sabato 31 ottobre 2015

MOVIES FOR HALLOWEEN - Il riassuntone!

E' terminata con la recensione di questa mattina la rassegna dedicata ai film per Halloween e da domani - o forse dopodomani, dipende quando ne avrò voglia - il blog tornerà al suo aspetto originale, magari con qualche novità. Siccome la rassegna è ormai arrivata alla seconda edizione, vi regalo anche le recensioni dello scorso anno, giusto perchè così non vi perdete nulla! Ovviamente non smetterò di parlare di horror da qui alla fine dell'anno, ho ancora un paio di chicche da vedere e a cui tengo abbastanza in realtà, quindi non disperate voi fan della paura!


Movies for Halloween 2015


The Green Inferno
The Final Girls
La cueva
Devil
L'esorcista


Movies for Halloween 2014


The Others
7500
Neverlake
Two Sisters

MOVIES FOR HALLOWEEN - L'esorcista (1973)



USA 1973
Titolo Originale: The Exorcist
Regia: William Friedkin
Sceneggiatura: William Peter Blatty
Cast: Linda Blair, Ellen Burstyn, Jason Miller, Max von Sydow, Lee J. Cobb, Kitty Winn, Jack MacGowran, Reverend William O'Malley, Barton Heyman, Peter Masterson, Rudolf Schündler, Gina Petrushka, Robert Symonds, Arthur Storch, Reverend Thomas Bermingham, Vasiliki Maliaros, Titos Vandis, Wallace Rooney, Donna Mitchell, Roy Cooper, William Peter Blatty
Durata: 132 minuti
Genere: Horror

Alla fine di questa rassegna - di cui nel tardo pomeriggio arriverà un riepilogone sia dell'edizione di quest'anno sia di quella dell'anno scorso - si tira fuori, per forza di cose, il pezzo da novanta. Halloween adesso è andare alle feste in discoteca, cosa che io non riesco ancora a fare, ma quando ancora era socialmente accettato trovarsi in casa di qualcuno a vedere film horror, "L'esorcista" fu forse la mia seconda esperienza di questo tipi. La prima fu "Shining" e ho detto già milioni di volte quanto ami questo film. Ma "L'esorcista" è una di quelle pellicole che, quando ero un fifone, in molti aveva provato a farmi vedere senza successo e, quando ce l'hanno fatta, mi ha turbato profondamente. Fu una delle visioni più traumatiche della mia vita.

Avete presente quando si dice che il genere horror è uno dei più soggetti al passare del tempo? Quando ci si riferisce al fatto che ciò che faceva paura in una certa epoca non fa necessariamente paura oggi? Ecco, io sono profondamente convinto che l'horror paghi il passare del tempo quando il suo valore lascia un po' il tempo che trova. "L'esorcista" però appartiene a tutt'altra categoria: il film è un vero e proprio capolavoro e, come si sa, i capolavori non hanno tempo e hanno la capacità di rimanere, in qualche modo, sempre attuali.

Con "L'esorcista" il regista William Friedkin è riuscito a spaventare generazioni di spettatori, a tal punto da renderlo non un semplice cult, ma una visione praticamente imprescindibile per qualsiasi appassionato di horror - sì, avrei potuto dire di cinema in generale, ma capisco che molti possano non avere il coraggio di vederlo -, una visione che non solo si rivela essere spaventosa per la storia che viene narrata, ma anche per il modo in cui si svolge la narrazione. Il fatto di non essere un semplice horror sta anche nella volontà del regista di approfondire in maniera più che soddisfacente le storie dei vari personaggi, su tutte quelle di Regan e Chris MacNeil da una parte e quella di Padre Damien Karras dall'altra.

Storie che, per buona parte del film, procedono in maniera parallela, per poi incontrarsi nella parte finale del film, che è forse quella più nota alla totalità del pubblico - se escludiamo la scena in cui Regan si fa la scalinata piegata all'indietro -, parte finale in cui l'orrore esplode, riuscendo a colpire lo spettatore nel profondo di tutte le sue paure.

Voto: 10

venerdì 30 ottobre 2015

MOVIES FOR HALLOWEEN - Devil (2010)



USA 2010
Titolo Originale: Devil
Regia: John Eric Dowdle
Sceneggiatura: Brian Nelson
Cast: Chris Messina, Logan Marshall-Green, Jenny O'Hara, Bojana Novakovic, Bokeem Woodbine, Geoffrey Arend, Jacob Vargas, Matt Craven
Durata: 80 minuti
Genere: Horror

Per la puntata di oggi dedicata ai film horror per "celebrare" la non-festa di Halloween che sarà sabato, per chi non se ne fosse ancora accorto, oggi parlo di un film che non è uscito quest'anno, a differenza di tutti gli altri della settimana, che potrete recuperare facilmente scorrendo all'indietro i post del blog. Oggi è il turno di "Devil", film del 2010 diretto da John Eric Dowdle, che avevo già visto qualche anno fa e non mi aveva per nulla lasciato una cattiva impressione alla prima visione. In realtà però, la seconda visione, affrontata di recente, ha portato alla luce un paio di difetti della pellicola che non sono proprio da trascurare: diciamo che non me lo sono goduto alla stessa maniera rispetto alla prima visione, ecco.

La pellicola ha un soggetto piuttosto semplice, scritto tra l'altro da M. Night Shyamalan, che era partito benissimo con "Il sesto senso", ma che negli ultimi anni, con "After Earth" e con la serie "Wayward Pines" sembra essersi bevuto tutto il cervello assieme a qualche quartino di vino scadente. "Devil", seppur non diretto da Shyamalan, ma da u mestierante a caso, fa parte dunque della parte calante della carriera del regista, eppure non era ancora calato così tanto da arrivare allo schifo delle sue ultimissime produzioni. Dicevo, il soggetto di partenza è piuttosto semplice, basato su una leggenda messicana secondo cui il Diavolo, prima di reclamare l'anima dei dannati, li riunisce in un luogo ristretto per torturarli - fisicamente e psicologicamente - ed ucciderli uno ad uno. Ed è proprio in un luogo ristretto a caso, un ascensore ovviamente, che si trovano i nostri cinque protagonisti che, uno ad uno, vanno al macello nella maniera più assurda possibile.

Se la componente prevalentemente horror del film, ad una seconda visione, non funziona particolarmente e perde l'effetto sorpresa che avevo avuto la prima volta che lo vidi, la componente che funziona di più è quella delle interazioni fra i diversi personaggi, che, una volta resisi conto del fatto che stiano morendo uno ad uno in un ascensore senza capire di chi sia effettivamente la colpa, vanno incontro alle più grandi paranoie della storia. D'altronde è normale, mettiamo anche il caso che l'assassino fosse una persona reale e la pellicola non avesse la componente paranormale al suo interno: come si fa a scappare da un ascensore bloccato in cui è rinchiuso un serial killer che sembra impossibile da smascherare perchè ogni volta che muore qualcuno non si vede una ceppa?

