martedì 31 gennaio 2017

BACK IN 2016: Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali di Tim Burton (2016), Divines di Uda Benyamina (2016)

Oggi, per la rubrica in cui parlo dei film o delle serie TV viste nel 2016, ma di cui non ho avuto modo di scrivere la recensione, si fa una recensione doppia che altrimenti non finisco più! In realtà l'espediente è utilizzato anche per il fatto che entrambi i film, pur con i loro pregi e i loro difetti, non mi hanno lasciato poi molto da dire e scriverne una recensione completa sarebbe stato difficile. Ma siccome la mia regola è che tutto ciò che vedo debba passare su questo blog, un qualcosa da dire sono comunque riuscito a trovarlo ed ecco le recensioni brevi di "Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali" e di "Divines", passato sui miei schermi grazie a Netflix.


Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali

USA 2016
Titolo Originale: Miss Peregrine's Home for Peculiar Children
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: Jane Goldman
Cast: Eva Green, Asa Butterfield, Ella Purnell, Samuel L. Jackson, Judi Dench, Terence Stamp, Rupert Everett, Allison Janney, Chris O'Dowd, Kim Dickens, Finlay MacMillan, Lauren McCrostieDurata: 127 minuti
Genere: Avventura, Fantasy


Negli ultimi tempi Tim Burton, che negli anni passati avevo apprezzato enormemente grazie a lavori come "Edward mani di forbice" o il suo per nulla burtoniano "Big Fish2, ma anche grazie al più recente "Big Eyes", ha un po' smesso di fare il Tim Burton. Pur venendogli affidati dei film che potrebbero metterlo nelle condizioni migliori per lavorare al meglio grazie alle atmosfere dark ed inquietanti, sembra non riuscire più a far vedere la sua verve. "Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali", tratto da una serie di romanzi davvero inquietanti, sarebbe potuta essere l'occasione per rinascere definitivamente, occasione che invece viene abbastanza sprecata da un film senza particolari punti di forza, ma senza nemmeno dei grossi punti di debolezza. Per quanto l'idea dei loop temporali che sta alla base del film mi sia sempre interessata e per quanto i personaggi siano - almeno quelli del romanzo - davvero interessanti, alla fine "Miss Peregrine" risulta essere un film piuttosto anonimo, in cui nemmeno la sempre ottima Eva Green, cui fa da contraltare uno dei cattivi più ridicoli di sempre interpretato da Samuel L. Jackson, riesce a risollevare la vicenda e a renderla un po' più interessante, quanto meno da farsi ricordare.

Voto: 5,5


Divines

Francia, Qatar 2016
Titolo Originale: Divines
Regia: Uda Benyamina
Sceneggiatura: Romain Compingt, Uda Benyamina, Malik RumeauCast: Oulaya Amamra, Déborah Lukumuena, Kévin Mischel, Jisca Kalvanda, Yasin Houicha, Majdouline Idrissi, Mounir Margoum, Farid Larbi
Durata: 105 minuti
Genere: Drammatico


"Divines", presentato all'ultimo Festival di Cannes e per il quale la regista Uda Benyamina ha vinto il premio Camera d'Or, ci racconta la storia di Dounia, che vive in una parte di Parigi particolarmente povera con sua madre e che passa buona parte delle sue giornate con l'amica Maimouna, iniziando presto a lavorare per un'importante spacciatrice della zona che deve recuperare dei soldi rubati da un suo ex fidanzato. "Divines" è un film crudo e con poca speranza, con il quale la regista si propone di criticare il modo in cui la gente che abita nei banlieu parigini e nelle baraccopoli sia stata in qualche modo abbandonata a se stessa, senza una possibilità di uscire da una vita che sembra quasi destinata a finire su una cattiva strada. Sia per temi importanti trattati, sia per il modo in cui è girato, "Divines" risulta essere un buon film, sicuramente importante a livello di contenuti e in grado di smuovere qualcosa nello spettatore, senza essere però eccessivamente emozionante.

Voto: 7-

lunedì 30 gennaio 2017

Remember di Atom Egoyan (2015)

Canada 2015
Titolo Originale: Remember
Regia: Atom Egoyan
Sceneggiatura: Benjamin August
Cast: Christopher Plummer, Bruno Ganz, Jürgen Prochnow, Heinz Lieven, Henry Czerny, Dean Norris, Martin Landau, Kim Roberts, Sofia Wells, Janet Porter, Peter DaCunha, Amanda Smith, Stefani Kimber, Jane Spidell, Amy Wainberg
Durata: 95 minuti
Genere: Thriller, Drammatico


Dopo un ciclo di proiezioni in cui purtroppo avevo già visto e recensito su questo blog tutti i film in programma, riprende l'esperienza del Cineforum a Vimodrone con un ciclo in cui, per fortuna del mio blog e mia, buona parte del film non li ho mai visti. Essendo poi la prima proiezione proprio lo scorso Venerdì 27 Gennaio, il giorno della Memoria, si è deciso di proiettare un film che fosse a tema con la giornata e la scelta è ricaduta su "Remember", film del regista armeno Atom Egoyan, scelto anche dalle insegnanti delle scuole medie del paese per essere proiettato in orario scolastico ai ragazzi. Il regista, non proprio conosciutissimo al grande pubblico se non per film abbastanza trascurabili come "Chloe - Tra seduzione e inganno" e "Devil's Knot - Fino a prova contraria", ha presentato il film alla 72° Mostra internazionale del Cinema di Venezia, ricevendo più che altro critiche positive, soprattutto grazie all'interpretazione offerta dall'attore protagonista, Christopher Plummer.
Come forse saprete, non amo particolarmente i film che parlano della Shoah, sicuramente un tema importantissimo per quel che riguarda la storia del ventesimo secolo, ma altrettanto angoscioso e devastante, per il quale spesso evito di vedermi, ogni anno, film che parlano del tema. Nell'ultimo periodo però, oltre ai film che escono nei cinema appositamente per questo giorno e che trattano il tema nella solita maniera, narrandoci la storia di qualche personaggio all'interno dei campi di sterminio, si sta iniziando a trattare la storia in una maniera diversa, che io gradisco sicuramente di più. Una maniera che spesso e volentieri si concentra sulla vendetta da parte di qualche sopravvissuto o sulla caccia a nazisti che si sono nascosti sotto false identità, il più delle volte assumendo quelle di prigionieri uccisi, per scampare alla legge e ai processi. Sono ormai pochi sia i sopravvissuti ai campi di sterminio, sia i nazisti ancora in vita, per questo "Remember" appare quasi come una pellicola inverosimile, eppure ha una sua potenza narrativa particolarmente spiccata.
La pellicola ci racconta la storia di Zev, un anziano ebreo affetto da demenza senile che, convinto da un amico che vive nel suo stesso ospizio, ma impossibilitato a muoversi, si mette sulle tracce del responsabile delle uccisioni delle loro famiglie, che ora vive in America sotto il falso nome di Rudy Kurlander. Da una parte il film lo si può catalogare come thriller, soprattutto per quel che riguarda la caccia da parte di Zev verso le quattro persone con quel nome negli Stati Uniti, dall'altra riesce in maniera convincente a narrarci il tema della sofferenza vissuta dalle vittime della Shoah senza essere eccessivamente didascalico e soprattutto narrandocela in un modo totalmente diverso. Forse "Remember" si può considerare il primo film - o almeno il primo film che ho visto - che parla della Shoah soprattutto dal punto di vista della memoria, la stessa che a Zev manca a causa della sua malattia e la stessa che diventa veramente importante nel finale che ribalta in maniera decisiva la situazione.
Non siamo però di certo davanti ad un film perfetto, ma sicuramente davanti ad un buon film con qualche difetto qua e là: appare abbastanza scontato lo svolgimento nella parte centrale della vicenda, d'altronde era chiaro fin dall'inizio che nella sua ricerca Zev si sarebbe scontrato prima con le tre persone sbagliate e poi, alla fine, con quella giusta - molto molto classico lo svolgimento da questo punto di vista -, così come alcuni passaggi mi sono sembrati abbastanza sbrigativi. Interessante però la decisione del regista di girare il film con una telecamera che seguisse il protagonista come se ci fosse uno spettatore che seguisse la sua vicenda, così come il passaggio in cui Zev incontra il terzo Kurlander, una scena in cui tra cani che abbaiano, sirene che suonano continuamente e bombe che esplodono sullo sfondo, si riesce quasi a respirare, pur non avendolo mai vissuto, il periodo tragico della Seconda Guerra Mondiale.

