mercoledì 31 agosto 2016

Preacher - Stagione 1

Preacher
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Seth Rogen, Evan Goldberg, Sam Catlin
Rete Americana: Preacher
Rete Italiana: Inedita
Cast: Dominic Cooper, Ruth Negga, Joe Gilgun, Lucy Griffiths, Derek Wilson, Ian Colletti, W. Earl Brown, Anatol Yusef, Tom Brooke
Genere: Soprannaturale

Di tempo per vedere tutte le serie TV che vorrei vedere ormai non ne ho più così tanto, però la tattica di seguire poche serie in pari con la programmazione americana, mentre le altre recuperarle una volta terminate sta funzionando abbastanza, dandomi l'opportunità di vederle anche più velocemente e con più attenzione rispetto al solito. Una di queste serie che ho recuperato una volta terminata è stata la prima stagione di "Preacher", andata in onda su AMC a partire dall'inizio di Giugno e terminata nelle prime settimane di Agosto. Una serie dalla quale non sapevo bene cosa aspettarmi, dato che l'unica informazione che avevo era la trama letta su TVShowTime - l'applicazione che uso per tenere traccia degli episodi di serie TV che vedo e per sapere quanto tempo della mia vita utilizzo in questo modo - e il fatto che tra i produttori figurasse il da me moderatamente stimato Seth Rogen, ma oltre a questo null'altro.

Andandomi ad informare prima della visione definitiva scopro essere una serie tratta da un fumetto con una trama particolarmente folle e che vorrò leggere in futuro: un prete di nome Jesse Custer viene posseduto da un'entità nata dall'accoppiamento tra un angelo ed un demone e diventa, a conti fatti, l'essere più potente dell'universo. Non proseguo oltre nel raccontare la trama perchè essendo questa prima stagione prevalentemente introduttiva, lo svelare la trama del fumetto, che è solo una base di partenza, potrebbe rivelarsi uno spoiler enorme per quello che è stato l'andamento di questa stagione.

Al termine della visione di ogni episodio, bene o male, posso dire di essere rimasto soddisfatto, con alcuni episodi di più, con altri di meno, ma sicuramente le sensazioni provate sono state del tutto positive. Gli sceneggiatori della serie sono stati bravi, da questo punto di vista, a mettere in scena una trama che sfocia facilmente nel trash, in maniera comunque intrigante e mai sconclusionata, nonostante nel corso dei singoli episodi non sia sempre la trama a farla da padrone, quanto più che altro, talvolta, i dialoghi oppure degli eventi che sembrano avvenire senza ubna vera e propria giustificazione, quasi ci trovassimo in un film dei fratelli Coen.

Anche i personaggi, uno più valido dell'altro, sono interessanti. A partire dal protagonista Jesse Custer, interpretato da un bravo Dominic Cooper, personaggio sul quale nutro delle speranze per un proseguimento della serie in cui potrebbe addirittura migliorare, passando attraverso Tulip, interpretata dalla Ruth Negga già vista nelle prime due stagioni di "Marvel's Agents of S.H.I.E.L.D.", e Faccia di culo - eh sì, un tizio che ha fallito un tentativo di suicidio sparandosi in bocca con un fucile e che ora ha una specie di buco del culo in faccia - ed arrivando infine a quello che è l'idolo totale della serie, il vampiro irlandese alcolizzato Cassidy, interpretato da un validissimo Joe Gilgun, in grado di regalarci quelle che, a tutti gli effetti sono le scene più divertenti dell'intera prima stagione.

Voto: 7,5

martedì 30 agosto 2016

LIBRI METROPOLITANI #17 - Prima di mezzanotte di Andrew Klavan & Fino a prova contraria di Clint Eastwood (1999)

Pochi giorni dopo aver ripreso in mano la rubrica, si ritorna con il romanzo letto in queste prime due settimane dopo il ritorno dalle ferie, romanzo propostomi da mia madre in un periodo in cui la biblioteca del mio paese è chiusa e avrei dovuto ripiegare o su un nuovo acquisto o su qualcosa che avevo in casa.


Recensione

Michelle, giornalista in erba ed in grande ascesa, ha un incidente sulla Curva della morte e la sua intervista a Frank Beachum prima dell'esecuzione della condanna a morte viene passata a Steve Everett che presto scoprirà degli elementi in grado di scagionare il condannato. Per lui inizierà una corsa contro il tempo per portare le prove necessarie per ottenere una sospensione entro la mezzanotte dello stesso giorno, ora in cui l'esecuzione verrà eseguita. Un romanzo interessante, che ci parla in maniera particolarmente dettagliata del sistema giudiziario americano e di tutto ciò che succede ad un condannato a morte negli Stati Uniti d'America nel suo ultimo giorno di vita. Una situazione che in alcune parti del mondo risulterebbe ancora molto attuale, ma che negli Stati Uniti sa quasi di anacronistico, dato che sono rimasti solo sei stati su cinquanta ad usufruire ancora della condanna capitale.
Insomma un romanzo datato, ma non per questo meno di valore, in grado di mettere una tensione costante nel lettore e soprattutto di narrare la situazione da molti punti di vista tutti estremamente dettagliati e nei quali l'autore si prodiga in maniera particolare nel condire le descrizioni circostanziali con tutti i dettagli del caso. Ma c'è anche un retroscena legato a questa lettura: la sensazione perenne di aver già visto qualcosa di legato a questa storia, di aver già sentito un personaggio di nome Steve Everett nel corso della mia vita... ed infatti, informandomi su internet, ho ricordato di aver visto...


Fino a prova contraria

USA 1999
Titolo Originale: True Crime
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Larry Gross, Paul Brickman, Stephen Schiff
Cast: Clint Eastwood, Isaiah Washington, Lisa Gay Hamilton, James Woods, Denis Leary, Bernard Hill, Diane Venora, Michael Jeter, Mary McCormack, Michael McKean, Erik King, Laila Robins, Lucy Liu
Durata: 127 minuti
Genere: Thriller, Drammatico

Il film, diretto da Clint Eastwood e con lo stesso regista/attore ad interpretare il ruolo del protagonista Steve Everett, è la trasposizione cinematografica del romando di Andrew Klavan, con qualche dettaglio che viene modificato per l'esigenza di affrontare, oltre al tema della pena di morte, anche il tema del razzismo. Mentre infatti il condannato del romanzo è un caucasico ed il reale colpevole dell'assassinio di Amy Wilson un nero, qui anche il condannato è un uomo di colore, anche se la cosa alla fin fine non fa cambiare poi di così tanto il contesto in cui si svolge la vicenda. A differenza del romanzo però, nel film, il personaggio di Steve Everett è interpretato da un Clint Eastwood quasi settantenne che lo fa sembrare un po' fuori luogo nel ruolo di padre di famiglia in perenne lite con la moglie e di giornalista spericolato disposto a tutto pur di salvare la vita al condannato. Insomma, per quanto il film si lasci vedere e nonostante lo abbia visto molto prima rispetto alla lettura del romanzo, ho comunque preferito l'opera originale, in grado di dare allo spettatore la giusta dose di tensione e delle descrizioni che funzionano infinitamente meglio rispetto alle immagini sulla pellicola.

