domenica 31 dicembre 2017

BELLADONNA AWARD 2017

Come sempre su "Non c'è Paragone", tra la fine dell'anno e l'inizio di quello nuovo è tempo di tirare le somme: la settimana che viene sarà interamente occupata dalle classifiche riguardanti i migliori film e le migliori serie TV dell'annata che si sta per concludere ma qui bisogna chiudere l'anno in bellezza, nel senso letterale del termine. Gli anni scorsi il premio si chiamava "Gnocca Award", quest'anno visti gli accaduti - lungi da me scherzarci sopra, ma una battuta ogni tanto fa bene - ho deciso di cambiare il nome per ovvi motivi.

Essendo il premio giunto alla sua terza edizione, è bene ricordare coloro che negli scorsi anni si sono meritate la mia menzione:

2015: Emmy Rossum
2016: Felicity Jones

Dieci (più una) saranno le belle donne che verranno menzionate in questa classifica: chi sarà la vincitrice?


10 - Jessica Rothe

Età: 30 anni
Vista in: La La Land, Auguri per la tua morte





9 - Angela e Marianna Fontana

Età: 20 anni
Viste in: Indivisibili





8 - Katrina Bowden

Età: 29 anni
Vista in: Monolith





7 - Emma Stone

Età: 29 anni
Vista in: La La Land





6 - Alexandra Daddario

Età: 31 anni
Vista in: Baywatch






5 - Miriam Leone

Età: 32 anni
Vista in: 1993






4 - Amber Rose Revah

Età: 31 anni
Vista in: Marvel's The Punisher - Stagione 1






3 - Ana de Armas

Età: 29 anni
Vista in: Blade Runner 2049






2 - Nathalie Emmanuel

Età: 28 anni
Vista in: Game of Thrones - Stagione 7






1 - Gal Gadot

Età: 32 anni
Vista in: Wonder Woman, Justice League



venerdì 29 dicembre 2017

Marvel's The Punisher - Stagione 1


Marvel's The Punisher
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 13
Creatore: Steve Lightfoot
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Jon Bernthal, Ben Barnes, Ebon Moss-Bachrach, Amber Rose Revah, Deborah Ann Woll, Daniel Webber, Jason R. Moore, Paul Schulze, Jaime Ray Newman, Michael Nathanson
Genere: Azione


Prosegue senza particolari intoppi - sì, un paio di serie abbastanza negative che comunque hanno riscosso un buon successo di pubblico non li ritengo dei veri e propri intoppi, per lo meno per quel che riguarda il brand che si sta creando - il rapporto tra Netflix e il Marvel Cinematic Universe, rapporto che ci ha già dato ben cinque serie televisive per un totale di sei stagioni e alcuni seguiti che stanno per uscire - potete recuperarle tutte sulla pagina dedicata a tutti i prodotti dell'universo cinematografico Marvel, che include tutti i film e tutte le serie da me recensite -. Si sentiva però l'estremo bisogno di distaccarsi, in qualche modo, da quelle serie nate apposta per portare in scena "The Defenders" ed ecco che con l'introduzione del personaggio di Frank Castle, conosciuto come The Punisher, nella seconda stagione di "Marvel's Daredevil", il pubblico ha iniziato a chiedere a gran voce, dato l'enorme successo riscosso dal personaggio in una serie dedicata a quello che forse è il personaggio di punta di questa collaborazione, una serie a lui dedicata. Netflix e la Marvel, che non sono gli ultimi arrivati, probabilmente avevano già messo in conto la cosa e, vista l'acclamazione popolare, ci ha messo poco ad annunciare la produzione della serie, uscita circa un mese e mezzo fa, ottenendo un ottimo successo di pubblico.
"Marvel's The Punisher" non si collega in maniera diretta all'universo dei Defenders, ma è una sorta di seguito delle vicende introdotte durante la seconda stagione di "Marvel's Daredevil". Lo sterminio della famiglia di Frank Castle, interpretato dall'ex "The Walking Dead" Jon Bernthal, è stato ormai vendicato, il nostro protagonista viene a conoscenza di una grande cospirazione, che coinvolge i suoi vecchi commilitoni e che in qualche modo ha portato poi all'uccisione dei suoi familiari. Il personaggio, che era già stato introdotto abbastanza bene in "Marvel's Daredevil", ci viene in qualche modo ripresentato, portando alla luce quello che è il suo disturbo post-traumatico in seguito alle sue esperienze militari, che lo portano a diventare un vigilante che insegue a tutti i costi il suo ideale di giustizia, sterminando i cattivi con qualunque mezzo.
Per quanto profondamente diversa a livello concettuale dalle altre serie prodotte dalla collaborazione tra Netflix e il Marvel Cinematic Universe, con un protagonista che non ha super poteri ed è invischiato in complotti che riguardano la sua città, la serie segue un po' il trend di tutte le altre serie, che hanno tutte un proprio genere di appartenenza, inserendosi questa volta nel genere dello spionaggio e della storia di vendetta. Per quanto non conosca il personaggio di Punisher al di là di questa serie televisiva - non ho mai letto un fumetto, così come non ho mai visto i film a lui dedicati, conosco solo per aver letto qualche informazione sul personaggio su internet - non mi sarei aspettato nulla di diverso riguardo a come è stato portato in scena da Jon Bernthal, che dimostra ancora una volta di essere un attore abbastanza sopra la media, adatto soprattutto per ruoli da antieroe. Ci sarebbe anche da dire che questa prima stagione di "Marvel's The Punisher fa abbastanza fatica ad ingranare, soprattutto nei primi episodi, ma poi, quando inizia a dare gas, non ci si ferma proprio più: i primi due o tre episodi introduttivi non sono granchè, tra il quarto e il settimo si inizia a ragionare, dal settimo in poi è una continua girandola di emozioni in cui il sangue scorre a fiumi, senza che ci sia particolare ritegno a riguardo da parte degli autori della serie.
Se il difetto principale della serie sta nel fatto, secondo la mia opinione ovviamente, che tredici episodi forse sono un po' troppi, mi sono trovato invece particolarmente bene con gli altri personaggi inseriti in questa serie. L'unico collegamento con le precedenti è Karen Page, interpretata sempre da Deborah Ann Woll, ma non è che sia un personaggio così rilevante, soprattutto negli ultimi episodi. Fanno invece la loro ottima figura sia i personaggi di questa serie che stanno dalla parte giusta, Dinah Madani interpretata da Amber Rose Revah - ah, io ho rischiato di innamorarmi di lei - e David Lieberman interpretato da Ebon Moss-Bachrach, sia quelli che stanno dalla parte sbagliata, sui quali spicca Billy Russo, interpretato da Ben Barnes, che forse non avrà il phisique du role per fare il cattivone - troppo pettinato, troppo bello per dare la sensazione di essere una minaccia -, ma che è secondo me perfetto nella totale ambiguità e perfidia del suo personaggio. È proprio per questo che non mi sarei potuto aspettare nulla di meglio da questa prima stagione di "Marvel's The Punisher", che, ad ora, potrebbe tranquillamente essere la miglior serie prodotta dalla collaborazione tra Netflix e la Marvel, sperando che anche le successive stagioni delle altre serie che ci aspettano si risveglino un po' dal torpore dato da "Marvel's Luke Cage" e da "Marvel's Iron Fist".

