martedì 27 giugno 2017

LEGO Batman - Il film Chris McKay (2017)

USA 2017
Titolo Originale: The Lego Batman Movie
Regia: Chris McKay
Sceneggiatura: Seth Grahame-Smith
Personaggi: Batman/Bruce Wayne, Joker, Dick Grayson/Robin, Barbara Gordon/Batgirl, Alfred Pennyworth, Sindaco McCaskill, Dott.ssa Harleen Quinzel/Harley Quin, Comm. James Gordon, Clark Kent/Superman, Comandante O'Hara
Durata: 107 minuti
Genere: Animazione


Da buon appassionato di LEGO, non dico in maniera eccessiva, ma abbastanza da divertirmi a costruire qualcosina con i tanti set che ci offre la casa di costruzioni più famosa al mondo, non mi sarei per nulla al mondo potuto perdere "The LEGO Movie", film uscito nei cinema tre anni fa e in grado di divertire il pubblico in maniera simpatica, venendo indirizzato in maniera geniale verso qualsiasi tipo di pubblico grazie ad una buonissima mescolanza di citazioni e di trovate geniali. A fare breccia nel cuore del pubblico, tra i tanti personaggi che ci venivano presentati nel film - ma provate a pensare se la Disney non avesse acquistato "Star Wars" che figata sarebbe potuta essere la parodia in versione LEGO? -, era riuscito a fare breccia nel cuore del pubblico, quello italiano compreso, il personaggio di Batman, che, oltre a presentare nella versione italiana il doppiaggio di Claudio Santamaria, lo stesso doppiatore di Batman nella trilogia di Christopher Nolan, riusciva ad essere uno dei personaggi più divertenti dell'intero film, grazie a battute azzeccate e autoironiche sui modi di essere propri del personaggio.
Ed è così che, tre anni dopo il successo di "The LEGO Movie", arriva subito uno spin-off. Certo, l'ho pensato anche io che gli spin-off solitamente escono dopo che la saga è ben avviata e ha dato alla luce almeno due episodi, ma questo probabilmente si era reso talmente necessario - soprattutto in ottica economica, c'è da dirlo - che bisognava cominciare da subito ad accontentare i fan. Anche perchè il mondo dei LEGO è un mondo talmente immenso e pieno di potenziali divertentissime parodie che quella su Batman doveva per forza di cose essere la prima carta da giocare in questo senso, soprattutto vista la delusione cocente provata dal pubblico con "Batman v. Superman: Dawn of Justice". E, confermando quelle che erano le mie aspettative precedenti alla visione, "LEGO Batman - Il film" riesce ad essere da una parte un buon film sul personaggio riuscendo sia a creare una parodia divertente e spassosissima, sia a risultare credibile, pur con gli addolcimenti per un pubblico più piccolo del caso, anche come storia legata a Batman.
Sono tanti nel corso del film i momenti che strappano una risata di gusto, soprattutto quelli in cui il protagonista si pavoneggia o finge di essere più duro di quanto in realtà non sia, ma sono altrettanti quei momenti in grado di far riflettere su argomenti cari sia ai giovanissimi sia alle persone un po' più cresciute come il sottoscritto. Dal punto di vista registico e di sceneggiatura poi "LEGO Batman - Il film" gode di una buonissima costruzione, con le immagini che si muovono grazie ad una tecnica che riesce a mischiare sapientemente l'animazione classica con il tanto amato dai cinefili stop-motion. Ed in un periodo in cui stanno tanto cominciando ad andare di moda gli universi cinematografici condivisi, penso che quello dei LEGO possa essere, potenzialmente, uno dei più interessanti e genuini.

Voto: 7,5

lunedì 26 giugno 2017

Baywatch di Seth Gordon (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Baywatch
Regia: Seth Gordon
Sceneggiatura: Damian Shannon, Mark Swift
Cast: Dwayne Johnson, Zac Efron Alexandra Daddario, Kelly Rohrbach, Ilfenesh Hadera, Priyanka Chopra, Jon Bass, Yahya Abdul-Mateen II, Rob Huebel, Hannibal Buress, Jack Kesy, Amin Joseph, Izabel Goulart, Charlotte McKinney
Durata: 119 minuti
Genere: Commedia, Azione


Tra le cose belle degli anni novanta non ci metterei sicuramente la serie TV di "Baywatch". Non sono mai stato un grande fan della serie sui bagnini più famosa della storia della televisione - o forse addirittura l'unica? -, ma per quel che riguarda le tette di Pamela Anderson non si poteva negare quanto ciò fosse un buon motivo per guardare le puntate pomeridiane di quella serie TV. Che poi, se proprio dobbiamo trovare un pregio a quella serie c'era il fatto che, pur prendendosi parecchio sul serio, risultava particolarmente trash e questa involontarietà rendeva il tutto ancora più spassoso. Con il film "Baywatch", in cui il protagonista è niente meno che Dwayne "The Rock" Johnson e in cui a sostituire le tette di Pamela Anderson ci sono quelle di Alexandra Daddario - che è una di quelle donne con quattro occhi bellissimi e quelli azzurri splendenti sono quelli che risaltano di meno -, ma soprattutto ci sono anche delle comprimarie extra-lusso come Priyanka Chopra e Kelly Rohrbach, mentre per le femminucce c'è pure Zac Efron ma di lui a me frega poco.
Per quanto come film "Baywatch" sia una bestialata colossale già in partenza, la visione, per i motivi sopra citati, si era resa praticamente d'obbligo. Il film si rivela essere sin dall'inizio per quello che prometteva, ma non mi aspettavo minimamente che mi sarei divertito in questo modo guardandolo. Rispetto alla serie televisiva da cui è tratto, infatti, "Baywatch" ha il merito fondamentale di non prendersi mai sul serio e di risultare volutamente trash e mediamente divertente dall'inizio alla fine, senza mai annoiare e regalando qualche momento particolarmente azzeccato. Se poi come il sottoscritto avete un certo gusto per la comicità volgare e di bassa lega, che comunque rimane fin troppo nei binari del politically correct senza mai strafare particolarmente in tal senso, questo potrebbe essere il film che fa al caso vostro, sopratutto in questa estate caldissima e rovente che è appena cominciata.
Se pensate però che io stia spendendo un po' troppi elogi per un film del genere ricordate una cosa: cercate di pensare, come cerco di fare sempre io quando guardo qualsiasi tipo di film - perchè a parte il western che difficilmente digerisco guardo davvero qualsiasi genere di film -, in maniera relativa e di giudicare una visione sia in base a ciò che vi aspettate, sia in relazione al tipo di film che state per guardare. "Baywatch" è un film che già in partenza dichiarava di essere il più poassibile ignorante e votato al cazzeggio, con anche dei nomi interessanti e azzeccati per il genere di film proposto, e che come tale andrebbe dunque giudicato. Visto in quest'ottica, dunque, "Baywatch" è un film che riesce a colpire nel segno, con una marea di difetti, ma anche con una spensieratezza adatta per questo periodo dell'anno caldissimo.

Voto: 6

venerdì 23 giugno 2017

T2: Trainspotting di Danny Boyle (2017)

Regno Unito 2017
Titolo Originale: T2: Trainspotting
Regia: Danny Boyle
Sceneggiatura: John Hodge
Cast: Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner, Robert Carlyle, Kelly Macdonald, Scot Greenan, Steven Robertson, Anjela Nedyalkova, Pauline Turner, Pauline Lynch, James Cosmo, Eileen Nicholas, Shirley Henderson, Irvine Welsh, Bradley Welsh, Gordon Kennedy, Amy Manson
Durata: 117 minuti
Genere: Drammatico


