giovedì 31 maggio 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Eccoci qui come ogni Giovedì pronti per un nuovo weekend di uscite cinematografiche. Ed eccoci qui, come al solito, per commentarle tutte e nove in base ai miei pregiudizi!


La truffa dei Logan di Steven Soderbergh


Finalmente arriva nei cinema il nuovo film di Steven Soderbergh, regista che mi piace particolarmente, ma di cui ancora non ho imparato a scrivere il cognome senza fare copia e incolla. Questa volta è alle prese con una commedia action che, a guardare i trailer, sembra promettere fuoco e fiamme. Sarà veramente così oppure il trailer è il meglio che la pellicola abbia da offrire?

La mia aspettativa: 7,5/10


Lazzaro felice di Alice Rohrwacher

Ecco un'altra regista di cui faccio fatica a scrivere il nome senza fare copia e incolla. Direttamente dall'ultimo Festival di Cannes arriva l'acclamato lavoro della sorella di Alba, che spero non sia il solito film da cinema di essai che viene osannato ai festival ma sia in grado di darmi qualcosina in più. Nel dubbio, lo tengo comunque d'occhio.

La mia aspettativa: 7/10


Tuo, Simon di Greg Berlanti


Ecco anche la commedia adolescenziale che promette di essere interessantissima, in questa settimana in cui c'è davvero di che leccarsi i baffi. Chi ha avuto modo di vedere l'anteprima parla di un film davvero validissimo, io dai trailer invece ci ho visto un ottimo potenziale, che mi dà una grande speranza di ridere e riflettere.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Anna: In una settimana così ricca di ben di Dio cinematografico c'era proprio bisogno di tirar fuori un film di ben tre anni fa?
End of Justice - Nessuno è innocente: Ecco anche la pellicola che è valsa la candidatura all'Oscar come miglior attore per Denzel Washington. Se devo essere sincero non mi ispira per nulla, però un'occhiata comunque potrebbe meritarsela.
L'arte della fuga: In una settimana così ricca di ben di Dio cinematografico c'era proprio bisogno di tirare fuori un film di quattro anni fa?
Prigioniero della mia libertà: In una settimana così ricca di ben di Dio cinematografico c'era proprio bisogno di tirare fuori un film di due anni fa?
Resina: Dramma italiano dal sapore pseudo-amatoriale, ma comunque d'autore, che lascio volentieri agli altri.
The Strangers 2: Prey at Night: L'uscita del secondo capitolo potrebbe essere l'occasione per recuperare anche il primo film, di cui potrei fare un fake rewatch a breve.

mercoledì 30 maggio 2018

GLI ALTRI FILM DI MAGGIO - Quick Reviews

Quinto appuntamento mensile con le brevi recensioni di tutti gli altri film che ho visto nel corso del mese di Maggio per i quali non saprei scrivere un commento completo ed esaustivo e dunque ne parlo velocemente in questa rubrica. Ben sei sono i film che di cui parlerò in questo mese, appartenenti a generi diversi l'uno dall'altro, alcuni di questi comunque interessanti, altri decisamente di meno.


Punto d'impatto

USA 2011
Titolo Originale: The Ledge
Regia: Matthew Chapman
Cast: Charlie Hunnam, Liv Tyler, Patrick Wilson, Terrence Howard, Christopher Gorham, Jaqueline Fleming
Genere: Thriller, Drammatico

Gavin Nichols, interpretato da Charlie Hunnam, è sul cornicione di un palazzo e sta per suicidarsi. Sul posto accorre il detective Hollis Lucetti, interpretato da Terrence Howard, per scoprirne le intenzioni e tentare di salvarlo. Preso si scopre che Gavin non si trova su quel cornicione di sua volontà e il lungo flashback sulla sua vita ci spiegherà le motivazioni che lo spingono al suicidio. "Punto d'impatto" è uno di quei tanti film che provano a raccontare una storia che faccia riflettere chiunque sulla propria esistenza, affrontando magari temi importanti e talvolta anche scomodi per il cittadino del mondo medio. Nel voler affrontare così tanti argomenti però ci si perde e si finisce per non essere del tutto efficaci. Il film però funziona, d'altro canto, nel far affezionare lo spettatore ai suoi protagonisti: riuscito sicuramente a metà, ma quanto meno mai noioso e in grado di creare empatia.

Voto: 6



Rampage - Furia animale

USA 2018
Titolo Originale: Rampage
Regia: Brad Peyton
Cast: Dwayne Johnson, Naomie Harris, Malin Åkerman, Jake Lacy, Jeffrey Dean Morgan, P. J. Byrne, Joe Manganiello, Marley Shelton, Jack Quaid, Will Yun Lee, Matt Gerald, Breanne Hill, Jason Liles
Genere: Avventura, Fantascienza

Davis Okoye, interpretato dal solito Dwayne Johnson, ha un profondo legame con George, un gorilla albino da lui stesso salvato dai bracconieri. In seguito ad un esperimento genetico finito male, George diventa un gorilla gigantesco ed incredibilmente aggressivo e anche altri animali assieme a lui sembrano aver subito la stessa sorte. Poco, pochissimo da dire su questo film se non che "Rampage - Furia animale" dimostra che la filosofia della Asylum ha vinto perchè in tutto e per tutto ci troviamo, senza usare mezzi termini, davanti ad un film dell'Asylum con un budget più alto. Peccato che, a differenza dei film della Asylum, manchino tutta quella serie di sfondoni che fanno incredibilmente ridere tanto da arrivare ad apprezzare la pellicola: qui non ci sono sfondoni sugli effetti speciali, ma solamente tante assurdità che però rendono il tutto un po' più serio del dovuto e difficile da apprezzare pur nella sua volontà di essere brutto.

Voto: 4,5



Sisters

USA, Canada, Gran Bretagna 2006
Titolo Originale: Sisters
Regia: Douglas Buck
Cast: Stephen Rea, Lou Doillon, Chloë Sevigny, Dallas Roberts, JR Bourne, William B. Davis, Gabrielle Rose, Talia Williams, Rachel Williams, Erica Van Briel
Genere: Thriller

Tra le varie visioni propostemi da Now TV, sono incappato in "Sisters", che poi ho scoperto essere il remake del film "Le due sorelle" di Brian De Palma del 1973. Grace, interpretata da Chloë Sevigny è una giornalista che, dopo aver assistito a un omicidio, viene coinvolta nell'inchiesta sul misterioso dottor Lacan, interpretato da Stephen Rea, e su una sua ex paziente dalla quale egli è attratto. Sin dalle prime battute della pellicola ho pensato a quanto mi stavo annoiando nel guardarla: considerando poi che il film ci mette, su un'ora e mezza circa di durata, ben mezz'ora a risolvere la sua parte introduttiva, potete subito capire quanto la visione non mi sia piaciuta dall'inizio fino alla fine. Non ho visto il film originale, pare tra le altre cose sia uno dei più deboli di Brian De Palma, motivo per cui mi chiedo il perchè di un remake del genere, soprattutto se fatto con i piedi per non dire altre parti del corpo, come questo.

Voto: 3


Race - Il colore della vittoria

Canada, Germania, Francia 2016
Titolo Originale: Race
Regia: Stephen Hopkins
Cast: Stephan James, Jason Sudeikis, Shanice Banton, Jeremy Irons, William Hurt, Carice van Houten, David Kross, Marcus Bluhm, Amanda Crew, Jeremy Ferdman, Barnaby Metschurat, Glynn Turman, Jonathan Aris, Shamier Anderson, Tony Curran, Nicholas Woodeson, Giacomo Gianniotti, Eli Goree, Anthony Sherwood, Jon McLaren, Tim McInnerny, Adrian Zwicker, John Maclaren
Genere: Biografico, Drammatico

Proposto nel Cineforum dell'associazione di cui faccio parte, "Race - Il colore della vittoria" parla della famosissima vicenda legata al corridore Jesse Owens, qui interpretato da Stephan James, e alla sua partecipazione alle Olimpiadi di Berlino del 1936 per utilizzare la sua figura come lotta alla propaganda nazista. Dal punto di vista della vicenda che viene narrata il film è abbastanza valido, d'altronde è difficile creare un contenuto totalmente brutto da una vicenda così importante ed entrata in modo prepotente nella storia dello sport mondiale. Dal punto di vista cinematografico, invece, la pellicola è altrettanto dimenticabile, con il regista Stephen Hopkins che, a parte un avvolgente piano sequenza al primo ingresso del protagonista nello stadio di Berlino, si limita a fare il compitino senza dare un'impronta personale al film, che, anche a livello di sceneggiatura, sembra un assemblamento di parti della sua vita sulle quali, tra l'altro, esistono persino molteplici versioni tra cui, quella dello stesso Jesse Owens, che discorda prepotentemente da quella narrata nel film e persino da quella passata alla storia.

