giovedì 31 marzo 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Dopo l'orgia di uscite della scorsa settimana, questo weekend ci aspetta un altro bel vascone pieno di uscite nei cinema, alcune delle quali davvero molto interessanti. Vediamole tutte, come al solito, commentate in base ai miei pregiudizi, che a volte ci azzeccano, mentre a volte si sbagliano clamorosamente.


13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi di Michael Bay

Action-thriller-drammatico firmato da Michael Bay e ambientato in Libia nel 2012 che come il regista ci ha sempre abituato nei suoi lavori sarà bello pieno di scavalcamenti di campo e di scene action da giramento di testa. In un periodo in cui non riesco proprio a guardare tutti i film che vorrei, di spazio per questo non ce ne sarà di sicuro.


Billy il koala di Deane Taylor

Dopo l'action di Michael Bay della settimana, spazio anche per la bambinata della settimana proveniente dall'Australia, per cui vale bene o male la stessa considerazione che ho fatto per la pellicola qui sopra!


Come saltano i pesci di Alessandro Valori

Pellicola italiana della settimana con un cast e dei protagonisti molto giovani che però sembra basarsi su un canovaccio già visto e rivisto. Motivo per cui penso che le possibilità per questo film siano abbastanza remote.


Desconocido - Resa dei conti di Dani de la Torre

Thriller spagnolo che sin dal trailer mi ispira parecchio, per non parlare poi di quelle due o tre recensioni parecchio positive che ho letto in giro per la rete. Sicuramente un titolo da segnare!


La comune di Thomas Vinterberg


Altro film proveniente dalle lande europee che si preannuncia parecchio interessante, diretto tra l'altro da un regista che, dopo l'ottimo "Il sospetto", ho iniziato ad apprezzare parecchio.


Love & Mercy di Bill Pohlad

La storia del cantante dei Beach Boys, gruppo che non ho mai amato particolarmente ma che sono sempre riuscito ad ascoltare nei momenti di spensieratezza, arriva al cinema e chissà se sarà in grado di rendersi davvero interessante. Penso che lo guarderò per interesse verso il protagonista della vicenda.


L'ultima tempesta di Craig Gillespie

E io che pensavo che i disaster-movie fossero passati di moda...


On Air: Storia di un successo di Davide Simon Mazzoli

Fanno proprio film su chiunque, persino sui creatori de Lo zoo di 105. Che sinceramente chiccazzo se ne frega!


Race - Il colore della vittoria di Stephen Hopkins


Ennesimo film biografico in uscita in questo weekend, stavolta un personaggio importantissimo come Jesse Owens nella storia dello sport e dell'umanità. Resta solo da vedere - anche se a leggere qualche recensione in anteprima non sembra proprio - se il film sarà all'altezza del protagonista della vicenda.


Un bacio di Ivan Cotroneo

Sinceramente non conosco il regista della pellicola, ma il trailer e i volti giovani che partecipano alla pellicola ricordano molto quel carinissimo film intitolato "Maicol Jecson" visto lo scorso anno e del quale conservo un ottimo ricordo. Sperando sia una cosa del genere, penso che gli concederò un'opportunità.


Ustica di Renzo Martinelli

Interessante? Sicuramente. Bello? Può darsi, chi lo sa.


WAX: We Are the X di Lorenzo Corvino

Altra pellicola che sembra interessante più del previsto in arrivo dal nostro continente. Che questo sia l'anno della definitiva rinascita del cinema italiano?

mercoledì 30 marzo 2016

Homeland - Stagione 5

Homeland
(serie TV, stagione 5)
Episodi: 12
Creatore: Howard Gordon, Alex Gansa
Rete Americana: Showtime
Rete Italiana: Fox
Cast: Claire Danes, Mandy Patinkin, Rupert Friend, F. Murray Abraham, Sebastian Koch, Miranda Otto, Alexander Fehling, Sarah Sokolovic
Genere: Thriller

Noi che fino a pochi anni fa siamo stati fan di "Dexter" sappiamo bene quanto le serie prodotte dalla rete americana Showtime, tendano ad essere particolarmente altalenanti, per non parlare di quelle che prima o poi, inesorabilmente, sbroccano in maniera abbastanza vistosa, come ad esempio la stessa "Dexter", ma anche, per stare più sul recente, "Masters of Sex", per la quale ancora non so se proseguire nella prossima stagione la visione o meno. Un rischio che con la quarta stagione si stava cominciando a profilare anche per "Homeland", che dopo due stagioni perfette, una terza buonissima ma sicuramente un gradino sotto alle precedenti, ci aveva dato un quarto ciclo di episodi del tutto sotto tono, con l'assenza del personaggio di Nicholas Brody, interpretato da Damian Lewis, ora passato a "Billions" che devo recuperare, che si faceva sentire in maniera clamorosa. Anche se, a dirla tutta, i problemi della quarta stagione stavano nel non essere stati capaci a creare una trama davvero accattivante, lasciandosi andare ad un po' troppi clichè appartenenti al genere dello spionaggio che appesantivano fortemente la visione.

La quinta stagione di questa acclamatissima serie dunque rappresentava una sorta di viatico: calo vertiginoso verso un finale che arriva in maniera abbastanza stanca - come per "Dexter" - o tentativo di risalire la china, con una stagione in grado di narrare fatti di attualità e con i protagonisti che subiscano una forte evoluzione nei loro personaggi? Sicuramente la via scelta dagli sceneggiatori, ovvero quella di ambientare questo ciclo di episodi in una Germania minacciata da un imminente attacco terroristico da parte dell'Isis - tra l'altro è la prima volta che la serie si occupa del temutissimo, qui in Europa, Stato Islamico, che sta seminando terrore a destra e a manca - e che, all'epoca della messa in onda degli episodi, risultava - forse involontariamente - di attualità soprattutto dopo la funesta notte del 13 Novembre a Parigi, che viene addirittura citata in un episodio. La volontà di parlare di un tema così importante e così pauroso, per molti, rappresenta la scelta vincente per questa stagione, che vive su un buon intreccio, anche se piuttosto prevedibile e certamente non ottimo, e su dei buoni nuovi personaggi, che si affiancano a quelli a cui noi tutti siamo ormai affezionati.

Se da una parte vecchi personaggi come Saul Berenson e Carrie Mathison, che pur rimanendo la protagonista assoluta mi è sembrato sia stata leggermente messa da parte in questa stagione - scelta che ritengo condivisibile -, continuano ad essere davvero interessanti, con i loro turbamenti emotivi, e le loro relazioni interpersonali nelle quali si inserisce un Peter Quinn che qui opera quasi come un lupo solitario, sempre in bilico tra l'incazzatura cronica dovuta all'aver vissuto gli ultimi due anni della sua vita in un luogo ostile come la Siria e il rischio di una morte ingloriosa a causa della sua nuova vita in qualità di sicario, non ufficiale, della CIA. Il suo personaggio in questa stagione è sicuramente quello che ne passa di ogni e la cui sorte ci rimane incerta fino alle ultime battute e, tranquilli, ci rimarrà incerta fino alla prossima stagione direi!

Per quel che riguarda i nuovi personaggi, invece, abbiamo un buon inserimento come quello di Alison, interpretata da Miranda Otto, nel ruolo di spia della CIA dirottata in Germania che però... non posso dire niente. Altri personaggi come Otto During e Laura Sutton invece non ho ancora ben compreso quale fosse la loro utilità ai fini della trama, a parte comparire quando serviva una mano, senza mai intervenire davvero nella vicenda. Peccato poi per la questione dei documenti rubati nei primi episodi, che mi è sembrata una questione abbastanza sprecata, quasi fosse una specie di MacGuffin per far partire la narrazione di questa quinta stagione senza che però avesse un'utilità vera e propria nell'economia degli episodi.

