mercoledì 30 novembre 2016

You're the Worst - Stagione 3

You're the Worst
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 13
Creatore: Stephen Falk
Rete Americana: FXX
Rete Italiana: Inedita
Cast: Chris Geere, Aya Cash, Desmin Borges, Kether Donohue
Genere: Commedia

Un paio di anni fa, in estate, uscí la prima stagione di "You're the Worst", non una normale commedia romantica con gli episodi corti che solitamente piacciono, quanto piú che altro una commedia i cui i due protagonisti facessero la gara a chi fosse il peggiore essere vivente sulla faccia della terra - sará proprio da questo che deriva il titolo? - o forse senza esagerare il piú stronzo dei due. Questi, Gretchen e Jimmy, la gara la giocavano decisamente ad armi pari, fino a che la seconda stagione, che esplora in maniera sapiente e decisamente originale il tema della depressione, ha virato su argomenti molto piú seri, forse perdendo qualcosa dal punto di vista della comicitá, ma guadagnandoci sicuramente in quanto a spessore dei personaggi.

La terza stagione, arrivata dopo una chiusura decisamente buona della seconda che lasciava determinate speranze sulla storia della coppia più sbagliata, ma piú giusta, della televisione, era partita certamente sotto i migliori auspici: dopo un primo episodio che riusciva a non accantonare del tutto la vena comica continuando a mantenere anche la sua componente un po' piú seria, le speranze di trovarsi di fronte ad una serie che non si lasciasse andare con il passare del tempo erano abbastanza. Peccato che, piano piano, il rischio non sia stato scongiurato: innanzitutto bella l'idea di dare spazio ad episodi in cui si affrontano le vicende riguardanti gli altri personaggi, anzi, forse una cosa necessaria,peccato che questi episodi non risultino per nulla all'altezza di quelli tradizionali, nemmeno in una stagione mediamente sotto tono rispetto alle precedenti. In secondo luogo per buona parte di questo terzo ciclo di episodi non si é riusciti a capire dove la serie volesse andare a parare, con episodi talvolta addirittura scialbi e decisamente evitabili.

Alla fin fine io alla coppia peggiormente migliore - lo so che non é italiese questo, ma mi piace - della televisione un po' voglio ancora bene, nonostante in questa annata mi abbia decisamente deluso alcuni episodi hanno mantenuto lo spirito che i creatori volevano dare alla serie durante la prima stagione, motivo per cui non mi sento di bocciarla in maniera definitiva. Certo é che se questo sará l'andazzo anche nella successiva potrei non pentirmi affatto di un abbandono prematuro.

Voto: 5,5

martedì 29 novembre 2016

Quel bravo ragazzo di Enrico Lando (2016)

Italia 2016
Titolo Originale: Quel bravo ragazzo
Regia: Enrico Lando
Sceneggiatura: Gianluca Ansanelli, Enrico Lando, Herbert Ballerina, Andrea Agnello, Ciro Zecca
Cast: Herbert Ballerina, Tony Sperandeo, Enrico Lo Verso, Ninni Bruschetta, Daniela Virgilio, Mario Pupella, Maccio Capatonda, Ivo Avido, Beniamino Marcone, Ernesto Mahieux, Giampaolo Morelli, Luigi Maria Burruano, Jordi Mollà
Durata: 79 minuti
Genere: Commedia

Dopo una lunga serie di film italiani di buon livello usciti nel corso di questa annata e l'aver evitato in maniera più che accurata tutti quelli che sin dall'inizio si preannunciavano come dei lavori mediocri, dozzinali e di livello comico piuttosto basso, ho deciso di vedermi una commedia italiana di questo tipo semplicemente per un motivo: io provo una grande stima e una grandissima simpatia per Herbert Ballerina, per Maccio Capatonda e tutta la sua cricca ed effettivamente, vedere un film in cui i due si invertono addirittura i ruoli - il primo da protagonista, mentre il secondo con un ruolo minore, mentre di solito accade il contrario - era una delle cose che mi metteva più curiosità. L'idea che la visione non sarebbe stata potente come quella delle due stagioni della serie "Mario" e del film "Italiano medio" l'avevo già affrontata e mi ero messo il cuore in pace, anche perchè la regia era affidata a Enrico Lando, lo stesso Enrico Lando che ha diretto i due film de "I soliti coglioni idioti", cosa che sicuramente avrebbe fatto perdere a questo film anche la componente registica, in cui il buon Maccio Capatonda ha dimostrato di saperci fare.

"Quel bravo ragazzo" racconta la storia di Leone, interpretato da Herbert Ballerina, un bravo ragazzo - ma no? - orfano che a trentaquattro anni fa ancora il chierichetto e collabora in parrocchia, sempre circondato da bambini e allevato dal prete del paese, Don Isidoro interpretato da Maccio Capatonda. Il padre, Don Ferdinando Cosimato, è il capo di una potente cosca mafiosa siciliana e dopo tutti quegli anni si fa di nuovo vivo per lasciare il comando di Cosa Nostra in eredità al figlio, che dovrà essere allevato ed educato al comando della mafia in vista della riunione di tutti i capi mafiosi della Sicilia. Leone però è un bravo ragazzo, ingenuo, rimasto ancora profondamente bambino e, tra un equivoco e l'altro, riuscirà in qualche modo a far precipitare la situazione in favore della polizia, che da tantissimo tempo cerca di dare un colpo pesante alla criminalità organizzata.

Ciò che si evince al termine della visione del film è fondamentalmente il fatto che il film, in praticamente ogni sua componente, risulti una commedia scialba e banale, che vive forse troppo sulla genuina ingenuità del protagonista Leone e su una comicità basata principalmente su equivoci e doppi sensi a sfondo mafioso. Sono giusto le scene in cui Herbert Ballerina è in scena, con quel suo volto che ti fa capire tante cose sul suo personaggio, che risultano più convincenti rispetto alle altre in cui si procede nella visione quasi sonnecchiando - non sono all'altezza ad esempio le interpretazioni di Tony Sperandeo e di Daniela Virgilio, che quando sono in scena senza il protagonista sembrano quasi dei pesci fuor d'acqua -, e in cui ci si risveglia solo nell'unico momento veramente geniale del film, ovvero il lancio dell'app iPizzo, unico momento in cui l'influenza di Maccio Capatonda si è fatta sentire in tutta la sua prepotenza. Insomma, con "Quel bravo ragazzo" non ci siamo, ma nemmeno per sbaglio, e qualche risata sincera qua e là non basta per propendere a favore di un film così tanto scontato e dallo svolgimento così tanto normale.

Voto: 5-

lunedì 28 novembre 2016

The Young Pope - Stagione 1

The Young Pope
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Paolo Sorrentino
Rete Italiana: Sky Atlantic
Rete Americana: Prossimamente su HBO
Cast: Jude Law, Diane Keaton, Silvio Orlando, Javier Cámara, Scott Shepherd, Cécile de France, Ludivine Sagnier, Toni Bertorelli, Stefano Accorsi, James Cromwell
Genere: Drammatico

Nel corso della mia vita da spettatore cinematografico ho scoperto in tempi relativamente recenti Paolo Sorrentino, regista che più di ogni altro ha segnato la rinascita del cinema italiano, soprattutto dopo aver vinto l'Oscar come miglior film straniero per "La grande bellezza". Tra gli altri suoi lavori, uno dei più apprezzati è stato sicuramente "This Must be the Place", mentre non mi ha convinto del tutto "Youth - La giovinezza" ed entrambi i film citati condividono lo stesso grande pregio e lo stesso grande difetto, che è proprio del cinema di Sorrentino: essendo dei film basati principalmente sulla potenza delle immagini e su una forma che vuole rasentare la perfezione, spesso e volentieri i contenuti risultano troppo enigmatici e a volte, quando non si ha la volontà di andare ad approfondire, la cosa può essere decisamente scoraggiante. L'arrivo in Italia - nella fattispecie su Sky Atlantic - della sua prima serie televisiva "The Young Pope" - che a Gennaio andrà in onda anche su HBO - è stato da me ben accolto, soprattutto con grande curiosità, ma mantenevo nel profondo qualche dubbio riguardante proprio quella caratteristica che spesso e volentieri rende i suoi film dei capolavori, mentre altre volte dei lavori freddi e asettici e di difficile lettura.