"Devil" risulta dunque essere uno di quei tipici film che se preso per quello che è, ovvero un horrorino senza particolari pretese, riesce a fare per bene il suo lavoro, ma che sicuramente non riesce a dare allo spettatore quel quid in più per essere ricordato nei secoli dei secoli.

Voto: 6+

giovedì 29 ottobre 2015

WEEKEND AL CINEMA!

Torna come ogni Giovedì la rubrica in cui si analizzano, secondo i miei pregiudizi, le uscite cinematografiche della settimana, che a questo giro sono ben dieci, escludendo il revival di Fantozzi ovviamente.


Belli di papà di Guido Chiesa

Pronti via e le uscite di questa settimana ci regalano subito una commedia con protagonista Diego Abatantuono. Niente di particolare contro l'attore in realtà quanto, più che altro, con la commedia italiana che sembra voler ancora puntare sulla solita solfa.


Ghosthunters - Gli acchiappafantasmi di Tobi Baumann

Potrebbe essere la bambinata dell'anno, motivo per cui lo salterò senza pormi problemi...


Giotto, l'amico dei pinguini di Stuart McDonald

Se c'è una cosa che non ho mai sopportato nella mia vita sono le commedie con protagonisti gli animali, soprattutto quando questi sono delle commedie buoniste. Lo passerò a qualcun altro senza farmi troppi problemi.


Hitman: Agent 47 di Aleksander Bach

Non sono mai stato un grandissimo videogiocatore e la saga di Hitman non l'ho mai nemmeno provata. Inoltre, il primo film, non l'ho proprio visto, quindi penso che questo potrei gusardarlo solo se qualcuno mi dovesse assicurare che lo potrei comprendere pur senza aver visto il primo film.


Kreuzveg - Le stazioni della fede di Dietrich Brüggemann

Un film il cui titolo significa letteralmente "Via Crucis" non ce la posso proprio fare a guardarlo. Non mi interessa che il film abbia vinto l'Orso d'Argento per la miglior sceneggiatura all'ultima Berlinale: io mi sono già annoiato solamente leggendo il titolo e il suo significato.


La legge del mercato di Stéphane Brizé

Pellicola francese direttamente dall'ultimo Festival di Cannes che potrebbe rivelarsi discretamente interessante: certo, con la miriade di uscite poco interessanti della settimana, questo potrebbe addirittura essere il miglior film disponibile!


Mustang di Deniz Gamze Ergüven

Film franco-tedesco-turco che potrebbe davvero essere una delle sorprese cinematografiche di questa settimana, una interessante risposta alle teen-comedy americane, sicuramente da tenere d'occhio e da concedergli una possibilità.


The Last Witch Hunter di Breck Eisner

L'unico film nella settimana di Halloween ad avere una tematica minimamente horror sembra essere questo. Peccato che in realtà molto probabilmente si rivelerà essere un giocattolone con nemmeno un briciolo di sceneggiatura e soprattutto con Vin Diesel. So che finirò per guardarlo in un modo o nell'altro, quindi staremo un po' a vedere.


Tutti pazzi in casa mia di Patrice Leconte

Altra commedia multi etnica di questa settimana, che stavolta però non mi interessa quasi per nulla.


Tutto può accadere a Broadway di Peter Bogdanovich

COmmedia statunitense che, guardando il trailer devo dire che mi ha ispirato parecchio. La presenza di Imogene Poots potrebbe anche essere una buonissima ragione per dargli un'occhiata direi!

mercoledì 28 ottobre 2015

MOVIES FOR HALLOWEEN - La cueva (2014)


Spagna 2014
Titolo Originale: La cueva
Regia Alfredo Montero
Sceneggiatura: Javier Gullón, Alfredo Montero
Cast: Marta Castellote, Xoel Fernández, Eva García-Vacas, Marcos Ortiz, Jorge Páez
Durata: 79 minuti
Genere: Horror

Ce ne sarebbero di horror da guardare in questa settimana, ma sono talmente tanti che non sai mai cosa scegliere. E siccome spesso e volentieri mi ruba più tempo scegliere un film piuttosto che guardarlo, questa volta mi sono affidato all'istinto, o meglio alle variabili aleatorie: ho fatto una lista di cinque film, ne ho scelto uno totalmente a caso e mi è capitato "La cueva", un thriller-horror spagnolo del 2014 ambientato quasi interamente all'interno di una grotta. Ambientazione che può far pensare a tutto e a niente, a dir la verità: abbiamo avuto esempi simili con "Necropolis - La città dei morti" o con il pessimo "La piramide" e sinceramente un qualcosa di simile a questi due titoli era quello che mi aspettavo. Invece...

Invece "La cueva" con quei due titoli non c'entra un razzo! Innanzitutto è meglio di entrambi messi assieme - non eccessivamente meglio, ma comunque meglio - e in secondo luogo non ha nulla, e dico nulla, di paranormale. Il che per molti potrebbe tranquillamente essere la morte dell'orrore, mentre per me, che il paranormale lo guardo come una cosa tanto affascinante quanto inesistente, sarebbe potuto tranquillamente essere pane per i miei denti. "La cueva" è un horror basato sulla stupidità dei protagonisti d'altronde: chi ha detto a quei cinque di avventurarsi con una telecamerina all'interno di una grotta e di dimenticarsi la strada fatta? No ma, complimenti eh! Ma soprattutto, perchè quello con la telecamerina riprende qualsiasi cosa?

Stranamente, rispetto a ciò a cui sono abituato, non ho detestato a livelli inenarrabili questo ennesimo film telecamerina: certo, il tutto è un pretesto per creare qualche inquadratura da nausea e niente di più, eppure la cosa non mi ha dato molto fastidio come al solito. Il cast non è che sia di prim'ordine, dato che più che altro è composto da illustri sconosciuti, per lo meno dalle nostre parti, e non se la cava nemmeno malaccio. Inoltre la storia che li lega, una storia di sopravvivenza in condizioni più che avverse, che li porta a compiere scelte discutibili è abbastanza interessante, aiutata anche da una sensazione di claustrofobia sempre crescente. "La cueva" risulta dunque un film sul quale sicuramente si sarebbe potuto fare molto di più, ma considerando che molti, con un materiale di ordine ben più alto, hanno fatto di peggio - molto di peggio! - non mi sento di volergli male del tutto.

Voto: 6-

martedì 27 ottobre 2015

MOVIES FOR HALLOWEEN - The Final Girls (2015)

Già sapete in che settimana siamo e già sapete cosa sto facendo sul mio blog nel corso di questa settimana. Ergo, bando alle ciance, cuccatevi il banner, che oggi si parla di "The Final Girls"!