Voto al libro: 8-
Voto al film: 6,5

lunedì 29 agosto 2016

Lights Out - Terrore nel buio di David F. Sandberg (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Lights Out
Regia: David F. Snadberg
Sceneggiatura: Eric Heisserer
Cast: Teresa Palmer, Gabriel Bateman, Maria Bello, Alexander DiPersia, Billy Burke, Alicia Vela-Bailey, Lotta Losten, Andi Osho, Amiah Miller, Emily Alyn Lind, Ava Cantrell
Durata: 75 minuti
Genere: Horror

Tempo fa mi capitò davanti agli occhi un corto particolarmente bello, intitolato proprio "Lights Out" e diretto da David F. Sandberg, lo stesso regista che poi si è dedicato alla direzione del lungometraggio di cui vi voglio parlare oggi. Partendo però dall'inizio, quel corto, che dura due minuti e mezzo, è stata una delle più belle "cose horror" - che bel termine "cose horror" - che abbia visto negli ultimi tempi, in grado di tenere lo spettatore in tensione costante per tutta la sua durata per arrivare poi ad un finale spaventoso, con un jump-scare ben orchestrato, in grado addirittura di far ridere dato che il mostro che compare è piuttosto ridicolo. Memore di quel corto avevo accolto l'uscita di "Lights Out - Terrore nel buio" sia con qualche riserva dovuta alla difficoltà di creare una trama consistente da un corto bellissimo per quanto fine a se stesso - comunque premiatissimo, altro che -, mentre dall'altra rimaneva comunque la curiosità e la speranza che la pellicola riuscisse a ricalcarne le atmosfere non perdendo la verve comica di quei due minuti e mezzo nella lunga durata.

Davanti a tali aspettative ho approcciato alla visione di "Lights Out - Terrore nel buio" e devo dire che mi sono trovato davanti, più nel male che nel bene, tutto ciò che mi aspettavo. Veniamo subito catapultati nella vicenda con una scena che ricalca, in tutto e per tutto, lo svolgimento del cortometraggio, con tanto di presenza di Lotta Losten per un cameo, con una citazione decisamente non necessaria dell'opera da cui era stato tratto il film. Dopo una scena iniziale che non mi è sembrata particolarmente giustificata ecco che comincia la vicenda, che ci narra di questa entità maligna che, ogni volta che le luci si spengono, perseguita Martin. Anche la sorella maggiore Rebecca da bambina era stata perseguitata dalla stessa entità e sarà compito suo salvare la sua famiglia e fare in modo che tutti vivano felici e contenti come nelle fiabe e con qualche morto in più.

La sensazione che ho avuto alla fine della visione è stata un po' quella che mi sarei aspettato: mi fa un po' arrabbiare il fatto che da un corto così geniale sia stato tirato fuori un filmettino mediocre come questo, soprattutto a livello di sceneggiatura che si tiene in piedi con gli sputi ed è quanto di più banale si possa vedere nel panorama horror odierno. Che poi è lo stesso tipo di film che piace a quelli che dicono che "The Witch" è "NOIOSOHHH E RIDICOLOHH", con tanti jump-scare e una sceneggiatura banale ed uguale a miliardi di miliardi di altre sceneggiature. Bisogna però dare atto al regista David F. Sandberg di essere stato in grado di creare delle atmosfere abbastanza intriganti, che bene o male ricalcano quelle del corto da cui il film è tratto, perdendone totalmente la verve comica. La sensazione è che il regista in questione possa fare in futuro dei lavori interessanti e tra questi nutro speranze anche per il sequel di quel disastro che è stato "Ouija", a lui affidato e che dal trailer sembra poter essere sicuramente qualcosa di meglio.

Voto: 4,5

domenica 28 agosto 2016

LIBRI METROPOLITANI #16 - Il vangelo di Nosferatu di James Becker

Si ritorna al lavoro e si ricomincia, durante i viaggi in metropolitana che mi portano verso la sede di BPM, a leggere per evitare di dovermi incazzare con le persone che popolano la metropolitana, soprattutto quelli che usano appoggiarsi con tutta la schiena contro i pali su cui le persone che stanno in piedi dovrebbero tenersi aggrappate CON UNA MANO o comunque CON LE MANI per non cadere. Oggi però si parla di un romanzo che ho finito di leggere poco prima di andare in ferie, che però ricordo ancora abbastanza.


Recensione
Nel corso della mia vita ho avuto modo di sviluppare una marea di interessi, di qualsiasi tipo. Tra questi, uno di quelli che mi porto dietro da più tempo è quello riguardante i vampiri, creature che oggi sappiamo bene essere di fantasia, ma che in passato si credeva fossero degli esseri veri e propri. Creature che dunque non nascono da una mente perversa - o forse geniale? -, ma da una e propria situazione in cui alcune persone, colpite da una particolare malattia, si credevano essere dei vampiri e venivano sepolte con un mattone in bocca, per evitare che potessero succhiare il sangue anche dopo morte. "Il vangelo di Nosferatu" è un romanzo ambientato nella Venezia dei giorni nostri, in cui due turisti, il detective Chris Bronson e la moglie Angela Lewis, storica, si ritrovano ad indagare quasi per caso sulla profanazione di una tomba e sul fatto di aver trovato, all'interno di essa, un diario che molto probabilmente conteneva informazioni utili sui riti da compiere per poter diventare un vero vampiro.
Destreggiandosi attraverso questa mitologia e verso teorie del complotto particolarmente fantasiose, va dato atto al romanzo di essere in grado di mantenere ben saldo l'interesse del lettore, senza mai calare dal punto di vista della creazione della tensione e riuscendo, soprattutto grazie a capitoli corti e ben mirati, a procedere in maniera spedita verso il finale. Finale che non riserva però grandissimi colpi di scena, con la storia che alla fin fine si rivela per quella che è e che si pensa sin dall'inizio, senza fronzoli di sorta. Consiglio per chi venisse in contatto con questo romanzo, di non fermarsi alla fine della storia narrata, ma di leggere anche le interessanti postille dell'autore nella parte finale, che ci regalano cenni sui personaggi storici che vengono citati nel corso del romanzo e sopratutto qualche interessantissima informazione sulla mitologia legata ai vampiri.

Voto: 6,5

sabato 27 agosto 2016

Conspiracy - La cospirazione di Shintaro Shimosawa (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Misconduct
Regia: Shintaro Shimosawa
Sceneggiatura: Adam Mason, Simon Boyes
Cast: Josh Duhamel, Alice Eve, Al Pacino, Anthony Hopkins, Malin Åkerman, Julia Stiles, Glen Powell, Byung-hun Lee, Skye P. Marshall, Gregory Alan Williams, Jason Gibson, Chris Marquette
Durata: 106 minuti
Genere: Thriller

Il fatto che gli attori invecchino fa parte della vita di ogni appassionato di cinema. Contrariamente infatti a quanto siamo abituati a pensare, anche gli attori sono normali e hanno a che fare, come noi, con tutte le funzioni biologiche che vengono svolte dal loro corpo,, tra cui anche l'invecchiamento e la morte, come la recente scomparsa di Bud Spencer, che quelli della mia generazione hanno sempre ritenuto invincibile e immortale, ci dimostra. Con l'invecchiamento di quei grandi nomi della storia del cinema ad alcuni di questi parte l'embolo, decidendo di propria spontanea volontà di accettare qualsiasi merda venga passata dall'industria cinematografica - vedi, tanto per tirare un nome a casaccio, Robert De Niro e i suoi ultimi disastrosi film -, mentre altri, forse giustamente, forse un po' meno per il pubblico, decidono di ritirarsi dalle scene - vedi, sempre per sparare un nome a casaccio, un Jack Nicholson che manca dalle scene dal lontanissimo 2010 -. Altri invece, come ad esempio Al Pacino e Anthony Hopkins, si vedono forse un po' di meno nei cinema, magari per una consapevole scelta di non accettare qualsiasi cose e di dedicarsi principalmente ad un cinema di un certo tipo, magari di livello non altissimo, ma comunque dignitoso.

