venerdì 29 marzo 2019

LE SERIE TV DI MARZO

Ritorna, per il mese di Marzo, il recap mensile sulle serie televisive che ho visto nel corso degli ultimi trenta giorni. Questo mese sono riuscito a vederne ben quattro, di generi diversi e che mi hanno soddisfatto o non soddisfatto in maniera diversa. Pronti dunque a questo poker di recensioni?


Counterpart - Stagione 2

Episodi: 10
Creatore: Justin Marks
Rete Americana: Starz
Rete Italiana: Inedita
Cast: J. K. Simmons, Olivia Williams, Harry Loyd, Nazanin Boniadi, Sara Serraiocco, Ulrich Thomsen, Nicholas Pinnock, Mido Hamada, Betty Gabriel, James Cromwell
Genere: Fantascienza, Spionaggio


Dopo una prima stagione in cui i due J. K. Simmons protagonisti della serie mi avevano sorpreso in positivo, con una storia di spionaggio puro narrata all'interno di un contesto fantascientifico - a riprova che la fantascienza, più che un genere, è un contesto attorno a cui costruire una trama appartenente a qualsiasi genere -, la seconda stagione è riuscita, molto probabilmente, nel difficile compito di eguagliare il precedente ciclo di episodi, se non addirittura di migliorarlo. Per quanto infatti le storie di spionaggio puro non sempre mi attirino particolarmente, in questa seconda stagione vengono approfonditi con più cura quei personaggi, sia positivi sia negativi, che avevamo imparato a conoscere nella prima stagione, con delle evoluzioni talvolta inaspettate, talvolta coerenti con quella che era la storia del personaggio stesso. La contrapposizione tra i due universi paralleli si fa sempre più aspra, così come interessantissime sono le spiegazioni su come si sia venuto a creare il parallelismo tra i due universi, con il personaggio interpretato da James Cromwell - e relativa puntata flashback sullo sdoppiamento - davvero fantastici. Peccato per il finale che pur chiudendo molte linee narrative sembri essere fin troppo aperto: la cancellazione della serie alla seconda stagione non gioca molto a suo favore.

Voto: 7,5


The First - Stagione 1

Episodi: 8
Creatore: Beau Willimon
Rete Americana: Hulu
Rete Italiana: TIMVision
Cast: Sean Penn, Natascha McElhone, LisaGay Hamilton, Hannah Ware, James Ransone, Oded Fehr, Keiko Agena, Melissa George, D. W. Moffett, Fernanda Andrade, Annie Parisse, Rey Lucas
Genere: Fantascienza, Drammatico

Arriva direttamente da Hulu, pubblicata tra l'altro a non troppa distanza dall'uscita nei cinema di "First Man - Il primo uomo", la seconda serie fantascientifica che verrà trattata in questo post, che narra della prima missione umana su Marte. Prima di approcciare a questa serie non sapevo nulla, non ne ho nemmeno visto un trailer, ho solamente letto la trama in maniera piuttosto superficiale: ecco così che la serie ha saputo stupirmi sin dal primo episodio, con la prima missione che fallisce malissimamente. Ecco che però la serie ti inganna - a conferma del fatto sulla fantascienza che dicevo prima - concentrandosi non tanto sulla missione marziana, quanto più che altro sulle vite e sull'umanità dei personaggi che comporranno la nuova squadra designata a sbarcare sul pianeta rosso. Uno straordinario Sean Penn negli episodi iniziali e delle trame che mettono al centro le emozioni umane stavano per farmi pensare ad una grandissima serie nei primi episodi. Poi però le trame diventano leggermente ripetitive e ho come avuto l'impressione che gli otto episodi fossero persino troppi per arrivare al lancio della missione nell'episodio finale. Peccato ancora una volta per la cancellazione della serie, che nella seconda stagione avrebbe potuto alzare il suo potenziale, concentrandosi in maniera uguale sulla componente umanistica e sulla componente fantascientifica.

Voto: 6,5


Unbreakable Kimmy Schmidt - Stagione 4

Episodi: 12
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Ellie Kemper, Tituss Burgess, Carol Kane, Jane Krakowski
Genere: Commedia


La prima stagione di "Unbreakable Kimmy Schmidt" mi aveva sorpreso in positivo, divertito tantissimo con le sue assurdità ed era risultata una delle migliori commedie di quell'anno. Con la seconda stagione mi ero divertito ugualmente, ma l'effetto sorpresa era ormai passato e sentivo un po' di ripetitività. Con la terza stagione sono iniziate ad arrivare le prime delusioni: l'assurdità dei primi episodi lasciava lo spazio a molta più normalità e convenzionalità e le storie iniziavano a farsi fin troppo più serie. Questa quarta e definitivamente ultima stagione mi ha immensamente deluso. Non è raro negli ultimi tempi che gli sceneggiatori non sappiano più che pesci pigliare per l'ultima stagione di una serie e sia questa, sia l'ultima di "New Girl" - completamente inutile - sono qui a testimoniarlo. I primi sei episodi, usciti nel corso del 2018, me li sono portati dietro per tantissimo tempo, li ho trovati noiosissimi e completamente spenti a livello creativo. Dal punto di vista comico le cose sono leggermente migliorate nella seconda parte, ma alla fin fine la sensazione che le storie di questi personaggi, a cui comunque mi ero affezionato, non siano state chiuse nel modo migliore possibile continua a pervadermi e a farmi pensare all'occasione sprecata.

Voto: 4,5


Il nome della rosa: La serie

Episodi: 8
Creatore: Giacomo Battiato
Rete Italiana: Rai 1
Cast: John Turturro, Rupert Everett, Damian Hardung, Fabrizio Bentivoglio, Greta Scarano, Richard Sammel, Stefano Fresi, Roberto Herlitzka, Fausto Maria Sciarappa, Maurizio Lombardi, Antonia Fotaras, Guglielmo Favilla, Piotr Adamczyk, Tchéky Karyo, Benjamin Stender, Claudio Bigagli, Corrado Invernizzi, Max Malatesta, Alessio Boni, Sebastian Koch, James Cosmo, Michael Emerson, Rinat Khismatouline, Camilla Diana, David Brandon
Genere: Drammatico, Thriller, Storico


Andata in onda per quattro Lunedì su Rai 1, "Il nome della rosa: La serie" è riuscita a prendermi sempre di più con il passare degli episodi, un po' come mi successe con il romanzo di Umberto Eco, mentre del film non ricordo che la prima parte mi avesse particolarmente annoiato. Con il passare delle settimane infatti ho trovato la narrazione sempre più coinvolgente, tanto che lo scoglio secondo me più difficile da superare è proprio quel primo episodio pregno di disquisizioni filosofiche in cui Guglielmo da Baskerville, interpretato da un ottimo John Turturro, si cimentava. Il punto più alto lo si è raggiunto con l'ultimo episodio, in cui l'interrogatorio di Bernardo Gui, interpretato da Rupert Everett, a Remigio, interpretato dal nostro Fabrizio Bentivoglio, e la risoluzione del mistero nelle battute finali sono stati particolarmente intensi ed emotivamente coinvolgenti. Un plauso particolare poi va ai "nostri" Stefano Fresi, Greta Scarano e Antonia Fotaras.

Voto: 7,5


Siccome poi il mese prossimo sarà giustamente occupato dalla stagione finale di Game of Thrones, una sorta di passaggio tra la serie che ho preferito lo scorso mese e quella su cui riporrò maggiore attenzione il prossimo!

giovedì 28 marzo 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Altra settimana abbastanza piena, cinematograficamente parlando, con almeno tre titoli da tenere d'occhio: uno di sicuro successo per il grande pubblico, il secondo un blockbuster che non penso avrà un grande successo, ma di cui si sta parlando abbastanza bene in giro, mentre il terzo il film d'essai, che sta piacendo praticamente al mondo intero. Vediamo però quali sono tutte le uscite di questa settimana commentate come al solito in base esclusivamente ai miei pregiudizi!


Dumbo di Tim Burton

Molti di voi stanno dicendo da tempo che questi reboot in live action dei classici dell'animazione Disney sono inutili. Io sarei anche d'accordo, solo che a dirla tutta non mi dispiacciono nemmeno tanto. Anche perchè con questo "Dumbo" un po' spero che Tim Burton possa tornare a girare pellicole di qualità dopo un periodo un po' sottotono.

La mia aspettativa: 6,5/10


Captive State di Rupert Wyatt

Ecco il secondo blockbuster della settimana, un film di fantascienza ambientato in un futuro distopico, di quelli che non tanti anni fa sarebbero stati un sicuro successo. Questo invece non penso che al botteghino possa davvero sbancare, spero però che quanto meno come film di fantascienza possa coinvolgermi dall'inizio alla fine.

La mia aspettativa: 6,5/10


Border - Creature di confine di Ali Abbasi

Arriva dalla Svezia uno dei candidati al miglior film straniero, di cui in queste settimane si fa un gran parlar bene. Penso che la mia scelta cinematografica della settimana potrebbe ricadere, con una certa sicurezza, proprio su questo film. L'aspettativa è alta, speriamo che venga ripagata! Il problema è che già so che quei cani maiali del cinema che ho vicino a casa non lo proietteranno e penso che dovrei farmi un bel po' di strada per vederlo.

