martedì 31 maggio 2016

Colonia di Florian Gallenberger (2015)

Germania, Francia, Lussemburgo 2015
Titolo Originale: Colonia Dignidad
Regia: Florian Gallenberger
Sceneggiatura: Tortsen Wenzel, Florian Gallenberger
Cast: Emma Watson, Daniel Brühl, Michael Nyqvist, Richenda Carey, Vicky Krieps, Jeanne Werner, Julian Ovenden, Martin Wuttke, August Zirner, Nicolás Barsoff, Steve Karier, Stefan Merki, Johannes Allmayer, Gilles Soeder
Durata: 110 minuti
Genere: Drammatico, Storico

Da queste parti i film con Emma Watson come protagonista sono sempre ben accolti: il sottoscritto che cura il suddetto blog, oltre a ritenerla una brava attrice nonostante abbia ancora tutto da dimostrare, ritiene che la sua coetanea resa famosa dalla saga di Harry Potter sia di una bellezza elevatissima. Dopo il bellissimo "Bling Ring" e dopo la sola di "Regression" - in cui erano state annunciate cose che poi non sono state mantenute - ho approcciato alla visione di "Colonia" con il solito interesse che ho quando guardo un film non tanto per la sua trama, che mi pareva piuttosto classica e con nulla di nuovo da dire alla storia del cinema, quanto più che altro per via della presenza di un determinato attore o attrice. In una settimana in cui sono usciti parecchi film interessanti, questo "Colonia" avrebbe comunque potuto dire la sua, se fosse stato trattato nel modo migliore e invece il risultato finale mi è sembrato piuttosto deludente, a dire la verità.

"Colonia" è una produzione cinematografica tedesca, ambientata in Cile nel 1973, dove vive Daniel, un fotografo che collabora con i sostenitori del governo di Salvador Allende. Quando però l'11 Settembre dello stesso anno, durante il golpe di Augusto Pinochet, viene arrestato assieme alla sua fidanzata Lena, assistente di volo della Lufthansa. Riuniti tutti i prigionieri nell'Estadio Nacional de Chile, Daniel viene portato via in ambulanza, mentre Lena viene rilasciata. Dandosi malata per non ripartire verso la sua patria, decide di cercare Daniel, scoprendo che questi è stato imprigionato a Colonia Dignidad, una setta fondata dal tedesco Paul Schäfer utilizzata spesso dalla dittatura di Pinochet come luogo di deportazione per la tortura dei prigionieri. Decide così di entrare come adepta della setta per poter trarre in salvo il suo uomo, scoprendo che al suo interno il capo spirituale si rende spesso protagonista di abusi e di violenze, soprattutto sulla popolazione femminile - che egli considera vivere sempre nel peccato - e verso i bambini.

Il film ha, forse, un unico vero e proprio merito, che è quello di narrare, con una storia di finzione ambientata però in un contesto di fatti realmente accaduti, una situazione che probabilmente nella nostra parte del mondo non tutti conoscono. Dovete sapere che quando mi imbatto in un film che parla di fatti realmente accaduti di cui però non ho conoscenza, mi piace andare ad informarmi il più possibile sia prima sia dopo la visione del film per esserne il più possibile preparato. E' indubbio dunque, alla luce di ciò che ho letto sulla rete riguardo Colonia Dignidad, che questa fosse una parte particolarmente buia di quello che riguarda la storia mondiale, parte che, essendo stata in quel periodo la setta un luogo segreto e colluso sia con le autorità cilene sia con le ambasciate tedesche in Cile, forse non ha avuto la stessa risonanza di altri eventi gravi nella storia mondiale.

Per il resto invece la pellicola cade un po' nel vuoto e, cinematograficamente parlando, non siamo per nulla davanti ad un miracolo tedesco - altro cinema che in questo periodo sembra particolarmente prolifico - nel quale non bastano le interpretazioni dei due protagonisti: se infatti Emma Watson riesce a riscattarsi parzialmente a livello recitativo dopo il disastro di "Regression", Daniel Brühl non è riuscito a convincermi del tutto, con il suo personaggio che alterna momenti in cui si finge pazzo ad altri in cui è perfettamente sano, senza però risultare davvero convincente in nessuno dei due casi. Per quanto "Colonia" sia un film normalissimo e con poco da dire a livello cinematografico, questo non riesce a colpire nel giusto modo gli spettatori, dando un po' la sensazione che il tutto si perda un po' nel vuoto. Un vero peccato, insomma.

Voto: 5,5

lunedì 30 maggio 2016

Le confessioni di Roberto Andò (2016)

Italia, Francia 2016
Titolo Originale: Le confessioni
Regia: Roberto Andò
Sceneggiatura: Roberto Andò
Cast: Toni Servillo, Connie Nielsen, Johan Heldenbergh, Daniel Auteuil, Moritz Bleibtreu, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Richard Sammel, Stéphane Freiss, Togo Igawa, Andy de la Tour, John Keogh, Aleksej Gus'kov, Lambert Wilson, Giulia Andò, Julian Ovenden, Jeff Burrell, Ernesto D'Argenio
Durata: 100 minuti
Genere: Drammatico

Ci sono frasi che in certi periodi della storia vengono talmente ripetute da diventare frasi fatte e quindi, per me, parecchio odiose perchè io non sopporto le frasi fatte o le frasi di circostanza. E' però un dato di fatto che il cinema italiano stia vivendo un buonissimo periodo di forma e che le uscite interessanti nel nostro paese stanno decisamente aumentando di numero rispetto alle annate precedenti: d'altronde tra giusti finanziamenti e, la premiazione all'Oscar per "La grande bellezza" e la tripletta di partecipazioni al Festival di Cannes per lo scorso anno hanno portato una ventata d'aria fresca nel nostro cinema, ventata che sembra quasi non volersi fermare. Arriva dunque nei cinema italiani un film uscito in sordina, certamente in tono minore rispetto ad altre uscite molto più sponsorizzate, diretto da un Roberto Andò che, ammetto la mia ignoranza, personalmente non conoscevo prima. IL cast internazionale contribuisce a dare fascino alla pellicola che vanta, nel ruolo di protagonista, della presenza di Toni Servillo nei panni del protagonista.

Un film che sin dal trailer pareva essere molto sorrentiniano, ambientato in un albergo di lusso pronto ad accogliere una sorta di G8 dell'economia: i grandi del mondo sono pronti ad approvare una manovra segreta con conseguenze pesanti per tutti i paesi del mondo. Tra questi è presente anche il presidente del Fondo Monetario Internazionale Daniel Roché che, dopo essersi confessato con il monaco Roberto Salus, viene trovato morto, apparentemente per un suicidio, la mattina seguente. Temendo che il defunto abbia rivelato il grande segreto che sta dietro la manovra economica al monaco, i grandi presenti al summit cominciano ad interrogarlo, cercando di ricostruire gli avvenimenti della notte precedente e tentando di far rompere al monaco il segreto del confessionale che egli tiene molto a preservare.

La presenza di un cast variegato, tra cui spiccano il già citato Toni Servillo e Daniel Auteuil, permette al regista di muoversi tentando di esplorare nel giusto modo tutti i personaggi che ruotano attorno alla vicenda. Da una parte sono interessanti gli avvenimenti successivi alla morte di Roché, che lasciano lo spettatore con l'idea di un complotto in atto volto ad avvantaggiare le poche persone più ricche al mondo a scapito non tanto di quelle che vivono in condizione di normalità quanto più che altro quelle più povere, mentre dall'altra esplora ciò che è stato nella notte precedente tra i due personaggi principali della vicenda. Il segreto del confessionale che il monaco mantiene a spada tratta davanti a tutti, ci viene svelato pian piano nel corso delle varie scene che riepilogano ciò che è successo nel corso della confessione, che non è un semplice confessare i propri peccati davanti al monaco e davanti a Dio - se siete credenti - quanto più che altro un pretesto per affrontare anche questioni morali, con il dialogo tra i due che spesso si spinge oltre per quel che riguarda gli argomenti.

