lunedì 31 agosto 2015

Citizenfour (2014)

USA, Germania 2014
Titolo Originale: Citizenfour
Regia: Laura Poitras
Sceneggiatura: Laura Poitras
Cast: Edward Snowden, Julian Assange, Jacob Appelbaum, Kevin Bankston, William Binney, Glenn Greenwald, Ewen MacAskill, Lindsay Mills, Laura Poitras, Jeremy Scahill, Barack Obama
Durata: 114 minuti
Genere: Documentario

Come ormai probabilmente saprete, il genere documentario non è assolutamente tra i miei preferiti. Più che altro penso sia, forse addirittura di più della commedia e dell'horror, un genere molto molto personale. Avendo la possibilità di svariare sugli argomenti più disparati, il fatto che un documentario possa piacere o meno dipende dalla persona che lo guarda: così come io mi ritrovo interessato a guardare un film documentario sulla mafia come "La trattativa" o così come io mi troverei benissimo con un film documentario sulle esplorazioni spaziali, a qualcun altro magari interessa di più la questione delle armi o le teorie complottistiche sull'undici settembre. Sta alla singola persona, praticamente. Mi sono ritrovato a voler guardare "Citizenfour", più che per interesse, per il fatto che fosse il film documentario che ha vinto all'ultima edizione degli Oscar, quindi più che altro per una questione di importanza.

La storia è quella ben nota che sta dietro alle intercettazioni fatte dagli Stati Uniti, prima ai danni della sua popolazione, poi addirittura verso altre nazioni del mondo - tra cui ad esempio la Germania - che hanno provocato grande scandalo, fulmini e saette sui telegiornali di tutto il mondo. Non so perchè, ma quando uscì quella notizia il mio pensiero fu più che altro basato sul fatto che se ne fossero accorti un po' tardi e stessero un po' svelando il segreto di Pulcinella, ma nel pensare questo non pensavo alle implicazioni che la vicenda potesse avere. E diciamo che "Citizenfour", facendoci conoscere per bene la figura di Edward Snowden e la sua importanza nei fatti in cui fu coinvolto.

Altro punto a favore del film sta nell'atmosfera che viene data alla narrazione: la colonna sonora mette quasi angoscia, l'atmosfera è quasi da thriller d'altri tempi, con la sola differenza che buona parte dell'inquietudine viene provocata da cose successe per davvero e nemmeno troppo tempo fa. E' un'atmosfera che colpisce lo spettatore riuscendo a renderlo davvero partecipe nella narrazione degli eventi. In definitiva "Citizenfour" risulta essere, dal mio punto di vista, un buon film documentario, sempre assumendo che, probabilmente, senza un minimo interesse per la vicenda e senza che avesse vinto il Premio Oscar, magari non lo avrei nemmeno visto.

Voto: 7,5

domenica 30 agosto 2015

CHI BEN COMINCIA... #6 - Narcos

Nuova serie e nuovo episodio della rubrica dedicata ai primi episodi delle serie che decido di vedere. Stavolta tocca ad una produzione di Netflix - per la quale si potrebbe tranquillamente pensare che, dato che il rilascio è in un'unica soluzione, la rubrica sia inutile - che attendevo con una certa ansia, visto che negli ultimi mesi Netflix ha sputato oro ad ogni produzione!


Narcos


Rete Americana: Netflix

Trama: La serie parla della diffusione crescente di cocaina tra Stati Uniti ed Europa, a causa dell'ascesa del cartello di Medellìn e del potere acquisito dal trafficante Pablo Escobar. Due agenti dell'antidroga vengono reclutati ed incaricati di indagare sulla questione e di fermare Escobar.

Normalmente, se devo essere sincero, le storie che parlano di traffico di droga non mi hanno mai attratto. "Breaking Bad" a parte ovviamente, ma quella è tutta un'altra storia. "Narcos", però, ha uno stile molto particolare e il suo primo episodio è adattissimo per creare l'interesse nell'intera serie. Penso che nei prossimi episodi lo stile della narrazione cambierà, visto che in questo si è un po' introdotta la vicenda, più che altro grazie all'utilizzo, molto pressante - e a volte quasi invadente a dirla tutta - della narrazione in terza persona con voce fuori campo. Per ora protagonista indiscusso del primo episodio è stato Wagner Moura, che interpreta Pablo Escobar, che sembra molto ben calato nella parte. Molto interessante anche l'uso di immagini di repertorio all'interno della serie, quasi a voler essere una specie di produzione di denuncia rispetto alla politica adottata dagli Stati Uniti in quel periodo.

Continuerò a seguirla? Non so come, ma sono convinto che il primo episodio, che mi è piaciuto molto, sarà il "peggiore" dell'intera prima stagione. Quindi sì, assolutamente.

Voto: 7,5

Coming Soon (2008)

Thailandia 2008
Titolo Originale: Program na winyan akat
Regia: Sopon Sukdapisit
Sceneggiatura: Sopon Sukdapisit
Cast: Vorakarn Rojjanavatchra, Chantavit Dhanasevi, Sarinrat Thomas, Thanatorn Oudsahakul, Wanchat Kwangmuang, Oraphan Arjsamat, Padiphat Kanokamornsin
Durata: 80 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Shane è un ex tossicodipendente che lavora in un cinema e, venuto in possesso con molto anticipo di un film che verrà proiettato in futuro, decide di riprenderlo illegalmente con la sua videocamera e di venderlo con l'aiuto del fratello della sua ex ragazzo per farle un regalo. Durante la proiezione però il fratello scompare misteriosamente dalla sala e Shane, chiamandolo al cellulare, che squilla nonostante questi non sia presente, si accorge che il ragazzo si trova, morto, all'interno del film.

Alla ricerca di un filmetto semplice semplice da vedere dopo una giornata estenuante, mi sono imbattuto, senza mai nemmeno averlo sentito nominare, in "Coming Soon", un horror proveniente dalla Thailandia che, visti i precedenti che avevo con gli horror di quella nazione, in realtà non si preannunciava affatto come un film facile da reggere. Avendo ancora ben in mente quanto la visione di "Shutter" mi avesse turbato, ho deciso comunque di farmi coraggio e dare un'occhiata ad una pellicola che comunque non era di certo stata molto sponsorizzata in questi anni.

Alla fin fine, terminata la visione, l'idea che mi ero fatto all'inizio sulla pellicola in questione mi è stata più o meno confermata: "Coming Soon" si rivela essere un horrorino abbastanza innocuo a livello di trama, pur avendo dei momenti in cui la tensione si alza molto, creati con delle tecniche semplici, ma per me estremamente efficaci. Non so come mai, ma in quasi tutti i film che guardo di ogni genere, uno degli strumenti di morte che mi ha sempre fatto più impressione è l'impiccagione. Va da sè che essendo la storia basata quasi esclusivamente su un personaggio di un film horror (un film nel film, sì, non mi sto arrovellando su me stesso) che misteriosamente inizia ad uccidere tutti quelli che guardano la scena in cui questo personaggio viene impiccato, la mia paura nel vedere questa donna impiccata che compare all'improvviso e che sembra essere molto minacciosa, nonostante la sua condizione, è stata in certi frangenti abbastanza alta.

