martedì 22 agosto 2017

Monolith di Ivan Silvestrini (2017)

Italia, USA 2017
Titolo Originale: Monolith
Regia: Ivan Silvestrini
Sceneggiatura: Elena Bucaccio
Cast: Katrina Bowden, Krew Hodges, Nixon Hodges, Brandon Jones, Damon Dayoub, Jay Hayden, Justine Wachsberger
Durata: 83 minuti
Genere: Thriller, Drammatico


Dovendo settimana scorsa scegliere tra la visione al cinema di "La torre nera", tratto dall'omonimo ciclo di romanzi di Stephen King, e "Monolith", thriller prodotto in Italia e diretto dal regista Ivan Silvestrini, ho optato per il secondo. D'altronde per quanto riguarda il primo, la lettura di moltissime recensioni parecchio negative mi aveva preoccupato parecchio, convincendomi a non spendere soldi per il cinema e ad aspettare l'uscita dell'alternativa in home video. Al contrario, per il secondo, un po' in giro per tutta la rete si era creata una certa aspettativa, principalmente per via del trovarsi davanti ad una produzione italiana coraggiosa che tentasse di esplorare altri generi al di là della solita commedia o del drammone strappalacrime. Un esperimento che era tra l'altro già stato fatto lo scorso anno dai registi Fabio Guaglione e Fabio Resinaro con il film "Mine" con cui questo "Monolith" condivide bene o male lo spunto di partenza.
Monolith è il nome di un modello di automobile ultratecnologica e completamente indistruttibile, in grado di proteggere i suoi passeggeri tramite un sofisticato sistema di intelligenza artificiale ed una corazza praticamente impenetrabile. Proprietaria di un modello di quest'auto è la giovane Sandra, ex popstar interpretata dalla bellissima Katrina Bowden, che, dopo aver scoperto mentre è in auto che il marito ha un'amante, decide di guidare fino a Los Angeles assieme al figlio piccolo per raggiungerlo prendendo una strada secondaria. Fermatasi nel deserto dopo aver investito un cervo, l'automobile si chiude, lasciando il bambino all'interno sotto il sole cocente e Sandra chiusa fuori.
Dal punto di vista visivo ritengo che "Monolith" sia un buon film: il regista Ivan Silvestrini si muove particolarmente bene con la macchina da presa e la fotografia - complice un'ambientazione desertica particolarmente affascinante - mi è parsa davvero di altissimo livello. Ma, per quanto mi riguarda e al contrario di commenti positivi letti in altri lidi - vedi ad esempio l'opinione totalmente contraria de "Il buio in sala" - i meriti del film si fermano qui e vengono completamente eclissati da una sceneggiatura che appare fin troppo irrealistica per quanto la protagonista del film continui a commettere errori, uno dietro l'altro. Appare impensabile che una persona con un minimo di quoziente intellettivo sbagli così tante cose una dietro l'altra e che le poche cose giuste che fa - vedi il dare fuoco a degli pneumatici in mezzo al deserto per farsi eventualmente vedere - vengano completamente ignorate, così come ho fatto particolarmente fatica - ma questo è più un problema mio che del film - a sopportare il bambino che, quando non è svenuto per l'eccessivo calore dell'automobile, piange continuamente per ogni minima cazzata rendendosi altamente insopportabile. Non pensavo, viste le premesse e le buone aspettative, che per questi motivi avrei finito per odiare il film in questione, ma va dato merito al regista di averci provato, perchè visivamente il suo lavoro mi è parso abbastanza valido. Purtroppo toppa clamorosamente nella caratterizzazione della protagonista che ne sbaglia decisamente troppe per essere un personaggio quanto meno credibile.

Voto: 4,5

lunedì 21 agosto 2017

King Arthur - Il potere della spada di Guy Ritchie (2017)

USA, Regno Unito, Ausralia 2017
Titolo Originale: King Arthur: Legend of the Sword
Regia: Guy Ritchie
Sceneggiatura: Joby Harold, Guy Ritchie, Lionel Wigram
Cast: Charlie Hunnam, Àstrid Bergès-Frisbey, Jude Law, Eric Bana, Djimon Hounsou, Aidan Gillen, Freddie Fox, Tom Wu, Kingsley Ben-Adir, Neil Maskell, Annabelle Wallis, Geoff Bell, Poppy Delevingne, Millie Brady, Peter Ferdinando, David Beckham, Michael McElhatton, Katie McGrath
Durata: 126 minuti
Genere: Avventura, Azione, Fantastico


Seguendo la mia volontà di cercare in questo caldissimo periodo film il più possibile disimpegnati, ho deciso di dare un'opportunità a "King Arthur - Il potere della spada", che sin dal trailer non mi convinceva più di tanto e si preannunciava come una tamarrata non proprio nelle mie corde. Va aggiunto poi che io con il regista del film Guy Ritchie non è che abbia proprio un bel rapporto o per lo meno è fatto più di bassi che di alti, per quel che riguarda i film che ho visto ovviamente: l'ho apprezzato molto in "Snatch - Lo strappo", l'ho letteralmente detestato quando assieme all'allora moglie Madonna ha deciso di fumarsi la candeggina e di girare "Travolti dal destino", ho continuato ancora di più a detestarlo con i due film "Sherlock Holmes" e "Sherlock Holmes - Gioco di ombre", per poi soddisfarmi moderatamente con "Operazione U.N.C.L.E.". Fondamentalmente il problema che ho con Guy Ritchie e con i suoi film è il fatto che i protagonisti si atteggino tutti allo status di grandi simpaticoni e io già faccio fatica a stare con quelli che vogliono fare i simpatici a tutti i costi, figurarsi quando personaggi del genere li vedo nei film!
Perchè diciamocelo, in fin dei conti il buon Guy Ritchie, dal punto di vista visivo, nei suoi film dimostra spesso e volentieri di avere un ottimo occhio a livello di regia, con alcune inquadrature particolarmente ricercate e alcune sequenze veramente interessanti - a parte "Travolti dal destino", ovviamente, quello fa veramente schifo sotto tutti i punti di vista perchè era sicuramente il periodo in cui il regista sniffava la candeggina di più bassa lega e giustamente ha ottenuto un flop clamoroso - e "King Arthur" da questo punto di vista non è certamente da meno. Con un comparto fotografico e delle ambientazioni che ricordano non poco lo stile di "Game of Thrones" il film, per lo meno dal punto di vista visivo, risulta particolarmente ben riuscito.
È però quando ci si sposta su altri ambiti cinematografici che, almeno secondo il mio modo di vedere, il film non funziona. Innanzitutto la ricerca dei personaggi della battuta ironica sempre e comunque a me ha dato un fastidio immenso ed è proprio in questo che si concretizza ciò che meno sopporto dei film di Guy Ritchie che è proprio la smania di creare personaggi sempre sfacciati e con la battutina pronta, insomma dei gran simpaticoni che però alla lunga stanno particolarmente antipatici. Alla lunga poi anche la storia che viene narrata non impressiona particolarmente, passando attraverso momenti per me altamente soporiferi per poi arrivare ad un finale che a me è risultato particolarmente sbrigativo e non gestito nella giusta maniera.
Bene ma non benissimo poi il tema di attori coinvolti nella pellicola: al netto del dover essere dei gran simpaticoni - che se non si fosse capito è la cosa che più mi ha dato fastidio - il protagonista Charlie Hunnam si comporta piuttosto bene e dal punto di vista della conformazione fisica appare anche tagliato dal sarto per il ruolo di Re Artù. Discorso diverso invece per Jude Law, nei panni dell'antagonista Vortigem che dopo la perfezione di "The Young Pope" sembra qui recitare quasi con il pilota automatico. Interessante sorpresa invece la performance offerta da Àstrid Bergès-Frisbey nei panni della Maga, con già una decina di film all'attivo risulta un'attrice particolarmente interessante da seguire in futuro e di cui dovrò assolutamente recuperare il film "I Origins" diretto da Mike Cahill.