Voto: 7

venerdì 27 gennaio 2017

The OA - Stagione 1

The OA
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Brit Marling, Zal Batmanglij
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Brit Marling, Emory Cohen, Scott Wilson, Phyllis Smith, Alice Krige, Patrick Gibson, Brendan Meyer, Brandon Perea, Ian Alexander, Jason Isaacs
Genere: Drammatico, Fantascienza


Nel periodo delle classifiche di fine anno, proprio mentre sceglievo chi mettere in prima posizione tra la splendida "The Young Pope" e l'altrettanto splendida produzione di Netflix "Stranger Things", io, leggendo le classifiche degli altri, mi mangiavo un po' le mani: molti infatti erano quei blogger che citavano come meritevole, se non qualcosa di più, la prima stagione di "The OA", anch'essa disponibile interamente su Netflix, mentre io, per via della mancanza di tempo nelle ultime due settimane dello scorso anno, sono riuscito a recuperarla solamente all'inizio di quest'anno. Il fatto che poi, nonostante le altissime posizioni nelle classifiche, la serie fosse ancora poco recensita sulla blogosfera - probabilmente anche a loro mancava il tempo per scrivere una recensione - non faceva che aumentare la mia curiosità, verso un lavoro scritto e prodotto da un'attrice che stimo in maniera clamorosa come Brit Marling, già autrice del gioiellino "Another Earth" assieme al regista Mike Cahill, che qui si trova a lavorare con Zal Batmanglij.
Purtroppo la recensione che vi accingete a leggere non sarà per nulla esaustiva: sì, lo so che "The OA" è ormai diventato un mezzo fenomeno e moltissimi lo hanno già visti, ma io, che cerco sempre di fare il minor numero di spoiler possibili sulle serie e sui film che guardo, voglio comunque anticipare il meno possibile su questa serie per la quale, in fin dei conti, mi tocca in tutto e per tutto concordare con coloro che l'hanno definita un vero e proprio gioiello splendente. E lo è sin dal primo episodio, che ci butta dentro ad una vicenda - il ritorno di una ragazza dalla sua famiglia dopo sette anni dalla sua scomparsa e misteriosamente guarita dalla sua cecità - che viene, nei primi cinquanta minuti di questa serie, sviluppata con una certa normalità, quasi a ricordarmi il film "Mommy" come struttura, un film normale fino ad una scena in particolare grazie alla quale poi decolla. Cinquanta minuti di normalità che vengono interrotti dalla sigla - a dieci minuti dalla fine dell'episodio - che rappresenta la svolta, l'inizio della storia, l'inizio della parte veramente interessante della serie.
In "The OA" infatti ci si concentra fondamentalmente su due cose: la prima è la storia di Prairie, raccontata ad altri cinque personaggi e che lo spettatore non può fare a meno di ascoltare con un certo interesse; la seconda invece è il recupero, da parte di Prairie, della sua normale vita, se mai ne dovesse aver avuta una. Un altro piccolo spoiler che faccio è che la serie parla di esperienze pre-morte in un modo del tutto diverso da come hanno tentato di fare molti film nella storia del cinema e già Brit Marling, nel già citato "Another Earth", ci aveva abituato a trattare nei suoi lavori temi che hanno a che fare con la fede, ma più strettamente con una filosofia riguardo alla vita per la quale sarebbe interessante sapere se l'attrice abbia o meno abbracciato una qualche fede religiosa, dato che con certi temi trattati è difficile immaginarsi altro da parte sua.
Ed è sia nella narrazione - con qualche buco qua e là piuttosto comprensibile - sia nel modo di mostrarci le immagini, che la serie vince inequivocabilmente. Ma la cosa più bella in assoluto, anche se per Netflix rilasciando tutti gli episodi in una volta è più facile, sta nel fatto di essere riuscita a creare additività, tanto da spingere lo spettatore - che quando scrivo su questo blog sono sempre e soltanto io - a voler alla fine di ogni episodio sapere sempre di più sulla vicenda, costringendolo a velocissime maratone in cui vince chi dorme di meno la notte. Ed alla fine di questa prima stagione, si vuole assolutamente sapere come la vicenda proseguirà nella seconda!

Voto: 9,5

giovedì 26 gennaio 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Questa settimana esce un sacco di roba. Ma proprio un sacco. E non è come al solito che è difficile trovare roba interessante in un sacco di roba, quanto più che altro difficile decidere cosa vedere al più presto in questo sacco di roba - anche se in realtà un'idea ben precisa già ce l'avrei -. Esclusi dunque i tre documentari, nove sono le uscite di questa settimana e, come al solito, verranno commentate su questo blog esclusivamente in base ai miei pregiudizi!


Your name di Makoto Shinkai

La prima uscita della settimana è un film d'animazione giapponese distribuito come evento speciale negli scorsi tre giorni. Lasciando perdere il trattamento vergognoso che viene fatto a questi lavori, che la maggior parte delle volte sono di altissima qualità, a me sto film ispira davvero tantissimo e sia la critica sia il pubblico giapponese lo hanno quasi unanimemente elogiato.

La mia aspettativa: 8/10


Doraemon Il film - Nobita e la nascita del Giappone di Shinnosuke Yakuwa

Altro film d'animazione giapponese che senza saper nè leggere nè scrivere... mi fa schifo solo a pensarci, dato che l'anime di Doraemon non sono mai riuscito a sopportarlo. Bambini, andate a vederlo, io di certo di soldi per finanziare sta cosa non ne dò.

La mia aspettativa: 0/10


Fallen di Scott Hicks

Pellicola young fantasy con protagonista un angelo caduto e tanto, tantissimo ammmmooore. Quel tipo di amore che piace tanto forse alle sedicenni, ma che di sicuro non potrà fare breccia nel mio cuore di pietra da cinico bastardo quale sono. Probabilmente potrei vederlo, per curiosità, però non ci punterei troppo.

La mia aspettativa: 4/10


Il viaggio di Fanny di Lola Doillon

Dato che domani è il Giorno della memoria, pare giusto che i cinema siano invasi anche da film sulla Shoah. Stavolta però tocca ad un film francese che potrebbe essere meno angoscioso del previsto. Per vederlo però, dovete andare al cinema o oggi o domani, altrimenti nisba!

La mia aspettativa: 5,5/10


La la Land di Damien Chazelle


Dopo aver sorpreso il mondo con l'ottimo "Whiplash", Damien Chazelle torna alla regia del film più discusso di questo periodo, capace di vincere sette Golden Globe su sette nomination. Che sia il film in grado di sbancare anche agli Oscar e anche in tutti i blog della blogosfera? Io dieci euro su di lui ce li punterei anche, ma le aspettative sono altissime e vanno anche soddisfatte!

La mia aspettativa: 9,5/10


Les Ogres di Léa Fehner

Film con una tramache appare molto autoriale, ma anche abbastanza strana da potermi dare qualche soddisfazione. Immagino non sarà particolarmente facile trovare qualche sala che lo proietti, però quando ne avrò l'occasione potrei anche vederlo.

La mia aspettativa: 6,5/10


Proprio lui? di John Hamburg

Commedia parental-sentimentale - esiste questo genere? - con protagonisti James Franco e Bryan Cranston, due attori che apprezzo sempre particolarmente. Sarà in grado di essere una commedia leggere che non si prende troppo sul serio o saremo costretti a vedere la solita solfa?

La mia aspettativa: 6/10


Riparare i viventi di Katell Quillévéré

Pellicola francese che solo a leggerne la trama emana pesantezza da tutti i pori. Non so se mai potrei vederlo, ma nel caso non approccerei con grandissima fiducia.

La mia aspettativa: 4,5/10


Split di M. Night Shyamalan

Ed ecco il nuovo film di Shambalaya Shyamalan, ovvero il re dei colpi di scena - alcuni alquanto forzati - nei film. Sarà ancora una volta il colpo di scena che sarà sicuramente presente in questo ultimo lavoro in grado di ribaltare il giudizio sulla pellicola, o questa volta il regista tirerà troppo la corda?

La mia aspettativa: 7/10

mercoledì 25 gennaio 2017

Silence di Martin Scorsese (2016)

Stati Uniti, Taiwan, Messico, Italia, Regno Unito, Giappone 2016
Titolo Originale: Silence
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Jay Cocks, Martin Scorsese
Cast: Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds, Shinya Tsukamoto, Yōsuke Kubozuka, Issei Ogata, Yoshi Oida, Nana Komatsu
Durata: 161 minuti
Genere: Storico, Drammatico


