martedì 3 luglio 2018

Rimetti a noi i nostri debiti di Antonio Morabito (2018)



Italia 2018
Titolo Originale: Rimetti a noi i nostri debiti
Regia: Antonio Morabito
Sceneggiatura: Antonio Morabito, Amedeo Pagani
Cast: Marco Giallini, Claudio Santamaria, Jerzy Stuhr, Flonja Kodheli, Maddalena Crippa, Agnieszka Zulewska, Leonardo Nigro, Giorgio Gobbi
Durata: 105 minuti
Genere: Drammatico


Nel corso degli ultimi tempi non ho mai perso l'occasione di rimarcare il fatto che, tra gli attori italiani, apprezzo in maniera particolare Marco Giallini, sicuramente uno dei migliori attualmente in circolazione e in grado di convincermi in praticamente ogni sua interpretazione che ho avuto modo di vedere, mentre a tratti Claudio Santamaria, che mi ha principalmente convinto con "Lo chiamavano Jeeg Robot" e con le ultime interpretazioni, mentre un po' meno in quelle precedenti. L'occasione di vederli insieme nella prima produzione originale Netflix interamente italiana l'ho procrastinata per un po' di tempo, per poi convincermi a dare finalmente un'opportunità ad un film che ha dalla sua una trama a priori un po' interessante, così come una coppia di attori che nell'ultimo periodo sta vivendo un periodo di forma straordinario.
Guido, interpretato da Claudio Santamaria, è un ex tecnico informatico che cerca di sopravvivere tra un lavoretto e l'altro dopo che l'azienda per cui lavorava ha dichiarato bancarotta licenziando tutti i dipendenti. Licenziato anche dal suo ultimo lavoro come magazziniere, cerca conforto nell'alcol e nel suo vicino di casa, un anziano professore di cui è grande amico e che lo aiuta quando può. Malmenato da un uomo che gli intima di pagare i suoi debiti, Guido si reca alla finanziaria a cui ha chiesto l'ultimo prestito offrendosi di lavorare per loro a titolo gratuito in modo da estinguere il suo prestito. Viene subito affiancato a Franco, interpretato da Marco Giallini, uomo esperto nella riscossione dei debiti dai metodi di certo non ortodossi, che lo addestrerà al lavoro cercando di annullare sempre di più il suo lato umano.
Non che mi aspettassi grandissime cose da questo film, di certo mi sarei aspettato qualcosa di meglio: ha dalla sua parte determinate caratteristiche, soprattutto dal punto di vista contenutistico, che lo rendono interessante, mentre delle altre, dal punto di vista tecnico e della sceneggiatura, che mi hanno fatto storcere un po' il naso. Innanzitutto bisogna mettere in chiaro che bene o male si sta parlando di un film che si regge quasi interamente sulle performance recitative dei due protagonisti, entrambi bravissimi ad annullarsi in favore del personaggio interpretato. Claudio Santamaria, con il suo Guido, lascia trasparire una grande gamma di emozioni, i dubbi sul lavoro che sta svolgendo e sul rapporto che sta intrattenendo con Franco, mentre Marco Giallini riesce a togliere buona parte dell'umanità al suo personaggio, rendendocelo subito particolarmente antipatico. Dal punto di vista contenutistico siamo davanti ad un film che è specchio dei tempi, con imprenditori che per un motivo o per l'altro si sono indebitati e ora non riescono a restituire, ma anche persone più povere, indebitatesi per continuare a vivere dignitosamente e che ora i mezzi per restituire non li hanno proprio. Si vede anche come sono poco simpatici i metodi degli addetti al recupero crediti, con Guido che rimarrà sempre più sconvolto dalle metodologie del suo collega, ma che di contro inizierà, senza mai arrivare al punto di non ritorno, a comportarsi proprio come lui.
Dal punto di vista tecnico la regia di Antonio Morabito non offre particolari punti di interesse, risultando particolarmente anonima e di mestiere. A convincermi poco invece sono state le componenti secondarie della sceneggiatura, come la vita privata di Guido che non viene sviluppata a dovere - mentre Franco praticamente lo conosciamo solo per quel che riguarda il suo lavoro -, ma soprattutto con un finale che, oltre ad essere piuttosto telefonato, non è un vero e proprio finale e mi ha lasciato con un certo senso di incompiutezza, quasi a dire "Il film deve durare un'ora e quaranta, a un certo punto lo tagliamo" e la cosa sinceramente non mi è piaciuta per niente. È pur vero che buona parte delle questioni irrisolte di Guido si chiudano, ma è stato proprio in cui il finale è stato messo in scena che mi ha lasciato con questa strana sensazione. Siamo dunque davanti ad una pellicola interessante dal punto di vista contenutistico che lascia con l'amaro in bocca per i temi che vengono trattati e lascia con la stessa sensazione dopo un finale, a mio parere, piuttosto incompiuto.

Voto: 6

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