Purtroppo però non siamo davanti ad un film perfetto, quanto, più che altro, ad un film interessante e nulla più: buono a livello cinematografico, interessante per quel che riguarda i dialoghi - che però spesso e volentieri sembrano andare un po' a vuoto, non riuscendo a colpire chi dovrebbe esserne colpito - ma con qualche passaggio a vuoto a livello di sceneggiatura che spesso e volentieri si tramuta in una sensazione di leggera nota da parte dello spettatore. Sicuramente c'è da considerare il fatto che in un film di un'ora e quaranta circa forse almeno un quarto d'ora sarebbe potuto essere tagliato, ma la cosa che più mi ha fatto storcere il naso è stata la sensazione di incompiutezza avuta alla fine della pellicola, che mi è parsa piuttosto sbrigativa, per quanto a livello di contenuti ci stesse perfettamente per ci che si era visto prima.

Voto: 6+

domenica 29 maggio 2016

LIEBSTER AWARD 2016

E anche quest'anno ho ricevuto un premio e si sa, i premi piacciono sempre! Per il secondo anno di fila sono stato nominato per il Liebster Award, stavolta da ben due blogger a cui risponderò con questo post: Pietro Saba World e La collezionista di biglietti. Le regole sono semplicissime: rispondere alle domande che mi hanno posto, nominare altri 11 blogger che hanno meno di 200 follower e porre loro undici domande, in modo da far conoscere il proprio blog e anche un po' chi si nasconde dietro la tastiera. Infine, come postilla, aggiungere 11 curiosità su se stessi.


Rispondo prima alle domande di Pietro Saba World:
  1. Pesce o carne? mare o montagna? Assolutamente carne, in ogni sua forma, l'unico modo in cui mi piace veramente il pesce è il sushi. Mare o montagna non ho una preferenza, mi basta stare fuori di casa per qualche giorno, poi dove si va mi importa poco.
  2. La canzone più bella di sempre? Stairway to Heaven dei Led Zeppelin
  3. Il film con Tom Hanks che preferisci? Vado sul banale e dico Forrest Gump. Però anche Era mio padre.
  4. Il gusto di gelato o gelato stesso che più ti piace? Anguria
  5. L'automobile dei tuoi sogni? Non mi piacciono molto le automobili, sono scatole con delle ruote che hanno il dovere di portarmi dove voglio andare quando le utilizzo. Per il resto non hanno altro significato nella mia vita.
  6. Un paese tropicale dove vorresti vivere? Ecuador, per curiosità più che altro.
  7. L'attore o attrice che vorresti incontrare? Jennifer Lawrence, Jack Nicholson
  8. Una canzone italiana che parla di te o in cui ti riconosci? Domanda parecchio difficile, se proprio devo trovare una canzone italiana che sento "mia" direi Cambio dei Negrita
  9. La pizza che ti piace di più? Bresaola, grana e rucola
  10. Cosa faresti con 1 milione di euro? Il primo investimento sarebbe allestire un mini cinema in una stanza di casa mia, poi il resto vien da sè.
  11. Il film che vorresti rivedere prima di morire? La montagna sacra, sperando di non morire nell'atto di riguardarlo, me lo ricordo particolarmente malato come film.

E ora tocca anche alle domande della Collezionista di biglietti!
  1. Il primissimo film che hai visto al cinema (se te lo ricordi) - Non ricordo se Il gobbo di Notre Dame o Hercules della Disney
  2. Se potessi diventare un personaggio cinematografico qualsiasi per il resto della tua vita, chi sceglieresti? Contando che nei film in cui c'è lotta tra bene e male mi soffermo spesso sui cattivi, non so se è una domanda da fare. 
  3. Una cosa che vuoi assolutamente fare prima di morire - Oltre a spingere per terra gli stronzi che si appoggiano ai pali della metropolitana impedendoti di tenerti, direi che vorrei vedere uno di quei film d'avanguardia che durano anche un giorno o due.
  4. L'azione più sconsiderata che hai fatto - Sono piuttosto tranquillo, penso parecchio prima di far qualcosa. Sinceramente non so come rispondere.
  5. La tua citazione preferita - A un tratto vedrò una persona davanti a me e da quel momento saprò che tutto, tutto andrà bene. (Noi siamo infinito)
  6. Il tuo passatempo preferito escluso l'intrattenimento - Giocare a basket, guardare basket o calcio
  7. L'azione più ponderata che hai fatto, e quanto ci hai pensato prima di farla - Non ne ho idea, sinceramente. Mi viene in mente solo la scelta del lavoro - avevo ben tre posti che mi avrebbero preso -, ma ho avuto proprio poco tempo per sceglierlo, e alla fine non me ne sono pentito.
  8. Più tipo da horror o da sentimentale? Assolutamente horror, sono un po' refrattario ai sentimenti.
  9. La cosa che più odi di Blogger, tutti ne abbiamo (almeno) una - Di Blogger, ma ormai lo è anche di Word, ovvero il fatto che il copia-incolla copi anche carattere, dimensione e sfondo del testo. Un pignolo del cazzo come me muore ogni volta che fa copia-incolla su blogger.
  10. Sei più tipo pantofolaio da divano e film o da serata movimentata? In settimana divano e film, ma se il Venerdì e il Sabato non esco di casa impazzisco
  11. Faccio come quelli che ti fermano per strada: "Qual'è l'ultimo libro che hai letto?" Sto giusto finendo La porta delle tenebre (secondo capitolo della trilogia dei Dannati) di Glenn Cooper.

Ed infine il momento delle curiosità random e di cui non frega nulla a nessuno su di me!
  1. Sono ornitofobico (cercate su Google cosa voglia dire se non lo doveste sapere).
  2. I DVD sul mio scaffale e i film sul mio computer - ce li abbiamo tutti, non negate, please - sono catalogati in base all'anno di produzione. Fanno eccezione solamente i film della stessa saga.
  3. Sono alto 1,95 e calzo il 48 di scarpe.
  4. Non ricordo quasi mai i miei sogni.
  5. Un paio di persone mi han detto di provare a scrivere un racconto, ma non ho mai idee per farlo. La volta che, grazie a uno dei pochi sogni che mi ricordavo la mattina seguente, mi era venuta l'idea geniale, ho perso tutto non trascrivendo il sogno che avevo fatto e quindi me lo sono dimenticato.
  6. Sono parecchio appassionato di matematica e fisica, così come di astronomia a livello divulgativo.
  7. Sono uno dei tre milanesi al mondo a cui non piace la Casseoula - o come cavolo si scriva -.
  8. Quando sono in un gruppo di persone in cui qualcuno comincia con il discorso sulle automobili, mi isolo nello smartphone oppure vado in bagno, sperando che nel frattempo il discorso finisca.
  9. Mi piace cantare.
  10. Detesto andare in discoteca.
  11. Sui social network seguo due regole ferree: non si parla/scrive di calcio o di politica e non si risponde mai ad altre persone che ne parlano.


Ed ora è arrivato finalmente il mio turno, le 11 domande a cui i blogger nominati dovranno rispondere: ovviamente non rinominerò quelli che mi hanno nominato, va da sè che se volessero rispondere nei commenti il loro contributo sarà ben accetto!

