martedì 31 marzo 2015

GNOCCA AWARD - GENNAIO/MARZO 2015

Inauguro con oggi una nuova rubrica, visto che spesso e volentieri noi esseri umani guardiamo i film anche per una questione ormonale. Le regole sono molto semplici:

  1. Cinque nomi ogni trimestre. Non uno di più non un di meno, per un totale di 20 nomi in un anno.
  2. Le 20 selezionate nel corso dei quattro trimestri vanno a concorrere per il premio gnocca dell'anno, la cui classifica non è detto che sia coerente con quella dei singoli trimestri (ci sono gnocche che si dimenticano subito e gnocche di cui ci si innamora di brutto)
  3. Non verrà fatto due volte lo stesso nome nel corso di due trimestri diversi. Più chiaramente le cinque che voterò oggi, anche se meritevoli, non verranno rivotate nel prossimo trimestre.
  4. I cinque nomi che farò sono frutto di una dura selezione operata solo ed esclusivamente tra le gnocche viste in uno dei film o delle serie TV che ho visto e recensito in questo trimestre. Non si va indietro nel tempo e nel prossimo semestre non si considereranno le gnocche escluse da quello precedente (a meno di non averle viste in altri film nel corso del trimestre).
  5. Sono possibili delle menzioni d'onore, ovviamente senza il contributo fotografico.

Iniziamo subito con le menzioni d'onore, quelle gnocche meritevoli, ma non coem le cinque qui citate. Per loro, come detto nelle regole, non si esclude un ritorno nelle prossime classifiche ufficiali, nel caso venissero viste in altre pellicole. Tra parentesi provenienza, età e il film o la serie TV in cui le ho viste.

Felicity Jones (Gran Bretagna, 31 anni, La teoria del tutto)
Lily Simmons (Stati Uniti, 22 anni, Banshee - Stagione 3)
Trieste Kelly Dunn (Stati Uniti, 34 anni, Banshee - Stagione 3)
Lavinia Longhi (Italia, 35 anni, Italiano Medio)
Emma Stone (Stati Uniti, 26 anni, Birdman)
Danielle Panabaker (Stati Uniti, 27 anni, Time Lapse)

Menzione d'onore extra (fuori dal regolamento e fuori concorso)

Nina Zilli (Italia, 35 anni, Festival di Sanremo, Italia's Got Talent)


5 - Anna Kendrick

Nazionalità: Statunitense
Età: 29 (30 ad Agosto)
Vista in: Into the Woods, La notte degli Oscar


E' strana, non ha quel viso perfetto tipico del tipo di gnocca che piace a me, ma questa ragazza non so cosa diavolo abbia, mi piace in maniera incredibile. E ancora di più (no, forse non di più), mi piace la sua voce come cantante. In "Into the Woods" non mi è piaciuto moltissimo il suo personaggio, alla notte degli Oscar ha offerto una performance straordinaria (e divertente) nell'introduzione musical pensata da Neil Patrick Harris.




4 - Laura Ramsey

Nazionalità: Statunitense
Età: 32 (33 a Novembre)
Vista in: Hindsight - Stagione 1


Nella prima puntata di Hindsight, Laura Ramsey interpreta una quarantenne in procinto di sposarsi. Bella, ma non bellissima. Poi però torna indietro nel tempo, di vent'anni, e ritorna ad essere, complice il vestiario tipico di quel periodo, una gnocca pazzesca. Metà delle motivazioni per cui ho deciso di guardare "Hindsight" nonostante non sia proprio il mio genere di serie TV, risiedono nella sua presenza!




3 - Maika Monroe

Nazionalità: Statunitense
Età: 21 (22 a Maggio)
Vista in: The Guest


Promettentissima classe '93, vista in uno dei film più fighi visionati in questo primo trimestre del 2015 (sì, lo so che qualcuno lo aveva già visto nel 2014, io sono arrivato un po' in ritardo). Bionda di altissima classe, anche lei magari non proprio perfetta, ma assolutamente meritevole!




2 - Britt Robertson

Nazionalità: Statunitense
Età: 24 (25 ad Aprile)
Vista in: Ask Me Anything


Se vi fermaste alla foto che c'è su Wikipedia pensereste che ho gli occhi da un'altra parte, ma lì è venuta malissimo. Quello che provo per lei è quasi amore vero, ha un viso carinissimo e un fisico che la fa sembrare molto più piccola di quello che è in realtà.




1 - Margot Robbie

Nazionalità: Australiana
Età: 24 (25 a Luglio)
Vista in: Focus - Niente è come sembra


L'anno scorso mi sono innamorato di lei con "The Wolf of Wall Street". Quest'anno l'amore è continuato con Focus, un film guardabile prevalentemente grazie a lei e grazie a quel paio di scene in cui è svestita. Come attrice tra l'altro mi sembra cavarsela molto bene e, tra l'altro, è la seconda della classe '90 (come me) in questa classifica. Attendendo che escano i film con Jennifer Lawrence e Emma Watson (altre due classe '90, come me).



Focus - Niente è come sembra (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Focus
Regia: Glenn Ficarra, John Requa
Sceneggiatura: Glenn Ficarra, John Requa
Cast: Will Smith, Margot Robbie, Rodrigo Santoro, Gerald McRaney, BD Wong, Robert Taylor, Adrian Martinez
Durata: 104 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Un esperto truffatore, conosciuta una ragazza con grandi abilità, la prende sotto la sua protezione. Tra i due nascerà una relazione e continueranno anche le grandi truffe.