Voto: 7+

Se volete recuperare le recensioni delle stagioni precedenti:

martedì 29 marzo 2016

Frankenstein di Bernard Rose (2015)

Germania 2016
Titolo Originale: Frankenstein
Regia: Bernard Rose
Sceneggiatura: Bernard Rose
Cast: Carrie-Anne Moss, Sandra Rosko, Xavier Samuel, Tony Todd, Danny Huston, Mckenna Grace, Maya Erskine
Durata: 89 minuti
Genere: Horror, Drammatico

Il personaggio del mostro di Frankenstein - perchè, abituatevi a questa sconvolgente notizia, ma Frankenstein, nel romanzo originale è lo scienziato che crea il mostro, non il mostro stesso - ha avuto sempre su di me un grande fascino. La lettura del romanzo "Frankenstein" di Mary Shelley è stata una delle letture appartenenti al genere che abbia main affrontato, ma penso che, genialata di "Frankenstein Junior" a parte, il personaggio non abbia poi più molto da dare in ambito cinematografico, soprattutto considerando tutte le salse in cui è stato portato sul grande schermo e considerando anche il fatto che è molto difficile creare qualcosa di accattivante e di originale sul personaggio.

Ecco che però arriva in soccorso "Frankenstein di Bernard Rose, pellicola tedesca che rivisita il personaggio creato da Mary Shelley portandolo ai giorni nostri, come una creatura creata da una coppia di scienziati che, una volta venuto alla conoscenze dell'esistenza di un mondo esterno, tenta in tutti i modi di farsi accettare dalle persone. I suoi metodi però, poveretto, non sono troppo convenzionali, e quando qualcuno si lascia spaventare dal suo aspetto decisamente mostruoso, ecco che il bimbo-gigi reagisce in maniera spropositata, sfondando il più delle volte il cranio della persona coinvolta a pugni o mazzate. Un desiderio da parte del protagonista di essere accettato che viene ben mostrato nel corso di questa pellicola che in patria è uscita direttamente in DVD, mentre qui in Italia, molto stranamente, è passata addirittura nei cinema.

Purtroppo, nonostante le buone premesse della pellicola e l'interessante rivisitazione del personaggio in chiave moderna, il film si perde inesorabilmente nei meandri della narrazione, lasciandosi andare spesso e volentieri ad uno scenario ripetitivo e ben collaudato nella battute iniziali: una volta che il nostro protagonista conosce un nuovo essere umano, prima o poi fa qualcosa di sbagliato che rende impossibile alle persone normali accettarlo e queste, una volta respintolo, vengono crepate di mazzate o di pugni nei denti. Benissimo se il tutto non fosse ripetitivo, ma male quando sin dalle premesse ti metti davanti ad un film con uno scarso budget e dai ritmi piuttosto lenti e talvolta addirittura compassati.

Voto: 5,5

lunedì 28 marzo 2016

La ricompensa del gatto di Hiroyuki Morita (2002)

Giappone 2002
Titolo Originale: 猫の恩返し (Neko no ongaeshi)
Regia: Hiroyuki Morita
Sceneggiatura: Aoi Hîragi, Reiko Yoshida
Personaggi: Haru, Baron, Yuki, Lune, Hiromi, Natori, Natoru, Muta, Toto, madre di Haru, re dei gatti
Durata: 71 minuti
Genere: Animazione

In un periodo in cui i nostri cuori devono ancora fare fronte alla chiusura - per carità, temporanea - dello Studio Ghibli, il famoso studio di animazione giapponese fondato da Hayao Miyazaki e Isao Takahata che ancora oggi, in barba alle tecnologie, si ostina a disegnare i propri film completamente a mano, per poi animarli con un software che presto sarà disponibile in maniera gratuita per tutti online - e poi ci sarà da imparare ad usarlo, pochi fronzoli! -, vengono organizzati ogni tanto degli eventi speciali che ripropongono vecchi lavori dello studio, o mai arrivati in Italia, oppure semplicemente riproposti per il loro valore artistico - cosa che non credo valga per questo "La ricompensa del gatto" -, per rimanere in sala giusto un paio di giorni, così da fare in modo di soddisfare la minor fetta di pubblico possibile, o comunque solo gli affezionati.

E' così che viene proposto nei nostri cinema "La ricompensa del gatto", lavoro di Hiroyuki Morita che nasce come spin-off del decisamente più riuscito - anche se a quanto ricordo non mi era parso eccezionale - "I sospiri del mio cuore", parlando di Haru, ragazza delle scuole superiori che, dopo aver salvato un gatto che stava per essere investito da un camion. Tale gatto si rivelerà presto essere il principe dei gatti e suo padre, il re, per ricompensare la ragazza del gesto così altruistico, decide di farle sposare suo figlio. Davanti al rifiuto di Haru, il re la farà rapire e portare nel Regno dei gatti per la celebrazione delle nozze.

Non è un caso che un film del genere, che mi aspettavo si configurasse comunque come un omaggio per gli amanti del mondo dei gatti - quale io ammetto di non essere - risultasse così tanto debole a livello di sceneggiatura e di narrazione. "La ricompensa del gatto è un film che secondo la mia opinione perde bene o male tutte quelle che sono le caratteristiche dei film dello Studio Ghibli, che se da una parte vive su degli ottimi disegni, dall'altra non riesce proprio nell'intento di suscitare una qualche emozione da parte dello spettatore. Mancano anche scene altamente spettacolari, tranne forse quella della marcia dei gatti che però nulla ha a che vedere, a livello di pathos, con la cavalcata delle onde di "Ponyo sulla scogliera", tanto per fare un esempio di una delle scene che per me è tra le più memorabili. Purtroppo "La ricompensa del gatto" costituisce dunque, per me, una grande delusione e non penso sia un caso che sia uno dei film meno considerati da parte dei fan dello Studio Ghibli.

Voto: 5-

domenica 27 marzo 2016

LIBRI METROPOLITANI #7 - Il libro dei sogni di Mikkel Birkegaard

Torna la rubrica sui libri metropolitani, che, ormai mi sono stufato di spiegare, è quella rubrica in cui parlo dei libri che leggo in metropolitana durante il viaggio - lungo - che mi porta verso la sede della Banca Popolare di Milano,  dove lavoro come sviluppatore. Il viaggio, essendo lungo, ti mette davanti ad una serie di casi umani che tu non puoi fare altro che odiare o insultare, motivo per cui la lettura mi frena dal fare tutto ciò. Il libro di cui parlo oggi è un romanzo che ho trovato in biblioteca per puro caso, senza fare particolari ricerche e senza informarmi più di tanto, semplicemente mi hanno ispirato il titolo e la copertina: "Il libro dei sogni" di Mikkel Birkegaard.


Recensione
"Il libro dei sogni" di Mikkel Birkegaard è ambientato nella Copenhagen del 1846 e ci parla di Arthur, diciassettenne che dopo la morte del padre ha intrapreso la strada della criminalità. Salvato da Mortimer, egli verrà accolto nella sua bottega che si occupa di restaurare libri. In un periodo in cui le autorità vietano la pubblicazione e la lettura di libri dei più svariati argomenti, girano però voci riguardanti l'esistenza di una biblioteca, mai trovata, che si scoprirà presto appartenere al mondo dei sogni e alla quale è possibile accedere grazie ad uno speciale invito. In un luogo in cui il tempo procede molto più lentamente rispetto a quello nel mondo reale, esistono persone che, grazie ad una specie di sonno eterno, si occupano di mantenere in vita la biblioteca, continuando a vivere nel sogno che le permette di continuare ad esistere.
Ispirato dalla copertina e dal titolo, il romanzo in fin dei conti non soddisfa le aspettative che mi ero posto: tra enigmi che ricordano molto quelli de "Il codice Da Vinci" di Dan Brown - perdendo però tutta la componente storica e religiosa, ovviamente - "Il libro dei sogni" si configura come una specie di thrillerino senza particolari pretese, che vive sì su buoni momenti per quel che riguarda la tensione, ma che, in fin dei conti, viene risolto in maniera piuttosto banale e sbrigativa.

