lunedì 31 luglio 2017

La mummia di Alex Kurtzman (2017)

USA 2017
Titolo Originale: The Mummy
Regia: Alex Kurtzman
Sceneggiatura: David Koepp, Christopher McQuarrie, Dylan Kussman
Cast: Tom Cruise, Sofia Boutella, Annabelle Wallis, Russell Crowe, Jake Johnson, Courtney B. Vance, Marwan Kenzari, Javier Botet, Selva Rasalingam, Dylan Smith, Rez Kempton, Chasty Ballesteros
Durata: 107 minuti
Genere: Avventura, Azione, Fantastico


Dopo un paio di esperimenti da parte della Universal per dare il via al suo nuovo Dark Universe, con le due uscite "I, Frankenstein" e "Dracula Untold" che non avevano ottenuto nè il successo nè gli effetti sperati sul pubblico - in effetti erano decisamente due ciofeche di livello non indifferente -, è arrivato nei cinema un paio di mesi fa il primo film ufficiale appartenente a questo nuovo universo cinematografico condiviso. Gli universi cinematografici condivisi sembrano essere un po' la moda del periodo: dopo che la Marvel ha cominciato il suo ormai quasi dieci anni fa, negli ultimi anni ci ha tentato pure la Warner Bros con il DC Extended Universe - i cui unici film un minimo validi sono stati finora "Wonder Woman" e "Suicide Squad" - e anche con il MonsterVerse, che finora ha soli due titoli al suo arco, non proprio memorabili, come "Godzilla" e "Kong: Skull Island".
Per il film di apertura del Dark Universe la Universal decide di scritturare due nomi di grido per il grande pubblico come Tom Cruise - qui protagonista della vicenda nei panni dell'ex soldato delle forze speciali Nick Morton - e Russell Crowe, ad interpretare il "doppio ruolo" del Dr. Jekyll/Mr. Hide. Un film che dunque, come apertura di un nuovo universo cinematografico condiviso di cui sinceramente non si sentiva tanto il bisogno, avrebbe dovuto quanto meno fungere da introduzione per delle vicende che si sviluppano all'interno di più film, mantenendo però una storia propria e possibilmente autoconclusiva, in modo da portarsi dietro degli eventuali spettatori che si affezionassero alla storia o quanto meno degli spettatori - come me ad esempio - che ai personaggi della letteratura inglese cui l'universo sarebbe dedicato è abbastanza legato e li ha sempre abbastanza apprezzati.
"La mummia" purtroppo, almeno per quel che riguarda il mio personalissimo giudizio, non è riuscito a far ciò che gli veniva richiesto, risultando da una parte parecchio noioso, con solo un paio di scene di azione davvero azzeccate, ma con i personaggi il cui spessore è elevato come una pagina di Wikipedia e soprattutto con alcune scelte, soprattutto a livello di sceneggiatura, che fanno storcere un po' il naso. Se l'idea di partenza del film inizialmente era quella di riprendere un po' dell'originale - un horror purissimo degli anni '30 - e un po' del reboot del 1999 - un giocattolone con buona dosi di umorismo in grado di ottenere un buon successo di pubblico - e di metterle assieme in un film che fosse anche una specie di origin story in linea con quanto fatto per quel che riguarda i personaggi di Marvel e DC Comics, sembra abbastanza ovvio che troppa sia la carne al fuoco e che tutti i presupposti non riescano ad incastrarsi a meraviglia all'interno delle quasi due ore di durata di questa pellicola.
Non è dunque stato buono l'esordio per questo Dark Universe, per il quale ancora la Universal non sembra avere le idee chiarissime visto che il prossimo film di questo universo cinematografico, "The Bride of Frankenstein", uscirà nel 2019 - a ben un anno e mezzo di distanza da questo, non proprio la scelta giusta per ricordare al pubblico quale sia la natura del progetto... - e ancora non si sa bene chi sarà il regista chiamato a tirare le redini della faccenda. Certo è che "La mummia", anche per un apprezzatore - esiste come termine? - del genere come me, non è risultato il miglior biglietto da visita, ma anzi, non ha fatto altro che confermare tutti i dubbi su un universo cinematografico per il quale non si sentiva davvero tutta questa utilità.

Voto: 4,5

venerdì 28 luglio 2017

Match Point di Woody Allen (2005)

Gran Bretagna, USA 2005
Titolo Originale: Match Point
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Cast: Jonathan Rhys-Meyers, Scarlett Johansson, Emily Mortimer, Matthew Goode, Brian Cox, Penelope Wilton, James Nesbitt, Ewen Bremner, Rupert Penry-Jones, Colin Salmon, Margaret Tyzack, Scott Handy, Zoe Telford, Alexander Armstrong, Paul Kaye, John Fortune, Miranda Raison, Rose Keegan
Durata: 124 minuti
Genere: Drammatico, Thriller


Chiunque legge il mio blog da più o meno tempo o anche chi mi conosce di persona sa del mio rapporto piuttosto conflittuale con il cinema di Woody Allen, che non ho mai capito a dovere e non mi ha mai entusiasmato più di tanto. Ho visto qualcuno dei suoi primi film, ho completamente saltato gli anni 2000 per poi riprendere forse con quello che è considerato il suo film peggiore "To Rome with Love" ed iniziare ogni anno a guardare quella tassa che i cinema di tutto il mondo pagano più che volentieri chiamata "il film dell'anno di Woody Allen". Tassa che sembra procedere anche in maniera piuttosto regolare, alternando un film buono ad uno decisamente meno valido, alternanza che però ha avuto il merito di avvicinarmi un po' di più ad un regista che tutti stimano per i suoi film più famosi, non apprezzando particolarmente le sue ultime uscite, mentre per me è il contrario. Con l'intento di capire il fenomeno, senza andare però a cercarmi i suoi primissimi film nè quelli più osannati, ho deciso la scorsa settimana di recuperarmi "Match Point" nel tentativo, magari, di recuperarmi nel corso dei mesi tutto quel decennio che avevo volutamente saltato.
La trama di "Match Point" si dipana attorno alla storia di Chris Wilton, tennista che ha da tempo rinunciato alla sua carriera per fare il maestro in un club londinese di altissimo livello. In questo club conosce Tom Hewitt e la sorella Chloe che presto si innamorerà di lui, attratta dal suo ostentato interesse per la cultura e tra i due si avvicina inesorabilmente il matrimonio. Chris però nel frattempo ha conosciuto Nola, la fidanzata di Tom, rimanendone irrimediabilmente attratto. Tra i film che ho visto di colui che per molti è considerato uno dei maestri del cinema dell'ultimo trentennio, ma che io, non mi stancherò mai di dirlo, ho sempre faticato a comprendere, è interessante vedere come questo "Match Point" sia quello più intricato, ma sicuramente al contempo anche quello che scorre meglio.
In un film in cui il regista rinuncia, forse per la prima volta, a quelli che sono alcuni dei temi ricorrenti del suo cinema - spicca ad esempio la totale assenza di personaggi ebrei -, ma senza rinunciare alle sue solite riflessioni sulla morte e riuscendo a trattare in maniera davvero interessante il tema dell'omicidio, riuscendo nel difficile intento di non dare giudizi morali sui suoi protagonisti trattandoli quasi come fosse uno spettatore esterno alla vicenda che non si occupa di interferire con la loro storia. E nella totale assenza di giudizi morali sui protagonisti del film si vede anche quello che è il tema portante di "Match Point": la fortuna. I personaggi che Woody Allen dirige, e di conseguenza l'intera vita degli esseri umani, secondo la filosofia che emerge da questo film, sono governati dalla fortuna e un esempio lampante è proprio lo stesso personaggio di Chris, per il quale sono presenti anche moltissime forzature "logiche" pur di far emergere la tematica voluta dal regista.
Spostatosi a Londra dopo che moltissimi dei suoi film precedenti erano ambientati a New York, Woody Allen in "Match Point" si avvale di attori ancora non del tutto affermati come Jonathan Rhys-Meyers, che in questo film si presentava come un attore più che promettente ma la cui carriera si è abbastanza arenata negli ultimi anni, culminando nell'interpretazione della serie "Dracula" come probabile punto più basso della carriera. Discorso diverso è invece quello relativo a Scarlett Johansson, arrivata a "Match Point" dopo un paio di interpretazioni convincenti come quella di "Lost in Translation" e poi definitivamente esplosa alternando film d'autore a blockbuster dagli incassi facili. Benissimo anche la scelta di Emily Mortimer, da me vista successivamente nella serie "The Newsroom" e nel pessimo film "Spectral" e bene anche Matthew Goode, che se dopo questo film, alla fin fine, ha anche lui alternato film buoni ad altri decisamente più dimenticabili.

Voto: 7,5

giovedì 27 luglio 2017

WEEKEND AL CINEMA!

E io sta settimana che cazzo mi guardo? Di certo non il documentario italiano sulle automobili, che io non sono propriamente un appassionato. Allora cosa rimane? Un solo film, che chissà se mai guarderò e commenterò in questa rubrica in base ai miei pregiudizi. Per il resto, non ci resta altro che recuperare altre uscite di questo 2017 oppure tornare indietro nel tempo per quei recuperi necessari che però continuo a rimandare!


Crazy Night - Festa col morto di Lucia Aniello


In questo film c'è Scarlett Johansson, che è sempre un buon motivo per guardare un film. Poi c'è anche Kate McInnon, che è un altro buon motivo per guardare un film. Poi però c'è anche la consapevolezza di trovarsi davanti alla solita commedia estiva caciarona perfetta per il periodo ma con le quali io non ho mai un buonissimo rapporto e quindi mi cala un po' la poesia. Vedremo se darle un'opportunità o se continuare a perseguire la lunga strada che porta a Chattanooga recuperando film che rimando da tempo.

