lunedì 28 dicembre 2015

Dio esiste e vive a Bruxelles (2015)

Belgio, Francia, Lussemburgo
Titolo Originale: Le tout nouveau testament
Regia: Jaco Van Dormael
Sceneggiatura: Thomas Gunzig, Jaco Van Dormael
Cast: Benoît Poelvoorde, Pili Groyne, Yolande Moreau, Catherine Deneuve, François Damiens, Laura Verlinden, Serge Larivière, David Murgia, Johan Leysen, Pascal Duquenne, Gaspard Pauwels, Didier De Neck, Kody, Romain Gelin, Marco Lorenzini
Durata: 114 minuti
Genere: Commedia

Diciamo che, vuoi il caso che ci si mette, vuoi la disumanità di alcune persone, il film in questione sia uscito solamente una settimana dopo i fatti di Parigi. Un film che sin dall'inizio si preannunciava irriverente verso le religioni tutte - senza distinzioni di sorta - così come anche un bel po' scomodo, soprattutto per un paese composto prevalentemente da ben pensanti come il nostro. Ma poi mi ricordo che nel nostro paese soggiorna a titolo gratuito lo Stato del Vaticano e capisco che forse, per una volta nella vita, sia stata molto strana l'uscita di questa pellicola nei cinema: ci sarebbe stato da aspettarsi una censura totale, o magari proprio per essere buoni un uscita direct to video, invece...

"Dio esiste e vive a Bruxelles" è un titolo più che esplicativo riguardo gli intenti della pellicola: Dio esiste, vive a Bruxelles, ha una moglie che non sopporta e una figlia ribelle, Ea, che desidera seguire le orme del suo fratello maggiore JC che, abbandonato il padre, aveva radunato a sè dodici apostoli ed era andato a predicare la parola. Dio inoltre vive la sua vita davanti ad un computer, con il quale fa il bello e il cattivo tempo a spese degli esseri umani, muovendoli come marionette e questo computer sarà l'arma fondamentale utilizzata da Ea per fuggire, direttamente dall'oblò della sua lavatrice, non prima di aver comunicato via sms la data di morte a tutti gli esseri umani.

Con delle premesse così in realtà era molto molto facile cascare nell'inconsistenza della trama o, ancora peggio, calcare troppo la mano sugli intenti satirici, dimenticandosi di mandare un messaggio vero e proprio agli spettatori. Ed è proprio ciò che accade in questa commedia, surreale quanto carina, che però mette all'inizio una dichiarazione d'intenti tanto interessante quanto po, alla fine della pellicola, senza un vero e proprio punto di chiusura. Per quanto l'immagine di un dio menefreghista e burattinaio che ci viene data dalla pellicola sia alquanto interessante, ciò che ne risulta al termine della visione è una sensazione di inconsistenza, di incompiutezza, di non aver voluto sfruttare al massimo il potenziale che avrebbe potuto offrire una sceneggiatura del genere.

Nonostante questa sensazione, la pellicola vive anche su momenti alquanto interessanti, alcuni simbolismi magari di difficile lettura, ma sicuramente di grande fascino, ma anche su momenti particolarmente divertenti. Il surrealismo presente all'interno della pellicola contribuisce in maniera fondamentale alla creazione di una storia che a tratti diverte, ma non riesce a convincere del tutto, per tutta una serie di motivi già elencati. CIò che ne risulta al termine della visione è dunque una pellicola carina, ma che spreca enormemente il suo potenziale e, molto probabilmente, sarà anche facile da dimenticare per gli spettatori.

Voto: 5,5

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