lunedì 31 ottobre 2016

MOVIES FOR HALLOWEEN - IL RIASSUNTONE

Siamo arrivati dunque alla fine di questa breve rassegna di recensioni dedicate al cinema horror, con consigli su film da guardare, o da evitare, se siete delle persone che collegate Halloween alla visione di film horror, come sono sempre stato io. Come al solito ecco qui riunite, in un unico post, tutte le recensioni che sono state scritte in questi giorni, e, per rinfrescare la memoria, anche quelle degli anni passati, in modo da avere una rosa più ampia di film da scegliere. Oppure, ancora meglio, uscite, come farò io: non per godermi una festa che non apprezzo particolarmente se non per la cinematografia ad essa collegata, ma quanto meno perchè domani si sta a casa dal lavoro - ehggià... io non ho fatto ponte - e quindi l'occasione va sfruttata al 100%.


Movies for Halloween 2016




Movies for Halloween 2015




Movies for Halloween 2014


MOVIES FOR HALLOWEEN 2016 - Rosemary's Baby di Roman Polanski (1968)


USA 1968
Titolo Originale: Rosemary's Baby
Regia: Roman Polanski
Sceneggiatura: Roman Polanski

Cast: Mia Farrow, John Cassavetes, Ruth Gordon, Sidney Blackmer, Maurice Evans, Ralph Bellamy, Angela Dorian, Patsy Kelly, Elisha Cook Jr., Emmaline Henry, Charles Grodin, Hanna Landy, Phil Leeds, D'Urville Martin, Hope Summers, Marianne Gordon, Wende Wagner, Walter Baldwin, Patricia O'Neal, Charlotte Boerner, Gail Bonney, 

Carol Brewster, Jean Inness, Lynn Brinker, Sebastian Brook, Gordon Connell, Patricia Ann Conway, Tony Curtis, Almira Sessions, Michael Shillo, Clay Tanner, Viki Vigen, Frank White

Durata: 136 minuti
Genere: Horror, Drammatico

Per terminare questa breve rassegna dedicata ai film horror per la notte di Halloween - quella festa che i cattonazisti odiano perchè dedita ai sabba e all'adorazione del demonio -, dopo avervi proposto un horror orientale come "Scomparse", un horror fantascientifico come "Punto di non ritorno" e un horror drammatico come "Goodnight Mommy" - finora l'unico a guadagnarsi i miei consensi dei tre di cui ho parlato -, vi avevo promesso che la recensione di oggi sarebbe stata dedicata ad un capolavoro senza tempo, un grandissimo classico del cinema horror che viene spesso e volentieri citato dagli appassionati del genere e di cui ancora non vi avevo parlato su questo blog. Oggi è dunque il turno di quello che da molti è considerato il miglior film diretto dal regista Roman Polanski, da sempre garanzia di grandissima qualità e che arriva nella carriera del regista dopo un altro horror - dai toni sicuramente più leggeri - sicuramente anch'esso interessante quale è stato "Per favore non mordermi sul collo", film che vidi alle scuole medie nel periodo in cui stavamo proprio preparando uno spettacolino teatrale a tema vampiresco.

La trama di "Rosemary's Baby" penso sia nota più o meno a tutti, ma non fa mai male ripeterla: Guy e Rosemary Woodhouse, rispettivamente interpretati da John Cassavetes e Mia Farrow, si sono appena trasferiti a New York, in cerca di casa. Lui aspira a una carriera di attore florida e soddisfacente, mentre lei è appena uscita dal college. I due decidono dunque di trasferirsi in un appartamento che si trova in un palazzo abitato prevalentemente da anziani, tra i quali ci sono i coniugi Roman e Minnie Castevet, con i quali i due protagonisti iniziano a coltivare un rapporto di grande complicità, partecipando a cene ed con la coppia di coniugi che, una volta ottenuta la loro fiducia, regala a Rosemary un amuleto contenente una radice di Tammis. Mentre la carriera di Guy ha una svolta molto positiva, Rosemary rimane incinta a seguito di un rapporto avuto con il marito in una data ben precisa da lui scelta.

Difficile come sempre parlare di un grande classico della cinematografia, considerato da tutti un capolavoro, senza dire banalità o cose già dette, eppure i motivi per cui la pellicola è rimasta un grande classico della storia della cinematografia horror dovrebbero essere sugli occhi di tutti. Innanzitutto la scelta del regista è stata quella di narrare una vicenda con risvolti drammatici, basata però su alcuni eventi soprannaturali, una scelta che poi, in qualche modo, è stata ripresa da tutta una serie di film futuri tra cui spicca con tutte le sue analogie "L'avvocato del Diavolo", soprattutto per quel che riguarda la rivelazione finale su ciò che ha portato tanto successo a Guy e sulla situazione in cui si trova a vivere Rosemary, vista un po' come una donna con alcune paranoie dovute alle difficoltà di adattarsi ad una vita totalmente nuova con persone ambigue che le stanno attorno.

"Rosemary's Baby", nonostante sia considerato un grande classico della cinematografia horror, paradossalmente, non contiene tutti quegli elementi che fanno parte di questo tipo di cinematografia. Innanzitutto la scelta del regista è quella di creare un film che abbia sì degli elementi soprannaturali piuttosto evidenti, ma che si concentri maggiormente su quelli che sono gli aspetti umani della vicenda: la difficoltà di Rosemary di portare avanti una gravidanza che non parte sotto i migliori auspici sin dal giorno del concepimento, il fatto di essere circondata da persone ambigue, pronte a tenerla su un palmo di mano, ma risultando sempre parecchio inquietanti nei modi e nelle azioni che compiono. In secondo luogo si può dire senza mezzi termini che "Rosemary's Baby" non abbia per nulla contribuito alla creazione dei clichè del cinema horror che spesso e volentieri vengono abusati al di là di ogni logica: il film è un horror parecchio atipico, in grado di inquietare lo spettatore, senza mai però farlo spaventare in maniera eccessiva, ma rimanendo comunque una buona fonte di riflessione quando la visione è terminata e si ripensa a ciò che si è appena visto.

Voto: 10

venerdì 28 ottobre 2016

MOVIES FOR HALLOWEEN 2016 - Goodnight Mommy di Severin Fiala, Veronika Franz (2014)


Austria 2014
Titolo Originale: Ich seh, Ich seh
Regia: Severin Fiala, Veronika Franz
Sceneggiatura: Severin Fiala, Veronika Franz
Cast: Susanne Wuest, Elias Schwarz, Lukas Schwarz
Durata: 98 minuti
Genere: Drammatico, Horror

Per il terzo e penultimo appuntamento con questa breve rassegna dedicata ai film consigliati per Halloween è ora di parlare di una pellicola passata parecchio qua in sordina qua in Italia nei cinema ad Agosto, ma per la quale alcuni blogger della rete tra la fine del 2015 e l'inizio dell'anno in corso avevano visto un ottimo potenziale. E vista la volontà di affrontare diversi titpi di film horror, dopo aver visto un horror orientale come "Scomparse" e un horror fantascientifico come "Punto di non ritorno" - entrambi gentilmente offerti da Netflix - oggi è tempo di parlare di un horror psicologico, mentre Lunedì, proprio nel giorno di Halloween, verrà dato spazio ad un grande classicone che sta a voi indovinare.

