venerdì 31 marzo 2017

Fiore di Claudio Giovannesi (2016)

Italia 2016
Titolo Originale: Fiore
Regia: Claudio Giovannesi
Sceneggiatura: Claudio Giovannesi, Filippo Gravino, Antonella Lattanzi
Cast: Daphne Scoccia, Josciua Algeri, Valerio Mastandrea, Laura Vasiliu
Durata: 110 minuti
Genere: Drammatico


Successivamente alla comunicazione dei film candidati ai David Di Donatello mi ero messo in testa di fare una cosa simile a quella che faccio ogni anno per gli Oscar, ovvero tentare di vedere tutti i film candidati al titolo di migliori film e, successivamente, creare un post di pronostici e preferenze e uno di commento alla serata. Ovviamente il tutto, dopo la visione di uno solo dei tre film che mi mancavano, quello di cui vi parlerò oggi, è andato in vacca: per quanto ultimamente il cinema italiano mi stia sorprendendo abbastanza, la mia anglofilia non mi permette di vedere troppi film del nostro paese in uno stretto periodo di tempo e so che questo è un male, ma ho sempre abbastanza bisogno di variare tematicamente per non stufarmi ed essere costretto ad abbandonare un certo tipo di film per un periodo tale da non darmi più la nausea La stessa cosa, ad esempio, mi accade molto spesso quando tento di guardare una saga lunghissima di film senza inframezzarla con pellicole di altro tipo.
Il film di cui vi voglio parlare oggi è "Fiore", presente tra i candidati al David di Donatello come miglior film - che poi sappiamo tutti a chi è andato a finire e in qualche modo, pur mancandomi due visioni, concordo abbastanza - e sicuramente la pellicola più particolare tra quelle che sono state candidate. Il film racconta la storia d'amore "a distanza" tra Fiore e Josh, due giovani rinchiusi in un carcere minorile - che non mi pare venga mai citato, ma di cui sono sicuro essere il Beccaria di Milano, dato che a un certo punto si sente una messa presieduta da un certo Don Claudio Burgio, sacerdote che prima di diventare cappellano del carcere minorile è passato per quattro anni dalle parti della mia parrocchia e del quale ho ancora un ottimo ricordo nonostante la giovanissima età - che non si possono mai incontrare, dato che maschi e femmine vivono ovviamente separati.
Gli attori protagonisti, tutti esordienti a parte Valerio Mastandrea, sono Daphne Scoccia e Josciua Algeri - venuto recentemente a mancare a causa di un incidente stradale - e nonostante la loro quasi inesistente esperienza a livello recitativo si comportano in maniera egregia senza mai strafare e ben guidati da un regista come Claudio Giovannesi che nonostante il tema trattato non si lascia andare ad eccessivi buonismi. Da una parte bravo a ritrarre la dolcezza di una storia d'amore che nasce tra i due protagonisti, dall'altra ancora più bravo nel mostrare la situazione con estremo realismo utilizzando il carcere come luogo narrativo in cui due ragazzi normali possano avere l'occasione di guardare oltre, di vivere con un filo di speranza, di incontrarsi ed innamorarsi senza che questo venga necessariamente considerato un amore "da favola".

Voto: 7

giovedì 30 marzo 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Come ogni Giovedì arrivano i commenti sulle uscite della settimana, che prevedono cinema per tutti i gusti, compreso un blockbuster con Scarlett Johansson nuda che non vedo proprio l'ora di vedere! Prima di gustarmelo, però, è bene come al solito commentare tutte le uscite della settimana in base esclusivamente ai miei pregiudizi!


La tartaruga rossa di Michael Dudok de Wit

Probabilmente è la quattordicesima volta che annuncio l'uscita nei cinema di questo film targato Studio Ghibli. E per la quattordicesima volta dico che mi ispira, ma anche un po' di meno dato che ho letto in giro essere totalmente privo di dialoghi.

La mia aspettativa: 6,5/10


17 anni (e come uscirne vivi) di Kelly Fremon

Le pellicole adolescenziali americane - molto meno quelle italiane ad esempio - sono uno dei miei guilty pleasure preferiti. Lo sono ancora di più se sono in grado di dare un certo spessore alla storia, cosa che però, francamente, non mi sembra di intravedere in questo film.

La mia aspettativa: 6/10


Classe Z di Guido Chiesa

Film scolastico italiano che parla di un esperimento interessante, penso però in una maniera poco interessante. La presenza nel cast di Alessandro Preziosi di Rivombrosa mi fa propendere verso la decisione di non guardare questo film. Me ne pentirò?

La mia aspettativa: 5/10


Dall'altra parte di Zrinko Ogresta

Film serbo-croato che odora tantissimo di impegno eccessivo. E quando sento questo odore mi è difficile entrare nel mood giusto per guardare un certo film piuttosto che un altro. La probabile proiezione in due o tre sale in croce in tutta Italia mi renderà più facile la decisione.

La mia aspettativa: 5/10


Ghost in the Shell di Rupert Sanders


Non conosco le opere originali di "Ghost in the Shell" e sinceramente mi interessano anche poco. Ma questo è il blockbuster della settimana con tanto di Scarlett Johansson quindi una capatina al cinema per questo film la si può anche fare. Sperando che l'intrattenimento - e le terga di Scarlett - siano di ottimo livello.

La mia aspettativa: 7/10


Il permesso - 48 ore fuori di Claudio Amendola

Non so bene se essere curioso o preoccupato nel vedere Claudio Amendola nella doppia veste di regista e di attore protagonista di questo film su tre carcerati a cui vengono concessi due giorni di libertà e in cui spicca la presenza, nel cast, non di Claudio Amendola, quanto più che altro della bella Valentina Bellè, protagonista della serie "I Medici".

La mia aspettativa: 5,5/10


Il viaggio di Nick Hamm

Road movie britannico che nella sua apparente piccolezza si potrebbe rivelare una delle più interessanti sorprese cinematografiche della settimana. O almeno queste sono le speranze che nutro io su questa pellicola.

La mia aspettativa: 7/10


La mia famiglia a soqquadro di Max Nadari

Commedia italiana diretta da un regista che non conosco e che sinceramente non è che mi faccia venire questa estrema voglia di conoscerlo. Penso che, come al solito, questo sia l'indiziato per passare indifferente in questa settimana!

La mia aspettativa: 4,5/10


La vendetta di un uomo tranquillo di Raúl Arévalo

Arriva dalla Spagna un altro lavoro che, a dispetto di tutte le altre uscite, potrebbe tranquillamente rivelarsi come il più interessante di questa settimana. Ultimamente poi quei pochi film spagnoli che arrivano nel nostro paese si sono quasi sempre rivelati interessanti, quindi non vedo perchè non dare a lui un'opportunità1

La mia aspettativa: 7,5/10


La verità, vi spiego, sull'amore di Max Croci

Altra commedia italiana della quale non vedo un particolare gusto, nè una particolare fonte di divertimento. Penso che pure questa potrebbe passare inosservata senza troppi problemi.

La mia aspettativa: 5/10


Per un figlio di Suranga Deshapriya Katugampala

Visto che questa settimana ce n'è per tutti i gusti, viene dato spazio anche ad un film italo-cingalese che odora di eccessivo impegno - un po' come quello serbo-croato di qualche riga sopra -. Avrò voglia di cimentarmi nella visione? Penso proprio di no sinceramente.

La mia aspettativa: 5/10


The Most Beautiful Day - Il giorno più bello di Florian David Fitz

Intanto mi sento in dovere di ringraziare i titolisti italiani che mi sbatto in faccia una bella insinuazione di ignoranza traducendomi alla lettera il titolo inglese e mettendolo come sottotitolo italiano - non so se si fosse capito, ma questa pratica la detesto, prenderei le dita del titolista che pensa a sta cosa e gliele ficcherei una per una in gola finchè non arrivo al fondo dell'intestino -. In secondo luogo questa commedia teutonica non mi ispira. Punto. E non c'è molto altro da dire!