USA 2015
Titolo Originale: The Final Girls
Regia: Todd Strauss-Schulson
Sceneggiatura: M.A. Fortin, Joshua John Miller
Cast: Taissa Farmiga, Malin Åkerman, Alexander Ludwig, Nina Dobrev, Alia Shawkat, Thomas Middleditch, Adam Devine, Angela Trimbur, Chloe Bridges, Tory N. Thompson, Reginald R. Robinson, Lauren Elise Gros, Dan Norris
Durata: 91 minuti
Genere: Horror, Commedia

Consigliatomi da moltissimi altri blogger della blogosfera, come una vera e propria chicca del genere horror di questa annata, con alcuni che hanno addirittura scomodato il parolone, la frasona ad effetto "HORROR DELL'ANNOOOOO!!!". E, secondo me, questi blogger che hanno scomodato la frasona non è che ci siano andati molto lontano,  non fosse che qualche mese fa ho visto "It Follows", che preferisco e di gran lunga. Nella mia relativamente breve carriera di spettatore, ammetto di avere delle gravi lacune soprattutto per quanto riguarda le saghe horror degli anni '80. Ne ho viste tante, me ne sono perse altrettante, ma comunque, soprattutto ad alcuni serial killer come Freddy Krueger, Jason Voorhees o Michael Myers, sono molto legato. Ed un film che omaggia quel tipo di cinema è sicuramente pane per i miei denti.

L'idea è di quelle forse non originalissime - abbiamo già visto qualcosa di simile in "Last Action Hero" per quel che riguarda il cinema d'azione - ovvero quella di trasportare dei giovani fan di un film horror diventato cult all'interno del film stesso. Non fosse che la madre di Max, la protagonista interpretata da una sempre bellissima Taissa Farmiga, morta da poco tempo, aveva recitato proprio in quel film, Camp Bloodbath. Un film che asseconda tutti quegli stereotipi del cinema horror anni '80: abbiamo infatti un serial killer mascherato diventato così a causa di uno scherzo di suoi coetanei; abbiamo ragazze avvenenti che vanno in campeggio con l'intento di perdere la verginità; abbiamo maschi alfa che non fanno altro che vantarsi delle loro ipotetiche imprese sessuali e che speri muoiano il prima possibile.

Oltre ad essere un grandissimo omaggio al mondo del teen horror, "The Final Girls", mescolando sapientemente la componente horror con una componente più spiccatamente comica, risulta essere anche una significativa metafora sull'elaborazione del lutto. La protagonista Max infatti, dopo tre anni dalla sua morte, non ha ancora elaborato la perdita di sua madre e vuole cogliere al massimo la possibilità di poterla rivedere, tentando di cambiare lo svolgimento del film in cui si trova per poterla salvare e riaverla con sè. E se come horror "The Final Girls" non è che faccia molta paura, la componente comica e il retroscena drammatico della vicenda funzionano alla grande.

Il comparto tecnico della pellicola è buonissimo sotto molti punti di vista, a partire da una regia a cui piace giocare con le inquadrature, con i rallenty, muovere la camera in maniera piuttosto sporca, pur creando un paio di brevissimi piano sequenza davvero notevoli. Anche la colonna sonora ovviamente è in tema con l'ambientazione della pellicola e funziona a meraviglia, così come funziona quasi in toto il cast. Taissa Farmiga mi convince sempre di più, Nina Dobrev è sempre bellissima e avrà il duro compito, negli anni a venire, di staccarsi dal ruolo di Elena Gilbert di "The Vampire Diaries", così come brava per davvero anche Malin Maria Åkerman nei panni della madre di Max. Funziona anche la componente maschile del cast, con un odiosissimo Adam Devine nei panni del maschio alfa - l'odio mi ha fatto salire, l'odio più totale e disinteressato -, ma bravo anche Alexander Ludwig se la cava più che bene.

Voto: 8

lunedì 26 ottobre 2015

MOVIES FOR HALLOWEEN - The Green Inferno (2013)

Siamo nella settimana di Halloween, quella festa che in realtà non è una festa, ma un qualcosa utilizzato dalle genti di tutto il mondo per mascherarsi in modi brutti, sembrando più brutti che nella realtà, venendo però accettati per questo. Halloween però per me in realtà vuol dire film horror, il che significa che la settimana sarà dedicata - come nessun altro blogger immagino farà, a recensioni di film horror. D'altronde lo vedrete dal banner che accompagnerà ogni post, che sarà anche il banner principale di questo blog per tutta la settimana. Lo avevate notato?


USA, Amazzonia 2015
Titolo Originale: The Green Inferno
Regia: Eli Roth
Sceneggiatura: Guillermo Almoedo, Nicolás López, Eli Roth
Cast: Lorenza Izzo, Ariel Levy, Aaron Burns, Sky Ferreira, Nicolás Martínez, Kirby Bliss Blanton, Daryl Sabara, Magda Apanowicz, Matías López
Durata: 103 minuti
Genere: Horror

Uscito con ben due anni di ritardo rispetto alla data di produzione, stavolta però non solo da noi, ma un po' in tutto il mondo l'uscita nei cinema è stata ritardata, "The Green Inferno" si presentava come un omaggio più o meno spontaneo da parte di Eli Roth - uno dei re dello splatter attuale, soprattutto dopo "Hostel" - verso il famosissimo "Cannibal Holocaust" di Ruggero Deodato, pellicola che tra le altre cose ha suscitato all'epoca della sua uscita polemiche riguardo ai maltrattamenti sugli animali, questione su cui non voglio entrare nel merito. Nel corso di queste settimane ho letto recensioni più o meno discordanti riguardo "The Green Inferno" che da una parte non mi hanno fatto cambiare idea sul vedere la pellicola, mentre dall'altra hanno alimentato i dubbi che avevo, dovuti più che altro al fatto che non sono propriamente un amante dello splatter, preferendo gli horror di atmosfera rispetto a quelli con tanto sangue, gore e violenza.

La partenza della pellicola mi è sembrata piuttosto a rilento: le prime scene, atte a presentarci i personaggi e ad introdurre le motivazioni sugli sviluppi successivi della pellicola, mi sono sembrate sì soddisfacenti e anche registicamente ben curate, ma forse un po' troppo dilungate nel tempo, utili sì per creare un contrasto tra una prima parte relativamente tranquilla e una seconda piuttosto spaventosa, ma che non mi hanno particolarmente convinto appunto per una questione di tempi e di ritmo. Qui però veniamo a quella seconda parte del film, che è poi quella che dovrebbe essere veramente interessante, che secondo me ha un gran difetto - pur non essendomi affatto dispiaciuta - dovuto più che altro a tutta la pubblicità ricevuta dal film. Tutto fumo e niente arrosto?