Voto: 5+

venerdì 25 marzo 2016

Kung Fu Panda di Mark Osborne, John Stevenson (2008), Kung Fu Panda 2 di Jennifer Yuh (2011) & Kung Fu Panda 3 di Jennifer Yuh, Alessandro Carloni (2016)

Non avevo voglia di dedicare un singolo post ad ogni singolo film appartenente alla saga di "Kung Fu Pand", firmata dalla Dreamworks, semplicemente perchè non saprei popolare in maniera soddisfacente ogni singolo post di un numero interessante di stronzate. Motivo per cui ho deciso di raggruppare tutte e tre le recensioni - in versione ridotta ovviamente - in un unico post.


Kung Fu Panda

USA 2008
Titolo Originale: Kung Fu Panda
Regia: Mark Osborne, John Stevenson
Sceneggiatura: Jonathan Aibel, Glenn Berger
Durata: 88 minuti
Genere: Animazione

Ricordo ancora il giorno in cui, non ancora diciottenne, mi recai al cinema con un gruppo di amici per vedere il primo capitolo di questa - per ora - trilogia: una di queste mie amiche era addirittura "accompagnata" dalla sorella ancora undicenne, che oltre a divertirsi un bordello, fu causa, a causa delle sue risate, di metà almeno delle mie. In realtà non fu soltanto merito suo, quanto più che altro di un film che in quanto a trovate comiche, buffe ed irriverenti, sapeva proprio da che parte andare a parare e riusciva a farlo con un'intelligenza tale da essere comprensibile sia per un pubblico molto giovane, per i bambini a cui dovrebbe essere indirizzato, sia per un pubblico un po' più cresciuto, che può ottenere comunque degli interessanti insegnamenti. Il tutto condito dalla sana cultura del kung fu, che non fa altro che rendere il tutto ancora più interessante. Difficile dunque non affezionarsi ai personaggi di Po e a tutti gli altri suoi compari e difficile ancora di più non ridere delle loro avventure.

Voto: 7+


Kung Fu Panda 2

USA 2011
Titolo Originale: Kung Fu Panda 2
Regia: Jennifer Yuh
Sceneggiatura: John Stevenson, Jonathan Aibel, Glenn Berger
Durata: 91 minuti
Genere: Animazione

Il secondo capitolo della saga, recuperato soltanto di recente in ottica della visione del terzo episodio, non mi ha particolarmente impressionato, vuoi perchè le trovate comiche sapevano piuttosto di già visto - in fondo non si va tanto lontani da quelle che erano state le trovate del primo episodio - vuoi perchè non ho particolarmente apprezzato tutti quegli insegnamenti riguardante la pace interiore e il voler cercare se stessi, insegnamenti che, si parli di cultura orientale o occidentale, alla fine sono sempre gli stessi, bene o male, e già hanno fatto il loro corso nella storia del cinema. Inoltre, il cattivo di questo secondo capitolo - nonostante in tutta la trilogia non siano poi i nemici il punto forte - è proprio particolarmente insulso e poco utile ai fini della vicenda, se non fosse per le rivelazioni finali riguardanti la morte dei veri genitori di Po.

Voto: 5+


Kung Fu Panda 3

USA 2016
Titolo Originale: Kung Fu Panda 3
Regia: Jennifer Yuh, Alessandro Carloni
Sceneggiatura: John Stevenson, Jonathan Aibel, Glenn Berger
Durata: 95 minuti
Genere: Animazione

Ed è proprio con il terzo episodio che si arriva alla questione che in me ha creato più astio, ovvero le dichiarazioni di quell'essere non in grado di pensare con la propria panza testa che è Adinolfi: ora ditemi, come cazzo si fa a pensare che un film del genere faccia propaganda gender quando, con l'omosessualità, non c'entra un'emerita mazza? Po, non ha due padri perchè sono gay - e non voglio aprire discussioni sull'omosessualità, non è il luogo adatto -, ma ha due padri perchè uno è quello adottivo e l'altro quello naturale che, scoperto che Po era ancora in vita, ritorna da suo figlio. Po ha due padri e vuole bene ad entrambi, perchè porco cane il buon Adinolfi deve sparare stronzate per fare propaganda cattofascista - e verrà anche seguito da una discreta massa di idioti, a dirla tutta... -? Per quanto riguarda il film, in realtà nulla di che, interessante però vedere come si sviluppa il dualismo tra il padre naturale del protagonista e quello adottivo, così come si torna anche a ridere con qualche trovata davvero divertente, anche se il minor spazio dato a personaggi importanti come Tigre, Gru e compagnia non gioca propriamente a favore di questo terzo capitolo della saga.

Voto: 6-

giovedì 24 marzo 2016

WEEKEND AL CINEMA!

E' Giovedì e ormai voi lettori fissi di questo piccolo spazio dell'Internet sapete che il Giovedì si parla delle uscite cinematografiche del weekend, tutte commentate in base ai miei pregiudizi. Una di queste è arrivata nei cinema ieri e sapete tutti di cosa si sta parlando penso.


Batman v. Superman: Dawn of Justice di Zack Snyder


Il duello tra Batman e Superman è una delle pellicole più attese di questa prima parte del 2016, a fare il paio forse solamente con "Captain America: Civil War", ovviamente per quel che riguarda i film giocattoloni, senza andare a scomodare il cinema un po' più serio. Sono stato uno dei pochi in Italia ad apprezzare "Man of Steel" e ho buone speranze riguardo questo nuovo capitolo della saga, anche se il rischio che sbrocchi completamente è sempre molto alto.


Heidi di Alain Gsponer

Ai tempi delle elementari guardavo sempre con piacere l'anime giapponese di "Heidi", ma non sono mai riuscito a digerire particolarmente la sua versione in live action, che ogni tanto veniva riproposta in TV nel periodo natalizio. Questa nuova riproposizione della storia della bambina che preferiva le montagne alla città - fantascienza cazzo! FANTASCIENZA!!! - mi sembra essere un bel po' sulla falsa riga di quel famoso film in live action, forse ancora più bambinesca.


Il condominio dei cuori infranti di Samuel Benchetrit

Pellicola francese che sembra un po' la riproposizione, in salsa transalpina, del poco riuscito lavoro italiano "Soap Opera". Da una parte potrebbe essere un lavoro interessante, mentre dall'altra la somiglianza, a livello di trama, con quel lavoro italiano, mi fa un po' passare la voglia di vederlo.


Il mio grosso grasso matrimonio greco 2 di Kirk Jones

Non ho mai voluto vedere il primo capitolo, da molti considerato un mezzo cult, ma che a me non ha mai particolarmente ispirato. Non vedo perchè dovrei dedicarmi ad un secondo capitolo che sa, senza saper nè leggere nè scrivere, di minestra riscaldata un po' troppo tardi rispetto alle normali tempistiche.


La canzone perduta di Erol Mintas

Pellicola coprodotta da Turchia, Francia e Germania, un po' come il recente candidato all'Oscar per il miglior film straniero "Mustang" - che a breve dovrò per forza di cose recuperare -, che sa un po' di troppo impegnato per poter toccare le mie corde in questo momento. Mi riservo però di dedicargli una visione in un secondo momento!


La macchinazione di David Grieco

Un film sulla figura di Pierpaolo Pasolini, con Massimo Ranieri come protagonista. Molti attendono questa pellicola, io ancora non sono entrato nel mood e fatico a farmi convincere. Deciderò in un secondo momento.


Land of Mine di Martin Zandvliet

Film di guerra coprodotto da Danimarca e Germania che anche in questo caso non attira più di tanto le mie attenzioni, non fosse altro perchè non sono n grandissimo fan del genere di guerra.


Un momento di follia di Jean-François Richet

Pellicola francese che devo dire mi ispira parecchio e potrebbe rivelarsi una delle visioni più interessanti della settimana - che sarà per forza di cose dominata dal cinecomic - e a cui molto probabilmente dedicherò del tempo, dato che, sin dal trailer, sembra promettere parecchio bene.