La mia aspettativa: 5/10

mercoledì 26 luglio 2017

2:22 - Il destino è già scritto di Paul Currie (2017)

USA, Australia 2017
Titolo Originale: 2:22
Regia: Paul Currie
Sceneggiatura: Nathan Parker, Todd Stein
Cast: Michiel Huisman, Teresa Palmer, Sam Reid, Simone Kessell, Maeve Dermody, Kerry Armstrong, John Waters, Zara Michales, Richard Davies, Mitchell Butel, Jessica Clarke, George Papura
Durata: 98 minuti
Genere: Thriler, Fantascienza, Drammatico


L'idea che determinati avvenimenti si ripetano con una certa ciclicità è una di quelle cose che, dal punto di vista scientifico, mi hanno sempre affascinato. Basti pensare all'alternanza tra giorno e notte, allo scorrere delle stagioni - anche se ormai sappiamo tutti che non ci sono più le mezze stagioni - o, per andare su eventi temporalmente più ampi all'inversione dei poli magnetici terrestri o al moto doppio conico dell'asse terrestre, cose che un essere umano non potrebbe mai vivere sulla propria pelle. Film di fantascienza che giocano sul ripetersi degli eventi ce ne sono molti, alcuni ci hanno addirittura creato un filone cinematografico ancora molto florido sull'onda del successo di "Ricomincio da capo" - che ad oggi risulta uno dei film più copiati degli ultimi venti anni -, motivo per cui una visione come quella di "2:22 - Il destino è già scritto", almeno in via teorica, avrebbe dovuto fare al caso mio, non fosse altro per l'attitudine del protagonista su cui si basa la trama del film.
Dylan Boyd, interpretato da Michiel Huisman, è un controllore del traffico aereo, con la particolare capacità di riuscire ad analizzare i pattern, che in pratica consiste nel dedurre uno schema logico dagli eventi che egli vive nel corso della giornata, intuendone eventuali ripetizioni o consequenzialità tra gli eventi. Un giorno, a causa di una distrazione, rischia di far scontrare due aerei e viene sospeso dalla sua mansione. Approfittando del tempo libero inizierà ad uscire con Sarah, interpretata da Teresa Palmer - considerate il fatto che il buon Michiel Huisman nel giro di pochi anni si è portato a letto, nei ruoli da lui interpretati, Emilia Clarke, Blake LivelyReese Witherspoon, Tatiana Maslany e Teresa Palmer, poi uno non deve essere considerato un miracolato viste le sue capacità recitative non proprio eccelse - mentre ogni giorno alle 2:22 ha l'impressione di assistere alla scena di un omicidio, riuscendo a coglierne ogni volta sempre più dettagli.
Come moltissimi film di fantascienza, anche se qui a dire la verità la fantascienza ci azzecca poco, ci troviamo principalmente davanti ad un film drammatico che si svolge all'interno di un contesto pseudo-fantascientifico, "2:22 - Il destino è già scritto" ha il merito di basarsi su un soggetto di partenza quanto meno interessante. Un soggetto certamente complicato, che deve essere messo nelle giuste mani per poter essere sviluppato a dovere - per dire, un film non eccezionale come "Predestination" e con un soggetto forse più complesso di questo vince a mani basse contro questa pellicola - e che corre l'enorme rischio di arrivare al punto focale del film avendo sfruttato già tutte le idee a disposizione e di conseguenza svaccando completamente. "2:22 - Il destino è già scritto" compie esattamente questo percorso, arrivando agevolmente alla sua parte centrale - e con la parte centrale ovviamente non intendo a livello di durata - ma con le batterie scariche, finendo per arrovellarsi su scenari sempre più assurdi che non fanno altro che da un lato complicare la trama, mentre dall'altro rendere molto molto per lo spettatore distrarsi.
Duole dunque dirlo, viste le buone premesse del film, ma "2:22 - Il destino è già scritto" è una pellicola mal gestita a livello di sceneggiatura e che a livello di regia e di recitazione non offre veri e propri spunti di riflessione, così come la trama ad un certo punto risulta troppo complicata e logicamente slegata per essere davvero interessante. E qui si ha la contraddizione più grande di questo film: per una mente improntata alla logica come la mia, un film in cui il protagonista riesce a vedere i pattern nella vita di tutti i giorni sarebbe dovuto essere interessante da seguire. Invece, la noia e l'incomprensibilità della logica che sta dietro al film prendono presto il sopravvento, lasciando lo spettatore completamente spaesato davanti ad un film che non riesce mai a coinvolgere veramente.

Voto: 4,5

martedì 25 luglio 2017

TRASH MOVIES #27 - Shark Exorcist di Donald Farmer (2015)

USA 2015
Titolo Originale: Shark Exorcist
Regia: Donald Farmer
Sceneggiatura: Donald Farmer
Cast: Angela Kerecz, Bobby Kerecz, James Balsamo, Alaine Huntington, Roni Jonah, Christy Moritz, Channing Dodson, Lexi Nimmo, Julia Contrenchis
Durata: 70 minuti
Genere: Horror


E' estate e ci avviciniamo a quel periodo dell'anno in cui esce il nuovo film della saga di "Sharknado", arrivato ormai al quinto capitolo e diventato, per moltissimi amanti del cinema trash, un appuntamento fisso quasi una tradizione. Per prepararmi al meglio all'evento, per me quest'anno più interessante di Natale e del mio compleanno, che avverrà la notte tra il 6 e il 7 Agosto sulla rete americana SyFy, ho deciso di guardarmi un altro film sugli squali, dato che praticamente tutto prometteva spettacolo nel senso opposto al convenzionale, a partire dal titolo e dal concetto di fondo su cui si basa la pellicola in questione. La mia speranza per "Shark Exorcist" era proprio questa: trovarsi davanti ad un capolavoro di bruttezza, ad un'incommensurabile bellezza del brutto che ci viene mostrato, a qualcosa di tanto bellamente brutto da far divertire per la genialità degli autori nello scovare delle idee il più possibile implausibili.
Ma tutto si ferma alle mie aspettative e ad un titolo davvero di alto livello: purtroppo "Shark Exorcist" più che un vero e proprio film trash è un film ad altissimo tasso di amatorialità, con inquadrature che sono molto più curate nei mockumentary che tanto odio e con una recitazione che più impostata e poco credibile non si può. Purtroppo di bruttamente geniale in "Shark Exorcist" ci sono solamente il titolo, che a me a prima vista a fatto pensare ad un film potenzialmente distruttivo, e la trama che ci parla di una donna che viene morsa da uno squalo posseduto dal demonio e che diventa, a sua volta, una donna posseduta da un demone squalo. Sì insomma non è che si capisca bene la faccenda, ma fate che sta ragazza dopo essere stata morsa dallo squalo posseduta dal demone, diventa a sua volta posseduta e comincia a comportarsi come uno squalo e forse tutto diventa più chiaro.
Purtroppo, tra un effetto speciale brutto ed un sangue che mai nei film è stato così liquido e rosso acceso, ci si districa in tanta, tantissima noia che, aggiunta alla bruttezza e all'amatorialità del film, che si vede essere girato da gente che probabilmente non ha mai girato nemmeno il filmino delle vacanze al mare o quello della comunione del nipote, fa della pellicola una delle più brutte delusioni di questa annata. Sì perchè che il film fosse brutto lo avevo intuito già dal titolo, ma quanto meno speravo fosse divertentissimo, ai livelli dei vari "Sharknado" e figli. Ma mi sa che per divertirmi con gli squali devo andare a puntare verso altri lidi e che questo "Shark Exorcist" possa ritornare tranquillamente nell'oblio da cui era arrivato.

lunedì 24 luglio 2017

Il padre d'Italia Fabio Mollo (2017)

Italia 2017
Titolo Originale: Il padre d'Italia
Regia: Fabio Mollo
Sceneggiatura: Fabio Mollo, Josella Porto
Cast: Luca Marinelli, Isabella Ragonese, Mario Sgueglia, Anna Ferruzzo, Federica De Cola, Miriam Karlkvist, Esther Elisha, Sara Putignano, Filippo Gattuso, Franca Maresa
Durata: 93 minuti
Genere: Drammatico


