giovedì 28 febbraio 2019

WEEKEND AL CINEMA!

La settimana degli Oscar l'abbiamo superata, ma le uscite di questo weekend cinematografico non sembrano essere da meno in quanto a qualità. Oddio, non che ci sia l'imbarazzo della scelta, a dire il vero, però un potenziale filmone e un altro che potrebbe essere divertente usciranno, quindi perchè non commentarli al solito in base ai miei pregiudizi?


La casa di Jack di Lars Von Trier


Come già detto nella rubrica sui trailer, film che ha diviso sin dalla sua presentazione: molti giornalisti presenti alla prima hanno abbandonato la sala subito, buona parte di quelli rimasti ha invece applaudito sonoramente il film. Diciamo che tendo a fidarmi di più di chi lo ha visto tutto piuttosto che di chi ha detto schifo vedendone solo un minuto e mezzo. Spero in un ottimo Matt Dillon - che sembra inquietantissimo già dal trailer - e spero che il regista non faccia un pippone pseudo-filosofico.

La mia aspettativa: 7,5/10


Ancora auguri per la tua morte di Christopher Landon

Il primo film era inutilissimo, ma piacevolmente divertente. Questo sarà probabilmente inutile al quadrato e forse piacevolmente divertente la metà, però me lo vorrei vedere comunque, così, per passare un'oretta e mezza senza pensieri.

La mia aspettativa: 5,5/10


Le altre uscite della settimana

C'era una volta il Principe Azzurro: Film d'animazione che eviterò come la peste bubbonica e spero anche come l'influenza in questo periodo.
Croce e delizia: Commedia italiana con Alessandro Gassmann e il da me difficilmente sopportato Fabrizio Bentivoglio. A dirla tutta non sembra nemmeno malaccio, ma non so se sarei disposto a dargli qualche euro.
Domani è un altro giorno: A questo invece qualche euro potrei anche darglielo, visto che il cast è molto più interessante: Valerio Mastandrea e Marco Giallini mi sono sempre piaciuti parecchio, quindi una visioncina ci può anche stare.
Dragon Ball Super - Broly: Me lo salto a pie' pari.
The Vanishing - Il mistero del faro: Ho visto più e più volte il trailer di questo film e devo dire che mi ha suscitato un leggero interesse. Spero non si tratti della solita storiella trita e ritrita, però ho l'impressione che lo sia...

mercoledì 27 febbraio 2019

LE SERIE TV DI FEBBRAIO

Con la fine di Febbraio è tempo di quella che spero diventi la solita rubrica di fine mese riguardo le stagioni di serie TV che ho visto nel corso del mese, dato che ormai mi diventa sempre più difficile scrivere una recensione completa, soprattutto quando si parla di serie TV arrivate a stagioni successive alla prima, per le quali fatico sempre a trovare le giuste parole e le giuste motivazioni. Ecco dunque quali sono state le tre serie TV che ho visto interamente nel corso del mese di Febbraio!


Doctor Who - Stagione 1

É ormai qualche anno che sento parlare di "Doctor Who", sempre e solo di "Doctor Who", senza mai aver capito bene il perchè la gente lo apprezzasse. Forse perchè pur non avendola mai vista ne conosco in qualche modo la simbologia, il famosissimo Tardis, il fatto che il protagonista sia capace di rigenerare il proprio corpo quando è in punto di morte, la gnoccaggine delle sue assistenti - e Dio solo sa quanto voglio arrivare a quando ci sarà Karen Gillan nella serie - e il tema dei viaggi nel tempo che mi ha sempre affascinato. Eppure per qualche motivo "Doctor Who" non è mai riuscita ad attirarmi e, con il passare delle stagioni, mi ha ancora meno convinto a darle un'opportunità, proprio per via dei troppi episodi da recuperare. All'inizio di Gennaio però mi sono deciso e ho cominciato a seguire la prima stagione del nuovo corso di "Doctor Who" - non sono ovviamente partito dalle serie vecchie, perchè a recuperarle tutte mi ci vorrebbe ben più di qualche annetto -, pur sapendo, da parole di altri, di dover arrivare alla seconda stagione, quando il Dottore diventerà David Tennant, per iniziare ad apprezzare per davvero la serie. Ora io premetto che per me David Tennant è uno degli attori più vicini alle divinità della recitazione e quindi mi sono imposto di resistere, anche in caso la prima stagione non mi fosse piaciuta. E il risultato è che nel corso di questi primi dodici episodi ho rischiato il suicidio.
Ebbene sì, questa prima stagione di "Doctor Who" dopo i primi episodi, l'ho vista praticamente con il solo obiettivo di arrivare alla seconda: Christopher Ecclestone non è un attore che conosco particolarmente, ma non ho trovato la sua interpretazione particolarmente interessante, così come la caratterizzazione data al suo personaggio - che so che cambierà di Dottore in Dottore - non mi ha certo fatto affezionare a lui. Ho apprezzato quasi di più la personalità della sua assistente Rose Tyler, interpretata da una bella Billie Piper, decisamente più simpatica ed interessante. Alla fin fine degli episodi me ne sono piaciuti, fondamentalmente, solo due o tre ed il finale di stagione, devo ammetterlo, costruisce molto bene l'atmosfera e la voglia di proseguire con la seconda, cosa che già sto facendo, dato che ho visto tutta la prima, con fatica, per arrivare a David Tennant.

Voto: 5


Marvel's Daredevil - Stagione 3

Di tutte le serie del Marvel Cinematic Universe prodotte da Netflix, una delle migliori è senza ombra di dubbio quella dedicata a Daredevil: se infatti la prima di "Jessica Jones" era stata bellissima, per poi calare con la seconda - e mo immagino con la terza cosa ne verrà fuori -, sia "Luke Cage" sia "Iron Fist" sono partite male e continuate peggio, per poi venire inesorabilmente cancellate. Storia a parte fa "The Punisher", che rimane molto staccato dalle vicende degli altri quattro e del quale devo vedere ancora la seconda e ultima stagione. Avevo un grande hype per questo terzo ciclo di episodi di "Daredevil" e ne sono rimasto estremamente soddisfatto.
Una terza stagione che vince il confronto con tutte le altre serie della Marvel per il ritorno di uno dei cattivi meglio riusciti, interpretato da un Vincent D'Onofrio su livelli impressionanti che pur rimanendo spesso e volentieri lontano dall'azione rimane, per tutti i tredici episodi, una minaccia costante. A contribuire moltissimo alla riuscita di questa terza stagione sono innanzitutto lo sviluppo del personaggio di Matt Murdock, cui la sceneggiatura aggiunge altri tasselli alla sua storia, portandola a quella che dovrebbe essere la sua naturale conclusione, in secondo luogo per i personaggi secondari che non sono anonimi e spessi come un foglio di carta velina come nelle altre serie, ma sono al contrario ben sviluppati e con loro è facilissimo empatizzare. Le scene d'azione poi rimangono quelle meglio dirette e i combattimenti mostrano uno stile registico di altissimo livello, per renderli sempre più coinvolgenti.

Voto: 8


Kingdom - Stagione 1

Zombie coreani nel bel mezzo del Medioevo? Muoio subito dalla voglia di vedere questa serie! Ed ecco che, con una certa aspettativa - data anche da un amico che si trova in Corea del Sud per motivi lavorativi -, mi trovo davanti ad una delle migliori serie sugli zombie che io abbia mai visto, roba che "The Walking Dead" avrebbe solo da imparare. Ora, non stiamo parlando di zombie nel senso classico del termine, perchè questi corrono e sono resuscitati per via di un'erba miracolosa, che però ti fa rinascere come zombie - e già il fatto che si sappia il perchè del virus dopo solo due puntate è tantissima roba -, a cui si aggiungono complotti di corte molto più semplici delle trame di "Game of Thrones" e quindi più semplici anche da seguire, nonostante il dover leggere per forza i sottotitoli, essendo la serie in coreano non doppiata. Gli zombie sono "realistici", si sentono le ossa che scrocchiano, sono a tutti gli effetti dei morti affamati e le trame che ruotano attorno ai personaggi umani sono interessanti e ben costruite, nonostante la loro semplicità e linearità. Va da sè che i sei episodi che compongono questa prima stagione siano letteralmente volati e il finale, tanto aperto quanto altamente spettacolare, non fa che farmi venire l'acquolina in bocca per una prossima stagione!