Se la componente horror a tratti sembra funzionare, purtroppo però tutto ciò non basta per rendere il film qualcosa da ricordare almeno un po'. Purtroppo la trama risulta essere piuttosto banale e il punto di partenza nemmeno troppo originale quanto potrebbe sembrare. Non mi sembra nemmeno giusto parlare di occasione sprecata, dato che "Coming Soon" nasce come film di intrattenimento e in questo, quanto meno, funziona. Anche i mezzi usati per incutere paura, per quanto semplici e a volte abbastanza funzionanti, sembrano quasi un qualcosa di estemporaneo e non riescono mai a creare una tensione costante che permei l'intera atmosfera della pellicola.

Voto: 5,5

sabato 29 agosto 2015

Minions (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Minions
Regia: Pierre Coffin, Kyle Balda
Sceneggiatura: Brian Lynch
Personaggi: Kevin, Stuart, Bob, i Minions, Scarlett Sterminator, Herb Sterminator, Walter Nelson, Madge Nelson, Professor Flux, , regina Elisabetta II
Durata: 91 minuti
Genere: Animazione

La trama in breve: I Minion esistono sin dall'alba dei tempi, con un solo scopo: servire il padrone più cattivo del mondo. Dopo aver ucciso per sbaglio molti dei loro padroni, decidono di isolarsi dal mondo, andando a vivere in Antartide. Senza padrone, i Minion cadono in depressione, così Kevin, Stuart e Bob decidono, nel 1968, di partire alla ricerca di un padrone da servire.

Dopo aver particolarmente apprezzato i due capitoli finora usciti di "Cattivissimo me", in cui avevamo una buona storia da narrare e delle buonissime macchiette come i Minion, personaggi fantastici che erano protagonisti delle scene più divertenti di entrambi i film, la domanda che ci si pone è una sola, fondamentalmente: saranno in grado, i Minion, di reggere un film come protagonisti? E' chiaro che il successo di questi personaggi porti le case di distribuzione a tentare la strada del film su di loro, facendolo uscire ufficialmente come prequel alla saga di "Cattivissimo me". La risposta alla domanda però è, per quanto mi riguarda, presto data: un no secco, che probabilmente non lascia troppe riserve o possibilità che mi possa ricredere.

Bisogna partire qui da un assunto fondamentale: non sempre dei personaggi che sono adatti a fare la spalla - e i Minions erano delle spalle da paura, con quel loro modo di divertire piuttosto ignorante e caciarone - sono in grado di portare avanti un film da protagonisti. Di tentativi ne sono stati fatti nella storia del cinema e anche della serialità televisiva, qualche volta con successo, ma ancora di più con un grande insuccesso. "Minions" dunque diventa un esempio lampante di questo assunto, dato che il film, indirizzato più che altro ad un pubblico infantile che, ne sono sicuro, si divertirà di brutto, risulta essere un'accozzaglia di scenette che magari fanno anche ridere qualche volta, ma che non risultano ben legate tra di loro. Se poi a non funzionare ci si mette anche la spalla - che qui diventa anche un po' la spalla delle spalle, in un loop infinito difficile da decifrare - che sarebbe il cattivo Scarlett Sterminator, il film risulta abbastanza difficile da digerire.

Qualcosa da salvare in tutto ciò però c'è e bisogna tenerne conto. Qualche scena che mi ha fatto divertire di gusto c'è stata, lo devo ammettere, ma la cosa che personalmente mi ha mandato più in brodo di giuggiole è stata la colonna sonora. Essendo il film ambientato nel 1968, la colonna sonora vede al suo interno brani storici di quell'epoca che se mi mettessi ad elencarli tutti, per quanto mi piacciono, finirei dopodomani. Da segnalare però ad esempio il brano "My Generation" dei The Who, oppure "Purple Haze" di Jimi Hendrix o ancora "Hair" tratto dalla colonna sonora dell'omonimo musical.

"Minions" si rivela dunque essere una delusione piuttosto annunciata, per lo meno per quanto mi riguarda, per cui restava sì la curiosità di come si sarebbero comportati quei simpatici personaggi in un film tutto loro, ma per il quale, contemporaneamente, nutrivo grossi dubbi sull'effettiva riuscita della cosa. Eppure sono convinto che un pubblico più piccolo potrebbe veramente amare questo film e divertircisi molto. Peccato che per me non è stato così.

Voto: 5

venerdì 28 agosto 2015

RAINBOW DAY - "Pride" (2014)

In occasione del settimo bloggeanno della nostra Arwen Lynch, creatrice del blog "La fabbrica dei sogni", si è organizzata, su una sua idea, una giornata per i diritti delle coppie omosessuali, visto che, un paio di mesi fa, sono stati legalizzati i matrimoni gay negli Stati Uniti. D'altronde - piccola nota polemica - è facile mettere la foto del profilo color arcobaleno mentre lo fanno tutti (magari senza nemmeno sapere perchè), ma parlarne un paio di mesi dopo quando la cosa ormai si è raffreddata non è cosa da tutti!


Regno Unito 2014
Titolo Originale: Pride
Regia: Matthew Warchus
Sceneggiatura: Stephen Beresford
Cast: Bill Nighy, Imelda Staunton, Dominic West, Andrew Scott, George MacKay, Ben Schnetzer, Joseph Gilgun, Freddie Fox, Paddy Considine, Faye Marsay, Jessie Cave, Monica Dolan, Liz White, Karina Fernandez, Jessica Gunning, Lisa Palfrey, Menna Trussler, Nia Gwynne, Jack Baggs, Kyle Rees, Chris Overton, Joshua Hill, Rhodri Meilir, Dyfan Dwyfor, Johnny Gibbon, Laura Matthews, Jordan Metcalfe
Durata: 116 minuti
Genere: Commedia, Drammatico

Per quanto riguarda questa giornata celebrativa ho scelto di parlare di "Pride", film britannico uscito nelle sale italiane nel corso di Dicembre del 2014 che io, per questioni di tempo, non ero ancora riuscito a visionare. Da questo punto di vista però, molte recensioni positive nel corso di questi mesi mi avevano, in qualche modo, fatto venire l'acquolina in bocca e un film che già era da tempo nella mia lista, non me lo sono lasciato sfuggire nel momento in cui ho avuto l'occasione di parlarne.