Voto: 5,5

venerdì 18 agosto 2017

Una doppia verità di Courtney Hunt (2016)

USA 2016
Titolo Originale: The Whole Truth
Regia: Courtney Hunt
Sceneggiatura: Nicholas Kazan
Cast: Keanu Reeves, Renée Zellweger, Gabriel Basso, Gugu Mbatha-Raw, Jim Klock, Jim Belushi, Sean Bridgers
Durata: 93 minuti
Genere: Thriller, Drammatico


Come si è già detto più volte ed in diverse sedi, il periodo estivo è perfetto per fare uscire film il più possibile spensierati e nelle sale cinematografiche, soprattutto qui in Italia, trovano spazio sempre più di frequente horror di bassa lega o thrillerini senza pretese, per non parlare poi delle commedie adolescenziali o delle commedie caciarone, che però quest'anno sono un po' mancate a dire la verità. Al momento della sua uscita avevo catalogato "Una doppia verità" come un film appartenente a questo macro gruppo, pensavo fosse un thrillerino senza particolari pretese e senza particolari mire autoriali, ma soprattutto pensavo fosse anche il più spensierato possibile. Invece, per quanto il film in effetti non mi sia particolarmente piaciuto, "Una doppia verità" è quel tipo di film che, prendendosi forse eccessivamente sul serio, ha la pretesa di insegnarti qualcosa che magari, in questo periodo, non tutti gli spettatori sono pronti a recepire.
La trama del film è delle più classiche - e forse banali - possibili: l'avvocato Richard Ramsay, interpretato da un Keanu Reeves sta vivendo il suo periodo cinematografico peggiore da qualche anno a questa parte, si trova a difendere in un caso di omicidio il diciassettenne Mark Lassiter, interpretato da Gabriel Basso già visto in "Super 8", sospettato di aver ucciso il padre. Per la difesa del suo cliente, che rifiuta categoricamente di dire qualsiasi cosa riguardo al giorno dell'omicidio, Richard si affiderà all'aiuto della giovane avvocatessa Janelle, interpretata da Gugu Mbatha-Raw vista in "San Junipero", il più bell'episodio della terza stagione di "Black Mirror" o forse addirittura dell'intera serie, anche lei determinata a cercare risposte su quanto successo il giorno dell'accaduto.
Con "Una doppia verità", secondo film della regista Courtney Hunt dopo "Frozen River - Fiume di ghiaccio", siamo sempre dalle parti del thriller, con qualche strizzata d'occhio più che evidente verso il genere del legal drama. La sceneggiatura gioca moltissimo su ciò che ci vuole fare intendere il titolo, ovvero sul fatto che qualsiasi personaggio coinvolto nella vicenda sia naturalmente predisposto a mentire, in modo da non dare allo spettatore punti di riferimento su quale sia il personaggio che dice la verità sull'omicidio di Boone Lassiter, il padre di Mark interpretato da Jim Belushi. Il tentativo del film di depistare lo spettatore nel giungere ad una conclusione è fin troppo evidente e alla fine il colpo di scena finale smonta sì tutte le teorie che ci eravamo fatti, ma risulta forse un po' troppo forzato e ricercato quasi fosse un'ossessione.
Viene da sè la conclusione che il film sia fondato su una scrittura per nulla solida e che le interpretazioni dei protagonisti, non grandissimi nomi ma comunque in grado di fare da richiamo per una buonissima fetta di pubblico, sono quasi tutte accettabili, ma nessuna in grado di rendersi memorabile o comunque ricordabile. Fa strano dunque che il personaggio meglio costruito e meglio interpretato della pellicola sia quello interpretato da Jim Belushi che personalmente non ho mai particolarmente apprezzato come attore - o sicuramente meno del defunto fratello - ad interpretare un cattivo in grado di inquietare lo spettatore e senza alcuna possibilità di redimersi, riuscendo a colpire lo spettatore nonostante il minutaggio decisamente limitato sullo schermo. "Una doppia verità" risulta in conclusione una pellicola decisamente dimenticabile e per nulla in grado di colpire come avrebbe voluto e potuto fare.

Voto: 5

giovedì 17 agosto 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Un solo film in uscita nella settimana che ha visto passare in un batter d'occhio il Ferragosto e come ogni settimana questo film verrà commentato in base ai miei pregiudizi! Per il resto se siete in città, dopo essere andati a vedere il film di questa settimana, non vi resta altro che dedicarvi a dei recuperoni, o di film persi durante la stagione o addirittura di cult che vi mancano, perchè qui non è che ci sia troppa trippa per gatti!


Atomica bionda di David Leitch


Nonostante la prima cosa che mi è venuta in mente guardando vari trailer fosse che ci potremmo trovare davanti ad un "John Wick" al femminile - e a me il primo "John Wick" non è piaciuto e il secondo ho deciso proprio di saltarlo - non posso fare a meno di esaltarmi in maniera particolare ogni volta che guardo il trailer. Sappiamo tutti che i trailer possono trarre in inganno, è vero, ma tra Charlize Theron e il punto preciso del trailer in cui parte "Sweet Dreams" ce ne sono di motivi per rimanere estasiati. Spero vivamente di rimanere soddisfatto anche dal film e non solo dal trailer però!

