mercoledì 30 settembre 2015

GNOCCA AWARD - LUGLIO/SETTEMBRE 2015

Con la fine del terzo trimestre di questa annata cinematografica e televisiva arriva, puntuale, la rubrica prevalentemente per il pubblico maschile in cui io - e soltanto io - eleggo le mie donzelle preferite, viste in film o serie TV nel corso di questi tre mesi. Come al solito, ricapitolo il regolamento scritto da me!
  1. Cinque nomi ogni trimestre. Non uno di più non un di meno, per un totale di 20 nomi in un anno.
  2. Le 20 selezionate nel corso dei quattro trimestri vanno a concorrere per il premio gnocca dell'anno, la cui classifica non è detto che sia coerente con quella dei singoli trimestri (ci sono gnocche che si dimenticano subito e gnocche di cui ci si innamora di brutto)
  3. Non verrà fatto due volte lo stesso nome nel corso di due trimestri diversi. Più chiaramente le cinque che voterò oggi, anche se meritevoli, non verranno rivotate nel prossimo trimestre.
  4. I cinque nomi che farò sono frutto di una dura selezione operata solo ed esclusivamente tra le gnocche viste in uno dei film o delle serie TV che ho visto e recensito in questo trimestre. Non si va indietro nel tempo e nel prossimo semestre non si considereranno le gnocche escluse da quello precedente (a meno di non averle viste in altri film nel corso del trimestre).
  5. Sono possibili delle menzioni d'onore, ovviamente senza il contributo fotografico.
Dunque, se vi foste persi il primo episodio e il secondo episodio non dovete fare altro che recuperarlo al relativo link! 

Menzioni d'onore fuori dalla classifica:

Elizabeth Gillies (USA, 22 anni, Vista in: Sex & Drugs & Rock & Roll)
Kate Mara (USA, 32 anni, Vista in: Fantastic 4 - I fantastici 4)
Willa Fitzgerald (USA, 24 anni, Vista in: Scream: The TV Series)
Bérénice Marlohe (Francia, 36 anni, Vista in: 5 to 7)
Constance Wu (USA, 33 anni, Vista in: Fresh off the Boat)
Amanda Seyfried (USA, 29 anni, Vista in: Ted 2, Giovani si diventa)


5 - Rachel McAdams


Nazionalità: Canadese
Età: 36 (37 a Novembre)

La bellissima Rachel McAdams, fattasi conoscere per il suo ruolo di Regina in Mean Girls, più invecchia più diventa bella. Il suo ruolo in "Southpaw - L'ultima sfida" è troppo breve per essere apprezzata sul serio - anche se comunque la sua bellezza ne viene risaltata -, ma quest'anno è stata un po' il fiore all'occhiello della seconda stagione di "True Detective" dove... WOW




4 - Mackenzie Davis


Nazionalità: Canadese
Età: 28

Ho recuperato entrambe le stagioni di "Halt and Catch Fire" nel corso di questa estate e la seconda stagione è stata un vero e proprio capolavoro. Ma a farsi notare moltissimo è anche la bellezza di Mackenzie Davis, la sua apprezzatissima ostinazione a non portare il reggiseno e le sue magliette corte. In più sembra anche molto molto simpatica.




3 - Emma Roberts


Nazionalità: Statunitense
Età: 24
Vista in: Scream Queens

Quando ho saputo della notizia che Emma Roberts non avrebbe partecipato a "American Horror Story: Hotel" ho pianto per tre giorni. Poi però è arrivato "Scream Queens" a tirarmi su il morale con una serie che - oltre a un buon campionario di gnocche - vede una Emma Roberts in splendida, proprio splendida, forma!




2 - Carlson Young


Nazionalità: Statunitense
Età: 24 (25 a Ottobre)

Sono stato indeciso per molto tempo su chi, nel cast della serie di Scream, preferissi tra Carlson Young e Willa Fitzgerald - che comunque è stata inserita nelle menzioni d'onore - e alla fine la scelta è ricaduta sulla "giovane figlio di carlo" (traduzione letterale del nome, se la battuta non dovesse arrivare immediatamente) che oltre a essere la più bella dell'intero cast è anche la più bitch di tutte. E ciò non guasta affatto!




1 - Emmy Rossum


Nazionalità: Statunitense
Età: 29 anni

Una sera ho visto "Qualcosa di buono" e ho notato quanto fosse bella Emmy Rossum. Per colpa della sua bellezza ho iniziato "Shameless" e me ne sono follemente innamorato - di lei e anche della serie, di cui mi mancano una manciata di puntate per finire il recuperone -. Purtroppo non ho altre parole per descriverla!

Un disastro di ragazza (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Trainwreck
Regia: Judd Apatow
Sceneggiatura: Amy Schumer
Cast: Amy Schumer, Bill Hader, Brie Larson, Colin Quinn, John Cena, Ezra Miller, Tilda Swinton, LeBron James, Barkhad Abdi, Method Man, Daniel Radcliffe, Marisa Tomei
Durata: 126 minuti
Genere: Commedia

Gli uomini vivono una vita nella quale - per retaggio sociale - pensano che la monogamia sia sopravvalutata. Qualunque uomo d'altronde vorrebbe mille mila milioni di ragazze, non dover rendere conto a nessuna di esse e poi, un giorno, mettere la testa a posto e sposarsi. Per retaggio sociale questi uomini sono un po' visti come degli eroi, loro sì che hanno capito tutto dalla vita e nessuno dirà mai niente di male sul loro conto. Di contro, se mai una donna dovesse fare una cosa del genere, sarebbe additata come una zoccola. In tutti i piccoli paesini del mondo - compreso Vimodrone - c'è sempre quella ragazza che quando la gente la vede dice "ah, ma quella l'ha data a mezzo paese!" e poi, guarda caso, io son sempre nella metà sbagliata, com'è questa storia? Tutto questo sproloquio in realtà non è il delirio di un pazzo - un po' sì, dai - ma più che altro una considerazione atta ad introdurre per bene la trama della pellicola di cui vado a parlarvi.

"Un disastro di ragazza" parla di questa ragazza - ma va? - che ha vissuto la sua vita considerando la monogamia sopravvalutata, grazie più che altro all'ultimo insegnamento lasciatogli dal padre prima di essere cacciato di casa dalla moglie. Sì, perchè gli uomini che vivono con questa filosofia, prima o poi, vengono cacciati di casa, è matematico. La sua regola ferrea è quella di avere rapporti con uomini attraenti o meno senza però mai dormire assieme a loro, per evitare di legarsi troppo. Ovviamente però prima o poi lei si accorgerà di essersi innamorata di un uomo e via dicendo la storia prosegue secondo gli schemi tradizionali  e su cui il pubblico ancora gode parecchio, della commedia romantica.

A non essere per nulla tradizionale è la protagonista Amy Townsend, interpretata da Amy Schumer - protagonista della serie "Inside Amy Schumer" che non ho mai guardato, ma non mi ispira moltissimo, dato che non amo gli sketch -. Amy non è la tipica belloccia da commedia romantica, così come non è nemmeno la tipica sfigatella da commedia romantica: ha una vita sessuale più che appagante e, sinceramente, io la trovo anche piuttosto bruttina. Ma - cosa sconvolgente rispetto agli standard della romcom - è una donna divertentissima, spara battute a raffica e molte di esse fanno anche ridere, che non è che sia proprio roba da poco.