"Goodnight Mommy" è un film austriaco diretto dalla coppia di registi Severin Fiala e Veronika Franz e ci parla di due fratelli che devono far fronte al ritorno a casa della madre, in seguito ad un'operazione di chirurgia plastica al volto. I due gemelli, Elias e Lukas, rispettivamente interpretati da Elias e Lukas Schwarz, sembrano vivere quasi in simbiosi, ma dopo pochi giorni dal ritorno a casa della madre, con il volto interamente ricoperto di bende, cominciano a non essere del tutto convinti che la donna che sta in casa con loro non sia la loro madre, ma una sorta di usurpatrice che si è stabilita nella loro casa e che non sembra trattare entrambi i figli in maniera equa. Più che un horror classico "Goodnight Mommy" si rivela presto essere un dramma psicologico con risvolti horror, in grado sia di inquietare il pubblico sia di farlo emozionare e commuovere.

Essendo un film da cui è facile farsi ingannare, bisogna superare l'ostacolo di una prima metà che oltre ad avere un ritmo particolarmente lento, presenta la trama quasi come se si trattasse di un semplice home invasion, con protagonisti i due bambini e antagonista principale una presunta madre con il volto completamente bendato. E siccome è praticamente impossibile parlare del film senza fare spoiler, dato che il significato sta tutto nel finale, decido di non trattenermi, ma almeno vi avviso.

[ATTENZIONE SPOILER CHE POTREBBE ROVINARVI LA VISIONE DELL'INTERO FILM]
Nel finale il film si rivela per quello che è realmente: un film che fino ad allora ha inquietato grazie a sapienti inquadrature e ritmi lentissimi si rivela essere una storia sull'elaborazione del lutto da parte di un ragazzino che, in un incidente che non viene mai ben precisato, ha perso il suo gemello, ma continua a vivere come se lui fosse sempre lì con lui. Un colpo di scena che in realtà è parecchio telefonato, dato che la madre parla sempre con uno dei due figli e sembra ignorare sempre l'altro, ma questo atteggiamento porta ad una risposta davvero straziante. Quello che era partito come un buon horror, si rivela dunque essere un film emozionante, che ci parla in maniera interessantissima di quello che è l'amore di una madre per un figlio, ma soprattutto di quello che è il rapporto tra due gemelli, da sempre abituati a vivere in due come se fossero una cosa sola.
[FINE SPOILER CHE POTREBBE ROVINARVI LA VISIONE DEL FILM]

Voto: 7,5

giovedì 27 ottobre 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Nel giorno in cui escono i nuovi film della settimana al cinema, il blog si prende una pausa dalla rubrica dedicata ai film horror in occasione di Halloween per esprimere tutti i pregiudizi relativi alle dieci pellicole che escono questa settimana!


Doctor Strange di Scott Derrickson


Film della Marvel in uscita questa settimana dedicato ad un personaggio che non conosco quasi per nulla. Conosco però abbastanza bene l'attore protagonista Benedict Cumberbatch, che mi piace molto come attore, così come il regista Scott Derrickson autore prevalentemente di film horror, alcuni dei quali mi hanno convinto, mentre altri molto meno. Sarà all'altezza di un film della Marvel che possa veramente spaccare?


Enclave di Goran Radovanovic

Pellicola ambientata in Kosovo con protagonista un bambino che abita con il padre e con il nonno a cui è molto affezionato. Un film che si preannuncia parecchio pesante e difficile da digerire, ma sicuramente importante per il tema che vuole trattare. Da qui all'essere un film bello però ce ne passa.


In guerra per amore di Pif

Il primo film di Pif, "La mafia uccide solo d'estate", mi era piaciuto abbastanza. Sarà in grado il giovane regista e giornalista di confermarsi anche con il suo nuovo lavoro? Certamente un film da vedere, per la curiosità sul regista... e soprattutto per Miriam Leone


La ragazza senza nome di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne

Non ho una conoscenza particolarmente approfondita del cinema dei fratelli Dardenne, ma ricordo abbastanza bene "Due giorni, una notte", che non mi aveva particolarmente convinto. QUesto film si preannuncia però essere parecchio interessante, anche se la trama non sembra essere proprio il massimo dell'innovazione.


Ouija: L'origine del male di Mike Flanagan

"Ouija" mi aveva fatto abbastanza cagare un paio di anni fa. Questo sequel, che sembra però prendere tutt'altra strada rispetto al capitolo precedente, non parte dunque sotto i miei migliori auspici. Eppure il buon Mike Flanagan, già regista di due film da me abbastanza adorati come "Oculus" e "Somnia", potrebbe riuscire a sorprendermi.


Parola di Dio di Kirill Serebrennikov

Nonostante negli ultimi tempi i film a tema religioso li abbia saltati e spernacchiati preventivamente, questo russo sempre a tema religioso che già dalla trama si preannuncia pesantissimo, anzi, pesanterrimo, potrebbe essere la sorpresa della settimana. D'altronde lo scorso anno il terzo posto della mia classifica cinematografica era stato occupato proprio da "Kreuzweg - Le stazioni della fede", quindi non si sa mai...


Racconto calabrese di Renato Pagliuso

Film italiano che in questa settimana in cui c'è già l'uscita di Pif non è che mi ispiri particolarmente.


Saint Amour di Benoît Delépine, Gustave de Kervern

Le commedie francesi normalmente mi piacciono, dipende da molte cose, ma in buona percentuale mi piacciono. Questa, invece, mi ispira meno di zero.


The Accountant di Gavin O'Connor

Forse abbiamo finalmente un action-thriller che mi potrebbe ispirare. Forse ha contribuito a ciò la pubblicità che gli è stata fatta, o forse la presenza di Ben Affleck - che sono l'unico al mondo a stimare un minimo come attore a quanto pare -, e di Anna Kendrick su cui le mie parole ormai sono finite.


Trolls di Mike Mitchell, Walt Dohrn

Bambinata che mi salto più che volentieri.

mercoledì 26 ottobre 2016

MOVIES FOR HALLOWEEN 2016 - Punto di non ritorno di Paul W. S. Anderson (1997)


USA 1997
Titolo Originale: Event Horizon
Regia: Paul W. S. Anderson
Sceneggiatura: Philip Eisner
Cast: Laurence Fishburne, Sam Neill, Jason Isaacs, Richard T. Jones, Jack Noseworthy, Kathleen Quinlan, Joely Richardson, Sean Pertwee, Holley Chant
Durata: 92 minuti
Genere: Horror, Fantascienza

Per quel che riguarda questo periodo di poco meno di una settimana che, in occasione dell'Halloween che verrà - festa che non festeggio, ma che comunque mi piace parecchio associare ai film horror -, ho deciso di parlare di film horror per tutti i gusti, anche per quelli cattivi. E se ieri ci siamo dati all'horror orientale con il deludente film "Scomparse" che ci propone Netflix, oggi è il turno di un horror fantascientifico decisamente poco riuscito, firmato dal regista Paul W. S. Anderson, regista di grandissime fracassonate rivelatesi poi grandissimi flop al botteghino, e con protagonista Sam Neill, attore che da qualche anno a questa parte fa puzzare di merda qualsiasi produzione in cui compaia, che interpreta uno scienziato particolarmente antipatico, roba che la peste bubbonica gli farebbe un baffo e ve lo sta dicendo uno a cui i personaggi antipatici normalmente piacciono anche.