Voto: 7,5

lunedì 25 febbraio 2019

L'esorcismo di Hannah Grace di Diederik Van Rooijen (2018)



USA 2018
Titolo Originale: The Possession of Hannah Grace
Regia: Diederik Van Rooijen
Sceneggiatura: Brian Sieve
Cast: Shay Mitchell, Grey Damon, Kirby Johnson, Nick Thune, Stana Katic, Louis Herthum, Jacob Ming-Trent, Maximillian McNamara, James A. Watson Jr.
Durata: 86 minuti
Genere: Horror


La mia passione per il cinema horror è tanto elevata quanto il mio masochismo, motivo per cui tendenzialmente cerco di guardare qualsiasi cagata appartenente a questo genere venga proposta nei cinema, sui Netflix e chi più ne ha più ne metta. Tra i vari sottogeneri dell'horror quello che mi ha sempre convinto in maniera minore è quello sugli esorcismi: quindici anni fa erano la cosa che mi faceva più paura e mi suggestionava maggiormente - ho fatto molta fatica a vedere per la prima volta "L'esorcista" - ora dopo aver visto quei tre o quattro film imprescindibili appartenenti a questo sottogenere trovo che siano, più o meno, tutti uguali. C'è però da dire che, a pellicola vista, questo "L'esorcismo di Hannah Grace" non è un vero e proprio film sugli esorcismi, quanto più che altro un film che presenta un esorcismo, all'inizio del film, e in seguito diventa un normale film riguardante le presenze. Regista della pellicola è l'impronunciabile Diederik Van Rooijen, mentre protagonista assoluta è Shay Mitchell - sempre sia lodata - reduce dalle pessime interpretazioni, ma comunque fisicamente soddisfacenti, nelle sette stagioni di "Pretty Little Liars".
Hannah Grace è una ragazza morta in seguito ad un esorcismo e proprio in questo frangente finisce la parte di trama del film che parla di esorcismi e comincia il vero film. Megan Reed, una ragazza che lavora in un obitorio, prende in consegna il corpo della ragazza e, subito dopo l'ingresso del corpo all'interno della struttura, cominciano a verificarsi strani avvenimenti, legati inspiegabilmente proprio alla presenza della ragazza nella struttura. Presto si scoprirà che il demone che l'aveva posseduta e che durante l'esorcismo aveva causato la sua morte, non ha mai abbandonato il suo corpo e ora si manifesta all'interno dell'obitorio.
Siamo davanti senza ombra di dubbio ad uno dei film horror con la sceneggiatura più esile che abbia mai visto in questi ultimi anni: ammetto di averne viste tantissime di cagate, alcune - come ad esempio "Obbligo o verità" - mi sono pure discretamente piaciute, ma se c'è una cosa che odio sono quei film che non ci provano nemmeno. Tra le tante puttanate horror che ho visto negli ultimi anni, quanto meno, gli sceneggiatori ci provavano a rendere interessante la storia, inserendo qualche aspetto della trama misterioso, qualche missione da compiere per far terminare la maledizione di turno, insomma un qualcosa che, seppur con lo sputo, cercasse di legare a sè i vari avvenimenti che si susseguivano nelle trame incasinate e prive di logica che si venivano a creare. In "L'esorcismo di Hannah Grace" l'impressione che ho avuto è che mancasse completamente uno scheletro a questa storia, la trama c'è, ma per sapere cosa succede all'interno del film basta leggerla s Wikipedia e vi assicuro, provando a fare spoiler, che sulla famosa enciclopedia online la trama è riassunta, dall'inizio alla fine del film, in DUE righe contate: io l'ho riassunta in quattro e non ho svelato il dettaglio finale, ma per sapere praticamente tutto sulla pellicola basta davvero andare su Wikipedia e in due righe la vostra curiosità verrebbe tranquillamente soddisfatta.
Il titolo originale del film sarebbe "The Possession of Hannah Grace" ed è in effetti più di una possessione che di un esorcismo che si parla all'interno della pellicola, ma qui viene il secondo problema grosso del film: mi sono rotto le palle, seriamente, dei demoni che fanno gli scherzoni. Quando vedo un horror voglio provare la paura vera, questi demoncelli rompicoglioni danno solo fastidio e fanno quasi ridere, non sembrano mai essere una vera e propria minaccia per i protagonisti del film e alla fine, come è ovvio che sia, vengono sconfitti senza nemmeno troppa fatica. Ora io dico: mi sta bene che a qualcuno "L'esorcismo di Hannah Grace" possa anche piacere, solo che questo qualcuno non riuscirei mai a capirlo: in questa pellicola non c'è atmosfera, la trama è riassumibile in due righe stringatissime svelandone anche il finale e il mostro che dovrebbe fare paura non rappresenta una vera minaccia, nè per il protagonista nè per le pulsazioni dello spettatore, che in realtà durante la visione si abbassano vertiginosamente verso il torpore e la bradicardia.

Voto: 2

domenica 24 febbraio 2019

Oscar 2019 - Pronostici e preferenze

Finalmente il tempo delle premiazioni degli Academy Awards è arrivato e questa notte sapremo chi, tra i film usciti nei cinema americani nel 2018, si aggiudicherà le ambitissime statuette. Una serata, quella di quest'anno, partita con le polemiche: prima l'inserimento del premio come miglior film popolare, poi la marcia indietro da parte dell'Academy, poi il fatto che questa notte non ci sarà un presentatore, poi ancora l'annuncio che alcune categorie sarebbero state premiate durante le pause pubblicitarie e l'ennesimo dietro front. A prescindere dalle questioni extra-cinematografiche, quella di questo 2019 si prospetta come una delle annate più deludenti, con nomination a tratti discutibili e che comunque mi sono sembrate attestarsi verso una certa mediocrità. Va da sè che anche i miei favoriti non sono poi dei veri e propri capolavori in senso stretto e in molte categorie, un po' come l'anno scorso - anche se la qualità era stata ben altra - i premi sembrano quasi tutti annunciati e senza troppe sorprese.

É però giunto il momento di giocare e di svelarvi quali tra i candidati sono i miei preferiti, chi penso vincerà il premio e invece chi proprio non mi andrebbe giù se dovesse vincerlo!


Miglior film

BlacKkKlansman
A Star Is Born
Black Panther
Bohemian Rhapsody
Green Book
La favorita
Roma
Vice - L'uomo nell'ombra

Ho visto tutti i film candidati in questa categoria - era il mio obiettivo in queste ultime settimane e in extremis sono riuscito a portarlo a termine - e il vincitore annunciato pare essere "Roma" di Alfonso Cuaròn, che a me non è che abbia impressionato enormemente, per quanto tecnicamente ineccepibile. Ho preferito di gran lunga lavori come "BlacKkKlansman" e "Vice", decisamente più nelle mie corde, mentre "Black Panther", nonostante sia un fan dei cinecomic del Marvel Cinematic Universe, proprio non sono riuscito a digerirlo.

I MIEI PREFERITI: BlacKkKlansman e Vice - L'uomo nell'ombra
PER ME VINCERA': Roma
NON MI ANDREBBE GIU': Black Panther


Migliore regia

Spike Lee – BlacKkKlansman
Alfonso Cuarón – Roma
Yorgos Lanthimos – La favorita
Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra
Paweł Pawlikowski – Cold War

In questa categoria tutte candidature ineccepibili - al netto del fatto che non ho visto "Cold War", ma penso di farlo a breve. Dura lotta nelle mie preferenze tra Spike Lee e Adam McKay, ma qui la vittoria di Cuaròn appare quasi più scontata di quella per il miglior film.

IL MIO PREFERITO: Spike Lee
PER ME VINCERA': Alfonso Cuaròn
NON MI ANDREBBE GIU': Nessuno in particolare


Migliore attore protagonista

Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra
Bradley Cooper – A Star Is Born
Willem Dafoe – Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità
Rami Malek – Bohemian Rhapsody
Viggo Mortensen – Green Book

Anche in questo caso, mio commento al netto di non aver visto "Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità" e quindi non posso giudicare la performance di Willem Dafoe. Quella che sembrava essere all'inizio una lotta a due tra Christian Bale e Viggo Mortensen, si è trasformata nell'ultimo periodo in una certa esaltazione verso Rami Malek, comunque bravissimo nel trasformarsi in Freddie Mercury. Bradley Cooper sorprendente, soprattutto per la sua voce come cantante, ma trovo improponibile la sua candidatura in questa categoria sinceramente.

IL MIO PREFERITO: Christian Bale
PER ME VINCERA': Rami Malek
NON MI ANDREBBE GIU': Bradley Cooper


Migliore attrice protagonista

Yalitza Aparicio – Roma
Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra
Olivia Colman – La favorita
Lady Gaga – A Star Is Born
Melissa McCarthy – Copia originale

Non ho visto nè "The Wife - Vivere nell'ombra", nè "Copia originale", ma conto di farlo. Tra quelli che ho visto la mia preferenza va per "Olivia Colman" in "La favorita", mentre penso che in qualche modo vincerà Glenn Close, un po' come contentino per la carriera. Non ce la farei a veder premiata Yalitza Aparicio.

LA MIA PREFERITA: Olivia Colman
SECONDO ME VINCERA': Glenn Close
NON MI ANDREBBE GIU': Yalitza Aparicio


Migliore attore non protagonista

Mahershala Ali – Green Book
Adam Driver – BlacKkKlansman
Sam Elliott – A Star Is Born
Richard E. Grant – Copia originale
Sam Rockwell – Vice - L'uomo nell'ombra

IL MIO PREFERITO: Adam Driver
PER ME VINCERA': Maershala Ali
NON MI ANDREBBE GIU': Sam Elliott


Migliore attrice non protagonista

Amy Adams – Vice - L'uomo nell'ombra
Marina de Tavira – Roma
Regina King – Se la strada potesse parlare
Emma Stone – La favorita
Rachel Weisz – La favorita

LA MIA PREFERITA: Emma Stone
SECONDO ME VINCERA': Regina King
NON MI ANDREBBE GIU': Marina de Tavira


Migliore sceneggiatura originale

Deborah Davis e Tony McNamara – La favorita
Paul Schrader – First Reformed - La creazione a rischio
Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly – Green Book
Alfonso Cuarón – Roma
Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra

IL MIO PREFERITO: Vice - L'uomo nell'ombra
PER ME VINCERA': La favorita
NON MI ANDREBBE GIU': Roma


Migliore sceneggiatura non originale

Joel ed Ethan Coen – La ballata di Buster Scruggs
Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee – BlacKkKlansman
Nicole Holofcener e Jeff Whitty – Copia originale
Barry Jenkins – Se la strada potesse parlare
Eric Roth, Bradley Cooper e Will Fetters – A Star Is Born

IL MIO PREFERITO: BlacKkKlansman
PER ME VINCERA': BlacKkKlansman
NON MI ANDREBBE GIU': Nessuno in particolare


Miglior film straniero

Un affare di famiglia (万引き家族 Manbiki kazoku?), regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)
Cafarnao (کفرناحوم), regia di Nadine Labaki (Libano)
Cold War (Zimna wojna), regia di Paweł Pawlikowski (Polonia)
Opera senza autore (Werk ohne Autor), regia di Florian Henckel von Donnersmarck (Germania)
Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)

Avendo visto solamente "Roma" è un po' difficile avere un favorito. Penso però che vincerà il premio, anche perchè dovesse essere premiato come miglior film, la cosa sarebbe contraddittoria, mentre se non dovesse essere premiato come miglior film straniero penso si possa mettere in discussione anche la sua vittoria al titolo come miglior film.

