martedì 31 luglio 2018

NOTTE HORROR 2018 - Chi è sepolto in quella casa? di Stephen C. Miner (1986)

Quando ormai quattro anni fa venne proposto dal curatore del blog "The Obsidian Mirror" un revival estivo bloggereccio di "Notte Horror" - la rassegna che andava in onda in seconda serata su Italia 1 nei martedì estivi e che, ancora oggi, si tenta di riportare in auge con horror di ben altro calibro - la reazione di tutta la blogosfera fu parecchio entusiasta. Quattro anni dopo siamo ancora qui per la quinta edizione, che ci sta accompagnando da ormai quattro martedì con le recensioni, sempre alle 21 e alle 23, di due film che vennero mandati in onda durante quella storica rassegna. Oggi spazio dunque alla mia recensione, quella di "Chi è sepolto in quella casa?" e a quella di White Russian, che alle 23 ci parlerà di "Scanners".




USA 1986
Titolo Originale: House
Regia: Stephen C. Miner
Sceneggiatura: Ethan Wiley
Cast: William Katt, George Wendt, Richard Moll, Kay Lenz, Mary Stavin, Michael Ensign, Erik Silver, Mark Silver, Susan French, Alan Autry, Steven Williams, Mindy Sterling, Jayson Kane, Billy Beck
Durata: 93 minuti
Genere: Horror


"Chi è sepolto in quella casa?" è uno di quei film che quando giro nei gruppi di cinema horror su Facebook mi compare abbastanza spesso, con gente che chiede consigli se valga la pena vederlo o meno e i commenti bene o male sono quasi tutti consigli positivi. Preso dalla curiosità, prima di guardare la pellicola mi sono un po' informato - su Wikipedia, non troppo approfonditamente eh - e cosa scopro? Bene, vi ricordate lo scorso anno, quando sempre per la nostra versione bloggereccia di "Notte Horror", recensii "La casa 7"? Ecco, quel film, che io ho pure mediamente apprezzato nella sua tamarraggine e bruttezza, appartiene ad una tetralogia - di film completamente slegati tra loro, ma tant'è - iniziata proprio con "Chi è sepolto in quella casa?" nel 1986. In un primo momento mi sono sentito male, il mio disturbo ossessivo compulsivo il più delle volte mi impedisce di guardare capitoli di una saga non in ordine, ma siccome i film sono tra loro slegati e siccome lo scorso anno prima di guardare "La casa 7" non lo sapevo, ho fatto pace un attimo con il mio cervello e mi sono goduto la visione del film, tra l'altro disponibile, non so se legalmente o meno, su Youtube.
Roger Cobb, interpretato da William Katt, è un giovane scrittore reduce dal Vietnam, divorziato e con un unico figlio, scomparso nel nulla senza lasciare traccia. Messo sotto pressione dal suo editore, comincia a scrivere un libro sulle sue esperienze di guerra e per farlo si stabilisce nella casa della sua vecchia zia, che poco tempo prima è stata trovata impiccata nella casa stessa. Una volta stabilitosi all'interno dell'abitazione, per Roger cominceranno una serie di esperienze molto strane, tra le quali allucinazioni, orrendi incubi e oggetti inanimati che prendono inspiegabilmente vita attaccandolo. Uno dei mantra della nostra versione della "Notte Horror" è quello di scegliere film tra gli anni settanta e gli anni novanta e che siano, il più possibile, tamarri, al limite del trash: la prima regola non è così difficile da rispettare, per la seconda invece, seguendo il mio personale mantra di vedere un film che non abbia mai visto, ancora una volta ho fatto la scelta giusta!
"Chi è sepolto in quella casa?" è uno di quei film che non si piega alle logiche della massa che impongono di dirigere un film che sia coerente a livello di sceneggiatura, in cui gli eventi si susseguano con una certa logica - che non debba essere per forza quella temporale, ma quello basta saperlo - e in cui lo spettatore non si ritrovi spiazzato davanti a scene inspiegabili. Il film butta in mezzo tantissime cose e lo fa in maniera quasi casuale, senza dare alcuna spiegazione e fregandosene totalmente della condizione dello spettatore che guarda: Stephen C. Miner e lo sceneggiatore Ethan Wiley buttano dentro, nella loro pellicola, un sacco di roba, spiriti, scene oniriche, mostri disegnati con uno stile che ricorda molto quello della trilogia de "La casa", scene splatter a iosa e per non farci mancare proprio nulla dei flashback basati sull'esperienza del protagonista in Vietnam. Il tutto ovviamente mescolato in modo che lo spettatore ci capisca poco o nulla, ma questo non è importante, a quanto pare.
Il motivo per cui, nonostante tutto ciò, il film funziona, sta principalmente nel fatto che non si prenda sul serio, manco per sbaglio: sono molte le scene che, pur nella loro insensatezza, mostrano un punto di vista abbastanza particolare e, soprattutto hanno uno spiccato senso dello humour, soprattutto humour nero. Dunque in realtà poco importa che il film segua una logica tutta sua, alla fine lo si guarda con un certo gusto, a volte anche ridendo della sua totale sconclusionatezza.


Hanno partecipato alla rassegna anche i seguenti blog, ai link trovate le loro recensioni (in continuo aggiornamento):

10 Luglio, Ore 21 - Il Bollalmanacco di cinema: Re-Animator
10 Luglio, Ore 23 - La Bara Volante: La notte dei demoni

17 Luglio, Ore 21 - Combinazione Casuale: La chiesa
17 Luglio, Ore 23 - Solaris: Darkman

24 Luglio, Ore 21 - La stanza di Gordie: Horror in Bowery Street
24 Luglio, Ore 23 - The Obsidian Mirror: The Fog

31 Luglio, Ore 23 - White Russian: Scanners

7 Agosto, Ore 21 - In Central Perk: The Blair Witch Project
7 Agosto, Ore 23 - La fabbrica dei sogni: L'incendiaria

14 Agosto, Ore 21 - Stories: Final Destination
14 Agosto, Ore 23 - Delicatamente Perfido: The Mist

21 Agosto, Ore 21 - Pietro Saba World: La mosca
21 Agosto, Ore 23 - La collezionista di biglietti: The Devil's Candy


Di seguito ecco anche il calendario completo di questa Notte Horror


lunedì 30 luglio 2018

GEEKONI FILM FESTIVAL - Giochi stellari di Nick Castle (1984)

Quando la Geek League si riunisce, non ce n'è più per nessuno! E siccome sono entrato nel gruppo di supereroi a giochi iniziati, non mi potevo lasciare scappare l'occasione di lasciare il segno, assieme ai miei compagni, anche in questa rovente estate italiana - non come la canzone di J Ax e Fedez - con una rassegna cinematografica che si accoda al Giffoni Film Festival, festival cinematografico per bambini e per ragazzi che si svolge A Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno, tra Luglio e Agosto. E così anche noi, tra Luglio e Agosto, abbiamo organizzato il Geekoni Film Festival, una serie di recensioni su film per ragazzi che vengono pubblicate per tutto Luglio e tutto Agosto il Lunedì e il Venerdì. Ho scelto però non di vedere un film che ha accompagnato la mia giovinezza, ma di affrontarne uno che non avevo mai visto, un po' alla cieca, anche per scoprire qualcosa di nuovo. Il rischio? Quello di non provare la stessa empatia che avrei potuto provare se avessi avuto quindici o venti anni di meno!





USA 1984
Titolo Originale: The Last Starfighter
Regia: Nick Castle
Sceneggiatura: Jonathan Betuel
Cast: Kay E. Kuter, Dan Mason, Lance Guest, Dan O'Herlihy, Catherine Mary Stewart, Barbara Bosson, Norman Snow, Robert Preston, Chris Hebert, John O'Leary, George McDaniel, Charlene Nelson, John Maio, Robert Starr, Al Berry, Scott Dunlop, Vernon Washington, Peter Nelson, Peggy Pope, Meg Wyllie, Ellen Blake, Britt Leach, Bunny Summers, Owen Bush, Marc Alaimo, Cameron Dye, Geoffrey Blake, Kimberly Ross, Wil Wheaton, Bob Kenaston, Ed Berke, Bruce Abbott, Suzanne Snyder, Lee E. Stevens
Durata: 101 minuti
Genere: Avventura, Fantasy