"Punto di non ritorno" è un film ambientato nel 2047, un'epoca in cui, per raggiungere un luogo remoto dell'Universo è stata creata una tecnologia che permette di curvare lo spazio tempo per creare un buco nero artificiale che renda praticamente istantanei trasporti che teoricamente potrebbero durare anni luce. Da notare che fino a 20 anni fa i cineasti americani avessero una gran fiducia nell'umanità: questi fantasticavano sullo studio di certe tecnologie solo per il 2047, quando ancora abbiamo navicelle spaziali che a causa di errori software si spengono inspiegabilmente poco prima di arrivare sull'atmosfera di Marte. Dalla navicella spaziale Event Horizon, scomparsa nello spazio profondo sette anni prima, arriva un segnale di soccorso e i nostri eroi sono costretti ad andare a riprendersela curvando lo spazio tempo e creando il famoso buco nero artificiale. Una volta saliti sulla navicella non vi è nessuna traccia umana, ma i nostri protagonisti, che sono uno meno interessante e più stupido dell'altro, cominciano ad avere delle strane visioni e le poche testimonianze che trovano sugli astronauti che erano sulla Event Horizon, raccontano storie di morte particolarmente raccapriccianti.

Risulta facile comprendere, sin dall'inizio della narrazione, quanto "Punto di non ritorno" sia un film sbagliato in tutto e per tutto: innanzitutto la scelta degli attori non è stata certo delle più azzeccate, dato che il grande budget con cui sono stati fatti degli effetti speciali antiquati anche per il 1997 permetteva magari di spendere qualche dollaro in più per far recitare con più voglia gli attori con cui si trovava il regista. In secondo luogo ciò che veniamo a scoprire alla metà della pellicola è quanto di più agghiacciante, cinematograficamente parlando, abbia mai visto. Il buco nero artificiale creato grazie alla curvatura spazio temporale - ancora non mi capacito dell'infinita fiducia avessero i produttori di cinema di fantascienza 19 anni fa - ha portato i nostri stupidi protagonisti in un luogo che li mette di fronte alle loro colpe e che gliele fa pagare con visioni devastanti per la mente umana. Sarà mica quel luogo che tutti state pensando, ma non avete il coraggio di dire ad alta voce? Ebbene sì, è proprio quel luogo dove vanno tutte quelle persone che festeggiano Halloween e che, come è ovvio che sia, sono dediti a riti di sangue e sacrifici umani. Ed è anche il luogo dove vanno quelli che fanno spoiler nelle recensioni senza avvisare... ma tanto quello spazietto per loro in quel luogo lo hanno già preparato.

Voto: 3

martedì 25 ottobre 2016

MOVIES FOR HALLOWEEN 2016 - Scomparse di Hae-young Lee (2015)

Anche quest'anno, per il terzo anno consecutivo, ho deciso di fare una cosa che non fa nessun blog, ma proprio nessuno: dedicare una rubrica ai film consigliati per Halloween, quella festa americana che sta tanto sulle palle a quei cattolici integralisti che "Halloween è la festa di Satana! Celebrate l'amore del Signore!", ma anche a quegli italioti populisti e gientisti - la "i" sbagliata è fortemente voluta - che "Celebbriamo le feste itagliane, celebbriamo il primo di Novenbre - festa itaglianissima tralaltro -, lasciamo le americanate agli AmErIcAnI! Quando c'era LVI!!!". Ergo, se doveste appartenere a una di queste due categorie, prego, astenersi dal rompermi le palle. Se invece non ve ne frega nulla e volete solo sapere dei film, continuate a leggere. Così come se - come io non sono affatto, tra l'altro - siete appassionati della festa di Halloween, continuate pure a leggere!


Corea del Sud 2015
Titolo Originale: 경성학교: 사라진 소녀들 (Gyeongseong Hakgyo: Sarajin Sonyeodeul)
Regia: Lee Hae-young
Sceneggiatura: Lee Hae-young
Cast: Park Bo-young, Uhm Ji-won, Park So-dam, Kong Ye-ji, Joo Bo-bi, Shim Hee-seop, Park Seong-yeon, Ko Won-hee
Durata: 99 minuti
Genere: Horror

Tra le proposte del cinema horror di Netflix, che per ora sono ancora abbastanza soddisfacenti, condite più che altro o da vecchi film visti e rivisti oppure da nuove proposte di scarsa qualità, mi è stato consigliato da un amico di vedere "Scomparse", film sud coreano che dalla lettura della trama e dal trailer prometteva di essere abbastanza inquietante e disturbante. La mia passione per il cinema horror orientale poi - che purtroppo da un po' di tempo ho abbandonato, ma mi riprometto di recuperare qualche altro grande cult nel corso dei prossimi tempi - ha fatto il resto, convincendomi a vedere una pellicola che da una parte prometteva quanto già detto, mentre dall'altra non sembrava discostarsi da quelli che sono i canoni del cinema di quelle terre a noi tanto lontane la cui cultura influenza moltissimo la produzione di film horror veramente interessanti e molto diversi da quelli che sono i canoni occidentali.

"Scomparse", titolo adattato in questo modo da Netflix, che però ci propone la visione in lingua originale con i sottotitoli - altra cosa che a me sta benissimo a dir la verità - è ambientato in un collegio in cui le ragazze con maggiori capacità atletiche vengono invitate a Tokyo per proseguire gli studi, ma alcune di loro scompaiono misteriosamente, mentre altre mostrano uno strano aumento delle proprie capacità, sia a livello di forza sia a livello di prestazioni. Una partenza abbastanza buona che alterna momenti inquietanti ad altri un po' più riflessivi accompagnati da una parte da musiche parecchio malinconiche e dall'altra dal fatto che ci viene reso abbastanza difficile carpire le emozioni delle protagoniste. Ci sono momenti buoni che sicuramente non rivoluzionano la storia del cinema, ma che sicuramente non sono male a livello visivo e registico.

Un buon lavoro di introduzione della vicenda che però, purtroppo, viene malamente sprecato nelle sequenze finali: la spiegazione del mistero sulla sparizione di alcune delle ragazze risulta essere da una parte parecchio forzata, mentre dall'altra assolutamente banale. Non che il lavoro fatto precedentemente sulla pellicola fosse miracoloso o da capolavoro, ma quanto meno era dignitoso e il finale, che sembra essere messo abbastanza a casaccio, non si lega bene con la parte iniziale del film, smorzando completamente la tensione iniziale e facendola praticamente azzerare. Tutto ciò che di paranormale - e mediamente inquietante - era stato creato con la prima parte, va scemando con la seconda: in pratica, un buon potenziale completamente buttato nel finale.

Voto: 5+

lunedì 24 ottobre 2016

Halt and Catch Fire - Stagione 3

Halt and Catch Fire
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 10
Creatore: Christopher Cantwell, Christopher C. Rogers
Rete Americana: AMC
Rete Italiana: Inedita
Cast: Lee Pace, Scoot McNairy, Mackenzie Davis, Kerry Bishé, Toby Huss, Annabeth Gish, Manish Dayal, Matthew Lillard
Genere: Drammatico

Dopo due stagioni di altissimo livello, torna l'appuntamento estivo da me più atteso, almeno televisivamente parlando, con "Halt and Catch Fire", che parla del mondo di cui faccio parte in una maniera più che innovativa soprattutto creando delle storie interessanti e delle interazioni tra i diversi personaggi di altissimo livello. Dopo aver recuperato la prima stagione nel corso dell'annata passata ed essermi goduto la seconda stagione durante la messa in onda, ecco che con questa terza si finisce per avere tutte le conferme necessarie per poter affermare che gli autori di questa serie sanno davvero quello che vogliono fare e quello che stanno facendo nel corso di queste annate. Se la seconda stagione, andata in onda lo scorso anno, si era guadagnata il secondo poto nella mia personalissima classifica delle serie TV dell'anno, è stata un quasi capolavoro assoluto della serialità contemporanea, con questa terza i nostri programmatori e commerciali preferiti avranno confermato le buone cose fatte o avranno subito un calo?