Con "Conspiracy - La cospirazione" i nostri due attori interpretano i due fuochi in un intrigo di grandissima portata, nella quale si trova coinvolto l'avvocato Ben Cahill, interpretato da Josh Duhamel, il quale dovrà scoprire la verità su tale cospirazione prima di finire per perdere la causa che sta seguendo in tribunale, a rischio anche della propria vita. A dimostrazione del fatto che sia Al Pacino si Anthony Hopkins non vogliano lasciare di loro un brutto ricordo che non offuschi quelle che sono state le loro enormi gesta nel loro passato cinematografico, i due attori si ritrovano a lavorare fianco a fianco in un film che quanto meno non è una stronzata colossale come le commediacce a cui partecipa il loro collega Robert De Niro. La cosa però può star bene fino ad un certo punto.

Se il film in questione sembra essere piuttosto solido, ad uno sguardo più attento si nota quanto, in realtà, la trama sia tra le cose più banali, trite e ritrite che si siano viste negli ultimi anni. Una trama iper-inflazionata alla quale solo due grandi del calibro dei due protagonisti del film possono riuscire a dare un motivo di interesse, ovvero il valutare se le loro interpretazioni meritino attenzione o meno. E siccome il talento, se c'è, non è che se ne vada così all'improvviso - così come per il buon De Niro che non è diventato una pippa, ma si è solo rincoglionito, a quanto ho potuto vedere negli ultimi suoi lavori -, le loro interpretazioni sono una delle note positive del film, che sono poche, pochissime.

Voto: 4,5

giovedì 25 agosto 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Dopo le molte settimane in cui i nostri cinema non è che siano proprio stati invasi, nè dai film nè dalla gente, ecco che si torna ad una programmazione normale, o quasi, con ben otto film in uscita. Per la qualità se ne potrebbe discutere, e iniziamo a farlo ora, in maniera pregiudizievole, seguendo quelle che sono le mie sensazioni riguardo i film che vedremo in sala da oggi!


L'Era Glaciale: In rotta di collisione di Mike Thurmeier, Galen T. Chu

Una saga che giunge al suo quinto e a quanto pare ultimo capitolo e che dimostra ancora una volta la sua stanchezza. Dopo i primi tre capitoli piuttosto riusciti e un quarto piuttosto deludente, questo quinto ed ultimo episodio non sembra poter risollevare le sorti della saga per chiuderla in maniera degna. Avendoli visti tutti finora, però, per completezza, potrei anche dargli un'opportunità.


Escobar di Andrea Di Stefano

Ho già sentito parlare di questo lavoro del 2014 sulla vita del più grande spacciatore di droga della storia sudamericana e non è che ne abbia sentito parlare proprio bene. Dal trailer il film sembra non avere nulla a che fare, in quanto ad interesse, con il capolavoro di Netflix "Narcos".


Il clan di Pablo Trapero

Altro film tratto da una vera storia di criminalità sudamericana, stavolta direttamente dall'Argentina. Forse non sarà nulla di particolarmente originale, ma la storia sembra essere abbastanza interessante,


Il diritto di uccidere di Gavin Hood

Stavolta si va in Gran Bretagna, dalla quale arriva un film sulla guerra e su coloro che cadono, o potrebbero cadere, vittime di essa. Il cast è di alto livello, il contenuto invece sembra essere parecchio moraleggiante. Film interessante, ma con qualche riserva.


Ma Loute di Bruno Dumont

Pellicola francese presentata in concorso all'ultimo Festival di Cannes e che sembra poter tranquillamente essere una delle visioni più interessanti di questa settimana. Probabilmente da non perdere!


Mia madre fa l'attrice di Mario Balsamo

In sala anche la pellicola italiana della settimana, che però purtroppo sembra non potersi inserire in quel buon filotto che i nostri film hanno cominciato a seguire tra la fine del 2015 e la prima parte del 2016. Non ho delle buone sensazioni, ma potrei, remotamente dargli un'opportunità.


Paradise Beach - Dentro l'incubo di Jaume Collet-Serra


Blake Lively in bikini che lotta contro uno squalo in mezzo al mare. Devo per forza dire il mio pregiudizio?


Torno da mia madre di Eric Lavaine

Commedia francese che sembra essere basata sui dialoghi in stile "Cena tra amici" o "Perfetti sconosciuti" o addirittura "Carnage". Stile che io apprezzo parecchio e per il quale il film potrebbe guadagnarsi una visione!

mercoledì 24 agosto 2016

The Zero Theorem di Terry Gilliam (2013)

Regno Unito, Romania 2013
Titolo Originale: The Zero Theorem
Regia: Terry Gilliam
Sceneggiatura: Pat Rushin
Cast: Christoph Waltz, Mélanie Thierry, David Thewlis, Lucas Hedges, Matt Damon, Tilda Swinton, Sanjeev Bhaskar, Peter Stormare, Ben Whishaw, Dana Rogoz, Emil Hostina, Pavlic Nemes
Durata: 107 minuti
Genere: Fantascienza, Drammatico

Con il consueto ritardo nella programmazione da parte dei nostri distributori di benzina cinematografici, - un ritardo che questa volta è stato di quasi tre anni, una roba imbarazzante insomma - è arrivato anche in Italia "The Zero Theorem", l'ultimo lavoro del regista Terry Gilliam, regista particolarmente apprezzato da queste parti, soprattutto per lavori come i cult "L'esercito delle 12 scimmie" e "Paura e delirio a Las Vegas" o per il bellissimo "Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo", film ricordato dai più come l'ultimo film del compianto Heath Ledger piuttosto che per le sue reali qualità artistiche, cosa che tra l'altro mi fa parecchio male perchè è un film che adoro. Nonostante il ritardo nella programmazione italiana già in molti avevano avuto modo di vedere questo film grazie ai miracoli della rete, mentre io mi sono convinto solamente nell'ultimo periodo.

Con il suo ultimo film, il buon Terry Gilliam ci racconta la storia di Qohen Leth, un hacker che vive in una chiesa sconsacrata e lavora per la Mancom, rimanendo perennemente in attesa di ricevere una telefonata che lo possa rendere felice oppure dargli le risposte a tutte le sue domande esistenziali. A seguito di una visita psichiatrica in cui viene dichiarato fisicamente sano, gli viene affidata un'intelligenza artificiale per eseguirne a sua volta una valutazione psichiatrica. Con l'autorizzazione a poter lavorare da casa, gli viene affidato il compito di risolvere lo Zero Theorem, una complessa formula matematica che presto lo renderà vittima di terribili incubi in cui si vede risucchiato in un buco nero.

Il lavoro di Terry Gilliam in questo film è strano e parecchio incomprensibile, se non lo si guarda con la giusta attenzione, tant'è che penso che un film di questo tipo possa essere in grado di guadagnare ulteriormente valore solo dopo una seconda, o forse anche una terza visione. Il regista non sembra avere poi l'intenzione di spiegarci per bene quale sia il messaggio di fondo che ci vuole mandare, limitandosi a darci qualche indizio riguardo la misteriosa equazione matematica e soprattutto riguardo l'enorme fede che ha il protagonista nel ricevere la telefonata che gli cambierà la vita. Ciò non toglie che la pellicola, che ha una trama parecchio frammentata, risulti godibilissima e in grado di provocare nello spettatore quei sani mal di testa che ti invitano a riflettere in maniera più profonda su ciò che si è appena visto.