Alex, interpretato da Lance Guest, è un giovane che vive in un campo di baracche in mezzo al nulla, con una vita noiosa e senza una particolare vita sociale. È un vero e proprio campione del videogioco Starfighter, uno sparatutto di astronavi in cui l'obiettivo è distruggere qualsiasi nave appartenente ad un minaccioso gruppo di alieni. Una volta superato l'ultimo livello e battuto il record dell'intera cittadina - mai nessuno ci era riuscito - viene avvicinato da un misterioso uomo chiamato Centauri, interpretato da Robert Preston, che si presenta come il produttore del gioco. Presto però il videogioco si rivelerà come un modo ingegnoso per reclutare piloti di Gunstar, caccia da guerra appartenenti alla Lega Stellare, unione aliena che vuole difendere l'universo da "Xur e l'armata di Ko-dan".
Non so bene perchè, ma avendo ritrovato questo film su Youtube, ho visto molti commenti entusiasti, e ho iniziato a nutrire una certa fiducia verso la pellicola cui ripeto, approcciavo completamente da profano. Non so bene il perchè ma la mia scelta di andare così tanto alla cieca alla fine non è che mi abbia particolarmente appagato: risultato, mi sono ritrovato davanti ad un film un po' trash, con una trama non troppo interessante, che fa però del fascino degli effetti speciali e dell'innovazione tecnica uno dei suoi punti di forza. Insomma, un successo commerciale che se avessi visto quando avevo meno sei anni - sì, sono nato nel 1990 - probabilmente avrei adorato, oggi invece trovo che il tutto sia invecchiato particolarmente male, visti i mezzi dell'epoca, nonostante la trama gridi anni '80 in ogni minuto della durata del film. Non ho provato empatia per i personaggi, ma le scene d'azione non mi sono dispiaciute. Così come non mi è piaciuto il modo in cui sono disegnati gli alieni, ma mi è piaciuto il modo in cui sono stati girati i combattimenti con le astronavi.
È chiarissimo come il titolo italiano del film sia costruito a tavolino proprio per ricordare una saghe stellari ben più famose, che sia dal punto di vista della costruzione dei personaggi, sia da quello delle scene action funzionano ancora a meraviglia, nonostante i quarantuno anni dall'uscita del primo film. Cosa che a questo film sicuramente manca: i personaggi non hanno il minimo mordente, il protagonista mi è stato antipatico dall'inizio alla fine e forse anche oltre, ma è lodevole il modo in cui, nonostante i mezzi a disposizione, i creatori di questo film, alla cui regia abbiamo il Nick Castle che di film per ragazzi poi nella sua carriera ne ha diretti - e per dire, a "Il maggiore Payne" che ho potuto vivere maggiormente nella mia giovinezza, sono ancora molto legato, nonostante riconosca che sia un film stupidissimo -, decidono di seguire l'onda di "Tron", girando uno dei primissimi film con gli effetti speciali realizzati interamente in computer grafica.
In definitiva, da questo "Giochi stellari" non sono rimasto quasi per nulla soddisfatto: forse se settimana scorsa, quando ho visto questo film per la prima volta, avessi avuto quindici anni di meno, lo avrei adorato e, rivedendolo tra quindici anni, lo avrei adorato uguale.


Hanno partecipato alla rassegna anche i seguenti blogger (la lista è in continuo aggiornamento) e dovete proprio andare a leggere anche le loro recensioni:

2 Luglio - Marco Contin: La spina del Diavolo
6 Luglio - Conte Gracula: Super 8
9 Luglio - Il Cumbrugliume: Piramide di paura
13 Luglio - Orso Chiacchierone: Karate Kid - Per vincere domani
16 Luglio - Riccardo Giannini: Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi
20 Luglio - Pietro Saba: Labyrinth - Dove tutto è possibile
23 Luglio - Marco Grande Arbitro: Scuola di mostri
27 Luglio - Cassidy Baravolante: Lost Boys - Ragazzi perduti
6 Agosto - Storie da birreria: Navigator
13 Agosto - Il blog di Delux: La guerra dei bottoni
20 Agosto - Cent'anni di nerditudine: Wargames - Giochi di guerra
24 Agosto - Omniverso: Explorers
27 Agosto - Stories: Jumanji

domenica 29 luglio 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #29 - Revenge

Eccoci qui per il ventinovesimo appuntamento con la rubrica dei trailer, e oggi si parla di un film che in rete hanno visto anche i sassi, ma per il quale io sto aspettando l'uscita al cinema.



La mia opinione: Ho sempre fatto particolarmente fatica a vedere quei film facenti parte del filone del cosiddetto "rape & revenge", mi danno sempre un certo fastidio e forse è proprio questo che vogliono provocare. È però indubbio quanto e il trailer e le parole di quei blogger che hanno già avuto modo di vedere la pellicola, tra l'altro con la protagonista italiana Matilda Lutz, mi ispirano veramente molto e la speranza è che la mano femminile alla regia - la maggior parte dei rape & revenge che ho visto in vita mia erano comunque diretti da uomini - alle prese con questo tipo di film si faccia sentire per davvero. Lo andiamo a vedere a Settembre? Mi sa proprio di si, forse anche di corsa!

venerdì 27 luglio 2018

Io c'è di Alessandro Aronadio (2018)



Italia 2018
Titolo Originale: Io c'è
Regia: Alessandro Aronadio
Sceneggiatura: Alessandro Aronadio, Valerio Cilio, Edoardo Leo, Renato Sannio
Cast: Edoardo Leo, Margherita Buy, Giuseppe Battiston, Massimiliano Bruno, Giulia Michelini, Gisella Burinato, Gegia
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia


Quando era uscito nei cinema italiani, solamente a Marzo del 2018, ero rimasto particolarmente attratto da "Io c'è", film con Edoardo Leo e Giuseppe Battiston in cui i protagonisti creavano una religione chiamata "Ionismo". Sarà stata la non proprio leggera sponsorizzazione da parte dei telegiornali di cinque mesi fa, sarà il fatto che Edoardo Leo mi è sempre stato particolarmente simpatico, soprattutto dopo le sue ultimissime interpretazioni come quelle nella trilogia di "Smetto quando voglio" e anche quella in "Perfetti sconosciuti" - dove era l'antipatico del gruppo -, o forse sarà addirittura la presenza di Giuseppe Battiston, che è un ragazzo intelligente, si vede - "da cosa?"... "Beppe, Beppe non stare ad approfondire tutto...", chi non dovesse cogliere la citazione... FUORI! -.
Massimo Alberti, interpretato da Edoardo Leo, è il titolare di un bed & breakfast in fallimento, dopo aver sperperato quasi interamente l'eredità lasciata dal padre a lui e alla sorella Adriana, interpretata da Margherita Buy, che gli fa anche da commercialista. Dopo un soggiorno in una casa gestita da suore, Massimo ha l'illuminazione: inventare una nuova religione, lo "Ionismo", con la quale suggerisce ai suoi adepti di vivere in funzione di se stessi per raggiungere la felicità. Il tutto, facendo figuarare il bed & breakfast come chiesa per quella religione e facendo pagare gli ospiti tramite donazioni, in modo da non dover pagare le tasse. Per fare ciò si consulterà con Marco, attuale compagno della sua ex moglie interpretato da Giuseppe Battiston - che è un ragazzo intelligente, si vede! -, scrittore non di particolare successo, che pensa di sapere come si fonda e gestisce una nuova religione.
Lo dico subito senza girarci troppo intorno: da "Io c'è", prima della visione, non mi aspettavo molto di più rispetto alla solita commedia all'italiana, simpatica, fresca e leggera, perfetta per le serate estive e che non fa del male a nessuno, nemmeno a coloro che vorrebbe criticare. Così come non mi aspettavo tanto, sinceramente non mi sarei aspettato niente di meno. Insomma, con la visione di "Io c'è" fondamentalmente cercavo una commedia senza pretese, rassicurante nello svolgimento, che magari mi facesse divertire e, possibilmente, fornendomi quel qualcosa in più per farmela piacere e farmela ricordare, almeno per un mesetto, non dico tanto. Purtroppo, invece, il riscontro con questa commedia non è stato dei più positivi: bene il punto di partenza, benino Edoardo Leo e bene Giuseppe Battiston - che è un ragazzo intelligente, si vede! - nelle loro interpretazioni, ma davvero "Io c'è" è una di quelle commedie che non fa male a nessuno e che, purtroppo, non fa nemmeno ridere se non in un paio di frangenti isolati, senza una particolare verve comica.
Si sarebbe potuta criticare la Chiesa come istituzione con svariati privilegi, ma il tutto si risolve in maniera abbastanza banale e senza mordente e il tentativo di fare una satira sul'argomento ribaltando il punto di vista dello spettatore ponendo al centro un personaggio che questi cavilli li vuole sfruttare era un'idea buona, almeno sulla carta. Purtroppo non c'è nulla di tutto ciò e dalla visione di questa pellicola rimane poco, forse addirittura nulla, nella mente dello spettatore. Se non il piacere di vedere l'ennesima buona performance recitativa di un ragazzo così intelligente, si vede, come Giuseppe Battiston. E poco altro, in realtà.

Voto: 5

giovedì 26 luglio 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Dopo un weekend non di magra, ma di magrissima, con solo due uscite all'attivo, si ritorna su numeri accettabili e con un paio di film che, con le dovute proporzioni rispetto alle uscite veramente interessanti di inizio anno, potrebbero rivelarsi delle autentiche sorprese o comunque portare qualcuno in sala per godersi un bel film. Vediamo quali sono le otto uscite di questo weekend, commentate come al solito in base ai miei pregiudizi!


