venerdì 4 marzo 2016

Room di Lenny Abrahamson (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Room
Regia: Lenny Abrahamson
Sceneggiatura: Emma Donoghue
Cast: Brie Larson, Jacob Tremblay, Joan Allen, William H. Macy, Sean Bridgers, Tom McCamus, Amanda Brugel, Joe Pingue, Megan Park, Cas Anvar
Durata: 118 minuti
Genere: Drammatico

Ne ho parlato molto vagamente Domenica nel post dedicato ai miei pronostici e alle mie speranze per gli Oscar e il film di cui vi parlo oggi è uscito solamente ieri nei cinema italiani, ma io lo avevo già visto. Il film che speravo vincesse l'Oscar, diretto da Lenny Abrahamson e con una splendida Brie Larson, vincitrice dell'Oscar come miglior attrice protagonista più che meritatamente, è stato da molti definito un vero e proprio gioiellino, un piccolo grande lavoro in grado di ottenere le preferenze di molti per quella che alla fin della fiera è stata una premiazione piuttosto scontata - quella come miglior film - e per la quale purtroppo, prevedibilmente, non è arrivato l'Oscar. Ma se l'Oscar non arriva in realtà poco conta, per un film che non nasce per vincere premi - e qui gli hipster del faccialibro che odiano le premiazioni a priori perchè troppo commerciali mi ameranno, ma sappiate che io vi odio con tutto il cuore e vi taglierei le dita -, ma per toccare il pubblico nel profondo, con una storia particolare, non originalissima, ma innovativa per quel che riguarda la narrazione, anche se un famoso filosofo dell'antica Grecia ci aveva già pensato ad una cosa simile, a dirla tutta.

"Room" nasce come adattamento cinematografico del romanzo "Stanza, letto, armadio, specchio" di Emma Donoghue - che in questo film ha curato anche la sceneggiatura - che a sua volta prende ispirazione da uno dei fatti di cronaca che, quando ero neanche diciottenne, ricordo mi avesse particolarmente sconvolto. Il caso in questione si svolse ad Amstetten, città austriaca in cui Josef Fritzl tenne prigioniera, segregata in cantina per 24 anni, la figlia, abusando sessualmente di lei e dando alla luce, a causa di quell'incesto, ben sette figli, di cui uno assassinato appena nato. Di questi sei figli rimasti tre sono stati "adottati" dai genitori della ragazza, mentre gli altri tre non videro mai il mondo al di fuori del bunker se non dopo la liberazione. "Room" parte proprio da questo presupposto, diminuendo le dimensioni della vicenda mantenendone intatta la gravità, con la nostra protagonista Joy imprigionata da un tempo imprecisato in una stanza nella quale il suo aguzzino abusa ogni sera di lei. Da quella relazione è nato un figlio, Jack, che noi vediamo quando ha già almeno otto anni e che ha sempre vissuto in quella stanza, vedendola come unico posto sicuro per la sua vita.

Se per la prima metà il film potrebbe sembrare un normale film di prigionia, in cui i protagonisti affrontano varie peripezie per poter fuggire da quella condizione, è nella seconda parte che viene a galla il vero valore del film, che, una volta che i due sono riusciti a fuggire dalla stanza, ci racconta di come in realtà, la vita al di fuori di essa, per un bambino che non ha mai visto il mondo se non filtrato attraverso la televisione, non sia poi così facile. E' strano vedere come un bambino di dieci anni debba pian piano, con mille e mille difficoltà, iniziare a scoprire un mondo che pensava fosse popolato da alieni, in cui i cani fossero animali fantastici che vivevano solo nella televisione e nella sua immaginazione ed interessante è vedere come anche Joy, dopo moltissimo tempo di prigionia, non riesca a recuperare al meglio la sua vita e ad avere un giusto impatto con il mondo esterno, da cui è stata lontana per troppo tempo, e a recuperare un rapporto con dei genitori che non potranno mai sapere per davvero cosa ha provato in tutti quegli anni - interessante in tal senso è la reazione del padre di lei, Robert interpretato da William H. Macy che non ha nemmeno il coraggio di guardare in faccia il nipote Jack -.

Ed è in una situazione così complicata che si vede qual è il vero valore degli interpreti, che devono saper trasmettere nello spettatore delle emozioni contrastanti, devono saper far piangere e magari far sorridere con la giusta tenerezza. Ed è proprio in questo che Brie Larson si è guadagnata l'Oscar come miglior attrice protagonista, un Oscar meritatissimo per un'interpretazione in grado di trasmettere tutte, ma proprio tutte, le emozioni necessarie per apprezzare appieno il film. Ma se per un'attrice ottima si sono sprecati gli elogi, è per il bambino: il vero protagonista del film è più che altro lui, tenero, impaurito nella scoperta di un mondo sconosciuto. Protagonista perfetto di quel mito della caverna di Platone che qui viene reso nella prima parte con orrore e nella seconda con meraviglia. Ed in questo il decenne Jacob Tremblay è ottimo, ma su di lui non mi esprimo riguardo il futuro: probabilmente finirà per inglobare se stesso come il bambino de "Il sesto senso" oppure finirà come Macaulay Culkin, motivo per cui godiamocelo adesso così com'è, bravo a naturalissimo, senza fare eccessive previsioni per il suo futuro.

Voto: 9

7 commenti:

  1. Per me, sinceramente, da Oscar era anche il piccolo Jacob. Regge un film, molto più di quanto non faccia la mamma Brie, altrettanto in gamba. Probabilmente, per me, sarà il film dell'anno.
    Come il libro, d'altronde, fu il libro dello scorso anno: leggilo, se ti capita. Sono simili, ma qualche dettaglio - soprattutto uno, agghiacciante - cambia. ;)

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    1. Concordo sul piccoletto, ma dubito lo avrebbero anche solo preso in considerazione. Il libro l'ho messo in lista, appena finisco quello che sto leggendo lo prenoto!

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  2. Grandissimo film!
    A quello che succederà al giovane protagonista è meglio non pensare: i bookmakers danno per lui probabilissimo un futuro da tossicodipendente. :)

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    1. Di sicuro rischia la ninfomania, dopo la sua dichiarazione alla Notte degli Oscar. Speriamo però che il talento non se ne vada...

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  3. Bella recensione!solo un appunto : il bambino ha 5 anni non di più... E se vogliamo il fatto che sia cognitivamente normale e se,bri anche più grande pone delle domande sul modo in cui è stato sviluppato il suo personaggio. sicuramente nel film convince anche grazie al talento del piccolo attore... ma senza?..

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    1. Diciamo che non viene detto quanti anni ha il bambino nel film - o se viene detto me lo sono perso -. Questo è vero, molto strano che il bambino non abbia problemi a livello mentale, però sinceramente non importa, perchè tutto il resto sta in piedi e anche molto bene! L'attore comunque ha nove anni

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  4. Effettivamente sarebbe bello se Jacob Tremblay rimanesse fedele a sé stesso, ossia bambino. Ad ogni modo, concordo. Film decisamente notevole nonché esempio calzante (come puntualizzato anche da te) per quanto riguarda il mito della caverna, non solo per la visione del mondo all'interno della caverna ma anche per le pericolose passeggiate nell’al di fuori. Alto il rischio di venir accecati dal sole nonché da una umanità che non è più solo ombre accomodanti ed innocue. Film bello corposo.

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