  1. Qual è il film che piace a tutti, ma tu odi impunemente?
  2. Il tuo lavoro/ambito di studio ha a che fare con il cinema oppure fai tutt'altro?
  3. Che sport segui?
  4. Cosa succede nella tua testa cuando noti un errore grammaticale gravissimo?
  5. Qual è il tuo libro preferito?
  6. E uno che hai cominciato ma non sei mai riuscito a finire?
  7. Hai mai messo una canzone in repeat talmente tante volte da impararla a memoria subito?
  8. Qual è la cosa di poco conto che ti fa più incazzare al mondo?
  9. Amore o odio? Ammazzamenti o baci e abbracci?
  10. Sei una brava persona come me che detesta le ship nelle serie TV oppure sei una di quelle che se non shippano muoiono dentro?
  11. Dì il nome di un paesino sconosciuto ai più che a te piace tantissimo.

E dopo la grandissima fatica ecco le undici nomination. Questo post è stato faticoso come un parto, più che altro per quel che riguarda la parte delle domande da inventare e delle mie curiosità. Staremo a vedere cosa avete da rispondere alle mie!

Combinazione casuale
Solaris
Mari's Red Room
Cuore di celluloide
Cinepillole - Guida antiflop
Recensioni ribelli
Come nei film
Il cumbrugliume
Director's Cult
Scrivenny 2.0
Non solo pizza e cinema

venerdì 27 maggio 2016

Banshee - Stagione 4

Banshee
(serie TV, stagione 4)
Episodi: 10
Creatore: Jonathan Tropper, David Schickler
Rete Americana: Cinemax
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Antony Starr, Ivana Milicevic, Ulrich Thomsen, Frankie Faison, Hoon Lee, Matt Servitto, Ryann Shane, Lili Simmons, Tom Pelphrey, Chris Coy
Genere: Azione

Era partita come un passatempo a metà tra il trash e l'eccessivo tasso di testosterone, tra botte da orbi ed esplosioni, ma soprattutto in mezzo a tanto, tantissimo sesso ta il protagonista Lucas Hood interpretato da un - c'è da dirlo - bell'uomo come Anthony Starr e qualsiasi donna - tutte clamorosamente gnocche da fare spavento - gli si parasse attorno. Presto però, dopo un primo episodio che non sembrava essere nulla di particolarmente eccezionale, la serie ha cominciato ad avere una trama ben definita, in grado di fare affezionare gli spettatori a tutti i personaggi, ma mantenendo, pur essendo girata in maniera magnifica, quel po' di trash che non guasta mai, soprattutto in una serie puramente action.

Dopo una prima stagione più che buona, una seconda con la quale si è sicuramente raggiunto il punto più alto ed una terza che ritorna ad essere buona, ma in maniera normale, arriva, per i creatori della serie, il momento di chiudere. Giustamente, tra l'altro, dato che sapere quando fermarsi, così come aveva fatto Vince Gilligan con "Breaking Bad", è e deve essere una grande dote per il creatore di una serie, dote che sembra mancare alla maggior parte di essi. Ed è così che una serie di successo e di qualità chiude, con la fine della sua quarta stagione, sicuramente nel momento più giusto per poterla chiudere con dignità e senza esagerare troppo.

Una quarta stagione che sicuramente non è stata eccezionale come le prime due, ma che di certo ci mette davanti ad un'ottima chiusura di tutti i cerchi che erano stati aperti, cominciando ben due anni dopo gli eventi con cui ci aveva lasciato alla fine della terza stagione: Hood cerca di riprendere in mano la sua vita autoesiliandosi, Proctor continua la sua attività criminale, arriva il fratello nazi di Bunker - che aveva il potenziale per essere un personaggione, ma che purtroppo mi è parso piuttosto sprecato -, Brock è diventato sceriffo e la magnifica Rebecca è stata uccisa e bisogna trovare il colpevole.

Tanta, forse troppa la carne al fuoco messa in scena in questi soli otto episodi conclusivi, ma va sicuramente ai creatori il merito di essere riusciti, tra un serial killer satanista e una nuova agente dell'FBI parecchio gnocca, a chiudere nella giusta maniera tutti i cerchi che erano stati aperti, lasciando gli spettatori con una sensazione più che piacevole mista a quella nostalgia che ti assale quando finisce una bella serie TV. Forse non sapremo mai il vero nome di Lucas Hood, forse non ci importa o forse era Harold Fostrossenberger - il che spiega il perchè si vergognasse tanto a dircelo -, ma sicuramente siamo ben coscienti del fatto che Lucas Hood rimarrà a lungo nel cuore degli spettatori di "Banshee", assieme a molti altri personaggi, buoni o cattivi che fossero.

Voto: 7,5

giovedì 26 maggio 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Settimana di uscite interessanti al cinema quella che ci attende, con una decina di uscite che verranno come al solito commentate in base ai miei pregiudizi. Vediamole, come ogni Giovedì, una per una!


Era d'estate di Fiorella Infascelli

Se i film sulle figure di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino sono qui in Italia parecchio sentiti, io non so se ce la posso fare a vedere un film del genere con Beppe Fiorello come protagonista. Sarò impopolare quanto volete, ma io Beppe Fiorello proprio non riesco a reggerlo, mi spiace.


Alice attraverso lo specchio di James Bobin

Seguito del famoso film di Tim Burton "Alice in Wonderland" con la bella Mia Wasikowska e Johnny Depp che decide, ancora una volta, di non staccarsi dal ruolo che interpreta sempre da anni a questa parte: il tipo strano con un cappello in testa! Il film di Tim Burton mi era parso parecchio deludente a livello di sceneggiatura, non vedo come questo possa essere meglio, ma penso che un'occhiata, giusto per curiosità, gliela potrei dare.


Fiore di Claudio Giovannesi

Altro film italiano in questa settimana, questa volta ambientato in un carcere minorile che potrebbe essere più interessante di quello che la trama potrebbe far intendere. Presentato all'ultimo Festival di Cannes, potrebbe essere una delle sorprese di questa settimana cinematografica!


Somnia di Mike Flanagan


Horror parecchio interessante già apprezzato dalla critica e da buona parte di coloro che lo hanno già potuto vedere. La presenza del giovane e promettente Jacob Tremblay, già visto nel magnifico "Room" mi convince ancora di più della bontà potenziale del progetto, motivo per cui questo sarà uno dei film della settimana da non perdere.


Colonia di Florian Gallenberger

Pellicola tedesca con protagonista una delle mie preferite: "Emma Watson". La trama sembra tra l'altro abbastanza interessante, motivo per cui questo sarà un altro di quei film di questa settimana che desidero particolarmente vedere.


Fräulein - Una fiaba d'inverno di Caterina Carone

Altra pellicola italiana a cui sinceramente non so bene come approcciare: da una parte la presenza di Christian De Sica mi dice di starmene alla larga, dall'altra la trama sembra essere più interessante di quello che il mio pregiudizio potrebbe pensare. Non so, ci devo riflettere.


Il traduttore di Massimo Natale

Altra pellicola italiana in questa settimana di cinema parecchio interessante, che però questa volta non sembra potermi far impazzire, con il suo odore di impegno che si sente da lontano un miglio e con il caldo che sta per arrivare forse è meglio aspettare periodi più freschi!


Julieta di Pedro Almodovar


Altro film da vedere visto il nome che c'è in gioco, ovvero quello di uno dei registi spagnoli più famosi al mondo, che si spera possa riscattarsi dopo la delusione de "Gli amanti passeggeri". Film da segnare nella lista!


Pelé di Jeff Zimbalist, Michael Zimbalist

A pochi giorni dall'inizio dell'Europeo di calcio in Francia c'è spazio al cinema anche per gli appassionati di calcio, con il biopic su colui che è considerato il miglior calciatore della storia dietro ad Alessandro Del Piero ed appena sopra all'idolo dei napoletani, quel tipo un po' ingrassato e con qualche debito verso il fisco italiano. Inutile dire che, aspettando un biopic sul miglior calciatore della storia del calcio, mi accontenterò del secondo in classifica. Quello sul terzo classificato invece, se mai ci sarà, non lo guarderò per partito preso.