Dopo il Black Power Day di ieri, in cui ho recensito la prima stagione di "Empire", ecco che oggi è il turno di un altro film che avrebbe potuto tranquillamente partecipare alla rassegna di ieri... se solo Will Smith fosse un attore. Sì, il buon Will Smith sono almeno un quattro o cinque anni che fatica veramente ad azzeccarne una e anche le produzioni degli inizi non è che fossero proprio eccelse, nonostante spesso e volentieri la sua tamarraggine mi divertisse . Ultimamente però Will caro è passato di moda, dopo il disastroso terzo capitolo di "Men in Black", ma soprattutto dopo averlo visto fermo immobile e svogliato in "After Earth" con suo figlio Jaden (un altro che passerà di moda molto presto), il ragazzone mi è caduto molto molto in basso. E allora se Will Smith non conta molto nell'economia di un film, ecco che si presenta una grossa, grossissima gnocca da film: Margot Robbie, già vista in "The Wolf of Wall Street" e ricordata soprattutto per quella scena in cui Jonah Hill si masturba in pubblico dopo averla vista, che si sa, è una roba stratosferica, un'altra classe '90 che dimostra quanto sia dal punto di vista recitativo sia dal punto di vista della bellezza, ci sia molto, molto da guardare. E qualcosa mi dice che la rivedremo in un post che uscirà su questo blog oggi pomeriggio intorno alle 16, quindi, state connessi!

"Focus - Niente è come sembra" è un po' il tipico film da Will Smith, di quelli che mischiano un po' di generi, mettendo un po' tutto in un unico calderone senza avere mai una vera e propria identità. Tra i generi che vuole mischiare però c'è sempre la commedia e la componente romantica, perchè ovviamente Will Smith fa ridere, secondo un luogo comune derivato dalla sua presenza in "Willy, il principe di Bel-Air", e perchè Will Smith è un sex symbol che deve per forza farsi la gnocca di turno del film in questione. Che qui, ovviamente, è Margot Robbie. Che brilla di luce propria e il sole impallidisce di fronte alla sua incommensurabile bellezza. La cosa veramente bella della bella Margot Robbie è che oltre ad essere tremendamente bella (forse l'ho scritto troppe volte) la trovo anche molto brava a recitare, tanto da sollevare praticamente da sola un film che obiettivamente non ha moltissimo da dire.

"Focus - Niente è come sembra" è dunque un film che, trasportandoci nel mono delle truffe, risulta sì carino e coinvolgente dall'inizio alla fine, ma per mandare avanti la trama non si fa problemi di sorta ad inventarsi assurdità per creare il colpo di scena, il momento sensazionale. Inoltre, col fatto che la prima parte del film e la seconda sono divise da un salto temporale di tre anni, la trama risulta molto sfilacciata, quasi come se fossero due episodi distinti legati dagli stessi personaggi. Eppure, nonostante questi enormi difetti, non riesco davvero a bocciare un film che, pur partendo da premesse piuttosto banali, riesce a creare un'ora e quarantacinque minuti piuttosto coinvolgenti, magari un po' campati per aria, ma giusti per una serata in cui non pensare a null'altro. E poi Margot Robbie fa luce, ovviamente!

Voto: 6-





lunedì 30 marzo 2015

BLACK POWER DAY - "Empire - Stagione 1"

Con l'uscita nelle sale cinematografiche di "Selma - La strada per la libertà" appena prima della cerimonia di premiazione degli Oscar e considerato il fatto che il mese di Marzo ricorre l'anniversario proprio della marcia a Selma, il solito gruppetto di blogger di cui sono onoratissimo di fare parte ha deciso di organizzare una giornata dedicata ai film con protagonisti di colore che raccontano la cultura di quel popolo. Non necessariamente concentrandosi sulla questione razziale, ma anche e soprattutto dedicando la giornata ad un attore o ad un film in cui i protagonisti fossero, per la maggior parte, di colore.


Empire
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 12
Creatore: Lee Daniels, Danny Strong
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: FOX
Cast: Terrence Howard, Taraji P. Henson, Trai Byers, Jussie Smollett, Bryshere Y. Gray, Grace Gealey, Malik Yoba, Kaitlin Doubleday
Genere: Drama, Musicale

La trama in breve: A Lucious Lyon, proprietario della casa discografica Empire, viene diagnosticata la SLA e, in previsione di una morte o una disabilità imminente, l'uomo decide di annunciare ai tre figli che presto ne sceglierà uno come erede del suo impero. A complicare le cose si presenterà però Cookie, ex moglie di Lucious, uscita di galera dopo diciassette anni, a pretendere di riprendersi il suo ruolo nell'azienda.

Per questa rassegna però io, discostandomi dalle scelte cinematografiche degli altri, ho deciso di occuparmi di una serie televisiva. Perchè proprio in questo periodo è andata in onda negli Stati Uniti, ottenendo, meritatamente, un successo immediato ed un rinnovo per una seconda stagione dopo un solo episodio mandato in onda, la prima stagione di "Empire", serie dedicata al mondo della musica hip hop, della quale notoriamente fanno parte una gran maggioranza di esponenti di colore. Qui però il punto di vista è quello di un imprenditore, padre di famiglia, che grazie a dei soldi derivati dallo spaccio di droga in gioventù, ha fondato l'Empire, appunto, una casa discografica fittizia che nella finzione del telefilm è ritenuta essere la più grande dell'intero mondo hip hop.

Se nel panorama delle serie televisive americane, negli ultimi anni, mancava una serie black con i controcazzi, ecco che arriva proprio "Empire" in soccorso alla crisi che ha colpito il genere. E lo ha fatto decisamente nel migliore dei modi, raccontandoci la vita di una famiglia ricca, ricchissima, che si vede costretta, anche attraverso mezzucci molto sporchi, ad affrontare la malattia del capo famiglia (la SLA) e l'eredità da lasciare ai propri figli. Tre figli, uno più diverso degli altri: Hakeem è un rapper classico, sembra quasi essere il prediletto del padre per l'enorme talento che ha nel mondo della musica; Jamal invece è il prediletto della madre, Cookie, mal voluto dal padre a causa della sua omosessualità, che nel mondo della musica sembra esplorare dei sound che puntino più sull'RNB (protagonista tra l'altro di uno dei momenti musicali più belli dell'intera stagione); Andre, il primogenito, è l'unico a non occuparsi di musica e soffre profondamente questa sua mancanza di talento musicale, occupandosi però delle finanze della casa discografica. Ovviamente da non sottovalutare anche il personaggio di Cookie, di ritorno dopo diciassette anni di galera a causa dello stesso spaccio di droga che ha dato vita all'Empire, che, proprio per essersi presa tutte le colpe riguardo ai crimini commessi, vuole una sua parte.