La mia aspettativa: 4,5/10

mercoledì 29 marzo 2017

Dirk Gently - Stagione 1

Dirk Gently
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Max Landis
Rete Americana: BBC America
Rete Italiana: Netflix
Cast: Samuel Barnett, Elijah Wood, Hannah Marks, Fiona Dourif, Jade Eshete, Mpho Koaho, Michael Eklund, Dustin Milligan, Miguel Sandoval, Neil Brown Jr.
Genere: Commedia, Fantascienza


Convinto da alcuni amici e da un paio di recensioni nel complesso positive, mi sono cimentato nella visione di questa serie portata in Italia da Netflix, mentre negli Stati Uniti è andata in onda su BBC America, canale del quale a parte "Orphan Black" non ricordo serie che mi siano particolarmente piaciute, escludendo ovviamente i casi di serie britanniche portate in america proprio su quel canale, come è un esempio "Broadchurch" che adoro veramente. Subito dopo avere iniziato "Dirk Gently", ho scoperto che la serie sarebbe tratta da una saga di romanzi di Douglas Adams - lo stesso autore di quel gioiello della comicità letteraria che è "Guida galattica per gli autostoppisti" - intitolata "Dirk Gently's Holistic Detective Agency".
Protagonisti di questa serie sono Todd Brotzman, interpretato da Elijah Wood, e Dirk Gently, interpretato da Samuel Barnett. L'incontro tra i due avviene in seguito al licenziamento del primo dopo un omicidio avvenuto nell'hotel in cui lavora, mentre Dirk Gently, che nel corso dei primi episodi appare più che altro un pazzo senza senno, è un investigatore olistico. E qui vi chiederete cosa diavolo voglia dire essere un investigatore olistico: bene, proprio mentre mi stavo per fare la stessa domanda, ecco venirci in soccorso il protagonista stesso, che ci spiega che il suo lavoro consiste nell'investigare sulle cose lasciando che queste accadano e che gli indizi vengano all'investigatore in maniera apparentemente casuale. Sì, so che la spiegazione non è che sia particolarmente esaustiva, ma si comprende meglio la filosofia del protagonista guardando la serie e osservando, oltre a lui, anche la filosofia della sua antagonista principale.
Quelli che in realtà ci sembrano i discorsi di un pazzo, diventano ben più chiari man mano che proseguono gli episodi e che ci vengono sbattute in faccia tutte quelle cose che conoscevo dell'autore dei romanzi dalla lettura del suo libro più famoso: una capacità non comune di giocare con i clichè della fantascienza creando una storia grottesca e per nulla comune in cui i momenti comici - basati moltissimo sul non sense come la presenza di un cosiddetto "Trio Chiassoso" formato da quattro persone - sono all'ordine del giorno. Siamo dunque davanti ad una serie che ponendo le sue basi su un modo di fare fantascienza del tutto innovativo, sa come divertire il suo pubblico, soprattutto se in una serie vuole trovare tanti momenti da WTF?
L'altro lato della medaglia in una serie del genere è il rischio di mettere in gioco troppe cose. Non metto il dubbio che lo stile narrativo dell'autore dei romanzi originali, per quanto piuttosto semplice e scorrevole, non sia di facile trasposizione su mezzo televisivo o cinematografico. Se però la trasposizione di "Guida galattica per gli autostoppisti" risultava essere un omaggio fedele e ben strutturata del romanzo, qui, pur non avendo il termine di paragone necessario che potrei acquisire con la lettura dei romanzi, ho avuto in molti frangenti una sensazione di eccessiva confusione, come se gli autori della serie stessero giocando senza però saper bene a cosa stessero per andare incontro. Tutto o quasi fila, per ora, ma sarà in grado una seconda stagione già annunciata, di tirare le fila ancora meglio riuscendo anche nell'arduo compito di non stancare il pubblico e di farlo divertire allo stesso modo?

Voto: 6,5

martedì 28 marzo 2017

ATOMIC DAY: Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba di Stanley Kubrick (1964)


Regno Unito, USA 1964
Titolo Originale: Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb
Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Terry Southern, Peter George
Cast: Peter Sellers, George C. Scott, Sterling Hayden, Keenan Wynn, Slim Pickens, Peter Bull, Tracy Reed, James Earl Jones, Jack Creley, Frank Berry, Glenn Beck, Shane Rimmer, Paul Tamarin, Gordon Tanner, Robert O'Neil, Roy Stephens, Hal Galili, Laurence Herder, John McCarthy
Durata: 93 minuti
Genere: Drammatico, Commedia


Nel marzo del 1895 Wilhelm Conrad Röntgen scoprì la radioattività, radioattività che, in qualche modo, è anche il tema che la solita cricca di blogger, in versione molto ridotta causa latitanze varie - li andremo a cercare tutti uno per uno, statene certi! -, ha deciso di affrontare in questo day organizzato per questo mese. Una scoperta che ha rivoluzionato il mondo nel bene e nel male e che spesso e volentieri viene utilizzata al cinema sia per film d'autore, soprattutto quelli che hanno a che fare con la guerra e con il tema della bomba atomica - anche se non è che sia proprio la stessa cosa -, sia per quei cosiddetti disaster movie, in cui a causa di incidenti radioattivi vengono creati mostri o viene messa in pericolo una consistente fetta di umanità. Per quel che mi riguarda, la mia scelta in questo day è stata quella di recuperare "Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba", grandissimo classico del cinema di Stanley Kubrick e uno dei più grandi esempi di cinema satirico per quel che riguarda la seconda metà del ventesimo secolo. So bene però che, pur provandoci, faccio sempre abbastanza fatica a parlare dei grandi classici perchè ho paura seriamente di dire banalità che hanno un po' tutti già letto e già sentito nel corso della loro vita da cinefili, quindi spero vivamente, nonostante questa premessa, che non esca una recensione banale e già vista, ma di parlare del film nella maniera più sentita possibile. Che tanto anche se non lo ammettete lo sapete che sto parlando di un capolavoro!
Il film, uscito nel 1964, ipotizza un attacco nucleare da parte degli statunitensi come risposta ad un attacco nemico proveniente dall'Unione Sovietica. Salta già all'occhio, visto il periodo di uscita del film, come Stanley Kubrick, con questa pellicola, volesse scagliarsi contro il clima di tensione tra le due nazioni più potenti dell'epoca, clima di Guerra Fredda che rischiò più e più volte di sfociare in guerra vera, quella famosa guerra dopo la quale Einstein avrebbe predetto che la quarta guerra mondiale si sarebbe combattuta con le clave. Nel film sono moltissimi i riferimenti culturali a quel periodo, così come è evidente l'ironia che il regista vuole trasmettere al suo pubblico, ironia che si vede sia nei nomi dei protagonisti, sia nei loro comportamenti, che appaiono da una parte come se non fossero ben consci di ciò che stanno mettendo in atto, mentre dall'altra si gioca molto sul fatto che la guerra nucleare venga vista quasi come qualcosa di non rilevante, di non influente, di poco conto.
La bravura del regista - ormai arcinota a tutti a 18 anni dalla sua morte - sta proprio nel parlare di questo argomento dando al film un tono da commedia nera che arriva al pubblico con una certa facilità, ma che riesce comunque a far riflettere sul fatto di vedere la guerra come un'occasione per rigenerare il genere umano, magari basando il nuovo corso su teorie razziste che facilmente avrebbero potuto prendere piede in quell'epoca. Non è però solo "la bomba" ciò su cui si concentra Kubrick, ma anche sugli uomini e sulle loro paure, tanto che alcuni critici vedono, in molte sequenze del film, metafore con riferimenti sessuali - che personalmente non ho colto, ma ho solo letto informandomi sul film -. Straordinari sono dunque e il modo di trattare la vicenda e la capacità recitativa del protagonista Peter Sellers, in grado di dare ai tre personaggi che interpreta tutto ciò che veniva richiesto dal ruolo senza mai strafare.

Voto: 10

Partecipano all'Atomic Day anche i seguenti blog

Solaris
Director's cult

A fish-flavoured apple

lunedì 27 marzo 2017

Omicidio all'italiana di Maccio Capatonda (2017)

Italia 2017
Titolo Originale: Omicidio all'italiana
Regia: Maccio Capatonda
Sceneggiatura: Maccio Capatonda, Gianluca Ansanelli, Herbert Ballerina, Daniele Grigolo, Danilo Carlani, Sergio Spaccavento
Cast: Maccio Capatonda, Herbert Ballerina, Sabrina Ferilli, Roberta Mattei, Gigio Morra, Ivo Avido, Fabrizio Biggio, Lorenza Guerrieri, Antonia Truppo, Nino Frassica, Ninni Bruschetta, Rupert Sciamenna, Pippo Lorusso, Christian Iansante
Durata: 99 minuti
Genere: Commedia