La mia aspettativa: 6,5/10


Le altre uscite della settimana

Bentornato Presidente!: Seguito di "Benvenuto Presidente!" che non mi era piaciuto particolarmente, qui con tanto di parodia di Salveenee e di Giggino. Prevedo una baracconata.
Fratelli nemici: Dramma thriller franco-belga che non mi ispira più di tanto e poi nei cinema che ho vicino a casa nemmeno lo danno.
Il vegetariano: Pellicola italiano all'apparenza impegnatissima, che penso salterò.
Likemeback: Angela Fontana in una pellicola adolescenziale al femminile. Non lo guarderò sicuramente, anche se c'è Angela Fontana.
The Prodigy - Il figlio del male: Questo horror sembra una mezza ciofega. Quest'anno però ancora di film veramente brutti e inguardabili non ne ho visti, quindi penso che dovrei cimentarmi in qualcosa del genere prima o poi. Magari ne rimango sorpreso.
Tutte le mie notti: Altra pellicola italiana impegnata di cui penso che farò tranquillamente a meno.
Una giusta causa: Felicity Jones in un film sulla disparità di genere negli anni '50 che non sembra nulla di che a dire la verità.

mercoledì 27 marzo 2019

John Wick - Capitolo 2 di Chad Stahelski (2017)



USA, Italia 2017
Titolo Originale: John Wick: Chapter 2
Regia: Chad Stahelski
Sceneggiatura: Derek Kolstad
Cast: Keanu Reeves, Riccardo Scamarcio, Ian McShane, Ruby Rose, Common, Claudia Gerini, Lance Reddick, Laurence Fishburne, Tobias Segal, John Leguizamo, Bridget Moynahan, Thomas Sadoski, Erik Frandsen, David Patrick, Perry Yung, Franco Nero, Youma Diakite, Peter Serafinowicz, Luca Mosca, Peter Stormare
Durata: 122 minuti
Genere: Azione


Nel 2014, quando uscì il primo "John Wick" diretto da Chad Stahelski e da David Leitch, non rimasi particolarmente impressionato dal film che non mi coinvolse più di tanto. All'epoca però avevo anche abbastanza litigato con il cinema d'azione, un po' come ora con il cinema d'animazione, che ormai da anni non sapeva distaccarsi dalle solite storie trite e ritrite e dai soliti espedienti registici. Dal punto di vista tecnico però in qualche modo già il primissimo "John Wick" non mi era sembrato niente male, anche se poi, nel 2017, la voglia di vedere "John Wick - Capitolo 2" era abbastanza mancata. Nello stesso anno, tra l'altro, la coppia di registi che diresse il primo film si divise, Chad Stahelski per dirigere questo secondo capitolo, mentre David Leitch per dirigerne quella che si potrebbe considerare un po' la versione al femminile di "John Wick", quel "Atomica bionda" che ricordo mi era piaciuto parecchio. Nell'ottica di vedere "John Wick 3" la cui uscita in Italia è piuttosto vicina e il cui trailer mi ha esaltato parecchio, Domenica pomeriggio ho recuperato su Netflix questo secondo capitolo, in cui oltre al protagonista Keanu Reeves, figurano anche Ian McShane, Lawrence Fishburne e i nostri connazionali Riccardo Scamarcio e la da me odiata Claudia Gerini.
Quattro giorni dopo gli eventi del primo film, il sicario professionista John Wick riesce a recuperare la sua auto, riuscendo a ritornare a casa e a seppellire di nuovo le sue armi sotto terra. Poco tempo dopo però riceverà una visita da Santino D'Antonio, camorrista cui il sicario deve ricambiare un pegno da molto tempo. Rifiutatosi di ricambiare il favore, Santino gli fa esplodere la casa. John Wick, dopo aver messo al sicuro il suo cane al Continental Hotel - luogo in cui tutti i sicari del mondo devono attenersi ad un codice d'onore che non permette loro di uccidersi al suo interno - decide di recarsi da Santino per compiere la sua missione: uccidere la sorella del camorrista, cui il padre aveva affidato il suo posto al tavolo cui presenziano i più alti esponenti delle criminalità organizzate di tutto il mondo. Dopo essere riuscito a compiere la sua missione, Santino mette una taglia sulla sua testa, per non far capire chi fosse il mandante dell'omicidio e per John Wick inizia una grande fuga che nei suoi intenti lo dovrà portare ad eliminare lo stesso Santino dalla faccia della terra.
Tanto non avevo apprezzato il primo film, che nonostante il buon livello tecnico non mi aveva particolarmente coinvolto, tanto con questo secondo film mi sono ritrovato a tifare per il protagonista in un film in cui il ritmo altissimo della narrazione e le scene d'azione coreografate alla perfezione fanno da contraltare ad una trama che sì, è sicuramente già vista, ma aggiunge molti elementi in questo speciale universo narrativo in cui tutti gli assassini del mondo si conoscono e hanno un codice d'onore che devono rispettare. Non tutto funziona alla perfezione, ovviamente trovandoci davanti ad un film il cui genere da tempo non fa altro che farmi trovare motivi per denigrarlo, ad esempio la prima metà della pellicola si perde in dialoghi forse un po' troppo lunghi che danno l'impressione che il film fatichi ad ingranare per davvero. Quando però l'azione comincia per davvero ecco che arriva, come forse non ci si attendeva, il passo in avanti rispetto al capitolo precedente: sangue e violenza a livelli estremi vengono messe al centro e le scene d'azione sono quanto mai esaltanti, coinvolgenti, addirittura gasanti. Poco importa che il nostro protagonista sembri immune a qualsiasi tipo di colpo - certo, ne porta i segni, ma non sembra subirne le conseguenze - d'altronde già di per sè il mondo creato da Chad Stahelski non è e non vuole essere realistico quindi non vedo come io spettatore non dovrei sospendere l'incredulità davanti a queste cose.
Con mia grande sorpresa mi sono ritrovato, dopo molto tempo a questa parte, ad apprezzare un film d'azione in cui non si può proprio non parteggiare per il protagonista, mettendo da parte per un paio d'ore tutte le nostre concezioni morali sul giusto e sullo sbagliato e soprattutto, sospendendo l'incredulità giusto il tempo di rendersi conto che tutti gli assassini del mondo hanno una zona franca in cui non possono commettere omicidi, per poi potersi scannare liberamente una volta usciti da quella zona. Dopo aver visto dunque "John Wick - Capitolo 2" l'attesa per il terzo capitolo, che uscirà tra un mesetto, comincia a salire, visto che il trailer, contro ogni pronostico, mi ha gasato di brutto!

Voto: 7

martedì 26 marzo 2019

El incidente di Isaac Ezban (2014)



Messico 2014
Titolo Originale: El incidente
Regia: Isaac Ezban
Sceneggiatura: Isaac Ezban
Cast: Raúl Méndez, Nailea Norvind, Hernán Mendoza, Humberto Busto, Fernando Alvarez Rebeil, Gabriel Santoyo, Paulina Montemayor, Hector Mendoza, Leonel Tinajero, Marcos Moreno, Luciana Villegas, Adrián Ladrón de Guevara, Leticia Gonzalez, Magda Brugengheim, Santiago Mendoza Cortes, Erick Trinidad Camacho
Durata: 101 minuti
Genere: Fantascienza, Drammatico


É ormai diventato praticamente inutile continuare a ribadirlo, ma per chi non lo sapesse o per chi non mi legge assiduamente lo faccio per un'altra volta: amo i film che parlano di paradossi temporali e quindi, leggendo brevissimamente la trama di questo film sulla bacheca della pagina Facebook de "Il buio in sala", che consigliava spassionatamente questa pellicola in quanto vero e proprio gioiellino del genere, non mi potevo lasciare sfuggire la visione di "El incidente", pellicola messicana che tratta il tema dei paradossi temporali disponibile su Netflix. Il film è stato presentato in una versione incompleta al Festival di Cannes del 2014 ed è stato proiettato nei cinema messicani quasi un anno e mezzo dopo, nel Settembre del 2015. Non ricordo che il film abbia avuto una distribuzione italiana e il fatto che su Netflix la pellicola sia disponibile solamente in lingua originale conferma quelli che sono i miei sospetti riguardo al fatto che una distribuzione questo film non l'abbia avuta nel nostro paese: troppo piccolo per guadagnare qualche soldo, troppo piccolo per essere capito ed ecco che poi, a guardarlo, mi ritrovo praticamente ad adorarlo.
Due piccoli criminali, Carlos e Oliver, vengono sorpresi nella sua abitazione da un poliziotto di nome Marco, che, sparando, ferisce gravemente Carlos. Usciti dall'appartamento i tre si rendono conto, dopo non molto tempo, che la scala che porta fuori dal palazzo non ha una fine. In un altro luogo non ben precisato Roberto, la sua nuova moglie Sandra e i loro due figli partono per una vacanza, scoprendo poco dopo la partenza che nessuno ha portato le medicine per l'asma della figlia minore: la bambina ha una reazione allergica e la famiglia, in auto, si accorge che la strada che stanno percorrendo si ripete continuamente, è sempre la stessa. Le due storie poi si ricollegheranno in qualche modo nel finale del film, che ci spiegherà il perchè o due gruppi di personaggi si siano ritrovati intrappolati all'interno di un loop spazio-temporale e anche il modo per uscirne.
Dico sin da subito che "El incidente" per quanto mi riguarda è un piccolo gioiellino, un film in cui il montaggio alternato è gestito ottimamente e in cui le due storie che vengono narrate - che si ricollegano in un finale evocativo e commovente - sono entrambe interessanti e magnificamente dirette. Se la prima, quella ambientata nel palazzo dalla tromba delle scale infinita, riesce a mettere nello spettatore un senso di chiusura e di claustrofobia elevatissimi, la seconda riesce a ritrarre benissimo le conseguenze psicologiche che la strada che si ripete continuamente ha sui protagonisti. A un certo punto però, quasi inspiegabilmente, i vari personaggi iniziano ad accettare la loro condizione e anche quando la lucidità viene meno, cercano di continuare a vivere, procurandosi del cibo e dedicandosi ad attività più o meno estranianti: la spazzatura si accumula, ma niente e nessuno può interferire con quella che sembra essere diventata la loro nuova vita, solitaria e sempre uguale, dal quale pare praticamente impossibile sfuggire. Anche lo spiegone finale è gestito tramite un bellissimo montaggio alternato, che ci mostra due dei personaggi principali intenti nell'enunciare lo stesso dialogo e nello spiegare il perchè si fossero ritrovati in quella situazione: la spiegazione finale è interessantissima dal punto di vista fantascientifico e davvero carica a livello emotivo, funziona davvero a meraviglia.
Inutile dunque dire quanto mi senta in dovere di consigliare la visione su Netflix di questo piccolo grande film messicano: se siete appassionati di loop spazio-temporali come me, dovreste vederlo, ma non solo nel caso questo sottogenere vi appassioni. In realtà dovreste vedere questo film se vi piace il cinema in generale, sicuramente non ve ne pentirete.