SECONDO ME VINCERA': Roma


Miglior film d'animazione

L'isola dei cani (Isle of Dogs), regia di Wes Anderson
Gli Incredibili 2 (Incredibles 2), regia di Brad Bird
Ralph spacca Internet (Ralph Breaks the Internet), regia di Phil Johnston e Rich Moore
Mirai (未来のミライ|Mirai no Mirai), regia di Mamoru Hosoda
Spider-Man - Un nuovo universo (Spider-Man - Into the Spider Verse), regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman

Ho visto solamente "L'isola dei cani" e spero sinceramente che possa vincere. Penso però che alla fin fine il premio andrà a "Spider-Man - Un nuovo universo".

IL MIO PREFERITO: L'isola dei cani
SECONDO ME VINCERA': Spider-Man - Un nuovo universo


Migliore fotografia

Łukasz Żal – Cold War (Zimna wojna)
Robbie Ryan – La favorita (The Favourite)
Caleb Deschanel – Opera senza autore (Werk ohne Autor)
Alfonso Cuarón – Roma
Matthew Libatique – A Star Is Born

IL MIO PREFERITO: Roma
PER ME VINCERA': Roma
NON MI ANDREBBE GIU': A Star is Born


Migliore scenografia

Hannah Beachler e Jay Hart – Black Panther
Fiona Crombie e Alice Felton – La favorita (The Favourite)
Nathan Crowley e Kathy Lucas – First Man - Il primo uomo (First Man)
John Myhre e Gordon Sim – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Eugenio Caballero e Barbara Enriquez – Roma

IL MIO PREFERITO: La favorita
PER ME VINCERA': Black Panther
NON MI ANDREBBE GIU': Black Panther


Miglior montaggio

Barry Alexander Brown – BlacKkKlansman
John Ottman – Bohemian Rhapsody
Yorgos Mavropsaridis – La favorita (The Favourite)
Patrick J. Don Vito – Green Book
Hank Corwin – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)


IL MIO PREFERITO: Vice - L'uomo nell'ombra
PER ME VINCERA': Bohemian Rhapsody
NON MI ANDREBBE GIU': Nessuno in particolare


Migliore colonna sonora

Ludwig Göransson – Black Panther
Terence Blanchard – BlacKkKlansman
Alexandre Desplat – L'isola dei cani (Isle of Dogs)
Marc Shaiman – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Nicholas Britell – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)


IL MIO PREFERITO: L'isola dei cani
PER ME VINCERA': Black Panther
NON MI ANDREBBE GIU': Il ritorno di Mary Poppins (per principio, pur non avendolo visto)


Migliore canzone

All the Stars (musica e testi di Kendrick Lamar, SZA, Sounwave e Al Shux) - Black Panther
I'll Fight (musica e testi di Diane Warren) - RBG
The Place Where Lost Things Go (musica di Marc Shaiman, testi di Marc Shaiman e Scott Wittman) - Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) - A Star Is Born
When a Cowboy Trades His Spurs for Wings (musica e testi di David Rawlings e Gillian Welch) - La ballata di Buster Scruggs (The ballad of Buster Scruggs)


IL MIO PREFERITO: Shallow
PER ME VINCERA': Shallow
NON MI ANDREBBE GIU': All the Stars


Migliori effetti speciali

Dan DeLeeuw, Kelly Port, Russell Earl e Dan Sudick – Avengers: Infinity War
Christopher Lawrence, Michael Eames, Theo Jones e Chris Corbould – Ritorno al Bosco dei 100 Acri (Christopher Robin)
Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm – First Man - Il primo uomo (First Man)
Roger Guyett, Grady Cofer, Matthew E. Butler e David Shirk – Ready Player One
Rob Bredow, Patrick Tubach, Neal Scanlan e Dominic Tuohy – Solo: A Star Wars Story


IL MIO PREFERITO: First Man - Il primo uomo
PER ME VINCERA': First Man - Il primo uomo
NON MI ANDREBBE GIU': Solo: A Star Wars Story


Miglior sonoro

Steve Boeddeker, Brandon Proctor e Peter Devlin – Black Panther
Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody
Jon Taylor, Frank A. Montaño, Ai-Ling Lee e Mary H. Ellis – First Man - Il primo uomo (First Man)
Skip Lievsay, Craig Henighan e José Antonio García – Roma
Tom Ozanich, Dean Zupancic, Jason Ruder e Steve Morrow – A Star Is Born


IL MIO PREFERITO: First Man
PER ME VINCERA': Bohemian Rhapsody
NON MI ANDREBBE GIU': Roma


Miglior montaggio sonoro

Benjamin A. Burtt e Steve Boeddeker – Black Panther
John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody
Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – First Man - Il primo uomo (First Man)
Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – A Quiet Place - Un posto tranquillo (A Quiet Place)
Sergio Díaz e Skip Lievsay – Roma


IL MIO PREFERITO: Bohemian Rhapsody
PER ME VINCERA': Bohemian Rhapsody
NON MI ANDREBBE GIU': Roma


Migliori costumi

Mary Zophres – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
Ruth Carter – Black Panther
Sandy Powell – La favorita (The Favourite)
Sandy Powell – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Alexandra Byrne – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots)


IL MIO PREFERITO: La favorita
PER ME VINCERA': La favorita
NON MI ANDREBBE GIU': Nessuno in particolare


Miglior trucco e acconciatura

Göran Lundström e Pamela Goldammer – Border - Creature di confine (Border)
Jenny Shircore, Marc Pilcher e Jessica Brooks – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots)
Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)


IL MIO PREFERITO: Vice - L'uomo nell'ombra
PER ME VINCERA': Vice - L'uomo nell'ombra
NON MI ANDREBBE GIU': Maria regina di Scozia


E come al solito riporto, per dovere di cronaca, le candidature alla categoria corti e documentari, sulle quali non posso esprimere una preferenza perchè non ne ho visto mezzo.

Miglior documentario

Free Solo, regia di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi
Hale County This Morning, This Evening, regia di RaMell Ross
Minding the Gap, regia di Bing Liu
Of Fathers and Sons, regia di Talal Derki
RBG, regia di Betsy West e Julie Cohen



Miglior cortometraggio documentario

Black Sheep, regia di Ed Perkins
End Game, regia di Rob Epstein e Jeffrey Friedman
Lifeboat, regia di Skye Fitzgerald
A Night at the Garden, regia di Marshall Curry
Period. End of Sentence., regia di Rayka Zehtabchi



Miglior cortometraggio

Detainment, regia di Vincent Lambe
Fauve, regia di Jeremy Comte
Marguerite, regia di Marianne Farley
Madre, regia di Rodrigo Sorogoyen
Skin, regia di Guy Nattiv



Miglior cortometraggio d'animazione

Animal Behaviour, regia di Alison Snowden, David Fine
Bao, regia di Domee Shi
Late Afternoon, regia di Louise Bagnall
One Small Step, regia di Andrew Chesworth e Bobby Pontillas
Weekends, regia di Trevor Jimenez

venerdì 22 febbraio 2019

Roma di Alfonso Cuaròn (2018)

Messico 2018
Titolo Originale: Roma
Regia: Alfonso Cuaròn
Sceneggiatura: Alfonso Cuaròn
Cast: Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Daniela Demesa, Latin Lover, Nancy García García, Jorge Antonio Guerrero, Diego Cortina Autrey, Carlos Peralta, Marco Graf, Verónica García, Zarela Lizbeth Chinolla Arellano, Fernando Grediaga, Andy Cortés, Nicolás Peréz Taylor Félix, Clementina Guadarrama
Durata: 135 minuti
Genere: Drammatico