La curiosità di vedere questo "T2: Trainspotting" diretto da Danny Boyle e con protagonisti gli stessi attori che avevano reso celebre il suo predecessore nel 1996, mi ha spinto a rivedere pochi giorni fa il primo "Trainspotting" per poterlo recensire su questo blog dato che sono un pignolo da fare schifo. I miei dubbi sul film, uscito a ventuno anni di distanza dal predecessore, stavano fondamentalmente nell'effettiva bontà dell'idea di riprendere un film diventato di culto sia per la generazione che ha vissuto in pieno gli anni novanta sia per quelle successive con così tanto tempo di distanza, con il rischio di ritrovarsi decisamente fuori tempo massimo, ma soprattutto con uno spiacevole effetto da minestra riscaldata che però, c'è da dirlo, un grande regista dovrebbe saper evitare se ben consapevole di ciò che sta facendo.
A giocare a favore di "T2: Trainspotting" sta però il fatto che, differentemente da molti altri seguiti nati come mere operazioni commerciali, un seguito al romanzo da cui il primo film era tratto effettivamente esiste e una trasposizione cinematografica, anche se magari non strettamente necessaria, appariva comunque quasi giustificata. La storia è ambientata venti anni dopo, alcuni se ne sono andati, ma i personaggi principali sono rimasti e lottano ancora, anche se il protagonista Mark sembra quasi essersi definitivamente ripreso, con i propri demoni interiori e con ciò che era stata la loro vita venti anni prima. Per alcuni la dipendenza da eroina è ancora l'ostacolo principale, i piccoli crimini l'unico modo per sbarcare il lunario.
"T2: Trainspotting" non è quello che ci si aspetta se si hanno dei pregiudizi riguardo ai seguiti che arrivano al cinema con così tanti anni di ritardo. Ciò che normalmente ti aspetti è il voler riprendere un qualcosa di già visto, senza però la verve del capitolo precedente e invece, contro ogni pronostico, sia dal punto di vista tecnico - e su questo non c'erano dubbi visto il nome coinvolto alla regia - sia dal punto di vista emozionale ci troviamo davanti ad un buonissimo film. Un film che gioca anche con il suo predecessore, con il regista che lo cita e si autocita perdendo purtroppo in tutta quella componente ironica che aveva reso il film del 1996 qualcosa di davvero straordinario. A funzionare c'è anche la colonna sonora, molto bella anche se rimane - almeno per quel che riguarda i miei gusti musicali - un'ombra sbiadita del predecessore.
Con la visione di "T2: Trainspotting" ci troviamo dunque davanti ad un film che gioca in maniera piacevole con il passato, alternando ancora una volta la sua componente ironica - anche se come detto in misura di gran lunga minore - con quella più malinconica, risultando quasi un inno al passato in cui i nostri personaggi si rendono conto di come, in fin dei conti, nel giro di venti anni la loro vita non sia cambiata di una virgola, di come in questi venti anni i protagonisti non siano per nulla cresciuti. Siamo davanti ad un sequel che riesce nell'intento di non diventare una macchia indelebile per l'ottimo primo capitolo, pur non raggiungendone i livelli epici e pur non essendo per nulla un film perfetto, ma un film che si fa guardare tranquillamente, emozionando nel giusto modo.

Voto: 7

giovedì 22 giugno 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Siamo ormai in estate e in questo weekend appena successivo al solstizio le uscite al cinema rappresentano in pieno il periodo: poca roba e quella che c'è è di bassa qualità, tanto che, come settimana scorsa, mi viene quasi difficile scegliere due o tre film a cui dare risalto. Però in qualche modo li si trovano ed eccoli qui commentati con i miei pregiudizi!


Transformers 5: L'ultimo cavaliere di Michael Bay


Ma davvero c'è ancora gente a cui questa saga non ha rotto le palle? Evidentemente no, visto quanta gente dice questa frase e poi chissà come il film guadagna comunque una marea di soldi. Sembra quasi come il periodo in cui nessuno votava Berlusconi!

La mia aspettativa: 2/10


Parliamo delle mie donne di Claude Lelouch

Con un salto temporale all'indietro di tre anni arriva nei nostri cinema questo lavoro francese che sa tanto di cinema d'essai ma che, in qualche modo, viste le altre proposte del weekend, potrebbe anche rivelarsi come l'uscita più interessante della settimana.

La mia aspettativa: 6,5/10


Le altre uscite della settimana

Metro Manila: Film del 2013, e poi dovremmo ancora dare credito ai nostri distributori. Eh si che pare anche carino sto film...
Civiltà perduta: Ultimamente i film storici mi stanno piacendo sempre di meno. La presenza di Robert Pattinson come protagonista non gioca per nulla a suo favore.
Girotondo: Lavoro pseudo autoriale italiano di cui potrei fare tranquillamente a meno.
The Habit of Beauty: Ecco che forse può arrivare qualcosa di mediamente interessante anche dal nostro cinema!

martedì 20 giugno 2017

Trainspotting di Danny Boyle (1996)

Regno Unito 1996
Titolo Originale: Trainspotting
Regia: Danny Boyle
Sceneggiatura: John Hodge
Cast: Ewan McGregor, Robert Carlyle, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller, Kevin McKidd, Kelly Macdonald, Peter Mullan, James Cosmo, Eileen Nicholas, Susan Vidler, Pauline Lynch, Shirley Henderson, Stuart McQuarrie, Irvine Welsh
Durata: 93 minuti
Genere: Drammatico


Ormai per chi mi legge su questi schermi è abbastanza risaputo, viste le rassegne organizzate con il solo scopo di recuperare intere saghe cinematografiche e poter recensire l'ultimo capitolo in uscita senza che il mio disturbo ossessivo-compulsivo mi desse particolarmente fastidio, sono un pignolo di merda e, vista l'uscita al cinema abbastanza recente di "T2: Trainspotting", non potevo recensire il secondo capitolo senza prima ripassare al vaglio il primo, storico, "Trainspotting", quel film che ha segnato un'intera generazione negli anni '90 e diventato poi un cult anche per quelli che per ragioni di età, come me, si sono avvicinati al film solamente più tardi rispetto alla sua uscita nelle sale cinematografiche.
Tratto dall'omonimo romanzo di Irvine Welsh, "Trainspotting" è ambientato in una zona suburbana di Edimburgo, dove abitano Mark e la sua banda di amici, dei tossicodipendenti che si danno a furtarelli e crimini qua e là senza preoccuparsi minimamente del proprio futuro, ma dedicando all'eroina tutta la propria vita. Ad interpretare questa banda di scapestrati ci sono Ewan McGregor, Robert Carlyle, Ewen Bremner, Johnny Lee Miller e Kevin McKidd, con il regista Danny Boyle, all'epoca al suo secondo lungometraggio presentato tra l'altro fuori concorso al 49° Festival di Cannes, che vuole raccontarci la storia di un gruppo di drogati inserendosi nel loro punto di vista, senza cercare di addolcire la pillola, così come bravo si rivela nel non mostrare di essere di parte, riuscendo in maniera ottima da una parte a non fare da "giudice" verso i suoi protagonisti, mentre dall'altro nemmeno ad offrire loro una sorta di redenzione.
Il "Trainspotting" del 1996 è un cult assoluto, in grado di raccontare una generazione e di segnarla irrimediabilmente, raccontandola con uno stile molto particolare nel quale da una parte sono tante le scene in cui i protagonisti scatenano una risata particolarmente amara, così come altrettanti sono i momenti in cui rischia di impressionare il pubblico, attraverso scene molto forti ed altrettante parecchio allucinanti: in queste scene Danny Boyle non tanto a calcare la mano sullo spettatore, quanto più che altro a risultare estremamente realistico e mai esagerato. A contribuire ancora di più a rendere il film storico - anche se a dirla tutta una seconda visione mi ha fatto un effetto decisamente diverso rispetto alla prima - vi è una colonna sonora di assoluto livello, che pesca a piene mani dalla cultura britannica con brani di Iggy Pop, dei Blur o di Lou Reed.
Mi è risultato particolarmente difficile parlare di questo film in maniera il più possibile sensata, fatto sta che "Trainspotting" per me risulta più che altro un pugno nello stomaco in cui il regista riesce a giocare alla perfezione con un'alternanza tra momenti di dura e pura comicità nera e altri decisamente meno leggeri e più impressionanti.

Voto: 9

Blindspot - Stagione 2

Blindspot
(serie TV, stagione 2)
Creatore: Martin Gero
Episodi: 22
Rete Americana: NBC
Rete Italiana: Premium Crime
Cast: Sullivan Stapleton, Jaimie Alexander, Rob Brown, Audrey Esparza, Ashley Johnson, Ukweli Roach, Archie Panjabi, Luke Mitchell, Michelle Hurd
Genere: Azione, Thriller