Voto: 8

lunedì 25 marzo 2019

Dracula, principe delle tenebre di Terence Fisher (1966)


Gran Bretagna 1966
Titolo Originale: Dracula: Prince of Darkness
Regia: Terence Fisher
Sceneggiatura: John Elder, Jimmy Sangster
Cast: Christopher Lee, Barbara Shelley, Andrew Keir, Francis Matthews, Suzan Farmer, Charles Tingwell, Thorley Walters, Philip Latham, Walter Brown, George Woodbridge, Jack Lambert, Philip Ray, Joyce Hemson, John Maxim, Peter Cushing
Durata: 86 minuti
Genere: Horror


Il Lunedì non diventerà il giorno dedicato allo speciale sulla Hammer Film Production, è solamente una casualità il fatto che nelle ultime due settimane sia capitato di Lunedì, ci tengo a sottolinearlo. Per quanto sia un amante degli schemi e dei pattern e mi piaccia darmi degli schemi mentali quando faccio qualcosa, le recensioni tematiche a cadenza fissa nello stesso giorno della settimana alla lunga mi annoiano e sento il desiderio di cambiare. Siamo però qui, dopo molto tempo, a parlare del terzo secondo film appartenente alla serie di "Dracula": il secondo perchè "Le spose di Dracula" non è considerato come appartenente alla serie per via dell'assenza del personaggio di Dracula, che però è nemmeno tanto inspiegabilmente inserito nel titolo, mentre in questo film torna il personaggio interpretato e reso iconico da Christopher Lee e ritorna anche Terence Fisher alla regia, dopo la pausa che si era presa con "Il mistero della mummia" che, come saprete, non mi era piaciuto quasi per nulla. Nel film non è presente Peter Cushing, se non in alcune scene all'inizio, che servono per legare la storia narrata al suo interno con quella narrata nel primo film.
Protagonisti della vicenda sono quattro viaggiatori inglesi, due fratelli con le rispettive mogli, che si recano in un maniero sui Carpazi, dove vengono accolti da un sinistro maggiordomo di nome Klove, interpretato da Philip Latham. Il maggiore dei due fratelli, durante la notte, decide di seguire il maggiordomo, addestrato ad accogliere i visitatori con la massima ospitalità anche dopo la morte del suo padrone, fino ad una stanza segreta. All'interno di questa stanza l'uomo viene colpito a morte da Klove che, grazie al suo sangue, riesce a riportare in vita il suo padrone Dracula. Una volta risvegliato Dracula trasforma la moglie dell'uomo ucciso e tenta di fare lo stesso con l'altra coppia, che riesce fortunosamente a fuggire e a rifugiarsi in un monastero, anche se Dracula sembra del tutto intenzionato a perseguitarli e a non lasciarli sfuggire per potersi nutrire di loro.
Dopo essere rimasto deluso dalla visione de "Il mistero della mummia", la Hammer Film Productions torna a soddisfarmi con il secondo film dedicato a Dracula che presenta ancora una volta tutte le caratteristiche che mi avevano affascinato nel primo film, al netto dell'assenza nel cast di Peter Cushing. Il collegamento con il primo film della serie è ben giustificato, così come ben congegnato lo stratagemma per cui Dracula venga riportato in vita dalle sue stesse ceneri grazie al sangue di un visitatore. La cosa abbastanza strana, anche se era accaduta persino con il primo film in cui Dracula compariva sullo schermo solo per una manciata di minuti, lasciando però un ricordo indelebile nell'iconografia cinematografica del personaggio, sta nel fatto che nonostante il personaggio compaia quasi verso la metà della pellicola, questa riesca comunque ad ingranare e a risultare interessante anche in sua assenza, cosa che invece non era accaduta ad esempio con "Le spose di Dracula", in cui l'assenza del personaggio si faceva sentire in un film davvero poco interessante. Quando Christopher Lee entra in scena, per la seconda volta con il suo vero volto in un film della Hammer, poi il film decolla e fa capire praticamente subito il perchè l'attore protagonista sia l'arma in più della serie dedicata a Dracula: se nel primo film infatti protagonista in scena era Peter Cushing, mentre si ricordavano maggiormente le scene in cui era presente Christopher Lee, qui l'attore non ha una controparte di assoluto rilievo e riesce ad esprimere al massimo le sue capacità, pur rimanendo relativamente poco sullo schermo e pur non pronunciando nemmeno una parola.
La serie di Dracula prosegue dunque a gonfie vele con questo suo secondo film, "Dracula, principe delle tenebre", che riesce a ricollegarsi in maniera egregia alle atmosfere inquietanti del primo capitolo e riesce a riportare in vita il personaggio, morto al termine del primo film, in maniera credibile, riuscendo anche a rendere molte scene - vedi ad esempio quella ambientata nella camera da letto del monastero - davvero inquietanti. Siccome poi con me quando si parla di Dracula e di vampiri si fa davvero sul serio - non escludo nel prossimo periodo anche un recupero dei classicissimi con Bela Lugosi - un film del genere era proprio ciò di cui avevo bisogno per rimanere davvero soddisfatto!


venerdì 22 marzo 2019

Circle di Aaron Hann, Mario Miscione (2015)



USA 2015
Titolo Originale: Circle
Regia: Aaron Hann, Mario Miscione
Sceneggiatura: Aaron Hann, Mario Miscione
Cast: Allegra Masters, Aimee McKay, Ashley Key, Autumn Federici, Bill Lewis, Brent Stiefel, Cameron Connerty, Carter Jenkins, Cesar Garcia, Coley Mustafa Speaks, Daniel Lench, Daniel Yelsky, David Reivers, David Saucedo, Demaris Saucedo, Emilio Rossal, Fay DeWitt, Floyd Foster Jr, Gloria M. Sandoval, Han Nah Kim, Howard S. Miller, Jacquelyn Houston, Jamie Lee Redmon, Jay Hawkins, John Edward Lee, Jordi Vilasuso, Julie Benz, Kaiwi Lyman, Kevin Sheridan, Kurt Long, Lawrence Kao, Leandra Terrazzano, Lisa Pelikan, Marc Cedric Smith, Marisol Ramirez, Matt Corboy, Mercy Malick, Michael DiBacco, Michael McLafferty, Michael Nardelli, Molly Jackson, Muneer Katchi, Nasrin Mohammedi, Rebecca Rivera, Rene Heger, Rory Uphold, Sara Sanderson, Shane Spalione, Vijaya Kumari, Zachary Rukavina
Durata: 90 minuti
Genere: Thriller