Inoltre il cast di comprimari funziona soprattutto grazie a comparsate di personaggi famosi che non sono proprio degli attori di professione. Si parte da un John Cena che qualche esperienza l'ha avuta, che è anche ad un livello piuttosto bassino, ma che mi ha particolarmente convinto nel suo ruolo. Abbiamo poi anche un LeBron James - che qui interpreta se stesso - che risulta più che credibile come attore e che non vedo l'ora di vedere prossimamente in "Space Jam 2"! Insomma, "Un disastro di ragazza" risulta, in fin dei conti, una romcom che, seguendo il classico schema del genere, riesce a distinguersi soprattutto a livello di divertimento!

Voto: 7+

martedì 29 settembre 2015

Masters of Sex - Stagione 3

Masters of Sex
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 12
Creatore: Michelle Ashford
Rete Americana: Showtime
Rete Italiana: Prossimamente su Sky Atlantic
Cast: Michael Sheen, Lizzy Caplan, Caitlin Fitzgerald, Teddy Sears, Nicholas D'Agosto, Annaleigh Ashford
Genere: Drammatico, Storico, Biografico

Nonostante serie drama di questo tipo non appartengano in maniera particolare a quelle che sono le mie corde a livello di gusti, sia la prima sia la seconda stagione di "Masters of Sex" mi avevano particolarmente sorpreso. Certo, sia chiaro, il ritmo è dei più lenti che si siano mai visti e spesso e volentieri un po' di sensazioni vicine alla noia le ho provate, però, soprattutto nel primo ciclo di episodi - mentre nel secondo si vedeva già un calo non irrilevante - la serie riusciva a stupire per l'umanità in cui venivano trattati i suoi temi e soprattutto piaceva di più del normale perchè parlava di caramelline di sesso. Che poi ci mancherebbe anche che una serie che si chiama "Masters of Sex" parli di sesso senza mostrare nulla, avvalendosi pure della presenza di una sempre più gnocca Lizzy Caplan, un'altra che da "Mean Girls" in avanti è solamente migliorata a livello di pheegaggine.

Purtroppo ciò che iniziavo a sospettare con la seconda parte della seconda stagione si è verificato, in pieno, nella terza: innanzitutto le serie targate Showtime hanno sempre una tendenza a sbroccare o ad alternare stagioni buone a stagioni piuttosto scadenti - forse l'unica serie che ancora non ha vissuto questo calo è "Shameless", che procede in maniera sempre più goduriosa - il problema è che qui non solo si è calati vertiginosamente rispetto alle prime stagioni, pur mantenendo un'ottima qualità registica e recitativa, sia chiaro, ma presto - ed è una sensazione che ho avuto sin dai primi episodi questa volta - il tutto ha lasciato spazio alla noia. Ebbene sì, questa terza stagione di "Masters of Sex" mi ha particolarmente annoiato, ho fatto più e più volte fatica a decidermi di guardare un episodio della serie.

Che il sesso abbia stufato? No beh, sinceramente non penso che qui dalle mie parti siamo arrivati addirittura a questi livelli. Il problema è che forse è stata proprio la serie "Masters of Sex" a stufarmi in realtà, perchè pur riconoscendone il valore a livello registico e anche di contenuti, purtroppo basa il suo stile narrativo su un ritmo che, continuando ad incedere così lentamente, fa davvero fatica ad attirare l'attenzione del pubblico, o, quanto meno, a mantenerla per tanto tempo. Anche perchè la serie non sembra per nulla che si stia avviando verso una breve conclusione, qui pare che ce ne sarà ancora per anni. Tanto per dire, anche "The Affair" - che tra poco riprenderà - ha un incedere piuttosto lento, ma quanto meno ha saputo davvero catturare l'interesse in maniera creativa.

"Masters of Sex" invece si è persa strada facendo e dopo le prime due stagioni in cui a livello di contenuti l'avevo piuttosto gradita, siamo arrivati ad una terza che è proceduta in maniera stanca e piuttosto ripetitiva. Andrò avanti con la prossima stagione? Sinceramente non lo so, è una cosa che penserò a Luglio quando verrà di nuovo mandata in onda.

Voto: 6-

lunedì 28 settembre 2015

Mia madre (2015)

Italia, Francia 2015
Titolo Originale: Mia madre
Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Valia Santella
Cast: Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti, Beatrice Mancini, Enrico Ianniello, Pietro Ragusa, Tony Laudadio, Stefano Abbati, Anna Bellato, Davide Iacopini, Lorenzo Gioielli, Tatiana Lepore, Domenico Diele, Renato Scarpa
Durata: 106 minuti
Genere: Drammatico

Non ho mai avuto un vero e proprio rapporto con il cinema di Nanni Moretti. Dei suoi nemmeno tanti lavori, vista la carriera ormai quasi quarantennale, ne ho visti solamente due - compreso quello di cui vi vado a parlare in questa recensione - di cui il primo è stato quel "La stanza del figlio" vincitore a Cannes nel 2001, visto se non ricordo male in prima superiore, in un periodo secondo me totalmente sbagliato che non mi ha fatto apprezzare appieno la pellicola dato che mi ricordo che la trovai di una noia mortale. Con "Mia madre" completo finalmente la triade dei film presentati all'ultimo Festival di Cannes dai registi nostrani, dopo avervi parlato di "Youth - La giovinezza" di Paolo Sorrentino e di "Il racconto dei racconti" di Matteo Garrone.

La pellicola ha un impianto autobiografico e lo si comprende subito: la centralità della figura di Nanni Moretti all'interno del film la si vede sin dalle prime immagini, soprattutto sapendo il fatto che la madre è morta nel 2010, mentre il regista lavorava a "Habemus Papam", dopo un lungo periodo di malattia. La protagonista del film, Margherita, interpretata da Margherita Buy, è colei che incarna un po' la figura di Moretti: è una regista, sta lavorando al suo film che procede di fronte a mille difficoltà e la madre è malata da tempo e sta per morire, è solo una questione di tempo. Nanni Moretti invece interpreta Giovanni, il fratello di Margherita.

Il rischio di cadere nell'autocelebrazione e nel protagonismo eccessivo del regista qui era molto alto e forse un po' Moretti ci è caduto, ma d'altronde ho sempre pensato che il regista "si piaccia" un po' troppo e spesso e volentieri, cosa che ho notato anche in varie interviste, finisce per innalzarsi un bel po'. Inoltre il suo modo di recitare - che personalmente mi piace -, la sua voce e il suo modo di scandire le parole danno quasi l'impressione che i suoi personaggi vogliano un po' darti la lezioncina, vogliano insegnarti qualcosa e farti anche pesare quell'insegnamento.