Hereditary - Le radici del male di Ari Aster


Attenzione attenzione, forse sta per arrivare in Italia l'horror dell'anno! O almeno, così dicono i critici dagli Stati Uniti che si sa, sono facilmente impressionabili ed erano rimasti terrorizzati anche da "Paranormal Activia" - che come ormai saprete a memoria se mi leggete da tempo, io chiamo così perchè fa cagare -. Il trailer di "Hereditary - Le radici del male" però è stata per davvero una delle cose che mi ha messo più ansia in assoluto negli ultimi mesi, ancora di più delle scadenze del progetto per cui sto lavorando e ancora di più del nostro agitatissimo referente di progetto - e vi assicuro che bisogna proprio impegnarsi per fare di peggio -, e quindi io attendo questo film come un bambino attende il Natale per i regali e anzi, mi sa che vado già domani!

La mia aspettativa: 8/10


Io, Dio e Bin Laden di Larry Charles

Niccolò Gabbia mi sta sul cazzo, soprattutto negli ultimi anni. Però un po' faccio il tifo per lui: deve avere dei debiti davvero grossi e un'ex moglie peggio di una sanguisuga per accettare qualsiasi merda che gli venga proposta. Non mi aspetto molto da questo film, ovvio, però spero che quanto meno sia una trashata colossale tanto da essere talmente brutta da fare il giro. E secondo me il potenziale per farne anche due di giri ce l'ha tutto.

La mia aspettativa: 4/10


Le altre uscite della settimana

Bent - Polizia criminale: Solito thrillerino poliziesco di cui io nella mia vita non sento praticamente mai il bisogno.
Le ultime 24 ore: Un serial killer si risveglia in ospedale dopo essere morto con un timer al braccio, che lo terrà in vita per un solo ultimo giorno. E niente, basta questo per convincermi a dargli un'opportunità.
Breaking In: Thriller di vendetta che fa tanto girl-power e black-power tutto insieme. Non mi ispira manco per sbaglio.
Hostile: Ennesimo film su un virus mortale che decima la popolazione. Io ci sguazzo con ste cose, anche se ultimamente mi stanno un po' stufando.
Ocean's 8: Non ho visto nemmeno 11, 12 e 13, questa versione al femminile mi ispira meno di zero, proprio come gli altri tre.
La bella e le bestie: Cinema impegnato per palati fini, il mio però fino a settembre è in vacanza e vuole nutrirsi solo di film leggeri - "Hereditary - Le radici del male" a parte -!

mercoledì 25 luglio 2018

Il miracolo - Stagione 1

Il miracolo
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Niccolò Ammaniti
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Guido Caprino, Elena Lietti, Lorenza Indovina, Sergio Albelli, Pia Lanciotti, Alessio Praticò, Irena Goloubeva, Edoardo Natoli, Leonardo Maddalena, Denis Fasolo, Stefano Scandaletti, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno
Genere: Thriller, Drammatico


La produzione seriale televisiva italiana sta vivendo un periodo, negli ultimi anni, particolarmente florido. Non mi riferisco certo alle fiction della Rai e di Mediaset, che di quelle ne escono quindici all'anno e forse una o due buone ogni tre anni, ma alle produzioni di Sky, che con "Romanzo criminale" avevano praticamente aperto le danze ad una produzione seriale diversa dalle nostre abitudini, passando poi per "Gomorra", "1992" e "1993" e, ultimo ma non ultimo, "Il miracolo", serie TV andata in onda su Sky Atlantic non troppi mesi fa, diretta dallo scrittore Niccolò Ammaniti. Ricordo che il trailer di questa nuova serie veniva mandato in onda appena prima delle puntate della terza stagione di "Gomorra" e, praticamente subito, mi aveva ispirato per la presenza di questa vecchia signora, inquietantissima, distesa su un letto che, disturbata da una mosca, sollevava il braccio di scatto e la catturava: nulla di che come trailer ed è proprio per questo che ne sono rimasto particolarmente affascinato. Ora però è tempo di parlare della prima stagione di questa serie: come sarà andata la prima esperienza dello scrittore dietro alla macchina da presa?
La trama di questa prima stagione ruota attorno al ritrovamento, durante un'operazione di polizia nel covo di un boss della 'ndrangheta, di una statuetta di plastica della Madonna che piange sangue. La statuetta piange litri e litri di sangue e sembra non smettere mai e attorno a questo ritrovamento ruotano diverse storie di diversi personaggi. Fabrizio Pietromarchi, interpretato da Guido Caprino, è il Presidente del Consiglio italiano e si sta apprestando, con lo sfavore dei sondaggi, ad un referendum che potrebbe far uscire l'Italia dall'Euro. Sandra, interpretata da Alba Rohrwacher, è una scienziata che viene incaricata di studiare il sangue che sgorga dalla statuetta: la madre, l'anziana signora del trailer, vive paralizzata su un letto, in stato quasi catatonico, in grado di muovere solamente la bocca per mangiare. Marcello, interpretato da Tommaso Ragno, è un prete affetto da ludopatia e da sessodipendenza, consigliere morale del Presidente del Consiglio nonostante questi non sia un uomo di grande fede.
Dal punto di vista della sceneggiatura la serie, costruita in maniera corale con tutta una serie di storie che si intersecano, ma nemmeno così tanto dato che alcune proseguono in maniera praticamente parallela - vedi quella che apre ogni puntata di questa prima stagione, dedicata all'uccisione della figlia del boss catturato nella prima scena -, mi ha convinto abbastanza, con qualche riserva: Niccolò Ammaniti costruisce una serie di vicende che risultano particolarmente interessanti per lo spettatore, anche se a volte sembra voler strafare lasciando in sospeso delle vicende o non risolvendo tutti i quesiti posti. Lettori accaniti mi diranno che è tipico di Ammaniti non spiegare nulla, ma le cose lasciate in sospeso nel corso di questa prima stagione non sono poi pochissime per soli otto episodi. Nel complesso nonostante questi difettucci tutte le storie che vengono narrate nel corso di questa prima stagione mi hanno abbastanza convinto e tutti i personaggi, sia quelli principali sia quelli secondari che ruotano loro attorno, sono ben delineati e ben scritti.
"Il miracolo" però è riuscita a sorprendermi soprattutto a livello registico: nonostante fosse praticamente agli esordi, Niccolò Ammaniti dimostra di saperci davvero fare dietro alla macchina da presa. Le inquadrature e la fotografia sono praticamente di livello cinematografico, con lo schermo televisivo che gli sta quasi stretto, così come le idee alla base delle varie scene oniriche che vengono proposte all'interno di questi otto episodi. A livello emozionale non ci ho trovato grandissimo trasporto e le interpretazioni degli attori, tutte di alto livello, risultano comunque piuttosto fredde e asettiche. Non che la cosa sia necessariamente un difetto, anzi spesso la cosa mi piace, ma in una serie, molto più che in un film, c'è il bisogno di affezionarsi ai personaggi, che però fanno trasparire la loro carica emotiva solamente a tratti. Consiglierei dunque "Il miracolo" come visione seriale di quest'anno? Assolutamente sì, bisogna però essere disposti a non avere la pappa pronta esigendo una spiegazione ad ogni mistero e una risoluzione ad ogni questione che viene sollevata.

Voto: 7,5

martedì 24 luglio 2018

Blade II di Guillermo del Toro (2002)



USA 2002
Titolo Originale: Blade II
Regia: Guillermo del Toro
Sceneggiatura: David S. Goyer
Cast: Wesley Snipes, Kris Kristofferson, Leonor Varela, Thomas Kretschmann, Ron Perlman, Tony Curran, Norman Reedus, Luke Goss, Donnie Yen, Matt Schulze
Durata: 112 minuti
Genere: Azione, Horror, Supereroi