Nel corso degli ultimi anni, complice anche la mancanza di tempo dovuta alla fortuna di aver trovato un lavoro che nonostante la fatica - soprattutto nell'ultimo periodo - mi soddisfa abbastanza, ho sempre più abbandonato le serie TV delle reti generaliste americane. Un tempo ero informatissimo, guardavo qualsiasi tipo di serie mi ispirasse anche solo un minimo e le serie delle reti generaliste come ABC, FOX, CBS e compari facevano assieme a quelle delle TV via cavo parte del mio palinsesto. Oltre ad averle un po' abbandonate per via del tempo, mi sono anche sempre più convinto del fatto che le serie con le stagioni da 22 episodi siano destinate a morire, semplicemente perchè 22 episodi a stagione sono decisamente troppi da gestire senza riempire la singola stagione di filler vari e senza correre il rischio di stufare gli spettatori.
L'anno scorso, l'uscita della prima stagione di "Blindspot" - che ad ora rimane l'unica serie da 22 episodi a stagione che seguo se escludiamo le varie comedy - mi aveva dato qualche speranza sul genere, sia grazie a dei personaggi veramente azzeccati, sia grazie ad una trama che, nonostante qualche episodio che non contribuiva a mandare avanti la trama orizzontale, non si dimenticava mai di mandare avanti la storia principale, sia che l'episodio fosse fondamentale per la sua economia, sia che lo fosse si meno. L'arrivo della seconda stagione, seguita in pari con la programmazione italiana - e quindi con le stesse pause che la serie si prendeva negli Stati Uniti e con solo tre settimane di ritardo rispetto alla programmazione originale - ha confermato, pur con un calo fisiologico sia di interesse da parte mia sia della serie stesse, quelle che erano state le buone impressioni avute con il primo ciclo di episodi.
I personaggi erano già tanti, e ne sono stati aggiunti in pianta stabile tre: Shepherd, la madre di Jane interpretata da Michelle Hurd e il cui carattere non viene propriamente esplorato a dovere, ma che rappresenta l'antagonista principale dell'intera stagione senza però fare mai davvero paura fino all'ottimo episodio finale; Roman, interpretato da Luke Mitchell e fratello di Jane che risulta essere alla fin fine la migliore new entry della stagione; Nas, interpretata da Archie Panjabi, che entra in pianta stabile nella squadra di Kurt Weller senza però lasciare davvero il segno nel cuore degli spettatori. Ad andare realmente avanti sono però le storie dei protagonisti che avevamo conosciuto nella prima stagione e, anche se in questo secondo ciclo di episodi ci si dimentica un po' dell'utilità dei tatuaggi di Jane, soprattutto nella seconda parte di stagione, alla fin fine tutti gli episodi si lasciano guardare con piacere, alcuni senza lasciare il segno, altri senza infamia e senza lode, ma altri ancora con una bella dose di adrenalina in grado di tenerti incollato allo schermo per tutta la durata dell'episodio.

Voto: 6,5

lunedì 19 giugno 2017

La tenerezza di Gianni Amelio (2017)

Italia 2017
Titolo Originale: La tenerezza
Regia: Gianni Amelio
Sceneggiatura: Gianni Amelio, Alberto Taraglio
Cast: Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi, Renato Carpentieri, Arturo Muselli, Giuseppe Zeno, Maria Nazionale, Enzo Casertano
Durata: 103 minuti
Genere: Drammatico


Nel corso dell'annata passata, più e più volte si sono sprecate parole su quanto, in qualche modo, il cinema italiano fosse in netta ripresa: sono uscite comunque le commedie di dubbio gusto che contraddistinguevano la nostra produzione negli ultimi anni, ma, oltre ai soliti drammoni pseudo-autoriali di cui la nostra produzione cinematografica è piena da sempre abbiamo avuto anche uscite che si occupavano di qualcosa di diverso, a partire dall'ottimo "Perfetti sconosciuti" e passando per i validissimo "Lo chiamavano Jeeg Robot" e "Veloce come il vento". Nel corso di questa annata, che è ormai giunta al giro di boa, ancora non si è avuta la sensazione vera e propria che il nostro cinema fosse particolarmente in forma e, a parte l'ottimo "Smetto quando voglio - Masterclass", il nostro cinema non ha sparato quasi per nulla le sue cartucce più interessanti.
In contrasto con ciò che vado cercando dal nostro cinema, sperando di trovare sempre qualcosa di nuovo o di diverso dal solito, ho deciso di dare un'opportunità a "La tenerezza", diretto da Gianni Amelio, del quale da una parte ho sempre apprezzato i due attori protagonisti della vicenda, Micaela Ramazzotti e Elio Germano, mentre dall'altra le varie recensioni positive che si sono scritte da quando il film è uscito nei cinema mi trasmettevano una grande fiducia. Certo è però che con questo film non saremo davanti al drammone pseudo-autoriale strappa lacrime, ma nemmeno davanti a qualcosa di mai visto sia nel nostro panorama cinematografico, sia in quello internazionale.
Non si può dire a livello assoluto che "La tenerezza" sia un brutto film, anzi, dirlo sarebbe intellettualmente disonesto. Siccome però preferisco nelle mie recensioni non dare sempre peso all'obiettività, ma assecondare un po' di più la componente soggettiva, posso dire che il film, di per sè, non mi ha convinto più di tanto. Chiaro è che la regia di Gianni Amelio sia davvero ben curata, in grado di muoversi in una Napoli mai vista al cinema - quella ricca e borghese che tira decisamente meno per il grande pubblico rispetto a quella povera e malfamata -, riuscendo anche a creare una storia in grado di esplorare il dolore nel momento in cui diventa una componente predominante nella vita di una persona.
Se però per alcuni i dialoghi - scritti dallo stesso Amelio - risultano brillanti ed in linea con la storia narrata, a me spesso e volentieri nel corso della durata della pellicola mi sono sembrati piuttosto inconcludenti, forse volutamente, forse per lanciare un messaggio che però, a me, non è arrivato del tutto. Ed è qui che la componente obiettiva non riesce ad essere predominante rispetto a quella soggettiva: quella obiettiva dice che siamo davanti ad un film ben scritto, ben diretto e ben interpretato dagli attori protagonisti; quella soggettiva dice che "La tenerezza" non mi ha coinvolto come avrei sperato, soprattutto dal punto di vista emotivo.

Voto: 6

venerdì 16 giugno 2017

Sense8 - Stagione 2

Sense8
(serie TV, stagione 2)
Creatore: Lana Wachowski, Lilly Wachowski, J. Michael Straczynski
Episodi: 11
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Doona Bae, Jamie Clayton, Tina Desai, Tuppence Middleton, Max Riemelt, Miguel Ángel Silvestre, Brian J. Smith, Freema Agyeman, Terrence Mann, Anupam Kher, Naveen Andrews, Daryl Hannah, Toby Onwumere
Genere: Fantascienza, Drammatico


Due anni fa, su questo stesso blog, la prima stagione di "Sense8", prodotta da Netflix per la regia delle ormai sorelle Wachowski - quelle che quando erano fratelli avevano diretto la trilogia di "Matrix" -, si era guadagnata, partendo da una dose di scetticismo dovuta all'allora ultimo lavoro delle sorelle che era proprio quel "Cloud Atlas" tanto simile a "Sense8" per la sua struttura, il primo posto nella mia personalissima classifica delle serie televisive del 2015. Un primo posto meritatissimo, una sequela infinita di emozioni e la narrazione di otto storie di otto personaggi diversi che si incastrano tra loro alla perfezione in un mix tra fantascienza e dramma probabilmente senza precedenti.
Per la seconda stagione abbiamo dovuto attendere quasi due anni, due anni in cui gli autori ci hanno dato anche un biscottino nel giorno di Natale, un'episodio speciale di un'ora e mezza ad aprire il secondo ciclo di episodi che, ad essere totalmente sincero, non è che mi avesse particolarmente convinto, anzi, alla lunga mi aveva pure quasi stancato. Il ritorno però con la seconda stagione completa è stato in grandissimo stile, con le storie di tutti i personaggi che vengono riprese da dove erano cominciate e che subiscono un'importantissima evoluzione, non dimenticandoci mai di quei momenti in cui i sentimenti la devono fare da padrone e in cui le interazioni tra i vari personaggi diventano fondamentali, sia a livello di narrazione, sia a livello emozionale. Se poi a metà stagione mi metti un'altra scena con "What's Up" delle 4 Non Blondes giochi proprio sporco, per molti sarà una minestra riscaldata, altri invece, come me, raggiungeranno la lacrima facile.
E' difficile recensire una serie come questa senza dimenticarsi di qualche dettaglio ed è per questo che cerco di non metterne nemmeno uno. Da dire ci sono fondamentalmente due cose: la prima è che sì, bella la seconda stagione, ma alla fine sapevamo già un po' tutti che cosa aspettarci e per quanto coerente con le aspettative, l'effetto sorpresa è venuto un po' meno; la seconda invece è che vince il ruolo di miglior personaggio di questo secondo ciclo di episodi Sun, che sapevamo già fosse tanto cazzuta quanto umanamente pazzesca e che qui diventa una specie di action hero dall'oriente la cui umanità torna in superficie in cerca diuna sorta di riscatto per ciò che sappiamo averle fatto il fratello negli anni della sua vita passata. Insomma, la seconda stagione di "Sense8" si conferma ancora una volta ad alti livelli, con una dose elevatissima di emozioni e un modo di raccontare ogni vicenda che risulta essere quasi poetico per quanto ben messo in scena.

Voto: 8

giovedì 15 giugno 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Questo weekend di uscite cinematografiche contiene film su cui ho pochissime cose da dire, talmente poche che faccio anche un sacco di fatica a sceglierne almeno due o tre a cui dare risalto in questa rubrica. Oh, io ci provo, ma non è che perchè l'estate è arrivata ora voi distributori cinematografici dovete mettermi per forza in difficoltà eh.