Per questo motivo "Mia madre" finisce per far arrivare per bene il suo messaggio al pubblico, il dolore della malattia e della perdita della madre è quasi tangibile e il tutto funziona piuttosto bene. Inoltre, ad impreziosire il lavoro, si inseriscono poi buone interpretazioni da parte di tutto il cast, tra cui mi piace sottolineare quel John Turturro che qui ha un ruolo non fondamentale, ma che comunque mi ha particolarmente impressionato per la sua capacità di calarsi in un ruolo in cui è richiesto di interpretare un attore che non è in grado di ricordarsi le battute che deve recitare. Oltre che un omaggio alla madre, "Mia madre" è un omaggio al cinema italiano, con il quale Moretti vorrebbe distaccarsi dai soliti schemi per parlare anche di temi importanti come la condizione dei lavoratori, messaggio che in realtà mi è sembrato piuttosto marginale, puntando molto di più su quello che è il ruolo di un regista nella lavorazione di un film.

Voto: 7,5

domenica 27 settembre 2015

TOP 5 - I miei libri preferiti

Ebbene sì, domani mattina si comincia a lavorare a tempo pieno e sono molto molto contento di questa cosa, altro che, dato che comunque sarà un lavoro che faccia fruttare ciò che ho studiato. Ciò significa, ovviamente, meno tempo libero. Il tempo per scrivere me lo ritaglierò sicuramente in serata, ma sicuramente caleranno le mie visioni. Non so ancora come sarà tutta la situazione, ovviamente, ma spero in ogni caso di riuscire, almeno nei giorni feriali, ciò che già faccio, scrivendo recensioni dei film o serie TV viste e spero comunque di riuscire di vedere qualche film la sera. Se riuscirò a mantenere il ritmo questo ancora non lo so, so semplicemente che non ho intenzione di abbandonare il blog o di ridurne più di tanto la cura, diciamo che almeno un posticino al giorno ve lo vorrei comunque lasciare, magari con un giorno di pausa a settimana.

Motivo per cui apro questa rubrica, in pieno stile "Alta fedeltà" - film in cui i protagonisti si divertivano sempre a stilare top five musicali - per farvi sapere di più sui miei gusti cinematografici, musicali, seriali, letterari e chi più ne ha più ne metta. La rubrica verrà pubblicata sicuramente nel weekend, devo ancora decidere se il Sabato o la Domenica, ma potrei tranquillamente cambiarli a mio piacimento ovviamente. L'idea, inoltre, sarebbe quella di coinvolgere un po' voi lettori di questo spazio web: fatemi delle richieste, chiedetemi nuove top five, dato che prima o poi la mia fantasia inizierà a calare e non saprò più cosa inventarmi. La mia richiesta, inoltre, è questa: non siate banali nelle domande, non chiedetemi cose come "i tuoi film preferiti di sempre" o "le tue canzoni preferite di sempre",  quelle classifiche magari arriveranno per scelta mia, ma siate anche, se volete, specifici. Richieste come "le tue cinque canzoni di [artista a caso] preferite", "i tuoi cinque colpi di scena preferiti", "le tue cinque birre preferite" saranno molto più stimolanti per me e quindi vi ringrazio in anticipo se vorrete aiutarmi e spero pian piano di soddisfare ogni vostra richiesta.

Oggi però decido io! Oggi parlo dei miei cinque libri preferiti, classifica che non ho molta difficoltà a stilare dato che, come saprete, non sono un lettore formidabile che si mangia un libro a settimana. Da settimana prossima, se verranno, comincerò a soddisfare le vostre richieste, sennò dovrò inventarmi qualcosa!


5 - Emily Brontë - Cime tempestose

Contro ogni pronostico il quinto classificato è un romanzo classico, che tutte le professoresse di letteratura inglese tengono a farti studiare, almeno a quanto ne so da ciò che mi han raccontato i miei amici. La mia professoressa invece no, a quanto mi ricordo non lo amava particolarmente come romanzo e allora io, da bravo ribbbbbbelle quale ero, decisi di leggerlo e mi piacque praticamente subito. Una narrazione di tipo molto diverso rispetto ai romanzi di quel periodo che mi avevano obbligato a leggere, dei personaggi che subito attirano la tua attenzione e una storia che, per una volta, non finisce con la redenzione del personaggio negativo, in quel caso Heathcliff.




4 - Anthony Burgess - Arancia meccanica

Conosciuto anche come "Un'arancia a orologeria", ma più noto con il titolo del film tratto da esso, questo è uno di quegli esempi in cui la pellicola - diretta da un'impeccabile Stanley Kubrick - è molto più potente del romanzo. Il romanzo invece decisi di leggerlo il giorno dopo aver dato l'orale alla maturità, la mia prima lettura libera dopo cinque anni in cui le mie letture erano solamente quelle obbligate dall'istituzione scolastica, che ricordo con estremo piacere. In realtà feci una fatica bestiale a leggerlo, per via di tutti quei neologismi utilizzati dall'autore - neologismi che poi si sentiranno anche nel film - spesso di difficile comprensione. Comunque, nonostante il linguaggio complicato, mi ci sono appassionato e anche molto alla lettura, che si guadagna con merito il quarto posto.



3 - Ildefonso Falcones - La cattedrale del mare

Andiamo questa volta su qualcosa di recente e su una delle due letture obbligate presenti in questa classifica. Il romanzo, caldamente consigliatoci dalla professoressa di italiano, mi ha preso sin dall'inizio e, nonostante la sua mole - che per molti è una bazzeccola, ma per me a quell'epoca era un po' un problema - me lo sono pappato nel giro di una settimana per quanto la sua storia mi aveva appassionato. E' stato anche il primo romanzo storico, che mi ha fatto appassionare particolarmente al genere.





2 - Luther Blisset - Q

Altra lettura obbligata, questa volta dalla professoressa di storia, il romanzo, scritto a otto mani da un gruppo di quattro scrittori che all'epoca si faceva chiamare Luther Blisset, ma che ora è meglio noto con il nome di Wu Ming. Un romanzo che narra da diversi punti di vista il periodo di storia compreso tra il 1518 e il 1555, riuscendo a creare un intreccio molto intrigante dal quale mi è risultato veramente difficile scollarmi.






1 - Ken Follett - I pilastri della Terra

Un romanzo che mi fu prestato da un'amica e che, nonostante ci misi molto tempo a finirlo, posso davvero dire di averlo amato dalla prima all'ultima pagina. La cosa paradossale è che poi, leggendo ancora qualche romanzo di Ken Follett, ho sempre fatto una gran fatica a finirli e davvero pochi, a parte questo, mi sono piaciuti davvero. Pazzesco poi il modo che ha l'autore di farti empatizzare con qualsiasi personaggio - tra quelli positivi ovviamente - e di creare un'epopea magnifica.

sabato 26 settembre 2015

CHI BEN COMINCIA... #12 - Limitless

Altro giro, altro regalo, altro appuntamento con gli episodi pilota delle serie TV e, ancora una volta, tocca ad una serie che si presenta come il seguito di un film di grande successo come "Limitless" - avete presente quella storia che usiamo solo il 20% del nostro cervello? Con questa lo usi solo il 2... per cento - e che purtroppo i rating non hanno premiato in maniera particolare.