Voto: 8+

giovedì 28 dicembre 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Siamo arrivati all'ultimo appuntamento del Giovedì con le uscite cinematografiche della settimana, prima di impelagarci con le uscite del 2018, il 2017 spara e sue ultime cartucce, con un film interessantissimo che potrebbe, a quanto dicono molti, farmi fare pace con il genere dell'animazione, quest'anno completamente snobbato, e un altro film italiano con una coppia di attori che apprezzo particolarmente e che potrebbe farmi divertire in maniera sincera. Vediamo però quali sono le quattro uscite di questa settimana, commentate come al solito in base ai miei pregiudizi!


The Greatest Showman di Michael Gracy

Uscito qui in Italia il giorno di Natale, "The Greatest Showman" è quel tipo di film che potrebbe ottenere grandi consensi da parte di quel tipo di pubblico che cerca storie rassicuranti. Io non sono uno che le cerca, però nemmeno le evito, a dire la verità, per questo sulla pellicola in questione nutro non grosse aspettative, ma comunque una minima curiosità, che non mi farà necessariamente fiondare subito nei cinema però.

La mia aspettativa: 5,5/10


Coco di Lee Unkrich, Adrian Molina


Qui mi tocca invidiare tutti quei blogger o youtuber che, in qualche modo, sono riusciti ad ottenere l'invito per andare a vedere questo film in anteprima. I fatto è che ne sono usciti tutti entusiasti, ancora di più rispetto ad un paio di anni fa con "Inside Out", che mi era piaciuto un sacco. Sarà il film in grado di farmi fare pace con il genere d'animazione o sarà l'ennesima delusione che mi darà il genere in queste ultime annate?

La mia aspettativa: 7/10


Come un gatto in tangenziale di Riccardo Milani

Ho visto giusto un paio di giorni fa "Mamma o papà", ultimo film con Antonio Albanese e Paola Cortellesi, accoppiata che nell'ambito della commedia apprezzo particolarmente, e nutro una certa curiosità per questo loro nuovo film in tandem, il cui trailer mi dava dee buone impressioni. Staremo a vedere se il film confermerà a buona opinione che mi sono fatto a priori.

La mia aspettativa: 6,5/10


Napoli velata di Ferzan Ozpetek

Ferzan Ozpetek è un regista che non sono mai riuscito a capire per davvero e che di solito, per quanto riguarda le uscite cinematografiche, lascio passare un po' in sordina per poi recuperare i suoi lavori in un momento successivo. Non ne sono mai rimasto completamente soddisfatto però e chissà che questo possa farmi comprendere in modo diverso un regista particolarmente apprezzato dalla critica italiana.

La mia aspettativa: 6/10

mercoledì 27 dicembre 2017

Gomorra: La serie - Stagione 3

Gomorra: La serie
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 12
Creatore: Giovanni Bianconi, Stefano Bises, Leonardo Fasoli, Ludovica Rampoldi, Roberto Saviano
Rete Italiana: Sky Atlantic, Sky Cinema 1
Cast: Marco D'Amore, Salvatore Esposito, Cristiana Dell'Anna, Cristina Donadio, Gianfranco Gallo, Ivana Lotito, Arturo Muselli, Loris De Luna
Genere: Drammatico


Il tempo di Natale è finalmente finito e qui dalle parti di "Non c'è Paragone" ci si sta preparando per le premiazioni che, come da tradizione, verranno fatte nei primi giorni del prossimo anno, sperando siano di buon augurio per la nuova annata cinematografica e televisiva che si prospetta. Alcune sono le recensioni di cose viste quest'anno che verranno recuperate nei primi giorni del 2018, ma per le due che vi proporrò in questi giorni - domani, come sapete, c'è il solito appuntamento che le nuove uscite nelle sale - non potevo proprio aspettare: quella di oggi, che potete capire dal titolo, è perchè bisogna battere il ferro finchè è caldo e siccome è stata mandata in onda l'ultima puntata solamente Venerdì scorso - Sky ha scelto bene il modo di entrare nel clima prenatalizio, applausi per Sky - bisogna seguire l'onda, mentre quella di Venerdì, che non vi anticipo, è stata per me una delle più grandi sorprese seriali di questa annata, da cui non mi aspettavo moltissimo a dire la verità, ma sono uscito dalla visione decisamente soddisfatto.
Dopo avermi letteralmente folgorato con una prima stagione che andava in crescendo - i primi episodi non mi avevano convinto più di tanto, poi si è cominciato pian piano a fare sul serio - ed essersi confermata, ma forse addirittura migliorata, alla grande con una seconda stagione che ha persino avuto il coraggio di buttare fuori dalla serie uno dei personaggi meglio interpretati, se non il meglio interpretato, Pietro Savastano, ucciso da Ciro Di Marzio "armato" dallo stesso Genny, desideroso di ottenere il potere appartenuto al padre. L'inizio di questa stagione non è stato, se devo essere sincero, dei più convincenti: si parte con una specie di resa dei conti della stagione precedente per poi fare un grosso salto temporale, con Ciro, sempre interpretato dal bravissimo Marco D'Amore, defilato e con Genny, il solito Salvatore Esposito, che cerca di ottenere i territori e il mercato del suocero Giuseppe Avitabile, interpretato da Gianfranco Gallo.
Dopo un paio di puntate abbastanza di stallo la serie decolla in maniera spettacolare, confermandosi come una delle serie televisive più simili a "Game of Thrones" in circolazione, con un paio di differenze a suo favore: la prima è che i protagonisti qui non hanno il teletrasporto, mentre la seconda è che se "nel gioco del trono o si vince o si muore", nel gioco di Gomorra chi vince perde sempre qualcosa e non è detto che rimanga vivo alla fine della serie. Una serie che nel corso di questi tre anni ha saputo raccontarci la camorra con estremo realismo, forse addirittura meglio di quanto fatto da Matteo Garrone nell'omonimo film tratto dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano, riuscendo anche nel difficile compito di fare affezionare gli spettatori ad una storia in cui è praticamente impossibile empatizzare con i suoi protagonisti, che, tranne in rarissime occasioni nel corso di questa stagione, non mostrano quasi mai un lato umano preponderante.
Dopo una terza stagione in cui, alla fine, il conto dei morti è veramente elevato e nella quale ci hanno lasciato un po' di personaggi, resta da vedere cosa ne sarà dei nuovi, che nel corso di questo ciclo di episodi non hanno certo sfigurato, e se saranno capaci di raccogliere l'eredità, a livello televisivo, di quelli che li hanno preceduti. Su tutti le domande mi vengono spontanee sul personaggio di Enzo, interpretato da un bravissimo Arturo Muselli probabilmente ad una delle sue prime esperienze serie nel mondo dello spettacolo - ammetto la mia ignoranza nel non conoscerlo prima di questa terza stagione di "Gomorra" -, che oltre ad essersi comportato molto bene in questo terzo ciclo di episodi, inserendosi prepotentemente nel mondo della camorra, potrebbe essere - sempre che la regola del gioco di Gomorra non venga confermata nella quarta stagione - uno dei personaggi sui quali puntare in maniera seria per il futuro di questa serie. Serie che, nella terza stagione e soprattutto nei suoi episodi finali è riuscita, di nuovo, nell'arduo compito di alzare di nuovo l'asticella e chissà che non riesca a farlo ancora il prossimo anno.