Nerve di Henry Joost, Ariel Schulman


Emma Roberts in un film che esce nel periodo appena successivo allo scandalo "Blue Whale", ricordandone molto le dinamiche. Fosse uscito anche solo una settimana fa, probabilmente sarebbe stato un successone al botteghino. Ora che invece è stato rivelato che la notizia data dalle Iene era una bufala - "ah ma se non ci fossero le Iene!!! Ah ma se non ci fosse Striscia la notizia!!!" - forse il successo sarà più ristretto, anche se comunque il film, relativamente a quello che ci offre questo periodo, mi ispira un pochino.

La mia aspettativa: 6+/10


Una doppia verità di Courtney Hunt

Altro film molto sponsorizzato in questo periodo, con un si spera redivivo Keanu Reeves in un ruolo semiserio in quello che però si preannuncia essere come il classico thrillerino estivo senza troppe pretese, ma forse in grado di coinvolgere il giusto il pubblico che si recherà in sala a guardarlo.

La mia aspettativa: 5,5/10


Le altre uscite della settimana

Chirurgo ribelle: Film svedese che potrebbe rivelarsi come una delle sorprese più interessanti della settimana, nonostante forse eccessivamente serio.
Aspettando il re: Tom Hanks protagonista di un film che non mi ispira per nulla e di cui non si è nemmeno sentito parlare per nulla? Pensavo che ciò non fosse possibile!
Corniche Kennedy: Film francese che potrebbe risultare più interessante rispetto a quanto la distribuzione italiana lo sponsorizzerà.
Il crimine non va in pensione: Quest'anno con i film italiani mi sa che non ci siamo proprio.
Io danzerò: E io, se non si parla di "Lago dei cigni", con la danza non vado proprio d'accordo.
Lady Macbeth: E' da tempo che vorrei dargli un'opportunità. Ora con l'uscita italiana ho l'occasione di farlo.
Parigi può attendere: Non so se questo road movie - genere di cui non sono per nulla fan - in salsa francese possa fare al caso mio.

mercoledì 14 giugno 2017

7 minuti dopo la mezzanotte di Juan Antonio Bayona (2016)

USA, Spagna 2016
Titolo Originale: A Monster Calls
Regia: Juan Antonio Bayona
Sceneggiatura: Patrick Ness
Cast: Lewis MacDougall, Max Golds, Sigourney Weaver, Liam Neeson, Felicity Jones, Toby Kebbell, James Melville, Geraldine Chaplin
Durata: 114 minuti
Genere: Fantastico, Drammatico


Cosa succede se il regista spagnolo Juan Antonio Bayona, già regista dell'ottimo horror "The Orphanage" e del deludente drammone catastrofico "The Impossible", decide per il suo terzo lavoro dietro la macchina da presa di girare un film fantastico con risvolti drammatici e con protagonista un bambino? Succede che gli incassi non è che siano poi tanto alti, ma succede anche che quei pochi che decidono di guardarlo rischino di innamorarsene. Non che "7 minuti dopo la mezzanotte" sia un film particolarmente felice e leggero, ma a me, sin dalle prime battute, è parso ci fosse il rischio di trovarsi davanti ad un filmone, uno di quei film in grado di farti riflettere e di commuoverti, se non addirittura di metterti addosso una tristezza infinita, pur non risultando mai una visione pesante nè tanto meno difficoltosa.
Il film racconta la storia di Conor, ragazzo la cui madre è malata terminale di cancro e che spesso viene bullizzato dai suoi compagni di scuola. Una notte, un enorme mostro con le sembianze di un albero, si reca nella sua stanza a fargli visita, promettendogli di raccontargli tre storie, in cambio della storia di Conor, che deve contenere la verità che non osa dire a nessuno. In questo film il buon Juan Antonio Bayona dirige un cast composto da attori splendidi, che collaborano in maniera clamorosa all'ottima riuscita del film: in primis abbiamo il personaggio di Conor, interpretato da un bravissimo Lewis MacDougall, altamente credibile nel suo ruolo, ma soprattutto in grado di immedesimarcisi alla perfezione; poi abbiamo Felicity Jones nei panni della madre di Conor che risulta tenerissima ed infine ottima la prova di Sigourney Weaver nei panni della nonna di Conor, con cui il ragazzo ha un rapporto particolarmente complicato.
Con "7 minuti dopo la mezzanotte" però Juan Antonio Bayona riesce a confermarsi un regista di altissimo livello in grado di portare sullo schermo una storia dolorosa che però non risulta praticamente mai nè pesante nè melensa e le sue quasi due ore di durata scivolano via abbastanza lisce e senza particolari intoppi. Oltre ad un'ottima costruzione delle scene è necessario soffermarsi sulla storia che viene raccontata, in un film particolare diretto in maniera per nulla convenzionale. E' interessante vedere come un film del genere possa prestarsi a diverse chiavi di lettura, nonostante sia ben presto chiara quella che è la direzione che vuol prendere la storia. Spesso e volentieri quando guardo un film mi faccio prendere più che altro dall'emozione piuttosto che dall'obiettività. Ecco, questo è un film con cui, probabilmente, farò molta fatica ad essere obiettivo per anni a venire!

Voto: 8+

martedì 13 giugno 2017

COMEDY TIME - Unbreakable Kimmy Schmidt - Stagione 3, Girlboss - Stagione 1

Oggi vi offro due recensioni al prezzo di uno: l'idea è molto semplice, l'ho già fatto molte volte con film in cui non avevo molto da dire per scrivere una recensione completa e, a volte, anche con le serie TV. Entrambe sono commedie, entrambe prodotte da Netflix e, siccome la durata del singolo episodio è circa la metà di quella degli episodi normali vuol dire che nello stesso tempo in cui guardo un episodio di una serie normale potrei guardarne due di queste. E quindi, stesso ragionamento vale per le recensioni, che vi beccate senza farvi troppi problemi immagino.


Unbreakable Kimmy Schmidt - Stagione 3

Unbreakable Kimmy Schmidt
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 13
Creatore: Tina Fey, Robert Carlock
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Ellie Kemper, Tituss Burgess, Carol Kane, Jane Krakowski
Genere: Commedia


Ricordo che due anni fa la prima stagione di "Unbreakable Kimmy Schmidt" si era rivelata, senza mezzi termini, una delle cose più esilaranti che avessi visto in quell'annata. Lo scorso anno però con la seconda stagione l'effetto sorpresa è un po' svanito, il voler puntare - anche giustamente magari eh - su temi più seri e la sensazione che le situazioni cominciassero a diventare già ripetitive aveva in me preso il sopravvento, pur avendomi regalato effettivamente qualche momento veramente interessante. In questa terza stagione assistiamo ad una ulteriore evoluzione dei personaggi principali di questa serie, che cambiano un po' il loro carattere, che si comportano tutti in un modo sempre più ingenuo e scandito nel ritmo da battute talvolta demenziali, talvolta facenti riferimento a icone della cultura popolare grazie a battute irriverenti. Questa terza stagione fa ridere, abbastanza, ma non quanto mi sarei aspettato, soprattutto considerando ciò che mi avevano detto quegli amici che avevano avuto il tempo di guardarsi tutti e tredici gli episodi in una sola giornata. Forse è vero che "Unbreakable Kimmy Schmidt" è una serie in grado di folgorarti nel breve periodo, ma, a lungo andare, potrebbe anche cominciare a diventare sempre meno divertente e sempre più convenzionale.

Voto: 6,5


Girlboss - Stagione 1

Girlboss
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 13
Creatore: Kay Cannon
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Britt Robertson, Ellie Reed, Johnny Simmons, Alphonso McAuley
Genere: Commedia


La mia predilezione per la piccola classe '90 - come me - Britt Robertson mi ha spinto a dare un'opportunità a "Girlboss", serie che campeggia sul catalogo di Netflix ormai da qualche settimana. I primi due episodi però mi hanno particolarmente deluso dato che la trama sapeva un po' di già visto e non ci sembrava da parte degli autori la volontà di creare una serie di buona qualità. Con il passare degli episodi però la vicenda comincia a prendere sempre di più e, pur trovandoci in una serie comedy che non è che faccia poi così tanto ridere, quanto più che altro si limiti a raccontarci una storia con un tono leggero quasi da romcom, riesce a creare delle situazioni divertenti che prendono a piene mani da quella che era la cultura pop del 2006, con tanto di citazione al finale della terza stagione di "The O. C." che ha fatto riaffiorare nella mia mente tanti ricordi. Ci troviamo davanti dunque ad una serie leggera e coinvolgente che, pur partendo senza la minima pretesa, riesce ad avere una certa presa sul suo pubblico.