"The Young Pope" narra la storia del Cardinale Lenny Belardo, appena eletto Papa decidendo di prendere il nome di Pio XIII. Un Papa abbandonato durante l'infanzia dai genitori dallo scarso peso politico e il più giovane della storia, che gli altri cardinali pensano di poter manipolare a proprio piacimento. Presto però Lenny Belardo si rivelerà un papa autorevole e autoritario, si farà affiancare da Suor Mary, la suora che lo ha cresciuto in orfanotrofio, e nel corso degli episodi conosceremo nel profondo la sua personalità, profondamente segnata dall'abbandono da parte dei genitori, ma soprattutto la sua scarsa fede in Dio, un conflitto interiore di fede che lo rendono il Papa all'apparenza meno convenzionale della storia. In realtà, sin dal primo episodio, conosceremo il vero volto di Lenny, una figura reazionaria piena di sè e che non vuole assolutamente mostrarsi in pubblico perchè i fedeli della Chiesa devono avere fiducia anche in un Papa che non si faccia mai vedere.

Dal punto di vista stilistico non siamo molto lontani da quella che è la firma di Paolo Sorrentino: immagini sempre curate e che rasentano la perfezione, inquadrature che da sole sono in grado di raccontare una storia, momenti particolarmente riflessivi alternati ad altri un po' più dinamici e un uso della colonna sonora particolarissimo che spazia da brani come "I'm Sexy and I Know It" di LMFAO all'"Ave Maria" di Schubert, passando anche attraverso brani della cultura italiana popolare. Ciò che però stupisce maggiormente, rispetto ai suoi film di maggior successo che spesso e volentieri presentavano dialoghi particolarmente brevi e che non costituivano l'ossatura fondamentale dell'opera, è che qui dialoghi e monologhi sono una componente fondamentale - e anche altamente spettacolare - della serie: tanto per fare un esempio, si pensi ai primi due episodi e al paragone tra il discorso che tiene Pio XII in sogno all'inizio del primo episodio e quello che tiene alla fine del secondo episodio, suo primo discorso ufficiale, e a come il primo faccia aprire il cielo e ritornare il sole dopo una tempesta, mentre il secondo faccia oscurare il cielo e arrivare la tempesta. Comparate poi questi due discorsi con quello che chiude la serie e vedrete come il cerchio si apre e si chiude in questi tre momenti fondamentali per la storia. Ce ne sarebbero moltissimi altri, a dir la verità, ed è sempre ben comprensibile quale sia il cambiamento del protagonista a seguito di questi eventi cruciali.

Oltre alla regia davvero spettacolare di Sorrentino - e qui lo dico, non vedevo una serie che mi impressionasse così tanto a livello di regia dai tempi di "Breaking Bad" - sono le interpretazioni dei protagonisti, che a citarli tutti ci vorrebbero 750 anni, quindi mi limito a citare quelli più importanti. Partendo da Lenny Belardo interpretato da Jude Law - curioso come per il ruolo di un Papa si sia scelto un attore che si chiama Giuda -, perfetto e in grado di dare al suo personaggio quel fascino sinistro che lo rende, senza ombra di dubbio, il personaggio televisivo dell'anno, e arrivando a Suor Mary, interpretata da una idolesca Diane Keaton che in una delle prime scene della serie veste una maglia con scritto "I'm virgin, but this is an old shirt" e terminando con il Cardinal Voiello, uno dei personaggi che si identifica maggiormente con lo stesso Paolo Sorrentino, dato che è tifoso sfegatato del Napoli e di Gonzalo Higuain - il suo trasferimento alla mia Juve questa estate ha rovinato il 90% delle sue battute - e che spesso si lascia andare ad imprecazioni in un napoletano parecchio sanguigno, interpretato da un Silvio Orlando in splendida forma. Da segnalare poi la presenze di James Cromwell che è sempre una garanzia di grandi interpretazioni. Insomma, per via di tutti questi elementi la prima stagione di "The Young Pope" rischia fortemente di essere la mia serie dell'anno tanto che già sono in attesa di una seconda stagione già ufficializzata. Il capolavoro, la meraviglia.

Voto: 10

domenica 27 novembre 2016

ROBERT ALTMAN DAY - Nashville (1975)


USA 1975
Titolo Originale: Nashville
Regia: Robert Altman
Sceneggiatura: Joan Tewkesbury
Cast: Ronee Blakley, Geraldine Chaplin, Lily Tomlin, Henry Gibson, Keith Carradine, Gwen Welles, Ned Beatty, Michael Murphy, Karen Black, Allen Garfield, David Hayward, Dave Peel, Barbara Baxley, Robert DoQui, Cristina Raines, Shelley Duvall, Timothy Brown, Scott Glenn, Barbara Harris, David Arkin, Allan F. Nicholls, Keenan Wynn, Bert Remsen, Jeff Goldblum, Elliott Gould, Julie Christie, Richard Baskin, Merle Kilgore
Durata: 159 minuti
Genere: Drammatico, Musicale

In occasione del decimo anniversario della morte di Robert Altman, considerato uno dei più grandi registi della storia del cinema e che io, molto colpevolmente, non ho mai avuto modo di conoscere - ebbene sì, queste rassegne tra blogger sono anche un'ottima "lezione di storia" per alcuni - , la solita cricca dei blogger cinematografici più amati della rete ha deciso di organizzare una rassegna in cui ognuno recensisse un suo film. L'anniversario della morte cadeva giusto settimana scorsa, il 20 Novembre, ma per vari motivi tra cui il voler essere anticonvenzionali, la giornata è stata organizzata per oggi e io ho deciso di vedere, per la prima volta, e di parlare di "Nashville", scelto nel 1992 per la conservazione nel National Film Registry.

Prima di affrontare la visione della pellicola ho deciso, vista la mia colpevole ignoranza sull'argomento, di documentarmi un po' sul regista, non tanto sulla sua vita e sulla sua carriera, quanto più che altro su quella che era la sua firma sui film che dirigeva. Firma che in "Nashville" viene pienamente rispettata, data la straordinaria capacità di Altman di creare delle storie corali, con tantissimi personaggi apparentemente slegati tra loro che però si intrecciano a seguito di un determinato evento oppure in un determinato contesto, che nella fattispecie di "Nashville" è quello dei cinque giorni del festival di musica country dell'omonima cittadina che dà il titolo al film. Sono tante in questo film anche le varie contaminazioni riguardanti il mondo della politica, visto che tra le storyline vi è anche quella della candidatura di Hal Phillip Walker alle primarie presidenziali, con discorsi contaminati da un eccessivo populismo e qualunquismo, che utilizzerà la vetrina del festival per contaminarlo con una matrice politica che farà, man mano, precipitare la situazione.

Ciò che salta subito all'occhio guardando un film sicuramente articolato in maniera molto molto complessa, è la capacità del regista di riuscire a raccontare diverse storie senza che una prevalga in maniera consistente sull'altra: le storyline che vengono affrontate sono più di venti e questo per la prima mezz'ora di film, risulta parecchio spiazzante, vista anche la totale assenza di un protagonista su cui concentrarsi. Inoltre Altman decide non solo di parlare del festival di musica country, quanto più che altro di rendere la sua opera ancora più dettagliata cogliendo la vita della cittadina in quei giorni tanto concitati sia per quel che ne riguarda la componente più propriamente di spettacolo - con una serie di canzoni che rendono il musical ancora più piacevole, tra cui "I'm Easy" cantata da Keith Carradine vincitrice nel 1976 dell'Oscar come miglior canzone - sia per quel che riguarda la vita quotidiana della cittadina.

Per quanto dunque "Nashville" risulti essere un film strutturalmente molto complesso, alla fine la visione risulta scorrevole e piacevole, nonostante sia molto evidente la volontà del regista di non far affezionare lo spettatore a nessun personaggio e sopratutto di non dargli modo di identificarcisi. Un effetto sicuramente voluto, data la totale assenza di caratterizzazione psicologica dei personaggi ed anche il fatto di non volerci far conoscere quale sia la loro situazione sociale. In "Nashville" si finisce a parlare di molte cose, di argomenti importanti così come degli argomenti più quotidiani e la visione, per quanto complicata, prosegue in maniera scorrevole fino ad un finale in cui l'atmosfera che si respira è quasi paradossale. Nonostante non abbia mai avuto modo di approfondire sul Robert Altman, da me fino a pochi giorni fa conosciuto solo di nome - d'altronde non si può aver visto proprio tutto tutto tutto - le rassegne organizzate dalla cricca servono anche a recuperare: capolavori di un'altra epoca, a cui magari non siamo abituati a livello strutturale, ma che mantengono la loro grandezza invariata nel corso degli anni.