Lo specialino che ho cominciato la settimana scorsa - senza che all'inizio avessi particolarmente intenzione di farlo a dire la verità - per i vent'anni dall'uscita di "Blade", prosegue oggi con "Blade II", la pellicola della trilogia a cui sono più legato e che, all'epoca dell'uscita, vidi addirittura prima del primo capitolo, adorandola totalmente - avevo tra i dodici e i tredici anni e all'epoca me ne fregavo abbastanza di vedere tutti i film di una saga, ora sarebbe quasi un sacrilegio per quanto mi riguarda -. Quando ancora Guillermo del Toro era solo un nome tra gli zero registi che conoscevo e quando ancora i cinecomic come li conosciamo oggi non esistevano, io ero un giovane ragazzino di seconda media che, complice un progetto teatrale proposto dalla professoressa di storia dell'arte in combo con quella di matematica basato su un testo di Woody Allen, si era appassionato in maniera quasi malata ai vampiri, alla mitologia a loro collegata e alla figura di Vlad Tepes, di cui ora ho una maglietta commemorativa creata dal gruppo "Feudalesimo e Libertà". Non solo la influì fortemente sulla mia passione per i vampiri, ma il personaggio di Blade, da me per la prima volta visto in questo film, influenzò anni dopo - assieme a "Il corvo" di Brandon Lee - la mia scelta di farmi regalare per Natale il cappotto di pelle lungo fino ai piedi che ancora oggi custodisco e sfoggio con estrema gelosia. Trovai "Blade II" una vera e propria figata e ora tenterò, non con una recensione ma con un commento appassionato - o almeno ci provo -, di spiegarvi il perchè.
Blade, sempre interpretato da Wesley Snipes, è alla ricerca del suo mentore Abraham, ancora interpretato da Kris Kristofferson, ormai trasformato vampiro e tenuto prigioniero dai suoi simili. Una volta liberato ritornano al covo originale, dove a sostituirlo nel frattempo è arrivato Scud, interpretato da un giovanissimo Norman Reedus, dove i tre vengono attaccati da diversi vampiri, tra cui c'è Nyssa, interpretata da Leonor Varela, figlia del capo dei vampiri Damaskinos, interpretato da Thomas Kretschmann. I vampiri annunciano a Blade che hanno intenzione di collaborare con lui e di creare una squadra per difendersi da una nuova minaccia, una specie di vampiri geneticamente modificata da un virus anomalo, in grado di nutrirsi sia di vampiri, sia di esseri umani e aventi il potere di decidere se uccidere le proprie vittime o se trasformarle in un appartenente alla loro specie. L'obiettivo della squadra sarà quello di trovare e distruggere Jared Nomak, interpretato da Luke Goss, primo appartenente conosciuto a questa nuova che pare avere da tempo un conto aperto con i vampiri.
Ho già detto che per me "Blade II" è una vera e propria figata? È una figata perchè le scene d'azione sono dirette con una maestria pazzesca - e questa cosa l'ho capita con le varie visioni, non a dodici anni quando mi esaltavano un sacco il sangue e i colpi di spada -, è una figata perchè sa giocare molto bene con una componente da humour nero che mancava nel capitolo che lo aveva preceduto, è una figata perchè il modo di comportarsi di Blade e dei suoi improvvisati alleati vampiri sono spinti all'estremo, risultando tanto irrealistici, quanto epici e memorabili. Mi viene in questo senso da pensare ad esempio al personaggio di Reinhardt, interpretato da Ron Perlman, grosso ed esperto combattente vampiro, che usa la sua spavalderia e presunta forza per provocare l'odiato alleato e che viene puntualmente ridicolizzato e messo all'angolo dal protagonista. Reinhardt è anche il protagonista di quella che per me è la migliore morte di tutta la trilogia, che quando la vidi la prima volta saltai sulla poltrona per quanto la sua morte sia pazzescamente bella e anche estremamente richiesta durante tutto lo svolgimento della pellicola.
Forse l'ho già ripetuto troppe volte: adoro "Blade II" ed è il principale motivo per cui mi sto riguardando tutta la trilogia. Ogni volta che lo riguardo ne rimango sempre più esaltato e trovo che sia come film d'azione, sia come cinefumetto, non sia invecchiato nemmeno di un mese nel corso di questi sedici anni passati dalla sua uscita nelle sale. Ha giocato sicuramente in suo favore la presenza alla regia di Guillermo del Toro, che ha portato la trilogia ad un livello superiore rispetto al primo film e che si vede durante tutta la durata della pellicola quanto si sia divertito nel dirigerla. E a guardarlo si divertono dall'inizio alla fine anche i suoi spettatori, visto quanto "Blade II" sia fottutamente epico!

Voto: 8,5

lunedì 23 luglio 2018

Prendimi! di Jeff Tomsic (2018)



USA 2018
Titolo Originale: Tag
Regia: Jeff Tomsic
Sceneggiatura: Rob McKittrick, Mark Steilen
Cast: Ed Helms, Jake Johnson, Jeremy Renner, Jon Hamm, Hannibal Buress, Isla Fisher, Annabelle Wallis, Rashida Jones, Leslie Bibb, Brian Dennehy, Nora Dunn, Lil Rel Howery, Thomas Middleditch, Steve Berg, Sebastian Maniscalco, Kurt Yue
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia


Non sono mai stato particolarmente avvezzo alle commedie estive all'americana, o meglio, non lo sono mai stato prima dell'uscita di "Una notte da leoni", che in qualche modo è riuscito a creare un filone cinematografico che, anche senza ottenere particolare successo con tutti i film che lo hanno seguito, è riuscito sempre a farmi ridere o sorridere. Qualche settimana fa ecco la notizia dell'uscita di "Prendimi!", che con "Una notte da leoni" ha in comune un interprete, Ed Helms, e in alcuni frangenti il suo stile da action comedy, basato principalmente sull'assurdità delle situazioni che si vengono a creare. Ingolosito dallo spunto di partenza, tanto idiota quanto geniale - e su questo ci torneremo -, e da un cast veramente importante nel quale figurano anche John Hamm e Jeremy Renner, ho deciso dunque di dare un'opportunità al film e devo dire che, tutto sommato, non me ne sono pentito proprio per nulla.
Come già detto "Prendimi!" parte da un'idea tanto stupida quanto geniale: il film è basato sulla storia vera di un gruppo di amici che per trent'anni, per un mese all'anno, interrompevano qualsiasi tipo di attività per giocare a "ce l'hai" in giro per gli Stati Uniti e per il mondo intero. Il film romanza molto la cosa, dando una trama un minimo interessante e trasformando la storia in qualcosa di simile ad una commedia action che funziona a meraviglia. Hoagie, uno dei componenti del gruppo interpretato da Ed Helms, decide di radunare tutti gli amici per conseguire un unico obiettivo: prendere finalmente Jerry, interpretato da Jeremy Renner, che ha deciso di sposarsi proprio nel mese di Maggio - il mese in cui si svolge annualmente il gioco -, senza invitare gli amici al matrimonio, per poi ritirarsi definitivamente da imbattuto.
Se devo essere sincero da un film come questo non mi aspettavo tanto, però un po' mi ispirava: come già detto più volte ormai si fa un film su qualsiasi cosa e su qualsiasi storia vera, ma questa è proprio una di quelle storie che sono talmente assurde per la quale una commedia ignorante è il giusto tributo alla follia dei veri personaggi che hanno contribuito a scriverla. "Prendimi!" è costruito con il classico schema della commedia contaminata con il genere action ed è proprio nelle scene più concitate che riesce a divertire e a far ridere il più possibile. Jeff Tomsic decide di seguire uno schema che consiste fondamentalmente in: creazione di un piano per prendere Jerry che sia il più macchinoso possibile, fallimento del piano dovuto all'estrema bravura di Jerry nel gioco, che per liberarsi degli avversari usa tecniche di arti marziali, pugilato e qualsiasi tipo di combattimento corpo a corpo, il tutto ripreso a rallentatore ricalcando lo stile degli "Sherlock Holmes" di Guy Ritchie.
Uno schema che funziona e fa ridere, anche se alla lunga risulta un po' ripetitivo, in cui vengono utilizzati in maniera comunque funzionale tutti i componenti del cast, tra cui ricordiamo appunto John Hamm, che forse è quello che dal punto di vista recitativo dà meno rispetto al suo potenziale, e Jake Johnson. Pur avendo riso come un cretino dall'inizio fino alla fine del film - compreso il finale strappalacrime messo lì apposta per dare un significato a tutta la follia che ci viene narrata -, la ripetitività dello schema narrativo dopo un po' appesantisce la narrazione, mentre ad esempio il personaggio della giornalista, interpretata da Annabelle Wallis, che poi ha scritto l'articolo che ha reso nota la vicenda sembra essere messo lì apposta per ricordare agli spettatori che si sta parlando di una storia vera - cosa che ci viene anche ricordata dalle clip sui titoli di coda in cui vediamo i reali personaggi giocare - senza che però entri mai per davvero nella storia con una certa importanza. Nonostante questi difettucci mi sento comunque di consigliare la visione di questa pellicola: una commedia estiva fresca e divertente, con la quale ho riso come un imbecille dall'inizio alla fine e quindi il film ha raggiunto il suo obiettivo, senza ombra di dubbio.

Voto: 7

domenica 22 luglio 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #28 - Ant-Man and the Wasp

Ventottesimo appuntamento con la rubrica sui trailer domenicali e oggi si torna, proprio come settimana scorsa, a parlare di Marvel, questa volta però di Marvel Cinematic Universe, con il secondo film dedicato ad un personaggio che, qualche anno fa, non mi aveva convinto del tutto.