Finalmente il 2017, anche su questo blog, è realmente cominciato. Ci stiamo ancora portando avanti alcune recensioni da recuperare della scorsa annata e recensioni di film da recuperare della scorsa annata, ma visti soltanto nelle prime battute del 2017 - e che quindi potrebbero entrare in corsa per le eventuali classifiche di fine anno, per dire -, ma ora, finalmente, è tempo di parlare, per la prima volta quest'anno, di una pellicola uscita nelle sale proprio nel 2017 e per la quale nutrivo una certa aspettativa, fondamentalmente per due motivi, legati al tanto parlare che se ne fa: il primo è la regia di Martin Scorsese, regista che stimo immensamente e del quale, "Hugo Cabret" a parte, apprezzo particolarmente tutti i lavori; il secondo è la presenza come protagonista di Andrew Garfield, che paradossalmente rischia di uscire dalla corsa all'Oscar come miglior attore protagonista per via della sua partecipazione a due film per cui sarebbe considerato candidabile, ovvero questo e "La battaglia di Hacksaw Ridge". A parte le mie invettive contro la vecchia che avevo seduta di fianco al cinema, che del significato italiano del titolo del film non penso avesse capito granchè, posso dire, salvo qualche piccolo difettuccio, di aver abbastanza apprezzato questa pellicola, confermandomi la stima verso il regista e anche quella verso un Andrew Garfield veramente in forma.
Andando per ordine, "Silence" è tratto da un romanzo del giapponese Shūsaku Endō intitolato "Silenzio" - manco a dirlo - che narra del cosiddetto periodo Tokugawa, ovvero quel periodo della storia giapponese in cui alla guida dell'impero vi era la famiglia Tokugawa, periodo in cui il Giappone veniva spesso e volentieri visitato da preti cattolici in missione di fede e durante il quale forti furono le persecuzioni e le torture da parte di un apposito tribunale dell'inquisizione sia contro i preti missionari sia contro gli stessi giapponesi cattolici - chiamati Kirishtan -, i quali vivevano nascosti nei propri villaggi per paura che la loro vera fede fosse scoperta. Sicuramente un tema non semplice e di un grande peso culturale, così come a detta di chi ha letto il romanzo dovrebbe essere anche la versione scritta, che nonostante la sua brevità - tant'è che quando alla Feltrinelli ho visto il romanzo mi sono chiesto come Scorsese avesse fatto a tirarne fuori un film di quasi tre ore - sembra essere pregna di contenuti e di riflessioni.
"Silence" ci mette subito di fronte ai due protagonisti, Padre Sebastião Rodrigues e Padre Francisco Garupe, interpretati rispettivamente da Andrew Garfield e da Adam Driver, che si recano in Giappone per ritrovare Padre Cristóvão Ferreira, interpretato da Liam Neeson, di cui non si hanno più notizie da tempo e del quale si dice abbia abdicato dopo grandi torture e abbia abbracciato la fede buddhista. Con un'introduzione forse un po' pesante a livello visivo e di contenuti - tanti sono i monologhi interiori del protagonista in cui vengono citati passi del Vangelo o in cui si dedica alla preghiera silenziosa - il film ci mostra quella che era la situazione generale in un paese di natura chiuso verso le innovazioni portate dai visitatori esterni e che perseguita, per paura, tutti coloro che abbracciano la fede Cristiana, non tanto perseguitando gli stessi giapponesi, quanto più che altro cercando di eliminare la presenza di qualsiasi figura religiosa, sia a livello simbolico, sia per quel che riguarda figure di riferimento come i preti, dalla propria terra per preservarne i costumi e la cultura, fortemente radicata nell'animo di chi governa il paese.
Dopo una prima parte piuttosto faticosa e cruda, nella quale vediamo in tutta la sua crudezza una delle tante torture a cui venivano sottoposti i Kirishtan, assistiamo ad una seconda parte decisamente più avvincente, nella quale non mancano ovviamente i momenti riflessivi, ma nella quale anche sono presenti una serie di scene davvero memorabili a livello di contenuti: innanzitutto una delle scene che mi ha colpito maggiormente è quella in cui Padre Sebastião Rodrigues vede, da una sua immagine riflessa in un ruscello, comparire l'immagine di Cristo poco prima di essere consegnato agli inquisitori dall'infido Kichijiro - altro personaggio veramente interessante interpretato da Yōsuke Kubozuka -, scena nella quale ancora non ho capito se il protagonista si fosse identificato con Cristo e abbia capito in anticipo il tradimento o se fosse sorpreso dalla cosa. Un'altra scena veramente potente a livello di contenuti è il dialogo tra Rodrigues e un Ferreira che ormai ha abiurato da tempo e vede impossibile instillare in un popolo così chiuso, paragonato ad una palude, una cultura così diversa come quella cristiana.
Insomma, "Silence" avrà pure confermato tutta la mia stima in Martin Scorsese, anche se forse si potrebbe trattare di uno Scorsese che mi ha preso sicuramente di meno rispetto ad altri lavori più movimentati, ma anche dai contenuti profondamente diversi. In un film in cui le immagini spettacolari del Giappone e i monologhi interiori la fanno da padrone, spiccano in maniera più che positiva le interpretazioni di Andrew Garfield, giustamente elogiato dalla critica per il suo personaggio che risulta, in maniera quasi contraddittoria, al contempo fragile e sicuro della sua fede e legato molto alle persone che lo circondano, sia l'interpretazione di Adam Driver, sicuramente molto più legato, soprattutto nelle prime battute della pellicola, alla sua fede piuttosto che agli uomini che lo circondano.

Voto: 8

martedì 24 gennaio 2017

The Birth of a Nation - Il risveglio di un popolo di Nate Parker (2016)

USA 2016
Titolo Originale: The Birth of a Nation
Regia: Nate Parker
Sceneggiatura: Nate Parker
Cast: Nate Parker, Armie Hammer, Mark Boone Junior, Aja Naomi King, Colman Domingo, Aunjanue Ellis, Dwight Henry, Esther Scott, Jason Stuart, Roger Guenveur Smith, Gabrielle Union, Penelope Ann Miller, Jackie Earle Haley
Durata: 119 minuti
Genere: Drammatico


Dopo tre anni dall'uscita di "12 anni schiavo", nei cinema di tutto il mondo si torna a parlare di schiavitù, con l'esordio del regista Nate Parker - acclamatissimo all'ultimo Sundance Film Festival, il più famoso festival cinematografico per i film a produzione indipendente - e con il film "The Birth of a Nation". Subito dopo la presentazione il film era dato come papabile all'Oscar come miglior film, ma le sue quotazioni sono scese inesorabilmente con il passare delle settimane, complice l'accusa di stupro subita dal regista uscita proprio nel periodo di massima influenza del suo film. Io, d'altro canto, quando guardo un film cerco sempre di dimenticarmi di chi è o di cosa sia accusato il regista o i suoi protagonisti e cerco sempre di valutare quello che è il suo valore artistico - per quel che ne sono in grado -, altrimenti, tanto per fare un esempio, mi sarebbe molto difficile considerare grandi film i lavori di Lars Von Trier che spesso ha esternato idee molto vicine a quelle del nazismo. Per questo mi sono avvicinato al film completamente scevro da ogni pregiudizio e con l'intento di godere di un lavoro che, come riconosciuto da molti, fosse artisticamente valido a prescindere dalle accuse subite dal regista, che si sa, spesso e volentieri influenzano soprattutto quelli che sono i gotha del cinema mondiale più che il pubblico in sè.
"The Birth of a Nation" vuole essere una pellicola provocatoria: il titolo d'altronde parla chiaro, soprattutto se, andandosi un po' ad informare, si viene a sapere che è lo stesso titolo dato ad un film muto del 1915 che, al contrario di questo, era un film che spudoratamente glorificava il Ku Klux Klan. Qui però si parla di schiavismo e il film in questione si vuole contrapporre, soprattutto per quanto riguarda le tematiche trattate, a quelli che erano i messaggi mandati dal suo omonimo del 1915, innanzitutto raccontandoci quella che era la situazione degli schiavi: cose sicuramente già viste, anche in "12 anni schiavo", ma che alla fine ottengono più o meno sempre lo stesso effetto, ovvero quello di dare un po' fastidio al pubblico che guarda. La mercificazione delle persone, viste come bestie o come animali da addestrare, un chiaro esempio è il protagonista Nat Turner, interpretato dallo stesso Nate Parker, cui viene insegnato a leggere e a studiare la Bibbia per diventare un predicatore per i suoi compagni di schiavitù.
Solitamente, quando in un film si contrappongono due componenti, una riflessiva e dialogata e l'altra con un po' più di azione, preferisco quella dialogata. "The Birth of a Nation" è un po' l'eccezione che conferma la regola, dato che è il momento storico che vuole narrare il film, ovvero quello della ribellione del 1831 per la liberazione degli schiavi in Virginia, che il film assume un diverso gusto rispetto ad una parte iniziale forse eccessivamente verbosa e a tratti anche un po' lenta. E' infatti quando il film dà libero sfogo alla violenza ella rivolta che il film riesce a dare il meglio di sè, rivelandosi in tutta la sua potenza narrativa e parlandoci di un popolo, quello afflitto dalla schiavitù, riuscito a liberarsi solo dopo enormi lotte e dopo essersi lasciato alle spalle tante morti.
Un cambio di registro nella seconda parte che si vede molto bene anche per quel che riguarda lo stile registico di Nate Parker, che nella prima parte non è certo miracoloso, mentre nella seconda parte utilizza delle inquadrature interessantissime, utilizzando in maniera efficace anche i vari rallenty che solitamente non mi impressionano più di tanto. Nonostante tutto, non ritengo "The Birth of a Nation" il miracolo cinematografico del 2016, quanto più che altro un buon film con dei messaggi netti e decisi e con una narrazione potente ed efficace: giusta è stata l'ottima accoglienza all'ultimo Sundance Film Festival, così come ingiusto mi pare il boicottaggio della critica americana dopo le accuse - tra l'altro vecchie di ben diciassette anni - al regista.

