J. Edgar
Il film ci racconta l'ascesa al potere dell'FBI da parte di John Edgar Hoover, che diventa giovanissimo capo dell'FBI, che a suo tempo contava 600 uomini al servizio, rimanendo tale per 48 anni, alla fine dei quali gli agenti in servizio saranno oltre 6000. Si vede molto bene anche come, dal momento dell'inizio della sua attività, i metodi investigativi della FBI venissero radicalmente cambiati, consentendo l'ingresso nelle procedure dei metodi scientifici e tecnologici che tuttora (anche se ovviamente più evoluti) vengono usati.
Il film si concentra su tre casi della sua carriera: il primo, il rapimento e l'omicidio del figlio di Charles Lindberg, nel quale viene sottolineata l'importanza del cambiamento nei metodi investigativi; il secondo, la guerra contro i Gangster, con la quale l'FBI ottiene per la prima volta l'autorizzazione ad arrestare e all'utilizzo delle armi, iniziando a diventare una vera forza per la salvaguardia del paese; la terza vicenda, che fa un po' da chiave unificatrice del film, è la salvaguardia della sicurezza nazionale dagli scandali del potere, che vede l'introduzione dell'uso delle microspie, casi che lo portarono pian piano a diventare uno degli uomini più potenti degli Stati Uniti d'America.
In tutto questo viene data molta importanza alla vita privata del protagonista. Il suo rapporto con la madre, con la quale vivrà fino alla morte di lei, la presunta omosessualità e la relazione con Clyde Tolson ci aiutano a comprendere il personaggio vedendolo sia nel suo lavoro, sia nei suoi rapporti più intimi.
Il film risulta piacevole, non è certo un film leggero le cui due ore scorrono via con serenità, ma Clint Eastwood ci ha abituati a questo, c'era da aspettarselo. Tra le sue opere recenti non certo una delle sue prove migliori, ma comunque un buon film.
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