venerdì 31 luglio 2015

The Fighters - Addestramento di vita (2014)

Francia 2014
Titolo Originale: Les Combattants
Regia: Thomas Cailley
Sceneggiatura: Thomas Cailley, Claude Le Pape
Cast: Adèle Haenel, Kévin Azaïs, Antoine Laurent, Brigitte Roüan, William Lebghil, Thibault Berducat, Nicolas Wanczycki, Frederic Pellegeay, Steve Tientcheu, Maxime Mège, Clément Allemand, Pascal Bernagaud, Léa Pelletant, Coumba Seck, Barbara Ayse
Durata: 98 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Madeleine a Arnaud si conoscono in uno stand allestito sulla spiaggia dall'Esercito Francese: i due vengono scelti per lottare uno contro l'altra e lei ha la meglio. Presto si ritroveranno per via del lavoro di Arnaud e Madeleine, convinta di una catastrofe imminente, decide di arruolarsi con lui ad un corso estivo organizzato dall'esercito. Non convinti dell'effettiva utilità del corso, i due scapperanno nei boschi, per compiere da soli il proprio addestramento di sopravvivenza.

Fino a pochi anni fa non avevo un buon rapporto con il cinema francese. Lo vedevo un po' come un qualcosa di autocelebrativo, con la puzza sotto al naso e di incredibilmente noioso. Forse sarà stato il fatto che non sopportavo moltissimo i francesi, soprattutto dopo un paio di viaggi in cui chiedere un'informazione ad uno degli abitanti di quel bellissimo paese era un'impresa. Sicuramente sarò stato sfigato io e qualche persona gentile in Francia ci dovrà pure essere, ma è altamente improbabile trovarsi a parlare sempre e solo con degli stronzi. Ultimamente però, complice anche il fatto che non sono più tornato in Francia e che, in fin dei conti, con gli attori dei film non ci devo parlare, mi ci sono un po' avvicinato al cinema d'oltralpe e devo dire che, nel tempo, ho quasi sempre trovato delle bellissime sorprese.

"The Fighters", film pluripremiato e pluricanditato al Premio César, uscito in Italia ad Aprile del 2015 con quasi un anno di ritardo rispetto all'uscita originale (manco a dirlo), è uno degli ultimi film francesi in cui mi sono imbattuto. E, anche questa volta, il riscontro è stato sicuramente positivo. La bellezza della pellicola in fondo sta tutta nei suoi due protagonisti, i giovani Arnaud e Madeleine, interpretati rispettivamente da un buonissimo Kévin Azaïs, vincitore del Premio César come miglior promessa maschile e dalla vincitrice del Premio César come miglior attrice protagonista Adèle Haenel. Entrambi vivono una storia strana, una storia d'amore che viene ritratta in maniera molto delicata e soprattutto, grazie a Dio per una volta, per nulla mielosa.

Sarebbe anche stato difficile creare una storia d'amore mielosa, dato che i due protagonisti sembrano essere fissati con il mondo militare. Mentre Madeleine lo è perchè convinta di un'imminente catastrofe quasi della portata di un'Apocalisse e vuole essere pronta al devastante evento, Arnaud sembra più che altro farsi trascinare dalla presenza di lei, per cui prova sin dal primo momento una sorta di attrazione, nonostante caratterialmente sembri non convincerlo sin dall'inizio. Ed è proprio questo il più grande punto di forza della pellicola, ovvero nell'aver invertito quelli che sono gli stereotipi riguardo i generi: qui non è Arnaud ad essere il personaggio forte, ma Madeleine.

L'opera prima di Thomas Cailley funziona, funziona proprio a meraviglia, grazie ai suoi protagonisti, che imbastiscono per tutta la durata del film dialoghi interessanti e accattivanti, talvolta anche ironici e pungenti. Personaggi con i quali in qualche modo è anche facile empatizzare.

Voto: 7,5

giovedì 30 luglio 2015

CHI BEN COMINCIA... #2 - Mr. Robot

So che per quanto riguarda questa serie sono indietro tipo di un mese, ma un mese fa non avevo avuto modo di iniziarla, nonostante mi incuriosisse molto. Nonostante il mesetto di ritardo, eccomi dunque, con il secondo capitolo della rubrica dedicata ai pilot delle serie TV, a parlare dell'episodio pilota di Mr. Robot, serie TV di USA Network che ha ottenuto moltissimi consensi in giro per la rete. Ne avrà ottenuti anche da me? Beh, dovete arrivare in fondo all'articolo!


Mr. Robot


Rete Americana: USA Network

Trama: Elliot è un giovane ingegnere informatico che di notte lavora come hacker. Soffrendo di un disturbo antisociale della personalità, il suo unico modo di rapportarsi con le persone che gli stanno intorno è quello di trattarle come se fossero computer. Reclutato da una specie di rivoluzionario che gli chiederà di distruggere dall'interno l'azienda per cui lavora, Elliot comincerà a riflettere sul far cadere i CEO delle multinazionali che rovinano e, secondo lui, controllano, il mondo.

Si è soliti dire "meglio tardi che mai" e mai come in questo caso la frase è azzeccata. L'episodio pilota di "Mr. Robot" ci pone davanti ad una storia che forse non sarà il massimo dell'originalità (hacker, teorie del complotto, multinazionali che controllano il mondo...), ma risulta originale nella sua narrazione. Innanzitutto il personaggio di Elliot, nel giro di soli sessantacinque minuti, viene ben ritratto e abbiamo già una buonissima parte di informazioni per farci un'idea ben precisa sul personaggio, che tra l'altro è interpretato alla grande da Rami Malek. La narrazione poi, nonostante proceda in maniera abbastanza lenta, mantenendo un ritmo costante riesce a creare una grande tensione nello spettatore.

Per quanto riguarda i personaggi secondari, anch'essi sembrano essere ben costruiti, anche se finora li abbiamo visti solo in maniera superficiale, concentrandoci maggiormente su Elliot e su Mr. Robot, interpretato da un Christian Slater che mi è sembrato qui particolarmente in forma. Per quanto mi riguarda l'episodio pilota di "Mr. Robot" ci mette davanti ad una serie che potrebbe potenzialmente essere una bomba perchè già il pilot in sè è una bomba. La speranza è che ovviamente non peggiori. So che la programmazione è già arrivata al quinto episodio e io recupererò gli episodi mancanti a breve per vedere se ho ragione o meno.

Continuerò a seguirla? Sicuramente, l'episodio pilota mi ha intrigato e coinvolto moltissimo e la speranza è che gli episodi successivi siano quanto meno sullo stesso livello, se non addirittura migliori.

Voto: 8

WEEKEND AL CINEMA!

Contro ogni pronostico, il weekend cinematografico cui andiamo incontro è molto molto interessante. Solo quattro le uscite della settimana, ma tutte che potrebbero potenzialmente dire qualcosa a questa estate cinematografica. Analizziamo tutte e quattro le uscite in base ai miei pregiudizi, come al solito!


Left Behind - La profezia di Vic Armstrong


Paradossalmente, anche il film della settimana con Niccolò Gabbia mi interessa abbastanza. So già che sarà una mezza porcatona, so già che come thriller sarà anche piuttosto banale, ma i trailer, sia televisivi sia pure quelli radiofonici, lo stanno pompando talmente tanto che mi hanno fatto scattare un certo interesse. Poi è ovvio che Niccolò Gabbia potrebbe anche fare il film più bello del mondo, ma a me piacerà sicuramente di meno a causa della sua presenza.


