lunedì 29 febbraio 2016

Il caso Spotlight di Tom McCarthy (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Spotlight
Regia: Tom McCarthy
Sceneggiatura: Tom McCarthy, Josh Singer
Cast: Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, John Slattery, Stanley Tucci, Brian d'Arcy James, Jamey Sheridan, Billy Crudup, Gene Amoroso, Maureen Keiller, Paul Guilfoyle, Len Cariou, Neal Huff, Jimmy LeBlanc, Michael Cyril Creighton, Laurie Heineman
Durata: 128 minuti
Genere: Drammatico

Un film la cui locandina recita a caratteri cubitali "DI GRAN LUNGA IL MIGLIOR FILM DELL'ANNO!", si prende, sin dall'inizio, una grossa responsabilità. Soprattutto se il film in questione, candidato all'Oscar come miglior film - sottolineo che nel momento in cui scrivo e pubblico questa recensione le premiazioni non si sono ancora tenute - era dato fino a poco tempo fa come uno dei grossi favoriti per la statuetta grossa. In realtà, dopo la serata di premiazione dei Golden Globe e dopo che in tutte le premiazioni che precedono gli Academy Awards ha trionfato "Revenant - Redivivo" la pellicola è stata un po' ridimensionata, nonostante tratti un argomento scomodo e di grande importanza perfetto per una premiazione come quella che si terrà tra poche ore. La realtà dei fatti, invece, secondo me, è che questo film, sulla cui locandina campeggia la già citata scritta a caratteri cubitali non è per nulla di gran lunga il miglior film dell'anno.

Inutile negare che con "Il caso Spotlight" siamo davanti ad uno dei più tipici film di denuncia, cui noi italiani siamo abituati abbastanza bene - anche se negli ultimi anni siamo stati molto disabituati a questo tipo di cinema - che parla di un caso terrificante come gli abusi su minori da parte di esponenti della comunità ecclesiastica. Ancora più terribile e da far gelare il sangue nelle vene è il fatto che tutti questi abusi siano stati insabbiati dal cardinale di Boston, testimonianza di quanto l'amore predicato da alcuni esponenti ecclesiastici talvolta sia qualcosa di molto più concreto - e devastante - rispetto all'amore di Cristo che sembra essere qualcosa di molto più astratto. E pensare che nel mio paese i giornali locali si stanno spippettando parlando da settimane di un prete arrogantissimo per cui è addirittura stato chiuso l'Oratorio. E fu così che con questa frase il vostro caro e adorato blogger fu tempestato di messaggi da parte di organizzazioni cattofasciste o cattocomuniste o comunque cattoqualcosa e minacce di morte, come spesso accade in questi casi, sempre perchè stiamo predicando l'amore di Cristo. No, sapete, la realtà dei fatti è che quella frase non se la cagherà nessuno, punto e basta.

Fatto questo commento riguardo la moralità che sta dietro all'indagine condotta dal team "spotlight" nel 2001, poi premiato con il premio Pulitzer, passiamo a parlare della pellicola in sè e del perchè non è "DI GRAN LUNGA IL MIGLIOR FILM DELL'ANNO!" proprio per nulla. Innanzitutto dal punto di vista tecnico non mi è sembrato che fosse un film da ricordare particolarmente e la sceneggiatura mi è sembrata piuttosto deboluccia per poter dire davvero la sua, tanto che sia i dialoghi, che non sono particolarmente brillanti, sia i personaggi, non riescono pienamente ad entrare nel cuore dello spettatore. I personaggi, proprio a causa di una sceneggiatura non proprio fortissima, sono poco empatici e, a parte qualche raro caso in cui è l'attore a prevalere sul personaggio interpretato, non riescono del tutto a trasmettere l'emozione allo spettatore.

E qui veniamo al capitolo interpretazioni che, come sarebbe dovuto essere il titolone che campeggia sulla locandina, "SONO DI GRAN LUNGA LA MIGLIOR COSA DEL FILM!", semplicemente perchè, come già detto, spesso e volentieri è l'attore a prevalere sul personaggio e a dare quel qualcosa in più per emozionare e far raggelare il pubblico. Ed è così che a partire da una Rachel McAdams sempre più splendida e in parte in ogni ruolo che le viene proposto, passando per un Michael Keaton che sembra essere profondamente migliorato dopo il capolavoro messo in scena in "Birdman" e arrivando infine ad un Mark Ruffalo che offre un'interpretazione forse mai così sentita, sono gli interpreti a farla da padrone in un film che, a parte un caso scomodo quanto importante su cui riflettere, non ha moltissimo altra da offrire, non risultando brutto, ma nemmeno "DI GRAN LUNGA IL MIGLIOR FILM DELL'ANNO!" come promesso dalle locandine.

Voto: 6+

domenica 28 febbraio 2016

OSCAR 2016 - Pronostici e preferenze

Come ormai tutti saprete - e dai, se leggete un minimo questo blog e se non siete come i nuovi hipster che odiano gli Oscar a prescindere perchè commerciali e ingiusti (eh sì, meno male che ci siete voi) dovreste saperlo per forza - questa notte si terrà la notte di premiazione degli Oscar, premiazioni che a me personalmente piacciono più che altro per fare il tipico giochino di dire a tutto il mondo chi secondo me vincerà il premio e chi mi piacerebbe che lo vincesse per via dei miei gusti personali. Una cosa che insomma oggi non farà praticamente nessuno. Solitamente, quando potevo guardarli in nottata, il mattino dopo usciva il post riepilogativo delle premiazioni e di quante di queste ne avevo azzeccate: stavolta però non potrò seguire il tutto in diretta, motivo per cui il post riepilogativo uscirà, non si sa quando, ma uscirà! Ora però, partiamo con la solita girandola di pronostici e di preferenze!




Miglior film

  • La grande scommessa di Adam McKay
  • Il ponte delle spie di Steven Spielberg
  • Brooklyn di John Crowley
  • Mad Max: Fury Road di George Miller
  • Sopravvissuto - The Martian di Ridley Scott
  • Revenant - Redivivo di Alejandro González Iñárritu
  • Room di Lenny Abrahamson
  • Il caso Spotlight di Tom McCarthy

Annata che a dirla tutta non mi sembra potente come le due precedenti ad esempio, e non mi sembra nemmeno tanto incerta come quella dello scorso anno. Buoni film tra i candidati, due di questi hanno ottenuto i favori della critica e del pubblico, mentre altri hanno diviso. Uno è il grande favorito, ma, a sorpresa, non è nemmeno il mio preferito, scalzato all'ultimo da un lavoro che - me lo aspettavo - per me dà la paga a tutti gli altri.

SECONDO ME VINCERA': Revenant - Redivivo
SPERO CHE VINCA: Room


Miglior regia

  • Lenny Abrahamson - Room
  • Alejandro González Iñárritu - Revenant - Redivivo
  • Tom McCarthy - Il caso Spotlight
  • Adam McKay - La grande scommessa
  • George Miller - Mad Max: Fury Road

Per quanto riguarda la regia temo che quest'anno si possa fare la doppietta. Anche se, per quanto riguarda le mie preferenze, sarei a pari merito tra due candidati. In realtà il preferito e il mio pronostico coincidono, ma li metto diversi solo perchè si equivalgono, secondo me.

SECONDO ME VINCERA': Alejandro González Iñárritu
SPERO CHE VINCA: George Miller


Miglior attore protagonista

  • Bryan Cranston - L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo
  • Matt Damon - Sopravvissuto - The Martian
  • Leonardo DiCaprio - Revenant - Redivivo
  • Michael Fassbender - Steve Jobs
  • Eddie Redmayne - The Danish Girl

Tutte performance recitative sicuramente validissime, forse una meno delle altre in maniera piuttosto evidente, ma quest'anno, anche se non nella sua performance migliore in carriera, deve per forza essere l'anno giusto per uno dei miei attori contemporanei preferiti.

SECONDO ME VINCERA': Leonardo DiCaprio
SPERO CHE VINCA: Leonardo DiCaprio


Miglior attrice protagonista

  • Cate Blanchett - Carol
  • Brie Larson - Room
  • Jennifer Lawrence - Joy
  • Charlotte Rampling - 45 anni
  • Saoirse Ronan - Brooklyn

Anche qui, a parte quella di Cahrlotte Rampling che ancora non sono riuscito a vedere, tutte performance piuttosto valide, ma anche per quel che riguarda le belle donzelle, la mia preferenza coincide con quello che è il mio pronostico, con una vittoria che pare piuttosto annunciata.