Hanno partecipato al Robert Altman Day anche i seguenti blog:

Giocomagazzino
Solaris
Il Bollalmanacco
White Russian
Non C'è Paragone
Director's cult

giovedì 24 novembre 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Arriva un nuovo Giovedì ed arrivano con esso i nuovi film della settimana, che sono ben undici. Alcuni interessanti, altri meno, uno già in odore di nomination all'Oscar a quanto si dice in giro. Vediamo tutte le uscite commentate secondo i miei pregiudizi, come al solito!

3 Generations - Una famiglia quasi perfetta di Gaby Dellal

Commedia statunitense che, come dice il titolo, si concentra sulla storia di tre donne della stessa famiglia che però fanno parte di diverse generazioni. Purtroppo il mio pregiudizio su questo film, nonostante il cast veda una Naomi Watts che mi piace parecchio e una Elle Fanning sempre più interessante cinematograficamente parlando. Una visione potrebbe scapparci, ma temo che in questo ultimo mese del 2016 darò priorità ad altre visioni.


Come diventare grandi nonostante i genitori di Luca Lucini

Commedia adolescenziale italiana il cui trailer visto al cinema prima della visione di "Dottor Strange" mi aveva particolarmente colpito. L'ennesima conferma per il cinema italiano che quest'anno ha fatto faville, o solo un falso positivo?


Condotta di Ernesto Daranas

Pellicola cubana perfetta per un festival che arriva nei cinema italiani con giusto quei due anni di ritardo rispetto al dovuto. Inutile dire che i miei pensieri riguardo alle visioni da affrontare in questa settimana siano rivolti ad altro.


Il cittadino illustre di Gastón Duprat, Mariano Cohn

Film particolarmente apprezzato dalla critica che però, purtroppo, sembra essere un altro polpettone difficile da digerire in questa manciata di giorni che ci separano dal 2017. Questa settimana poi ci sono altre cose che mi interessano di più, quindi lascerò passare questa pellicola senza farmi troppi problemi.


Il più grande sogno di Michele Vannucci

Altro film italiano piuttosto interessante che esce questa settimana. Stavolta un film drammatico presentato alla settantatreesima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Non so se il tempo me lo permetterà, ma conto, prima o poi, di vederlo.


La cena di Natale di Marco Ponti

Iniziano anche ad arrivare i film sul Natale che, spesso e volentieri, mi fanno venire una certa nausea. Ok, "La cena di Natale" sembra essere particolarmente diverso rispetto ai film sul Natale di cui siamo abituati, ma non penso che la cosa basti per farmelo vedere.


Mechanic: Resurrection di Dennis Gansel

Azionata con Jason Statham e Jessica Alba. E nient'altro: Jessica Alba.


Monte di Amir Naderi

Altro film direttamente dal Festival di Venezia, stavolta una produzione italo-francese che però sembra particolarmente impegnativa e difficile da digerire.


One Piece Gold - Il film di Hiroaki Miyamoto

No, "One Piece" proprio non lo sopporto. Guardatevelo voi!


Palle di neve - Snowtime di Jean-Francois Pouliot, François Brisson

E dopo "One Piece" non sopporto più nemmeno i film che si preannunciano delle bambinate sin dal trailer.


Snowden di Oliver Stone


Il film di Oliver Stone su uno degli uomini più controversi della storia recente, che ha messo a nudo gli Stati Uniti d'America diffondendo una serie di documenti tenuti segretissimi, è la pellicola più interessante in uscita questa settimana. Prima avevo detto che sarebbe stata in odore di Oscar. Ora che ci ripenso e che è passato del tempo dall'inizio del post dico che ce la vedo proprio una giuria americana dare il premio a questo film o anche solo nominarlo. Però, non si sa mai...

mercoledì 23 novembre 2016

American Horror Story: Roanoke - Stagione 6

American Horror Story: Roanoke
(serie TV, stagione 6)
Episodi: 10
Creatore: Ryan Murphy, Brad Falchuck
Rete Americana: FX
Rete Italiana: FOX
Cast: Kathy Bates, Sarah Paulson, Cuba Gooding Jr., Lily Rabe, André Holland, Denis O'Hare, Wes Bentley, Evan Peters, Cheyenne Jackson e Angela Bassett
Genere: Horror

"American Horror Story" è da anni a questa parte una delle serie che, nel periodo di Settembre/Ottobre, attendo con maggiore impazienza. Complice la sua natura antologica, che vuole un cambio di tema di stagione in stagione, Ryan Murphy, il suo creatore, ha creato nel corso degli anni intorno ad essa una serie di campagne mediatiche atte a far stare il pubblico sulle spine, in attesa dell'ufficializzazione del tema della stagione successiva. Ed è proprio così che da una prima stagione - "Murder House" - scoperta quasi per caso, si sono succedute le ottime "Asylum" e "Coven", la meno convincente "Freak Show" e la esteticamente bella ma meno convincente dal punto di vista della trama "Hotel". Quest'anno però noi spettatori, fino al giorno della messa in onda negli Stati Uniti, non abbiamo saputo quale fosse il tema portante di questa sesta stagione, un mistero che ha portato sì una grande attesa, ma anche, per lo meno per quanto mi riguarda, un calo dell'aspettativa.

E con "American Horror Story: Roanoke" il buon Ryan Murphy è riuscito a creare la stagione migliore dai tempi di "Asylum" grazie ad un'idea semplice, ma alquanto geniale: avete presente le scatole cinesi? Nella prima parte della stagione assistiamo ad una specie di parodia horror di tutti quei docu-reality che vediamo in televisione, in cui una persona racconta una storia come intervistato, mentre degli attori la interpretano. Nei primi cinque episodi la struttura è fondamentalmente questa: abbiamo degli attori che interpretano gli intervistati - nella fattispecie Lily Rabe, André Holland e Adina Porter - e degli attori che interpretano gli attori protagonisti della riproduzione degli eventi - tra i quali l'ottima Kathy Bates, Sarah Paulson e Cuba Gooding Jr. - in una prima parte che grazie a questo espediente aumenta la tensione in maniera esponenziale facendo risultare la stagione la più paurosa dell'intera serie. D'altronde la storia della Colonia perduta di Roanoke e della Macellaia già di per sè mette una grande inquietudine, ma la bellezza di questa prima parte di stagione sta proprio nel fatto che non si sappia bene cosa aspettarsi in ogni momento.

Nella seconda parte, terminata la parte riguardante il docu-reality, ecco che abbiamo il reality vero e proprio, con gli attori e i personaggi reali che si riuniscono per tornare nella casa nel mezzo del luogo in cui si insediò la Colonia di Roanoke. Uno stacco che potrebbe sembrare anche un po' forzato - non vedo perchè degli attori debbano girare un reality con i loro corrispettivi reali -, ma che riesce addirittura nel farmi apprezzare il genere horror che meno sopporto, ovvero quello del mockumentary. Molti pensano che con la seconda parte si sia buttato via tutto ciò che di buonissimo era stato fatto con la prima, io personalmente penso che i livelli si mantengano inalterati: la paura si continua a sentire più che viva, il sangue scorre a fiumi e le interpretazioni di praticamente tutti i protagonisti sono davvero ottime. Con l'ultimo episodio poi, con una serie di parodie degli show televisivi post-reality - di cui non dico chi siano i protagonisti - non è che si sia fatto un ottimo lavoro come con il resto della stagione, ma quanto meno si è rimasti in linea con quella che ne è stata la sua filosofia, ovvero quella di giocare con il mondo dei docu-reality, dei telegiornali e delle interviste.