Pixels di Chris Columbus


Ed ecco che, tra i tanti film ispirati a giochi da tavolo o videogiochi arriva finalmente l'idea originale, ovvero quella di far ribellare quei personaggi culto dei videogiochi anni '80. Alcune recensioni che ho letto non sono state per nulla benevole a dirla tutta, ma il film continua ad ispirarmi parecchio, non fosse altro che per l'idea che ci sta dietro.


Ex Machina di Alex Garland


Film che ho già visto e la cui recensione, prometto, arriverà a brevissimo. Non voglio anticipare nulla, ma sappiate soltanto che secondo me non è il solito film sui robot e sull'intelligenza artificiale, quindi, se vi capita, dategli un'occhiata!


Kristy di Oliver Blackburn


Ed ecco anche il turno dell'horror della settimana, anch'esso pompatissimo attraverso i trailer televisivi e radiofonici. E' l'horror della settimana, quindi potete stare certi sul fatto che lo vedrò, anche se non so bene quando. Poi c'è Ashley Greene porca miseria!

mercoledì 29 luglio 2015

Se Dio vuole (2015)

Italia 2015
Titolo Originale: Se Dio vuole
Regia: Edoardo Falcone
Sceneggiatura: Edoardo Falcone, Marco Martani
Cast: Marco Giallini, Alessandro Gassman, Laura Morante, Ilaria Spada, Edoardo Pesce
Durata: 87 minuti
Genere: Commedia

Evitando accuratamente tutte quelle commedie italiane che si preannunciano delle ciofeche imbarazzanti, quelle di Carlo Vanzina e di Biggio e Mandelli su tutte, nell'ultimo periodo mi sto un po' dedicando alla commedia italiana. Commedie più che altro leggere, con un cast il più delle volte interessante, dato che spesso e volentieri in Italia il cast è la cosa meno interessante. Già all'epoca dell'uscita di questa pellicola avevo espresso quanto questa nel bene o nel male mi ispirasse, più che altro poi per la presenza di due attori italiani che, seppur non proprio eccezionali, mi piacciono abbastanza come Marco Giallini, visto in "Tutta colpa di Freud" e nella prima stagione di "Romanzo criminale - La serie", e Alessandro Gassman, visto in molte commedie, tra le quali, più recentemente, "Il nome del figlio".

"Se Dio vuole", commedia a stampo religioso che ci mette davanti al solito clichè della lotta tra scienza e fede, vede un affermato chirurgo affrontare la scelta del figlio di diventare prete. Per questo motivo comincerà a frequentare don Pietro Savastano per dimostrare che questi ha fatto il lavaggio del cervello al figlio. Per quanto il tema potrebbe essere interessante, soprattutto qui in Italia dove anche la scienza deve fare i conti giornalmente con la presenza invadente del Vaticano (e lo dico da credente), la cosa si sarebbe potuta sviluppare in maniera sicuramente migliore o comunque più accattivante.

I dialoghi tra don Pietro Savastano e Tommaso non lasciano mai ben trasparire il dualismo tra i due e sembra quasi che questi siano diventati amici subito. Alla fin fine, degli argomenti trattati dalla pellicola non rimane moltissimo allo spettatore, tranne qualche sketch piuttosto estemporaneo e qualche battutina o trovata interessante. Alla fin fine la cosa meglio realizzata del film è proprio il personaggio di don Pietro Savastano, anche se, a dirla tutta, di preti come lui non è che se ne vedano moltissimi in giro. E c'è anche da dire che tutta la questione religiosa qui viene fin troppo semplificata, come se il film fosse indirizzato ad un pubblico di non credenti, che però a livello di sceneggiatura vengono trattati più come cretini che come non credenti con possibilità di avvicinarsi alla religione.

Per quanto riguarda il cast, a parte i già citati Giallini e Gassman, da segnalare la presenza di Edoardo Pesce, anche lui con un ruolo importante in "Romanzo criminale - La serie", ma che, dopo quel ruolo, ancora non gli ho visto far qualcosa di veramente serio. Qui è praticamente una macchietta, che purtroppo fa poco vedere le sue reali qualità d'attore ed appare abbastanza sprecato. Peccato più che altro per il film generale che, in fin dei conti, poteva essere sicuramente qualcosa di meglio.

Voto: 5

martedì 28 luglio 2015

CHI BEN COMINCIA... #1 - Sex & Drugs & Rock & Roll

Sulle serie TV di esperimenti qui sul blog ne ho fatti tanti. Fino a poco tempo fa c'erano i recap, poi sono passato a dei brevi commenti sugli episodi che vedevo durante la settimana, ma entrambe non mi hanno soddisfatto. Ora l'idea è quella di analizzare i pilot delle serie TV per vedere se possono promettere bene e se può valere la pena di andare avanti a guardare la serie. Ovviamente a settembre poi ci sarà l'invasione di pilot e li potrei fare una selezione oppure accorparne di più in un unico post!

L'episodio pilota è sempre qualcosa di molto complicato da giudicare: spesso e volentieri mi è capitato di amare molto un pilot e poi la serie si è rivelata o deludente, come "Wayward Pines", oppure addirittura pessima. Altre volte il pilot non mi aveva convinto appieno, ma poi la serie si è trasformata in un mezzo capolavoro, come ad esempio "Banshee". Raramente invece mi è capitato che ad un pilot brutto conseguisse una serie che migliora sensibilmente. Motivo per cui spesso e volentieri mi concedo sempre un paio di episodi prima di mollare una serie agli inizi.


Sex & Drugs & Rock & Roll

Rete Americana: FX

Trama: Johnny Rock, un tempo cantante degli Heatens, vede ormai con nostalgia la sua carriera da musicista ormai andata in malora. L'incontro con una figlia di cui non sapeva l'esistenza lo porterà a rientrare nel mondo della musica per aiutare la ragazza a sfondare.

Una serie sul mondo del rock e su una ex rockstar ormai andata in malora non me la sarei di certo potuta perdere. La produzione FX poi spesso e volentieri mi soddisfa, già l'anno scorso lo aveva fatto con l'ottima comedy "You're the Worst" di cui attendo impazientemente la seconda stagione. Per ora bisogna dire, in tutta sincerità, che la serie pare funzionare maggiormente nella sua parte drama piuttosto che nella parte comedy: le risate da parte mia sono state abbastanza spinte, mentre al contrario trovo interessante ciò che riguarda il protagonista Johnny Rock e sua figlia Gigi, interpretata dalla bella Elizabeth Gillies e con un bel caratterino che potrebbe, molto presto, farla diventare il vero idolo della serie.

Di musica in questo primo episodio se ne è sentita poco, ma il pilot riesce a stupirci nel finale con una splendida canzone, cantata dalla stessa Elizabeth Gillies, che ci lascia con la speranza che in futuro la musica diventi più importante per l'economia della serie.

Continuerò a seguirla? Per ora sì, il potenziale, sia dal punto di vista della comedy sia da quello del drama, sembra essere abbastanza buono. La speranza è che la serie migliori sensibilmente.