Tangerines - Mandarini di Zaza Urushadze

Musical direttamente dall'Estonia che forse è troppo poco sponsorizzato o forse davvero è poco interessante. Rimanendo nel limbo tra le due posizioni, penso che lascerò correre e lo recupererò in periodi di eventuale magra!

mercoledì 25 maggio 2016

10 Cloverfield Lane di Dan Trachtenberg (2016)

USA 2016
Titolo Originale: 10 Cloverfield Lane
Regia: Dan Trachtenberg
Sceneggiatura: Josh Campbell, Matthew Stuecken, Damien Chazelle
Cast: Mary Elizabeth Winstead, John Goodman, John Gallagher Jr.
Durata: 103 minuti
Genere: Thriller

Ben otto anni fa usciva "Cloverfield", film in stile telecamerina a mano diretto da J. J. Abrams, che ancora stava facendo i conti con il suo più grande successo "Lost" e che quindi era, da me ma anche da molti altri, parecchio stimato. Il risultato, dopo essere andato a vedere questa pellicola al cinema, fu una mezza delusione, un film che non mi era sembrato brutto a livello assoluto quanto più che altro un filo banalotto. Ora i ricordi si sono abbastanza affievoliti, motivo per cui vorrei un giorno provare a rivederlo, sai mai che lo rivaluto come è successo per quel film di cui ho parlato qualche giorno fa. Di "Cloverfield" era stato annunciato un sequel, che però non è arrivato: o meglio, sarebbe anche arrivato con questo "10 Cloverfield Lane" diretto da Dan Trachtenberg, peccato che non sia un sequel quanto più che altro una storia che si svolge in maniera parallela rispetto al suo predecessore, una specie di - come definito dal regista stesso - consanguineo di "Cloverfield" che se ne distacca anche per quel che riguarda il modo in cui si svolge la vicenda.

Non so per caso se avete notato che in questo periodo, tra l'altro, molti sono stati i film o telefilm che hanno parlato di sequestri di persona e di prigionie: tanto per fare due esempi basti pensare al gioiellino "Room", per cui Brie Larson ha vinto l'Oscar come migliore attrice protagonista, o la serie britannica "Thirteen", una delle produzioni televisive più interessanti di questa prima parte del 2016. Non so se l'uscita di questa pellicola proprio in questo periodo sia voluta o meno, sta di fatto che anche "10 Cloverfield Lane" ci parla di un sequestro di persona. Infatti, la protagonista Michelle, interpretata da Mary Elizabeth Winstead, dopo un incidente stradale, si ritrova rinchiusa in una stanza in cui un uomo, tale Howard Stambler interpretato da John Goodman, la rassicura dicendole che fuori dal bunker in cui sono rinchiusi l'aria è contaminata e la gente muore misteriosamente in seguito ad un non ben specificato attacco nucleare.

La bellezza di questa pellicola sta nel fatto che per la prima volta vediamo un rapimento che sembra essere fatto a fin di bene, nonostante l'aguzzino in questione non sembri all'inizio particolarmente a posto con la testa. La bontà dell'idea che sta alla base del film è innegabile, dato che si gioca molto sulla scarsa fiducia che si ha dell'uomo, dando però allo spettatore indizi contrastanti su ciò che accade al di fuori del bunker, portandolo a credere, da una parte, che la spiegazione data per il rapimento sia plausibile, mentre dall'altra in ogni caso l'aguzzino mette inquietudine, essendo ambiguo ed evidentemente spinto da altre motivazioni oltre al solo voler salvare due persone da un disastro che si sta svolgendo nel mondo esterno. Il regista Dan Trachtenberg è risultato dunque molto bravo a giocare con le atmosfere riuscendo a dare allo spettatore la giusta dose di tensione e di inquietudine.

Non sarà probabilmente una pellicola di cui ci ricorderemo in un lontano futuro - d'altronde mi sono dimenticato anche di "Cloverfield" e di quanto mi abbia deluso - ma sicuramente siamo davanti ad uno dei thriller più interessanti usciti in questa prima parte dell'anno: in un genere in cui spesso e volentieri si cade nella banalità e nell'utilizzare spesso e volentieri i soliti espedienti, questo film, pur partendo da un presupposto non certo originalissimo, riesce a portare avanti la storia in maniera tesa e accattivante, senza mai annoiare e senza mai essere troppo prevedibile.

Voto: 7+

martedì 24 maggio 2016

RECENSIONE DOPPIA - Once Upon a Time - Stagione 5 & Sleepy Hollow - Stagione 3

In un periodo in cui si fa sempre più difficile per me seguire le serie televisive rimanendo in pari con gli episodi e la loro programmazione americana, ecco che arriva l'ennesima recensione doppia, in cui parlo di due serie TV che sono andate avanti nel corso degli anni e per le quali il mio commento non sarebbe particolarmente esaustivo per scriverne una recensione completa singolarmente. Oggi si parla della sesta stagione di "Once Upon a Time", che sono riuscito a seguire rimanendo più o meno i pari con gli episodi, e della terza di "Sleepy Hollow", che invece ho recuperato quasi interamente nelle ultime settimane.


Once Upon a Time - Stagione 5

Once Upon a Time
(serie TV, stagione 5)
Episodi: 23
Creatore: Edward Kitsis, Adam Horowitz
Rete Americana: ABC
Rete Italiana: FOX, Rai4
Cast: Ginnifer Goodwin, Jennifer Morrison, Lana Parrilla, Josh Dallas, Jared S. Gilmore, Robert Carlyle, Emilie de Ravin, Colin O'Donoghue, Sean Maguire, Rebecca Mader, Amy Manson, Greg Germann
Genere: Fantasy

Ci si aspettava un calo del genere da una serie che ci aveva folgorato con una prima stagione originalissima e che era riuscita a mantenersi su buonissimi livelli anche con la seconda e con la terza? Un pochino sì, dato che è fisiologico per le serie lunghe - soprattutto quelle delle reti generaliste americane, alcune delle quali sopravvivono da più di dieci stagioni - un calo a livello di idee. D'altro canto, però, il bacino da cui pescare per creare le diverse stagioni di "Once Upon a Time", che da un paio di anni a questa parte vivono su delle mezze stagioni autoconclusive, è davvero immenso. Ed il problema generale di questa quinta stagione sta nel fatto di riciclare per l'ennesima volta la storia della perdita della memoria, un po' come se tutti i personaggi che abitano a Storybrooke fossero improvvisamente colti da Alzheimer. Purtroppo questa quinta stagione di questa serie che mi era tanto piaciuta agli inizi vive, fondamentalmente, su quattro episodi: il primo, il midseason finale, la premiere primaverile e il finale. Tutti quelli che stanno in mezzo sono solo degli inutili allungamenti di una storia che, nella prima parte, è resa piacevole solamente dalla presenza di Merida, interpretata da una Amy Manson parecchio sexy con il suo parruccone rosso e riccio, che è uno dei pochi nuovi personaggi abbastanza interessanti, mentre invece la seconda parte, in cui i nostri protagonisti discendono agli Inferi per recuperare l'anima di Capitan Uncino, diventa un'accozzaglia a modi revival di tutti i vecchi cattivi incontrati nel corso delle stagioni precedenti, con il recupero, ancora una volta, di Zelena, che potrebbe davvero diventare un personaggio interessante... se mai deciderò di proseguire nella visione quando uscirà la sesta stagione. Se la quarta stagione si era rivelata deludente, ma non eccessivamente brutta, questa è stata davvero un mezzo disastro, con pochi episodi davvero interessanti e troppe situazioni che si ripetono con poca, pochissima fantasia: occhio perchè il rischio di diventare una serie come quelle di Shonda Rhimes è decisamente altissimo.