Voto: 6,5

lunedì 12 giugno 2017

Scappa - Get Out di Jordan Peele (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Get Out
Regia: Jordan Peele
Sceneggiatura: Jordan Peele
Cast: Daniel Kaluuya, Zailand Adams, Allison Williams, Bradley Whitford, Catherine Keener, Caleb Landry Jones, Lil Rel Howery, Betty Gabriel, Marcus Henderson, LaKeith Stanfield, Stephen Root, Erika Alexander
Durata: 103 minuti
Genere: Horror, Commedia


Si parlava un gran bene di "Scappa - Get Out" già tempo prima della sua uscita, qualche fortunato era riuscito a vederlo in anteprima, altri invece lo vedevano un po' come un successo già annunciato, soprattutto a causa delle voci che giungevano dagli Stati Uniti. Si faceva talmente un gran parlar bene di questo film che l'hype per questo horror di Jordan Peele, fino ad ora autore e attore di commedie, mi era salito a dismisura con tutti i rischi che comporta la cosa. Anche perchè ultimamente quando si fa una grande sponsorizzazione di un film horror va in qualche modo sempre a finire che il film in questione in realtà è ottimo per un pubblico adolescenziale che pensa di voler provare emozioni forti, ma finisce quasi sempre per essere un film dalla dubbia qualità che solo in pochi casi è in grado di far paura abbinando a ciò anche del buon cinema.
"Scappa - Get Out", realizzato con quattro spiccioli e poi letteralmente campione di incassi ottenendo un guadagno di un centinaio di volte superiore rispetto alla spesa - un po' come "Paranormal Activia" (che sapete bene che io chiamo così perchè, proprio come l'Activia, fa cagare) -, diciamo che riesce nell'intento solamente a metà. Da un certo punto di vista si può tranquillamente dire di essere davanti ad un film originale, in grado di trattare una tematica importante come la questione razziale, tema che a molti sembrerà antiquato ma che ancora oggi in tutti i paesi del mondo è più che attuale, in un modo forse mai visto prima e condendo la storia di una certa dose di humour nero che a me piace sempre tanto. Da un altro punto di vista, essendo "Scappa - Get Out" stato presentato al pubblico come un horror, non è che da questo punto di vista il film funzioni a meraviglia, creando poca tensione e concentrandosi più che altro sull'importanza del tema trattato e sul lato un po' più umoristico della faccenda.
Per quanto il modo in cui Jordan Peele riesca, con una location estremamente ristretta come una casa, a creare una sorta di comunità, quasi una cittadina intera in cui viene vissuta una sorta di segregazione, sono proprio i momenti in cui si vuole tentare di parlare del tema quello importante, piuttosto che quello in cui si tenta di fare un horror con tutti i crismi tipici di quel genere cinematografico. Che poi, se proprio vogliamo essere precisini, non è nemmeno di razzismo che si parla in questo film quanto più che altro di quello strano fenomeno per cui si sta assistendo ad un progressivo appropriarsi della cultura afroamericana da parte di un'altra considerata dai più dominante, con tutto ciò che ne consegue a livello di svuotamento di questa cultura. Un tema che sicuramente non arriva subito a tutto il pubblico, ma che può rivelarsi interessante più del previsto e che in questo film, una commedia horror con qualche richiamo a tanti altri generi e con un ottimo Daniel Kaluuya visto nel secondo episodio della prima stagione di "Black Mirror", viene affrontato in maniera originalissima e quasi mai scontata.

Voto: 7

venerdì 9 giugno 2017

Wonder Woman di Patty Jenkins (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Wonder Woman
Regia: Patty Jenkins
Sceneggiatura: Allan Heinberg
Cast: Gal Gadot, Chris Pine, Robin Wright, Danny Huston, David Thewlis, Connie Nielsen, Elena Anaya, Lucy Davis, Saïd Taghmaoui, Ewen Bremner, Eugene Brave Rock, Lisa Loven Kongsli
Durata: 141 minuti
Genere: Supereroi


Da quando la Marvel ha deciso di fondare il proprio universo cinematografico, un po' tutte le case di produzione hanno deciso di creare il proprio. La Universal ha deciso di inaugurare il Dark Universe con l'uscita de "La mummia", avvenuta in Italia proprio ieri; la Legendary Pictures sta facendo uscire film del MonsterVerse con "Godzilla" e "Kong: Skull Island". A questa tendenza non si poteva certo esimere la DC Comics, che anni fa con "L'uomo d'acciaio" cominciò il suo universo cinematografico poi proseguito con "Batman v. Superman: Dawn of Justice" e con "Suicide Squad". Nessuno dei film citati è stato ben accolto dalla critica e nonostante l'annunciato successo di pubblico a livello monetario, buona parte degli spettatori sono sempre usciti piuttosto delusi dalle sale.
Con "Wonder Woman" però, complici le recensioni che arrivavano dagli Stati Uniti, il pubblico si recava in sale con speranze di vedere un film diverso, di ben altra caratura rispetto ai suoi predecessori e con l'importante novità di vedere finalmente un film sui supereroi tutto al femminile, con una protagonista decisamente bellissima come Gal Gadot, ma anche cazzuta e dalla forte personalità, possibilmente in grado di risollevare un universo cinematografico nato male e che nel tempo stava proseguendo sempre peggio. C'è però da distinguere tra due concetti che stanno a distanze per me abissali tra di loro ovvero quello di "bel film" e di "meno peggio". Ecco, per quanto la critica abbia approvato quasi in toto "Wonder Woman", per quel che mi riguarda io lo catalogherei come "meno peggio" se confrontato con gli altri film dell'universo DC. E' indubbio che "Wonder Woman" sia, a livello di sceneggiatura e di coinvolgimento il miglior film del franchise, così come è indubbio che non sia nemmeno un bel film a livello assoluto, ma un lavoro decente che potrebbe sembrare quasi un capolavoro rispetto ai suoi predecessori.
Ciò che salta infatti quasi subito all'occhio di "Wonder Woman", a parte una Gal Gadot che brilla di luce propria - donne, se mai vi dovessi dire che brillate di luce propria, sappiate che potrebbe essere il miglior complimento che potrebbe uscire dalla mia bocca - e che mi è sembrata particolarmente in parte per il ruolo affidatole, sono i suoi enormi difetti, sia a livello registico sia a livello di sceneggiatura. A livello registico si nota ben presto un eccesso quasi spasmodico nell'utilizzo dello slow motion: di per sè è una tecnica cinematografica che mi dà sempre abbastanza fastidio, ma non la demonizzo, mi infastidisce però quando questa tecnica sembra venire utilizzata per far arrivare il film alle due ore e venti di durata, che tra l'altro non mi sono sembrate per nulla necessarie. A livello di sceneggiatura invece ci sono un paio di questioni che sembrano accennate solamente senza venire approfondite e senza porre le basi perchè queste vengano approfondite nel corso di eventuali prossimi episodi. L'impressione che danno queste questioni è che siano state praticamente del tutto abbandonate. Se a ciò ci aggiungiamo un villain che non convince sembrerà quasi di trovarsi davanti ad un film disastroso.
Nonostante questo però non me la sento di bocciare "Wonder Woman" in toto: innanzitutto la protagonista mi è parsa ben sviluppata e ben caratterizzata e per un motivo o per l'altro - e non solamente perchè brilla di luce propria - si finisce ad empatizzare subito con lei. Alcune scene poi, come la corsa di Wonder Woman sul campo di battaglia contro un intero battaglione, sono di una potenza visiva davvero devastante e se in quella scena non ci avessero ficcato lo slow motion sarebbe potuta essere seriamente epica.
Siamo dunque davanti al miglior film del "DC Extended Universe"? Per ora, mi sento di dire di sì, ma si tratta comunque del meno peggio, non di un bel film a livello assoluto. E se la fiducia per "Justice League" e per "Aquaman" è a livelli bassissimi e per "The Flash" provo già un'antipatia a pelle, non ci resta che sperare in un eventuale seguito di "Wonder Woman", quanto meno guardandolo si spera di poter dire che è bello anche il film e non solo la protagonista.

Voto: 6

giovedì 8 giugno 2017

WEEKEND AL CINEMA!

L'estate arriva e i film di grande interesse sono sempre meno. Così come sempre meno interessa la rubrica sulle uscite cinematografiche della settimana, in cui commento in base ai miei pregiudizi i film più interessanti e, in maniera pure più breve, anche tutti gli altri!


La mummia di Alex Kurtzman

Quasi comico il fatto che uno dei film più attesi e sponsorizzati in giro per le sale di tutta Italia sia questo reboot de "La mummia" facente parte del nuovo universo dei mostri di casa Universal. Un universo che più che fare paura per via dei suoi protagonisti, fa paura per via di quanto questa idea possa essere idiota. E come primo film, questo "La mummia" non sembra nemmeno essere il modo migliore per inaugurare il franchise.

