martedì 31 dicembre 2019

DEL MEGLIO DEL NOSTRO MEGLIO - LE MIGLIORI SERIE TV DEL 2019

Ho avuto parecchia difficoltà quest'anno a seguire tutte le serie televisive che avrei voluto guardare, però comunque ne ho viste abbastanza per farne una top ten e mantenere la tradizione delle classifiche annuali. Ricordo a tutti i lettori una cosa, perchè il web è un posto bellissimo, ma altrettanto pieno di imbecilli: questa è la mia personalissima top ten delle serie TV del 2019, quelle che PER ME sono state le migliori dell'anno. Sotto trovate un piccolissimo vademecum che vi aiuterà a riflettere prima di darmi dell'idiota per non aver messo la vostra serie preferita nella classifica, e il fatto che io debba scrivere un vademecum per aiutare qualcuno a pensare è una delle cose più ridicole possibili.

Se non trovate qui la vostra serie preferita le possibilità sono due, mutuamente esclusive.
  • Non l'ho vista: sono umano, ho un lavoro che esula dal guardare serie TV e ogni tanto esco a bere qualche birra.
  • Non mi è piaciuta abbastanza da finire nella top 10: se il mondo è bello perchè è vario, i miei gusti sono i miei gusti e non è detto che serie che voi ritenete imprescindibili mi siano piaciute.
Prima di cominciare con la classifica, è bene ricordare l'albo d'oro delle migliori serie passate sui miei schermi da quando questo blog è nato (inizialmente la classifica era stagionale, poi è diventata annuale a partire dal 2015):

2011/2012 - American Horror Story: Murder House
2012/2013 - Homeland
2013/2014 - Breaking Bad e True Detective
2015 - Sense8
2016 - The Young Pope
2017 - The OA
2018 - The Haunting of Hill House


10) Stranger Things - Stagione 3


Sempre bella la nuova stagione di Stranger Things anche se lo schema rimane sempre abbastanza simile alle due tornate precedenti e forse si paga anche qualche episodio riempitivo e non proprio riuscitissimo nella parte centrale.

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9) Sharp Objects


La serie con protagoniste Amy Adams e Patricia Clarkson è uscita lo scorso anno, ma è passata sui miei schermi solamente nel corso del 2019. Un ottimo thriller con un'altrettanto ottima componente drammatica riguardo al passato e ai ricordi della protagonista.

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8) The Crown - Stagione 3


Dopo tre stagioni e il reset del cast, continuo ad adorare questa serie sulle avventure della Regina Elisabetta nel corso del suo regno. Gli autori di questa serie forse speravano che crepasse prima della fine della serie per fare il botto di visualizzazioni e di guadagni... E invece, dopo quattro anni, la vecchia è ancora viva e vegeta e ne avrà ancora per molto!

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7) The Mandalorian - Stagione 1


Tanto mi ha deluso "L'ascesa di Skywalker" altrettanto mi ha sorpreso questa prima stagione di "The Mandalorian", che è riuscita a coinvolgermi nonostante una trama prevalentemente verticale - me lo aspettavo un po' da mamma Disney. Le avventure cui assistiamo sono una meglio dell'altra e il Bambino - altrimenti chiamato Baby Yoda - diventerà uno degli oggetti di merchandising più venduti il prossimo anno.

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6) Mindhunter - Stagione 2


Dopo un'ottima prima stagione, anche "Mindhunter" alza il tiro con il suo secondo ciclo di episodi. Si va più in profondità sui personaggi principali e l'intervista a Charles Manson - episodio da un'ora e un quarto che passa via come nulla - è sicuramente uno dei momenti più alti dell'intera serie!

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5) The Boys - Stagione 1


Supereroi che vengono pagati da un'organizzazione privata per mantenere sicuri gli Stati Uniti. Supereroi a volte cattivi, stronzi, spietati ed egocentrici, tranne la magnifica Starlight interpretata da Erin Moriarty che rimane il personaggio meno controverso. Il risultato è una delle serie televisive migliori del 2019.

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4) The O. A. - Parte 2


La prima parte di "The O. A." si era guadagnata il primo posto nella mia classifica nel 2017 e quest'anno arriva a un passo dal podio. Una serie che non si capisce mai bene dove voglia andare a parare, ma riesce a coinvolgere con le sue riflessioni quasi metafisiche, tanto che l'introduzione degli universi paralleli con questa seconda parte non mi sembra abbia per nulla incasinato la narrazione.

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3) Trust - Il rapimento Getty


Altra serie TV uscita lo scorso anno, ma vista solamente nel 2019. Un cast hollywoodiano per interpretare gli appartenenti alla famiglia Getty - tra cui gli ottimi Donald Sutherland e Hillary Swank - e un cast italiano per gli appartenenti alla 'ndrangheta che rapirono Paul Getty III - tra tutti spicca il pazzesco Luca Marinelli. Una serie ottimamente gestita in cui davvero vediamo i retroscena del rapimento narrati in maniera decisamente migliore rispetto a "Tutti i soldi del mondo", ma soprattutto, la colonna sonora è indimenticabile.

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2) Chernobyl


Penso di essere uno dei pochi che abbia messo "Chernobyl" così in alto, eppure per quanto realisticamente crudele nel narrare i momenti successivi all'esplosione del reattore e per quanto minuziosamente scientifica nel narrarne le cause nel processo, mi ha preso incredibilmente nel corso di tutti e cinque gli episodi che la compongono.

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1) Euphoria - Stagione 1


Zendaya vince il premio di questo blog di donna più bella dell'anno e la serie in cui compare è la migliore dell'anno. Certo, se sai narrare il mondo adolescenziale e dell'abuso di droghe come viene fatto qui, altrettanto certo se la regia, a volte addirittura psichedelica, è una delle più affascinanti viste per una serie TV nel corso degli ultimi due o tre anni. Da non sottovalutare nemmeno l'ottima colonna sonora.

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lunedì 30 dicembre 2019

DEL MEGLIO DEL NOSTRO MEGLIO: BELLADONNA AWARD 2019

Ed eccoci qui ad inaugurare quello che è il periodo delle premiazioni di fine anno su questo blog, che, come da tradizione, premia quelle che sono state le attrici o donne dello spettacolo più belle viste nel corso del 2019. Quest'anno poi, come al solito, ci sarà spazio per le serie TV, per i film, ma anche per una classifica un po' più particolare, che con un po' di intelligenza di può anche immaginare. Ora però è tempo del "Belladonna Award", dato che purtroppo per motivi legati al pollitically correct non posso usare termini volgari e sessualmente espliciti come gnocca, fregna o simili mi tocca usare per questo premio il nome di una pianta. Prima di iniziare con la classifica di quest'anno, è bene però ricapitolare quelle che sono state le vincitrici degli scorsi anni:

2015: Emmy Rossum
2016: Felicity Jones
2017: Gal Gadot
2018: Victoria Justice


10 - Nina Fotaras

Età: 20 anni
Vista in: Il primo re, Il nome della rosa: La serie



9 - Nathalie Emmanuel

Età: 30 anni
Vista in: Game of Thrones - Stagione 8



8 - Margaret Qualley

Età: 25 anni
Vista in: C'era una volta... a Hollywood



7 - Amber Rose Revah

Età: 33 anni
Vista in: Marvel's The Punisher - Stagione 2



6 - Margot Robbie

Età: 29 anni
Vista in: Maria regina di Scozia, C'era una volta... a Hollywood



5 - Diletta Leotta

Età: 28 anni
Vista in: Instagram



4 - Victoria Justice

Età: 26 anni
Vista in: Instagram



3 - Samara Weaving

Età: 27 anni
Vista in: Finchè morte non ci separi



2 - Erin Moriarty

Età: 25 anni
Vista in: The Boys - Stagione 1



1 - Zendaya

Età: 23 anni
Vista in: Spider-Man: Far from Home, Euphoria - Stagione 1

venerdì 27 dicembre 2019

LE SERIE TV DI DICEMBRE

Mese abbastanza pieno per quanto riguarda le serie TV quello di Dicembre, forse la settimana a casa dal lavoro in malattia ha contribuito in modo positivo al farmi recuperare il maggior numero di episodi possibili, certo, avrei preferito stare bene, però non tutto il male viene per nuocere. In questo mese ci sono serie proprio per tutti i gusti, da quelle storiche con un pizzico di invenzione, a quelle veramente storiche, fino ad arrivare al fantasy - di cui ancora mi manca un episodio, ma un giudizio penso di poterlo dare - e alla serie animata per eccellenza di questi ultimi anni!