Insomma, con "Roanoke", "American Horror Story" è tornata ad essere la grande serie che avevamo conosciuto nelle prime tre stagioni, in grado di non prendersi sul serio in nessun episodio, ma soprattutto in grado di fare paura, cosa che nel corso delle stagioni precedenti si era un po' persa di vista - anche se non sono un sostenitore del fatto che l'horror debba fare paura per forza -. Idee geniali come quelle riguardanti la prima parte di stagione vengono una volta ogni dieci anni, probabilmente e la scommessa a riguardo era parecchio rischiosa. Ryan Murphy che, vogliatelo o no, sa molto bene quello che fa - anche se spesso le sue serie sbroccano, vedi "Glee" -, l'ha vinta in pieno.

Voto: 8+

martedì 22 novembre 2016

Masterminds - I geni della truffa di Jared Hess (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Masterminds
Regia: Jared Hess
Sceneggiatura: Emily Spivey, Jody Hill, Danny McBride, Chris Bowman, Hubbel Palmer
Cast: Zach Galifianakis, Owen Wilson, Kristen Wiig, Jason Sudeikis, Ken Marino, Mary Elizabeth Ellis, Karsten Friske, Dallas Edwards, Devin Ratray, Kate McKinnon, Leslie Jones, Jon Daly, Ross Kimball
Durata: 94 minuti
Genere: Commedia, Azione

Sempre parlando di quelle che sono le nuove uscite al cinema, ecco che oggi tocca ad una commedia con Zach Galifianakis e Owen Wilson, una commedia basata su fatti realmente accaduti nel 1997 durante la cosiddetta rapina alla banca Loomis Fargo, un furto di 17,3 milioni di dollari attuato da un dipendente della stessa banca e da altri quattro complici. In questo film la vicenda viene ovviamente rivisitata in maniera comica e la mia paura riguardante questa pellicola, principalmente, stava nel fatto che probabilmente il trailer si fosse giocato le cartucce migliori, come spesso accade con i trailer dei film comici. Una paura che ho deciso di affrontare semplicemente perchè il trailer prometteva un film totalmente spensierato in cui i protagonisti fossero dei cazzoni con la C maiuscola e che, soprattutto facesse ridere.

Ciò a cui mi sono trovato davanti si è rivelato essere, in effetti, praticamente tutto quello che mi aspettavo da questo film: sano divertimento, sanissima idiozia da parte dei protagonisti e ovviamente delle gag che non si limitassero alle buone cose già viste nel trailer - la scena in cui i due protagonisti della vicenda si schiantano contro il cancello, ribaltando tutti i canoni del cinema d'azione, mi fa morire dal ridere ogni volta che la vedo, non posso farci nulla - e soprattutto la dichiarata intenzione di non prendersi sul serio per nemmeno un minuto della sua durata. Ovvio che non siamo davanti ad un nuovo capolavoro della commedia internazionale, ma trovarsi davanti ad un film talmente idiota da piacermi particolarmente, un po' come quasi tutti i film in cui ho visto il buon Galifianakis come protagonista: l'attore comico, fondamentalmente, non si discosta da quelli che sono i suoi personaggi tipici, idiota, un po' effeminato e con una capigliatura davvero ridicola.

Interessanti sono poi anche gli altri protagonisti, tra cui figurano il già citato Owen Wilson nel ruolo dell'antagonista ed ideatore del piano della rapina Steve Chambers, che per buona parte del film si fa chiamare Geppetto, così come quella di Kristen Wiig nei panni della bella spezzacuori Kelly Campbell. "Masterminds - I geni della truffa" risulta dunque il film perfetto se si vuole trovare un'ora e mezza di divertimento totalmente ignorante, lasciandosi alle spalle le difficoltà della giornata e spegnendo quasi completamente il cervello. Non è un capolavoro e non sarebbe mai potuto esserlo, ma il suo lavoro lo fa più che egregiamente.

Voto: 6,5

lunedì 21 novembre 2016

Morgan di Luke Scott (2016)

USA, Regno Unito 2016
Titolo Originale: Morgan
Regia: Luke Scott
Sceneggiatura: Seth Owen
Cast: Kate Mara, Anya Taylor-Joy, Toby Jones, Rose Leslie, Boyd Holbrook, Michelle Yeoh, Jennifer Jason Leigh, Paul Giamatti
Durata: 92 minuti
Genere: Fantascienza, Thriller

Nelle ultime settimane ci sono state un bel po' di uscite interessanti al cinema, tanto che non sono proprio riuscito a star dietro a tutte loro nemmeno per quanto riguarda il tanto famigerato fai da te. Tra queste una di quelle che più temevo, ma che in qualche modo, non so bene perchè, mi intrigavano di più, c'era "Morgan", film diretto da Luke Scott, regista pressocchè esordiente - ha al suo attivo due film che non sono passati dalle nostre parti, mentre per il resto solo collaborazioni - famoso fondamentalmente per essere il figlio di Ridley Scott, insomma un signor nessuno qualsiasi nella storia del cinema. Grazie a questo atto di nepotismo cui non sono particolarmente contrario se poi il regista si dimostra talentuoso, il buon Luke Scott si è trovato a dirigere un film in cui come protagonista aveva a disposizione Kate Mara - e sputiamoci sopra! - e come coprotagonista l'attrice horror del momento, quella Anya Taylor-Joy vista in quel capolavoro di "The Witch" e nel quale aveva dimostrato enormi cose.

"Morgan" è un horror di fantascienza, nel quale Lee Weathers, interpretata da Kate Mara, è una consulente di rischio per una compagnia che finanzia progetti riguardanti l'intelligenza artificiale. Il progetto di cui si deve occupare nel film è quello riguardante Morgan, interpretata da Anya Taylor-Joy, un ibrido umano in grado di acquisire conoscenza e di provare sentimenti che pochi giorni prima aveva aggredito la scienziata Kathy Grieff, interpretata da Jennifer Jason Leigh, cavandole un occhio con una penna. Un punto di partenza interessante per un horror fantascientifico anche se non proprio originalissimo, con il quale il regista Luke Scott riesce in qualche modo a colpire nel segno.

Non saremo mai davanti ad un film memorabile, ma "Morgan" è in grado, grazie ad una sceneggiatura solida e carica di temi significativi, di tenere lo spettatore interessato alla pellicola, mantenendo una tensione costante per tutta la sua durata, tensione accentuata dai ritmi non particolarmente sostenuti del film. E' interessante vedere anche come Luke Scott dimostri, grazie ad alcune sequenze quasi oniriche davvero interessanti, che dietro la macchina da presa avrà avuto sì un buon maestro, ma ci sa stare tranquillamente anche senza l'ombra del padre a seguirlo. Interessante è anche il rapporto che si crea tra la componente umana di Morgan, che è sempre in bilico tra sentimenti malinconici ed altri decisamente più "rabbiosi", tanto da portarla a non farsi problemi ad uccidere in casi particolarmente estremi. Ed è proprio per questo che "Morgan" funziona più che altro come film di fantascienza, piuttosto che come film horror, dato che la componente che dovrebbe mettere paura non viene particolarmente sviluppata. Forse è stato improprio definirlo un horror in partenza, siamo più dalle parti dell thriller fantascientifico, se proprio dobbiamo parlare per generi cinematografici.

Dunque, non un capolavoro, ma sicuramente un esordio - anche se Wikipedia riporta altri due film all'attivo per il regista - particolarmente interessante, in cui vediamo gli interpreti sotto una veste totalmente nuova: innanzitutto Kate Mara si trasformerà presto in un action hero parecchio convincente - la sua espressività non marcatissima la aiuta -, mentre la ragazzina Anya Taylor-Joy dimostra di avere davanti a sè un radioso futuro, grazie ad un'interpretazione in grado di inquietare pesantemente lo spettatore. Nel cast abbiamo anche la già citata Jennifer Jason Leigh che non ha un ruolo proprio fondamentale per l'economia della storia, mentre interessantissimo è il contributo dato da Paul Giamatti anche se fa bene ma non benissimo. Insomma, con "Morgan" Luke Scott firma un esordio decisamente convincente, ma ancora un po' acerbo, con qualche buchetto di sceneggiatura qua e là comunque in grado di intrattenere e di far riflettere su diversi temi. Vedremo in futuro se a prevalere sarà la personalità del regista o l'ombra di un padre che di bistecche ne ha mangiate molte più di lui.

Voto: 7-

giovedì 17 novembre 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Come ogni settimana siamo arrivati a Giovedì, è il corso incontrovertibile del tempo che ci ha portato a questo giorno, così come la natura nel nostro emisfero ci porta inverni freddi ed estati calde e bisognerebbe iniziare a preoccuparsi se succedesse il contrario. Come ogni Giovedì è però giunto il tempo di parlare, in maniera del tutto pregiudizievole, delle uscite della settimana, che a questo giro sono ben nove!