SECONDO ME VINCERA': Brie Larson
SPERO CHE VINCA: Brie Larson


Miglior attore non protagonista

  • Christian Bale - La grande scommessa
  • Tom Hardy - Revenant - Redivivo
  • Mark Ruffalo - Il caso Spotlight
  • Mark Rylance - Il ponte delle spie
  • Sylvester Stallone - Creed - Nato per combattere

Vittoria piuttosto annunciata quella che si profilerà in questa categoria, con un Sylvester Stallone che dopo il Golden Globe è lanciatissimo anche verso l'Oscar. Per quanto mi riguarda, invece, tutti gli altri quattro meritano più di lui. Uno in particolare mi farebbe particolarmente piacere.

SECONDO ME VINCERA': Sylvester Stallone
SPERO CHE VINCA: Mark Ruffalo o Tom Hardy


Miglior attrice non protagonista

  • Jennifer Jason Leigh - The Hateful Eight
  • Rooney Mara - Carol
  • Rachel McAdams - Il caso Spotlight
  • Alicia Vikander - The Danish Girl
  • Kate Winslet - Steve Jobs

Categoria piuttosto incerta, per la quale, a mio parere, tutte le candidate meriterebbero la giusta attenzione, anche se, quella che ha i favori dei pronostici, è quella che ho preferito di meno. SPero però che vinca il mio amore per la Svezia.

SECONDO ME VINCERA': Kate Winslet
SPERO CHE VINCA: Alicia Vikander


Miglior sceneggiatura originale

  • Matt Charman, Joel ed Ethan Coen - Il ponte delle spie
  • Alex Garland - Ex Machina
  • Josh Cooley, Ronnie del Carmen, Pete Docter e Meg LeFauve - Inside Out
  • Tom McCarthy e Josh Singer - Il caso Spotlight
  • Andrea Berloff, Jonathan Herman, S. Leight Savidge e Alan Wenkus - Straight Outta Compton

Categoria in cui sono sempre piuttosto scettico riguardo ad alcune nomination, anche perchè nella mia testa, i biopic e i fatti di cronaca non sono sceneggiature poi così tanto originali. E qui ci sono ben tre candidati su cinque. Ma siccome i mie parametri non seguono quelli del mondo del cinema ecco che questi tre sono candidati. Non saprei sinceramente chi pronosticare per la vittoria, anche se ho un'idea per la quale mi lancio. Il mio preferito invece è abbastanza ovvio.

SECONDO ME VINCERA': Tom McCarthy e Josh Singer - Il caso Spotlight
SPERO CHE VINCA: Alex Garland - Ex Machina


Miglior sceneggiatura non originale

  • Charles Randolph e Adam McKay - La grande scommessa
  • Nick Hornby - Brooklyn
  • Phyllis Nagy - Carol
  • Drew Goddard - Sopravvissuto - The Martian
  • Emma Donoghue - Room

Categoria in cui non sono per nulla combattuto per quel che riguarda le mie preferenze, mentre lo sono per il pronostico. Considerando poi che tutti i film candidati in questa categoria mi sono, chi più chi meno, piaciuti, la scelta diventa alquanto complicata.

SECONDO ME VINCERA': Charles Randolph e Adam McKay - La grande scommessa
SPERO CHE VINCA: Emma Donoghue - Room


Miglior film straniero

  • El abrazo de la serpiente di Ciro Guerra (Colombia)
  • Mustang di Deniz Gamze Ergüven (Francia)
  • Il figlio di Saul di László Nemes (Ungheria)
  • Theeb Naji Abu Nowar (Giordania)
  • A War di Tobias Lindholm (Danimarca)

Categoria in cui, in maniera più che colpevole, arrivo impreparatissimo: nonostante abbia ben chiaro quello che è il mio pronostico, influenzato più che altro da articoli letti, non posso esprimere una preferenza, semplicemente perchè non ho visto nemmeno uno dei titoli proposti!
SECONDO ME VINCERA': Il figlio di Saul


Miglior film d'animazione

  • Anomalisa di Charlie Kaufman e Duke Johnson
  • Il bambino che scoprì il mondo di Alê Abreu
  • Inside Out di Pete Docter e Ronnie del Carmen
  • Shaun, vita da pecora - Il film di Mark Burton e Richard Starzak
  • Quando c'era Marnie di Hiromasa Yonebayashi

Solitamente questa è una delle categorie in cui arrivo impreparato, invece, con ben tre film su cinque visti posso esprimere una opinione, seppur incompleta. Attendendo di vedere "Anomalisa", che purtroppo è uscito troppo tardi. Ecco, "Shaun, vita da pecora - Il film" l'ho detestato! Per il resto premio piuttosto scontato.

SECONDO ME VINCERA': Inside Out
SPERO CHE VINCA: Inside Out


Si parte ora con i cosiddetti premi tecnici, premi per cui non ho la preparazione necessaria per giudicare, ma comunque un'opinione per poter fare dei pronostici e delle preferenze, in alcune di queste categorie, me la sono fatta. E andiamo!


Miglior fotografia

  • Ed Lachman - Carol
  • Robert Richardson - The Hateful Eight
  • John Seale - Mad Max: Fury Road
  • Emmanuel Lubezki - Revenant - Redivivo
  • Roger Deakins - Sicario

Dei cinque candidati in questa categoria mi manca da vedere soltanto "Sicario". Personalmente spero nella vittoria del terzo Oscar consecutivo per Emmanuel Lubezki che con la sua decisione di girare "Revenant - Redivivo" con solo luce naturale merita assolutamente. Penso anche che abbia i favori dei pronostici!

SECONDO ME VINCERA': Emmanuel Lubezki - Revenant - Redivivo
SPERO CHE VINCA: Emmanuel Lubezki - Revenant - Redivivo


Miglior scenografia

  • Rena DeAngelo, Bernhard Henrich e Adam Stockhausen - Il ponte delle spie
  • Michael Standish e Eve Stewart - The Danish Girl
  • Colin Gibson e Lisa Thompson - Mad Max: Fury Road
  • Celia Bobak e Arthur Max - Sopravvissuto - The Martian
  • Jack Fisk e Hamish Purdy - Revenant - Redivivo

Dopo averlo elogiato lo scorso anno, questo è il premio che meriterebbe davvero di vincere il "Mad Max: Fury Road" di George Miller. Anche se, sia "Sopravvissuto - The Martian" sia "Revenant - Redivivo" meritano grande attenzione, il primo per il paesaggio di Marte ricreato in maniera molto accattivante, il secondo per la bellezza delle montagne immerse nella natura. Non vedo come gli altri due candidati possano pretendere l'Oscar invece.

SECONDO ME VINCERA': Jack Fisk e Hamish Purdy - Revenant - Redivivo
SPERO CHE VINCA: Colin Gibson e Lisa Thompson - Mad Max: Fury Road


Miglior montaggio

  • Hank Corwin - La grande scommessa
  • Margaret Sixel - Mad Max: Fury Road
  • Stephen Mirrione - Revenant - Redivivo
  • Tom McArdle - Il caso Spotlight
  • Maryann Brandon e Mary Jo Markey - Star Wars: Il risveglio della Forza

Mentre lo scorso anno, pur non sapendo giudicare i parametri per cui un film dovrebbe vincere il premio come miglior montaggio, la vittoria di "Whiplash" era evidente davanti agli occhi di tutti, quest'anno non saprei proprio dire in cosa un film sia migliore degli altri per quel che riguarda il montaggio. Mi ci butto comunque!

SECONDO ME VINCERA': Margaret Sixel - Mad Max: Fury Road
SPERO CHE VINCA: Margaret Sixel - Mad Max: Fury Road


Miglior colonna sonora

  • Thomas Newman - Il ponte delle spie
  • Carter Burwell - Carol
  • Ennio Morricone - The Hateful Eight
  • Jóhann Jóhannsson - Sicario
  • John Williams - Star Wars: Il risveglio della Forza

Ed ecco che arriva la categoria in cui c'è anche un po' di Italia e questa Italia è anche la grande favorita. Insomma, se c'è un premio che sicuramente merita di essere vinto dal nuovo film di Tarantino è quello per la colonna sonora composta dai Subsonica da Ennio Morricone.