Termina qui il personale inseguimento verso la visione di tutti gli otto film candidati all'Oscar come miglior film, in una delle peggiori annate di sempre per quanto riguarda le nomination. L'anno scorso a vincere fu "La forma dell'acqua" di Guillermo del Toro, premiato l'anno prima alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, sarà anche quest'anno confermata la cosa, dato che "Roma" è stato presentato e premiato proprio all'ultima mostra di Venezia. Un trend che non può che far piacere e un po' inorgoglire, quanto meno per il fatto che da una mostra cinematografica che si tiene in Italia passino da un po' di anni quelli che poi si rivelano essere i migliori film in circolazione, quanto meno per quel che riguarda il riscontro della critica. "Roma" tra le altre cose rappresenta in maniera amplificata ciò che sta avvenendo al cinema - in positivo e in negativo - in seguito all'avvento di Netflix, dato che la pellicola ha visto le sale cinematografiche, almeno nel nostro paese, solamente per tre giorni, per poi essere distribuito qui in Italia proprio pochi giorni dopo sulla più famosa e famigerata piattaforma di streaming del mondo.
"Roma" è ambientato tra il 1970 e il 1971 nell'omonimo quartiere di Città del Messico, dove il regista è cresciuto, ed è incentrato su Cleo, interpretata da Yalitza Aparicio, che è una domestica che lavora nella casa della famiglia di Sofia e di Antonio, che vivono con i loro quattro figli, con la madre di Sofia e con Adela, un'altra domestica interpretata da Nancy García García. Le due sono molto amiche e spesso passano insieme il loro tempo libero, uscendo anche con i rispettivi fidanzati. Durante una di queste uscite Cleo rimane incinta - scegliendo di non andare al cinema, ma di appartarsi in un albergo - e quando decide di dirlo a Firmìn, egli fugge senza farsi mai più vedere. Cleo è comunque decisa a portare avanti al gravidanza, rendendo partecipe anche la famiglia di Sofia, che nel frattempo è stata abbandonata dal marito Antonio, che prende a cuore la vicenda decidendo di sostenerla nella sua decisione.
Difficile per me parlare di un film come "Roma", che non ha una trama vera e propria, nel quale il regista decide di raccontarci eventi di vita di una ragazza normale in un quartiere che egli conosce molto bene, proprio per aver vissuto una parte importante della sua vita. Una sorta di esperimento neorealista in cui Alfonso Cuaròn si è circondato di attori non professionisti o alle primissime esperienze ai quali ha persino deciso di non rivelare nulla sulla sinossi del film fino ad inizio riprese, proprio per incrementarne il senso di realismo da dare alla pellicola. Il film è inoltre girato in bianco e nero e le immagini sono talmente profonde e curate in ogni minimo dettaglio che quasi mi dispiaccio di non essere riuscito a sfruttare quei tre giorni di proiezione nelle sale cinematografiche. Parlando di vita senza dare al film una vera e propria trama si corre il rischio di inserire un po' troppi argomenti ed in effetti in questo film si parla un po' di qualsiasi cosa e non tutti secondo me riescono ad arrivare a fondo.
Veniamo dunque a quelle che sono state per me le noti dolenti di questo film molto chiacchierato da appassionati di cinema e non: il primo è il ritmo della narrazione, difficilmente sostenibile se non si è nel mood giusto. Chiaro che la cosa non sia colpa del film, ma di chi approccia alla visione, ma evidentemente quella sera non ero nel mood giusto per godermi "Roma" al meglio, tanto che a tratti mi sono pure un po' annoiato. La sensazione prevalente che ho avuto è stata quella di trovarmi davanti ad un film tecnicamente ineccepibile che però è stato talmente difficile da affrontare da farne scemare il mio entusiasmo.

Voto: 7-

giovedì 21 febbraio 2019

WEEKEND AL CINEMA

Siamo vicini alle premiazioni degli Oscar del 2019, ma ormai le uscite cinematografiche riguardanti questi premi si sono praticamente esaurite, quindi siamo di fronte ad una settimana un po' di passaggio, in cui poche sono le pellicole interessanti, che però verranno, come al solito, commentate in base ai miei pregiudizi!


The LEGO Movie 2 di Mike Mitchell


Oh, io con i film d'animazione ho un po' litigato, però questo seguito di "The LEGO Movie", che tra l'altro viene anche dopo un bellissimo "LEGO Batman" - forse l'ultimo film d'animazione che ho visto - mi ispira abbastanza e penso abbastanza seriamente che lo vedrò. Aspettative di certo non altissime, la sorpresa del primo capitolo e dello spin-off su Batman ormai si sono esaurite, però sta settimana penso sia un po' il meglio che potremo trovare.

La mia aspettativa: 6,5/10


Le altre uscite della settimana

Copia originale: Un film che parla della vita di una biografa, una persona che racconta le vite degli altri. Sarà, ma questa versione di "Inception" in salsa biopic mi ispira poco o niente.
Land: Una pellicola ambientata negli Stati Uniti che di statunitense non ha praticamente nulla, a livello produttivo. MI sembra un po' troppo impegnato, mi sa che me lo salto tranquillamente.
L'ingrediente segreto: Pellicola macedone, anch'essa mi sa di un po' troppo impegnata.
Modalità aereo: Paolo Ruffini, Lillo e Greg nello stesso film. L'inferno - dove per me hanno già apparecchiato e preparato un girone apposta - me lo aspettavo un po' più divertente.
Parlami di te: Commedia francese ed è un po' di tempo che non affronto un film proveniente da oltralpe. Non so però se sarà proprio questo.
Quello che veramente importa: Non so perchè, ma quando vengono portati al cinema film usciti più di un anno e mezzo fa mi fido sempre poco poco poco.
The Front Runner - Il vizio del potere: Ora, io dico, dopo aver visto "Vice", quanto può essere interessante la storia di uno che era candidato alle presidenziali democratiche, ma fu estromesso per via di una relazione illecita? Poco vero?
Un uomo tranquillo: Ho visto il trailer di questo film praticamente ogni volta che sono andato al cinema in questi primi due mesi dell'anno e ogni volta le battute ad effetto e gli spari presenti nel trailer mi convincono a non guardarlo. Sarà sicuramente una delle uscite di grido di questo weekend, in compenso.

mercoledì 20 febbraio 2019

Alita - Angelo della battaglia di Robert Rodriguez (2019)

USA, Canada, Argentina 2019
Titolo Originale: Alita: Battle Angel
Regia: Robert Rodriguez
Sceneggiatura: James Cameron, Laeta Kalogridis
Cast: Rosa Salazar, Christoph Waltz, Jennifer Connelly, Mahershala Ali, Ed Skrein, Jackie Earle Haley, Keean Johnson, Eiza González, Lana Condor, Jorge Lendeborg Jr., Michelle Rodriguez, Casper Van Dien, Marko Zaror, Idara Victor, Leonard Wu, Jeff Fahey, Jai Courtney, Jeff Bottoms, David Sobolov
Durata: 122 minuti
Genere: Fantascienza, Azione


Uno dei film dalla produzione più lunga e travagliata di sempre, roba che potrebbe giocarsela alla pari con "L'uomo che uccise Don Chisciotte" di Terry Gilliam, è finalmente arrivato nelle sale cinematografiche italiane lo scorso quattordici Febbraio. Una produzione quasi ventennale, con James Cameron che si innamorò del soggetto dei manga da cui questo film è tratto già nel 2000 - i manga io non li ho letti, ma conto di fare qualche acquisto al prossimo Cartoomics - e ripercorrerne tutte le vicissitudini produttive avute dal 2000 ad oggi sarebbe eccessivamente lungo e potete comunque trovare tutte le informazioni che cercate sulla relativa pagina Wikipedia. Siamo dunque arrivati nel 2016, quando la Fox annuncia che "Alita - Angelo della battaglia" sarebbe uscito il 20 Luglio del 2018: vidi per la prima volta il trailer di questo film prima di vedere "Red Sparrow" al cinema lo scorso anno e ancora la data di uscita annunciata era rimasta quella iniziale. Da allora però ben due rinvii: il primo in periodo natalizio, proprio nello stesso periodo de "Il ritorno di Mary Poppins", poi ancora un altro rinvio - per evitare la competizione al botteghino con questo e altri film più forti - al quattordici di Febbraio del 2019, stesso weekend in cui, tra l'altro, esce negli Stati Uniti "The LEGO Movie 2", che invece da noi uscirà proprio domani. Alla produzione rimane James Cameron, mentre alla regia viene chiamato Robert Rodriguez, che nel frattempo dopo il doppio flop di "Machete Kills" e di "Sin City - Una donna per cui uccidere" era un po' sparito dai radar, anche se come regista rimane da me particolarmente apprezzato per vari suoi film. Nel cast entrano Rosa Salazar nei panni di Alita, Christoph Waltz nei panni di Daisuke Ido - ad oggi non ho ancora capito il perchè dare un nome giapponesizzante ad un attore occidentale -, Jennifer Connelly che a cinquant'anni suonati si difende ancora alla grandissima in quanto a gnoccosità e Maershala Ali, in odore di secondo Oscar nel giro di tre anni come miglior attore non protagonista.
Siamo nel 2563, la Terra è stata devastata dall'ultima grande guerra, avvenuta trecento anni prima, chiamata "La Caduta", che ha fatto sì che la Città di Ferro rimanesse sotto il controllo di Zalem, l'ultima delle città sospese. Alita è un cyborg la cui testa viene trovata da Daisuke Ido in una discarica: il dottore darà ad Alita un corpo e la far diventare la sua assistente, mentre lei non ha alcun ricordo del suo passato. Passerà molto tempo con Hugo, interpretato da Keean Johnson, ragazzo umano patito di Motorball con il quale inizierà ad esplorare la città e a venire a riscoprire, man mano che il tempo passa, il suo passato tramite dei flashback mentali. Alita diventerà anche una Braccatrice, seguendo le orme di Ido, una speciale cacciatrice di taglie, con l'intento di fermare Grewishka, un cyborg che minaccia la città ed è sotto il controllo di Vector, il padrone del Motorball che in qualche modo ha il potere di decidere chi può salire a Zalem.
Sono andato a vedere il film in IMAX 3D, un formato che nel tempo non ho mai particolarmente amato per tre motivi: il primo è che secondo me costa uno sproposito, il secondo è che spesso e volentieri la terza dimensione non riesce ad aggiungere molto all'esperienza visiva, mentre il terzo è l'indicibile mal di testa e affaticamento agli occhi che mi era venuto tutte le volte che avevo guardato una pellicola in questo formato. Dal punto di vista prettamente visivo c'è da dire che qui il 3D aiuta moltissimo ad immergersi nella vicenda e nelle varie scene d'azione, che sono girate in maniera magistrale e con un alto tasso di spettacolarità, il mal di testa sono riuscito ad evitarlo, non so bene per quale motivo, mentre gli occhi me li sentivo effettivamente affaticati, tanto che ho dovuto togliermi gli occhialini 3D per ben tre volte durante la visione e riposarli un attimo. "Alita - Angelo della battaglia" non è però un film tutto rose e fiori: non so bene come sia il manga da cui questo film è tratto, anche se ho intenzione di leggerlo, ma leggo un po' dappertutto che si tratterebbe di un'opera immensa, non tanto a livello di dimensioni, quanto più che altro per le tematiche trattate. Ecco, in questo film ci sono talmente tante cose che vengono messe sul piatto che si ha la sensazione molto strana che, in fin dei conti, non sia successo nulla di rilevante e che il film non sia mai iniziato, tant'è che ad esempio, è proprio dalla scena finale del film che potrebbe iniziare la vera storia. Certo, per sviluppare tutto questo Universo in una sola pellicola bisognava farla durare quattro o cinque ore, ma addirittura non farla praticamente nemmeno iniziare mi è sembrato un po' eccessivo.
Le due ore di durata di questo film mi sono infatti sembrate una lunghissima introduzione, una specie di episodio pilota di una serie prodotta da HBO - che si sa poi che su quel canale si fanno dei pipponi immensi sugli episodi pilota delle serie televisive su cui puntano maggiormente, facendoli durare quattro ore e mezza - in cui ci viene spiegato abbastanza bene, secondo la mia opinione, il contesto in cui si svolge la vicenda, ci viene spiegato abbastanza bene il ruolo della protagonista e dei coprotagonisti nella vicenda ma che ha bisogno di molti episodi per essere portato a termine. Tant'è che, ad esempio, mi è parso che lo scontro tra protagonista e principale antagonista avvenga in maniera troppo frettolosa e sbrigativa, sembra quasi che di lui non possa interessare molto agli spettatori, proprio come di tutti quei personaggi che vengono introdotti e muoiono subito negli episodi pilota delle serie televisive. Sia chiaro che poi il film intrattiene, per quanto mi riguarda anche in maniera pazzesca, le due ore della sua durata mi sono passate in un baleno e ho ritenuto tutte le scene d'azione spettacolari e interessantissime a livello tecnico. Siamo davanti però ad un'opera che purtroppo potrebbe aver bisogno di più tempo e di più film per venire sviluppata, motivo per cui la paura che il tutto si riveli un flop - e che quindi questo lungo episodio pilota non abbia seguiti - mi attanaglia, perchè io ora il seguito lo voglio, dato che per me "Alita - Angelo della battaglia" non è praticamente mai iniziato.