Voto: 6



La vendetta di un uomo tranquillo

Spagna 2016
Titolo Originale: Tarde para la ira
Regia: Raùl Arèvalo
Cast: Antonio de la Torre, Luis Callejo, Ruth Díaz, Alicia Rubio, Font García, Pilar Gómez, Raúl Jiménez, Chani Martín, Inma Sancho, Manolo Solo, Ramiro Alonso
Genere: Drammatico, Thriller

Curro, interpretato da Luis Callejo, è l'unico ad essere stato condannato per una rapina commessa anni prima e, uscito dal carcere, vorrebbe ricostruire la propria vita con Ana, la sua fidanzata interpretata da Ruth Diaz. Josè, interpretato da Antonio de la Torre, è un uomo tranquillo che comincia, durante l'incarcerazione di Curro, a frequentare il bar di Ana e stringe una profonda amicizia anche con lei, con l'obiettivo di arrivare proprio a Curro. "La vendetta di un uomo tranquillo" è uno dei film più interessanti che abbia visto in questi ultimi giorni del mese, soprattutto per la sua capacità di costruire due vicende inizialmente parallele, che poi si incontrano intorno alla metà del film ed esplodere in una estrema violenza. A differenza di molti altri film sulla vendetta, qui il regista non mette dalla parte dei buoni il protagonista Josè e non esprime mai una sua opinione sulle gesta dell'uomo. Prende le distanze, talvolta anche condannandolo e creando una grande tensione nello spettatore, che lo tiene incollato allo schermo per tutta la sua durata.

Voto: 7+



Il lato oscuro della rete

USA 2016
Titolo Originale: Killer App
Regia: Tommaso Cardile
Cast: Ashley Rickards, Skyler Maxon, Jonny Rees, Brooke Langton, Will Carlson, Manny Perez, Niki Koss, Jennifer Missoni, Mario Revolori
Genere: Thriller

Jessie, interpretata da Ashley Rickards, e Mateo, interpretato da Johnny Rees, stanno ultimando la loro nuova app, RightClique, quando Jessie scopre che Mateo ha preso la sua carta di credito per concludere una transazione da milioni di dollari. Arrabbiata, hackera la versione beta della app e aggiunge una nuova sezione denominata "Nemici", ponendo il nome di Mateo in cima alla lista. Ed in realtà oltre alla trama proprio null'altro, con il film che è un thrillerino adolescenziale senza arte nè parte e una qualità che alcuni film della Asylum gli pisciano in testa. Mal interpretato, mal diretto e con una tensione che non viene mai costruita e non contribuisce per nulla nel tenere gli occhi dello spettatore puntati sullo schermo.

Voto: 3

martedì 29 maggio 2018

Solo: A Star Wars Story di Ron Howard (2018)



USA 2018
Titolo Originale: Solo: A Star Wars Story
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Jon Kasdan, Lawrence Kasdan
Cast: Alden Ehrenreich, Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton, Phoebe Waller-Bridge, Joonas Suotamo, Paul Bettany
Durata: 135 minuti
Genere: Fantasy, Avventura


Dal 2015 la Disney ha preso possesso del franchise di "Star Wars", decidendo di fare uscire un film della saga principale ogni due anni - nel 2015 uscì "Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza", nel 2017 è uscito "Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi" e nel 2019 uscirà il capitolo conclusivo di questa terza trilogia - inframezzati da spin-off su eventi o personaggi interessanti della saga - nel 2016 fu il turno di "Rogue One: A Star Wars Story", ora è uscito nei cinema il film di cui vi parlo oggi e nel 2020 uscirà un film su Boba Fett -. Arrivato nel nostro paese abbastanza in sordina, quasi il pubblico non si rendesse conto che stava per uscire un film del franchise di "Star Wars", mi sono gettato nei cinema per vederlo nel primo weekend disponibile e, essendoci andato da solo, ho potuto rispondere in una volta sola alle domande "cosa sei andato a vedere al cinema?" e "con chi sei andato al cinema?". Ma ora, come tradizione per tutti i film della saga di "Star Wars" di cui ho parlato poco prima dell'uscita del settimo capitolo, ecco il bannerone!


"Solo: A Star Wars Story" parla della giovinezza di Han Solo, qui interpretato da Alden Ehrenreich che ha un quarto del carisma di Harrison Ford nei primi film ma che, a dirla tutta, non mi è nemmeno troppo dispiaciuto. Si parte dalla vita nel pianeta Corellia dove vive di crimine assieme all'amica d'infanzia e fidanzata Qi'ra, interpretata da Emilia Clarke - su di lei e sul suo personaggio ci torneremo -, al soldo della regina Proxima, passando alla fuga e alla collaborazione con il mercenario Tobias Beckett, con il quale dovrà rubare un enorme carico di coassio grezzo. Per analizzare il film in maniera obiettiva e non troppo di pancia bisogna partire dal presupposto che "Solo: A Star Wars Story" viva, nel corso delle due ore e un quarto di durata, di alti e bassi piuttosto clamorosi che, nonostante la visione scorra in maniera piuttosto lineare ed in maniera non troppo pesante, rendono piuttosto complicato stare dietro a tutti gli eventi.
Partendo da quelli che per me sono stati i punti forti della storia che viene narrata, ho apprezzato particolarmente il modo in cui viene narrata la conoscenza tra Han e Chewbecca, con una scena che non sarà stata il massimo della credibilità, ma quanto meno ha messo in luce come sia nata la profonda amicizia tra i due, in un contesto decisamente inaspettato. Ho particolarmente apprezzato anche alcune scene d'azione, che sono ben coreografate e in grado di coinvolgere, anche se non sempre nel migliore dei modi, ma comunque in maniera soddisfacente. Interessantissime a livello registico - ma su Ron Howard da questo punto di vista non c'è proprio da discutere - sono quelle scene in cui Han Solo comincia a pilotare il Millennium Falcon con le evoluzioni che compie con la nave spaziale che risultano davvero spettacolari e alcune anche piuttosto gasanti. Dal punto di vista della recitazione sospendo il giudizio su Alden Ehrenreich, che non mi è nè piaciuto nè dispiaciuto, mentre ho apprezzato il modo in cui Emilia Clarke ha dato vita al personaggio di Qi'ra - ci ritorneremo di nuovo, tranquilli -, mentre mi sarei aspettato molto di più dal Tobias Beckett interpretato da Woody Harrelson che non mi ha particolarmente convinto.
Passiamo dunque alle note dolenti della pellicola: innanzitutto per tutta la sua durata ho avuto la sensazione di trovarmi davanti ad un assemblamento di scene non sempre ben collegate tra loro, con gli stacchi che in certi frangenti funzionano, in altri lasciano un po' spiazzati. In secondo luogo, e questa è stata una delle cose che mi ha dato più fastidio, al termine della visione ho avuto la sensazione che la pellicola non fosse andata proprio da nessuna parte, con il personaggio di Qi'ra che alla fine si rivela utile solamente per fare il collegamento con la saga principale di "Star Wars", collegamento che tra l'altro mi è parsa come una delle cose più forzate dell'intera saga e non dico nient'altro perchè so che alcuni lo hanno apprezzato, mentre altri non lo hanno ancora visto e sarebbe uno spoiler troppo grosso. Ma anche, forse, l'unico potenzialmente interessante di tutto il film, ecco.
Con "Solo: A Star Wars Story" siamo dunque davanti ad uno spin-off che non si comporta nè bene nè male verso i suoi spettatori, offre ai fan alcune scene che avrebbero voluto vedere, mentre ne risolve altre in maniera ridicola o forzatissima. Insomma, è un film che si lascia guardare, pur con qualche momento di stanca, che però non mi ha coinvolto come avrei sperato.