1994

Episodi: 8
Creatore: Stefano Accorsi
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Stefano Accorsi, Guido Caprino, Miriam Leone, Giovanni Ludeno, Antonio Gerardi, Paolo Pierobon, Paolo Mazzarelli
Genere: Drammatico

Dopo "1992" e "1993" è arrivata, come ovvio che fosse, "1994", la stagione che chiude la trilogia ideata da Stefano Accorsi sugli anni di Tangentopoli. E ciò che ne è venuto fuori è forse la stagione più politica e in cui le indagini hanno sicuramente meno peso rispetto alle due stagioni precedenti. I quattro personaggi principali inventati subiscono un'evoluzione che mi è piaciuta abbastanza nel corso dei sette episodi ambientati nel 1994 - su questo teniamo aperta una piccola parentesi, che ci torneremo -, si parte da un Leonardo Notte diventato consigliere fidato di Berlusconi, passando per una Veronica Castello parlamentare che vorrebbe eliminare i pregiudizi sul suo passato lavorativo. Bosco rimane nelle file della Lega Nord e il suo finale prende una piega che non mi ha fatto particolarmente impazzire, conseguenza delle leggi messe in atto proprio dal suo partito in alleanza con quello di Berlusconi, mentre Dario Scaglia è ancora fido collaboratore di Di Pietro, anche se forse è quello che, ultimo episodio a parte, ha un'evoluzione personale un po' meno interessante rispetto agli altri tre. Attorno a loro ruotano tutte le vicende politiche di quell'annata, in cui a farla da padroni sono stati proprio Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, il primo interpretato secondo me molto bene, mescolando macchiettismo a momenti decisamente più seri, da Paolo Pierobon, mentre il secondo interpretato dal suo clone ringiovanito Paolo Mazzarelli. Come accennavo precedentemente sette episodi sono ambientati nel 1994, mentre l'ultimo nel fatidico 2011, l'annata che, per ora e spero per sempre, ha decretato la fine politica di Silvio Berlusconi: purtroppo un episodio da me non particolarmente gradito, che punta maggiormente a tirare le fila dei quattro personaggi inventati, piuttosto che concentrarsi su ciò su cui si era concentrata la serie nel corso di tutta la stagione. Unico punto di forza, per quanto mi riguarda, il dialogo tra Leonardo Notte e Silvio Berlusconi, dialogo molto potente e ritratto vero e proprio della politica italiana degli ultimi venti anni. Un ultimo episodio che da una parte mi ha deluso, ma non rovina di certo quanto di buono visto nel corso delle precedenti sette puntate.

Voto: 7


The Crown - Stagione 3

Episodi: 10
Creatore: Peter Morgan
Rete Inglese: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Olivia Colman, Tobias Menzies, Helena Bonham Carter, Ben Daniels, Jason Watkins, Marion Bailey, Erin Doherty, Jane Lapotaire, Charles Dance, Josh O'Connor, Geraldine Chaplin, Michael Maloney, Emerald Fennell, Andrew Buchan
Genere: Biografico



Quando vidi la prima puntata della prima stagione di "The Crown" non mi aspettavo di certo che il mio interesse sarebbe durato così a lungo. Invece, contro ogni pronostico, "The Crown" è praticamente diventato un appuntamento fisso che, con questa terza stagione, è riuscito a confermarsi sugli ottimi livelli visti nel corso dei precedenti due cicli di episodi. Resettato il cast come annunciato al termine della stagione precedente, abbiamo la Regina Elisabetta interpretata da Olivia Colman, da queste parti sempre particolarmente apprezzata, mentre il Principe Filippo è interpretato da Tobias Menzies. Gli eventi narrati sono quelli che avvengono tra il 1964, anno dell'elezione di Harold Wilson come primo ministro, fino al 1977, anno del giubileo d'argento dell'incoronazione della regina. Ancora una volta le varie storie che vengono narrate sono di alto livello, riescono ad intrigare e a far interessare lo spettatore della storia di un personaggio che nella testa di chiunque sarebbe dovuto essere uno dei più noiosi possibili per una serie televisiva, invece, con molto realismo e poca fiction, gli sceneggiatori sono riusciti in un'impresa apparentemente impossibile, quella di rendere interessante ai miei occhi la vita di corte. Molto bello l'episodio dedicato al discorso del principe Carlo nel momento dell'assegnazione del titolo di principe del Galles, così come altrettanto bello quello della crisi personale di Filippo, in cui sullo sfondo abbiamo lo sbarco sulla Luna e l'incontro tra Filippo, esperto aviatore, e i tre uomini che hanno messo piede sul nostro satellite. Insomma, con la sua terza stagione "The Crown" è riuscito a rimanere sugli ottimi livelli dimostrati nelle prime due stagioni e non si risente affatto del totale cambio di cast, con gli attori che riescono a riprendere il lavoro fatto dai loro predecessori in modo estremamente valido.

Voto: 8


BoJack Horseman - Stagione 6, Parte 1

Episodi: 8
Creatore: Raphael Bob-Waksberg
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Personaggi: BoJack Horseman, Princess Carolyn, Diane Nguyen, Mr. Peanutbutter, Todd Chavez
Genere: Animazione



Su Netflix è sbarcata anche la prima parte della stagione finale di "BoJack Horseman", con la seconda che arriverà a Gennaio se non mi sbaglio. Sempre molto interessanti i personaggi principali e sempre la solita alternanza tra scene divertenti ed altre estremamente amare e tristi, su tutte il personaggio di BoJack che possiede, forse ancora di più in questa prima parte dell'ultima stagione, un'ironia e un sarcasmo talmente pungenti da risultare sempre, estremamente amari nel suo cinismo. Per quanto questa prima parte mi sia piaciuta, forse il fatto di essere incompleta - quando finirà questa moda, per Odino? - ne ha inficiato un po' il gusto che ho provato nel vederla: mentre infatti una stagione intera ha comunque un senso di completezza tale per cui si aprono e si chiudono delle storie, lasciando magari delle parentesi aperte per le successive, qui in realtà se ne chiudono davvero poche e alcuni episodi giocano molto con i parallelismi rispetto alle stagioni precedenti, su tutti il rapporto tra BoJack e Sarah Lynn. Insomma, buona questa prima parte, ma il giudizio deve per forza di cose rimanere sospeso fino a che non terminerò la seconda... forse forse avrei dovuto aspettare e guardarmi la sesta stagione tutta di seguito, ma non ce l'ho proprio fatta!