Se la componente principale di "Empire", quella che tiene lo spettatore incollato allo schermo per tutti i quaranta minuti di ogni episodio, è quella degli intrighi familiari, del successo nel mondo della musica e del difficile rapporto che hanno i tre figli con i genitori, ma soprattutto con la rivalità nata tra i tre dall'eredità annunciata da Lucious Lyon a causa della sua malattia, la seconda componente, che è quella che dà il vero tocco in più alla serie, è quella musicale. Tutte le canzoni che sentiamo nel corso dello show sono originali e cantate dagli attori in scena, tra le quali mi sento di segnalare "You're so Beautiful", scritta da Lucious Lyon vent'anni prima dei fatti narrati dalla serie e fatta cantare durante un "White Party" a Jamal, utilizzata come pretesto per fare outing in pubblico. Questa era la scena di cui vi parlavo qualche riga sopra e la canzone l'ho trovata magnifica, sia nella versione etero sia nella versione gay.



Si può dire che la serie punti molto sulle questioni più soappose e un po' più trash, preferendo intrighi e colpi di scena a manetta piuttosto che una costruzione lineare della trama, ma il suo lavoro lo fa dannatamente bene. Motivo per cui anche un non fan della musica hip hop come me (e non fan è un eufemismo) è rimasto estasiato sia dalla sceneggiatura di questa prima stagione, sia dalle musiche, sempre azzeccate e ben eseguite.

Voto: 7,5

Partecipano alla rassegna anche i seguenti blog!


Non C'è Paragone

domenica 29 marzo 2015

Pretty Little Liars - Stagione 5

Pretty Little Liars
(serie TV, stagione 5)
Episodi: 25
Creatore: Marlene King
Rete Americana: ABC Family
Rete Italiana: Premium Mya
Cast: Troian Bellisario, Ashley Benson, Lucy Hale, Shay Mitchell, Sasha Pieterse, Janel Parrish, Ian Harding, Keegan Allen, Tyler Blackburn, Lindsey Shaw, Holly Marie Combs, Laura Leighton, Torrey DeVitto, Tammin Sursok
Genere: Drama, Thriller

Avete presente quelle serie TV che in qualche modo disprezzate abbastanza, ma non potete fare a meno di guardarle? Quelle che nelle prime stagioni, nonostante le puntate girassero a vuoto e non portassero a nulla, le vedevi perchè erano come una droga e ora continui, quasi per inerzia, perchè non si scopre nulla sui misteri che vengono inseriti in ogni episodio della serie? "Pretty Little Liars" è una di quelle serie: durante le prime stagioni palese guilty pleasure senza particolari pretese, ma comunque valido come passatempo, ora diventato un'estenuante rincorsa verso un ultimo episodio che mai come ora sembra una delle cose più lontane del mondo.

Da qui in avanti SPOILER SELVAGGIO, perchè è l'unico modo che conosco per parlare di questa serie, dato che non ha molto da offrire. La quinta stagione di "Pretty Little Liars" è partita nel peggiore dei modi, ovvero in un modo inutile, fondamentalmente. Con le liars, diventate prima cinque per l'ingresso nel gruppetto di Mona e poi sei per il ritorno annunciatissimo di Alison e poi ancora cinque per la morte di Mona e poi ancora sei perchè in realtà Mona non era morta, convinte che -A sia finalmente sconfitta, le prime quattro o cinque puntate ci presentano gli effetti sul gruppo del ritorno di Alison. E sono, fondamentalmente, delle puntate piuttosto inutili, perchè non succede nulla di veramente rilevante nel corso di questi primi episodi e perchè le liars sono relativamente tranquille, nonostante tentino, senza riuscirci, di ostentare agitazione.

Poi però -A inizia a rifarsi vivo/a, sì perchè ancora, dopo cinque stagioni, non abbiamo la più pallida idea di chi sia questo stalker maniaco che le perseguita. Che poi la soluzione per la serie era molto facile: ricevo un messaggio da uno che sembra spiarmi, vabbeh, sarà uno scherzo. Una mia amica ne riceve un altro, vabbeh. Tutto il mio gruppetto di amiche, compresi anche gli amici di penna, il mio ragazzo, il mio cane, mia madre, mia nonna e mia zia e persino il ragnetto che sta facendo la ragnatela nel mio armadio ricevono il messaggio dal maniaco e decido di andare la polizia. Ma in "Pretty Little Liars" la logica non esiste perchè oltre ad -A sono presenti anche le storie sentimentali, che magari all'inizio potevano essere interessanti, ma adesso hanno anche stancato. Poi quando mai si è vista una serie in cui i protagonisti siano così tanto fedeli verso il partner? Queste sono cinque stagioni che, bene o male, stanno sempre con lo stesso ragazzo, penso sia la prima volta nella storia dei telefilm!

A un certo punto però tutto diventa prevedibile, precisamente dopo la morte di "Mona". Ma non prevedibile nel senso che, capito il meccanismo, si può prevedere ciò che accadrà. Prevedibile nel senso che sai già che qualsiasi cosa accada sarà innanzitutto totalmente illogico, in secondo luogo sarà un'enorme presa per il culo da parte degli autori della serie, Marlene King su tutti. L'annunciato "Big -A Reveal", che ha fatto pensare milioni di fan in tutto il mondo, si è rivelato, a tutti gli effetti, una delle più grosse prese per il culo della storia della televisione. Questo Big -A ci viene mostrato mascherato e di lui sappiamo solo il nome, Charles. Personalmente non ricordo nemmeno di averlo visto un personaggio di nome Charles, anche perchè la voglia di tirare le fila di una serie che di fila non ne ha mi manca proprio. La domanda ora è: a Giugno, quando si comincerà con la sesta stagione, riuscirò a fare a meno delle quattro puttanelle bugiarde e gnocche? Perchè alla fine sempre lì siamo. Potrò odiarle finchè voglio, ma sono arrivato alla fine della quinta stagione... Quindi...