La mia opinione: Per quanto riguarda la mia opinione su "Ant-Man", che non mi aveva convinto del tutto nonostante il personaggio fosse interessante, vi rimando alla recensione scritta in occasione della sua uscita nei cinema. Ora che però si tratta di inserirlo nel Marvel Cinematic Universe, la casa cinematografica decide di fare una cosa che non ho ben compreso, sinceramente: lo estromette totalmente da "Avengers: Infinity War" e decide che "Ant-Man and the Wasp" sarà ambientato in un periodo antecedente agli eventi narrati nel film evento di questa annata. Forse l'idea di staccare il personaggio da tutti gli altri potrebbe pagare, forse ancora potrebbe ritorcersi contro: l'unica cosa che sappiamo è che l'idea di far uscire la pellicola in un periodo in cui le città sono praticamente vuota non gioca a suo favore. Lo si vedrà, come al solito, per completezza, senza però strapparsi le vesti per andare a vederlo.

venerdì 20 luglio 2018

Sconnessi di Christian Marazziti (2018)



Italia 2018
Titolo Originale: Sconnessi
Regia: Christian Marazziti
Sceneggiatura: Michela Andreozzi, Christian Marazziti, Massimiliano Vado
Cast: Fabrizio Bentivoglio, Ricky Memphis, Carolina Crescentini, Stefano Fresi, Eugenio Franceschini, Antonia Liskova, Benedetta Porcaroli, Giulia Elettra Gorietti, Maurizio Mattioli, Lorenzo Zurzolo, Daniela Poggi
Durata: 85 minuti
Genere: Commedia


Era decisamente da un po' di tempo che sentivo il bisogno di guardarmi una commedia italiana degli ultimi anni, uno di quei film potenzialmente innocui dal punto di vista dei contenuti, ma abbastanza leggeri e freschi nella narrazione da risultare comunque piuttosto piacevoli. E pensare che "Sconnessi" era proprio uno di quei film che, nel periodo in cui è uscito, avevo pensato che sarebbe stato quello maggiormente condito di retorica - visto lo spunto di partenza per la trama del film - e che mi stavo per rifiutare di vedere, memore anche delle difficoltà che trovo tutte le volte che vedo un film in cui il protagonista è interpretato da Fabrizio Bentivoglio. Molti in Italia lo ritengono un grande attore, uno dei nomi su cui puntare per la buona riuscita di un film: ecco, a me il suo modo di recitare dà parecchio fastidio, il suo modo di scandire lentamente ogni parola che pronuncia, senza che mai nel discorso se ne mangi minimamente una trovo sia poco realistico, insomma, ce lo vedo benissimo per il teatro, ma in un film non riesco mai a comprenderlo a fondo. Ma veniamo a noi: questo "Sconnessi", com'è?
Non ve lo dirò subito, come al solito si parte dalla trama, il cui spunto di partenza potrebbe tranquillamente far pensare - e con me ci era riuscito alla grandissima - al pippone retorico sull'utilizzo sbagliato dei cellulari e della connessione ad internet, di cui ormai tutti disponiamo. I componenti di una famiglia allargata, il cui "capo famiglia" è Ettore Ranieri, interpretato da Fabrizio Bentivoglio, si ritrova in uno chalet di montagna per festeggiare il suo compleanno. I membri della famiglia si ritroveranno presto, per un guasto alla rete elettrica, completamente isolati e senza connessione ad internet. La mancanza di connessione diventerà occasione per la famiglia di comunicare, come non facevano da molto tempo. Diciamo che il pippone retorico non è che venga scansato completamente da questo "Sconnessi", però, per quel che può contare, non mi è pesato come avrei pensato prima della visione: con i componenti della famiglia che vengono presentati come degli smartphone dipendenti a livelli esagerati, non troppo realistici ma nemmeno così tanto distanti dalla realtà, già la pellicola mi stava facendo venire l'orticaria, con solo qualche battutina qua e là a funzionare senza però colpire mai nel segno.
Poi però ad un certo punto viene a mancare la connessione ad internet e quelli che fino ad ora si erano dimostrati dei personaggi leggermente patetici e senza la minima personalità acquisiscono un po' di spessore: non a livelli esagerati, ovvio, siamo pur sempre davanti ad una di quelle commedie all'italiana innocue e leggere, ma comunque piacevoli, però quanto meno i personaggi messi in scena cominciano a dialogare e a risultare un po' più simpatici per lo spettatore. Le storie e le sottotrame narrate in questo film non sono poche e in un film corale funzionano a tratti, con personaggi più e meno riusciti, ma sicuramente non ci troviamo davanti ad una sceneggiatura buttata allo sbaraglio e senza un criterio. Pur non andando troppo a fondo nei rapporti umani "Sconnessi" funziona nella sua leggerezza e innocuità soprattutto nella seconda parte, grazie anche ad un paio di battute ben assestate e grazie anche al personaggio di Palmiro, interpretato da uno Stefano Fresi che come attore comico mi convince sempre di più, macchietta comica del film che ci regala sicuramente i momenti più divertenti. Da dire c'è anche che l'attore ha il phisique du role e un modo di parlare veramente perfetto per divertire, mi piacerebbe prima o poi vederlo alle prese con qualcosa di diverso, ma per ora ce lo teniamo così.
Nel frattempo "Sconnessi" non è che me la senta di consigliarlo caldamente, così come non me la sento nemmeno di sconsigliarlo: sono più propenso verso il dirvi di guardarlo, un paio di momenti di sana leggerezza ve li potrebbe dare tranquillamente, se non avete la pretesa di trovarvi davanti al film d'autore e se resistete all'orchite dovuta al pippone retorico della prima parte del film.

Voto: 6

giovedì 19 luglio 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Due uscite! Due misere uscite in questo weekend cinematografico di metà Luglio! Non c'è nemmeno da fare troppa fatica a scegliere le due da mettere in evidenza rispetto alle altre, in questa settimana. Il gioco è sempre lo stesso, le si commentano tutte in base ai miei pregiudizi, anche se a questo giro mi costerà sicuramente molta meno fatica.


Overboard di Bob Fisher, Rob Greenberg


Commedia sentimentale con Anna Faris, che per me come attrice non è praticamente mai esistita se non per i primi quattro film della saga di "Scary Movie" e per lo spassosissimo "La coniglietta di casa". Questa commedia sembra essere perfetta per il clima estivo: uno di quei film che vengono buttati in sala solo per fare uscire qualcosa e che, appunto, la gente dalla sala tendono a scacciarla. Non mi aspetto praticamente nulla da questa pellicola, tant'è che non penso proprio che la vedrò.

La mia aspettativa: 4,5/10


Skyscraper di Rawson Marshall Thurber


L'altro film che esce nelle sale cinematografiche italiane in questo weekend è il tipico film d'azione con Dwayne Johnson protagonista. Se devo essere sincero, vista la totale penuria di film interessanti in questo periodo - e soprattutto quella di questa settimana - un pochino mi ispira. La mia speranza è che sia anche abbastanza trash e non si prenda troppo sul serio, almeno da risultarmi simpatico. Nel caso non dovessi riuscire ad andare al cinema a vederlo, attenderemo per l'home video!

La mia aspettativa: 5/10

mercoledì 18 luglio 2018

Blade di Stephen Norrington (1998)



USA 1998
Titolo Originale: Blade
Regia: Stephen Norrington
Sceneggiatura: David S. Goyer
Cast: Wesley Snipes, Stephen Dorff, Kris Kristofferson, N'Bushe Wright, Donal Logue, Udo Kier, Traci Lords, Arly Jover, Kevin Patrick Walls, Tim Guinee, Sanaa Lathan, Eric Edwards
Durata: 117 minuti
Genere: Azione, Horror, Supereroi


È ormai qualche tempo che, non so nemmeno bene da dove sia arrivata, ho una voglia matta di rivedermi "Blade 2". Siccome però sono particolarmente pignolo e già questo errore l'ho fatto quando vidi il film alle medie, non potevo rivedermi il secondo capitolo senza aver visto il primo - così come non potrò nemmeno saltare il trascurabile "Blade: Trinity" -, quindi ecco che sono qui oggi a parlarvi di "Blade", primo film della trilogia cinematografica dedicata al supereroe Marvel metà umano e metà vampiro. Occasione per fare uno speciale sulla trilogia? Nì. Diciamo uno specialino, che potrebbe tranquillamente finire nella barra laterale di sinistra di questo blog, ma in realtà nulla di ufficiale. Solo la voglia di rivedersi dei film a cui, in qualche modo, sono particolarmente legato. E anche se a "Blade" sono legato molto ma molto meno che al secondo capitolo diretto da Guillermo del Toro, oggi vi beccate il mio commento sul primo film della trilogia.
La storia comincia negli anni '60: una donna di colore, con una ferita molto simile ad un morso sul collo, sta per partorire. Lei muore, il bambino no. La narrazione si sposta a New York, nel presente - che poi è il 1998, esattamente 20 anni fa! Toh, ecco che la scusa per lo specialino l'ho trovata! - dove in una discoteca un branco di vampiri sta per nutrirsi di un ragazzo. All'improvviso entra un uomo di colore, vestito di nero, interpretato da Wesley Snipes, che dai vampiri viene chiamato il Diurno, che uccide tutti. Il suo nome è Blade, ed egli ha tutti i punti di forza e nessun punto di debolezza dei vampiri, tranne la fame, essendo nato mentre la madre stava per trasformarsi in un vampiro. Tra i vampiri colpiti da Blade viene bruciato vivo Quinn, interpretato da Donal Logue, scagnozzo del Diacono Frost, interpretato da Stephen Dorff, cui Blade dà la caccia da tempo. Una volta in obitorio il cadavere di Quinn sta per essere sezionato, quando questi all'improvviso si risveglia e morde la dottoressa Karen Jenson, interpretata da N'Bushe Wright: Blade, accorso nuovamente sul luogo, vedendola morente, decide di tentare di salvarla, perchè le ricorda la madre.
Forse non tutti lo sanno, ma questo "Blade" è una sorta di precursore dei cinecomics moderni: è stato uno dei primi film prodotti dalla Marvel, ancora prima del primo "X-Men" e, assieme proprio a "X-Men", è l'unico film della Marvel a non recare il logo della nota casa letteraria nei titoli di testa. Uscito nei cinema americani nel 1998, a vent'anni di distanza qualche segno di vecchiaia lo dà, visti soprattutto i film sui supereroi a cui ci siamo abituati nell'ultimo decennio con l'avvento del Marvel Cinematic Universe, ma rimane comunque godibile e, strutturalmente, non si rifà per nulla allo schema supereroistico moderno, che prevede una presentazione dell'eroe, la presa di consapevolezza del proprio potere, le mazzate subite dal nemico e le mazzate date al nemico. Qui Blade entra in scena subito per quello che è e, soprattutto, non è l'eroe a temere il villain di turno, ma sono proprio i villain, qui rappresentati dai vampiri capeggiati dal Diacono Frost, a temere l'eroe.
Lo schema è invece più che altro quello tipico del cinema d'azione: mazzate ed esplosioni, smitraglie e pallettoni, marmellata di ceffoni ed i quattrocento calci - grazie ai Nanowar of Steel per averci fornito la sigla dell'omonimo blog -. Con scene d'azione che ricordano per svolgimento quelle di Matrix - seppur con le dovute proporzioni - e una trama che tende a concentrarsi sulla spettacolarità senza mostrarci troppi intrighi, "Blade" funziona a meraviglia pur risentendo un minimo dell'età. A funzionare sono poi anche gli alleati del protagonista, Karen Jenson è un'ottima compagna - anche se fortunatamente quasi per nulla a livello sentimentale - mentre Abraham Whistler, interpretato da Kris Kristofferson, è la sua spalla perfetta. Insomma, nonostante non sia il capitolo che preferisco - quello arriverà, eccome se arriverà - della trilogia, rivedendo "Blade" dopo almeno una quindicina di anni ho goduto e pure parecchio!