Voto: 6,5


Escape at Dannemora

Episodi: 7
Creatore: Brett Johnson, Michael Tolkin
Rete Americana: Showtime
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Benicio del Toro, Patricia Arquette, Paul Dano, Bonnie Hunt, Eric Lange, David Morse
Genere: Biografico, Drammatico



Miniserie uscita nel 2018 sulla rete americana Showtime, nel corso dei sette episodi che la compongono - qui in Italia sono otto perchè l'ultimo è stato diviso in due - viene narrata la storia della fuga di due detenuti dal Clinton Correctional Facility, avvenuta nel 2015 con la complicità di una dipendente del carcere. Ad interpretare i due detenuti Richard Matt e David Sweat abbiamo Benicio del Toro e Paul Dano, mentre ad interpretare Tilly Mitchell, la donna che li aiutò nella fuga, abbiamo Patricia Arquette - non so quanto i nomi dei personaggi siano quelli dei corrispettivi reali. Dopo un paio di episodi decisamente difficoltosi per quanto riguarda il ritmo della narrazione, in cui vediamo principalmente i due detenuti che cercano in tutti i modi di intortare Tilly in modo da renderla, forse inconsapevolmente, loro complice, la serie decolla definitivamente nel momento in cui i due detenuti iniziano a mettere in atto il loro piano di fuga. La tensione comincia a crescere, la complicità diventa sempre maggiore e le interpretazioni dei due protagonisti salgono vertiginosamente di livello, così come la regia di Ben Stiller. Mentre da una parte mi sono stati quasi simpatici i due detenuti, che non vengono ritratti per ciò che hanno fatto, con lo spettatore che forse viene portato a parteggiare per loro, ho detestato, dall'inizio alla fine della serie, il personaggio di Tilly, che è stato ritratto come una donna fragile ed insicura, che però non è mai riuscita ad attirare la mia simpatia nel corso dell'intera visione della miniserie. I sette episodi di "Escape at Dannemora" sono dunque di livello abbastanza buono - anche se ho detestato il sesto, per il semplice motivo che odio gli episodi che sono interamente dei flashback rispetto alla linea narrativa della serie, preferisco di gran lunga quando i flashback sono inframezzati con la linea temporale del resto della storia narrata - e il risultato è una serie importante sia a livello narrativo sia a livello tecnico.

Voto: 7


The Mandalorian - Stagione 1

Episodi: 8
Creatore: Jon Favreau
Rete Americana: Disney +
Rete Italiana: Inedita
Cast: Pedro Pascal
Genere: Fantasy



Quando scrivo ancora non ho visto l'ultimo episodio della prima stagione di "The Mandalorian", serie televisiva ambientata nell'universo di "Star Wars" nel periodo di tempo che intercorre tra "Il ritorno dello Jedi" e "Il risveglio della Forza", che ci narra le storie di un mandaloriano chiamato Mando, interpretato da un Pedro Pascal che in realtà sarebbe potuto essere chiunque, dato che è sempre bardato e mascherato che viene accompagnato da un personaggio chiamato Il Bambino - nominato dagli spettatori Baby Yoda proprio perchè appartiene alla stessa razza di Yoda - che è assolutamente richiesto dalla gilda di pistoleri di cui Mando fa parte. Nonostante la prima stagione abbia prevalentemente una trama verticale, con episodi e storie quasi autoconclusive, ho apprezzato molto praticamente tutte le puntate finora viste, soprattutto, contro ogni pronostico, quelle in cui i dialoghi sono ridotti all'osso in favore dell'azione - cosa che di solito fatico a reggere -, soprattutto perchè abbiamo lunghi momenti di silenzio e di camminate in cui il regista di turno può dare il meglio di sè per quanto riguarda la regia e la fotografia. La trama orizzontale ci viene data a spizzichi e bocconi e ogni episodio è un'avventura fantasy con molti elementi tipici del western - altro genere che solitamente faccio abbastanza fatica a sopportare - che riescono a coinvolgere lo spettatore dall'inizio alla fine. Rispetto a "L'ascesa di Skywalker", dunque, l'opera dedicata a Star Wars dell'anno è decisamente questa.

Voto: 8

giovedì 26 dicembre 2019

Storia di un matrimonio di Noah Baumbach (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Marriage Story
Sceneggiatura: Noah Baumbach
Durata: 136 minuti
Genere: Drammatico


In queste ultime settimane dell'anno Netflix ci sta dando dentro con i botti e, dopo l'uscita di "The Irishman" a fine Novembre, porta in Italia un altro film che altrimenti non sarebbe passato dalle sale cinematografiche come "Storia di un matrimonio", l'ultima fatica di Noah Baumbach presentato all'ultima Mostra internazionale del cinema di Venezia, riscontrando un ottimo successo da parte della critica e della stampa. Noah Baumbach è regista da me apprezzato a tratti, sempre per quel poco che ho visto della sua carriera, facendomi adorare ad esempio "Frances Ha", mentre lasciandomi un po' più indifferente per "Giovani si diventa", dove abbiamo tra l'altro anche Adam Driver, uno dei due protagonisti di questo film. Oltre al già citato attore abbiamo anche Scarlett Johansson nei panni di sua moglie e Laura Dern nei panni dell'avvocato di lei. Contro ogni pronostico sono riuscito a vedere questo film prima della fine dell'anno e ora, forse non proprio nel giorno più giusto, ma non è un problema, sono qui a parlarvene e a consigliarvene caldamente la visione.
Charlie è un famoso regista teatrale sposato con Nicole, attrice che fa parte della sua stessa compagnia. I due frequentano da tempo la terapia di coppia e il film comincia proprio con una loro seduta in cui i due vengono invitati dallo psicologo a leggere un testo scritto di proprio pugno in cui i ognuno indica le cose che gli piacciono di più dell'altro. Nicole, però, si rifiuta di leggerle. Poco tempo dopo a Nicole viene offerto un ruolo in una nuova serie TV, che la costringerà a trasferirsi a Los Angeles temporaneamente assieme al figlio. Charlie invece decide di rimanere a New York per portare a termine lo spettacolo cui sta lavorando con la compagnia. Quando però arriva a Los Angeles per vedere la moglie e il figlio, gli vengono consegnati i documenti per il divorzio e i due si accordano per chiudere la cosa di comune accordo invece che coinvolgere gli avvocati. La donna però non starà ai patti e assumerà Nora come avvocato, costringendo Charlie a cercarsene uno per sè. Inizierà dunque per loro la lunga trafila che li porterà al divorzio, in cui i due si contenderanno anche il tempo da passare con il figlio.
Non mi pare esagerato dire che "Storia di un matrimonio" è senza dubbio uno dei film più belli visti non solo in questo ultimo scorcio di 2019, ma forse addirittura in tutto l'anno. Ok, forse la parola "bello" per questo film e per quanto narrato al suo interno non il termine più adatto, però se ci limitiamo al solo giudizio cinematografico "Storia di un matrimonio" è un gran bel film, lo sono certamente meno i contenuti, che però sono affrontati dal regista e sceneggiatore con estremo realismo e durezza. Il film ci parla senza mezzi termini e senza mezze misure di un amore decennale che è finito e del processo che i due protagonisti, che non si amano più, affrontano per separarsi, cercando comunque in tutti i modi, anche se non sempre possibile, di non coinvolgere eccessivamente il figlio e di non far sentire su di lui meno amore da parte di uno o dell'altro genitore. Purtroppo però, pur non coinvolgendo quasi mai il figlio nelle loro liti, presto il divorzio diventa un gioco al massacro in cui rinfacciarsi vicendevolmente le colpe e le mancanze di dieci anni di matrimonio, che sfoceranno poi in una delle scene più cariche emotivamente, ma anche più terribili che si possano pensare. La lite che avviene tra i due sul finire del film è infatti emotivamente dolorosissima e piena di parole e di gesti che i due non hanno probabilmente mai avuto il coraggio di dirsi nel corso del loro matrimonio, nonostante sia altrettanto probabile che siano passate per l'anticamera del cervello ad entrambi.
Non si può parlare di questo film senza elogiare il lavoro di scrittura fatto da Noah Baumbach, con Scarlett Johansson e Adam Driver che portano in scena degli ottimi dialoghi, vero e proprio punto di forza del film, per quanto mi riguarda, offrendo entrambi un'interpretazione ottima a livello recitativo. Scarlett Johansson sapevamo tutti fosse brava, ma qui è forse alla migliore interpretazione in carriera, mentre Adam Driver riesce a mettere nel suo personaggio una carica emotiva straordinaria. La regia di Noah Baumbach è quella che ci siamo abituati a vedere negli scorsi film, il suo stile è riconoscibile a tal punto che anche non sapendo di trovarci davanti ad un suo film, probabilmente lo si capirebbe comunque: il suo stile è elegante e delicato e ho apprezzato particolarmente il fatto di seguire con molta dovizia di particolari i due protagonisti nelle loro azioni quotidiane, dando poi il meglio di sè nelle scene più concitate. Insomma, per quanto possa essere un film doloroso, "Storia di un matrimonio" è un film estremamente realistico ed emotivamente carichissimo, che si è subito fatto notare in questi ultimi giorni del 2019 proprio perchè è, indubbiamente, un grande film, carico di spunti di riflessione.