Interessante è poi il lavoro compiuto dall'attore protagonista Christoph Waltz, in grado di dare al suo personaggio tutte quelle caratteristiche che lo potessero rendere unico, rendendoci partecipi di tutti i suoi turbamenti emotivi. Ad impreziosire una buonissima confezione ci si mette anche un cast sicuramente interessante, anche se magari non in grado di offrire la propria performance migliore, come ad esempio la presenza di Matt Damon e di Peter Stormare o di una Tilda Swinton abbastanza in forma.

Voto: 7+

martedì 23 agosto 2016

The Lobster di Yorgos Lanthimos (2015)

Grecia, Regno Unito, Irlanda, Paesi Bassi, Francia 2015
Titolo Originale The Lobster
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Efthymis Filippou, Yorgos Lanthimos
Cast: Colin Farrell, Rachel Weisz, Jessica Barden, Olivia Colman, Ashley Jensen, Ariane Labed, Angeliki Papoulia, John C. Reilly, Léa Seydoux, EmmaEdel O'Shea, Michael Smiley, Ben Whishaw, Roger Ashton-Griffiths, Ewen MacIntosh, Garry Mountain, Laoise Murphy, Nancy Onu, Imelda Nagle Ryan
Durata: 110 minuti
Genere: Drammatico

Arrivato in Italia come uno dei film più interessanti della scorsa annata, mi sono colpevolmente perso la proiezione nei cinema di "The Lobster", quinto film del regista greco Yorgos Lanthimos e suo primo film in lingua inglese, con un cast prevalentemente hollywoodiano e con qualche contaminazione dal panorama cinematografico francese, vedasi la presenza nel cast dell'interessantissima Léa Seydoux. A mia discolpa c'è però da dire che il film non è che sia stato portato in molti cinema nella mia zona, motivo per cui ho dovuto ricorrere all'uscita in home video e ad una visione comunque tardiva rispetto a quanto mi sarei aspettato, tanto che il film è arrivato nel frattempo anche sulla televisione satellitare. Con un cinema greco che qui in Italia è sì ben visto, ma non distribuito particolarmente bene, io nelle poche visioni che ho affrontato mi son trovato talvolta soddisfatto - come nel disgustoso ma validissimo "Miss Violence" - mentre talvolta un po' freddino - come in "A Blast" -.

"The Lobster" si preannunciava, al solo leggere la trama, come una visione parecchio complessa, ma altrettanto originale. La trama parte da uno spunto parecchio interessante, con l'intera storia ambientata in un futuro distopico in cui le persone single vengono rinchiuse in un hotel in cui, se non troveranno un compagno nel giro di quarantacinque giorni, verranno trasformate in un animale di propria scelta, che deve essere comunicato nel momento dell'ingresso nell'hotel. Il protagonista David, interpretato da un Colin Farrell parecchio in parte, uomo impacciato che ha appena divorziato, al momento del suo ingresso, in compagnia del suo cane che presto si rivelerà essere suo fratello, decide che vorrà essere trasformato in un'aragosta e comincia la sua permanenza all'interno dell'hotel, cercando una donna con cui convivere, ma anche di intessere rapporti di amicizia con gli altri uomini al suo interno.

Una trama sicuramente molto interessante, che viene sfruttata a dovere in tutte le sue potenzialità dal regista Yorgos Lanthimos, riuscendo a ritrarre in maniera splendida una società in cui il rapporto di coppia viene visto come un qualcosa di estremamente necessario per far parte del mondo, insomma una società in cui non ci sarebbe possibile vivere da soli e nella quale io sarei fritto e per tal motivo non sceglierei mai di diventare un'aragosta. Interessante è però vedere come in realtà, a fare da contraltare alla cultura dominante, nella quale è più importante vivere in due piuttosto che amarsi, ci sia un'altra parte, rappresentata da un gruppo di ribelli, nella quale i rapporti di coppia sono estremamente vietati. In tal modo l'autore del film riesce a farci capire in maniera estremamente efficace entrambe le posizioni, mettendoci davanti tutti i contro di una vita così estremista: vivere la propria vita da soli senza amare qualcuno può fare male, ma viverla accanto a qualcuno che sei costretto ad amare può essere ancora peggio.

Attraverso uno stile ricercato e parecchio elegante il regista fa arrivare in maniera netta il suo messaggio, amplificando le sensazioni negative dello spettatore davanti a buona parte delle situazioni che ci vengono mostrate grazie ad una quasi totale depersonalizzazione dei personaggi che, a parte una sola eccezione, non hanno nome o vengono identificati tramite una loro caratteristica peculiare. Per quanto alcuni punti provochino curiosità, ma non vengono mai affrontati, "The Lobster" risulta, in fin dei conti, un ottimo film con una marea di sottotesti anche filosofici tutti da esplorare. Il cast di stelle, tra cui figurano anche Rachel Weisz e John C. Reilly, tanto per dire un paio di quelli meritevoli oltre ai due già citati in precedenza, si comporta in maniera egregia, riuscendo in qualche modo a mettere a disagio lo spettatore e riuscendo in pieno nel tentativo di depersonalizzazione dei propri personaggi.

Voto: 8,5

lunedì 22 agosto 2016

RECENSIONE DOPPIA - Bojack Horseman - Stagione 3 & Outcast - Stagione 1

Oggi due recensioni al prezzo di una: come ormai sarete abituati si parla di due serie che poco hanno a che fare tra loro, tranne il fatto di essere due serie su cui non sarei in grado di scrivere una recensione completa. Dunque, buona lettura!

Bojack Horseman - Stagione 3

Bojack Horseman
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 12
Creatore: Raphael Bob-Waksberg
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Personaggi: Bojack Horseman, Princess Carolyn, Diane Nguyen, Mr. Peanutbutter, Todd Chavez
Genere: Animazione

Con l'arrivo di Netflix in Italia ci sono state tutte quelle belle cose di cui parlo in ogni articolo in cui recensisco un film o una produzione della rete di streaming più grande del mondo, per le quali rimando al link generico cui rimanda il nome di suddetta rete. Non è però passato inosservato il fenomeno "Bojack Horserman", passato un po' in sordina tra i vari sottotitolatori nel periodo in cui la rete non era ancora arrivata nel nostro paese, ma diventata una serie parecchio apprezzata anche dal pubblico italiano. Una serie animata in grado di mescolare momenti comici e demenziali ad altri un po' più riflessivi e soprattutto molto più seri rispetto agli standard a cui ci hanno abituato le serie animate viste nel corso degli anni - "I Simpson", "I Griffin" e compagnia bella puntano molto sul lato comico - hanno contribuito a dare a questa serie una dimensione ben superiore rispetto a quello che ci si poteva aspettare leggendo solamente la trama della vicenda.
Eppure, ancora una volta, la cara vecchia Netflix è riuscita a colpire nel segno, regalando a questa serie animata una terza stagione che, a conti fatti, risulta decisamente la migliore delle tre finora prodotte: alcuni criticheranno il fatto che si perda un po' la verve comica delle prime due stagioni, che in effetti risulta essere quella che esplora maggiormente l'animo del protagonista e dei personaggi che lo circondano, parlando di quella che è la decadenza di un artista che non è più in grado di accettare rapporti con altre persone. Interessante in tal senso è ad esempio l'episodio del dialogo tra Bojack e il direttore degli abbonamenti al quotidiano che presto si trasforma in una seduta psicanalitica, o quello tra Bojack e Princess Caroly. Per non parlare poi dell'infinita tristezza che si prova negli ultimi due episodi. Insomma, si è persa la verve comica per puntare su argomenti più seri - cosa che già veniva fatta nelle prime due stagioni in tono minore - e la missione di rendere la serie ancora più interessante è sicuramente compiuta.