Voto: 6

lunedì 28 maggio 2018

Il segreto del Bosco Vecchio di Ermanno Olmi (1993)

Italia 1993
Titolo Originale: Il segreto del Bosco Vecchio
Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Cast: Paolo Villaggio, Giulio Brogi, Riccardo Zannantonio, Lino Pais Marden, Antonio Vecellio Mattia
Durata: 134 minuti
Genere: Drammatico, Fantastico


Essendo venuto a mancare il 5 Maggio uno dei più grandi registi del cinema italiano, purtroppo da me poco esplorato, la solita cricca di blogger, ancora purtroppo in versione ridotta, ha deciso di celebrarlo parlando ognuno di un film del grande Ermanno Olmi - che tra l'altro verrà anche proposto nella prossima stagione del Cineforum di cui faccio parte nel mio paese -. Avendo visto solamente un paio di film del regista in passato, tra cui "Cantando dietro ai paraventi" con Bud Spencer in uno dei suoi pochi ruoli drammatici, la scelta sul film è stata piuttosto difficile, ma alla fine è ricaduta in qualcosa di più rassicurante per quelli che sono i miei gusti cinematografici, "Il segreto del Bosco Vecchio" con, tra l'altro, Paolo Villaggio come protagonista.
Il colonnello in pensione Sebastiano Procolo, interpretato da Paolo Villaggio, vorrebbe diventare proprietario delle terre che comprendono il Bosco Vecchio, amministrate per conto del nipote Benvenuto, interpretato da Riccardo Zannantonio, ancora giovane e in collegio. Disposto a compiere qualsiasi atto pur di diventare proprietario di quelle terre, il luogo che egli vorrebbe radere al suolo comincia pian piano a far presa sul suo animo, grazie soprattutto alle misteriose creature che lo abitano, tra cui il Vento Matteo, che in un primo tempo cercherà di asservire ai suoi scopi per poi, per un amore ritrovato nei confronti del nipote, scendere a patti con essi, fino a riconciliarsi definitivamente con la propria esistenza. Tratto da un racconto giovanile di Dino Buzzati, il film è stato girato nel territorio del bellunese e conserva al suo interno una componente magica ed affascinante.
Non conoscendo prima di questa commemorazione organizzata nè il film nè il romanzo da cui è tratto, devo dire di averne apprezzata la visione e, limitatamente a questa pellicola - e alle pochissime altre che conosco - il modo di far cinema di Ermanno Olmi, che nel film vuole includere temi a lui cari come il rapporto dell'uomo con la natura e il fascino dell'invisibile, il rapporto con lo scorrere inesorabile del tempo e l'eterno conflitto tra il bene e il male, perfettamente rappresentato dal personaggio di Sebastiano, ben interpretato da Paolo Villaggio in una delle poche interpretazioni drammatiche in cui lo ho visto coinvolto. I temi fondamentali della pellicola vengono rappresentati soprattutto valorizzando sullo schermo tutti quegli elementi della natura come gli animali che popolano il bosco e gli eventi atmosferici, innanzitutto dando un grande valore al territorio in cui sono state fatte le riprese - con il regista che pare abbia voluto rappresentare lo scorrere delle stagioni in maniera naturale, rendendo le riprese piuttosto lunghe - e in secondo luogo rendendo questi elementi naturali in maniera fantastica, dando loro voce e persino una personalità ben riconoscibile.
Con "Il segreto del Bosco Vecchio", all'epoca non particolarmente apprezzato dalla critica e anche io, in qualche momento, ho fatto un po' fatica a stargli dietro, siamo dunque davanti ad un buon lavoro da parte del compianto regista, soprattutto per la capacità di Ermanno Olmi di valorizzare in modo splendido il territorio utilizzato per le riprese e di parlare al pubblico in modo chiaro e diretto di ciò che con questo film egli voleva trasmettere.

Altri componenti della cricca hanno parlato di un film di Ermanno Olmi negli scorsi giorni. E altri, forse, lo faranno nei prossimi: ecco qui le loro recensioni!

SOLARIS: CENTOCHIODI (22 MAGGIO)
IL BOLLALMANACCO DI CINEMA: CANTANDO DIETRO I PARAVENTI (25 MAGGIO)
IN CENTRAL PERK: IL POSTO (26 MAGGIO)

LA FABBRICA DEI SOGNI: TORNERANNO I PRATI (29 MAGGIO)

domenica 27 maggio 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #20 - Bohemian Rhapsody

Ed eccoci finalmente al ventesimo appuntamento con la rubrica sui trailer. Pochissime chiacchiere oggi e si passa subito al trailer di questa settimana!



La mia opinione: Uscirà finalmente nel periodo di Novembre il film dedicato alla figura di Freddie Mercury e dei Queen. Con il protagonista interpretato dal Rami Malek che ha impressionato nelle prime due stagioni di "Mr. Robot" - la terza sto facendo una fatica immonda a guardarla e non so se mai la porterò a termine - che qui pare aver fatto un buon lavoro su se stesso per rendersi sì somigliante a Freddie Mercury, ma non annullandosi del tutto in funzione del personaggio. Il trailer del film è bellissimo, lo preannuncia nel miglior modo possibile e fa salire una certa voglia di vedere la pellicola. Dal punto di vista della colonna sonora, avendo a disposizione le musiche dei Queen sarà proprio impossibile sbagliare, ma sarà il film in grado di non farsi ricordare solamente per quello?

venerdì 25 maggio 2018

Deadpool 2 di David Leitch (2018)



USA 2018
Titolo Originale: Deadpool 2
Regia: David Leitch
Sceneggiatura: Rhett Reese, Paul Wernick, Ryan Reynolds
Cast: Ryan Reynolds, Josh Brolin, Morena Baccarin, Julian Dennison, Zazie Beetz, T. J. Miller, Brianna Hildebrand, Jack Kesy, Karan Soni, Bill Skarsgård, Terry Crews, Rob Delaney, Lewis Tan, Eddie Marsan, Leslie Uggams
Durata: 107 minuti
Genere: Azione, Supereroi, Commedia


Da non lettore di fumetti Marvel, ma da appassionato dei film tratti da essi - a parte degli X-Men per i quali ho sempre avuto un certo rifiuto e dei quali ho scoperto da poco che Deadpool ne fa parte -, ammetto che prima dell'uscita nei cinema di un paio di anni fa di "Deadpool", non conoscevo minimamente il personaggio del Mercenario chiacchierone. Personaggio per cui, dopo la visione del primo film, ho iniziato a provare un'immensa stima, tanto da ritenerlo uno dei più geniali creati dalla Marvel. Oltre ad aver riso a crepapelle per il primo film, mi sono divertito anche a leggerne un paio di albi, soprattutto per la sua caratteristica, unica e geniale, di essere consapevole di essere il protagonista di un fumetto e di sapere cosa succede a tutti gli altri personaggi dei fumetti. Consapevolezza che è stata utilizzata in maniera interessante ed azzeccata pure nei due film finora usciti sul personaggio, probabilmente le cose migliori, cinematograficamente parlando, partorite dalla Marvel.
Purtroppo di "Deadpool 2" è praticamente proibito parlare, qualsiasi cosa potrebbe essere spoiler a partire dalle prime battute del film, che subito parte con il piede ben pesante sul pedale dell'acceleratore. È bellissimo poi vedere come, sin dall'inizio del film, le battute e i dialoghi siano in tutto e per tutto irriverente, sboccati, ma soprattutto politicamente scorretti e in grado di diventare in poco tempo vera e propria parodia, sotto forma di frecciate mica male, a tutta la produzione cinefumettara di questi ultimi anni. Nemmeno "Avengers Infinity War" ne uscirà indenne, chissà che il fatto di posticipare l'uscita di "Deadpool 2" di qualche settimana non fosse dovuta proprio a questo - notizia data poi subito dopo l'acquisto della FOX da parte della Disney che potrebbe, da ora in poi, potenzialmente far rientrare tutti i personaggi Marvel nello stesso universo cinematografico - e pare ovvio quanto il protagonista, interpretato da un Ryan Reynolds sempre più perfetto per questo ruolo, possa giocare sul personaggio di Cable, interpretato da un ottimo Josh Brolin che solo qualche settimana fa aveva dato a Thanos i crismi di miglior cattivo del Marvel Cinematic Universe.
Non volendo nella maniera più assoluta fare spoiler di nessun tipo sul film, non posso fare altro che consigliare caldamente a tutti, anche ai non appassionati di cinecomics, di andarsi a vedere questo film: con un ritmo che tiene dall'inizio del film il piede ben saltato sull'acceleratore, una regia che, affidata allo stesso David Leitch che pochi mesi fa mi aveva stupito in positivo con "Atomica Bionda", sorprende ancora una volta con inquadrature di alto livello e con una marea di citazioni cinematografiche e musicali da far venire i brividi. Se poi nel primo capitolo Deadpool si muoveva principalmente da solo, qui la squadra da lui creata rappresenta il vero e proprio punto di forza della pellicola, dandole una dimensione corale che non si aveva nel capitolo precedente.

Voto: 8

giovedì 24 maggio 2018

WEEKEND AL CINEMA!

In queste settimane con tutte le cose interessanti che stanno uscendo nei cinema farei prima a prendere una tenda e piantarla davanti al mio cinema di fiducia. Questa settimana però si inverte il trend: un solo film che si prenderà i fan della saga di "Star Wars" - me compreso anche se non sono un fan nel senso stretto - , mentre le altre nove uscite decisamente meno di richiamo. Vediamo però quali sono, commentate come di consueto in base ai miei pregiudizi!


