sabato 31 dicembre 2016

GNOCCA AWARD - Ottobre/Dicembre 2016

In attesa di vedere la classifica completa delle attrici o cantanti o chi più ne ha più ne metta che mi sono piaciute di più, soprattutto a livello fisico, eccoci qui per l'ultimo appuntamento trimestrale con la cinquina che più mi ha stupito in questo ultimo trimestre del 2016.

Se voleste recuperare le precedenti classifiche di quest'anno, qui sotto i link:

Gennaio - Marzo
Aprile - Giugno
Luglio - Settembre

E ora, sotto con la cinquina di questo trimestre!!!


5 - Emmy Rossum

Età: 30
Provenienza: Stati Uniti
Vista in: Shameless - Stagione 7


L'anno scorso fu un amore tale da concederle il primo posto nella classifica finale, alimentato dalla visione del film "Qualcosa di buono" e dal recupero estivo di tutte le stagioni di "Shameless". Quest'anno l'innamoramento è rimasto, anche se in tono molto minore!!!




4 - Micaela Ramazzotti

Età: 37
Provenienza: Italia
Vista in: La pazza gioia


Con Micaela Ramazzotti sono un bel po' di anni che faccio davvero fatica ad essere obiettivo, ma la visione di "La pazza gioia" di Paolo Virzì, che se l'è pure sposata, mi ha convinto ad inserirla in questa classifica - nonostante nel film a livello recitativo venga letteralmente surclassata da Valeria Bruni Tedeschi -.




3 - Shailene Woodley

Età: 25
Provenienza: Stati Uniti
Vista in: Snowden


Anche per Shailene Woodley il turno è arrivato dopo moltissime riflessioni. La visione di "Paradiso amaro" lo scorso anno - in cui era quasi tutto il tempo in bikini, tra l'altro - mi aveva fatto ben sperare nell'attrice appena maggiorenne all'epoca delle riprese del film. Averla vista come fidanzata di Edward Snowden nel film a lui dedicato è stato per me il colpo di grazia!




2 - Miriam Leone

Età: 31
Provenienza: Italia
Vista in: I Medici


E' bastata una fugacissima apparizione nel primo episodio della serie "I Medici" per farmi amare la rossa più bella d'Italia.




1 - Felicity Jones

Età: 33
Provenienza: Regno Unito
Vista in: Inferno, Rogue One: A Star Wars Story


Su internet le sue foto in pose sexy si possono contare sulle dita di una mano. Per il resto ci rimangono le sue apparizioni nei film. Nei quali sarebbe bellissima anche vestita in costumi del settecento...



Ed ora, nell'augurarvi una buona notte di San Silvestro, uomini di tutta la terra, rimando l'appuntamento a domani per la classifica completa!

venerdì 30 dicembre 2016

WEEKEND (DI CAPODANNO) AL CINEMA!

Ultimo appuntamento con le uscite cinematografiche del weekend, eccezionalmente spostato a Venerdì un po' per assecondare la rassegna bloggereccia di ieri e un po' perchè le uscite sono distribuite eccezionalmente tra oggi e il primo Gennaio e non il Giovedì come ormai ci siamo abituati. Vediamole tutte - anche se non sono molte - commentate in base ai miei pregiudizi!


Alps di Yorgos Lanthimos

L'ultimo film del regista greco, "The Lobster" mi era piaciuto anche per il fatto che fosse un po' malato a livello di sceneggiatura. Questo, nonostante le critiche non siano state particolarmente positive, potrebbe esserlo ancora di più e quindi potrebbe davvero fare al caso mio! Ormai però l'appuntamento va all'anno prossimo!


Il GGG - Il Grande Gigante Gentile di Steven Spielberg

Ho visto il trailer al cinema prima della visione di "Rogue One: A Star Wars Story" e devo dire che il film, un po' per la commistione tra la Disney e il buonismo dell'ultimo Steven Spielberg e un po' per il trailer non proprio di qualità, non sembra lasciar presagire nulla di buono. Non so dunque se avrò il coraggio di imbarcarmi verso questa visione, che sembra essere una gigantesca palla.


Passengers di Morten Tyldum


Prendi Chris Pratt e la gnocchissima Jennifer Lawrence, mettili nello spazio in una storia di fantascienza che potrebbe rivelarsi davvero interessante e hai già confezionato una trama che potrebbe piacermi e anche parecchio. Ora sta tutto nel vedere quale sarà il risultato al termine della visione, che io dò già per certa.


Mister Felicità di Alessandro Siani

Come ormai tradizione il primo giorno dell'anno è riservato alle uscite comiche italiane: il primo Gennaio del 2016 fu il turno del fenomeno di incassi "Quo vado?" - che ancora non sono riuscito a vedere nonostante apprezzi mediamente Checco Zalone - mentre quest'anno è il turno di Alessandro Siani, che invece non mi piace per nulla e mi fa davvero poco ridere. Dubito dunque di poter riservare del tempo alla visione di questa sua nuova pellicola.

giovedì 29 dicembre 2016

BEST SCENES EVER

Prima di finire questo 2016, la solita cricca di blogger ha organizzato una delle sue solite rassegne: questa volta però non è dedicata da un'artista per il suo compleanno, nè ad un tema particolare, ma è una personale classifica in cui ogni blogger dirà le sue dieci scene preferite nella storia del cinema. Un'impresa particolarmente difficile per la quale ho deciso sia di prendere film un po' più recenti, le cui scene mi hanno colpito per l'uno o per l'altro motivo, sia alcuni cult le cui scene bene o male conoscono quasi tutti a memoria.



10) The Wolf of Wall Street - Leonardo DiCaprio e Jonah Hill si fanno di qualsiasi droga

Dal film per me migliore del 2014, arriva la scena che sicuramente mi ha fatto più ridere



9) Lo chiamavano Jeeg Robot - Luca Marinelli canta "Un emozione da poco" di Anna Oxa

Questa canzone mi perseguita. E lo Zingaro è il personaggio del 2016!



8) L'avvocato del Diavolo - Al Pacino cita "Paradise Lost" di John Milton nel pazzesco monologo finale

Il film che mi ha fatto iniziare ad adorare Al Pacino e una delle scene migliori di cui è stato protagonista.



7) Nightmare: Dal profondo della notte - Johnny Depp risucchiato nel letto

Uno dei miei personaggi horror preferito in una delle scene horror più famose di sempre!




6) Nuovo cinema Paradiso - Montaggio dei baci

Servono parole per descrivere questa scena???



5) Spring Breakers - James Franco canta Everytime di Britney Spears assieme a Vanessa Hudgens, Ashley Benson e Rachel Korine

Nel 2013 su questo stesso blog premiai il film come pellicola dell'anno. Ora, a distanza di tre anni e mezzo dalla sua visione, ho ancora una scena bene in testa!



4) Full Metal Jacket - "Tanti auguri Gesù Cristo"

Non la scena iniziale, ma i festeggiamenti natalizi!



3) Mommy - Steve "allarga" lo schermo

Prendi una canzone che non amo particolarmente come "Wonderwall" e prendi un film particolare, ma fino ad un certo momento normalissimo e non eccezionale. Metti la canzone che non sopporto assieme a questa scena ed ecco che arriva la svolta!




2) Arancia meccanica - "La musica mi venne in aiuto"


Al secondo posto ci va Kubrick e [ATTENZIONE SPOILER] ci andrà anche al primo [FINE SPOILER] con una delle migliori scene di "Arancia meccanica"



1) Shining - "Sono il lupo cattivo..."

La mia scena preferita del mio film horror preferito e anche del mio film preferito!