Il termiJoe MacMillan, personaggio interpretato magistralmente da Lee Pace che avevamo imparato ad adorare e ad odiare allo stesso tempo, perchè capace di alternare le sue doti visionarie riguardo a ciò che accade nel mondo dell'informatica, ma è anche perfettamente in grado di manipolare chi gli sta intorno mantenendo comunque la sua componente umana molto interessante per il pubblico, che ne rimaneva affascinato e ovviamente anche manipolato. Buona parte della vicenda di questa stagione si concentra su Mutiny, l'azienda fondata da Cameron, sempre interpretata dalla splendida Mackenzie Davis, e da Donna - Kerry Bishè - e la cui sopravvivenza viene messa a dura prova dagli scontri a livello gestionale che avvengono tra le due, entrambe donne forti desiderose di gestire la propria creatura ognuna a proprio modo.
ne della seconda stagione spostava la narrazione in quel di Los Angeles con una apparente estromissione dai giochi per

Il risultato finale di questa terza stagione è che, fondamentalmente, era impensabile mantenersi sugli stessi livelli raggiunti dalla seconda stagione: se il precedente ciclo di episodi si era rivelato un vero e proprio capolavoro, in questo ci si limita a creare una bella storia, anzi, forse bellissima, ma la cui evoluzione non è altrettanto interessante. Insomma, abbiamo la definitiva dimostrazione che gli sceneggiatori di "Halt and Catch Fire" siano umani, ma comunque degli umani molto molto bravi: invece che un capolavoro della serialità, hanno creato una stagione bella, ma in modo più normale. Insomma, una specie di stagione di transizione, in cui la cosa che fa storcere maggiormente il naso è proprio la distanza di Joe MacMillan da quelle che sono le vicende principali di questa stagione, anche se a dirla tutta pure la sua storia "da solista" è particolarmente interessante.

Le prospettive per una quarta stagione di alto livello però ci sono tutte: nella bellissima normalità di questa terza stagione, gli sceneggiatori hanno avuto la coraggiosissima idea di far chiudere il cerchio non con il season finale, ma con l'ottavo episodio, dedicando gli ultimi due ad un flash forward della bellezza di quattro anni in cui vengono ricapitolate brevemente le vicende e le evoluzioni di tutti i personaggi principali che, finalmente, si riuniscono. Il vero colpo di genio in questa terza stagione è stato dunque il doppio season finale, che in realtà sarebbe potuto tranquillamente essere la doppia premiere della prossima stagione: un finale devastante a livello emotivo ed in grado di fare una sintesi perfetta di tutto ciò che non abbiamo visto nel corso dei quattro anni che non ci vengono narrati. Insomma, gli ultimi due episodi sono stati una vera e propria chicca, forse i singoli episodi di una serie migliori mai visti in questa annata televisiva.

Voto: 8-

giovedì 20 ottobre 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Dopo la settimana cinematograficamente dominata al botteghino dall'uscita di Inferno, il terzo film tratto dalla saga di romanzi di Dan Brown dedicata al personaggio di Robert Langdon, ci catapultiamo in un nuovo weekend in  cui sono in uscita ben otto film, tutti di medio interesse, con forse solo uno che potrà essere in grado di spaccare per quanto riguarda l'annata cinematografica in corso. Vediamo però quali sono queste uscite e analizziamole in base ai miei pregiudizi!


Il Missionario - La preghiera come unica arma di Marcelo Torcida

Film ambientato in Paraguay, vincitore di premi su premi in giro per il mondo, ma che, a detta di molti non addetti ai lavori, sembra essere un film con tantissimo fumo e pochissima sostanza. Essendo poi il tema trattato a sfondo religioso e non essendo un addetto ai lavori, decido di fidarmi dei miei pari a e di lasciare la visione del film a voialtri.


I Babysitter di Giovanni Bognetti

Un film con Francesco Mandelli e Paolo Ruffini, soprattutto in un periodo in cui i film da vedere sono molti e il tempo sempre meno, non posso proprio guardarlo. Anche questo, se proprio ci tenete, guardatevelo voi!


American Pastoral di Ewan McGregor


Il primo film da regista per Ewan McGregor porta con sè grande curiosità e una critica che lo ha accolto in maniera piuttosto tiepida. Va dato atto all'attore e regista di aver voluto portare su schermo uno dei romanzi che, a detta di molti, è uno dei più complessi e sfaccettati della letteratura americana. Quindi, preventivamente, va premiato il coraggio e questo film va visto. Giudicheremo poi!


Cicogne in missione di Nicholas Stoller, Doug Sweetland

Ecco che in questa settimana viene lasciato il giusto spazio anche ai film per bambini. E, anche in questo caso, visto che il trailer non è certo nulla di memorabile, lascio la visione ai più piccoli sperando che possano godersela.


Jack Reacher 2: Punto di non ritorno di Edward Zwick

Non ho visto il primo e, visto che si tratta di un film di dura e pura azione, non ho nemmeno voglia di recuperarlo per poter vedere il secondo senza problemi di consecutio. Lascio, anche in questo caso, la visione ai fan del genere d'azione, io me la risparmio volentieri.


Pay the Ghost di Uil Edel

Visto il livello dei film a cui ha partecipato il buon Nicholas Cage nell'ultimo periodo non c'è da stupirsi se, anche in questo caso, lascio godere la visione ai pochi fan in giro per il mondo che gli sono rimasti. Oppure anche a quelli che si divertono un mondo a vederlo recitare malissimo.


Piuma di Roan Johnson

Un trailer davvero intrigante accompagna un film italiano, l'ennesimo in questa annata, che si preannuncia parecchio interessante e fresco a livello di contenuti. Potrebbe anche, a sorpresa, rivelarsi la visione più interessante di questa settimana che non è proprio nelle mie corde a livello di uscite cinematografiche.


Io, Daniel Blake di Ken Loach

Ken Loach è uno di quei registi che piacciono a molti appassionati di cinema, ma sul quale ho delle lacune decisamente clamorose. Si dà il caso che, probabilmente, potrei anche iniziare a recuperare qualche suo film proprio grazie alla visione di questo.

mercoledì 19 ottobre 2016

Inferno di Ron Howard (2016)

USA, Italia 2016
Titolo Originale: Inferno
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: David Koepp
Cast: Tom Hanks, Felicity Jones, Irrfan Khan, Omar Sy, Ben Foster, Sidse Babett Knudsen, Ida Darvish, Ana Ularu, Jon Donahue, Fortunato Cerlino, Fausto Sciarappa, Francesca Inaudi
Durata: 121 minuti
Genere: Thriller

Da persona mediamente appassionata dei romanzi di Dan Brown, soprattutto per quel che riguarda quei quattro che vedono protagonista Robert Langdon, non potevo certo perdermi il film di "Inferno", terzo della saga cinematografica e quarto di quella letteraria - al cinema "Il simbolo perduto" è stato bellamente e giustamente saltato -, diretto dal regista Ron Howard e con protagonista il solito Tom Hanks, questa volta affiancato dalla Felicity Jones salita alla ribalta internazionale grazie all'ottima interpretazione in "La teoria del tutto". Un film tratto, tra le altre cose, da un libro che non mi aveva particolarmente entusiasmato, soprattutto se confrontato con i ben più freschi "Il codice Da Vinci" e "Angeli e demoni", entrambi in grado di rapire la mia attenzione dall'inizio alla fine, cosa che l'ultimo romanzo di Dan Brown non è riuscita del tutto a fare.