Voto: 7

lunedì 23 gennaio 2017

NICOLAS CAGE DAY - Drive Angry di Patrick Lussier (2011)

USA 2011
Titolo Originale: Drive Angry
Regia: Patrick Lussier
Sceneggiatura: Todd Farmer, Patrick Lussier
Cast: Nicolas Cage, Amber Heard, William Fichtner, Billy Burke, David Morse, Todd Farmer, Christa Campbell, Charlotte Ross, Pruitt Taylor Vince
Durata: 100 minuti
Genere: Azione


Quando la cricca di blogger ci si mette, le soddisfazioni sono sempre enormi. Si parla di grande cinema, di horror, di film d'autore e tante sono state le giornate a tema organizzate in questi anni. Questa volta però no: si ritorna all'origine, al day in cui tutto è cominciato un paio di anni fa - al quale io non partecipai perchè non ero ancora entrato nel tunnel -, con la rassegna dedicata ai film con Nicolas Cage - che da ora in poi verrà chiamato, come è giusto che sia, Nicola Gabbia -, rassegna che doveva essere svolta nel giorno del suo compleanno, che cade il 7 Gennaio, ma che per varie contingenze è stata spostata ad oggi, ma tant'è dato che per celebrare il piccolo cinema del buon Nicola c'è sempre tempo. Tra i tanti film a mia disposizione ho deciso di vederne uno in cui lui non fosse l'attrazione principale - perdonatemi, ma faccio davvero fatica a reggere la sua faccia -, ma in cui fosse affiancato da una bella attrice quale è Amber Heard e nel quale ci fossero tutte o quasi quelle caratteristiche che contraddistinguono i film dell'ultimo periodo a cui partecipa il nostro attore: una trama sconclusionata e casuale, tamarrate a non finire e basta, null'altro.
In "Drive Angry" vediamo subito il nostro Nicola Gabbia, che qui interpreta un certo John Milton, che sta cercando un certo Jonah King, colpevole di aver ucciso sua figlia. La cosa che fin dall'inizio, quasi inspiegabilmente, viene data per scontata senza un minimo accenno alla cosa, è il fatto che il buon John Milton non sia una persona normale, ma un ex criminale tornato dall'inferno per vendicarsi. Prima che ci venga data la spiegazione chiave del film, della quale ai fini della storia se ne potrebbe tranquillamente fare a meno dato che se John Milton fosse stato una persona normale non sarebbe cambiato nulla nella storia, conosciamo il Contabile, interpretato da "Fronte-Alta-Più-Di-Nicola-Gabbia" William Fitchner - che l'unico ruolo buono che gli ho visto interpretare è quello del detective Mahone in "Prison Break" -, ma soprattutto conosciamo Piper, interpretata da Amber Heard che con la sua incommensurabile bellezza fa luce su un film talmente buio di cui innanzitutto è difficile parlare e di cui, in secondo luogo si possono ricordare, per l'eccessivo tasso di trash, solamente due cose.
La prima è il parrucchino biondo di Nicola Gabbia: ora io dico, ma chi glielo ha fatto fare di farsi quella tinta così ridicola? Era per il personaggio? O era forse una specie di crisi di mezza età nel periodo in cui ha girato il film che lo ha portato a farsi i capelli da superggggiovane in modo che anche le nuove generazioni potessero ricordarlo? Questo non lo possiamo sapere, ma ancora non è venuto il bello, ovvero la scena più trash della storia del cinema, che la saga di "Sharknado" gli fa un baffo, degna di un soft porno con tinte action di bassissima lega, ovvero la scena in cui il buon Nicola Gabbia fa sesso con una donna mentre è coinvolto in una sparatoria contro i suoi nemici. Una scena talmente difficile da spiegare e da capire leggendola che ho deciso di regalarvi un video qui sotto - di pessima qualità, come il film insomma -. Ma prima del video, capacitatevi del voto che darò a sto film...

Voto: 3



Partecipano al Nicolas Cage Day anche i seguenti blog:

Il Bollalmanacco
Director's Cult
Pietro Saba's World
In Central Perk
White Russian
Una mela al gusto pesce
Cooking Movies

venerdì 20 gennaio 2017

BACK IN 2016: Shameless US - Stagione 7

Shameless US
(serie TV, stagione 7)
Episodi: 12
Creatore: Paul Abbott
Rete Americana: Showtime
Rete Italiana: Premium Stories
Cast: William H. Macy, Emmy Rossum, Jeremy Allen White, Cameron Monaghan, Emma Kenney, Ethan Cutkosky, Shanola Hampton, Steve Howey, Emily Bergl, Isidora Goreshter
Genere: Drammatico


Tra le tante sfighe nel mondo dello spettacolo che noi fan abbiamo subito - oltre alle tante morti abbiamo avuto qualche cancellazione di serie TV inaspettata - qualcosa di buono forse c'è stato: la rete americana Showtime ci ha regalato ben due stagioni di "Shameless" in una sola annata, una è stata quella canonica andata in onda tra Gennaio ed Aprile, la sesta, mentre l'alta è andata in onda tra Ottobre e Dicembre. Insomma: due stagioni in cui vedo Emmy Rossum e le sue tette e poi anche tutti gli altri protagonisti della serie, che nonostante spesso e volentieri si appoggi su situazioni piuttosto assurde ed improbabili e dopo ben sette stagioni senta un pochino di stanchezza a livello creativo, continua ad intrattenere a meraviglia a differenza di come fanno moltissime altre serie che durano tanti anni ma poi si perdono allungando eccessivamente il brodo e perdendo man mano spettatori - sì, "The Walking Dead", nonostante stia continuando a seguirti mi sto riferendo proprio a te.
Dopo una sesta stagione che aveva deluso molti, ma che a me aveva pienamente soddisfatto, riusciamo a vedere una settima stagione che torna ad avere una certa solidità soprattutto per quel che riguarda la costruzione delle diverse vicende di cui è protagonista la famiglia Gallagher, vicende che vedono in linea di massima quasi tutti i personaggi cambiare quella che era la loro condizione precedente. Se infatti in questa stagione il buon Frank resta per lungo tempo in disparte, ripudiato dalla sua famiglia per l'ennesima volta e intento a costruirne una nuova finta - ecco forse questo espediente narrativo non mi ha impressionato più di tanto, anche se la cosa mi ha divertito, più che altro - sono interessantissimi i vari risvolti assunti dalla storia di Fiona, finalmente decisa a riprendere in mano la sua vita acquistando la lavanderia, affare che non convincerà mai in fondo i suoi fratelli e che alla fine non finirà proprio benissimo, però è pur sempre qualcosa. Vediamo anche Lip alle prese con la sua ricaduta nell'alcolismo e lo vediamo sempre più sprofondare verso il baratro e verso lo stesso destino toccato a suo padre, uomo intelligente, ma completamente bruciatosi dopo l'abbandono da parte di Monica - che tornerà alla fine della stagione, tra l'altro -. Interessante anche la storia di Ian, mentre mi è dispiaciuto parecchio l'abbandono a metà stagione da parte di Carl in favore dell'iscrizione all'accademia militare, lo stesso personaggio che tra l'altro era risultato a mani basse il migliore della precedente stagione. Unico vero neo di questa settima stagione - a parte la solita odiosissima Debbie - è stato il triangolo tra Veronica, Kev e Svetlana: un triangolo che avrebbe potuto tranquillamente funzionare in un tempo breve a livello di episodi e che all'inizio era anche divertentissimo, ma che alla lunga mi ha abbastanza stufato e per il quale sono abbastanza contento si sia arrivati ad una specie di conclusione.
E' dunque assodato come "Shameless" sia una serie in grado di rimanere valida nonostante il passare delle stagioni: qualche momento di stanca appare quasi fisiologico, ma avercene di momenti di stanca così tanto in grado di catturare ed emozionare gli spettatori. Alla fine il grande merito della serie, che poi è anche il motivo per cui ottiene così tanto successo, è quello di affrontare grandi temi di attualità in maniera del tutto anticonvenzionale, riuscendo a scatenare nello spettatore una certa alternanza di emozioni, che passano da un momento all'altro dalla risata amara alla tristezza più assoluta.

Voto: 7,5

giovedì 19 gennaio 2017

WEEKEND AL CINEMA!\

Cominciamo a riprenderci dalle sbornie festive e i cinema cominciano ad ubriacarci di uscite cinematografiche: non è infatti una novità che a poco più di un mese dalla notte degli Oscar inizi a uscire il mondo, cinematograficamente parlando, e questo mondo lo si vorrebbe vedere tutto - anche se come al solito, il mio obiettivo, sarà vedere tutti i candidati a miglior film e poi il più possibile per quanto riguarda le altre categorie -. Sono ben otto i film in uscita questa settimana e, come ogni Giovedì, verranno commentati con i miei inesorabili pregiudizi!


Arrival di Denis Villeneuve


Si parte subito con il possibile crack della settimana: il film di fantascienza di Denis Villeneuve - e già questo dovrebbe bastare - che già dal trailer promette faville e che ci mostra anche qualcosina che potrebbe vagamente - e quando leggete "vagamente" leggete "è talmente ovvio che sia così" - ricordare "2001: Odissea nello spazio". Il cast è di primissimo livello, il tema trattato, soprattutto se si concentrerà più sulla parte umana che su quella di azione, potrebbe piacermi alla grandissima. Insomma, questo è il film da vedere questa settimana!

La mia aspettativa: 9/10


Dopo l'amore di Joachim Lafosse

Pellicola francese sulla vita da separati in casa che potrebbe rivelarsi più interessante di quello che le trame stringate trovate su internet potrebbero far pensare. Comingsoon sta facendo una buona pubblicità a questo film, ma io ancora non sono del tutto convinto se dargli, in un futuro, una possibilità o meno.

La mia aspettativa: 5,5/10


Il mondo magico di Raffaele Schettino

Pellicola italiana che spazia tra tematiche relative alla Seconda Guerra Mondiale e l'amore tra due giovani, buttandosi anche su qualche elemento di occultismo. Insomma, quello che potrebbe sembrare il classico minestrone di tantissime cose che alla fine portano a poco a livello cinematografico.