"Pride" è un film che tratta di solidarietà, in qualche modo. Solidarietà tra due categorie di persone molto differenti che però, in qualche modo, hanno intenzione di combattere per i propri diritti: l'idea di un gruppo di omosessuali, da questo punto di vista, diventa dunque quello di solidarizzare con la protesta dei minatori, che da tempo mettono in atto uno sciopero contro le decisioni politiche e lavorative di Margaret Thatcher. Una solidarietà che ovviamente verrà ben accolta da qualche appartenente al gruppo dei minatori, mentre altri invece, non saranno contenti di questa collaborazione con gli omosessuali. D'altronde, un pregiudizio imperante in quel periodo - ma anche ora se stiamo proprio a vederla tutta - era quello secondo cui due categorie così profondamente diverse non potessero trovare un punto di incontro: il minatore è un lavoro da "uomo vero", che non può essere conciliato con l'instaurazione di un'amicizia con un gruppo di omosessuali. Le due categorie sono talmente diverse ora - quindi pensate un po' quanto lo fossero trent'anni fa - che la cosa appare quasi come una rivoluzione.

Il merito di "Pride" sta dunque quasi tutto nel contestualizzare molto bene la situazione in cui si trovano i protagonisti: difficile non empatizzare per loro, ma, al contempo, difficile è anche non vedere quanto grande fosse l'abisso tra le due categorie. Abisso che però, in qualche modo, si può colmare ed entrambi possono trovare un punto di incontro, che alla fine si basa solamente sulla solidarietà tra due categorie, sì molto diverse, ma che in qualche modo vivono un periodo di discriminazione e di vessazione da parte del governo. I personaggi del film - molti a dire la verità - sono quasi tutti ben delineati e le loro storie personali, con alcune di esse anche solo accennate, vanno a fondo nel cuore dello spettatore.

Ultimo, ma assolutamente non meno importante, merito della pellicola, va alla colonna sonora, che prende brani dell'epoca inserendoli tutti nel loro giusto contesto. Ancora di più lodevole il fatto di non aver inserito a tutti i costi musica che fosse iconica del mondo gay, cosa che con un film del genere sarebbe potuto essere uno degli errori più gravi e un clichè anche parecchio fastidioso. "Pride" risulta dunque una pellicola sicuramente sopra la media e sicuramente anche molto coinvolgente che, a suo modo, funziona a meraviglia.

Voto: 8

Partecipano alla Rainbow Day e al bloggeanno di Arwen Lynch e del suo "La fabbrica dei sogni" anche i seguenti blog:



giovedì 27 agosto 2015

WEEKEND AL CINEMA!

Con la fine di Agosto tornano le uscite cinematografiche in numero consistente e le vediamo tutte commentate secondo i miei pregiudizi!


Quando c'era Marnie di Hiromasa Yonebayashi


Evento speciale dello Studio Ghibli andato nei cinema negli scorsi tre giorni e di cui vi ho parlato ieri su questo blog, visto che, miracolosamente, sono riuscito a non perdermelo come al solito. Se non lo aveste già fatto vi consiglio di recuperarvi la mia recensione, molto sentita questa volta!




A Blast di Syllas Tzoumerkas


Pellicola Greca, coproduzione tra molti paesi appartenenti all'Unione Europea, tra cui anche l'Italia, che sembra essere una potenziale bomba, alla visione del trailer e che io personalmente non mi lascerei scappare.




Il grande quaderno di János Szász


Tratto dal libro "Trilogia della città di K", che non ho letto, vedendo il trailer non ho ancora ben capito se il film mi ispira o meno. Me lo potrei tenere per momenti di magra, visto che in questo periodo ho un paio di recuperi per me importanti in cantiere.




In un posto bellissimo di Giorgia Cecere


La fine di Agosto ci porta anche nelle sale i film italiani, con una pellicola che sembra essere un mezzo polpettone per cui non farò certo i salti mortali per vederlo.




Love is in the Air di Alexandre Castagnetti


Commedia romantica francese del 2013, che arriva qui da noi col tipico ritardo dei distributori italiani, ma che sembra poter essere un recupero piuttosto interessante. D'altronde non mi ricordo, negli ultimi anni, di essere rimasto mai totalmente deluso da una commedia francese.




Minions di Kyle Balda, Pierre Coffin


Prequel della saga di "Cattivissimo Me" che ho già avuto modo di vedere e sul quale preferisco non sbilanciarmi per ora perchè qualcosa mi dice che la recensione uscirà molto molto a breve... Tipo Sabato forse!




Mirafiori Lunapark di Stefano Di Polito


Altra commedia italiana di cui, visto il cast, avrei fatto volentieri a meno.




Partisan di Ariel Kleiman


Pellicola australiana con Vincent Cassell, presentata al Sundance, anch'essa una potenziale bomba che personalmente non mi lascerei scappare. Il trailer è stato quasi illuminante, nella speranza che non sia troppo bugiardo rispetto al resto del film!




Professore per amore di Marc Lawrence


Stavolta è ora di una commedia sentimentale americana che mi ispira poco o nulla. Mi terrò la visione, se mai avverrà, per momenti bui. Poi io Hugh Grant non lo posso proprio vedere. Marisa Tomei sì, ma Hugh Grant proprio no!




Qualcosa di buono di George C. Wolfe


Troppi sono i film che escono questa settimana, decisamente troppi. Questo film però, come dice il titolo, pare davvero essere qualcosa di buono e soprattutto con un cast molto molto interessante. Staremo a vedere.




Taxi Teheran di Jafar Panahi


Film molto sponsorizzato sui telegiornali italiani a causa del divieto di girare film in Iran per un periodo definito di tempo. In realtà la pellicola in questione potrebbe essere più importante che realmente bella, però una visione gliela si può concedere, appunto, per la sua importanza.

mercoledì 26 agosto 2015

Quando c'era Marnie (2014)

Giappone 2014
Titolo Originale: 思い出のマーニー (Omoide no Mānī)
Regia: Hiromasa Yonebayashi
Sceneggiatura: Keiko Niwa, Masashi Andō, Hiromasa Yonebayashi
Personaggi: Marnie, Anna, Yoriko Sasaki, Kiyomasa Ōiwa, Setsu Ōiwa, Anziana signora, Nutrice, Hisako, Sayaka, Professore d'arte, Dottor Yamashita, Toichi
Durata: 102 minuti
Genere: Animazione

La trama in breve: Anna, ragazzina orfana di dodici anni che vive con la madre adottiva Yoriko a Sapporo, viene convinta dai suoi medici, a causa della sua grave forma d'asma, a passare l'estate in un villaggio marittimo a Hokkaido, assieme a una coppia di suoi parenti. Faticando a fare amicizia con chiunque, dopo aver discusso con una sua coetanea, Anna comincia a visitare quasi ossessivamente una villa apparentemente abbandonata, che però, durante la sera, sembra animarsi. Una sera, davanti a quella casa, conosce Marnie, con la quale stringerà un profondo rapporto di amicizia.