SECONDO ME VINCERA': Ennio Morricone - The Hateful Eight
SPERO CHE VINCA: Ennio Morricone - The Hateful Eight


Miglior canzone

  • Earned It (Abel Tesfaye, Ahmad Balshe, Jason Daheala Quenneville e Stephan Moccio) - Cinquanta sfumature di grigio
  • Manta Ray (J. Ralph e Antony Hegarty) - Racing Extinction
  • Simple Song #3 (David Lang) - Youth - La giovinezza
  • Til It Happens to You (Diane Warren e Lady Gaga) - The Hunting Ground
  • Writing's on the Wall (Jimmy Napes e Sam Smith) - Spectre

Il mio commento è: boh?!?!? Solo l'idea che "Cinquanta sfumature di grigio" abbia una candidatura, anche se per la miglior canzone, un po' mi disturba a dirla tutta. E quella che considero la canzone favorita alla vittoria mi fa altamente cagare.

SECONDO ME VINCERA': Simple Song #3 (David Lang) - Youth - La giovinezza


Migliori effetti speciali

  • Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris e Andrew Whitehurst - Ex Machina
  • Andrew Jackson, Dan Oliver, Andy Williams e Tom Wood - Mad Max: Fury Road
  • Anders Langlands, Chris Lawrence, Richard Stammers e Steven Warner - Sopravvissuto - The Martian
  • Richard McBride, Matt Shumway, Jason Smith e Cameron Waldbauer - Revenant - Redivivo
  • Chris Corbould, Roger Guyett, Paul Kavanagh e Neal Scanlan - Star Wars: Il risveglio della Forza

E dai, diamoglielo sto premio al film evento dell'anno!

SECONDO ME VINCERA': Chris Corbould, Roger Guyett, Paul Kavanagh e Neal Scanlan - Star Wars: Il risveglio della Forza
SPERO CHE VINCA: Chris Corbould, Roger Guyett, Paul Kavanagh e Neal Scanlan - Star Wars: Il risveglio della Forza


Miglior sonoro

  • Andy Nelson, Gary Rydstrom e Drew Kunin - Il ponte delle spie
  • Chris Jenkins, Gregg Rudloff e Ben Osmo - Mad Max: Fury Road
  • Andy Nelson, Christopher Scarabosio e Stuart Wilson - Star Wars: Il risveglio della Forza
  • Paul Massey, Mark Taylor e Mac Ruth - Sopravvissuto - The Martian
  • Jon Taylor, Frank A. Montaño, Randy Thom e Chris Duesterdiek - Revenant - Redivivo

Cos'è il miglior sonoro? Quali sono i parametri per giudicarlo? Eddai, diamo anche un premio al film di Ridley Scott!

SECONDO ME VINCERA': Paul Massey, Mark Taylor e Mac Ruth - Sopravvissuto - The Martian
SPERO CHE VINCA: Paul Massey, Mark Taylor e Mac Ruth - Sopravvissuto - The Martian


Miglior montaggio sonoro

  • Mark Mangini e David White - Mad Max: Fury Road
  • Alan Robert Murray - Sicario
  • Matthew Wood e David Acord - Star Wars: Il risveglio della Forza
  • Oliver Tarney - Sopravvissuto - The Martian
  • Martin Hernandez e Lon Bender - Revenant - Redivivo

Idem per la categoria di sopra!

SECONDO ME VINCERA': Mark Mangini e David White - Mad Max: Fury Road
SPERO CHE VINCA: Mark Mangini e David White - Mad Max: Fury Road


Migliori costumi

  • Sandy Powell - Carol
  • Sandy Powell - Cenerentola
  • Paco Delgado - The Danish Girl
  • Jenny Beavan - Mad Max: Fury Road
  • Jacqueline West - Revenant - Redivivo

La bellezza dei costumi di "The Danish Girl" penso sinceramente che sia impareggiabile. Anche se quelli futuristici di "Mad Max: Fury Road" spaccano per davvero. Difficile prendere una decisione!

SECONDO ME VINCERA': Jenny Beavan - Mad Max: Fury Road
SPERO CHE VINCA: Paco Delgado - The Danish Girl


Miglior trucco e acconciatura

  • Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin - Mad Max: Fury Road
  • Love Larson e Eva Von Bahr - Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve
  • Sian Grigg, Duncan Jarman e Robert A. Pandini - Revenant - Redivivo

Sinceramente non mi aspettavo la nomination per "Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve", anche perchè da noi in Italia è uscito nel 2014! Però penso che anche qui la farà da padrone "Mad Max: Fury Road".

SECONDO ME VINCERA': Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin - Mad Max: Fury Road
SPERO CHE VINCA: Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin - Mad Max: Fury Road


Per quel che riguarda le ultime quattro categorie, quelle dei cortometraggi e dei documentari, arrivo come al solito impreparatissimo, a tal punto da non poter fare nè un pronostico nè una preferenza. Riporto le candidature per dovere di cronaca.


Miglior documentario

  • Amy di Asif Kapadia
  • Cartel Land di Matthew Heineman
  • The Look of Silence di Joshua Oppenheimer
  • What Happened, Miss Simone? di Liz Garbus
  • Winter on Fire: Ukraine's Fight for Freedom di Evgeny Afineevsky


Miglior cortometraggio documentario

  • Body Team 12 di David Darg e Bryn Mooser
  • Chau, Beyond The Lines di Courtney Marsh e Jerry France
  • Claude Lanzmann: Spectres Of The Shoah di Adam Benzine
  • A Girl In The River: The Price Of Forgiveness di Sharmeen Obaid-Chinoy
  • Last Day Of Freedom di Dee Hibert e Jones Nomi Talisman


Miglior cortometraggio

  • Ave Maria di Basil Khalil
  • Day one di Henry Huges
  • Everything will be ok di Patrick Vollrath
  • Shock di Jamie Donoughue
  • Stutterer di Benjamin Cleary e Serena Armitage

Miglior cortometraggio d'animazione

  • Bear Story di Gabriel Osorio Vargas
  • Prologue di Richard Williams
  • Sanjay's Super Team di Sanjay Patel
  • We can't live without cosmos di Konstantin Bronzit
  • World of tomorrow di Don Hertzfeldt

venerdì 26 febbraio 2016

Zoolander 2 di Ben Stiller (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Zoolander 2
Regia: Ben Stiller
Sceneggiatura: Justin Theroux, Ben Stiller, Nicholas Stoller, John Hamburg
Cast: Ben Stiller, Owen Wilson, Penélope Cruz, Will Ferrell, Kristen Wiig, Christine Taylor, Cyrus Arnold, Kyle Mooney, Fred Armisen, Justin Theroux, Milla Jovovich, Benedict Cumberbatch
Durata: 102 minuti
Genere: Commedia

Dopo che nel 2001 il buon Ben Stiller aveva firmato, alla regia, una delle commedie cult del nuovo millennio, ecco che, a quindici anni di distanza, arriva il suo sequel, oltre che particolarmente atteso da me e da tutti i fan, arriva accompagnato da una campagna pubblicitaria mirata, che in tono minore ha ricordato, in qualche modo, quella del recente grande ritorno di "Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza". Ed è così che dopo l'eroica prova del modello Derek Zoolander, alle prese con pose come la famosissima Magnum po come la Blue Steel per fermare un grave attentato terroristico perpetrato da Mugatu, ecco che arriva "Zoolander 2", che porta con sè, oltre alla già citata grande attesa, dubbi sulla buona riuscita del lavoro e sul possibile effetto da minestra riscaldata, o peggio, andata a male dopo ben quindici anni di distanza.