La mia aspettativa: 4/10


Il ragno rosso di Marcin Koszalka

Film polacco del 2015 che arriva nelle nostre sale - e qualcosa mi dice che saranno pochissime - solamente oggi. Insomma, i miei pregiudizi sul cinema polacco e sulla sua lentezza - non che sia sempre un male, però con il cinema polacco fatico sempre a reggerla - non penso mi possano spingere in una di quelle due o tre sale che trasmetteranno questo film.

La mia aspettativa: 5/10


L'ora legale di salvatore Ficarra, Valentino Picone

Andrò contro a molti cinefili della blogosfera, ma a me Ficarra e Picone stanno abbastanza simpatici, presi come comici. Però i loro film non mi sono mai particolarmente piaciuti, anche se questo, dai trailer visti al cinema, potrebbe forse rivelarsi un po' più divertente del solito. Insomma, per una visione disimpegnata in un momento difficile potrebbe anche starci!

La mia aspettativa: 5,5


Nebbia in Agosto di Kai Wessel

Altra pellicola sulla Seconda Guerra Mondiale o forse più nello specifico dedicata alle vittime dei campi di concentramento. Una pellicola che però molto probabilmente non si concentrerà sugli ebrei come si è soliti fare, ma sulle altre categorie di persone legate a questa tragedia. Sarà sicuramente un film importante e interessante, solo una visione potrebbe dirci se si tratterà anche di un film bello o meno.

La mia aspettativa: 6/10


Qua la zampa di Lasse Hallström

Solito film buonista sul rapporto tra uomo e cane che tanto odio e con, per di più, la voce in italiano del re del buonismo Gerry scotti per il cane protagonista della vicenda. Già so che me ne terrò alla larghissima!

La mia aspettativa: 1/10


xXx: Il ritorno di Xander Cage di D. J. Caruso

Il primo "xXx" - non mi riferisco ai film che ho trovato all'epoca su eMule prima di riuscire a scaricarlo, ma a quello vero -, con mia immensa vergogna, mi era abbastanza piaciuto e ancora oggi, quando mi capita di trovarlo in giro, lo guardo con un certo perverso piacere. Il secondo invece non l'ho nemmeno mai visto. Questo terzo capitolo, a quindici anni dal primo, potrebbe essere una delle visioni più guilty pleasure di questo inizio di annata. E se poi a fare la "Xander-Girl" non c'è più Asia Argento, ma la magnificente Nina Dobrev tutto cambia per il meglio!

La mia aspettativa: 6

mercoledì 18 gennaio 2017

BACK IN 2016: Fuga da Reuma Park di Aldo, Giovanni (2016)

Italia 2016
Titolo Originale: Fuga da Reuma Park
Regia: Aldo, Giovanni
Sceneggiatura: Aldo, Giovanni e Giacomo, Morgan Bertacca, Valerio Bariletti
Cast: Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Silvana Fallisi, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Giorgio Centamore
Durata: 90 minuti
Genere: Commedia


Mi dispiace molto dedicare una recensione così breve con tanto di stroncatura per un film di e con Aldo, Giovanni e Giacomo, trio comico che tra la fine degli anni novanta e l'inizio dei duemila ha inanellato dei film davvero interessanti, raggiungendo il culmine artistico con "Chiedimi se sono felice". La ricetta perfetta della loro comicità nei film? Interpretare delle persone normali, il più delle volte degli amici che fanno cose normali e che, guardandoli sullo schermo con le loro battute e frecciatine fanno ridere e molto. Poi non si sa bene come, il trio ha iniziato a fondare i propri film sui personaggi dei loro vecchi sketch. Personaggi che, nella brevità dello sketch funzionavano bene - tant'è che anche "Anplagghed", spettacolo fatto quando il trio veniva considerato cinematograficamente in crisi, con i suoi sketch fa abbastanza ridere - ma che nel lungometraggio lasciano un po' il tempo che trovano.
"Fuga da Reuma Park" è il film che il trio comico in piena crisi ha voluto realizzare in occasione del venticinquesimo anno di carriera: i personaggi di questo film sono i loro famosi anziani, che, rinchiusi in un ospizio camuffato da parco divertimenti, cercano di fuggire per ritrovare la propria libertà, riunendosi anche come trio ormai dato per morto. Nel mezzo della loro fuga, incontriamo i personaggi che li hanno resi famosi, tutti o quasi, che sono una specie di attrazione del parco-ospizio e, ogni tanto, il film si prende dei momenti di pausa per farci vedere degli sketch tratti dall'ultimo spettacolo del trio, sempre quello in occasione dei venticinque anni, con sketch vecchi, ma reinterpretati mi pare nella primavera del 2016. Tristemente dico che il film, che già dal trailer non prometteva nulla di buono, risulta un'accozzaglia di scene dalla comicità tirata per i capelli e soprattutto eccessivamente infantile, insomma non l comicità fresca, genuina e spontanea dei primi tempi, comicità che ormai se ne è andata e chissà se mai tornerà da parte del trio. Mi sembra dunque inutile infierire ulteriormente, ma questo film, oltre a non farmi ridere praticamente per nulla, se non nei momenti in cui vengono fatti vedere gli spezzoni dei vecchi sketch, mi ha messo una grandissima tristezza.

Voto: 1

martedì 17 gennaio 2017

Florence di Stephen Frears (2016)

Regno Unito, Francia 2016
Titolo Originale: Florence Foster Jenkins
Regia: Stephen Frears
Sceneggiatura: Nicholas Martin
Cast: Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg, Rebecca Ferguson, Nina Arianda, John Kavanagh, David Haig, Bríd Brennan, Stanley Townsend, Allan Corduner, Christian McKay, David Mills, John Sessions, Pat Starr, Nat Luurtsema, Aida Garifullina, Mark Arnold
Durata: 110 minuti
Genere: Commedia, Biografico


Mettete che una tizia stonata come una campana decida improvvisamente di mettersi a cantare. Insomma, lo facciamo tutti no? Magari in doccia, in auto con gli amici e magari pensiamo pure di essere i Freddie Mercury della propria generazione - l'esempio rock è voluto, perchè questo è il genere con cui mi cimento solitamente -, ma non abbiamo le basi per farlo, nè a livello vocale nè per quel che riguarda la capacità di riprodurre il suono della musica che stiamo ascoltando con la nostra voce. Eppure nella storia della musica c'è stato qualcuno, una certa Florence Foster Jenkins a cui è dedicato questo biopic, che sin da piccola ha creduto così tanto nella musica da iniziare a studiarla da sola, da essere diseredata dal padre per una passione che non condivideva e, una volta ottenuto il perdono dallo stesso e la sua eredità, da utilizzare il suo denaro per lezioni private di canto e per organizzare degli spettacoli in pubblico. Nonostante questa donna fosse stonata come una pecora, il suo amore per la musica - e anche un po' la sua senilità nell'ultimo periodo della sua vita - hanno contribuito a convincerla di essere brava, o quanto meno di provare a diventarlo.
La frase che la rese famosa, "La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato", incarna la sua filosofia, che noi vediamo bene in questo ultimo lavoro di Stephen Frears, con protagonista la stessa Meryl Streep che io, pur ritenendo una bravissima attrice, non sono mai riuscito a sopportare del tutto più che altro per quella sua capacità di guadagnarsi una nomination agli Oscar per qualsiasi cosa - ancora scandalosa fu quella per "Into the Woods" - e con coprotagonista un Hugh Grant che qui se la cava più che bene in un ruolo, quello dell'attore di teatro che mai ha sfondato e di compagno di Florence nonostante l'enorme differenza di età, se la cava più che bene. Entrambi si comportano molto bene in scena e si vede che forte è l'affiatamento, ma a sorprendermi in maniera più consistente è stata l'interpretazione di Simon Helberg - l'Howard Wolowitz della fortunatissima sit-com "The Big Bang Theory" - nei panni del pianista Cosmé McMoon, accompagnatore di Florence nei suoi spettacoli dagli anni venti fino alla sua morte.
"Florence" non è un film eccezionale, nè a livello registico, nè a livello di sceneggiatura, ma è in grado di giocare molto bene sui suoi personaggi, creando una situazione che allo spettatore appare quasi grottesca ed irreale, ma si diventa subito consapevoli del fatto che è stato tutto vero. E il tono del film gioca molto su questo contrasto, risultando divertente, ma anche riuscendo a farci stare simpatici quasi tutti i personaggi, a partire da quella simpatica vecchietta stonata come una scimmia, ma la cui scarsa capacità di cantare non le ha mai impedito di fare la cosa che più amava in assoluto.