Partecipano alla rassegna anche i seguenti blogger (al link trovate la loro classifica)!


Bollalmanacco

Director's Cult

SOLARIS

Mari's Red Room

Non c'è paragone

A fish-flavoured apple

mercoledì 28 dicembre 2016

Rogue One: A Star Wars Story di Gareth Edwards (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Rogue One: A Star Wars Story
Regia: Gareth Edwards
Sceneggiatura: Chris Weitz, Tony Gilroy
Cast: Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Donnie Yen, Mads Mikkelsen, Alan Tudyk, Riz Ahmed, Jiang Wen, Forest Whitaker
Durata: 134 minuti
Genere: Fantasy

Lo scorso anno, con l'uscita nei cinema di "Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza", frotte di fan della saga delle Guerre stellari creata da George Lucas e composta fino ad allora da sei film suddivisi in due trilogie hanno cominciato ad andare in fibrillazione, contenti per il proseguimento di una saga a cui sono un po' tutti molto affezionati e alcuni anche giustamente dubbiosi su un'eventuale snaturazione della stessa. Io, personalmente, non ho vissuto allo stesso modo la cosa, ma in realtà semplicemente per un motivo: fino allo scorso anno avevo un certo rifiuto verso la saga fantasy - perchè è fantasy, non mi venite a dire che è fantascienza che io mi incazzo e son pignolo su ste cose - e ho deciso di recuperare tutti e sei i film solamente un paio di settimane prima dell'uscita del nuovo capitolo. Assieme all'ufficializzazione dell'inizio di una nuova trilogia, con uscita a cadenza biennale, sono stati ufficializzati per gli anni "pari" tre film spin-off della saga originale, atti a raccontare storie mai narrate o ad approfondire le vicende di alcuni personaggi storici per la saga.

"Rogue One: A Star Wars Story" si colloca esattamente tra "Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith" e "Star Wars: Episodio IV - Una nuova speranza", ovvero nel periodo in cui l'Impero sta costruendo la famigerata Morte Nera, mentre i ribelli stanno tentando di rubarne i piani, per poterla attaccare e distruggere. Tutti ben sappiamo come va a finire la storia del quarto episodio della saga, con l'arma più potente dell'Universo distrutta grazie ad un solo colpo in un punto ben preciso e tutti negli anni si sono chiesti come fosse possibile che un'arma del genere, grande come un intero pianeta ed in grado di distruggerne un'altro senza difficoltà, potesse essere distrutta in questo modo. Il primo spin-off dedicato alla saga di Star Wars ci parla proprio di questo, grazie ad una storia autoconclusiva che si incastra perfettamente tra i due film sui quali è collocata, narrandoci le gesta di Jyn Erso, interpretata da Felicity Jones, fuggita dalle grinfie dell'Impero in giovane età e il cui padre Galen Erso, interpretato da Mads Mikkelsen, fu catturato dallo stesso Impero per completare la costruzione dell'arma.

La storia riguardo Jyn si può suddividere principalmente in due parti, un po' come il film in questione: la prima riguarda la riunificazione tra lei e il padre Galen, che le rivelerà importanti questioni riguardo all'arma da lui costruita, mentre nella seconda ci sono le guerre stellari, che mancavano alla saga da un sacco di tempo, con una scena lunghissima che ricorda moltissimo la battaglia finale di "Star Wars: Episodio IV - Una nuova speranza", atte a rubare i piani della Morte Nera per scoprire quale fosse quel famoso punto debole per poterla distruggere. E se la prima parte, prettamente introduttiva e in cui incontriamo diversi personaggi, tra cui Saw Gerrera, interpretato da Forest Whitaker e doppiato in maniera odiosa, e Chirrut Îmwe, interpretato da Donnie Yen la cui frase "Sono un tutt'uno con la Forza. La Forza è con me" è già diventata di culto, annoia un pochetto, tanto da benedire l'altrimenti odiato intervallo al cinema, la seconda, in cui c'è la guerra e gli spari e si vede anche Darth Vader in una scena MEMORABILE, è sicuramente costruita meglio e sicuramente più coinvolgente. Chiaro è che il film, e lo si vede, ha bisogno di entrambe le parti per esistere, solo che la prima l'avrei sviluppata in maniera un po' più dinamica, ecco.

"Rogue One: A Star Wars Story" dunque è uno spin-off che funziona abbastanza bene, risultando sia in grado di collegare due parti della saga di Star Wars su cui i fan nel tempo si erano creati le storie più fantasiose, sia di creare una storia autoconclusiva in grado di dare qualcosa anche agli spettatori meno affezionati della saga fantasy - perchè ripeto, è fantasy non fantascienza, e su questo sono categorico -. Inoltre brava la Disney, ormai proprietaria del franchise creato da George Lucas, a non dare al film la sua tipica comicità e il suo tipico lieto fine: far finire la vicenda in maniera del tutto positiva sarebbe stato improponibile e del tutto fuori luogo, soprattutto sapendo come proseguirà poi la vicenda, riuscendo anche a non cadere nella tentazione di condire il film con battute spiritose eccessivamente buoniste, dato che la comicità presente all'interno di "Rogue One: A Star Wars Story" è molto più nera rispetto al film dello scorso anno e anche molto più cinica.

Voto: 7+

LEGGI LE RECENSIONI DEGLI ALTRI SETTE FILM DELLA SAGA!

Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma
Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni
Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith
Star Wars: Episodio IV - Una nuova speranza
Star Wars: Episodio V - L'impero colpisce ancora
Star Wars: Episodio VI - Il ritorno dello Jedi
Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza

martedì 27 dicembre 2016

La mafia uccide solo d'estate: La serie - Stagione 1

La mafia uccide solo d'estate: La serie
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 12
Creatore: Pif, Michele Astori, Michele Pellegrini
Rete Italiana: Rai 1
Cast: Claudio Gioè, Anna Foglietta, Nino Frassica, Francesco Scianna, Angela Curri, Maurizio Bologna, Edoardo Buscetta, Valentina D'Agostino, Nicola Rignanese, Gaetano Bruno, Carmelo Galati, Dario Aita, Andrea Castellana, Domenico Centamore, Sergio Vespertino, Natale Russo, Roberto Burgio, Claudio Collovà, Ottavio Amato, Enrico Gippetto, Alessandro Piavani, Francesca Giordano, Pierangelo Gullo, Mimmo Mignemi, Aurora Quattrocchi, Adriano Chiaramida, Ilenia D'Avenia, Simona Malato, Maurizio Marchetti, Orio Scaduto, Salvatore Mancuso, Paride Benassai, Pif
Genere: Commedia, Drammatico

Quest'anno tra le mie visioni televisive hanno trovato dello spazio anche delle fiction della RAI: oltre alla molto pubblicizzata "I Medici" che mi è mediamente piaciuta e all'abbandono di "Braccialetti rossi" dopo il quarto episodio della terza stagione - si è passati dalla pur facile emozione ad ogni episodio alla totale mancanza di realismo e all'eccessiva presenza di assurdità - ha trovato spazio quel "La mafia uccide solo d'estate: La serie" tratto dall'omonimo film diretto da Pif che mi era davvero piaciuto e che riusciva a raccontare gli anni peggiori della mafia in Sicilia in maniera semplice e scanzonata ricalcando quasi lo stile di Benigni in "La vita è bella". I dubbi riguardo ad una serie tratta dall'omonimo film c'erano, il pensiero che l'opera originale venisse snaturata e il dubbio che con la scusa di avere più tempo a disposizione ci si sarebbe lasciati andare a qualche lungaggine di troppo avevano accompagnato la visione del primo episodio di questa fiction, che subito però è riuscita a convincermi.