Diciamo che con questo strano sequel il buon Ben Stiller, che aveva provato a realizzare qualcosa di più significativo a livello di contenuti con "I sogni segreti di Walter Mitty, a mio parere riuscendoci anche abbastanza, non ha del tutto fugato i dubbi che avevo prima della visione. Un'operazione, quella di "Zoolander 2", che sa più che altro di revival e di "che bello ritrovarsi volemose bbene" più che di un film fatto con intelligenza e con criterio, che non riesce del tutto nel suo intento di far ridere di gusto come era riuscita nel primo capitolo - e qui i confronti sono impossibili da non fare -, ma soprattutto perde tutta quella componente di intelligenza sopraffina mascherata da demenzialità in favore di una demenzialità più pura, con battute che a volte riescono nel loro intento, facendo anche ridere, ma altre volte cadono nel vuoto in maniera piuttosto rovinosa.

Un peccato perchè le premesse per creare un buon sequel, soprattutto per la campagna mediatica che ne stava dietro, c'erano, ma in questo lavoro un po' tutti i protagonisti mi sono sembrati fuori forma, stanchi, talvolta quasi svogliati. Complice il fatto che magari girandolo quindici anni dopo il primo capitolo si sono anche divertiti, ritrovati e volutisi bbene, senza però che alla pellicola venisse data una sceneggiatura adeguata alle spalle. Sceneggiatura che con intelligenza aveva il suo buonissimo valore nel primo capitolo ma che qui si perde tra cose già viste senza che la critica al mondo della moda riesca ad andare a fondo a dovere, risultando banale e banalizzata e non riuscendo sempre nel suo intento principale, quello di far ridere.

Voto: 5

giovedì 25 febbraio 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Siamo davanti ad un giovedì strano, quello che precede la serata di premiazione degli Oscar, senza che però ci venga proposto alcun candidato di quelli importanti nei nostri cinema - per dire, ancora due dei candidati a miglior film ancora non sono arrivati in Italia, grazie mille distributori! -, ma sicuramente con un paio di uscite davvero interessanti, una di esse in arrivo proprio dal nostro bel paese!


Amore, furti e altri guai di Muayad Alayan

Commedia palestinese presentata alla Berlinale del 2015 che da una parte si preannuncia come originale e divertente, mentre dall'altra potrebbe rivelarsi eccessivamente autoriale e difficile per un palato come il mio. Chissà se deciderò o meno di darle un'opportunità...


Anomalisa di Charlie Kaufman, Duke Johnson


Il film d'animazione di Kaufman è uno dei lavori più attesi dai cinefili, candidato all'Oscar - e destinato irrimediabilmente a perderlo - per il miglior film d'animazione. Una visione che però si potrebbe rivelare davvero illuminante e che non mi perderò assolutamente.


God's not Dead di Harold Cronk

Film su un fatto realmente accaduto riguardante la sfida posta da uno studente universitario al suo professore di filosofia: sostenere la tesi dell'esistenza di Dio. E a me, di tutto ciò, non frega una ceppa!


Gods of Egypt di Alex Proyas

Film che mi viene spammato in ogni dove e non so nemmeno per quale motivo, dato che si preannuncia come una stronzata di livelli biblici. Finirò per vederlo, probabilmente, ma le premesse non sono buone per nulla proprio.


Good Kill di Andrew Niccol

Il regista Andrew Niccol non mi dispiace affatto, il cast di questo film nemmeno - con un protagonista come Ethan Hawke che sta sempre più diventando una garanzia -. Ciò che mi ispira di meno di questa pellicola è la trama, anche se non sempre è la cosa più importante.


Il club di Pablo Larrain

Pellicola cilena anche questa presentata alla scorsa Berlinale che potrebbe essere tanto interessante quanto anche particolarmente impegnata. Una visione che anche in questo caso non mi sento di escludere, non fosse altro che per l'importanza del tema trattato.


Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti


Non ho mai avuto così tante attese in vita mia per un film italiano che, per attori, stile registico e premesse che ci vengono fatte dal trailer, mi puzza, e da lontanissimo pure, di capolavoro. Curiosissimo per le interpretazioni di Claudio Santamaria e del cattivo che non doveva essere cattivo in "Non essere cattivo" Luca Marinelli.


Tiramisù di Fabio De Luigi

Per quanto apprezzi ancora il buon De Luigi per quel che riguarda il suo passato di comico, per un film italiano che attendo moltissimo eccone uno che farei proprio a meno di vedere. E siccome non sono obbligato, penso proprio che potrei guardarlo solo in casi di grande magra!

mercoledì 24 febbraio 2016

Knock Knock di Eli Roth (2015)

USA, Cile 2015
Titolo Originale: Knock Knock
Regia: Eli Roth
Sceneggiatura: Eli Roth, Nicolás López, Guillermo Amoedo
Cast: Keanu Reeves, Lorenza Izzo, Ana de Armas, Ignacia Allamand, Aaron Burns, Colleen Camp
Durata: 99 minuti
Genere: Thriller, Horror

Tra gli incubi più grandi degli uomini - eh sì, ormai noi ragazzi del '90 siamo uomini, non lo sapevate? No, quasi nemmeno io - della mia generazione c'è il fatto di finire in manette per averci provato, il più delle volte inconsapevolmente, con delle minorenni. Perchè io capisco quei casi in cui la ragazza in questione sia evidentemente più piccola e uno se ne accorge e si tiene bene alla larga, ma vi assicuro che ci sono delle situazioni in cui è molto difficile stabilire l'età di una ragazza senza prima guardarne la carta d'identità. Solo fino a due o tre anni fa non mi ero mai ritrovato a pensare che una ragazza di dieci anni più piccola di me fosse bella in quel modo lì, ma negli ultimi mesi mi ci sono ritrovato, inconsapevolmente, più e più volte: sarà che buona parte delle ragazze di adesso crescono più velocemente? Questo non lo so e non sta a me dirlo, fatto sta che l'incubo delle manette rimane ben vivido nella mia mente e per questo motivo sto bene attento prima di fare qualche pensiero su ragazze incontrate per strada o in qualche locale.

Tutto questo pippone mentale per introdurre una pellicola che parla, in qualche modo, di questa situazione. Il film, un thrillerino/horrorino innocuo diretto da Eli Roth, regista di "The Green Inferno" e ormai ricchissimo produttore di horror recenti, parla del weekend da incubo vissuto da Evan Webber, interpretato da Keanu Reeves, padre di famiglia che, trovatosi solo per il weekend, decide di aprire le porte di casa sua a due ragazze sorprese da un acquazzone. Le due ragazze altro non sono che Genesis; interpretata da Lorenza Izzo, la cilena mogliettina di Eli Roth - chiamatelo scemo! -, e Bel, interpretata da Ana de Armas, le quali, una volta riuscite a convincere Evan a farle entrare in casa, lo subissano di avance alle quali anche l'uomo più fedele del mondo o più eunuco del mondo avrebbe ceduto. Salvo poi scoprire il giorno dopo che le due ragazzette, oltre che due pazze criminali di livelli biblici, sono pure minorenni e sono pronte a ricattarlo. E qui si arriva alla mia introduzione: LORENZA IZZO MINORENNE??? E QUELL'ALTRA PURE? Beh, considerando determinate ragazze post 1997 che vedo in giro la cosa è perfettamente credibile ed è proprio qui che l'incubo di cui ci vuole parlare il film si materializza.

Che poi diciamo, delle minorenni normali avrebbero potuto anche solo ricattarlo, chiedere al buon Keanu Reeves una marea di soldi e fare la bella vita su un uomo così tanto sbadato da non chiedere alle due di mostrargli la carta d'identità prima di portarsele a letto, ma le due normali non sono e decidono di torturarlo e di devastargli la casa. E nient'altro diciamo. In quanto horrorino che lascia il tempo che trova e senza particolari pretese di essere un capolavoro il buon Eli Roth, dopo il discusso "The Green Inferno", fa uscire un altro film che mantiene dei buoni livelli di tensione, che non si farà certo ricordare nel corso degli anni, ma che si lascia guardare con piacere, senza mai elevarsi sopra la media. Merito forse di due protagoniste in grado di catalizzare l'attenzione. O forse, addirittura, di un Keanu Reeves particolarmente in parte dopo alcune interpretazioni parecchio discutibili nelle sue ultime uscite cinematografiche.