Solo: A Star Wars Story di Ron Howard


Apprezzo particolarmente il Ron Howard regista, sia quando è alle prese con film più impegnati, sia per quel che riguarda i cosiddetti blockbuster. Le notizie che arrivano dalle anteprime di questo secondo spin-off della saga di "Star Wars" dedicato al personaggio di Han Solo non sono particolarmente confortanti. Decido però come al solito di non fidarmi e di approcciare a questo film con la solita curiosità che accompagna le mie sortite al cinema.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Hotel Gagarin: Commedia italiana con un cast parecchio interessante che potrebbe rivelarsi come una piacevole sorpresa.
La settima onda: Fossimo in un mese come Agosto in cui stiamo solitamente tra il dolce e la frutta, cinematograficamente parlando, accetterei che venisse riesumato un film italiano del 2015. Siccome questo Maggio è invece particolarmente prolifico di cose interessanti, no, non riesco ad accettarlo.
La terra di Dio: Film romantico in arrivo direttamente dalla Gran Bretagna che penso eviterò senza problemi.
Mektoub My Love: Canto Uno: Torna il regista de "La vita di Adele" e la mia curiosità è abbastanza alta. Le tre ore e passa di durata del film un po' mi bloccano però.
Montparnasse femminile singolare: Commedia di formazione francese al femminile che potrebbe fare al caso mio in quei periodi in cui ho bisogno qualcosa per palati fini. Periodi brevissimi e rari, però ci sono ogni tanto.
Nobili bugie: Altro film italiano per cui non farò proprio i salti mortali per andare a vederlo.
Rudy Valentino: Tempo fa fu Gabriel "bau bau" Garko ad interpretare Rodolfo Valentino in una fiction italiana trasmessa da Canale 5. Ora è Pietro Masotti e sarà difficile fare peggio, ma il film non è che mi ispiri più di tanto.
Sergio e Sergei: Ecco un altro film per palati fini e per quei miei periodi. E questo sembra essere davvero interessante però!
Stato di ebbrezza: Film italiano su Maria Rossi, ex comica di "Zelig" poi diventata un alcolista. Penso ne farò tranquillamente a meno.

mercoledì 23 maggio 2018

GEEK LEAGUE - The Big Bang Theory: The Opening Night Excitation

La Geek League ritorna nella blogosfera nel giorno dell'uscita di "Solo: A Star Wars Story" ed ovviamente non si poteva parlare di altro. Ma siccome la saga di "Star Wars" è una delle cose più pop che ci sia, ecco che il folto gruppo di supereroi decide di scriverne in maniera P.O.P., parlando di una Parodia, un Omaggio o un Plagio della saga. Lascio a voi, dall'immagine qui sotto, ma anche dal titolo del post se proprio avete il pollice opponibile, capire di quale Omaggio io abbia deciso di parlare.


L'intera serie di "The Big Bang Theory" è un vero e proprio ricettacolo di citazioni e di omaggi alla saga di "Star Wars". Se ne possono trovare di ogni tipo in praticamente ogni episodio, ma con "The Opening Night Excitation", a mani basse il miglior episodio da qualche stagione fino ad allora - ma anche fino ad ora - gli autori della serie hanno dato il loro meglio, con uno degli omaggi alla saga che ho preferito in assoluto.

Siamo nei giorni della prima di "Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza" e Sheldon ha promesso fuoco e fiamme ai suoi tre amici se non ci fossero andati. Peccato che nello stesso giorno si palesa l'incubo di ogni nerd: decidere di andare alla prima del film più atteso di sempre oppure fare un regalo memorabile alla propria ragazza per il compleanno? Sarà il professor Proton, ovviamente vestito da Jedi e presentatosi a Sheldon come un fantasma di Forza, a dargli il consiglio decisivo su come passare la serata: fare alla sua fidanzata Amy un regalo memorabile, che lei non potrà mai dimenticare: le donerà la sua verginità!

Dopo un periodo in cui mi ero completamente disinteressato alla visione della serie, arriva questo episodio come una vera e propria ventata di aria fresca: divertente, spigliato, pieno zeppo di citazioni e omaggi al mondo di "Star Wars". Ve ne riporto solo alcuni, quelli in grado di far godere di più chi li guarda:

  • La sigla iniziale ricalca è fatta come i testi all'inizio di ogni film di "Star Wars"
  • Il professor Proton si presenta a Sheldon come un fantasma di Forza
  • I cambi di scena ricalcano quelli dei film originali, con i classici tagli alla Windows Movie Maker
  • I vari luoghi in cui si trovano i protagonisti sono introdotti come se fossero dei pianeti da esplorare
  • Sheldon che ha paura degli spoiler
  • Penny e Bernadette che non capiscono perchè tanta attesa sul film
  • La proiezione del film con i cosplayer e Will Weathon che ovviamente si veste con abiti da Star Trek

Ma, alla fine della puntata, tutti ci chiediamo: chi, alla fine della serata, è stato più contento? Beh, guardate un po' voi!




Ora non vi resta altro che farvi un giro sui blog degli altri supereroi della blogosfera, eccoli tutti qui!

La Bara Volante
La cupa voliera del Conte Gracula
Omniverso
Storie Da Birreria
Cornerhouse's Pub
La Tana dell'Orso Chiacchierone
Il Cumbrugliume
Moz O'Clock

I FAKE REWATCH DI NON C'É PARAGONE #4 - Capricorn One di Peter Hyams (1978)

"Oh ma ti ricordi di Capricorn One?"
"Certo che me lo ricordo, GOMBLODDOHHH!"



USA 1978
Titolo Originale: Capricorn One
Regia: Peter Hyams
Sceneggiatura: Peter Hyams
Cast: Elliott Gould, James Brolin, Brenda Vaccaro, Sam Waterston, Lee Bryant, O.J. Simpson, Denise Nicholas, Hal Holbrook, Karen Black, Telly Savalas, Robert Walden, David Huddleston, David Doyle, Norman Bartold, James Karen, Denise Nicholas, Alan Fudge, Lou Frizzell, Nancy Malone, Darrell Zwerling, Paul Picerni, Barbara Bosson, Steve Tannen, Frank Farmer
Durata: 123 minuti
Genere: Thriller


Ritorna dopo un periodo di pausa la rubrica sui fake rewatch del sottoscritto, la rubrica su quei film che uno si vergogna un po' a dire che non ha mai visto e quindi finge di averli visti senza però ricordarsi nulla della trama, magari dicendo che dovrebbe riguardarlo prima o poi, perchè gli era piaciuto un casino. Ecco, in questa occasione ho deciso di abbassare un po' il tiro - per lo meno per quel che riguarda i miei gusti cinematografici e l'impressione che ho avuto alla fine della visione - e di non parlare di uno di quei classiconi riconosciuti praticamente da tutti, culturalmente impegnati e registicamente perfetti, ma di un film interessante sotto diversi punti di vista, visto da molti, ma non riconosciuto unanimemente come un classico della cinematografia mondiale. Dopo aver parlato dunque di un thriller come "M - Il mostro di Düsseldorf", di un horror psicologico del calibro di "Che fine ha fatto Baby Jane?" e di un film neorealista come "Miracolo a Milano" è ora di passare di nuovo ad un thriller, che parte con un presupposto pseudo-fantascientifico per poi spostarsi inesorabilmente verso la realtà dura e pura come "Capricorn One".
Avete presente quella storiella che ci propinano i complottari di tutto il mondo tra una storia sulle scie chimiche e l'altra secondo cui l'uomo non sarebbe mai andato sulla Luna, ma le immagini che abbiamo viste sarebbero state studiate a tavolino e girate in uno studio con l'ausilio di niente popo di meno che Stanley Kubrick, che con lo spazio aveva avuto una sua esperienza con "2001 - Odissea nello spazio" l'anno prima? Ecco, questo film ci parla, non prendendolo nemmeno troppo alla larga, di quel complotto, semplicemente spostando la macchinazione dalla Luna a Marte, senza che però la sostanza cambi. A Capo Kennedy, dopo quindici anni di duro lavoro, sta per prendere il via la missione che porterà finalmente l'uomo su Marte. Le alte sfere politiche e l'opinione pubblica non sembrano però essere particolarmente interessate all'impresa, motivo per cui il dottor James Kelloway, interpretato da Hal Holbrook, a conoscenza di un difetto di fabbrica sulla navicella che porterà i tre astronauti sul pianeta, decide di far partire una macchinazione, per ottenere fondi per proseguire nella ricerca e in altre future spedizioni. Poco prima del lancio i tre astronauti vengono fatti uscire dalla capsula e trasportati in uno studio cinematografico segreto dove, sotto minaccia verso le loro famiglie, vengono convinti a fingere lo sbarco su Marte.
Ancora prima che le teorie complottistiche - e soprattutto sensazionalistiche - sul primo allunaggio iniziassero a prendere piede, arriva il film di Peter Hyams che, andando totalmente contro corrente rispetto alla cinematografia del periodo ponendo al centro non tanto la missione spaziale e la conquista di altri pianeti del Sistema Solare, quanto più che altro un'immensa macchinazione, in modo da evidenziare quanto il potere dei mass media possa essere influente sulla popolazione mondiale e quanto in fondo non sia così difficile mettere in atto un falso di queste proporzioni, soprattutto poi metterlo in luce, come fa il giornalista Robert Caulfield, interpretato da Elliott Gould, visti i tanti tentativi di insabbiare la cosa e di far tacere chiunque possa essere considerato scomodo per la riuscita della macchinazione. Ora non siamo qui a parlare del complotto sull'allunaggio, sul quale ormai le persone comuni - quelle che non sono del campo - sono più portate ad atti di fede che a riflessioni basate sul metodo scientifico, ma il modo in cui il falso storico viene costruito risulta essere accurato e soprattutto credibile in tutto il suo svolgimento.
Davanti ai suoi pregi contenutistici, "Capricorn One" mostra però tutti i suoi quarant'anni di età: la tecnologia che ci viene mostrata grida anni settanta per tutto il film, la fotografia è quanto di più basilare si potesse fare con i mezzi del periodo. I tre astronauti protagonisti della vicenda poi sono costruiti con una certa approssimazione, con solo uno di questi che spicca sugli altri due - uno dei quali interpretato da O. J. Simpson - che non hanno mai un ruolo importante per la vicenda. Insomma, "Capricorn One" non sarà il classicone cui questa rubrica voleva essere dedicata - anche se, alla fine, si sta parlando di fake rewatch e alla fine "Capricorn One", nel suo genere, ha comunque una certa notorietà per il pubblico -, ma è uno di quei film in grado di fornire un'ulteriore chiave di lettura su una delle teorie complottistiche più affascinanti degli scorsi decenni. Ed in ogni caso, il mio atto di fede va verso l'effettivo avvenimento dell'allunaggio: tiè sciechimicari da strapazzo!