Nella mia vita di spettatore non posso dire di aver visto molti film in cui i protagonisti si trovassero a dover risolvere degli enigmi per la loro sopravvivenza: un esempio lampante è "Jumanji", anche se lì si puntava più sull'avventura, mentre un secondo film che mi viene in mente può essere "Cube" che invece era molto più cervellotico, mentre il suo seguito "Hypercube" - che mi piace parecchio comunque - la buttava molto di più sulla fantascienza piuttosto che sulla componente "enigmistica". Mi sono dunque trovato, anche se già era un annetto che lo adocchiavo, a guardare "Circle", scritto e diretto dai due registi Aaron Hann e Mario Miscione, mentre gli attori del cast sono tutti piuttosto sconosciuti, almeno per quel che riguarda la mia conoscenza. Mi sono dunque cimentato nella visione di questo film, da cui non mi aspettavo moltissimo, devo ammetterlo, ma dal quale speravo di trovare un'ora e mezza piuttosto tesa in cui il mio cervello dovesse lavorare per risolvere il mistero che lega i cinquanta protagonisti di questo lavoro.
La trama del film non è particolarmente articolata e la vicenda si svolge interamente all'interno di un'unica location: cinquanta persone di diverse età e di diversa estrazione sociale si ritrovano in cerchio, in un luogo chiuso e buio. Al centro una serie di frecce luminose, ogni personaggio le vede illuminarsi in modo diverso. Quando qualcuno di loro tenta di spostarsi dalla sua posizione, viene ucciso, al termine di un tempo prefissato uno di loro viene ucciso: presto si capirà che i movimenti delle mani di ciascuno determinano un voto su chi sarà il prossimo a morire: la persona più votata morirà, in caso di pareggio si andrà al ballottaggio. All'interno di questa struttura, le dinamiche che si vengono a formare tra i diversi personaggi faranno emergere argomentazioni opportuniste che porteranno solo uno di loro a sopravvivere, per scoprire perchè siano finiti all'interno di quel cerchio infernale.
Tutto quello che mi sarei aspettato di trovare da un film del genere l'ho trovato, nè più nè meno. Mi è piaciuto, l'ho trovato carino e davvero ben realizzato e, paradossalmente, non ha saputo sorprendermi, proprio perchè dal film in questione mi aspettavo proprio questo: dialoghi centrati e ben riusciti, personaggi che emergono man mano nel corso della pellicola e che portano avanti argomentazioni che, condivisibili o meno, non ci si sente in grado di giudicare. Emerge durante la visione del film una componente umana che nessuno di noi desidererebbe conoscere, quella più opportunista, quella più legata al compiere la scelta più logica nel momento di estrema difficoltà, quella che non si fa problemi a colpire il più debole per la propria sopravvivenza. "Circle" è un film che funziona proprio perchè tutte queste componenti sono amalgamate nel giusto modo e i dialoghi vanno sempre dritti al punto, dato che il tempo per sopravvivere non è mai molto e la tensione del non sapere chi sarà il prossimo, che potresti essere anche tu stesso, si sente dall'inizio alla fine.

Voto: 7

giovedì 21 marzo 2019

WEEKEND AL CINEMA

Questa settimana i film in uscita sono talmente tanti che non riesco nemmeno a contarli. Quelli che riesco a contare e anche abbastanza facilmente sono quelli che mi interessano, perchè sono proprio pochi e non mi interessano nemmeno così tanto da voler correre al cinema a vederli. Vediamo però quali sono le uscite di questa settimana, commentate come al solito in base ai miei pregiudizi!


Peppermint di Pierre Morel


Jennifer Garner torna al cinema ad interpretare un'eroina action per molto tempo dopo la serie TV "Alias e lo fa con un revenge movie che sembra seguire schemi più classici che mai, se non fosse per la protagonista femminile. Il fatto che sia una delle uscite più interessanti della settimana la dice molto lunga.

La mia aspettativa: 5,5/10


Il professore e il pazzo di P. B. Shemran

Non vedo un film con Mel Gibson da tempo immemore e mi fa un po' strano vederlo nelle vesti drammatiche di un professore a cui viene affidato il compito di scrivere un dizionario della lingua inglese. Potrebbe però rivelarsi una pellicola interessante, in cui il protagonista, assieme ad uno Sean Penn che al momento sto apprezzando in "The First", potrebbe dare delle soddisfazioni.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Detective per caso: Commedia italiana che sembra quasi amatoriale, penso ci passerò sopra traquillamente.
A un metro da te: Ho visto il trailer di questa pellicola non troppo tempo fa al cinema e non sembra nemmeno malaccio, potrebbe essere una di quelle storielle adolescenziali strappalacrime che ogni tanto mi sanno sorprendere.
Dafne: Film su una ragazza con la sindrome di Down, che riesce a vivere una vita normale svolgendo attività normali. Mi sembra un po' troppo impegnato e impegnativo come film.
Ed è subito sera: Drammone italiano con attori che non ho mai sentito. Lascio anche su questo mi sa.
Instant Family: Commedia che tratta il tema dell'adozione con Mark Wahlberg come protagonista. Presa con leggerezza potrebbe darmi qualche soddisfazione.
La conseguenza: Keira Knightley è un'altra che dopo un periodo di adorazione totale è un bel po' che non vedo all'opera. Con questo film ambientato nel Secondo Dopoguerra forse potrebbe farmi tornare a darle un'occhiata.
La mia seconda volta: Altra commedia italiana su cui penso passerò oltre.
L'eroe: Thriller italiano con protagonista Salvatore Esposito che potrebbe rivelarsi più interessante del previsto.
Peterloo: Film storico britannico che mi ha annoiato solo a leggerne la trama sinceramente.
Ricordi?: Film italiano che mi interessa poco, ma c'è Luca Marinelli, quindi potrei anche guardarlo, tra qualche tempo.
Scappo a casa: Sembra una pellicola con Checco Zalone - e in comune c'è pure il regista di Zalone, Gennaro Nunziante - solo che il protagonista è Aldo Baglio, al primo film da solista senza gli altri due membri del trio, che torneranno nel corso del 2019. Potrei guardarlo solo perchè c'è Aldo, ma non so quanto possa farmi ridere sinceramente.
Un viaggio indimenticabile: Pellicola familiare tedesca, sembra un po' pesante, ma quanto meno il tema trattato è importante.

mercoledì 20 marzo 2019

Captain Marvel di Anna Boden, Ryan Fleck (2019)




USA 2019
Titolo Originale: Captain Marvel
Regia: Anna Boden, Ryan Fleck
Sceneggiatura: Anna Boden, Ryan Fleck, Geneva Robertson-Dworet, Jac Schaeffer
Cast: Brie Larson, Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Djimon Hounsou, Lee Pace, Lashana Lynch, Gemma Chan, Annette Bening, Clark Gregg, Jude Law
Durata: 128 minuti
Genere: Azione, Supereroi


Ora manca veramente poco all'uscita in Italia di "Avengers: Endgame", quello che molto probabilmente sarà l'ultimo capitolo dedicato agli Avengers dal Marvel Cinematic Universe, ma prima di vedere il modo in cui verrà sconfitto Thanos - dai, volete farmi credere che Dr. Strange tra i miliardi di futuri possibili che ha visto non abbia fatto avverare giusto quello in cui il mostro viene sconfitto? - bisogna affrontare la visione di "Captain Marvel", l'ultima supereroina che mancava nello scacchiere del Marvel Cinematic Universe prima del fatidico scontro finale. E quale miglior periodo per far uscire il primo film della Marvel in cui la protagonista è una supereroina donna - prima c'erano state Vedova Nera e Scarlet Witch che però non hanno mai avuto un film dedicato - se non a ridosso della festa della donna? E quale miglior regista che una donna per il primo film del Marvel Cinematic Universe in cui la protagonista è una donna? Anna Boden e Ryan Fleck, la coppia di registi che si è occupata di questo film, non ha una grande esperienza cinematografica alle spalle, mentre per l'occasione, come al solito, per quanto riguarda i protagonisti della pellicola non si è proprio badato a spese: Captain Marvel / Carol Danvers / Vers è interpretata da Brie Larson, una fresca fresca di un Oscar come miglior attrice protagonista vinto tre anni fa. Ritorna anche Samuel L. Jackson nei panni di Fury, mentre Jude Law interpreta Yon-Rogg, capo della squadra di Kree in missione contro gli Skrull, il cui capo carismatico è interpretato da Ben Mendelsohn.
La trama del film è abbastanza articolata, qualcosa di strano per una pellicola del Marvel Cinematic Universe, che di solito basa la narrazione su trame abbastanza semplici e non troppo articolate: vi potrebbe bastare sapere, prima di andare al cinema, che Vers fa parte della Starforce, una squadra militare di Hala, facente parte dell'impero Kree. Sono in guerra contro gli Skrull e i Kree l'hanno dotata di poteri straordinari per poter partecipare alla loro guerra. Durante la battaglia Vers viene catturata dagli Skrull e i suoi ricordi vengono esaminati: la donna finirà così sulla Terra, nel tentativo di fuggire dalle grinfie del nemico, dove incontrerà Nick Fury e gli agenti dello S. H. I. E. L. D., con cui, dopo iniziali incomprensioni, comincerà a collaborare nel tentativo di scoprire anche da dove derivino i ricordi che spesso le si presentano alla memoria, senza un apparente filo logico.
Di storie delle origini per quanto riguarda l'universo cinematografico Marvel ne abbiamo viste una marea, in pratica tutti i primi film dedicati ad un supereroe e lo schema in un modo o nell'altro viene sempre rispettato. Qui però siamo davanti a qualcosa di un po' diverso già in partenza: la vicenda è ambientata nel 1995, ancora prima che lo S. H. I. E. L. D. scoprisse ed iniziasse ad utilizzare i supereroi per proteggere la Terra - anche se in realtà avrebbero dovuto sapere di un Captain America congelato dagli anni quaranta - e in cui il durissimo Nick Fury lascia spazio ad una versione di sè decisamente più umana e molto più gigiona e divertente rispetto a come lo avevamo conosciuto, per l'appunto duro e fortemente sarcastico. Un po' dispiace vedere Samuel L. Jackson nei panni della spalla comica del film, però funziona da morire, anche grazie ad un gatto carinissimo - sì, voi continuate pure a dire che sia un flerken, per me rimane un gatto - di nome Goose che diventa subito uno dei personaggi migliori dell'intero film e anche a mani basse. Paradossalmente, almeno per quello che riguarda la mia opinione, il personaggio che ho trovato meno interessante in tutto il film è stato proprio quello di Carol Danvers, rispetto a tutti gli altri: bella e interessante la parte riguardo la scoperta del suo passato, bellissima la scena in cui nei suoi ricordi la si vede cadere, per poi rialzarsi come se nulla fosse, ottimo il fatto che il film non abbia fatto all-in sull'immagine della donna forte, ma si sia un po' defilato da questo punto di vista senza cadere in clichè triti e ritriti. Però alla fine il personaggio di Carol Danvers / Captain Marvel non è che sia poi così interessante a livello di caratterizzazione e a livello di superpoteri risulta talmente overpowered che quando la vedi in azione hai già capito come andrà a finire la vicenda, dato che da sola può tenere testa ad un'intera armata, è praticamente imbattibile.
Ancora una volta poi il villain risulta essere non tanto poco carismatico - rispetto al Thanos di "Avengers: Infinity War" Yon-Rogg è di livello molto molto inferiore - quanto più che altro poco presente, in una trama che tra l'altro riserva, nella parte centrale, un'interessante sorpresa riguardo agli Skrull che si riveleranno come i buoni della storia e temo che in qualche modo il Marvel Cinematic Universe si sia fumato la Secret Invasion, anche se pure da questo punto di vista spero in un ulteriore colpo di scena. C'è anche da dire che come film "Captain Marvel" fa abbastanza bene il suo lavoro di mettere il pubblico intero in attesa di quello che è, senza ombra di dubbio, uno dei film più attesi di questo inizio di 2019: manca solo un mese e mezzo e questo ultimo fuoco d'artificio prima delle bombe e della morte di qualche personaggio molto importante per gli Avengers - o quanto meno questo è il mio pronostico, segnatevi la morte di uno tra Iron Man, Captain America o addirittura entrambi - non ha fatto altro che mettermi l'acquolina in bocca in attesa del 24 Aprile.