Voto: 6,5

Sense8 - Stagione 1

Sense8
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 12
Creatore: Lana Wachowski. Andy Wachowski, J. Michael Straczynski
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: A ottobre 2015 su Netflix
Cast: Aml Ameen, Doona Bae, Jamie Clayton, Tina Desai, Tuppence Middleton, Max Riemelt, Miguel Ángel Silvestre, Brian J. Smith, Freema Agyeman, Anupam Kher, Terrence Mann, Naveen Andrews, Daryl Hannah
Genere: Drammatico

La trama in breve: In seguito al misterioso suicidio di una donna, otto persone di diverse parti del mondo sviluppano una sorta di collegamento telepatico. Questa capacità permetterà loro di entrare in contatto, di sentire reciprocamente le emozioni e di trovarsi, in qualche modo, in posti diversi. Mentre tentano di scoprire il mistero di questa abilità Jonas si offre di aiutarli, mentre un altro uomo, Whispers, sembra volerli seguire per catturarli tutti.

Netflix è ormai diventata una fucina di serie TV interessanti. Dopo l'apripista "House of Cards", di cui proseguo lentamente il recupero, e "Orange is the New Black" che non è mai riuscito davvero a convincermi, questa è stata senza ombra di dubbio l'annata della conferma, con l'uscita di un paio di serie di qualità altissima come "Marvel's Daredevil" e questa "Sense8", curata dai fratelli Wachowski saliti alla ribalta per la trilogia di "Matrix" e protagonisti di enormi discussioni riguardo al recente "Cloud Atlas", per il quale gli scontri "capolavoro vs ciofeca" hanno fatto una serie indefinita di morti e feriti. Ed io ero dalla parte della ciofeca.

"Sense8", che a "Cloud Atlas" in qualche modo deve molto, rappresenta secondo me un upgrade di questa grande opera dei due fratelli registi. Il senso più o meno è simile: raccontare storie di diversi personaggi che in qualche modo hanno qualcosa in comune, solo che, mentre il film si occupava di racconti da epoche diverse, le storie raccontate in questa serie sono tutte contemporanee, ma si svolgono in diverse parti del mondo. Ed anche per quanto riguarda questa serie vi assicuro, leggendo su molti gruppi di Facebook, che lo scontro "capolavoro vs ciofeca" sta forse facendo più morti e feriti gravi di quello su "Cloud Atlas".

Dopo lo scetticismo dovuto alla prima puntata, che non mi era sembrata un granchè a dirla tutta, il secondo episodio mi ha per davvero convinto e l'innamoramento verso praticamente tutti i personaggi e verso tutte le loro storie ne è stata la diretta conseguenza. Le diverse storie vengono raccontate in maniera accattivante e gli otto personaggi principali sono ben coadiuvati dalle rispettive spalle che, bene o male, recitano la gran parte del tempo solo all'interno di una singola storia. A dare però il massimo valore alla serie è la componente soprannaturale: nonostante questa sia preponderante per lo svolgimento della storia, il tono che si mantiene è sempre sul drama, con questa prima stagione che ci consegna scene emozionantissime come quella in cui tutti i protagonisti si ritrovano ad ascoltare e a cantare insieme la stessa canzone, "What's up" delle 4 Non Blondes per essere precisi, oppure quella in cui, ascoltando il concerto del padre di Riley, si ritrovano tutti a rivivere in qualche modo il momento della propria nascita. Molti sono rimasti anche impressionati dalla scena dell'orgia, ma quella in realtà a me è sembrata quasi fine a se stessa, per quanto ben realizzata.

I collegamenti tra tutti i protagonisti si vedono puntata per puntata e non sono quasi mai multipli, più che altro questo contatto avviene tra due persone, che riescono ad instaurare un'alchimia molto particolare. La serie però vive anche, soprattutto negli ultimi episodi, su una componente mistery che potrebbe rivelarsi davvero interessante per le prossime stagioni, mentre in questa, per l'appunto ci si è concentrati maggiormente sul valore di questa abilità dei protagonisti e sullo scoprirne le diverse potenzialità. Non analizzerò tutte le storie che vengono raccontate perchè sono troppe e lunghe, ma posso certamente dire che, nel bene o nel male, sono state tutte molto accattivanti. Se, con una pistola alla testa, dovessi sceglierne una migliore e una peggiore direi per la migliore senza dubbio quella della cazzutissima Sun, mentre la peggiore, in maniera molto relativa, quella di Kala, che spesso risulta un po' troppo piagnucolosa. Ma pian piano ci si innamora di tutti i personaggi, dall'attore gay Lito, alla hacker transgender Nomi, fino all'autista africano patito di Jean-Claude Van Damme Capheus, passando anche attraverso il poliziotto di Chicago Will, lo scassinatore tedesco Wolfgang e la dj islandese Riley, protagonista poi di un ultimo episodio mozzafiato, in cui tutti acquisiranno una loro importanza capitale all'interno della storia.

Voto (e qui ci si gioca il pezzo da 90): 10!!!

lunedì 27 luglio 2015

Il luogo delle ombre (2013)

USA 2013
Titolo Originale: Odd Thomas
Regia: Stephen Sommers
Sceneggiatura: Stephen Sommers
Cast: Anton Yelchin, Willem Dafoe, Addison Timlin, Patton Oswalt, Gugu Mbatha-Raw, Nico Tortorella, Leonor Varela, Shuler Hensley, Melissa Ordway, Kyle McKeever, Matthew Daniel Page
Durata: 96 minuti
Genere: Thriller, Fantasy

La trama in breve: Odd Thomas è un ragazzo che lavora in una tavola calda a Pico Mundo ed è fidanzato con Stormy, che conosce praticamente da sempre. Ha la capacità di vedere i morti, che il più delle volte gli indicano la via per dare loro giustizia, ma ora la minaccia che deve affrontare è molto più grande: una specie di premonizione, una data precisa e un evento sconosciuto su cui indagare per evitarlo.

Molti prima di me avranno visto "Odd Thomas", in Italia intitolato "Il luogo delle ombre" ed uscito, per problemi legati alle case di distribuzione, con giusto quei due anni di ritardo rispetto all'uscita statunitense. Ormai certe cose sono all'ordine del giorno, quindi è anche inutile stupirsi, eppure devo dire che, tra le uscite della settimana, questa sembrava una delle poche che potesse interessarmi. Non che mi aspettassi grandi cose dalla pellicola, un po' per il fatto di aver letto in giro qualche recensione negativa, un po' perchè con un soggetto del genere è facile fare delle porcate.

"Il luogo delle ombre" è un thriller soprannaturale che ha il merito di non prendersi troppo sul serio e forse forse a dirla tutta i suoi meriti finiscono tutti qui. Per quanto la situazione di partenza sia ben introdotta, con la voce narrante del protagonista a spiegarci per filo e per segno la sua situazione, poi lo sviluppo non mi è sembrato un granchè. Non che mi aspettassi roba alla David Fincher, sia chiaro, ma comunque resta il fatto che siamo davanti ad un film che ha una sceneggiatura molto molto basilare, dei dialoghi che non è che funzionino molto e delle battutine simpa forzatissime che alla fine non sono poi tanto simpa.