Non propriamente, se devo essere sincero, ma tutti i proclami riguardo un film spaventoso, violento all'inverosimile e da scatenare rigurgiti intestinali negli spettatori io non è che li abbia visti. Sì, c'è una scena che è effettivamente impressionante, ce ne sono un altro paio che fanno un po' male più che altro perchè ti fanno immaginare cosa sta accadendo, ma non penso che le attese, da questo punto di vista, siano state rispettate dal film in questione. Contribuisce però a dare molta tensione allo spettatore la scelta di non tradurre in alcun modo le parole o i pensieri dei cannibali, che in qualche modo si fanno capire e le loro intenzioni sono chiare sin dall'inizio a dir la verità, ma la mancata traduzione crea quel tocco di suspence in più che non guasta mai.

Non mi è affatto dispiaciuta anche la scelta di condire molte scene con una gran dose di ironia e di macabra bastardaggine: se la scena della masturbazione nella gabbia è roba da voler uccidere il protagonista - che poi siamo sicuri non farà una bella fine - la parte che mi ha fatto più godere e sulla quale vorrei anche aprire una parentesi extra cinematografica è quella in cui la ragazza vegana viene costretta a mangiare maiale e, soprattutto, la pelle del proprio amico mangiato a inizio film. Scena che mi ha fatto particolarmente godere perchè la ragazza, una volta resasi conto di ciò che stava realmente mangiando, decide di spaccare la ciotola in cui sta mangiando e di tagliarsi la gola: partendo dalla considerazione per cui non ho nulla contro la perversione alimentare dei vegani per tutto ciò che non sia di origine animale, ma mi stanno sul cazzo quelli per cui unica ragione di vita è dare dell'assassino a me e a chiunque mangi carne. #AVETECAGATOILCAZZO!

Nulla da dire invece dal punto di vista recitativo: il livello non mi è parso altissimo e i protagonisti sono quasi tutti esordienti, ma due parole le spenderei sulla effettiva protagonista di tutta la vicenda, tale Lorenza Izzo, che oltre ad essere una gnocca di primissimo livello, potrebbe avere davanti a sè un bel futuro nella recitazione. O almeno lo spero per lei... ma soprattutto per me, giusto per vederla in qualche altro film.

Voto: 6+

domenica 25 ottobre 2015

TOP 5 - Le mie (ipotetiche) maschere da Halloween preferite

Da oggi, per tutta la settimana, farò una cosa che nessun blogger della blogosfera farà, ne sono certo: dedicare la settimana ad Halloween, una festa americana che qui in Italia non è una festa e che non ho mai amato festeggiare. Tanto meno non ho mai amato mascherarmi, più che altro per me Halloween, se ne ho la possibilità, è guardare horror fino a cagarmi sotto, ma ribadiamo il fatto che non la considero una festa. Ipotizziamo però che quest'anno volessi partecipare ad una festa in cui è obbligatorio mascherarsi: su cosa verterebbero le mie scelte?


5 - Il mostro di Frankenstein


Ricordando a tutti che Frankenstein è lo scienziato che crea la sua creatura e non la creatura stessa - capito? Lo scienziato si chiama Frankenstein, non la creatura, che non ha nome. CHIARO ORA? - penso di avere una costituzione fisica tale per cui un costume di questo tipo su di me farebbe un figurone. Certo, potrei anche vestirmi da Lerch della Famiglia Addams, però anche no!


4 - Il cavaliere senza testa


Un mostro che mi ha sempre affascinato guardando sia "Il mistero di Sleepy Hollow" sia la serie "Sleepy Hollow", anche se credo che vestirsi in quel modo sia parecchio complicato. A meno che qualcuno trovi il modo di tagliarmi la testa mantenendomi in vita!


3 - Eric Draven (Il corvo)


Qualche anno fa quella di Eric Draven de "Il corvo" era una delle maschere più inflazionate, per una questione anche di semplicità di realizzazione - d'altronde basta sbiancarsi il viso e farsi dei tagli sugli occhi per farla in maniera semplice -, ma soprattutto per una questione di fascino. Tra queste in classifica è l'unico travestimento che sono riuscito a mettere in atto.


2 - Freddy Krueger


Fino al 2008 - anno di uscita del film per il quale mi sono fissato sul personaggio che sarà al primo posto - Freddy sarebbe stata senza ombra di dubbio la mia prima scelta. In quanto a vestiario ho in casa anche qualcosa che potrebbe andare bene, ma non mi sono mai deciso a procurarmi nè la maschera nè un guanto di pugnali. Ovviamente pugnali veri, altrimenti non avrebbe alcun senso!


1 - Joker


Pur non essendo propriamente un personaggio di Halloween, la figura del Joker - soprattutto quello interpretato da Heath Ledger ne "Il cavaliere oscuro" il cui trucco mi piace molto di più rispetto a quello di Jack Nicholson - dall'uscita del film in poi è riuscita comunque a incutere terrore e ad entrare di diritto tra le maschere di Halloween per eccellenza degli ultimi anni. Fino all'anno scorso, in cui portavo i capelli lunghi, lo avrei potuto fare davvero bene, ora sarebbe solo una questione di trucco e ne verrebbe fuori un Joker coi capelli corti, ma vabbeh.

sabato 24 ottobre 2015

CHI BEN COMINCIA... #15 - Red Oaks

Torna l'appuntamento con la rubrica in cui parlo del primo episodio, che per una serie è quello più importante per fidelizzare il pubblico. Il primo episodio però assume ancora più importanza per quel che riguarda le serie prodotte da Amazon, che rilasciano al pubblico l'episodio pilota e, se questo ottiene il gradimento desiderato, viene ordinata la stagione completa. Ciò significa, come molti avranno intuito, che Amazon ha rilasciato parecchi pilot che sono rimasti tali senza avere la serie. La cosa però non è successa con Red Oaks, la cui prima stagione completa è uscita pochi giorni fa ed è la protagonista della rubrica di oggi!


Red Oaks


Rete Americana: Amazon

Difficile creare un post esaustivo per questa rubrica quando gli episodi della serie in questione durano solo trenta minuti. Eppure, questi trenta minuti del primo episodio ci danno una serie di indicazioni interessanti su come potrebbe svilupparsi la storia nel corso delle puntate successive: innanzitutto la serie è ambientata negli anni '80, il che la rende già di per sè fascinosa. In secondo luogo il protagonista è un ragazzino, appena ventenne, che nella prima scena assiste ad un attacco di cuore del padre, che, credendo di stare per morire, gli confessa una serie di segreti imbarazzanti riguardo lui, la moglie e persino la sua stessa nascita. L'impressione che ho avuto guardando l'episodio pilota è stata quella che, in qualche modo, la storia fosse troncata, quasi come se quei brevi trenta minuti non fossero abbastanza, quasi ne volessi di più: ed in effetti è proprio quello che si vuole da una serie e dal suo primo episodio no?