Voto: 7

lunedì 16 gennaio 2017

BACK IN 2016: Captain Fantastic di Matt Ross (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Captain Fantastic
Regia: Matt Ross
Sceneggiatura: Matt Ross
Cast: Viggo Mortensen, George MacKay, Samantha Isler, Annalise Basso, Nicholas Hamilton, Shree Crooks, Charlie Shotwell, Trin Miller, Steve Zahn, Kathryn Hahn, Frank Langella, Ann Dowd, Missi Pyle, Erin Moriarty
Durata: 118 minuti
Genere: Drammatico


Prendi un film che non ti ispira particolarmente al momento della sua uscita. Prendi anche che qualcuno, sia commentando sul tuo blog sia con le sue recensioni, ti convince che questo film merita di essere guardato e che anzi, sembrerebbe trattarsi proprio di un gran bel film. Fidati di queste persone e recati a guardarlo ed ecco che ti sentirai uno stupido. O meglio, grato a queste persone che avevano ragione, ma stupido perchè avresti rischiato di perderti un gioiellino della cinematografia del 2016, uno di quei film che quando li vedi ti senti bene e non tanto perchè siano dei mostri di tecnicismi - cose che a me, personalmente, fanno sentire benissimo - quanto più che altro perchè hanno un gran cuore. "Captain Fantastic" non c'entra nulla infatti con "Captain America", il supereroe di fumetti che non ho mai letto e di film che ho visto ma che ritengo da tempo i peggiori di tutto il Marvel's Cinematic Universe. "Captain Fantastic" parla di una famiglia, una famiglia molto atipica in cui il padre, Ben Cash interpretato da un ottimo Viggo Mortensen, è una persona normalissima che ha deciso di vivere la sua vita lontano da qualsiasi forma di civiltà, assieme ai suoi figli e a sua moglie. Quando la moglie di Ben, lontana dalla famiglia da mesi per curare un disturbo bipolare, si suicida, l'intera famiglia è costretta a tornare nella civiltà, per partecipare ad un funerale dal quale i suoceri vorrebbero tenerlo lontano.
Come si fa dunque a non affezionarsi subito ad un film come "Captain Fantastic", che ti mette davanti a tanta stranezza facendola vedere allo spettatore con estrema normalità, ma che soprattutto ti mette davanti ad una famiglia atipica, ma ben lontano dall'essere disastrata come ad esempio quella di "Shameless". Nella famiglia Cash tutti i membri sono educati al rispetto del prossimo, hanno una cultura di base elevatissima formata attraverso le letture assegnate dal padre ai propri figli, ma soprattutto si sentono a disagio in una società, quella americana, tanto legata alle cose materiali, al consumo e ad una religione in cui nessuno di loro crede. Ma la cosa veramente interessante è che tutti, sin da bambini, sono educati ad avere una propria opinione e ad esprimerla, mentre molto spesso accade che le prime opinioni che un essere umano forma rispecchino in qualche modo quelle dei propri genitori. "Captain Fantastic" nella sua prima parte critica in maniera nemmeno troppo velata l'uniformarsi a ciò che è ritenuto normale, mettendoti però davanti, in una seconda parte sorprendente, ad una interessante riflessione: abbiamo tutti un istinto che ci porta verso il voler vivere una vita "normale"? Questi figli, in qualche modo, vorranno distaccarsi da un genitore che li ha così tanto ben educati per seguire la propria strada e, facendo una scelta personale, uniformarsi agli altri?
Alla fine ciò che ci viene mostrato all'inizio, ovvero l'immagine di una famiglia che nella sua intrinseca anormalità sembrava armonica e perfetta - anche se già il suicidio della madre lasciava presagire qualcosa da questo punto di vista - si ribalta, facendo riflettere lo spettatore su quanto alla fine, non è sempre facile essere fedeli a delle regole imposte da qualcun altro da figli, così come non è facile - ma questo lo posso ancora solamente immaginare - da genitore, prendere coscienza del fatto che determinate regole, a un certo punto, non stiano più bene ai tuoi figli. Ed è proprio in questo suo aspetto quasi contraddittorio che "Captain Fantastic" risulta essere una visione illuminante e commovente, una visione da affrontare e da far affrontare a chiunque.

Voto: 8,5

venerdì 13 gennaio 2017

BACK IN 2016: The Exorcist - Stagione 1

The Exorcist
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Jeremy Slater
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: FOX
Cast: Alfonso Herrera, Ben Daniels, Hannah Kasulka, Brianne Howey, Kurt Egyiawan, Alan Ruck, Geena Davis
Genere: Horror


E' sempre particolarmente rischioso portare sul piccolo schermo una serie tratta da un film di culto. Ci ha provato il canale SyFy con "12 Monkeys" con scarsi risultati, ci hanno provato anche con "Minority Report" - anche se per me è ben lontano dall'essere un film di culto, anche se un buon film - e ancora più recentemente anche con "Limitless" riuscendo anche a creare qualcosa di carino, anche se alla lunga non si è rivelato particolarmente coinvolgente. Quando però viene realizzata una serie TV tratta dal film horror forse più famoso della storia del cinema, che se la gioca giusto con "Nosferatu - Il vampiro" e "Freaks" in quanto a notorietà - ma non in quanto a visioni, dato che sicuramente "L'esorcista" è l'horror più visto della storia, anche se non ho dei dati certi con cui confermare questa mia tesi -, il rischio è decisamente molto più alto: da una parte il pubblico magari affezionato al film si aspetta grandi cose, mentre dall'altra la serie in questione deve scontrarsi con un confronto praticamente inevitabile che rischia di essere piuttosto impietoso.
E' per questo motivo che i creatori di "The Exorcist" decidono di creare una nuova storia, basata sulla pellicola originale a metà tra il sequel - e per chi non l'ha vista questa mia affermazione potrebbe essere uno spoiler gigantesco, ma tant'è - e la storia a sè stante in grado di essere guardata anche da quella fetta di pubblico che con il capolavoro di William Friedkin non ha mai avuto a che fare. Anche se, a dirla tutta, il pubblico statunitense non ha certo premiato questa serie, bollandola sin dal primo episodio con bassi ascolti, forse anche frutto di una messa in onda il Venerdì sera che notoriamente, per quanto riguarda le TV generaliste americane, denota che la serie sta nascendo già mezza morta. Ciò rappresenta però un grande, grandissimo peccato, dato che la prima stagione di "The Exorcist" si dimostra solida e con un'identità propria sin dal primo episodio, tant'è che i confronti vengono subito meno, tanto si è consapevoli del fatto che, alla fine, questo non è "L'esorcista", ma qualcos'altro, che potrebbe risultare bello o meno, ma che dall'opera originale riesce a prendere tutte quelle cose che l'hanno resa grande, come ad esempio la scena finale dell'episodio pilota in cui Padre Tomàs Ortega si allontana dalla casa dei protagonisti con il motivo principale della colonna sonora del film.
Con tutta una serie di accorgimenti di questo tipo e grazie a degli attori emergenti che fanno la loro porca figura come Alfonso Herrera e Ben Daniels e le giovani Hannah Kasulka e Brianne Howey, che assieme ad una Geena Davis davvero in forma ad interpretare Angela Rance, la madre della ragazzina che verrà posseduta in questa serie, che la serie, pur con risultati che non fanno gridare al miracolo, si dimostra valida ed intrigante, avendomi catturato sin dal primo episodio. La prima stagione sarà pure una normale storia di possessioni demoniache, eppure vuole avere una sua identità, aggiungendo teorie complottistiche più grandi, che normalmente piacciono allo stesso grande pubblico che non ha premiato la prima stagione di questa serie in termini di ascolti. Pur avendo un'identità propria rispetto al film però "The Exorcist" risulta essere in grado di non snaturare l'opera originale da cui è tratto, ricalcandone in maniera piuttosto fedele le atmosfere altamente inquietanti tipiche del film di Friedkin.
Probabilmente il miracolo e la serie capolavoro non ci sono state, così come, e lo ripeto di nuovo, non c'è stato un particolare favore da parte del pubblico - che comunque, a dirla tutta, quei pochi in America che l'hanno guardata sembrano averla anche abbastanza apprezzata -, così come probabilmente non avverrà il miracolo del rinnovo per una seconda stagione che, a conti fatti, ci potrebbe stare così come, questa prima stagione, la si può comunque considerare conclusiva per quel che riguarda la storia principale. Insomma, una seconda stagione per "The Exorcist" la si potrebbe anche volere per vedere quali saranno gli sviluppi futuri della trama secondaria legata a questa prima stagione, ma se ne potrebbe anche fare a meno, dato che la storia principale la si potrebbe tranquillamente considerare conclusa.

Voto: 7+

giovedì 12 gennaio 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Il secondo weekend cinematografico del 2017 porta in sala solo tre film - sarebbero quattro, ma c'è un documentario che ignoro in questa rubrica -, ma c'è veramente da leccarsi i baffi, i gomiti e le orecchie per quanto queste uscite siano accompagnate da un hype clamoroso. Le aspettative sono altissime, ma vediamo quali sono questi tre film e commentiamoli, come al solito, in base ai miei pregiudizi!


Allied - Un'ombra nascosta di Robert Zemeckis

Brad Pitt, Marion Cotillard, Lizzy Caplan e Robert Zemeckis basteranno a rendere grande un film sul quale le mie aspettative sono abbastanza alte? Magari no, ma cosa ci costa andare a guardarlo per sperimentare la veridicità della cosa? D'altronde il cast è enorme e il regista mi è sempre piaciuto abbastanza, quindi tanto vale...

La mia aspettativa: 7,5/10

Silence di Martin Scorsese


I film di Martin Scorsese, da queste parti, sono sempre accolte con grandissimo interesse. Questo colossal ambientato in Giappone e con un Andrew Garfield in odore di nomination agli Oscar potrebbe essere uno dei film più belli di questo inizio 2017. In attesa che arrivino anche tutti gli altri pezzi forti in attesa della notte degli Oscar.