Per quel che riguarda l'idea di creare una serie da un film che funzionava di per sè alla fine ha pagato, soprattutto per quel che riguarda l'approfondimento psicologico dei personaggi e l'aver dato la possibilità agli autori di parlare di molti più episodi legati alla mafia, concentrandosi in questa prima stagione su quegli anni in cui ancora non si sapeva bene cosa fosse e in cui esisteva ancora un certo negazionismo, così come una certa omertà e anche qualcuno che conscio della situazione, decideva di non accettarla facendo come tutti, senza però mostrarsi come una parte attiva per combatterla. Il filo conduttore della vicenda è un po' lo stesso del film, ovvero l'amore tra Salvatore Giammarresi - nel film si chiamava Arturo -, interpretato dal giovane Edoardo Buscetta, e la compagna di classe Alice, interpretata da Andrea Castellana. Oltre a questo filo conduttore ci si concentra maggiormente anche sui vari componenti della famiglia, la storia tra i genitori di Salvatore, Lorenzo e Pia, interpretati rispettivamente da Claudio Gioè e Anna Foglietta, e anche quella tra Angela e il suo compagno di classe "Torino".

E forse è proprio in questi frangenti che si perde un po' lo spirito del film, concentrandosi a volte in maniera preponderante verso le varie storie d'amore dei protagonisti. Eppure i messaggi che vengono mandati sono sempre ben chiari e diretti, spesso e volentieri grazie all'ironia della voce narrante Pif o anche grazie al personaggio di fra Giacinto, interpretato da uno splendido Nino Frassica, che riesce sia nell'intento di creare un frate colluso con la mafia che però con i suoi discorsi spesso divertenti riesce a mandare dei chiarissimi messaggi agli spettatori, o ancora una volta dall'innocente naturalezza del personaggio di Salvatore, che mantiene sempre uno sguardo molto attento sulla realtà che lo circonda facendosi continuamente domande alle quali talvolta nemmeno i genitori sanno trovare una risposta soddisfacente.

Il risultato finale, grazie alle interpretazioni dei protagonisti e alla semplicità della messa in scena, è certamente soddisfacente, anche se a volte la narrazione si concentra troppo sulle storie d'amore quasi da soap opera dei protagonisti, concentrandosi di meno su quelli che sono stati gli eventi che hanno portato, nel corso degli anni, la mafia a terrorizzare l'intera Palermo. Certo, la prima stagione narra di un periodo in cui la maggior parte della popolazione o non vedeva o continuava a fare finta di non vedere e se la cosa viene vista in questo senso questo primo ciclo di episodi risulta essere particolarmente realistico.

Voto: 7

lunedì 26 dicembre 2016

Black Mirror - White Christmas

Nell'augurarvi un Buon Natale in estremo ritardo, oggi, come annunciato nelle recensioni riguardanti la seconda e la terza stagione di "Black Mirror", si parla dello speciale di Natale dell'omonima serie TV, caratterizzato da una positività ed un ottimismo invidiabili, proprio la caratteristica che contraddistingue praticamente tutti gli episodi di questa serie.


White Christmas

Regia: Carl Tibbets
Sceneggiatura: Charlie Brooker
Cast: Jon Hamm, Rafe Spall, Natalia Tena, Oona Chaplin, Janet Montgomery, Rasmus Hardliker, Zahra Ahmadi, Robin Weaver

In un futuro non precisato, due persone si ritrovano in una casa sperduta in mezzo alla neve per un lavoro non ben precisato. Le due persone, Matt Trent e Joe Potter, sono lì da cinque anni e discutono entrambi, dopo molto tempo, sulle motivazioni che li hanno spinti ad accettare il lavoro che stanno compiendo.

Tra i tanti episodi di "Black Mirror", tutti decisamente validi sia dal punto di vista prettamente cinematografico, sia dal punto di vista della sceneggiatura che è sempre particolarmente geniale, questo è, probabilmente, quello più "nero" di tutti. Al termine della visione lo spettatore viene pervaso innanzitutto da un'ondata di pessimismo devastante e in secondo luogo, con la rivelazione finale riguardo una fantomatica possibilità di essere "bannati" dalla civiltà, inquietante in maniera devastante. La struttura dell'episodio, basata sulla narrazione di due flashback, forse non è la più geniale dell'intera serie, ma sicuramente contribuisce nel creare l'ondata di pessimismo che ci pervade alla fine dell'episodio. I due personaggi della storia dialogano per tutto l'episodio e sin dall'inizio si capisce come la loro condizione di vita sia deprimente, triste, tetra, insomma non è certo la gioia di vivere natalizia che pervade lo spirito dei due personaggi. Pazzesca è poi l'interpretazione di Jon Hamm e anche quella di Rafe Spall, che contribuiscono in maniera ottima a creare quello che è stato l'episodio di "Black Mirror" che ho più apprezzato durante le prime due stagioni, poi superato da "San Junipero".

Voto: 9

E dunque, Buon Natale a tutti!!! In ritardo!

venerdì 23 dicembre 2016

3% - Stagione 1

3%
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Pedro Aguilera
Rete Brasiliana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Bianca Comparato, João Miguel, Mel Fronckowiak, Michel Gomes, Vaneza Oliveira, Viviane Porto, Rodolfo Valente, Rafael Lozano, Gabriela Rocha
Genere: Thriller, Fantascienza

Netflix nell'ultimo periodo sta cominciando a pompare particolarmente sulle serie TV, ne stanno uscendo di originali sempre più frequentemente e qui in Italia sono molte le serie che arrivano in contemporanea con la messa in onda americana direttamente doppiate sulla famosa rete di streaming. Nel progetto di internazionalizzazione della piattaforma sono rientrate alcune serie, come la britannica "Black Mirror", proseguita con una splendida terza stagione dopo le prime due andate in onda su Channel 4, la francese "Marseille" decisamente dimenticabile e l'italiana "Suburra" che arriverà nel 2017, tanto per fare degli esempi. Nel progetto di internazionalizzazione rientra anche questa interessante serie brasiliana ambientata in un futuro distopico - e si sa che i futuri distopici ultimamente tirano più degli zombi, di un pelo di figa e di un carro di buoi e sta catena sembra quasi "Alla fiera dell'Est" di Branduardi - in cui ogni anno dei giovani brasiliani si sottopongono a dei severi test attitudinali e fisici chiamati "Processo" che permetteranno a solamente il 3% della popolazione di entrare nell'Offshore, la parte di mondo abitata dal 3% della popolazione veramente meritevole. Chi fallisce sarà costretto a restare per tutta la vita nell'Entroterra. Mentre molti credono nel Processo come se fosse una religione, altri invece, appartenenti ad un gruppo chiamato "La Causa" cercano di distruggerlo dall'interno, infiltrando alcuni componenti con un progetto più ampio ancora non ben chiaro.

Pur essendo piuttosto restio ad incominciare questa serie, ho deciso di darle una possibilità nel momento in cui Netflix ha cominciato a rendere disponibili i suoi contenuti per il download, permettendomi di trovare un nuovo modo per occupare i miei lunghi viaggi in metropolitana verso il lavoro senza sprecare eccessivamente i giga della mia offerta telefonica. Da questo punto di vista, come visione disimpegnata ma anche interessantissima a livello sociale, "3%" funziona, ricordando per certi versi anche la saga di "Hunger Games" oppure il film "Snowpiercer", solo con la possibilità di esplorare la situazione su dei tempi più lunghi, quali sono quelli della serialità televisiva. E, per quanto di certo non trascendentale, la prima stagione di questa serie funziona proprio nel modo in cui esplora man mano nel corso degli episodi i diversi personaggi che tentano di accedere all'Offshore vedendo man mano i loro successi e anche qualche fallimento inaspettato, ma soprattutto non facendoci ancora sapere praticamente nulla sull'Offshore, che ancora rimane un oggetto misterioso a disposizione degli sceneggiatori che ancora non ce lo hanno mostrato se non nominandolo e concentrandosi prevalentemente sulle prove a cui i candidati sono sottoposti e su alcuni intrighi che passano un po' in secondo piano.