Limitless


Rete Americana: CBS

Trama: Brian Finch è un cittadino statunitense che, dopo aver assunto il farmaco sperimentale nootropo NZT, riesce a sfruttare le sue capacità neurali molto al di sopra della media, acquisendo una memoria e una capacità di comprensione e analisi sovrumane. Dopo averle sfruttate a proprio piacimento, viene costretto dall'FBI a collaborare con una squadra investigativa di New York per risolvere i casi più complessi. All'insaputa dei federali, nel frattempo intrattiene una relazione con il suo mentore, il senatore Edward Morra, il quale fa uso dello stesso farmaco da diverso tempo prima di lui.

Sono sempre molto scettico con le serie TV tratte da film, soprattutto se sono film che mi piacciono in maniera particolare. Già un paio di giorni fa "Minority Report" mi aveva particolarmente deluso, la qualità non era certo eccelsa e le premesse erano di quelle che non amo particolarmente - coff coff... procedurale!!! coff coff -. "Limitless" in realtà come primo episodio si comporta abbastanza bene. Innanzitutto il protagonista come "nuovo uomo in grado di usare il 2% 100% del suo potenziale cerebrale mi piace parecchio, in secondo luogo la presenza di Jennifer Carpenter - la Debra Morgan di Dexter - in qualità di detective è praticamente sempre ben accetta. In realtà la prima parte del pilot può far pensare ad una sorta di replica della pellicola ed effettivamente è un po' di questo che si tratta: cambia la storia personale del protagonista, ma il modo in cui viene in contatto con l'NZT e il susseguirsi degli eventi è molto molto simile, se non addirittura uguale. La conferma che si tratta di un vero e proprio sequel e non di un remake arriva però quando compare Bradley Cooper, ad interpretare di nuovo l'Edward Morra protagonista del film. Il problema vero è che qui la serie prende un po' la piega del procedurale, con qualche possibile infarinatura di trama orizzontale, che però ho idea che vedremo poco nel corso della stagione. Rimangono dunque dei dubbi sulla serie, ma certamente l'episodio pilota merita comunque una visione, in attesa di capire se si tratterà del procedurale con detective e consulente con i "superpoteri" oppure se siamo davanti a qualcosa di diverso.

Continuerò a seguirla? Sì, ma sentendo puzza di procedurale sarò abbastanza scettico.

Voto al pilot: 6,5

venerdì 25 settembre 2015

CHI BEN COMINCIA... #11 - Scream Queens

Terzo appuntamento nel giro di tre giorni con la rubrica in cui parlo dei pilot delle serie TV che ho o avevo intenzione di seguire nel corso di questo autunno. Oggi tocca però a quella che era la serie più attesa di tutte, creata da Ryan Murphy, già creatore di "Glee", bello ma che presto ha sbroccato, e di "American Horror Story" (che tra l'altro vista la sua natura antologica non sarà esente da questa rubrica) che personalmente adoro nonostante un ultima stagione non proprio convincente.


Scream Queens


Rete Americana: Fox

Trama: Grace Gardner è appena arrivata all'università di Wallace e desidera entrare a far parte della confraternita Kappa, gestita da Chanel Oberlin, una delle ragazze più popolari della scuola. Chanel è spesso in conflitto con la preside Munsch, che non approva i suoi metodi e le impone di accettare ogni tipo di studente nella confraternita. Mentre le nuove studentesse vengono sottoposte a crudeli riti di iniziazione, un killer, vestito come la mascotte della scuola Red Devil, semina terrore nel campus. Proprio come vent'anni prima, quando una ragazza della Kappa era stata trovata morta nella vasca da bagno.

ODDIO ODDIO ODDIO CHE GRAN FIGATA QUESTO PRIMO EPISODIO!!! No aspettate, calmiamoci un po'. Innanzitutto siamo davanti ad un doppio episodio proprio in occasione della prima messa in onda e fin qui tutto bene. Ma soprattutto siamo davanti ad una horror comedy con i controcazzi proprio. In questi primi due episodi vediamo subito quale sarà la linea che seguirà questa stagione, ovvero esaltare il trash, il kitsch, facendolo però con classe, costruendo una trama interessante e basandola su dei personaggi che si preannunciano, sin da ora, spassosissimi, sia quelli femminili - su cui ovviamente è incentrata l'intera vicenda - sia quelli maschili, che, seppur in minoranza, potranno sicuramente darci delle soddisfazioni. In questo primo doppio episodio ovviamente sono da incorniciare poi le scene comiche, tra cui quella con protagonista Ariana Grande - che non vi racconto per non spoilerare - che mi ha letteralmente spezzato dal ridere e soprattutto la poliziotta di colore - scusate se non ricordo il nome - che si preannuncia già come un'idola totale. Mi stavo dimenticando di citare Emma Roberts sulla quale sbaverò in ogni singolo minuto di ogni singolo episodio.

Continuerò a seguirla? No ma, c'è davvero bisogno di chiederlo? CAZZO, SI'!!!

Voto al pilot: 8

Il racconto dei racconti (2015)

Italia, Regno Unito, Francia 2015
Titolo Originale: Tale of Tales
Regia: Matteo Garrone
Sceneggiatura: Matteo Garrone, Edoardo Albinati, Ugo Chiti, Massimo Gaudioso
Cast: Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, Shirley Henderson, Hayley Carmichael, Bebe Cave, Stacy Martin, Christian Lees, Jonah Lees, Guillame Delaunay, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini, John C. Reilly, Franco Pistoni
Durata: 125 minuti
Genere: Fantasy

Più di "Youth - La giovinezza" di Sorrentino, più di "Mia madre" di Nanni Moretti - che ancora devo vedere, ma di cui prometto che parlerò a breve - della triade italiana che ha partecipato, in concorso, all'ultimo Festival di Cannes la pellicola che mi incuriosiva di più era quella di Matteo Garrone. Dopo avermi deluso con "Gomorra" - di cui si era fatto un gran parlare per poco o nulla e per il quale la serie è decisamente molto molto meglio - e invece avermi abbastanza sorpreso con "Reality", il regista napoletano si è messo alla prova con il suo primo film in lingua inglese, con un cast internazionale di tutto rispetto e una storia tratta dalla raccolta del 1600 "Lo cunto de li cunti" di Giambattista Basile.

"Il racconto dei racconti" porta con sè per tutta la sua durata una sorta di attrazione magica sullo spettatore - che in questo caso sarei soltanto io, non parlo a nome di nessun altro - che poi altro non è che la causa per cui molti lo hanno anche criticato, definendolo sopravvalutato ed esagerato. Una delle accuse che mi è capitato più spesso di leggere a questo film è stata il fatto di essere un'americanata, peccato che, carissimi critici, non basta un cast hollywoodiano per poter definire il film un'americanata, giudizio che mi sembra alquanto superficiale. Per quanto infatti la pellicola sia imperfetta, il tutto mi è sembrato molto godibile e, in ogni caso, con la presenza di un'idea di cinema - cavalcata da Garrone in ogni suo lavoro - ben precisa, dal quale il regista non si vuole staccare.