Voto: 8

mercoledì 25 dicembre 2019

Krampus - Natale non è sempre Natale di Michael Dougherty (2015)



USA 2015
Titolo Originale: Krampus
Sceneggiatura: Michael Dougherty, Todd Casey, Zach Shields
Durata: 98 minuti
Genere: Commedia, Horror


Se come me amate follemente il periodo natalizio, i pranzi con chiunque di conosciuto e le canzoni natalizie ovunque vi troviate - sappiate anche che nel momento in cui scrivo sono ancora in corsa per vincere la "Whammageddon" e ci tengo fortemente - il film che fa per voi potrebbe essere proprio "Krampus - Natale non è sempre Natale", horror natalizio che sono già tre o quattro anni che vorrei vedere, ma sono solamente riuscito a vedere qualche giorno fa, nonostante sia uscito nel 2015. La figura del Krampus però non è che sia una cosa campata per aria e creata ad hoc per questo film, ma si tratta di una figura demoniaca, particolarmente diffusa nelle tradizioni dei paesi di lingua tedesca, che si contrappone in qualche modo a San Nicola, che si aggira per le strade alla ricerca dei bambini cattivi in abiti malridotti e suonando degli inquietanti campanacci. Regista del film è Michael Dougherty, che ne ha anche firmato la sceneggiatura, già regista nel 2007 dell'horror "La vendetta di Halloween", mentre più recentemente lo abbiamo visto all'opera in "Godzilla II: King of Monsters". Purtroppo tra i protagonisti della pellicola c'è un buon campionario di attori che difficilmente sopporto, tra tutti spiccano Adam Scott, mai riuscito a reggerlo, sempre visto in ruoli eccessivamente antipatici, mentre ad interpretare sua moglie abbiamo Toni Collette, altra attrice che non è che mi stia particolarmente simpatica, ma quanto meno non l'ho mai vista, a mia memoria, recitare male.
"Krampus - Natale non è sempre Natale" ci racconta la storia di una famiglia, composta da Max; dalla sorella Beth e dai genitori Tom e Sarah, che non appare particolarmente unita e stanno aspettando, per il periodo natalizio, l'arrivo dei parenti, che nessuno di loro sopporta per vari motivi. Max ha da tempo scritto una letterina per Babbo Natale e le sue cugine, una volta scoperta la cosa, cominciano a prenderlo in giro durante la cena natalizia perchè il bambino crede ancora in Babbo Natale. Dopo aver sopportato le cugine per molto tempo, Max si infuria e, rifugiatosi in camera, strappa la letterina gettandola dalla finestra. Poco dopo il suo gesto si scatena una bufera di neve e un blackout per tutto il quartiere. Pian piano, nel corso della notte, alcuni componenti della famiglia cominceranno a sparire in maniera misteriosa, sempre per mano di una creatura mostruosa che lascia delle grosse impronte caprine quando cammina.
La scena iniziale di questo film, per quanto mi riguarda, è parecchio emblematica di ciò che negli anni è diventato il Natale, con il regista che porta in scena un montaggio di scene in cui delle persone corrono, si azzuffano e si picchiano selvaggiamente nell'atto di comprare i regali di Natale. Poi si parte con la vera storia, in cui Michael Dougherty decide di giocarsi sufficientemente bene la materia che ha a disposizione per narrare la sua storia, dandole un tono da tipica commedia natalizia, con alcune battute che mi hanno fatto sinceramente ridere e con qualche picco di ironia e di sarcasmo per quanto mi riguarda veramente azzeccati, alternandole con le scene horror che si presentano dal momento in cui Max strappa la lettera per Babbo Natale. In questo modo il film, senza strafare, funziona particolarmente un po' per le atmosfere che vengono create, sia quando c'è da ridere sia quando c'è da fare paura allo spettatore, un po' per il modo in cui viene narrato il Natale di questa famiglia, un Natale con dei canoni tutti invertiti in cui gli omini di pan di zenzero diventano mostri spietati e assassini e in cui lo spirito del Natale viene ritrovato più per convenienza che per vero e proprio sentimento.
"Krampus - Natale non è sempre Natale" non è nè un film trascendentale ed imperdibile, nè uno di quegli horror che ti fanno morire di paura, ma è più che altro una commedia horror sul Natale che riesce a coinvolgere e anche a far riflettere, seppur in maniera superficiale, su molte delle ipocrisie legate a questa festa. Nell'augurarvi dunque un buon Natale - potete rispondermi "a te e famiglia", non mi offendo - il mio consiglio cinematografico per questo giorno non è di quelli convenzionali, ma potrebbe comunque farvi un minimo di piacere.

Voto: 6,5

martedì 24 dicembre 2019

FESTE AL CINEMA!

Siccome per settimana prossima ho altri programmi per questo blog e ho bisogno di tutti i giorni disponibili senza il solito intervallo del Giovedì e siccome i film in uscita in queste due settimane sono comunque pochi, ecco il postone riassuntivo di tutti i film che usciranno nel corso di queste due settimane, commentati come al solito in base ai miei pregiudizi!


Jumanji: The Next Level di Jake Kasdan
Uscita: 25/12/2019


A Gennaio 2018 "Jumanji: Benvenuti nella giungla", a sorpresa, mi era abbastanza piaciuto, riusciva a rendere bene lo spirito dell'originale "Jumanji" senza però volerlo rivoluzionare, ma solamente omaggiandolo e "aggiornandolo". Questo secondo capitolo sta avendo negli Stati Uniti un successo clamoroso e inaspettato e io penso proprio che andrò a vederlo appena mi sarà possibile perchè, devo dire, mi incuriosisce davvero molto.

La mia aspettativa: 7/10


Tolo Tolo di Checco Zalone
Uscita: 01/01/2020

Contrariamente a quanto possa pensare chi mi conosce, Checco Zalone non mi dispiace affatto e ammetto che il suo primo film "Cado dalle nubi" mi aveva fatto ridere moltissimo, poi però il suo livello è andato calando nei successivi tre film e "Quo vado?" non mi aveva fatto poi ridere così tanto. Non penso proprio che andrò a vedere il nuovo lavoro del comico al cinema, potrei recuperarlo più avanti quando verrà trasmesso in televisione.