Voto: 6-

martedì 23 febbraio 2016

PPZ - Pride and Prejudice and Zombies di Burr Steers (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Pride and Prejudice and Zombies
Regia: Burr Steers
Sceneggiatura: Burr Steers
Cast: Lily James, Sam Riley, Jack Huston, Bella Heathcote, Douglas Booth, Matt Smith, Charles Dance, Lena Headey, Suki Waterhouse, Emma Greenwell, Dolly Wells, Aisling Loftus, Tom Lorcan, Ellie Bamber, Millie Brady, Sally Phillips, Jonathan Oliver, Jess Radomska
Durata: 108 minuti
Genere: Azione, Horror

Nel corso degli anni tanti sono stati - e purtroppo tanti saranno - i film dedicati alle opere di Jane Austen, autrice della storia della letteratura inglese per la quale provoco un astio incredibile principalmente per due motivi:
  • La nostra prof. di inglese la adorava alla follia e propinava i suoi romanzi a tutti i ragazzi della classe sostenendo che non fossimo in grado di comprendere le donne (che poi mi avrebbe dovuto spiegare quale uomo nella storia dell'umanità abbia mai capito a fondo una donna);
  • Alcune persone da me conosciute, senza fare nomi cognomi o riferimenti personali, vivono nel mito di James Darcy, senza aver mai capito che è solo un personaggio che mitizza l'uomo perfetto che - e mi pare anche parecchio evidente dopo aver letto "Orgoglio e pregiudizio" - esiste solo nella testa dell'autrice e non è mai esistito per lo meno nel mondo in cui viviamo. E non intendo il personaggio, ma ciò che rappresenta.
Per questi due motivi il mio astio verso le sue opere e nella fattispecie per "Orgoglio e pregiudizio" è stato coltivato nel tempo ed è cresciuto come una piantagione di canna da zucchero, alimentato da personaggi conosciuti nel corso della mia vita. A dispetto di tutto ciò posso però dire, senza vergognarmene particolarmente - anche perchè non c'è proprio nulla di cui vergognarsi - ho apprezzato particolarmente la trasposizione cinematografica diretta da Jow Wright con Keira Knightley e Matthew MacFadyen di "Orgoglio e pregiudizio", ma ho odiato in maniera enorme la rivisitazione in chiave moderna rappresentata da "Il diario di Bridget Jones" - con il da me odiatissimo Colin Firth - e la commedia abbastanza recente "Alla ricerca di Jane" con Keri Russell.

Alla luce di queste considerazioni, la realizzazione della trasposizione cinematografica di "Orgoglio e pregiudizio e zombie", romanzo parodistico scritto da Seth Grahame-Smith - autore guarda caso odiato dalle fan accanite di Jane Austen, soprattutto quelle che ho conosciuto io -, che adatta la storia scritta da Jane Austen in un contesto in cui l'invasione zombie è già iniziata e dilaga in quel di Pemberley. E, come ormai è noto, di questi tempi tira più uno zombie di un pelo di figa, motivo per cui mi sono fiondato subito a vedere un film sul quale avrei puntato, senza vergognarmene, qualche lira, cercando quel divertimento trash di cui ho tanto bisogno ogni tanto e vedendo una parodia speravo ben riuscita di un romanzo che tanto detesto. E tutto questo trashume che cercavo, gli zombie, gli ammazzamenti e tante altre cose che mi sarei aspettato, purtroppo, non le ho trovate.

Per quanto infatti in questa pellicola l'intento di ridere e scherzare sull'argomento "Orgoglio e pregiudizio" sia ben evidente, il risultato a me è parso ben lungi dall'essere soddisfacente e imputo la questione principalmente al fatto che una storia del genere non mi sembra essere adatta per essere trasportata sulla pellicola. Un esperimento simile era stato già provato un paio di anni fa con "La leggenda del cacciatore di vampiri" - trasposizione di un romanzo scritto dallo stesso autore - e non si può certo dire che fosse riuscito, così come non mi è sembrato riuscito questo. Il vero problema sta nel fatto che il romanzo si rivela particolarmente divertente per l'intento, nemmeno tanto nascosto da parte dell'autore, di copiare spudoratamente alcune parti del romanzo originale per rendere il tutto più divertente, con continui riferimenti a ciò che si sta parodiando e con i quali è ben chiara la parte dell'originale a cui ci si sta riferendo. Cosa che, purtroppo, non accade con il film, al quale mancano - e non penso per errori registici o di sceneggiatura, quanto più che altro perchè difficilissimi da trasporre - i riferimenti necessari per rendere divertente la storia. Se il romanzo funziona per davvero se si è letto anche l'originale, per quel che riguarda il film siamo sicuramente su due pianeti diversi.

Voto: 4,5

lunedì 22 febbraio 2016

The Danish Girl di Tom Hooper (2015)

USA, Regno Unito 2015
Titolo Originale: The Danish Girl
Regia: Tom Hooper
Sceneggiatura: Lucinda Coxon
Cast: Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Matthias Schoenaerts, Ben Whishaw, Amber Heard, Sebastian Koch, Pip Torrens, Emerald Fennell, Adrian Schiller, Richard Dixon, Henry Pettigrew
Durata: 120 minuti
Genere: Drammatico, Biopgrafico

Inizia la settimana che ci porterà dritti dritti verso la premiazione più attesa dell'anno, ovvero quella degli Academy Awards, che si terrà la notte tra Domenica 28 Febbraio e Lunedì 29 Febbraio - ovviamente per gli orari italiani - e che verrà come al solito accompagnata da un bel post introduttivo con i miei pronostici e le mie preferenze e da un post - che molto probabilmente non verrà scritto subito perchè non potrò vedere la cerimonia in diretta - di commento su quelle che sono state le effettive premiazioni. Tutto questo per farmi un po' di pubblicità, ovviamente, ma anche per parlare di un film che ha ricevuto quattro nomination e per il quale la mia attenzione è ricaduta più che altro per quel che riguarda il punto di vista recitativo, dato che due delle quattro nomination ricevute sono quelle a Eddie Redmayne per il miglior attore protagonista e alla divina Alicia Vikander per la miglior attrice non protagonista.

Diciamo che il buon Eddie Redmayne, per quel che riguarda le due candidature che ha ricevuto in questi due anni, è andato abbastanza sul sicuro: due ruoli piuttosto complicati - lo scorso anno aveva interpretato magnificamente Steven Hawking - ma soprattutto in grado di arrivare facilmente al pubblico, di emozionarlo e di scuoterlo nella coscienza. Se il ruolo di Hawking si rivelava difficile già in partenza, qui lo vediamo impegnato nei panni di Einar Wegener, pittore di successo e marito di Gerda, che sembra vivere la sua vita artistica un po' alla sua ombra. Mancando una modella per il suo dipinto, Gerda chiede al marito di posare in abiti femminili per lei. Presto quello che sembrava essere soltanto un gioco diventa qualcosa di più serio, in quanto Einar comincia sempre più spesso a sentirsi come Lili, a vestirsi da donna e a capire che il corpo di uomo in cui è nato non è più il suo. Una storia non facilissima, diretta da un regista che non mi dispiace ma di cui nemmeno sono fan - Tom Hooper, già direttore de "Il discorso del re" - e che facilmente sarebbe potuta cadere in buonismi semplicistici atti ad arruffianarsi un pubblico dalla lacrima facile.

Rischi che, dobbiamo dircelo, non vengono proprio evitati del tutto: per quanto sia difficile affrontare un argomento del genere in un film che voglia essere universalmente riconosciuto, qualche scelta narrativa - escluse ovviamente quelle atte a romanzare la storia e che non corrispondono con la realtà, dato che di quelle non mi interessa una ceppa - non mi ha particolarmente entusiasmato e, al contrario di molti altri spettatori, non sempre ho sentito questa grande emozione, ma la mia è stata una sensazione legata più che altro alla narrazione più che a questioni tecniche o all'interpretazione degli attori candidati all'Oscar, che meritano sicuramente un discorso a parte.

Per quel che riguarda Eddie Redmayne, un po' come l'anno scorso, lo vedevo come uno dei principali rivali di Leonardo DiCaprio per la corsa all'Oscar e, a dirla tutta, una sua doppietta non mi dispiacerebbe poi del tutto. C'è da dire infatti che l'attore britannico è bravo ad immedesimarsi in entrambi i ruoli, mostrando molto bene le sue turbe nel momento in cui è "costretto" - passatemi il termine vi prego - ad essere uomo e il suo agio nel momento in cui veste i panni femminili. C'è anche da dire che il suo volto si presta molto bene ad interpretazioni come questa in cui senza fare miracoli di trucco - basta un po' di rossetto e di cipria - si può passare dai tratti maschili a quelli femminili in un attimo. Da segnare anche - e in questo caso spero vivamente che lo vinca perchè è stata protagonista di un'annata straordinaria - Alicia Vikander, sensuale dall'inizio alla fine, in grado di accettare la condizione del marito, senza però dimenticarsi che l'uomo che ha amato e che ama profondamente non è più lo stesso che ha sposato.