Dunque, "3%" risulta un ottimo esperimento, anche se non particolarmente originale dal punto di vista della trama, da parte di Netflix, che è stata in grado di creare un prodotto sicuramente valido anche se di certo non trascendentale nel panorama della serialità televisiva mondiale. D'altronde la serie funziona nel momento in cui esplora la psicologia dei personaggi, ma un po' meno a livello recitativo - ah, se volete un consiglio, non seguitela con il doppiaggio inglese perchè è piuttosto inascoltabile - e soprattutto diventa sicuramente meno interessante nel momento in cui si lascia andare ad intrighi di potere che coinvolgono gli stessi organizzatori del Processo, mentre sono decisamente più interessanti quei sotterfugi che riguardano La Causa, anch'essa finora solamente introdotta e in grado di lasciare agli sceneggiatori una bella base su cui costruire le prossime stagioni.

Voto: 6,5

giovedì 22 dicembre 2016

WEEKEND (DI NATALE) AL CINEMA!

Se siete tra le persone che durante le festività natalizie invadono i cinema... beh, io non vi giudico, ma sono certo che ci siano delle uscite davvero interessanti per voi: ci sono film d'autore, film per le famiglie e anche film che rischiano seriamente la candidatura all'Oscar dopo le molte ricevute ai Golden Globe. Questi film sono sette e li vediamo, come al solito, commentati in base ai miei pregiudizi!


Florence di Stephen Frears


Non amo particolarmente nè Meryl StreepHugh Grant, ma questo film su una soprano passata alla storia per non essere minimamente in grado di cantare mi interessa abbastanza. Uno dei film candidati a quattro Golden Globe - tra cui quella a Miglior film commedia o musicale - e sicuramente da vedere, anche se temo seriamente che potrebbe deludermi.


Il medico di campagna di Thomas Lilti

Commedia francese con protagonista il François Cluzet di "Quasi amici". Non sembra poter essere un crack per questa settimana finale del 2016, ma sicuramente una visione disimpegnata potrebbe anche meritarsela.


Le stagioni di Louise di Jean-François Laguionie

Nell'ultimo periodo sto avendo un rapporto piuttosto conflittuale con i film d'animazione, colpa principalmente della Disney e dei suoi film che non si spingono quasi mai oltre al compitino. Questa pellicola d'animazione francese però potrebbe regalare qualche soddisfazione e rivelarsi certamente più interessante soprattutto per un pubblico adulto, piuttosto che per un pubblico di bambini.


Lion di Garth Davis


Altro film in grado di guadagnare ben quattro nomination ai Golden Globe e che sembra prenotarsi per un posticino tra i film candidabili all'Oscar. Nonostante sembri una pellicola di formazione piuttosto classica e con pochi punti di vera genialità, sicuramente un film da vedere in preparazione alla notte che noi appassionati di cinema attendiamo di più.


Oceania di Ron Clements, John Musker


Ed ecco che arriva anche il film di Natale della Disney, con i traduttori italiani che hanno deciso di chiamarlo "Oceania" piuttosto che tenere il titolo originale "Moana", evidentemente per qualche motivo di diritti riguardanti l'utilizzo del nome di Moana Pozzi, ma non è questo il punto. Dal trailer sembra poter essere un film abbastanza bello - nonostante qualche riga sopra abbia appena criticato la Disney e i suoi film - e, anche se magari non prima del 2017, potrei anche decidere di vederlo.


Paterson di Jim Jarmusch

Candidato alla Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes, "Paterson" sembra poter essere tanto un film pesante quanto, potenzialmente, un film assolutamente godibile. Ci troviamo dunque su una linea sottilissima, e vediamo da quale parte penderà l'equilibrio, vista anche la mia ottima esperienza con il Jim Jarmusch di "Solo gli amanti sopravvivono".

Paw Patrol di Jamie Whitney

Non poteva mancare la bambinata per popolazione sotto gli otto anni.

mercoledì 21 dicembre 2016

Westworld - Stagione 1

Westworld
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Jonathan Nolan, Lisa Joy
Rete Americana: HBO
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Evan Rachel Wood, Thandie Newton, Jeffrey Wright, James Marsden, Ben Barnes, Clifton Collins Jr., Ingrid Bolsø Berdal, Luke Hemsworth, Sidse Babett Knudsen, Simon Quarterman, Rodrigo Santoro, Angela Sarafyan, Tessa Thompson, Jimmi Simpson, Shannon Woodward, Ed Harris, Anthony Hopkins
Genere: Fantascienza

Non so se prima delle fine dell'anno e del conseguente inizio delle classifiche riguardo l'anno che sta per finire riuscirò a parlarvi di tutti quei film o quelle serie TV di cui vi vorrei parlare, ma nel caso sappiate che i primi giorni dopo le classifiche saranno utilizzati per recuperare le recensioni che non sono riuscito a scrivere nel corso del 2016. Tra queste, non ci sarà quella di "Westworld", che è la serie di cui vi parlerò oggi se già il titolo del post non fosse abbastanza esplicativo. Una serie ideata da Jonathan Nolan, già da tempo collaboratore in moltissimi film diretti dal fratello Christopher Nolan, che con la sua prima stagione, tratta dal film "Il mondo dei robot" del 1973 scritto e diretto da Michael Crichton che ebbe un enorme successo a livello commerciale. Serie che, tra le altre cose, sin dal primo episodio è stata osannata da un sacco - e quando dico un sacco intendo veramente tantissime persone - di gente e già candidata al titolo di serie TV non solo dell'anno, ma addirittura del decennio.

Delle considerazioni sicuramente un po' esagerate, soprattutto se fatte solo dopo il primo episodio, ma con il passare delle puntate tali voci si ampliavano sempre di più e io... io... io non ne capivo proprio per nulla il motivo. Innanzitutto il primo episodio non mi ha subito dato la sensazione di poter essere un capolavoro, ma solitamente sono abituato a guardare più di un episodio prima di dire se una serie sia un capolavoro o meno - mentre già col primo episodio solitamente so se mi piacerà anche solo mediamente -, ma la cosa ancora più sconvolgente è stata il fatto che con il passare degli episodi, pur riconoscendone il valore artistico piuttosto elevato, non ho trovato un buon motivo per amare questa serie. Insomma, mi sono sentito diverso dagli altri, un po' come dovrebbero sentirsi quelli che scrivono nei gruppi di Facebook che "Breaking Bad" è una delle peggiori serie che abbiano mai visto - ecco loro sono davvero diversi, escludeteli e state il più lontano possibile da loro, ne va della vostra sanità mentale -, intento ad ascoltare solamente pareri entusiasti mentre io ne ero ancora non del tutto soddisfatto.

D'altronde "Westworld" di per sè non è una serie facile da digerire ed ha un po' di punti in comune con "Game of Thrones", soprattutto per quel che riguarda il ritmo della narrazione, tant'è che, prima stagione a parte, anche con "Game of Thrones" per qualche stagione ebbi le stesse sensazioni che avevo con questa. Inoltre il numero veramente enorme di storyline e di personaggi rendono le similitudini, anche se un po' forzate, davvero interessanti. D'altronde capita a volte di trovarsi davanti ad una serie che gode di interpreti di assoluto livello come Anthony Hopkins in una delle migliori performance degli ultimi tempi, che gode di una realizzazione stilistica davvero ottima - la regia è pazzesca e nel marasma generale non ho trovato particolari buchi di sceneggiatura - e di una sigla da fare invidia a tutte le sigle di serie TV esistenti nel tempo, che però non prendono e, spesso e volentieri nel corso di dieci episodi che durano un'ora l'uno, si lascino andare a momenti di noia e di stanchezza eccessiva.

