di ciò che si trova dietro all'auto nel momento in cui inseriamo la retromarcia, sia l'Active Park Assist, un sistema di parcheggio semiautomatico che individua lo spazio giusto per posizionare l'automobile e aiuta il conducente ad effettuare il parcheggio: lo sterzo si muoverà in maniera totalmente automatica, mentre acceleratore e freno sono gestiti dal conducente, sempre aiutato dagli appositi sensori.


Humandroid (2015)

USA, Messico, Sudafrica 2015
Titolo Originale: Chappie
Regia: Neil Blomkamp
Sceneggiatura: Neill Blomkamp, Terri Tatchell
Cast: Dev Patel, Hugh Jackman, Sigourney Weaver, Jose Pablo Cantillo, Yolandi Visser, Watkin Tudor Jones
Durata:105 minuti
Genere: Fantascienza

La trama in breve: In una società in cui ormai i poliziotti non sono più degli esseri umani, ma dei robot, Chappie, progettato per essere uno di questi, viene al mondo in maniera innovativa: egli non è già programmato per diventare un poliziotto, ma nasce come se fosse un bambino, per crescere ed imparare da chi lo circonda e da chi è disposto ad educarlo.

Nel 2009 Neil Blomkamp aveva colpito nel segno: il suo "District 9", film di fantascienza in stile mockumentary entrava di diritto tra i capisaldi del genere. Nel 2013 poi arriva l'occasione di confermarsi con "Elysium" e qui i risultati non sono stati per nulla esaltanti: La componente fantascientifica presto si trasformava in un'azionata normalissima e senz'anima, in modo tale da farmelo quasi odiare. "Humandroid" (che ricordiamo, in originale si chiama "Chappie") rappresenta dunque un crocevia nella carriera del regista sudafricano: "District 9" è stato un colpo di fortuna, oppure le capacità ci sono per davvero e bisogna solo trovare il modo di esprimerle?

Dopo aver visto la pellicola in questione poche sere fa al cinema, il responso pende verso la seconda affermazione: d'altronde per tirare fuori una roba come "District 9" non bisogna essere fortunati, ma bravi, bisogna solo trovare la propria dimensione e il modo di esprimere questa bravura anche nei film successivi, cosa che comunque per un regista non è mai facile. "Humandroid" risulta essere un film di fantascienza come non se ne vedono da molto tempo, con un'anima e dei concetti ben definiti da esprimere e con dei personaggi carismatici e ai quali è molto facile affezionarsi, anche a quelli che all'inizio non sembrano particolarmente positivi.

Alla fin fine però il vero e proprio punto forte della pellicola è il suo protagonista, Chappie, che nasce da un'idea semplice quanto anche abbastanza inflazionata nella fantascienza: un robot che provi sensazioni umane. L'originalità della cosa sta nel fatto che il programma contenuto al suo interno non soltanto replica le emozioni umane in maniera veritiera, quanto più che altro replica quello che è il ciclo vitale dell'essere umano, che quando nasce è ingenuo, piccolo ed indifeso, non sa parlare e ha bisogno di una guida che lo indirizzi verso ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Chappie dunque non è un robot superintelligente nel senso classico del termine, ma è un robot che attinge tutto ciò che sa fare dagli insegnamenti degli esseri umani che gli stanno attorno, che sono per lui come dei genitori. Ed è proprio in questo che il film mostra tutta la sua anima.

Per quanto riguarda la regia, Neil Blomkamp dimostra per davvero di saperci fare, creando anche un'ambientazione molto funzionale alla storia. Per quanto riguarda invece le performance recitative mi sono piaciute particolarmente sia quella di Dev Patel, già visto nelle tre stagioni di "The Newsroom", perfetto per interpretare il ruolo del creatore di Chappie: anche fisicamente egli ha le sembianze del nerd un po' sfigatello, ma è l'unico che può salvare la situazione quando questa si fa critica. Udite udite mi è piaciuta abbastanza anche la performance di Hugh Jackman nei panni del cattivone della storia.

Voto: 7,5
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