Voto: 8-


Outcast - Stagione 1


Outcast

(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Robert Kirkman
Rete Americana: Showtime
Rete Italiana: Fox
Cast: Patrick Fugit, Philip Glenister, Wrenn Schmidt, David Denman, Julia Crockett, Kate Lyn Sheil, Brent Spiner, Reg E. Cathey
Genere: Horror

Mi aveva colpito più che positivamente con il suo primo episodio e, perchè no, anche un po' con alcuni di quelli successivi, per poi però sgonfiarsi e procurarmi sempre meno interesse. Per quanto questa prima stagione di "Outcast" sia parecchio introduttiva, gli episodi vivono su una lentezza narrativa di fondo - chiara scelta degli sceneggiatori - che però fatica in maniera incredibile ad ingranare. Una scelta che è andata sicuramente bene all'inizio, ma che poi, andando avanti, fa chiedere allo spettatore se davvero valga la pena proseguire nella visione oppure se ci si sta un po' annoiando. E' innegabile che a livello registico e tecnico la serie sia invidiabile, eppure la sensazione che non si sappia - fino a un certo punto - dove la serie voglia andare a parare non ci abbandona fino ad un ultimo episodio riuscito a metà. Un peccato dover cambiare idea su una serie che avevo atteso parecchio da una rete che tra l'altro ci aveva lasciato orfani di quel gran lavoro di "Banshee", ma la delusione è stata parecchia.

Voto: 6-

venerdì 19 agosto 2016

Stranger Things - Stagione 1

Stranger Things
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Matt Duffer, Ross Duffer
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Winona Ryder, David Harbour, Finn Wolfhard, Millie Bobby Brown, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Natalia Dyer, Charlie Heaton, Cara Buono, Matthew Modine
Genere: Horror, Fantascienza

Si è già parlato in più e più recensioni di quanto il lavoro che sta facendo Netflix per quel che riguarda le sue produzioni originali sia straordinario. Pochissimi colpi totalmente sbagliati, mentre per il resto solo produzioni di qualità, che il pubblico si mangia magari nel giro di un paio di giorni - per non parlare di quelli che finiscono una serie di otto episodi da un'ora in due ore e poi dicono "HO FINITO QUESTA SERIE DA OTTO ORE IN DUE ORE E ORA COME FACCIO AD ASPETTARE UN ANNOOOOHHH?!?!"... ecco se magari la serie da otto ore l'avessi finita in otto ore, o meglio in un paio di giorni non saresti qui a farti 'ste domande, #TestaDiCazzo - e che sono riuscite ad esplorare diversi generi in maniera altamente accattivante. Tra le mie preferite e che attendo con più impazienza c'è sicuramente "Sense8", che lo scorso anno si aggiudicò il premio di #SerieDellAnno consegnatole da questo blog, mentre altri lavori come le collaborazioni con la Marvel per le due stagioni di "Marvel's Daredevil" e per la prima di "Marvel's Jessica Jones" sono state solide e di ottima qualità e non oso immaginare cosa succederà con "Marvel's Luke Cage" tra poco meno di due mesi. Poi c'è stato anche "Narcos", "Bojack Horseman", "Unbreakable Kimmy Schmidt" e chi più ne ha più ne metta.

Ed ecco che però, dal nulla, arriva una di quelle serie che, al termine della visione, si candida prepotentemente a diventare la mia candidata per il premio di #SerieDellAnno, per il quale fino a pochi mesi fa la grande favorita sembrava essere "Vinyl", ma che ora avrà sicuramente della concorrenza più che agguerrita. Questa "Stranger Things" che ci porta indietro negli anni '80, in cui i ragazzini giocavano dieci ore di fila a Dungeons & Dragons" e giravano per le strade della propria città in bicicletta da soli come se i genitori non esistessero. Ah, bei tempi quelli, quando si stava meglio anche se si stava peggio e quando ancora non ero nemmeno un progetto nel cervello dei miei genitori... e pensare che c'è tanta gente che vorrebbe portare indietro il tempo in tempi mai vissuti, vedasi con il fascismo o come il protagonista di "Midnight in Paris". Beh, dopo questa inutile digressione, l'atmosfera molto anni '80 che si viene a creare in questa serie TV è certamente una delle cose migliori viste quest'anno su una rete di streaming legale, così come lo è la serie in tutti i suoi otto episodi.

La prima stagione di "Stranger Things" risulta difficile, se non difficilissima, da commentare senza incappare nel pericolo di spoiler, cosa che io non voglio fare perchè ve la DOVETE godere in toto. Si parte da una partita al già citato Dungeons & Dragons tra quattro ragazzini di circa dieci anni, si passa attraverso la scomparsa di uno di essi, Will, per mano di un mostro misterioso dopo la quale compare misteriosamente una bambino - una femmina che sembra in tutto e per tutto un maschio ma che ci viene garantito essere una femmina - che viene chiamata Eleven e sa fare cose su cose parecchio strabilianti. Nel frattempo la madre di Will, interpretata da una grandissima Winona Ryder, comincia ad impazzire, non volendo arrendersi alla presunta morte di suo figlio e convincendosi a cercarlo... anche in dimensioni parallele, con l'aiuto del suo figlio maggiore Jonathan, interpretato da Charlie Heaton. Una trama che insomma riesce a mescolare in maniera sapiente moltissimi generi, tra cui l'horror, il thriller e la fantascienza, ma anche il teen-drama, grazie soprattutto ai personaggi di Jonathan e di Nancy Wheeler interpretata da una Natalia Dyer la cui somiglianza con la magnifica, splendida incommensurabile Emmy Rossum è innegabile.

Il fatto che poi i protagonisti assoluti della vicenda siano quattro ragazzini ci porta un po' alla mente quei film molto anni '80 come "I Goonies" - che non so come, ma io detesto fortemente - riuscendo anche a condire il tutto con una quantità imbarazzante di citazioni di vari capolavori della storia del cinema. "Stranger Things" sembra dunque essere un film scritto da Steven Spielberg quando Steven Spielberg aveva ancora un po' di fantasia - e non è che ci sia da andare troppo lontano, basta dimenticarsi il periodo dopo "War Horse" in cui è uscito il sì valido "Lincoln" che però è originale come una banconota fotocopiata in bianco e nero -, ma invece è creata dai fratelli Matt e Ross Duffer, sicuramente due sceneggiatori e anche registi da tenere d'occhio in futuro... magari tentando di confermarsi con una seconda stagione di "Stranger Things".

Voto: 9,5

giovedì 18 agosto 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Il primo weekend dopo Ferragosto, la festa che ci tiene lontani dal cinema - nonostante "Suicide Squad" e la sua protagonista indiscussa Margot Robbie - e più vicini possibile agli spazi aperti, alle griglie e alle salsicce e costine, ci regala solamente due uscite al cinema, rispettando quello che è il trend di questo periodo, nel quale si riprenderà a fare uscire tanti film soltanto settimana prossima. Vediamo però, nel frattempo, le due uscite di questo weekend e commentiamole secondo i miei pregiudizi, o forse addirittura con giudizi concreti!


New York Academy di Michael Damian

Un film sul mondo dell'hip hop e delle gare di ballo come se ne sono già visti troppi nel corso degli ultimi tempi - l'infinita saga di "Step Up" ancora continua a romperci le palle -, che però sembra essere abbastanza piaciuto al pubblico statunitense. Non so se personalmente avrò il coraggio di dargli un'opportunità, però non lo escludo in maniera categorica.