Insomma, "Westworld" vincerà sicuramente il premio di serie più osannata dell'anno e di serie più premiata da blogger e critici, ma alcune voci fuori dal coro negli ultimi giorni mi hanno un po' confortato. Alcune di queste addirittura la stroncano completamente, come quella di Lucius Etruscus del blog "Il Zinefilo", mentre io non mi sento decisamente di stare dalla sua parte. "Westworld" è una bella serie, fatta bene, ma che manda facilmente in confusione lo spettatore rendendosi spesso e volentieri difficile da seguire e soprattutto da digerire. A volte alcune produzioni sono fatte davvero troppo bene per non avere proprio nessun difetto.

Voto: 7

martedì 20 dicembre 2016

Shut In di Farren Blackburn (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Shut In
Regia: Farren Blackburn
Sceneggiatura: Christina Hodson
Cast: Naomi Watts, Jacob Tremblay, Oliver Platt, Peter Outerbridge, Charlie Heaton, David Cubitt, Tim Post, Crystal Balint, Clémentine Poidatz
Durata: 86 minuti
Genere: Drammatico, Horror

E' ormai da qualche anno che ogni volta che esce un horror al cinema, non me lo lascio scappare, salvo rare eccezioni. Dopo un annata di certo non florida dal punto di vista del cinema di paura, per lo meno per quel che riguarda il livello di qualità che si è attestato mediamente verso il basso, anche se qualche uscita davvero valida la si è vista - vedi ad esempio l'uscita nei cinema di "It Follows" e di "The Witch" -, ecco che siamo qui a segnare la chiusura di questa annata horror con "Shut In", film diretto da Farren Blackburn, regista principalmente di serie TV come la britannica "The Fades" o qualche episodio di "Marvel's Daredevil" tanto per fare due esempi, e con protagonista Naomi Watts, attrice che stimo parecchio e che ha al suo attivo una marea di film di cui io ne ho vista comunque solo una piccola parte.

"Shut In" è un horror drammatico che ci parla di una psicologa infantile, Mary interpretata proprio da Naomi Watts, che vive e lavora nella sua casa, senza mai allontanarvisi e ricevendo i suoi pazienti a domicilio in modo da occuparsi del figlio diciottenne Stephen, interpretato da Charlie Heaton visto in "Stranger Things", che vive in stato vegetativo da un incidente stradale in cui perse la vita il marito di Mary. Stranamente uno dei suoi pazienti, il piccolo Tom, interpretato dal talentuoso Jacob Tremblay, scompare in maniera misteriosa e presto Mary comincerà ad essere perseguitata nella sua stessa casa da eventi a cui è difficile dare una spiegazione.

Con questa pellicola ci troviamo davanti ad un horror piuttosto interessante, almeno sulla carta: una trama che non sa subito di già visto dopo averla letta dovrebbe già essere un buon punto di partenza, così come la presenza di Naomi Watts e per il pochissimo tempo in scena di Jacob Tremblay riescono a nobilitare, per lo meno dal lato recitativo, questo lavoro breve e anche un po' difficile da digerire. La difficoltà principale avuta con la pellicola sta nella scelta del regista e dello sceneggiatore di raccontarci la storia lasciando i personaggi totalmente asettici e distanti dallo spettatore, tant'è che ci si concentra maggiormente sugli eventi e sulle cause che li hanno scatenati piuttosto che tentare un approfondimento psicologico forse doveroso viste soprattutto le rivelazioni finali, che tra l'altro sono parecchio assurde e tirate per i capelli.

"Shut In" non risulta essere dunque un film da buttare in toto, e i suoi pregi li ha ed è difficile negarli, ma per risollevare il cinema horror non bastano sempre una trama diversa dal solito e l'avvalersi di interpreti di sicuro valore artistico come quelli di cui si avvale il film di Farren Blackburn. Il tentativo di creare un horror drammatico alla fine non funziona particolarmente, dato che la componente drammatica è solamente accennata e fortemente penalizzata dalla totale assenza di approfondimento psicologico sui personaggi, così come la componente horror si fonda principalmente su quei soliti trucchetti che ormai non fanno più paura a nessuno. La risoluzione finale poi è comprensibilmente in linea con quella che è l'ormai spasmodica ricerca del colpo di scena, quello che ti stupisce, anche se la troppa assurdità di quel colpo di scena presente all'interno di questo film è decisamente penalizzante. Il colpo di scena, come dice il protagonista del film "Nella casa" deve far dire al lettore - in questo caso allo spettatore - "Non me lo sarei mai aspettato, ma non sarebbe mai potuta andare in un modo diverso": il colpo di scena è dunque sì un po' telefonato, però altrettanto assurdo ed inspiegabile.

Voto: 5+

lunedì 19 dicembre 2016

Come diventare grandi nonostante i genitori di Luca Lucini (2016)

Italia 2016
Titolo Originale: Come diventare grandi nonostante i genitori
Regia: Luca Lucini
Sceneggiatura: Gennaro Nunziante
Cast: Giovanna Mezzogiorno, Margherita Buy, Matthew Modine, Leonardo Cecchi, Federico Russo, Eleonora Gaggero, Beatrice Vendramin, Saul Nanni, Emanuele Misuraca, Chiara Primavesi, Toby Sebastian, Sergio Albelli, Ninni Bruschetta, Paolo Calabresi, Giovanni Calcagno, Roberto Citran, Francesca De Martini, Sara D'Amario, Gabriella Franchini, Elena Lietti, Aglaia Mora, Paolo Pierobon
Durata: 86 minuti
Genere: Commedia, Musicale

Sappiate che questa volta la mia ignoranza mi ha fregato. Ebbene sì, sono stato fregato completamente da un film proprio per colpa della mia scarsa informazione e mi sono ritrovato davanti ad una delle cose peggiori viste quest'anno. Avevo visto il trailer di "Come diventare grandi nonostante i genitori" prima della visione di "Doctor Strange" al cinema e mi sono detto che questo film mi ispirava abbastanza, che sarebbe potuto essere una valida pellicola adolescenziale italiana che usciva in un momento di forma ormai da tempo certificata per il nostro cinema. Invece sono stato fregato: non deluso dalla visione, ma letteralmente fregato... ah, se solo mi fossi informato meglio!

Ebbene sì, mi sono ritrovato ad un certo punto, per fortuna non al cinema, a vedere questo prodotto diretto da Luca Lucini, già regista di film carini come "Amore, bugie e calcetto" - tanto per citare l'unico suo film che ho visto - che scopro poi durante la visione essere un film su commissione da parte di Disney Channel Italia basato sulla sitcom per ragazzi(ne) "Alex & Co.", in onda proprio su Disney Channel e con, tra gli interpreti, lo stesso Federico Russo già visto, ad esempio, ne "I Cesaroni". Insomma, la scoperta mi ha lasciato piuttosto sconvolto, anche se un po' me lo aspettavo visto che le prime sequenze del film non è che fossero particolarmente esaltanti sia a livello recitativo, sia a livello registico.