Un paese quasi perfetto di Massimo Gaudioso

Non si poteva proprio fare a meno della commediola italiana di dubbio gusto che vorrebbe criticare il nostro paese, ma che finirà in un bel "volemose bene, spaghetti pizza e tarallucci e vino"!

mercoledì 23 marzo 2016

The Gift - Regali da uno sconosciuto di Joel Edgerton (2015)

USA 2015
Titolo Originale: The Gift
Regia: Joel Edgerton
Sceneggiatura: Joel Edgerton
Cast: Jason Bateman, Rebecca Hall, Joel Edgerton, Allison Tolman, Tim Griffin, Busy Philipps, Adam Lazarre-White, Beau Knapp, Wendell Pierce, David Denman, Katie Aselton, Mirrah Foulkes, Nash Edgerton, P.J. Byrne, Felicity Price
Durata: 108 minuti
Genere: Thriller

Era ormai da tempo che nei cinema non si vedeva un thriller ben strutturato, di quelli che pur seguendo schemi piuttosto classici senza osare particolarmente a livello narrativo, ma dimostrando di essere in grado di creare la giusta tensione nello spettatore facendolo anche interessare alle sorti dei personaggi coinvolti. E' proprio così che "The Gift - Regali da uno sconosciuto" si presenta sin dal trailer, dando allo spettatore quel tanto che basta per farlo interessare alla vicenda, ma senza strafare e senza raccontare l'intero film, come recenti trailer hanno fatto - ogni riferimento ad un film tanto atteso dai fan dei cinecomic è puramente voluto -.

Passando a parlare del film in questione, "The Gift - Regali da uno sconosciuto" ci mette di fronte alle vicende della famiglia Callum, trasferitasi in un sobborgo di Los Angeles dopo il nuovo lavoro ottenuto da Simon. Mentre sono intenti a fare compere, la coppia si imbatte in Gordo; vecchio compagno di liceo di Simon, che con loro stringe un legame di amicizia che lo porta a passare molto tempo con la coppia. Simon però sospetta del comportamento ambiguo del suo ex compagno, che presto comincia a essere sempre più invadente nella vita della coppia, presentandosi a casa loro all'improvviso o raccontando loro storie poco credibili riguardo la sua vita dopo il liceo.

Ci sono molti elementi interessanti in una pellicola che, pur non essendo eccezionale nè a livello di trama nè a livello di sceneggiatura, riesce, con quel paio di accorgimenti che sanno sì di già visto nel corso della storia del cinema, ma che funzionano ancora a meraviglia, a creare la giusta tensione nello spettatore, che pian piano si interesserà e alla storia di Gordo e alla storia della coppia, nel corso della quale le parti si ribalteranno più e più volte, fino ad arrivare ad un finale in cui, risolta tutta la questione, si cita in maniera nemmeno troppo velata quel gioiellino spagnolo di qualche anno fa che è stato "Bed Time", con Luis Tosar. Per questo motivo forse siamo davanti ad un thriller d'altri tempi, di quelli che facevano davvero i soldi al botteghino e che era un bel po' di tempo che non si vedevano nei nostri cinema.

Di fronte a questi elogi piuttosto composti, rimane comunque una sorta di rammarico per un film che manifesta poca volontà di osare: se il seguire schemi consolidati è da una parte l'arma vincente del film, dall'altra lo fa mancare di originalità, rendendolo un film che si può tranquillamente godere senza problemi, ma che non verrà certo ricordato in questa annata, nonostante fino ad ora non sia stata propriamente memorabile. Così come senza infamia e senza lode sono le interpretazioni dei protagonisti Jason Bateman e Rebecca Hall, che si limitano a fare il compitino senza dare ai propri personaggi quel qualcosa in più. Qualcosa in più che in qualche modo lo si trova in Gordo interpretato da Joel Edgerton che è anche il regista del film e che riesce a dare al suo personaggio quell'ambiguità di cui necessità, senza strafare, ma risultando piuttosto convincente.

Voto: 6,5

martedì 22 marzo 2016

Man Seeking Woman - Stagione 2

Man Seeking Woman
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 10
Creatore: Simon Rich
Rete Americana: FXX
Rete Italiana: Inedita
Cast: Jay Baruchel, Eric André, Britt Lower, Maya Erskine
Genere: Commedia

Quando si parla di serie comedy si è sempre davanti ad un fatto praticamente quasi inesorabile: le comedy vivono quasi sempre un'ottima prima stagione, per poi calare, vertiginosamente, già a partire dalla seconda - ovviamente non è sempre così, ma nella maggior parte dei casi sì -. Se infatti la prima stagione di "Man Seeking Woman" si era rivelata geniale, carica di un simbolismo riguardo alle relazioni di coppia che era da una parte divertentissimo - tanto quanto realistico e sempre azzeccato, per quanto fantasioso - e dall'altra addirittura geniale. Una prima stagione che aveva vissuto di trovate comiche ad altissimo livello, pur con qualche momento di calo - perchè non è che si può essere dei geni sempre e comunque -, era assolutamente difficile, se non impossibile, da eguagliare. Eppure, i creatori di questa serie, con la sua seconda stagione da poco terminata, ci sono andati abbastanza vicini.

Sì perchè se i primi episodi di questo secondo ciclo sono stati un po' sottotono - soprattutto quelli fino al terzo o al quarto - poi la stagione riesce a riprendersi in maniera netta, perdendo forse quell'effetto sorpresa della prima stagione, perdendo a tratti la sua genialità, ma mantenendo comunque altissimo il livello del divertimento. Che poi uno può anche non ammetterlo, ma in una serie comedy la cosa importante è fare ridere. E se si ride, allora la serie è riuscita, tutto il resto è contorno che ne fa salire il punteggio, ma non sempre è la cosa importante. Tanti sono gli argomenti affrontati in questi dieci episodi che compongono la seconda stagione e tantissime sono state le varie metafore, sempre viste in maniera creativa, che hanno accompagnato il nostro Josh Greenberg nell'eterna ricerca, propria dell'uomo, della donna con cui vivere.

E' proprio per questo che episodi come quello in cui le questioni si ribaltano - in cui la serie viene provvisoriamente intitolata "Woman Seeking Man" - diventano, nel loro delirio e non-sense, assolutamente veritiere, con metafore sempre azzeccate e che da una parte costituiscono dei mindfuck non indifferenti, mentre dall'altra aprono alla riflessione su quanto, effettivamente, è così che vanno le cose. Tanto per citare qualche momento davvero memorabile, abbiamo un parallelo interessante con il primo episodio della prima stagione: mentre in quella puntata il nuovo fidanzato della ex era Hitler - "oh oh!!! A Jewish at Hitler's party!!!", sto ancora ridendo! -, qui, quando Josh trova una ragazza interessante con cui provarci, il suo attuale fidanzato è Gesù, un Gesù celiaco, tra l'altro, per non farci mancare nulla. Da citare poi la campagna elettorale messa in scena per diventare il nuovo fidanzato di questa ragazza.

Per questi ed altri mille motivi la serie "Man Seeking Woman" continua a funzionare a meraviglia anche con la sua seconda stagione, pur vivendo momenti di stanca nei primi episodi. Per questi ed altri motivi però rimangono dei dubbi riguardo a quello che sarà nei prossimi cicli di episodi: dubbi che avevo già con la prima stagione e che sono stati prontamente spazzati via, ma dubbi che rimangono perchè prima o poi gli argomenti di cui parlare finiranno e anche la genialità degli autori inizierà a scemare. In ogni caso non dimenticatevi: "Vote for Josh!!!"