Dopo un'annata veramente ad altissimi livelli per il cinema italiano come quella passata, il momento di splendida forma sembra essere rientrato con un 2017 in cui ancora poche sono state le pellicole del nostro paese veramente interessanti, con il solo "Smetto quando voglio - Masterclass" ad innalzarsi sopra la media come un ottimo action all'italiana che funziona soprattutto come commedia. Nonostante il periodo di forma sembri essere rientrato, la chiamata di Luca Marinelli e Isabella Ragonese come protagonisti del film di cui parlerò in questo post non poteva rimanere inascoltata. Con il primo entrato prepotentemente nel novero dei grandissimi attori italiani grazie alle interpretazioni di "Non essere cattivo" e di "Lo chiamavano Jeeg Robot" e con la seconda conosciuta grazie al film "Tutta la vita davanti" di Paolo Virzì, per lo meno dal punto di vista recitativo avrei avuto la garanzia di trovarmi davanti a qualcosa di veramente buono.
In "Il padre d'Italia" i protagonisti sono per l'appunto Paolo, trentenne omosessuale che ha appena troncato una storia importante interpretato da Luca Marinelli, e Mia, ragazza incinta al sesto mese abbandonata da tutte le persone importanti della sua vita interpretata da Isabella Ragonese. I due, si conoscono in un locale e, nel tentativo di cercare un posto in cui far stare Mia in attesa del parto, inizieranno un lungo viaggio lungo l'Italia che li porterà a formare un forte legame di amicizia e stima reciproca. Per una persona come me, per cui è particolarmente difficile empatizzare con i personaggi di determinati film, "Il padre d'Italia" è stato forse quel film che mi ha permesso di farlo facilitandomi la cosa. Sia Paolo sia Mia sono quanto di più lontano ci sia dal mio carattere, eppure il lavoro fatto sui personaggi dal regista Fabio Mollo - segnate che ci ritorniamo dopo - e dai due protagonisti è stato tale da rendere innanzitutto i due protagonisti credibili, ma soprattutto per farli piacere in qualche modo allo spettatore.
Il vero e proprio punto di forza del film è proprio l'incontro tra Paolo e Mia, profondamente diversi l'uno dall'altra, ma al contempo impossibile non immaginarli assieme. E non dal punto di vista sentimentale - abbiamo un film italiano in cui tra i due protagonisti non nasce una vera e propria storia d'amore, già questo è un mezzo miracolo -, ma proprio nel senso di vedere i due personaggi evolvere dal punto di vista personale nonostante il film si svolga su un arco temporale non particolarmente ampio. E sia Luca Marinelli - tra l'altro ancora una volta alle prese con l'interpretazione di un brano italiano come "Non sono una signora" di Loredana Bertè e il buon Marinelli da ora in poi lo vogliamo vedere cantare una canzone in ogni suo futuro film, sapevatelo! - sia Isabella Ragonese sono perfetti per il ruolo che vanno ad interpretare, con la seconda che sembra quasi brillare di luce propria.
"Il padre d'Italia" non è un filmone eccezionale, ma è sicuramente un film d'eccezione, diverso da ciò a cui il pubblico italiano è abituato, tant'è che al botteghino ha incassato davvero poco e se lo sono filati giusto due o tre persone in tutta Italia. Eppure, dal punto di vista registico Fabio Mollo, al suo secondo lavoro dopo "Il sud è niente" del 2013, dimostra di avere delle idee registiche particolarmente interessanti, dando vita ad una regia che non si limita a svolgere il compitino come film di questo tipo potrebbero indurre a fare. Certo, queste idee non sono proprio tutte sue e dopo due soli film ancora non si può parlare di un vero e proprio stile personale, ma si spera che in futuro queste poche idee, finora prese in buona parte da altri registi, vengano messe in pratica in modo da dare vita allo stile di Fabio Mollo. "Il padre d'Italia" è sicuramente un bel film, sotto molti punti di vista, e il suo valore non dovrebbe andare sprecato.

Voto: 7,5

venerdì 21 luglio 2017

VILLAGGIO GLOBALE - Fracchia la belva umana di Neri Parenti (1981)

Italia 1981
Titolo Originale: Fracchia la belva umana
Regia: Neri Parenti
Sceneggiatura: Gianni Manganelli, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Neri Parenti, Paolo Villaggio
Cast: Paolo Villaggio, Lino Banfi, Gianni Agus, Anna Mazzamauro, Gigi Reder, Francesco Salvi, Massimo Boldi, Antonio Allocca:, Jole Silvani, Sandro Ghiani:, Fiammetta Baralla, Ugo Bologna, Giulio Farnese, Renzo Rinaldi, Renato Cecchetto, Roberto Della Casa
Durata: 96 minuti
Genere: Commedia


Con immensa tristezza, ormai più di due settimane fa, è venuto a mancare Paolo Villaggio, immenso artista a tutto tondo, ma conosciuto principalmente come attore comico, del cinema italiano. La solita cricca di blogger ha deciso di omaggiarlo con un evento che ne esplorasse i suoi film più amati, ovviamente in ordine sparso e secondo i gusti di ognuno, un evento partito due giorni fa con il post su Combinazione Casuale dedicato a "Superfantozzi" e ieri con il post su La bara volante dedicato al film "Sistemo l'America e torno". Ora tocca a me, che ho deciso di parlare di quello che è considerato un po' il personaggio secondario creato da Paolo Villaggio, ma che in realtà è nato tre anni prima rispetto al ben più famoso e ben più iconico Ugo Fantozzi, con il quale Villaggio è definitivamente entrato nell'Olimpo della commedia all'italiana.
"Fracchia la belva umana" è il primo dei due film dedicati al personaggio di Giandomenico Fracchia, personaggio che condivide moltissimi tratti distintivi con lo stesso Fantozzi, predecessore di "Fracchia contro Dracula", entrambi film che in qualche modo, oltre a voler essere delle commedie tanto divertenti quanto caciarone, cercano di omaggiare e di parodiare anche il cinema thriller - come nella fattispecie del film di cui in questo post - e il cinema horror - come per quel che riguarda il suo "seguito" -. Giandomenico Fracchia lavora come impiegato in una ditta che produce merendine al cioccolato: è timido e totalmente impacciato, quotidianamente bersaglio di scherzi e di umiliazioni da parte dei colleghi. La sua immensa sfortuna si manifesta ancora di più quando in una sola notte viene arrestato per ben tre volte, a causa della sua estrema somiglianza con un pericoloso serial killer soprannominato La Belva Umana.
Con il film in questione e con il suo protagonista si vede quanto l'intento di Paolo Villaggio non sia più di tanto quello di dare agli spettatori un'occasione per riflettere sul mondo del lavoro e sulla ineluttabile sfiga dell'essere umano quanto più che altro puntare su queste due caratteristiche di Fracchia per fare ridere, anche se ciò comporta una inevitabile semplificazione di ciò che il film fa nascere nello spettatore. "Fracchia la belva umana" è dunque un film comico puro, che, nato sull'onda del successo della saga di "Fantozzi" e condividendo con esso sia alcuni personaggi sia alcune situazioni che spesso e volentieri traggono in inganno lo spettatore, tant'è che molte scene di questa pellicola, non so nemmeno bene per quale motivo, le ricollegavo proprio ad un film della saga di Fantozzi, vedi ad esempio la scena in cui Fracchia viene convocato dal suo direttore per l'ennesimo declassamento.
Nonostante la storia sia il più possibile semplice, con il solo scopo di fare ridere, "Fracchia la belva umana" riesce perfettamente nel suo intento, con un Paolo Villaggio ancora in splendida forma nelle vesti di comico, ma che risulta, almeno a mio parere, molto più compassato quando si tratta di interpretare la cattivissima Belva Umana. Non vogliamo ricordare dunque Paolo Villaggio solo come Fantozzi o solo come Fracchia, ma semplicemente come un attore e un artista capace di far ridere e far riflettere grazie a dei personaggi altamente memorabili.


L'evento Villaggio Globale però non finisce qui! Nei prossimi giorni altri blogger vi accompagneranno in questa lunga commemorazione in onore di Paolo Villaggio e trovate l'elenco completo nel calendario ufficiale dell'evento qui sotto! Trovate anche i link ai blog che hanno partecipato e che parteciperanno, i link verranno inseriti giorno per giorno!

19 Luglio: Combinazione Casuale - Superfantozzi
20 Luglio: La Bara Volante - Sistemo l'America e torno
22 Luglio: Mari's Red Room - Fantozzi
23 Luglio: Il Bollalmanacco - Fracchia contro Dracula
24 Luglio: GiocoMagazzino - Fantozzi in Paradiso
25 Luglio: La fabbrica dei sogni - Il segreto del bosco vecchio
26 Luglio: In Central Perk - Io speriamo che me la cavo
27 Luglio: Solaris - L'eredità di Fantozzi
28 Luglio: White Russian - Fracchia la belva umana

giovedì 20 luglio 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Eccoci di nuovo, come ogni Giovedì, a parlare delle uscite cinematografiche della settimana. Poca roba, come è tipico del periodo estivo, ma forse un film interessante - o addirittura anche due se non ci fosse Niccolò Gabbia come protagonista - c'è. E quindi, vediamo quali sono, commentati come al solito in base ai miei pregiudizi!


Prima di domani di Ry Russo-Young


Ormai i film in cui il protagonista o la protagonista di turno rivivono all'infinito lo stesso giorno stanno diventando eccessivi. Dopo "Ricomincio da capo" si è visto più e più volte utilizzare questo espediente, non sempre con buoni risultati però. "Prima di domani" sembra essere un po' il solito film, niente di più e niente di meno, ma questo che ormai è diventato una specie di sottogenere cinematografico mi ha sempre attirato e quindi so che finirò per dare un'occasione a questa pellicola.

La mia aspettativa: 6/10


USS Indianapolis di Mario Van Peebles


A me i film su quanto siano belli e bravi gli eroi americani sono sempre stati quasi simpatici anche se a volte sanno come farsi odiare. Il problema è che qui l'eroe americano di turno è quel Nicolò Gabbia che io tanto fatico a sopportare e che in estate è l'attore più presente al cinema della storia. La storia biografica che viene raccontata può anche essere interessante. Poi però bisognerà anche vedere quale sarà il risultato!