La mia aspettativa: 9/10


The Founder di John Lee Hancock

Dopo due film piuttosto seri passiamo a qualcosa di più leggero, anche se di più pesante per gli stomaci di milioni di persone in tutto il mondo. Il film sul fondatore di McDonald's potrebbe essere la giusta celebrazione di un personaggio cui spesso e volentieri ho dato i miei soldi per quel suo capolavoro di Crispy McBacon o per il Big Mac.

La mia aspettativa: 6/10

mercoledì 11 gennaio 2017

Passengers di Morten Tyldum (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Passengers
Regia: Morten Tyldum
Sceneggiatura: Jon Spaihts
Cast: Jennifer Lawrence, Chris Pratt, Michael Sheen, Laurence Fishburne, Andy Garcia
Durata: 116 minuti
Genere: Fantascienza, Sentimentale


Dal regista del bellissimo "The Imitation Game" - per il quale Morten Tyldum ha anche ricevuto una nomination all'Oscar come miglior regista, poi vinto da Iñarritu - arriva "Passengers", pellicola che dal trailer si presenta come un film di fantascienza piuttosto interessanti e che vede protagonisti della vicenda due attori per cui nutro una profonda stima: il primo è il simpatico Chris Pratt, mentre la seconda è la bellissima e bravissima Jennifer Lawrence. Un film di fantascienza con solo loro due come protagonisti doveva fare assolutamente al caso mio, per questo motivo settimana scorsa mi sono recato nel cinema più vicino per vederlo in tutto il suo potenziale splendore. Eppure, nonostante la visione mi ispirasse particolarmente, già prima di essa avevo letto qualche recensione non particolarmente esaltante che, principalmente, muoveva al film la critica di essere poco di fantascienza e moltissimo una storia d'amore. E siccome la fantascienza con grandi componente di umanità è quella che preferisco, l'hype mi è salito ancora di più e alla fine... alla fine no, non mi sono trovato davanti ad un capolavoro, ma sicuramente davanti ad un film godibile e a tratti anche abbastanza emozionante.
Ma andiamo con ordine: Jim Preston, interpretato da Chris Pratt, si sveglia improvvisamente da un sonno criogenico nel bel mezzo di un viaggio interstellare che la nave spaziale Avalon sta compiendo. Il viaggio, della durata prevista di 120 anni, è cominciato solo da 30 e per Jim, costretto a stare da solo in una nave spaziale immensa in grado di portare ben 5000 passeggeri, dopo un anno a parlare solo con Arthur, il barista-robot interpretato da Michael Sheen, si iniziano a sentire i primi sintomi della solitudine. Ed è in questo momento che il buon Jim vede, in una cabina, la bellissima Aurora Lane, interpretata da Jennifer Lawrence, decidendo dopo aver fatto testa o croce per una decina di giorni, di risvegliarla per farci le cose zozze. Una scelta comprensibilissima, a patto che Arthur, che sa tutto, mantenga il segreto.
Come già detto all'inizio di questa recensione, "Passengers" non si può propriamente definire un film di fantascienza, quanto più che altro un buon film sentimentale, con qualche momento di azione, ambientato nello spazio e nel futuro... insomma, un po' poco per inscatolarlo nel genere fantascientifico. Eppure un film del genere, visto al cinema, è in grado di regalare qualche momento, soprattutto a livello visivo, particolarmente interessante, come il passaggio di Avalon a pochissimi chilometri da una stella oppure le cavalcate nello spazio aperto che compiono i due protagonisti nel momento in cui si raggiunge il più alto livello di romanticismo tra i due. Ed alla fine, anche la storia d'amore tra i due, nonostante sia parecchio paracula e fatta apposta per piacere, non mi ha dato particolarmente fastidio ed anzi, a tratti mi ha addirittura emozionato. Certo, a Jennifer Lawrence non fategli più fare scene in cui fa la gattona sul tavolo perchè a me vengono gli ictus - aveva già recitato una scena simile in "American Hustle" mandandomi letteralmente in fibrillazione -, ma per il resto posso ritenermi mediamente soddisfatto.
In conclusione si può tranquillamente ritenere "Passengers" un film piuttosto paraculo, costruito apposta per piacere al pubblico grazie ad un modo di emozionare piuttosto semplicistico, ma che sicuramente, almeno per quanto mi riguarda, ha funzionato. A non funzionare quasi per nulla - sempre secondo il mio parere - è la parte in cui c'è maggiore azione, quella in cui scopriamo il perchè Jim Preston si sia risvegliato dal suo sonno e in cui scopriamo a cosa stia andando incontro la nave spaziale. Una parte sviluppata in maniera piuttosto banale e scontata e che, ancora una volta, con la fantascienza ha poco a che fare. E' per questo che "Passengers" risulta essere un film registicamente di medio livello dal punto di vista registico, di medio tendente al basso dal punto di vista della sceneggiatura e di buon livello dal punto di vista della recitazione. Eppure, nonostante ciò, mi sono ritrovato a guardarlo con un certo piacere, lasciando un po' da parte l'obiettività e chiudendo talvolta gli occhi davanti alle molte forzature presenti.

Voto: 6+

martedì 10 gennaio 2017

BACK IN 2016: Spectral di Nic Mathieu (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Spectral
Regia: Nic Mathieu
Sceneggiatura: George Nolfi
Cast: James Badge Dale, Emily Mortimer, Max Martini, Bruce Greenwood, Clayne Crawford, Cory Hardrict, Louis Ozawa, Jimmy Akingbola, Dylan Smith, Philip Bulcock, Royce Pierreson, Ursula Parker, Mark O'Neal
Durata: 107 minuti
Genere: Azione, Fantascienza



Tra le moltissime produzioni di Netflix ho avuto certamente modo di apprezzare le serie TV, con le quali una delle più famose reti di streaming del mondo sta inanellando un successo - di critica e di pubblico - dopo l'altro. Con i film originali, invece, il mio rapporto è un po' più conflittuale: ancora non si è visto un lavoro davvero notevole, mentre qualcosa di carino come "Altruisti si diventa" o "Lui è tornato" si è visto. Fondamentalmente penso che ancora la rete non abbia i mezzi economici per girare dei film che possano davvero competere con i grandi colossi cinematografici, o anche con i lavori d'autore che man mano stanno ottenendo sempre più successo anche nel nostro paese, tant'è che finora i film peggiori che ho visto sulla rete si sono rivelati essere i due appartenenti al genere action e fantascienza. Uno di questi esempi è stato certamente "ARQ", una ciofeca di bassa lega, mentre l'altro è "Spectral", il film di cui parlo oggi e di cui, sappiate, ne parlerò abbastanza male.
"Spectral" d'altronde parte da un presupposto che potrebbe essere davvero carino, adatto per una serata ignorante in cui si sente il bisogno di pensare il meno possibile, ma lo sviluppa in una maniera banale e scontata, risolvendo poi l'intera vicenda in una maniera ad alto tasso di assurdità: insomma, la pellicola sin dall'inizio si presenta come un film di guerra, ma non è una guerra tra due schieramenti di soldati, quanto più che altro una guerra tra uno schieramento di soldati ed uno di spettri. O meglio, di qualcosa di non identificato - ma che verrà ben spiegato verso la fine del film con un clamoroso clichè già visto e rivisto in moltissimi altri film di questo tipo - che riesce ad uccidere chiunque semplicemente passandogli attraverso e che è visibile solamente grazie ad una telecamera speciale.
Come accaduto anche con la visione di "ARQ", l'altra ciofeca fantascientifica prodotta da Netflix, la regia di Nic Mathieu non risulta particolarmente di valore, così come la visione odora fortemente di basso budget tra l'altro usato particolarmente male: le scene d'azione sono prevalentemente realizzate con uno strano effetto rallenty - cosa che a me dà quasi sempre un sacco fastidio - mentre gli spettri umanoidi killer non riescono a far davvero paura e a risultare dei nemici credibili per lo spettatore. Le interpretazioni dei protagonisti, non certo dei grandi nomi, non sono poi all'altezza: purtroppo la scarsa qualità del film - che ha addirittura convinto la Universal a non distribuire la pellicola al cinema - la si vede anche dalla maniera quasi svogliata di recitare da parte di James Badge Dale, visto in moltissimi film e in altrettante serie TV senza mai entrare nel novero dei buoni attori, e di Emily Mortimer che invece avevo particolarmente apprezzato nella serie "The Newsroom", una delle serie televisive con più cuore viste nel corso degli ultimi anni.

Voto: 4

lunedì 9 gennaio 2017

BACK IN 2016: Scream Queens - Stagione 2

Con oggi, verrà iniziata una rubrica occasionale, ovvero quella delle recensioni dei film e delle serie TV che ho finito di vedere nel 2016, ma che non ho fatto in tempo a recensire su questo blog, per la sopravvenuta evenienza randomica chiamata "31 Dicembre" che ha fatto sì che il 2016 si trasformasse in 2017 senza un'apparente motivazione logica. Inframezzerò questi recuperi con qualche recensione dei film visti nel 2017 - attenzione, VISTI nel 2017, non necessariamente DEL 2017 o usciti in Italia nel 2017 - in modo da spezzare un po' il ritmo come si deve!