La mia aspettativa: 5,5/10


Sorry We Missed You di Ken Loach
Uscita: 02/01/2020

Spazio anche al cinema d'autore in queste feste, obiettivamente non so in quante sale possa essere mandato un film del genere, anzi, penso che in qualche modo tutte le uscite della prima parte di Gennaio verranno cannibalizzate dal film di Checco Zalone. Però è sempre un film di un regista di livello, che apprezzo abbastanza - per quello che ho potuto vedere - e che potrebbe essere una visione interessante per iniziare il nuovo anno.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite durante le feste

The Farewell - Una bugia buona (dal 24/12/2019): Commedia familiare prodotta negli Stati Uniti, ma da regista cinese. Potrebbe rivelarsi a sorpresa una visione interessante, ma sinceramente non ci scommetterei più di tanto.
Spie sotto copertura (dal 25/12/2019): Sapete bene cosa penso dei film d'animazione e che lo eviterò come la peste nera.
Playmobil: The Movie (dal 31/12/2019): Ad occhio e croce vale un po' la stessa cosa di quanto detto sopra, per questa brutta copia dei LEGO.
18 regali (dal 02/01/2020): Film impegnato e impegnativo italiano a cui non penso che darò un'opportunità.

lunedì 23 dicembre 2019

Star Wars: Episodio IX - L'ascesa di Skywalker di J. J. Abrams (2019)


USA 2019
Titolo Originale: Star Wars: The Rise of Skywalker
Regia: J. J. Abrams
Sceneggiatura: J. J. Abrams, Chris Terrio
Durata: 141 minuti
Genere: Fantasy


Non so bene per quale motivo, ma negli ultimi mesi non ho avuto la sensazione che l'uscita di "Star Wars: Episodio IX - L'ascesa di Skywalker" fosse particolarmente attesa dal pubblico. Ricordo, ad esempio, quando solamente quattro anni fa l'uscita de "Il risveglio della Forza" avesse risvegliato tutti i fan della saga iniziata da George Lucas negli anni settanta e che è rimasta dopo tanti anni un vero e proprio oggetto di culto, fabbricatore di merchandising, serie TV animate e non collegate e videogiochi. Ammetto, rispetto alla nuova trilogia, di essere rimasto soddisfatto sia dal capitolo diretto da J. J. Abrams nel 2015, sia da "Gli ultimi Jedi", diretto da Rian Johnson nel 2017, mettendomi dalla parte di quelli a cui questa nuova saga, che ha letteralmente diviso il pubblico in due, stava abbastanza piacendo. Per qualche motivo però anche io non ho sentito questa spasmodica attesa per quello che sarebbe stato l'ultimo capitolo della saga, ufficialmente l'ultimo che avrebbe narrato la storia degli Skywalker, mentre tra qualche anno dovrebbe partire una nuova trilogia, scritta e diretta da Rian Johnson, con la quale si racconterà una storia tutta nuova e staremo a vedere cosa ne verrà fuori. Confermato praticamente in toto il cast dei precedenti due lavori, abbiamo Daisy Ridley nei panni di Rey e Adam Driver nei panni di Kylo Ren. Viene ricostruita in computer grafica, o campionata, non ho ben capito, persino Carrie Fisher, morta prima dell'uscita del secondo film e per la quale i produttori avevano garantito che non ci sarebbe stata nell'ultimo capitolo della saga, ma ehi, a quanto pare a J. J. Abrams non gliene è fregato nulla e l'ha messa lo stesso.
É passato all'incirca un anno dagli eventi de "Gli ultimi Jedi" e Rey, sotto la guida del generale Leia, si sta allenando per completare la sua istruzione di Jedi. Nel frattempo Kylo Ren ha ottenuto un dispositivo che gli permette di raggiungere Exegol, pianeta nascosto dove ormai da molto tempo si nasconde l'imperatore Palpatine, mantenuto in uno stato di non morte grazie al lato oscuro della Forza. Nel pianeta dove vive attualmente Palpatine ha costruito una potentissima flotta di incrociatori stellari, ciascuno armato con un cannone in grado di distruggere un pianeta, con l'obiettivo di riconquistare la galassia e ripristinare l'Impero Galattico. Egli inoltre ha promesso a Kylo Ren di donargli la sua flotta e farlo diventare nuovo Imperatore, a patto però che uccida Rey.
Per quanto riguarda i miei gusti cinematografici "Star Wars: Episodio IX - L'ascesa di Skywalker" è un film subdolo e bastardo per un semplicissimo motivo: mentre lo guardi tutto sembra filare liscio e senza problemi, il film risulta coinvolgente, ci sono un paio di scene che ritengo essere veramente gasanti e appena finisce il film senti comunque un minimo di soddisfazione, i problemi veri nascono quando inizi a parlarne con i tuoi compagni di visione vengono fuori tutte le magagne del caso, le incongruenze e tutta la serie di cazzate messe in piedi per tentare di far quadrare un film in cui, alla resa dei conti, va a finire che non quadra nulla. Io non so bene cosa sia passato per la testa di J. J. Abrams per la chiusura di questa nuova trilogia, ma ci sono davvero una serie di incongruenze a livello di sceneggiatura e una serie di buchi di trama che gridano davvero vendetta, si va dai più banali errori tecnici a cose che possono cogliere solo gli spettatori più esperti di "Star Wars", cosa che io non sono ma che mi sono state in qualche modo riferite. La sensazione che si ha con questo terzo film è un po' come se con il passaggio della regia del secondo capitolo a Rian Johnson e tutte le critiche piovute addosso a "Gli ultimi Jedi", J. J. Abrams abbia voluto mettere una pezza al lavoro del suo predecessore perchè andato contro a quelle che erano le sue idee su come sviluppare l'intera trilogia. Regista e sceneggiatori del film hanno inoltre dichiarato che Carrie Fisher avrebbe girato tutte le scene di cui era protagonista in questo ultimo capitolo prima di morire: ecco, la sensazione che ho provato io è che non abbiano potuto dire panzana più grossa di questa. Il personaggio di Leia è stato chiaramente ricostruito con la CGI, la voce di Carrie Fisher è stata campionata e il tentativo è stato quello di salvare il salvabile inserendo il personaggio comunque all'interno del film. Peccato che gli scambi di battute tra il personaggio e gli altri personaggi che interagiscono con lei sembrino particolarmente forzati, sembra quasi che non quadri nemmeno lo stesso dialogo, una roba quasi imbarazzante per un film che vorrebbe raggiungere un certo livello.
A queste brutte cose, che per me sono le peggiori, se ne aggiungono tante altre a livello di trama, che però nel corso della visione non mi hanno dato così tanto fastidio come quando ci ho ripensato a posteriori: mi ha dato un sacco di fastidio la velocità con cui sono state risolte determinate questioni, su tutte il ruolo di Kylo Ren nella vicenda, il ruolo di C3PO è quasi macchiettistico, anche se la parte di storia dedicata a lui secondo me è quella che quadra di più a livello di sceneggiatura, è stata poi risolta nel peggior modo possibile in pieno stile Disney, buonista da morire e, nel momento di maggiore tristezza riguardo alla sua storia, sembra quasi che ai personaggi interessasse seriamente poco del destino che si prospettava per lui. Ci sono combattimenti spaziali in cui vengono distrutte delle navicelle e la scena dopo le vediamo totalmente ricostruite, io veramente a questo punto voglio davvero pensare che fossero tutti sotto l'effetto di droghe pesantissime e abbiano voluto mandare tutto in vacca. Il personaggio di Rey non ha una vera e propria evoluzione in questo film e al suo ruolo nell'intera trilogia è stata data una spiegazione alquanto affrettata e forzata, dato che non quadra moltissimo con tutti gli altri film della saga. Kylo Ren rimane, per me, il migliore personaggio di questa nuova trilogia, anche se qui la sua evoluzione è stata molto molto affrettata e soprattutto estremamente prevedibile, già se ne aveva qualche avvisaglia nel film precedente di come sarebbe terminata la sua storia. Aggiungo anche che il finale è di una stupidità per me colossale, questa è l'unica cosa di cui mi sono accorto subito durante la visione.
Ripeto, per quanto riguarda il mio gusto cinematografico "Star Wars: Episodio IX - L'ascesa di Skywalker" è uno dei film più subdoli che abbia mai visto: bello e coinvolgente durante la visione, decisamente deludente e sconclusionato nel momento in cui io da spettatore ho cominciato a ricollegare il cervello e rimettere insieme i pezzi di quanto ho visto. Un vero peccato soprattutto per come è stata conclusa, definitivamente a quanto pare, la saga dedicata agli Skywalker, dato che tra un paio d'anni vedremo proprio un nuovo filone narrativo nella nuova trilogia che è stata affidata a Rian Johnson, che voi avevate tanto criticato nel precedente film, ma che, in fin dei conti, non mi pare che poi il salvatore della patria J. J. Abrams - perchè in questo modo ha approcciato alla regia del capitolo conclusivo - abbia poi fatto tanto meglio.