Voto: 7-

martedì 19 marzo 2019

Non è romantico? di Todd Strauss-Schulson (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Isn't it Romantic?
Regia: Todd Strauss-Schulson
Sceneggiatura: Erin Cardillo, Dana Fox, Katie Silberman
Cast: Rebel Wilson, Liam Hemsworth, Adam DeVine, Priyanka Chopra, Brandon Scott Jones, Betty Gilpin
Durata: 88 minuti
Genere: Commedia


É oramai noto a tutta la blogosfera quanto io sia refrattario, nella mia triste e cinica vita e solo cinematograficamente parlando, a tre cose: i film d'animazione, i film sull'amicizia uomo-animale e le commedie romantiche. Posso guardarmi i film più strappalacrime del mondo ed emozionarmi grazie alle solite trovate facilone, rido a crepapelle davanti alla comicità demenziale e al black humour soprattutto, ma se ci sono tre cose che non mi smuovono manco per sbaglio quando guardo un film: bambini che stringono amicizie con cani, film d'animazione per tutte le età - una cosa che ho sviluppato solo negli ultimi anni, purtroppo - e storie d'amore nate per essere sfigate, ma che finiscono bene e vissero tutti felici e contenti. Per una serata senza pensieri nella quale anche solo l'idea di cercarmi un film da vedere mi stava portando alla stanchezza, ho però deciso di andare sul facile, guardando il consigliato "Non è romantico?", presente su Netflix e diretto da Todd Strauss-Schulson, che comunque aveva già diretto "The Final Girls", una delle sorprese horror del 2015, ed interpretato da Rebel Wilson e Adam DeVine. E fateci caso che se cercate una commedia su Netflix, al novanta per cento ci trovate dentro Adam DeVine che interpreta il ruolo dell'idiota, che c'è anche da dire che gli calza proprio a pennello, sarà che un po' lo è?
Natalie è una ragazza che lavora come architetto in uno studio di New York e che vive da sola in casa con il suo cane. Nella sua vita si sente completa e non pare aver bisogno di una relazione romantica per completare la sua esistenza, tanto che l'idea del romanticismo la rende spesso cinica e refrattaria. Opponendo resistenza ad un tentativo di scippo, Natalie andrà a sbattere contro un palo, riportando un trauma: al suo risveglio, in ospedale, si renderà conto che la sua vita si sta svolgendo proprio come nelle commedie romantiche: tutto gira sempre per il verso giusto, il mondo è profumato e le persone attorno a lei sono sempre felici e si comportano in modo strano.
Mentre Adam DeVine non è che mi sia mai stato particolarmente simpatico, il contrario penso di Rebel Wilson, che già avevo avuto modo di apprezzare nei panni di Ciccia Amy nella trilogia di "Pitch Perfect", un gran personaggio, soprattutto nei primi due film. Speravo dunque, in tutta sincerità, di trovarmi davanti ad una commedia simpatica proprio come la sua protagonista e alla fine, senza avere particolari pretese a riguardo, quello che ho cercato in questa pellicola l'ho trovato. Ora, a differenza di molti altri sulla rete, questa parodia della commedia romantica che ne mette alla berlina tutti i clichè, giocando con essi, non l'ho trovata particolarmente geniale, tant'è che il regista stesso aveva fatto giusto tre anni prima la stessa cosa con i genere slasher, in un film come "The Final Girls" che gli è riuscito certamente meglio, anche per il suo intento di scherzare sui clichè del genere. Il problema di "Non è romantico?" sta più che altro nel fatto che si prendano in giro tutti i clichè delle commedie romantiche, seguendone comunque la stessa struttura, anche nel momento in cui si esce dal mondo "fantastico" in cui si è trovata catapultata la protagonista e l'ho vista un po' come una cosa contraddittoria: magari abbandonare un po' la rotta tipica della commedia romantica sarebbe stato più efficace per prenderla in giro. Siamo comunque davanti ad un film spensierato e senza particolari pretese che si lascia guardare senza problemi, solo mi aspettavo, molto sinceramente, di ritrovarmi alla fine del film essendomi divertito un po' di più, cosa che alla fin fine non si è realizzata, purtroppo.

Voto: 5,5

lunedì 18 marzo 2019

Il mistero della mummia di Michael Carreras (1964)


Gran Bretagna 1964
Titolo Originale: The Curse of the Mummy's Tomb
Regia: Michael Carreras
Sceneggiatura: Henry Younger (nome d'arte da sceneggiatore di Michael Carreras
Cast: Terence Morgan, Ronald Howard, Fred Clark, Jeanne Roland, George Pastell, Jack Gwillim, John Paul, Dickie Owen, Jill Mai Meredith, Michael Ripper, Harold Goodwin, Jimmy Gardner, Vernon Smythe, Marianne Stone, Ray Austin
Durata: 76 minuti
Genere: Horror


Prosegue lento pede, ma con una certa costanza, la rubrica dedicata alle serie della Hammer Film Productions e, dopo aver parlato de "La rivolta di Frankenstein", terzo capitolo della serie che porta il nome del suo protagonista, è ora tempo di parlare de "Il mistero della mummia", secondo capitolo della serie de "La mummia" e secondo film da quando iniziò la produzione di queste serie a non essere diretto da Terence Fisher. Siamo inoltre davanti alla prima pellicola delle serie Hammer in cui non compare Peter Cushing, fino ad allora spremuto letteralmente come un limone e presente in tutti i film prodotti dal 1957. "Il mistero della mummia" viene affidato alla regia di Michael Carreras, al suo secondo film all'attivo dopo aver girato due anni prima "I fuorilegge della valle solitaria", e che vedremo sempre in questo speciale alle prese con "Exorcismus - Cleo la dea dell'amore", quarto ed ultimo film della serie de "La mummia". Protagonisti della vicenda sono Terence Morgan, Ronald Howard e Jeanne Roland, in un secondo film che grossomodo segue lo stesso schema che era stato seguito in "La mummia", che già di suo era un film abbastanza sfigatello, ma comunque interessante, mentre questo sembra quasi essere un remake con diversi protagonisti e diversi personaggi, la cui sostanza è praticamente la stessa tranne per un dettaglio che effettivamente mi ha sorpreso.
Siamo in Egitto, nel 1900: i tre archeologi John Bray, Giles Dalrymple e il professore francese Eugene Dubois, interpretato dal non accreditato Bernard Rebel, che morì tre settimane prima della premiere in Gran Bretagna, scoprono una mummia, assistiti dalla figlia del professor Dubois e dalla fidanzata di John, Annette, anche loro archeologhe ed egittologhe. Il reperto viene portato a Londra e l'americano Alexander King, interpretato da Fred Clark, decide di esibire la scoperta degli scienziati, narrando a tutti di una maledizione che la stessa mummia si porta dietro. Presto la mummia comincia ad uccidere i vari partecipanti alla spedizione, rendendo in qualche modo reale la maledizione di cui si parlava, mentre si scopre che Adam Beauchamp, appassionato d'arte incontrato dai membri della spedizione mentre erano di ritorno in Inghilterra, custodisce un importantissimo segreto.
Arrivati al secondo film della serie de "La mummia", ancora ritengo che questa sia un po' la meno interessante delle tre che sto affrontando, quella un po' più sfigata e sicuramente quella di cui ci si ricorda di meno ai giorni nostri, forse proprio perchè la stessa Hammer non è riuscita ad investirci i giusti mezzi e a far trasparire al pubblico la giusta passione verso il prodotto. Il risultato è un film che, a parte un colpo di scena finale persino un po' telefonato, segue in tutto e per tutto lo schema della pellicola precedente, con attori diversi, con meno carisma e presenza scenica rispetto a Peter Cushing, e personaggi diversi, ma la sostanza di fondo rimane praticamente la stessa, con tanto di scena di rievocazione storica riguardo alle vicende che hanno dato vita alla maledizione della mummia portata a Londra che risultano essere, proprio come nel film precedente, le parti meglio girate e cinematograficamente più interessanti. Abbiamo ormai capito qual è lo stile registico e narrativo della Hammer: film a basso costo, prodotti tipo catena di montaggio, che non si perdono nel creare trame intricate e cervellotiche, ma vanno dritte al punto. La sensazione qui però è che si sia voluto riprodurre il film precedente, senza una particolare inventiva e con una sola variante a dare un minimo di interesse alla vicenda.
Rimane dunque la sensazione avuta con la visione del primo film di questa serie, ovvero quella di trovarci davanti ad un prodotto minore che, per vari motivi, tra cui forse anche il fatto che la Hammer non vi abbia investito più di tanto a livelli di impegno, impallidisce di fronte ai film delle serie di "Frankenstein" e di "Dracula", entrate nella storia per le interpretazioni straordinarie dei rispettivi protagonisti. Nei film de "La mummia" manca un'icona che la si possa identificare con la stessa serie di film, forse è proprio questo il problema di fondo.