Contro ogni più ragionevole pronostico, questa volta ce l'ho fatta a non perdermi l'evento speciale cinematografico di questi tre giorni e sono riuscito ad andarmi a vedere "Quando c'era Marnie", film che in qualche modo annuncia la chiusura, per un certo periodo di tempo, dello Studio Ghibli - poi un giorno magari aprirò un capitolo sul fatto che non si sa bene il perchè questi film non vengano trattati come tutti gli altri e vengano visti come eventi speciali, senza contare il fatto che il cinema a me più vicino lo dava solo in orari pessimi. Ho iniziato abbastanza tardi ad apprezzare i film d'animazione dello Studio Ghibli, ma, come si sul dire, meglio tardi che mai, e gli ultimi lavori che ho visionato, bene o male, li ho apprezzati tutti, partendo dal per me capolavoro "Si alza il vento" sino ad arrivare al più recente "Storia della Principessa Splendente".

Ispirato al romanzo della scrittrice britannica Joan G. Robinson, intitolato "When Marnie Was There", il film vede innanzitutto un paio di adattamenti atti a trasportare la storia in Giappone, piuttosto che a Londra dove sarebbe ambientato il romanzo. Niente di così trascendentale ovviamente, ma sono sicuro che i fanatici della fedeltà al romanzo a tutti i costi avranno da dire anche su questo. Su tutto il resto ovviamente non mi esprimo, perchè del romanzo sinceramente non sapevo nemmeno dell'esistenza. Ancora una volta però lo Studio Ghibli riesce a colpire nel segno, narrando una storia che questa volta non è tanto indirizzata ai più piccoli, quanto più che altro adatta per un pubblico che per me si attesta dai tredici anni in su, perchè un bambino un po' più piccolo forse non apprezzerebbe.

"Quando c'era Marnie" inoltre ci mette davanti a due personaggi femminili che sono uno più complicato dell'altro: come se non bastasse la realtà delle cose a far affermare ad ogni uomo che le donne sono complicate, ci si mette anche questo film, che ci presenta i personaggi di Marnie e di Anna dando loro dei ritratti psicologici molto approfonditi, per i quali spesso e volentieri basta solamente un'immagine per far capire allo spettatore lo stato d'animo del personaggio. L'ambientazione poi è molto affascinante, la casa abbandonata in cui si consumano gli incontri tra Anna e Marnie, o la collina che sta davanti all'enorme casa - che richiama in più scene la parte di "Si alza il vento" in cui Jiro e Nahoko si incontrano dopo tanti anni e la ragazza sta dipingendo un quadro sopra una collina - o ancora la scena in cui la casa diventa improvvisamente abitata dalla famiglia di Marnie, che dà una grande festa in suo onore. Il tutto è permeato da un interessante alone di mistero che nel finale si risolve forse in maniera un po' prevedibile, ma sicuramente giusta per quel che riguarda lo sviluppo della storia.

La critica più frequente fatta al film è quella che non sia permeato dalla stessa magia presente nei lavori precedenti dello studio, ma, personalmente, non sono molto d'accordo. Per quanto forse la trama sia un po' più classica rispetto a quello a cui ci ha abituato lo studio, la pellicola riesce a far riflettere e ad immedesimarsi, in qualche modo, in una o in entrambe le protagoniste. E il finale, per come viene messo in scena, è un vero colpo al cuore, l'ennesimo datomi dallo Studio Ghibli, nella speranza che non sia l'ultimo in assoluto.

Voto: 8-

martedì 25 agosto 2015

CHI BEN COMINCIA... #5 - Fear the Walking Dead

Ritorna, come annunciato, la rubrica sugli episodi pilota delle serie TV e oggi è il turno della serie evento di questa settimana, quel "Fear the Walking Dead", spin-off della più famosa "The Walking Dead" di cui si parla da qualche mese a questa parte.


Fear the Walking Dead


Rete Americana: AMC

Trama: La serie, spin-off di "The Walking Dead", segue le vicende di una famiglia alle prese con le prime fasi dell'epidemia zombie.

Molti spettatori si aspettavano tanto da questa nuova serie di AMC, basata su "The Walking Dead", che avrebbe narrato le prime fasi del contagio zombie. Io no, non mi aspettavo molto, anzi, quasi nulla. Magari un po' più di azione, magari una recitazione un po' migliore sì, ma non mi aspettavo certo mari e monti. L'inizio, con un episodio pilota forse un po' troppo lungo, è stato un po' strano per quanto riguarda i miei gusti: la prima scena mi è piaciuta abbastanza, ma a questa è seguita una lunga fase di presentazione dei personaggi che mi ha fatto ricordare, bene o male, quelli che sono i difetti di "The Walking Dead", ovvero lunghe puntate in cui succede poco o nulla. Dal punto di vista recitativo ho odiato letteralmente la recitazione di Frank Dillane, che interpreta Nick, per il quale tra l'altro, detto sinceramente, si poteva evitare tranquillamente il clichè del drogato che per primo vede gli zombie e non viene creduto. Diciamo che questa scena sarebbe stata tranquillamente credibile anche con una persona "normale", anzi, avrebbe creato dei risvolti psicologici ancora peggiori se possibile. Penso comunque che sulla psicologia dei personaggi si possa fare un buon lavoro in futuro e che la serie abbia delle buone potenzialità, soprattutto considerando che è uno dei primi lavori che vedo che parlano dell'inizio del contagio e non di quando tutto è in fase avanzata.

Voto: 6-

Continuerò a seguirla? Confido nelle potenzialità che ci vedo. D'altronde un sacco di gente pensa che "The Walking Dead" faccia cagare, ma non si sa come è tipo la serie più seguita al momento in tutto il mondo, non vedo perchè non dovrei continuare con questa!

The Gallows - L'esecuzione (2015)

USA 2015
Titolo Originale: The Gallows
Regia: Travis Cluff, Chris Lofing
Sceneggiatura: Travis Cluff, Chris Lofing
Cast: Reese Mishler, Pfeifer Brown, Ryan Shoos, Cassidy Gifford
Durata: 77 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Nel 1993, a seguito di un malfunzionamento della scenografia di uno spettacolo teatrale, la forca per l'impiccagione si attiva, uccidendo Charlie Grimille nel bel mezzo dello spettacolo. Venti anni dopo lo stesso liceo tenta di completare quello spettacolo mai terminato.