Agnus Dei di Anne Fontaine

Film a tema religioso franco-polacco che lascio a chi ha ancora un buon rapporto con Dio. Per quanto mi riguarda, invece, non penso proprio gli potrei concedere una visione.


Animali fantastici e dove trovarli di David Yates

Prequel della saga di "Harry Potter" di sicuro successo commerciale. Io la saga del maghetto in cui ad ogni film si vede Emma Watson passare da bambina ad adolescente parecchio gnocca non è che l'abbia apprezzata particolarmente, però la trovo piuttosto carina. Questa sembra partire sotto buoni auspici, ma è tutto da verificare.


Animali notturni di Tom Ford


Il film più atteso della settimana è il thriller diretto da Tom Ford con Jake Gyllenhaal e Amy Adams. Il buon Gyllenhaal sarà in grado di replicare la grandissima interpretazione in "Nightcrawler - Lo sciacallo"? Io sono abbastanza sicuro di sì, però nel dubbio, sto film lo vado a vedere... ma proprio perchè dubito eh.


Bianca & Grey e la pozione magica di Maxim Volkov, Andrey Galat

Faccio abbastanza fatica a reggere il cinema russo, figuriamoci se dovessi provare a cimentarmi con le bambinate russe. Next!


La sindrome di Antonio di Claudio Rossi Massimi

Film d'autore o presunto tale italiano che effettivamente, a leggere la trama, pare essere quanto meno interessante a livello tematico. Temo che la distribuzione con lui non sarà particolarmente benevola, ma se dovesse capitare in un cinema vicino potrei pensare di farci scappare una visione.


La verità negata di Mick Jackson

Pellicola biografica che parla di una lotta legale tra Deborah E. Lipstadt e David Irving riguardo il negazionismo sull'Olocausto. Temo che il film possa rivelarsi particolarmente pesante, però per importanza andrebbe quanto meno proposta una visione.


Per mio figlio di Frédérick Mermoud

Stavolta è la Francia che tenta di darci un film potenzialmente pesante. Il problema però è che a leggerne la trama, non ci vedo nulla di originale che possa convincermi a dargli un'occasione.


Quel bravo ragazzo di Enrico Lando

Io alla cricca di Maccio Capatonda e di Herbert Ballerina voglio un sacco di bene. Anche se penso che questo lavoro non sarà certo all'altezza di "Italiano medio" un'opportunità gliela voglio dare senza problemi. Anche perchè a me sta cricca fa veramente uccidere dal ridere.


Ti amo Presidente di Richard Tanne

No, il film sulla nascita della storia d'amore tra Michelle e Barack Obama no. Non ce la posso fare.

mercoledì 16 novembre 2016

The Crown - Stagione 1

The Crown
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Peter Morgan
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Claire Foy, Matt Smith, Vanessa Kirby, Eileen Atkins, Jeremy Northam, Victoria Hamilton, Ben Miles, Greg Wise, Jared Harris, John Lithgow
Genere: Period Drama

Dopo averci regalato un grande numero di serie televisive interessantissime, Netflix prova a compiere una missione quasi impossibile: rendere interessante la vita della Regina Elisabetta, da noi italiani vista con una certa distanza e i più maliziosi si chiedono, da molti anni a questa parte, quanto la sua vita possa andare avanti nel tempo. Io ho iniziato a pensare che quella donna sia immortale, o quanto meno sia nata con il semplice obiettivo di vederci morire tutti, ma questo è quanto e finchè vivrà ce la dovremo tenere e poi attendere di vedere Re Carlo all'opera. Nel frattempo Netflix, grazie ad uno dei budget più alti per una serie da lei prodotta e grazie ad una produzione interamente britannica, tenta di farci diventare simpatica la Regina e di narrarci l'epopea del suo regno, che ormai dura da più di sessant'anni.

Partendo dal giorno del matrimonio tra Elisabetta e il Principe Filippo di Edimburgo - non si è sempre chiamato così, tranquilli, anzi, prima di sposarsi si dice sia stato addirittura greco! - la serie prova a mostrarci tutte le sfaccettature dell'essere appartenente alla famiglia reale, a partire da una salita al trono arrivata decisamente troppo presto dato che il padre Giorgio VI morì a soli 56 anni, passando attraverso il suo rapporto con il Primo Ministro Winston Churchill, con lo zio rinnegato Edoardo VIII - protagonista tra l'altro, nel finale del quinto episodio, di una delle scene più toccanti dell'intera prima stagione -, ma anche quello con la madre Elisabetta - sì, pure lei - e la sorella Margaret, protagonista di una controversa storia d'amore con il colonnello Townsend, un uomo divorziato, per poi esplorare anche i rapporti con il marito, considerato da molti di scarsa personalità e la cui figura è stata messa in ombra da quella della Regina.

Narrandoci i primi anni del regno di Elisabetta, la prima stagione di "The Crown" - che visto il successo di pubblico e critica avrà lunga vita e sicuramente arriverà fino alla sesta stagione prevista... tra l'altro se nel frattempo la Regina dovesse morire questa serie farà davvero il botto (quanto sono cinico cazzo!) - si muove sapientemente negli anni che vanno dal 1952 fino al 1956 circa, con la protagonista che cerca di mantenere saldo il suo regno tra formalità varie, aprendosi però a qualche innovazione, ma mantenendosi sempre fedele a quelli che sono i precetti della Corona. Interessante in realtà è vedere dei retroscena, presumibilmente veri visto che la serie vuole il più possibile essere accurata dal punto di vista storico, su come essere Regina non sia un compito particolarmente facile e su come i turbamenti di una giovane donna debbano essere nascosti o risolti sempre nella maniera più conveniente per la stabilità del Regno. Interessante soprattutto vista l'immagine che noi abbiamo della Regina: una donna forte che nasconde in pubblico tutte le sue emozioni, in totale contrasto con quella che vediamo nella serie, soprattutto per quel che riguarda la sfera del privato. Sono interessantissimi poi quegli episodi dedicati ad altre figure di spicco di quel periodo: innanzitutto nel primo episodio il protagonista sicuramente Giorgio VI, così come nel quinto, l'episodio dell'incoronazione, buona parte della scena se la prende lo zio Edoardo VIII - che abdicò in favore di Giorgio VI - mentre nell'ottavo i riflettori si spostano tutti su Winston Churchill in un episodio interessante soprattutto per quel che riguarda la personalità di un uomo che nella sua carriera non ha solo detto aforismi da citare su Facebook.

Per quanto riguarda il cast di questa ottima prima stagione di "The Crown", ad interpretare la Regina Elisabetta, c'è la giovane Claire Foy, praticamente all'esordio e sicuramente più bella di quanto non fosse la vera Regina da giovane, mentre nel ruolo del Principe Filippo di Edimburgo, c'è Matt Smith, attore validissimo conosciuto più che altro per la sua interpretazione in "Doctor Who" - interpretazione che gli è valsa quasi sempre migliaia di voti su TVShowTime, soprattutto da gente che non si è accorta che stava guardando un'altra serie e non "Doctor Who" -. Nel ruolo di Margaret c'è invece Vanessa Kirby, mentre Winston Churchill è interpretato dall'ottimo John Lithgow, reso incredibilmente somigliante all'originale da un lavoro maestoso al trucco. La Regina Madre è invece interpretata da Victoria Hamilton, mentre Edoardo VIII da Alex Jennings.

Dunque, quasi inaspettatamente, con "The Crown" ci troviamo davanti ad un'ottima serie, che vuole esplorare gli anni di regno della Regina Elisabetta nella maniera più accurata possibile. E lo vuole fare prendendosi i suoi tempi, mantenendo un ritmo non particolarmente spedito, ma comunque in grado di creare interesse verso gli episodi successivi... per i quali non ci resta che aspettare un altro anno... perchè Wikipedia non spiega proprio tutto tutto tutto in questo caso.