Voto: 7+

Da oggi mi trovate anche su Telegram, al canale "Non c'è paragone" - e non che ci fosse bisogno di tanta fantasia -, per sapere commenti a caldo, brevi recensioni sui film e le serie TV viste, non dovete fare altro che iscrivervi cliccando su QUESTO LINK!

lunedì 21 marzo 2016

The Orphanage di Juan Antonio Bayona (2007)

Messico, Spagna 2007
Titolo Originale: El Orfanato
Regia: Juan Antonio Bayona
Sceneggiatura: Sergio G. Sánchez
Cast: Belén Rueda, Fernando Cayo, Roger Prìncep, Geraldine Chaplin, Montserrat Carulla, Mabel Rivera, Andrés Gertrùdix, Edgar Vivar, Alejandro Campos
Durata: 105 minuti
Genere: Horror

L'acquisto dell'abbonamento di Netflix, in cooperazione con altri tre amici per rendere una spesa già di per sè sostenibile, ancora più affrontabile in quanto l'abbonamento costa circa tre euro al mese con questa tecnica, ti porta a sfogliare il catalogo in maniera quasi compulsiva. Se questo è fornitissimo per quel che riguarda le serie TV e un po' meno per quel che riguarda, in generale, i film, dal punto di vista dei film horror siamo messi proprio malino ad essere sinceri. Forse si contano una ventina di titoli, alcuni parecchio inflazionati e che quindi è improbabile non aver visto, per un appassionato del genere, mentre altri di dubbia qualità, sanno subito di marcio. Nell'attesa che il catalogo horrorifico venga ampliato, magari con qualche bel titolo in arrivo dall'oriente, ho deciso di recuperare una pellicola spagnola di cui si fa sempre un gran bel parlare, ma che io, colpevolmente, non ero ancora riuscito a vedere: si parla dunque oggi di "The Orphanage" di Juan Antonio Bayona, un horror molto umano, che sicuramente sarà in grado di toccare delle corde molto diverse rispetto a quelle che siamo abituati a toccare con il genere in questione.

"The Orphanage" parla di Laura, che dopo un'infanzia felice vissuta in un orfanotrofio, decide, trent'anni dopo, di ritornarvi, assieme al marito Carlos e al figlio adottivo Simon, malato di HIV, per poterlo riaprire come casa famiglia. L'orfanotrofio sembra svegliare in Simon grandi fantasie e grandi amicizie immaginarie, che da una parte lasciano scettico Carlos, mentre Laura, pur mantenendo le distanze, sembra lasciarsi affascinare da queste storie. Quando però, durante l'inaugurazione della casa famiglia, Simon scompare misteriosamente, per Carlos e Laura comincerà un vero e proprio incubo, alla ricerca di quel figlio tanto amato che però, misteriosamente scomparso e dopo la cui scomparsa le presenze all'interno dell'orfanotrofio si sono fatte più insistenti e terrificanti.

La pellicola in questione riesce, nella sua durata, a creare da una parte un'atmosfera molto inquietante, grazie soprattutto ad uno di quegli "strumenti" che negli horror moderni mi inquietano sempre in maniera particolare, ovvero le presenze dei bambini. Presenze che in realtà non sembrano voler terrorizzare i nostri protagonisti, quanto più che altro metterli in guardia di ciò che successe in un tempo passato e di ciò che sta succedendo nel presente. E' per questo che queste presenze sembrano non tanto fare qualcosa di cattivo verso gli abitanti della casa, quanto più che altro giocare con loro, memori di un amore non ricevuto quando erano in vita e memori di una vecchia compagna di giochi in quel breve periodo felice vissuto all'interno dell'orfanotrofio.

E se il film procede tra indagini sul paranormale nella prima parte, ecco che nel finale si rivela, in tutta la sua potenza narrativa, in maniera quasi prepotente, come un dramma familiare di grande effetto e soprattutto di grande tristezza. E' proprio nel finale che viene rivelato il mistero sulla scomparsa di Simon, mistero che riesce a colpire in maniera forte e terribile lo spettatore, come un pugno dritto nel cuore. E' grazie a queste due componenti, mescolate in maniera ottima dal regista, che questo horror funziona particolarmente: riesce a fare paura grazie più che altro a dei giochetti registici che non hanno nulla di veramente particolare, ma funzionano, e riesce a colpire lo spettatore con un dramma che si consuma in maniera inesorabile nelle battute finali.

Voto: 7,5

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domenica 20 marzo 2016

LIBRI METROPOLITANI #6 - Il maratoneta di WIlliam Goldman

Torna - e per la prima volta sono indietro di ben due romanzi per quanto riguarda questa piccolo spazio del blog - la rubrica dedicata ai libri metropolitani, ovvero quei libri che leggo in metropolitana per evitare di insultare troppa gente la mattina presto mentre vado al lavoro. Oggi, su proposta di mia madre, si parla di un romanzo di William Goldman degli anni settanta, dal quale è stato anche tratto un film con Dustin Hoffman per il quale lo stesso autore è stato anche sceneggiatore.


Recensione
Non sono mai stato un tipo particolarmente attratto dalle storie di spionaggio, i film dedicati al tema solitamente li procrastino il più possibile, mentre per quel che riguarda i romanzi questo è forse il primo che leggo in tutta la mia vita. La realtà dei fatti, a fronte della lettura ormai terminata, è però che questo romanzo non è tanto una storia di spionaggio, quanto più che altro una storia in cui ci sono delle spie e in cui il nostro protagonista Babe, un giovane studente di storia che ha la passione per la corsa e sogna di diventare un maratoneta professionista, si ritrova invischiato quasi inconsapevolmente dopo il ritorno di suo fratello Doc, che improvvisamente muore tra le sue braccia.
Il motore che fa andare avanti il romanzo nella sua relativa brevità sono i continui colpi di scena e le continue rivelazioni che ci vengono fatte riguardo i protagonisti della vicenda e tutti i personaggi che vengono incontrati da Babe, che guarda caso sono tutti o quasi dei pezzi grossissimi dello spionaggio o addirittura dei sopravvissuti nazisti - che a un certo punto si capiva dove si sarebbe andati a parare, dato che il protagonista è ebreo - che cercano una ricchezza inestimabile. "Il maratoneta" risulta dunque essere un romanzo assolutamente godibile che però vive eccessivamente su colpi di scena che da una parte rendono la lettura interessante, mentre dall'altra la rendono, a volte, inverosimile.

Voto: 6-

venerdì 18 marzo 2016

Loro chi? di Francesco Miccichè e Fabio Bonifacci (2015)

Italia 2015
Titolo Originale: Loro chi?
Regia: Francesco Miccichè, Fabio Bonifacci
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci
Cast: Edoardo Leo, Marco Giallini, Catrinel Menghia, Lisa Bor, Ivano Marescotti, Vincenzo Paci, Antonio Catania, Maurizio Casagrande, Susy Laude, Patrizia Loreti, Uccio De Santis, Pippo Lorusso
Durata: 95 minuti
Genere: Commedia

Nell'ultimo periodo, assieme al solito mare di commedie italiane di dubbio gusto, qualche uscita carina e divertente al cinema c'è stata, trend che ha conosciuto il suo culmine, per ora, con il carinissimo "Perfetti sconosciuti" di Paolo Genovese anche se lavori interessanti come "Il nome del figlio" o "L'ultima ruota del carro" era usciti al cinema ottenendo un discreto successo di critica e pubblico e risultando entrambi piuttosto validi - anche se il secondo alla recente proiezione al Cineforum di Vimodrone - non ha ottenuto, ovviamente, consensi unanimi. Tra le commedie uscite lo scorso anno nel nostro paese "Loro chi?" aveva attirato abbastanza la mia attenzione, più che altro per la presenza di due attori che stimo particolarmente come Edoardo Leo, giovane di buonissime speranze già visto in molti film, tra cui la serie di "Romanzo criminale", "Smetto quando voglio" e "Perfetti sconosciuti", in compagnia con un altro componente del cast del recente successo italiano, quel Marco Giallini che a me piace proprio tanto e della quale bravura, ancora non mi spiego come, la critica e il pubblico non mi sembra se ne siano ancora accorti completamente.