Voto: 7-

domenica 21 febbraio 2016

CHI BEN COMINCIA... #26 - Vinyl

Torna come previsto la rubrica in cui si parla degli episodi pilota delle serie TV che mi interessano in maniera particolare, questa volta con una serie tanto attesa che ci porta indietro negli anni '70, anni in cui il rock viveva momenti di grande fermento tra case discografiche e concerti epocali.

Vinyl


Rete Americana: HBO
Rete Italiabna: Sky Atlantic

Quando una serie è presentata da grandi nomi, nella fattispecie Martin Scorsese - regista del primo episodio e produttore - e Mick Jagger, porta con sè delle grandissime aspettative, che basta un soffio perchè vengano disattese. Non è stato il caso del lunghissimo - quasi due ore secche - primo episodio di "Vinyl", quasi un film insomma, che ci presenta un mondo fatto di sex & drugs & rock and roll - non classical music come in "Mozart in the Jungle" - e in cui, oltre ad una storia che si presenta come molto molto accattivante, con personaggi costruiti benissimo nonostante non sia facilissimo empatizzare con essi - il protagonista Richie Finestra, interpretato da Bobby Cannavale sembra essere un bel dito in culo in quanto a simpatia -, ma soprattutto con una colonna sonora SPAZIALE che va a prendere da grandissimi pezzi del passato firmati da grandissimi artisti come ad esempio i semi sconosciuti Led Zeppelin, anche se in questo primo episodio a farla da padrone è Personality Crisis dei New York Dolls, protagonista della scena simbolo di queste prime due ore di questa prima stagione.
Vedendo l'episodio pilota ho pensato, a causa della sua bellezza, di essere morto e resuscitato istantaneamente. Vediamo se con i prossimi si manterrà sugli stessi livelli.

Voto: 9

venerdì 19 febbraio 2016

L'ultima parola: La vera storia di Dalton Trumbo (2015)


USA 2015

Titolo Originale: Trumbo
Regia: Jay Roach
Sceneggiatura: John McNamara
Cast: Bryan Cranston, Diane Lane, Helen Mirren, Louis C.K., Elle Fanning, John Goodman, Michael Stuhlbarg, Alan Tudyk, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Dean O'Gorman, Stephen Root, Roger Bart, David James Elliott, Peter Mackenzie, John Getz, Christian Berkel, Madison Wolfe, Sean Bridgers, Richard Portnow, Garrett Hines, Gregory Peck, Deborah Kerr
Durata: 124 minuti
Genere: Drammatico, Biografico

Siamo sempre più in clima da consegna delle statuette degli Oscar ed è sempre il momento giusto per vedere uno dei film che hanno ricevuto la candidatura, soprattutto se l'hanno ricevuta in una delle categorie principali, ovvero, nella fattispecie, quella di miglior attore protagonista a Bryan Cranston. In questo film Mr. "Breaking Bad" interpreta ancora una volta un cattivo, anzi, un cattivissimo della storia americana, uno di quei cattivi che per la sua cattiveria totalmente gratuita è stato punito dalla legge e messo al bando dal mondo del cinema. In questo film il nostro attore interpreta Dalton Trumbo - miraccomando: TRUMBO, non TROMBO... per piacere eh! -, uno dei più efferati criminali della storia americana, peggio di Al Capone e O. J. Simpson, peggio persino di Hitler e Mussolini. Dalton Trumbo era un comunista e chi se non un comunista avrebbe potuto subire tutte le condanne e le ingiustizie che ha subito.

Eppure, nella sua enorme cattiveria e attività criminale, il cattivissimo Dalton Trumbo è riuscito in qualche modo ad aggirare le pene inflittegli. D'altronde quando sei un comunista cattivo le vie della criminalità le scopri tutte e lo sceneggiatore, bandito dagli studi di Hollywood, è riuscito comunque a scrivere sceneggiature come quella di "Vacanze romane", film chiaramente bruttissimo scritto dall'uomo più cattivo e comunista del mondo, o addirittura "Spartacus" di Stanley Kubrick, altro personaggio chiaramente comunista che in quanto a cattiveria ne ha da insegnare a chiunque. La cattiveria di Dalton Trumbo la si vede, in questo film, anche nel rapporto che mantiene con i suoi figli, scatenando su di essi le sue frustrazioni dovute ad una carriera che non è proprio andata come egli voleva e decidendo a suo piacimento quali dei suoi figli lasciare in vita e quali mangiare: fossi stato uno dei suoi figli avrei preferito essere mangiato da lui, piuttosto che rimanere in vita con una persona così cattiva, sempre incazzata e imbronciata e sempre così tanto comunista come Dalton Trumbo.

Anche la regia del film "L'ultima parola: la vera storia di Dalton Trumbo" è particolarmente comunista: Jay Roach non ci tiene particolarmente a distinguersi a livello tecnico rispetto agli altri biopic che circolano in questi ultimi anni, eppure riesce in qualche modo a conferire alla pellicola una certa solidità, senza fare troppi numeri che in questo caso sarebbero anche stati superflui. Se la regia però è particolarmente comunista, la sceneggiatura è solida e ben scritta e la capacità di raccontare la storia di uno dei più grandi sceneggiatori della storia del cinema è evidente nei dialoghi e nei monologhi di cui è protagonista il comunista più cattivo del mondo. L'idea di voler essere anche un po' un film di denuncia risulta vincente, la volontà di esprimere un'idea propria e di celebrare una figura che si vuole chiaramente far passare per la vittima della situazione, mentre noi persone intelligenti sappiamo bene che, essendo un comunista, Trumbo aveva tutte le colpe del caso, funziona a meraviglia.

E ad impreziosire enormemente un film comunista come "Trumbo" - che non ho più voglia di scrivere con il titolo completo in italiano, poi chissene frega se voi COMUNISTI lo storpiate con TROMBO - è l'interpretazione di Bryan Cranston, che si merita alla grande la candidatura ad un Oscar che, avendo interpretato lo sceneggiatore più comunista della storia, non vincerà mai, a favore del meno comunista Leonardo DiCaprio. In realtà è un peccato perchè la sua interpretazione, come praticamente tutte quelle da lui messe in atto negli anni precedenti, è davvero valida, ma questo sarà l'anno di Leo e penso che nemmeno un'interpretazione enorme come questa potrebbe scalzarlo.

Voto: 7,5

giovedì 18 febbraio 2016

WEEKEND AL CINEMA!

E siamo sempre qua, come ogni Giovedì, ad esprimere i propri pregiudizi sulle uscite settimanali, che a questo giro potrebbero regalarci qualche soddisfazione, soprattutto per quel che ne riguarda la componente più commerciale!


Cinquanta sbavature di nero di Michael Tiddus

Come si suol, dire, solo ai grandi fenomeni si dedicano le parodie. E io, a "Cinquanta sfumature di grigio", tutta questa importanza non gliel'avrei data. Considerato che poi sono finiti i bei tempi dei primi tre "Scary Movie" e che queste sono solo delle porcate...


Deadpool di Tim Miller


Deadpool è forse uno dei supereroi che meno conosco, però il film dedicato al personaggio lo attendo con una certa curiosità, soprattutto per quel che riguarda la sua vena comica e più volgare - a quanto mi dicono suoi fan ovviamente -. Poi, essendo un film dell'universo Marvel, penso che non me lo perderò, un po' come tutti gli altri!


Il caso Spotlight di Thomas McCarty


Uno dei candidati all'Oscar come miglior film che prima dei Golden Globe era dato come favoritissimo, ma che pare essere stato un po' ridimensionato. Come tutti i candidati è ovvio che lo vedrò per prepararmi al meglio alla notte delle premiazioni, però forse è tra quelli che mi ispirano di meno, tra quelli che non ho visto.