Non so se siano peggio i film horror tutti uguali che escono nelle sale negli ultimi anni oppure io che, imperterrito, continuo a guardarli pur sapendo a cosa mi troverò davanti. "The Gallows - L'esecuzione" è l'ennesimo film in found-footage o mockumentary o con telecamerina a mano che fa sembrare le riprese fatte a cazzo di cane - a questo punto potete decidere voi come chiamare questo genere, sapendo che a me, nel 90% dei casi, fa abbastanza vomitare - che passa nei nostri cinema. Il perchè non si sa bene, ma in qualche modo qualche distributore pazzo lo trovano sempre nel nostro paese e questo distributore ci sta anche che ci guadagni qualcosina dalla distribuzione di questo film.

Il mistero più grande dietro questa pellicola alla fine non è perchè quattro bimbiminkia a caso, tra cui segnalerei le belle Cassidy Gifford e Pfeifer Brown, decidano di prendere una videocamera e di indagare su uno spettacolo teatrale finito male venti anni prima, quanto più che altro come abbia fatto un filmetto del genere, con cast di volti ignoti, abbia trovato un distributore che lo abbia portato nei nostri cinema. Ecco, in questo caso se avesse trovato un distributore di benzina che lo cospargesse di carburante e ne bruciasse tutte le pellicole - sì, lo so che ormai le pellicole non esistono più ed è tutto in digitale, grazie per la precisazione - sarebbe stato meglio no?

Il film, lungo la bellezza di soli 77 minuti, si snoda in due tronconi, il primo lungo un'ora, mentre il secondo lungo gli ultimi 12 minuti. I cinque finali sono di titoli di coda ovviamente. Lungo il primo troncone del film abbiamo questi quattro bimbiminkia che girano con la telecamerina a mano nei sotterranei di un teatro di un liceo e non succede assolutamente nulla di rilevante. A parte dialoghi buttati a caso, qualche spostamento o rumore in sottofondo in stile "Paranormal Activia" - continuo a precisare che lo chiamo così perchè, come l'Activia, fa cagare - non succede proprio null'altro. Poi nell'ultimo quarto d'ora ci piazzano lo spiegone, le scene si fanno più veloci e i jumpscare - ovvero i BUBBUSETTETE - si fanno molto più frequenti. Solo che non fanno paura.

Vi prego, se dovete condannare a morte qualcuno, come dovrebbe far intendere il titolo del film, mettete a morte i due registi e i due attori maschi - le due ragazzette lasciatele a me che ci si diverte - che magari in futuro eviteranno di inquinare il mondo con cose del genere. E seconda cosa, smettiamola di promuovere i film con frasi come "il film che ha terrorizzato l'america": ormai lo sappiamo tutti che pensate che gli americani siano degli idioti fifoni, non c'è bisogno di continuare a sottolinearlo.

Voto: 1

lunedì 24 agosto 2015

MINISERIE - Wet Hot American Summer: First Day of Camp

Wet Hot American Summer: First Day of Camp
(miniserie)
Episodi: 8
Creatore: David Wain, Michael Showalter
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Inedita
Cast: Amy Poehler, Bradley Cooper, Paul Rudd, Elizabeth Banks, Janeane Garofalo, Jason Schwartzman, Marguerite Moreau, Christopher Meloni, Ken Marino, Joe Lo Truglio, Molly Shannon, Michael Ian Black, Zak Orth, Michael Showalter, Kristen Wiig
Genere: Commedia

Nella rubrica in cui parlo degli episodi pilota delle serie TV - rubrica appena nata che sta decisamente andando bene a livello di visite e che presto evolverà e aumenterà la sua frequenza a causa dell'inondazione di pilot che ci attende a Settembre, vi avevo parlato del primo episodio di "Wet Hot American Summer: First Day of Camp", miniserie prequel di un film cult del 2001 - che non ho mai visto e ho intenzione di vedere ora che ho finito la serie - il cui primo episodio, che attendevo con curiosità, mi aveva soddisfatto con qualche riserva.

Ci ho messo un po' a proseguire nella visione, non tanto perchè la serie non mi interessasse, quanto più che altro per via del poco tempo che sto dedicando alle serie TV, eppure devo dire che alla fine della visione ne sono rimasto abbastanza soddisfatto, mantenendo comunque, bene o male, le stesse riserve che avevo dopo la visione del pilot. Probabilmente l'idea che sta dietro a questa serie è molto più comprensibile se prima si è visto il film di cui sarebbe il prequel, però spero che, facendo il percorso contrario, mi possa godere comunque la cosa appieno.

La comicità presente in questi otto episodi funziona abbastanza bene: vengono mescolate sapientemente componenti un po' volgari e caciarone - migliaia e migliaia sono i doppi sensi a sfondo sessuale che non sono nemmeno stato lì a tenerne il conto - con delle componenti un po' più non-sense, che alla fin fine sono stati i miei momenti preferiti. Come dimenticarsi, ad esempio, l'episodio in cui Gene subisce uno scherzo telefonico, e passa tutto l'episodio ad inseguire i due che lo hanno messo in atto, utilizzando tutte le tecniche imparate quando faceva la spia.

Anche il cast ha funzionato bene, un cast con nomi abbastanza di primo piano come Bradley Cooper - che a dirla tutta compare abbastanza poco in un ruolo più che altro marginale, ma che nel finale saprà sorprenderci alla grande - oppure John Hamm, reduce da "Mad Men" e da una comparsata divertentissima in "Unbreakable Kimmy Schmidt". Personalmente il mio preferito è stato il personaggio di Gene, interpretato da Christopher Meloni, che sono sicuro che quando vedrò il film mi regalerà grosse soddisfazioni, così come ho apprezzato anche Lindsay, la giornalista infiltrata nel campeggio interpretata da Elizabeth Banks. Alla fin fine il risultato non sarà stato certo eccezionale o in grado di far gridare al miracolo, ma in questi otto episodi che compongono la miniserie mi sono piuttosto divertito e forse questa era la cosa che contava di più!

Voto: 7

domenica 23 agosto 2015

L'A.S.S.O. nella manica (2015)

USA 2015
Titolo Originale: The DUFF
Regia: Ari Sandel
Sceneggiatura: Josh A. Cagan
Cast: Mae Whitman, Robbie Amell, Bella Thorne, Bianca A. Santos, Skyler Samuels, Allison Janney, Ken Jeong, Nick Eversman, Romany Malco, Chris Wylde
Durata: 101 minuti
Genere: Commedia

La trama in breve: Bianca è una ragazza, che vive la sua vita da liceale assieme alle sue migliori amiche, le bellissime Madison e Casey. Durante una festa però il suo mondo crolla, grazie alla rivelazione di Wesley, suo vicino di casa, che le dice che lei per le sue amiche sarebbe l'A.S.S.O. ovvero una "Amica Sfigata Strategicamente Oscena", di cui le due si servirebbero per far risaltare ancora di più la loro bellezza.