Non ho mai nascosto di essere un grande fan di Maccio Capatonda e della sua cricca di comici, tra cui spiccano la genuina demenza di Herbert Ballerina e dei suoi personaggi e la ripetitività - tanto che lo ritengo uno dei punti deboli del suo gruppetto - di Ivo Avido che spesso e volentieri è relegato a ruoli in cui fa la sua battuta e scompare. Una stima, quella per il lavoro di Marcello Macchia, nata fin dai finti trailer mandati in ond durante i programmi della Gialappa's Band, accresciutasi con i personaggi di Mariottide e di Padre Maronno e sfociata nella definitiva consacrazione con la serie "Mario", che un giorno spero prosegua con una quarta stagione. Il coronamento della carriera arriva con la realizzazione di "Italiano medio", nato da uno dei suoi finti trailer che ha fatto un po' storcere il naso a qualcuno, ma che a me aveva fatto divertire davvero parecchio, grazie ad una serie di citazioni intelligentissime e ad un uso della fotografia all'interno del film che comunque dimostrava come Maccio Capatonda dietro la macchina da presa sapesse il fatto suo.
"Omicidio all'italiana" è ambientato nel paese immaginario di Acitrullo, dove il sindaco Piero Peluria assieme al fratello vice sindaco Marino - entrambi i personaggi li avevamo conosciuti nella serie "Mario" - cercano di portare ad una comunità composta da circa quindici abitanti le più grandi novità tecnologiche dell'anno in cui viviamo, quali la connessione internet a 56K o i ripetitori per i cellulari che sistematicamente non prendono. Testimoni di una fuga di abitanti sempre crescente e rimasti letteralmente in quattro gatti all'interno del paese, decidono di sfruttare la morte accidentale della contessa Ugalda Martirio in Cazzati per inscenare un omicidio e far sì che i media si interessano alle vicende del piccolo paesino. Ed è così che piano piano, grazie all'intervento di Donatella Spruzzone, interpretata da una Sabrina Ferilli bravissima nel fare la Barbara D'Urso della situazione, e della troupe del suo programma "Chi L'Acciso" il paese acquista la notorietà tanto desiderata, con una crescita esponenziale da parte di turisti visitatori accorsi per visitare il luogo del delitto.
Come al solito quando si parla di lavori di Maccio Capatonda si ha a che fare con una forte critica sociale che viene mascherata molto bene da una comicità che è, di per sè, molto demenziale. Non è infatti raro che dei completi ignoranti si ritrovino a ridere dei lavori di Maccio, che però sono ancora più godibili quando si capisce di cosa si sta parlando. Se da una parte la verve della cricca del buon Maccio non si perde, dall'altra non so perchè, ma mi sarei aspettato qualcosa di più. Per quanto la critica rivolta verso la spettacolarizzazione della tragedia arrivi ben chiara agli occhi degli spettatori - dubito sia arrivata anche agli spettatori di Barbara D'Urso e compagnia briscola - mi sarei aspettato di ridere molto di più, cosa che invece non è accaduta.
E' chiaro che la comicità del regista viva di momenti altamente geniali alternati ad altri un po' più di pancia, ma che fanno ridere comunque, ma in questo film mi pare sia proprio mancato il colpo di genio. Così come, mentre in "Italiano medio" Maccio Capatonda aveva fatto vedere di saperci stare benissimo dietro la macchina da presa, qui il contributo registico non si vede moltissimo, anzi siamo di fronte ad un film normalmente diretto ben lontano dai giusti stratagemmi fotografici che avevano contraddistinto "Italiano medio", pur rifacendosi a quelli di "Limitless". Insomma, con "Omicidio all'italiana" ci troviamo di fronte ad un film divertente in maniera giusta, ma sicuramente non eccezionale, tant'è che mi sarei aspettato un po' di più, compresa una maggiore maturità da parte del regista.

Voto: 6+

giovedì 23 marzo 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Un nuovo weekend cinematografico è all'orizzonte e le uscite in programma sono ben 10. Insomma, qualcosa di veramente interessante c'è e potrebbe esserci roba per tutti i gusti. E come ogni Giopvedì le uscite verranno commentate dal sottoscritto in base ai suoi pregiudizi!


Elle di Paul Verhoeven

Colpo di coda degli Oscar che fanno uscire un altro film ad ormai un mese di distanza dalla premiazione, questa volta con la candidatura all'Oscar come miglior attrice per Isabelle Huppert. Detto sinceramente l'idea di vedere il film in questione non è che mi faccia impazzire più di tanto, però potrebbe rivelarsi una visione interessante nella giusta misura.

La mia aspettativa: 6/10


In viaggio con Jacqueline di Mohamed Hamidi

Commedia francese con protagonista una mucca. E siccome i film sugli animali faccio davvero moltissima fatica a digerirli, penso che lascerò passare il tutto senza dargli troppa importanza.

La mia aspettativa: 3/10


La cura del benessere di Gore Verbinski

Film americano che si propone di esplorare i generi drammatico, horror e thriller e che, dal trailer, sembra essere abbastanza interessante. La paura è che sia un po' tutto fumo e niente arrosto, ma ho delle buone aspettative sulla qualità di questa pellicola. O per lo meno ci spero.

La mia aspettativa: 7/10


Life: Non oltrepassare il limite di Daniel Espinosa


Film di fantascienza di cui negli ultimi tempi si sta facendo un gran parlare. La presenza di Jake Gyllenhaal, uno dei miei attori preferiti, gioca sicuramente a suo favore, così come l'interessante tematica fantascientifica che viene trattata. D'altro canto il tutto potrebbe essere reso anche in maniera piuttosto banale e questa è la mia più grande paura.

La mia aspettativa: 7,5/10


Moda mia di Marco Pollini

Pellicola familiare italiana di un regista che personalmente non conosco e della quale non sento particolarmente il bisogno. La probabile proiezione del film in questione in due o tre sale in croce in tutta Italia mi faciliterà ancora di più la scelta!

La mia aspettativa: 4/10


Non è un paese per giovani di Giovanni Veronesi

Dallo stesso regista del carinissimo "L'ultima ruota del carro", arriva un nuovo lavoro di critica sociale, questa volta indirizzato al "problema" dell'aumento di trasferimenti all'estero da parte dei nostri giovani italiani. Per quanto più che di fuga di cervelli per il nostro paese, parlerei più del problema che molti il corpo lo lasciano qua in Italia, ma sicuramente il film può risultare attuale ed interessante al punto giusto.

La mia aspettativa: 6,5/10


SFashion di Mauro John Capece

Altro film italiano in questa settimana, diretto anche in questo caso da un regista che ancora non ho avuto modo di vedere all'opera. La storia, che narra di un'imprenditrice proprietaria di un'azienda di moda fondata dal nonno, non sembra essere particolarmente interessante. Anche per questo film però vedo il reale problema di una distribuzione che molto probabilmente non lo farà godere tutti quelli - immagino pochi sinceramente - che lo vorranno vedere.

La mia aspettativa: 5/10


Slam - Tutto per una ragazza di Andrea Molaioli

Altro film italiano, questa volta a tematica adolescenziale. L'ultima volta che vidi un titolo del genere mi sono fatto letteralmente fregare da una ciofeca quale si è rivelata poi essere "Come diventare grandi nonostante i genitori". Stavolta non so se mi farò fregare di nuovo, anzi, potrei attendere un po' prima di decidere se concedergli o meno un'opportunità.

La mia aspettativa: 5,5/10


Vittoria di Sebastian Schipper

Capolavoro tedesco realizzato con un unico piano sequenza... di due ore e mezza. Ho avuto modo di vedere il film in questione l'anno scorso e di inserirlo anche nella mia classifica dei film dell'anno, anche in posizione abbastanza alta. So che chi ancora non lo ha visto non penso farà i salti mortali per andarlo a vedere. So anche che si perderà qualcosa di davvero bello però!


Vieni a vivere a Napoli! di Edoardo De Angelis, Guido Lombardi

No, a Napoli non ci vengo, preferisco rimanere a Milano, grazie!

La mia aspettativa: 3/10

martedì 21 marzo 2017

Incarnate di Brad Peyton (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Incarnate
Regia: Brad Peyton
Sceneggiatura: Ronnie Christensen
Cast: Aaron Eckhart, Carice van Houten, David Mazouz, Catalina Sandino, Keir O'Donnell, Matthew Nable, Karolina Wydra, Emjay Anthony, Mark Henry
Durata: 91 minuti
Genere: Horror