The Witch di Robert Eggers


Ecco che arriva finalmente nei cinema italiani quello che è a tutti gli effetti, per ora, l'horror dell'anno. Presentato allo scorso Sundance Film Festival, "The Witch" è uno di quegli horror non adatti ai fan dei jump-scare: se ritenete noiosi quegli horror che non ti fanno BUH!!! all'improvviso, ma che ti entrano nel sangue mettendoti un'inquietudine quasi sacrale vi prego, statene alla larga che non ho voglia di leggere commenti del cazzo - "E' NOIOSOH, E' STUPIDOH, NON L'O CAPITOHHH!!!"... - sui gruppi di Facebook; in caso contrario, invece, vi prego, guardatelo. D'altronde, è e forse sarà l'horror dell'anno. Nel frattempo, potete anche leggervi la mia recensione.

mercoledì 17 agosto 2016

La notte del giudizio - Election Year di James DeMonaco (2016)

USA 2016
Titolo Originale The Purge: Election Year
Regia: James DeMonaco
Sceneggiatura: James DeMonaco

Cast: Frank Grillo, Elizabeth Mitchell, Mykelti Williamson, Joseph Julian Soria, Betty Gabriel, Terry Serpico, Edwin Hodge, Kyle Secor, Liza Colón-Zayas, Jared Kemp, Ethan Phillips, Couper
Adam Cantor, Christopher James Baker, Brittany Mirabile, Raymond J. Barry, Naheem Garcia, Christy Coco

Durata: 105 minuti
Genere: Azione, Thriller

Quando ormai quattro anni fa uscì "La notte del giudizio", film che avevo detestato dall'inizio alla fine, non avrei mai immaginato che il lavoro di James DeMonaco, che partiva da un'idea buonissima come quella di ambientare la sua storia in un futuro distopico in cui una notte all'anno i nuovi padri fondatori degli Stati Uniti permettono ogni tipo di crimine compreso l'omicidio, sarebbe diventato una saga con un buon successo di pubblico, soprattutto negli Stati Uniti, in grado di racimolare un buon quantitativo di danaro al botteghino e soprattutto di creare un universo cinematografico, in fin dei conti, abbastanza interessante. E' così che con "Anarchia - La notte del giudizio" il franchise migliora: DeMonaco cresce vistosamente come regista e oltre che dal pubblico che già lo aveva premiato con il primo lavoro, comincia ad ottenere approvazioni anche dalla critica. Pur ammettendone il visibile miglioramento rispetto al suo predecessore, anche questo secondo capitolo non è che mi avesse convinto particolarmente.

Ovviamente, nell'anno in cui si svolgeranno le elezioni negli Stati Uniti che vedranno contrapposti parrucchino Donald Trump e Monica Lewinsky Hillary Clinton, non poteva mancare un nuovo capitolo di questa interessante saga, anch'esso ambientato nell'anno in cui si svolgono le elezioni, con la senatrice Charlie Roan, interpretata dalla Juliet di "Lost" Elizabeth Mitchell", che si candida alla presidenza del suo paese per abolire definitivamente lo sfogo annuale, nel quale tutta la sua famiglia perse la vita quando era ancora adolescente. Con i nuovi padri fondatori che continuano a sostenere il valore dello sfogo annuale, la senatrice diventerà il bersaglio di un attentato alla sua vita, proprio durante quella notte, per opera dei politici al potere. Verrà protetta dalla sua guardia del corpo Leo Barnes, interpretato da Frank Grillo.

La sensazione che ho avuto subito dopo essere uscito dalla sala cinematografica ormai un paio di settimane fa - sì, ho aspettato molto per parlarne, lo so - è stata quella che questa serie di film stia, pian piano, andando migliorando. Innanzitutto l'allora esordiente regista James DeMonaco ha un po' affinato la sua tecnica, rendendo la sua regia più intrigante e le immagini sempre più interessanti, nonostante lo stile piuttosto grezzo che però ben si accosta con quello che è lo svolgimento del film. In secondo luogo è la trama che si fa secondo me molto più intrigante: se il primo lavoro era un semplice film di sopravvivenza, il secondo, spostandosi sulle strade, aveva assunto un valore quasi politico, ma con il terzo lo sfogo annuale diventa quasi una religione e viene fatto vedere molto bene come chi crede nel potere dello sfogo punti a dare un valore purificatore alla cosa, organizzando addirittura un'improbabile messa con tutti i nuovi Padri Fondatori - da qui tra l'altro deriva il titolo originale "The Purge", la purga - in cui mettere in scena un grande sacrificio.

Non si parla solamente della candidatura di Charlie Roan e della sua lotta per sopravvivere a questa folle notte per poi, una volta vinte le elezioni, abolirla. Anche le storie secondarie con cui i nostri protagonisti si incrociano diventano un minimo interessanti, tanto che si rischia di affezionarsi di più al proprietario di un negozio come Joe Dixon, interpretato da Mykelti Williamson, piuttosto che ai due protagonisti. Assumono ancora valore di grande interesse le maschere che i folli personaggi che incontriamo durante questa notte, totalmente depersonalizzati, indossano, ovviamente ispirate alla storia degli Stati Uniti, con maschere come quella di Abraham Lincoln o una ritraente la statua della libertà, ovviamente tutte in chiave un po' più inquietante. Non siamo davanti al film del secolo così come non siamo davanti nemmeno ad una saga particolarmente interessante, ma il tema, con il passare dei film, inizia ad essere trattato con più intelligenza e ad essere diretto con più qualità. Ora, però, non è che bisogna andare avanti per altri cinquanta capitoli... if you know what I mean.

Voto: 6+

martedì 16 agosto 2016

Grimsby - Attenti a quell'altro di Louis Leterrier (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Grimsby
Regia: Louis Leterrier
Sceneggiatura: Sacha Baron Cohen, Phil Johnston, Peter Baynham
Cast: Sacha Baron Cohen, Mark Strong, Isla Fisher, Rebel Wilson, Penélope Cruz, Annabelle Wallis, Scott Adkins, Tamsin Egerton, Gabourey Sidibe, David Harewood, Sam Hazeldine, Rory Keenan, John Thomson, Lex Shrapnel, Gabriel Chay Palmer
Durata: 82 minuti
Genere: Commedia, Azione

Sacha Baron Cohen è da tempo uno di quegli attori comici che, pur apprezzandoli, ho sempre un po' bisogno di prendere a piccole dosi. Se il suo primo lavoro in "Ali G" mi aveva fatto particolarmente ridere, il suo meglio in assoluto penso lo abbia dato con i suoi due film in stile candid camera "Bruno", in cui interpreta un modello tedesco omosessuale e particolarmente esplicito, e "Borat", in cui interpreta un reporter del Kazakistan. Ho apprezzato invece un po' di meno, seppur contenga effettivamente delle trovate geniali, "Il dittatore", mentre interessante da una parte è stata l'interpretazione nel musical "Les Miserables" così come disastrosa quella nell'altrettanto disastroso "Alice attraverso lo specchio". Ho aspettato dunque un po' prima di decidermi a dare un'opportunità a questo suo ultimo lavoro, "Grimsby - Attenti a quell'altro", in cui recita a fianco di Mark Strong, un po' per diffidenza verso un lavoro che a tutti gli effetti è stato un flop a livello economico, un po' per il già citato fatto del dover prendere il buon Sacha Baron Cohen a piccole dosi.