Come ben saprete, anche se poche sono state le volte in cui mi sono recato al cinema a vedere un film di cui avevo letto anche il libro - sì, lo so, non è che sia un grandissimo lettore -, non sono per nulla un fanatico dell'aderenza dell'opera cinematografica a quella che è la narrazione del romanzo, a patto però che non ne venga travisato il messaggio e il suo significato. E da questo punto di vista "Inferno" presenta tutti i pregi e anche tutti i difetti del romanzo da cui è tratto: da una parte il ritmo è forsennato, un po' come nello stile di questo tipo di film, la narrazione procede in maniera veloce e accattivante e i vari enigmi che si trovano davanti i due protagonisti Robert Langdon e la dottoressa Sienna Brooks si susseguono in maniera interessante così come interessante è vedere la loro risoluzione, nonostante chi ha letto il libro già la conosca. Conformità con il romanzo a parte, anche il comparto tecnico è di altissimo livello, effetti speciali bellissimi e una Felicity Jones che riesce ad offuscare, sia grazie alla sua infinita bellezza, sia grazie ad una interpretazione di buon livello, il suo compare Tom Hanks, che tra l'altro vedremo moltissimo al cinema nel prossimo periodo in film che si preannunciano piuttosto interessanti.

Così come i pregi della pellicola sono gli stessi del romanzo, anche i difetti che ho ritrovato nella visione sono, bene o male, gli stessi del romanzo: la ricerca spasmodica del colpo di scena, talvolta anche assurdo e poco giustificato, alla lunga stufa, tanto che prima o poi gli spettatori - ma anche i lettori - iniziano a capire che non si devono fidare di nessun personaggio e che, bene o male, nulla è come sembra. Il colpo di scena va cercato e costruito dall'inizio alla fine - come in "The Others", per dire, in cui rivedendo il film una seconda volta capisci quanto questo ti fosse stato letteralmente sbattuto in faccia -, non messo in un punto in cui la storia ha un momento di stanca e va risollevata. Il fatto poi di narrare la vicenda in tre luoghi diversi tra loro fa sì che il film si concentri moltissimo sulla prima parte ambientata a Firenze, per poi sbrigare in maniera quasi frettolosa le due successive ambientate a Venezia e a Istanbul.

Voto: 6,5

Eppure, alla fine del film, io sono uscito dalla sala... incazzato, anzi incazzatissimo.
[ATTENZIONE SPOILER GIGANTESCO]
Come già detto all'inizio di questa recensione, io non mi ritengo un book-nazi, però pretendo che i cambiamenti apportati alla storia siano un minimo giustificati o, quanto meno, migliorino quello che è il risultato finale della storia. Laddove il romanzo finiva con un fallimento da parte di Langdon, con il virus che - altro colpo di scena - si rivela una specie di sterilizzante globale e non un virus mortale, nel film tutto questo è tralasciato, con Ron Howard che decide di essere un buonista americano e di narrare la storia di un bravissimo americano che salva il mondo da una bomba contenente un virus mortale. Niente di più sbagliato, il finale che viene fuori in questo film travisa il significato del finale del romanzo e sono proprio cambiamenti di questo tipo che io tollero di meno. Insomma, un peccato far finire in questo modo un film che dall'inizio alla fine si comporta mediamente bene, ma che, nel finale, spreca un bel po' del buon lavoro fatto fino a quel momento.
[FINE SPOILER GIGANTESCO]

martedì 18 ottobre 2016

L'uomo che vide l'infinito di Matt Brown (2015)

Regno Unito 2015
Titolo Originale: The Man Who Knew Infinity
Regia: Matt Brown
Sceneggiatura: Matt Brown
Cast: Dev Patel, Jeremy Irons, Toby Jones, Stephen Fry, Jeremy Northam, Devika Bhise, Arundhati Nag, Kevin McNally, Richard Johnson, Anthony Calf, Enzo Cilenti, Shazad Latif
Durata: 108 minuti
Genere: Drammatico, Biografico

I miei studi al Liceo Scientifico, ma soprattutto quelli di Ingegneria Informatica all'Università, mi hanno portato a dare un grande valore alla matematica. Nonostante non mi sia mai addentrato in maniera seria nei meandri della matematica pura, quella che si studia a livello accademico e che contiene delle difficoltà difficilmente sopportabili per una mente così attaccata a ciò che è concreto e tangibile come la mia, il mondo dei numeri mantiene sempre, su di me, quella buona dose di attrattiva, soprattutto se se ne parla a livello divulgativo. Chi pensa che la matematica sia utile nel momento in cui una persona debba sommare i soldi guadagnati e detrarre quelli spesi sbaglia profondamente, o quanto meno, molto semplicemente, sono quel tipo di persone che della canzone "Notte prima degli esami" di Antonello Venditti ricorda solo la frase "La matematica non sarà mai il mio mestiere": insomma, non ci ha mai capito nulla e sa fare solo due più due, forse. Per tutti questi motivi un film che racconta la vita di un matematico come Srinivasa Ramanujan - che lo dico subito, non conoscevo prima di aver visto questo film - o comunque un film sulla vita di un grande matematico in generale, per me merita la giusta attenzione, a prescindere da quelle che sono le mie aspettative sulla pellicola in questione.

"L'uomo che vide l'infinito" ci narra come già accennato della breve vita del matematico Srinivasa Ramanujan, studente indiano che, una volta trasferitosi in Inghilterra sotto la protezione del suo mentore G. H. Hardy, uno dei più grandi matematici dell'epoca, si ritrova a dover lottare con quello che è il mondo accademico della matematica, un mondo in cui, differentemente da come faceva il protagonista in precedenza, non basta arrivare alla formula corretta, ma bisogna dimostrarne ogni passaggio perchè a questa si possa dare credito. Peccato che Ramanujan, in qualche modo non ben spiegato e non ben comprensibile dai matematici del tempo, riuscisse ad arrivare alla formula finale di un teorema senza passare attraverso i meandri di una dimostrazione coerente, una capacità che venne riconosciuta solamente dal suo mentore, facendogli però perdere credito di fronte agli altri matematici presenti all'interno dell'Università di Cambridge.

Siamo davanti ad una storia interessante, probabilmente poco conosciuta, ma che una persona appassionata del mondo della matematica e dei suoi personaggi più illustri non dovrebbe perdere. Se ci limitassimo solamente all'ambito matematico e accademico della vicenda saremmo sicuramente davanti ad un film valido, che dimostra da una parte amore per la materia, mentre dall'altra non si dilunga mai in troppi tecnicismi poco comprensibili a persone non del mestiere. E' interessante vedere come i due protagonisti lavorino sulle formule enunciate in maniera quasi magica dal protagonista per poterle dimostrare, con Hardy che in qualche modo dimostra sempre grande fiducia verso il suo allievo e verso degli enunciati che non vengono mai da lui dimostrati, ma solamente in qualche modo intuiti.

Se dal punto di vista matematico saremmo davanti ad una buona opera, a non funzionare troppo è il livello cinematografico della vicenda, che tenta di concentrarsi anche sul lato umano dei due protagonisti che, complici delle interpretazioni non proprio all'altezza da parte di Dev Patel e di Jeremy Irons, non riesce ad arrivare per davvero allo spettatore, non riuscendo a creare la giusta empatia d non riuscendo nemmeno, quando ci prova, a dare il tono giusto alla vicenda e al modo in cui viene narrata. La regia, tra le altre cose, si limita a fare il suo compitino, senza eccellere su nessun fronte e soprattutto, senza dare alla storia il giusto patos, tanto che anche i momenti che dovrebbero essere più emozionanti mi hanno lasciato praticamente indenne, senza darmi la giusta emozione, lasciandomi quasi indifferente. Un peccato dunque il fatto di trovarsi davanti ad un film interessante a livello divulgativo, riguardo la cultura del protagonista e le formule da lui enunciate - molte delle quali dimostrate dopo la sua morte da altri matematici e soprattutto utilizzate attualmente nello studio dei buchi neri -, ma che non riesce a colpire nel modo giusto per quel che riguarda il livello umano ed emozionale della vicenda.