Voto: 4

sabato 28 marzo 2015

Mercy (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Mercy
Regia: Peter Cornwell
Sceneggiatura: Matt Greenberg
Cast: Chandler Riggs, Dylan McDermott, Frances O'Connor, Mark Duplass, Joel Courtney, Hana Hayes, Chris Browning, Shirley Knight, Amanda Walsh, Joe Egender, Harley Graham, Eddie Jones, Jack Carter, Conrad Bluth, Pepper Binkley, Linda Porter, Sewell Whitney, Roy Werner, Munda Razooki, Pat Destro, Marcia Moran, Brian Jack
Durata: 75 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Due ragazzi, George e Buddy McCoy, si trasferiscono con la madre single presso la casa dell'anziana nonna Mercy che sta morendo. Ben presto i due fratelli iniziano a sperimentare strani fenomeni paranormali e scopriranno che la loro nonna è in realtà una strega.

Lo riconoscete lui?


Sì, proprio lui, lui è Carl di "The Walking Dead", uno dei personaggi più inutili, odiosi, che devono morire male e tra atroci sofferenze della storia delle serie TV di tutto il mondo e di tutti i tempi. Lui è quel tipo di personaggio per cui si fa sempre e costantemente il tifo per i cattivi. Se già in "The Walking Dead" risulta essere un personaggio odioso, un bimbominkia in tutto e per tutto, anche nella vita reale il buon Chandler Riggs sembra non tenerci moltissimo a far migliorare l'opinione che hanno gli spettatori di lui: andatevi a fare un giro sul suo profilo Instagram e vedrete che questo è uno di quei personaggi che non odierete mai abbastanza. Ma veniamo a noi. "Mercy", film tratto da un romanzo di Stephen King. E arriviamo alla seconda premessa doverosa: non sono mai riuscito a finire un libro di Stephen King, ne ho presi in mano tre o quattro nel corso della mia vita, ma non sono mai riuscito a finirne uno, perchè il suo modo di scrivere non mi piace. Sarò probabilmente una delle due persone al mondo a cui non piace, ma tant'è, vado fiero di questa mia particolarità. Al contrario però apprezzo quasi sempre i film tratti dai suoi libri, come ad esempio "Shining" anche se lì c'è il genio del più grande regista di tutti i tempi a contribuire alla sua grandezza, oppure "Carrie - Lo sguardo di Satana" o, per andare su lavori più recenti, anche "Il miglio verde" e "1408" li apprezzo particolarmente. "Mercy" no. "Mercy" è una merda.

"Mercy è un film mal fatto e costruito con una svogliatezza di fondo che non solo ti fa odiare profondamente la pellicola, ma, anche qui, complice la presenza di Chandler Riggs, ti viene quella voglia incredibile di fare il tifo per il cattivo. Diciamo che l'unica cosa veramente buona della pellicola in questione è la sua durata, per uno dei film commerciali più brevi che io abbia mai visto. I 75 minuti della sua durata rendono l'agonia nel vedere un così brutto film un po' più facile da sopportare. Sarà forse che per fare questo film hanno preso uno dei romanzi più brutti di Stephen King? Io questo non lo so, perchè, come detto, non riesco a leggere i suoi romanzi che, comunque, sono quasi sempre dei validissimi soggetti. Ma questo no.

"Mercy" fa paura, ma non come film horror, fa proprio paura come film. Come già detto, risulta essere una pellicola svogliata, anche e soprattutto per l'interpretazione dei protagonisti. Dylan McDermott, nonostante non sia sto attorone, non l'ho mai visto recitare male come in "Mercy". Frances O'Connor ho avuto l'impressione di averla vista da qualche parte, ma interpreta un personaggio stupidissimo. E poi Chandler Riggs, che doveva essere un po' il nome di grido della pellicola, data la fama acquisita con "The Walking Dead". Ecco, se nemmeno in lui si vede la voglia di dare del suo alla pellicola, siam messi bene. Campata per aria in tutto e per tutto!

Voto: 2


venerdì 27 marzo 2015

Glee - Stagione 6

Glee
(serie TV, stagione 6)
Episodi: 13
Creatore: Ryan Murphy, Brad Falchuk, Ian Brennan
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: Sky Uno
Cast: Chris Colfer, Jane Lynch, Kevin McHale, Lea Michele, Matthew Morrison, Jenna Ushkowitz, Amber Riley, Mark Salling, Naya Rivera, Heather Morris, Darren Criss
Genere: Musicale

Nelle ultime stagioni ho abbastanza denigrato "Glee", ho dovuto farlo, viste le aggiunte inutili nel cast, che non riuscivano ad avere lo stesso carisma dei personaggi iniziali, vista soprattutto la sceneggiatura che faceva acqua da tutte le parti e visto soprattutto il mio odio per il personaggio di Rachel, interpretato da Lea Michele, che passa la sua intera vita a piangersi addosso. Però non potevo, per forza di cose, evitare di vedere questa stagione conclusiva. Non che mi aspettassi di trovarmi davanti al ritorno del vero "Glee" e tutte quelle cose che si potevano sperare, ma che almeno venisse data una giusta conclusione alla vicenda.

Devo dire che non sono rimasto delusissimo, più che altro dai due episodi finali, mentre l'intera stagione ha un po' confermato quelle che sono state le mie impressioni nelle ultime stagioni. Buona parte delle questioni che vengono inserite sono buttate lì a casaccio, come ad esempio l'inutile storyline della Beiste che fa l'operazione per diventare uomo, l'inutile storia d'amore tra Sam e Rachel. Al contrario invece, rispetto al solito, Sue Sylvester è riuscita a divertirmi, soprattutto nella sua ship (parentesi, ship è un termine che odio nel profondo, io guardo le serie TV per LA STORIA o per divertirmi, odio chi si fa il mazzo immaginando o auspicando storie d'amore improbabili tra i personaggi) per Blaine e Kurt, che raggiunge livelli epici nella puntata in cui i due vengono rapiti e rinchiusi in un ascensore per recuperare la loro storia d'amore. Capitolo Blaine e Kurt: il personaggio di Kurt è un altro di quelli che ho malsopportato fin dal primo episodio, perchè è un personaggio pesante. Ma tanto pesante. Blaine lo vedo molto meglio quando è senza di lui, mentre quando è con lui è di un puccioso talmente forzato da risultare abbastanza odioso. Adoro adoro adoro la storia tra Santana e Brittany, ma più che altro perchè due lesbiche così gnocche non le ho mai viste (non dico non esistano, semplicemente non ne ho mai avuto esperienza diretta). Anche i nuovi personaggi, che sono più che altro delle comparsette per far tornare indietro tutti, o quasi, i vecchi, mi è parso avessero un carisma ben diverso da quello delle new entry della quarta e della quinta stagione, che erano il massimo dell'anonimato.