Saranno mesi che su questo blog non parlo di un film horror. L'ultimo bello che mi è capitato di vedere, seppur magari non proprio eccezionale, è stato "The Autopsy of Jane Doe", mentre sto piano piano preparando una rassegna dedicata a tutti i film realizzati sulla saga di "The Ring", esplorando i film giapponesi originali, i remake americani e i vari spinoff che ne sono stati realizzati, compreso il crossover made in Japan con "The Grudge". Oggi però non parlerò di un film horror bello, ma la cosa non dovrebbe sorprendervi, dato che la maggior parte dei film appartenenti al genere che seguo con più piacere, ultimamente, sono risultati un po' deludenti, tanto per usare un eufemismo. Il film in questione è "Incarnate", diretto da Brad Peyton, già regista di un altro film parecchio discutibile come "San Andreas", salvatosi grazie alla presenza delle tettone di Alexandra Daddario.
In questo film i protagonisti della vicenda sono Cameron Sparrow - interpretato dallo stesso David Mazouz che interpreta il giovane Bruce Wayne nella serie TV "Gotham" -, bambino posseduto da un demone che si rivela presto essere una vecchia conoscenza del dottor Seth Ember, interpretato da Aaron Eckhart, convinto che i suoi metodi non siano assimilabili ad esorcismi, ma a vere e proprie cure per la mente del paziente, che non sarebbe mai veramente posseduto, quanto più che altro affetto da una strana malattia mentale. Benissimo, bella idea per un film horror: abbiamo l'esorcista scettico che dice di non essere un esorcista ma pratica a tutti gli effetti degli esorcismi e abbiamo il bimbo posseduto che è il solito bimbo posseduto che fa cose inspiegabili e rompe i coglioni. Una trama originalissima insomma che però dal trailer visto a più riprese al cinema prima della sua uscita poteva illudere gli spettatori sul fatto di far loro un po' di paura.
Invece no, la conferma del fatto che "Incarnate" sia un gran bel film del cazzo arriva sia dalla trama per nulla originale, sia dal fatto che per tutta la sua durata non ho sentito minimamente nemmeno uno sbalzo di tensione, ma giusto un leggero bruciore di stomaco dovuto al reflusso gastroesofageo di cui soffro saltuariamente da un paio di mesi. Insomma, nemmeno la leggera sensazione di malessere che ho provato durante la visione del film era dovuta al fatto che stessi vedendo un film horror che avrebbe dovuto farmi paura, così come non è nemmeno riuscito a farmi seguire in maniera coinvolgente la sua trama, decisamente troppo articolata e troppo arrovellata per rendersi davvero interessante. E mi sta bene che il bimbo antipatico avesse voglia di mettersi in mostra come attore: certo, David Mazouz è odioso, ma almeno ci prova a farsi piacere. Aaron Eckhart invece recita con uno scazzo addosso che nemmeno io quando qualcuno tenta di spiegarmi la Critica della ragion pura di Kant o La fenomenologia delo Spirito di Hegel... e in tutto questo il mio entusiasmo verso questo film è morto piano piano fino ad arrivare non dico sotto lo zero, ma quasi.

Voto: 4

lunedì 20 marzo 2017

Lucy di Luc Besson (2014)

Francia 2014
Titolo Originale: Lucy
Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson
Cast: Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Min-Sik Choi, Amr Waked
Durata: 90 minuti
Genere: Azione, Fantascienza, Thriller


Ore 16.36 di domenica pomeriggio. Una noia mortale.
Moglie e figlia sono fuori per una festa di compleanno. Io invece da solo a casa.
Di fronte a me una parete piena di steelbooks (se non sai cosa sono trovi il mio sito web qui). Alcuni di questi li ho comprati senza averli mai tolti dalla confezione e di conseguenza senza aver avuto il piacere di guardare il film che proteggono.

Tra questi un mezzo volto di Scarlett Johansson che mi guarda fisso. Lo sfondo bianco evidenzia il titolo: Lucy.


Conoscevo il film, avevo visto qualche trailer visto che anche io come Alfonso (autore di questo blog) gestisco un sito web sul Cinema e mi reputo un malato cronico di una delle arti più belle mai realizzate.

Lucy in me però non ha mai avuto nessun appeal. Fino ad ora almeno.
Ho sempre snobbato il cinema francese.
In particolare per Luc Besson, il primo film visto fu proprio l'odioso "Il Quinto Elemento", film che secondo me è da evitare come la peste!

Però, preso dalla noia della domenica pomeriggio, apro lo steelbook di Lucy e lo inserisco nel mio lettore bluray.
A coinvolgermi a più non posso un impianto home cinema di tutto rispetto per la felicità mia e dei miei vicini (si fa per scherzare).

L’aspettativa che ho avuto nei primi 10 minuti è stata la stessa che ho avuto per gli altri film di Luc Besson: NESSUNA.
Ma, come solo il Cinema riesce, sono rimasto favorevolmente sorpreso. E Besson con me è bravo in questo.

Il film racconta la storia di una venticinquenne trascinata dal proprio fidanzato a portare una valigetta in sua vece. La valigetta deve essere data a un gruppo di criminali coreani che però la rapiscono e uccidono il fidanzato Richard.
A questo punto la nostra Scarlett “Lucy” Johansson viene usata dal gruppo criminale come corriere della droga: una busta piena di droga artificiale viene inserita chirurgicamente nello stomaco. Ma qualcosa va storto e, dopo un diverbio con uno dei suoi rapitori, dentro di lei la busta si rompe sprigionando tutta la sostanza. Per una strana reazione chimica questo evento scatenerà al massimo i suoi sensi facendola diventare una sorta di ragazza con superpoteri. Fino a quando… basta. Non voglio raccontarti tutto.


Il film scorre.
Scorre molto velocemente e, nonostante il tema trito e ritrito del “il nostro cervello lavora solo in piccola percentuale” e “chissà cosa faremmo sfruttandolo al 100%” il film mi è piaciuto.
Mi è piaciuto perché l’interpretazione di Scarlett è stata superba.
Non riesco a immaginare altra attrice al posto suo.
Inoltre riprende un tema caro a Luc Besson: il ruolo dell’eroe è tutto femminile.
Un po’ come avvenuto già con Nikita. E a me questo piace molto.
Un film d’azione, diverso dal solito, che vede come attore protagonista anche un sempreverde Morgan Freeman. Le musiche adatte ai ritmi incalzanti e una trama (migliorabile) che lascia alla fine del film un grande interrogativo. Ma nessuno di noi vuole la risposta. Va bene così.

Grande difetto del film?
Diciamoci la verità: se una busta di plastica con dentro della droga sintetica (qualche kg) ti si rompe nello stomaco e permette alla droga di essere assorbita dal tuo fisico… tu non diventi un supereroe. Tu muori.
Non era possibile pensare a una cosa leggermente diversa per giustificare le imprese di Lucy per tutto il film?

Momento epico del film?
Quando Lucy, dopo aver realizzato di aver sviluppato un’ultra percezione, chiama la madre al telefono dicendo che riesce perfino a ricordare il suo profumo subito dopo essere nata. Se siete adeguatamente sensibili, piangerete insieme alla protagonista.


Voto e Conclusioni
Non amo gran parte del cinema francese, ma lo vedo spesso. In compenso però guardo con piacere tutti i film di Luc Besson. Non ho mai grandi aspettative da lui, ma come già successo per Leon e Nikita riesce quasi sempre a sorprendermi. Sarà che il primo suo film che ho visto fu proprio Il Quinto Elemento???
Questo film per me rimane un film da vedere almeno una volta nella vita. Anche se non ti piacciono i film di azione, o quelli supereroistici, o quelli di fantascienza, ti consiglio vivamente di guardarlo perché troverai una Scarlett Johansson meravigliosa, straordinariamente brava e adatta al ruolo che copre. Una regia che mai, dico MAI, ti farà annoiare e una trama che, così come è stata sviluppata, ti lascerà un po’ di amaro in bocca e qualche dilemma esistenziale.
Il film non è perfetto (anzi), ma va benissimo per un pomeriggio di domenica. E a proposito dei vicini di casa: ti consiglio di usare le cuffie. Il film è abbastanza “caciarone”.


Voto:  4 su 5

giovedì 16 marzo 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Finalmente siamo arrivati a Giovedì e nella settimana in cui si celebra l'unica festa religiosa in cui credo - quella di San Patrizio - arriva qualche film interessante da vedere al cinema. Tutte le uscite verranno al solito giudicate in base ai miei pregiudizi, prima della sbornia di domani!


Aeffetto domino di Fabio Massa

Film italiano sul quale non so bene che cosa pensare. Una cosa però la penso: le sale in cui poterlo vedere quasi sicuramente saranno talmente poche che il problema se visionarlo o meno non si pone nemmeno.

La mia aspettativa: 4,5/10


Chi salverà le rose? di Cesare Furesi

Un altro film italiano in questa settimana e altro film sul quale non so benissimo che cosa pensare. Forse l'unica cosa che mi viene in mente è che potrebbe pure essere più interessante rispetto a quello di cui ho parlato sopra. Ma non è che abbia così tanta fiducia a dire la verità.

La mia aspettativa: 5/10


John Wick 2 di Chad Stahelski

Il primo "John Wick", sebbene non mi abbia propriamente soddisfatto, si lasciava guardare senza particolari problemi. Questo secondo capitolo, che sembra ancora più tamarro del primo, corre il rischio di minestra riscaldata, ma forse potrebbe anche rivelarsi un po' più interessante.

La mia aspettativa: 5,5/10


La Bella e la Bestia di Bill Condon


E arriva finalmente, dopo mesi di sponsorizzazione sia in sala sia nelle televisioni, la trasposizione in live action del grande omonimo classico Disney con Emma Watson come protagonista. Le aspettative sono state inevitabilmente innalzate dalla sponsorizzazione martellante, ma, a tutti gli effetti, dal trailer questo sembra poter essere davvero un film magico.