La mia aspettativa: 4,5/10


Sognare è vivere di Natalie Portman


Nonostante la tematica che pare un po' pesantina per quelli che sono i miei gusti cinematografici, il film con la mia preferita Natalie Portman in veste di protagonista e regista non va perso assolutamente. Anche se, purtroppo, non mi aspetto il grande film, ma spero quanto meno in un buon lavoro da parte della mia preferita!

La mia aspettativa: 7/10


Gli altri film della settimana

Due uomini, quattro donne e una mucca depressa: Un titolone, che però potrebbe rivelarsi più intelligente di quello che non lascia trasparire il titolo stesso.
Maria per Roma: Pellicola pseudoautoriale italiana presentata al Festival di Roma. Nelle sale durerà pochissimo.
Quando un padre: Mancava da un po' il film buonista americano con Gerard Butler come protagonista.
Sieranevada: Interessante lavoro sulla cultura rumena. Che verrà proiettato in mezza sala...
Teen Star Academy: Non ce la posso proprio fare.
Un appuntamento per la sposa: La pesantezza made in Israele presentata all'ultima Mostra Internazionale del cinema di Venezia.

mercoledì 7 giugno 2017

The Get Down - Stagione 1

The Get Down
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 11
Creatore: Baz Luhrmann, Stephen Adly Guirgis
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Justice Smith, Shameik Moore, Herizen F. Guardiola, Skylan Brooks, Tremaine Brown Jr., Yahya Abdul-Mateen II, Jimmy Smits
Genere: Drammatico, Musicale


Quando lo scorso anno uscirono su Netflix le prime sei puntate della prima stagione di "The Get Down", diretta e prodotta da Baz Luhrmann, già famosissimo regista di film come "Moulin Rouge" o la versione de "Il grande Gatsby" con Leonardo DiCaprio, decisi di rimandare la visione a quando sarebbe uscita anche la seconda parte, in modo da formarne un giudizio più completo e non dover interrompere una stagione a metà per un tempo indefinito. Uscita poche settimane fa la seconda parte, composta da cinque episodi a fronte dei sei della prima, ho deciso di fiondarmici e di godermela tutta, pur consapevole di quelli che sono i miei gusti in ambito musicale e di quanto, in fin dei conti, non sia nè un grande fan della musica disco nè, ancora di meno, fan della musica rap - ma per il rap penso sia più colpa di quegli italiani che cantano come se vivessero nel ghetto e parlano di Detroit nelle loro canzoni quando quella città l'hanno vista solamente su DMAX nelle puntate de "Il banco dei pugni" -.
Il giudizio che mi sono fatto quasi istantaneamente su questa serie, soprattutto dopo i primi sei episodi, è stato quello della gran meraviglia: i personaggi sono tutti sviluppati a dovere, la scenografia e la fotografia incarnano per bene quello che era il periodo storico nel Bronx degli anni '70, con tutte le sue contraddizioni e contraddistinto da una grande componente criminale in cui chi era ricco aveva ottenuto la sua ricchezza in maniera disonesta e chi era povero vedeva nello spaccio di droga, ma anche nella musica, una speranza per diventare grande. E' qui che si sviluppa la storia di Zeke, componente del gruppo dei The Get Down Brothers, composti da un DJ, Shaolin Fantastic, che vuole diventare il miglior rappresentante del Get Down americano - una tecnica di mixaggio che non sono abbastanza competente per spiegarvi qui -, e da quattro rapper di cui Zeke è il paroliere. Conosciamo anche Mylene Cruz e la sua famiglia iper cattolica, che le tarpa un po' le ali nel suo sogno di diventare la nuova star della musica disco americana.
La prima parte è stata per me un'autentica sorpresa: tutti i personaggi principali sono ben sviluppati e la scelta del regista è quella di creare delle immagini con la maggior colorazione possibile, una tecnica che lo ha anche reso famoso con i suoi film, dando alla storia talvolta anche un tono epico e quasi leggendario. Le musiche della prima parte poi sono davvero strabilianti e culminano in un finale davvero mozzafiato. Ciò che salta subito all'occhio con la seconda tranche di episodi è il fatto di trovarsi quasi davanti o a due stagioni diverse della stessa serie o, in certi frangenti, addirittura davanti a due serie completamente diverse: cambia il tono, la colonna sonora è diversa rispetto ai primi episodi, i personaggi pure sono diversi e insomma appare davvero netto lo stacco tra la prima metà e la seconda metà di stagione, forse un po' troppo netto come stacco tanto che alla fin fine si va a preferirne una - per quanto mi riguarda la prima - rispetto all'altra che per me cala anche abbastanza vertiginosamente.

Voto alla prima parte: 8
Voto alla seconda parte: 6,5
Voto alla prima stagione: 7

martedì 6 giugno 2017

French Connection di Cédric Jimenez (2014)

Francia 2014
Titolo Originale: La French
Regia: Cédric Jimenez
Sceneggiatura: Audrey Diwan, Cédric Jimenez
Cast: Jean Dujardin, Gilles Lellouche, Céline Sallette, Mélanie Doutey, Guillaume Gouix, Benoît Magimel, Bruno Todeschini, Moussa Maaskri, Féodor Atkine, Pierre Lopez, Éric Collado, Cyril Lecomte, Georges Neri, Bernard Blancan, Patrick Descamps, Gérard Meylan
Durata: 135 minuti
Genere: Drammatico, Biografico


Arriva con un considerevole ritardo, l'ultima recensione dedicata al ciclo di proiezioni di cui è stato protagonista il Cineforum di Vimodrone, che si prende finalmente una meritata vacanza e ritornerà con nuovi film da Settembre. Nel frattempo si parla su questo blog di "French Connection", film manco a dirlo francese del regista Cédric Jimenez all'epoca praticamente all'esordio e in grado di raccogliere intorno a sè un cast di grandi attori del cinema francese capeggiato da Jean Dujardin e da Gilles Lellouche. Un film che si pone l'obiettivo di ricalcare quello che era lo stile del genere polar, un genere molto in voga nel cinema francese degli anni settanta con atmosfere tipiche del cinema noir ma con protagonisti appartenenti alle forze dell'ordine - il nome del genere deriva tra l'altro dall'unione delle parole policier e noir, per l'appunto -.
"French Connection" è anche una sorta di rifacimento, visto dal punto di vista della popolazione francese, del capolavoro di William Friedkin "Il braccio violento della legge" - il cui titolo nella versione originale è proprio "The French Connection" - in cui assistiamo allo scontro tra il magistrato di Marsiglia Pierre Michel e il famigerato spacciatore Gaëtan Zampa. Una lotta impari, che ricorda tanto le storie della mafia italiana che hanno insanguinato la Sicilia nella seconda metà del ventesimo secolo, con protagonisti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, in cui spesso e volentieri coloro che sarebbero dovuti essere dei compagni nella lotta ad un nemico comune si sono rivelati poi come dei traditori corrotti che perseguivano solamente i propri interessi personali.
Cédric Jimenez fa delle scelte importanti per questo film, da una parte proprio per parlare di un personaggio importante nella lotta alla criminalità marsigliese, mentre dall'altra per una ricerca di quello stile tipico del genere che vuole riportare in auge, dando al film un effetto leggermente sgranato capace di riportarci dritti negli anni settanta e dotandolo di una colonna sonora che non è per nulla banale, nella quale spiccano brani pop europei alternati ad altri più strettamente vicini alla musica francese. Dal punto di vista tecnico, seppur con un ritmo un po' meno forsennato, "French Connection" riesce a ricordare la regia sporca e in continuo movimento di "Romanzo Criminale - La serie", alternando ad essa momenti di vera e propria classe in cui la fa da padrone il paesaggio della città di Marsiglia.
Interessantissima è poi la scelta degli attori a cui affidare i due ruoli principali: Jean Dujardin e Gilles Lellouche si assomigliano e anche parecchio e sono truccati in modo da essere confusi l'uno con l'altro. Il messaggio in questo senso è ben chiaro: il bene e male in questo film sono talmente vicini tra di loro che arrivano quasi a toccarsi, ad essere quasi la stessa cosa.