Sono arrivato al termine della visione e quindi posso farne un commento, possibilmente il più stringato e meno incazzato possibile - incazzato per aver visto il film, non per lo scarsissimo valore del film in sè -. "Come diventare grandi nonostante i genitori" si sarebbe potuta rivelare in realtà una visione carina, un po' come fatto negli Stati Uniti dalla stessa Disney Channel con l'esperimento di "Descendants", sicuramente non un film trascendentale, ma un musical più godibile del previsto. Invece no, "Come diventare grandi nonostante i genitori" risulta banale e buttato lì a casaccio, un film su commissione in cui nè attori nè regista si sarebbero sentiti in dovere di far uscire qualcosa di dignitoso e in cui magari un ragazzino dell'età dei protagonisti potrebbe anche trovarci qualcosa, cosa che io ovviamente non ho fatto. Ma spero, sinceramente, che un ragazzino dell'età dei protagonisti si limiti a guardare solamente la sitcom - che ovviamente non so come sia - e almeno dal punto di vista cinematografico si dedichi a qualcosa di meglio, anche se non necessariamente eccelso.

Voto: 3

venerdì 16 dicembre 2016

Sully di Clint Eastwood (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Sully
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Todd Komarnicki
Cast: Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Mike O'Malley, Ann Cusack, Holt McCallany, Jamey Sheridan, Jerry Ferrara, Sam Huntington, Molly Hagan, Max Adler, Wayne Bastrup, Valerie Mahaffey, Jeff Kober, Molly Bernard, Chris Bauer, Michael Rapaport, Adam Boyer, Jane Gabbert, Cooper Thornton, Patch Darragh, Billy Smith, Autumn Reeser, Katie Couric
Durata: 96 minuti
Genere: Drammatico, Biografico

Sono ormai molti anni che seguo in maniera assidua le uscite al cinema e ogni anno, assieme al film fisso di Woody Allen - un tassa da pagare un anno con un film buono e quello dopo con un film molto meno buono - arriva anche quello di Clint Eastwood, regista che nel corso degli anni non è che abbia seguito con costanza. Certo, lavori come "Hereafter" o "Invictus" mi piacciono parecchio, ma data la sua sterminata produzione cinematografica sia come attore sia come regista, non posso ritenermi uno dei suoi fan più accaniti. Di una cosa però sono certo: il suo ultimo lavoro, "American Sniper", penso sia una delle cose più sopravvalutate degli ultimi anni, in grado di guadagnarsi addirittura una nomination all'Oscar come miglior film e di dare a Bradley Cooper la nomination come miglior attore protagonista. Non che il film sia brutto in assoluto, quanto decisamente sopravvalutato rispetto a quelle che sono state le mie sensazioni durante e al termine della visione.

Con "Sully" il buon Clint Eastwood decide di affrontare, per l'ennesima volta, un tema a lui particolarmente caro: quanto sia bello e giusto essere americani. E lo fa narrandoci la storia di Chelsey Sullemberg, che nel 2009, in seguito ad un bird-strike subito dopo il decollo, fu costretto ad ammarare nel fiume Hudson riuscendo però quasi miracolosamente a salvare i 155 passeggeri a bordo. Un eroe agli occhi di tutta l'opinione pubblica, ma non furono della stessa opinione gli organi che svolgono le indagini riguardo gli incidenti aerei, che lo accusarono a più riprese di non aver seguito il protocollo mettendo a rischio la vita di tutti i passeggeri con una decisione decisamente avventata.

In questo suo ultimo lavoro arrivato nelle nostre sale Clint Eastwood a livello registico sembra fare quasi il compitino, non dando al film una particolare connotazione autoriale. Nonostante questo piccolo difetto, riesce, alternando quelle che sono state le vicende giudiziarie del comandante con i flashback relativi all'incidente occorso all'aereo, a dare al film innanzitutto la giusta dose di tensione - ho trovato decisamente azzeccate le scene all'interno dell'aereo e soprattutto cariche di pathos -, ma soprattutto a dargli un cuore, cosa che mancava inesorabilmente nel freddo "American Sniper". Chelsey Sullemberg è un uomo con cui non possiamo fare altro che empatizzare, per la sua prontezza di riflessi e per la sua paura, nonostante l'atto quasi eroico, di non aver agito nella giusta maniera. Ed in questo ruolo vediamo anche un Tom Hanks decisamente in parte, in grado di connotare il personaggio in maniera egregia, sicuramente meglio rispetto a quanto fatto in alcune ultime uscite.

Voto: 7-

giovedì 15 dicembre 2016

WEEKEND AL CINEMA!

Si avvicinano le feste natalizie e i cinema ci offrono una settimana con almeno un paio di uscite cinematografiche davvero interessanti: c'è roba per tutti i gusti, per i fan della commedia all'italiana decaduta, per i fan di Star Wars e anche per quelli di Tim Burton. Ma vediamo quali sono le uscite della settimana e commentiamole in base ai miei pregiudizi, come ogni giovedì!


La primavera di Christine di Mirjam Unger

Si inizia con un film direttamente dalla vicina Austria che ci parla dei momenti finali della Seconda Guerra Mondiale visti con gli occhi di una bambina di nove anni. Forse non il momento adatto per far uscire un film del genere - per dire, sarebbe bastato aspettare un mese e mezzo e si sarebbero fiondati tutti al cinema a vederlo - e sicuramente la visione potrebbe rivelarsi piuttosto pesante, però forse dopo le feste un'opportunità di passare sui miei schermi se la potrebbe pure guadagnare.


The Birth of a Nation di Nate Parker

Altro film interessante che ha diviso un po' la critica sul tema dello schiavismo negli Stati Uniti della prima metà del 1800. Sarà in grado, dopo l'ottimo "12 anni schiavo" di trattare in modo avvincente un argomento così delicato oppure saremo davanti all'ennesimo polpettone?


Aquarius di Kleber Mendonça Filho

Presentato all'ultimo Festival di Cannes, "Aquarius" non sembra avere le potenzialità tali per diventare il crack d'autore della settimana, in grado di farsi ricordare nonostante le altre uscite di questi giorni. Probabilmente esce nella settimana sbagliata e verrà surclassato.


Fuga da Reuma Park di Aldo, Giovanni

Il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo non parte di certo sotto buoni auspici. Il trailer fa pensare al peggio, roba ai livelli di "Il cosmo sul comò", con i quali il trio si è decisamente affossato. Nonostante il trailer non lasci presagire nulla di buono, un'occhiata gliela darò sicuramente, nella speranza che il trio sappia ancora farmi divertire.


Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali di Tim Burton

Il ritorno di Tim Burton con un film tratto da un romanzo che a detta di molti risulta piuttosto intrigante e alquanto malato. IL timore di questi molti è che la storia sia stata molto "alleggerita" rispetto al romanzo, ma sicuramente siamo davanti ad un film che va visto senza farsi troppi problemi.


Natale a Londra - Dio salvi la Regina di Volfango De Biasi

Il film di Natale con Lillo e Greg. Detesto anche solo il fatto di averne parlato in questa rubrica.


Poveri ma ricchi di Fausto Brizzi

Il film di Natale con Christian De Sica. Come sopra, che è meglio.