La mia aspettativa: 5/10


Le altre uscite della settimana

CHiPs: Di serie televisive degli anni '80 ne ho guardate e alcune non mi dispiacciono nemmeno. "CHiPs" invece l'ho sempre detestate e questo revival so già che mi farà schifo.
Operation Chromite: Film coreano sulla liberazione della Corea del Sud dall'invasione della Corea del Nord del 1950. Visti i tempi che corrono, mi sa che durerà ancora poco la situazione.
Savva: La bambinata di animazione dalla Russia preferisco lasciarla ai bambini che è meglio.

mercoledì 19 luglio 2017

Spider-Man: Homecoming di Jon Watts (2017)


USA 2017
Titolo Originale: Spider-Man: Homecoming
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Jonathan Goldstein, John Francis Daley, Jon Watts, Christopher Ford, Chris McKenna, Erik Sommers
Cast: Tom Holland, Michael Keaton, Jon Favreau, Zendaya, Donald Glover, Tyne Daly, Marisa Tomei, Robert Downey Jr.
Durata: 133 minuti
Genere: Azione, Supereroi


Il Marvel Cinematic Universe è finalmente riuscito a riprendere in mano il personaggio di Spider-Man, uno dei personaggi dei fumetti più amati e conosciuti al mondo, dopo che lo stesso era passato, ormai quindici anni fa, nelle mani di Sam Raimi che era stato in grado di tirarne fuori una trilogia con i primi due capitoli davvero enormi ed un terzo abbastanza deludente, per poi passare nel 2012 nelle mani della Sony, che ne ha realizzato un reboot a soli sette anni di distanza dal precedente film, reboot considerato dai più abbastanza deludente, ma che con "The Amazing Spider-Man" - il suo primo capitolo - era riuscito a piacermi abbastanza, mentre un po' meno buona era stata l'accoglienza per "The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro". Proprio per l'eccessiva vicinanza tra ben tre versioni differenti dello stesso personaggio, "Spider-Man: Homecoming" portava con sè dei grossi dubbi, soprattutto per via della presa sul pubblico e per il modo in cui il personaggio sarebbe stato trattato.
Bene, al termine della visione della pellicola tutti i miei dubbi sono stati fugati. Forse dal punto cinematografico "Spider-Man: Homecoming" non sarà il migliore mai realizzato, dato che la regia è abbastanza anonima e Sam Raimi è abbastanza inarrivabile, ma sicuramente è uno dei migliori per quel che riguarda il modo in cui viene costruito il personaggio e anche il modo in cui la sua storia, che si svolge quando la sua attività di supereroe è già ben avviata, viene sviluppata. In primo luogo è ottima la scelta di non farci vedere per l'ennesima volta la morte dello zio Ben - l'avevamo vista nel primo e nel terzo film di Raimi e pure in "The Amazing Spider-Man", rivederla di nuovo sarebbe stato davvero eccessivo -, con Tony Stark a farne in qualche modo le veci, vista la mancanza del personaggio. Un Tony Stark, interpretato dal sempre bravissimo Robert Downey Jr., cui il trailer del film era praticamente tutto dedicato, ma la cui presenza alla fine si è rivelata molto meno pesante del previsto.
"Spider-Man: Homecoming" non ha certo nei suoi punti di forza la trama, che più o meno rispecchia quelle tipiche di tutto il Marvel Cinematic Universe, quanto più che altro il modo in cui viene costruito il personaggio principale e la storia che ruota attorno a lui. Peter Parker, interpretato da un Tom Holland davvero in formissima a livello recitativo, è giovanissimo e nella sua vita deve fare fronte alla presa coscienza dei suoi poteri, ma anche a quel che riguarda la crescita personale, il suo rapporto con gli amici del liceo e con le ragazze e anche con la zia May, interpretata da una Marisa Tomei che, se non ve ne foste accorti voi che la criticate, ha 53 anni, quindi ci sta che sia la zia di un quindicenne, per quanto sia ancora una gnocca impressionante.
La pellicola in questione infine riesce in una cosa che ancora non era riuscita a moltissimi dei film dell'Universo cinematografico Marvel: creare un cattivo veramente interessante. L'Avvoltoio, interpretato da un Michael Keaton impressionante, è un personaggio che non è certo caratterizzato in maniera diversa rispetto agli altri villain della Marvel, ma ha il merito di funzionare a meraviglia in primis perchè finalmente ci troviamo davanti ad un cattivo che è spinto nella sua attività criminale da sentimenti molto più vicini a quelli degli esseri umani - la sua attività criminale è per la sua famiglia più che per un desiderio di potere fine a se stesso -, ma soprattutto è un villain veramente inquietantissimo, in grado con un solo sguardo di lasciare di stucco lo spettatore, soprattutto facendo riferimento ad una particolare scena del film in cui prima involontariamente, poi volutamente, risulta veramente terrificante.
Va dunque da sè che "Spider-Man: Homecoming" sia stato il giusto modo di trattare il personaggio di Spider-Man dopo un'ultima trasposizione, quella della Sony, che era risultata abbastanza deludente, ma soprattutto preso come film a sè stante, riesce ad incastrarsi abbastanza bene nel resto dell'Universo cinematografico Marvel e nel gettare delle interessanti basi per il futuro e per l'inserimento di Spider-Man nei prossimi film sugli Avengers

Voto: 7,5

martedì 18 luglio 2017

I Don't Feel at Home in this World Anymore di Macon Blair (2017)

USA 2017
Titolo Originale: I Don't Feel at Home in this World Anymore
Regia: Macon Blair
Sceneggiatura: Macon Blair
Cast: Melanie Lynskey, Elijah Wood, David Yow, Jane Levy, Devon Graye, Christine Woods, Robert Longstreet, Gary Anthony Williams, Lee Eddy, Derek Mears, Jason Manuel Olazabal, Matt Orduna, Michelle Moreno
Durata: 96 minuti
Genere: Commedia, Drammatico


Sin dal giorno in cui ho siglato il mio abbonamento con Netflix ho provato a guardare molte delle sue produzioni originali: per quanto riguarda le serie TV è difficile che ne sbaglino completamente una tra quelle a cui ho dato fiducia, mentre per quanto riguarda i film la questione è sempre stata leggermente diversa. Netflix ha rilasciato molte pellicole originali in streaming, ma, pur riuscendo talvolta a convincermi a livello emotivo e di trama, si respirava sempre la sensazione di non essere davanti ad una produzione cinematografica fatta con tutti i crismi del caso. Se la cosa in un film drammatico o in una commedia magari si può anche non farci caso, diverso è il discorso per film d'azione o di fantascienza come ad esempio "Spectral", che evidenzia in maniera piuttosto chiara tutti i difetti legati ad una produzione probabilmente a basso costo. Il discorso cambia radicalmente all'inizio di quest'anno, quando "Hell or High Water" diventa il primo film - poi seguito a ruota da "Manchester by the Sea" prodotto da Amazon Prime Video - della rete ad essere nominato all'Oscar. Complici molte recensioni piuttosto buone relative al film di cui vi parlerò oggi, ho deciso di dare un'opportunità seria a "I Don't Feel at Home in this World Anymore", produzione originale di Netflix con protagonisti Melanie Lynskey e Elijah Wood e vincitore del Gran Premio della Giuria all'ultimo Sundance Film Festival.
In questo film Ruth è un'assistente infermiera depressa con una vita sociale totalmente inesistente che un giorno, tornata a casa dal lavoro, trova la casa completamente svaligiata da dei ladri e vista l'indifferenza della polizia alla sua denuncia decide di indagare da sola, avvalendosi della collaborazione di Tony, un suo vicino di casa metallaro, mezzo matto e solitario. Con "I Don't Feel at Home in this World Anymore" ci troviamo davanti ad una commedia con un sottotesto drammatico che riesce nell'intento di far divertire lo spettatore e di farlo riflettere su quella che è una delle violazioni cui l'essere umano fa sempre fatica a digerire: il furto. Il tutto, ovviamente, è ingigantito dalla situazione pregressa dei due protagonisti che, entrambi con una vita parecchio disagiata, sono disposti a tutto pur di portare avanti le loro indagini personali sulla vicenda, quasi come non avessero nulla da perdere, a volte andando verso situazioni il più assurde possibili, in modo da dare un tono più leggero al film.
La promiscuità tra commedia e dramma funziona abbastanza per buona parte della durata della pellicola e bravi sono i due attori protagonisti nel creare subito un'empatia con il pubblico, ma ho avuto un po' la sensazione, soprattutto nei primi frangenti, che la pellicola faticasse un po' ad ingranare, come spesso e volentieri accade per questo tipo di film. Gli spunti di riflessione non sono certo originalissimi, ma sicuramente sono ben gestiti e soprattutto presi con il giusto ritmo nella narrazione, che raramente annoia ed appare sempre parecchio raffinata ed elegante, come tipico dei film che partecipano al Sundance Film Festival. "I Don't Feel at Home in this World Anymore" è dunque un film imperfetto, che sa però farsi apprezzare grazie alla sua grazia ed alla sua leggerezza ed in cui gli attori protagonisti danno un contributo assolutamente decisivo alla buona riuscita della pellicola.