Voto: 4,5


Sleepy Hollow - Stagione 3

Sleepy Hollow
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 18
Creatore: Alex Kurtzman, Roberto Orci, Phillip Iscove, Len Wiseman
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: FOX, TV8
Cast: Tom Mison, Nicole Beharie, Lyndie Greenwood, Nikki Reed, Shannyn Sossamon, Zach Appelmann, Lance Gross, Jessica Camacho
Genere: Fantasy, Horror

La prima e la seconda stagione di "Sleepy Hollow" mi erano piaciute abbastanza: ricalcando quella che era la maniera di fare di "Supernatural" - che ho abbandonato per eccessivo stufaggio a metà della decima stagione - era riuscita a creare una mitologia interessante sui vari mostri che venivano incontrati dai protagonisti Ichabod Crane e Abbie Mills, rivisitando a proprio piacimento la storia americana e avvalendosi anche dell'ottima performance di John Noble nei panni dell'antagonista principale. Con il finale della seconda stagione si era presa la coraggiosa decisione di resettare la storia, per ripartire da capo con qualcosa di nuovo nella nuova stagione. Il risultato, purtroppo, è stato parecchio deludente: l'inserimento come cattivi principali di Pandora, interpretata da Shannyn Sossamon, e dell'Occulto, interpretato da Peter Mensah, non ha saputo sopperire alla mancanza lasciata da John Noble come Cavaliere della Guerra, dando vita a una stagione che, per buona parte degli episodi, non si capisce bene quale direzione voglia prendere. Rimane quasi intatto il fascino verso il paranormale e verso le reinterpretazioni parecchio libere della storia americana, ma è la storia che lega gli episodi a non funzionare in maniera soddisfacente, considerando soprattutto quanto fatto nelle due stagioni precedenti. Il rinnovo per una quarta stagione, arrivato in maniera piuttosto risicata, non mi mette in una condizione di grande ottimismo, considerando il risultato ottenuto con questo terzo ciclo di episodi.

Voto: 5,5

lunedì 23 maggio 2016

CINEMA IN PILLOLE #17 - Cube - Il cubo di Vincenzo Natali (1997), Il cubo 2 - Hypercube Andrzej Sekuła (2002), Cube Zero di Ernie Barbarash (2004)

Torna, ormai in maniera totalmente saltuaria, la rubrica dedicata alle brevi recensioni di quei film per cui non sarei in grado di scrivere una recensione completa ed esaustiva. Questa volta tocca ad una trilogia canadese uscita nei cinema tra il 1997 e il 2004 e che, soprattutto nei primi due capitoli, ha ottenuto un buon successo di pubblico e critica.


Cube - Il cubo


Canada 1997
Titolo Originale: Cube
Regia: Vincenzo Natali
Sceneggiatura: Vincenzo Natali, André Bijelic, Graeme Manson
Cast: Nicole de Boer, Nicky Guadagni, David Hewlett, Andrew Miller, Julian Richings, Wayne Robson, Maurice Dean Wint
Durata: 85 minuti
Genere: Thriller

E' stato su consiglio di un paio di colleghi che ho deciso di guardarmi "Cube - il cubo", film che in fin dei conti mi è piaciuto parecchio, non fosse per il titolo italiano a prova di idioti che non sanno che "cube" vuol dire "cubo". Un thriller vecchio stampo e pregno di tensione che pone i protagonisti al centro di un esperimento di cui lo spettatore non è a conoscenza e non ne verrà mai, se non, parzialmente, nei capitoli successivi della trilogia. La pellicola, che si districa sapientemente tra enigmi matematici e trappole ad altissima tensione, ha anche il merito di saper rinchiudere, all'interno di uno spazio decisamente ristretto, sei personaggi i cui caratteri e capacità, decisamente diversi tra di loro, si incastrano molto bene, rappresentando, nel loro piccolo, uno spaccato interessante dell'umanità.

Voto: 7,5


Il cubo 2 - Hypercube

Canada 2002
Titolo Originale: Cube 2: Hypercube
Regia: Andrzej Sekuła
Sceneggiatura: Sean Hood
Cast: Kari Matchett, Geraint Wyn Davies, Grace Lynn Kung, Matthew Ferguson, Neil Crone, Barbara Gordon, Lindsey Connell, Greer Kent, Bruce Gray, Philip Akin, Paul Robbins, Andrew Scorer
Durata: 95 minuti
Genere: Thriller, Fantascienza

Così come accennato nella saga di "Scream" i sequel seguono degli schemi ben precisi, che portano quasi sempre ad un'amplificazione di ciò che era accaduto nel primo film. Qui abbiamo una storia diversa, con personaggi differenti, ma più o meno con lo stesso canovaccio presente nella pellicola precedente. La differenza sostanziale, ovviamente, sta nel fatto che i personaggi che conosciamo nel corso del film sono intrappolati in un ipercubo, o un tesseratto - il tesseratto non è un toporagno ma è un cubo in quattro dimensioni, non ho detto parolacce... -, che oltre a muoversi nello spazio, è in grado di spostarsi nel tempo. Ogni stanza infatti segue delle regole temporali ben precise che non sono quelle che conosciamo in questo Universo. "Il cubo 2 - Hypercube" forse non avrà l'originalità che caratterizzava il suo predecessore, ma guadagna sicuramente in fascino grazie proprio ai paradossi temporali che si vengono a creare al suo interno: pazzesca secondo me in tal senso è la scena in cui una delle protagoniste uscendo da una stanza dell'ipercubo si ritrova nella stessa stanza, solo da un'altra parte, e interessante è in tal senso anche l'inquadratura che viene usata dal regista per spiegarci il paradosso.

Voto: 7+


Cube Zero

Canada 2004
Titolo Originale: Cube Zero
Regia: Ernie Barbarash
Sceneggiatura: Ernie Barbarash
Cast: Zachary Bennett, Stephanie Moore, Michael Riley, Martin Roach, David Huband, Mike Nahrgang, Richard McMillan, Terri Hawkes, Tony Munch, Jasmin Geljo, Diego Klattenhoff, Alexia Filippeos, Fernando Cursione, Araxi Arslanian, Joshua Peace, Sandy Ross, Dino Bellisario, Ashley James
Durata: 97 minuti
Genere: Thriller, Fantascienza

Dopo aver assistito a due film che ci portavano in delle realtà tanto affascinanti quanto ben delineate, senza però dare allo spettatore una spiegazione del perchè i personaggi che si avvicendano nel cubo e nell'ipercubo si trovino all'interno di questa specie di esperimento scientifico, ecco che arriva il terzo film della trilogia, che costituisce un prequel e che, in teoria, avrebbe dovuto spiegare gli avvenimenti dei due capitoli che lo avevano preceduto. Ed ecco che, riproponendo in qualche modo le situazioni dei film precedenti, il film tenta di darci una spiegazione proponendo anche delle scene all'esterno, con degli osservatori che fanno anche loro parte dell'esperimento. E, magicamente, grazie a queste spiegazioni - anche un po' assurde ovviamente - tutto perde di fascino, quel fascino che ai due film precedenti era conferito proprio dal non sapere nulla e dal farsi delle idee personali sulla situazione.

Voto: 5-

venerdì 20 maggio 2016

FILM CHE HO RIVALUTATO - Donnie Darko

Da un'idea del nostro blogger amico Jean Jaques, che qualche tempo fa sul suo blog aveva stilato una lista di film rivalutati - in positivo o in negativo - nel corso della sua vita, la solita cricca di blogger ha deciso di riunirsi per parlare della stessa identica cosa. Qualcuno di noi ha deciso di fare una lista, altri hanno deciso invece di scrivere una recensione e la mia, soprattutto per quel che riguarda il valore del film per buona parte dei cinefili del mondo, potrebbe avere del clamoroso.