Voto: 8

martedì 15 novembre 2016

White Bird in a Blizzard di Gregg Araki (2014)

USA 2014
Titolo Originale: White Bird in a Blizzard
Regia: Gregg Araki
Sceneggiatura: Gregg Araki

Cast: Shailene Woodley, Eva Green, Christopher Meloni, Shiloh Fernandez, Jacob Artist, Angela Bassett, Gabourey Sidibe, Sheryl Lee, Dale Dickey, Hillman
Thomas Jane, Mark Indelicato, Ava Acres

Durata: 91 minuti
Genere: Drammatico

Capita a volte, quando non si sa quale film vedere in home video in una sera in cui la voglia di impegnarsi non è tantissima, di affidarsi all'istinto e di capire quanto questa caratteristica della specie umana non faccia proprio al caso mio: non sono un tipo istintivo e spesso e volentieri il mio istinto non mi aiuta o, ancora peggio, sbaglia completamente. Diciamo che nel caso del film di cui parlo oggi non siamo nella condizione peggiore: "White Bird in a Blizzard" diretto dal regista Gregg Araki e con protagonisti del calibro della bella e bravissima Shailene Woodley, attrice che ho imparato ad apprezzare grazie a film come "Paradiso amaro" o "Colpa delle stelle" mentre un po' meno per la saga di "Divergent", di Christopher Meloni, visto l'ultima volta in "Wet Hot American Summer: First Day of Camp" e poi mai più rivisto, e di Eva Green, attrice per cui nutro un'immensa stima e che attendo impazientemente di vedere all'opera in "Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali".

"White Bird in a Blizzard" narra la storia di Kat Connors, interpretata da Shailene Woodley, ragazza di diciassette anni che ha sempre vissuto la sua vita in una situazione di soffocamento e repressione emotiva a causa della madre Eve, interpretata da Eva Green. Quando quest'ultima scompare, la vita della ragazza sembra diventare improvvisamente più semplice, senza tutte quelle regole imposte dalla madre, insomma, inizia a sentirsi un po' più libera, e anche il padre Brock, interpretato da Christopher Meloni, non sembra risentire particolarmente a livello emotivo della scomparsa della moglie. La vita per i due continua e con il trascorrere del tempo per Kat, che nel frattempo è andata al college, arriva il momento di affrontare quale sia la verità che si nasconde dietro la scomparsa della figura materna in uno dei pochi periodi che trascorre a casa con il padre.

Con questo film Gregg Araki, regista che precedentemente non conoscevo per nulla, ci mostra in un modo piuttosto particolare quelli che sono i rapporti tra genitori e figli, soprattutto quando i primi mantengono un certo tipo di comportamento verso i secondi. Quella che inizialmente sembra essere, per Kat; una scomparsa quasi benefica, si rivelerà presto essere un peso insostenibile, quasi a dirci come, alla fine, i genitori potranno pure sbagliare nel modo di crescere i propri figli ma, in qualche modo, quando questi mancano, è difficile andare avanti. Il tema è caldo e complesso e si potrebbero affrontare discussioni lunghissime a riguardo, ma il regista pecca di superficialità dal momento in cui decide di non sviluppare la storia a dovere approfondendo maggiormente quelle che sono le emozioni sia della protagonista sia di chi le sta vicino, risolvendo il tutto con un finale che non mi è sembrato proprio necessario per l'economia della storia, ma per capire bene ciò di cui sto parlando, dovreste vedere il film e magari, come me, penserete che il tutto avrebbe avuto un effetto molto migliore se si fosse lasciato tutto in sospeso, piuttosto che risolvere la questione.

Insomma, "White Bird in a Blizzard" non è il film eccezionale che ci si potrebbe aspettare, ma non è nemmeno un buon film su tutti i fronti. Sarebbe però disonesto pensare di bocciare in toto la pellicola, che si regge molto sull'interpretazione della giovane Shailene Woodley che sta sempre di più dimostrando di essere in grado di offrire delle interpretazioni davvero valide e talvolta emozionanti, mentre spreca abbondantemente il contributo di Christopher Meloni, mentre quello di "Eva Green è piuttosto relativo, relegata ad un ruolo in qualche flashback in cui comunque se la cava più che bene.

Voto: 6

lunedì 14 novembre 2016

Ouija: L'origine del male di Mike Flanagan (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Ouija: Origin of Evil
Regia: Mike Flanagan
Sceneggiatura: Mike Flanagan, Jeff Howard
Cast: Elizabeth Reaser, Annalise Basso, Lulu Wilson, Henry Thomas, Parker Mack, Sam Anderson, Kate Siegel, Doug Jones, Alexis G. Zall, Ele Keats, Nicholas Keenan, Lin Shaye
Durata: 99 minuti
Genere: Horror

Dopo aver visto un paio di anni fa "Ouija", con protagonista Olivia Cooke, pregai tutti gli dei di tutte le religioni che le major americane capissero la stronzata fatta con quel film e lo lasciassero nel famoso cassetto in cui ognuno mette le proprie cazzate dell'esistenza, senza farne sequel o prequel vari. Ovvio dunque che la notizia che quest'anno sarebbe uscito un prequel mi abbia dato l'ennesima conferma che gli dei, se esistono, non ci assistono nemmeno per sbaglio, ma forse avrebbero fatto in modo, affidando la regia di questo prequel a Mike Flanagan, già regista del validissimo "Oculus" e dell'emozionante "Somnia", di rendere il tutto un po' più piacevole rispetto all'orrido capitolo di lancio.

"Ouija: L'origine del male" - sta storia che si faccia riferimento al "male" nei titoli di ogni film horror sta iniziando a stufarmi, tra parentesi - è ambientato nel 1965: la famiglia Zander è composta da Alice, donna vedova interpretata da Elizabeth Reaser, Paulina, la figlia maggiore interpretata da Rachel Basso, e da Doris, la figlia minore interpretata da Lulu Wilson. Le tre, insieme, se la spassano un mondo ad organizzare sedute spiritiche in cui, fondamentalmente, attraverso trucchi ed escamotage vari truffano gli ignari clienti, facendo loro credere di essere entrati in contatto con lo spirito di un loro caro. Presto, tra i vari trucchi, decidono di introdurre una tavola Ouija - che si legge "ui-ia" - con la quale OVVIAMENTE evocheranno per sbaglio uno spirito maligno all'interno della casa, che comincerà ad avere un rapporto particolare con la minore delle due figlie Doris, fingendosi lo spirito del padre morto anni prima.

Sulla trama effettivamente c'è poco da dire: banale, banale e banale! Insomma, è la solita roba vista e rivista che parte da un presupposto ormai usato ed abusato da chiunque e che, fondamentalmente, ti fa partire con un po' di pregiudizi riguardo al film. Una cosa che mi sono sempre chiesto è questa: ma i personaggi dei film, li vedono mai i film? Cioè tutti sanno che nei film se prendi in mano una tavola Ouija - "ui-ia" ricordate - succedono brutte cose. Tutti, nel 2016, continuano nei film a prendere in mano le tavole Ouija - sempre "ui-ia" -, anche se qui i personaggi vivono nel 1965 e si può dire che dai, non lo si sapeva ancora. In ogni caso dato il presupposto banalissimo è una domanda più che lecita da porsi la mia. E lo sviluppo non è che si discosti tanti, a livello di originalità, da quelli che sono i presupposti di questo film: insomma, nulla va in modo inaspettato, le sequenze sono altamente anticipabili e la risoluzione finale è la più logica possibile. Insomma, tutto piuttosto lineare.

Eppure il buon Mike Flanagan con i film che ho citato in testa al post, aveva già dimostrato di essere in grado, in modi inspiegabili dato che le sue trame sono sempre piuttosto classiche, di fare un po' di paura allo spettatore. Inoltre è un bravo regista, alcune inquadrature sono parecchio ricercate e contribuiscono a creare un po' di tensione nello spettatore. Qui riesce parzialmente nel suo intento: anche qui la scelta di far possedere dagli spiriti maligni il personaggio più giovane è piuttosto attesa, eppure questa bambinetta rompipalle a tratti è davvero inquietante e anche un po' stronzetta, ma sono i demoni che parlano per lei. Insomma, a tratti sta bambinetta fa davvero paura e sia la paura, sia lo stile registico contribuiscono, in qualche modo, a far fare un piccolo passo avanti a questa saga... che sicuramente non si fermerà qua, perchè gli dei non ascolteranno le mie preghiere.