martedì 22 maggio 2018

Insidious - L'ultima chiave di Adam Robitel (2018)



USA 2018
Titolo Originale: Insidious: The Last Key
Regia: Adam Robitel
Sceneggiatura: Leigh Whannell
Cast: Lin Shaye, Angus Sampson, Leigh Whannell, Spencer Locke, Caitlin Gerard, Bruce Davison, Josh Stewart, Kirk Acevedo, Tessa Ferrer, Aleque Reid, Marcus Henderson, Amanda Jaros, Javier Botet, Patrick Wilson, Rose Byrne, Ty Simpkins, Barbara Hershey
Durata: 103 minuti
Genere: Horror


Se ci troviamo qui, dopo ben otto anni, a parlare di un nuovo capitolo della saga di "Insidious" è merito di James Wan e di quanto, con i primi due capitoli, sia stato in grado di creare due film horror validissimi dal punto di vista registico, con una sceneggiatura solida e soprattutto in grado di terrorizzare gli spettatori. Come ormai prassi di ogni saga horror che si rispetti, arriva il tempo dei prequel ed è così che "Insidious 3 - L'inizio" ci racconta di come gli eventi dei primi due film siano stati generati: cala il mistero, c'è l'ansia di spiegare, non c'è più James Wan alla regia ed ecco che il terzo capitolo - ma il primo in ordine cronologico - è parecchio deludente. Come saranno andate dunque le cose con "Insidious - L'ultima chiave"? che, udite udite, è il sequel diretto del prequel ed è dunque un ulteriore prequel che si posiziona tra gli eventi di "Insidious 3 - L'inizio" e quelli di "Insidious".
Molti anni dopo la morte della madre Aubrey, avvenuta per mano di un demone che si era impossessato di lei, Elise Rainier, interpretata da Lin Shaye, indaga come investigatrice del paranormale assieme ai suoi due colleghi Specs e Tucker, interpretati da Leigh Whannell e Angus Sampson. Risponde ad una chiamata da parte di Ted Garza, interpretato da Kirk Acevedo, che sta avendo esperienza di eventi paranormali all'interno della sua abitazione, che è proprio la casa dove abitava da piccola. Niente di più semplice come trama di partenza per un film sul paranormale, se non fosse che il soggetto si proponeva l'intento di spiegare meglio agli spettatori l'infanzia di Elise Rainier, mettendola a confronto con i demoni del proprio passato, il che avrebbe potuto dare alla pellicola per lo meno dei buoni motivi di interesse, soprattutto per poter espandere la mitologia legata a questa saga che dopo i primi due capitoli ha saputo trovare il modo di diventare una vera e propria macchina da soldi.
Ma sono proprio i registi a cui vengono affidati gli ultimi due capitoli usciti a convincerci del fatto che i produttori non vedano in questa saga altro che i soldi che potrebbero guadagnare al botteghino, piuttosto che la possibilità di creare una mitologia interessante come quella della saga di "The Conjuring" - che ha avuto per ora due capitoli pazzeschi, lo spin-off "Annabelle" non proprio riuscito e il suo seguito "Annabelle 2: Creation" decisamente più interessante -. Dopo un Leigh Whannell praticamente all'esordio - nonostante fosse sua la firma sulle precedenti sceneggiature - non in grado di dare a "Insidious 3 - L'inizio" un'identità registica ben definita, ecco che "Insidious - L'ultima chiave" viene affidato ad Adam Robitel, che dal punto di vista tecnico non mostra nulla di più rispetto al compitino che gli è stato affidato, ovvero quello di dirigere un film, dargli un inizio e una fine.
Il problema vero di "Insidious - L'ultima chiave" è però la totale assenza di idee a livello di sceneggiatura: se il soggetto di partenza e l'esplorazione dei demoni interiori della protagonista paiono dei buoni spunti per ricamarci sopra qualcosa di coinvolgente, ecco che con questo film si cade non presto, ma prestissimo, nel baratro della ripetitività e della noia. Il buon lavoro fatto in fase iniziale per creare l'atmosfera viene presto messo da parte per mostrarci scene che alla fin fine abbiamo già visto, con diversi protagonisti, negli altri tre film di questa saga, nè più nè meno. "Insidious - L'ultima chiave" è proprio uno di quei film senza arte nè parte, fatto del solito grande numero di jumpscare, che poi non è che facciano mai così tanta paura come la costruzione della tensione del primissimo episodio. Insomma, o a questa saga si prova a dare nuova vita con nuove idee - cosa difficilissima - oppure tanto vale chiudere e concentrarsi su qualcosa di totalmente nuovo: non si sa mai che possa giovare alla carriera di James Wan, mente dietro all'ottima idea che ha generato il primo capitolo.

Voto: 4,5

lunedì 21 maggio 2018

Molly's Game di Aaron Sorkin (2017)



USA 2017
Titolo Originale: Molly's Game
Regia: Aaron Sorkin
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Cast: Jessica Chastain, Idris Elba, Kevin Costner, Michael Cera, Brian d'Arcy James, Jeremy Strong, Chris O'Dowd, J. C. MacKenzie, Bill Camp, Graham Greene, Matthew D. Matteo, Joe Keery, Natalie Krill, Claire Rankin, Samantha Isler, Piper Howell, Madison McKinley, Khalid Klein, Jon Bass, Victor Serfaty
Durata: 140 minuti
Genere: Biografico, Drammatico