Inoltre le storie - dovrei provare a leggere il libro, anche se è scritto in napoletano antico e penso che farei molta molta fatica a capirlo - sono tutte piuttosto interessanti e soprattutto non si svolgono in maniera banale. Aggiungiamoci poi delle riprese veramente maestose, che ritraggono tra le altre cose luoghi magnifici del nostro bel paese - ehssì, proprio pochissime cose sono state costruite in uno studio o al computer - e l'ambiente magico in grado di attrarre a sè lo spettatore per tutta la durata della pellicola è ben confezionato.

Abbiamo parlato però precedentemente di film imperfetto, perchè sì, ovviamente qualche difettuccio ce l'ha e secondo me è proprio a livello di trama. Ora, io ovviamente non so come sia strutturato il libro da cui è tratta la pellicola, ma in realtà mi sarei aspettato che le storie narrate al suo interno fossero, in qualche modo collegate. Collegamento che, purtroppo, non ho visto, facendo apparire tutte le storie slegate tra di loro, quando invece magari un filo conduttore gli avrebbe fatto un gran bene. Storie che sembrano legarsi verso il finale che però ti lascia lì, piuttosto spiazzato, con la voglia di saperne di più.

Voto: 7,5

giovedì 24 settembre 2015

CHI BEN COMINCIA... #10 - Minority Report

Come preannunciato ci sarà qualche appuntamento ravvicinato con la rubrica in cui parlo dei pilot e stavolta tocca ad una serie tratta da un famosissimo film di fantascienza diretto da Steven Spielberg.


Minority Report


Rete Americana: Fox

Trama: Quindici anni dopo gli avvenimenti del film i precog sono ormai stati liberati e la squadra precrimine non esiste piú. I precog mantengono le loro abilità e sono inseriti nella società con una nuova identità. Uno di questi però inizia a collaborare con una poliziotta per sventare crimini che ancora stanno per avvenire.

Una delle due serie tratte da film di successo che avevo intenzione di seguire in questa nuova stagione televisiva - il commento alla seconda arriverà domani - e purtroppo si è capito subito l'andazzo di tutta la faccenda. Purtroppo l'episodio pilota non lascia molto all'immaginazione, partendo innanzitutto dal breve riassunto sulla questione dei precog - già narrata nel film - per poi spostarci alla questione della serie, ambientata quindici anni dopo. Due difetti fondamentalmente: il primo è nella troppa ironia e nei troppi siparietti comici che non mi hanno divertito per nulla. Insomma, quando il troppo stroppia... Il secondo invece è il fatto che si è già capito che nelle puntate a venire andremo dalle parti della serie procedurale, cosa che personalmente non sopporto per nulla, con episodi a sè stanti che poco avranno da dire.

Continuerò a seguirla? Vedrò il secondo episodio, forse, poi deciderò.

Voto: 5

WEEKEND AL CINEMA!

Un ennesimo weekend di uscite cinematografiche è all'orizzonte e, ancora una volta, siamo alle prese con tantissimi film, ben 12 per la precisione - più un documentario di cui non vi parlerò qui -, molti dei quali provenienti dall'Italia, mentre altri proiettati durante l'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Nonostante i miei pregiudizi, che adesso esporrò su ognuno dei film in uscita, qualche pellicola interessante sembra poter esserci. Ora però è il momento di analizzarle una per una!


Arianna di Carlo Lavagna

Pellicola italiana presentata appunto durante Venezia 72 che parla del tema dell'ermafroditismo. Per i miei gusti però il tutto sembra molto, forse troppo, impegnato, motivo per cui potrei rimandare la visione ad un altro periodo!


Everest di Baltasar Kormàkur


Altro film presentato a Venezia 72 mi sembra fuori concorso, film che però, trattando un argomento affascinante come la scalata all'Everest - e pensare che io quando ho fatto il Cevedale sono stato malissimo - potrebbe davvero interessarmi. Le recensioni non sono certo state entusiaste, ma la visione penso non gliela negherò affatto.


La prima luce di Vincenzo Marra

Ancora una volta il turno di un film presentato a Venezia - d'altronde sono queste le settimane in cui bisogna farli uscire - con protagonista Riccardo Scamarcio. Ho visto il trailer del film e letto qualche recensione e devo dire che mi sono lasciato abbastanza ispirare, anche se non penso che farò le corse per andarlo a vedere. Magari aspetterò una versione home video!


L'esigenza di unirmi ogni volta con te di Tonino Zangardi

Altro film italiano in uscita questa settimana, anche se stavolta penso che siamo davanti alla solita pellicola italiana, senza arte nè parte. Se mai dovessi vederlo, spero solo di essermi sbagliato nel mio (pre)giudizio.


Magic Mike XXL di Gregory Jacobs

Il primo "Magic Mike", diretto da Steven Soderbergh, si era rivelato un film simpatico in cui le donzelle hanno goduto per i vari addominali messi in mostra, mentre, chi non lo avesse visto per quel motivo, ha comunque potuto godere di un film abbastanza valido. Non ne vedo però l'utilità di farne un sequel, se non, per l'appunto, assecondare gli ormoni delle donzelle, cosa anche giusta da fare ogni tanto, ci mancherebbe.


Pecore in erba di Alberto Caviglia

Altro film, manco a dirlo, da Venezia 72, italiano, che potrebbe rivelarsi piuttosto interessante. La trama sembra qualcosa non proprio originalissima, ma sembra poter reggere bene e potermi sorprendere!


Ritorno alla vita di Wim Wenders

Devo continuare a ripetere il fatto che sia un film di Venezia 72? Beh ecco, questo è stato uno di quello a raccogliere particolari consensi ed è anche uno di quelli che aspetto con più curiosità, anche perchè il buon Wim Wenders non mi dispiace affatto!


Sicario di Denis Villeneuve


Denis Villeneuve è un regista che, dopo "Prisoners", ho cominciato a stimare parecchio, motivo per cui questo suo ultimo lavoro non me lo perderò per nulla al mondo. Ah se solo le giornate durassero 48 ore!


Stalking Eva di Joe Verni

Film thriller italiano che non mi ispira per nulla e per il quale non farò certo i salti mortali per visionarlo.


The Green Inferno di Eli Roth


Uscito in patria nel 2013 e qui arrivato con i due anni di ritardo dovuti più che altro ai contenuti molto forti che vengono mostrati, "The Green Inferno" sta già facendo discutere. Non sono un fan dello splatter, proprio per nulla, ma solitamente le proposte horror non le lascio sfuggire, quindi penso che in qualche modo andrà a finire che mi vedrò anche questo!


The Transporter Legacy di Camille Delamarre

Esiste ancora il brand di "The Transporter", uscito al cinema con ben tre film e con una serie televisiva? Ah, non lo sapevo. Fatto sta che non ho visto nemmeno una di queste produzioni e quindi penso tralascerò anche questa!


Un mondo fragile di César Augusto Acevedo

Questo non è un film di Venezia 72 ma è stato presentato all'ultimo Festival di Cannes. Mi sembra però una visione decisamente troppo impegnata per essere affrontata subito. Penso lascerò passare del tempo.

mercoledì 23 settembre 2015

CHI BEN COMINCIA... #9 - Blindspot

Torna con il suo nono episodio la rubrica in cui parlo della prima puntata delle serie TV che stanno andando in onda. Siamo anche giunti nel periodo in cui la programmazione americana entra nel vivo, con una serie di ritorni e di novità su cui puntare la propria attenzione, quindi anche questa rubrica vedrà, sul blog, qualche episodio molto ravvicinato nel tempo! Oggi si parla di "Blindspot", serie su cui nel corso della solita cernita estiva, ho puntato abbastanza. L'episodio pilota è stato messo in rete nel corso del mese di Agosto, ma io, per non dover aspettare troppo tra il primo e il secondo episodio, ho aspettato a guardarlo.