Per quanto l'ora e mezza abbondante della sua durata scorra via liscia senza nessun intoppo i problemi di questo film sono più che altro dovuti ad una presenza molto invadente degli effetti speciali, per altro secondo me anche realizzati in maniera poco accattivante, e soprattutto nei dialoghi, come già detto. Se alle battute simpa che non sono simpa si aggiungono anche momenti di amore adolescenziale piuttosto smielato, diciamo che le cose possono solamente peggiorare.

Dal punto di vista recitativo poi non abbiamo performance davvero rilevanti: il protagonista, interpretato da Anton Yelchin mi è parso piuttosto compassato e anche un po' monoespressivo. Ad alzare un po' il livello c'è solo Willem Dafoe, mentre altra nota davvero positiva è la protagonista femminile interpretata da Addison Timlin, già vista in "Uomini di parola". Per il resto il film alla fin fine si lascia anche guardare, ma non si farà mai ricordare.

Voto: 5+

domenica 26 luglio 2015

Wayward Pines - Stagione 1

Wayward Pines
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Chad Hodge
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: FOX
Cast: Matt Dillon, Carla Gugino, Melissa Leo, Toby Jones, Juliette Lewis, Terrence Howard, Reed Diamond, Tim Griffin, Shannyn Sossamon, Charlie Tahan
Genere: Thriller

La trama in breve: Ethan Burke è un agente che, durante la ricerca di due colleghi misteriosamente scomparsi, si ritrova a Wayward Pines, cittadina apparentemente perfetta che però non sembra dare la possibilità ai suoi abitanti di uscire dai suoi confini.

Si era creato dietro a "Wayward Pines" quasi qualcosa di mitologico. Pubblicità dappertutto, contemporanea assoluta in moltissimi paesi con la programmazione originale americana, si parlava addirittura di nuovo "Twin Peaks", che poi un nuovo "Twin Peaks" a cosa dovrebbe servire dato che è stata annunciata davvero una nuova stagione di "Twin Peaks"? La produzione poi, affidata a M. Night Shyamalan, già regista di un paio di cult del thriller che però negli ultimi anni sembra essersi un po' perso per strada. Oltre alla produzione il regista si sarebbe occupato della regia del primo episodio, che alla fin fine si è rivelato essere forse il migliore di tutti.

Partendo da una buona idea, la serie, tratta da una trilogia di romanzi che vengono interamente esplorati nel corso dei dieci episodi che la compongono, pian piano si affievolisce, rivelandosi molto più fumo che arrosto. Se la costruzione del mistero che aleggiava intorno alla cittadina, nel primo episodio, pareva abbastanza buona, pian piano le spiegazioni cominciano ad essere abbastanza forzate, altre addirittura mi hanno fatto parecchio incazzare (parlo forse del salto temporale? Sì, forse proprio di quello sto parlando!).

"Wayward Pines" però, in fondo, qualche merito ce l'ha: alla fine, essendo solo una miniserie (e no, non mi sto riferendo alla massa abnorme di testate giornalistiche online che non avevano capito che fosse una miniserie e scrivevano articoli sul non rinnovo per la seconda stagione... beh grazie al cazzo, io lo sapevo sin dal primo episodio!), di domande ne fa porre molte, ma non ci mette nemmeno troppo tempo a darti delle risposte. Insomma, non fa come "Lost", tanto per fare un esempio. E nel frattempo mi cospargo il capo di cenere e mi dò fuoco per il paragone con "Lost".

Per quanto riguarda invece le performance recitative, la serie si vantava di avere grandi nomi, tra cui il premio Oscar Melissa Leo (per The Fighter come miglior attrice non protagonista) e Matt Dillon, ma purtroppo non ci ho visto questa gran recitazione da parte dei protagonisti. E' stato soprattutto Dillon con i suoi mascelloni a non convincermi del tutto a dir la verità, mentre mi è abbastanza piaciuta Carla Gugino, che con i suoi 44 anni risulta ancora molto molto bella. A non convicermi appieno è stato anche il finale, che mi è parso piuttosto affrettato. Nonostante tutti questi difetti "Wayward Pines" ha avuto il merito di risultare un buon intrattenimento per questi dieci episodi, ma l'eccessivo pompaggio di questa miniserie ha creato delle attese che sono state prontamente disilluse.

Voto: 5,5

sabato 25 luglio 2015

TRASH MOVIES #20 - Ghost Shark

USA 2013
Titolo Originale: Ghost Shark
Regia: Griff Furst
Cast: Mackenzie Rosman, Dave Randolph-Mayhem Davis, Sloane Coe
Durata: 84 minuti
Genere: Monster Movie

La trama in breve: Dopo essere stato ferito da un peschereccio, uno squalo va a morire in una grotta. Misteriosamente, all'interno di quella grotta, lo squalo diventa un fantasma e comincerà ad attaccare chiunque si trovi vicino a qualsiasi corso d'acqua (docce e tazzine di caffè comprese).

Ormai da tre anni a questa parte, in estate arriva l'evento estivo: su SyFy, negli Stati Uniti, va in onda Sharknado, film prodotto dalla Asylum arrivato, pochissimi giorni fa, al terzo capitolo. Quando va in onda questo film, poi c'è il solito raduno con gli amici per vederlo in compagnia. Quest'anno però il canale SyFy si è spinto un bel po' oltre, mandando in onda, nel giro di una settimana, tre potenziali instant cult del calibro di "Sharktopus VS Whalewolf", il già citato "Sharknado 3 - Oh Hell No!" di cui spero di parlarvi il più presto possibile, mentre questa notte andrà in onda "Lavalantula". Per celebrare un po' questo tipo di cinema spazzatura, sono andato a recuperarmi un instant cult di un paio di anni fa, intitolato "Ghost Shark". D'altronde per fare film sugli squali due sono le alternative: o sei Steven Spielberg e giri "Lo squalo", oppure sei la Asylum e ti inventi cazzatone di questo tipo, perchè il genere "squali", fatto seriamente, non ha più nulla da dire per quanto mi riguarda.

Per i puristi del cinema è ovvio che la Asylum sia un po' come l'acqua Santa per un vampiro, per me invece la Asylum è e rimarrà un'azienda geniale, che funziona a meraviglia soprattutto grazie al fatto che i suoi film non vanno mai in perdita. Ovvio che non puoi aspettarti dei filmoni, e anche i piani alti dell'azienda ne sono consapevoli, per questo motivo chi prende sul serio i film prodotti dall'azienda sarebbe meglio se non provasse nemmeno a guardarli, a dirla tutta. "Ghost Shark" ovviamente si inserisce nel filone delle supercazzole filmiche fatte malissimo, in cui ovviamente non c'è trama, ci sono volti seminoti che non sono riusciti ad avere una carriera cinematografica, ma soprattutto ci sono situazioni assurde che ti fanno, il più delle volte, scattare la crassa risata.

Tra i protagonisti abbiamo infatti Mackenzie Rosman, la Ruthie Camden di "Settimo Cielo", serie TV che personalmente non ho mai visto perchè anche solamente la sigla mi ha sempre ispirato odio e voglia di strage. Ovviamente la sua carriera cinematografica non è decollata ed eccola a recitare in porcatone. Per il resto il film procede col tipico canone dell'Asylum: abbiamo un prima scena in cui viene introdotta la vicenda in maniera molto trash, che comporta un paio di morti random e la presentazione del "problema", che questa volta è uno squalo fantasma, ovviamente. Successivamente parte la carneficina, con personaggi che crepano uno dopo l'altro e subito, dopo un paio di minuti parte la sfida a chi crepa per primo tra la gnocca bionda ma stupida e il ragazzo di colore.