Nobby Butcher è il protagonista della vicenda, un hooligan alcolizzato che vive nei sobborghi di Grimsby con la moglie Dawn e un figlio di undici anni. E' stato lontano dal fratello Sebastian per 28 anni, in cui i due hanno ovviamente preso strade diverse: mentre il primo vive la sua vita alla giornata in una cittadina malandata, il secondo è una delle migliori spie del Regno Unito, la cui vita è in pericolo dopo la scoperta che la filantropa Rhonda George, interpretata da una sempre esteticamente magnifica Penélope Cruz, è nel mirino di un assassino. Nella sua missione per salvarla, viene visto per caso dal fratello Nobby che, abbracciandolo, gli fa sparare per errore ad un ragazzo palestinese affetto da AIDS, il cui sangue finisce nella bocca di Daniel Radcliffe, infettandolo. In pericolo per la fine goffa della sua missione, Sebastian decide di nascondersi a Grimsby, nella casa del fratello, con l'MI6 che crede che lo stesso sia un traditore della patria e quindi da eliminare.

In una trama piuttosto semplice il regista Louis Leterrier ci fa vedere, nel bene e nel male, quelli che sono le sue caratteristiche a livello cinematografico: film non particolarmente impegnati, ma comunque in grado di dare qualche elemento di interesse allo spettatore. Non siamo ai livelli del precedente "Now You See Me" - di cui non ha diretto il seguito uscito pochi mesi fa in Italia -, che è forse il suo miglior film, ma nemmeno a livelli bassi come "The Transporter" o "Scontro tra titani", ma sicuramente siamo davanti ad un film che ci mostra due personaggi interessanti, nonostante la loro caratteristica principale sia proprio quella di essere stereotipati al massimo. Nonostante il poco approfondimento dei personaggi principali, che va, soprattutto nel finale del film, a parare sul finale più ovvio possibile, la trama procede in maniera spedita e le trovate comiche, principalmente volgari e di bassa lega, riescono comunque a divertire, soprattutto per quel che riguarda i gusti sessuali del protagonista - che creano degli equivoci grossissimi - e la scoperta, da parte del protagonista, della bellezza di sparare con una pistola. In fin dei conti non sarà di certo una delle visioni più illuminanti della storia del cinema, così come non è nemmeno il miglior film comico con Sacha Baron Cohen come protagonista, ma sicuramente sa dire la sua, divertendo in maniera sana, anche se un po' "bassa".

Voto: 6+

lunedì 15 agosto 2016

TRASH MOVIES #25 - Sharknado: The 4th Awakens di Anthony C. Ferrante (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Sharknado: The 4th Awakens
Regia: Anthony C. Ferrante
Sceneggiatura: Thunder Levin
Cast: Ian Ziering, Tara Reid, Masiela Lusha, Ryan Newman, Tommy Davidson, David Hasselhoff
Durata: 86 minuti
Genere: Monster Movie

Quale miglior film di cui parlare per sancire il quasi definitivo rientro nei ranghi della vita quotidiana fatta di lavoro, codice Java e viaggi in metropolitana che mi fanno tirare soltanto bestemmie - da domani le sentirete un po' tutti immagino -, se non di quel film che ormai da quattro anni a questa parte è diventato un vero e proprio cult, un viaggio in quello che è il cinema di bassa lega, fatto con tanta ignoranza dai registi della Asylum e nella fattispecie da questo Anthony C. Ferrante al quale un giorno o l'altro farò una statua in mezzo a Piazza Duomo. Se infatti nella classifica di fine anno si parlerà dei film che hanno segnato in modo positivo l'annata cinematografica grazie alla loro qualità, alle emozioni che ci hanno dato e alle interpretazioni perfette degli attori, uno spazietto all'interno del nostro cuore e della nostra memoria rimarrà di sicuro per questo "Sharknado: The 4th Awakens", che già dal titolo capirete essere il quarto capitolo di una saga che con il primo aveva sorpreso grazie agli altissimi livelli di trash, nel secondo capitolo aveva esagerato diventando VOLONTARIAMENTE ancora più brutto, mentre nel terzo ha deciso di portare il tutto ad un livello superiore, finendo addirittura con un viaggio nello spazio e con un David Hasselhoff astronauta che spara agli squali che gravitano intorno alla Terra.

Con questo quarto capitolo, che vuole fare un po' il verso al fenomeno cinematografico della scorsa annata "Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza" e vuole, sin dalle prime battute, portare il tutto ad un livello di bruttezza e di assurdità ancora più alto rispetto ai suoi tre predecessori. Cinque anni dopo gli eventi del film precedente, ci troviamo in una Terra in cui la Astro-X, società di alta tecnologia, ha trovato un modo per prevenire o fermare sul nascere la formazione di nuovi sharknado. E noi spettatori non potremmo essere più tristi e non possiamo fare altro che prendere in antipatia il proprietario di questa società. Ma lo sharknado, soprattutto in quel di Las Vegas, non vuole saperne proprio di stare calmo, ed ecco che dal nulla ne nasce uno dalla sabbia. Ed ovviamente, per la gioia di noi spettatori, la Astro-X non può proprio farci nulla, dato che tutti gli strumenti da loro progettati sono in grado di fermare solamente sharknado che si formano in acqua! Nulla di più realistico e naturale non credete?

ATTENZIONE DA QUI IN POI SPOILER
Ed è proprio in questo modo che la voglia di strafare, di esagerare, di andare oltre il limite dell'incredibile portandolo ad un livello di bruttezza che si avvicina di molto a quella linea sottile che divide lo schifo dal bellissimo, che i creatori di questo film creano il vero capolavoro: non abbiamo più un semplice sharknado che minaccia una città, ma un sandnado in grado di seguire i nostri protagonisti in ogni loro spostamento, ed andando a toccare un po' tutti gli elementi della natura. Avremo dunque un sandnado che si trasformerà in un firenado, poi in un lightningnado, in un nuclearnado fino a tornare nei ranghi nella memorabile scena in cui i protagonisti riescono ad invertire lo scorrere delle acque delle Cascate del Niagara per creare un nuovo sharknado in cui uno squalo inghiottirà un altro squalo, in una lunghissima catena che andrà a terminare con la comparsa di... UNA BALENA! E per chi conosce bene il franchise come me ed è stato attento lungo il corso del film - soprattutto nelle battute finali - saprà già a cosa potrebbe servire una scena del genere... pensate a quale è la scena cult di tutti i capitoli di questa saga e fatevi un po' di conti!

Quello di Sharknado rimane, dopo il quarto capitolo, un franchise ancora florido, in grado di allietare le estati di qualsiasi tipo di spettatore e che, molto probabilmente, visto il finale di questo quarto capitolo, andrà avanti almeno con un quinto film. La nostra speranza invece è che la saga possa proseguire ancora a lungo: d'altronde le leggi dell'implausibile sono molto più libere rispetto a quelle della plausibilità, quindi qualsiasi idea assurda potrebbe, in realtà, rivelarsi altamente geniale per il proseguimento della saga.

giovedì 4 agosto 2016

WEEKEND AL CINEMA... DOPPIO!

Prima dell'inizio delle meritate vacanze, che mi terranno lontano dal blog fino a Venerdì prossimo - che poi è la cosa meno importante - eccoci di nuovo a presentare le uscite cinematografiche di questa settimana e quelle della prossima, commentate in base ai miei pregiudizi. Sono sei in totale - come il periodo estivo ormai ci ha abituato -, quattro oggi e due il prossimo weekend: vediamo assieme cosa potremmo aspettarci da loro!


Al cinema dal 4/08

El abrazo de la serpiente di Ciro Guerra

Uno dei candidati a miglior film straniero agli ultimi Academy Awards arriva nei nostri cinema solo ora: leggendo la trama sembra che il film abbia tutte le carte in regola per essere davvero interessante, ma sarò disposto, una volta tornato, a vederlo e a far fronte alla probabile pesantezza?