Blindspot


Rete Americana: NBC

Trama: Una donna viene trovata all'interno di un borsone abbandonato a Times Square. E' completamente nuda, non ricorda nulla del suo passato e il suo corpo è ricoperto di tatuaggi, tra i quali è presente il nome di Kurt Weller, un agente dell'FBI. Bisognerà dunque lavorare sui tatuaggi della donna, che sembrano essere una sorta di mappa, per decifrarli e ricostruire il suo passato.

Le serie di questo tipo, fondamentalmente, portano con sè due rischi enormi: il primo è che ormai il pubblico delle reti generaliste americane sembra non amare particolarmente le serie a trama puramente orizzontale - basti pensare che quella merda di CSI è andata avanti quindici anni -, il che significa scarsi ascolti e rischio cancellazione prematura. Il secondo invece è il rischio di sbroccare con il passare degli episodi, di aggiungere troppi misteri senza spiegarne nemmeno uno, ma questo secondo rischio lo si valuta più avanti nel corso della serie. Il primo episodio di "Blindspot" è un vero e proprio turbinio di situazioni, tutto accade molto velocemente, la situazione ci viene sbattuta subito in faccia senza preamboli eccessivi e i misteri che vengono messi in gioco quelli un po' meno rilevanti, vengono subito risolti. Se questo primo episodio deve essere un antipasto dell'intera serie, c'è il rischio per qualche spettatore, di rimanere già pieni, senza la voglia di mangiare primo e secondo. Cosa che, con me, non è accaduta: l'episodio con la sua velocità funziona, vengono dette molte cose, alcune delle quali subito risolte, mentre altre che fanno venire fame per il proseguimento della stagione. Ed è proprio questo il lavoro che dovrebbe fare un pilot. Ora, però, speriamo che non sbrocchi o che il pubblico americano non si senta già pieno.

Continuerò a seguirla? Ho una curiosità assurda addosso, quindi direi proprio di sì.

Voto: 7,5

Exeter (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Exeter
Regia: Marcus Nispel
Sceneggiatura: Kirsten Elms
Cast: Stephen Lang, Kelly Blatz, Brittany Curran, Brett Dier, Gage Golightly
Durata: 91 minuti
Genere: Horror

In una serata con poca, poca, poca ispirazione cinematografica, mi sono affidato a ciò che ci passa la rete, un bell'horrorino sottotitolato su cui non si può sapere prima cosa ti trovi davanti è la cosa giusta per una serata in cui bisogna stare molto attenti a ciò che si guarda. Sì perchè la rete, concedendoti un po' di tutto, può sempre creare dei problemi: se di un film hai già sentito parlare è un conto, ma se lo guardi a caso diventa tutto un altro paio di maniche. Io però, dopo la visione, mi sono un po' andato ad informare su "Exeter" e sinceramente non è che abbia trovato molto. Praticamente so che è stato presentato lo scorso 27 Febbraio al Glasgow Film Festival - che poi uno dice di non aver mai e poi mai sentito parlare di questo Glasgow Film Festival - e che parla di possessioni. Praticamente so tutto e non so niente di questa pellicola e questo tutte e niente è ciò che si trova in rete, a parte una trama solamente accennata.

Il film parte malino eh, c'è da dirlo. Non che le poche critiche trovate in rete fossero positive, ma c'è sempre da toccare con mano. Purtroppo la prima parte della pellicola è lenta e succedono davvero poche cose interessanti. I protagonisti si parlano, forse un po' troppo, e tra questi c'è anche la solita storia di ragazzini drogati che mi dà sempre abbastanza fastidio. Tra i protagonisti poi io segnalerei Brittany Curran - personalmente mai sentita - che per tutta la durata della pellicola mi ha lasciato col dubbio che fosse in realtà Elizabeth Gillies, l'attrice che in "Sex & Drugs & Rock & Roll" interpreta Gigi - che ripeto, è un nome da donna, e che donna! -, ma in realtà si trattava solo di una somiglianza piuttosto strabiliante, tant'è che in quanto a bellezza non ha quasi nulla da invidiarle.

Quando si entra nel vivo della parte horror della storia, purtroppo il film diventa il classico slasher, trasportato però al genere della possessione demoniaca. Gli effetti speciali utilizzati sono pochi e anche abbastanza poveri, ma ho apprezzato particolarmente il modo in cui vengono truccati e ritratti i posseduti, che assumono talvolta alcuni tratti tipici degli zombie. Purtroppo a parte questo fatto per me abbastanza positivo, la pellicola non ha molto altro da offrire, basandosi su interpretazioni piuttosto approssimative e su una regia purtroppo non all'altezza. Non che sia brutta in senso assoluto, ma mi è sembrata una roba da compitino. Alla fine della fiera "Exeter" non è un horror da evitare a priori, ma sicuramente si sarebbe potuto fare molto molto di meglio.

Voto: 5+

martedì 22 settembre 2015

Sex & Drugs & Rock & Roll - Stagione 1

Sex & Drugs & Rock & Roll
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Denis Leary
Rete Americana: FX
Rete Italiana: Inedita
Cast: Denis Leary, John Corbett, Elizabeth Gillies, Robert Kelly, John Ales, Elaine Hendrix
Genere: Commedia, Musicale

Prendete l'ex cantante di una vecchia rock band - che chiameremo i "The Heathens" - e chiamatelo, così a titolo esemplificativo, Johnny Rock. Aggiungete il fatto che tale rock band si sia sciolta il giorno dopo la pubblicazione del loro primo album. Poi prendete sua figlia che da ora in poi chiameremo Gigi - che sì, a quanto pare è un nome di una donna e non l'abbreviativo di Luigi -, una gnocca da paura, che quest'uomo conosce per la prima volta provandoci con lei in un pub. Questa cara ragazza inoltre se la fa con l'ex chitarrista dei "The Heathens" e vuole a tutti i costi avere una carriera musicale. Non che non se la meriti, porco cane, è davvero brava a cantare, anche se i testi - che non ho mai capito se sono suoi o se glieli scrive qualcuno - fanno abbastanza pena. Però la sua voce è adattissima per una rock band, c'è da ammetterlo.

Con tutti questi presupposti, se il primo episodio di "Sex & Drugs & Rock & Roll" mi era abbastanza piaciuto, purtroppo mi tocca ammettere che il cambiamento o il miglioramento in cui avevo sperato purtroppo non è arrivato. La prima stagione dello show infatti procede stancamente verso la sua conclusione senza mai pungere per davvero, senza mai regalare momenti comici che funzionino e, soprattutto, condendo tutta la storia di una serie di luoghi comuni sul genere rock che, sinceramente, alla lunga stufano abbastanza. Alla fine l'unico personaggio che, in quanto a comicità, funziona abbastanza, ma viene presto ridotto a macchietta sforna gag, è il batterista della band Bam Bam, interpretato da Bobby Kelly. Peccato che la maggior parte delle battute sia fatte da lui sia quelle a lui dedicate siano sul fatto che è un panzone.