Voto: 8

domenica 24 dicembre 2017

CINEVIGILIA - Gremlins di Joe Dante (1984)

La vigilia di Natale per parlare di un film irrinunciabile per il proprio Natale. Da questa idea parte a rassegna, promossa dalla solita cricca di blogger, in cui ognuno di noi recensirà il proprio film di Natale, quello che viene visto durante le feste, che non è necessariamente un film natalizio, ma il film che ognuno di noi attende le festività per guardarsi, magari per l'ennesima volta. E no, nessuno di noi - secondo me per fortuna - ha scelto quella piaga di "Una poltrona per due", che per carità, è anche un bel film cattivissimo spacciato per un film natalizio, però anche basta, per favore. Se il signor Italia 1 mi sta leggendo sappia che mi sto tenendo anche un sacco di insulti, perchè sì, saremo pure a Natale, ma non sarò certo io quello che diventa più buono.

USA 1984
Titolo Originale: Gremlins
Regia: Joe Dante
Sceneggiatura: Chris Columbus
Cast: Zach Galligan, Phoebe Cates, Hoyt Axton, Frances Lee McCain, Corey Feldman, Judge Reinhold, Keye Luke, Glynn Turman, Edward Andrews, Scott Brady, Jonathan Banks, Polly Holliday, Dick Miller, Jackie Joseph, Harry Carrey Jr., Belinda Balasky, Kenny Davis, Chuck Jones, William Scharlett, Kenneth Tobey, Steven Spielberg
Durata: 106 minuti
Genere: Commedia, Horror


È giunto dunque il momento di parlare di quello che è il mio film di Natale, quello che mi rivedo ogni anno con un certo piacere, uno dei film che hanno in qualche modo segnato il genere della commedia horror dal 1984 in poi, quel "Gremlins" diretto da Joe Dante e scritto da Chris Columbus che ogni anno non manca sulle televisioni nazionali - anche se quest'anno, avendo seguito poco la programmazione televisiva, non ho ancora ricevuto informazioni a riguardo -. Parla di questo stesso film anche il compagno di merende Cassidy sul suo blog "La bara volante" e se volete una recensione più dettagliata e divertente della mia passate di lì che non ve ne pentirete. Lo spunto di partenza del film è molto simile a quello di una fiaba per bambini, tant'è che l'ispirazione per il film a Chris Columbus viene in seguito al recupero di una vecchia sceneggiatura per un film Disney tratta da un libro scritto da Roald Dahl negli anni quaranta, la cui realizzazione del film non andò mai in porto.
Partendo da un'ambientazione quasi fiabesca, il film ci presenta subito i protagonisti della vicenda, addentrandosi subito in quello che è lo sviluppo della trama: pochi fronzoli, insomma, il film ingrana subito e non ci sono parti introduttive particolarmente tediose. La trama la conoscono anche i sassi, ma anche per loro è bene riepilogarla un po': il giovane Billy riceve in regalo per natale un cucciolo di mogwai di nome Gizmo, comprato dal padre in un negozio a Chinatown. L'animaletto deve però essere curato seguendo tre regole fondamentali: mai esporlo alla luce, mai esporlo all'acqua per non far partire il suo ciclo riproduttivo e mai dargli da mangiare dopo la mezzanotte. Come ogni film horror che si rispetti, e qui il fatto che sia una commedia horror gioca in suo favore, ci si aspetterebbe che i protagonisti siano così stupidi da violare tutte e tre le regole in un colpo solo, ma la realtà è ben altra: essendo "Gremlins" un horror per nulla convenzionale, le tre regole, a parte la prima che non provoca danni particolarmente gravi se non una momentanea incazzatura da parte del cucciolo, vengono tutte violate in maniera accidentale e non è la stupidità dei protagonisti a scatenarla. Il ciclo riproduttivo di Gizmo si attiva grazie all'acqua, da lui nascono delle creature decisamente più vivaci che, riuscendo a procurarsi del cibo dopo la mezzanotte, danno vita ai Gremlins e lì inizia il casino.
Un casino che porta lo spettatore a conoscere man mano nuovi personaggi, che poco ci mettono a dimostrare la loro totale impreparazione sulla materia. I fatto che poi il caos nasca quasi per errore mette chiaramente un focus sul protagonista, ancora troppo giovane e non pronto ad accollarsi la responsabilità di crescere un animaletto. In "Gremlins" Joe Dante ci piazza un sacco di citazioni presi dal cinema di Spielberg e poco ci importa del fatto che ad alcune domande che ci poniamo durante il film non venga mai data una vera e propria risposta. Siamo certamente davanti ad un film che parte per essere una pellicola per bambini e tale rimane, inserendovi però momenti decisamente più duri rispetto ad un normale film per giovincelli, con il sangue - o comunque quella roba verde che esce dai Gremlins - che in certi frangenti scorre a fiumi e con alcune scene, decisamente più forti, che sono poi state tagliate per volere della Warner Bros, come ad esempio quella della morte della madre di Billy, con tanto di testa che rotola giù dalle scale o una cruenta strage in un McDonald's. Ed è proprio per questo che "Gremlins" funziona a meraviglia sia per la sua componente horror sia per quella di commedia, rimanendo uno dei classici film natalizi - anche se solamente ambientato a Natale praticamente - che guardo sempre con religiosa ammirazione.

Voto: 10

Nell'augurare un buon Natale a tutti voi, ricordo che hanno partecipato a questo speciale anche i seguenti blog:

SOLARIS: A CASA PER LE VACANZE
MOZ O'CLOCK: BATMAN RETURNS
IL BOLLALMANACCO DI CINEMA: SOS FANTASMI
LA COLLEZIONISTA DI BIGLIETTI: NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS
LA BARA VOLANTE: GREMLINS
PIETRO SABA WORLD: SANTA CLAUSE 1994
DIRECTOR'S CULT: VERY MURRAY CHRISTMAS
LA STANZA DI GORDIE: PARENTI SERPENTI

giovedì 21 dicembre 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Essendo entrati nella settimana prima di Natale e in quella dopo l'uscita di "Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi" non è che le uscite cinematografiche di questa settimana siano nè numerose nè particolarmente interessanti. Ma forse, tra i quattro film che ci vengono proposti, uno di medio valore o comunque piacevole lo si potrebbe anche trovare. Vediamo quali sono i quattro film di questa settimana basati sui miei pregiudizi!


50 primavere di Blandine Lenoir

Un film drammatico che non so quanto successo al botteghino possa ottenere in questo periodo in cui la gente vorrebbe divertirsi e passare del tempo in spensieratezza. E invece i distributori italiani ci propinano un film francese fatto per riflettere sui problemi che affliggono la protagonista di questo film, cinquantenne che ha appena perso il lavoro e deve provvedere alla figlia incinta. Insomma, se proprio avete voglia di questo anche a Natale, sappiate che questa è l'unica proposta veramente impegnativa della settimana.

La mia aspettativa: 5/10



Dickens: L'uomo che inventò il Natale di Bharat Nalluri


E io che pensavo che il Natale fosse il compleanno di Jesoo Creesto, oppure la contaminazione fatta dagli shogun di Creesto della festa pagana dedicata al Sole. Invece no, questo film mi dice chiaramente - e io sono pronto a crederci senza il minimo senso critico - che fu Charles Dickens ad inventare il Natale! Sarà che sono più disposto a credere a Dickens che a Jesoo Creesto, però questo film è azzeccatissimo per il periodo e l'idea di esplorare la lavorazione di uno dei romanzi natalizi più famosi della storia della letteratura un pochino mi stuzzica.