La mia aspettativa: 7/10

mercoledì 16 agosto 2017

GLOW - Stagione 1

GLOW
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Liz Flahive, Carly Mensch
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Alison Brie, Betty Gilpin, Sydelle Noel, Britney Young, Marc Maron
Genere: Commedia


Quando ti imbatti su Netflix in una serie televisiva praticamente tutta al femminile, ambientata negli anni '80 e soprattutto ambientata nel mondo del wrestling femminile, alle persone della mia generazione, che hanno seguito il wrestling almeno una volta nella loro vita, vengono in mente le puntate di Raw e di Smackdown in cui, ogni tanto, avvenivano gli scontri tra le divas, tra le quali spiccavano bellezze che non sapevano minimamente fare finta di lottare come Christy Hemme e Ashley Massaro alternate ad altre che qualche mossettina sul ring la sapevano fare come Trish Stratus, Lita o Victoria. Vedere dunque una serie in cui Alison Brie, attrice già vista nella serie "Community" e in "Mad Men" e fisicamente parecchio apprezzata da queste parti, diventa quasi un'obbligo, soprattutto per l'idea di vedere l'attrice alle prese con abiti il meno coprenti possibile.
"GLOW", acronimo che significa "Gorgeous Ladies of Wrestling" - che qui in italiano è diventato molto sensatamente "Grandiose lottatrici del wrestling" e giuro che questa volta non sono sarcastico -, è una serie che parla della realizzazione di un programma televisivo dal titolo omonimo, diretto da Sam Sylvia, interpretato da Marc Maron, famoso regista di B-movie. La protagonista Ruth, interpretata proprio da Alison Brie, si troverà ad avere a che fare e a scontrarsi con lo stesso regista, ma anche a combattere sul ring contro la sua ex migliore amica Debbie Eagan, interpretata da Betty Gilpin, che ha da poco scoperto la relazione extraconiugale tra Ruth de suo marito.
Quando ho scoperto dell'uscita della suddetta serie su Netflix, sono stato convinto a concedergli una visione sia dai motivi già detti poco sopra, sia dalla presenza di soli dieci episodi della durata di circa mezz'ora ciascuno, per una serie che potenzialmente si sarebbe potuta tranquillamente mangiare in un paio di serate, per una durata totale di circa cinque ore. La realtà dei fatti è invece stata ben diversa: serie ben accolta un po' dappertutto che però a me, oltre a non avermi particolarmente convinto, ha anche fatto provare una certa dose di fatica nel seguire i vari episodi. Il problema è che "GLOW" risulta essere sin dai primi episodi una serie con puntate di solo mezz'ora che però sembrano molto più lunghe di quello che sono veramente, semplicemente perchè la trama fatica terribilmente sia ad ingranare - si smette un po' di annoiarsi a partire dal quinto episodio - sia ad essere portata avanti, con la presenza di solo un personaggio veramente interessante, Ruth, a cui però ne capitano talmente tante che si passa in maniera molto spedita dalla compassione alla pena per finire con un "buttati sotto ad una metropolitana, magari non nell'orario in cui la prendo io per andare al lavoro, che tu di gioie non ne avrai mai nella vita".
Siamo anche davanti ad una serie che con il suo titolo inganna parecchio, ma la mia speranza è che, se mai dovessi decidere di guardare un'eventuale seconda stagione, a questo si rimedi e che la cosa sia dovuta al voler fare una dovuta introduzione alla vicenda. Si perchè le "Grandiose ragazze del wrestling" di wrestling ne fanno davvero poco poco, o comunque quasi sempre solo allenamenti e in qualche modo la prima stagione di questa serie viene resa decisamente più faticosa da questo piccolo difetto. Sarà pure piaciuta a moltissimi, ma a me "GLOW" non ha per nulla convinto in ogni suo episodio.

Voto: 5,5

lunedì 14 agosto 2017

TRASH MOVIES #29 - Sharknado 5: Global Swarming di Anthony C. Ferrante (2017)


USA 2017
Titolo Originale: Sharknado 5: Global Swarming
Regia: Anthony C. Ferrante
Sceneggiatura: Thunder Levin, Scotty Mullen
Cast: Ian Ziering, Tara Reid, Cassandra Scerbo, Billy Barratt, Yanet Garcia, Porsha Williams, Chris Kattan, Doug Censor Martin, Clay Aiken, Samantha Fox, Jeff Rossen, Kate Garraway, Charlotte Hawkins, Laura Tobin, Louie Spence, Katie Price, Bret Michaels, Tom Daley, Charo, Shel Rasten, David Naughton, Lucy Pinder, Jena Sims, Ross Mullan, Nichelle Nichols, Casey Batchelor, Luisa Zissman, India Thain, Noush Skaugen, Abby Lee Miller, Geraldo Rivera, Sasha Cohen, Liliana Nova, Gus Kenworthy, Cody Linley, Russell Hodgkinson, Anthony C. Ferrante, Karl Stefanovic, Lisa Wilkinson, Claudia Jordan, Olivia Newton-John, Chloe Lattanzi, Masiela Lusha, Spencer Matthews, Caprice Bourret, Tony Hawk, Dolph Lundgren
Durata: 85 minuti
Genere: Monster Movie, Horror


Nelle estati caldissime di Milano, c'è sempre spazio per una serata tra amici dedicata a quella che da quattro anni a questa parte è diventata una delle visioni filmiche - perchè chiamarle cinematografiche mi sembra un po' troppo nonostante i capolavori a cui ci sottoponiamo - più attese dell'anno, quella visione che si spera ogni anno migliori e diventi sempre più esagerata, la visione dell'ormai annuale capitolo della saga di "Sharknado" - cui potrete trovare tutte le precedenti recensioni alla pagina sulla barra laterale sinistra del sito o a questo link -. Una visione che nel corso degli anni si rinnova, ci sono alcune presenze cardine come quella del sottoscritto, ma alcune persone si aggiungono o cambiano, ma non cambia mai lo spirito con cui viene guardato il film: la speranza di trovarsi davanti ad un film talmente brutto da superare la linea sottile che divide l'estrema bruttezza dall'estrema bellezza. E c'è anche da dire che con "Sharknado: The 4th Awakens" il franchise si era giocato talmente tante cartucce di genialità da risultare epico, motivo per cui con il quinto film o saremmo in qualche modo tornati indietro a livello di qualità, oppure ci saremmo trovati davanti a qualcosa di ancora migliore che era ciò in cui tutti noi speravamo.
La realtà dei fatti, purtroppo, è che siamo tornati indietro: "Sharknado 5: Global Swarming" è un bel film brutto, ma non abbastanza bellamente brutto da risultare bruttamente bellissimo. Dopo una scena di apertura che omaggia in maniera parecchio sfacciata "Indiana Jones", i nostri protagonisti generano inavvertitamente uno sharknado, mettendosi in missione per cercare il dio squalo - no, non è una bestemmia, ma sarebbe parecchio creativa in effetti -, ma quando il piccolo e odiosissimo Gil viene inglobato nello sharknado, che è anche in grado di teletrasportarsi nelle più grandi città del pianeta, i nostri eroi inizieranno ad inseguirlo in ogni città del mondo per poter salvare il bimbo più odioso della storia dei film - ricordatevi che era sempre quell'idiota che nel quarto capitolo della saga credeva che la sua vera madre fosse uno squalo, anche se era difficile dargli torto in effetti visto come era finito il terzo -.
Nonostante l'idea di uno sharknado globale, con tanto di poteri soprannaturali, potrebbe sembrare vincente, non sono poi molti i momenti veramente epici del film, che gioca molto sulle uccisioni degli squali e su tante, tantissime parodie della cultura popolare degli ultimi anni e di immagini iconiche dei paesi che vengono visitati dallo sharknado - vedi ad esempio la presenza, a Tokyo, di uno Sharkzilla che è una delle cose più geniali del film, che viene combattuto da un paio di giapponesine con delle poké-ball esplosive -, portandosi avanti non senza qualche momento in cui gli autori proprio non sapevano cosa inserire, vedi ad esempio dei momenti seri e diversamente commoventi - leggi "totalmente ridicoli e patetici" - di cui non sentivamo per nulla il bisogno.
[ATTENZIONE SPOILER]
Tutto si muove in questa direzione fino ad arrivare ad un finale che però risolleva, e non di poco, le sorti del film: giunti in Egitto i nostri eroi scoprono la rappresentazione a modi geroglifico del dio squalo - che ricordo non essere una bestemmia nel caso qualche garante del cattolicesimo dovesse leggermi, ma sarebbe molto molto creativa e anzi la userò nella vita di tutti i giorni - e unendo le loro forze riescono a sconfiggere lo sharknado in grado di teletrasportarsi, dividendo le acque del Mar Rosso come Mosè e facendo rientrare definitivamente la minaccia. Peccato però che tutti i personaggi, compreso Gil ed escluso il protagonista Fin, siano morti nell'impresa. Ed è qui che il finale diventa totalmente sfacciato ed epico: arriva Dolph "Io ti spiezzo in due" Lundgren su una macchina rivelando di essere Gil e di aver scoperto un modo per utilizzare gli sharknado come una macchina del tempo. Padre e figlio - con il figlio più vecchio del padre tipo "Interstellar" - sono finalmente riuniti e partono per un viaggio nel tempo per riportare in vita i loro amici. La scritta "To be continued" si staglia sullo schermo ed ha la stessa grafica della saga di "Ritorno al futuro".
[FINE SPOILER]