La mia aspettativa: 7,5/10


Loving di Jeff Nichols

Arrivano ancora film da Oscar, questa volta quello con la candidata al premio come miglior attrice protagonista Ruth Negga. Il regista Jeff Nichols, tra l'altro, mi aveva positivissimamente sorpreso anni fa con "Take Shelter" e si era poi confermato con "Mud", quindi questo potrebbe tranquillamente essere il mio film della settimana.

La mia aspettativa: 8/10


The Ring 3 di F. Javier Gutiérrez

Arriva nei cinema il terzo capitolo della saga americana di "The Ring" e io cosa decido di fare sul mio blog - prossimamente -? Uno speciale su tutti i film dedicati al franchise, a partire dalla trilogia originale giapponese, passando per quella americana e per gli spinoff più recenti giapponesi. Sì, forse l'evento dell'uscita in questione non merita così tanta attenzione, ma non potevo perdere l'occasione di riprendere in mano gli speciali dedicati a una saga che ogni tanto mi piace fare su questo blog!

La mia aspettativa: 5/10


Un tirchio quasi perfetto di Fred Cavayé

Commedia francese sulla quale mi è abbastanza difficile dare un pregiudizio. Non so bene nè se possa divertirmi nè tanto meno se possa potenzialmente irritarmi. Nel dubbio, lascerò la visione, se mai arriverà, in periodi di magra cinematografica. Cosa che in questo periodo mi è abbastanza improponibile.

mercoledì 15 marzo 2017

Wild di Jean-Marc Valleé (2014)

USA 2014
Titolo Originale: Wild
Regia: Jean-Marc Valleé
Sceneggiatura: Nick Hornby
Cast: Reese Witherspoon, Laura Dern, Gaby Hoffmann, Michiel Huisman, Charles Baker, Keene McRae, Kevin Rankin, Thomas Sadoski, W. Earl Brown, Brian Van Holt, Nick Eversman, Cathryn de Prume, Cliff DeYoung, Mo McRae, Jan Hoag, J.D. Evermore, Leigh Parker, Evan O'Toole, Will Cuddy, Lorraine Bahr, Kevin Michael Moore, Jerry Carlton
Durata: 115 minuti
Genere: Drammatico


Prosegue la mia esperienza con il Cineforum di Vimodrone che, dopo la visione di "Remember" in occasione del Giorno della Memoria, ha proposto in sequenza due film di cui avevo già parlato su questo blog come "Perfetti sconosciuti" e "Youth - La giovinezza", che devo ammettere essermi piaciuto di più ad una seconda visione. Arriva però la visione di "Wild", pellicola di Jean-Marc Valleé, regista che ho avuto modo di apprezzare principalmente per "Dallas Buyers Club", valso l'Oscar a Matthew McConaughey e Jared Leto, e per il recente "Demolition - Amare e vivere", con uno dei miei attori preferiti, Jake Gyllenhaal.
Protagonista indiscussa di "Wild" - che per fortuna, pur non essendone molto diverso, non è "Into the Wild" che non so nemmeno bene perchè è un film che detesto... forse perchè la gente ne cita frasi che sembrano loro filosofiche senza sapere nè da dove provengano nè che cosa vogliano dire - è Reese Witherspoon, che interpreta Cheryl Strayed, una donna straziata dalla fine del suo matrimonio con Paul, dalla morte della madre e da problemi di dipendenza da eroina, che decide di intraprendere un viaggio in solitaria, a piedi, lungo il Pacific Crest Trail, uno dei percorsi di trekking più lunghi del mondo. Durante il suo percorso, nel quale incontrerà i personaggi più diversi tra di loro e con i quali dialogherà anche se per breve tempo, veniamo a conoscenza del suo passato e di cosa l'abbia spinta a riprendere in mano la sua vita in quel modo.
Un denominatore comune dei film che ho visto di Jean-Marc Valleé è proprio il rapporto che hanno le persone con la propria vita, una sorta di ricerca di riscatto da parte dei suoi protagonisti. Se in "Dallas Buyers Club" si narrava la lotta del protagonista contro l'AIDS per sopravvivere il più a lungo possibile e in "Demolition - Amare e vivere" il protagonista doveva trovare una ragione per andare avanti dopo aver perso la moglie in un tragico incidente, anche qui il tema del riprendere in mano la propria vita dopo una serie di tragedie personali appare ben evidente. Ma, soprattutto, trattato in una maniera che non risulta eccessivamente pesante per lo spettatore che, anzi, rimane facilmente affascinato dalla tenacia di questa donna che, anche per colpa sua, ne ha passate tantissime e anche molto brutte, ma ha il desiderio di ricominciare e di migliorarsi.
Seguiamo Reese Witherspoon in tutto il suo viaggio, ma la seguiamo anche in quella che è stata la sua vita precedente a quel viaggio, una vita che, complice la solitudine, si ripresenta nella sua mente senza che agli eventi passati venga dato un ordine ben preciso, insomma dei ricordi sparsi che l'hanno segnata nel profondo. E meritatissimi anche gli elogi per l'attrice protagonista, che recita in maniera solida anche se magari una performance forse eccessivamente esaltata soprattutto per il fatto di aver retto il film praticamente in solitaria, dato che lei è l'unica protagonista e non ci sono dei veri comprimari all'interno del film.

Voto: 7+

martedì 14 marzo 2017

ANIME - Haikyu!! - Stagioni 1, 2 e 3

Haikyu!!
(anime, stagioni 1, 2 e 3)
Episodi: 25 (stagione 1), 25 (stagione 2), 10 (stagione 3)
Creatore: Taku Kishimoto
Rete Giapponese: MBS, CBC, Tokyo MX, BS11, RKB, HBC, TBC, TUF
Personaggi: Shōyō Hinata, Tobio Kageyama, Kei Tsukishima, Tadashi Yamaguchi, Daichi Sawamura, Koushi Sugawara, Ryūnosuke Tanaka, Kiyoko Shimizu
Genere:Sportivo


Nel corso di questi anni di "carriera" da blogger ho parlato proprio poco di altre cose che non fossero cinema o serie TV. Tra le cose che seguo in maniera abbastanza saltuaria, ma che quando mi prendono non riesco più a staccarmene, sono gli anime giapponesi. A memoria ricordo che qui sul blog hanno trovato spazio solamente quel capolavoro di "Death Note" - di cui è da un po' che vorrei vedere il film in live action e del quale attendo anche il remake americano - e "Kuroko no Basket", che ovviamente parla del mio sport preferito. A memoria ricordo anche di averne seguiti davvero pochi in maniera completa, su tutti ricordo i vari "Dragon Ball" e "Slam Dunk", che tuttora è il mio preferito senza appello.
Su consiglio di alcuni amici ho deciso di approcciare alla visione di "Haikyu!!", anime sulla pallavolo che ha come protagonisti i componenti della squadra della Karasuno, nella quale fra tutti spiccano Hinata, uno schiacciatore basso ma formidabile, con una scarsissima padronanza delle tecniche di basi, e Kageyama, alzatore sopraffino, in grado di mandare la palla in qualsiasi direzione desiderata. Tre sono le stagioni che finora compongono questo anime, destinato a proseguire e nel quale, una volta tanto quando si tratta di un anime sportivo, le partite durano pochi episodi, tre o quattro al massimo. Se avete paura degli anime sportivi perchè memori dei 90 minuti che ne duravano 9000 delle partite di "Holly e Benji", fidatevi che, a parte l'ultima partita che occupa l'intera terza stagione composta da dieci episodi, qui vengono sapientemente inframezzati momenti competitivi, con le varie partite ufficiali, con anche interessantissimi momenti in cui si seguono gli allenamenti e soprattutto vengono sviluppati in maniera molto intrigante una buona parte dei personaggi finora visti all'interno dell'anime.
Tra le cose che infatti ho apprezzato di più di questa serie, oltre alle azioni in partita che si avvicinano molto alla realtà senza inserire colpi speciali spettacolarissimi ma completamente irrealistici, è lo sviluppo dei personaggi, che tra di loro instaurano un legame molto particolare nel quale, come dovrebbe essere nelle squadre di ogni sport - e nel mondo degli arcobaleni - ognuno lavora per il bene della squadra e non c'è mai un singolo a prevalere sugli altri. Ogni membro della squadra si completa a vicenda e anche quelli che sembrano rimanere più in disparte, prima o poi nel corso della serie hanno il loro spazio, come ad esempio Tsukishima, schivo fino alla fine ma determinante in quella che fino ad ora è l'ultima partita vista in questa serie. Difficile poi trovare un altro anime che, con le sue azioni piuttosto realistiche, mi abbia emozionato così tanto, forse giusto "Slam Dunk" nel momento in cui Sakuragi diventa finalmente determinante per la sua squadra o quando impara anche il tiro da fuori.
Insomma, con "Haikyu!" sono riuscito, dopo qualche anno, a trovare pane per i miei denti per quel che riguarda le visioni di anime giapponesi. E sinceramente, con tutte le emozioni che mi ha provocato in queste tre stagioni - mangiate in poco meno di tre settimane - non vedo l'ora che arrivi la quarta!