Voto: 5,5

lunedì 17 ottobre 2016

ARQ di Tony Elliot (2016)

Canada 2016
Titolo Originale: ARQ
Regia: Tony Elliot
Sceneggiatura: Tony Elliot
Cast: Robbie Amell, Rachael Taylor, Shaun Benson, Gray Powell, Jacob Neayem, Adam Butcher
Durata: 88 minuti
Genere: Fantascienza

Uno dei temi piú inflazionati per quel che riguarda il cinema di fantascienza - viaggi nel tempo a parte - é quello dei loop temporali. Commedie come "Ricomincio da capo" con Bill Murray o il suo remake italiano con Antonio Albanese "É giá ieri" hanno avuto il successo che hanno avuto grazie ad un sapiente uso del terrore dell'essere umano di rimanere intrappolato un intera vita rivivendo la stessa giornata. Negli scorsi anni abbiamo avuto anche un esempio di fantascienza pura su questo argomento con "Edge of Tomorrow", ma ora i creatori di Netflix hanno provato, con ARQ, a fare qualcosa di nuovo. Per quanto la produzione seriale della rete sia ottima, dal punto di vista dei film ancora non si é visto il capolavoro, ma solo in alcuni casi qualcosa di carino, cosa che in fin dei conti ARQ non é, purtroppo.

La pellicola parte in una maniera del tutto accattivante: un uomo si sveglia, accanto alla donna con cui ha passato la notte, e viene istantaneamente rapito da un gruppo di persone mascherate. Nel momento in cui, accidentalmente, il protagonista viene ucciso, questi si risveglia nel proprio letto, costretto a rivivere la stessa identica scena e a cercare di risolvere un mistero legato ad una macchina da lui prodotta - l'ARQ per l'appunto - in grado di attirare gli interessi di importanti criminali, ma soprattutto di far entrare lui e la sua donna in questo strano loop temporale. L'idea iniziale é intrigante, cosí come intrigante é il fatto di scoprire pian piano qualche indizio in piú su tutti i personaggi, insomma,qualcosa di nuovo ad ogni scena.

Dei buoni presupposti che si traducono peró in un film del tutto mediocre, con interpretazioni non propriamente all'altezza e con una qualitá a livello di sceneggiatura abbastanza scarsina. Lo sviluppo risulta piuttosto banalizzato tanto che é difficile entrare realmente in empatia con i protagonisti della vicenda. Il fatto poi di contestualizzare poco la vicenda a livello spaziale e temporale non contribuisce a creare interesse nella pellicola, che lascia il tempo che trova e che sicuramente sará difficile da ricordare in futuro.

Voto: 4,5

giovedì 13 ottobre 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Tante le uscite cinematografiche in questa settimana e poche davvero interessanti: esclusi i documentari - anche se "Bianconeri - Juventus Story" va visto - commentiamole tutte secondo i miei pregiudizi!


Bad Moms - Mamme molto cattive di Jon Lucas, Scott Moore

Già per quella voglia dei titolisti di venire incontro all'ignoranza mettendo un sottotitolo che si limita a tradurre il titolo mi passa la voglia di vederlo. La realtà dei fatti è che questa è una commedia che da una parte può regalare qualche - non troppe - soddisfazioni, ma che dall'altra si potrebbe anche rivelare totalmente inutile e poco divertente, soprattutto.


Mike & Dave - Un matrimonio da sballo di Jake Szymanski

Potrebbero valere, nè più nè meno, le considerazioni fatte per il film precedente. La differenza è che il cast di questo, composto da Zac Efron che nelle commedie sta un po' - non troppo - migliorando e soprattutto da una Anna Kendrick che personalmente adoro, è molto più interessante di quello del film precedente.


Attesa e cambiamenti di Sergio Colabona

In un periodo florido per il cinema italiano questa commedia non sembra destare gli interessi del pubblico. Ne uscirà un'altra questa settimana, ma non è questa quella che personalmente ritengo interessante.


Caffè di Cristiano Bortone

Produzione internazionale per questo film con regista italiano che ci racconta tre diverse storie nel mondo europeo colpito dalla crisi tutte legate, in qualche modo, al caffè. Non al KAFFEEEEEE, quello che infesta le pagine gentiste di Facebook, il caffè, quello scritto bene. Il film però non mi interessa quasi per nulla.


Go with me di David Alfredson

Thriller dalla trama piuttosto banalotta che sembra essere l'ennesima conferma del fatto che alcuni attori quando invecchiano si bevano il cervello e comincino ad accettare qualsiasi cosa arrivi pur di raccattare qualche danaro. Non che finora sia stato questo il caso di Anthony Hopkins, ma da parte dell'attore un film valido negli ultimi cinque anni ancora non lo ricordo.


Inferno di Ron Howard


Ho letto il libro e non è certo tra i migliori di Dan Brown, ma, ad ogni modo, ho già prenotato i biglietti al cinema per questa sera. Nessun pregiudizio, rimando tutto al giudizio post-visione.


Lettere da Berlino di Vincent Perez

Potenziale polpettone drammatico sulla Seconda Guerra Mondiale che vive su un cast di buoni nomi ma su una trama che sembra non voler offrire nulla di nuovo al panorama cinematografico internazionale.


Neruda di Pablo Larraìn

Non sono un grandissimo appassionato di poesia, ma quando si tratta di film biografici su personaggi di tale importanza è raro che mi tiri indietro. Motivo per cui il film su Pablo Neruda, se ce ne sarà l'occasione, mi propongo di vederlo!


Qualcosa di nuovo di Cristina Comencini

Qualcosa di nuovo, nel corso di questa annata che si avvia verso la conclusione, per il cinema italiano c'è stato sicuramente. Anche questa commedia, nonostante non sembri originalissima, ha le potenzialità per farsi apprezzare però. Anche se il protagonista - già visto in "La felicità è un sistema complesso" - non è che mi convinca molto.


Rara di Pepa San Martìn

Presentato alla scorsa berlinale, anche questo film è un potenziale polpettone che non è che mi ispiri più di tanto. Vedremo, nel caso avessi l'occasione di vederlo.

mercoledì 12 ottobre 2016

Cafè Society di Woody Allen (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Cafè Society
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Cast: Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Steve Carell, Blake Lively, Parker Posey, Jeannie Berlin, Stephen Kunken, Sari Lennick, Ken Stott, Corey Stoll, Anna Camp, Paul Schneider, Sheryl Lee, Tony Sirico, Max Adler, Don Stark, Gregg Binkley
Durata: 96 minuti
Genere: Commedia

Chi legge frequentemente le pagine di questo blog sa quanto il mio rapporto con Woody Allen sia parecchio conflittuale: faccio una fatica enorme ad apprezzare i suoi vecchi film come "Manhattan" o "Match Point", così come, nonostante in questi ultimi anni, complice la sua uscita cinematografica annuale puntuale più delle tasse, ho iniziato ad avvicinarmi al regista da una parte recuperando lavori acclamati come "Midnight in Paris", passando per lavori considerati meno geniali, ma comunque per me abbastanza carini come "Magic in the Moonlight", ma anche attraverso le delusioni date da "To Rome with Love" e "Irrational Man". Delusioni che hanno fatto cresce il mito secondo il quale il buon Woody Allen faccia uscire un buon film un anno sì e quello dopo no. E siccome il precedente era stato proprio "Irrational Man", questo sarebbe dovuto essere l'anno "sì".