"Donnie Darko" uscì negli Stati Uniti nel 2001, ma io lo vidi, per la prima volta, in prima superiore, all'età di 14 anni, dopo essere tornato da scuola. La mia "rivalutazione" della pellicola è ovviamente in positivo, perchè decisi di riprenderlo in mano qualche anno dopo, in cui tutto - almeno per quel che riguarda il livello cinematografico e non quello della sceneggiatura - mi fu più chiaro! Ho deciso dunque per questo post di scrivere due brevi recensioni: la prima cercando di riportare alla mente le sensazioni avute alla prima visione, l'altra invece cercando di rispecchiare quella che è la mia opinione attuale sulla pellicola.

LA RECENSIONE DI QUANDO AVEVO 14 ANNI

Non so di preciso cosa mi abbia convinto a guardare questo film: le trame che scrivono nelle info di Sky Cinema spesso e volentieri sono ingannevoli e più di una volta mi è capitato - soprattutto quando si torna da scuola e non si studia, ma si cazzeggia - di prendere qualche bella cantonata. Questo film però aveva una trama interessante e, sinceramente, terminata la visione, non ci ho capito un cavolo di niente! Ma la cosa carina è che il protagonista, uno spostato mentale mica male il cui volto è quello del giovane e quasi esordiente Jake Gyllenhaal, si ritrova a vivere in una situazione assurda e che, nel film, non ci viene spiegata minimamente, andando a culminare in un finale che, lasciando le cose parecchio in sospeso sulla vicenda, sembra quasi volerci spiazzare senza avere un motivo valido per farlo, una sorta di colpo di scena ingiustificato che aggiunge poco o nulla al film.

Voto: 5


LA RECENSIONE DI ADESSO

Non so bene cosa mi sia preso quando avevo 14 anni e mi destreggiavo sapientemente tra film come la trilogia di "Scary Movie" - trilogia perchè il quarto e il quinto non sono mai esistiti, vero? - e i primi due capitoli della saga di "Final Destination", fatto sta che qualche anno dopo, rivedendo il film con maggiore attenzione e forse più consapevolezza di me stesso, il mio giudizio cambiò radicalmente. Se "Donnie Darko"è attualmente uno dei miei cult personali è merito principalmente di quell'aura di mistero che aleggia intorno all'intero svolgimento della vicenda e che regista e scrittori vari ci hanno voluto in qualche modo spiegare attraverso vari libri usciti negli anni successivi. Il personaggio di Donnie Darko, interpretato da Jake Gyllenhaal che ora è diventato uno dei volti più importanti del cinema attuale, ma che all'epoca era praticamente un esordiente, è un personaggio sfaccettato e ben delineato, che vive, in un modo ancora più amplificato dalla sua condizione mentale, quelli che sono i normali disagi adolescenziali. Certo, lui vede enormi conigli antropomorfi che lo perseguitano e pensa che stia per finire il mondo, ma tenete conto che nel 2012 ci sono cascati praticamente tutti e nessuno ha detto loro che eran delle #TesteDiCazzoCredulone!

Voto: 8+


USA 2001
Titolo Originale: Donnie Darko
Regia: Richard Kelly
Sceeggiatura: Richard Kelly
Cast: Jake Gyllenhaal, Jena Malone, Drew Barrymore, Mary McDonnell, Holmes Osborne, Katharine Ross, Patrick Swayze, Noah Wyle
Durata: 113 minuti
Genere: Fantascienza, Thriller, Drammatico




Partecipano alla rassegna anche i seguenti blog:

White Russian
Mari's Red Room
Director's Cult
Recensioni Ribelli

giovedì 19 maggio 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Altro weekend cinematografico all'orizzonte e ancora una volta si commentano le uscite della settimana in base ai miei pregiudizi. Otto sono i film che escono, di cui due documentari che, come al solito, eviterò di commentare.


La pazza gioia di Paolo Virzì


Dopo il grande successo conseguito alla prima proiezione al Festival di Cannes che si sta svolgendo in questi giorni, arriva in Italia l'ultimo film di Paolo Virzì, regista di cui mi manca qualche opera, ma che nel complesso apprezzo particolarmente e che sono sicuro non mi deluderà anche con questo suo ultimo lavoro. Speriamo possa confermare questo grande periodo di forma del cinema italiano!


Si Vis Pacem Para Bellum di Stefano Calvagna

Un altro film italiano, questa volta un thriller, che sinceramente non mi ispira particolarmente. D'altronde il contraltare di un grandissimo periodo di forma sta nel fare uscire insieme film validi ad altri che, per logica naturale, non possono ispirare più di tanto.


X- Men: Apocalisse di Bryan Singer

Su una pagina Facebook, dopo aver confessato di non aver visto nessun film della saga degli "X-Men" mi è stato intimato di non bestemmiare. Siccome ho di recente perso la fede in Dio, ho risposto a queste persone che, nel caso, non mi sarei fatto problemi a bestemmiare per davvero. Detto questo, per completezza, credo continuerò a non vedere la saga degli "X-Men".


Mortadello e Polpetta contro Jimmy lo Sguercio di Javier Fesser

Spazio anche al film d'animazione bambinata dal titolo ridicolo o pseudo-divertente che io, ovviamente, salterò di netto.


My Father Jack di Tonino Zangardi

Altro film italiano in questa settimana con poche uscite e altro film italiano che non mi ispira moltissima fiducia. Motivo per cui, senza farmi troppi patemi d'animo, penso lo lascerò passare oltre.


Whiskey, Tango, Foxtrot di Glenn Ficarra, Jon Requa

Commedia americana che mescola tra di loro più generi diversi e che potrebbe essere, a sorpresa, una delle uscite più interessanti della settimana, Paolo Virzì a parte. Penso che in questa settimana un po' scialbetta potrebbe ottenere il suo spazietto tra le mie visioni.

mercoledì 18 maggio 2016

The Dressmaker - Il Diavolo è tornato di Jocelyn Moorhouse (2015)

Australia 2015
Titolo Originale: The Dressmaker
Regia: Jocelyn Moorhouse
Sceneggiatura: Jocelyn Moorhouse
Cast: Kate Winslet, Judy Davis, Liam Hemsworth, Hugo Weaving, Sarah Snook, Sacha Horler, Caroline Goodall, James Mackay, Rebecca Gibney, Shane Bourne, Alison Whyte, Barry Otto, Julia Blake, Kerry Fox
Durata: 118 minuti
Genere: Commedia

Sì, il Diavolo è tornato, ma non c'entra nulla nè con "L'esorcista", nè con "L'altra faccia del Diavolo", nè tanto meno con "Il Diavolo veste Prada", film a cui sicuramente i nostri titolisti si volevano ricollegare nel dare al film questo sottotitolo in preda ad una oserei dire geniale vena di marketing estremo. La realtà dei fatti è ben lontana da quella per cui praticamente nessuno si è fatto ingannare da un sottotitolo a prova di idiota - forse peggio di quelli che si limitano a tradurre pari pari il titolo dall'inglese all'italiano -, mentre noi siamo qui a parlare di una commedia che presenta, al suo interno, anche dei risvolti piuttosto drammatici, in arrivo direttamente dall'Australia, patria dalla quale non arrivano moltissimi film qui in Italia, ma che ultimamente, soprattutto con gli horror, sembra vivere un periodo di buona forma.