Scream Queens
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 10
Creatore: Ryan Murphy, Brad Falchuck, Ian Brennan
Rete Americana: FOX
Rete Italiana: Dal 27 Gennaio su FOX
Cast: Emma Roberts, Kirstie Alley, Taylor Lautner, Lea Michele, Abigail Breslin, Keke Palmer, Billie Lourd, James Earl, John Stamos, Jamie Lee Curtis
Genere: Commedia, Horror


La serialità televisiva, complice l'ascesa di una serie come "American Horror Story", si sta sempre più riempiendo di serie antologiche. Lampanti sono gli esempi di "Fargo", di "True Detective" e di "American Crime Story", mentre con "Scream Queens" ci troviamo davanti ad un altro tipo di esperimento, ovvero quello di una serie pseudo-antologica in cui viene cambiata completamente l'ambientazione della vicenda, mentre rimangono i personaggi principali, che evolvono nel corso del tempo e hanno memoria di ciò che è successo nella stagione passata. E dopo avermi letteralmente folgorato con una prima stagione divertentissima, in grado di scherzare letteralmente con il genere slasher in una maniera molto simile a quanto fatto nel 1997 con "Scream", la seconda stagione è chiamata a confermare le aspettative, anche se da un certo punto di vista un calo, soprattutto a livello comico dovuto al termine dell'effetto sorpresa, appare quasi fisiologico e bravi devono essere gli autori - Ryan Murphy, Brad Falchuck e Ian Brennan nella fattispecie - a mascherarlo il più possibile.
Questa seconda stagione infatti, ambientata in un ospedale che si propone come obiettivo di curare qualsiasi tipo di malattia anche incurabile, da un certo punto di vista ricorda molto "American Horror Story: Freak Show", data soprattutto la presenza, in ogni episodio, di un personaggio affetto da una qualche malattia stranissima, inserendo però la presenza di un assassino come il Green Meanie che uccide uno ad uno moltissimi personaggi, privandoci nei primi episodi anche di un paio dei personaggi più divertenti della prima stagione. Tale perdita, sommata alla temuta fine dell'effetto sorpresa dato dalla prima stagione, oltre a lasciare un vuoto quasi incolmabile, rende le gag e i punti comici della stagione quasi scontati e sicuramente meno incisivi rispetto alla precedente. Nonostante ciò la trama, che è similissima a quella della prima stagione, si lascia seguire con un certo piacere e va data atto a "Scream Queens" la volontà di non volersi snaturare, non prendendosi mai sul serio e risultando quasi un gioco per gli autori e per gli attori che vi partecipano.

Voto: 6,5

domenica 8 gennaio 2017

BUON BLOGGEANNO A ME!

Ebbene sì, oggi è il mio bloggeanno! Non che sia un evento particolarmente importante, ma sinceramente, cinque anni fa - sì, CINQUE ANNI FA - avevo iniziato questa cosa come un passatempo e siccome so di essere una persona che si fissa sulle cose, ma le cui passioni se ne vanno anche abbastanza presto, non pensavo che sarei arrivato al traguardo dei cinque anni di vita del mio blog. Un blog che è stato per due anni e mezzo circa su Wordpress - c'è ancora e non farete fatica a trovarlo, penso, ma non fatelo perchè scrivevo veramente male, o meglio, molto peggio di adesso! - e per gli altri due anni e mezzo si è trasferito su Blogger, dove mi sono unito ad una cricca con cui si organizzano speso e volentieri degli eventi cinematografici bloggeschi interessantissimi!

Nel corso degli anni ho visto moltissimi film e serie TV e praticamente tutti i film che ho visto sono passati attraverso la mia tastiera e attraverso le letture di chi mi segue ogni giorno e dopo un po' di tempo il successo - per quel poco che possa valere, ma per quel tanto che vale per me - è arrivato e io ne sono contentissimo. E' ovvio che questo non sia il mio lavoro, il mio lavoro, quello principale, non c'entra proprio nulla con la scrittura e nemmeno con il cinema: faccio il consulente programmatore in una famosissima banca di Milano e questo lavoro mi rende davvero felice. Il blog e il cinema sono un passatempo a cui mi dedico sì con una certa dedizione, ma non sono il mio pensiero principale nella mia giornata, ma forse nemmeno il secondo o il terzo. Eppure, mi sta dando un sacco di soddisfazioni.

Questo post è per ringraziare chi mi legge e chi mi sta leggendo, anche se con questo tipo di cose io non sono per nulla bravo, ma anche per annunciare qualche novità in arrivo. Una di queste, piccolissima, l'avete già vista nella rubrica delle uscite settimanali, che proseguirà certamente. L'altra sarà direttamente nella scrittura dei miei post: non so se ve ne siete accorti, ma avete presente il luogo comune sugli ingegneri che hanno bisogno di seguire degli schemi? Ecco, le mie recensioni erano così: tre o quattro paragrafi, non di più e non di meno. Insomma, seguire questo schema alla lunga mi sta dando un po' di noia, per questo voglio cambiare schema - fin quando quello nuovo non mi darà noia e così via -, magari mettendo un po' più di me stesso nelle recensioni e non solo parlando del film o della serie TV di turno. Vorrei iniziare delle rubriche, o fare qualche periodo tematico - già ho fatto la settimana dedicata a Star Wars, mentre da qualche anno la settimana dedicata agli horror prima di Halloween - in cui parlo di un solo genere o, perchè no, di una lunga saga cinematografica. Insomma, si vorrebbero fare sempre tante cose, ma poi bisogna valutare quelle effettivamente realizzabili. Nel frattempo, mi godo il momento ed il traguardo...

venerdì 6 gennaio 2017

DEL MEGLIO DEL NOSTRO MEGLIO - I migliori film del 2016 (POS. 10-1)

Ed eccoci con l'ultimo appuntamento con le classifiche riguardanti i migliori film e le migliori serie TV visti nel corso del 2016! Dunque, dopo aver visto le posizioni dalla 20 alla 11 è tempo di eleggere la top 10, ma, soprattutto, il primo classificato. Prima di eleggerlo, però, meglio ricapitolare i vincitori delle edizioni passate!

2015 - Birdman
2014 - The Wolf of Wall Street
2013 - Spring Breakers
2012 - Take Shelter




10 - Captain Fantastic


Pellicola vista agli sgoccioli della scorsa annata e subito in grado di guadagnarsi la top ten, facendo scalare i film che lo succedevano e scalzando addirittura Deadpool dalla classifica. La storia di una famiglia molto strana che tutti vorrebbero rendere normale appassiona e colpisce grazie a Viggo Mortensen e agli altri giovani protagonisti!

RECENSIONE A BREVE


9 - The Hateful Eight




Quentin Tarantino gira un western che non è un vero e proprio western. I suoi protagonisti parlano, parlano, parlano e a molti la cosa non è piaciuta. A me, invece, è piaciuta da matti!

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8 - La pazza gioia


Nella classifica di quest'anno c'è - e anche giustamente - tantissima Italia. Uno dei rappresentanti del nostro paese è l'ultimo film di Paolo Virzì, a tratti commovente e a tratti anche divertente, grazie a due portagoniste interpretate magnificamente da Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti.

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7 - Animali notturni


Il secondo film da regista di Tom Ford è un vero e proprio gioiellino, un thriller psicologico teso come una corda di violino e con tre protagonisti - Jake Gyllenhaal, Amy Adams e Michael Shannon - davvero in formissima.

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6 - Veloce come il vento


Corse, macchine, droga e tanti tanti brividi di emozione. Stefano Accorsi dà vita ad un personaggio idolesco come Lori De Martino, mentre bravissima è Matilde de Angelis nei panni della sorella minore, tra le attrici rivelazione del 2016.

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5 - The Lobster


Dalla Grecia arriva un film dalla trama malata ed enigmatica come piacciono a me, ma anche in grado di far riflettere in maniera seria e più che sensata sulle relazioni interpersonali e sull'amore.

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4 - Victoria


Pellicola tedesca del 2015, ma vista solo nel 2016, girata in un unico piano sequenza. "Victoria è un thriller dai risvolti drammatici, nel quale, nel giro di una sola notte, riusciamo a conoscere in maniera soddisfacente tutti i suoi protagonisti.

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3 - Perfetti sconosciuti


Film apprezzato da pubblico, critica e tantissimo anche da me. Un impianto teatrale che nelle mani di Paolo Genovese - fino ad ora regista soddisfacente in alcuni suoi film ma mai davvero eccelso - diventa una vera e propria riflessione amarissima sulle relazioni interpersonali e sulle verità che ogni giorno ne vengono tenute nascoste.

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2 - Lo chiamavano Jeeg Robot


Quest'anno ci sono stati tantissimi film sui supereroi, ma il migliore, manco a dirlo, arriva dal nostro paese. Un eroe romano che prima era un criminale, un criminale come lo Zingaro, interpretato da un ottimo Luca Marinelli, che sa tanto di Joker all'italiana. Ma anche un Claudio Santamaria sugli scudi e una Ilenia Pastorelli cui nessuno dava uina lira, ma che si è rivelata, davvero, l'attrice rivelazione dell'anno.

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1 - Room


Alla fine a vincere questa classifica è l'emozione. Il piccolo gioiellino che secondo me avrebbe meritato l'Oscar come Miglior film vanta la presenza di Brie Larson e di un Jacob Tremblay in rampa di lancio. E vincono quest'anno anche i pianti mentre chiunque guarda questo film.

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