Ora però è giusto dedicare due parole per il doppio season finale, da qui in avanti ovviamente farò SPOILER SELVAGGIO, quindi se ancora non avete visto l'ultimo doppio episodio fermatevi. Il primo episodio, sinceramente non l'ho molto capito. Non ho capito il perchè inserire questo flash back in cui si ripercorre la nascita del Glee club. E' ovviamente un chiaro collegamento con l'episodio successivo, con i personaggi che hanno dei sogni da realizzare e sono degli emarginati e tutto il resto e grazie al cazzo. Ma c'era stata tutta la prima stagione per spiegarci che i componenti del Glee club erano degli sfigati, quindi perchè farlo di nuovo? Unico momento veramente bello di questo primo episodio finale è stato dunque il finale, con tanto di dedica a Cory Monteith/Finn Hudson, con la messa in onda della canzone che in tutto e per tutto ha fatto conoscere "Glee" al mondo. Rivedere la prima esecuzione di "Don't Stop Believing" dei Journey è stato il momento veramente pazzesco di questo primo dei due episodi del series finale. E guarda caso era preso pari pari dalla prima stagione. Ma era anche giusto che in quella canzone ci fosse Cory Monteith, non si poteva fare in altro modo.

Il secondo dei due episodi invece è stato molto meglio. Obiettivamente, non che avesse molto da offrire, dal punto di vista della sceneggiatura o delle sorprese, ma sono stati dei bei quaranta minuti celebrativi di tutti i personaggi, tutti che riescono a realizzare il proprio sogno, qualcuno sfondando nel mondo dello spettacolo, come Mercedes e Rachel, altri girando film, come Artie, altri venendo eletti presidi del nuovo McKinley High, che diventa una scuola di arti performative, come Will Schuester, che affida le New Directions a un Sam che sembra non presentarsi benissimo come nuovo coach, ma ha molto da poter tirare fuori anche con quel nuovo lavoro. Un finale un po' buonista, perchè più che altro molto improbabile che TUTTI riescano a fare ciò che vogliono veramente, ma alla fine funziona soprattutto dal punto di vista emozionale. Anche qui, giustissimo il tributo a Finn Hudson, al quale viene dedicato l'auditorium e poi chiusa finale con la canzone "I Lived it All" dei One Republic, eseguita da TUTTI i membri del Glee club. Dal primo all'ultimo rivediamo tutti i personaggi di tutte le stagioni di Glee, anche, addirittura, la fat bottomed girl che stava con Puck nella seconda stagione, della quale mi ero quasi dimenticato. Pur non avendo dunque molto da offrire a livello di sceneggiatura, il finale è stato più che altro una bella celebrazione di quello che è stato Glee, soprattutto nelle prime due stagioni e mezzo, ma anche quello un po' più campato per aria della quarta e della quinta stagione.

Voto alla sesta stagione: 5,5
Voto al series finale: 6+ (primo episodio), 7 (secondo episodio)

giovedì 26 marzo 2015

WEEKEND AL CINEMA!

Nuovo weekend cinematografico, otto le uscite di questa settimana, di cui mi fido di ben poche di esse. Per accogliere al meglio questo weekend, analizziamo, tramite i miei pregiudizi, una per una, le uscite cinematografiche di questo giovedì!


French Connection di Cédric Jimenez


Film action proveniente dai nostri vicini francesi, con protagonista l'attore Jean Dujardin, visto nella splendida interpretazione offerta in "The Artist". Nonostante non sia un vero e proprio fan del genere d'azione, questa potrebbe essere una delle poche uscite veramente interessanti di questa settimana!


Ho ucciso Napoleone di Giorgia Farina


Prima pellicola italiana della settimana, per la quale mi sono quasi annoiato soltanto leggendo la trama di comingsoon. Vista però la penuria di uscite, sia mai che ci scappa una visioncina senza pretese.


Home - A casa di Tim Johnson


Film d'animazione Dreamworks, per me che negli utlimi anni ho abbandonato un bel po' il cinema di animazione, che sta vivendo un periodo non propriamente brillantissimo. Non ho mai nascosto il fatto che la Dreamworks mi piaccia abbastanza, nonostante la crisi creativa degli ultimi anni, quindi non escludo di guardarlo. Ma non penso di spendere i nove euro per il biglietto, ecco...


La famiglia Bélier di Eric Lartigau


Commedia familiare francese di cui ho sentito il trailer radiofonico per poi vedere anche quello ufficiale su Youtube. Siamo sempre da quelle parti: un film che normalmente rimanderei a tempi bui per le uscite cinematografiche, dato che non mi ispira molto, sarei costretto a vederlo proprio questa settimana, dato che di luci in fondo al tunnel se ne vedono proprio pochine.


La terra dei santi di Fernando Muraca


Film italiano di impegno sociale, stavolta sulla 'ndrangheta. Direi che salto, visto e considerato che i nomi coinvolti non mi stanno nemmeno simpatici.


Lettere di uno sconosciuto di Zhang Yimou


Gli horror e i film d'azione orientali mi sono sempre piaciuti, mentre per quanto riguarda i film drammatici la questione è un bel po' diversa: TROPPO PESANTI! Roba che si rischia di piangere dall'inizio alla fine, se ci si arriva alla fine! Di solito però la qualità è buona, quindi, in un momento in cui vorrò tagliarmi le vene, non escludo di vederlo nella speranza che i protagonisti siano più sfigati e tapini di me.


L'ultimo lupo di Jean-Jacques Annaud


Forse questo è il secondo film più sponsorizzato in televisione e in radio della settimana. L'unica cosa che mi crea problemi è il fatto che potrebbe trattarsi del solito film sul rapporto uomo-animale, con l'animale che stavolta è, appunto, un lupo. Inutile anche dire che schifo dal profondo del mio cuore questo genere di film, quindi, si vedrà.