L'arrivo nei cinema di "L'A.S.S.O. nella manica" - terribile traduzione dell'originale "The DUFF" - era stato da me accolto con tanto interesse, soprattutto dopo aver recentemente rivisto, per l'ennesima volta, il cult "Mean Girls". L'idea che stava alla base di questa produzione, guardando il trailer, sembrava proprio essere qualcosa di simile a quel cult del 2004 con un cast poi diventato, col passare degli anni, ancor più strepitoso. "The DUFF" - preferisco chiamarlo così d'ora in poi per questioni di brevità - non ha certo dalla sua un cast molto noto, ma sarà stato capace di soddisfare le mie aspettative?

Il responso è presto detto: un po' sì e un po' no, ma sicuramente più sì che no (mamma mia che giro spettacolare che ho fatto). Da una parte "The DUFF" non mi è sembrata una commedia cattivella al punto giusto come mi sarei aspettato, eppure, nel suo non essere particolarmente cattiva, la sua comicità funziona abbastanza. Il film è pieno di momenti divertenti, momenti che attualizzano questo tipo di commedia portandola all'epoca dei social, che diventano presto un argomento piuttosto predominante dell'intera storia. A funzionare poi è anche la protagonista, interpretata da una brava Mae Whitman, che non è che sia brutta, - sia chiaro, non mi piace particolarmente - ma viene letteralmente messa in ombra dalle due sorgenti di luce che sono le sue due migliori amiche ed è proprio dalla schiettezza del suo vicino di casa / migliore amico / sicuro fidanzato che nasce la sua crisi. A.S.S.O. infatti significa "Amica Sfigata Strategicamente Oscena" - in inglese "Designated Ugly Fat Friend - ovvero quell'amica un po' bruttina cui si affiancherebbero le più patate per far brillare ancora di più la loro stessa luce. Posto il fatto che non ci sarebbe stato bisogno di un A.S.S.O. per notare le sue due amiche.

Il film in questione non risulterà essere qualcosa di nuovo nel panorama della commedia "scolastica" americana, ma ha sicuramente il merito di aggiornarsi e di rinnovarsi, affrontando temi sicuramente più attuali rispetto al solito - sarà che fino a un paio di anni fa sembrava che i liceali americani vivessero ancora negli anni '90 - sfruttando purtroppo anche un paio di clichè che non riesco a sopportare. Sarò sempre convinto che il giorno in cui aboliranno la tipica scena della prova dei vestiti con tanto di musichetta idiota e balletti odiosissimi, il mondo del cinema diventerà sicuramente un posto migliore.

Voto: 6,5

sabato 22 agosto 2015

Marebito (2004)

Giappone 2004
Titolo Originale: Marebito
Regia: Takashi Shimizu
Sceneggiatura: Chiaki Konaka
Cast: Shinya Tsukamoto, Tomomi Miyashita, Kazuhiro Nakahara, Miho Ninagawa, Shun Sugata
Durata: 91 minuti
Genere: Horror

La trama in breve: Masuoka, reporter freelance sofferente di depressione, è ossessionato dal vedere e rivedere le sue riprese. Dopo aver assistito e ripreso un suicidio in metropolitana, egli vorrà indagare sulle motivazioni che hanno spinto l'uomo a compiere quel gesto, attratto dall'espressione di terrore che l'uomo aveva in volto prima di uccidersi. Scoprirà, nei sotterranei della città, una donna completamente nuda, che lui chiamerà F, che si nutre esclusivamente di sangue umano, e la porterà in casa sua.

Quando ti appassioni in maniera particolare ad un genere cinematografico finisci per provare un po' di tutto. E' stato un po' quello che è successo a me lo scorso anno, in cui, dopo aver provato negli anni passati qualche esponente del genere, mi sono appassionato in maniera particolare all'horror orientale, guardando esponenti del genere provenienti da un bel po' di nazioni di quella zona: Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Cina, persino Singapore e Filippine. A volte ne sono rimasto estasiato, altre volte un po' interdetto, raramente deluso del tutto. Inoltre, il regista di "Marebito" - film consigliatomi da moltissimi - , tale Takashi Shimizu, è uno di quei registi che non ho ancora capito se ritenerlo un genio visionario oppure una sola con qualche colpo di fortuna. Il giudizio su di lui non lo posso ancora chiudere perchè ho visto solamente "Ju-On - The Grudge" - che mi ha terrorizzato letteralmente, ma solo dopo ho scoperto essere il terzo capitolo della saga e non il primo -, poi il suo remake americano, diretto dallo stesso Shimizu, che però non mi ha particolarmente impressionato. Poi ho anche visto "The Shock Labyrinth" che è stato un gigantesco MEH e "7500" anch'esso piuttosto deludente.

"Marebito", presentato al Festival del Cinema di Venezia nel 2004, dopo la visione rimane per me un grande mistero. La partenza della pellicola e tutta la sua prima parte, in cui il protagonista si trova a riflettere sul terrore che si prova prima di morire guardando delle sue riprese - è un giornalista freelance - che ritraggono un uomo che sta per suicidarsi, è folgorante. La regia è pazzesca, talvolta un po' sporca, talvolta seguendo la telecamera a mano del protagonista, altre volte lasciandosi andare ad inquadrature davvero interessanti. In questa prima parte, che procede in maniera molto lenta, come un po' tutto il film, si riesce ad interessarsi per bene al protagonista e a cercare di seguirlo nelle sue indagini, che sono chiaramente roba per uno spostato mentalmente, ma che contengono al proprio interno argomenti per me di reale interesse.

Nella seconda parte poi, Subito dopo che il protagonista scopre F, una donna seminuda che si nutre solo di sangue umano nei sotterranei della metropolitana, il film si sgonfia. Ma non è il tipico calo fisiologico di quei film che hanno buone idee e non sanno come svilupparle a dovere. Lo sgonfiamento di questo film è dovuto più che altro alla volontà del regista di inserire tante, tantissime, decisamente troppe cose. Il risultato alla fine è prevedibile: lo spettatore - ovvero io e solamente io - inizia pian piano a disinteressarsi alle vicende che vengono narrate, perchè sembrano non avere un filo logico l'una con l'altra. E' così che del destino di F non mi sono particolarmente interessato, così come di tutti i pipponi che si fa il protagonista sulla morte e sul volto del terrore perdono progressivamente di mordente.

L'errore di Shimizu, un po' come in "The Shock Labyrinth" è dunque quello di aver voluto creare un film che non è riuscito a gestire appieno, con una simbologia decisamente troppo complessa per essere compresa da qualcuno che non appartiene alla stessa cultura del regista. Siamo ben lontani ad esempio all'errore fatto in "7500" ovvero quello di aver banalizzato di brutto la trama, riducendola ad un finale scontato e prevedibilee con un colpo di scena abbastanza fastidioso. Qui l'eccessiva complicatezza della trama la rende sfilacciata e di difficile lettura, riducendo il tutto ad un gigantesco MEH!