Voto: 6

martedì 19 febbraio 2019

I FAKE REWATCH DI NON C'É PARAGONE #10 - L'occhio che uccide di Michael Powell (1960)

Regno Unito 1960
Titolo Originale: Peeping Tom
Regia: Michael Powell
Sceneggiatura: Leo Marks
Cast: Carl Boehm, Moira Shearer, Anna Massey, Maxine Audley, Brenda Bruce, Miles Malleson, Esmond Knight, Martin Miller, Michael Goodliffe, Jack Watson, Pamela Green
Durata: 101 minuti
Genere: Thriller


Era ormai da un po' di tempo che non riportavo alla luce la rubrica sui miei fake rewatch, quei film che non ho mai visto in vita mia e che molti cinefili si vergognano ad ammettere di non averlo mai fatto. Forse ultimamente la rubrica sta perdendo un po' il senso, visto che comunque sto scegliendo sì grandi classici del cinema, che però non sono poi così tanto inflazionati da essere una vergogna non averli mai visti, ma tant'è ed ecco che per "L'occhio che uccide" di Michael Powell il fake rewatch è servito. Prodotto nel Regno Unito nel 1960, il regista Michael Powell è considerato uno dei massimi esponenti del cinema britannico al fianco di Alfred Hitchcock, anche se sicuramente meno inflazionato rispetto al suo contemporaneo, qui in Italia particolarmente amato. Protagonista del film è Carl Boehm, attore austriaco scomparso nel 2014 all'età di ottantasette anni che nel corso della sua carriera ha partecipato ad una quantità innumerevole di pellicole, mi tocca dunque ammettere che nè del regista nè dell'attore protagonista ho mai visto nessun film, ad esclusione di questo, visto un Venerdì sera di ritorno da una giornata di lavoro pesantissima a causa della quale non ho avuto la voglia di uscire di casa.
Mark Lewis è un operatore cinematografico, piuttosto schivo ed introverso, che coltiva il sogno di diventare regista e realizza foto osè per un giornalaio per arrotondare lo stipendio. Durante la sua infanzia il padre aveva svolto diversi esperimenti su di lui, essendo un biologo, riprendendolo mentre era sottoposto a situazioni di paura, proprio con l'intendo di studiare le reazioni alla paura nell'infanzia. I diversi traumi causati dall'attività del padre hanno scatenato in Mark un'assenza di consapevolezza che lo porta, ora che è adulto, a spiare gli altri riprendendoli con una cinepresa da cui non si separa mai. Le sue ossessioni lo porteranno presto a diventare un serial killer, che uccide le sue vittime con un pugnale montato sul treppiedi della telecamera. Con questa stratagemma Mark filma tutto, costringendo la vittima a guardare le proprie espressioni di terrore tramite uno specchio montato sulla telecamera.
Come buona parte dei grandi classici della storia del cinema, anche "L'occhio che uccide" nel periodo della sua uscita fu letteralmente stroncato dalla critica, che non aveva apprezzato la sceneggiatura scritta da Leo Marks e lo stile registico spiazzante ideato da Michael Powell per questa pellicola. Siamo infatti davanti ad un'opera quasi metacinematografica, in cui la realtà rappresentata dal regista e quella vista dal protagonista attraverso la sua cinepresa si mescolano, a volte confondendosi l'una con l'altra. L'idea che sta alla base di "Peeping Tom" - questo il titolo originale che riprende la leggenda dell'uomo diventato cieco per aver spiato Lady Godiva - è quella di un film dal ritmo particolarmente sostenuto, con dialoghi semplici e poco verbosi, in modo che lo spettatore potesse arrivare dritto al punto senza troppi fronzoli. Viene dunque a suo vantaggio il fatto che la pellicola mostri un tono particolarmente angoscioso e quasi malato in cui lo stratagemma del protagonista di far in modo che le proprie vittime si rendano conto di quale sia il volto del terrore davanti alla morte risulta inquietante ed angosciante.
Siamo dunque davanti ad un film che attraverso una maschera da thriller psicologico ci vuole anche parlare dell'arte cinematografica, così come veniva vista negli anni sessanta e la cui fotografia, realizzata in Technicolor e dai colori molto accesi, contrasta molto con i luoghi cupi in cui si svolgono le malefatte del protagonista. Può questa pellicola essere considerata ancora attuale ai giorni nostri per i temi trattati? Questo sinceramente non saprei dirlo, ma sicuramente sono ancora da lodare la tecnica registica, non troppo ricercata ma sicuramente di grande effetto, così come il modo in cui le tematiche vengono trattate all'interno del film, tematiche che forse nel cinema di oggi stanno cominciando un po' a mancare, in favore di sceneggiature poco originali e poco ispirate.

lunedì 18 febbraio 2019

Green Book di Peter Farrelly (2018)

USA 2018
Titolo Originale: Green Book
Regia: Peter Farrelly
Sceneggiatura: Brian Hayes Currie, Peter Farrelly, Nick Vallelonga
Cast: Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini, Mike Hatton, Don Stark, Sebastian Maniscalco, P. J. Byrne, Brian Stepanek, Iqbal Theba
Durata: 130 minuti
Genere: Commedia, Biografico