Voto: 7

lunedì 17 luglio 2017

17 anni (e come uscirne vivi) di Kelly Fremon Craig (2016)

USA 2016
Titolo Originale: The Edge of Seventeen
Regia: Kelly Fremon Craig
Sceneggiatura: Kelly Fremon Craig
Cast: Hailee Steinfeld, Haley Lu Richardson, Blake Jenner, Woody Harrelson, Kyra Sedgwick, Eric Keenleyside, Hayden Szeto, Alexander Calvert, Katie Stuart, Meredith Monroe
Durata: 99 minuti
Genere: Drammatico, Commedia


Pur avendo ormai da tempo superato l'età, ogni tanto mi concedo qualche visione tipicamente adolescenziale che possa in qualche modo ampliare i miei orizzonti per quel che riguarda la visione dei film. Dopo aver visto un paio di anni fa ed aver mediamente apprezzato "L'A.S.S.O. nella manica" - compreso il suo vergognoso titolo italiano - ed essermi dedicato qualche mese fa alla visione della serie "Tredici" - anche se per quella serie il pubblico a cui è indirizzata deve essere necessariamente più ampio rispetto al tipico liceale o adolescente -, ho deciso qualche giorno fa di vedere "17 anni (e come uscirne vivi)", film che mi dava un'idea di spensieratezza ma che alla fine della visione si è rivelato molto ma molto più profondo di quello che mi sarei aspettato. Certo, il titolo italiano non si impegna più di tanto nel dare una sensazione di profondità della trama, anche se alla fin fine, a pensarci bene, la traduzione italiana del titolo originale "The Edge of Seventeen" è quella che spiega maggiormente quello che poi ci troveremo davanti durante la visione della pellicola.
Nadine, interpretata da Hailee Steinfeld già vista in "Pitch Perfect 2", è una liceale di 17 anni - beh già questo il titolo ce lo anticipava - che vive i tipici problemi adolescenziali e che va a confessare al professor Bruner, interpretato da un Woody Harrelson più cinico che mai e io con i personaggi cinici empatizzo sempre in maniera molto molto particolare, che ha intenzione di suicidarsi perchè la sua vita fa schifo. Certo, la tematica del suicidio viene toccata solo di striscio, ma in questo film la regista Kelly Fremon Craig riesce a prendere tutte le cose buone di un genere che probabilmente non tramonterà mai, rivisitandole in un modo tutto suo. Per quanto i tormenti adolescenziali della protagonista siano ben presenti, la capacità della regista sta nel voler dare un tocco indie al suo lavoro, che ti mette davanti ad una protagonista con una famiglia disfunzionale in cui il padre è deceduto e il rapporto con la madre e con il fratello fatica a decollare.
Pur non essendo la visione più originale a livello di sceneggiatura che abbia mai visto, dato che le situazioni alla fin fine hanno moltissimi tratti in comune con tutti gli altri film del genere che io abbia mai visto, "17 anni (e come uscirne vivi)" ha il merito di utilizzare tutti i canoni del genere e di reinterpretarli, dando alla storia un tono talvolta sarcastico - e in questo senso la pungente ironia della protagonista la fa da padrone -, talvolta cinico - e io nel cinismo, mi dispiace dirlo, ma ci sguazzo - e talvolta un po' più riflessivo, inducendo lo spettatore ad empatizzare il più possibile con tutti i personaggi della pellicola. E sia Hailee Steinfeld, nominata al Critics' Choice Award come miglior giovane interprete e ai Golden Globe come miglior attrice in un film commedia o musicale, sia Woody Harrelson contribuiscono in maniera fondamentale a dare al film il giusto valore che non è sicuramente eccelso, ma si attesta comunque su buoni livelli.

Voto: 7-

venerdì 14 luglio 2017

COMEDY TIME: New Girl - Stagione 6, 2 Broke Girls - Stagione 6

Oggi, come già fatto in altre occasioni, si scrivono due recensioni nello stesso post. Anche perchè le due serie di cui vi parlo oggi, arrivate entrambe alla sesta - e per un di queste anche ultima - stagione durano la metà del tempo rispetto alle serie che guardo di solito e quindi ho la metà delle cose da dire e quindi per scrivere un post completo bisogna metterle assieme!


New Girl - Stagione 6

Creatore: Elizabeth Meriwether
Episodi: 22
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: Fox Comedy
Cast: Zooey Deschanel, Jake Johnson, Max Greenfield, Lamorne Morris, Hannah Simone
Genere: Commedia


Bello "New Girl" nelle prime stagioni: fresco, divertente, in grado di far ridere e riflettere e di far affezionare gli spettatori a un po' tutti i personaggi. Con il passare delle stagioni tale freschezza è un po' svanita, come è ovvio e fisiologico per buona parte delle serie comedy, ma "New Girl" è stata in grado di tenere sempre la mia attenzione sui giusti livelli, riuscendo a far emergere in ogni stagione un personaggio diverso. Con questa ultima stagione i cinque protagonisti riescono ancora a farmi divertire anche se decisamente di meno rispetto alle stagioni precedenti e con delle situazioni che cominciano ad essere veramente un po' troppo ripetitive. Pur continuando in qualche modo a rimanere affezionato a tutti i personaggi, alcune situazioni che si ripetono sempre uguali nel corso degli episodi hanno cominciato un po' a stufare, così che anche una serie che sapeva giocare abbastanza bene con l'alternanza tra momenti seri ed altri un divertenti perda sensibilmente anche da questo punto di vista.

Voto: 5,5


2 Broke Girls - Stagione 6

Creatore: Michael Patrick King, Whitney Cummings
Episodi: 22
Rete Americana: CBS
Rete Italiana: Joi
Cast: Kat Dennings, Beth Behrs, Garrett Morris, Jonathan Kite, Matthew Moy, Jennifer Coolidge
Genere: Commedia


Con "2 Broke Girls" il mio rapporto è stato diverso rispetto a "New Girl": mi sono praticamente mangiato le prime tre stagioni in meno di due settimane, tutte e tre mi avevano divertito tantissimo e pure la quarta e la quinta mi avevano fatto ridere parecchio. Questa sesta, al termine della quale ne è stata annunciata la cancellazione per la quale tutti i fan si sono strappati le vesti ed è aumentato sensibilmente il numero di calvi o potenziali tali, non mi è piaciuta proprio per nulla. Poche le situazioni davvero divertenti, poche le battute veramente brillanti e tutte le puntate che si ripetevano una dopo l'altra senza nemmeno un briciolo di originalità. Non che fosse un tratto distintivo della serie per le cinque stagioni precedenti, ma quanto meno mi avevano fatto ridere di gusto, cosa che questa ultima stagione non è riuscita a fare se non in rarissime occasioni.

Voto: 4

giovedì 13 luglio 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Nuovo weekend cinematografico in cui probabilmente sarà ancora forte l'onda d'urto di "Spider-Man: Homecoming" e nel quale usciranno nelle sale solamente quattro film. Quattro film che verranno, come al solito, commentati in base ai miei pregiudizi!


The War - Il pianeta delle scimmie di Matt Reeves


Arriva il terzo capitolo della saga reboot de "Il pianeta delle scimmie" che devo ammettere aver trovato un posticino piccolo piccolo nel mio cuore con i primi due capitoli che mi sono piaciuti entrambi abbastanza. Certo, nell'ottica del film di fantascienza disimpegnato e non di diventare uno dei miei film preferiti, questo terzo capitolo della saga sarà all'altezza delle aspettative?

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Black Butterfly: Il clima estivo porta principalmente thrillerini e horrorini. Questo è un thrillerino che non penso guarderò.
Cane mangia cane: Il clima estivo porta al cinema anche Nicolas Cage, che ultimamente sto detestando come non mai. Mi sa che passo anche questo film!
Wish Upon: Questo horror sembra essere addirittura peggio di "Bedevil", ma essendo un horror estivo - ma soprattutto un horror -, nonostante sia i John R. Leonetti - lo stesso regista di "Annabelle" - gli darà un'oppotunità!

mercoledì 12 luglio 2017

The Circle di James Ponsoldt (2017)

USA 2017
Titolo Originale: The Circle
Regia: James Ponsoldt
Sceneggiatura: James Ponsoldt
Cast: Emma Watson, Tom Hanks, John Boyega, Karen Gillan, Ellar Coltrane, Patton Oswalt, Bill Paxton, Glenne Headly, Brando Marler, Amir Talai, Poorna Jagannathan, Nate Corddry, Jimmy Wong, Ellen Wong
Durata 110 minuti
Genere: Drammatico


Come recita un proverbio che immagino tutti conosciate, ad un film con Emma Watson non si nega mai una visione. Capisco che per vedere una bella ragazza come la mia coetanea all'opera guardarsi ogni suo film possa sembrare un po' troppo, ma piuttosto che passare le ore sulle immagini di Google io, ad ogni film con l'attrice britannica fattasi conoscere per la saga di "Harry Potter" non riesco a rinunciare. Insomma, in qualche modo siamo cresciuti insieme, anche se a distanza, e dopo averla vista nella saga dei maghetti - della quale sono ben lontano da essere fan - la bellissima e incommensurabile Emma Watson ha tentato il passaggio al cinema un po' più impegnato, cimentandosi con "Bling Ring" - ad ora sicuramente la sua interpretazione più riuscita -, con "Noah" o con hororrini come "Regression" o addirittura con biopic non proprio entusiasmanti come "Colonia".
Con "The Circle", diretto dal regista James Ponsoldt del quale ammetto di non aver mai avuto notizie prima della visione di questo film, si tenta di strizzare l'occhio a qualsiasi tipo di pubblico, dato che la pellicola parte con l'intento di creare una storia in cui si tenti di impegnare il pubblico facendolo riflettere senza però al contempo farlo pensare troppo. Per questo vengono reclutate la bellissima ed incommensurabile magnificenza per attrarre il pubblico più giovane e anche Tom Hanks per attrarre i fan di Tom Hanks, cosa che io non ritengo di essere, ma ammetto che mi piacciono molti dei film di cui è protagonista, principalmente per le trame più che per le sue interpretazioni. C'è da dire che "The Circle" parte anche bene, l'idea che ci si fa con la prima metà del film è quella di trovarsi davanti ad un film quasi valido che, se avesse sfruttato tutte le sua carte nella seconda metà sarebbe stato un ottimo intermezzo per questa calda estate in cui ancora fatico - per motivi lavorativi - a dedicarmi a film più impegnativi.
Peccato che la seconda metà, forse complice la troppa carne al fuoco messa, forse complice addirittura la mancanza di idee da parte degli sceneggiatori - non ho letto il libro da cui il film è tratto quindi non ho un termine di paragone -, sbraghi totalmente mandando il film verso lidi che allo spettatore è difficile comprendere o, quanto meno, giustificare in maniera sensata. Il tentativo di far riflettere lo spettatore su tutti quei temi riguardanti l'influenza che hanno avuto internet e i social network sulla nostra vita non ottiene l'effetto sperato, finendo per annoiare dopo poco tempo e con una trovata che, vista l'epoca in cui viviamo, appare già fuori tempo massimo. Già perchè, così come il libro fu scritto quasi quattro anni fa, il film sembra voler affrontare argomenti che magari quattro anni fa sarebbero sembrati rivoluzionari, ma che ora sono all'ordine del giorno e parte integrante della nostra vita.