Voto: 5


venerdì 20 dicembre 2019

Questione di karma di Edoardo Falcone (2017)

Italia 2017
Titolo Originale: Questione di karma
Sceneggiatura: Edoardo Falcone, Marco Martani
Durata: 90 minuti
Genere: Commedia


Nel corso degli anni la mia stima verso Fabio De Luigi è progressivamente calata per via di alcune sue scelte cinematografiche decisamente discutibili a livello qualitativo. Chiaro che la mia stima per i personaggi da lui interpretati a "Mai Dire Gol" e programmi derivati della Gialappa's Band non sia calata, ma penso fortemente, nell'attesa di vedere "Gli uomini d'oro" che purtroppo non sono riuscito a vedere al cinema, che il suo tipo di comicità sia troppo legata a brevi sketch, in cui l'attore mi ha sempre ucciso dal ridere, mentre soffra particolarmente la lunghezza di un film, dove qualche colpo e qualche suo tormentone o modo di fare bizzarro lo riserva quasi sempre, ma non riesce a risultare divertente dall'inizio alla fine, ricordo solo pochi film in cui funzioni come personaggio per tutta la durata del film, tanto per fare un esempio direi la divertentissima commedia "Metti la nonna in freezer". Ho deciso in una serata non particolarmente ispirata, di dare un'opportunità a "Questione di karma", dove l'attore recita in coppia con un altro esponente della recitazione italiana come Elio Germano, altro attore che quando è messo nel ruolo e nel contesto giusto mi sembra mostruosamente bravo, mentre quando recita anche solo al novanta per cento della sua voglia mi dà quasi fastidio e non riesco a vederlo recitare. Regista della pellicola è Edoardo Falcone, già regista nel 2015 di "Se Dio vuole", che non mi aveva all'epoca particolarmente convinto.
Giacomo è l'erede di grandi industriali, il padre Ulisse è morto suicida quando lui aveva solamente quattro anni. Nel corso della sua vita Giacomo non ha mai superato completamente la morte del padre e sua madre, dopo qualche tempo, si è sposata con il suo amante, uomo avido cui ha lasciato in gestione l'azienda di famiglia. Dal secondo matrimonio è nata la sorella Ginevra, cui il padre vuole affidare in futuro il controllo dell'azienda, estromettendo completamente Giacomo con una buonuscita. Un giorno, dopo aver letto un libro, Giacomo si convince della possibilità che suo padre si sia reincarnato in un altro uomo e, dopo essersi recato da un vecchio saggio che vive in solitudine in un piccolo paesino del centro Italia, scopre che l'attuale reincarnazione di suo padre potrebbe essere un uomo di nome Mario Pitagora. La scoperta della cosa cambierà completamente la vita di Giacomo, che comincerà a cercare Mario, nullatenente, con continui problemi di debiti e un rapporto parecchio complicato con la moglie, instaurando con lui un buon rapporto di amicizia, che porterà Giacomo a riflettere sulla sua vita e a rivalutare l'idea di entrare in maniera attiva nell'azienda di famiglia.
Purtroppo, per quanto riguarda il cinema e la commedia italiana, siamo pieni zeppi di film in cui il protagonista rivaluta la propria esistenza grazie ad un nuovo rapporto di amicizia e poi alla fine tutti vissero felici e contenti. Nulla di male a seguire questo canovaccio, ma c'è da dire anche che a un certo punto la cosa comincia anche a stancare un po', perchè non c'è mai qualcosa di nuovo nella trama, un qualche colpo di scena, una qualche idea diversa dal solito, ma siamo sempre davanti allo stesso svolgimento ripetuto all'infinito e senza particolare fantasia. Certo, in questo, come in molti altri casi, cambia il presupposto di partenza, che ormai i registi e gli sceneggiatori hanno confuso il farsi venire un'idea geniale con il portare al cinema lo spunto più assurdo possibile, confondendo l'assurdità con la grande fantasia, in una sorta di gara a chi la spara più grossa. Confermo, anche in questo film, sia le sensazioni che ho su Fabio De Luigi, che comunque rimane uno dei miei idoli di sempre quando guardo uno dei suoi vecchi sketch, sia quelle su Elio Germano, che in questo film, per quanto mi riguarda, sfoggia una recitazione di molto al di sotto delle sue capacità, dimostrando quanto, a livello di voglia, abbia recitato praticamente con il pilota automatico, senza dare alla sua performance quel qualcosa che la potesse rendere un po' più interessante.

Voto: 4,5

giovedì 19 dicembre 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Siamo nella settimana prima di Natale e arrivano un'uscita che porterà sicuro un po' di gente al cinema - per me biglietto già prenotato per domani sera - così come un paio di uscite d'autore che potrebbero interessare un pubblico più ristretto, ma forse più raffinato. Vediamo quali sono le otto uscite al cinema di questo weekend, commentate, come al solito, in base ai miei pregiudizi!


Star Wars: L'ascesa di Skywalker di J. J. Abrams


Termina la trilogia di "Star Wars" riportata al cinema a partire dal 2015, con un film per il quale, sia personalmente sia intorno a me, non sento un hype così clamoroso o sicuramente è molto più contenuto rispetto a quattro anni fa quando uscì "Star Wars: Il risveglio della Forza". A me entrambi i capitoli precedenti sono abbastanza piaciuti, senza strapparmici le vesti, ovviamente, quindi sono abbastanza curioso di vedere come porteranno a termine questa nuova trilogia.

La mia aspettativa: 7/10


Pinocchio di Matteo Garrone

Attendo questo film praticamente dal suo annuncio e sono curioso di vedere come Matteo Garrone ha trasposto - per l'ennesima volta - la fiaba di Collodi sperando che sia molto poco disneyana e molto più fedele al romanzo originale. Ci spero molto in questo film.