venerdì 15 marzo 2019

Una donna fantastica di Sebastián Lelio (2017)



Cile, Spagna, Germania, USA 2017
Titolo Originale: Una mujer fantàstica
Regia: Sebastiàn Lelio
Sceneggiatura: Gonzalo Maza, Sebastián Lelio
Cast: Daniela Vega, Francisco Reyes, Luis Gnecco, Aline Küppenheim, Nicolás Saavedra, Amparo Noguera, Trinidad González, Néstor Cantillana, Alejandro Goic, Antonia Zegers, Sergio Hernández, Roberto Farias, Diana Cassis
Durata: 100 minuti
Genere: Drammatico


Quando arriva la notte degli Oscar spesso e volentieri mi presento impreparato in due categorie: una è quella del miglior film d'animazione, ma più che altro perchè ho litigato da qualche anno con il genere e faccio fatica a visionarne uno all'anno, figurarsi cinque, mentre l'altro è quello del miglior film straniero, semplicemente perchè difficilmente i film che vengono candidati arrivano in Italia prima delle premiazioni e molti dei candidati degli ultimi anni non sono riuscito a recuperarli nemmeno nel periodo successivo. Essendosi presentata l'opportunità di vedere "Una donna fantastica", vincitore dell'Oscar come miglior film straniero nel 2018, grazie a NowTV che lo sta rendendo disponibile proprio in questi giorni, eccomi qui a parlare del film diretto dal cileno Sebastiàn Lelio capace di vincere altri premi in giro per il mondo oltre all'Oscar. Protagonista del film è l'attrice Daniela Vega, alla sua seconda partecipazione in un film, mentre nel cast sono presenti altri attori a me meno conosciuti come Francisco Reyes e Luis Gnecco.
Ispirato dalla storia vera di Arianna Gorska, la protagonista del film è Marina Vidal, che ha una relazione con Orlando, di vent'anni più vecchio di lei. Dopo aver festeggiato insieme il compleanno di lei, Orlando ha un malore che ne provoca una brutta caduta dalle scale e muore poco dopo in ospedale. Medici e familiari dell'uomo cominciano subito a nutrire sospetti su di lei e la polizia comincia ad indagare sulla morte di Orlando, sospettando che in qualche modo non si tratti di un incidente. Questi sospetti non si rivelano essere fondati, quanto più che altro fomentati dal fatto che Marina è una donna transessuale e la famiglia di Orlando, che non ha mai approvato la relazione dell'uomo con lei, la considera un abominio contro natura, facendole venir meno tutti i suoi diritti, come ad esempio la partecipazione al funerale di Orlando o il fatto di volerle togliere la casa in cui ha vissuto con l'uomo.
Partiamo subito dal presupposto che, per lo meno per quel che mi riguarda, ci troviamo davanti ad un film più importante che bello. Non ci ho visto dal punto di vista registico e tecnico nulla di particolarmente rivoluzionario, colpisce infatti più che altro l'intensità della narrazione e il modo in cui viene gestito il ritmo della stessa, che non stanca mai e riesce bene nell'intento di mettere al centro la protagonista della vicenda e i suoi turbamenti, condannando profondamente i comportamenti deprecabili dei familiari di Orlando. Marina è una donna che si ritrova dopo la morte dell'uomo amato a dover combattere nuovamente per il riconoscimento dei suoi diritti: non è ancora legalmente una donna, non ha ancora registrato il suo nuovo nome all'anagrafe, ma vuole che la sua sessualità, il suo modo di essere venga riconosciuto in quanto tale, senza discriminazioni di sorta e senza che il suo essere transessuale sia un pretesto perchè i suoi diritti non vengano riconosciuti. É impressionante in tal senso l'interpretazione di Daniela Vega, che riesce a trasmettere allo spettatore le emozioni che prova con una performance recitativa di un'intensità veramente rara.
La tematica trattata da "Una donna fantastica" è ben chiara sin dall'inizio e il film mostra la sua importanza, a livello di contenuti, per tutta la sua breve durata. Si ricorda inoltre in maniera più che positiva la performance della protagonista Daniela Vega, un po' di meno il comparto tecnico, che rimane un po' defilato di fronte a performance recitative intense e tematiche importanti.

Voto: 7

giovedì 14 marzo 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Il Giovedì cinematografico negli ultimi mesi era stato portatore di buonissime uscite, complice anche la vicinanza con la notte degli Oscar. Ora però pare che anche per i cinema sia un po' il momento di rifiatare e le uscite interessanti si fa fatica a contarle da quanto siano scarse. Vediamo però quali sono i nove film in uscita questo weekend, commentati come al solito in base ai miei pregiudizi!


Boy Erased - Vite cancellate di Joel Edgerton

"Boy Erased - Vite cancellate" racconta la storia di Jared Eamons, figlio di un pastore battista che nel corso della sua vita prende coscienza e accetta la sua omosessualità, venendo spinto a partecipare ad un programma di conversione che potesse """"curare la sua malattia"""" - nel caso non si capisse ho messo tante virgolette, dato che non voglio essere accusato accasissimo di essere omofobo. Nel casto abbiamo Nicole Kidman, Lucas Hedges e Russell Crowe, per un film che penso punterà molto sul sentimentalismo, senza cercare una vera e propria qualità cinematografica.

La mia aspettativa: 6/10


Escape Room di Adam Robitel


Non mi sarei mai aspettato di mettere in evidenza tra le uscite della settimana questo film, ma siccome siamo davanti ad un horror - e io gli horror difficilmente me li perdo - e siccome la moda delle escape room sta prendendo sempre più piede, ho pensato di dovergli dare la giusta attenzione. Poi magari come film farà schifo e sarà una robetta adolescenziale innocua, però un po' ci spero sinceramente.

La mia aspettativa: 5,5/10


Le altre uscite della settimana

Il coraggio della verità: Ho visto il trailer di questo film tempo fa al cinema e non mi era sembrato potesse essere malaccio. Sta però passando un po' troppo in sordina e già il mio cinema lo proietta ad orari un po' assurdi.
La notte è piccola per noi - Director's Cut: Sinceramente non ho la più pallida idea di cosa potrei aspettarmi e a me l'ignoto piace poco di per sè, quindi mi sa che questa pellicola me la salto tranquillamente.
La promessa dell'alba: Dramma francese del 2017 che arriva in Italia giusto con due anni di ritardo. Non ho molta voglia di impegnarmi al momento.
Momenti di trascurabile felicità: Commedia italiana con Pif protagonista che potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa.
Sara e Marti - Il film: Anche no.
Sofia: Altra impegnatissima coproduzione tra Francia, Qatar e Belgio, che mi pare un po' troppo impegnata per il periodo che sto vivendo.
Un viaggio a quattro zampe: I film sull'amicizia tra uomo e cane li odio, non vedo perchè dovrebbe essere proprio questo film a farmi cambiare opinione.

martedì 12 marzo 2019

Gifted - Il dono del talento di Marc Webb (2017)


USA 2017
Titolo Originale: Gifted
Regia: Marc Webb
Sceneggiatura: Tom Flynn
Cast: Chris Evans, Mckenna Grace, Lindsay Duncan, Jenny Slate, Octavia Spencer, Glenn Plummer, John Finn, Elizabeth Marvel, Jona Xiao, Julie Ann Emery, Keir O'Donnell, John M. Jackson
Durata: 101 minuti
Genere: Drammatico