"Cafè Society" parla di una famiglia ebrea che vive a New York: la loro vita procede in maniera tranquilla fino a quando il loro figlio minore Bobby non decide di trasferirsi a Los Angeles, cercando un lavoro qualsiasi dallo zio Phil Stern, un grande produttore cinematografico. A Los Angeles incontrerà Vonnie, presentatagli dallo stesso zio con l'obiettivo di fargli conoscere la società losangelina, della quale presto si innamorerà. Non che "Cafè Society" si discosti molto da quello che è lo stile di Woody Allen, principalmente costruito su un modo di fare commedie in cui i dialoghi e le riflessioni su vari tipi di società e su varie categorie umane sono pimpanti e conditi da una forte dose di ironia. Non si spiega dunque secondo quale principio fisico o chimico appartenente ad uno qualsiasi degli universi paralleli al nostro esistenti io, che non sono un particolare estimatore dello stile di Woody Allen, abbia letteralmente adorato questo film. Probabilmente in questo periodo deve esserci qualcosa che non va in me, ma sinceramente non riesco davvero a spiegarmelo.

In "Cafè Society" sono presenti tutte le caratteristiche della commedia alla Woody Allen, fatta di riflessioni sulla morte, di battute talvolta autoironiche sugli ebrei - anche quelle, un po' come il suo film annuale, noi spettatori le dobbiamo pagare quasi come una tassa -, ma soprattutto sono presenti una serie di storie d'amore e anche di criminalità davvero intriganti ed affrontate in modo assolutamente irriverente. Le storie che vive Bobby con le due Veronica - una meglio dell'altra, anzi, la seconda meglio della prima sicuramente, ma su quello discuteremo dopo -, il suo rapporto con uno zio che vive il suo lavoro con estremo interesse, ma è invischiato in una strana relazione extraconiugale, un rapporto che prima parte quasi con diffidenza, ma che nel corso del film si rivelerà essere nonostante tutto interessante e di certo non privo di affetto da parte di entrambi. Così come è interessante vedere l'ascesa del protagonista Bobby nei meandri dell'alta società, prima quella losangelina e poi quella newyorkese, pur rimanendo sempre fedele ai valori che lo hanno sempre contraddistinto. E' grazie al suo carattere genuino e anche al suo rapporto con il fratello Ben, gangster di lunga data, che la commedia alterna momenti divertentissimi a momenti forse addirittura esagerati, senza però mai perdere in quanto a leggerezza.

A rendere "Cafè Society" quello che per ora è il film di Woody Allen che preferisco - e qua i veri fan del regista penso abbiano già pronte le pietre da lanciarmi addosso se mai in vita loro dovessero vedermi - è stata però, principalmente, la recitazione dei protagonisti, che davanti a dialoghi così serrati rende il tutto ancor più di valore. A partire da un Jesse Eisenberg nei panni di Bobby, che fino ad ora mi aveva piuttosto lasciato dubbioso sulla sua effettiva bravura, passando per uno Steve Carell che ancora non riesco a stimare come si deve, ma che nei panni dello zio Phil, ricco e fedifrago, ci sta alla grande, arrivando alle due protagoniste femminili, il vero fiore all'occhiello della vicenda. Blake Lively, nei panni della "seconda" Veronica è ottima e decisamente più bella della prima, ma qui - e mi stanno venendo tre infarti mentre lo dico - a spostare davvero è la performance di Kristen Stewart che, lasciatasi alle spalle l'esperienza nella saga di "Twilight" ha inanellato una serie di performance di livello a partire da quella in "Sils Maria". Non sarà certo bella come la collega Blake Lively, ma mannaggia quanto è brava in questo film!

Voto: 8

martedì 11 ottobre 2016

Trafficanti di Todd Phillips (2016)

USA 2016
Titolo Originale: War Dogs
Regia: Todd Phillips
Sceneggiatura: Stephen Chin, Todd Phillips, Jason Smilovic
Cast: Jonah Hill, Miles Teller, Ana de Armas, J. B. Blanc, Bradley Cooper, Shaun Toub, Kevin Pollak, Patrick St. Esprit
Durata: 114 minuti
Genere Commedia

Todd Phillips, il regista di "Road Trip", "Starsky & Hutch", la trilogia di "Una notte da leoni" e di "Parto col folle". Visto il curriculum, che ci ha donato certamente commedie divertenti - a parte "Una notte da leoni 3", decisamente deludente - ed irriverenti, ma soprattutto all'insegna del cazzeggio più totale, qualità che rendeva questi film, che non si prendevano mai sul serio, ancora più godibili, era lecito aspettarsi che "Trafficanti", il suo ultimo lavoro in ordine di tempo, fosse anch'esso un film cazzaro e divertentissimo. D'altronde sin dal trailer si pensava subito ad una commedia con un attore emergente come Miles Teller e con uno degli attori comici più amati attualmente come Jonah Hill in grado di far ridere in maniera il più ignorante possibile, senza lasciarsi andare a riflessioni che avrebbero lasciato il tempo che trovavano. Invece... invece il risultato finale ha stupito un po' tutti, chi in positivo, chi in negativo, ma comunque, in qualche modo, ha lasciato spiazzati.

"Trafficanti", parte da un'interessante riflessione sulla guerra come business e su come gli Stati Uniti d'America abbiano, nel corso degli anni, marciato molto su questo business. I due protagonisti, David Packouz e Efraim Diveroli, interpretati dagli attori già citati, decidono insieme dopo essersi rincontrati dopo tanti anni, di aprire la AEY, società intermediaria tra i venditori d'armi e il Pentagono. Attraverso un sito della difesa, otterranno un importante contratto da 300 milioni di dollari per il trasporto di AK-47 in Iraq, contratto che farà loro perdere presto la testa, portandoli ad affrontare varie situazioni estremamente pericolose e sfociando presto, per fame di soldi, nell'illegalità. Da una parte la trama sembra essere perfetta per una specie di commedia degli equivoci in cui i due protagonisti iniziano ad affrontare una situazione più grande di loro ed invece si rivela presto essere una riflessione semiseria su quelli che sono i rapporti internazionali instaurati dagli Stati Uniti per poter trasportare le proprie armi nelle zone di guerra.

A rendere il tutto molto meno serio di quanto potrebbe sembrare contribuiscono in maniera davvero buona i due protagonisti, in grado di mettere quella verve in grado di rendere il tutto meno pesante e anche di far ridere un po' il pubblico, anche se, il più delle volte, almeno per quanto mi riguarda, si è trattato di risate tra l'amaro e l'amarissimo. Con "Trafficanti", Todd Phillips ha dunque tirato fuori il film che non ti aspetti da un regista con quel curriculum. Una chiara dichiarazione di intenti per un regista che comunque punta a scrivere commedie, ma che si spera in futuro voglia affrontare temi semiseri sempre con la sua tipica scanzonatezza. Il film risulta dunque un buon esperimento, di certo non eccelso, ma sicuramente dal buon valore. Una specie di protopipo per una carriera futura che potrà regalare delle gran soddisfazioni al mondo della commedia contemporanea.