La mia aspettativa: 6,5/10



Ferdinand di Carlos Saldanha

E' arrivato anche il periodo del nuovo classico film della Dreamworks dell'anno, prima dell'uscita di "Coco", che avverrà settimana prossima e di cui si parla da tempo in maniera entusiastica. Questo, con protagonista un toro, sta passando invece un po' in sordina e la mia avversione verso il cinema di animazione di quest'anno mi sa che mi farà saltare anche questa visione senza pormi particolari problemi.

La mia aspettativa: 5/10



Wonder di Stephen Chbosky

Steven Chbosky mi aveva particolarmente impressionato qualche anno fa con "Noi siamo infinito", film che ho veramente adorato. Sarà in grado di sorprendermi di nuovo con questo "Wonder", con protagonista un Jacob Tremblay affetto dalla sindrome di Trecher Collins , una Julia Roberts sempre più bella e un Owen Wilson sempre più simpatico? La mia speranza è che non ci sia troppo buonismo, anche se un po' di buoni sentimenti natalizi me li aspetto comunque.

La mia aspettativa: 6/10

mercoledì 20 dicembre 2017

Madre! di Darren Aronofsky (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Mother!
Regia Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Darren Aronofsky
Cast: Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Ed Harris, Michelle Pfeiffer, Domhnall Gleeson, Brian Gleeson, Kristen Wiig, Stephen McHattie, Sarah-Jeanne Labrosse, Laurence Leboeuf
Durata: 121 minuti
Genere: Thriller, Drammatico


Presentato all'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, "Madre!", l'ultimo lavoro cinematografico di Darren Aronofsky ritornato sulle scene dopo il deludente "Noah", è stato accolto da fischi, pernacchie e risate in sala. Facile reagire in questo modo quando sei un critico cinematografico e ti trovi davanti ad un film di Aronofsky o di Refn, registi che a parte qualche eccezione notoriamente non sono particolarmente apprezzati dalla critica tradizionale. Posto che lungi da me paragonarmi a loro che comunque hanno studiato per fare il loro lavoro e sicuramente hanno più competenze di me che scrivo su un blog recensioni quasi esclusivamente personali, però è ben noto quanto i due registi citati siano particolarmente antipatici, non si sa bene per quale motivo, ai matusa che parlano di cinema sui giornali. Viste le reazioni ottenute a Venezia e visto che Aronofsky, tolto il suo ultimo deludente film, è uno dei registi che mi piace di più e di cui ho recuperato tutti i film dopo il grandissimo successo de "Il cigno nero" - che tuttora rimane il mio preferito -, non so bene perchè ma questo film ha cominciato a starmi decisamente simpatico. La presenza poi di Jennifer Lawrence, che col regista fa coppia da tempo, e di Javier Bardem non ha fatto altro che aumentare a mia fiducia verso un film da cui un po' sapevo cosa aspettarmi, ma non mi aspettavo ciò che mi aspettavo in maniera così esagerata.
Ecco, la trama. La trama è difficilissima e lo è ancora di più riassumerla senza raccontarla tutta. I due protagonisti senza nome, interpretati da Jennifer Lawrence e da Javier Bardem, vivono all'interno di una casa isolata in mezzo ad una foresta. Improvvisamente fa loro visita un uomo, che si scopre essere malato e prossimo alla morte e Javier Bardem, contro il parere della sua compagna, decide di ospitarlo in casa vista la sua condizione. Non troppo tempo dopo l'uomo viene raggiunto dalla moglie, interpretata da Michelle Pfeiffer, che si insedia in casa loro e viene successivamente raggiunta dai due figli, interpretati da Domnhall Gleeson e Brian Gleeson. E poi... e poi succede il casino. Robe, una dietro l'altra, con una logica difficile da comprendere se non leggendone qualche spiegazione dopo la visione. "Madre!" di Darren Aronofsky dopo qualche lettura su internet si rivela essere una rilettura metaforica della Bibbia e in qualche modo, dopo questa rivelazione, tutto appare un po' più chiaro a dire la verità e non è più così complicato mettere assieme i pezzi. Però oh, era più facile mettersi a ridere in sala e sputare tutta la propria frustrazione addosso al film eh!
Ora io sono sempre stato convinto che se un film ha bisogno di un libretto di istruzioni per essere compreso, non sia ben riuscito. Sono poche le eccezioni che trovo a questa mia regola e su questo, passato qualche giorno dopo la visione, ho ancora serissimi dubbi, per i quali sinceramente non voglio lasciare passare del tempo prima di risolverli. Il film, per via della sua scenografia claustrofobica e per via dell'interpretazione pazzesca di Jennifer Lawrence, bravissima in un ruolo per nulla facile in cui la telecamera le è puntata addosso praticamente per tutto il tempo, ma per quanto riguarda lo sviluppo della trama, ecco, non lo so. Io ancora dopo quattro giorni dalla visione del film non so dire, ad una qualsiasi persona, se il film mi sia piaciuto o no. "Madre!" però è sicuramente un film coraggioso, che per questo va rispettato, magari anche prendendolo con ironia, perchè no, sicuramente non denigrandolo come è stato fatto. Poi, forse un giorno capirò anche se mi è piaciuto, ma non sarà questo il giorno.

Voto: ?

martedì 19 dicembre 2017

Dark - Stagione 1

Dark
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Baran bo Odar, Jantje Friese
Rete Tedesca Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Louis Hofmann, Oliver Masucci, Jördis Triebel, Maja Schöne, Sebastian Rudolph, Anatole Taubman, Mark Waschke, Karoline Eichhorn, Stephan Kampwirth, Anne Ratte-Polle, Andreas Pietschmann, Lisa Vicari, Angela Winkler, Michael Mendl, Antje Traue
Genere: Fantascienza, Thriller