Prosegue senza sosta il recupero delle pellicole in corsa all'Oscar come miglior film e a conti fatti mi manca solamente "Roma" di Alfonso Cuaròn che vedrò e recensirò nel corso di questa settimana. Oggi però tocca a "Green Book", uno dei film che già mesi fa veniva dato come uno dei favoritissimi, ma che ora sembra essersi un po' ridimensionato, anche se a dir la verità in quest'annata non so perchè ma non vedo candidati davvero credibili per l'Oscar nè tantomeno al momento mi sento in grado di fare un pronostico e di dare un vero e proprio favorito. I film sono sì di livello diverso, con "Black Panther" sul quale sarebbe meglio stendere un velo pietoso, ma il livello medio rispetto alle scorse annate, considerando soprattutto il 2018 e il 2017, mi sembra si sia assestato molto verso il basso. Parliamo però oggi di "Green Book", film diretto da Peter Farrelly, regista noto principalmente per il suo cinema impegnato e di alto livello: film come "Scemo e più scemo", "Io, me e Irene" e "I tre marmittoni" sono lì pronti a testimoniare quanto il regista, nel corso della sua carriera, si sia sempre dedicato al cinema d'essai, quello che non riempie molto le sale, ma soprattutto gli occhi e il cuore di chi lo guarda. Seguendo alla lettera il suo trend creativo, ecco che con "Green Book" il regista punta in altissimo, con una pellicola sul tema del razzismo che rischia di impallidire - che termine infelice, mamma mia! - di fronte al livello dei suoi film precedenti. Un rischio però da correre per bene, motivo per cui bisogna chiamare a sè attori del calibro di Viggo Mortensen e di Maershala Alì, freschi di nomination agli Oscar rispettivamente come miglior attore protagonista e miglior attore non protagonista.
Siamo nel 1962: dopo la chiusura del Copacabana, il locale in cui lavorava come buttafuori, Tony Vallelonga si trova costretto a trovare un nuovo lavoro per sfamare la sua famiglia. Viene contattato dal pianista afroamericano Don Shirley, che lo assume come autista per essere accompagnato in un tour nel sud degli Stati Uniti: lì Don viene sempre accolto trionfalmente durante i suoi concerti, ma subisce vessazioni quando non si esibisce, a causa dei forti pregiudizi contro gli uomini di colore ancora presenti nella zona. É dunque costretto a seguire una guida stradale, il cosiddetto Green Book che dà il titolo alla pellicola, che indica tutti i ristoranti e gli alberghi in cui vengono accettate le persone di colore. Nonostante gli iniziali pregiudizi da parte di Tony, anch'egli inizialmente razzista, anche se non sembra esserne particolarmente convinto, tra i due inizierà un forte legame di amicizia.
É bene cercare di tagliare subito la testa al toro: per quanto mi riguarda "Green Book" non è il grandissimo film che era stato dipinto prima della sua uscita, nè tanto meno un film memorabile. Ci troviamo più che altro davanti ad una di quelle pellicole che tendono ad esaltare i buoni sentimenti, con l'intento, al termine della visione, di far sentire meglio il pubblico, di rassicurarlo in qualche modo e in questo senso "Green Book" si può considerarlo come un film piuttosto riuscito. Ma non un grande film, almeno per quello che riguarda la mia opinione. Si tratta infatti di una di quelle storie che riescono a far riflettere il pubblico, narrando una storia in cui i due protagonisti e il loro modo di essere sono centrali per la narrazione. Tony Vallelonga è un italo-americano che sin dall'inizio mostra comportamenti razzisti, anche se sembra più che altro per uniformarsi a quella che è la cultura della gente che lo circonda: non è però un personaggio cattivo e sembra non credere molto nel razzismo che egli stesso professa all'inizio della pellicola e cambierà profondamente il suo modo di essere nel corso dei minuti. Don Shirley al contrario è un personaggio molto contraddittorio, forse ancora più interessante del protagonista perchè in quanto uomo di colore è vessato dai bianchi, ma amato profondamente quando suona, ma non si sente al suo posto nemmeno con le persone come lui, ritenendosi in qualche modo più fortunato di tutte le altre persone che hanno la sua stessa pelle e, per questo motivo, è una persona molto sola, che non ha una vera cultura a cui appartenere e che sembra anche rifiutare tutte quelle cose che all'epoca potessero identificare un afroamericano.
Ad una prima parte di pellicola che procede leggermente in sordina, non coinvolgendo lo spettatore nel giusto modo, ne corrisponde una seconda che riesce a lanciare il suo messaggio e a farlo arrivare direttamente al punto, fino al finale buonista ed esaltatore dei buoni sentimenti, che però si rivela essere l'unico finale possibile per la storia che ci è stata raccontata. L'interpretazione di Viggo Mortensen è di livello altissimo e spiace in qualche modo che anche quest'anno sembri essere un po' tagliato fuori dalla corsa all'Oscar come miglior attore protagonista, vista la presenza di un Rami Malek che si sta portando a casa un po' tutto per il suo Freddie Mercury in "Bohemian Rhapsody" e un Christian Bale il cui posto da favorito della vigilia sta venendo sempre più messo in discussione. Un po' meno in discussione sembra essere invece il secondo Oscar nel giro di tre anni per Maershala Alì, che interpreta alla perfezione il ruolo di Don Shirley lasciando trasparire al pubblico qualsiasi tipo di emozione nel migliore dei modi possibili. "Green Book" per me non è dunque un grande film, ma è sicuramente una pellicola che, pur con un sentimentalismo un po' facilone, sa come arrivare allo spettatore e come farsi ricordare con il passare del tempo.

Voto: 7+

domenica 17 febbraio 2019

IL TRAILER DELLA DOMENICA #55 - La casa di Jack

Cinquantacinquesimo appuntamento con la rubrica domenicale sui trailer e oggi si parla di roba potenzialmente molto grossa, sperando solo che Lars Von Trier, che normalmente mi piace, non abbia girato un pippone biblico.



La mia opinione: Sei anni dopo l'uscita in Italia di "Nymphomaniac" il regista Lars Von Trier torna dietro la macchina da presa con "La casa di Jack", pellicola dalle influenze horror che ha diviso in maniera estrema la critica del Festival di Cannes: buona parte dei giornalisti presenti alla prima proiezione è uscita dalla sala dopo pochi minuti, coloro che invece sono rimasti hanno applaudito e tributato una standing ovation. Ecco, diciamo che tendo a fidarmi di più di un critico che il film lo ha visto tutto piuttosto che di uno che sputa merda addosso al film dopo averne visti solamente cinque minuti ed essersi arreso. Potremmo tranquillamente trovarci davanti ad una vera e propria bomba cinematografica, così come davanti ad un pippone, che si sa, a Lars Von Trier lanciare messaggi ambigui attraverso una narrazione lenta e riflessiva piace sempre un sacco, pur di correre il rischio di annoiare gli spettatori. Giusto ieri poi è morto Bruno Ganz, attore svizzero che compare in questo film e che ha fatto la storia del cinema europeo: sarà l'occasione per vederlo un ultima volta nelle sale cinematografiche.

venerdì 15 febbraio 2019

ANON di Andrew Niccol (2018)



Germania 2018
Titolo Originale: ANON
Regia: Andrew Niccol
Sceneggiatura: Andrew Niccol
Cast: Clive Owen, Amanda Seyfried, Colm Feore, Mark O'Brien, Sonya Walger, Joe Pingue, Iddo Goldberg, Sebastian Pigott, Rachel Roberts
Durata: 100 minuti
Genere: Fantascienza, Thriller


Devo ammettere senza vergognarmene particolarmente che lo scorso anno, a Maggio del 2018, non mi ero accorto che il nuovo film di Andrew Niccol era stato distribuito da Netflix. Certo, accorgersi di determinate distribuzioni diventa sempre più difficile, vista la raccolta dell'umido che in certi periodi fa la rete di streaming più famosa del mondo, ma per quanto riguarda Andrew Niccol mi dispiace sinceramente di non essermene accorto. Non che il regista sia annoverabile tra i miei preferiti di sempre, anzi a dirla tutta non posso nemmeno dire di conoscerlo bene, ma si tratta comunque di un regista che con i suoi primi due film, "Gattaca - La porta dell'Universo" visto alle superiori e "S1m0ne" visto per la prima volta solo un paio di anni fa, mi è abbastanza piaciuto. Non ho certo visto tutti i suoi film, ma poi ecco che arriva "In Time", un'idea per me altamente geniale, ma non sviluppata al massimo delle sue possibilità, ma nonostante ciò quando vedo il suo nome associato ad un film di fantascienza un po' di curiosità mi scatta e così è stato quando sono passato su questo film navigando su Netflix. Protagonisti della pellicola sono Clive OwenAmanda Seyfried, in versione morettina molto molto sexy, almeno secondo i miei gusto in fatto di ragazze.
Ci troviamo in un futuro non ben precisato in cui tutte le persone ricevono un costante flusso di informazioni su coloro che le circondano. Il tutto avviene tramite impianti per la realtà aumentata, a causa dei quali l'anonimato sembra essere completamente scomparso, tanto che la vita di ogni cittadino viene caricata su un database chiamato Ether e scaricata e consultata dalle autorità per risolvere vari crimini. Sal Frieland è un investigatore che indaga su una serie di omicidi avvenuti tramite un modus operandi molto simile. L'autore sembra essere riuscito a coprire le proprie tracce, manipolando Ether per non farsi identificare dalla polizia. Nel corso delle indagini il detective incontrerà una donna priva di identità che sarà un po' la chiave delle sue indagini e deciderà così di fare da esca per catturare il criminale, che nel frattempo è diventato un pericolo per il sistema.
Per quel che ricordo di "Gattaca - La porta dell'Universo", mi è sembrato che questo nuovo lavoro di Andrew Niccol dovesse molto in quanto a stile narrativo a quello che alla fine dello scorso secolo fu il suo primo film da regista e sceneggiatore, soprattutto per quanto riguarda lo stile, molto molto vicino a quello del noir di fantascienza che aveva segnato l'esordio del regista, sia per quanto riguarda i toni e i ritmi della narrazione: il film si prende spesso e volentieri i suoi tempi e persino i dialoghi non sono per nulla caricati, aleggia per tutto il film una sorta di apatia in cui le emozioni comunque riescono in qualche modo a passare e ad arrivare allo spettatore. Incredibilmente poi il film, uscito tra l'altro a ridosso dello scandalo da cui è stata investita Facebook lo scorso anno, riesce ad aprire per lo spettatore ad una serie di riflessioni sulla deriva della tecnologia in cui l'anonimato non esiste in nessun modo e la vita di ognuno di noi viene costantemente monitorata. Buonissima l'interpretazione di Clive Owen e soprattutto quella di Amanda Seyfried, che risulta essere enigmatica e sensuale in ogni scena in cui compare. Insomma, "ANON" è un film consigliato, pur senza eccedere con gli entusiasmi, che si prende i suoi tempi e in quanto a toni e ad atmosfere riesce a risultare intrigante e a tratti anche inquietante.

Voto: 7

giovedì 14 febbraio 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Altro weekend cinematografico all'orizzonte e altre otto uscite da commentare, come al solito, in base ai miei pregiudizi! Quindi poche, pochissime chiacchiere e subito a commentare i film che vedremo in questo weekend! Strano poi che nel giorno di San Valentino, quello in cui io vado in giro a tirare i sassi alle coppiette, escano pochi film romantici, meglio così in realtà.