Onde Road di Massimo Ivan Falsetta


Già il gioco di parole mi sta sulle balle. Poi "On the Road" di Kerouak, con cui il film sicuramente avrà poco a che fare, mi sta sulle balle anche lui. Così come mi sta sulle balle il filmetto con Kristen Stewart. Motivo per cui, data anche la produzione italiana, lo salto a più pari. In realtà il film sarebbe un documentario sulle radio indipendenti italiane. Motivo in più per andar via dritto.

mercoledì 25 marzo 2015

Ask Me Anything (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Ask Me Anything
Regia: Allison Burnett
Sceneggiatura: Allison Burnett
Cast: Britt Robertson, Justin Long, Martin Sheen, Christian Slater, Robert Patrick, Max Carver
Durata: 98 minuti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Katie Kampenfelt è una ragazza che ha deciso di prendersi un anno sabbatico prima di iniziare il college, per poter meglio affrontare la scelta e non commettere errori. In realtà questa sarebbe la versione che sanno i suoi genitori, ma la sua scelta è dettata dalla presenza di un uomo, più grande di lei, con il quale intrattiene una relazione che non vuole far finire. Deciderà dunque di trovarsi un lavoro e, nel frattempo, di scrivere un blog in cui rispondere a qualsiasi tipo di domanda da parte dei suoi seguaci.

Lo sapete che io amo Britt Robertson? Nella mia personalissima classifica viene battuta giusto da Emma Watson e da Jennifer Lawrence. E sapete cosa accomuna queste tre giovani signore? Hanno tutte la stessa età, ovvero la mia, classe 1990! Se Jennifer Lawrence si vede che è grandicella, così come un po' anche Emma Watson, Britt Robertson ha sempre dato l'impressione di essere molto più giovane rispetto ai suoi 25 anni. O forse sarebbe addirittura meglio dire molto più "piccola". Invece no, avendo la mia stessa età posso tranquillamente fare pensieri impuri su di lei senza sentirmi in colpa! YEEEEE! Fondamentalmente ho deciso di vedere questa pellicola, tratta da un libro non tanto famoso ma di discreto successo soprattutto negli Stati Uniti, solamente perchè nella locandina campeggiava lei in una posa piuttosto accattivante, una delle cose che cinematograficamente non ho quasi mai fatto, ma questa volta non ho resistito.

La tematica di cui ci vuole parlare la pellicola è fondamentalmente quella del rapporto padre figlia: nel passaggio dal liceo al college, la nostra protagonista Katie Kampenfelt, decide di prendersi un anno sabbatico per scegliere quale college frequentare. La sua scelta però non è veramente dettata dall'insicurezza, ma dal fatto che voglia mantenere viva una relazione con un uomo più grande di lei. Sua madre infatti ha un compagno, mentre suo padre vive con una donna indiana e sembra non essere molto amato da Katie. Sì, gli fa regali, gli scrive lettere che Katie pensa che lui non legga mai, ma sembrano quasi dimostrazioni d'amore di facciata. I suoi commenti in verità lasciano trasparire quanto Katie non gli abbia mai perdonato il fatto di aver lasciato sua madre.

Il film parla però anche delle prime esperienze sessuali di Katie. Per tutto il film abbiamo sullo sfondo il fatto che Katie scriva un blog, un blog dai contenuti molto semplici: i suoi seguaci le fanno delle domande, qualsiasi tipo di domanda, e lei risponde, ovviamente cambiando determinati dettagli per non far leggere il blog a sua madre e non farglielo trovare in rete. In questo blog Katie racconterà delle sue esperienze con il suo ragazzo ufficiale, della sua età, ma anche delle sue scappatelle con uomini più grandi di lei: prima con un giovane professore universitario Dan Gallo, interpretato da Justin Long, poi con il suo datore di lavoro Paul Spooner, interpretato da un bravino Christian Slater, per il quale fa da babysitter a sua figlia. La mancanza di un padre per Katie la si vede soprattutto nell'unico rapporto con un uomo più grande di lei in cui la ragazza non ha fini sessuali, ovvero il suo primo datore di lavoro Glenn Warburg, interpretato da Martin Sheen, proprietario di una libreria. La sua saggezza, soprattutto nel finale, sarà molto utile a Katie per compiere una scelta molto importante per la sua vita. A complicare ancora di più le cose si inserisce anche Joel, conosciuto grazie al blog, con il quale inizierà un rapporto di sincera amicizia e che sarà l'unico uomo a cui lei rivelerà il suo segreto che la convincerà ad andare in terapia.

Dopo tutta questa analisi però al film sembra mancare qualcosa. Il film sembra più che altro raccontare una sequenza di eventi che non sono legati tra di loro in maniera per me soddisfacente. Se la regia è abbastanza mestierante, anche perchè ovvio che per un film del genere non ci sia bisogno di numeri mirabolanti, la sceneggiatura si limita a narrarci la storia, una storia che sembra portare a poco o nulla. E la sensazione che ho avuto per tutto il film chiedendomi "e tutto ciò cosa mi vuole dire?" viene confermata da un finale ultra spiazzante (l'indizio per comprenderlo sta nel modo in cui lei scrive il blog) che non mi è sembrato fosse ben giustificato durante tutta la pellicola. Quel finale è un'idea tanto geniale (forse) quanto crudele, perchè non ti viene dato nessun indizio per capirlo prima e perchè soprattutto lascia le questioni del tutto in sospeso. Rimane dunque la soddisfazione di aver visto un film che non è sto granchè, si lascia guardare e scorre via liscio. E soprattutto, Britt Robertson è molto svestita per buona parte della durata del film.