Voto: 5+

venerdì 11 novembre 2016

I Medici - Stagione 1

I Medici
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Frank Spotnitz, Nicholas Meyer
Rete Italiana: Rai 1
Cast: Richard Madden, Stuart Martin, Annabel Scholey, Guido Caprino, Alessandro Sperduti, Ken Bones, Lex Shrapnel, Daniel Caltagirone, Valentina Bellè, Alessandro Preziosi, Eugenio Franceschini, Sarah Felberbaum, Miriam Leone, Michael Schermi, Tatjana Nardone, Fortunato Cerlino, Valentina Carnelutti, Valentina Cervi, Frances Barber, Steven Waddington, Ben Starr, Roberto Trifirò, Andrea Bruschi, Andrea Tidona, Fabrizio Matteini, Alessandro Piavani, Andrea Bosca, James Murray, David Sturzaker, Marco Zingaro, Roberto Accornero, Brian Cox, Dustin Hoffman
Genere: Period Drama

Avevo qualche dubbio sulla nuova serie TV in esclusiva su Rai 1, coproduzione tra Italia e Gran Bretagna, dedicata all'epopea dei Medici, storica famiglia di banchieri fiorentini vissuta lungo quattro generazioni - per lo meno quelle storicamente più attive in favore della città di Firenze - che ha contribuito fortemente a portare la città, ma anche tutta l'Italia, verso il Rinascimento attraverso finanziamenti a grandi opere artistiche tra cui, su tutte, la costruzione della Cupola di Brunelleschi nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore.. La stessa Cupola che, nel corso delle puntate, a stare a guardare i commenti sui social, è diventata la vera e propria star della prima stagione de "I Medici - Masters of Florence" - il sottotitolo è effettivamente VERGOGNOSO - attraverso una serie di battute che alla lunga - e quando dico alla lunga intendo che questa "alla lunga" è stata cortissima, ma tipo una cinquantina di minuti - hanno parecchio rotto le palle per stupidità ed inutilità. Che poi com'è come non è sta cupola è comparsa in questa prima stagione nemmeno un minuto - dato che il Duomo di Firenze all'epoca era totalmente scoperchiato - e non è che se ne parli poi così tanto, a parte in un paio di puntate... bah, misteri dell'internet.

I dubbi che avevo erano fondamentalmente i soliti che si hanno sulle serie a tema storico che vengono prodotte all'estero: il pericolo di troppe stronzate, pericolo che di solito non mi fa particolarmente paura dato che per vedere qualcosa di storico preferisco guardarmi un documentario, leggermi un trattato di storia, oppure guardarmi la prima stagione della magnifica serie "The Crown", che quella sì che con gli avvenimenti sembra azzeccarci di brutto! Anche perchè di motivi per essere fiduciosi sulla serie ce n'erano: insomma hai Dustin Hoffman ad interpretare Giovanni Medici che... muore nella prima scena, è protagonista di qualche flashback e recita con uno scazzo addosso che nemmeno io quando qualcuno mi parla di automobili; poi avevamo Miriam Leone ad interpretare Bianca, una bellezza devastante che... rimane in scena una ventina di minuti nel primo episodio ad occhio e croce e poi scompare; hai anche Fortunato Cerlino o se preferite Don Pietro Savastano di "Gomorra - La serie" che... entra a far parte della Signoria nell'ultimo episodio e crepa dopo nemmeno 15 minuti dal suo ingresso in scena. Insomma, in sta serie ci sono più personaggi morti, poco utili e fugaci che in "Game of Thrones"! E tra l'altro, direttamente da "Game of Thrones" abbiamo un certo Richard Madden, uno che di solito ha il brutto vizio di morire accoltellato durante i matrimoni, ma che qui interpreta il protagonista che [ATTENZIONE SPOILER] prima o poi nel corso della serie e delle seguenti stagioni morirà di morte naturale o comunque ammazzato da qualcuno, ma comunque, di sicuro, morirà. Capito? Morirà, di sicuro, prima o poi. E' un personaggio storico morto da quasi 600 anni, prima o poi morirà anche nella serie. Capito? Chiaro? Chiuso l'argomento "ohnno non possono uccidermi Richard Madden anche qui come in "Game of Thrones"!!!11!!1!"??? [FINE SPOILER].

Nel cast principale, oltre al già citato Robb Stark Richard Madden che non se la cava nemmeno troppo male nell'importantissimo ruolo affidatogli, figurano anche un certo Stuart Martin che, ammetto la mia ignoranza, non ho mai sentito nominare prima ma pare abbia recitato in un episodio di "Game of Thrones" - sì, anche lui - e sono sicuro che la sua interpretazione sia inficiata da un doppiaggio di certo non all'altezza, e Guido Caprino nei panni di Marco Bello Bello in modo assurdo - nel frattempo prego Odino e gli dei dell'Olimpo che la citazione sia stata recepita - che ha recitato in molte fiction italiane e in molti film ma io ho il grandissimo record di non averne visto nemmeno uno come termine di paragone e che qui mi pare pagare un po' troppo il suo stile recitativo particolarmente impostato e quasi forzato, nonostante il suo personaggio, cognome a parte, sia davvero un bel personaggio su tutti i fronti. Un ruolo piuttosto importante nell'economia della storia lo ha anche Piero de' Medici, interpretato da Alessandro Sperduti, attore che fa bene ma non benissimo, soprattutto per la sua capigliatura e perchè ne "I Liceali" - ah quanti ricordi - era effettivamente molto più bravo, mentre da segnalare la fugace apparizione di Alessandro Preziosi nei panni di Brunelleschi, un personaggio che sarebbe potuto diventare per personalità la vera e propria rivelazione della serie ma che purtroppo risulta abbastanza sprecato ed è un peccato dato che stava riuscendo quasi a farmi ricredere sulle capacità recitative del buon Alessandro Preziosi di Rivombrosa - e ringrazio Pensieri Cannibali per NON avermi esplicitamente autorizzato a copiargli la citazione - e invece no... peccato. Per quanto riguarda invece il lato femminile, oltre alla già citata Miriam Leone - mai citata abbastanza però - abbiamo Annabel Scholey nei panni di Contessina, la moglie di Cosimo - da quando poi Contessina è un nome e non un titolo nobiliare? -, un personaggio che in quanto a palle e personalità ne avrebbe da vendere in primis a suo marito, in secundis a un sacco di altre persone che ne avrebbero più bisogno di lei. Ah, tra parentesi, è pure carinissima. La vera rivelazione di questa prima stagione de "I Medici - Masters of Florence" è stata secondo la mia personalissima opinione Valentina Bellè nei panni di Lucrezia, non tanto per il suo personaggio che alla fine nonostante sia la moglie di Piero il Gottoso risulta piuttosto marginale, quanto più che altro per capacità nel rendere il suo personaggio interessante grazie ad una buona interpretazione e ad una bellezza che non rende al 100% del suo potenziale, ma cercatela in una foto in cui non è in costume del '400 e poi magari ripensateci un attimo.

Insomma, la prima stagione di questa serie in grande anteprima mondiale proprio su Rai 1 - molti hanno addirittura pensato di andare sui siti americani apposta per fare spoiler, cosa divertentissima insomma - ha il grande merito di lasciare in ogni episodio il pubblico con la voglia di proseguire nella visione e, soprattutto, di non rendersi mai eccessivamente pesante, mantenendo un buon ritmo e dei dialoghi magari non eccelsi, ma comunque piuttosto diretti e realistici. Pecca però, purtroppo, nella gestione del cast, un cast che potenzialmente avrebbe potuto fare enormi cose, ma che spesso e volentieri vede comparire dei personaggi che durano per pochissimo tempo e non vengono mai più ripresi, inspiegabile in tal senso il totale abbandono del personaggio di Brunelleschi negli ultimi due episodi. Così come pecca moltissimo nel giustificare le azioni di determinati personaggi, che spesso appaiono insensate e fin troppo impulsive, quasi come se venisse cercata la reazione sensazionale - il comportamento che tiene Cosimo nell'intera durata degli ultimi due episodi è qualcosa di davvero illogico, tanto per fare un esempio, però in qualche modo riesce a colpire lo spettatore - preferendola a quella umanamente più accettabile.