Voto: 7,5

martedì 17 luglio 2018

A Quiet Place di John Krasinski (2018)



USA 2018
Titolo Originale: A Quiet Place
Regia: John Krasinski
Sceneggiatura: Scott Beck, Bryan Woods, John Krasinski
Cast: Emily Blunt, John Krasinski, Noah Jupe, Millicent Simmonds, Cade Woodward, Leon Russom, Doris McCarthy
Durata: 90 minuti
Genere: Horror


Arrivato in Italia ad Aprile di quest'anno, "A Quiet Place" ha subito fatto parlare di sè per la sua idea, assolutamente originalissima per il cinema di questo decennio, di essere completamente senza dialoghi. Oltre a questo, molti ne elogiavano la sua qualità in quanto appartenente al genere horror, consigliandone la visione in sala per la capacità del regista di creare, con la pellicola, un'atmosfera praticamente unica in cui tutta la sala rimaneva in silenzio, catturata dalla visione, aumentando a dismisura il livello di tensione creata dal film. Purtroppo però io mi ci sono mangiato parecchio le mani per non essere riuscito a vedere tale film al cinema, quindi qualche giorno fa mi sono messo nella mia bella camera, spente le luci, silenzio assoluto e spento anche il cellulare e mi sono goduto "A Quiet Place" in home video, con anche una certa dose di aspettativa.
La trama del film giustifica di per sè l'idea del regista di girare un film senza dialoghi: siamo nel 2020 e la Terra è stata invasa da dei predatori alieni privi di vista, ma con un udito sofisticatissimo, in grado di intercettare il minimo rumore e di uccidere in questo modo la preda. La vicenda comincia ottantanove giorni dopo l'invasione e protagonista è la famiglia Abbott, composta da Lee, dalla moglie Evelyn, dalla figlia sorda Regan e gli altri due figli Marcus e Beau, interpretati rispettivamente da John Krasinski nella doppia veste di regista e attore, da Emily Blunt, Millicent Simmonds, Noah Jupe e Cade Woodward. Perso subito il figlio Beau a causa di un aereo giocattolo, la narrazione si sposta direttamente un anno dopo, con le creature aliene che in qualche modo sembrano essersi accorte della presenza della famiglia, non essendo però mai riusciti a catturare nessuno dei suoi componenti. Inizia dunque per loro una lotta per la sopravvivenza e per liberasi delle tre creature che danno loro la caccia.
"A Quiet Place" è sicuramente un film affascinante che probabilmente se non fosse partito dall'interessante idea della quasi totale assenza di dialoghi e dell'essere dialogato quasi interamente con il linguaggio dei segni sarebbe pure passato inosservato e non avrebbe fatto discutere così tanto gli appassionati di cinema horror. C'è da dire che sotto determinati punti di vista il film funziona alla grande, anche se non siamo davanti ad un vero e proprio capolavoro. Innanzitutto l'atmosfera generale che si respira per tutta la durata della pellicola è veramente inquietante e il totale silenzio in cui si svolge la vicenda contribuisce in maniera decisiva a creare questa atmosfera tesissima. In secondo luogo, togliendo completamente i dialoghi sono le interpretazioni dei protagonisti a dover alzare il livello e qui ci riescono molto bene: Emily Blunt è in formissima e riesce a trasmettere tutte le sue emozioni al pubblico e pure John Krasinski non se la cava per nulla male. Da segnalare poi in maniera positiva anche la giovane esordiente Millicent Simmonds.
Come già detto non siamo davanti ad un capolavoro, ma questo film dimostra ancora una volta quanto magari anche una semplice idea un minimo innovativa possa cambiare sensibilmente il modo in cui ci si avvicina alla visione della pellicola e, soprattutto, il modo in cui la si affronta. E "A Quiet Place" ne è sicuramente un ottimo esempio.

Voto: 7

lunedì 16 luglio 2018

La prima notte del giudizio di Gerard McMurray (2018)



USA 2018
Titolo Originale: The First Purge
Regia: Gerard McMurray
Sceneggiatura: James DeMonaco
Cast: Y'Lan Noel, Lex Scott Davis, Joivan Wade, Luna Lauren Vélez, Marisa Tomei, Patch Darragh, Mugga, Rotimi Paul, Kristen Solis, Melonie Diaz, Mo McRae, Derek Basco, Steve Harris, Jermel Howard, Chyna Layne
Durata: 97 minuti
Genere: Azione


Quando nel 2013 James DeMonaco diresse "La notte del giudizio" in pochi in realtà si sarebbero immaginati che il suo piccolo film sarebbe diventato una saga vera e propria. La prima pellicola di questa serie, ambientata interamente all'interno di un'abitazione, era sicuramente ben diretta, ma a livello di sceneggiatura e di svolgimento della narrazione mi aveva abbastanza deluso. Un po' erano migliorate le cose con il secondo capitolo "Anarchia - La notte del giudizio", che pur non essendomi piaciuto ampliava la mitologia che stava attorno alla notte dello sfogo in cui tutto, compreso l'omicidio, è legale, e migliorava sensibilmente in quanto a sceneggiatura rispetto al suo predecessore. Con "La notte del giudizio - Election Year" avevo trovato finalmente il primo film della serie che mi fosse piaciuto, pur senza esagerare e chiudeva idealmente una trilogia che, senza essere mai da me elogiata, era comunque diventata un qualcosa di quasi irrinunciabile per le serate estive al cinema, soprattutto perchè comunque i tre film sapevano come intrattenere mettendo qua e là una qualche critica al sistema americano e all'eccessivo lassismo per quel che riguarda il possesso di armi nel paese. Ecco che all'ideale conclusione della trilogia segue il prequel, il primo a tutti gli effetti che io avrei davvero voluto vedere: ritenevo piuttosto interessante vedere come la notte dello sfogo fosse nata e dunque attendevo con una certa curiosità questo film. Come sarà andata?
I Nuovi Padri Fondatori d'America, appena insediatisi al governo degli Stati Uniti, decidono di sperimentare una teoria sociologica, elaborata dalla psicologa May Updale, interpretata da Marisa Tomei, che consiste nel dare libero sfogo alle aggressioni per dodici ore consecutive in una comunità isolata di Staten Island. Il governo offre ad ogni volontario che si presta all'esperimento una somma pari a cinquemila dollari, il che fa aumentare in maniera smisurata le iscrizioni, dato che la comunità è mediamente molto povera. Mentre la protagonista Nya, interpretata da Lex Scott Davis, protesta marcatamente contro l'iniziativa e durante la notte si prodigherà a dare aiuto a coloro che non vorranno partecipare, suo fratello Isaiah, interpretato da Joivan Wade, decide di iscriversi all'esperimento, per guadagnare qualche soldo e per vendicarsi di Skeletor, interpretato da Rotimi Paul, che qualche giorno prima lo aveva aggredito mentre spacciava per conto di Dmitri, ex fidanzato di Nya interpretato da Y'Lan Noel.
Per quanto mi riguarda con "La prima notte del giudizio" marchiamo piuttosto male, semplicemente perchè il film è un vero e proprio casino, un casino che intrattiene il giusto, ma che purtroppo non ha nè capo nè coda. Innanzitutto mi è parso abbastanza evidente come la sceneggiatura, scritta da James DeMonaco ma poi diretta da Gerard McMurray, in moltissimi frangenti non sapesse bene dove andare a parare e soprattutto è un crogiolo di personaggi stereotipati e quasi macchiettistici: hai l'attivista che si batte contro la proposta folle del governo, che un tempo è stata innamorata del capo dei gangster del quartiere, che a sua volta diventerà un personaggio con valenza positiva perchè contrario allo sfogo, ma dal cuore d'oro, pronto a salvare la vita ai due protagonisti e alla sua amata. Insomma, mi pare un po' un azzardo far passare il personaggio di Dmitri da gangster spietato - che a un certo punto del film uccide a sangue freddo due appartenenti alla gang rivale - a eroe del film. Il personaggio di May Updale poi è sprecatissimo, utilizzato in maniera completamente sbagliata e che le ci sia o meno all'interno del film, per l'economia della narrazione, non cambia assolutamente nulla. Sarebbe potuta essere interessante poi l'idea del mandare le squadre addestrate ad uccidere, per far passare all'intera nazione il fatto che lo sfogo, fino ad allora un fallimento, stesse andando bene: peccato che queste squadre addestrate siano dei pipponi immondi sia nel combattimento corpo a corpo, sia negli scontri a fuoco e perdano malamente prima contro un gruppo di gangster, poi contro una sola persona.
Ai tanti problemi del film si aggiunge anche il fatto che dei personaggi, come ad esempio lo stesso Skeletor, vengano presentati come importanti o fondamentali per la storia, vengano poi accantonati per un'intera fase del film, per poi ricomparire all'improvviso quando quasi ci eravamo dimenticati della loro esistenza. Insomma, con "La prima notte del giudizio" si sarebbero potute fare tante cose, non dimenticandosi della componente da film di intrattenimento quale è: si sarebbe potuto mandare un messaggio politico un po' più marcato, qui completamente assente, così come si sarebbe potuto accantonare totalmente il messaggio politico in favore di una sceneggiatura comunque solida e che si concentrasse maggiormente sulla violenza. Invece "La prima notte del giudizio" è stata inizialmente una guerra tra gang, e poi uno scontro uno contro cento tra un gangster e una squadra di militari addestrati... vinto dal gangster.