Alita - Angelo della battaglia di Robert Rodriguez


Arriva finalmente nei cinema, dopo una serie di rinvii che nemmeno un processo medio in Italia, "Alita - Angelo della battaglia", il nuovo film diretto da Robert Rodriguez, regista che personalmente adoro, in un film che già qualche critico avrebbe segnalato come epocale. La mia aspettativa è più che altissima, motivo per cui rischio di rimanerne scottato. Spero di non rimanerne deluso.

La mia aspettativa: 8/10


La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi

Nelle sale italiane si presenta proprio oggi il nuovo film tratto da un romanzo di Saviano. "Gomorra" non mi era piaciuto particolarmente e anche questo mi dà l'impressione di essere troppo legato al territorio perchè io lo possa amare. Sembra un lavoro di qualità, quanto meno.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Crucifixion: Quest'anno gli horror sono stati lasciati un po' da parte, ma questo sembra essere qualcosa di accettabile, o almeno un po' ci spero.
La vita in un attimo: Eccolo il film sentimentale del giorno di San Valentino. Il film giusto per tirare i sassi alle coppiette al cinema!
Ognuno ha il diritto di amare - Touch Me Not: Arriva in Italia il vincitore dell'Orso d'Oro. A me sembra però un po' troppo impegnato per i miei gusti!
Rex - Un cucciolo a palazzo: Portate i bambini e ditemi quando lo fate così vi sto lontano!
Un valzer tra gli scaffali: Film tedesco che mi dà l'idea di essere una di quelle pellicole da cinque del pomeriggio mentre le casalinghe stirano.
Un'avventura: Pellicola musicale italiana basata sulle canzoni di Lucio Battisti. Nonostante gli attori che non stimo particolarmente, potrebbe essere interessante.

mercoledì 13 febbraio 2019

The Mule - Il corriere di Clint Eastwood (2018)



USA 2018
Titolo Originale: The Mule
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Nick Schenk
Cast: Clint Eastwood, Bradley Cooper, Michael Peña, Dianne Wiest, Andy García, Alison Eastwood, Taissa Farmiga, Ignacio Serricchio, Loren Dean, Laurence Fishburne, Victor Rasuk, Manny Montana, Clifton Collins Jr., Noel Gugliemi, Eugene Cordero, Robert LaSardo
Durata: 116 minuti
Genere: Drammatico


Negli ultimi anni Clint Eastwood con il suo cinema si è rivelato sempre piuttosto coerente, soprattutto per quel che riguarda i suoi ultimi tre film, in qualche modo dedicati ad alcuni eroi americani contemporanei: con "American Sniper", per me decisamente poco riuscito, si celebravano le gesta di Chris Kyle, cecchino durante la guerra in Afghanistan; in "Sully" invece le gesta di un pilota di aerei di linea che, in seguito ad un ammaraggio nel fiume Hudson, riuscì a salvare tutti i suoi passeggeri; "Ore 15:17 - Attacco al treno", l'ultimo che ancora non sono riuscito a vedere, celebra invece lo sventato attacco al treno Thalys diretto a Parigi, da parte di tre militari addestrati che in quel momento erano dei semplici passeggeri. Dopo aver celebrato, con risultati alterni, cinque eroi americani contemporanei, Clint Eastwood porta al cinema un personaggio controverso, ispirato alla vera storia di Leo Sharp, che all'età di ottant'anni, negli anni'80, divenne un corriere della droga per il Cartello di Sinaloa, ponendosi oltre che dietro la macchina da presa anche davanti, interpretando il ruolo del protagonista. Non poteva inoltre mancare nella pellicola Bradley Cooper, ormai vero e proprio pupillo del regista dopo essersi anche preso la briga di dirigere al posto suo "A Star is Born", che ora è in piena corsa agli Oscar.
Earl Stone, interpretato da Clint Eastwood - qui sono stati usati nomi fittizi per raccontare la storia -, è un ottantenne rimasto solo e al verde, disprezzato dalla famiglia, tranne che dalla nipote Ginny interpretata da Taissa Farmiga, per aver sempre messo davanti il lavoro rispetto alla famiglia, mancando a molti avvenimenti importanti tra cui il matrimonio della figlia Iris, interpretata da Alison Eastwood. Per affrontare la chiusura anticipata dell'impresa per cui ha sempre lavorato, decide di accettare un'offerta di lavoro per la quale è richiesta la sola abilità di guidare bene l'auto, ignorando di essere in questo modo diventato un corriere della droga per un cartello messicano. Con il tempo, essendo egli bravo con il suo lavoro e altamente insospettabile, i carichi aumentano, la stima da parte dei capi del cartello cresce e gli viene anche assegnato un assistente, finendo nel radar della DEA, che ha identificato l'auto con cui avvengono in trasporti di droga, ma è ancora ignara dell'identità del suo autista.
Con la storia di Leo Sharp, o di Earl Stone che dir si voglia - tanto l'unica differenza sta nell'anno in cui sono ambientate la vicenda reale e quella cinematografica -, Clint Eastwood non rinnega in nessun modo quella che è la sua idea di cinema, narrandoci la storia di un personaggio discutibile, con il chiaro intento di farcelo stare simpatico, in qualche modo tentando di riabilitarlo, ma soprattutto con il chiaro intento di lanciare un messaggio agli spettatori. Innanzitutto il ritmo della pellicola è ben gestito, scandito in qualche modo dalle varie corse che il nostro protagonista compie per trasportare il carico, le prime senza sapere di cosa questo consista, mentre dalle successive ben consapevole che quello è l'unico modo per fare qualche soldo e andare avanti a vivere una vita dignitosa. La prima parte del film, proprio per il fatto di essere scandita dalle corse del protagonista risulta anzi fin troppo spezzettata, non si ha la sensazione che passi del tempo tra un trasporto e l'altro e sembra quasi che i vari viaggi siano inconcludenti. Man mano che il film prosegue la narrazione si stabilizza, le corse sono un po' più diluite e soprattutto viene esplorato in maniera molto più soddisfacente il protagonista, con qualche accenno interessante, ma non troppo approfondito, anche sulle varie persone che lo circondano.
Va da sè dunque che "The Mule - Il corriere" sia in qualche modo un one man show eastwoodiano in cui il protagonista, interpretato proprio da Clint Eastwood, è il personaggio meglio approfondito e al centro della vicenda, come è ovvio che sia, mentre tutti gli altri, compreso l'agente della DEA Colin Bates interpretato da Bradley Cooper, vengono solamente accennati e rimangono abbastanza sullo sfondo, tanto che le indagini da parte della DEA per beccare il corriere della droga ci fanno risultare il personaggio di Earl ancora più simpatico, con quel carattere giocoso e schietto che lo rende davvero insospettabile agli occhi di chiunque. Solo nelle battute finali il film ci lancia però il messaggio che il regista vuole mandare al suo pubblico, roba che fossimo in Italia con un regista italiano Giorgia Meloni avrebbero iniziato a sparare i mortaretti: la centralità della famiglia, l'idea persino condivisibile di mettere il lavoro al secondo posto in favore di un buon rapporto con i figli e con la propria moglie - è una semplicissima questione di priorità nella vita, si tratta solo di fare delle scelte a monte, per quanto mi riguarda - perchè il tempo, soprattutto con il nostro protagonista, non è sempre dalla nostra parte.
"The Mule - Il corriere" risulta essere sicuramente un buon film, non esente da difetti, in cui il ritmo della narrazione si stabilizza in maniera soddisfacente solamente nella seconda parte e in cui il protagonista, che dovrebbe essere un esempio sostanzialmente negativo, finisce per starci davvero simpatico per la sua genuinità e per la sua capacità di trovare sempre la battuta giusta al momento giusto. Nella pellicola poi nulla è caricato in maniera eccessiva e sia la recitazione sia lo stile registico non vanno mai sopra le righe, rimanendo sempre sobri e contenuti, insomma senza mai strafare, ma riuscendo, in maniera soddisfacente, ad andare dritti al punto senza troppi fronzoli.

Voto: 7

martedì 12 febbraio 2019

Le spose di Dracula di Terence Fisher (1960)


Gran Bretagna 1960
Titolo Originale: The Brides of Dracula
Regia: Terence Fisher
Sceneggiatura: Peter Bryan, Edward Percy, Jimmy Sangster, Terence Fisher, Peter Cushing
Cast: Peter Cushing, Martita Hunt, Yvonne Monlaur, Freda Jackson, David Peel, Miles Malleson, Henry Oscar, Mona Washbourne, Andree Melly
Durata: 85 minuti
Genere: Horror