Onda su onda di Rocco Papaleo

Altra commedia italiana che sinceramente non so quanto mi possa piacere, anche se il genere ultimamente mi ha saputo piacevolmente sorprendere. Non so però quanto questo nuovo lavoro di Rocco Papaleo potrebbe essere interessante, quindi lascerò il giudizio in sospeso fino ad un'eventuale visione.


The Danish Girl di Tom Hooper


Film che ho già visto e sul quale non mi sbilanci per non fare spoiler sulla recensione che arriverà all'inizio della prossima settimana. Film che consegna la seconda candidatura all'Oscar consecutiva per Eddie Redmayne.


Zootropolis di Byron Howard, Rich Moore


Nuovo lavoro della Disney che dai trailer pare essere seriamente interessante, soprattutto per quel che riguarda quei brevi spezzoni che vengono mostrati al cinema, che sembrano veramente divertenti. Sperando che il tutto non si riduca agli sketch del trailer - come spessissimo accade - penso che una visione gliela concederò senza problemi!

mercoledì 17 febbraio 2016

CINEMA IN PILLOLE #15 - S1m0ne, The Pills: Sempre meglio che lavorare & Per un pugno di dollari

Torna, stranamente a pochissima distanza dall'ultimo episodio, la rubrica in cui si accorpano le recensioni perchè non si hanno troppe parole da utilizzare per scriverne una completa. Ancora una volta si parla di tre film, completamente diversi uno dall'altro, accomunati dal fatto che voglio evitare di riempire un lungo post di banalità, preferendo scriverne uno breve per ognuno di essi.


S1m0ne

USA 2002
Titolo Originale: S1m0ne
Regia: Andrew Niccol
Sceneggiatura: Andrew Niccol
Cast: Al Pacino, Rachel Roberts, Catherine Keener, Evan Rachel Wood, Winona Ryder, Pruitt Taylor Vince, Jay Mohr, Elias Koteas, Jeffrey Pierce, Jason Schwartzman
Durata: 113 minuti
Genere: Commedia, Fantascienza

Con protagonisti il grandissimo Al Pacino e la bella Rachel Roberts, "S1m0ne" ci narra la storia di Viktor Taransky, regista in crisi dopo una sequela di insuccessi, che viene contattato da Hank Aleno, esperto informatico creatore di un software che gli permetterebbe di inserire nei propri film l'immagine di un'attrice virtuale che egli battezzerà Simone. Il successo del suo primo film con Simone come protagonista è talmente grande che il regista decide di mentire alla stampa, affermando che l'attrice non intenda farsi vedere in pubblico, per evitare che si scopra che in realtà l'attrice è nient'altro che un ologramma. "S1mone" risulta essere un film particolarmente accattivante, in grado di mostrare in maniera interessante quella che è la vita di una stella del cinema e di quanto, spesso e volentieri, ci si dimentichi di quanto sia grande il lavoro di un regista, preferendo ad esso la performance dell'attore. Interessante e originale è poi vedere come tutto questo sia costruito in modo tale da rendere coerente anche la presenza di un certo rapporto tra l'uomo e la tecnologia, con il primo che, in qualche modo, ne verrà sopraffatto.

Voto: 7-


The Pills: Sempre meglio che lavorare

Italia 2016
Titolo Originale: The Pills: Sempre meglio che lavorare
Regia: Luca Vecchi
Sceneggiatura: Luca Ravenna, Matteo Corradini, Luigi Di Capua, Luca Vecchi
Cast: Luigi Di Capua, Matteo Corradini, Luca Vecchi, Giancarlo Esposito, Mattia Coluccia, Betani Mapunzo, Luca Di Capua, Francesca Reggiani, Margherita Vicario, Angela Favella, Andrea Colicchia
Durata: 90 minuti
Genere: Commedia

Nel corso degli anni passati avevo avuto modo di conoscere i The Pills grazie alle loro web-serie in grado di divertire parlando dei temi più attuali e di rendersi interessanti a livello registico, con una serie di citazioni prese qua e là dalla storia del cinema che dimostravano quanto questi tre ragazzi ci sapessero fare abbastanza. Per questo motivo ho approcciato alla visione del film in questione con qualche buona speranza, soprattutto quella di trovarci davanti a qualcosa di diverso per quello che è il panorama della commedia italiana. Per quanto al termine della visione riconosca che i tre ci si siano messi d'impegno, quanto meno, per creare un prodotto interessante, tutto ciò rimane solo a livello registico, mentre i contenuti mi sono sembrati un po' troppo banali ed eccessivamente semplificati. Il risultato è stato il più logico: la pellicola non mi ha fatto ridere come mi aspettavo e, a parte la scena con Giancarlo Esposito effettivamente divertentissima, non riesco a ricordare una scena che mi abbia davvero strappato la risata. Un peccato, perchè ci speravo davvero...

Voto: 5-


Per un pugno di dollari

Italia, Spagna, Germania Ovest 1964
Titolo Originale: Per un pugno di dollari
Regia: Sergio Leone
Sceneggiatura: Sergio Leone, Duccio Tessari, Fernando Di Leo
Cast: Clint Eastwood, Gian Maria Volonté, Marianne Koch, Antonio Prieto, Wolfgang Lukschy, Sieghardt Rupp, Mario Brega, José Calvo, Joseph Egger, Margarita Lozano, Bruno Carotenuto, Daniel Martín. Benito Stefanelli, Aldo Sambrell
Durata: 94 minuti
Genere: Western

Su consiglio - o forse sarebbe meglio dire su minaccia? - di due colleghi, ho deciso, per la prima volta nella mia vita, di recuperare la filmografia di Sergio Leone che, "C'era una volta in America" a parte, per me è un mistero, soprattutto per quel che riguarda la produzione western. In realtà non è tutta colpa mia, è che io il genere western non riesco proprio a digerirlo e l'idea di spararmi film lunghissimi ambientati in un'epoca storica che mi interessa meno di zero non è che mi entusiasmi molto. Però, prometto, piano piano li recupererò, dai. Per quel che riguarda questo mio approccio al genere western devo dire che la soddisfazione è stata media, diciamo. La regia e la colonna sonora composta da Ennio Morricone sono veramente di altissimo livello, ma manca sicuramente quella componente di epicità che so essere tipica del genere western. Un buon Clint Eastwood come protagonista riesce a dare qualcosa al film, che però non è riuscito a convincermi del tutto. QUi non si vuole mettere in dubbio il Sergio Leone regista, ma se non riesco a reggere i western il problema è ben diverso.

martedì 16 febbraio 2016

Joy (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Joy
Regia: David O. Russell
Sceneggiatura: David O. Russell
Cast: Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper, Édgar Ramírez, Diane Ladd, Virginia Madsen, Isabella Rossellini, Isabella Crovetti-Cramp, Elisabeth Röhm, Madison Wolfe, Dascha Polanco, Emily Nunez, Melissa Rivers, Jimmy Jean-Louis, Drena De Niro, Bates Wilder, Ken Cheeseman, Johnny Lee Davenport, Christy Scott Cashman, Damien Di Paola, Marianne Leone
Durata: 124 minuti
Genere: Commedia, Biografico

E' ormai qualche anno che le attrici della mia generazione - quelle nate nel '90, tanto per intenderci - regalano grosse soddisfazioni, sia a livello di bellezza - vedi ad esempio Britt Robertson, Emma Watson e Margot Robbie - sia a livello recitativo in cui le tre che ho citato se la stanno cavando più che bene tra un buon film e qualcosa di meno interessante ma comunque apprezzabile. Tra queste però c'è da inserire Jennifer Lawrence: lei non è la più gnocca di tutte - le preferisco di gran lunga la magnifica Margot -, ma sicuramente è la più brava e quella che più di ogni altra ha saputo cavalcare il successo, alternando film impegnati, simpatiche commedie e film più commerciali, destreggiandosi sui set della saga di Hunger Games, su quelli de "Il lato positivo" - che le ha consegnato il suo finora unico Oscar -, in "American Hustle", ma anche nella nuova saga degli X-Men e in qualche passaggio a vuoto come "House at the End of the Street" e "Una folle passione". Ancora una volta, in questo 2016, la vediamo diretta da David O. Russell, in compagnia di Bradley Cooper e Robert De Niro e ancora una volta la vediamo candidata all'Oscar, come miglior attrice protagonista, per il film di cui vi vado a parlare oggi.

