mercoledì 25 gennaio 2017

Silence di Martin Scorsese (2016)

Stati Uniti, Taiwan, Messico, Italia, Regno Unito, Giappone 2016
Titolo Originale: Silence
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Jay Cocks, Martin Scorsese
Cast: Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds, Shinya Tsukamoto, Yōsuke Kubozuka, Issei Ogata, Yoshi Oida, Nana Komatsu
Durata: 161 minuti
Genere: Storico, Drammatico


Finalmente il 2017, anche su questo blog, è realmente cominciato. Ci stiamo ancora portando avanti alcune recensioni da recuperare della scorsa annata e recensioni di film da recuperare della scorsa annata, ma visti soltanto nelle prime battute del 2017 - e che quindi potrebbero entrare in corsa per le eventuali classifiche di fine anno, per dire -, ma ora, finalmente, è tempo di parlare, per la prima volta quest'anno, di una pellicola uscita nelle sale proprio nel 2017 e per la quale nutrivo una certa aspettativa, fondamentalmente per due motivi, legati al tanto parlare che se ne fa: il primo è la regia di Martin Scorsese, regista che stimo immensamente e del quale, "Hugo Cabret" a parte, apprezzo particolarmente tutti i lavori; il secondo è la presenza come protagonista di Andrew Garfield, che paradossalmente rischia di uscire dalla corsa all'Oscar come miglior attore protagonista per via della sua partecipazione a due film per cui sarebbe considerato candidabile, ovvero questo e "La battaglia di Hacksaw Ridge". A parte le mie invettive contro la vecchia che avevo seduta di fianco al cinema, che del significato italiano del titolo del film non penso avesse capito granchè, posso dire, salvo qualche piccolo difettuccio, di aver abbastanza apprezzato questa pellicola, confermandomi la stima verso il regista e anche quella verso un Andrew Garfield veramente in forma.
Andando per ordine, "Silence" è tratto da un romanzo del giapponese Shūsaku Endō intitolato "Silenzio" - manco a dirlo - che narra del cosiddetto periodo Tokugawa, ovvero quel periodo della storia giapponese in cui alla guida dell'impero vi era la famiglia Tokugawa, periodo in cui il Giappone veniva spesso e volentieri visitato da preti cattolici in missione di fede e durante il quale forti furono le persecuzioni e le torture da parte di un apposito tribunale dell'inquisizione sia contro i preti missionari sia contro gli stessi giapponesi cattolici - chiamati Kirishtan -, i quali vivevano nascosti nei propri villaggi per paura che la loro vera fede fosse scoperta. Sicuramente un tema non semplice e di un grande peso culturale, così come a detta di chi ha letto il romanzo dovrebbe essere anche la versione scritta, che nonostante la sua brevità - tant'è che quando alla Feltrinelli ho visto il romanzo mi sono chiesto come Scorsese avesse fatto a tirarne fuori un film di quasi tre ore - sembra essere pregna di contenuti e di riflessioni.
"Silence" ci mette subito di fronte ai due protagonisti, Padre Sebastião Rodrigues e Padre Francisco Garupe, interpretati rispettivamente da Andrew Garfield e da Adam Driver, che si recano in Giappone per ritrovare Padre Cristóvão Ferreira, interpretato da Liam Neeson, di cui non si hanno più notizie da tempo e del quale si dice abbia abdicato dopo grandi torture e abbia abbracciato la fede buddhista. Con un'introduzione forse un po' pesante a livello visivo e di contenuti - tanti sono i monologhi interiori del protagonista in cui vengono citati passi del Vangelo o in cui si dedica alla preghiera silenziosa - il film ci mostra quella che era la situazione generale in un paese di natura chiuso verso le innovazioni portate dai visitatori esterni e che perseguita, per paura, tutti coloro che abbracciano la fede Cristiana, non tanto perseguitando gli stessi giapponesi, quanto più che altro cercando di eliminare la presenza di qualsiasi figura religiosa, sia a livello simbolico, sia per quel che riguarda figure di riferimento come i preti, dalla propria terra per preservarne i costumi e la cultura, fortemente radicata nell'animo di chi governa il paese.
Dopo una prima parte piuttosto faticosa e cruda, nella quale vediamo in tutta la sua crudezza una delle tante torture a cui venivano sottoposti i Kirishtan, assistiamo ad una seconda parte decisamente più avvincente, nella quale non mancano ovviamente i momenti riflessivi, ma nella quale anche sono presenti una serie di scene davvero memorabili a livello di contenuti: innanzitutto una delle scene che mi ha colpito maggiormente è quella in cui Padre Sebastião Rodrigues vede, da una sua immagine riflessa in un ruscello, comparire l'immagine di Cristo poco prima di essere consegnato agli inquisitori dall'infido Kichijiro - altro personaggio veramente interessante interpretato da Yōsuke Kubozuka -, scena nella quale ancora non ho capito se il protagonista si fosse identificato con Cristo e abbia capito in anticipo il tradimento o se fosse sorpreso dalla cosa. Un'altra scena veramente potente a livello di contenuti è il dialogo tra Rodrigues e un Ferreira che ormai ha abiurato da tempo e vede impossibile instillare in un popolo così chiuso, paragonato ad una palude, una cultura così diversa come quella cristiana.
Insomma, "Silence" avrà pure confermato tutta la mia stima in Martin Scorsese, anche se forse si potrebbe trattare di uno Scorsese che mi ha preso sicuramente di meno rispetto ad altri lavori più movimentati, ma anche dai contenuti profondamente diversi. In un film in cui le immagini spettacolari del Giappone e i monologhi interiori la fanno da padrone, spiccano in maniera più che positiva le interpretazioni di Andrew Garfield, giustamente elogiato dalla critica per il suo personaggio che risulta, in maniera quasi contraddittoria, al contempo fragile e sicuro della sua fede e legato molto alle persone che lo circondano, sia l'interpretazione di Adam Driver, sicuramente molto più legato, soprattutto nelle prime battute della pellicola, alla sua fede piuttosto che agli uomini che lo circondano.

Voto: 8

2 commenti:

  1. Il tema non è leggero, e sicuramente Scorsese ha fatto film più attraenti, però niente, 2 ore e 40 che volano via, Zio Martino ogni volta mi incanta, qui ti fa riflettere, mentre sullo schermo dirige come nessuno, confermandosi regista coltissimo e tecnicamente ineccepibile, il film merita auna seconda visione anche solo per la regia di Scorsese ;-) Cheers

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  2. Potentissimo, non vedevo una cosa così da tempo. Nonostante la tematica a me molto ostile, mi ha saputa coinvolgere dall'inizio alla fine, il che per me non è poco. Andrew Garfield qui assolutamente rivalutato.

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