La trama per l'appunto non ha proprio nulla da dire, ma sicuramente si può dire che la pellicola mi abbia fatto divertire. Soprattutto grazie ad un paio di tipiche scene scult di cui vi elencherò la top 3:


  • Lo squalo fantasma si materializza in una piscina e mangia, al volo, un tipo che si sta tuffando, la sua testa cadrà, in piedi, sopra una bottiglia di spumante. Poi, ovviamente, parte la carneficina!
  • Ovviamente non può mancare il vecchio ubriacone "so tutto io" riguardo il mistero dello squalo fantasma.
  • Dopo che un tizio ha bevuto una tazzina di caffè, lo squalo fantasma si materializza all'interno del suo corpo e lo divora dall'interno!

Voto: 2
Voto al trash: 7+

venerdì 24 luglio 2015

Ho ucciso Napoleone (2015)

Italia 2015
Titolo Originale: Ho ucciso Napoleone
Regia: Giorgia Farina
Sceneggiatura: Giorgia Farina, Federica Pontremoli
Cast: Micaela Ramazzotti, Libero De Rienzo, Adriano Giannini, Elena Sofia Ricci, Iaia Forte, Thony, Monica Nappo, Bebo Storti, Roberto Zibetti, Pamela Villoresi, Tommaso Ragno, Erika Blanc, Luce Caponegro, Alessandro Tuzzi
Durata: 89 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Anita lavora come manager nella casa farmaceutica Fanelli, ha una relazione con Paride, sposato con due figlie, dal quale scopre di aspettare un bambino e di essere incinta di quattro mesi. Verrà licenziata il giorno dopo aver ricevuto una buona promozione e da quel momento, con l'aiuto di Biagio, segretamente innamorato di lei, comincerà a pianificare la sua vendetta verso coloro che l'hanno licenziata.

Avevo già detto tempo fa, in uno di quei post in cui analizzo le uscite al cinema della settimana, che questa commedia, con protagonista Micaela Ramazzotti, mi ispirava abbastanza. D'altronde in questi ultimi anni, seppur con risultati non proprio eccezionali, ma comunque abbastanza buoni, sembra che il genere un po' si stia risollevando. Possiamo portare come esempi il buonissimo "Smetto quando voglio" di Sidney Sibilia, il carinissimo "Noi e la Giulia" di Edoardo Leo oppure il più giovanile "Maicol Jecson". Se si escludono dunque le porcatone di Biggio e Mandelli o i cinepanettoni o i lavori di Ruffini, che quelli non sono nemmeno film, forse qualcosa di buono lo si può anche trovare in giro per il nostro bel paese.

"Ho ucciso Napoleone" conferma alla grande il trend intrapreso: la seconda opera alla regia di Giorgia Farina, già regista di "Amiche da morire" che non ho mai visto e che potrei recuperare, è una commedia brillante, che riesce, attraverso una buona costruzione dei personaggi a risultare accattivante e a tratti anche abbastanza divertente. La regista e sceneggiatrice Giorgia Farina poi è riuscita a mischiare alla commedia anche il genere giallo/thriller, con un colpo di scena finale che sinceramente non mi sarei mai aspettato.

ATTENZIONE PICCOLISSIMI SPOILER QUA E LA'

Il colpo speciale però è il personaggio di Anita, la protagonista: sarà che io ho da sempre una certa predilezione per i personaggi cinici, con poche emozioni, sarà che forse un po' sono, o vorrei essere, così anche io, ma Anita, interpretata per l'appunto da Micaela Ramazzotti, è qualcosa che forse va anche oltre il cinismo e il suo atteggiamento verso la vita lo vediamo bene sin dalle primissime scene. Nel corso del film questo suo cinismo scemerà un po', eppure, forse con una visione abbastanza pessimista della vita da parte della regista, ci viene fatto capire come, nel momento in cui Anita si lascia un po' di più trasportare dalle emozioni...... viene fottuta allegramente.

Per quanto riguarda le performance recitative io con gli attori italiani sono sempre un po' nel limbo, perchè anche quelli che mi piacciono, hanno sempre quel qualcosa che non mi convince mai appieno. La stessa Micaela Ramazzotti ancora non ho capito se è un'attrice che apprezzo o meno: mi piace molto la sua voce quasi da contralto, voce che non ho avuto modo di sentire nel doppiaggio italiano di "Her", avendolo visto in lingua originale. Ciò che di lei non mi convince è la sua espressività, che talvolta mi pare troppo spinta ed innaturale. Non mi sono piaciuti moltissimo invece i due coprotagonisti, interpretati da Libero de Rienzo, anche lui già visto in "Smetto quando voglio" e da Adriano Giannini, sentito come doppiatore del Joker ne "Il cavaliere oscuro", ma soprattutto visto nel disastroso film con Madonna, "Travolti dal destino" in cui interpretava l'uomo dal nome più ridicolo della storia, Giuseppe Cuccurullo!

Voto: 7,5

giovedì 23 luglio 2015

WEEKEND AL CINEMA!

Dai che forse a sto giro battiamo il record! Ben quattro uscite cinematografiche in questo weekend e nessuna di queste mi interessa veramente. Certo, una o due le potrei guardare, ma di certo senza svenarmi per vederle e senza attenderle con impazienza. Vediamole tutte, esclusi gli immancabili film su Naruto di queste settimane, di cui non me ne frega un cippone, commentate in base ai miei pregiudizi!


Il fidanzato di mia sorella di Tom Vaughan


Iniziamo subito con una romcom americana. Con protagonisti il da me odiatissimo Pierce Brosnan e la da me amatissima, più per motivi estetici che recitativi, Jessica Alba. Prevarrà l'odio verso l'uno o le diottrie perse quando avevo 12/13 anni per colpa dell'altra?


Fuochi d'artificio in pieno giorno di Yi Nan Diao


Dramma/thriller proveniente direttamente dalla Cina con furore, che dal trailer sembra essere un film eccessivamente pesante per poterlo sopportare oltre a questo caldo infinito estivo. In realtà non nego che potrebbe anche essere uno di quei film che potrebbe piacermi, forse se lo vedessi tra qualche mese però.


Il luogo delle ombre di Stephen Sommers


Altro thrillerino estivo, di cui i cinema sono pienissimi in questo periodo, dato che siamo in estate, ovviamente. Potrebbe essere, se si tratterà di una visione leggera, l'unica uscita veramente interessante della settimana e l'unica che potrei anche decidere di vedere in tempi brevi.