Voto: 7,5

lunedì 5 giugno 2017

MINISERIE - Big Little Lies

Big Little Lies
(miniserie)
Episodi: 7
Creatore: David E. Kelley
Rete Americana: HBO
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Reese Witherspoon, Nicole Kidman, Shailene Woodley, Alexander Skarsgård, Laura Dern, Adam Scott, Zoë Kravitz, James Tupper, Jeffrey Nordling
Genere: Drammatico


Nel corso di questa prima parte del 2017 - che qua ridiamo e scherziamo, ma senza essercene nemmeno accorti siamo vicinissimi al giro di boa di questo anno dispari in cui ancora il cinema non ci ha dato enormi soddisfazioni a parte casi eccezionali - si è fatto un gran parlare delle nuove serie TV uscite sulle reti americane. Tra le tante, tra l'attesa per i consueti ritorni e qualche nuova proposta davvero interessante e per le quali io sono irrimediabilmente indietro - ormai ho praticamente smesso di seguire le serie in pari con la programmazione americana e vivo una fase di eterno recupero delle stagioni già concluse -, è spiccata per qualità, ma soprattutto grazie alle sue interpreti principali, la miniserie "Big Little Lies", prodotta da HBO, portata in Italia da Sky Atlantic e tratta dall'omonimo romanzo scritto da Liane Moriarty.
Qualcuno l'ha definita, forse impropriamente, forse ingannato da un titolo davvero molto simile, la "Pretty Little Liars" in versione adulta - approposito, dovrei trovare la voglia di recuperare anche l'ultima stagione di questa cacata guilty pleasure di serie - ma qui, vuoi per delle interpreti di ben altro livello e per delle interpretazioni, da parte di tutti, davvero ottime, vuoi per il tema decisamente più pesante rispetto ad un caso di stalkeraggio in cui nessuno si fa mai male, o vuoi perchè effettivamente tutti i sette episodi che compongono questa miniserie sono scritti e diretti in maniera ottima, siamo davvero anni luce rispetto a quell'altra serie televisiva dal titolo similissimo che non ha avuto sette puntate ma ben sette stagioni.
"Big Little Lies" è una serie in grado di catturare l'attenzione dello spettatore sin dal primo episodio, in cui tutto è già accaduto e tutto è già stato commesso senza però che allo spettatore venga detto effettivamente cosa è accaduto. Man mano tutte le protagoniste, interpretate da grandi nomi del cinema come Nicole Kidman, Reese Witherspoon e Shailene Woodley - che qui sembra anche molto più adulta dei suoi soli 25 anni - riescono ad entrare nel cuore degli spettatori e la storia viene rivelata, tanto che, paradossalmente, pian piano si viene a conoscenza del fatto che la serie ruoti attorno ad un omicidio, così come, fino alla fine, non si sa bene nemmeno chi ne sia la vittima - anche se alla fine la soluzione sembra essere un po' telefonata a dirla tutta -. Siamo davanti ad una sorta di thriller al contrario in cui sono i dialoghi e la componente umana - con tanto di giusta critica contro il maschilismo imperante e la violenza sulle donne - a farla veramente da padroni ed in cui la qualità degli stessi è sicuramente ad un livello superiore rispetto agli standard di molte serie americane. Se poi la regia è affidata ad uno dei registi più in voga del periodo come Jean-Marc Vallée il risultato è assicurato!

Voto: 8

giovedì 1 giugno 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Siamo nel primo giorno di Giugno, l'estate sta già facendo capolino nella città di Milano con temperature al limite dell'assurdo - io la fusione tra BPM e Banco Popolare con questa temperatura non la reggo! - e dopodomani ci sarà la partita che attendo da quando è arrivato Higuain alla Juventus. Ma, ancora prima, ci sono le uscite cinematografiche del weekend, anche se, per lo meno il sabato sera, sapete già come dovreste occuparlo. Pochi film da segnalare, più che altro due blockbuster, mentre gli altri molto probabilmente passeranno inosservati al grande pubblico.


Baywatch di Seth Gordon


Nonostante le bocce di Pamela Anderson nella serie televisiva omonima fossero l'attrazione principale di tale serie, non sono mai stato un accanito fan delle vicende di Mitch Buchannon e delle tette di Pamela Anderson. Di contro c'è da dire che questo film, che di "Baywatch" probabilmente conserva solo il titolo, sembra voler promettere, oltre ad una buona dose di belle figliole in cui le tette di Alexandra Daddario prenderanno il posto di quelle di Pamela Anderson, una gran dose di umorismo il più possibile idiota ed ironico. In quest'ottica, ma anche per le belle figliole, penso che a questo film darò una seria opportunità.

La mia aspettativa: 6,5/10


Wonder Woman di Patty Jenkins


Riuscirà la DC a fare un cinecomic valido? La risposta la avremo con questo ennesimo film sui supereroi, con una interessantissima Gal Gadot nei panni di Wonder Woman in un film che sin dal trailer sembra voler prendere le distanze, almeno dal punto di vista qualitativo, dai precedenti lavori della DC. Io ci spero, anche se ho il sospetto che il trend sia difficilmente invertibile.

La mia aspettativa: 7/10


Gli altri film della settimana

I figli della notte: Andrea De Sica, nipote di Vittorio alla regia, per un film italiano che vuole ricalcare le orme de "L'attimo fuggente". Tentativo coraggioso e ambizioso, per un nipote d'arte.
Nocedicocco il piccolo drago: Io in una sala piena di bambini non ci entro per principio.
Quello che so di lei: Martin Provost dirige un film apprezzatissimo dalla critica che vuole narrare il mondo dell'ostetricia. Sarà davvero così bello e interessante come dicono?
Tavolo 19: A una commedia con Anna Kendrick protagonista faccio fatica a rinunciare. Anche se si svolge totalmente ad un ricevimento matrimoniale.
Una vita, Une Vie: Non capisco perchè nel titolo italiano ci sia anche il titolo francese originale. Per il resto, film d'autore direttamente dalla ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Polpettone o gran film?

mercoledì 31 maggio 2017

Alien Covenant di Ridley Scott (2017)


USA 2017
Titolo Originale: Alien: Covenant
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: John Logan, Dante Harper
Cast: Michael Fassbender, Katherine Waterston, Billy Crudup, Danny McBride, Demián Bichir, Carmen Ejogo:, Amy Seimetz, Jussie Smollett, Uli Latukefu, Callie Hernandez, Tess Haubrich, Nathaniel Dean, Alexander England, Benjamin Rigby
Durata: 122 minuti
Genere: Fantascienza


Ho volutamente deciso in questa rassegna dedicata alla saga di Alien di saltare i due capitoli del crossover "Alien vs. Predator" - per magari riprenderli il prossimo anno quando pare uscirà anche un reboot della saga di "Predator" che mi piace moderatamente anche se meno di quella che ho appena concluso - e così dopo avervi narrato le gesta di Ridley Scott in "Alien", quelle di James Cameron in "Aliens - Scontro finale", quelle di David Fincher in "Alien³", quelle di Jean-Pierre Jeunet in "Alien - La clonazione" per poi ritornare, ieri, con il "Prometheus" di Ridley Scott". Oggi, finalmente, dopo questo viaggio nel tempo durato ben trentatre anni, si ritorna nel 2017 con la recensione dell'ultimo film della saga, seguito diretto di "Prometheus" e quindi prequel della saga originale, l'"Alien: Covenant" sempre diretto da Ridley Scott e atteso da una grande fetta di pubblico perchè il trailer pareva promettere davvero grandissime cose.
Più e più volte il regista stesso avrebbe dichiarato che questo suo ultimo lavoro non sarebbe stato un sequel diretto di "Prometheus", che aveva deluso i più, ma che a me era anche abbastanza piaciuto nonostante qualche incongruenza a livello di sceneggiatura, ma, alla fin fine, quello che lo spettatore si trova davanti una volta cominciato il film, è proprio il sequel diretto di "Prometheus" con tutti i pregi e tutti i vari difetti che ne conseguono. Siamo sulla navicella Covenant che sta viaggiando verso il pianeta Origae-6 con oltre duemila coloni a bordo. Tra di loro c'è anche il robot Walter, interpretato da Michael Fassbender e nuova versione del David 8 del film precedente - David 8 che poi vedremo più avanti nel corso del film -, con il quale la nave intercetta una trasmissione radio da un pianeta vicino, che si rivelerà poi essere lo stesso pianeta in cui la Dottoressa Shaw - interpretata nel film precedente da Noomi Rapace - era atterrata dieci anni prima.
Vale nel bene e nel male quanto già detto per quel che riguarda "Prometheus" di cui ho parlato ieri: ci troviamo davanti ad un regista che dimostra ogni volta la sua grande maestria portando con sè tutti i pregi del film precedente, ma davanti ad una sceneggiatura che, seppur migliorandosi abbastanza, non riesce a reggere del tutto l'impatto con questo universo che il regista sta tentando di spiegarci raccontandoci ciò che è venuto prima di "Alien". Il problema però dello spiegare troppo è che, in qualche modo, si perde del fascino e mentre nel primo film non conoscevamo lo Xenomorfo, qui sappiamo bene o male cosa sia e quando ci viene mostrato il modo in cui questo si sia evoluto non è che e rimaniamo troppo sorpresi.
Non siamo comunque davanti ad un brutto film e a testimoniarlo, come detto, ci sono delle sequenze, soprattutto quelle più d'azione, davvero notevoli, così come, proprio nel film precedente, ho apprezzato davvero moltissimo il personaggio di David 8, che si rivela qui in tutta la sua natura e che, nel primo film, era solamente risultato infinitamente ambiguo mettendo sospetti nello spettatore ma senza mai rivelarsi in maniera chiara e precisa. Per quanto dunque abbia guardato questo ultimo lavoro di Ridley Scott con un certo piacere, è innegabile che questa saga prequel che il regista sta tentando di portare alla ribalta, per ora non è per nulla all'altezza nè del primo nè del secondo capitolo della saga originale, che al momento gli mangiano allegramente in testa senza correre il rischio di venire scalzati nei cuori degli spettatori.