Da quando ho iniziato a guardare con una certa assiduità e serie TV è iniziato uno strano fenomeno che io chiamo "la ricerca del nuovo qualcosa". Questo fenomeno, fondamentalmente, consiste nel fatto che qualsiasi nuova serie TV che comincia non abbia un'identità propria secondo il pubblico e secondo chi ne fa la pubblicità, ma debba per forza essere "il nuovo [altro nome di serie a caso]". È successo poco dopo la fine di "Lost", è successo pure dopo la fine di "Breaking Bad" e sicuramente tra un paio di anni succederà di nuovo anche con "Game o Thrones". Non ricordo però a memoria d'uomo che la pubblicità puntasse così tanto su serie ancora in corso e questa volta il bersaglio della pubblicità ingannevole è stato "Stranger Things", serie arrivata alla seconda stagione e diventata, a ragione, un fenomeno di portata mondiale cui "Dark", serie tedesca prodotta da Netflix, è stata subito accostata come, appunto, "la nuova Stranger Things" o "la Stranger Things tedesca". I più acculturati si sono spinti anche su paroloni come "la Stranger Things germanica" o "la Stranger Things teutonica", ma alla fine, cultura di queste persone a parte, il concetto è rimasto sempre quello.
Ora io ho solamente ventisette anni, qualcuno con più anni di me potrà dirmi che questa è una cosa che è stata sempre fatta, ma io dopo tutte le fregature che mi sono preso nel dopo "Lost", quando una serie viene annunciata in questo modo, in poche parole, non ci credo. Il problema vero e proprio è che appena lo spettatore minimamente intelligente guarda il primo episodio - e evidentemente nel gruppo Facebook "Punto Netflix Italia" ne vivono proprio pochi pochi, perchè è proprio da lì che nasce la mia invettiva - capisce che "Dark", a parte l'essere una serie di fantascienza con una buona dose di misteri e con dei viaggi nel tempo ambientati anche negli anni '80, con "Stranger Things" non c'entra assolutamente un cazzo. E oserei anche dire per fortuna: perchè volere a tutti i costi una "nuova Stranger Things" o una "Stranger Things teutonica" quando c'è già quella americana e soprattutto quando "Stranger Things" sta praticamente andando ancora in onda?
"Dark" è ambientata nel 2019, ma anche nel 1986 e nel 1953, e narra le vicende degli abitanti della cittadina di Winden, le cui improvvise sparizioni di bambini e adolescenti hanno falcidiato la città, con avvenimenti che sembrano ripetersi ciclicamente ogni trentatre anni. Quando a scomparire è Mikkel Nielsen, figlio di uno dei poliziotti più importanti di Winden, le ricerche iniziano a concentrarsi su di lui, indagando prima su un presunto rapitore, per poi invece concentrarsi sull'ipotesi che, proprio a Winden, vi sia un varco temporale e che qualcuno abbia preso il ragazzino per portarlo con sè in un'altra epoca. Ciò appare normale sia allo spettatore - che subito capisce che si tratta di viaggi nel tempo - sia ai personaggi, che sembrano chiedersi senza troppi problemi quando sia finito Mikkel, piuttosto che dove. Molti sono i misteri che vengono introdotti in questa serie così come sono altrettanti i personaggi, con la prima stagione che, principalmente, si occupa di far porre allo spettatore tante domande, senza preoccuparsi però di dargli delle risposte sempre soddisfacenti. Un problema che si potrebbe presentare nelle prossime stagioni sarà appunto i fatto di aver introdotto troppe domande a cui non sono state date delle risposte e una di queste domande è: ma questi, che vanno in giro con macchine costosissime, i soldi per un ombrello quando piove non ce li hanno? E sono tutti inspiegabilmente immuni alle bronchiti e alle polmoniti?
Nonostante la mole di misteri irrisolti, la prima stagione di "Dark", giocando con i viaggi nel tempo in maniera abbastanza interessante e creando tutti i paradossi tipici di questo sottogenere di fantascienza, riesce a creare una certa dipendenza nello spettatore, con ogni singolo episodio che, pur sviluppandosi con un ritmo particolarmente lento, scorre via che è un piacere. D'altro canto c'è da dire che non sono ancora riuscito a empatizzare in maniera seria con nessun personaggio, complici da una parte le interpretazioni degli attori che mi sono sembrate quasi sempre un po' freddine, dall'altra proprio il modo in cui questi personaggi sono stati scritti, dato che difficilmente lasciano trasparire qualche emozione. Tagliando la testa al toro "Dark" non è manco lontanamente lo "Stranger Things" tedesco, ma una serie con una propria identità ben definita che riesce nel bene e nel male a farsi voler bene. Se proprio vogliamo trovargli una somiglianza, soprattutto a livello di sviluppo della trama, di livello di tensione, di modalità di inserire sempre qualche nuovo mistero, di ritmo e di caratterizzazione dei personaggi, "Dark" potrebbe essere tranquillamente la nuova "Les Revenants"... sperando che con la seconda stagione vengano date delle risposte a qualche domanda, al contrario di quanto fece la serie francese.

Voto: 7+

lunedì 18 dicembre 2017

Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi di Rian Johnson (2017)


USA 2017
Titolo Originale: Star Wars: The Last Jedi
Regia: Rian Johnson
Sceneggiatura: Rian Johnson
Cast: Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Lupita Nyong'o, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Gwendoline Christie, Kelly Marie Tran, Laura Dern, Benicio del Toro
Durata: 152 minuti
Genere: Fantasy


Dopo il grande successo sia commerciale sia da parte della critica - un po' meno per quel che riguarda il pubblico, soprattutto quello composto dai fan storici della saga - di "Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza" e la partenza di una nuova trilogia a cadenza biennale inframezzata ogni anno da uno spin-off su personaggi o storie importanti per la mitologia della saga di Star Wars - lo scorso anno fu "Rogue One: A Star Wars Story" che mi aveva soddisfatto pur con qualche riserva -, ecco che la settimana scorsa è arrivato nei cinema - e io mi ci sono fiondato proprio il giorno dopo - "Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi". Un po' come accadde lo scorso anno con "Rogue One: A Star Wars Story" non ho sentito intorno a me lo stesso hype di due anni fa, in cui vi era un'attesa spasmodica per il riavvio di una saga che ha sicuramente segnato la storia del cinema fantasy - so che c'è ancora qualcuno che pensa che sia fantascienza, ecco, per me la fantascienza è una cosa completamente diversa -, hype che si è sicuramente sgonfiato non tanto perchè il capitolo precedente abbia diviso i fan, quanto più che altro perchè, bene o male, si sarebbe saputo a grandi linee cosa aspettarsi da questo film.
"Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi" segue nel bene e nel male quella che era stata la linea tracciata dal capitolo precedente: sappiamo bene di essere davanti ad un film della Disney - e chi critica questo fatto forse dimentica che Star Wars negli intenti di George Lucas nasce come saga per famiglie e in questo la Disney ha solamente da insegnare a qualsiasi casa di produzione - e il regista Rian Johnson, che qui ha curato anche la sceneggiatura, ci tiene a ricordarcelo, inserendo al suo interno momenti carichi di un certo umorismo, che però non mi ha mai dato, nel corso del film, particolarmente fastidio. Siamo inoltre davanti ad uno Star Wars in cui, differentemente dal film precedente, ci sono le vere guerre stellari: ora io non so se vi ricordate, ma quando ho parlato di "Guerre stellari" su questo blog dissi proprio che il film inizia ad annoiarmi proprio quando le guerre stellari hanno inizio. E Odino solo sa quanto la prima parte di questo film, tra le guerre stellari e una certa lentezza nello sviluppo degli eventi, mi abbia abbastanza annoiato: a un certo punto ho pensato che se il film fosse andato avanti così sarebbe potuto essere più inutile di "Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma". La sensazione che ho avuto per tutta la prima parte è stata quella che il film facesse una fatica bestiale ad ingranare, con solo poche scene ad essere veramente interessanti. Poi, proprio all'inizio della seconda parte, accade una cosa - che metterò nella sezione SPOILER in fondo a questo post -, sulla quale ho comunque delle riserve, e il film ingrana alla grandissima e diventa, improvvisamente, davvero interessante.
Mentre "Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza" ricalcava in tutto e per tutto lo sviluppo di "Guerre stellari", discostandosene su qualche dettaglio, questo ottavo capitolo mostra invece un'identità propria, rendendo centrali le figure di Rey, interpretata dalla splendida Daisy Ridley, e di Luke Skywaker, con Mark Hamill che rientra nella saga dopo il brevissimo cameo nel finale del capitolo precedente. Con la vicenda che fondamentalmente si sviluppa su due linee parallele, abbiamo anche un interessante sviluppo del personaggio di Poe Dameron, interpretato da Oscar Isaac, che diventa un po' il nuovo Han Solo, così come è ben evidente il conflitto interiore di Kylo Ren, interpretato da un bravo Adam Driver e magari dovete farmi capire in cosa un personaggio che rappresenta alla grandissima il lato oscuro della Forza possa deludere i fan della saga, ricordando però che la distinzione netta tra buoni e cattivi, salvo rare eccezioni, è passata di moda. Kylo Ren sarà pure piagnucoloso o tutto quello che volete, ma è un cattivo che non risulta per nulla piatto nella sua identità di cattivo, vi meritereste film pieni di Darth Maul, che aveva dalla sua solamente il fatto di essere visivamente molto molto figo. Non mi è piaciuto invece come è stato trattato il personaggio di Finn, interpretato da John Boyega, con il suo contributo allo sviluppo della trilogia che mi è parso essersi esaurito con il capitolo precedente, mentre in questo fa cose che, alla fin fine, non mi sono sembrate particolarmente rilevanti.
Al netto dunque di una prima parte che fatica tremendamente ad ingranare e di una seconda che, con tre colpi di scena ben assestati nel giro di poco tempo, mi è piaciuta parecchio, "Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi" è sì un film che ricalca la strada tracciata dal capitolo precedente, ma differentemente da esso, dimostra di avere un'identità propria nel non volere, a sua volta, omaggiare i capitoli storici della saga.