Voto: 7,5

lunedì 13 marzo 2017

LATE FOR THE ROAD TO THE OSCARS: Il diritto di contare di Theodore Melfi (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Hidden Figures
Regia: Theodore Melfi
Sceneggiatura: Theodore Melfi, Allison Schroeder
Cast: Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst, Jim Parsons, Glen Powell, Mahershala Ali, Aldis Hodge
Durata: 127 minuti
Genere: Drammatico, Biografico


Ed eccoci con l'ultimo appuntamento per quel che riguarda le recensioni dei film che sono stati candidati all'Oscar come miglior film. Visto qualche giorno prima della serata di premiazione ho dovuto, per un motivo o per l'altro, attendere oggi prima di parlarne - e il motivo è semplicemente il tempo e il voler attendere l'uscita pubblica nei cinema, avvenuta nel giorno della festa della donna -. Essendo un film candidato all'Oscar come miglior film, candidatura avvenuta secondo me più che altro per la polemica venutasi a creare lo scorso anno sulla mancata candidatura di attori o registi di colore, le aspettative sulla pellicola erano abbastanza alte e, alla fine, anche se il risultato raggiunto è buono e soddisfacente, mi sarei sicuramente aspettato qualcosa di meglio. Un po' come da tutti i candidati all'Oscar come miglior film, dato che sono rimasto pienamente soddisfatto solo da "La La Land", "Manchester by the Sea" e "Arrival" e tre film su nove alla fine non è che sia proprio una bella percentuale.
"Il diritto di contare" racconta la storia di tre matematiche afroamericane, Katherine Johnson interpretata da Taraji P. Henson, Dorothy Vaughan interpretata da Octavia Spencer e Mary Jackson interpretata da Janelle Monáe, che furono un aiuto determinante per la NASA nella corsa allo spazio degli anni '60, una corsa vista molto spesso come una sfida contro l'Unione Sovietica nel periodo della Guerra Fredda. Le tre protagoniste si devono però scontrare con due tipi di pregiudizi: il primo deriva dal fatto di essere donne, mentre il secondo dal fatto di essere afroamericane, quindi con la difficoltà aggiuntiva di avere a che fare con un mondo, lavorativo e non, nel quale ancora erano applicate le leggi razziali.
Un film carino caruccio che racconta una storia in cui la forza di volontà di tre donne e il diritto all'uguaglianza la fanno da padroni, senza però dire cose particolarmente rivoluzionarie sull'argomento nè tanto meno cose mai sentite prima. Mi sta bene il discorso sul fatto che certi concetti è bene continuare a ripeterli nel tempo, ci mancherebbe altro, ma in questo film non ci ho visto nulla di talmente bello da meritare una nomination tra quelli che vengono considerati i migliori film dell'anno. Nulla toglie al lavoro fatto dal regista Theodore Melfi, che tratta nella giusta maniera la storia che vuole narrare, limitandosi a non inserire nulla di particolarmente segnalabile a livello registico.
Ad essere però davvero valido o forse anche sopra la media in questo film sono le interpretazioni delle tre protagoniste, tutte in grado di dare alla loro prova una certa intensità in grado da far provare le giuste emozioni allo spettatore. Su tutte ne spiccano in realtà due, Taraji P. Henson e Octavia Spencer, e guarda caso anche sulla nomination a miglior attrice non protagonista ho qualcosa da ridire: è stata nominata la seconda... ovviamente avrei preferito la prima, ma qui si parla in realtà di tirare un dado e decidere chi nominare, dato che le due prove le ho trovate quasi equivalenti. Mi ha sorpreso in positivo anche Kevin Costner, che negli ultimi tempi sembrava essere diventato Mr. Flop, ma che in questo ruolo, senza fare nulla di particolare, ci sta abbastanza bene. Insomma, con "Il diritto di contare" i distributori cinematografici italiani hanno azzeccato a farlo uscire dopo gli Oscar in occasione della ricorrenza della festa della donna, molto bene. Il film consiglierei di vederlo e va bene anche questo, ma non mi è parso tutto sto gran capolavoro.

Voto: 6,5

venerdì 10 marzo 2017

Santa Clarita's Diet - Stagione 1

Santa Clarita's Diet
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Victor Fresco
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Drew Barrymore, Timothy Olyphant, Liv Hewson, Skyler Gisondo
Genere: Commedia


Lo sport preferito di Netflix, soprattutto nell'ultimo periodo e soprattutto quando il mio tempo per guardare film e serie TV stia sempre più inesorabilmente diminuendo, sembra essere quello di rilasciare. Rilasciare, rilasciare e rilasciare serie TV e film nuovi, roba che almeno una volta ogni due settimane ti ritrovi qualcosa di nuovo che vorresti guardare, ma devi anche portare avanti una vita sociale che non hai, lavorare, mangiare e fare quella sana mezz'ora di corsa al giorno per stare meglio con te stesso. Tra i rilasci di Netflix più recenti, ho deciso di dare una possibilità a questo "Santa Clarita's Diet", una serie comedy con episodi piuttosto corti - all'incirca venticinque/trenta minuti l'uno - che si poneva come obiettivo quello di rilanciare la carriera ormai sopita di Drew Barrymore al grande pubblico.
Netflix ci prova a farlo creando una comedy a tema zombie in cui gli zombie vengono però trattati in una maniera decisamente diversa rispetto al solito, anche se sicuramente migliore rispetto all'altra serie a tema zombie più famosa della storia della televisione, per lo meno per quel che riguarda le ultime stagioni... sì, fan di "The Walking Dead", sto parlando della vostra serie preferita che a me in questa ultima stagione sta annoiando a morte. E questa comedy in qualche modo, senza esagerare particolarmente nel tentativo di far ridere di gusto il pubblico e concentrandosi più che altro sul farlo sorridere, funziona. Non sarà certo un capolavoro, sarà ben lontana dall'essere una serie che entrerà nel tempo nell'immaginario collettivo, ma per lo meno si lascia guardare senza particolari problemi.
E la stessa Drew Barrymore che da questo lavoro avrebbe voluto rilanciare la sua carriera si comporta molto bene nel suo ruolo di zombie madre di famiglia che a causa della condizione di non morta vede risvegliarsi tutti i suoi istinti primordiali, che oltre ad un incredibile voglia di fare sesso con suo marito, includono anche una totale disinibizione mentale che le fa assumere atteggiamenti talvolta anche infantili per ottenere ciò che vuole. E nel momento in cui la serie passa dal narrarci la sua situazione di non morto atipico - che non si decompone ma ha una gran voglia di mangiare carne umana - al renderla un non morto tipico, con tanto di decomposizione in atto, che la serie comincia a funzionare un po' meno rispetto a prima.

Voto: 6

giovedì 9 marzo 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Eccoci qui, come ogni Giovedì, a parlare delle uscite della settimana che anche questa volta possono rivelarsi davvero interessanti. Due di questi li ho già visti, mentre degli altri ci saranno al solito i miei commenti pregiudizievoli ad enunciare quanto mi ispirino o meno.


Autopsy di André Øvredal

Una buonissima pellicola horror - che ho già visto - con delle ottime atmosfere ed un personaggio in grado di rubare letteralmente la scena nonostante sia... morto! Non sarà il capolavoro horror dell'anno, ma dategli una chance e non ve ne pentirete!


Bleed - Più forte del destino di Ben Younger

Film a tema pugilistico con protagonista il da me particolarmente apprezzato Miles Teller, alle prese con il personaggio di Vinny Pazienza, pugile che a seguito di un tragico incidente automobilistico a seguito del quale la sua carriera era data per finita, decise di fare di tutto per rialzarsi e tornare sul ring. I film sportivi mi ispirano sempre in maniera particolare, il trailer di questo è pure abbastanza bello, quindi mi aspetto sicuramente qualcosa di buono!

La mia aspettativa: 7/10


Il diritto di contare di Theodore Melphi


Altro film che ho già visto in preparazione alla notte degli Oscar e di cui ancora non ho parlato su questo blog. Sicuramente un film che merita di essere visto e che è uscito ieri, nel giorno della festa della donna, per la prima volta con una decisione quasi azzeccata da parte dei distributori italiani.


La luce sugli oceani di Derek Cianfrance

Film in arrivo dall'ultima Mostra Internazionale del cinema di Venezia con protagonista la bellissima Alicia Vikander e il suo fidanzato Michael Fassbender. Recensioni dicono che il film possa essere eccessivamente melenso e sollevato soltanto dalle interpretazioni dei due protagonisti. Diciamo che, visto il trailer, un po' mi fido, ma potrei comunque provare a guardarlo.