"Joy" parla della vita di Joy Mangano, ragazza modello con una vita difficile, in preda ai debiti e in qualche modo succube di un padre che da tempo ha abbandonato la famiglia per lavorare con Peggy, la sorellastra di lei, con cui ha un pessimo rapporto. L'unica persona nella sua vita ad aver sempre voluto stimolare la sua creatività è stata la nonna Mimi, l'unica a comprendere il suo estro creativo in grado di creare qualcosa di veramente utile per la vita di tutti i giorni. Accantonata da anni la sua creatività, Joy si ritrova finalmente con un'idea geniale e rivoluzionaria che vuole assolutamente far conoscere al mondo, vendendola e con i ricavi mettere a posto tutte quelle questioni irrisolte che la accompagnano ormai da tempo. L'invenzione in questione è un mocho, poi ribattezzato Miracle Mop, creato per impedire alle persone che fanno pulizie di dover strizzare lo straccio con le mani e in modo che la matassa di cotono con cui è fatto potesse essere lavata potenzialmente infinite volte.

Ci sono sicuramente dei buoni motivi che potrebbero far apprezzare un film del genere e, prima della visione del film, sembravano anche piuttosto difficili da trovare. D'altronde come fa un film sul mocho ad essere davvero interessante? Ci vogliono dei bravi interpreti e soprattutto una buona sceneggiatura. Se il primo elemento certo non manca, per quel che riguarda il secondo non siamo certo su livelli eccelsi. "Joy" è una pellicola che vuole celebrare la figura della donna, una donna coraggiosa e caparbia, in grado di sostenere all'infinito la propria idea geniale ed in grado di crederci fino alla fine, fino al meritato successo, nonostante nessuno - a parte appunto la nonna Mimi - intorno a lei vi credesse. Interessante come sia la sorellastra Peggy sia il padre Rudy, non credano minimamente in ciò su cui hanno investito i loro soldi, preoccupandosi molto spesso di come riottenerli, piuttosto che credere che l'idea vada effettivamente in porto. A parte questo spunto interessante però "Joy" non ci offre molto di più a livello di contenuti e tutto sembra fermarsi in una storia che alla fine appare incompleta, anzi, quasi incompiuta. Ora non so bene cosa manchi con precisione, ma la sensazione che ho avuto alla fine del film è stata una certa non convinzione riguardo a ciò che avevo appena visto.

A parte lo spunto e il fatto che la commedia proceda in maniera piacevolmente leggera verso il giusto finale, da elogiare sono le interpretazioni dei due protagonisti. E voglio consciamente non soffermarmi su Robert De Niro che continua a non convincermi e a darmi la sensazione che sia un po' ora che si ritiri. Jennifer Lawrence è al solito davvero magnifica: il suo personaggio riusciamo in qualche modo a sentircelo vicino e non riesco a comprendere chi sostiene che questa ragazza non sia brava a far esprimere le emozioni ai suoi personaggi. Nel suo volto si vede tutto e lo si vede anche molto bene: frustrazione, gioia, dolore, incredulità, rabbia... è pure brava quando deve risultare totalmente apatica. Io non so cos'altro si possa volere da un'attrice, anche se posso capire che magari a qualcuno possa stare antipatica per le continue nomination all'Oscar e per il fatto che negli anni a venire potrebbe fare la fine di Meryl Streep, tassa che stranamente quest'anno non dovremo pagare per quel che riguarda le nomination agli Oscar. Bradley Cooper invece, nei panni del pubblicitario Neil Walker se la cava abbastanza bene, anche se la sua carriera rimane sempre molto in bilico tra un'interpretazione buona e un'altra meno convincente e ancora, nonostante tutto, non è stato protagonista di nessuna interpretazione particolarmente memorabile.

Voto: 6,5

lunedì 15 febbraio 2016

The Hateful Eight (2015)

USA 2015
Titolo Originale: The Hateful Eight
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Cast: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demián Bichir, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, James Parks, Channing Tatum, Dana Gourrier, Zoë Bell, Lee Horsley, Gene Jones, Keith Jefferson, Craig Stark, Belinda Owino
Durata: 187 minuti
Genere: Western, Thriller, Giallo

E' arrivato in Italia una settimana prima dell'uscita annunciata solo per quei cinefili che hanno voluto ascoltare il verbo di Tarantino e vedere il film nel formato Ultrapanavision 70mm. E' arrivato un po' per quelle persone e un po' anche per i più fortunati abitanti vicino agli unici tre cinema in Italia che lo trasmettevano nel formato originale: l'Arcadia di Melzo e poi un cinema e Bologna e uno a Roma. Inutile dire che, avendone la possibilità, mi sono recato, una settimana dopo l'uscita anticipata - e quindi due giorni dopo l'uscita annunciata... visto che bell'arzigogolo di parole? - a vederlo all'Arcadia di Melzo, in un evento ben organizzato dal cinema che lo ospitava, con tanto di libretto divulgativo riguardo il film, la pellicola su cui è stato realizzato e il regista, e soprattutto in una delle sale più belle dell'intera provincia di Milano, che si prepara tra le altre cose a lanciare la tecnologia audio Dolby Atmos di cui ci è anche stata regalata una interessantissima demo.

Per quel che riguarda questo suo ottavo lavoro, Tarantino pesca a piene mani da quelle che sono le sue produzioni precedenti, "Pulp Fiction" su tutte, per raccontare una storia con ambientazione western che però si diverte anche a giocare con generi come il thriller ed il giallo, senza mai dimenticarsi delle ormai famosissime scene splatter - che qui a dirla tutta sono anche abbastanza limitate, tanto che ad un certo punto si comincia addirittura ad esigerle -. Per fare ciò il regista si circonda di suoi attori fedelissimi come Samuel L. Jackson, Tim Roth e Kurt Russell e viene a prendere uno dei suoi musicisti preferiti dal nostro paese, quell'Ennio Morricone che nella versione in pellicola è anche protagonista assoluto dell'overture musicale con la colonna sonora del film. Che poi sarà stata vera l'accusa dei Subsonica riguardo le prime quattro note o era solo una bufala nata da quelle testate online pseudogiornalistiche e soprattutto idiotissime come Il giomale o Il corriere del rutto?

Alla fine della visione devo ammettere che l'esaltazione per la pellicola - e mai come questa volta questo termine non lo uso solo come sinonimo di "film" - era non tanta, tantissima, conscio di aver visto un film che non è di certo tra i migliori di Tarantino - anche perchè non sono un suo fan accanitissimo, pur apprezzandolo molto -, ma è stato in grado di costruire la tensione in modo graduale, passando da una prima parte particolarmente lenta e quasi completamente dialogata ad una seconda che fa esplodere praticamente tutto e nella quale tutti i nodi vengono finalmente al pettine. E quasi quasi, scena della vomitata di sangue a parte, devo ammettere che ho preferito la prima parte fatta di chiacchiere, con dialoghi brillanti, veloci e e ironici, in grado di incarnare, in qualche modo, quella che è la tipica costruzione dei protagonisti dei film western, volta a creare un mito, con racconti riguardo i vari personaggi che nessuno sa se siano veri o meno, ma che, passando di bocca in bocca, acquisiscono un valore quasi mitologico.

Ed in questa mescolanza di generi il buon Tarantino ci sguazza alla grandissima, riuscendo, ancora una volta a far rendere al meglio praticamente tutti i suoi protagonisti - Channing Tatum a parte che sinceramente non mi ha convinto -. Il doppiaggio italiano da questo punto di vista fa un buonissimo lavoro, anche se sono curioso di rivederlo, prima o poi, in lingua originale, per apprezzarne ancora meglio le interpretazioni. Se poi Samuel L. Jackson e Kurt Russell sono magnifici, anche la protagonista Daisy Domergue, interpretata da una Jennifer Jason Leigh cazzutissima e che è praticamente - a parte i flashback - l'unico personaggio femminile, qui tra l'altro nei panni dell'antagonista principale della vicenda. Fan e non del regista si sono divisi sul film, alcuni delusi altri particolarmente esaltati, io però sto dalla sua parte!

Voto: 8,5
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