Voto: 7+

DA QUI IN POI CI SARANNO SPOILER. SE NON AVETE VISTO IL FILM, SIETE LIBERI DI LEGGERLI, MA SE POI VI LAMENTATE DEL FATTO CHE SONO SPOILER, VI INSULTO GIÀ DA ORA: IMBECILLI

Nella prima parte, in cui viene sviluppato sia il rapporto tra Luke Skywalker e Rey, sia quello tra Rey e Kylo Ren non mi sono particolarmente divertito, come già ho scritto. Interessante è stato però capire il motivo per cui Kylo si sia rivoltato e diventato ora quello che è ed il motivo, fondamentalmente, pare essere un equivoco. Non ci è dato però di sapere quale sia la reale versione, allo spettatore viene lasciato il dubbio. I contatti mentali tra Kylo e Rey sono fondamentali per lo sviluppo della seconda parte. Con Rey che decide di andare da Kylo per provare ad allearsi con lui per combattere Snoke vengono assestati, con una certa sapienza da parte di Rian Johnson, un paio di colpi di scena davvero esaltanti.
Una grossa riserva la mostro sul primo colpo di scena: Snoke sembra essere un cattivo potentissimo e mentre sembra poter sopraffare Rey, Kylo si rivolta contro di lui e, grazie alla Forza, lo uccide con la spada laser appoggiata sul suo trono, dando vita ad una interessantissima alleanza con Rey. Il problema è che in questo frangente Snoke passa per coglione: un cattivo potentissimo che viene fregato da uno stratagemma così semplice stona un po' con l'immagine che ne era stata data nelle fasi precedenti del film. In tutto questo Rey non accoglie mai il lato oscuro, il che fa pensare, ora che Snoke è morto, vista l'alleanza, che ci fosse stato qualcuno dietro allo stesso Snoke. Ed è qui che viene assestato il secondo colpo di scena per me azzeccatissimo: a questo punto Kylo ha preso il potere e vuole Rey al suo fianco per uccidere i ribelli. Ne nasce uno scontro bellissimo in cui la spada laser di Rey si spezza e quella scena è veramente spettacolare.
Interessantissima poi, nella seconda parte, la scena in cui avviene lo scontro tra Kylo e Luke Skywalker, scontro che permette ai ribelli di fuggire dall'assedio da parte delle forze dell'Impero e che si rivela essere in realtà lo scontro tra Kylo e una proiezione di Luke, che in realtà è sempre rimasto sulla sua isola, per morire poi alla fine di questo scontro, un po' come avevo pronosticato. I ribelli riescono a fuggire e ci si prepara ora ad un ultimo capitolo che si spera possa chiudere questa nuova trilogia in maniera soddisfacente.

venerdì 15 dicembre 2017

Rick & Morty - Stagione 3

Rick & Morty
(serie TV, stagione 3=
Episodi: 10
Creatore: Justin Roiland, Dan Harmon
Rete Americana: Adult Swim
Rete Italiana: Netflix
Genere: Animazione


È stato grazie a Netflix e alla sua programmazione che ho scoperto, qualche tempo dopo la sua uscita originale, "Rick & Morty", serie animata prodotta da Adult Swim - una rete satellite di Cartoon Network indirizzata principalmente ad un pubblico adulto - che con le sue prime due stagioni, recuperate in poco tempo e forse una delle cose più divertenti che io abbia mai visto negli ultimi anni. Sono due le serie animate che ho cominciato a seguire in questi anni: se "Bojack Horseman" riesce ad alternare comicità pungente a momenti molto più seri, presentando personaggi più umani che mai, "Rick & Morty" oltre ad uccidere lo spettatore dal ridere, gioca con la fantascienza, soprattutto per quel che riguarda quella frangia che si occupa degli universi paralleli, senza accennare a viaggi nel tempo.
Ora questa recensione sarà abbastanza breve, ma io ve lo dico, fate un favore a voi stessi se volete vivere in pace: guardate entrambe le serie animate che ho citato. Ok, per la prima potete recuperare le mie recensioni, se voleste ulteriori ragioni, per la seconda sappiate che gli autori sono, veramente, veramente, geniali. Ma tanto geniali che quando pensi cose come "ok, dopo questo episodio non riusciranno ancora a superarsi", ecco che ne arriva un altro che è ancora più bello e ancora più geniale. La cosa veramente pazzesca di questa serie televisiva è che, per quanto gli episodi siano costruiti su trame piuttosto complesse e il più delle volte anche assurde, tutto, alla fine, quadra: in una serie del genere inserire i famosi buchi di sceneggiatura è proprio un attimo, qui io sinceramente non ne ho proprio trovati.
Basta poi vedere i primi tre episodi di questa stagione - ma anche quelli successivi non scherzano - per rimanerne ancora una volta folgorati: il primo si basa su un'idea genialissima, il secondo è ambientato in un universo parallelo in stile "Mad Max", che ho amato e non poco, mentre il terzo è sicuramente il punto più alto dell'intera serie, con Rick cetriolo che si prende la scena e diventa forse una delle cose più assurdamente belle e divertenti che io abbia mai visto in vita mia.
Quindi, e vi prego in ginocchio, fatevi un favore: guardate "Rick & Morty"!

Voto: 8

giovedì 14 dicembre 2017

WEEKEND AL CINEMA

E' arrivato il weekend cinematografico che i fan di una determinata saga attendevano da un anno. Tanto vale non parlare nemmeno di tutte le altre uscite. E invece no, saranno commentate tutte in base ai miei pregiudizi, come al solito!