Il ragazzo della porta accanto di Rob Cohen


Altro thriller, questa ci sono praticamente solo quelli, stavolta però con Jennifer Lopez. Io non guardo un film con Jennifer Lopez da almeno una quindicina di anni e penso che andrò avanti così ancora a lungo. Anche se questo, guardando il trailer, potrebbe anche sembrare un po' meglio degli altri. Quindi non escludo a priori una visioncina!

mercoledì 22 luglio 2015

Kuroko no Basket - Stagione 3

Kuroko no Basket
(anime, stagione 3)
Episodi: 25
Creatore: Tadatoshi Fujimaki, Shunsuke Tada
Rete Giapponese: Mainichi Broadcasting System, Nippon BS Broadcasting, Tokyo Metropolitan Television, Animax
Rete Italiana: Inedita
Personaggi: Tetsuya Kuroko, Taiga Kagami, Riko Aida, Junpei Hyūga, Shun Izuki, Teppei Kiyoshi, Ryōta Kise, Shintarō Midorima, Daiki Aomine, Atsushi Murasakibara, Tatsuya Himuro
Genere: Spokon

Dopo avervi parlato delle prime due stagioni in un post unico, ecco che dedico, alla terza stagione di questo anime che ho particolarmente adorato, un post tutto suo. In realtà la stagione (o forse addirittura tutta la serie?) è finita qualche settimana fa, ma fino ad ora non ho avuto modo di parlarne per tutta una serie di motivi. Questa è un po' la stagione della resa dei conti, quella in cui nonostante un po' tutti sapessero come sarebbe andata a finire si è riusciti a mantenere alta la tensione e ad inserire anche tutta una serie di puntate dedicate interamente alla generazione dei miracoli, su cui è un po' basato tutto l'anime.

Ripeto che, se voleste vedere un anime sul basket fatto bene e anche realistico dovreste dedicarvi a cose come Slam Dunk, questo più che altro sembra una specie di Holly e Benji trasportato alla pallacanestro, in cui ogni protagonista ha una abilità molto particolare che viene quasi vista come un superpotere per tutti i personaggi. Nel vedere le vicende della squadra del Seirin, quella per cui gli spettatori dell'anime fanno il tifo, ci si imbatte proprio nello scontro tra diversi tipi di personaggi che si devono scontrare con diverse abilità e con diversi modi di giocare a pallacanestro. Le partite che vediamo in questa stagione alla fine sono praticamente solo due: quella tra il Seirin e la squadra di Kise, giocatore completo in grado di imitare le mosse degli avversari e farle sue, e la finale tra il Seirin e il Rakusan, la squadra del temibile Akashi, il capitano della generazione dei miracoli, autoritario con i suoi compagni, che lo seguono ciecamente, e spietato con gli avversari.

Mentre la prima partita contro la squadra di Kise è utile fondamentalmente per dare ai protagonisti la consapevolezza di poter vincere il torneo, è la finale il vero fulcro di questa stagione. Lo scontro tra il Seirin, squadra di Kuroko, che fa del gioco di squadra e dei passaggi la sua arma vincente, e Akashi, che invece comanda sui suoi compagni costringendoli a risolvere da soli le proprie questioni sul campo e pronto a giocare da solo quando le cose si fanno complicate. Lo scontro pian piano si trasforma in una battaglia tra una squadra e un gruppo di giocatori distinti, che però non formano una squadra. E' stato un po' come il primo anno in cui LeBron James andò a giocare ai Miami Heat assieme a Bosh e a Wade: in finale ci arrivi in carrozza, ma quando incontri una squadra vera come i Dallas Mavericks di quell'annata poi la finale la perdi.

Interessantissima, come già detto, tutta quella parte di stagione dedicata alla storia della generazione dei miracoli e di come Kuroko, e tutti i suoi ex compagni di squadra, siano diventati quello che sono attualmente. Questi episodi ci fanno ben capire che tra tutti i componenti della squadra delle medie non c'era un vero e proprio rapporto: la vittoria e l'estremo talento dei componenti della squadra li ha portati a sottovalutare la cosa più importante, ovvero il basket e, una volta finite le medie, a dividersi l'uno dall'altro frequentando ognuno un liceo diverso. Non ho ben capito se il finale fosse anche il finale di serie, anche perchè in realtà per come l'anime finisce, mi sembra che sia un po' la chiusura del cerchio e non abbia molto altro da dire: gli avversari sono stati tutti sconfitti uno dopo l'altro, si è scoperto chi è il guardiano che sta davanti alla porta della "Zona nella zona" (un concetto quasi mitologico troppo difficile da spiegare e che capiranno soltanto gli spettatori dell'anime) e tutti i personaggi hanno un nuovo avversario da battere, il Seirin di Kuroko e Kagami.

Voto: 8

martedì 21 luglio 2015

NOTTE HORROR ON THE BLOG 2015 - Cujo (1983)

Ci siamo! Dopo che i blog Montecristo e Director's Cult hanno aperto le danze lo scorso Martedì, ecco che arriva finalmente il mio turno per la rassegna "Notte Horror on the Blog", che vedrà impegnato un gruppetto di blogger tutti i martedì con doppio appuntamento alle 21 e alle 23 fino alla prima settimana di Settembre. Come avete visto, infatti, in pieno spirito con la rassegna, oggi pubblico ad un orario per me inconsueto! Nella stessa rassegna, organizzata lo scorso anno, avevo parlato di "Mimic" di Guillermo del Toro, stavolta invece è il turno di "Cujo", film tratto da un omonimo romanzo di Stephen King.



USA 1983
Titolo Originale: Cujo
Regia: Lewis Teague
Sceneggiatura: Don Carlos Dunaway, Laurier Currier

Cast: Dee Wallace, Danny Pintauro, Daniel Hugh Kelly, Christopher Stone, Ed Lauter, Kaiulani Lee, Billy Jayne, Mills Watson, Merritt Olsen, Arthur Rosenberg, Breakstone
Terry Donovan-Smith, Robert Elross, Daniel H. Blatt, Robert Craighead

Durata: 90 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Cujo è un San Bernardo di proprietà di Brett Camber, figlio del meccanico Joe Camber, che, dopo aver contratto la rabbia a causa del morso di un pipistrello, si trasforma da giocoso e docilissimo ad un mostro aggressivo, che non si farà problemi ad attaccare i suoi padroni e chiunque si avvicini alla sua abitazione.

Negli anni ho provato più e più volte a leggere qualche romanzo di Stephen King, ma, salvo l'eccezione "Shining", non sono mai riuscito a finirne uno. Non amo il suo modo di scrivere, non amo il suo essere prolisso e il suo addentrarsi troppo nei dettagli delle descrizioni, nonostante per tutti i suoi fan sia un po' il suo punto di forza. Non nego però che le sue storie, la maggior parte delle volte, siano originali e perfette per essere trasposte su pellicola, motivo per cui buona parte dei film tratti da romanzi di Stephen King mi piacciono e mi coinvolgono. "Cujo" è un film horror che ci mette davanti ad un cane che in qualche modo si ribella e, andando contro la sua indole, pacifica, comincia, a causa di una malattia, ad attaccare l'uomo.

Il film, lo si può tranquillamente dire, ha una marea di problemi: ora io non so come il romanzo da cui è tratto sia visto dai fan di Stephen King, ma se devo dirla tutta, il San Bernardo non è certo un tipo di cane che incute timore. Certo, è enorme e tutto il resto, ma per indole è un cane bonaccione, che passa la sua vita dormendo, o forse sono proprio io che me ne sono fatto un'immagine sbagliata guardando il cane Nebbia di Heidi. O forse ancora sarà il fatto che ho in casa due pitbull e il San Bernardo è una razza praticamente agli antipodi. C'è da dire però che molto spesso il genere horror propone dei ribaltamenti rispetto al luogo comune che spesso e volentieri sono poi il fulcro della pellicola stessa.