Dal punto di vista del cast devo ammettere che Denis Leary, che interpreta il protagonista Johnny Rock, ci sta nei panni del cantante rock caduto ormai in disgrazia. Ha la faccia giusta, il capello giusto - fate caso che anche qui si cavalca il luogo comune del rocker che, quando è in declino, si taglia i capelli - e la sigla della serie, da lui stesso eseguita, non è affatto male. La vera e propria protagonista della serie però è Gigi - che, ribadisco, è un nome da donna - interpretata da Elizabeth Gillies, la quale, tra una puntata in cui viene costretta a spogliarsi per diventare la nuova regina del pop e l'altra, sfoggia oltre ad una bella voce anche un corpo da panico.

Rimane comunque il rammarico per una serie che, nel primo episodio, mi aveva fatto intravedere un discreto potenziale, soprattutto a livello musicale, che però viene sprecato malamente e si affievolisce del tutto nel corso degli episodi. Non c'è dubbio che mi ricorderò, nei mesi a venire, della brava e bella Gigi - sempre un nome da donna, ricordatelo -, ma per quanto riguarda il resto c'è veramente poco da ricordare, ad essere sinceri.

Voto: 5+

lunedì 21 settembre 2015

Self/less (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Self/less
Regia: Tarsem Singh
Sceneggiatura: David Pastor, Àlex Pastor
Cast: Ryan Reynolds, Natalie Martinez, Matthew Goode, Victor Garber, Derek Luke, Michelle Dockery, Ben Kingsley
Durata: 112 minuti
Genere: Fantascienza, Azione



"Hai presente quella storia che usiamo soltanto il 20% del nostro cervello? Con questa lo usi solo il 2... per cento"
Ah no, scusate, quello era un altro film. Anche se in realtà questo "Self/less", già a partire dal titolo, deve molto a pellicole come "Limitless" o "Italiano medio", ma anche, perchè no, a "The Island" di Michael Bay - uno dei suoi pochi film di cui mi piace la trama - soprattutto per il suo sviluppo """"totalmente inatteso"""" dopo la prima metà del film. La sinossi della pellicola è molto semplice: un multimilionario malato terminale decide di sottoporsi ad un trattamento che serve a trasportare la sua mente all'interno di un corpo vuoto tutto nuovo creato in laboratorio. Peccato che [ATTENZIONE SPOILER] in maniera """"totalmente inattesa"""" questo corpo non sia in realtà creato in laboratorio quanto più che altro il corpo di un uomo ucciso per il bene del progresso scientifico. [FINE SPOILER] Proprio come in "The Island", tanto per dire.

E' sempre un gran peccato vedere come da idee buone per creare non dico un capolavoro della fantascienza, ma quanto meno un buon esponente del genere, vengano malamente sprecate trasformando il tutto in un'azionata, condita da scene ovvie, inseguimenti vari e sviluppi della trama che lasciano il tempo che trovano. Tanto per dire, si poteva far vedere come il cervello trasportato nel nuovo corpo reagisse in un corpo non proprio - cosa che è presente ma è talmente marginale da non avere alcuna rilevanza ai fini della storia -, ma il problema di fondo della pellicola è che ci si concentra troppo sulla questione etica della cosa, finendo per essere non dico buonisti - anche se il film è molto buonista - quanto più che altro ovvi, prevedibili, banali. Dai nel momento in cui in maniera """"totalmente inattesa"""" viene rivelato l'arcano, sappiamo già dove andrà a parare il resto del film.

La pellicola, condita da un'interpretazione di Ryan Reynolds certamente non all'altezza, si perde dunque dopo ben poco tempo in scene d'azione piuttosto noiosette, in questioni morali ovvie e banali, risultando il solito filmetto con presupposto fantascientifico realizzato solo per fare il compitino. Ed il vero problema del film, come di moltissimi altri esponenti di questo genere, sta nel fatto che spreca totalmente un'idea interessantissima, che certamente si sarebbe potuta sviluppare in un'altra maniera, lasciando meno spazio all'azione e molto di più alla (fanta)scienza.

Voto: 4,5

domenica 20 settembre 2015

Narcos - Stagione 1

Narcos
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: José Padilha
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: A Ottobre su Netflix
Cast: Wagner Moura, Pedro Pascal, Boyd Holbrook, Manolo Cardona, Mauricio Compte, Ana de la Reguera, Stephanie Sigman, Joanna Christie
Genere: Biografico, Drammatico

Netflix continua nella sua marcia senza sosta nel non sbagliare nemmeno mezzo colpo con le sue serie, almeno per quanto riguarda le serie drammatiche. L'ultima delusione che io mi ricordo tra le serie iniziate tra la fine del 2014 e questa parte di 2015 è stata solo "Marco Polo", mentre tutte le altre - terza stagione di "House of Cards" a parte, che ancora devo recuperare - mi sono piaciute parecchio. "Narcos", uscita a fine Agosto sulla piattaforma di streaming che a breve arriverà anche da noi in Italia, sin dal primo episodio aveva tutti i presupposti per diventare una grande serie, una serie che avrebbe fatto parlare di sè negli anni a venire, con anche il pregio di avere una storia temporalmente limitata di cui parlare, cosa che sicuramente non farà allungare troppo il brodo con stagioni inutili.

Per quanto le storie riguardanti il traffico di droga non abbiano mai davvero attratto la mia attenzione, "Narcos", che parla del più famoso e forse anche del più ricco trafficante di droga di sempre Pablo Escobar, è riuscita sin dall'inizio ad attrarmi, soprattutto grazie alla tecnica utilizzata per la narrazione che, se agli inizi mi era parsa quasi invadente, pian piano mi ci sono abituato ed ho iniziato a ritenere che quel tipo di narrazione fosse necessario. D'altronde la voce fuori campo, affidata Boyd Holbrook, che interpreta l'agente della DEA Steve Murphy, è di quelle penetranti, che riescono a narrarti una situazione in maniera più che esaustiva. L'attore però è stato anche più che bravo a calarsi nelle parti in cui si vede sullo schermo, è stato quasi una sorpresa per me che non lo conoscevo affatto prima.

ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER

Un'altra interessante scelta narrativa è stata quella di inserire nel corso della storia delle immagini di repertorio prese dai vari telegiornali, utilizzare le vere foto segnaletiche dei protagonisti o comunque cose di questo tipo, rendono la serie molto ma molto simile ad una produzione di denuncia. Questa sua forma si affianca molto bene a tutto ciò che è invece intrattenimento, anche perchè, d'altronde, la serie nasce più per questo che per fare denuncia. Le parti romanzate della vicenda infatti non pesano per nulla su quelli che sono stati i fatti reali, tant'è che, pur conoscendo a grandi linee la storia di Escobar e sapendo come sarebbe andata la sua fine, mi aspettavo che si sarebbe conclusa con la prima stagione, cosa che invece non accade.