Nonostante tutto e soprattutto grazie a quel finale il gruppo di spettatori applaude e non può fare altro che aspettare un anno intero prima di vedere cosa diavolo si inventeranno nel prossimo capitolo della saga.

venerdì 11 agosto 2017

Lo squalo di Steven Spielberg (1975)

USA 1975
Titolo Originale: Jaws
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Peter Benchley, Carl Gottlieb
Cast: Roy Scheider, Robert Shaw, Richard Dreyfuss, Lorraine Gary, Murray Hamilton, Carl Gottlieb, Jeffrey Kramer, Susan Backlinie, Jonathan Filley, Ted Grossman, Chris Rebello, Jay Mello, Lee Fierro, Jeffrey Voorhees, Craig Kingsbury, Robert Nevin, Peter Benchley
Durata: 124 minuti
Genere: Drammatico, Thriller, Horror


Nel giorno in cui riuscirò finalmente a vedere "Sharknado 5 - Global Swarming", in memoria di una tradizione iniziata in un'estate di ormai quattro anni fa che vede la solita combriccola di amici riunirsi per vedere il film dell'estate e per i più temerari anche il film dell'anno, di quale film avrei potuto parlare se non del secondo film di squali più bello della storia del cinema? Ed eccoci dunque, subito dopo essermi ricacciato nelle dita ciò che ho appena scritto per tutti quelli che non sanno capire il sarcasmo, a parlare di un cult gigantesco come "Lo squalo" di Steven Spielberg, che per me rimane ancora oggi uno dei pochi film seri sugli squali che hanno ancora senso di esistere, anche perchè la saga di "Sharknado" e la Asylum hanno definitivamente decretato la loro morte naturale - dei film seri sugli squali intendo ovviamente -.
Sinceramente non so bene quale sia stato il quid che mi abbia spinto a riguardare, per l'ennesima volta con n che tende almeno a venti - concetti base di matematica sui limiti ne abbiamo? - un film che ogni anno viene riproposto dalle televisioni nazionali, il più delle volte a tarda notte in seconda o terza serata, ma che ancora quest'anno non avevo avuto occasione di vedere. Perchè dovete sapere che l'estate non inizia ufficialmente se almeno una TV nazionale non manda in onda "Lo squalo" e siccome siamo ad Agosto a stagione quasi finita, direi che era quasi ora di arrangiarsi e farla iniziare da solo cercando il film con metodi ormai diventati tradizionali. Che poi c'è un buon novanta per cento di probabilità che, non guardando quasi per nulla la televisione, mi sia perso la messa in onda e l'estate sia ufficialmente iniziata già da qualche mese.
Dovete sapere, nel caso non lo aveste capito, che "Lo squalo" è sia un cult riconosciuto a livello mondiale sia un mio cult personale e anche uno dei miei film preferiti del regista Steven Spielberg - se la gioca giusto giusto con "Duel" e batte di gran lunga cose come la saga di "Indiana Jones" che ho sempre fatto una fatica bestiale a reggere - e io quando si tratta di parlare dei grandi cult, ma soprattutto dei miei cult personali, faccio sempre una gran fatica, finisco per parlare di banalità o, nel caso peggiore di tutt'altro, tant'è che del film, in tutte queste righe, non ho ancora parlato per davvero finendo per divagare un casino di parola in parola. "Lo squalo" è un cult perchè è riuscito ad entrare nell'immaginario collettivo, ha terrorizzato un'intera generazione di bagnanti ed è pure citato in una canzone di Elio e le Storie Tese, che sono un grande indicatore di quanto una cosa sia considerabile un cult - "Sì però "Lo squalo", quello di Spielberg, mi ha rovinato il piacere del bagno in mare. E per forza mangiava motoscafi, barche pontili e bomboloni del gas e con questa dieta, ricca di legname, prima o poi ti (gli) si incastra qualcosa nel gargaroz" e sappiate che ho scritto queste righe a memoria e se non ci credete anatema su di voi! -.
Oltre che essere il film che ha consegnato Spielberg alla storia del cinema, "Lo squalo" ha il grande merito di essere riuscito a non far dimenticare buona parte delle sue scene più famose, così come quella colonna sonora - che ancora oggi intono ogni giorno per un motivo che qui non posso spiegare per paura di essere riconosciuto dai miei colleghi, ma che non c'entra praticamente nulla con il film - composta solo da due note è in grado di mettere nello spettatore una tensione incredibile. Le due ore della sua durata scorrono via in maniera assolutamente piacevole e anche se i quarantadue anni di questo film un po' iniziano a farsi sentire, rimane una delle visioni che ancora oggi ritengo imprescindibili per qualsiasi appassionato di film horror, ma anche per qualsiasi appassionato di cinema - posto che le visioni imprescindibili non esistono perchè tutti noi cinefili o presunti tali come me ci siamo persi almeno un film ritenuto imprescindibile da almeno un centinaio di altre persone -, così come si può tranquillamente dire sia anche uno degli horror più inflazionati nelle nostre estati. E poi volete mettere aver paura di entrare in mare dopo aver visto "Lo squalo" di Spielberg con il terrore di girare per le strade di Pisa - e non sto dicendo una città a caso... - per non imbatterci in uno sharknado?

Voto: 8,5

giovedì 10 agosto 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Nel weekend che precede Ferragosto i cinema muoiono di morte naturale: le uscite sono poche e gli spettatori ancora di meno. Eppure in questo caldissimo weekend arriva un'uscita attesa da tutti i fan di Stephen King e pure da alcuni che non lo sono per nulla. Spazio anche per un horror all'italiana che si preannuncia interessantissimo e per due commedie sule quali non saprei bene cosa pensare!