"The Dressmaker - Il Diavolo è tornato" ci narra la storia di Tilly Dunnage, interpretata da una sempre brava e sempre più attraente Kate Winslet, che torna a Dungatar, la sua città natale, dopo aver vissuto molti anni in Europa, mandata lì dalla madre, che aveva creduto a coloro che accusavano la ragazza di aver ucciso un bambino spezzandogli il collo quando aveva dieci anni. Il suo ritorno è accompagnato però dalla diffidenza della popolazione, che pare non aver dimenticato per nulla il presunto omicidio, ma anche da un desiderio di riscatto, che arriverà per lei e per le donne del paese grazie ai vestiti da lei disegnati.

Difficile è per me ammettere, alla fine della visione, di esserne rimasto per lo più deluso, soprattutto perchè dalla pellicola in questione mi aspettavo buone cose, che sono quasi tutte state disilluse. Innanzitutto non ho particolarmente apprezzato la vena da commedia un po' grottesca e un po' agrodolce che vuole assumere il film, che sin dall'inizio prende la direzione della commedia sentimentale in cui, tra l'altro, il buon Liam Hemsworth ci fa una figura barbina davanti a cotanta Kate Winslet - ovviamente sto parlando del livello recitativo -. In secondo luogo nemmeno la sceneggiatura, sicuramente scritta in modo coerente, non è riuscita a coinvolgermi più di tanto, non riuscendomi a dare le giuste emozioni.

Ciò che in fin dei conti traggo da un film che mi è sembrato piuttosto vuoto, pur scorrendo in maniera piuttosto veloce sino al finale - nonostante la sua lunga durata - è che probabilmente non ci fosse stata un'attrice del calibro di Kate Winslet a reggere praticamente da sola tutta la baracca non so se sarei riuscito apprezzare nemmeno quel minimo rispetto a quanto effettivamente ho fatto, per un film che, in pratica, mi ha deluso in quasi ogni suo aspetto, non tanto per bruttezza a livello assoluto, quanto più che altro per via di aspettative disattese.

Voto: 5+

martedì 17 maggio 2016

RECENSIONE DOPPIA - Unbreakable Kimmy Schmidt - Stagione 2 & Bojack Horseman - Stagioni 1 e 2

Sempre per la serie delle recensioni dedicate ai prodotti di Netflix oggi ho deciso di parlare, nello stesso post, di due serie televisive per le quali non avevo abbastanza concetti per poterne scrivere una recensione completa e che mi soddisfacesse. Le due serie in questione sono la seconda stagione di "Unbreakable Kimmy Schmidt", che attendevo con una certa impazienza, e le prime due stagioni di "Bojack Horseman" che invece ho recuperato perchè mi interessava senza saper bene quanto potesse piacermi.


Unbreakable Kimmy Schmidt - Stagione 2


Episodi: 13
Creatore: Tina Fey, Robert Carlock
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Ellie Kemper, Tituss Burgess, Carol Kane, Jane Krakowski
Genere: Commedia

Dopo una prima stagione che, nonostante i pregiudizi, mi aveva entusiasmato e fatto ridere di gusto per tutti i suoi tredici episodi, l'arrivo della seconda stagione di "Unbreakable Kimmy Schmidt" era una delle cose da me più attese, forse al secondo posto dopo la seconda stagione di "Marvel's Daredevil". Purtroppo però, dopo un primo ciclo di episodi scoppiettante e con un personaggio idolesco come Titus a farla da padrone, l'entusiasmo verso questa serie, con questa seconda stagione, si è un po' spento. Lungi da me fare quello che "E' SEMPRE MEGLIO LA PRIMA STAGIONE, LE SECONDE SONO SEMPRE MERDE!!!", posso affermare con una certa sicurezza che in confronto alla prima stagione, questa, affrontando alcuni argomenti con più serietà, non risulta altrettanto divertente. Se Titus continua ancora a farla da padrone assoluto di questa serie, c'è però da dire che il suo personaggio è parecchio calato, così come un po' tutti i personaggi che gli stanno intorno, a partire dalla stessa Kimmy. Un peccato dovuto soprattutto a dei primi episodi non particolarmente all'altezza ma che ci preparano in maniera abbastanza buona per una seconda parte decisamente superiore, in cui si assapora di nuovo la serie divertente che abbiamo visto nella prima stagione. Sarà stata la fine dell'effetto sorpresa o il fatto che la stagione si sia rivelata al di sotto delle aspettative, ma il divertimento, seppur in tono minore, è rimasto demenziale e non-sense come ci era tanto piaciuto.

Voto: 6


Bojack Horseman - Stagioni 1 e 2

Episodi: 12 a stagione
Creatore: Raphael Bob-Waksberg
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Personaggi: BoJack Horseman, Princess Carolyn, Diane Nguyen, Mr. Peanutbutter, Todd Chavez
Doppiatori Originali: Will Arnett, Amy Sedaris, Alison Brie, Paul F. Tompkins, Aaron Paul
Genere: Commedia, Animazione

Era un un po' di tempo che non iniziavo una serie animata, ma il potere di Netflix fa questo ed altro - anzi, presto potrei anche iniziare un anime giapponese - e questa serie sul protagonista di una sit-com degli anni '90 interpretato da un cavallo antropomorfo è quanto di più geniale, per lo meno per quel che riguarda lo spunto di partenza, si possa vedere. Alla fine il protagonista Bojack potrebbe essere tranquillamente un essere umano e poco cambierebbe, ma la presenza di animali di ogni genere all'interno di questo show contribuisce a dare fascino, così come quel pizzico di ironia, alla storia che viene narrata. In una serie come "Bojack Horseman", per la quale lo spettatore potrebbe aspettarsi risate, risate e ancora risate, arriva però anche quell'aspetto un po' più riflessivo per il quale magari non si è preparati, ma dà al prodotto un sapore dolce-amaro che sa mescolare momenti divertentissimi con altri più seri e in grado anche di mettere una certa tristezza.

Voto: 7+

lunedì 16 maggio 2016

The Boy di William Brent Bell (2016)

USA 2016
Titolo Originale: The Boy
Regia: William Brent Bell
Sceneggiatura: Stacey Menear
Cast: Lauren Cohan, Rupert Evans, Jim Norton, Diana Hardcastle, Ben Robson, James Russell, Jett Klyne, Stephanie Lemelin, Lily Pater
Durata: 97 minuti
Genere: Horror

Uno dei più grandi clichè del genere horror, ma anche uno di quelli che funzionano meglio data la quantità di gente, me compreso, che ne è profondamente inquietata, sono le bambole inespressive che popolano, spesso e volentieri essendo anche le protagoniste assolute, molti film horror. Tanto per fare qualche esempio illustre senza scomodare Chucky de "La bambola assassina" che più che altro era una divertente macchietta, si può tranquillamente pensare a film ben riusciti come "Dead Silence" - la cui colonna sonora ancora è nei miei incubi - o a "L'evocazione - The Conjuring", in cui c'era Annabelle, poi resa protagonista dell'omonimo e decisamente molto meno riuscito, film spin-off. A causa dell'inquietudine che mi provocano le bambole di porcellana nei film ho deciso di recarmi all'anteprima di "The Boy", un film che effettivamente dal trailer, che ne annunciava un'idea di partenza abbastanza interessante, non sembrava poi così male. Come sarà andata questa esperienza? Dovete solo continuare a leggermi ovviamente.

Innanzitutto "The Boy" è ben lontano dall'essere un film originale: abbiamo la bambola inquietante, abbiamo una casa abbandonata in mezzo al nulla e abbiamo una gnocca da paura del livello di Lauren Cohan - la Maggie di "The Walking Dead" - che si reca in questa magione per fare da baby-sitter al figlio di una coppia decisamente anziana. Non fosse altro che questa coppia, che ci viene presentata come se fossero due svitati di prima categoria colti da demenza senile decisamente troppo presto, accudisce la già accennata bambola inquietante come se fosse il proprio figlio, seguendo delle regole ferree e imponendo a Greta, il cui passato difficile è comprensibile sin dalle prime battute, di seguirle per filo e per segno con la bambola di porcellana barra il figlio della coppia di vecchietti in preda alla demenza senile. Come potrebbe poi svilupparsi un film del genere? Leggendo la trama vi siete già fatti un'idea di cosa succederà poi?