Siamo arrivati questa settimana al quinto appuntamento con il mio speciale sulle serie cinematografiche prodotte dalla Hammer, con un film un po' controverso nel suo genere: l'idea iniziale di Terence Fisher era quella di fare un film fosse in qualche modo un seguito del suo "Dracula il vampiro", un film che poi a posteriori sarebbe stato considerato appunto il secondo della serie di "Dracula". La particolarità di questa pellicola sta però nel fatto che Dracula non è presente, ma è presente solamente il Van Helsing interpretato per la seconda volta da Peter Cushing, motivo per cui il film non viene comunemente catalogato come facente parte della serie di "Dracula". Altra particolarità sta nel fatto che io me ne sono altamente fregato di questa diatriba tra storici del cinema e mi sono comunque dedicato alla visione del film in questione, che si guadagnerà dunque il giusto spazio - per quanto cinematograficamente non mi abbia per nulla colpito, dato che mancano decisamente troppe cose - in questa rubrica.
Marianne Danielle, interpretata da Yvonne Monlaur, è una giovane insegnante diretta al collegio femminile di Baldstein. Venendo abbandonata per errore in una locanda, a causa della partenza anticipata della carrozza che la accompagna, la ragazza diventa ospite della baronessa Meinster, interpretata da Martita Hunt, in quanto alla locanda non ci sono più posti disponibili. Grazie alla conoscenza con la baronessa, la ragazza saprà anche la storia di suo figlio, da lei ritenuto un pazzo incurabile. Una volta giunta ella sua tenuta, nel corso della notte farà visita al barone Meinster, interpretato da David Peel, si cui presto si invaghirà. Il barone le racconta anche che la storia della pazzia è totalmente inventata e che la donna avrebbe anche raccontato a tutti della morte di suo figlio, per non rinunciare al suo titolo di baronessa. La madre scopre i due e viene uccisa dal suo stesso figlio, mentre Marianne deciderà di fuggire e verrà rinvenuta la mattina seguente da Van Helsing. Nel frattempo la serva Greta, interpretata da Freda Jackson, impazzisce dalla paura e deciderà di sposare la causa dei vampiri, di cui il barone Meinster si rivelerà essere il nuovo capostipite.
Come già detto all'inizio del post, questo secondo capitolo della serie Hammer di "Dracula" non mi ha convinto appieno per diversi motivi: seppur cinematograficamente molto interessante per via della solita fotografia che è un po' il marchio di fabbrica della casa di produzione britannica, con colori accesi che sembrano quasi stonare con i temi gotici del film, ma che fanno sin dall'inizio della saga il loro effetto, la sceneggiatura di questa pellicola non ha la stessa linearità degli altri lavori, con una trama decisamente più complessa rispetto alla semplicità narrativa quasi scarna dei film che lo hanno preceduto. Il fatto di aver complicato la trama in questo modo risulta alla fin fine in una narrazione abbastanza spezzettata in cui il solo personaggio di Van Helsing sembra rimanere coerente dall'inizio alla fine, con tanto di retroscena riguardo il rifiuto, da parte di Peter Cushing, di girare il finale originale in quanto il suo personaggio non avrebbe mai fatto ricorso alla stregoneria per sconfiggere il suo nemico.
C'è poi un enorme gorilla sulla spalla di questa pellicola, lo stesso gorilla che ha fatto nascere le già citate discussioni tra gli storici cinematografici: l'assenza di Christopher Lee nei panni di Dracula, anzi, proprio l'assenza del personaggio di Dracula. Se l'attore, pur avendo interpretato quel ruolo una sola volta, è diventato subito iconico, il personaggio del barone Meinster, che dovrebbe in qualche modo fare le veci di Dracula, risulta essere poco carismatico e decisamente meno interessante rispetto al re dei vampiri comunemente noto. Ne risente in qualche maniera anche la recitazione media di questo film, che si attesta su standard abbastanza bassi, con il solo Peter Cushing che sembra essere in forma, nonostante i cinque film girati in meno di due anni, roba che manco il Nicolas Cage di questi tempi.


lunedì 11 febbraio 2019

La favorita di Yorgos Lanthimos (2018)



Irlanda, Regno Unito, USA 2018
Titolo Originale: The Favourite
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Deborah Davis, Tony McNamara
Cast: Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult, Joe Alwyn, Mark Gatiss
Durata: 120 minuti
Genere: Storico, Biografico, Drammatico


Proseguono senza sosta i miei recuperi cinematografici relativi alle otto pellicole candidate all'Oscar come miglior film - anche se quest'anno partivo molto avvantaggiato, dato che al giorno delle nomination mi mancavano solamente tre visioni, mentre il discorso è molto diverso per quel che riguarda le altre categorie - e questa volta è il turno di uno dei nominati che mi incuteva maggiore curiosità. Ammetto il fatto che di Yorgos Lanthimos ho visto poco, solamente "The Lobster" che ho abbastanza amato, mentre "Il sacrificio del cervo sacro" non ho ancora avuto modo di vederlo, ma ho intenzione di recuperarlo entro la fine dell'anno. Del suo unico film che ho visto ho apprezzato in qualche modo il fatto che si basasse su un presupposto narrativo piuttosto malato e lo stile registico mi era piaciuto parecchio, cosa tra l'altro che sembra aver rispettato anche nel successivo "Il sacrificio del cervo sacro" a leggere le opinioni di chi lo ha visto. Con "La favorita" il regista decide di spostarsi su un qualcosa di più classico, su un film decisamente più normale, ambientato all'epoca della regina Anna di Gran Bretagna, prendendo come protagonista Olivia Colman, che a breve interpreterà anche la regina Elisabetta nella terza stagione di "The Crown", in un'interpretazione che le è valsa la nomination all'Oscar come miglior attrice protagonista, Emma Stone della quale ammetto candidamente la mia volontà di non volermi nel limite del possibile perdermi altri suoi film, anche lei nominata all'Oscar come miglior attrice non protagonista, e infine di Rachel Weisz a completare un trittico femminile di altissima qualità recitativa.
Siamo nel 1706, la Gran Bretagna è impegnata in un guerra contro la Francia, mentre la regina Anna, ormai diventata vecchia e cagionevole, non si occupa da tempo del suo regno: i membri della corte si dedicano al gozzoviglio, mentre lei preferisce occuparsi dei suoi diciassette conigli, ognuno dei quali rappresenta uno dei suoi figli morti nel corso degli anni. Amministratrice del potere è Sarah Churchill, interpretata da Rachel Weisz, sua consigliera privata che approfitta della sua posizione per favorire il Primo Ministro Sidney Godolphin e il marito. Presto arriverà a corte Abigail Hill, interpretata da Emma Stone, cugina di Sarah caduta in disgrazia che, per recuperare il suo rango sociale, cercherà in tutti i modi di farsi notare dalla regina, iniziando una scalata che nei suoi intenti la dovrebbe portare a prendere, prima o poi, il posto della cugina.
Il merito del regista Yorgos Lanthimos con questo film è quello di essere riuscito in qualche modo a far entrare gli spettatori all'interno degli intrighi di corte, che qui si sviluppano in una veste totalmente femminile. Dirigendo per la prima volta una sceneggiatura non scritta da lui, il suo lavoro è sorretto alla grande dalle interpretazioni delle tre protagoniste, che riescono a rendere estremamente intriganti le loro caratterizzazioni. Anna infatti è una regina piuttosto vanesia, indebolita dalla malattia e caratterialmente segnata dalla perdita di ben diciassette figli, nati morti o morti ancora prima del parto, con Olivia Colman che riesce a trasmettere agli spettatori una gamma di emozioni piuttosto variegata, in cui non mancano momenti ilari, alternati ad altrettanti ben più dolorosi. Gli intrighi di cui è protagonista inconsapevole a causa delle sue due consigliere, che si scannano per ottenere la sua approvazione, con Abigail che sicuramente metterà in atto i gesti peggiori, ma con Sarah che non sarà da meno nei momenti in cui cerca di rispondere a tono alle provocazioni della rivale, che tenta in tutti i modi di risalire la china dopo aver perso il suo status sociale.
Sceneggiatura, dialoghi, interpretazioni delle protagonista e regia sono assolutamente invidiabili, con Lanthimos che riesce a mostrarci anche un paio di piani lunghissimi di grande fattura ed un uso delle luci splendido e significativo. La pellicola è poi carica di significati su cui si potrebbe discutere per ore, con l'ambizione e il dolore a farla da padroni, vi è però una gestione del ritmo narrativo che in qualche frangente rende la visione più pesante del dovuto, con la pellicola che non si distacca più di tanto da quelli che sono i luoghi comuni tipici dei film in costume. Va da sè che l'impressione di trovarsi davanti ad un grande film, avuta all'inizio della visione, scema relativamente di fronte al difetto di non essere riuscito, per tutta la durata della visione, a rimanerne del tutto coinvolto. Se infatti le tre attrici protagoniste riescono con la loro bravura a catalizzare l'attenzione, le poche scene in cui non sono presenti sembrano quasi un intermezzo evitabile, che rallenta sensibilmente la narrazione e la appesantisce.

Voto: 7,5

domenica 10 febbraio 2019

IL TRAILER DELLA DOMENICA #54 - Pet Sematary

Questa settimana è uscito il trailer di un remake, il solito remake, che però attendo in maniera particolare, dopo aver abbastanza apprezzato, pur con tutti i suoi difetti, il film originale che ho visto solo la scorsa estate. La solita rubrica domenicale sui trailer non poteva far altro che occuparsi di questo film oggi!



La mia opinione: La scorsa estate, per il ciclo Notte Horror organizzato dalla solita cricca di blogger, mi ero cimentato con "Pet Sematary", tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King che personalmente non ho mai letto perchè dopo "Shining" e altri tre libri iniziati e lasciati a metà provo una sorta di rifiuto verso di lui. Visto il trailer di questo suo rifacimento posso dire di aver trovato già molti elementi interessanti: il tutto sembra essere un bel po' più inquietante rispetto all'originale, che comunque funzionava abbastanza, anche se il vero problema del trailer è il fatto che ho avuto come l'impressione che facesse vedere già buona parte del film e questo decisamente non è un bene se vuoi fare un bel trailer. É ovvio che trattandosi del trailer di un remake di un film tratto da un libro la gente in qualche modo sappia già tutto, ma si sono già viste delle cose diverse dal film originale sulle quali probabilmente avrei preferito mantenere l'effetto sorpresa.