lunedì 29 febbraio 2016

Il caso Spotlight di Tom McCarthy (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Spotlight
Regia: Tom McCarthy
Sceneggiatura: Tom McCarthy, Josh Singer
Cast: Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, John Slattery, Stanley Tucci, Brian d'Arcy James, Jamey Sheridan, Billy Crudup, Gene Amoroso, Maureen Keiller, Paul Guilfoyle, Len Cariou, Neal Huff, Jimmy LeBlanc, Michael Cyril Creighton, Laurie Heineman
Durata: 128 minuti
Genere: Drammatico

Un film la cui locandina recita a caratteri cubitali "DI GRAN LUNGA IL MIGLIOR FILM DELL'ANNO!", si prende, sin dall'inizio, una grossa responsabilità. Soprattutto se il film in questione, candidato all'Oscar come miglior film - sottolineo che nel momento in cui scrivo e pubblico questa recensione le premiazioni non si sono ancora tenute - era dato fino a poco tempo fa come uno dei grossi favoriti per la statuetta grossa. In realtà, dopo la serata di premiazione dei Golden Globe e dopo che in tutte le premiazioni che precedono gli Academy Awards ha trionfato "Revenant - Redivivo" la pellicola è stata un po' ridimensionata, nonostante tratti un argomento scomodo e di grande importanza perfetto per una premiazione come quella che si terrà tra poche ore. La realtà dei fatti, invece, secondo me, è che questo film, sulla cui locandina campeggia la già citata scritta a caratteri cubitali non è per nulla di gran lunga il miglior film dell'anno.

Inutile negare che con "Il caso Spotlight" siamo davanti ad uno dei più tipici film di denuncia, cui noi italiani siamo abituati abbastanza bene - anche se negli ultimi anni siamo stati molto disabituati a questo tipo di cinema - che parla di un caso terrificante come gli abusi su minori da parte di esponenti della comunità ecclesiastica. Ancora più terribile e da far gelare il sangue nelle vene è il fatto che tutti questi abusi siano stati insabbiati dal cardinale di Boston, testimonianza di quanto l'amore predicato da alcuni esponenti ecclesiastici talvolta sia qualcosa di molto più concreto - e devastante - rispetto all'amore di Cristo che sembra essere qualcosa di molto più astratto. E pensare che nel mio paese i giornali locali si stanno spippettando parlando da settimane di un prete arrogantissimo per cui è addirittura stato chiuso l'Oratorio. E fu così che con questa frase il vostro caro e adorato blogger fu tempestato di messaggi da parte di organizzazioni cattofasciste o cattocomuniste o comunque cattoqualcosa e minacce di morte, come spesso accade in questi casi, sempre perchè stiamo predicando l'amore di Cristo. No, sapete, la realtà dei fatti è che quella frase non se la cagherà nessuno, punto e basta.

Fatto questo commento riguardo la moralità che sta dietro all'indagine condotta dal team "spotlight" nel 2001, poi premiato con il premio Pulitzer, passiamo a parlare della pellicola in sè e del perchè non è "DI GRAN LUNGA IL MIGLIOR FILM DELL'ANNO!" proprio per nulla. Innanzitutto dal punto di vista tecnico non mi è sembrato che fosse un film da ricordare particolarmente e la sceneggiatura mi è sembrata piuttosto deboluccia per poter dire davvero la sua, tanto che sia i dialoghi, che non sono particolarmente brillanti, sia i personaggi, non riescono pienamente ad entrare nel cuore dello spettatore. I personaggi, proprio a causa di una sceneggiatura non proprio fortissima, sono poco empatici e, a parte qualche raro caso in cui è l'attore a prevalere sul personaggio interpretato, non riescono del tutto a trasmettere l'emozione allo spettatore.

E qui veniamo al capitolo interpretazioni che, come sarebbe dovuto essere il titolone che campeggia sulla locandina, "SONO DI GRAN LUNGA LA MIGLIOR COSA DEL FILM!", semplicemente perchè, come già detto, spesso e volentieri è l'attore a prevalere sul personaggio e a dare quel qualcosa in più per emozionare e far raggelare il pubblico. Ed è così che a partire da una Rachel McAdams sempre più splendida e in parte in ogni ruolo che le viene proposto, passando per un Michael Keaton che sembra essere profondamente migliorato dopo il capolavoro messo in scena in "Birdman" e arrivando infine ad un Mark Ruffalo che offre un'interpretazione forse mai così sentita, sono gli interpreti a farla da padrone in un film che, a parte un caso scomodo quanto importante su cui riflettere, non ha moltissimo altra da offrire, non risultando brutto, ma nemmeno "DI GRAN LUNGA IL MIGLIOR FILM DELL'ANNO!" come promesso dalle locandine.

Voto: 6+

9 commenti:

  1. E'un buon film nel complesso, ma non memorabile. Chissà però se al vaticano l'hanno visto e applaudito... :-p

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    1. Un film che si fa vedere ma che non mi ha convinto per nulla. Spero proprio che a Vatican City lo abbiano visto, ma dubito sinceramente....

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  2. Concordo con te. Altra annata in cui io e l'Academy non andiamo d'accordo.

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    1. Per gli otto candidati non è stata una grandissima annata e questo come migliore non mi convince per nulla... Spero però che almeno avremo dei buoni outsider nei prossimi mesi!

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  3. "DI GRAN LUNGA IL MIGLIOR FILM DELL'ANNO!" Cor cazzo! :D

    Peccato che pure per l'Academy lo sia...

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    1. E su "cor cazzo" riassumi prepotentemente il mio pensiero!

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  4. Risposte
    1. Eh non mi ha impressionato come avrebbe dovuto o voluto. Che ci devo fa? XD

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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