La mia aspettativa: 5,5/10


Gomorroide di I Ditelo Voi

Commedia italiana che vorrebbe fare da parodia a "Gomorra" - sia il film sia la serie immagino - che non mi ispira minimamente. Sapessi poi chi sono I Ditelo Voi sarebbe anche un grande aiuto.

La mia aspettativa: 4/10


Il padre d'Italia di Fabio Mollo

In questo periodo qualsiasi cose venga toccata da Luca Marinelli diventa subito oro e qualche commento letto in seguito all'anteprima di questo film mi ha convinto del fatto che anche questa pellicola lo possa diventare. Potrebbe tranquillamente essere il film italiano da non perdere in questo inizio di 2017.

La mia aspettativa: 7,5/10


Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts

Il personaggio di King Kong non mi ha mai detto nulla o quasi, motivo per cui questo film non è detto che faccia al caso mio. Il trailer però, nonostante mi aspetti proprio poco da questo film, mi è parso abbastanza valido, quindi non escludo che possa dargli un'opportunità in una serata spensierata.

La mia aspettativa: 5/10


Mister Universodi Tizza Covi, Rainer Frimmel

Cosa aspettarsi da questo film? Non lo so nemmeno io sinceramente. So però che difficilmente verrà passato in più di una manciata di sale in tutta Italia, motivo per cui il problema potrebbe pure non porsi.

La mia aspettativa: ?/10


Phantom Boy di Jean-Loup Felicioli, Alain Gagnol

Film d'animazione franco-belga che arriva in Italia ben due anni dopo la sua uscita originale. Il mio rapporto con i film d'animazione ultimamente non è dei migliori, questo potrebbe andare meglio del solito, ma non so se potrò mai vederlo.

La mia aspettativa: 6/10


Questione di karma di Edoardo Falcone

Tempi immemori fa Fabio De Luigi era uno dei miei idoli comici italiani. Ultimamente però una sequela di film poco riusciti ha abbassato un po' la mia stima verso di lui. Potrei però provare a vedere questo suo ultimo lavoro, anche se non penso sia quello giusto per farmi recuperare la stima perduta.

La mia aspettativa: 5/10

mercoledì 8 marzo 2017

xXx - Il ritorno di Xander Cage di D. J. Caruso (2017)

USA 2017
Titolo Originale: xXx: Return of Xander Cage
Regia: D. J. Caruso
Sceneggiatura: F. Scott Frazier
Cast: Vin Diesel, Samuel L. Jackson, Toni Collette, Nina Dobrev, Donnie Yen, Deepika Padukone, Kris Wu, Ruby Rose, Tony Jaa, Nicky Jam, Rory McCann, Al Sapienza, Michael Bisping, Ariadna Gutiérrez, Hermione Corfield, Tony Gonzalez, Héctor Aníbal, Ice Cube, Neymar
Durata: 107 minuti
Genere: Azione


Non ho mai nascosto quanto anni fa - molto probabilmente, anzi quasi sicuramente ai tempi delle medie - apprezzai il primo "xXx", con un Vin Diesel reduce dall'esperienza del primo "Fast and Furious" e che si consegnava agli annali del cinema come uno dei più grandi attori tamarri del nuovo millennio. Lo apprezzai in un modo probabilmente ingenuo, legato più che altro all'età totalmente immatura e completamente vuota dal punto di vista della storia del cinema, ma ancora oggi quando mi capita di riguardarlo, lo faccio sempre con un certo piacere, come dimostra la recensione che scrissi per l'evento organizzato dalla cricca di blogger di cui faccio parte per la rassegna "Meniamo le mani". Il secondo film, "xXx 2: The Next Level" con protagonista Ice Cube non lo vidi nemmeno, ma in occasione del ritorno del personaggio di Xander Cage risultava quasi obbligatorio - ma forse anche no - rispolverare questa saga action mai decollata veramente e per la quale l'unico capitolo con un senso di esistere appare essere il primo.
Il problema fondamentale di questo terzo film - che poi sarebbe in realtà un seguito diretto del primo, più che del secondo che appare più che altro come un film a parte - è che in qualche modo tenta, senza riuscirci particolarmente, di ricalcare quelle che erano state le scene più interessanti, ovviamente parlando a livello di cinema d'azione, del primo film. Perchè, tanto per fare un solo esempio, riprendere la scena in cui Xander viene coinvolto in una specie di finta esercitazione che viene da lui abilmente smascherata proprio come nel primo capitolo avviene nella famosa scena della tavola calda? Perchè chiaramente le idee scarseggiano e la voglia di inventarsi qualcosa di veramente originale era poca.
Un secondo problema del film sta proprio nello stesso Vin Diesel e un po' in tutto il cast in generale. Mentre il primo appare abbastanza stanco e imbolsito, quasi svogliato nel riprendere in mano una saga che non gli piace poi così tanto - al contrario di quella di "Fast and Furious" - il resto del cast non sembra proprio all'altezza e l'unico personaggio che mi appare minimamente riuscito, anche se più che altro per meriti di altro tipo e perchè questa attrice proprio mi piace tanto, è quello di Becky, cervellona nerd gnocca e ingenua interpretata da Nina Dobrev. Ecco un altro problema grosso del film: quando gli autori del cinema americano capiranno che le nerd gnocche non esistono? Già tentano di illuderci con Mackenzie Davis nella serie "Halt and Catch Fire", se poi ce le mettono anche in film di puro testosterone come questo la cosa diventa fastidiosa. E se non fosse che le scene d'azione, o almeno solo alcune di esse, sono abbastanza girate bene e anche piuttosto esaltanti, questa pellicola sarebbe da bocciare su tutta la linea.

Voto: 5-

martedì 7 marzo 2017

LATE FOR THE ROAD TO THE OSCARS: Barriere di Denzel Washington (2016)

USA 2016
Titolo Originale: Fences
regia: Denzel Washington
Sceneggiatura: August Wilson
Cast: Denzel Washington, Viola Davis, Stephen Henderson, Jovan Adepo, Russell Hornsby, Mykelti Williamson, Saniyya Sidney
Durata: 138 minuti
Genere: Drammatico


Quando dicevo nel post dedicato ai pronostici e alle mie preferenze per la notte degli Oscar che avevo visto tutti i film candidati al titolo di miglior film non imbrogliavo, ma per un motivo o per l'altro non ero riuscito, come avevo fatto negli scorsi anni, a recensirli tutti prima della fatidica notte e quindi la rubrica "Late for the Road to the Oscars", iniziata con l'ottimo "Jackie" e proseguita con il bellissimo ed emozionantissimo "Manchester by the Sea", arriva oggi al penultimo capitolo - almeno fino ad ora per quel che riguarda le pellicole che ho visto - con "Barriere", diretto da Denzel Washington e con il quale Viola Davis, dopo essere la protagonista di "How to get Away with Murder" è diventata tutto ad un tratto protagonista di "How to get Away with the Oscar".
Dopo la battutaccia, che immagino non abbia fatto ridere nessuno, veniamo al dunque e tentiamo di parlare del film, per quanto farlo possa essere difficile, dato che "Barriere" si può tranquillamente dire che dica più o meno tutto ciò che c'è da dire. La storia di Trow Mason, interpretato da Denzel Washington, ex promessa del baseball che lavora come netturbino a Pittsburgh e tratta dall'omonima opera teatrale del 1983 vincitrice del premio Pulitzer per la drammaturgia è talmente intrisa di dialoghi - motivo per cui anche a chi non conosce l'origine della pellicola appare chiara l'impostazione molto teatrale che viene data alla vicenda - da risultare ottima soprattutto per chi, come me, ama quei film molto dialogati che magari si svolgono in un'unica location.
Al contrario però "Barriere" non è uno di quei film nello stile di "Carnage" o di "Perfetti sconosciuti", ma vuole avere uno spettro ambientale un bel po' più ampio, con i personaggi che non sono sempre tutti sulla scena come nei film che ho citato, ma che entrano ed escono un po' come nelle sitcom. E gli argomenti che vengono trattati in questi dialoghi, che coinvolgono spesso e volentieri Troy e la moglie Rose, interpretata dall'ottima Viola Davis, ma anche il figlio Lyons, il fratello con probelmi mentali Gabe, sono i più svariati, ma si concentrano prevalentemente su quella che è l'educazione che Troy vuole dare ai suoi figli e il suo rapporto con la moglie in seguito alla relazione extraconiugale intrapresa dal protagonista con Alberta.
Argomenti che vengono tutti affrontati con la massima intensità da parte degli attori in scena, con sia Denzel Washington sia Viola Davis in grandissimo spolvero e che si sono meritati tutti gli elogi ricevuti in questi ultimi mesi per le loro interpretazioni. Diciamo che quasi due ore e mezza di durata, in un certo senso, con un film del genere si fanno sentire eccome. Si fanno sentire senza però quasi mai risultare eccessivamente pesanti e lasciando la sensazione di essere davanti ad un buonissimo film.

