lunedì 4 marzo 2019

La rivolta di Frankenstein di Freddie Francis (1964)


Gran Bretagna 1964
Titolo Originale: The Evil of Frsankenstein
Regia: Freddie Francis
Sceneggiatura: Anthony Hinds
Cast: Peter Cushing, Peter Woodthorpe, Duncan Lamont, Sandor Elès, Katy Wild, David Hutcheson, James Maxwell, Howard Goorney, Anthony Blackshaw, David Conville, Caron Gardner, Kiwi Kingston
Durata: 84 minuti
Genere: Horror


Dopo un paio di settimane di pausa, torna in auge la rubrica dedicata alle serie cinematografiche prodotte dalla Hammer Film Productions. Nel 1964 sono stati prodotti ben due film, appartenenti a due serie diverse, uno è "La rivolta di Frankenstein", mentre l'altro "Il mistero della mummia": non essendo riuscito a reperire informazioni su quale dei due film fosse effettivamente uscito prima, ho deciso in maniera del tutto arbitraria di dare la precedenza al film appartenente alla serie su Frankenstein, perchè avevo più voglia di dedicarmici e perchè al momento delle tre serie è quella che mi ha dato più soddisfazioni. Per la prima volta dal 1957, anno dell'uscita di "La maschera di Frankenstein", un film appartenente alle serie cinematografiche della Hammer non viene diretto da Terence Fisher, bensì da Freddie Francis - che poi ritornerà nel corso degli anni in altre pellicole - che in precedenza aveva avuto esperienze come direttore della fotografia e come regista in film a me piuttosto sconosciuti. Protagonista del film nei panni del barone Victor Frankenstein è ancora Peter Cushing, probabilmente l'attore più spremuto come un limone dalla produzione, finora presente praticamente in tutti i film di cui ho parlato per questo speciale.
Victor Frankenstein ha vissuto dieci anni in Inghilterra, per sfuggire da quei paesi in cui le sue malefatte si erano diffuse. Continua a condurre esperimenti sui cadaveri e viene scoperto in flagrante da un prete del posto. Frankenstein si trova dunque costretto a tornare a Karlstadt, confidando che gli abitanti della cittadina si siano dimenticati del suo passato. Riuscito a tornare nel suo castello, ormai caduto in rovina, Frankenstein riesce in qualche modo a ritrovare la sua prima Creatura, caduta in un crepaccio mentre tentava di fuggire dai gendarmi. Una volta in città inoltre il barone si scontrerà con il borgomastro e con il capo della polizia, accusati di aver rubato dal suo castello oggetti preziosi di sua proprietà. Per sfuggire all'arresto il barone e il suo assistente si vedranno costretti a rifugiarsi nell'abitazione di un ipnotizzatore, cominciando a perseguire l'obiettivo di risvegliare la sua prima Creatura - stavolta interpretata da Kiwi Kingston - con l'aiuto del suo assistente Hans, interpretato da Sandor Elès, e di una ragazza muta interpretata da Katy Wild.
Proseguendo nelle visioni dei film appartenenti alle serie cinematografiche prodotte dalla Hammer Film Productions, continuo a sostenere, anche alla luce della visione di questo terzo capitolo della serie dedicata a Frankenstein, che questa sia la serie che mi sta dando maggiori soddisfazioni: mentre infatti la serie de "La mummia" sembra di suo abbastanza sfigata sin dal primo capitolo, quella dedicata a Dracula ha avuto un ottimo primo film e un secondo decisamente trascurabile, al netto però dell'assenza del personaggio di Dracula che tornerà poi con la prossima pellicola della serie. La serie di Frankenstein invece continua a mantenere alto il suo livello sin dal primo film, riuscendo soprattutto nell'intento di tenermi ancora una volta incollato allo schermo dall'inizio alla fine. Il fatto poi che un po' tutti i film della serie siano brevissimi - ma sicuramente non di bassa qualità - contribuisce enormemente a farmi trovare il giusto coinvolgimento, con anche Freddie Francis che riesce a capire che non è necessario far durare un film tre ore e mezza perchè fa figo, ma ne basta anche solo un'ora e venti in cui succede tutto il necessario e in cui si riesce a far evolvere il personaggio principale della vicenda, che tra le altre cose, in questo film, non è nemmeno quello più negativo.
Freddie Francis non è Terence Fisher e dallo stile registico di questo film un po' si vede la differenza, ma comunque non mancano quelle caratteristiche che avevano contraddistinto tutti i film precedenti della Hammer: località cupe, inquadrature il più delle volte claustrofobiche che contrastano con i colori saturi. Ancora una volta Peter Cushing, nonostante venga spremuto più di un limone da sette anni a questa parte, è in stato di grazia tanto da rendere estremamente credibile il suo personaggio, nella sua eleganza e anche nella sua discutibile moralità. Insomma, mi aspettavo tra le varie serie cinematografiche della Hammer di trovarmi ad elogiare maggiormente quella su Dracula, invece al netto di diverse visioni, continuo a trovarmi estremamente meglio con l'interessantissimo personaggio di Frankenstein, perfettamente interpretato e sul quale le idee della Hammer riguardo agli sviluppi del personaggio appaiono ancora, dopo tre film, chiarissime.

1 commento:

  1. Hai ragione, il filone dedicato a “Franky” della Hammer è un po’ più variegato, ha contribuito a suo modo all’iconografia del personaggi, fanalino di coda decisamente la mummia, sempre un po’ il più sfigato dei mostri classici, porello. Cheers!

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