Rogue One: A Star Wars Story di Gareth Edwards


Il film più atteso della settimana dai fan della saga di "Star Wars" di tutto il mondo. Inutile dire che andrò senza dubbio a vederlo, nella speranza che questa trilogia di spin-off pensata per gli anni "pari" - ovvero quelli in cui non proseguirà la saga di "Star Wars" - possa essere ai livelli della saga madre.

mercoledì 14 dicembre 2016

Snowden di Oliver Stone (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Snowden
Regia: Oliver Stone
Sceneggiatura: Oliver Stone, Kieran Fitzgerald
Cast: Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto, Tom Wilkinson, Scott Eastwood, Timothy Olyphant, Ben Schnetzer, Keith Stanfield, Rhys Ifans, Nicolas Cage, Joely Richardson, Logan Marshall-Green
Durata: 134 minuti
Genere: Biografico

Sembra strano essere arrivati in questo periodo e non aver ancora sentito insistentemente parlare di Premi Oscar, se non nel periodo in cui veniva scelto come nostro rappresentante alla corsa come miglior film straniero "Fuocoammare" - scelta sicuramente poco coraggiosa che però almeno porta ad una probabile candidatura tra i documentari -, così come sembra strano il fatto di non aver ancora visto nei nostri cinema nemmeno un film che possa essere in corsa per la statuetta. Tra le notizie che parlavano di possibile candidatura veniva spesso citato "Snowden", film di cui parlo oggi diretto da Oliver Stone, regista di cui non ho visto moltissimo rispetto alla vasta produzione, ma che era stato in grado di sorprendermi con "Le belve" e di intrigarmi moltissimo con "Wall Street" e con il suo seguito "Wall Street - Il denaro non dorme mai".

La presenza tra i protagonisti di Joseph Gordon Levitt, attore entrato da tempo tra le mie preferenze, e di Shailene Woodley, la bella e brava protagonista di "Paradiso amaro" e di "Colpa delle stelle" per fare solo due esempi, mi ha convinto ancora di più a concedere una visione ad un film che parla di un tema parecchio inflazionato in questi ultimi anni, proprio grazie alle figure di Julian Assange e di Edward Snowden e alle notizie dai due divulgate riguardo Wikileaks e lo scandalo delle intercettazioni telefoniche. "Snowden" ovviamente si concentra principalmente sulla figura di Edward Snowden, interpretato dall'ottimo Joseph Gordon Levitt sul quale è stato fatto anche un ottimo lavoro a livello di trucco per renderlo il più possibile somigliante al personaggio reale, non citando affatto Julian Assange che poco tempo prima era stato protagonista di uno scandalo simile.

La pellicola sa destreggiarsi abilmente tra la narrazione di quei momenti che hanno preceduto la divulgazione delle informazioni rubate da Snowden direttamente dalle sedi della CIA per cui lui stesso lavorava e alcuni flashback riguardanti i momenti chiave della sua carriera, a partire dall'assunzione alla CIA e passando anche attraverso il rapporto con la sua fidanzata Lindsay Mills, interpretata da una Shailene Woodley sempre più bella e sempre più impressionante quando si tratta di recitare ruoli più impegnativi del normale. E' interessante vedere all'interno del film quella che è l'evoluzione del protagonista e delle sue idee a livello politico e sulle informazioni che il governo tratta e come le ottiene, passando da una strenua difesa del proprio governo fino ad arrivare, come conseguenze di determinate cause, a fare ciò per cui a tutti è noto.

Nonostante gli elogi da me profusi, con la visione di "Snowden" non ci troviamo certo davanti ad un grandissimo film, ma sicuramente ad un buon biopic che non affronta il tema con originalità - cosa quasi impossibile da fare quando si tratta di biopic ovviamente e aspetto di essere smentito - e risulta anche piuttosto freddino a livello emozionale, anche se questa credo fosse principalmente una scelta stilistica piuttosto voluta, per evitare forse il più possibile di prendere una posizione sulla vicenda, anche se, ad un certo punto, questa posizione - per la quale spero di non aver preso una cantonata - sembra diventare piuttosto chiara.

Voto: 7

martedì 13 dicembre 2016

Animali notturni di Tom Ford (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Nocturnal Animals
Regia: Tom Ford
Sceneggiatura: Tom Ford
Cast: Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson, Isla Fisher, Armie Hammer, Laura Linney, Andrea Riseborough, Michael Sheen, Ellie Bamber, Robert Aramayo, Kristin Bauer van Straten, Karl Glusman, Jena Malone, Zawe Ashton
Durata: 116 minuti
Genere: Thriller, Drammatico

Durante una delle settimane passate, adesso non ricordo di preciso quanto tempo fa, i venditori di biglietti del cinema furono messi in seria difficoltà dall'uscita, nello stesso giorno di "Animali fantastici e dove trovarli" e di "Animali notturni e dove trovarli". Due film che nulla avevano a che spartire a parte il titolo riguardante gli animali e sui quali riponevo speranze decisamente diverse: mentre per il primo - non essendo mai stato un fan della saga di "Harry Potter" - non avevo grandi speranze, ma si è rivelato piuttosto carino, per il secondo, che è anche quello di cui vi sto parlando in questo articolo - lo preciso nel caso siate andati in confusione con i titoli anche voi -, riponevo enormi speranze, un po' per la regia di Tom Ford, regista per nulla prolifico conosciuto grazie al bellissimo "A Single Man", e un altro po' per la presenza nel cast di Jake Gyllenhaal e di Amy Adams, attori che stimo enormemente.

Susan Morrow, interpretata da Amy Adams, è una gallerista affermata che, in un momento di insoddisfazione nella propria vita, riceve dall'ex marito, interpretato da Jake Gyllenhaal, un manoscritto intitolato "Animali notturni", titolo derivato dal fatto che la donna venisse chiamata dall'ex marito "animale notturno" proprio per la sua abitudine a dormire poco di notte. Il romanzo che le consegna l'uomo racconta una storia violenta e sconvolgente, nella quale la donna non fa per nulla fatica a ritrovarsi, rivedendo nei personaggi del romanzo lei e la famiglia da cui si è separata in seguito al divorzio dal marito. Con questo film Tom Ford riesce a dirigere un film per nulla semplice dal punto di vista della sceneggiatura ed in grado di mescolare in maniera sapiente il genere drammatico e il genere thriller, in una narrazione che si alterna tra il mondo reale ed il mondo narrato dal romanzo che legge la protagonista.

E' il desiderio di sentirsi approvato dalla moglie a spingere Edward a consegnare il romanzo a Susan, che nel corso del loro matrimonio non ha mai saputo credere in lui e nella sua abilità come scrittore. Ed è proprio in questo senso che la tematica trattata diventa particolarmente interessante, soprattutto per quel che riguarda l'idea del regista - che vista la struttura narrativa andava praticamente da sè - di narrare alternativamente la vita all'interno del romanzo, un thriller tesissimo in grado di mantenere sempre in guardia lo spettatore, e la vita nel mondo reale, in cui ci si ricorda di una storia d'amore passata nella quale sia Edward sia Susan dimostrano di avere sofferto entrambi in modi differenti anche se appare subito evidente come le responsabilità ricadano quasi interamente su una sola persona.

Siamo dunque davanti ad un film nel film in cui Tom Ford riesce a destreggiarsi in maniera abilissima, aggiungendo ad un'ottima sceneggiatura anche una fotografia e una regia davvero di ottimo gusto. Ad impreziosire un già di per sè ottimo film ci sono anche le interpretazioni dei protagonisti: Jake Gyllenhaal - già visto quest'anno in "Demolition - Amare e vivere" - conferma quanto di buono sa fare a livello recitativo dimostrando di essere in un periodo di grandissima forma; Amy Adams risulta sempre una garanzia e il suo personaggio è quello forse più in grado di dare emozione; a rompere lo schermo è però l'interpretazione di Michael Shannon nei panni del detective Bobby Andes - personaggio che vediamo solo nelle scene riguardanti il romanzo -, un personaggio sfaccettato e ben messo in scena da un attore che ormai da qualche anno sta diventando una vera e propria garanzia dal punto di vista recitativo.