Prima della notte degli Oscar avevo deciso di guardare almeno tutti i film candidati all'Oscar come miglior film ed eventualmente quelli in cui ci fossero i candidati agli Oscar come miglior attore o migliore attrice. Non sono riuscito a fare tutto per tempo e per quelli che non ero riuscito a vedere ho continuato a procrastinare la visione, fino a pochi giorni fa quando mi sono deciso a visionare, finalmente, "Molly's Game", primo film da regista per Aaron Sorkin dopo essere stato lo sceneggiatore di moltissimi cult recenti con "The Social Network", "L'arte di vincere" e "Steve Jobs", tutti e tre diretti da grandi registi e con una caratteristica fondamentale ad accomunarli: i tipici dialoghi al fulmicotone per cui Aaron Sorkin è noto. Era interessante dunque vedere finalmente un'opera in cui Sorkin non figurasse solamente come sceneggiatore, ma anche come regista e "Molly's Game", vista la storia interessantissima da cui è tratto, era ciò che faceva al caso suo.
Molly Bloom, interpretata dalla grandissima Jessica Chastain, è una giovane sciatrice del Colorado che, terminata la sua carriera sportiva a causa di un grave incidente, si trasferisce a Los Angeles diventando, dopo una sequela di eventi anche fortuiti, l'organizzatrice di un grosso giro di poker per persone abbienti, appartenenti al mondo dello spettacolo e dello sport. La vicenda, narrata dalla stessa Molly Bloom in un libro intitolato "Molly's Game: From Hollywood's Elite to Wall Street's Billionaire Boys Club, My High-Stakes Adventure in the World of Underground Poker", viene narrata dalla protagonista omettendo i veri nomi dei partecipanti ai suoi tavoli da gioco - parteciperà, senza che lei ne fosse consapevole, persino la mafia russa - e sostituendoli con nomi fittizi di cui però, visto come sono ritratti nel film, si può tranquillamente immaginare l'identità.
Partiamo dal presupposto che secondo la mia modesta opinione Aaron Sorkin è piuttosto bravo nello scegliersi bene le storie da narrare: quando parli di gente come Mark Zuckerberg o di Steve Jobs il pubblico, volente o nolente, te lo sei già portato dalla tua parte. Un po' più difficile è farlo parlando di una donna che, in fondo, sarà sì conosciuta negli Stati Uniti per via del suo giro, ma nel resto del mondo - o per lo meno penso qui in Italia - pochi conoscono la sua storia in modo da essere interessati a vedere la pellicola a lei dedicata. Ed alla fin fine siamo qui a fare più o meno le stesse considerazioni fatte per altri film sceneggiati dal regista, la cui mano nella sceneggiatura personalmente mi ha sempre fatto impazzire. Il suo marchio di fabbrica rimane intatto ed è sempre affascinantissimo ed in grado di dare alla pellicola un ritmo tale per cui le due ore e venti di durata non si sentano nemmeno per sbaglio e non pesino mai sulla visione. Sarebbe anche di troppo dire quanto anche nelle vesti di Molly Bloom Jessica Chastain sia convincente, fornendo una performance recitativa di altissimo livello in cui il fiume di parole cui è costretta da Sorkin ne esalta ancora di più le sue qualità.
Passiamo però alla parte veramente interessante, alla novità della pellicola: l'Aaron Sorkin regista. L'impressione che ho avuto guardando questo film è che il regista, nonostante fosse al suo esordio, avesse già una certa padronanza del mezzo, mentre ho notato anche come il suo stile registico rispecchi, in tutto e per tutto, quello che è il suo modo di scrivere film. I cambi di inquadratura sono molto veloci, si gioca molte volte la carta di mostrare la stessa scena da più punti di vista nella stessa inquadratura tramite l'uso di riquadri, insomma Aaron Sorkin, senza strafare, dimostra comunque di avere una certa voglia di sperimentare e di mettere se stesso e il suo stile di scrittura anche dietro alla macchina da presa. Si spera dunque che in eventuali - ma spero proprio che ce ne siano perchè l'ho apprezzato parecchio - futuri lavori da regista Sorkin mantenga la stessa voglia e la stessa verve dimostrata in questo suo esordio dietro la macchina da presa: dopo essere stato la penna dietro a grandi successi cinematografici, ora le dirige anche e io non potrei che esserne più contento.

Voto: 8

domenica 20 maggio 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #19 - The Predator

Ed eccoci arrivati al diciannovesimo appuntamento con la rubrica della Domenica sui trailer e mi trovo a parlare brevemente di un trailer che attendevo da un sacco di tempo. Che ci sia l'occasione per fare, a breve, un altro dei miei speciali? Penso proprio di sì.



La mia opinione: "Predator" è, assieme ad "Alien", uno dei miei cult personali in ambito di action in cui gli antagonisti sono creature aliene assetate di sangue umano. Non è un caso che le due saghe abbiano anche dato vita a due film cross-over - di qualità piuttosto discutibile, ma di cui dovrei parlare proprio in occasione dell'imminente speciale, dato che non l'ho fatto in occasione di quello su "Alien" -, a dimostrazione di quanto le due saghe siano entrate nell'immaginario collettivo a gamba tesa. Sarà interessante vedere Shane Black all'opera con questo seguito sul quale effettivamente, nonostante arrivi otto anni dopo un terzo capitolo piuttosto deludente che a sua volta arrivava nei cinema ben venti anni dopo il secondo. Nei cinema statunitensi arriverà a Settembre, qui in Italia immagino non troppo tempo dopo. Comincia l'attesa!

venerdì 18 maggio 2018

Game Night - Indovina chi muore stasera? di John Francis Daley, Jonathan M. Goldstein (2018)



USA 2018
Titolo Originale: Game Night
Regia: John Francis Daley, Jonathan M. Goldstein
Sceneggiatura: Mark Perez
Cast: Jason Bateman, Rachel McAdams, Kyle Chandler, Billy Magnussen, Sharon Horgan, Lamorne Morris, Kylie Bunbury, Jesse Plemons, Michael C. Hall, Danny Huston, Jeffrey Wright
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia, Azione


Nell'ultimo periodo quando vengo posto davanti ad una commedia all'americana la accolgo sempre con un certo scetticismo. Ci può essere anche il miglior cast della storia, una parata di stelle che nemmeno alla notte degli Oscar, ma guarda caso quelle commedie che fanno flop poi sono sempre quelle che, a livello di cast, non avrebbero da invidiare nulla a nessun film nella storia del cinema. Non so bene perchè invece con "Game Night - Indovina chi muore stasera?" ho avuto sin dalla visione del trailer una sequela di buoni presentimenti: il primo era quello che, nel bene o nel male, il film mi avrebbe fatto divertire, mentre il secondo era legato al cast. Se Jason Bateman sta nel mezzo tra quegli attori che mi piacciono e quelli che non mi piacciono - giusto una tacca sopra all'indifferenza -, Rachel McAdams per me è una vera e propria garanzia: garanzia che quel film si beccherà i miei soldi, che nella mia testa vanno solo a lei, alla sua bravura e alla sua infinita bellezza. Ma in realtà non solo loro due a farla da padroni, ma anche il mai abbastanza elogiato Kyle Chandler e pure Lamorne Morris, lo spassosissimo Winston di "New Girl" ad inserire un possibile elemento di divertimento.
La trama della pellicola è quella della classica commedia d'azione piena di equivoci: quattro coppie di amici, che solitamente si trovano per giocare insieme a giochi di società che spesso sfociano nella competitività più estrema, si trovano per una volta a casa di Brooks, interpretato da Kyle Chandler, fratello di Max e cognato di Annie, interpretati da Jason Bateman e Rachel McAdams, per partecipare ad una sorta di cena con delitto in cui uno di loro sarebbe stato rapito. La vittima del rapimento sarà proprio Brooks e i partecipanti del gioco non sembrano accorgersi subito del fatto che la scena sia decisamente troppo realistica per essere parte di un gioco: partirà dunque la ricerca del luogo in cui il sequestrato viene nascosto, con i nostri protagonisti convinti di partecipare ad un gioco che presto si spingerà decisamente troppo oltre.
"Game Night - Indovina chi muore stasera?" a mio modo di vedere è un film perfetto. BOOOM! Piano piano, fatemi finire. É uno di quei film perfetti per passare del tempo in assoluta spensieratezza dimenticandosi delle fatiche della giornata e dei problemi che si dovranno affrontare il giorno dopo. "Game Night" è uno dei pochi film visti quest'anno - ma anche in assoluto in questi ultimi anni - che mi ha fatto ridere come un imbecille dall'inizio alla fine, senza che la pellicola avesse la pretesa di mandare un messaggio serio che sollevasse il valore sociale o morale del film. Il semplice e puro intrattenimento di quelli che fanno, alla fine della visione, sentire un po' meglio, soprattutto grazie a due protagonisti davvero in formissima dal punto di vista recitativo, con Rachel McAdams che non vedevo sulle scene da un po' di tempo e che è protagonista di un ottimo ritorno e con Jason Bateman che non penso di avere mai visto così in parte. Insomma, se non avete pretese di vedere un film dall'alto contenuto filosofico, ma vi volete divertire in maniera spensierata per un'ora e mezza, "Game Night - Indovina chi muore stasera?" potrebbe essere il film che fa al caso vostro.

Voto: 7

giovedì 17 maggio 2018

WEEKEND AL CINEMA!

In questi weekend cinematografici di Maggio sta sempre arrivando almeno un'uscita interessante a settimana. In questa le uscite di punta, almeno per quanto mi riguarda, sono ben due, mentre ce n'è una terza che potrebbe sorprendermi in maniera positiva, ma non mi impegnerò particolarmente per cercare di vederla. Vediamo quali sono gli otto film in uscita in questo weekend, commentati, come al solito, in base ai miei pregiudizi!


Deadpool 2 di David Leitch


"Deadpool", all'epoca della sua uscita, mi aveva fatto abbastanza impazzire. Lo avevo trovato divertente, soprattutto grazie al protagonista estremamente sopra le righe. Sarà interessante vedere quanto in questo sequel si sia mantenuto lo spirito per nulla serio del predecessore, nella speranza che Ryan Reynolds sia riuscito ancora una volta a rendere al meglio questo interessantissimo personaggio.