Voto: 5+

martedì 11 luglio 2017

Bates Motel - Stagione 4

Bates Motel
(serie TV, stagione 4)
Creatore: Carlton Cuse, Kerry Ehrin, Anthony Cipriano
Episodi: 10
Rete Americana: A&E Network
Rete Italiana: Prossimamente su Rai2, uscita in DVD
Cast: Freddie Highmore, Vera Farmiga, Max Thieriot, Olivia Cooke, Nestor Carbonell
Genere: Thriller


Da quando ho cominciato a lavorare in maniera seria mi è iniziato a diventare particolarmente impossibile stare al passo con tutte le serie TV che escono e che vorrei vedere, ma anche con quelle già cominciate e che vorrei portare a termine, motivo per cui ho praticamente smesso di seguire la programmazione settimanale di quasi tutte le serie che vedo e ho cominciato con il binge watching di fine stagione, cosa che mi piace decisamente di meno perchè mi dà meno gusto, ma che mi permette di limitare i danni per quel che riguarda il fatto di dover avere una sorta di impegno fisso settimanale nel vedere la puntata della tal serie che vorrei seguire in pari. Tra i sacrifici fatti nel corso di queste due annate c'è stata la quarta stagione di "Bates Motel" - serie che, a dire la verità, seguo assieme ai miei genitori perchè, come me, molto appassionati dello "Psycho" di Hitchcock - e per la quale spero al più presto in un'uscita in italiano della quinta ed ultima stagione.
Dopo le prime tre stagioni abbastanza altalenanti, con la prima che introduceva bene la vicenda e il clima di tensione che gira attorno ai personaggi di Norman Bates e di Norma Bates e una seconda che invece sembrava sprecare molto del potenziale espresso in precedenza, la terza stagione è definitivamente esplosa nella sua seconda metà, presentandoci finalmente un Norman Bates pazzo come un scimmia allevato da una madre che mentalmente ed emozionalmente non sembrava essere tanto più sana del figlio di cui tutti noi sappiamo il destino. Il contraltare della terza stagione sta nel fatto di essere riuscita, almeno con me, a farmi odiare praticamente tutti i personaggi utili per la vicenda - ovvero sia Norma che Norman - e di farmi stare più simpatici quelli che alla fine sono, fondamentalmente, inutili per il proseguimento della trama, come Dylan e Emma, ma anche lo sceriffo Romero.
Con un omicidio accidentale finisce la terza stagione e con un altro omicidio, ben più volontario, comincia la quarta, in modo da poterla far ruotare tutta attorno alla pazzia di Norman che sta sempre più facendosi avanti. Era da un po' di episodi che sostenevo di odiare con tutto me stesso Norma, anche perchè penso che gli autori volessero metterci bene in testa che non è proprio tutta colpa di Norman la sua insanità mentale, ma in questa stagione l'odio sale in maniera vertiginosa anche verso il protagonista, interpretato da un ottimo Freddie Highmore. Buonissimo è il lavoro degli sceneggiatori in questo senso: Norman comincia a diventare odioso, particolarmente azzeccate sono le scene in cui la personalità latente che gli fa credere di essere sua madre si manifesta, così il suo comportamento nei confronti di Norma diventa molto simile ad una signora in crisi premestruale che ce l'ha con il mondo e qualsiasi cosa accada diventa un pretesto per lanciare frecciate o fare scenate isteriche. Lungi da me sembrare maschilista con il commento di cui sopra, ma la sensazione che mi ha dato il guardare questi dieci episodi della quarta stagione è stata quella di trovarmi davanti ad un personaggio sì ben costruito, ma odioso oltre ogni limite.
"Bates Motel" non è la serie televisiva su cui fondare i propri gusti, almeno per quanto mi riguarda, ma con questa quarta stagione ha fatto il salto di qualità definitivo in attesa di vedere come gli autori abbiano deciso di chiuderla con la quinta, terminata negli Stati Uniti poche settimane fa. Nonostante qualche episodio stanco e alcune situazioni piuttosto ripetitive - ripeto, i modi e i motivi per cui Norman sclera alla lunga stufano parecchio - la quarta stagione si lascia guardare senza particolari problemi, dando la sensazione che la decisione di chiuderla nel momento di maggior qualità potrebbe essere particolarmente azzeccata.

Voto: 7

lunedì 10 luglio 2017

Bedevil - Non installarla di Abel Vang, Burlee Vang (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Bedeviled
Regia: Abel Vang, Burlee Vang
Sceneggiatura: Abel Vang, Burlee Vang
Cast: Saxon Sharbino, Victory Van Tuyl, Brandon Soo Hoo, Bonnie Morgan
Durata: 96 minuti
Genere: Horror


Chi mi segue da un po' di tempo conosce la mia posizione sui film horror: nel 90% dei casi riesco a capire al volo già dal titolo o dal trailer quale pellicola sia una cagata pazzesca o quale possa essere un minimo interessante e sempre nel 90% dei casi ci azzecco, dato che poi, alla fine, per quanto riguarda questo genere, mi è difficile fare selezione. Ne sono talmente appassionato che, pur sapendo che l'horror è un genere che si sta avviano verso la sua morte naturale, con qualche segno vitale che arriva da qualche tentativo di girare horror di autore come "The Babadook", "It Follows" o "The Witch" e con buona parte dei film che si innalzano leggermente attestandosi però su livelli medi senza dare nulla in più al genere. "Bedevil - Non installarla" è uno di quei film visti nell'ottica di voler capire perchè il genere stia pian piano morendo dato che sin dall'inizio avevo capito che mi sarei trovato davanti ad una bestialata colossale.
La trama del film è di quelle che vogliono in qualche modo strizzare l'occhio alle nuove generazioni - tutti gli horror ormai lo fanno, ma questo in maniera particolare -, un po' come fece tempo fa "Unfriended" che mi deluse parecchio pur partendo da un'idea ottima. Un gruppo di ragazzi, dopo la misteriosa morte di una loro amica, installa un'applicazione sul telefono simile a Siri seguendo un link inviato, post mortem, dallo stesso cellulare dell'amica defunta. Poi non ditemi che uno non deve dubitare dell'intelligenza dei giovani americani se davvero sono come li rappresentano in questi film, d'altronde è normale che un'amica morta invii dal suo cellulare un link per scaricare un'applicazione e non appare per nulla strano che questa applicazione poi si riveli maligna all'inverosimile. Sembra quasi che i protagonisti dei film horror adolescenziali non abbiano mai visto un film horror in vita loro, abbiano vissuto in una bolla i vetro in cui il cinema non esiste ed è proprio qui che chi si cimenta attualmente con il genere sbaglia, giocando sempre sui soliti clichè ed imponendo allo spettatore di sospendere l'incredulità anche sui ragionamenti logici più basilari come ad esempio che UNA PERSONA MORTA NON PUO' INVIARE UNA CAZZO DI MAIL CON UN LINK PER SCARICARE UN'APP!
Per quanto si sapesse già in partenza quanto questo film avrebbe fatto schifo e quanto questo avrebbe giocato sulla presenza di una serie di attrici di bell'aspetto e null'altro, una cosa mi aveva spinto a dargli una seria opportunità ed era proprio l'aspetto dell'antagonista principale del film, un mostro sicuramente ben disegnato che durante il film gioca con le paure dei protagonisti. Insomma, hai l'idea di fare un horror in cui a dover fare paura sono le paure intrinseche dei personaggi, roba che se tu regista trovi il modo di premere il tasto giusto gli spettatori li fai uscire terrorizzati dalla sala, ma poi butti tutto via con un antagonista principale che, seppur ben disegnato come già detto, fondamentalmente si limita a farti dei grossi scherzoni e poi, ad un certo punto, ti uccide. E il tutto, ovviamente, perchè hai scaricato un'app sullo smartphone che ti parla come Siri, ovviamente con una voce da uomo demoniaca che sennò lo spettatore idiota non capisce che ha a che fare con un'applicazione cattiva, dimostrando anche di esserne più intelligente e di sapere molte più cose.