Ecco, prendete l'idea che vi siete fatti, applicatela a questo film, modificatela leggermente nel finale ed ecco che vi siete scritti la sceneggiatura di "The Boy": una sceneggiatura semplice e a tratti, bisogna ammetterlo, anche efficace, ma che non riesce quasi mai, soprattutto nella prima parte, ad andare a segno. Stessa considerazione vale per la regia della pellicola, particolarmente anonima e soprattutto per le tecniche utilizzate per mettere paura allo spettatore, che quasi mai si discostano dal banale jump-scare che arriva in pochi casi - dato che negli altri ciò che succede è abbastanza prevedibile - e passa in men che non si dica. Se dalle interpretazioni dei protagonisti Lauren Cohan e Rupert Evans non si ottiene moltissimo - e non è che sinceramente mi aspettassi altro, mi sarei invece aspettato di più da un horror che paga tremendamente una prima parte in cui succede poco o niente e tutto in maniera eccessivamente lenta.

Da salvare, rispetto al resto, è invece un finale che, rispetto agli standard dei film di questo tipo, abbandona un paio dei clichè più insopportabili del genere tentando di affrontare il tema in maniera diversa rispetto agli ultimi tempi, anche se sicuramente non nuovissima. L'idea di abbandonare del tutto o quasi il paranormale risolleva anche se solo minimamente, un film che non risulta propriamente riuscito e che nella prima parte si porta avanti in maniera piuttosto lenta e compassata. L'ennesima occasione sprecata per un genere che pare fare dei mezzi disastri quando arriva nei cinema, mentre funziona molto di più quanto i distributori nostrani lo ignorano o lo portano nei cinema con il consueto ritardo di un paio di anni.

Voto: 4,5

domenica 15 maggio 2016

LIBRI METROPOLITANI #13 - Gregor: La profezia del tempo di Suzanne Collins

Come ormai sta capitando sempre più spesso, ecco che torna la rubrica sui libri letti nel corso dei viaggi in metropolitana che mi portano sul luogo di lavoro. Dopo essermi preso una pausa dalla saga di Gregor - causa indisponibilità dell'ultimo capitolo nella biblioteca del mio paese - ecco che giunge finalmente il mio commento all'ultimo romanzo, che corona un'avventura divisa in ben cinque capitoli.


Recensione
Il mio rapporto con la saga di Gregor non è certo stato dei più idilliaci, dato che la saga in questione si presenta, con il suo primo capitolo, in maniera forse troppo bambinesca. Il miglioramento nel secondo capitolo sembrava quasi un fuoco di paglia, visti soprattutto gli eventi del terzo. La serie di romanzi però, prende una direzione ben precisa quasi in dirittura d'arrivo, con un quarto capitolo che, pur non essendo eccezionale - un po' come l'intera saga ad essere sinceri - riesce a dare al lettore interesse e soprattutto l'impressione di essere davvero all'interno di una saga e non tanto di leggere cinque storie con la stessa ambientazione. Questo quinto ed ultimo capitolo, intitolato "Gregor: La profezia del tempo", conferma quanto di buono si è visto all'interno del capitolo precedente, riuscendo da una parte a chiudere il cerchio in maniera interessante, mentre dall'altra proseguendo un discorso già iniziato in maniera lineare e senza voli pindarici.
Interessante è soprattutto vedere l'evoluzione dei personaggi principali che, in giovanissima età - il protagonista Gregor e la coprotagonista Luxa hanno all'incirca 12 anni -, pur vivendo le loro avventure in un mondo fantastico, hanno vissuto già più eventi terrificanti di qualsiasi altra persona nel mondo. Interessante è vedere come evolve la loro psicologia, con una storia d'amore che viene solo accennata e mai fatta pesare [ATTENZIONE SPOILER] e che per una volta nella vita non finisce come tutti si sarebbero aspettati [FINE SPOILER]. La fine di questa grande avventura risulta per questi motivi certamente azzeccata, riuscendo a non cadere nella banalità, pur rimanendo per moltissimi versi una saga che non si discosta dai classici canoni dei romanzi di questo genere.

Voto: 6,5

Potete recuperare le recensioni dei precedenti capitoli della saga ai seguenti link:

venerdì 13 maggio 2016

Better Call Saul - Stagione 2

Better Call Saul
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 10
Creatore: Vince Gillighan, Peter Gould
Rete Americana: AMC
Rete Italiana: Netflix
Cast: Bob Odenkirk, Jonathan Banks, Rhea Seehorn, Patrick Fabian, Michael Mando, Michael McKean
Genere: Drama

Tempo di recuperi seriali, dato che sono rimasto indietro quasi con tutto e che il tempo per iniziare serie nuove è decisamente poco, ed ecco che grazie a Netflix mi è stato possibile recuperare la seconda stagione di "Better Call Saul", arrivata su AMC in pompa magna dopo la fine di "Breaking Bad", serie di culto andata in onda sulla rete americana per cinque stagioni e per sei anni, nella quale Saul Goodman era solo uno dei personaggi più idoleschi, magari non uno dei più importanti - o comunque non al livello dei protagonisti della serie -, ma sicuramente in grado di assumere un ruolo parecchio significativo nell'economia della serie. La prima stagione di questa serie spin-off a dirla tutta non era riuscita ad ingranare del tutto, risultando sicuramente di qualità a livello registico - un po' come era stata la serie madre -, ma non impressionando tutti per quel che riguarda la narrazione, talvolta eccessivamente lenta e che sembrava non prendere una direzione ben precisa, pur essendomi piaciuta mediamente.

Avete presente poi quando vi dicono di andare avanti a vedere una serie "che poi migliora TANTISSIMO!!!11!11!!"? Ecco, io a quelle persone non credo mai, penso anzi di fondare, in un futuro prossimo, un partito politico di quelli che non credono a quella frase... dovrei pensare al nome di questo partito in effetti. Ecco, questa volta - e ci tengo a sottolineare il fatto che comunque nessuno mi abbia detto quella frase, altrimenti avrei smesso di seguirla per partito preso - la serie, secondo me è migliorata per davvero. Posto che alla fine di essa Saul Goodman non è ancora diventato ufficialmente Saul Goodman, ma è ancora James McGill, per il resto il personaggio inizia per davvero a subire quella evoluzione che lo porterà poi ad essere il personaggio che tutti conosciamo grazie a "Breaking Bad".

In una seconda stagione in cui, oltre al protagonista, vengono alla luce anche i caratteri degli altri personaggi, tra cui un Mike Ehrmantraut, interpretato da un sempre molto bravo Jonathan Banks, che comincia a diventare uno dei personaggi più importanti della storia, assistiamo ad una serie di vicende che vengono sviluppate dagli autori in maniera molto più interessante rispetto alla prima stagione, mantenendo comunque i ritmi piuttosto bassi, ma senza mai risultare noiosa, cosa in cui, sicuramente, ha una marcia in più rispetto ad una prima stagione che in qualche circostanza aveva anche annoiato.

Forse "Better Call Saul" non riuscirà mai a reggere il paragone con la serie di cui è una costola parecchio interessante, forse non raggiungerà mai i suoi livelli, ma sicuramente, proprio come fece "Breaking Bad", sta cominciando ad ingranare e nei prossimi anni bisogna continuare a fare un lavoro solido per far diventare "Better Call Saul" una serie di cui ricordarsi in futuro. E, da questo punto di vista, la prossima stagione potrebbe essere quella decisiva.

Voto: 7,5
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