Nei panni di Pablo Escobar abbiamo poi l'attore brasiliano Wagner Moura, che sulla pagina a lui dedicata di Wikipedia ha tanto la faccia da bravo ragazzo, ma che qui si cala perfettamente nella parte di uno degli uomini più spietati della storia recente. Il modo in cui la sua ascesa si compie è sicuramente il punto forte della narrazione tanto che, spesso e volentieri, si finisce per interessarsi di più alla sua ascesa che alle indagini della DEA per catturarlo. Interessantissimi da questo punto di vista poi sono i rapporti con il governo colombiano, che più di una volta gli darà una mano nei suoi malaffari. Il fatto che poi la serie sia per buona parte recitata in lingua spagnola non fa che amplificare quella sensazione di estremo realismo nella vicenda.

Netflix non sta sbagliando più un colpo e con questa serie lo testimonia alla grande.

Voto: 8,5

sabato 19 settembre 2015

CHI BEN COMINCIA... #8 - The Bastard Executioner

In questo periodo in cui molte serie TV stanno per iniziare, avrò un bel po' dio post da scrivere su questo blog. Spero che la vita reale me lo permetta e soprattutto mi permetta anche di farlo con tempi giusti e non fuori tempo massimo, ma, anche se non dovessi avere i giusti tempi e questi piccoli antipasti dovessero uscire in ritardo magnema, tanto non mi controlla nessuno! Oggi è ora di parlare del ritorno di Kurt Sutter su FX dopo la fine di "Sons of Anarchy" - non l'ho vista, nemmeno un episodio, quindi non cominciamo a fare confronti - con una serie storica che mi ispirava parecchio: sarà riuscito il primo episodio di "The Bastard Executioner" a convincermi o sarò rimasto deluso?


The Bastard Executioner


Rete Americana: FX

Trama: Un soldato dell'armata di Re Edoardo I, stanco di combattere, pensa da tempo di abbandonare le armi per dedicarsi ad altro. Quando però di nuovo sarà protagonista di nuopvi atti di violenza verso il suo villaggio, sarà costretto a prendere in mano di nuovo la spada, per diventare un boia.

L'episodio pilota di "The Bastard Executioner", lungo il doppio rispetto ai normali episodi in occasione proprio della prima messa in onda della serie, dice talmente tante cose che... boh. Un po' cosa aspettarmi da questa serie l'ho capito e questo è già un passo avanti. In secondo luogo l'ambientazione nel Galles del quattordicesimo secolo affascina - più per il periodo storico che per il Galles in sè in realtà - anche se porta con sè il tipico rischio che si ha con le serie storiche americane. Ebbene sì, gli statunitensi, quando si tratta di parlare della storia degli altri, fanno spesso dei gran casini e, se si vuole l'attendibilità della vicenda, tutto va preso molto con le pinze. Ma siccome a me dell'attendibilità non frega niente, proviamo magari a parlare del fatto che la prima metà dell'episodio mi abbia annoiato a morte, tentandomi quasi ad abbandonare tutto senza nemmeno finire l'episodio pilota. Ecco, magari di questo potremmo parlarne. Possiamo anche poi parlare del fatto che, con la seconda parte, l'episodio si riprenda, non dico alla grande, ma comunque abbastanza bene. L'impianto narrativo poi è stato pensato un po' come quello di "Game of Thrones", serie che, per seguirla bene, ci vorrebbe taccuino e appunti e questo è certamente un punto a sfavore di "The Bastard Executioner", visti i tanti, tantissimi personaggi che in questo episodio ci vengono solamente introdotti.

Continuerò a seguirla? Nonostante l'episodio non mi abbia convinto per nulla, sono abbastanza fiducioso e curioso per i prossimi episodi. Sicuramente gli concederò un altro paio di puntate, forse addirittura l'intera prima stagione, ma se la noia e il casino nella mia testa dovessero prendere il sopravvento non mi farò problemi a mollarla.

Voto: 5,5

Inside Out (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Inside Out
Regia: Pete Docter, Ronnie del Carmen
Sceneggiatura: Pete Docter, Meg LeFauve, Josh Cooley
Personaggi: Gioia, Rabbia, Disgusto, Paura, Tristezza, Riley Anderson, Bing Bong, Jangles
Durata: 94 minuti
Genere: Animazione

Negli ultimi anni non mi sono dedicato molto al cinema d'animazione: lavori dello Studio Ghibli a parte - come ad esempio "Si alza il vento", "La storia della Principessa Splendente" e "Quando c'era Marnie" - ho un po' accantonato quelli che sono i lavori cinematografici provenienti dalle varie Dreamworks o Disney Pixar. Vedo giusto quelle uscite di grido che paiono irrinunciabili, come ad esempio la recente - e cocente - delusione "Minions". "Inside Out" invece, sin dal trailer, sembrava poter essere una specie di ventata d'aria fresca per quella che è l'animazione occidentale, realizzato dalla Pixar, basandosi su un'idea piuttosto interessante, ovvero quella di esplorare le emozioni umane, riducendole a dei personaggi che risiederebbero nel nostro corpo e controllerebbero, tramite una specie di mega computer, le nostre emozioni e i nostri ricordi.

Un idea concettualmente molto semplice che però apre a riflessioni davvero importanti, tutte viste nell'ottica del creare anche una buona dose di divertimento nel pubblico. D'altronde, affiancati alla storia della protagonista, ci sono le vicende dei cinque esseri che rappresenterebbero le nostre emozioni: Gioia, Tristezza, Disgusto, Rabbia e Paura. Quando però la nostra protagonista Riley, sarà costretta ad affrontare un grosso cambiamento nella sua vita - che tra l'altro coincide con il suo passaggio all'età adolescenziale - le due emozioni più importanti si perderanno nei meandri della sua memoria e dovranno ritrovare la strada per tornare al quartier generale.

L'avventura che vivono le due protagoniste della vicenda è spassosa e divertente, ma è interessante più che altro le riflessioni che si aprono durante la visione del film: quando Riley inizierà a farsi controllare solo da Rabbia, Disgusto e Paura, la sua vita comincerà ad essere particolarmente difficoltosa, rendendole difficile il rapportarsi con i suoi coetanei, ma anche con i suoi genitori e con i suoi vecchi amici. Ed è un po' quello che succede a molti ragazzi quando avviene quel passaggio: tutti considerano l'età adolescenziale come quella più difficile per rapportarsi con una persona, eppure ancora nessuno ha trovato una soluzione univoca per la questione, evidentemente perchè, discorsi a parte, non esiste.

Abbiamo finalmente avuto, dunque, una idea molto carina proveniente dagli studi della Pixar, che da tempo sembrava navigare nelle acque della mediocrità e che forse, con i prossimi film annunciati - praticamente tutti sequel di vecchi cult ("Alla ricerca di Dory" potrebbe gridare vendetta!!!) - è destinata a ricascarci. "Inside Out" risulta dunque un buonissimo film d'animazione, che può essere tranquillamente visto a tutte le età, ma che forse, a parte l'ovvia componente divertente per i più piccoli, può essere utilissima anche per i genitori.

Voto: 8
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