Continuerò a seguirla? Certamente sì, bisognerà solo aggiungere quelle sei o sette ore alle giornate per poter seguire tutto...

Voto: 7

venerdì 23 ottobre 2015

Suburra (2015)

Italia, Francia 2015
Titolo Originale: Suburra
Regia: Stefano Sollima
Sceneggiatura: Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Carlo Bonini, Giancarlo De Cataldo
Cast: Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Elio Germano, Greta Scarano, Giulia Elettra Gorietti, Adamo Dionisi, Giacomo Ferrara, Antonello Fassari, Jean-Hugues Anglade
Durata: 130 minuti
Genere: Drammatico

La carriera di Stefano Sollima - regista che al contrario di molti colleghi non si è formato in accademie di cinema o di arte, ma solo osservando il padre direttamente sul set - è legata indissolubilmente con la produzione televisiva. D'altronde il regista è diventato particolarmente famoso dopo la direzione di "Romanzo Criminale - La serie" e di "Gomorra - La serie", entrambe tratte da film a loro volta tratti da romanzi di un certo rilievo nella letteratura italiana contemporanea - inframezzate dalla sua unica esperienza cinematografica, ancora particolarmente acerba, "A.C.A.B - All Cops Are Bastards". La sua ultima e più recente fatica, "Suburra", funge dunque come una specie di prova del nove, dopo le bellissime cose fatte vedere nelle produzioni televisive, con una pellicola che tra l'altro, ha molto in comune con il suo primo capolavoro "Romanzo Criminale - La serie", essendo ambientato nei meandri della malavita romana ed essendo, proprio come Romanzo Criminale, tratto da un romanzo del giudice Giancarlo De Cataldo.

Il trailer di "Suburra", quello mandato nelle televisioni e nei cinema prima delle proiezioni, ci inganna: ti fa pensare ad un film in cui l'azione è frenetica, proprio perchè il trailer è costruito in maniera piuttosto frenetica. Mai presunzione fu più sbagliata: l'azione presente in "Suburra" è centellinata nel corso delle sue più di due ore di durata ed è centellinata in maniera da fartela anche un po' aspettare, quasi con l'acquolina in bocca. Sollima da questo punto di vista riesce a creare nello spettatore una certa attesa per qualcosa che sa che sta per accadere,  ma non può riuscire a prevedere quando.

E' innegabile anche quanto, spesso e volentieri, la bravura di un regista la si misura anche con la capacità di scegliere dei buoni soggetti da raccontare: è innegabile dunque che, in un ambiente come quello del nostro paese, in cui si è spesso e volentieri fatta la fortuna dei cineasti raccontando storie di mafia e di corruzione, sembra quasi che i buoni film nascano solamente da storie particolarmente sporche. Ed è un'impressione che non si può certo negare, visto il successo che hanno avuto film come "Romanzo di una strage" o le serie già citate più di una volta in questo articolo. Innegabile anche come "Suburra" vada ad indagare su una ferita piuttosto fresca per la nostra Italia come lo scoppio dello scandalo di mafia capitale, che qui viene narrata in maniera intrigante e talvolta addirittura un po' enigmatica, un po' ricordando lo stile de "La piovra", che quando mi obbligava a vederla mio padre la malsopportavo, ma di cui solo ora ne comprendo il buon valore.

La forza di "Suburra" sta anche nei suoi personaggi e negli attori che li interpretano. Su tutti abbiamo l'ormai garanzia Pierfrancesco Favino, nei panni dell'Onorevole Filippo Malgradi, ma anche Elio Germano nei panni di Sebastiano - uno dei personaggi meglio riusciti dell'intera pellicola -, ma soprattutto un Claudio Amendola in grandissimo spolvero nei panni di Samurai. La sua performance è uno di quegli smacchi totali a tutti quegli imbecilli che " EH MA C'E' CLAUDIO AMENDOLA, SCHIFO PUH CI SPUTO SOPRA A STO FILM DIMMERDA" senza averlo mai visto. Da queste parti, nonostante siamo abbastanza sicuri del fatto che sarà difficile rivedere l'attore in un ruolo così credibile, la sua presenza aveva sì creato dei dubbi, subito fugati sin dalle prime scene in cui lo si vede.

Voto: 8

giovedì 22 ottobre 2015

WEEKEND AL CINEMA!

Un nuovo weekend pregno di uscite è quello che si prospetta all'orizzonte, anche se, in realtà, la prossima settimana su questo blog - cosa che penso non farà nessuno nel mondo, proprio NESSUNO, già... - sarà dedicata totalmente ad Halloween, con recensioni di film horror, tra i quali spero anche quello presente tra le uscite della settimana, che sembra piuttosto interessante. Assieme a quello vediamo però anche tutte le altre uscite di questo weekend, commentate i base ai miei pregiudizi! D'altronde le uscite della settimana - escludendo i due documentari - sono ben dieci, quindi c'è ne è di roba di cui parlare!


Crimson Peak di Guillermo del Toro


Questa pellicola ha dalla sua: un cast che apprezzo di brutto, tra cui Tom Hiddleston e Jessica Chastain; un regista che apprezzo moltissimo come Guillermo del Toro; la speranza che le atmosfere siano quelle giuste per un horror che forse, più che far paura, sarà un film dal grande fascino. Sperando ovviamente che le mie aspettative non vengano deluse.


Dark Places - Nei luoghi oscuri di Gilles Paquet-Brenner

Thriller direttamente dalla Francia che in fin dei conti potrebbe rivelarsi ben più interessante del previsto. Sicuramente da tenere d'occhio, potrebbe essere una delle sorprese di questa settimana!


Dheepan di Jacques Audiard


Arriva finalmente nei cinema italiesi il film che ha vinto l'ultimo Festival di Cannes: sarà forse perchè ha vinto a scapito di uno dei nostri tre - dati per favoriti - che arriva così tardi nel nostro paese? Da guardare per l'importanza in questa annata, ma se devo essere sincero mi dà un po' l'idea di essere di una pesantezza quasi eccessiva.


Game Therapy di Ryan Travis

Le star del web tornano al cinema e la cosa bella è che non sono degli attori, non hanno mai recitato nella loro vita e guadagneranno - grazie ai loro fan del web - più soldi al botteghino rispetto a film più meritevoli. Altre star del web, che io apprezzo anche, dicono però di attendere a buttare merda su questo film, che prima va guardato - sarà forse questione di diplomazia? - però io sinceramente non so se avrò il coraggio di farlo.
Che poi, fatemi capire: questi "gamer" che diventano star del web... benissimo, bravi e tutto. Ma perchè dal loro importanza categorizzandoli come "gamer" come se fosse il loro mestiere? Da quando giocare ai videogiochi è un lavoro???