Equals di Drake Doremus

Ennesimo film su un ipotetico futuro distopico in cui gli umani sono privati dei loro sentimenti, con un'attrice come Kristen Stewart che faccio fatica a sopportare ed un attore che, invece, non ho ancora ben capito se mi piaccia o meno come Nicholas Hoult. La trama sa di già visto, potrebbe comunque meritarsi una visione.


Le sorelle perfette di Jason Moore

Una commedia fresca e leggera per questo clima caldissimo con due protagoniste come Tina Fey e Amy Poehler che mi hanno sempre fatto parecchio ridere. So già che finirò per vederlo, anche se non mi aspetto un granchè.


Lights Out - Terrore nel buio di David F. Sandberg


Il corto da cui è tratto questo film penso sia una delle cose più geniali, in grado di costruire la tensione e di mescolare horror e commedia mai viste negli ultimi tempi. E pensare che dura solamente due minuti e mezzo. Temo che la genialità del corto si possa perdere con un lungometraggio, ma la visione non gliela toglie nessuno a questo film!


Al cinema dal 11/08

Il drago invisibile di David Lowery

Film prodotto dalla Disney che sembra non promettere molto bene, sembrando più che altro un accozzaglia di effetti speciali e di buonismo. Forse più adatto ad un pubblico più piccolo e io, sinceramente, non ce la posso fare.


Suicide Squad di David Ayer


Margot Robbie e tanti altri attori secondari in un film in cui i cattivi diventano i supereroi. Dopo il geniale trailer sulle note di Bohemian Rapsody dei Queen e le critiche non particolarmente positive in arrivo dall'altra parte dell'Oceano, io continuo con la mia politica del finchè non vedo non credo. E comunque c'è Margot Robbie, quindi preferisco vedere.

martedì 2 agosto 2016

NOTTE HORROR ON THE BLOG AGAIN - ... e tu vivrai nel terrore! L'aldilà di Lucio Fulci (1981)

Come avrete notato oggi il blog - prima delle meritate vacanze che arriveranno a fine settimana - ha pubblicato un po' in ritardo. Perchè, vi sarete chiesti (o come invece immagino ve ne sarete sbattuti altamente). Perchè siamo giunti alla terza edizione di "Notte Horror on the Blog", la rassegna organizzata da noi blogger nelle notti d'estate in cui pubblichiamo a turno una recensione alle 21 e una alle 23 di uno dei film trasmessi dallo Zio Tibia nelle notti d'estate di qualche anno fa e oggi è proprio il mio turno, nel quale parlerò di uno dei film più chiacchierati da parte degli appassionati di horror, "... e tu vivrai nel terrore! L'aldilà" di Lucio Fulci, film che io, colpevolmente, ancora non ero mai riuscito a vedere. E quale occasione migliore di questa ovviamente?


Italia 1981
Titolo Originale: ... e tu vivrai nel terrore! L'aldilà
Regia: Lucio Fulci
Sceneggiatura: Dardano Sacchetti, Giorgio Mariuzzo, Lucio Fulci
Cast: Catriona MacColl, David Warbeck, Cinzia Monreale, Antoine Saint-John, Veronica Lazar, Al Cliver, Michele Mirabella, Giampaolo Saccarola, Laura De Marchi, Lucio Fulci, Giovanni De Nava, Anthony Flees, Maria Pia Marsala, Roberto Dell'Acqua, Gilberto Galimberti
Durata: 86 minuti
Genere: Horror

Da appassionato di horror quale sono - se andate a vedere sul conto delle recensioni per genere sulla colonna di sinistra di questo blog vedete che è la categoria cinematografica più battuta qui dentro - non sono mai riuscito, purtroppo, ad approfondire quella che negli anni passati è stata una delle più grandi fucine di talenti per quel che riguarda i registi italiani. Da questo punto di vista, purtroppo, la mia preparazione si limita ai lavori di Dario Argento - che apprezzo se ci limitiamo ai lavori degli anni settanta e ottanta - e ad un paio di visioni di film di Mario Bava. Non molto apprezzato dalla critica, d'altronde qua in Italia spesso e volentieri viviamo di rivalutazioni di grandi artisti del passato, Lucio Fulci è riconosciuto quasi all'unanimità come uno dei più grandi esponenti del cinema di genere all'italiana.

In un lavoro come "... e tu vivrai nel terrore! L'aldilà", Lucio Fulci riesce con delle immagini spaventose ad esprimere una sua grande idea di cinema, con un film che non si concentra quasi per nulla sulla sceneggiatura, ma sul mostrare delle immagini simboliche, anche di difficile interpretazione, sempre con un'idea registica ben precisa in mente: quella di impressionare lo spettatore, apparentemente senza alcun fine - o forse il fine di tale impressione lo dovrò capire con eventuali ulteriori visioni -, ma comunque riuscendo anche senza una trama lineare o uno svolgimento della sceneggiatura che aiuti lo spettatore a cercare una chiave di lettura per il film, a rimanere ben impresso nella mente. L'intento del regista forse non sarà ben chiaro all'inizio e forse potrebbe sembrare un po' troppo semplicistico ridurlo solamente a quello che è il valore artistico della pellicola e forse per capirlo meglio sarebbe indicato vedersi l'intera trilogia dedicata al tema della morte e non solo il capitolo centrale.

In mezzo dunque ad un'ambientazione che ha quel non so che di onirico, ad un utilizzo degli effetti speciali sapiente e, per quanto antiquato, ancora parecchio efficace, soprattutto con una enorme quantità di sangue utilizzato e di scene davvero rivoltanti, ci troviamo davanti ad un film che, nonostante le critiche negative ricevute all'epoca della sua uscita, ha avuto qualcosa da dire alla storia del cinema italiano, grazie ad una tecnica che rasenta la perfezione e a delle musiche incalzanti che oltre ad inquadrarsi perfettamente nel periodo storico a cui appartengono - alla fine lo stile delle colonne sonore dell'epoca è inequivocabile - riescono a contestualizzare alla perfezione ciò che sta accadendo sullo schermo contribuendo a dare allo spettatore una costante sensazione di orrore verso le immagini che sta guardando. "... e tu vivrai nel terrore! L'aldilà" risulta dunque essere un capolavoro che col passare del tempo non ha perso il suo effetto sullo spettatore, un grande cult della nostra cinematografia che rimarrà tale ancora per moltissimo tempo.

Voto: 9

Appuntamento alle 23 con la recensione di "Killer Klowns from Outer Space" curata dal blog Bara Volante.

Per recuperare le recensioni andate in onda le settimane scorse, sarà sufficiente cliccare sui link seguenti (i link verranno aggiornati nel corso delle settimane).

5 luglio 2016
Ore 21: Solaris - Funny Games
Ore 23: Recensioni ribelli - Milo

12 luglio 2016
Ore 21: In central Perk - Scream
Ore 23: The Obsidian Mirror - The Whisperer in Darkness

19 luglio 2016
Ore 21: Combinazione casuale - Frailty: Nessuno è al sicuro
Ore 23: Director's Cult - Nightmare: Dal profondo della notte

26 luglio 2016
Ore 23: Cinquecento film insieme - La terra dei morti viventi

2 agosto 2016
Ore 21: Non c'è Paragone - ... e tu vivrai nel terrore! L'aldilà
Ore 23: Bara volante - Killer Klowns from Outer Space

Sul banner sottostante trovate il programma completo della rassegna!


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