Voto: 4,5

domenica 15 luglio 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #27 - Venom

Altro appuntamento con la rubrica dei trailer e questa volta, udite udite, non si parla di horror - anche se in questa stagione ne usciranno parecchi e potrei anche riuscire a vederli tutti se dovesse girarmi -, ma di un film il cui trailer è uscito una vita fa e che attendo abbastanza.



La mia opinione: Finalmente un film su Venom, altro personaggio dei fumetti di cui non ho mai letto nemmeno un fumetto. Ma allora, perchè finalmente? Obiettivamente non lo so dire, so però che il personaggio, che conosco solo per i vari cartoni animati che guardavo da ragazzino e per il banalizzante Spider-Man nero del film "Spider-Man 3" di Sam Raimi, mi affascina abbastanza. Penso anche che l'interpretazione di Tom Hardy - ecco l'ennesimo grande attore che si presta ad un cinecomic, anche se non fa parte del Marvel Cinematic Universe - possa essere piuttosto intrigante. Il trailer, insomma, promette grandissime cose: "Venom" non farà parte del Marvel Cinematic Universe, ma i suoi produttori dichiarano che sarà ambientato nello stesso universo di Spider-Man: Homecoming". Ecco, per favore, decidetevi, e nel frattempo fate che il 4 Ottobre arrivi in fretta, che a me di festeggiare San Francesco frega meno di zero... io voglio vedere "Venom"!

sabato 14 luglio 2018

INGMAR BERGMAN DAY - Il settimo sigillo (1957)



Oggi, 14 Luglio 2018, cade il centenario dalla nascita di Ingmar Bergman, colui che è considerato come uno dei più grandi registi della storia del cinema. E siccome la solita cricca di blogger a volte è anche occasione per scoprire coloro che hanno fatto la storia, ma che, per un motivo o per l'altro, non si è mai riusciti a fruire - ammetto di non aver mai visto nessun film di Ingmar Bergman, quindi questo film sarebbe pure quasi adatto per la rubrica sui fake rewatch -, ecco che io decido di avvicinarmi al regista, con la speranza di farlo magari nuovamente in futuro, con quello che è senza ombra di dubbio il suo film più conosciuto. È tempo dunque di celebrare il centenario della nascita di Ingmar Bergman, con la mia recensione de "Il settimo sigillo" e poi anche con tutte le altre degli altri appartenenti alla cricca!


Svezia 1957
Titolo Originale: Det sjunde inseglet
Regia: Ingmar Bergman
Sceneggiatura: Ingmar Bergman
Cast: Max von Sydow, Gunnar Björnstrand, Bengt Ekerot, Nils Poppe, Bibi Andersson, Inga Gill, Maud Hansson, Inga Landgré, Gunnel Lindblom, Bertil Anderberg, Anders Ek, Åke Fridell, Gunnar Olsson, Erik Strandmark
Durata: 96 minuti
Genere: Drammatico, Storico


"Il settimo sigillo" è uno di quei film che vorrei vedere da tantissimo tempo che, per un motivo o per l'altro, ho continuato a rimandare a lungo, un po' per paura della materia a cui mi sarei trovato davanti e un po' per paura di non essere pronto ad affrontare un film del genere. Siccome però, checchè se ne dica quando si guarda un film, sono estremamente convinto che non esistano film per pochi o film che non sono per tutti, vista l'occasione della celebrazione del centenario di Ingmar Bergman proposta da Mary del blog "Redrumia", ho deciso, finalmente, di guardare quello che è sicuramente il film più conosciuto del regista con al suo interno una delle immagini più famose che riguarda il tentativo umano di fronteggiare la morte, ovvero la famosissima partita a scacchi tra il protagonista e la Morte.
La trama de "Il settimo sigillo", a grandi linee, la conoscono anche i sassi: Antonius Block, interpretato da Max von Sydow, è un nobile cavaliere che torna dalle crociate in Terra Santa nella sua terra, una Danimarca messa in ginocchio dalla peste. Una volta arrivato sulla spiaggia, trova ad attenderlo la Morte, interpretata da Bengt Ekerot, che ha deciso di portarlo con sè proprio in quel momento. Per avere salva la vita, o anche solo per guadagnare del tempo per sistemare le sue questioni personali, Antonius decide di sfidare la Morte ad una partita a scacchi, con la partita che si svolgerà nel corso di vari incontri, mentre il cavaliere, accompagnato dal suo scudiero Jöns, interpretato da Gunnar Björnstrand, attraversa la Danimarca, incontrando varie persone che, per paura della morte, tentano in qualche modo di esorcizzarla e di espiare i propri peccati attraverso riti purificatori.
È assolutamente vero che "Il settimo sigillo" non sia un film facile: l'incedere della narrazione è lento e riflessivo e i personaggi sono quanto di più sfaccettato si possa vedere in un film, analizzati in maniera magistrale dal regista che dà loro una personalità perfettamente delineata e il tutto viene reso in un film che dura poco più di un'ora e mezza. Siamo davanti ad un film sulla fede che mostra, nel corso di tutta la sua durata, da un lato come le varie persone incontrate dai due protagonisti si pongano davanti alla morte - un tema che qui viene ambientato nel quattordicesimo secolo, ma che è sempre attualissimo - vista l'epidemia di peste che sta devastando la nazione. Tra chi si affida a riti superstiziosi per espiare i propri peccati ed avere salva la vita e chi, convinto che non ci sia più nulla da fare, si dedica ai piaceri terreni, sono ancora una volta Antonius e il suo scudiero a riassumere i due diversi atteggiamenti verso la fede che incontriamo nel corso della pellicola: il primo è sempre in preda ai dubbi, che vengono ancora di più rafforzati dall'incontro con la Morte, riflette molto sulla sua esistenza e si pone interrogativi ai quali probabilmente non troverà mai risposta; il secondo invece è ironico, spavaldo e razionale e i due personaggi si completano a vicenda soprattutto caratterialmente. La Morte poi è posta davanti allo spettatore in tutta la sua crudeltà, anche se poi, nel momento in cui viene impersonificata, questa si mostra in un modo che sì, mette una certa inquietudine, ma nei dialoghi si dimostra completamente scevra di qualsiasi tipo di sentimento, come è giusto che sia, d'altronde.
Essendo Ingmar Bergman nato come regista teatrale, anche il film risente della sua preparazione: prevalgono le inquadrature fisse, i movimenti di macchina sono al minimo sindacale e le inquadrature sono spesso e volentieri piuttosto luminose, nonostante il bianco e nero riesce ad esaltare i volti dei protagonisti spesso visti in primo piano proprio per trasmettere, al massimo, le proprie emozioni agli spettatori. Se "Il settimo sigillo" è diventato senza ombra di dubbio uno dei più grandi classici della storia del cinema e a ragione anche il film più famoso del regista è sicuramente per la sua qualità, rimasta intatta negli anni - il film ne ha ben sessantuno! - e soprattutto per aver messo in scena quella che è diventata nel corso degli anni, la più grande e famosa metafora sulla morte, che sinceramente non so quanto fosse utilizzata prima dell'avvento di questo film.