Io che amo solo te di Marco Ponti

Non so se sono in grado di reggere un film sentimentale in questo periodo. Per quanto Scamarcio - odiato un po' da tutti - io lo ritenga abbastanza bravo, non so se avrò il coraggio di vedere questa pellicola, penso che dunque passerò oltre...


La bugia bianca di Giovanni Virgilio

Altra pellicola italiana che puzza un po' di roba finto-autoriale. Penso che, ancora una volta, passerò oltre volentieri.


Sei tutto quel che voglio di Dado Martino

Ennesimo film italiano in uscita questa settimana e altra pellicola che sembra essere abbastanza trascurabile. NEXT!


The Walk di Robert Zemeckis


Solo ieri era il #BackToTheFutureDay e oggi esce il nuovo film di Robert Zemeckis. Coincidenze? IO NON CREDO. Sta di fatto che il regista lo apprezzo parecchio, anche se spesso e volentieri film di questo tipo si lasciano andare ad eccessivi buonismi che potrebbero darmi un po' fastidio. In ogni caso penso che lo vedrò, sperando che non ci cada...


The Wolfpack di Crystal Moselle


Ho letto la trama di questo film prima di scrivere questo post e ho pensato che il potenziale di un soggetto del genere potrebbe essere quello di una delle bombe cinematografiche dell'anno. Mi ispira e anche molto!


Viva la sposa di Ascanio Celestini

Altro film italiano che penso lascerò passare inosservato.

mercoledì 21 ottobre 2015

La Bibbia 2 di Davide La Rosa e Pierz

Torna la poco curata rubrica sulle letture che fa il vostro blogger preferito, stavolta con un fumetto irriverente, ovvero il sequel del libro più letto al mondo che nessuno ha mai letto: LA BIBBIA 2! Se siete cattolici bigotti - e io sono solo cattolico praticante - non leggetelo mai! Così come, sappiatelo, questa recensione non sarà certo un pozzo di saggezza, anche perchè il libro è proprio un libricino, le pagine non sono nemmeno numerate e i contenuti non è che siano di livello elevatissimo.

Titolo Originale: La Bibbia 2
Autore: Davide La Rosa, Pierz
I° Edizione Italiana: 2013
Genere: Fumetto


Recensione
Lo avevo visto su Amazon quasi per caso, ma alla fine qualcuno ha ben pensato di regalarmelo, il che mi ha fatto risparmiare la spedizione e il tempo di attesa e cose varie. La Bibbia 2, scritto e disegnato da Davide la Rosa - già autore di altri fumetti che parodiano il mondo della religione e quello dello spettacolo come "Zombie Gay in Vaticano" o "Il nuovo romanzo di Dan Braun" - e Pierz - autore della saga dei "Ravioli Western" - prende di mira la Bibbia - manco a dirlo -, il mondo della Chiesa e quello dello spettacolo con un'irriverenza fuori dal comune. Purtroppo non avendo letto nessun loro lavoro precedente - non sono un appassionato lettore di fumetti - non ho alcun termine di paragone, quindi mi tocca limitarmi all'unica unità di misura che conosco in questi casi: la risata.
E, devo ammetterlo, leggendo questo libricino di risate me ne sono fatte davvero molte. Tra l'altro non so perchè, ma ho una certa "perversione" per le battute blasfeme che mi fanno sempre impazzire dal ridere. Non che qui i due scrittori abbiano mostrato gran coraggio o spinto particolarmente sul pedale della blasfemia, però il tutto funziona e quadra anche a livello logico. Il che, detto da un credente - che però ha sempre ammesso le contraddizioni insite nel suo credo - è roba grossa.

Voto: 7-

Midnight in Paris (2011)

Spagna, USA 2011
Titolo Originale: Midnight in Paris
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Cast: Owen Wilson, Rachel McAdams, Kurt Fuller, Mimi Kennedy, Michael Sheen, Nina Arianda, Carla Bruni, Marion Cotillard, Léa Seydoux, Kathy Bates, Adrien Brody, Tom Hiddleston, Alison Pill, Yves Heck, Corey Stoll, Daniel Lundh, Marcial Di Fonzo Bo, Adrien de Van, Sonia Rolland, Emmanuelle Uzan, Tom Cordier, David Lowe, Yves-Antoine Spoto, Vincent Menjou Cortes, Olivier Rabourdin, François Rostain, Serge Bagdassarian, Gad Elmaleh
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia

L'apertura del nuovo Cineforum nel mio paese (Vimodrone) utilizzando sale della comunità e non sale commerciali, mi sta dando l'opportunità di vedere, anche con occhio critico, alcuni film che nel corso degli ultimi anni mi ero colpevolmente perso. Oltre a questo sto avendo la possibilità di cimentarmi come animatore di un cineforum e la mia prima esperienza - in cui avevo parlato di "Hitchcock" di Sacha Gervasi - è andata molto bene. A dirla tutte, delle prime quattro proiezioni di questa neonata iniziativa, solamente un film non avevo visionato in precedenza, ed è proprio il film di cui vi vado a parlare oggi, diretto da uno degli autori con cui ho il rapporto più conflittuale sin dal momento in cui sono diventato uno spettatore cinematografico assiduo. Woody Allen, come saprete avendo letto alcune mie recensioni, come quella di "To Rome with Love", "Blue Jasmine" o "Magic in the Moonlight" non ha mai ottenuto i miei consensi, tranne proprio con la sua ultima produzione che mi aveva particolarmente sorpreso e coinvolto.

A sorpresa dunque, rispetto a tutti i film di Woody Allen che ho visto e che non ho apprezzato, "Midnight in Paris" si rivela essere una commedia brillante, forse non geniale come molti la avevano descritta, ma sicuramente una commedia godibile e divertente, pregna di situazioni con una comicità molto sottile - che non sempre è facile cogliere la comicità di Woody Allen - e sulla quale è facile aprire sia riflessioni "esistenziali", sia fare excursus lunghissimi riguardo tutti i personaggi cui si fa riferimento all'interno del film. Basandosi su uno dei "mali" del nostro tempo - ma come ci fa capire la pellicola sembrerebbe essere un "male" universale - ovvero quello di desiderare di vivere in un'altra epoca e in un altro luogo rispetto a quello in cui si è nati, il film riesce anche ad essere un grande omaggio alla città di Parigi, da Woody Allen molto amata, e a personaggi di spicco della storia dell'arte e della letteratura, partendo dagli americani Francis Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway, passando attraverso Picasso, arrivando agli esponenti di spicco della Belle Epoque.