La Torre Nera di Nicolaj Arcel


Il film tratto dalla più famosa saga di romanzi di Stephen King, saga di cui io avevo iniziato a leggere il primo capitolo, ma l'ho abbandonato a metà per eccessiva noia, un po' come con quasi tutti i romanzi dell'autore. Siccome però buona parte dei film tratti dai romanzi di King mi sono piaciuti, a questo voglio dare un'opportunità, anche perchè è una delle uscite più attese dell'intero mese di Agosto. Con la speranza che Matthew McConaughey e Idris Elba sappiano coinvolgermi anche con questa storia.

La mia aspettativa: 7/10


Monolith di Ivan Silvestrini

Un film che si preannuncia a metà tra l'horror e il survival movie, interamente prodotto in Italia e con un cast internazionale la cui protagonista ha recitato nelle peggiori vaccate americane. Eppure io in questa pellicola ci spero moltissimo e le mie aspettative sono anche abbastanza alte. Staremo a vedere!

La mia aspettativa: 7,5/10


Le altre uscite della settimana

Casa Casinò: Commedia con Will Ferrell e Amy Poehler che potrebbe rivelarsi divertente il giusto per questo periodo caldissimo, ma anche fin troppo demenziale per i miei gusti.
Diario di una schiappa: portatemi a casa!: Facciamo che portate a casa il protagonista del film e non portate me al cinema a guardarlo!

mercoledì 9 agosto 2017

The War - Il pianeta delle scimmie di Matt Reeves (2017)

USA 2017
Titolo Originale: War for the Planet of the Apes
Regia: Matt Reeves
Sceneggiatura: Mark Bomback, Matt Reeves
Cast: Andy Serkis, Woody Harrelson, Steve Zahn, Amiah Miller, Judy Greer, Karin Konoval, Terry Notary
Durata: 142 minuti
Genere: Fantascienza


Circa tre anni fa, in concomitanza con l'uscita nelle sale di "Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie", avevo dedicato una maratona su questo blog all'intera saga de "Il pianeta delle scimmie", partendo dalla pentalogia cominciata nel 1968 da Franklin J. Schaffner, passando per il pessimo remake di Tim Burton e arrivando infine al reboot prequel del 2011 "L'alba del pianeta delle scimmie", la cui trilogia si conclude proprio con il film di cui vi parlo quest'oggi. Quello con la saga de "Il pianeta delle scimmie" è stato sicuramente un bel viaggio, fatto di alti e bassi in cui l'inarrivabile primissimo capitolo con Charlton Heston non faceva poi tanto sfigurare il reboot del 2011, che partendo in linea di massima da quello che è il quarto capitolo della saga originale, era riuscito a non far rimpiangere le atmosfere dei primi film e ad annunciarsi con un solido riavvio per una serie che probabilmente non aveva poi molto altro da dire alla storia del cinema. Con il secondo capitolo "Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie", in un tono forse minore rispetto al predecessore, si comincia a preparare la famigerata guerra tra umani e scimmie che poi sarebbe completamente esplosa in questo capitolo finale.
"The War - Il pianeta delle scimmie" ci trasporta subito due anni dopo gli avvenimenti del film precedente. La malattia che ha ridotto gli umani sull'orlo dell'estinzione è già dilagata e la guerra tra umani, guidati dal Colonnello McCullough interpretato da Woody Harrelson, e scimmie, guidate dal Cesare i cui movimenti ed espressioni sono date dal mitico Andy Serkis, sta per giungere al suo atto conclusivo. Quando il colonnello e alcuni suoi uomini riescono a fare irruzione nel rifugio delle scimmie uccidendo la moglie e il figlio di Cesare, quest'ultimo, seguito dall'ex maschio alfa Rocket, dall'orangotango Maurice e dal gorilla Luca, decide di partire per vendicare la sua perdita e porre fine finalmente alla guerra.
Il film si sviluppa su questa semplice base per narrarci alla fin fine quelli che sono gli eventi che hanno portato a ciò che abbiamo già visto nel primissimo "Il pianeta delle scimmie". In questo "The War - Il pianeta delle scimmie" si rivela un perfetto punto di unione tra la nuova trilogia e la vecchia pentalogia, con il regista Matt Reeves che decide di dare al suo film anche un tocco di autorialità, senza mai dimenticarsi e farci dimenticare del fatto che ci troviamo davanti ad un blockbuster estivo che vuole regalare agli spettatori anche del sano intrattenimento piuttosto che soli spunti di riflessione. Interessante è sia vedere il lavoro fatto dal regista per rendere la pellicola il più visivamente bella possibile - anche se qualche piccolo difetto la computer grafica ce lo mostra - dando anche una certa attenzione ad una trama che deve svilupparsi intorno una guerra che si avvia verso la sua battaglia conclusiva e in cui ogni personaggio è mosso da specifici interessi.
Poco ci importa per la buona riuscita della pellicola che il personaggio interpretato da Woody Harrelson conti per l'economia della trama come il due di coppe quando la briscola è denari o che [ATTENZIONE SPOILER] il modo in cui si estingue l'intera umanità mi è parso piuttosto stupido e sbrigativo - ma forse è stata una cosa piuttosto voluta per dirci che "LE SCIMMIE SONO MEGLIO DEI CANI E DELLE PERZONE FALZE!!!1!11!" - [FINE SPOILER]. Con "The War - Il pianeta delle scimmie" viene portata a termine una trilogia che si è fin dall'inizio appoggiata su basi piuttosto solide, vivendo tra alti e bassi anche all'interno dei singoli film, ma comunque riuscendo nella difficile impresa di intrattenere il pubblico dandogli anche qualche interessante spunto di riflessione.

Voto: 7+

Potete recuperare le recensioni di tutti i film precedentemente recensiti della saga ai link seguenti e questa recensione verrà aggiunta alla pagina dedicata allo speciale intitolato "Il blog delle scimmie", raggiungibile al link relativo.