La mia aspettativa: 7/10


Dogman di Matteo Garrone


Matteo Garrone torna alla regia dopo "Il racconto dei racconti" e torna a presentare un suo film in concorso al Festival di Cannes che si sta tenendo proprio in questi giorni. Il trailer della pellicola in questione è angosciante e ha saputo convincermi a dare un'opportunità al film. La speranza è quella di trovarsi davanti a qualcosa di grande qualità, anche se personalmente Matteo Garrone ancora non sono riuscito ad inquadrarlo per bene.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

They: Dopo le due parti di "Loro", in Italia esce "They" e non parla di Donald Trump, ma di un quattordicenne che sta affrontando la sua identità sessuale. Sinceramente mi ispira poco o nulla, mi sa di troppo impegnato e impegnativo.
Abracadabra: Commedia spagnola che non mi ispira minimamente fiducia, solo a leggerne la trama mi è sembrata eccessivamente stupida.
Famiglia allargata: Commedia francese di cui ho più volte visto il trailer e sembra poter essere abbastanza divertente. Non farò certo i salti mortali per vederla, ma un'opportunità potrei anche dargliela senza problemi.
Giù le mani dalle nostre figlie: Appena ho visto che in questo film c'è John Cena - che detestavo anche quando seguivo il wrestling, pensate un po' - ho pensato che non lo vedrei mai. Il trailer ha rafforzato le mie convinzioni.
Il codice del babbuino: Thriller italiano ispirato ad eventi reali che invece a me non ispira nemmeno un po'.
Parigi a piedi nudi: Per questo weekend hanno tirato fuori persino un film dal 2016. Se vi interessa guardatelo pure, io ne faccio a meno.

mercoledì 16 maggio 2018

Opera di Dario Argento (1987)




Italia 1987
Titolo Originale: Opera
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Franco Ferrini
Cast: Cristina Marsillach, Ian Charleson, Urbano Barberini, Antonino Iuorio, Daria Nicolodi, Coralina Cataldi Tassoni, Antonella Vitale, William McNamara, Barbara Cupisti, Carola Stagnaro, Francesca Cassola, Maurizio Garrone, Cristina Giachino, György Gyõriványi, Peter Pitsch, Bjorn Hammer, Sebastiano Somma, Dario Argento, Michele Soavi
Durata: 103 minuti
Genere: Thriller


Qua non si molla proprio nulla ed eccoci per parlare di "Opera", nel decimo appuntamento con la rubrica dedicata al grande Dario Argento. Dopo aver parlato solamente settimana scorsa di "Phenomena" - che personalmente metto al terzo posto nella mia personalissima classifica dei film del regista, giocandosela con "L'uccello dalle piume di cristallo" -, a tutti gli effetti un thriller con elementi da horror soprannaturale con una grandissima, giovanissima e bellissima Jennifer Connelly e prima di parlare della collaborazione del regista con George Romero con "Due occhi diabolici" - di cui Argento ha diretto il secondo dei due episodi -, tocca parlare di "Opera", primo film del regista prima di "Il fantasma dell'opera" ambientato nel mondo dell'opera. Ed in una sola frase ho scritto la parola opera solamente ottantacinque volte, ma per non farsi mancare nulla: opera. E preparatevi che lo dirò di nuovo!
Alla vigilia della messa in scena del "Macbeth" di Giuseppe Verdi, Betty, giovane cantante lirica interpretata da Cristina Marsillach, è chiamata per sostituire una collega più anziana ed esperta, rimasta vittima di un incidente. La ragazza, nonostante l'opera in questione sia nota nell'ambiente per portare grande sfortuna a chi la interpreta, accetta nonostante i suoi brutti presentimenti. Da quel momento un killer comincerà a colpire tutta una serie di persone a lei vicine e vicine all'ambiente operistico, il più delle volte legando e imbavagliando la ragazza e costringendola a guardare gli efferati omicidi, riproducendo quello che anni prima era un incubo ricorrente della giovane cantante. Con questo decimo film del regista ci troviamo ancora una volta davanti ad un vero e proprio thriller, questa volta senza alcun elemento soprannaturale, ma semplicemente con un assassino da scoprire e, come ormai il regista ci ha abituato da "Profondo rosso" in poi, tanto, tantissimo sangue.
"Opera" è una di quelle visioni della cinematografia di Dario Argento che mancavano alla mia lista di visioni e ho dovuto dunque affrontarla per la prima volta proprio per questa rassegna che sto portando avanti. Sul film nel corso degli anni se ne sono dette di ogni, con critici e spettatori che lo hanno considerato - non so se a torto o meno perchè sulla produzione argentiana degli anni novanta non sono preparatissimo, mentre lo sono di più su quella dopo il duemila - un po' come il suo canto del cigno, l'ultima pellicola valida della sua filmografia, nonostante la presenza di evidenti difetti, soprattutto per quanto riguarda la sceneggiatura. Riguardo al film devo dire che la parte iniziale, direi la prima mezz'ora fino al primo omicidio a cui l'assassino costringe Betty ad assistere, mi ha preso moltissimo: musicalmente le parti cantate del "Macbeth" di Giuseppe Verdi alternate alle parti originali composte dal solito Claudio Simonetti dei Goblin contribuiscono ad entrare in pieno nel clima teso e claustrofobico della pellicola, così come alcuni movimenti di macchina in soggettiva ed alcuni brevi piano sequenza mi sono parsi interessantissimi ed azzeccati. Il primo omicidio a cui è costretta ad assistere Betty è anche ottimo per chi cerca nella pellicola anche un po' di sangue, ma lo saranno poi anche quelli successivi.
A convincermi sicuramente di meno, principalmente per quel che riguarda la sceneggiatura, è tutto ciò che succede dopo: non mi ha convinto innanzitutto il modo in cui la vicenda riguardante la ricerca dell'assassino evolve nel corso della durata della pellicola e ancora meno mi ha convinto la risoluzione del caso. Non mi convince più nemmeno tanto la componente registica, con la seconda parte del film che dà quasi l'impressione che le idee migliori a livello tecnico Dario Argento se le sia giocate nella prima parte: non che questa peggiori in maniera sensibile diventando brutta, semplicemente diventa un po' più anonima e meno interessante e coinvolgente. CI troveremo dunque davvero davanti al canto del cigno di Dario Argento che con "Opera" è stato in grado di girare un film che introduce la vicenda in maniera ottima, per poi non dare continuità alle buone cose fatte vedere nella prima parte? Staremo a vedere nelle prossime settimane, quando lo speciale proseguirà.

Voto: 6

martedì 15 maggio 2018

Loro 2 di Paolo Sorrentino (2018)



Italia, Francia 2018
Titolo Originale: Loro 2
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Cast: Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Elena Sofia Ricci, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Lorenzo Gioielli, Alice Pagani, Caroline Tillette, Pasqualina Sanna, Gigi Savoia, Benedetta Mazza, Elena Cotta, Iaia Forte, Duccio Camerini, Yann Gael, Mattia Sbragia, Max Tortora, Milvia Marigliano, Michela Cescon, Roberto Herlitzka, Alessia Fabiani, Chiara Iezzi
Durata: 105 minuti
Genere: Biografico, Commedia, Drammatico