Voto: 6,5

giovedì 10 novembre 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Come ogni Giovedì si rinnova l'appuntamento con le uscite cinematografiche della settimana che, come al solito, verranno commentate secondo i miei pregiudizi, tutte e dodici - se si escludono i tre documentari che sapete come la penso -.


A spasso con Bob di Roger Spottiswoode

Il primo film della lista di questa settimana ci racconta del rapporto tra un uomo e il suo gatto. E siccome io non amo proprio per nulla i film che parlano del rapporto di amicizia che c'è tra l'uomo e l'animale questo lo salterò bellamente senza farmi troppi problemi.


Che vuoi che sia di Edoardo Leo


Edoardo Leo è un attore che ultimamente sto apprezzando abbastanza e che anche come regista, se ci limitiamo all'unico film da regista che ho visto, il carinissimo "Noi e la Giulia", devo dire che non se la cava per nulla male. La speranza dunque è che anche questa commedia, con lo stesso regista come protagonista e con la presenza di Anna Foglietta e Rocco Papaleo, possa rivelarsi divertente e interessante in questa annata davvero straordinaria per il cinema italiano.


Genius di Michael Grandage

Cast di tutto rispetto, tra cui spiccano Colin Firth e il giovane papa Jude Law, dedicato alla storia di Maxwell Perkins, editore artefice del lancio di scrittori come Hemingway e Fitzgerald. Sarà anche questo film all'altezza degli scrittori lanciati dal protagonista della vicenda? Sinceramente ho qualche dubbio, ma qualche centesimo su questo film lo scommetterei anche.


Knight of Cups di Terrence Malick

Mi sono messo alla prova ben due volte con il cinema di Terrence Malick e devo dire che la fatica è stata tanta, se non tantissima. Capisco che, quando un regista viene osannato a destra e a mancina, il problema della scarsa comprensione potrebbe essere esclusivamente il mio, però non so se ho tutta questa voglia di mettermi alla prova anche con questo suo ultimo lavoro.


La ragazza del mondo di Marco Danieli

Su quest'altro lavoro italiano in uscita questa settimana non so bene come pormi: da una parte potrebbe essere una visione interessante, che può andare al di là dei soliti schemi delle pellicole sentimentali; dall'altra potrebbe anche essere un polpettone pesantissimo che segue pedissequamente tutti gli schemi delle pellicole sentimentali, che mi sono venute un po' a noia in questi ultimi anni.


Masterminds - I geni della truffa di Jared Hess

Io ogni volta che al cinema vedo il trailer di questo film mi spacco letteralmente dal ridere: sembra essere una commedia idiota e cazzona come piace a me, ma a paura è che le scene migliori se le siano giocate tutte nel trailer. Speriamo di no.


Morgan di Luke Scott

Essendo un horror/thriller e per giunta con Kate Mara come protagonista, sono abbastanza sicuro che lo vedrò. Poi si potrebbero fare mille discorsi sugli horror contemporanei e palle varie, ma io, comunque, nel dubbio, sparo e me lo vedo.


Sing Street di John Carney

La trama di questa pellicola, per lo meno quella scritta sul mio sito di fiducia Coming Soon, non è che dica molto. Eppure, questo film musicale che non sembra essere un musical a tutti gli effetti, un po' mi ispira. Se dovessi trovarlo disponibile nei cinema vicino a me potrei farci un pensierino.


Fai bei sogni di Marco Bellocchio

Si potrebbero fare battute di cattivo gusto sui titoli dei film di Bellocchio, ma questo film, che era tra i papabili candidati italiani per concorrere all'Oscar - poi è stato scelto "Fuocoammare" - potrebbe essere l'ennesima conferma di questa annata in cui il cinema italiano batte a mani basse tutte le uscite che ci sono arrivate dall'Europa e anche buona parte di quelle statunitensi.


Fratelli di sangue di Pietro Tamaro

Film action all'italiana che, detto sinceramente, non mi ispira per nulla. Stavolta passo.


I cantastorie di Gian Paolo Cugno

Film sulla crisi economica. Direi, a occhio, come sopra.


La leggenda di Bob Wind di Dario Migianu Baldi

Come sopra 3.0.

mercoledì 9 novembre 2016

Black Mirror - Stagione 1

Per i più svariati motivi, nel corso degli anni, mi sono lasciato sfuggire la messa in onda di Black Mirror, serie TV antologica inglese che in ogni episodio ci parla, con grande cattiveria, dell'evoluzione della tecnologia e dei mass media e degli effetti che ha o potrebbe avere la cosa sulla popolazione. Spronato da consigli di varie persone ho deciso, pian piano, di recuperarmi tutte e tre le stagioni andate in onda fino ad ora ed oggi parlerò proprio della prima e dei tre episodi che la compongono.

Black Mirror
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 3
Creatore: Charlie Brooker
Rete Inglese: Channel 4
Rete Italiana: Netflix




The National Anthem

Regia: Otto Bathurst
Sceneggiatura: Charlie Brooker
Cast: Rory Kinnear, Lindsay Duncan, Tom Goodman-Hill, Donald Sumpter, Lydia Wilson, Allen Leech, Anna Wilson-Jones

La principessa Susannah, duchessa di Beaumont e membro molto amato della famiglia reale, viene rapita e il primo ministro Michael Callow riceve uno scioccante messaggio con le istruzioni per ottenere la liberazione della principessa: alle ore 16 del giorno successivo Callow dovrà avere un rapporto sessuale con un maiale in diretta televisiva a reti unificate.

Un primo episodio disgustoso, freddo, cattivo come pochi ne avevo visti da quando sono un assiduo spettatore di serie televisive. Inoltre l'episodio, appartenente senza ombra di dubbio al genere thriller, riesce nell'intento di creare una tensione costante nello spettatore, fino ad arrivare alla dura critica verso una società molto più attratta dallo "spettacolo" che è costretta a vedere piuttosto che da ciò che le sta accadendo attorno.

Voto: 8


15 Millions of Merits

Regia: Euros Lyn
Sceneggiatura: Charlie Brooker, Kanaq Huq
Cast: Daniel Kaluuya, Jessica Brown Findlay, Paul Popplewell, Rupert Everett, Julia Davis, Ashley Thomas

Una società futuristica in cui tutta la popolazione è costretta a vivere in stanze pieni di schermi e a guardare tutto il giorno gli show proposti dalle emittenti televisive. Inoltre, per dare energia a tutta la struttura, le persone devono pedalare incessantemente in cambio di "Meriti", valuta che possono utilizzare per saltare la pubblicità. Bing Madsen è uno dei cittadini di questo paese ipertecnologico e vive la sua vita costantemente annoiato e apatico, fino a quando, quasi per caso, sente la voce di Abi, mentre canta, incoraggiandola a presentarsi a "Hot Shots", talent show di punta del palinsesto televisivo.

Un episodio dalle tinte più che altro fantascientifiche e che si potrebbe certamente collocare in un'ipotetica epoca futura. Un episodio che, nella critica che fa verso la popolazione e il suo enorme bisogno di seguire in televisione programmi di intrattenimento di qualsiasi tipo, riesce anche ad avere il più forte impatto emotivo sul pubblico. Certamente il punto più alto della stagione.

Voto: 9


The Entire History Of You

Regia: Brian Welsh
Sceneggiatura: Jesse Armstrong
Cast: Toby Kebbell, Jodie Whittaker, Tom Cullen, Jimi Mistry

In una realtà in cui tutte le persone hanno impiantato nel proprio collo un dispositivo che permette di registrare, per poi rivivere come fossero un film, tutti i ricordi della propria vita, Liam Foxwell e la moglie Ffion, si recano ad una cena con amici, tra i quali c'è anche Jonas, che per tutta la cena si comporta in modo brillante e da cui Ffion sembra essere particolarmente affascinata. Sospettoso verso i due, Liam comincerà a vivere momenti di vera paranoia, costringendo la moglie a confessare quale fosse il passato con un uomo che sembra conoscere da molto più tempo di quanto non dica.

Altro episodio con uno spunto ad altissimo livello di genio, che parte anch'esso da un presupposto fantascientifico per poi spostarsi, un po' come il primo episodio, su toni un po' più thriller. Una critica nemmeno troppo velata ai social network e a tutti quei dispositivi che ci permettono di tenere memoria di ogni ricordo, sotto forma fotografica o di video, e di utilizzarlo talvolta anche per gli scopi più assurdi.

Voto: 8+
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