Il pianeta delle scimmie (8,5)
L'altra faccia del pianeta delle scimmie (6/7)
Fuga dal pianeta delle scimmie (7+)
1999 - Conquista della Terra (7,5)
Anno 2670: Ultimo atto (7,5)
Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie (5-)
L'alba del pianeta delle scimmie (7,5)
Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie (7-)

martedì 8 agosto 2017

Prima di domani di Ry Russo-Young (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Before I Fall
Regia: Ry Russo-Young
Sceneggiatura: Maria Maggenti
Cast: Zoey Deutch, Erica Tremblay, Nicholas Lea, Halston Sage, Logan Miller, Cynthy Wu, Kian Lawley, Jennifer Beals, Medalion Rahimi, Diego Boneta, Elena Kampouris, Liv Hewson
Durata: 99 minuti
Genere: Drammatico


Sul fatto che "Ricomincio da capo" sia uno dei film più copiati al cinema negli ultimi venti anni si è già parlato. E non penso sia stato nemmeno il primo di questo tipo, ma sicuramente quello entrato maggiormente nell'immaginario comune come quel film in cui il protagonista per un qualche assurdo motivo si ritrova a vivere all'infinito la stessa giornata. Ci sono stati esempi più o meno validi e uno di quelli che apprezzo maggiormente è il remake italiano "E' già ieri" con un Antonio Albanese in formissima, così come, spostandosi dal genere della commedia, anche altri generi cinematografici hanno giocato con questo paradosso, tant'è che uno degli esempi più recenti potrebbe essere "Edge of Tomorrow - Senza domani" con Tom Cruise. In quel filone si inserisce anche "Prima di domani", filmettino per nulla impegnativo uscito un paio di settimane fa nelle sale cinematografiche italiane e particolarmente sponsorizzato prima della sua uscita.
Invece che nel giorno della marmotta, "Prima di domani" è ambientato il 12 Febbraio, quello che i liceali americani chiamano il giorno dei Cupidi, una specie di preludio a quel San Valentino in cui sarebbe più appropriato portare la propria compagna ad assistere ad un efferato omicidio (cit.), giorno in cui Samantha Kingston, interpretata da Zoey Deutch, ragazza che ha tutto quello che si potrebbe desiderare, si reca ad una festa a casa di amici e tornando da quella festa ha un incidente nel quale muore. Continuerà a rivivere all'infinito quel giorno cambiando mano a mano determinati comportamenti che le evitino la morte in quell'incidente e cercando di capire ogni giorno su cosa sia veramente basata la sua vita e il rapporto con le amiche e con il suo ragazzo.
Nonostante pensi che ormai le copie di "Ricomincio da capo" siano state definitivamente iperinflazionate e soprattutto fin troppo sdoganate al pubblico, alla fin fine, non so bene per quale motivo, mi ritrovo quasi sempre guardare quei film copia che tanto critico prima della visione. Di certo questo "Prima di domani" non sarà in grado di scalfire il grande ricordo che ho della commedia con Bill Murray, così come non riuscirà mai e poi mai a raggiungerlo nel suo status di cult imprescindibile della storia del cinema, eppure la pellicola in questione, complice la sceneggiatura che strizza moltissimo l'occhio alle tipiche commedie adolescenziali con tanto di riflessioni su una delle età notoriamente più complicate di tutto il genere umano, si fa guardare con un certo piacere.
La visione scorre via con estrema leggerezza e non sono pochi i momenti davvero commoventi della vicenda tant'è che pur non essendo minimamente un film originale "Prima di domani" riesce a coinvolgere il suo pubblico, sia che questo sia appartenente all'età adolescenziale a cui la pellicola vorrebbe essere rivolta, sia che questo sia un po' più cresciuto, come il sottoscritto.

Voto: 6

lunedì 7 agosto 2017

The Founder di John Lee Hancock (2016)

USA 2016
Titolo Originale: The Founder
Regia: John Lee Hancock
Sceneggiatura: Robert D. Siegel
Cast: Michael Keaton, Nick Offerman, John Carroll Lynch, Linda Cardellini, Patrick Wilson, B. J. Novak, Laura Dern, Justin Randell Brooke, Kate Kneeland
Durata: 115 minuti
Genere: Drammatico, Biografico


All'inizio dell'anno, nel marasma generale di uscite relative alla notte degli Oscar cui in quel periodo prima della premiazione stavo dando una certa priorità, mi ero perso "The Founder", il film dedicato ad uno degli imprenditori di maggior successo nella storia americana, in grado di fondare - ma si può davvero dire che sia stato lui il fondatore? - la catena di fast food più grande e conosciuta del mondo. In questo periodo in cui la ricerca di visioni il più leggere possibili si rende necessaria dall'eccessivo caldo e dall'idea di dover lavorare per tutto Agosto fino alle agognate ferie che arriveranno solo il 25 corrente mese, ho deciso di recuperare proprio "The Founder", che sicuramente non è un film di per sè leggero e spensierato, ma non è nemmeno un film d'autore pesante o un film in cui far lavorare troppo il cervello.
Posto che da fan del cibo spazzatura di McDonald's e soprattutto del suo leggendario Crispy McBacon - che in questi anni quando fanno lo speciale Gran Crispy McBacon devo trattenermi dall'andare ogni settimana per una questione di contegno e di voler vivere almeno fino a 80 anni... - "The Founder" sarebbe dovuto essere posto accanto ai film su Padre Pio o sui vari papi che si sono succeduti nella storia per un fervente credente, alla fin fine ho trovato la visione del film piuttosto piacevole. A renderla ancora più interessante c'è il fatto che il film non ci presenta il buon Ray Kroc, interpretato da un ottimo Michael Keaton - avete notato come dopo "Birdman" in tutte le recensioni si elogia la performance di Michael Keaton mentre prima veniva sempre additato come uno stronzetto qualsiasi? - come l'eroe che sarebbe dovuto essere, quanto più che altro come uno dei più grandi stronzi della storia dell'imprenditoria, in grado di vedere l'idea dei due fratelli Dick - un giorno mi qualcuno mi spiegherà che gusto ci provano gli americani a chiamare i propri figli Dick comunque - e Mac McDonald, di infilarcisi facendosi inserire nella società e poi, pian piano, prendersela tutta dall'interno.
Insomma, "The Founder" ci mostra come Ray Kroc, riconosciuto ad oggi come il fondatore della catena di fast food più famosa del mondo piuttosto che i due fratelli che l'hanno davvero fondata tempo addietro, fosse effettivamente un genialissimo stronzo, cui tutti noi fan del cibo spazzatura ed industrializzato dovremmo essere gradi e che non molti sarebbero disposti a prendere come esempio, cosa che alla fin fine la maggior parte delle persone pensa degli imprenditori senza scrupoli. Dal punto di vista registico il film non offra particolari spunti e John Lee Hancock, già regista di "The Blind Side" e di "Saving Mr. Banks", si limiti a fare il compitino che il film biografico spesso richiede. La visione di "The Founder" però scorre via in maniera abbastanza piacevole senza mettere davanti lo spettatore a grandi fatiche che non sarebbe probabilmente disposto a compiere davanti ad un film del genere e alla fin fine è stato fatto un buon lavoro per quel che riguarda la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto per quel che riguarda il protagonista della vicenda.