Voto: 7

lunedì 10 ottobre 2016

The Neon Demon di Nicolas Winding Refn (2016)

Francia, USA, Danimarca 2016
Titolo Originale: The Neon Demon
Regia: Nicolas Winding Refn
Sceneggiatura: Nicolas Winding Refn, Mary Laws, Polly Stenham
Cast: Elle Fanning, Abbey Lee, Desmond Harrington, Christina Hendricks, Jena Malone, Bella Heathcote, Karl Glusman, Keanu Reeves, Alessandro Nivola
Durata: 118 minuti
Genere: Horror, Thriller

Spesso e volentieri mi sono ritrovato ad adorare film di cui alla fine non è che abbia poi capito un granchè. Un esempio è "Donnie Darko" detestato in tenera età, ma poi rivalutato anche se non si possa certo dire che l'ho ben compreso. Altrettante volte invece mi sono ritrovato a detestare questi film, pur non capendo bene nemmeno quale fosse la discriminante: mediamente i film che mi fanno venire il mal di testa perchè troppo enigmatici o incasinati mi piacciono, ma ci sono delle volte in cui non mi arriva nemmeno uno dei messaggi del film o addirittura non ne riesco proprio a trovare nemmeno uno. Per quanto riguarda "The Neon Demon", ultima fatica di Nicolas Winding Refn dopo il grande successo di "Drive" e il complicatissimo - quanto lento - "Solo Dio perdona", le critiche sono piovute da ogni parte dopo la presentazione del film all'ultimo Festival di Cannes, con il film accolto da fischi, sassaiole e ingiurie. Certo, sembra parecchio facile criticare uno come Refn che comunque, in ogni suo film, ha mostrato di avere un'idea ben precisa di cinema che molto si discosta da quella convenzionale che tanto va di moda attualmente.

"The Neon Demon" ci parla di Jesse, interpretata da una splendida Elle Fanning, una modella che si trasferisce a Los Angeles, dove viene reclutata da un grande nome della moda di cui diventa la musa ispiratrice. Presto la sua vita comincerà ad essere divorata - anche in senso letterale ahimè - dalla conoscenza con tre donne appartenenti al suo stesso mondo, ossessionate dalla bellezza e da ciò che possiede la protagonista. L'impressione che si ha subito al termine della visione è quella di essere davanti ad un film davvero davvero complesso, che però sicuramente non meritava il boato assordante di fischi che ha ricevuto subito dopo la sua prima proiezione. Fischi che sono, ovviamente, giustificati da quella che è l'accoglienza tipica che si dà a determinati film nell'ultimo periodo: è facile applaudire un film dai temi molto importanti come "Il caso Spotlight" nonostante sia a tutti gli effetti un film non proprio eccelso, così come è altrettanto facile fischiare e volere il regista appeso per il collo per un film che parla del mondo della moda in una chiave mai vista, condendolo con scene di cannibalismo e necrofilia.

E' evidente che "The Neon Demon" vada dunque visto sotto una chiave diversa da quelli che sono i canoni del cinema contemporaneo: le immagini hanno una potenza espressiva devastante, così come la colonna sonora, composta prevalentemente da motivi elettronici, riesce a contestualizzare in maniera splendida la situazione. Sono proprio le immagini e il modo in cui vengono messe in scena a colpire maggiormente lo spettatore, immagini che però non sono accompagnate da una trama altrettanto solida o quanto meno non sono accompagnate da una trama di facile lettura. Per comprendere un film come questo bisogna fare uno sforzo quasi sovrumano, sforzo che ancora non ho avuto la forza di compiere, motivo per cui per scrivere questo commento mi avvalgo della bellezza di ciò che ho visto e di quel poco della storia che ho compreso, una storia che tra le altre cose, non viene certo aiutata dalla presenza di dialoghi fulminanti, tant'è che i dialoghi sono davvero pochissimi.

"The Neon Demon" risulta dunque essere un film bellissimo, magnifico se ci si limita alla sola componente visiva, cosa che ormai, grazie alla presenza dei dialoghi e di trame costruite in maniera chiara, non siamo più abituati a fare. Un film bellissimo a livello visivo che però senza una trama ben definita perde un bel po' della sua potenza dando addirittura l'impressione, a qualcuno, che in fin dei conti non sia successo proprio nulla, impressione che ci sta tutta, ma che mi sembra un filino esagerata. Ridurre il film ad un laconico "non è successo nulla" è decisamente riduttivo, così come riduttivi - per usare un eufemismo - sono stati i fischi che si è preso a Cannes.

Voto: 7-

venerdì 7 ottobre 2016

Moon di Duncan Jones (2009)

Regno Unito 2016
Titolo Originale: Moon
Regia: Duncan Jones
Sceneggiatura: Nathan Parker
Cast: Sam Rockwell, Robin Chalk, Dominique McElligott, Kaya Scodelario, Matt Berry, Benedict Wong
Durata: 97 minuti
Genere: Fantascienza

Avete presente quando tutti vi parlano di film piccoli piccoli - soprattutto per quel che riguarda il successo di pubblico che hanno avuto e i costi di produzione - che però hanno dei contenuti davvero lodevoli e soprattutto sono realizzati in maniera tecnicamente ineccepibile? Io sì, mi succede molto spesso di ricevere consigli di questo tipo: certo, spesso e volentieri sono io quello che fa questo tipo di consiglio, uno di questi sono addirittura riuscito a proporlo al cineforum del mio paese, ottenendo anche un'ottima risposta da parte del pubblico in sala - un'ottantina di persone per vedere un film pressochè sconosciuto ai più come "Another Earth" e solo uno di questi uscito dalla sala totalmente insoddisfatto penso sia un successone -. Ultimamente questa cosa mi sta capitando al lavoro: per quanto spesso e volentieri la persona che mi si siede a fianco in pausa pranzo non è che mi stia particolarmente simpatica, qualche volta con i consigli cinematografici ci ha azzeccato. Con "The Zero Theorem" ci ha beccato a metà, perchè ci ho capito non proprio tutto, mentre con "Moon" ci ha preso alla grande.

L'idea di partire da una trama particolarmente inflazionata nel cinema odierno paga per quel che riguarda il lavoro di Duncan Jones, che si avvale di un comparto tecnico di tutto rispetto e di un'interpretazione da parte dell'attore protagonista davvero lodevole. Sam Bell, interpretato da Sam Rockwell, è al termine di un'esperienza di tre anni su una base mineraria lunare e si appresta a concludere i suoi studi prima di tornare sulla Terra da sua moglie e da sua figlia. Due settimane prima di tornare a casa, Sam comincia ad avere delle allucinazioni e dei forti mal di testa che lo porteranno a commettere un grave errore durante una missione di recupero che provocherà un incidente dopo il quale si ritroverà gravemente ferito. Uscito dalla base con uno stratagemma trova al di fuori della base un uomo identico a lui, tanto che i due, una volta uniti, cominceranno a chiedersi chi sia il clone di chi e dove, eventualmente, si trovi l'originale.

L'utilizzo dei cloni nel cinema e nella serialità televisiva ultimamente paga in maniera particolare, basti pensare alla serie "Orphan Black", per la quale protagonista Tatiana Maslany è finalmente arrivato il meritatissimo Emmy come miglior attrice in una serie TV. Utilizzo particolarmente inflazionato che però non impedisce al film di farsi volere davvero bene, grazie soprattutto all'ottima interpretazione di Sam Rockwell nei panni dei - molti - protagonisti, ma soprattutto grazie ad un intrigo che riesce ad instillare nello spettatore il dubbio, un dubbio tale per cui questi non sappia più di quale personaggio fidarsi tanta è la confusione - una confusione mai disordinata e messa a casaccio però - che si crea. Una confusione che contribuisce anche a creare un grandissimo clima di tensione, con il ritmo della pellicola che non cala mai per tutta la sua durata ed è in grado davvero di tenerti incollato allo schermo fino a che l'arcano non si è risolto. Insomma, anche se questa pellicola sin dalla sua uscita è molto discussa tra gli appassionati di cinema, siamo davanti all'ennesima dimostrazione di come spesso e volentieri, con non troppi mezzi, si possa creare davvero qualcosa di molto interessante.

Voto: 8
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