Voto: 6+

martedì 30 maggio 2017

Prometheus di Ridley Scott (2012)


USA 2012
Titolo Originale: Prometheus
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Jon Spaihts, Damon Lindelof
Cast: Noomi Rapace, Michael Fassbender, Charlize Theron, Idris Elba, Guy Pearce, Logan Marshall-Green, Sean Harris, Rafe Spall, Emun Elliott, Benedict Wong, Patrick Wilson, Kate Dickie, Daniel James, John Lebar, Ian Whyte
Durata: 124 minuti
Genere: Fantascienza


Terminata la saga originale di "Alien" con le recensioni dell'omonimo primo capitolo, di "Aliens - Scontro finale", di "Alien³" e di "Alien - La clonazione" è arrivato il momento di giungere al dunque, parlando della nuova saga prequel, incominciata e portata avanti dallo stesso Ridley Scott ideatore del primo capitolo nel 2012 e giunta pochi giorni fa al cinema con il seguito "Alien: Covenant". Anche in questo caso grandissimi nomi coinvolti, su tutti spiccano una Noomi Rapace fino ad allora vista principalmente in produzioni televisive come Smallville; ma soprattutto Michael Fassbender, che in quel periodo stava ancora vivendo la fase di ascesa della sua carriera, consacrata grazie all'ottima interpretazione in "Shame" di Steve McQueen. A "Prometheus", nonostante non si sia rivelato il film che i fan della saga di Alien si aspettavano, vanno comunque dati dei meriti, tra i quali il principale è stato proprio quello di avvicinare alla saga ideata dallo stesso Ridley Scott nel 1979 anche gli spettatori "occasionali" che non sapevano bene cosa stessero andando a vedere.
E' interessantissimo vedere come in "Prometheus" il regista Ridley Scott sia partito in qualche modo dall'idea di creare un prequel di Alien che poi si è rivelato essere non tanto un prequel, quanto più che altro una buona storia a sè che si ispira alle vicende dello xenomorfo più cattivo della storia del cinema. L'intento del film è però quello di spostarsi, in maniera forse un po' troppo ambiziosa, anche su riflessioni di più alto livello rispetto al mero film di fantascienza in cui il mostro uccide e i bravissimi umani vengono uno ad uno sventrati. Qui Ridley Scott vuole anche tentare di aprire qualche riflessione filosofica basata sulle grandi domande dell'umanità a cui vuole tentare di dare una qualche risposta - sempre mantenendosi sul livello fantascientifico ovviamente - ed a testimoniarlo c'è una scena iniziale in cui un essere antropomorfo si discioglie in un corso d'acqua originando la specie umana. Peccato che poi di questa scena il film se ne dimentichi quasi completamente non affrontando più la questione per tutta la sua durata.
Il difetto più grande del film, che visivamente è davvero molto bello e per il quale la regia di Ridley Scott non si smentisce, sta in una sceneggiatura che non affronta a dovere tutti gli argomenti che vuole trattare, riducendosi ben presto ad un film action che poco di significativo ha da dire al pubblico. E' il peccato più grande di un film che riesce innanzitutto a farsi guardare con piacere nonostante i grandi difetti e grazie ad un buon ritmo nella narrazione, ma che alla fin fine sviluppa a dovere un solo personaggio, che è quello dell'androide David 8 interpretato da Michael Fassbender, che risulta essere, nonostante la sua acclarata capacità di provare emozioni, il personaggio più ambiguo della vicenda: la sua apparente apatia sembra per tutto il film nascondere qualcosa di importante che purtroppo non ci viene anticipato e che verrà effettivamente risolto solamente in "Alien: Covenant".
Per quanto io pensi di essere uno dei tre o quattro fan di Alien al mondo ad aver apprezzato questo prequel per il resto piuttosto non entrato nei cuori dei fan, ne riconosco i suoi difetti e ritengo sia stato un vero peccato, soprattutto per non aver cotto a dovere tutta la carne che viene messa al fuoco nelle prime battute del film e per non essere riuscito, in generale, a darci un minimo di empatia con i personaggi, tanto da lasciarci con un unico personaggio veramente apprezzabile ed interessante: un androide senza emozioni.

Voto 6

lunedì 29 maggio 2017

Alien - La clonazione Jean-Pierre Jeunet (1997)


USA 1997
Titolo Originale: Alien: Resurrection
Regia: Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura: Joss Whedon
Cast: Sigourney Weaver, Winona Ryder, J.E. Freeman, Dominique Pinon, Ron Perlman, Gary Dourdan, Michael Wincott, Kim Flowers, Dan Hedaya, Brad Dourif, Raymond Cruz, Leland Orser, Rodney Mitchell
Durata: 105 minuti
Genere: Fantascienza


Senza volerlo veramente, ci siamo presi ben quattro giorni di pausa per la mia rassegna dedicata alla saga di Alien, iniziata nel 1979 da Ridley Scott con "Alien", proseguita nel 1986 da James Cameron con "Aliens - Scontro finale" e ripresa in mano nel 1992 da un quasi esordiente David Fincher con "Alien³". A prendere le redini di "Alien - La clonazione", fino ad ora l'ultimo capitolo della saga originale, mentre sia "Prometheus" sia l'ultima uscita "Alien: Covenant" sono dei prequel del primo "Alien", è Jean-Pierre Jeunet nel 1997, dopo soli due film all'attivo e successivamente regista di due film particolarmente apprezzati dalla critica come "Il favoloso mondo di Amélie" e l'ultimo carinissimo "Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet", mentre protagonista rimane - anche se in un modo totalmente diverso - il Tenente Ellen Ripley, sempre interpretato da Sigourney Weaver.
Per quanto questo "Alien - La clonazione" sia nato male sin dall'inizio, con un protagonista morto nel film precedente e che obiettivamente non aveva più nulla da dire alla saga, i nomi coinvolti nella realizzazione sono quelli che fanno tremare le pareti: il già citato regista e la protagonista Sigourney Weaver confermata a cui si aggiungono il grande Joss Whedon alla sceneggiatura, Winona Ryder e Ron Perlman nel cast a dare una parvenza di serietà ad un film che poi, per tutta la sua durata, ti sbatte in faccia tutta la sua inutilità, risultando una visione particolarmente indigesta anche per un fan della saga come me, anche se non accanitissimo. Ovvio d'altronde prendere un personaggio morto nel precedente capitolo e farlo risorgere clonandolo - poi dato il periodo storico in cui il film fu realizzato si spiegano molte cose -, meno giusto il modo in cui tutta la trama viene sviluppata intorno a questo fatto.
Purtroppo, come se non fossero bastati i tre film precedenti per farcelo capire, i militari di turno o chi per loro tentano ancora di controllare gli xenomorfi, grazie soprattutto al DNA recuperato dall'originale Tenente Ripley, che ora è diventata Ripley 8 proprio perchè l'ottavo esperimento e unico riuscito, che porta con sè alcuni ricordi della sua vita precedente - la storia è ambientata circa duecento anni dopo "Alien³" - ma anche alcune abilità speciali tipiche degli Xenomorfi, come ad esempio il sangue acido e una forza straordinaria. Quella che può sembrare una trama piuttosto lineare, per quanto tirata per i capelli, alla visione risulta diventare un gran gran casino, con un eccesso di carne al fuoco che ne mette in luce tutti gli indicibili difetti.
E' strana poi la sensazione per cui, con molti film brutti, si finisca a provar simpatia per loro per quanto involontariamente divertenti: il mio ricordo della prima visione di questo film è di una schifezza quasi totale, ma la seconda visione ha messo in luce qualche sequenza che, effettivamente, è involontariamente divertente tanto che, se nel primo film si poteva parlare di horror di fantascienza e nel secondo ci si spostava più sull'azione per poi tornare ad atmosfere ben più cupe nel terzo, qui possiamo parlare quasi di una totalmente involontaria commedia di fantascienza, insomma non alla "Balle spaziali" ma più vicina a quei film della Asylum perfetti per il periodo estivo. "Alien - La clonazione" mi è sembrato un bel bidone di spazzatura in cui è stato buttato un sacco di caviale, visti i nomi che si avevano a disposizione per realizzare un film quanto meno dignitoso. E non capisco come coloro che difendono questo film riescano a ritenerlo persino migliore di un dignitosissimo - seppur incongruente - "Alien³".

Voto: 4
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