Hanno partecipato alla rassegna anche i seguenti blogger amici:

Redrumia - Luci d'inverno
Obsidian Mirror - L'ora del lupo
Director's Cult - Persona
Solaris - Un'estate d'amore
Bollalmanacco - Fanny e Alexander

giovedì 12 luglio 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Dopo un po' di questi weekend estivi in cui, quasi miracolosamente, continuavano ad uscire film piuttosto interessanti, ecco che arriva la prima vera settimana in cui cercare qualcosa da guardare sarà un'impresa e saremo costretti a darci a grandi recuperi, sia di film usciti in questa annata sia, perchè no, di grandi classici delle scorse. Vediamo però quali sono gli otto film in uscita, commentati come ogni Giovedì in base ai miei pregiudizi!


12 Soldiers di Nicolai Fugsilg


Se c'è una cosa che nell'ultimo periodo mi sta creando una noia pazzesca, questi sono i film di guerra fatti dagli americani per celebrare dei presunti eroi che sono sopravvissuti a situazioni estreme. Il fatto di vedere Chris Hemsworth come protagonista aggiunge altri motivi per malsopportare questa pellicola, che, pensate un po', sarebbe anche una delle più in evidenza di questo weekend!

La mia aspettativa: 5/10


Chiudi gli occhi di Marc Forster

Il fatto che dei due film che metto in evidenza uno sia un thrillerino molto probabilmente innocuo che, in seguito ad un lungo viaggio nel tempo, arriva direttamente dal 2016, la dice non lunga, ma lunghissima sul vuoto che ci sarà nelle sale in questa settimana. Fortuna che i cinema days, con i biglietti a tre euro per tutta la settimana, mi hanno dato l'opportunità di vedere "La prima notte del giudizio", altrimenti sarebbe stato un vero peccato.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Giochi di potere: Thriller politico statunitense che sicuramente non farà del male a nessuno, tranne a chi avrà il coraggio di guardarlo.
Luis e gli alieni: Portate i vostri bambini a vedere sta boiata.
A Modern Family: Quella che potrebbe sembrare una commediola innocua, in realtà potrebbe essere una delle visioni a sorpresa di questa settimana!
Peggio per me: Togliamo spazio alle commedie italiane va, che questa settimana non è il caso.
Super Troopers 2: Faccio tranquillamente a meno anche di un seguito di un film che non ho mai visto.
Una luna chiamata Europa: Spazio anche per il dramma di fantascienza impegnato in arrivo dall'Ungheria, che quelli come me che in questo periodo hanno poca voglia di impegnarsi se lo terranno proprio ben lontano!

mercoledì 11 luglio 2018

TRI SERIES IS MEGL CHE UAN - La mafia uccide solo d'estate: La serie - Stagione 2, The Rain - Stagione 1, Tredici - Stagione 2

Come già fatto altre volte, eccoci qui con uno dei tanti post contenitore di questa annata su questo blog: tre recensioni di tre stagioni di serie TV che ho visto nell'ultimo periodo, ma che, per un motivo o per l'altro, non si meritano un post singolo, più lungo ed esaustivo.


La mafia uccide solo d'estate: La serie - Stagione 2

Episodi: 12
Creatore: Pif, Michele Astori, Michele Pellegrini
Rete Italiana: Rai 1
Cast: Claudio Gioè, Anna Foglietta, Francesco Scianna, Valentina D'Agostino, Angela Curri, Edoardo Buscetta, Nino Frassica
Genere: Commedia

Dopo aver abbastanza apprezzato sia il film di Pif, sia la prima stagione della fiction andata in onda su Rai 1 sul finire del 2016, ecco che tra Aprile e Maggio è andata in onda, sempre su Rai 1, la seconda stagione della serie dedicata agli eroi che hanno combattuto contro la mafia negli anni in cui questa aveva messo in scacco l'intera Sicilia. Nella prima stagione uno dei punti di forza de "La mafia uccide solo d'estate" era stato l'aver narrato le vicende di una famiglia normalissima che vive nella Sicilia dominata dalla mafia, non concentrandosi troppo sulla scalata al potere dei cattivi, ma narrando la loro vita in un contesto apparentemente favorevole per vivere onestamente. Tutte cose che ritroviamo anche in questa seconda stagione, che però si concentra maggiormente sui suoi protagonisti, narrando le loro personalità e l'evolversi delle loro storie all'interno di un contesto mafioso in cui però, secondo me, la minaccia della mafia, non si fa sentire più di tanto. In questa seconda stagione, che ha comunque dato momenti emozionanti e ha saputo ridicolizzare la mafia in tutto il suo schifo, la mafia stessa non sembra essere così minacciosa, se non appunto in alcune situazioni che vengono messe di molto in secondo piano rispetto alle vicende personali della famiglia Giammarresi. Insomma, a mio parere questa seconda stagione ha funzionato decisamente meno rispetto alla precedente, rimanendo comunque a tratti godibile ed emozionante.

Voto: 6


The Rain - Stagione 1

Episodi: 8
Creatore: Jannik Tai Mosholt, Esben Toft Jacobsen, Christian Potalivo
Rete Danese: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Alba August, Lucas Lynggaard Tønnesen, Mikkel Boe Følsgaard, Angela Bundalovic, Sonny Lindberg, Jessica Dinnage, Lukas Løkken
Genere: Drammatico, Fantascienza



Quando vidi per la prima volta il trailer di "The Rain", serie danese prodotta da Netflix, devo dire che ne rimasi abbastanza incuriosito. Poco dopo la sua uscita sulla piattaforma anche in Italia, molte erano le critiche negative che si leggevano sulla prima stagione della serie e io, che l'ho vista pure con un certo ritardo, ho deciso lo stesso di non fidarmi e di guardare gli otto episodi che la compongono. Innanzitutto dal punto di vista della trama ci troviamo in un ambiente post apocalittico in cui la pioggia diventa mezzo di contagio di un virus mortale che ha decimato la popolazione. I pochi sopravvissuti, tra cui i due fratelli Simone - che è una ragazza che nel doppiaggio italiano viene stupidamente chiamata "Simone" come se fosse un nome maschile italiano - e Rasmus - chiave per risolvere il contagio -, cercano di raggiungere il padre di Simone, che potrebbe nel frattempo aver scoperto una cura. Poco da dire in realtà su questa prima stagione: siamo davanti ad una serie sugli zombie senza gli zombie, ma le dinamiche sono esattamente le stesse. In secondo luogo siamo davanti ad una serie in cui i protagonisti sono tipo le persone più stupide che potreste conoscere nel corso di un'intera vita, in grado di prendere solamente decisioni sbagliate e senza senso. In terzo luogo regia e recitazione fanno piuttosto pena e non so sinceramente come ho fatto a reggerla per tutti gli otto episodi di questa prima stagione.

Voto: 4


Tredici - Stagione 2

Episodi: 13
Creatore: Brian Yorkey
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Dylan Minnette, Katherine Langford, Alisha Boe, Brandon Flynn, Justin Prentice, Miles Heizer, Christian Navarro, Ross Butler, Timothy Granaderos, Devin Druid, Michele Selene Ang, Amy Hargreaves, Derek Luke, Kate Walsh, Brian d'Arcy James, Joseph C. Phillips
Genere: Drammatico



La prima stagione di "Tredici" devo dire che mi era piaciuta parecchio: era stata in grado di mettere alla berlina il tema del bullismo nelle scuole e, pur con qualche errore di fondo, risultava interessante e soprattutto in grado di lanciare un messaggio ben preciso che, negli intenti, sarebbe dovuto essere lo stesso che si voleva lanciare con la seconda stagione. Il problema è che se la prima si fondava su un romanzo, la seconda è stata inventata di sana pianta, con tutti i rischi del caso. In una stagione in cui viene affrontato il processo contro la scuola riguardo la morte di Hannah Baker, con il protagonista Clay Jensen che, in questa seconda stagione, la vede come una sorta di fantasma e le parla, il che già comincia con il darmi fastidio. Un'altra cosa che mi ha dato molto fastidio è stato il modo in cui siano state inserite, nella vicenda, alcune informazioni utili per il processo che sono state inventate di sana pianta senza però dar loro una vera e propria giustificazione, quasi fossero messe lì per caso, alcune di queste cose, tra l'altro, sarebbero dovute essere fondamentali per la prima stagione, mentre altre ancora cozzano davvero con ciò che viene detto nella prima stagione, non risultando credibili. La sensazione che ci sia qualcosa di davvero sbagliato in questa seconda stagione viene amplificata dagli eventi degli ultimi episodi, con i personaggi che perdono qualsiasi tipo di empatia, persino quelli che dovrebbero essere i personaggi positivi della serie.

Voto: 5