"Loro chi?" racconta la storia di David, interpretato da Edoardo Leo, ragazzo con un lavoro rispettabile che, con il lancio dell'ultimo progetto dell'azienda per cui lavora, vuole stupire fortemente il suo datore di lavoro per ottenere una promozione. La sua vita però precipita quando incontra Marcello, interpretato da Marco Giallini, con il quale passa una serata durante la quale scoprirà che l'uomo, appena conosciuto, è in realtà un truffatore professionista e anche parecchio bravo. Perso il lavoro e la fidanzata, nel tentativo di vendicarsi del truffatore, finirà per organizzare assieme a Marcello una truffa ai danni della sua stessa azienda, per ottenere quella rivincita verso il suo capo tanto sognata e per potersi costruire una nuova vita, in cui ricominciare daccapo e riprendere in mano tutto ciò che aveva perso.

Il film in sè non è che sia poi così malvagio, purtroppo però, tra momenti leggeri ed altri un po' più riflessivi, gode di un taglio decisamente troppo televisivo per poter riuscire a colpirmi. Troppo televisivo e talvolta anche troppo caciarone, con una particolare attenzione nel voler mettere in scena qualche luogo comune gratuito qua e là e nel volere creare del caos gratuito, un po' come se si fosse nella solita commedia degli equivoci che noi italiani tanto conosciamo e che da qualche anno a questa parte non è quasi mai riuscita nel suo intento, con qualche esempio addirittura disastroso. Per quanto "Loro chi? non sia ai livelli infimi di alcuni esempi degli ultimi anni e, anzi, vive di qualche momento sicuramente buono, ma che non basta per sollevare la valutazione su un film che si lascia guardare senza particolari difficoltà, ma che non riesce a colpire non dico al centro del bersaglio, ma andando un po' sui cerchi più esterni.

Voto: 5,5

giovedì 17 marzo 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Volete andare al cinema questo weekend? Tanti, forse troppi, sono i film in uscita e io, come ogni giovedì, li commenterò seguendo ciò che mi dicono i miei pregiudizi. Come al solito, ovviamente, escludendo i documentari!


Bianco di Babbudoiu di Igor Biddau

Ma porca puttana...


Brooklyn di John Crowley

Film già visto in vista della nottata della premiazione degli Oscar e che forse, "Il ponte delle spie" a parte, era per me il peggiore tra gli otto candidati, che ovviamente non mi ha impressionato per nulla. Non mi sento però di sconsigliare un film del genere che alle persone giuste potrebbe piacere abbastanza.


Frankenstein di Bernard Rose

Per quanto sia un fan dei romanzi gotici dell'ottocento, queste riproposizioni che ne stanno facendo al cinema ultimamente non è che siano particolarmente riuscite. Penso comunque che proverò a dargli un'opportunità, nonostante il senso di sfiducia generale verso la pellicola.


Kung Fu Panda 3 di Alessandro Carloni, Jennifer Yuh


Nel vedere questo titolo penso che il primo capitolo di questa trilogia mi aveva fatto divertire parecchio e che il secondo me lo sono perso abbastanza colpevolmente. Motivo per cui, prima di vedere l'imminente uscita, dovrò recuperarmi anche il capitolo precedente e magari, che ne so, dedicare un unico post per tutti e tre i film!


La corte di Christian Vincent

Pellicola sentimentale francese sulla quale non nutro grandissima fiducia. Siccome però quest'anno il cinema francese non sono ancora riuscito ad affrontarlo, penso che potrei dargli un'opportunità, anche se forse la scelta potrebbe non essere delle migliori.


Risorto di Kevin Reynolds

Tamarrata ambientata ai giorni dopo la morte di Cristo, con un attore come Joseph Fiennes, che detesto nel profondo per quanto cagnesco, da protagonista. Nell'ottica della tamarrata da spernacchiare potrei vederlo.


The Lesson - Scuola di vita di Kristina Grozeva, Petar Valchanov

Pellicola bulgara dalla trama particolarmente interessante che ha però il sapore di eccessivo impegno. Devo solo decidere quando avrò voglia di impegnarmi.


Truth - Il prezzo della verità di James Vanderbilt

Interessante pellicola sulla storia recente americana, ambientata nel 2004. Temo purtroppo che pochi saranno i passaggi nei nostri cinema, ma quanto meno per i personaggi a cui è dedicato il film una possibilità gliela si potrebbe concedere.


Vita, cuore, battito di Sergio Colabona

Ma porca puttana 2.0...

mercoledì 16 marzo 2016

The Shannara Chronicles - Stagione 1

The Shannara Chronicles
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Alfred Gough, Miles Millar
Rete Americana: MTV
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Austin Butler, Poppy Drayton, Ivana Baquero, Manu Bennett, Aaron Jakubenko
Genere: Fantasy

Quello che non per pochi è una sorta di "Il signore degli anelli" noi dei poveri, ma dei poverissimi, è diventato all'inizio di questo 2016 una serie TV di MTV, una specie di evento seguita in contemporanea da Sky Atlantic con uno scarto di una sola settimana tra la messa in onda dell'episodio originale e quello doppiato. E' per questo, ma non solo, che la trasposizione televisiva de "Il ciclo di Shannara", una serie di romanzi scritta da Terry Brooks che conta ben 29 volumi - dei quali ovviamente non ne ho letto nessuno -, non era stata da me accolta benissimo nel corso dei primi due episodi, che mi avevano dato da una parte l'impressione di essere decisamente indirizzati verso un pubblico di adolescenti o addirittura di preadolescenti, mentre dall'altra mi avevano convinto per quel che riguardava la realizzazione dei paesaggi e l'utilizzo degli effetti speciali, sicuramente su standard piuttosto elevati rispetto a ciò cui siamo abituati nelle serie televisive. Effetti speciali che sono ben oltre quello che è il livello tipico delle serie MTV, a dimostrare il fatto che, quanto meno, a questa serie gli autori ci tenevano parecchio.

Se i primi due episodi, che avevo commentato nella solita rubrica in cui parlo degli episodi pilota delle serie TV che intendo seguire, non mi avevano per nulla convinto, diciamo che con i due o tre successivi le cose non erano per nulla andate meglio: da una parte una trama poco interessante e dall'altra dei personaggi con scarso carisma non mi avevano dato l'impressione che la serie potesse piacermi, motivo per cui ho più e più volte meditato l'abbandono definitivo. D'altronde sono entrato in un periodo della mia vita in cui non ho il tempo per guardare anche le serie che non mi piacciono, quindi l'abbandono sarebbe sicuramente stato la scelta più comprensibile. Avete poi presente la solita frase "ma dai vai avanti che poi migliora. FIDATI!"? Ecco, sappiatelo, non fidatevi MAI, MAI NELLA VITA, PERCHE' QUELLA FRASE E', NEL 99% DEI CASI, UNA STRONZATA. In questo caso però io mi sono fidato e porco cazzo, avevano ragione. Ecco, non che la prima stagione di "The Shannara Chronicles" negli episodi della seconda metà diventi un capolavoro, però sicuramente diventa più godibile e accessibile ad un pubblico più ampio rispetto a quello a cui sembrava essere indirizzato.

Se, come già detto, nei primi episodi mi convincevano pochissimo i personaggi, quali ad esempio la protagonista Amberle Elessedil, interpretata da Poppy Drayton - bella figliola, ma tra le orecchie lunghe da elfo e la sua scarsina capacità recitativa non è riuscita a convincermi -, ma soprattutto il protagonista maschile Wil Ohmsford, interpretato da Austin Butler, classico belloccio ignorante che fa una scelta più stupida dell'altra, come se la logica non contasse un cazzo nell'economia della serie. A piacermi, soprattutto nelle fasi iniziali, era Allanon; interpretato dal Manu Bennet già visto nelle tre stagioni di "Spartacus" e nella seconda stagione di "Arrow", un personaggio interessante e carismatico, interpretato forse da uno dei pochi attori giovani veramente capaci all'interno dello show.

Poi, quasi come una magia lanciata da un druido, nella seconda parte la stagione migliora, come già detto non sensibilmente, ma comunque lasciandosi guardare quanto meno in maniera piacevole: la trama si infittisce, vediamo un po' più di combattimenti e si respira, in maniera accattivante, l'atmosfera tipica del genere fantasy, che deve essere in grado di portarti in un mondo magico in cui le cose non sempre accadono seguendo una logica terrena. Ed è proprio negli episodi finali che iniziano ad accadere le cose davvero interessanti, in modo da creare fidelizzazione verso la prossima stagione - che a questo punto pare abbastanza scontata, anche se non so nemmeno se già confermata o meno -, soprattutto per conoscere i destini dei protagonisti, che sembrano tutt'altro che rosei.