Voto: 6,5

venerdì 4 agosto 2017

Gypsy - Stagione 1

Gypsy
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Lisa Rubin
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Naomi Watts, Billy Crudup, Sophie Cookson, Lucy Boynton, Karl Glusman, Brooke Bloom
Genere: Drammatico


Negli ultimi tempi non mi sto dedicando con una certa assiduità alle serie TV. L'ultimo mese, lavorativamente parlando, è stato parecchio complicato e ciò ha portato in me, oltre che meno tempo, sempre meno voglia di impegnarmi nella visione di nuove serie televisive. Non è un caso infatti che in tutto il mese di Luglio io sia riuscito a guardare solamente "Gypsy", prodotta da Netflix, nonostante la lista di serie televisive da recuperare si stia facendo, con il passare dei giorni, sempre più lunga e difficile da scalare.
A dirla tutta, sin dalle premesse, "Gypsy" sembrava essere una delle serie meno interessanti a livello di trama dell'intera produzione di Netflix: la psicologa Jean Holloway, interpretata dalla sempre ottima Naomi Watts, inizia ad intessere sotto una falsa identità delle relazioni particolari con persone vicine ai suoi pazienti, utilizzando questi incontri a suo vantaggio nell'impostare per loro l'accurata psicoterapia. La prima stagione di questa serie però non si limita soltanto a mostrarci gli aspetti della trama principale, ma ci mostra la vita della protagonista anche all'interno delle mura domestiche, a partire dal rapporto con il marito Michael, interpretato da Billy Crudup, passando attraverso il difficile rapporto con la madre e arrivando alla figlia, che oltre ad avere una specie di deficit dell'attenzione sembra già a nove anni manifestare tendenze omosessuali mettendo a disagio i genitori dei suoi compagni di classe.
Ho deciso di dare una possibilità alla prima stagione di "Gypsy" non tanto per la trama, quanto più che altro per la presenza di Naomi Watts, attrice che stimo ormai da tempo, come protagonista. E c'è da dire che alla fin fine la serie la si porta a termine principalmente per la sua straordinaria capacità di interpretare il ruolo a lei assegnato e per l'ottima caratterizzazione che gli viene data. Sembra quasi un paradosso inoltre, ma a funzionare meglio e ad essere molto più interessante è quella che veniva dichiarata come trama secondaria della prima stagione, ovvero il rapporto di Jean con i familiari e con i colleghi di lavoro, parte che surclassa in interesse quella relativa alle relazioni che la protagonista intesse con le persone vicine ai suoi pazienti. Una componente della trama che mette decisamente tanta carne al fuoco, pur essendo abbastanza semplice da seguire, e che non si cura più di tanto di sviluppare i vari personaggi che interagiscono con la protagonista.
La scelta di guardare "Gypsy" come praticamente l'unica serie vista nel mese di Luglio non si è rivelata dunque tra le più azzeccate e sicuramente non ha aiutato il fatto di trovarsi davanti ad una serie televisiva decisamente impegnativa per il periodo vissuto nel corso del mese passato. Forse con argomenti più leggeri e con una maggiore attenzione nello sviluppo della trama principale, piuttosto che di quella che sarebbe dovuta essere negli intenti quella secondaria, avrebbero aiutato maggiormente, rendendo la serie un pelo più coinvolgente, nonostante alla fin fine ogni episodio sia passato via liscio e non senza qualche momento veramente interessante. A salvare a metà la baracca è dunque la splendida performance recitativa di Naomi Watts, in grado di governare interamente la scena facendosi un po' rimpiangere in quei pochi momenti in cui non è presente sullo schermo.

Voto: 5,5

giovedì 3 agosto 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Primo Giovedì di Agosto e i cinema iniziano a diventare sempre più deserti - e io che vado in ferie proprio la settimana in cui esce "Dunkirk" qui in Italia che faccio? -, sia a livello di frequentazione sia a livello di uscite, dato che oggi escono solamente due film e tra l'altro due horror, dato che il clima lo consente.


Angoscia di Sonny Mallhi

Film del 2015 che arriva nel nostro paese solamente ora giusto perchè i distributori cinematografici italiani non sanno più bene quale barile raschiare per pescare qualcosa da far uscire nei cinema. L'idea però di trovarsi davanti ad un horror indie che dal trailer sembra ricordare un po' lo stile di "The Babadook" o di "The Witch" potrebbe convincermi a dargli un'opportunità. Come se già non bastasse il fatto che sia un horror e che gli horror, prima o poi, me li guardo quasi sempre!

La mia aspettativa: 6,5/10


Annabelle 2 - Creationdi David F. Sandberg


Dopo quella bestialata di "Lights Out", David F. Sandberg prende in mano la saga spin-off dedicata alla bambola Annabelle, vista per la prima volta in "The Conjuring" - dal quale a breve arriverà anche un altro spin-off... - e che con il suo primo capitolo non aveva propriamente ottenuto i risultati che speravo. Questo secondo capitolo, a vedere il trailer, non sembra poter regalare agli spettatori qualcosa di effettivamente migliore rispetto al suo predecessore, però siamo alle solite: l'horrorino estivo io lo guardo a prescindere.

La mia aspettativa: 4/10

mercoledì 2 agosto 2017

TRASH MOVIES #28 - Sharkenstein di Mark Polonia (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Sharkenstein
Regia: Mark Polonia
Sceneggiatura: J. K. Farlew
Cast: Greta Volkova, James Carolus, Titus Himmelberger, Jeff Kirkendall, Ken Van Sant, Yolie Canales, Kathryn Sue Young, Steve Diasparra
Durata: 85 minuti
Genere: Horror, Azione


Dopo essermi impegnato tanto per scrivere il post per la Notte Horror 2017, è giunto il tempo di continuare la mia personalissima preparazione all'uscita di "Sharknado 5", film che quest'anno in un ipotetico ordine di importanza ha facilmente superato il compleanno e il Natale per posizionarsi subito dietro alla data di inizio delle ferie - che purtroppo non cadrà nella stessa giornata, altrimenti avrei passato la notte in bianco cercando uno streaming di SyFy in cui guardare il film in diretta -. In attesa del quinto capitolo della saga estiva più bella del mondo, mi sono dedicato, dopo aver visto "Shark Exorcist" la settimana scorsa, alla visione di "Sharkenstein", film diretto da Mark Polonia e, vi assicuro, con un livello di trash e di effetti speciali veramente fatti male da risultare quasi piacevole alla vista.
"Sharkenstein", rispetto a quanto ci si sarebbe potuti aspettare, non è un film della Asylum, dato che la casa produttrice di b-movies per eccellenza fa film qualitativamente molto migliori rispetto a questo, ma della Polonia Entertainment, casa produttrice che manco a dirlo porta il nome del regista del film. "Sharkenstein" si basa sull'ipotetico progetto, portato avanti durante la Seconda Guerra Mondiale, di utilizzare gli squali come armi, progetto poi fermato dal Terzo Reich. Sessant'anni dopo la distruzione del progetto però, una piccola città sull'oceano viene terrorizzata dalla presenza di una sanguinosa creatura costruita e rianimata dai resti dei più grandi predatori che abbiano mai abitato le acque marine. Partiamo dunque dal presupposto, già accennato dalla trama altamente ridicola, che "Sharkenstein" è un film del cazzo e non è che ci volesse molto a capirlo, viste le premesse. Assumiamo poi, sia durante sia dopo la spassosissima visione, che "Sharkenstein" è un film del cazzo che però, sapendo di esserlo, cerca di fare le cose talmente male da scaturire nel pubblico almeno una risatina e in me ha scaturito anche qualche risata di gusto proprio.
A sorprendere in misura maggiore, rispetto ad una sceneggiatura che si muove sui soliti binari dei film di questo tipo e che è quanto di più semplice e stupido ci si possa immaginare, sono gli effetti speciali, che sono una delle cose peggiormente migliori dell'intero film: lo squalo protagonista del film, formato da pezzi di altri grandi mostri marini, viene mostrato poco e male e, quando non viene chiaramente mostrato nella sua natura quasi interamente meccanica, appare come una figura bidimensionale completamente smaterializzata disegnata sopra ad uno sfondo. Lo squalo non ha la minima sembianza di realismo, nemmeno per quanto riguarda i movimenti, con la sua figura che sembra quasi traslare sullo schermo in maniera completamente innaturale rendendo l'effetto divertentissimo. Come se non bastasse, a dare ancora di più l'idea di povertà nella realizzazione del film, uno straordinario effetto in stile videogioco sparatutto degli anni novanta quando lo squalo uccide, con il sangue che sembra quasi invadere l'intera schermata e la visuale che si sposta su quella dello squalo che rende "Sharkenstein" un film preciso preciso per prepararsi alla visione di "Sharknado 5", con la speranza che quest'ultimo non deluda le aspettative e replichi le assurdità del capitolo precedente.