Sono ormai pochi i casi in cui non ho visto uno dei film che viene proposto nel Cineforum dall'associazione di cui faccio parte e per cui a volte commento anche i film che vediamo, ma per quanto riguarda questa pellicola nella fattispecie, per la quale comunque provavo un discreto interesse, non sono riuscito a concederle un'opportunità prima che venisse poi effettivamente proposta nella programmazione dall'associazione del mio paese con cui collaboro. Ecco dunque che lo scorso Venerdì, in una sala mezza piena, ho affrontato la visione di "Gifted - Il dono del talento", quarto film da regista per Marc Webb dopo il gioiellino "(500) giorni insieme" e i discutibili "The Amazing Spider-Man" e "The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro", che riesce ad avvalersi di attori come Chris Evans, che si stacca per la prima volta dopo molti anni dal personaggio di Capitan America - ricordo solo l'eccezione "Snowpiercer" da quando è entrato a far parte del Marvel Cinematic Universe a memoria d'uomo -, Octavia Spencer e Lindsay Duncan, mentre la protagonista della vicenda è interpretata dall'allora undicenne McKenna Grace, che nonostante la giovane età ha già partecipato a diversi film, tra cui "Tonya" e "Captain Marvel", arrivato in Italia pochi giorni fa.
Mary Adler è una ragazzina di sette anni che vive in una cittadina nei pressi di Tampa con lo zio Frank. Sin dal primo giorno di scuola la ragazzina mostra un incredibile talento per la matematica, che viene presto notato dalla sua insegnante, che propone allo zio, per mezzo della preside della scuola, di iscriverla in un istituto per bambini dotati, offrendole anche una sostanziosa borsa di studio. Frank, che ha vissuto in famiglia un'esperienza simile con la sorella, madre di Mary morta suicida quando la bambina aveva solo sei mesi e studiosa delle equazioni di Navier-Stokes, decide di far vivere alla bambina un'infanzia normale, opponendosi di fatto al'idea di farle frequentare una scuola avanzata. Ciò farà rientrare Evelyn, madre di Frank, nella vita della ragazzina, che mai aveva voluto vedere sin dalla morte della figlia, rischiando di spostare su di lei quelle eccessive attenzioni che avevano fatto sì che la figlia si isolasse dal mondo per continuare a studiare e dimostrare le equazioni di Navier-Stokes.
Dopo il geniale "(500) giorni insieme" e i discutibili due capitoli di "The Amazing Spider-Man", Marc Webb torna a dirigere una pellicola drammatica, incentrando la vicenda da narrare su una bambina, come ne esistono molte altre nel mondo, con spiccate doti per la matematica, una cosiddetta "gifted", termine che sinceramente non sapevo nemmeno fosse entrato nell'uso comune per indicare questo tipo di bambini. Un dono, quello di Mary per la matematica, che la porta ad annoiarsi incredibilmente a scuola e a mostrare, talvolta, un senso di superiorità rispetto ai suoi compagni che non sembra mai essere malevolo, quanto più che altro genuino. Ora, io con questo film, che fa del sentimentalismo il suo grido di battaglia cercando di arruffianarsi il pubblico grazie ad una bambina carinissima interpretata magnificamente dalla bravissima McKenna Grace e ad uno zio che la ama più di ogni altra cosa al mondo, ho avuto un enorme problema: ho iniziato a lacrimare alla seconda scena e ho smesso, forse, alla penultima. Sarà stato il momento personale che sto vivendo in questo periodo, sarà stato il bisogno di uno sfogo, ma mai nella mia vita mi è capitato che un film mi prendesse in questo modo a livello emozionale, pur riconoscendo il fatto che, dal punto di vista cinematografico, siamo davanti a qualcosa che non è che sia un granchè, ci attestiamo su livelli medi, senza alcuno spicco verso l'alto, ma senza nemmeno grossi scivoloni verso il basso.
"Gifted - Il dono del talento" risulta essere dunque un film veramente carino, che non mi è sembrato avesse particolari difetti e nemmeno particolari pregi e, con l'occasione di parlare al termine della visione con una ragazza che si occupa di matematica con l'associazione "PiGreco - Il luogo ideale" - che ha parlato al pubblico del cineforum - ho avuto modo di comprendere le varie tematiche che affronta la pellicola, sia a livello umano sia, nella fattispecie, ciò che riguarda il talento particolare che mostrano alcuni bambini, che non vuole essere visto come un qualcosa che piove dal cielo quanto più che altro, una condizione per cui si riescano ad apprendere molto più facilmente determinate nozioni, che però possono essere coltivate solamente con lo studio. Poi chiaro, McKenna Grace mi ha stupito in positivo ed è stata seriamente carinissima nel suo ruolo, Chris Evans, visto per la prima volta dopo molti anni in un ruolo diverso dal supereroe, mi è sembrato particolarmente in parte e il film, grazie al suo livello emozionale, saprà farsi ricordare addirittura di più di quanto, puramente a livello cinematografico, meriterebbe.

Voto: 7

lunedì 11 marzo 2019

Ancora auguri per la tua morte di Christopher B. Landon (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Happy Death Day 2U
Regia: Christopher B. Landon
Sceneggiatura: Christopher B. Landon
Cast: Jessica Rothe, Israel Broussard, Phi Vu, Suraj Sharma, Sarah Yarkin, Ruby Modine, Rachel Matthews, Steve Zissis, Charles Aitken, Laura Clifton, Blaine Kern III, Missy Yager, Jason Bayle, Caleb Spillyards
Durata: 100 minuti
Genere: Thriller


Se lo scorso anno prima della visione di "Auguri per la tua morte" mi avessero detto che probabilmente mi sarebbe anche piaciuto, avrei preso il mio interlocutore per matto. In tutta sincerità, infatti, avevo bollato quel film, uscito un paio di anni fa, come un'inutile ed ennesima riproposizione del genere di film sdoganato da quel capolavoro della commedia che è "Ricomincio da capo". Al termine della visione di quella pellicola non è che abbia cambiato radicalmente la mia opinione, soprattutto se ci concentrassimo sull'utilità di quel film, quanto meno però ricordo che la visione mi divertì dall'inizio alla fine e trovai "Auguri per la tua morte" una commedia slasher abbastanza rispettabile. Arriva dunque nelle sale italiane, il giorno di San Valentino, il seguito "Ancora auguri per la tua morte": ancora una volta mi faccio delle più che lecite domande riguardo l'utilità di un seguito e ancora una volta, prontamente dopo la visione di alcuni dei miei colleghi blogger, vengo smentito da recensioni piuttosto positive. Che il mondo dell'internet sia impazzito o che questo franchise, effettivamente, sappia come far divertire il proprio pubblico in maniera spensierata e sincera? Abbiamo ancora Christopher B. Landon alla regia e ancora la bella e simpaticissima Jessica Rothe nei panni della protagonista Tree, ma sarà stato il secondo capitolo in grado di soddisfarmi ancora una volta a sorpresa, proprio come fece il primo?
Innanzitutto, cosa molto strana per un seguito, è passato solamente un giorno rispetto agli eventi della pellicola precedente: siamo infatti al 19 Settembre, il giorno dopo il compleanno di Tree quando Ryan, interpretato da Phi Vu, si sveglia nella sua macchina per vivere la sua giornata, che finirà con la sua morte, per mano del killer con la maschera da neonato. Scoprirà dunque, grazie all'aiuto di Tree - che riassumerà anche in maniera molto intelligente e sintetica tutta la trama del film precedente -, di essere finito anche lui nel loop temporale, che presto si scoprirà essere stato creato da lui stesso. Per sbaglio, nel tentare di fermare la creazione di loop temporali, Tree ritornerà al giorno del suo compleanno e per lei ripartirà il loop che le farà vivere per sempre il giorno del suo compleanno, nel quale morirà e si risveglierà per ripartire sempre da capo. C'è però qualcosa di diverso in questa giornata: Lori, la sua coinquilina interpretata da Ruby Modine, non è più la sua assassina. Tree è dunque finita in un universo parallelo e dovrà fare di tutto per tornare da quello in cui proviene e mettere fine al loop che la tiene intrappolata.
Una delle regole auree dei seguiti dei film slasher è fare in modo che siano come il primo, ma di più: ora, in questo sottogenere dei film in cui il protagonista vive sempre lo stesso giorno, è difficile fare di più di quello che si è già fatto, è un genere talmente inflazionato ormai che dire qualcosa di nuovo è praticamente impossibile. Però quello che si vuole dire, che sono sempre le stesse cose, lo si può fare in maniera divertente e Christopher B. Landon, con questo seguito a cui sinceramente non avrei dato una lira, ma che ho voluto comunque vedere per curiosità, riesce a trovare quegli stratagemmi che rendano minimamente interessante un altrimenti inutilissimo seguito. Ci sono dunque trovate comiche piuttosto azzeccate, che fanno ridere piuttosto di gusto e il ritmo è sempre mantenuto alto dall'inizio alla fine, impossibile dunque distrarsi e distogliere l'attenzione, tanto il film sa come tenerti incollato. É ovvio dunque che non ci troviamo davanti ad un nuovo capolavoro dello slasher nè tanto meno della commedia, ma la simpatia dei protagonisti e la gestione della narrazione che viene messa in atto da regista e sceneggiatori fa di "Ancora auguri per la tua morte" una pellicola di tutto rispetto, che difficilmente potrebbe lasciarvi delusi e non divertirvi. Fa anche sì che quello di "Auguri per la tua morte" possa diventare un franchise che sì, rischierà seriamente di diventare ripetitivo in caso di ulteriori seguiti, ma nel quale si può riporre fiducia, soprattutto se la capacità di chi lo scrive di cercare qualcosa di nuovo ed interessante per la trama si confermerà tale.

Voto: 6,5

giovedì 7 marzo 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Come ogni Giovedì siamo ancora qui a parlare dei film in uscita, come al solito commentati esclusivamente in base ai miei pregiudizi! Undici sono le pellicole in uscita questa settimana, poche quelle veramente interessanti, eccole tutte qui!


Captain Marvel di Anna Boden, Ryan Fleck


Ultimo film del Marvel Cinematic Universe prima dell'uscita di "Avengers: Endgame" e l'hype per questa uscita non è che sia dei più alti, almeno per quanto mi riguarda. Curioso di scoprire qualcosa su un personaggio che non conosco e che pare sarà importantissimo per il capitolo finale degli "Avengers", ma sinceramente non mi aspetto un grandissimo film: i colpi se li saranno tenuti tutti per l'uscita che arriverà tra un mese e mezzo!