Voto: 6-

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martedì 15 marzo 2016

Regression di Alejandro Amenábar (2015)

Canada, Spagna 2015
Titolo Originale: Regression
Regia: Alejandro Amenábar
Sceneggiatura: Alejandro Amenábar
Cast: Ethan Hawke, Emma Watson, David Thewlis, Lothaire Bluteau, Dale Dickey, David Dencik, Peter MacNeill, Devon Bostick, Aaron Ashmore
Durata: 106 minuti
Genere: Thriller, Horror

Ci sono n motivi per guardare un film, con n che va da 0 a più infinito. Alcuni di questi sono motivi buoni e giusti, altri sono dei motivi totalmente futili, altri ancora sono totalmente sbagliati. C'è chi vuole guardare un film volutamente brutto per divertirsi come un matto del basso budget e degli effettacci speciali. C'è chi vuole guardare un film perchè stima in qualche modo il regista o perchè ispirato dal trailer. C'è chi vuole guardare un film perchè spettatori esteri in cui la pellicola è uscita prima ti hanno annunciato, tramite vari siti di cinema, il primo nudo di un'attrice che fisicamente ti piace parecchio e che fino ad allora, a parte qualche scatto sexy, non aveva ancora mostrato moltissimo il suo corpo. La realtà dei fatti, per quel che riguarda "Regression", l'ultimo thriller dello stesso Alejandro Amenábar che anni addietro aveva diretto quel capolavoro di "The Others", è che le motivazioni riguardavano da una parte il regista, assolutamente meritevole, mentre dall'altra il famoso nudo di Emma Watson, attrice che apprezzo molto dal punto di vista recitativo, ma che ancora dal punto di vista fisico non è riuscita ad esprimere il suo intero potenziale. Per lo meno fino a questo film in cui.......

... c'è un nudo, pensi che sia il suo perchè bene o male fisicamente corrisponde, però purtroppo non si ha l'assoluta certezza che sia il suo, dato che nel momento in cui ipoteticamente Emma Watson ci mostra le sue grazie non la si vede in volto, oltre al fatto che la si vede solo di schiena e quindi niente tette. In pratica ci siamo sudati un nudo clamoroso dal momento dell'uscita del film nelle sale italiane - intorno a fine Dicembre del 2015 - e questo nudo ci viene fatto annusare senza che venga data la minima soddisfazione a noi maschietti. Terminata ora la lunghissima parentesi introduttiva riguardo al nudo di Emma Watson, parentesi comunque doverosa visto l'interesse che nutrivo verso la cosa, ecco che arriva dunque il momento di parlare della pellicola, che altro non è che un thrillerino innocuo, con una sceneggiatura abbastanza risibile e qualche scena interessante, ma sicuramente poche se rapportate alla durata del film.

"Regression" si ispira a dei fatti di cronaca realmente accaduti riguardanti il fiorire di alcune sette sataniche negli Stati Uniti degli anni '80. Il detective Bruce Kenner, interpretato da Ethan Hawke, si ritrova ad indagare su un caso simile particolarmente sospetto, quello di Angela Gray, interpretata da Emma Watson, che ha accusato suo padre John di aver abusato sessualmente di lei durante uno di questi riti. Presto le storie che vengono raccontate da Angela al detective cominciano a provocare in lui una certa suggestione, che si trasformerà in realtà nel momento in cui anche lui diventerà vittima di questa setta satanica. Una trama sinceramente non proprio originalissima, ma che comunque, se messa nelle mani del regista giusto, solitamente, può anche regalare qualche soddisfazione.

Peccato che in fin dei conti, a parte qualche momento un po' interessante, nel quale si respira una certa tensione e anche una certa empatia con la protagonista - e come si fa a non empatizzare per una ragazza così carina come Emma Watson CAVOLO! - la pellicola non abbia molto da offrire. Ed è proprio per questo motivo che si ritorna all'argomento introduttivo della questione: se un film particolarmente inutile ed innocuo come questo viene annunciato come il film in cui è contenuto il primo nudo integrale di quella donna benedetta che è Emma Watson e poi, dopo la visione, non sei nemmeno totalmente sicuro che quel nudo, preso di schiena e al buio, sia effettivamente suo... CHE COSA CAZZO L'HO GUARDATO A FARE?

Voto: 5+

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lunedì 14 marzo 2016

Deadpool di Tim Miller (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Deadpool
Regia: Tim Miller
Sceneggiatura: Rhett Reese, Paul Wernick
Cast: Ryan Reynolds, Morena Baccarin, Ed Skrein, T. J. Miller, Gina Carano, Brianna Hildebrand, Andre Tricoteux, Leslie Uggams, Jed Rees, Karan Soni, Style Dayne, Kyle Cassie, Isaac C. Singleton Jr.
Durata: 104 minuti
Genere: Azione, Supereroi

Sappiamo ormai tutti che i supereroi stanno invadendo il nostro mondo cinematografico. Tante sono le uscite ad essi dedicate e tante sono le mascelle sbavanti dei nerd di fronte ad ogni nuova uscita. Tra queste mascelle sbavanti ci aggiungo anche la mia che, nonostante non sia nè nerd nè lettore di fumetti, non ricordo, a memoria d'uomo, un cinecomic che io mi sia perso, esclusa la saga degli "X-Men" che dopo il primo deludentissimo capitolo mi aveva già particolarmente stufato. E' però un dato di fatto che tra il Marvel Cinematic Universe, la DC Comics e l'universo degli X-Men, sempre della Marvel ma di una casa cinematografica differente rispetto al filone degli Avengers - a cui questo "Deadpool" appartiene -, le uscite siano ormai cinque o sei ogni anno, al ritmo di una ogni due mesi, almeno - tant'è che dopo aver sbavato per "Deadpool a metà febbraio le mie mascelle si stanno preparando a "Batman v. Superman - Dawn of Justice" -.

Con "Deadpool" siamo però davanti ad un cinecomic diverso, con un personaggio che si discosta parecchio, per caratteristiche, a quelli cui ci siamo abituati con la Marvel: Deadpool è un figo, non ha peli sulla lingua e parla decisamente troppo e soprattutto non si fa problemi a sparare insulti o a parlare col pubblico sfondando la cosiddetta quarta parete - poi mi dovrete spiegare perchè vi esalta tanto questo superpotere per cui Deadpool è perfettamente consapevole di essere un personaggio dei fumetti, perchè io non ci trovo nulla su cui essere particolarmente entusiasta della cosa. Inoltre, ed è sicuramente questa la cosa che deve aver scandalizzato un po' tutti, Deadpool è pansessuale - OHHHHMMIOODDIOOOO SCHIFO! LE PAROLE CON DENTRO "SESSUALE" SICURAMENTE INDICANO QUALCHE STRANA PERVERSIONE CHE VADA AL DI LA' DI CIO' CHE CI HANNO SEMPRE INSEGNATO RIGUARDO ALLA FAMIGLIA TRADIZIONALE! VADO RETRO! ESORCISMO! RITIRATELO DAI CINEMI! -, caratteristica di cui a noi spettatori non frega una cippa, ma a tutti quei genitori idioti che hanno portato figli seienni a guardare un film particolarmente violento e sboccato senza informarsi prima solo perchè "MA TANTO NON E' VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI!" - #TesteDiCazzo -, deve aver dato particolarmente fastidio, visto il numero di persone con bambini che ho visto alzarsi dalla poltrona.