Il protagonista Gil, interpretato da un bravo Owen Wilson - che rispetto alle performance e ai ruoli a cui ci ha abituato ha certamente fatto un gran salto di qualità -, è uno scrittore non particolarmente affermato nè tanto meno particolarmente bravo e vive la sua vita con la fidanzata Inez, interpretata da Rachel McAdams - sempre più bella -, che non smette mai di ricordargli quanto in realtà desideri stare con il suo primo amore del liceo Paul, interpretato da Michael Sheen. Oltre a questo si aggiunge la famiglia di lei, che non sembra adorarlo in maniera particolare e che - pure loro - non fanno altro che ricordargli quanto faccia schifo, ma lo fanno con tanta ironia, quindi la cosa sembra molto meno fastidiosa. Laddove io sarei fuggito mandando chiunque a quel paese e magari spezzando le gambe al suocero, il buon Gil invece, chissà come - ma non è nemmeno importante che noi lo sappiamo - riesce a vivere, anche se solo per qualche ora ogni notte, nella Parigi degli anni venti.

Interessante come Woody Allen non voglia minimamente spiegarci che cosa stia vivendo Gil: un'allucinazione, un sogno ad occhi aperti, un trip di LSD? Non ci è dato saperlo e, sinceramente, alla fine del film non ci interessa nemmeno saperlo. Sappiamo però che la sua situazione un po' difficoltosa, mescolata ad un grande amore per un epoca mai vissuta, gli fanno vivere una vita che avrebbe sempre sognato. Ed in questo "Midnight in Paris" riesce a meraviglia: trasportarci in un viaggio con l'immaginazione che non conosce limiti di spazio nè di tempo. Non si tratta in ogni caso di una pellicola per la quale mi sento di gridare al miracolo: risulta in effetti una trovata di certo non geniale, ma che riesce nell'intento di coinvolgere in pubblico in maniera leggera, aprendo però delle riflessioni comunque interessanti.

Voto: 7+

martedì 20 ottobre 2015

TOP 5 - Se io fossi regista...

Questo mese la solita cricca di blogger della blogosfera ha deciso di non celebrare un personaggio di spicco in particolare nè di organizzare una qualche giornata a tema, ma di proporre una lista, un po' per conoscerci meglio, dei cinque film che, se fossimo dei registi, avremmo voluto dirigere. Attenzione, non saranno i nostri cinque film preferiti, ma appunto quelli che, se ne fossimo in grado, sarebbero adatti per essere diretti da noi. Personalmente, ad esempio, non dirigerei mai un film d'azione, così come un fantasy o un film d'animazione dello Studio Ghibli (dato che non so minimamente disegnare!), mentre per tutti gli altri generi almeno un film lo avrei trovato. Per scelta personale ho deciso dunque che, nella cinquina, non ci saranno più film appartenenti allo stesso genere!




Mi son sempre piaciute in maniera particolare le commedie musicali, ma questa, che parla del mondo del rock in maniera intelligente e divertente, mi sarebbe davvero piaciuto poterla dirigere un giorno. Invece il buon Richard Linklater - proprio mentre iniziava a girare Boyhood - ha deciso di rubarmi l'idea. Il mio amore per il rock e per i brani che vengono citati al suo interno - e probabilmente io, così a muzzo, ne avrei inseriti anche altri in più - sarebbero certamente nelle mie corde!




Brit Marling un giorno o l'altro la voglio conoscere, voglio proprio vederla dal vivo. I drama fantascientifici, che nell'ultimo periodo stanno abbastanza prendendo piede, lasciando l'ambito fantascientifico sullo sfondo, sono roba difficile da trattare. Non è facile infatti utilizzare un pretesto fantascientifico per creare un film drammatico altrettanto solido. Anzi, probabilmente, avessi diretto questo film, ci avrei inserito anche molte considerazioni in più riguardo l'altra Terra che a un certo punto compare in cielo. Ovviamente colgo anche l'occasione per consigliarvelo, perchè ogni volta che ne parlo con qualcuno questo rimane attonito e inebetito!


3 - Il Series Finale di Lost


So che in teoria la cinquina dovrebbe essere dedicata al cinema, ma io decido di imbrogliare e di piazzarci dentro anche una serie TV. Anche perchè, si sa, il series finale è uno degli episodi più delicati, di quelli che fanno cambiare radicalmente il giudizio su una serie a moltissime persone. Per quanto quel finale mi sia piaciuto assai, chiaramente avevo una mia bella idea in testa su come concludere la serie radicalmente diversa da ciò che alla fine è stata. Il vero problema sarebbe farla quadrare con tutta la storia pregressa, ma per quello ho tanto tempo per pensarci!




Anche qui parlo di un film che mi piace molto in realtà, però, avere l'occasione di dirigere un soggetto del genere, liberamente ispirato al Paradise Lost di John Milton non è roba da poco. Anche perchè, tra le tante cose che ci propinava la prof di letteratura inglese, questa è una delle più pesanti, ma anche una di quelle da me più apprezzate. Quel monologo finale interpretato da Al Pacino è roba che andava vissuta dal vivo e forse, avrei strutturato anche in modo un po' diverso tutta la storia.




Non avrei potuto concludere la classifica senza esprimere il desiderio di dirigere un horror, un horror tra l'altro pazzesco che mi ha fatto una paura assurda. E io, ovviamente, non so se ne sarei capace, ma ci avrei messo ancora più paura: d'altronde, un horror che mi abbia devastato psicologicamente per qualche giorno ancora non l'ho trovato, magari però riesco proprio a girarlo io un giorno o l'altro!


Partecipano a questa interessantissima iniziativa anche i seguenti blog:

Pensieri Cannibali
White Russian
Cinquecento Film Insieme
Solaris
Scrivenny
In Central Perk
Mari's Red Room
Director's Cult
Recensioni Ribelli

lunedì 19 ottobre 2015

Hotel Transylvania 2 (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Hotel Transylvania 2
Regia: Genndy Tartakovsky
Sceneggiatura: Robert Smigel
Personaggi: Dracula, Jonathan, Mavis, Frankenstein, Griffin l'uomo invisibile, Wayne, Murray la mummia, Wanda, Eunice, Vlad, Dennis, Cakie
Durata: 89 minuti
Genere: Animazione

Quando si tratta di film di animazione e di loro possibili seguiti l'ombra del dubbio atroce mi assale sempre, anche se sulla domanda fondamentale che mi pongo ogni volta ho già una risposta praticamente certa: seguito utile per far andare avanti una trama oppure mossa commerciale per far contenti bambini e adulti bambinoni? Inutile dire che la mia risposta verte sempre verso la seconda possibilità. Nella fattispecie, "Hotel Transylvania", carinissimo film d'animazione del 2012, non mi pareva lasciasse aperti dei presupposti per un possibile sequel che, sin dal momento del suo annuncio, mi è parso abbastanza forzato e con poca logica. Poi però ovviamente si finisce per guardarlo comunque, vuoi per la curiosità o vuoi per passare un'oretta e mezza tentando di ritornare un po' bambino.