La mia aspettativa: 6,5/10


Cocaine: La vera storia di White Boy Rick di Yann Demange

É un bel po' di tempo che Matthew McConaughey non si vede al cinema e la pellicola in questione l'ho messa in evidenza fondamentalmente solo perchè c'è lui, per il resto non trovo che la trama, quella intuita dal trailer, sia delle più interessanti. Staremo a vedere nel caso di un'eventuale visione!

La mia aspettativa: 5,5/10


Le altre uscite della settimana

Asterix e il segreto della pozione magica: Continua il mio litigio con il cinema d'animazione e non sarà certo un film su Asterix a farmi fare pace.
C'è tempo: Walter Veltroni è il regista di questa commedia con Stefano Fresi, non ne sono curiosissimo a dire la verità, ma sento che in qualche modo potrebbe sorprendermi.
Gloria Bell: Ecco, Julianne Moore è un'altra che al cinema non vedo da un bel po'. Il film in questione, che parla di una ballerina, è tra l'altro un auto-remake, dato che il regista cileno aveva già diretto lo stesso film in patria e questa volta lo farà per il pubblico americano, non mi ispira però più di tanto.
I villeggianti: Film di Valeria Bruni Tedeschi ambientato in Costa Azzurra. Sono relativamente curioso di vederla come regista, dato che i suoi tre film precedenti non li avevo mai sentiti.
Il carillon: Film horror che sembra essere il solito horrorino, però alla fine, come è ovvio che sia, penso che me lo guarderò comunque, appena possibile.
Il colpevole: Arriva dalla Danimarca un film abbastanza osannato dalla critica che però mi sa di un po' troppo impegnato per fare breccia nel mio cuore.
La cura: Pellicola italiana prodotta nel 2017 che arriva nelle sale cinematografiche - saranno due in croce - italiane solo oggi.
Non sposate le mie figlie 2: "Non sposate le mie figlie" lo avevo trovato carinissimo. Ma c'era davvero bisogno di farne un sequel?
Trouble: Nemmeno questo film mi farà fare pace con il cinema d'animazione!

mercoledì 6 marzo 2019

La casa di Jack di Lars Von Trier (2018)



Danimarca, Svezia, Francia, Germania 2018
Titolo Originale: The House that Jack Built
Regia: Lars Von Trier
Sceneggiatura: Lars Von Trier
Cast: Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Siobhan Fallon Hogan, Sofie Gråbøl, Riley Keough, Jeremy Davies, Jack McKenzie, Mathias Hjelm, Ed Speleers, Marijana Jankovic, Carina Skenhede, Rocco Day, Cohen Day, David Bailie
Durata: 155 minuti
Genere: Thriller, Drammatico


Non è passato poi tanto tempo dall'uscita de "La casa di Jack" al giorno in cui mi sono recato al cinema a vederlo: solamente due giorni e spesso e volentieri mi capita di guardare i film al cinema con un certo ritardo. Con questo però ho voluto correre, bruciare le mie consuete tappe e godermelo subito, sai mai che, visto che il grande pubblico questa pellicola non se la calcolerà di striscio, lo tolgano dalla programmazione all'improvviso. Con Lars Von Trier è ormai ben noto che le mezze misure non esistano, ogni suo nuovo film o lo si trova talmente bello da fartelo amare ancora di più, oppure fa talmente schifo che si conferma il proprio odio, il risultato è che alla fine sia chi lo ama sia chi lo odia va a vedere il suo nuovo film, sono solo quelli che gli sono indifferenti che poi va a finire che non se lo guardano. Con Lars Von Trier poi le polemiche sono sempre di casa: ormai arcinote sono le sue frasi che lo hanno fatto espellere dal Festival di Cannes prima della presentazione di "Melancholia" che lo hanno fatto passare per un nazista, così come le discussioni nate dopo l'uscita di "Nymphomaniac" (qui le mie recensioni del volume uno e del volume due). "La casa di Jack" non è stato da meno: i giornalisti a Cannes si sono divisi in due fazioni, quelli che sono usciti dalla sala senza completare la visione e quelli che, arrivati alla fine, hanno sinceramente applaudito l'opera del regista. Ora io l'ho detto a più riprese: cosa può aver capito del film uno che è uscito dalla sala dopo quindici minuti tanto da spingere qualche spettatore a fidarsi di lui? Mi fido ovviamente di più di chi il film lo ha visto per intero e se anche quelle persone lo avessero spernacchiato all'unanimità mi sarei iniziato a preoccupare. Inoltre, alla luce della visione ormai avvenuta, mi chiedo veramente cosa, nei primi quindici minuti del film, possa aver spinto degli spettatori ad abbandonare la sala? Di preciso, davvero me lo sto chiedendo, cosa, dato che non succede nulla di particolarmente eccessivo in quel lasso di tempo? Ecco, provo a spiegarglielo io con cinque parole: il giudizio per partito preso, non può essere proprio altro. Passiamo poi al fatto che in Italia la versione doppiata sarebbe arrivata con una censura: giù le bordate di fischi per la casa produttrice, "Videa", che in qualche modo riesco anche a condividere dal punto di vista concettuale. Però un polverone del genere per un minuto e mezzo scarso di film che non condiziona per nulla la storia che viene narrata mi sono sembrati un po' eccessivi.
"La casa di Jack" viene narrato dalla voce fuori campo dello stesso protagonista, che interagisce con un interlocutore misterioso - ecco, una delle foto più famose del film un po' fa intuire chi possa essere questo interlocutore, dipende solo se il collegamento mentale che avete fatto vedendo quell'immagine è quello più ovvio - narrandogli la sua carriera da serial killer suddividendola in cinque incidenti, avvenuti tutti negli ultimi dodici anni. Jack, interpretato da Matt Dillon, è un ingegnere che ha sempre sognato di diventare un architetto - da ingegnere ve lo dico: pura fantascienza - affetto da disturbi ossessivo-compulsivi soprattutto riguardo la pulizia che, dopo aver compiuto il suo primo omicidio, si sente convinto di dover continuare ad uccidere, per perfezionare la sua tecnica e per compiere degli omicidi sempre più perfetti, che possano essere assimilati per ingegno ad una vera e propria opera d'arte. Sullo sfondo delle vicende da lui narrate rimane la costruzione della casa dei suoi sogni, su un terreno di sua proprietà, che accompagna gli anni della sua carriera omicida, seguendo anche l'evoluzione delle sue ossessioni.
Non ho visto tutti i film diretti da Lars Von Trier - mi manca, ad esempio, "Le onde del destino" su cui prima o poi rimedierò, promesso - ma quelli che ho avuto modo di vedere mi sono piaciuti tutti da matti. Questo poi ha una struttura narrativa talmente simile a "Nymphomaniac" - che avevo amato, soprattutto nella sua prima parte - che non ho proprio potuto fare a meno di amare. La regia è abbastanza minimale, segue in maniera quasi ossessiva il protagonista Jack e ricordo veramente poche inquadrature in cui Matt Dillon non sia presente, anche solo in un angolino dello schermo. Bellissime le riprese con la telecamera a mano, così come alcune inquadrature dall'alto veramente spettacolari, ma soprattutto pazzesca la sceneggiatura, scritta in un modo per cui la narrazione degli eventi fatta dalle due voci fuori campo del protagonista e dell'interlocutore, che scopriremo essere interpretato da un ottimo Bruno Ganz - probabilmente l'ultimo film in cui lo vedremo, a meno di eventuali altre uscite postume -, diventa talmente avvolgente da risultare quasi più interessante delle immagini, toccando a volte anche temi molto scomodi e provocatori. Non so bene poi quale sia il motivo, ma io adoro questo modo di fare del regista di spiegare a volte attraverso schemi, fotografie, proiezioni in movimento ciò che sta spiegando il protagonista a voce, è proprio una cosa che mi fa impazzire. Una cosa che, tanto per fare un esempio, fa anche Adam McKay nei suoi ultimi film, con ritmi molto diversi - i due registi hanno ovviamente ritmi molto diversi tra loro nei loro film - ma comunque un esempio secondo me abbastanza calzante.
Matt Dillon è perfetto per tutto il film, roba che il concetto del partito preso che ho espresso all'inizio del post si può applicare tranquillamente anche agli Oscar e a chi ha deciso di non candidarlo come miglior attore protagonista - ma vabbeh, candidare il film di un "nazista" come Lars Von Trier agli Oscar è troppo persino per essere concepito - così come è efficace anche la breve comparsa di Uma Thurman e il finale in cui è presente Bruno Ganz non solo come voce fuori campo. Efficacissimi a livello narrativo tutti i dialoghi che vanno ad affrontare anche temi scomodi e a volte anche disgustosi, ma questo è il regista, lo devi prendere così come si presenta senza fare troppe storie, e veramente azzeccato l'epilogo [SPOILER] dalle pieghe dantesche [FINE SPOILER], molto simbolico e anche carico di tensione. "La casa di Jack" è dunque un Lars Von Trier allo stato puro, uno dei film che mi ha più colpito tra quelli visti da un annetto a questa parte, che consiglierei di vedere a chiunque, anche perchè, alla fin fine, non mi è sembrato poi nemmeno così esageratamente violento.

Voto 9