Star Wars - Gli ultimi Jedi di Rian Johnson


Poco da dire su questo film, so solo che dopo "Il risveglio della Forza" mi era piaciuto parecchio e voglio sapere come può proseguire e che i nuovi personaggi mi stavano piacendo praticamente tutti. Così come so anche che i riavvio della saga da parte della Disney ha ottenuto il successo sperato. Quello che non so ancora - nel momento in cui scrivo questo post - è quando andrò a vedere il film, dipenderà tutto da un particolare impegno lavorativo che mi influenzerà la mia decisione sulla data in cui vedere questo film. Perchè oserei dire che la visione non è nemmeno obbligatoria, ma addirittura scontata.

La mia aspettativa: 8/10


La ruota delle meraviglie di Woody Allen

Non so bene cosa stia succedendo negli ultimi anni, forse sono io che mi sono ammorbidito, ma hanno pure cominciato a piacermi, in qualche modo, anche i film di Woody Allen. Il problema è che questo è l'anno dispari e il trend del regista degli ultimi anni vuole che si alterni un film buono ad un altro decisamente meno interessante. E dopo che "Cafè Society" mi era piaciuto parecchio, questo dovrebbe essere l'anno non buono. Speriamo che si smentisca, ecco.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Natale da chef: Oltre agli atri film, è tempo anche delle merdine dei cinepanettoni natalizi. Questo è quello con Boldi...
Poveri ma ricchissimi: ... questo è quello con De Sica...
Super vacanze di Natale: ... e questo è quello con Boldi e De Sica, super montaggione in cui Paolo Ruffini è accreditato come regista. Inutile dire che li scanserò come se mi trovassi in un prato pieno di merde di cane.
L'assoluto presente: Il film impegnato italiano della settimana non reggerà mai il confronto con i due film più importanti.

mercoledì 13 dicembre 2017

La babysitter di McG (2017)

USA 2017
Titolo Originale: The Babysitter
Regia: McG
Sceneggiatura: Brian Duffield
Cast: Judah Lewis, Samara Weaving, Bella Thorne, Robbie Amell, Hana Mae Lee, Emily Alyn Lind, Leslie Bibb, Ken Marino, Andrew Bachelor
Durata: 85 minuti
Genere: Horror


Faccio sempre abbastanza fatica a fidarmi quando Netflix propone un nuovo film originale e questo film appartiene al genere slasher. In realtà negli ultimi anni non è tanto Netflix il problema in questo senso, quanto più che altro il genere slasher in generale, che pare da tempo non avere molto più da dire, finendo per diventare ogni volta una ripetizione di cose già viste e riviste, con il sangue che difficilmente prende il sopravvento come invece in teoria dovrebbe fare. Ecco che però in tal senso poco tempo fa mi è venuto in soccorso "Auguri per la tua morte", un "Ricomincio da capo" in salsa slasher che è riuscito nell'intento di divertirmi e, pur senza particolare originalità e mescolando il genere cinematografico "ricomincio da capo" - sì perchè ormai, continuo ad affermarlo, è un genere cinematografico - con il thriler e anche con la commedia, di risultare effettivamente un film fresco e assolutamente godibile. Netflix più o meno nello stesso periodo ci propone "La babysitter", diretto da McG, che manco a dirlo è il film di cui vi dovrei parlare oggi.
Cole, interpretato da Judah Lewis, è un ragazzino di dodici anni, particolarmente introverso e con una sola amica della sua età, Melanie interpretata da Emily Alin Lynd, che stranamente ha ancora bisogno di una babysitter. A dodici anni però i ragazzini cominciano a pensare che quella cosa in mezzo alle gambe serva effettivamente a qualcosa e il buon Cole dimostra di avere una cotta pazzesca per la sua babysitter, di nome Bee e interpretata da Samara Weaving. Ora, il film sarebbe stato infinitamente più originale se il ragazzino NON fosse stato innamorato della sua babysitter, dato che è impossibile non avere una cotta per Samara Weaving, ma il regista ha deciso di marciare su questa cosa e, alla fin fine, non è che abbia proprio sbagliato. Con i genitori di Cole fuori casa Bee viene chiamata per badare al ragazzino, che presto scopre, durante la notte, che la ragazza ha organizzato un rito satanico con tanto di sacrificio di sangue in casa sua assieme a dei suoi amici.
Ripetendo brevemente il concetto, "La babysitter" non ha nulla di originale, nemmeno il pretesto da cui prende spunto. Ma alla fine non è nemmeno detto che un film originale sia bello per forza, si sono viste tante idee originalissime che poi si sono trasformate in film di merda, così come altre volte, la ripetizione di un canovaccio sicuro, porta a risultati magari non eccelsi ma, per l'appunto, rassicuranti per lo spettatore. C'è da dire poi che il film riesce, oltre ad essere rassicurante nella sua poca originalità, a lasciarsi guardare senza particolari problemi, mettendo lo spettatore davanti ad una specie di commedia horror in cui gli omicidi non sono poi così tanto cruenti, quanto più che altro stupiscono per l'assurdità con i quali sono portati in scena. Tutte le morti che si vedono in questo film sono volutamente poco plausibili, ma riescono nell'intento di strappare un sorriso, soprattutto se si cerca di guardare il film senza troppi pensieri per la testa e senza avere particolari pretese sul risultato finale.

Voto: 6

martedì 12 dicembre 2017

Marvel's Inhumans - Stagione 1


Marvel's Inhumans
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Scott Buck
Rete Americana: ABC
Rete Italiana: Fox
Cast: Anson Mount, Serinda Swan, Ken Leung, Eme Ikwuakor, Isabelle Cornish, Ellen Woglom, Iwan Rheon
Genere: Supereroi