Voto: 6

P.S.: Cazzo, ma sul Gugol poi è un'impresa trovare delle immagini da mettere in sto post.... Vabbeh, vi accontenterete delle due uniche decenti che ho trovato.

martedì 24 marzo 2015

Man Seeking Woman - Stagione 1

Man Seeking Woman
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Simon Rich
Rete Americana: FXX
Rete Italiana: Inedita
Cast: Jay Baruchel, Eric André, Britt Lower, Maya Erskine
Genere: Commedia

Non sono mai stato un appassionatissimo di serie comedy, però nell'ultimo periodo devo dire che sono molto migliorate nella qualità e anche nel divertimento. Oltre alle ormai intramontabili "The Big Bang Theory" e "New Girl", uniche che seguivo un paio di anni fa, ho iniziato ad affezionarmi anche a cose come "2 Broke Girls", "Faking It" e "Awkward", per non parlare della nuova serie "The Last Man on Earth" che mi sta piacendo molto. Tra tutte queste, poche però sono davvero originali nella realizzazione come "Man Seeking Woman", che già dal titolo avevo bollato come un'enorme stronzatona sentimentale e che mai nella mia vita sono stato più contento di aver proprio toppato in pieno. Sì perchè alla fine la serie parla della ricerca, da parte di Josh Greenberg, di una ragazza, dopo essere stato lasciato dalla sua donna storica, ma è il modo in cui lo fa che è veramente esilarante.

L'inizio infatti è molto spiazzante e il primo episodio, che finora rimane per me il migliore dei dieci mandati in onda in questa prima stagione, è una delle cose più esilaranti che abbia mai visto in vita mia. All'inizio non si capisce bene dove la serie voglia andare a parare, mostrandoci un appuntamento del nostro Josh con un troll (un troll vero!!!), poi un invito ad una festa organizzata da Hitler, ora ultracentenne, ma soprattutto compagno della sua ex fidanzata, festa che con la battuta "Oh oh!!! A Jewish at the Hitler's party" tocca forse uno dei momenti più alti dell'intera serie. Poi però ci si rende conto di dove vogliano andare a parare i creatori della serie: le situazioni che ci vengono mostrate, ci vengono fatte passare per reali, ma sono in realtà un gioco di metafore ben congeniato ed anche molto più intelligente di quanto ci si potrebbe aspettare.

Ed è quando si prende coscienza di questo che la serie diventa geniale sul serio: Hitler ad esempio rappresenta quel momento in cui un uomo scopre che la sua ex ragazza ha un nuovo fidanzato e lo vede di cattivo occhio mentre tutti sembrano amarlo ed apprezzarlo; viene rappresentato poi Cupido che, ubriaco, scaglia una freccia a caso, facendo innamorare Josh di una ragazza totalmente inarrivabile, che subito dopo egli si sentirà in dovere di mostrare a tutti come un trofeo, essendone orgoglioso; c'è poi il mostro con le mani a forma di pene, che è il migliore amico di questa ragazza, a rappresentare come la gelosia di Josh in questo rapporto gli faccia temere anche gli amici della sua donna; c'è addirittura spazio per un episodio dedicato alla sorella di Josh, in cui la stessa cosa viene vista dalla parte della donna, un episodio che a livello di risate mi è parso il meno riuscito di questa stagione ma che rappresenta, mio malgrado, la dura e pura verità.

Serie perfetta? No, neanche per scherzo. Purtroppo il tipo di comicità che viene messo in scena, alla lunga, rischia di stancare. Se le metafore nel corso dei dieci episodi sono sempre molto intelligenti e veritiere, per quanto riguarda la componente comica, questa cala un po', soprattutto negli ultimi tre episodi di questa serie. Mi ha come dato l'impressione che le idee comiche veramente geniali se le fossero giocate nei primi episodi, per poi passare ad un finale di stagione non propriamente esaltante. Nonostante questo sono abbastanza fiducioso per una eventuale seconda stagione, anche se bisogna vedere, in realtà, cos'altro ci potrebbe essere da raccontare. Di cose, ovviamente, ce ne sono, ma gli autori saranno all'altezza della genialità mostrata nella prima stagione?

Voto: 7+

lunedì 23 marzo 2015

CUB - Piccole prede (2014)

Belgio 2014
Titolo Originale: Welp
Regia: Jonas Govaerts
Sceneggiatura: Jonas Govaerts, Roel Mondelaers
Cast: Maurice Luijten, Titus De Voogdt, Evelien Bosmans, Stef Aerts, Jan Hammenecker, Gill Eeckelaert
Durata: 85 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Sam è un ragazzino di dodici anni che, unitosi a un gruppo di boy scout, viene rifiutato da tutti gli appartenenti al gruppo. Nel corso del campo estivo inizierà a credere alla leggenda di Kay, un misterioso ragazzo lupo che vive nei boschi e, una volta scoperto che la leggenda corrisponde a verità, inizierà a tentare di instaurare un rapporto con lui.

Nel corso della mia vita e del breve periodo in cui ho deciso di diventare un appassionato di cinema, non mi ero ancora mai imbattuto in un horror con protagonisti dei bambini, più precisamente dei boy-scout. Eppure l'ambientazione tipica cui si recano solitamente i boy-scout è perfetta per un horror interessante, anche se in realtà penso che probabilmente qualcuno, prima di Jonas Govaerts, ci abbia pensato e abbia anche già fatto qualche film, solo che, semplicemente, "CUB - Piccole prede" è il primo che vedo, tutto qui. Produzione belga-fiamminga uscita in pochi cinema italiani nel corso dell'autunno 2014, ma che solo ora sono riuscito a recuperare.

Innanzitutto devo dire che sono rimasto da una parte piacevolmente sorpreso dalla pellicola, mentre dall'altra anche un po' deluso: sorpreso per la presenza di temi variegati a cui il film attinge e dalla presenza di moltissime metafore soprattutto sulla condizione sociale dei protagonisti. Deluso invece dalla componente più strettamente horror, che non mi è sembrata molto efficace, soprattutto per quanto riguarda la creazione della tensione. Dove il film non riesce ad avere potenza per quanto riguarda il suo essere poco spaventoso, il tema trattato è invece molto potente, roba che se la componente spaventosa fosse stata meglio curata saremmo stati davanti ad un piccolo gioiellino dell'horror di questo decennio.