Voto: 5,5

venerdì 21 agosto 2015

Descendants (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Descendants
Regia: Kenny Ortega
Sceneggiatura: Josann McGibbon, Sara Parriott
Cast: Dove Cameron, Cameron Boyce, Booboo Stewart, Sofia Carson, Mitchell Hope, Kristin Chenoweth, Melanie Paxson, Brenna D'Amico, Sarah Jeffery, Zachary Gibson, Jedidiah Goodacre, Dianne Doan
Durata: 111 minuti
Genere: Fantasy, Musical

La trama in breve: Nel regno di Auradon Ben, figlio della regina Belle e del re Adam (la Bestia), si sta preparando alla sua imminente incoronazione. Per questo motivo pensa al suo primo editto: concedere ai figli di Malefica, Jafar, la Regina Cattiva e Crudelia De Mon di studiare nella scuola di Auradon, dato che i loro genitori sono esiliati da tempo nell'isola degli Sperduti. Ovviamente i quattro convinceranno i loro figli Mal, Jay, Evie e Carlos a ordire un piano per liberare i cattivi dall'isola degli Sperduti.

Dire che la rivisitazione delle fiabe Disney come noi tutti le conosciamo è la moda del momento è un eufemismo gigantesco, anche se in realtà penso che la cosa, ai produttori cinematografici e televisivi, stia sfuggendo un po' di mano. Ad esempio, "Once Upon a Time", con la sua quarta stagione, ha un bel po' sbroccato, mentre al cinema si sono già fatti un po' di danni - anche se un film decente come "Cenerentola" è uscito - e ne sono stati annunciati altri. Arriva dunque, come ultimo in ordine cronologico, "Descendants", film prodotto da Disney Channel che vede come protagonisti i discendenti di quei personaggi che abbiamo conosciuto tramite le fiabe Disney.

Pur conoscendo il canale di provenienza - e soprattutto il fatto che la maggior parte dei film originali prodotti dallo stesso non è che siano granchè - ho deciso di dare un'occhiata a questa produzione. Produzione chiaramente indirizzata ad un pubblico ben più giovane rispetto alla mia età e che, ancora prima di visionarla, ho saputo sin dall'inizio a chi consigliarne la visione - sia per questioni di età mentale (se mai leggerai questa recensione non volermene, era una battuta dovuta), sia per questioni "familiari" diciamo, dato che sono sicuro che questa persona, se mai vedrà questo film, lo farà vedere anche a sua sorella - e sapevo bene che cosa mi sarei trovato davanti. Nonostante tutte le riserve del caso trovavo che l'idea di base fosse comunque qualcosa di quanto meno decente rispetto alle idee cinematografiche che circolano nell'ultimo periodo.

Alla fin fine, pur essendo "Descendants" indirizzato ad un pubblico ben diverso rispetto a me, devo dire che, nel bene e nel male, questo film me lo sono abbastanza goduto. Certo, la parte iniziale mi è parsa un bel po' patetica, ma, con tutti i pregi e difetti del caso questo film ha le potenzialità per diventare un cult generazionale al pari di "High School Musical" - che contro ogni pronostico ho visto persino io - o di "Camp Rock". I personaggi di cui ci interessa maggiormente sono proprio i figli di quattro cattivi Disney, come Malefica, la Regina Cattiva di Biancaneve, Jafar e Crudelia De Mon, personaggi che sono costruiti in maniera giusta e che più o meno si comportano come ci aspetteremmo, ovvero vivendo il tipico tormento adolescenziale che ti porta a scegliere tra il bene e il male, con la sola differenza che questi sono stati educati sin dall'inizio a seguire il male.

Il film poi presenta anche un paio di brani musicali abbastanza interessanti, che non ascolterei al di fuori del film nemmeno sotto tortura, ma che ci stanno abbastanza bene nell'economia della pellicola. Da questo punto di vista è da tenere d'occhio l'attrice classe '96 Dove Cameron (che interpreta Mal, la figlia di Malefica) che esibisce buonissime doti canore nel brano "If Only" e che sicuramente, come buona parte delle attrici uscite da Disney Channel, prima o poi reciterà in un film o in un video musicale in cui dovrà passare la maggior parte del tempo nuda o in bikini (vi ricordate quel capolavoro di "Spring Breakers"? Ecco, lì le protagoniste erano sempre nude e uscite da Disney Channel. Oppure, ancora più facile, ma sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, Miley Cyrus!!!). Da segnalare poi, come punto a favore di "Descendants" l'attrice che interpreta proprio Malefica, tale Kristin Chenoweth, la cui interpretazione e il cui personaggio, abbastanza ironico, piscia letteralmente in testa a quello più blasonato interpretato da Angelina Jolie in "Maleficent".

Voto: 6+

giovedì 20 agosto 2015

CHI BEN COMINCIA... #4 - Kevin from Work

Torna la rubrica sugli episodi pilota delle serie TV che riesco a guardare - anche se in questo periodo mi sto più che altro concentrando su quelle già in onda e cerco di non iniziarne di nuove - con una serie comedy iniziata da poco (sono andati in onda due episodi, entrambi facenti parte della prima serata di messa in onda). Da settimana prossima e poi con settembre comincerà l'inondazione di serie TV. E lì sarà difficile resistere!

Kevin from Work


Rete Americana: ABC Family

Trama: Kevin sta per trasferirsi per lavoro in Italia. Prima di trasferirsi si ubriaca ad una festa e scrive una lettera a Audrey, una sua collega, confessandole il suo amore per lei. Peccato che al'ultimo momento il trasferimento salta e Kevin sarà costretto a lavorare ancora con Audrey, nell'imbarazzo generale.

Le serie firmate ABC Family, "Pretty Little Liars" e "Young & Hungry" a parte, solitamente le evito come la peste, perchè hanno quasi tutte delle trame che ritengo poco interessanti e non ne guardo nemmeno il pilot. "Kevin from Work" invece sembrava poter essere una comedy dalla trama interessante, sinceramente una cosa che precedentemente non avevo mai visto, ma che purtroppo in qualche modo ho vissuto, ovviamente con le dovute proporzioni e senza i vari stratagemmi da serie TV. Purtroppo però l'episodio pilota non mi ha convinto per nulla: i personaggi mi sono sembrati piuttosto piatti, le battute abbastanza sempliciotte e scontate e soprattutto poco divertenti, a parte giusto un paio di situazioni.

Continuerò a seguirla? Sto pensando se concedergli un altro episodio o meno.

Voto: 5-

WEEKEND AL CINEMA!