Per tutta una serie di motivi, purtroppo, non sono riuscito ad apprezzare appieno "Cujo", che si basa su una prima parte che, dopo averci introdotto brevissimamente la causa della malattia del cane, diventa subito noiosa e poco interessante, perchè poco interessanti si rivelano essere i protagonisti della vicenda. I tre personaggi principali sono i componenti della famiglia Trenton: Donna, Vic e il figlioletto Tad, spaventato da una presunta presenza nel suo armadio, questione che poi per tutto il film avrà un'importanza praticamente nulla. Donna è una moglie fedifraga, mentre Vic sembra farsi scivolare addosso la gran parte dei problemi che ha con sua moglie, ma sembra amare profondamente suo figlio. Con il marito lontano da casa, dopo una lunghissima parte introduttiva che ripeto, ho trovato poco utile, si consuma in pratica l'intera vicenda.

Nel momento in cui Donna e Tad si recano dal meccanico Joe Camber per problemi all'auto inizia l'incubo. Verranno attaccati dal non più tanto bonaccione e dormiglione San Bernardo e rimarranno intrappolati in quell'auto, per paura di venire sbranati. "Cujo" è dunque un horror che più che far paura, ci mette davanti ad una sensazione di claustrofobia crescente, dovuta ad una seconda parte ambientata quasi interamente in un auto in cui si sta, pian piano, consumando una tragedia. Più del cane, che dovrebbe essere il cattivo del film, a fare "paura" è la condizione di Tad, costretto per giorni senza acqua e cibo e in preda a continue crisi respiratorie dovute alla disidratazione. Ed è solo in questi pochi frangenti che il film sembra funzionare per davvero, lasciando un po' con l'amaro in bocca per una vicenda che sembra essere, questa volta, un po' sprecata per il grande schermo e forse un po' più adatta alla versione letteraria. Che comunque non penso recupererò perchè ormai ho capito che non mi piace Stephen King e non è forse il caso di insistere troppo.

Voto: 5

Ricordo alle 23 l'appuntamento con il blog Solaris che ci parlerà de "La mosca" di David Cronenberg

Mentre, se voleste recuperare gli appuntamenti della scorsa settimana, dovrete cliccare sui link qui sotto! Man mano i link verranno aggiornati anche con i prossimi partecipanti.

Martedì 14 Luglio

Qui sotto, poi, trovate anche l'intero programma della rassegna!


giovedì 16 luglio 2015

WEEKEND AL CINEMA!

Altra settimana di uscite cinematografiche scarne, con i soliti due film su Naruto di cui ovviamente non parlerò e un film sui Backstreet Boys di cui mi rifiuto di parlare. Questa è la settimana in cui, oltre all'horror dell'anno e forse degli ultimi cinque anni, non ci sono uscite interessanti cui puntare. Vediamole tutte, compreso l'horror del lustro, commentate in base ai miei pregiudizi!


Babadook di Jennifer Kent


Quello che ho da dire su questo film l'ho già detto nella mia recensione scritta sul finire dello scorso anno. L'unica cosa che posso dirvi è, se non lo avete già fatto, di andarlo a vedere perchè questo horror è un vero e proprio capolavoro! Non si sa mai che una scappata al cinema a rivedermelo la faccia anche io! Potete leggere la mia recensione cliccando qui


Entourage di Doug Ellin


Tratto dall'omonima serie HBO che non ho mai visto, non vedo perchè guardare questo film se non ho mai voluto vedere una serie che non mi ha mai ispirato. Probabilmente potrebbe essere comunque cosa buona per i fan della serie, questo non lo escludo, ma non per me!


Spy di Paul Feig


Azionata comedy con protagonista Jason Statham, che dal trailer sembra potersi addire ad una visioncina estiva totalmente disimpegnata. Nonostante il film non mi ispiri in maniera particolare e sia ben lontano dall'essere un fan di Jason Statham, forse una visione potrebbe dunque scapparci!


The Reach di Jean-Baptiste Léonetti


Altra pellicola thriller che potrebbe lasciarsi andare verso lo spionaggio che non mi ispira particolarmente e che dal trailer non sembra avere nulla da dire di nuovo al genere. Lascerò passare inosservata anche questa penso.

mercoledì 15 luglio 2015

Musarañas (2014)

Spagna 2014
Titolo Originale: Musarañas
Regia: Juanfer Andrés, Esteban Roel
Sceneggiatura: Juanfer Andrés, Sofía Cuenca
Cast: Macarena Gómez, Nadia de Santiago, Luis Tosar, Hugo Silva, Gracia Olayo
Durata: 87 minuti
Genere: Thriller, Horror

La trama in breve: A seguito di un infortunio debilitante, un uomo è costretto a vivere, in attesa di guarigione, in casa di Montse e sua sorella minore. Montse, affetta da una grave forma di agorafobia, presto si innamorerà dell'uomo, ma la sorella lo metterà in guardia sul fatto che egli dovrà andarsene al più presto, se non vorrà essere vittima della pazzia di Montse.

Negli ultimi tempi il cinema spagnolo è riuscito a darmi grosse soddisfazioni: talvolta con la commedia, altre con il genere di fantascienza, altre volte anche con film drammatici piuttosto assurdi. Esempi come "EVA", "Ballata dell'odio e dell'amore" e il più recente "Le streghe son tornate" sono esempi validissimi di un cinema che non sempre da noi italiani viene accolto nel giusto modo. Potrei stare qui ad elencare invece almeno centinaia di film validi provenienti dalla Spagna ma ci perderei un sacco di tempo e dovrei creare altrettanti link, probabilmente. Recentissimamente poi vi avevo parlato anche di "La stanza del bambino", horror per la televisione che, pur con i suoi enormi difetti, risultava tesissimo e funzionale per il mezzo attraverso cui veniva diffuso. Veniamo dunque a "Musarañas", consigliato nel corso di queste ultime settimane da moltissimi blogger, la maggior parte dei quali lo ha anche apprezzato alla grande: quale buon motivo dunque per farsi scappare un film del genere?

Prima di tutto ho da fare una piccolissima confessione: pur essendo credente e anche praticante, provo una certa inquietudine verso un certo tipo di crocifissi: una volta, durante una vacanza in Puglia, trovai nella camera dell'albergo, gestito da frati se non ricordo male, un crocifisso fosforescente che mi tenne sveglio per ore, prima che un mio amico, in maniera molto blasfema, si decise a gettarlo fuori dalla finestra. In questo film la religione occupa una componente molto importante: delle due sorelle protagoniste, la maggiore vive seguendo tutti i dettami della vita religiosa, imponendoli alla sorella minore appena diciottenne, riempiendola di varie ossessioni e preoccupazioni. La questione del crocifisso mi è venuta in mente guardando alcune scene di questa pellicola, che contengono vari momenti in cui viene inquadrato un crocifisso ed il modo in cui questo viene inquadrato devo dire che mi ha abbastanza inquietato.

