giovedì 3 settembre 2015

Inferno di Dan Brown

Cosa dite? Come? Qui su Non c'è Paragone non si è mai parlato di libri e il suo autore ci ha sempre tenuto a mettere in chiaro di essere un pessimo lettore? Per quanto riguarda la prima affermazione vi posso dire: FALSO. Agli albori di questo blog lessi una trilogia, consigliatami da una mia amica - anche se più che un consiglio voleva che le insegnassi come caricarla nel suo lettore ebook, poi a me ispirò e me la lessi "assieme a lei" - di cui parlai. Tale trilogia è la Trilogia delle Gemme di Kerstin Gier (Red, Blue e Green), da cui sono finora stati tratti due film, "Rubinrot" e "Saphirblau", una saghetta trascurabile ma che nel complesso mi era abbastanza piaciuta. Per quanto riguarda la seconda affermazione invece, VERISSIMO. Pensate un po', sono più i libri che ho abbandonato dopo qualche capitolo che quelli che ho effettivamente finito, motivo per cui ho deciso di mettermi un po' d'impegno da ora in poi e quanto meno, anche se ci dovessi mettere un paio di mesi, finire i libri che inizio, nei limiti del possibile. Inizia questo nuovo corso con un romanzo piuttosto facile a dire la verità, dato che lo stile di Dan Brown è molto accessibile e la sua narrazione molto veloce, con la divisione i brevi capitoli - non ricordo capitoli di "Inferno" da più di quindici pagine - che favorisce molto un pessimo lettore come me!

Titolo Originale: Inferno
Autore: Dan Brown
I° Edizione Originale: 2013
I° Edizione Italiana: 2013
Genere: Thriller

Recensione

Questa volta c'è stato un motivo che mi ha spinto a leggere "Inferno": il libro mi fu prestato da un amico con cui, a inizio Agosto, sono andato a visitare Firenze. Avevo una settimana e mezzo per leggerlo, ma, da pessimo e pigro lettore quale sono, non l'ho nemmeno aperto. Mi sono deciso però a leggerlo una volta tornato e poi, una volta partito, ci ho messo, per l'appunto, una sola settimana. "Inferno", con il tipico stile di Dan Brown, ci porta in un viaggio attraverso Firenze e in un nuovo mistero, che questa volta potrebbe davvero sconvolgere l'umanità intera. L'idea di basare un proprio thriller sulla Divina Commedia, il libro più bello del mondo, potrebbe sembrare pretenziosa, ma in fondo l'autore dimostra ancora una volta di sapere di cosa parla, quando si tratta di inserire nei suoi romanzi gli ormai famosi riferimenti artistici e letterari che li contraddistinguono. Alla fine, come anche in "Il Codice Da Vinci", "Angeli e Demoni" e "Il simbolo perduto" sono proprio tali riferimenti a dare valore al romanzo, più che il fitto mistero che vi sta dietro.
Una trama fitta ma che si concentra maggiormente nel descrivere in ogni dettaglio l'azione svolta, piuttosto che lasciare spazio agli enigmi, spazio che nei tre libri precedenti era preponderante rispetto all'azione. Nonostante il romanzo nel complesso funzioni abbastanza bene, sono rimasto maggiormente coinvolto nella prima metà, quella ambientata a Firenze, proprio grazie al fatto che la città l'avevo visitata poche settimane prima. Le parti ambientate a Venezia e a Istambul, trattate anche in maniera abbastanza frettolosa, non mi hanno coinvolto allo stesso modo. Un'altra cosa a cui eravamo abituati dai romanzi di Dan Brown, ma che qui è esagerata all'inverosimile, sono i colpi di scena, alcuni dei quali in "Inferno" li ho trovati piuttosto forzati e messi lì per creare un effetto sorpresa senza una vera e propria motivazione.
Dal punto di vista dei personaggi del romanzo, la storia si svolge, come al solito, in maniera corale, narrandoci i punti di vista di più personaggi che a un certo punto si incontreranno e cominceranno a lavorare insieme. Il lavoro fatto sui personaggi non è certo la cosa preponderante del romanzo, d'altronde Langdon ormai lo conosciamo tutti ed è l'unico su cui si hanno più informazioni - anche se, a dirla tutta, non mi sembra che si sia evoluto in maniera particolare rispetto al primo romanzo - mentre la coprotagonista di turno, tale Sienna Miller, mi è sembrata quella costruita con un minimo di psicologia e di storia pregressa, mentre gli altri rimangono abbastanza sullo sfondo, salvo poi comparire nel momento della risoluzione finale della vicenda. 
Il merito di "Inferno", che non metterei mai al primo posto nella classifica dei libri di Dan Brown - anzi, penso lo metterei addirittura al penultimo, dato che li ho letti tutti (miracolo vero?) - è quello di mantenere sempre per tutto il romanzo la tensione alta e di non snaturare mai la sua tecnica narrativa, che procede velocemente e dando al lettore poche pause mentali. Rimane il rammarico per una seconda parte che sembra mettere troppa carne al fuoco senza saperla però gestire sempre al meglio.

Voto: 6,5

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