La mia aspettativa: 7,5/10


Le altre uscite della settimana

Il mistero Henri Pick: Commedia francese che penso eviterò senza farmi troppi problemi.
Il terzo omicidio: Film giapponese di Kore-Eda presentato nel 2017 a Venezia che potrebbe rivelarsi una delle visioni più interessanti della settimana, ma che penso verrà portato decisamente in poche sale nel nostro paese.
La dea Fortuna: Purtroppo per Ferzan Ozpetek non ho una grandissima stima, qualche suo film non mi dispiace, altri mi annoiano a morte e questo penso possa tare nel limbo tra queste due sensazioni.
Last Christmas: Non andando al cinema da un paio di settimane - lo scorso weekend ero a casa a finire di recuperare dalla malattia, quella prima alla Fiera dell'Artigianato - non ho ancora visto il trailer della pellicola nel mese di Dicembre, il che non mi ha fatto ancora perdere la Whammageddon. Sappiate che quest'anno ci tengo!
Ritratto della giovane in fiamme: Film impegnatissimo che non penso vedremo in molte sale nel nostro paese.
Paw Patrol Mighty Pups - Il film dei super cuccioli: I bambini, ovviamente.

mercoledì 18 dicembre 2019

Escape Room di Adam Robitel (2019)



USA, Sudafrica 2018
Titolo Originale: Escape Room
Regia: Adam Robitel
Sceneggiatura: Bragi F. Schut, Maria Melnik
Durata: 100 minuti
Genere: Horror, Thriller


Quando si parla di cinema horror con me si fa davvero sul serio. O meglio, io provo a fare sul serio, ma con il fatto che quando si parla di questo genere cerco di guardare praticamente tutto il possibile che mi possa offrire il genere, al cinema o in televisione, finisco spesso e volentieri per prendere delle cantonate clamorose o per guardare, volontariamente, film che sin dal trailer danno l'impressione di essere non proprio interessantissimi. Visto il fenomeno delle escape room degli ultimi anni, anche se ormai la moda sembra quasi già essere passata, per lo meno in Italia, l'uscita di "Escape Room" devo dire che mi incuriosiva abbastanza. Certo, nel corso degli anni duemila sono usciti "Cube - Il cubo", "Hypercube" e "Circle" un paio di anni fa su Netflix che, per quanto riguarda il cinema su persone rinchiuse nello stesso luogo che per avere salva la vita devono risolvere gli enigmi più disparati, che molto deve all'uscita, nel 2004 di "Saw - L'enigmista", che rispetto ai film citati metteva in gioco anche una componente splatter da non sottovalutare. Regista della pellicola in questione è Adam Robitel, già regista di "Insidious: L'ultima chiave" - non proprio un gran biglietto da visita - e che arriverà già l'anno prossimo nei cinema con il seguito di questo film di cui vi vado a parlare oggi. Protagonisti del film sono diversi personaggi, quelli più importanti sono Zoey, interpretata da Taylor Russell, Ben, interpretato da Logan Miller, mentre l'attrice più famosa presente all'interno di questo film è Deborah Ann Woll, che interpreta Amanda.
Sei personaggi dai diversi background si ritrovano ad essere invitati in una escape room da cui nessuno era mai riuscito a scappare. Il premio, per chi riuscirà ad arrivare fino all'uscita, è di diecimila dollari. Dovranno superare diversi livelli prima di arrivare alla fine, ma presto si renderanno conto che alcuni dei giochi e degli enigmi di cui sono protagonisti sono fin troppo realistici, tanto da risultare in certi casi addirittura mortali. Molti degli enigmi che dovranno risolvere puntano a rievocare ricordi traumatici del passato dei diversi personaggi, facendo anche sì che all'interno del gruppo si formino degli attriti e la fiducia cominci, piano piano, a calare.
Ho la certezza matematica di trovarmi davanti ad un horror stupido quando questo inizia con una scena totalmente estemporanea e fuori contesto che ci fa vedere un personaggio a caso morire per mano di quella che dovrebbe essere la minaccia centrale del film. É una scelta narrativa talmente fuori moda che anche gli horror peggiori degli ultimi anni, almeno a memoria per quanto riguarda quelli che ho visto, utilizzano più questo espediente. Scopriamo però, praticamente un paio di scene dopo, che la scena vista all'inizio altro non è che uno spezzone che poi rivedremo nel finale, contestualizzato e visto come conseguenza delle azioni precedentemente intraprese nel corso del film dai protagonisti della vicenda. Ora, per quanto la scena di morte totalmente estemporanea sia stupida, non saprei quantificare quanto sia ancora più stupido fare una scelta del genere, dato che ci viene fatta praticamente vedere una scena che rivedremo nel finale senza avere gli strumenti per comprenderla, risultando ancora più senza senso. Si vede però come il film abbia molto a che spartire, a livello di ispirazioni, soprattutto con "The Cube", mentre un po' meno con "Saw - L'enigmista", i due apripista per film di questo genere: con entrambi hanno in comune il luogo chiuso, la risoluzione di enigmi mortali sempre più difficili, le molte morti, peccato che in qualsiasi momento un personaggio muoia non si veda nemmeno uno schizzo di sangue, rendendo chiaro al pubblico come il film fosse in realtà diretto ad un pubblico di ragazzi, possibilmente più giovani possibile. Va da sè che in quanto tale il film non sia nemmeno particolarmente noioso, si lascia guardare dall'inizio alla fine e dall'inizio alla fine ho voluto capire che cosa collegasse i sei personaggi rinchiusi all'interno dell'escape room, spiegazione che in fin dei conti risulterà persino un po' banalotta e deludente. Insomma, questo film nemmeno ha la capacità di farsi odiare e di farmi schifo, rasentiamo in modo non troppo velato l'inutilità narrativa, tipica degli horror di questo tipo. Un'inutilità tale per cui... ho una voglia pazzesca - e non sto scherzando - di vedere che cosa si inventeranno nel seguito per tenere salda l'attenzione degli spettatori senza annoiarli!

Voto: 5

martedì 17 dicembre 2019

The Irishman di Martin Scorsese (2019)



USA 2019
Titolo Originale: The Irishman
Sceneggiatura: Steven Zaillian
Durata: 209 minuti
Genere: Drammatico