Voto: 8

lunedì 12 dicembre 2016

Black Mirror - Stagione 3

Ed eccoci qua, finalmente, a commentare anche la terza stagione di Black Mirror episodio per episodio, così come fatto per la prima e per la seconda. Sì, lo so che ho saltato l'episodio di Natale, ma qualcosa mi dice che in un giorno a caso legato proprio a questo episodio la recensione arriverà comunque sui vostri schermi, quindi, non vi preoccupate.

Black Mirror
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 6
Creatore: Charlie Brooker
Rete Inglese: Netflix
Rete Italiana: Netflix




Nosedive

Regia: Joe Wright
Sceneggiatura: Charlie Brooker
Cast: Bryce Dallas Howard, Alice Eve, Cherry Jones, James Norton, Alan Ritchson

Lacie Pound vive in un mondo dove per chiunque è possibile votare la popolarità delle persone che lo circondano con un indice di gradimento che va da zero a cinque stelle. La media dei voti è molto importante, dato che una media alta ti assicura determinati privilegi, mentre una media bassa ti fa vivere come una specie di reietto della società. Quando Lacie per recarsi al matrimonio di una sua vecchia amica inizia a perdere progressivamente gradimento la sua vita cambierà sensibilmente.

La rete inglese che produceva "Black Mirror" ha chiuso la serie, ma Netflix acquistandola per una terza e una quarta stagione - e immagino molte altre - ha voluto fare le cose in grande: la regia del primo episodio è affidata a Joe Wright - già regista di "Orgoglio e pregiudizio" e di "Anna Karenina" - e inserendo nel cast un grande nome come quello di Bryce Dallas Howard. L'episodio funziona, grazie a questi ingredienti e grazie ad una trama che porta all'esasperazione una situazione che risulta comunque piuttosto attuale, e il risultato è una vera e propria meraviglia. E state attenti, se vorrete votare questa recensione: ne va della mia reputazione!

Voto: 8,5


Playtest

Regia: Dan Trachtenberg
Sceneggiatura: Charlie Brooker
Cast: Wyatt Russell, Hannah John-Kamen, Wunmi Mosaku, Ken Yamamura, Michael Shannon

Cooper Redfield un mattino scappa di casa, senza farlo sapere alla madre, con l'intenzione di viaggiare per il mondo. Appassionato di videogiochi, una volta giunto a Londra conosce Sonia, programmatrice di videogiochi che, grazie ad un giro di conoscenze, gli offrirà l'opportunità di diventare un beta-tester per una compagnia di videogiochi per la quale, dopo vari test su videogiochi normali, riuscirà a testare un nuovo gioco horror estremamente realistico, ambientato all'interno di una casa.

Dopo la parentesi social del primo episodio ci si sposta sulla tematica dei videogiochi, con un episodio rivolto principalmente agli appassionati del mondo videoludico - sì, anche a coloro che vengono chiamati "gamer" come se fosse un lavoro - diretto da Dan Trachtenberg, regista agli inizi della sua carriera conosciuto principalmente per il valido "10 Cloverfield Lane". L'episodio, per quanto a livello di tensione sia davvero ben costruito e sia meglio di molti horror visti in questa annata, non riesce a replicare la potenza nè del precedente, nè di alcun altro episodio delle stagioni precedenti semplicemente più che altro perchè risulta un buon giocattolo non in grado di aprire riflessioni sulla tecnologia e il suo mondo.

Voto: 7-


Shut up and Dance

Regia: James Watkins
Sceneggiatura: Charlie Brooker, William Bridges
Cast: Alex Lawther, Jerome Flynn

Kenny è un ragazzo di diciotto anni che lavora in un fast food. Tornando a casa una sera trova la sorella davanti al suo computer che inavvertitamente, nel cercare un programma per scaricare film, gli ha installato un malware. Cacciata la sorella dalla camera, si mette al computer e si masturba. Più tardi riceverà una mail con allegato un video che riprende il momento della masturbazione, con un messaggio che gli intima di tenere sempre il cellulare acceso e di farsi localizzare tramite GPS: dovrà eseguire degli ordini inviatigli via sms per evitare che il video venga inviato a tutti i suoi contatti.

Qui siamo più dalle parti dell'action thriller a livello di genere che viene esplorato. L'episodio è in grado di costruire una buona tensione e alla fine lo spettatore - che ci tengo a metterlo sempre in chiaro, sono io e soltanto io - rimane particolarmente interessato a cosa possa accadere al protagonista al termine della vicenda e una volta portati a termine i compiti assegnatigli dai ricattatori.

Voto: 7,5


San Junipero

Regia: Owen Harris
Sceneggiatura: Charlie Brooker
Cast: Mackenzie Davis, Gugu Mbatha-Raw

1987: una ragazza visibilmente timida si aggira attorno ad un locale nel quale tutti si divertono. E' sabato sera e ci troviamo davanti al Tucker's, dove la ragazza, chiamata Yorki, dopo aver visto un'altra donna inseguita da uno spasimante, decide di entrare. All'interno del locale fa la conoscenza con questa donna, che scoprirà chiamarsi Kelly, con la quale passerà la serata. Prima di iniziare a ballare Yorki, timorosa, esce dal locale, rivelando a Kelly la sua timidezza e di essere nuova a San Junipero e a mezzanotte le due si allontanano.

So che la trama scritta non è esaustiva, è difficile spiegare questo episodio senza essere dettagliati ed è altrettanto difficile non incorre in spoiler vari. "San Junipero" è di gran lunga il miglior episodio di tutte e tre le stagioni di "Black Mirror" ed è il primo episodio ad avere un finale decisamente positivo, in grado di riflettere su molti temi riguardanti la vita e la morte e non dico altro sennò potrei fare spoiler giganteschi su un episodio che va assolutamente goduto sapendone il meno possibile.

Voto: 10


Men Against Fire

Regia: Jakob Verbruggen
Sceneggiatura: Charlie Brooker
Cast: Malachi Kirby, Madeline Brewer, Ariane Labed, Sarah Snook, Michael Kelly

Stripe è un giovane soldato entrato da poco tempo nell'esercito. Ad ogni soldato viene fornito un chip che permette loro di comunicare a distanza. La prima missione in cui viene coinvolto è in un villaggio saccheggiato da esseri chiamati "parassiti", in grado di infettare gli oggetti che toccano.

Dopo la positività di "San Junipero" torniamo alla solita botta di ottimismo che danno gli episodi di "Black Mirror" con un episodio che e a metà tra i film di guerra e i film sugli zombie, mescolando sapientemente entrambe le caratteristiche e riuscendo, nel finale, ad aprire interessanti riflessioni sulla guerra e sulle sue conseguenze.

Voto: 7,5


Hated in the Nation

Regia: James Hawes
Sceneggiatura: Charlie Brooker
Cast: Kelly Macdonald, Faye Marsay, Benedict Wong

Il detective Karin Parke è stata convocata ad un'udienza per discutere il suo coinvolgimento in un caso: il 15 maggio dello scorso anno, la giornalista Jo Powers viene trovata morta in casa con la gola tagliata che recentemente era stata oggetto di minacce di morte online dopo aver pubblicato una articolo di critica sul suicidio di un attivista disabile.

Si chiude l'ottima terza stagione di "Black Mirror" con un vero e proprio film della durata di un'ora e mezza e in cui non ci troviamo in un ambientazione particolarmente futuristica, a parte per la presenza di api-drone create per sostituire le vere api ormai estinte.In questo episodio si riflette ancora una volta sui social network e di come spesso si possano trasformare in un arma omicida e lo si fa grazie anche a due detective particolarmente simpatiche e in grado di dare più lustro a questo ottimo episodio.

Voto: 8
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