Voto: 2

venerdì 7 luglio 2017

Better Call Saul - Stagione 3

Better Call Saul
(serie TV, stagione 3)
Creatore: Vince Gilligan
Episodi: 10
Rete Americana: AMC
Rete Italiana: Netflix
Cast: Bob Odenkirk, Jonathan Banks, Rhea Seehorn, Patrick Fabian, Michael Mando, Michael McKean, Giancarlo Esposito
Genere: Drammatico


E' ormai da un po' di anni che va avanti la solita tiritera per cui quando qualcuno vi chiede un consiglio su una serie TV da vedere le due che vengono in mente alle persone della mia generazione sono sempre le stesse: "Lost" e "Breaking Bad". E quando qualcuno casca nel tranello di confessare di non averne vista nessuna delle due il malcapitato di turno viene guardato peggio di un appestato nel medioevo o di un lebbroso ai tempi di Gesù Cristo, sempre se è veramente esistito. Mentre la prima ha sia cultori sia detrattori, soprattutto per il finale controverso, per la seconda si ha un giudizio quasi unanime che afferma quanto la serie in questione sia stata perfetta, epocale per il mondo delle serie TV e soprattutto in grado di mantenere la stessa solidità per tutte e cinque le stagioni e di finire nella maniera più giusta possibile. E' proprio sull'onda del successo di "Breaking Bad" che un paio di anni dopo la messa in onda dell'ultimo episodio, lo stesso Vince Gilligan decide di dedicare una nuova serie televisiva ad uno dei suoi personaggi secondari che aveva però ottenuto un grande riscontro da parte del pubblico, quel Saul Goodman, nato Jimmi McGill, avvocato dei criminali e grandissimo manipolatore, in grado di stemperare al massimo la tensione generale che si respirava in "Breaking Bad".
A dirla tutta, la prima stagione di "Better Call Saul" non era stata poi come tutti ce la saremmo aspettata: certo, a qualità registica era elevatissima - che poi alla luce di questa terza stagione mi piacerebbe vedere Vince Gilligan alle prese con un film al cinema -, ma il ritmo non era dei più coinvolgenti così come le vicende iniziali della storia del nostro protagonista non erano poi così interessanti. Nella seconda stagione il livello si è mantenuto più o meno lo stesso, concentrandosi maggiormente sui piccoli illeciti che Jimmi è costretto a fare, ma soprattutto sul rapporto con il fratello Charles. Se però vi ricordate bene, anche "Breaking Bad" non aveva dato il meglio di sè nelle prime due stagioni, per poi esplodere definitivamente tra la terza e la quarta e concludersi nel momento di maggior successo. Ed ecco che, quasi per magia, anche "Better Call Saul" sembra voler seguire lo stesso percorso della serie di cui è solo una costola, con una terza stagione ottima sotto tutti i punti di vista che, magari anche in maniera piuttosto furba, oltre a farci conoscere altri dettagli della vita passata di Saul Goodman, mette al centro il passato di quei personaggi diventati di culto in "Breaking Bad" come Gus Fring, interpretato da un sempre ottimo Giancarlo Esposito, e Hector Salamanca, interpretato da Mark Margolis.
Procedendo con un ritmo molto simile a quello delle due stagioni precedenti, il terzo ciclo di episodi di "Better Call Saul" riesce nell'intento di creare delle storie interessantissime che, per certi versi, procedono in parallelo e immagino che si incontreranno nel corso della prossima o delle prossime stagioni. Oltre ad un livello registico come al solito altissimo - memorabili sono ad esempio la scena in cui Gus Fring si vede per la prima volta o quella nell'episodio finale in cui Charles, affetto da quella strana allergia per l'elettricità, decide di distruggere qualsiasi collegamento alla corrente abbia in casa sua - è proprio la trama a segnare una svolta forse decisiva per la serie, che nelle prime due stagioni sembrava portare avanti la volontà di navigare a vista confidente del fatto che i fan di "Breaking Bad" più duri e puri non avrebbero tradito la memoria della loro serie preferita, ma che in questa stagione riesce a prendere il largo per volersi attestare su livelli che potrebbero non farci rimpiangere la serie diventata di culto qualche anno fa.

Voto: 8

giovedì 6 luglio 2017

WEEKEND AL CINEMA

Questa settimana escono solo due film nelle sale cinematografiche, quindi non devo fare nemmeno la fatica di scegliere i due o tre cui dare maggiore risalto rispetto agli altri! Ergo, godeteveli entrambi commentati in base ai miei pregiudizi!


Shin Godzilla di Hideaki Anno, Shinji Higuchi


Direttamente dal Giappone, uscito nelle nostre sale già Lunedì 3 Luglio, arriva l'ultimo film su Godzilla, in risposta al film americano appartenente al "MonsterVerse" della Universal. Dei 1783 film fatti sul personaggio io ho visto solamente il primissimo - che aveva secondo me anche un gran significato per il Giappone che era uscito da poco dal disastro dell'atomica - e l'ultimo remake americano che non mi era affatto piaciuto. Questo, piaciutissimo in patria, potrebbe rivelarsi interessantissimo, così come potrebbe rivelarsi la solita solfa senza troppe idee. Insomma, un'arma a doppio taglio che spero non mi tagli per nulla.

La mia aspettativa: 6,5/10


Spider-Man: Homecoming di Jon Watts


Uno dei film più attesi di questa estate, il colpo del "Marvel Cinematic Universe" riuscito a riconquistarsi i diritti su Spider-Man dopo che li aveva persi in favore di un'altra casa produttrice. E' anche vero che dopo la trilogia di Sam Raimi e dopo i due film di "The Amazing Spider-Man" siamo al terzo reboot sul personaggio in meno di un ventennio, che mi pare una cosa decisamente eccessiva. Sembra anche però che questo nuovo film sul personaggio sia quello che ne possa rispecchiare maggiormente lo spirito, con la dovuta ironia e con, si spera, anche un buon approfondimento sull'antagonista principale - da sempre il punto debole del "Marvel Cinematic Universe" - qui interpretato da Michael Keaton.

La mia aspettativa: 7/10

mercoledì 5 luglio 2017

Personal Shopper di Olivier Assayas (2016)

Francia 2016
Titolo Originale: Personal Shopper
Regia: Olivier Assayas
Sceneggiatura: Olivier Assayas
Cast: Kristen Stewart, Lars Eidinger:, Nora von Waldstätten, Anders Danielsen Lie, Sigrid Bouaziz, Ty Olwin, Audrey Bonnet, Pascal Rambert, Benjamin Biolay, Dan Belhassen, Hammou Graïa
Durata: 105 minuti
Genere: Drammatico


Trovo che sia profondamente sbagliato essere monotematici o osservare dei periodi in cui ci si dedica ad un solo tipo di visioni cinematografiche o di ascolti musicali. Così come diffido di chi dice "ascolto qualsiasi tipo di musica e guardo qualsiasi tipo di film" allo stesso modo penso ci sia poco da fidarsi di quelli che "ascolto solo questo genere musicale e guardo solo questo genere di film". Avevo detto però che in questo periodo le mie serate - e di conseguenza le mie recensioni su questo blog - sarebbero state dedicate maggiormente ad un cinema disimpegnato, dato che il periodo lavorativo non è dei più rilassanti e se ci si mette anche il caldo a rendere difficoltose le visioni dei film la situazione diventa veramente grigia. Però, siccome diffido dei periodi monotematici e considerato che non è che posso disimpegnarmi totalmente per i prossimi due mesi, ho deciso di dedicarmi alla visione di "Personal Shopper" di Olivier Assayas, film uscito un paio di mesi fa nei cinema e che mi ispirava parecchio, soprattutto per la sua impronta fortemente autoriale.
Il film narra la storia di Maureen Cartwright, interpretata da una bravissima Kristen Stewart - ma su questo segnate che ci torneremo dopo -, ragazza americana che vive a Parigi lavorando come personal shopper per una celebrità del luogo. Dopo l'improvvisa morte del fratello gemello, Maureen scopre di aver acquisito la capacità di dialogare con le anime dei morti, tentando di utilizzare questa capacità per poter salutare per l'ultima volta suo fratello e affrontare nella giusta maniera la sua perdita. Dopo il bellissimo "Sils Maria", in cui tra l'altro avevamo assistito ad una pazzesca performance recitativa da parte della stessa Kristen Stewart, Olivier Assayas dirige un film parecchio controverso, che come al solito non è riuscito a fare breccia nel pubblico così come, differentemente dal suo precedente lavoro, anche la critica lo ha accolto in maniera abbastanza tiepida, con pochi elogi veramente entusiasti.
Mi è difficile, visti gli argomenti trattati nel film, discutere con obiettività della pellicola in questione: per quanto l'argomento della vita dopo la morte mi abbia sempre particolarmente affascinato, mi sono sempre ritenuto parecchio scettico sull'argomento. Vivo in una famiglia in cui la fede è sempre stata vissuta più che altro come superstizione e per me che fino a un paio di anni fa credevo nell'esistenza di un'entità divina superiore è difficile al momento accettare senza pormi delle domande un film che provi a parlarmi di qualcosa in ritengo fermamente di non credere. La bellezza del cinema e soprattutto del cinema d'autore è però proprio questa: la volontà di spingere l'essere umano a riflettere su alcuni aspetti della propria vita, possibilmente fornendo allo spettatore degli argomenti di riflessione - e se si può anche di discussione - senza fare trasparire in modo chiaro la propria opinione. In "Personal Shopper" il regista colpisce profondamente nel segno, riuscendo a dare tantissimi spunti tra cui appunto una riflessione quasi filosofica sulla vita dopo la morte, ma soprattutto una maniera originale di trattare il tema del lutto e della perdita di una persona cara.
Vi avevo però detto di segnare qualcosa, che prima o poi in questo stesso post ci sarei ritornato. Quella Kristen Stewart che già in "Sils Maria" dello stesso regista aveva offerto una delle sue performance più eccezionali e che, finalmente, dopo la saga di "Twilight" e dopo qualche filmetto imbarazzante come "Biancaneve e il cacciatore", ha iniziato ad inanellare una performance convincente dietro l'altra, con il già citato film di Assayas, ma anche con "Still Alice" o con "Cafè Society" diretta da Woody Allen. Qui la sua performance è ancora di altissimo livello ed è inutile per quanto mi riguarda continuare a criticarla: l'attrice ha trovato, in un cinema fortemente autoriale, la sua vera dimensione: certo, sarà anche lontana dai favori e dagli sguardi del grande pubblico, ma le gratificazioni, in qualche modo, arriveranno comunque. E se con questo film - ma anche con il precedente - il regista è riuscito a farmi cambiare idea definitivamente su un'attrice che precedentemente quasi detestavo, è indubbio che ci troviamo davanti ad un ottimo film, sotto quasi tutti i suoi aspetti.