Voto: 7,5

lunedì 6 marzo 2017

CINEMA IN PILLOLE #19 - The 33 di Patricia Riggen (2015), Cocoon, l'energia dell'Universo di Ron Howard (1985)

Per parlare di due film visti un po' di tempo fa ma non ancora passati su questi schermi, si rispolvera la vecchia rubrica in cui si fa più di una recensione al prezzo di una, recensione ovviamente più breve del solito. Questa volta tocca ad un film cileno uscito in Italia direttamente in televisione del 2015 e a un film del 1985 di Ron Howard visto addirittura nel periodo post-natalizio e il cui post dedicato non aveva ancora trovato spazio su questi schermi.


The 33

Cile, Colombia 2015
Titolo Originale: The 33
Regia: Patricia Riggen
Sceneggiatura: Mikko Alanne, Craig Borten, Michael Thomas
Cast: Antonio Banderas, Rodrigo Santoro, Juliette Binoche, James Brolin, Lou Diamond Phillips, Mario Casas, Adriana Barraza, Kate del Castillo, Cote de Pablo, Bob Gunton, Gabriel Byrne, Jacob Vargas, Naomi Scott, Oscar Nuñez, Paulina García, Juan Pablo Raba, Federico Luppi, Alejandro Goic, Jorge Diaz
Durata: 120 minuti
Genere: Biografico, Drammatico


Il 5 Agosto del 2010, 33 minatori cileni in servizio nella miniera di San José rimasero intrappolati a 700 metri di profondità dopo il crollo di una lastra di pietra. I 33 [ATTENZIONE SPOILER PER VOI CHE NON VOLETE LA SORPRESA DI SAPERE COME VA A FINIRE UN EVENTO STORICO] verranno poi miracolosamente salvati tutti vivi dopo oltre due mesi ed una strenua lotta per la sopravvivenza [FINE SPOILER PER VOI CHE NON VOLETE LA SORPRESA DI SAPERE COME VA A FINIRE UN EVENTO STORICO]. Il film ci narra ovviamente le loro vicende e lo fa nella maniera che personalmente meno preferisco. Film del genere, che si basano su eventi storici temporalmente ristretti, sono particolarmente difficili da fare, anche se, spesso e volentieri, si rivelano interessanti soprattutto per il tema che viene trattato. Sono difficili da fare perchè creare una sceneggiatura che si basi su un periodo temporale così ristretto porta ad avere un certo allungamento del brodo, oppure l'inserimento di alcune sequenze che non risultano particolarmente efficaci - vedasi nella fattispecie la scene pateticissima in cui tutti i minatori si immaginano di poter mangiare ciò che vogliono assieme alle loro famiglie - proprio perchè sembrano essere messe lì quasi per caso. Purtroppo "The 33", essendo un film di questo tipo, non riesce ad evitare la figuraccia, raccontando una storia in qualche modo interessante, ma in una maniera quasi da fiction televisiva, se non addirittura ad un livello più basso. Non basta nemmeno un cast internazionale con tanto di Antonio Banderas e Juliette Binoche a risollevare le sorti di un film di cui avrei volentieri fatto a meno.

Voto: 4,5


Cocoon, l'energia dell'Universo

USA 1985
Titolo Originale: Cocoon
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Tom Benedek
Cast: Wilford Brimley, Don Ameche, Hume Cronyn, Brian Dennehy, Steve Guttenberg, Tahnee Welch, Jack Gilford, Maureen Stapleton, Jessica Tandy, Gwen Verdon, Herta Ware, Barret Oliver, Tyrone Power Jr
Durata: 117 minuti
Genere: Fantascienza


Propostomi dai miei genitori, che lo videro al cinema nel periodo della sua uscita in Italia, mi sono avvicinato alla visione di "Cocoon" con una certa diffidenza, semplicemente perchè faccio abbastanza fatica a fidarmi dei gusti cinematografici dei miei genitori che sono, spesso e volentieri, diametralmente opposti ai miei, cosa che ad esempio non accade con le serie TV, molte delle quali le vediamo ancora assieme quando ci è possibile. Nonostante la sfiducia iniziale, la storia di questi vecchietti che trovano una piscina miracolosa all'interno della casa di riposo in cui vivono mi ha preso abbastanza, portandomi, nonostante la mia giovane età, a quanto sia importante arrivare alla vecchiaia sentendosi ancora giovani. Certo, la piscina miracolosa del loro ospizio li fa letteralmente diventare giovani, non a livello visivo ma quanto meno il loro fisico ritorna al tono dei bei tempi, ma in qualche modo in questo commovente film di fantascienza ci ho letto questo insegnamento.

Voto: 7,5

giovedì 2 marzo 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Il primo weekend cinematografico successivo alla notte degli Oscar ci porta comunque tanti film, alcuni di essi davvero interessanti. C'è anche attesa per due film italiani, uno del mio idolo comico, mentre l'altro che potrebbe essere un thriller parecchio interessante. Vediamo però quali sono tutti i commenti pregiudizievoli riguardo i film che usciranno quest'oggi.


Piena di grazia di Andrew Hyatt

I film religiosi guardateveli voi.

La mia aspettativa: -66/10


Logan di James Mangold

Mi piacciono i film sui supereroi e raramente me ne perdo uno. Ma per quel che riguarda gli "X-Men" ho un particolare rifiuto, a maggior ragione per la trilogia spin-off dedicata a Wolverine. Motivo per cui questo nuovo film sul personaggio penso che me lo risparmierò senza troppi problemi.

La mia aspettativa: 4/10


Falchi di Toni d'Angelo (II)

Mentre mi chiedo cosa voglia dire quel (II) di fianco al nome del regista - anche se un'idea ce l'ho - questo lavoro con Fortunato Cerlino come protagonista direttamente da "Gomorra - La serie" potrebbe rivelarsi molto più interessante del previsto. E quest'anno di grandi film italiani ancora non se ne sono visti - "Smetto quando voglio - Masterclass" a parte a quanto dicono moltissime recensioni -.

La mia aspettativa: 6,5/10


God's not Dead 2 - Dio non è morto 2 di Harold Cronk

Intanto ringraziamo i titolisti italiani perchè io il titolo originale non avevo proprio capito cosa significasse e se non fosse per loro... GRAZIE TITOLISTI ITALIANI. In secondo luogo, a me il primo film uscito tempo fa interessava parecchio, ma non ricordo per quale motivo alla fine non l'ho più visto. Potrebbe essere la buona occasione per recuperarli entrambi!

La mia aspettativa: 5/10


La legge della notte di Ben Affleck

Il ritorno di Ben Affleck alla regia è da me abbastanza atteso, dato che i suoi tre lavori precedenti li ho abbastanza apprezzati tutti quanti. Il periodo proibizionista poi mi affascina sempre tantissimo, quindi ho delle buone speranze su questo lavoro!

La mia aspettativa: 7/10


Omicidio all'italiana di Maccio Capatonda


Fino a un paio di settimane fa non sapevo nemmeno che fosse imminente un nuovo film del mio idolo comico Marcio Catacomba che con la sua cricca mi fa sempre pisciare sotto dalle risate. Lo voglio vedere assolutamente e già il trailer mi fa ridere tantissimo. Spero di ridere ancora di più vedendo il film mannaggi apporcaputtana!

La mia aspettativa: UN CAPOLAVOGLIO!/10


Ozzy - Cucciolo coraggioso di Alberto Rodriguez

Portate i bambini a vederlo. Io non sarò qui a consigliarvi questo film però.

La mia aspettativa: 0/10


Passeri di Runar Runarsson

Film d'essai che si preannuncia particolarmente pesante e per il quale non nutro, sinceramente grande interesse. Ovvio che sarà un lavoro di qualità, probabilmente, ma non penso possa fare per me.

La mia aspettativa: 5/10


Rosso Istanbul di Ferzan Ozpetek

Ferzan Ozpetek è un regista che, tra alti e bassi, stimo abbastanza. Questo suo film però, stranamente rispetto ai suoi lavori precedenti mi attira un po' di meno. Sicuramente potrebbe essere meritevole di una visione però, magari in un periodo un po' più magro a livello di uscite.

La mia aspettativa: 6/10


Vi presento Toni Erdmann di Maren Ade

In conclusione per questa rassegna di uscite settimanali ecco il film che ha vinto il Golden Globe come miglior film straniero, mentre è stato battuto agli Oscar da "Il cliente". Ignorante sulla bontà di entrambi i film, dico che sicuramente il muslim ban avrà influito sulla vittoria del secondo, ma da questo lavoro mi aspetto comunque qualcosa di molto buono.

La mia aspettativa: 7,5/10
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