Nella storia sono però presenti dei simbolismi piuttosto interessanti che ci riescono a raccontare, senza menzionarli quasi mai in maniera diretta, dei punti oscuri del passato del nostro protagonista: egli è un ragazzino solo, abbastanza mal voluto dai suoi compagni di avventura boy-scout e anche dai capi e lo si vede dalle angherie a cui lo costringono, manco si trovasse in un campo militare. Egli ha anche sicuramente subito delle violenze in passato, lo si capisce dal suo volersi estraniare dal mondo che lo circonda e dal fatto di voler quasi instaurare un rapporto con Kay, quel bimbo che secondo la leggenda vive come un selvaggio nei boschi, alla cui esistenza lui crede fermamente a dispetto di tutti gli altri componenti del gruppo.

Per la presenza di tutte queste componenti e di tutta questa indagine quasi sociale, la componente horror viene sì un po' banalizzata nel suo svolgimento, ma ha, per fortuna, la capacità di assumere valori ben diversi da quelli che ci si potrebbe aspettare. L'horror, che farebbe di questo film un normale slasher movie, viene utilizzato per raccontare una questione piuttosto importante: la disumanizzazione del protagonista è graduale nel corso della pellicola, ma inevitabile e lo si vede sin dalle prime battute.

Voto: 7-

domenica 22 marzo 2015

La storia della Principessa Splendente (2013)

Giappone 2013
Titolo Originale: かぐや姫の物語 (Kaguya-hime no monogatari)
Regia: Isao Takahata
Sceneggiatura: Isao Takahata, Riko Sakaguchi
Cast: Principessa Splendente, Anziano tagliatore di bambù, Signora moglie dell'anziano, Sutemaru, Principe Ishitsukuri, Principe Kuramochi, Ministro di Destra Abe
Durata: 131 minuti
Genere: Animazione

La trama in breve: Un anziano tagliatore di bambù trova, all'interno di un ramo di bambù, una bambolina vivente che, una volta portata a casa da sua moglie, si trasforma in un neonato. La bambina verrà accolta come una figlia dalla coppia e la cresceranno nel loro ambiente rurale, lontano dalla città. Quando però il tagliatore di bambù troverà una grandissima quantità di oro e dei vestiti preziosissimi, egli capirà che chi le ha dato in affidamento quella bambina, voleva per lei un futuro da principessa. Deciderà così di trasferirsi in città, per fare entrare la ragazza nell'alta nobiltà giapponese.

Studio Ghibli vuol dire qualità. Così come Studio Ghibli vuol dire amore per l'animazione, un'animazione molto vecchio stampo, tutta fatta a mano, ma in grado di far innamorare lo spettatore davanti a delle immagini spettacolari. Sempre o quasi sempre ha sfornato film di grande successo, come ad esempio successe lo scorso anno con "Si alza il vento", autentico capolavoro e film che segna il ritiro dalle scene dell'animazione giapponese per il maestro Hayao Miyazaki. La candidatura all'Oscar che sarebbe stato anche un premio giustissimo, lo ha visto soccombere sotto i colpi di "Frozen - Il regno di ghiaccio", film più che valido che ci ha lasciato in eredità una delle canzoni più odiose della storia. Stesso destino è costato quest'anno a "La storia della Principessa Splendente": candidato all'Oscar come miglior film d'animazione, ha perso ancora sotto i colpi della Disney, che con "Big Hero 6", per quanto mi riguarda, ha sfornato un film di assoluto livello.

Questa volta però lo Studio Ghibli, con "La storia della Principessa Splendente", si mette all'opera con una sceneggiatura non del tutto originale: non è la prima volta che lo fa, anche se questa volta si va direttamente ad attingere da quella che è la cultura popolare giapponese. Una storia molto lontana da quelle che sono le corde che è abituata a toccare la nostra cultura, ma che comunque offre degli spunti che sono presenti anche in moltissime pellicole occidentali. Innanzitutto i personaggi principali della storia, all'inizio, appartengono ad uno scenario rurale: ci viene presentato infatti un tagliatore di bambù che vive con sua moglie senza figli, che misteriosamente trova una strana bambolina vivente all'interno di uno dei bambù appena tagliati. Questa si trasformerà presto in una neonata, che crescerà molto più in fretta del normale. Nella sua infanzia la ragazza continua a vivere, assieme ai suoi coetanei, immersa nella natura, sotto l'ala protettrice del "fratellone" Sutemaru.

Il film cambia poi registro nella seconda parte, ovvero quando la ragazza viene portata in città: coloro che hanno affidato la bambina all'anziano tagliatore di bambù, evidentemente vogliono il meglio per lei, che deve vivere da Principessa quale è. Il tagliatore di bambù troverà moltissimo oro e degli abiti preziosissimi, che lo convinceranno a strappare la sua bambina alla vita a cui si era abituata, per elevarla. La sua vita però non cambierà in meglio: gli agi dati dalle ricchezze, le proposte insistenti di matrimonio da parte di personalità di spicco del periodo, non faranno altro che accentuare la nostalgia della Principessa Splendente verso la sua vita precedente. Le ricchezze e gli agi della sua vita da nobile non le si addicono, ma, d'altra parte, la ragazza non vuole nemmeno deludere suo padre, che ha fatto tanto per lei, allevandola con amore. Ed è proprio questo un altro dei temi interessanti della pellicola: la devozione verso un padre che, pur compiendo delle scelte sbagliate, le compie per amore di colei che è, a tutti gli effetti, sua figlia. La nobiltà che le viene conferita, si vede per tutto il film, inorgoglisce molto di più suo padre che lei, sulla quale egli riversa tutte le sue aspettative.

Pur essendo una pellicola validissima, "La storia della Principessa Splendente" non riesce ad essere il miglior film dello Studio Ghibli. Non ci ho visto, ad esempio, la stessa magia che ho visto ne "La città incantata" o in "Si alza il vento". Sono tre pellicole profondamente diverse tra di loro, tra le quali però si può fare un confronto più o meno sensato. Tra le altre cose lo stile dei disegni, con quel suo stile molto vecchio stampo e quasi stilizzato, si rivela abbastanza accattivante, ma un po' lontano da quelli che sono i miei gusti, che preferiscono di gran lunga lo stile di Miyazaki, rispetto a quello di Takahata (anche se finora questo è il suo unico film che ho visto).

Voto: 7,5
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