Penultimo weekend cinematografico di Agosto e penultimo weekend cinematografico con uscite ridottissime rispetto al solito. Quattro sono le uscite di questa settimana di cui una veramente interessante, l'altra la vedrò semplicemente per il suo genere di appartenenza, mentre una non mi interessa per nulla, dato che si tratta dell'ennesimo sequel di una saga di cui non ho mai visto nemmeno un secondo, e l'altra stendiamo un velo pietoso. Vediamo ora tutte e tre le uscite commentate secondo i miei pregiudizi!


Breaking Dance di John Swetnam


Io non sopporto per nulla i film sul mondo del ballo, ancora di più se ci aggiungi la tematica di Youtube e, soprattutto, il fatto che ci sia di mezzo la danza hip hop. Motivo per cui salterò bellamente questa pellicola figlia di "Step Up" senza crearmi troppi problemi di sorta.


L'A.S.S.O. nella manica di Ari Sandel


Pellicola adolescenziale che potrebbe avere molti punti in contatto con il cult del genere "Mean Girls", che ho rivisto di recente. Sicuramente il paragone che ho appena fatto è molto importante, eppure, visti anche i vari trailer, qualcosa mi dice che la pellicola non mi deluderà.


Mission: Impossible - Rogue Nation di Christopher McQuarrie


A me del fatto che il buon Tom Cruise giri le scene d'azione senza controfigura - certo, il dio di Scientology d'altronde lo protegge in ogni caso, perchè lui è quello che dispone di più soldi per l'intera comunità - mi frega proprio nulla. Così come nulla me ne è mai fregato di questa saga action di cui tutti parlano benissimo ma di cui io mi sono anche solo stufato di sentirne parlare sinceramente.


The Gallows - L'esecuzione di Travis Cluff, Chris Lofing


Come sapete gli horror che escono al cinema raramente me li perdo e questo, tra l'altro, sembrava anche abbastanza interessante dopo la lettura della trama. Poi però ho anche visto il trailer e mi sono accorto che ci sono ben due cose che odio: la ripresa con telecamera a mano e le tipiche frasi promozionali come "il film che ha terrorizzato l'America" o "non avete mai avuto così tanta paura". E lì mi è venuta la certezza che questo film sarà forse la più grande puttanata horror dell'anno.

mercoledì 19 agosto 2015

Ant-Man (2015)


USA 2015
Titolo Originale: Ant-Man
Regia: Peyton Reed
Sceneggiatura: Edgar Wright, Joe Cornish, Adam McKay, Paul Rudd
Cast: Paul Rudd, Evangeline Lilly, Corey Stoll, Bobby Cannavale, Michael Peña, Tip "T.I." Harris, Wood Harris, Judy Greer, David Dastmalchian, Michael Douglas
Durata: 117 minuti
Genere: Supereroi, Azione

La trama in breve: Quando Scott Lang, ex ladro, viene rilasciato dalla prigione, viene in contatto con il Dottor Hank Pym, che lo convincerà ad aiutarlo e a vestire i panni di Ant-Man, per impedire che la sua formula per il rimpicciolimento venga rubata e finisca in mani non appropriate.

Con l'ottimo "Guardiani della Galassia", uscito alla fine del 2014, e con "Avengers: Age of Ultron" si è ufficialmente chiusa la seconda fase del progetto del Marvel Cinematic Universe e si va verso una terza fase che promette vere e proprie scintille, soprattutto nel momento in cui uscirà "Captain America: Civil War" che promette di essere il film più importante per tutto l'universo cinematografico creato dai Marvel Studios. "Ant-Man", basato su un supereroe considerato dai più minore, anche se lo stesso Stan Lee avrebbe dichiarato essere il suo preferito, chiude idealmente la seconda fase e prepara all'apertura della terza - che verrà aperta proprio da "Captain America: Civil War" - , nonostante la storia che viene narrata, per ora, sembra essere quasi totalmente a sè stante, a parte per le ormai famose scene dopo i titoli di coda.

Ora, sarà che Ant-Man, da quel poco che so sui fumetti, sembra essere un supereroe abbastanza sfigatello, sarà che ai tempi in cui ho saputo del film a lui dedicato le mie aspettative non erano particolarmente alte, sarà soprattutto che dopo l'abbandono di Edgar Wright - regista della cosiddetta "Trilogia del Cornetto" - si sono abbassate ancora di più, devo dire che alla fin fine qualcosa di davvero buono nel film c'è. Il problema fondamentalmente sta nel fatto che nei giorni successivi all'uscita sono iniziate ad uscire recensioni molto positive, altre addirittura entusiaste, solo che, secondo me, c'è stata un po' un'esagerazione della cosa, che oltre ad alzarmi delle aspettative che precedentemente erano molto basse, mi hanno lasciato poi, alla fine della pellicola, con una mezza delusione.

Per vedere "Ant-Man", come qualunque film della Marvel, ormai si è capito che bisogna mettersi nell'ottica del fatto che la trama seguirà bene o male lo stesso canovaccio. Gli spettatori che apprezzano questo universo cinematografico lo sanno, così come lo sanno anche i vari detrattori, che spesso e volentieri evitano a monte il problema, non guardando proprio il film. L'idea che sta dietro la pellicola dedicata ad Ant-Man però è quella di prendere un nuovo supereroe - che tra l'altro nella storia dei fumetti cambia alter ego più e più volte, quindi era giusto anche usare questo stratagemma per avvicinarsi maggiormente alla generazione attuale - e presentarne la nascita. In tutto questo il film funziona abbastanza bene, mostrando però, per quanto mi riguarda, qualche momento di stanca nella parte centrale. Ovvio poi anche che il trend intrapreso dalla Marvel è quello di condire le produzioni cinematografiche con molta ironia e molte battutine, che qui funzionano forse ancora meglio rispetto alle produzioni precedenti. A livello di storia però a deludere è il cattivo, che mi è sembrato un po' buttato lì solo con l'intento di dare al film un senso che non fosse solamente quello della lunga presentazione del protagonista.

Funzionano abbastanza anche i tre grandi protagonisti della pellicola, interpretati da un Paul Rudd in buonissima forma, da una Evangeline Lilly che la forma, ovviamente fisica, non la perderà mai - anche se trovo quei capelli a caschetto deludentissimi, mannaggia a lei - , ma soprattutto da un Michael Douglas che oltre a regalarci i momenti migliori della pellicola, lo vediamo anche in una versione ringiovanita che si avvicina - e non di poco - alla realtà (se interessati potete trovare tutte le spiegazioni del caso a questo link). A non essermi particolarmente piaciuti sono stati un po' i comprimari, su tutti quel Michael Peña, già visto in "Gracepoint", che purtroppo faccio molta molta fatica a sopportare come attore.

Voto: 6,5
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