Dicevo solamente nella recensione di ieri, quella di "Loro 1", che non avrei saputo quando avrei potuto vedere la seconda parte e quando ne avrei parlato. La decisione di dividere la recensione in due parti, proprio come il film, non prevedeva il fatto che queste due uscissero in due giorni consecutivi, ma alla fin fine non è che a voi che leggete freghi più di tanto di quella che è la mia programmazione riguardo la pubblicazione dei post. Siamo dunque qui a parlare di "Loro 2", seconda parte di "Loro", film che nasce per essere una pellicola unica diretta da Paolo Sorrentino, ma poi suddivisa in due parti per motivi sicuramente commerciali, anche perchè siamo davanti ad un film che, complessivamente, dura poco più di tre ore e non sarebbe stato certo uno scandalo se fosse stato proiettato nei cinema in un'unica soluzione. Si era conclusa la prima parte con la sensazione che i distributori della pellicola avessero preso il nastro, delle belle cesoie e deciso arbitrariamente il punto in cui dividerlo a metà. Si era conclusa poi la prima parte con la sensazione, almeno da parte mia e non tanto da parte degli addetti ai lavori, di trovarci davanti ad un ottimo film.
Dopo averci introdotto nella prima parte del film la vicenda dell'imprenditore tarantino Sergio Morra, interpretato da Riccardo Scamarcio, disposto a tutto pur di conoscere Silvio Berlusconi tanto da arrivare ad affittare una villa vicino alla sua per organizzare feste piene di ragazze e attirare la sua attenzione, "Loro 2" accantona in parte il punto di vista di Loro, quelli che appartengono all'alta società, per concentrarsi maggiormente su Lui, quel Silvio Berlusconi che, tra un goffo tentativo di riconquistare la moglie Veronica Lario e qualche altro festino a base di gnagna, vuole riconquistare la fiducia degli italiani, andando a nuove elezioni, per farsi amare di nuovo e affermare, nuovamente, il suo valore come imprenditore e come politico. La sensazione che si ha con questa seconda parte della pellicola è quella che il tutto prenda, in qualche modo, un'accelerata tale da non rendere sempre soddisfacente la narrazione degli eventi, che come ci tiene a ricordare lo stesso regista, sono una libera interpretazione dei fatti reali, narrata attraverso personaggi fittizi.
Se dal punto di vista tecnico, anche in questa seconda parte, non si può davvero dire nulla - eh vabbeh, non è che ci fosse bisogno di sottolinearlo di nuovo, ma io quando vedo la regia di Paolo Sorrentino non capisco più nulla, mi piace troppo, forse eccessivamente -, sono la narrazione e la sceneggiatura a calare in maniera maggiore, risentendo in misura molto maggiore di quell'accelerata agli eventi che viene data in questa seconda porzione del film. Con una narrazione così tanto spezzettata e sicuramente meno convincente rispetto alla prima parte, assumono fondamentale importanza i lunghi dialoghi di cui è protagonista Berlusconi, che appare sicuramente meglio caratterizzato e in grado di prendersi completamente la scena, nonostante non sia andato particolarmente pazzo della recitazione, eccessivamente caricaturale, di Toni Servillo, un po' impacciato quando si trova a dover fare l'accento brianzolo, imponente e maestoso in quei pochi frangenti in cui è la sua napoletanità a prendere il sopravvento, sia nella scena in cui si finge un venditore al telefono con un'anziana signora, sia in quelle in cui canta brani della musica popolare napoletana.
In una seconda parte di film in cui è finalmente diventato protagonista quel Silvio Berlusconi che tutti aspettavamo nella prima parte - e che fortunatamente non ha fatto il suo ingresso in scena come se fosse un Gatsby all'italiana -, ne viene fuori in maniera interessante quella che è la sua personalità, la paura del declino imprenditoriale e politico e quella di non essere più amato, nemmeno dalla moglie. Nonostante sia stato meno convinto da "Loro 2" che da "Loro 1", qui esce, narrato molto molto bene, il rapporto tra Berlusconi e la moglie e i purtroppo pochi dialoghi tra la coppia sono, senza ombra di dubbio, la cosa migliore di tutto il film, con una Elena Sofia Ricci in grandissima forma recitativa e unica persona in grado di mettere in difficoltà, dal punto di vista morale, il marito di cui è stata innamorata per moltissimo tempo. Nel complesso dunque ho trovato che "Loro", nella sua totalità, sia un film sicuramente ben realizzato e con uno stile che mi ha coinvolto dall'inizio della prima parte fino alla fine della seconda. Nonostante l'insensatezza di dividere la pellicola in due film distinti, alla fine tale divisione mi ha dato modo di capire quale delle due parti mi abbia convinto maggiormente e sono certo sia stata la prima, con la seconda che fa di quello che sarebbe dovuto essere il suo punto di forza - la figura di Silvio Berlusconi - uno dei suoi maggiori punti di debolezza, dovuti ad una narrazione estremamente spezzettata, ma comunque molto coinvolgente.

Voto a Loro 1: 9
Voto a Loro 2: 7
Voto a Loro (inaspettatamente): 8

lunedì 14 maggio 2018

Loro 1 di Paolo Sorrentino (2018)



Italia, Francia 2018
Titolo Originale: Loro 1
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Cast: Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Elena Sofia Ricci, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Lorenzo Gioielli, Alice Pagani, Caroline Tillette, Pasqualina Sanna, Gigi Savoia, Benedetta Mazza, Elena Cotta, Iaia Forte, Duccio Camerini, Yann Gael, Mattia Sbragia, Max Tortora, Milvia Marigliano, Michela Cescon, Roberto Herlitzka, Alessia Fabiani, Chiara Iezzi
Durata: 105 minuti
Genere: Biografico, Commedia, Drammatico


Sono stato veramente a lungo combattuto se parlare di "Loro" su questo blog in due parti, così come è stato fatto al cinema, o se aspettare la visione della seconda parte per dedicare al film, che nasce per essere un film unico, una sola recensione. Alla fine, senza un vero e proprio motivo particolare, ho deciso di dividere anche io la recensione in due, d'altronde se Paolo Sorrentino e la casa di produzione possono permettersi di prendere il rotolo di pellicola del film, misurarlo e poi tagliarlo esattamente al centro - magari senza un vero e proprio criterio logico -, chi sono io per non fare la stessa cosa con questa recensione. Siamo davanti comunque ad uno dei film più discussi e attesi dell'intera stagione cinematografica da parte dei cinefili italiani, peccato che la distribuzione abbia deciso di farlo uscire lo stesso giorno di "Avengers: Infinity War" e devo dire che, miracolosamente, la cosa non ne ha inficiato per niente i guadagni al botteghino che sono stati comunque molto alti. Film discusso perchè si parla di Silvio Berlusconi e di alcune vicende, fittizie ma ispirate a fatti e personaggi reali, che hanno ruotato attorno alla sua persona tra il 2006 e il 2010.
Sergio Morra, interpretato da Riccardo Scamarcio, è un giovane affarista tarantino che gestisce un traffico di giovani escort da usare per corrompere politici locali. Ha una relazione con Tamara, interpretata da Euridice Axen, con la quale decide di lasciare Taranto per recarsi a Roma, con la speranza di svoltare. Lì ad una festa conosce la bellissima Kira, interpretata da Kasia Smutniak, che Morra pensa di poter utilizzare per conoscere Lui: Silvio Berlusconi. Nel frattempo anche Tamara fa conoscenza con Santino Recchia, interpretato da un Fabrizio Bentivoglio che non mi è mai piaciuto come in questo film, ex ministro e personalità vicina a Berlusconi che Sergio vuole utilizzare come aggancio per arrivare a Lui. Ho sempre detto, in tutte le recensioni dei suoi film su questo blog, che il più grande pregio e contemporaneamente il più grande difetto di Paolo Sorrentino è quello di essere troppo criptico nelle sue pellicole, qui, a parte qualche simbolismo che non ho colto proprio subito, la sua narrazione mi è parsa piuttosto chiara e tradizionale, ma ciò non è che sia necessariamente un difetto di questa prima parte del film.
Prima parte del film che, devo ammetterlo, ho apprezzato moltissimo per vari motivi e la fregna presente all'interno del film è solamente uno dei tanti, comunque particolarmente importante. Innanzitutto una cosa che apprezzo particolarmente del regista è il fatto che ha una sua idea precisa di cinema e che faccia un film su Silvio Berlusconi o che lo faccia su un giornalista che vive la vita mondana o che faccia una serie TV su un papa, non c'è verso di spostarlo di una virgola da quella che è la sua idea cinematografica. Ed in questa prima parte della pellicola la regia è qualcosa di maestoso, alterna movimenti di macchina lenti e ricercati ad altri un po' più spinti, giocando in una maniera interessantissima con la componente musicale che è sempre molto importante nei suoi film.
Apprezzato in maniera particolare il modo in cui viene creata l'attesa verso l'ingresso in scena di Berlusconi, ben interpretato da Toni Servillo, anche se sinceramente mi aspettavo qualcosina in più. Tra un party a base di droga e l'altro sembra quasi che il personaggio possa entrare in scena da un momento all'altro come Leonardo DiCaprio ne "Il grande Gatsby", solo che poi a un certo punto lo vediamo per la prima volta in un modo relativamente normale: si crea un'attesa tale per il suo ingresso in scena che il fatto che non sia spettacolare come ci saremmo aspettati è quasi un colpo di scena per la pellicola. Anche il rapporto con la moglie Veronica, interpretata da un'ottima Elena Sofia Ricci è ben introdotto e molto probabilmente sarà la componente centrale della seconda parte del film, uscita lo scorso Giovedì. Insomma, se proprio gli devo trovare un difetto, per ora, sta proprio nel fatto di aver visto un film incompleto, in cui i produttori hanno preso la pellicola e hanno deciso arbitrariamente in quale punto tagliarla a metà, senza dare a "Loro 1" quanto meno un senso di compiutezza, cosa che invece avevamo, ad esempio, con "Kill Bill: Volume 1" e con "Nymphomaniac - Volume I", ma nonostante tutto il film è godibilissimo e anzi, l'ho adorato parecchio, nella speranza che la seconda parte confermi tutte le buone impressioni che ho avuto.

Voto: 9