"Musarañas", questione religiosa a parte, è un film che ai più potrebbe anche ricordare "Misery non deve morire": abbiamo il personaggio costretto a vivere in casa di Montse, la maggiore di casa, a causa di un infortunio ed impossibilitato a muoversi. La tensione è tutta costruita in uno spazio molto piccolo: al regista sono bastate due stanzette di una casa ed un corridoio per creare un thriller/horror di grande effetto e di enorme tensione. A ciò contribuisce anche l'agorafobia della protagonista, che non si capisce bene da che cosa sia causata, ma mette sicuramente una grandissima ansia, soprattutto in una delle poche scene in cui la donna tenta di fare anche un solo passo fuori dalla porta di casa. La storia di queste due sorelle, Montse e la minore, che in maniera molto inquietante non viene mai chiamata per nome, viene quasi sempre chiamata "cariño" (tesoro) da sua sorella, che su di lei esercita quasi una sorta di comando, prendendosi anche libertà di punirla quando questa non le obbedisce.

Carlos, l'uomo che a causa dell'incidente si trova intrappolato nella casa delle due, diventa quasi uno spettatore inconsapevole della pazzia di Montse, che, innamoratasi di lui, farà di tutto per tenerlo a sè il più possibile. In tutto questo è anche da sottolineare il rapporto con suo padre, interpretato, nelle visioni di Montse (è morto qualche anno prima della vicenda narrata) dal sempre bravissimo Luis Tosar, che sembra averle impartito un'educazione fin troppo rigida, anche per gli anni '50, periodo in cui è ambientata la vicenda. E da sottolineare in maniera particolare è anche la performance recitativa di Macarena Gomez, già vista per l'appunto anche in "Le streghe son tornate", che riesce a reggere quasi in solitaria gran parte della scena, bucando letteralmente lo schermo.

Voto: 8

martedì 14 luglio 2015

NOTTE HORROR ON THE BLOG 2015

Ve lo ricordate Notte Horror? Il programma televisivo delle calde estati di Italia 1 in cui, a tarda ora, venivano mandati horror di dubbia qualità artistica (anche se alcuni di questi comunque davvero molto validi) e noi giovani passavamo la nottata guardando tali pellicole, infischiandocene più volte della loro assurdità?

Lo scorso anno l'iniziativa proposta da noi blogger era andata molto molto bene, tuttora la recensione da me scritta per quell'iniziativa, dedicata a "Mimic" di Guillermo del Toro è la più letta di sempre su questo blog e spero che le cose si ripetano anche in quest'occasione. Ma questo post in realtà serve ad annunciarvi che con stasera si comincia! Già due blogger cominceranno a dire la loro, uno alle 21 e uno alle 23, e si proseguirà con questo schema ogni martedì fino ad inizio settembre, anche se gli horror di cui parleremo quest'anno si sono di gran lunga alzati di livello!

Questa sera cominceranno a pubblicare il blog Montecristo con la recensione de "Il conte Dracula" alle 21, mentre alle 23 sarà il turno di Director's Cult, che parlerà di "The Wickerman". Il mio turno invece sarà settimana prossima con il film "Cujo", motivo per cui non mi resta altro che dirvi di stare connessi e di godervi le nostre recensioni!

Qui sotto troverete il programma completo della nostra rassegna, con tanto di date ed orari!

Contagious - Epidemia mortale (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Maggie
Regia: Henry Hobson
Sceneggiatura: John Scott
Cast: Arnold Schwarzenegger, Abigail Breslin, Joely Richardson, Aiden Flowers, Douglas M. Griffin, Carsen Flowers, Laura Cayouette, J.D. Evermore, Raeden Greer, Rachel Whitman Groves, Mattie Liptak, Jodie Moore
Durata: 95 minuti
Genere: Drammatico, Horror

La trama in breve: Con l'intera terra colpita dal virus Necroambulist, che trasforma gli uomini in creature simili a zombie, Maggie Vogel viene prelevata da dei funzionari e portata in un ospedale, dove le viene diagnosticata la malattia. Riconsegnata al padre, ella sarà costretta a vivere il decorso assieme a lui a alla sua famiglia, sapendo già che per lei la morte è molto vicina.

Penso che uno dei più bei sogni bagnati per un fan di Arnold Schwarzenegger sia un zombie-movie con il loro pupillo impegnato ad ammazzare zombie con efferata crudeltà. Che io sappia però un film del genere lo ha fatto Dolph Lundgren, altro tamarro dell'epoca d'oro del cinema d'azione, ma a Schwarzy manca ancora. Dite che con "Contagious - Epidemia mortale" potrebbero rimanere soddisfatti? I fan di Schwarzy che si aspettano un zombie movie classico sicuramente no, ma per un semplice motivo: "Contagious - Epidemia mortale" non è un normale zombie movie. Innanzitutto due paroline sul titolo dato dai distributori di benzina cinematografici italiani: un titolo dato per pure questioni di marketing, giocando sul fenomeno zombie senza, probabilmente, aver nemmeno visto il film che stavano titolando. L'originale, "Maggie", ha tutto un altro significato rispetto al titolo dato qui in Italia, ma semplicemente perchè è il film ad avere tutto un altro significato.

Come detto, "Contagious - Epidemia mortale" non è un normale zombie movie. Forse sarebbe meglio dire che a dirla tutta parla di zombie, ma potrebbe tranquillamente parlare di qualsiasi altra malattia non fantascientifica e penso che l'effetto sarebbe forse lo stesso. La scelta degli sceneggiatori è ricaduta sulla malattia degli zombie forse per poter dare l'opportunità di andare a toccare più problematiche in un colpo solo: parlando di una malattia inesistente ma che influenza molto le produzioni televisive e cinematografiche si dà l'opportunità al pubblico di riflettere su una gamma più ampia di situazioni, che vengono ben ritratte nella pellicola. Perchè il film parla, fondamentalmente, del rapporto tra un padre, interpretato per l'appunto da Arnold Schwarzenegger, e sua figlia, interpretata da Abigail Breslin, destinata a morire non appena la malattia da cui è stata colpita farà il suo corso.

In questo film dunque di zombie se ne vedranno pur pochi, ma alla fine la gamma di riflessioni da fare è molto ampia, tanto che tutte le considerazioni tecniche potrebbero tranquillamente venire dopo ciò che riguarda la sceneggiatura, che si muove in maniera lenta, talvolta fin troppo lenta, e ragionata, premendo raramente sull'acceleratore ma lasciando lo spettatore davanti alla storia che viene narrata, che regala una buona dose di emozioni, anche forti. Nonostante poi non siamo abituati a vedere il buon Schwarzy in vesti di attore drammatico, egli se la cava più che bene, vincendo anche in qualche caso quella sua inespressività cronica che sembrava averlo accompagnato per tutta la carriera.

"Contagious - Epidemia mortale" è dunque una pellicola che, pur non essendo un capolavoro assoluto, funziona con quei pochi elementi buoni che la caratterizzano: d'altronde se la regia è da compitino, quanto meno l'idea di un drammone a tema zombie risultava ancora inesplorata e fosse anche solo per vedere Schwarzenegger piangere, ne è valsa la pena di vedere questo film. Quando mai si è visto Schwarzy piangere? Ma soprattutto, prima d'ora, aveva dei condotti lacrimali?

Voto: 7-
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