Voto: 8,5

martedì 4 luglio 2017

Nerve di Ariel Schulman, Henry Joost (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Nerve
Regia: Ariel Schulman, Henry Joost
Sceneggiatura: Jessica Sharzer
Cast: Emma Roberts, Dave Franco, Machine Gun Kelly, Juliette Lewis, Emily Meade, Miles Heizer, Kimiko Glenn, Brian Marc
Durata: 96 minuti
Genere: Thriller


Ma voi ve lo ricordate quel periodo in cui tutti - no beh, forse sto un po' esagerando - parlavate del fenomeno "Blue Whale"? Vi ricordavate quel periodo in cui andavate al lavoro e vedevate la mamma preoccupata che il proprio figlio/a finisse in un giro del genere per colpa dei social network? Se voi non doveste ricordarvelo, io me lo ricordo, dato che l'ambiente in cui lavoro è particolarmente eterogeneo a livello di età e accoglie sia il novellino di 22 anni sia la mamma sulla cinquantina - e io anagraficamente e lavorativamente sono vicinissimo al novellino di 22 -, ma mi ricordo anche che qualcuno, con cui ero anche moderatamente d'accordo non essendomi particolarmente informato sulla vicenda, disse che lui a priori, quando sentiva la parola "Iene" di fianco ad una notizia, la dava per falsa, o comunque per gonfiata per doveri di spettacolo. Pochi giorni dopo la discussione tenuta in pausa pranzo arrivava la notizia che l'inviato de "Le Iene" - uno dei più grandi mezzi di informazione dell'Italia intera e leggete l'ironia di questa affermazione - non si era ben informato sulla dimensione della cosa e aveva montato ad arte un servizio non approfondendo sulle fonti. Tutto quello che un buon giornalista dovrebbe fare insomma. A beh, ma "Le Iene" fanno giornalismo?
Voi direte, cosa c'entra lo spataffio iniziale di questo articolo con il film "Nerve"? Beh, secondo la mia opinione c'entra, in qualche modo, prendendo la cosa abbastanza alla larga, ma c'entra. E dire che se questo film fosse uscito solamente un paio di settimane fa, quando tutti avevano creduto alla veridicità del fenomeno "Blue Whale", questa pellicola avrebbe avuto, probabilmente, un successo ben maggiore rispetto a quanto ottenuto qui in Italia, perchè anche se in un modo completamente diverso, costruisce una trama che gira attorno ad un gioco online in cui chi si iscrive può diventare spettatore o giocatore rimanendone intrappolato anche a costo della vita. Lo spettatore dà ordini su ciò che il giocatore dovrà eseguire e il giocatore, per ogni missione, guadagnerà dei soldi. Il tutto ovviamente in un mondo ormai dominato dai social network e in cui è facile farsi influenzare da essi per ritenere di avere una vita sociale soddisfacente.
"Nerve" alla fin fine è un film per ragazzi e come tale va preso, ma nell'ottica del guardare un film in cui dover ragionare il meno possibile sui contenuti e concentrarsi il più possibile sull'azione e sul complotto che si nasconde dietro al gioco che dà il titolo al film si può tranquillamente dire di avere in mano uno dei film perfetti per questo periodo in cui il caldo la fa da padrone e il cervello a volte si rifiuta di lavorare in maniera eccessiva. Con questo film ci si concentra su questo e i due registi Ariel Schulman e Henry Joost sono bravi nel non voler dare al film una connotazione seriosa, rendendolo un thrillerino piacevole con il quale il pubblico che si reca occasionalmente nei cinema, specialmente se accompagnato dai genitori perchè ancora non ha l'età per prendere la patente, può divertirsi e non riflettere troppo, ma soprattutto concentrarsi su quella scena in cui Emma Roberts - sempre sia lodata - compare in intimo.
E' chiaro che il commento che io ho appena scritto e che voi lettori avete appena letto vada preso con le pinze: siamo pur sempre davanti ad un filmettino estivo dai contenuti decisamente semplici e fin troppo semplificati che ha il merito di non prendersi troppo sul serio, di non annoiare mai e di mostrare Emma Roberts in intimo. È altrettanto vero però che così come chi ha visto questo film lo abbia superato in maniera indenne, così tra un paio di settimane è molto probabile che se lo sia anche dimenticato, non essendo per nulla un film memorabile, quanto più che altro un filmettino guardabile e nulla di più.

Voto: 6

lunedì 3 luglio 2017

Ghost in the Shell di Rupert Sanders (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Ghost in the Shell
Regia: Rupert Sanders
Sceneggiatura: Jamie Moss, William Wheeler

Cast: Scarlett Johansson, Takeshi Kitano, Pilou Asbæk, Michael Pitt, Juliette Binoche, Chin Han, Anamaria Marinca, Michael Wincott, Chris Obi, Danusia Samal, 
Lasarus Ratuere, Rila Fukushima, Joe Naufahu

Durata: 106 minuti
Genere: Fantascienza, Azione


Siamo ormai giunti nel mese di Luglio, il giro di boa di questo 2017, che pare incominciato l'altro ieri - sia temporalmente sia cinematograficamente parlando -, è giunto qualche giorno fa e, con la calura estiva, blog, schermi cinematografici e anche schermi delle televisioni si riempiono - o almeno immagino sia così per molte persone - di film il meno impegnativi possibile, semplicemente perchè già è impegnativo rimanere in vita con questo caldo, senza fondersi con il divano o con il letto, figurarsi come potrebbe essere farlo guardando un film impegnativo - e io ci ho anche provato un paio di volte, vedrete nei prossimi giorni, con risultati anche piuttosto soddisfacenti -. Ci si dedica dunque a recuperi di vecchi film mai visti o di quelle visioni che ci siamo persi nel corso del primo semestre dell'annata e, tra questi, c'era sicuramente "Ghost in the Shell", quel film diretto da Rupert Sanders che è praticamente l'occidentalizzazione dell'omonima opera giapponese nata come manga e poi trasposta in due film d'animazione dal regista Mamoru Oshii e considerato uno dei manifesti del cyberpunk.
La premessa da fare, prima di parlare del film e di come io lo abbia visto, è che sono totalmente scevro di conoscenze riguardo alle opere originali da cui nasce questo film. Sarò sincero, ad attirarmi alla visione sono state fondamentalmente due cose: l'ambientazione futuristica con tanto di argomento fantascientifico che ritenevo parecchio interessanti e la presenza di una Scarlett Johansson nei panni di un androide che, se guardato su uno schermo senza riporre particolare attenzione sulle sue fattezze, sembra essere praticamente una donna nuda. E vuoi dunque mettere il piacere di vedere un film in cui per tutta la durata hai come protagonista Scarlett Johansson che dà l'impressione - in quanto androide ovviamente - di essere sempre nuda? Ecco che dunque avrete due buoni motivi, se ancora non lo aveste fatto, per guardare "Ghost in the Shell" e state tranquilli che, alla fine della visione, sia se siete fan della saga - e non so cosa possano avere provato i fan della saga alla visione di questo film - sia che siate completamente a vuoto come me, solo il secondo buon motivo vi resterà impresso nella mente.
Sì perchè, per quanto non si possa mai negare una visione ad un film con Scarlett Johansson - così come a quelli con Jennifer Lawrence tranne quelli sugli X-Men e a quelli con Emma Watson e Karen Gillan -, questa è effettivamente l'unica cosa che desta un minimo di interesse, in un film in cui in quasi due ore di durata io non sono riuscito a trovare nulla di cinematograficamente rilevante sia dal punto di vista registico, sia dal punto di vista della sceneggiatura. Per quanto riguarda il primo aspetto, infatti, il film usa talmente tanto lo slow-motion che ho rischiato più volte di addormentarmi. D'altronde un mio collega sostiene che alcuni registi, quando non sanno cosa fare per riempire il tempo, allunghino le scene rallentandole a dismisura, cosa che veniva fatta - e che mi dava altrettanto fastidio - anche in "Wonder Woman", il problema è che qui il rallentatore è veramente troppo invadente. Per quanto riguarda invece il secondo aspetto la pellicola dà l'impressione di iniziare subito, catapultando lo spettatore già all'interno della vicenda, per poi arenarsi già dopo pochi minuti e facendo una fatica bestiale a procedere almeno per metà della durata del film.
Avrete dunque capito, date le mie considerazioni, che il film in questione non mi sia piaciuto proprio per nulla: è chiaro che nella mia storia di spettatore abbia anche visto di peggio, così come è chiaro che da un'opera considerata di culto a destra e a manca - e con la quale se avessi avuto più tempo per prepararmi mi sarebbe anche piaciuto poter fare dei confronti che invece mi sono impossibili - si poteva trarre una trasposizione all'occidentale decisamente migliore.L'unica cosa che ricordo alla fine della visione di questo film, dunque, è la solita Scarlett Johansson... però per vedere la sua bellezza basta la ricerca immagini di Google, piuttosto che un film totalmente inutile come questo.

Voto: 4,5
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