martedì 1 agosto 2017

NOTTE HORROR 2017 - La casa 7 di James Isaac (1989)

USA 1993
Titolo Originale: The Horror Show
Regia: James Isaac
Sceneggiatura: Alan Smithee, Leslie Bohem
Cast: Lance Henriksen, Brion James, Rita Taggart, Dedee Pfeiffer, Aron Eisenberg, Thom Bray, Matt Clark, David Oliver, Terry Alexander, Lewis Arquette, Lawrence Tierney, Alvy Moore, Zane W. Levitt
Durata: 95 minuti
Genere: Horror


Come ogni estate la Notte Horror è tornata nella sua versione bloggereccia, organizzata dalla solita cricca di blogger e ci ha già accompagnato per tutti i Martedì di Luglio con una recensione alle 21 e una alle 23. Ad aprire le danze per il mese di Agosto è stata, solamente due ore fa, Lisa del blog "In Central Perk" con la recensione di "Candyman", ora invece tocca a me con un film che incarna in pieno lo spirito della Notte Horror: molto trash, dai presupposti al limite dell'insensato e con un titolo che dovrebbe far intendere la presenza di almeno altri sei film a precederlo, ma che risulta totalmente fuorviante.
Dovete sapere che noi italiani, per quanto riguarda la titolazione dei film, abbiamo molta fantasia. All'epoca dell'uscita in Italia di questo film esistevano tre seguiti apocrifi della trilogia di Sam Raimi: innanzitutto veniva completamente eliminato "L'armata delle tenebre", poi venivano indicati come seguiti "La casa 3 - Ghosthouse", "La casa 4" e "La casa 5". Precedentemente all'uscita in Italia di questi seguiti apocrifi, cavalcando l'onda del successo della trilogia de "La casa", i distributori italiani titolarono i film appartenenti alla saga denominata "House" con titoli come "Chi è sepolto in quella casa?" e "La casa di Helen" di cui il film di cui parlo oggi, qui in Italia intitolato appunto "La casa 7", sarebbe l'ideale seguito. In tutto questo casino di saghe che si incrociano e seguono il successo del capolavoro di Sam Raimi nella titolazione, se siete stati attenti a leggere potete facilmente intuire il disastro: nella titolazione manca qualcosa e quel qualcosa è proprio un film intitolato "La casa 6", che, proprio come starete pensando, non è mai esistito!
Curioso dunque come un film che a parte una locandina che si limita a prendere quella de "La casa" e a fornirne un'immagine speculare - che tra l'altro la casa ritratta nella locandina de "La casa" è il Bates Motel di "Psycho" - non abbia nulla a che fare con la saga da cui prende il titolo sia riuscito, nonostante la scarsissima qualità, a diventare un piccolo cult, anche se parecchio di nicchia, tra gli appassionati del genere. Venendo al dunque "La casa 7" comincia con la cattura da parte del detective Lucas McCarty, interpretato da Lance Henriksen, dello spietato serial killer Max Jenke, interpretato da Brion James. Una volta giustiziato sulla sedia elettrica, il serial killer riuscirà in qualche modo a fare ritorno dal mondo dei morti creando una realtà alternativa nella quale perseguitare il detective e la moglie, intrufolandosi nella soffitta della sua casa e facendola diventare un luogo di efferati omicidi e macellazioni umane.
"La casa 7" è trash allo stato puro, un film a basso costo realizzato con pochissimi dollari, ma comunque in grado di creare una certa schiera di fan pronti a difenderlo. Cercando di guardare il film con un occhio il più possibile obiettivo, devo dire che pensavo che mi sarei trovato di fronte a qualcosa di molto molto peggio, reso interessante solamente dalle interessantissime - leggetelo con una punta di sarcasmo - curiosità legate al suo titolo. Ed invece, nonostante la trama si regga in piedi con lo sputo, "La casa 7" riesce comunque, almeno secondo la mia opinione, a mantenere una buona dose di fascino, perchè sia a livello registico, sia dal punto di vista della colonna sonora, le idee presenti in questo film mi sono apparse abbastanza interessanti ed azzeccate. C'è da dire anche, però, che il film funziona a livello di intrattenimento fino ad un certo punto, che identifico abbastanza facilmente con il momento della condanna a morte del serial killer. La scena della condanna, per quanto estremamente trash ed implausibile, funziona particolarmente bene e bravo è stato l'attore Brion James a renderla credibile nonostante la sua natura la renda praticamente impossibile, riuscendo a mettere nello spettatore anche una certa dose di inquietudine.
Purtroppo meno interessante risulta la seconda parte, che poi dovrebbe essere quella su cui si fonda l'intera trama del film: se gli incubi del detective legati al condannato a tratti sorprendono, spaventano e risultano cariche di fascino, la parte in cui il serial killer ritorna dal mondo dei morti macellando vittime nella soffitta del detective risultano decisamente più forzate e meno interessanti. Resta comunque la soddisfazione di aver scoperto un film decisamente di basso livello che però mostra molto bene l'età che ha, offrendoci qualche spunto davvero interessante nonostante i pochi dollari spesi per realizzarlo.


Partecipano alla rassegna anche i seguenti blogger (link in continuo aggiornamento) e sotto trovate il banner con il calendario completo dell'evento:

11 Luglio - The Obsidian Mirror: Non si deve profanare il sonno dei morti
11 Luglio - Solaris: Possession

18 Luglio - Mari's Red Room: Creepshow
18 Luglio - Il Bollalmanacco di cinema: Dolls

25 Luglio - A Fish-Flavoured Apple: Jason X
25 Luglio - Combinazione Casuale: Christine, la macchina infernale

1 Agosto - In Central Perk: Candyman



Gli anni scorsi, sempre per la rassegna Notte Horror, ho recensito:

Notte Horror 2016: ... e tu vivrai nel terrore! L'Aldilà
Notte Horror 2015: Cujo
Notte Horror 2014: Mimic
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