Dopo un paio di settimane in cui rimando la visione di "The Irishman", ultima fatica di Martin Scorsese che, mio malgrado, non sono riuscito ad andare a vedere al cinema quando lo hanno proiettato - tenete la parentesi aperta su questa questione perchè ci ritorniamo - sono finalmente riuscito, nel weekend che ho ancora una volta passato a casa per recuperare al meglio dalla settimana in cui sono stato malato, a trovare le tre ore e mezza consecutive per vedermi il film su Netflix, che ha finanziato e distribuito l'ambiziosissimo progetto in tutto il mondo. Arrivato sulla piattaforma a fine Novembre, il film era stato mandato nei cinema italiani, una sessantina in tutto il paese, inizialmente per solo tre giorni, da Lunedì 4 Novembre fino a Mercoledì 6 ad orari abbastanza proibitivi per qualunque lavoratore e soprattutto, non essendo nemmeno in tutti i cinema italiani, in cinema che per me si trovano ad una distanza non dico proibitiva, ma a cui ci vado praticamente solo per eventi particolari, essendo quella dell'Arcadia di Melzo una delle sale più acclamate d'Italia per quanto riguarda la qualità della proiezione e dell'audio. Successivamente la proiezione nelle sale, complice anche un discreto successo dell'iniziativa - negli Stati Uniti il film è stato come è ovvio portato in sala per un certo periodo per essere candidabile agli Oscar - è stata prolungata per qualche giorno, con un'ulteriore diminuzione del numero di sale che lo proiettavano, ma sempre ad orari piuttosto bastardi, ma comprensibili per un film che dura, appunto, tre ore e mezza, penso sia uno dei film più lunghi prodotti negli ultimi anni per il grande pubblico. Ho dovuto dunque mio malgrado attendere prima che venisse pubblicato su Netflix e poi, ulteriormente, di trovare le famose tre ore e mezza necessarie per la visione, il che escludeva inesorabilmente tutte le sere in settimana - a meno di non andare a letto tra l'una e le due, cosa che se voglio programmare in Java il giorno dopo senza far partire razzi che dichiarino guerra alla Cina è meglio non fare -, ma anche praticamente tutti i weekend precedenti, in cui ho sempre avuto qualcosa da fare che mi avrebbe impedito di guardare il film tutto di seguito, purtroppo la mia mente si rifiuta di vedere un film in due parti - se mi interrompo è perchè proprio il film mi fa schifo e non lo riprendo - e ha rifiutato ancora di più quei consigli, forse provocatori, forse specchio di tempi in cui siamo disposti a guardarci di seguito settordici episodi da cinquanta minuti di una serie TV, ma non siamo disposti a prestare attenzione, per tre ore e mezza di seguito, allo stesso film, che spiegavamo come dividere la pellicola in quattro parti come se fosse una miniserie televisiva.
Martin Scorsese è da me regista molto apprezzato, del quale ancora mi mancano alcuni cult assoluti come "Quei bravi ragazzi", "Toro scatenato" o "Re per una notte", ma che ho letteralmente adorato in film come "Taxi Driver", "Casinò", "Gangs of New York", "The Departed" e "The Wolf of Wall Street". Nell'ultimo periodo forse il regista non è ben visto dalle major cinematografiche, complice forse il flop parecchio tonante di "Silence", film cui il regista lavorava praticamente da ventisette anni e che ammetto essere stata una delle visioni più faticose della mia vita, per quanto in fin dei conti si fosse rivelato un bellissimo film. Per realizzare questo "The Irishman" viene contattato dal Robert De Niro, che qui interpreta il protagonista Frank Sheeran, che gli fa conoscere il romanzo d'inchiesta "L'irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa", scritto da Charles Brandt. Memore di essere entrato nella storia del cinema gangster grazie alle sue pellicole, il romanzo lo colpisce particolarmente e decide dunque di girarne una trasposizione con protagonista lo stesso attore, andando a cercare soldi per produrre il film a destra e a manca, con molte porte che gli vengono sbattute in faccia. Una scelta economicamente comprensibile, visto anche il flop del suo ultimo film e vista soprattutto l'ambizione di un progetto che forse, nei cinema di tutto il mondo, non avrebbe ripagato dei soldi spesi, alla fine più di centocinquanta milioni di bei dollaroni. Entra dunque in gioco Netflix, che è risaputo essere "la morteh del cinemih!!1!uno!undici!!", e ci mette i suoi bei soldi per produrre il film. Ora, come Netflix ci guadagni nel mettere in atto queste operazioni non è praticamente ben chiaro a nessuno e sono questioni in cui forse è meglio non entrare, sta di fatto che laddove nessuno aveva avuto voglia di investire, ripeto, comprensibilmente per quanto Scorsese sia un maestro assoluto del cinema, Netflix ci ha messo le banconote e i bonifici e alla fine chiunque, chi è stato più fortunato e ha voluto al cinema, altri invece a casa propria, è riuscito a vedere "The Irishman". Nel film, oltre a Robert De Niro, abbiamo attori storici come Joe Pesci, Al Pacino e Harvey Keitel, affiancati ad altri più giovani come Bobby Cannavale, Jesse Plemons e Anna Paquin - che a sorpresa, visti i ricordi non positivi che ho dell'attrice grazie a "True Blood", interpreta uno dei personaggi più rappresentativi ed efficaci dell'intera vicenda.
Frank Sheeran, ormai vecchio e ricoverato in una casa di cura, racconta la sua vita come sicario della mafia. La sua carriera nella criminalità inizia negli anni cinquanta, periodo in cui guidava i camion per la consegna di imballaggi di carne, vendendone illegalmente dei pezzi a Skinny Rasoio, un gangster locale. In seguito all'arrivo di un carico completamente vuoto, viene accusato di furto dall'azienda per cui lavora, ma viene completamente scagionato dalle accuse grazie all'avvocato Bill Bufalino, che lo fa assolvere ringraziandolo del fatto di non aver fatto nomi sulle persone che compravano illegalmente i suoi carichi di carne. Bill presenterà poi Frank a suo cugino Russell, capo della famiglia criminale dei Bufalino, iniziando a fare per lui diversi lavori a sfondo criminale, compresi anche alcuni omicidi. La sua conoscenza con Russell Bufalino lo porterà anche a conoscere Jimmy Hoffa, presidente di un sindacato che ha legami finanziari con la famiglia criminale e sta conducendo una lunga trattativa con Anthony Provenzano, affiliato alla famiglia Genovese. Hoffa stringerà con Frank un profondo rapporto di amicizia che porterà Frank a diventare anche sua guardia del corpo personale, avvicinandosi molto anche a Peggy, la figlia di Frank.
"The Irishman", dal punto di vista cinematografico, rappresenta un po' quella che potrebbe essere, per Martin Scorsese, la sua summa cinematografica in quanto porta sullo schermo quelle che sono le tematiche più care al regista in un film di tre ore e mezza che molto deve, anche come stile, a "C'era una volta in America", con una durata apparentemente proibitiva che però scorre senza mai annoiare e senza particolari problemi. Il modo in cui vengono sfruttati i tre attori principali della pellicola è pazzesco: da una parte Robert De Niro dimostra per la seconda volta quest'anno, dopo il suo ruolo in "Joker", di essere tornato su ottimi livelli recitativi, Joe Pesci non recitava al cinema dal 2010, torna sotto la direzione di Scorsese e porta sullo schermo un personaggio molto caratteristico, interpretandolo in maniera ottima, Al Pacino non lo vediamo sullo schermo a recitare seriamente da ormai qualche anno, in questo film è invece in totale stato di grazia, il suo Jimmy Hoffa è uno dei personaggi più controversi dell'intero film, sfrontato e spavaldo, da una parte non si fa problemi ad andare contro gli esponenti mafiosi con cui entra in contatto, ma sa di avere le spalle coperte dalla famiglia Bufalino, con cui i rapporti economici sono molto strategici. "The Irishman" è un'epopea che ci racconta trent'anni pieni della storia americana in cui il ringiovanimento degli attori in computer grafica risulta essere ben realizzato ed estremamente realistico. Ma non era meglio far interpretare De Niro da giovane a qualcun altro? Personalmente penso che avesse poco senso e avrebbe creato solamente più confusione, poi se si ha una tecnologia a disposizione ed i mezzi per utilizzarla non vedo perchè non farlo, soprattutto se ha senso - non come quando si vuole riportare in vita i morti come con James Dean, quello davvero non ha senso e, personalmente, mi fa anche un po' paura.
Dal punto di vista tecnico "The Irishman" è un film estremamente notevole, la regia di Martin Scorsese si attesta su livelli altissimi, vi è un grande uso del piano sequenza, espediente tecnico che mi fa sempre diventare matto per quanto complesso da realizzare, e la fotografia è estremamente curata ed elegante, così come la colonna sonora, forse non indimenticabile, ma sicuramente di altissimo livello e ottimo accompagnamento sonoro alle immagini che vediamo sullo schermo. Nota positiva per il personaggio di Peggy Sheeran, interpretata da Anna Paquin, personaggio che nel corso del film non parla praticamente mai, ma è importantissimo per capire anche la componente umana del protagonista Frank, cui è legato il suo unico rimorso, ovvero il fatto di aver perso qualsiasi possibilità di avere un rapporto con lei a causa della sua attività criminale. L'espressività dell'attrice nelle scene in cui è presente è sufficiente a far capire allo spettatore quanto il personaggio si stia il più possibile distaccando da suo padre, un processo che comincia ad avvenire già quando è bambina, interpretata da Lucy Gallina, e non sopporta le attenzioni di Russell, che vuole in qualsiasi modo farsi volere bene da lei, ma comincia anche a distaccarsi dal suo stesso padre, del quale pare non sopportare quelli che sono i risvolti del suo lavoro.
Insomma, nonostante le tre ore e mezza della sua durata, "The Irishman" è un film che non stanca e che rappresenta al cento per cento quella che è sempre stata l'idea di cinema di Martin Scorsese. Un film splendido da guardare tutto d'un fiato, senza farsi condizionare a priori dalla sua durata, per molti a quanto pare proibitiva anche se, così come vi guardate cinquecentodue episodi di serie TV al giorno di seguito, non vedo quale sia la differenza nel guardare un film che dura più di un'ora e venti.

Voto: 9