Dovuta e lunghissima introduzione a parte, "Deadpool" è certamente uno dei migliori cinefumetti visti negli ultimi anni, un po' perchè il personaggio, particolarmente diverso da tutti quelli a cui siamo abituati, come già detto, è accattivante e sicuramente molto più interessante rispetto ai supereroi perfettini - che comunque non disdegno lo stesso - tanto super e soprattutto tanto eroi. Deadpool invece è solo super - perchè ha i superpoteri - ma è pochissimo eroe ed è questa la caratteristica che lo rende più interessante degli altri. Al nostro super non interessano le persone o il loro destino - a parte quello della donna che ama - quanto più che altro la sua soddisfazione personale e il giusto compenso che gli viene consegnato per le sue missioni. E tra una risata e l'altra, un'ammiccatina al pubblico in sala ed un discorso irriverente, la pellicola scorre via liscia senza soffrire di particolari momenti di stanca e, soprattutto, senza lasciarsi andare a lungaggini eccessive.

Stranamente, tra l'altro, ho apprezzato in maniera particolare l'interpretazione del protagonista data da Ryan Reynolds, che dopo una serie di performance particolarmente scialbe e deludenti, lo vediamo magari in una dimensione non proprio altissima, ma comunque mettere in scena una buona interpretazione, in linea con quello che è il personaggio da interpretare e senza virtuosismi di sorta. Anche la protagonista femminile, Vanessa Carlysle, interpretata dalla solita Morena Baccarin in grado di illuminare di luce propria la scena grazie alla sua bellezza, ma soprattutto in grado di offrire una performance recitativa di buon livello, sicuramente al di sopra degli standard per quel che riguarda i personaggi che solitamente fanno da spalla al protagonista.

Voto: 7,5

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venerdì 11 marzo 2016

The Royals - Stagione 2

The Royals
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 10
Creatore: Mark Schwahn
Rete Americana: E!
Rete Italiana: Fox Life
Cast: Elizabeth Hurley, William Moseley, Alexandra Park, Merritt Patterson, Jake Maskall, Tom Austen, Oliver Milburn
Genere: Drama

Se lo scorso anno mi aveste detto che mi sarei appassionato ad una serie come "The Royals", che parla di una inesistente famiglia di reali d'Inghilterra in cui il re era un uomo che voleva abolire la monarchia, la regina una MILF da spavento e intorno alla famiglia giravano solo gnocche di un certo livello, probabilmente vi avrei spernacchiato contro. Invece, con la prima stagione della serie targata E!, rete americana che si dedica più che altro al gossip - e che con questa serie ha in qualche modo fatto centro, dato che il livello è più o meno quello delle mille notizie di gossip che girano in Italia - ero riuscito particolarmente ad appassionarmi ad una serie che in un modo molto trash, molto a livello da soap opera, ma anche altrettanto accattivante e con la capacità di metterti la voglia di proseguire nella visione degli episodi, narrava le vicende di una famiglia disfunzionale, come ce ne sono molte, con la sola differenza che nella finzione televisiva questa famiglia era quella dei reali inglesi.

Con la seconda stagione, che io riesco a recuperare con ritardo visti gli impegni che non mi permettono più di seguire tutte le serie che vorrei di settimana in settimana, che parte da una situazione in cui la famiglia viene quasi completamente smantellata da Cyrus, il fratello cattivo, egocentrico ed idiota - e da questa stagione anche con un solo testicolo - del defunto re Simon Henstridge, con quest'ultimo a guidare un'intera nazione in maniera quasi dittatoriale e medioevale anche se in realtà, a parte qualche bagno nello sfarzo estremo, non ci accorgiamo quasi mai che Cyrus è diventato il nuovo re. Ma il problema di Cyrus sta nel fatto che sia stupido, più che altro, il che ce lo fa odiare come non mai a dirla tutta. In secondo luogo - che poi dovrebbe essere la cosa più importante - tra una scopatina, una fumata e una pippata di qualche strana droga sintetica, ci si occupa anche delle indagini sulla morte del re che, negli ultimi episodi, porteranno ad una scoperta abbastanza interessante - per quanto lo avessi già capito - e che mette quel barlume di voglia di andare avanti a vedere la serie anche per la terza stagione.

Per il resto, invece, come nella prima stagione, ci si interessa - o meglio IO mi interesso - maggiormente di tutto ciò che ruota attorno ad Eleanor Henstridge, interpretata da Alexandra Park, attrice in grado di entrare nella top 20 delle attrici che più mi hanno fatto sangue nel corso del 2015. Di lei ci interessa quanto si droga, quanto fa sesso, di quante persone si innamora e soprattutto della sua brevissima "amicizia" particolare con una donna, durata ben due episodi e per la quale ho fatto fantasie molto molto particolari. E chi non le farebbe. D'altronde, per molti, Eleanor non sarà bellissima, ma porco cane quanto è sanguigna!

Il vero problema di questa seconda stagione, il cui post dedicato è stato fin troppo lungo rispetto alle poche cose che ho detto a livello di contenuti, è che si è in qualche modo perso l'effetto sorpresa della prima, innalzando il livello di esagerazione - che già era abbastanza alto - ed abbassando quello della qualità delle varie trame e sottotrame che vengono affrontate. Se nella prima stagione, con un solo paio di storie, ero riuscito ad interessarmi, nel bene e nel male, alla totalità della questione, qui la mia concentrazione è più che altro andata sul personaggio di Eleanor e su quante volte ci fosse un qualche personaggio fisicamente attrattivo in scena. Molte, moltissime, ma ciò non sempre basta per darci motivo di continuare a seguire una serie. Motivi che potrei trovare solamente se mi concentrassi sugli ultimi due episodi, che aprono a qualche sviluppo interessante che difficilmente però sarà reso al meglio.

Voto: 5+

giovedì 10 marzo 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Torna la solita rubrica del Giovedì per parlare e commentare, in base unicamente ai pregiudizi del sottoscritto, le uscite cinematografiche del weekend, che questa volta, esaurita un po' l'eccitazione da Oscar, sono sia poche sia, nella maggior parte dei casi, scialbe. C'è però un film da tenere molto in considerazione e un altro che prosegue una saga che ormai ho iniziato e che quindi finirò per completezza, anche se non mi ha entusiasmato finora.


The Divergent Series: Allegiant di Robert Schwentke


Prima parte della trasposizione cinematografica del romanzo "Allegiant", terzo ed ultimo romanzo della saga iniziata con "Divergent" e proseguita con "Insurgent" scritta da Veronica Roth. Se il primo capitolo cinematografico mi era mediamente piaciuto, il secondo mi aveva particolarmente deluso, quindi sinceramente non saprei come comportarmi di conseguenza a questa uscita, che comunque vedrò, per non saper nè leggere nè scrivere.


Ave, Cesare! di Ethan Coen, Joel Coen


Il ritorno alla regia dei fratelli Coen dopo il poco coeniano "A proposito di Davis", che mi era sì piaciuto, ma che ritengo decisamente una spanna o due sotto rispetto ai loro lavori migliori. Con questo "Ave, Cesare!" i Coen sembrano essere tornati alle loro solite produzioni che generalmente mi piacciono molto e quindi, a mani basse, questo è il film da vedere questa settimana!


Forever Young di Fausto Brizzi

Ed ecco che tornano le commedie italiane di bassa lega, con il solito capitano alla regia Fausto Brizzi che è quasi sempre sinonimo di bassa qualità, per una commedia che fin dal trailer si presenta nel peggiore dei modi.


Un nuovo giorno di Stefano Calvagna

Dopo "The Danish Girl" arriva anche la nostra versione italiana, che sicuramente sarà intrisa di buonismo e bei sentimenti e che, sinceramente, non mi trova nel mood adatto per affrontarne una visione.


Weekend di Andrew Haigh

Direttamente dal 2011, dopo un impervio viaggio nel tempo e sull'onda della nomination agli Oscar ricevuta da "45 anni" per la migliore attrice protagonista, arriva nelle sale "Weekend", pellicola sentimentale dello stesso regista di "45 anni", per un'uscita che appare più come un battere il ferro finchè caldo - anche se il ferro di "45 anni" mi sa che non è mai stato caldissimo qui in Italia - più che di vero interesse per il pubblico.
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