Purtroppo, la maggior parte dei dubbi che coltivavo, sono stati confermati: sia chiaro, "Hotel Transylvania 2" è un buon film per un pubblico che vuole trovare del divertimento talvolta anche abbastanza infantile e senza impegno, ma perde tutte quelle considerazioni che era possibile fare riguardo al primo film. Se infatti nel primo capitolo di questa saga avevamo un'interessante - seppur molto semplificata per il pubblico a cui è rivolto - riflessione sulla diversità e su quanto la paura della diversità possa rivelarsi mostruosa, nel secondo tutte queste cose, molto interessanti, si perdono, per creare tutta una sequenza di gag che sì, fanno anche ridere, ma alla lunga sembrano un po' fini a se stesse.

Siamo dunque, purtroppo, davanti all'ennesimo sequel decisamente poco utile: piacerà sicuramente ai bambini, anche se le situazioni divertenti che si vengono a creare perdono parecchio in quanto a mordente rispetto al primo capitolo; piacerà anche a chi non cerca chissà che cosa da un film d'animazione. Piacerà un po' di meno a chi, come me, avrà per tutta la durata della pellicola quella sensazione di stare mangiando una bella minestra riscaldata, cosa che per fortuna non ho mai provato nel senso letterale del termine, ma in quanto a metafora nel mondo cinematografico ce ne sarebbero da esempi da portare...

Voto: 5,5

domenica 18 ottobre 2015

TOP 5 - Le mie birre preferite

Torna, dopo aver saltato l'appuntamento della scorsa settimana, la rubrica domenicale sulle top five - e qualcosa mi dice che ci sarà un appuntamento speciale in settimana a riguardo anche - stavolta parlando di un argomento a me carissimo: la birra. Io adoro la birra, la produco in casa almeno due volte all'anno e, ogni volta che esco per locali, cerco sempre di berne una diversa dalla volta prima. Nel mio lungo peregrinare alla ricerca della birra, sono riuscito a stilare una classifica di cinque cervogie in base a quello che è il mio gusto.

Ricordo anche che questa dovrebbe essere una rubrica interattiva: ergo, se passate di qua, potete liberamente partecipare nei commenti, ma soprattutto indicarmi qualche idea per qualche nuova top five. Siamo al terzo appuntamento e pure questa me la sono dovuta inventare io. DAI SU, PROPONETE!

Premetto anche che qui non troverete commenti da recensore di birre, non sono bravo con i film, figuratevi con le bevande.


5 - Duchesse de Bourgogne

Se non siete dei bevitori che cercano sempre una birra nuova state certi che questa è difficile che l'abbiate provata. Pensate che, nel locale in cui la bevvi la prima volta, me la sconsigliarono pure, perchè ha un sapore molto molto acido - molto vicino a quello dell'aceto - e la maggior parte della gente finiva per lasciargliela lì a metà. Inutile dire che, al contrario di ogni pronostico, me ne sono innamorato e finisce direttamente al gradino più basso della top five!




4 - London Porter

Nella mia personalissima campagna di odio verso la Guinness - eh sì carissimi, non sono mai stato in Irlanda e magari lì è anche buona, ma per me la Guinness è la birra più sopravvalutata della storia del mondo tutto - provo ogni tanto qualche stout o qualche porter, che poi cercando su internet non ho ancora trovato un modo univoco per distinguere i due generi, anzi, molti convengono siano la stessa cosa. Questa, con un sapore quasi cioccolatato, è una delle migliori che abbia provato in tempi recenti.




3 - London Pride

Tra le cinque birre in classifica la London Pride è quella che ho bevuto più volte, semplicemente perchè c'è stato un periodo in cui frequentando spesso il solito posto, questa era la migliore birra che possedessero. E con il suo sapore va giù che è un piacere proprio!




2 - Xingu

Esistono birre nere che non sono stout? Ebbene sì e questa black lager brasiliana ne è uno degli esempi migliori, con il suo sapore leggerissimo ma che ricorda molto quello della liquirizia, che io amo. Capiterà sicuramente che la proverò di nuovo.




1 - Aecht Schlenkerla Marzen

Birra affumicata di cui ho provato ben tre qualità diverse, che probabilmente sarebbero state tutte e tre nella top five, per quanto mi riguarda. Ho scelto questa perchè la più caratteristica delle tre, ma ricordatevi: non bevete questa birra se avete fame: il suo retrogusto di carne alla brace - termine tecnico eh - vi farà venire una voglia di bacon assurda!


sabato 17 ottobre 2015

CHI BEN COMINCIA... #14 - Fargo

Ancora una volta si torna a parlare del primo episodio di una serie che intendo seguire con interesse e, ancora una volta, come con "American Horror Story: Hotel", siamo davanti non a un primo episodio assoluto, ma al primo episodio della seconda stagione di una serie antologica, che resetta ambientazione e trama ad ogni stagione e quindi adatta per essere trattata comunque in questa rubrica. 

Fargo


Rete Americana: FX

Dopo il grande successo della sua prima stagione, vincitrice di premi a destra e a manca, ecco che con la seconda le incognite iniziano ad esserci. Le domande son sempre le solite: sarà all'altezza della prima? Sarà più bella della prima? Si potrà confrontare con la prima? La mia risposta è sempre la stessa: chissene frega del confronto con la prima stagione, quello lo si fa alla fine e dipende molto anche dai gusti, ora però è troppo presto. A dirla proprio tutta poi questo primo episodio della seconda stagione di Fargo mi è anche piaciuto di più di quello della prima - così voi che amate tanto i confronti siete contenti -, dato che ha dalla sua un'ambientazione molto tetra, di quelle che ti mettono tristezza solo a guardarle, ma soprattutto è ambientata a fine anni '70, il che non guasta mai. Inoltre ho apprezzato in maniera molto particolare il modo in cui vengono ritratti i personaggi principali e l'intreccio, che qui viene solo introdotto, mi è sembrato abbastanza valido e può avere anche dei risvolti parecchio comici se verrà ben sfruttato. E' ancora presto dunque per dare un giudizio su questa stagione, ma di certo il primo episodio mette per bene le sue carte in tavola, ora bisogna solo vedere come se le giocherà in quelli successivi.

Continuerò a seguirla?

Voto al primo episodio: 7,5
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