Lo avevo già preannunciato quando vi avevo parlato della seconda stagione di "Marvel's Agent Carter" che, nonostante la pubblicità negativa fatta dalla critica e il fatto che la serie sia stata cancellata ancora prima dell'inizio della sua prima, e quindi unica, stagione, mi sarei cimentato comunque con la visione di "Marvel's Inhumans", seconda serie spin-off nata dalla costola di "Marvel's Agents of S.H.I.E.L.D." basata sugli Inumani, che sono già stati introdotti largamente nel corso della serie madre e ai quali sarebbe dovuto essere dedicato un film appartenente al Marvel Cinematic Universe, progetto poi abbandonato in favore di una serie TV prodotta dalla ABC e con protagonisti Iwan Rheon direttamente dopo essere stato sbranato dai cani in "Game of Thrones" e Anson Mount, probabilmente uno degli attori più imbarazzanti che io abbia mai visto da quando seguo assiduamente le serie TV.
Gli Inumani, esseri con poteri straordinari che si manifestano a seguito di un rito di passaggio chiamato terrigenesi a cui vengono sottoposti una volta diventati adolescenti, vivono in pace ad Attilan, una città sulla Luna, governati dal re Blackbolt, interpretato dall'attore più imbarazzante che abbia mai visto in una serie TV, e dalla regina Medusa, interpretata da Serinda Swan, una specie di Claudia Gerini alla canadese - seriamente, secondo me le assomiglia di brutto - con la quale condivide anche le capacità di recitazione. A seguito di un colpo di stato architettato da Maximus, interpretato da Iwan Rheon, l'unico che come attore ha dimostrato qualcosa ma che qui pare essersi dimenticato di aver recitato bene la parte del bastardo cattivo in "Game of Thrones", unico appartenente alla famiglia reale ad essere rimasto umano dopo la terrigenesi, l'intera famiglia reale è costretta a fuggire sulla Terra per architettare un piano per riprendersi il trono.
Io non ho mai negato di essere una persona che vuole profondamente male a se stesso e che, se inizia una cosa, fosse anche solo per pignoleria, la vuole finire - fanno eccezione le serie lunghe che mi stufano, ma in questo caso essendo tutte queste serie appartenenti allo stesso franchise non posso farne a meno -, ma già dal primo episodio ho capito quanto facesse schifo questa serie. E sì che mentre ero in vacanza in Olanda alloggiavo davanti a un cinema che proiettava, in anteprima e in formato IMAX, i primi due episodi il che mi aveva fatto pensare che la serie potesse comunque meritare qualcosa. E invece no, non merita proprio nulla del tempo che gli ho dedicato per due semplici motivi, sui quali non ho nemmeno così tanta voglia di soffermarmi per analizzarli: il primo è che tutto accade a caso, completamente a caso, e vengono introdotte delle storyline che sono dei veri e propri filler, che in una serie di soli otto episodi ce ne vuole ad avere la faccia tosta di metterci dentro dei filler; il secondo è la recitazione, imbarazzante, per tutti gli otto episodi. Tanto per fare un esempio, se interpreti un personaggio che per via del suo potere non può parlare, devi essere un cazzo di attore decente. Non che ci fosse bisogno del Robert De Niro dei tempi d'oro, ma bastava un Andrew Lincoln qualsiasi. Invece no, hai deciso di prendere Anson Mount, che passa tutto il tempo con a sua bocca chiusa e i suoi mascelloni ad utilizzare il suo linguaggio dei segni inventato da lui stesso e a strabuzzare gli occhi per fare intendere le sue emozioni agli altri personaggi. Per non parlare poi della Claudia Gerini canadese che gesticola anche quando parla tramite il trasmettitore, come se avesse il suo interlocutore davanti, e per non parlare nemmeno del bulldog gigante creato in computer grafica - imbarazzante - e di Isabelle Cornish che con questo cane ci interagisce, facendo vedere quanto il fatto di interloquire con i vuoto l'abbia messa in difficoltà.
Insomma, come preventivato dalla cancellazione avvenuta ancora prima della messa in onda, "Marvel's Inhumans" è stata lo schifo totale, una delle produzioni televisive più imbarazzanti a livello qualitativo di questo 2017 e ci va tanto vicino ad essere una di quelle peggio realizzate di questo decennio.

Voto: 2

lunedì 11 dicembre 2017

Assassinio sull'Orient Express di Kenneth Branagh (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Murder on the Orient Express
Regia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Michael Green
Cast: Kenneth Branagh, Tom Bateman, Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp, Josh Gad, Derek Jacobi, Leslie Odom Jr., Michelle Pfeiffer, Daisy Ridley, Lucy Boynton, Sergei Polunin, Olivia Colman
Durata: 114 minuti
Genere: Giallo


La figura di Hercule Poirot, sia per quel che riguarda la versione originale letteraria creata dal genio di Agatha Christie, sia nelle versioni televisive e cinematografiche, viene subito associata al genere giallo ed è forse la figura più famosa che qualsiasi essere umano associa alla parola "detective". Insomma, chiunque nel corso della sua vita ha letto almeno un romanzo di Agatha Christie, così come chiunque - pure io che ne ho un certo rifiuto - a visto almeno un pezzo di almeno un episodio della serie televisiva "Poirot", composta da ben settanta episodi e con David Suchet nei panni del protagonista. Per quanto riguarda invece le trasposizioni di uno dei romanzi più famosi dell'autrice - che forse se la gioca alla pari giusto con lo splendido "Dieci piccoli indiani" - ve n'è una, diretta da Sidney Lumet, entrata in qualche modo nella storia del cinema e con Albert Finney nei panni dell'investigatore più famoso e bravo del mondo, che è stata poi riproposta per ben altre tre volte, incluse questa di cui vi parlo oggi e quella della serie televisiva con Suchet.
Penso sia abbastanza inutile stare a parlare della trama e di come nasca la vicenda che viene narrata all'interno di questo film: in qualche modo credo che, al mondo, anche chi non ha mai letto il libro per intero - e io, stranamente visti i miei precedenti con le trasposizioni dei romanzi, l'ho fatto - sappia almeno qualcosa della trama e sappia, più o meno, magari non nel dettaglio, come va a finire la vicenda. Cercherò comunque di essere rispettoso verso tutte quelle persone che hanno vissuto la loro vita in una campana di vetro e di non rivelare come si evolva la storia ma cercherò di analizzare il film, magari non entrando proprio nel dettaglio, vedendo come è stato reso cinematograficamente e come gli attori coinvolti abbiano reso i personaggi.
Parto con l'affermare senza alcun problema che non avevo grosse aspettative su questo film: la storia di "Assassinio sull'Orient Express" l'abbiamo vista in talmente tante versioni che pare difficile farci sopra qualcosa di nuovo e di interessante, così come alcune recensioni lette sulla rete non mi hanno dato grosse speranze. Alla fin fine mi sono ritrovato da una parte a concordare con quelle recensioni, mentre dall'altra ad apprezzarne alcune scelte, soprattutto a livello registico e di casting, che comunque mi fanno promuovere, pur con qualche riserva, il film. Partendo dal fatto che la storia narrata mi piace e mi è sempre piaciuta, penso che innanzitutto sia difficile ottenere l'effetto che ha ottenuto Kenneth Branagh su di me con questo film, ovvero quello di coinvolgermi parecchio con una storia di cui, bene o male, conoscevo già tutto. Questo perchè il film a livello di ritmo funziona, con qualche momento un po' calante nella parte centrale, in cui le indagini di Poirot, interpretato dallo stesso Kenneth Branagh, si sviluppano in maniera forse troppo macchinosa, e soprattutto a livello registico, alcune trovate si sono rivelate azzeccate, vedasi su tutte il momento della scoperta del cadavere di Ratchett, interpretato da Johnny Depp, all'interno della sua cabina.
Bene anche alcune scelte del cast, con Johnny Depp che fortunatamente dura poco, ma riesce a trasmettere solo sensazioni negative nel tempo in cui è vivo e vegeto sullo schermo, ma soprattutto con Michelle Pfeiffer sugli scudi, che pare in questo film ricordarsi di essere stata, in passato, una buona attrice. Apprezzata poi in tutta la sua delicatezza anche l'interpretazione di Daisy Ridley - ho sentito che qualcuno, che probabilmente vive in un universo parallelo a noi fortunatamente sconosciuto, pensa che sia brutta... io la trovo splendida, sempre e comunque, anche nei panni di Rey nella nuova trilogia di "Star Wars" -, così come anche Judi Dench e Willem Dafoe mi sono sembrati particolarmente in parte. Qualche riserva ho mostrato verso il personaggio interpretato da Penelope Cruz, che sin dal primo momento mi ha annoiato per il suo modo di pensare, sia su Josh Gad, che ancora non riesco a vederlo bene in ruoli drammatici, anche se non se la cava nemmeno così male, semplicemente ho ancora qualche dubbio.
Alla fin fine "Assassinio sull'Orient Express" non sarà questo filmone, o sarà anche che la storia è così tanto conosciuta che davvero tirarne fuori qualcosa di interessante è difficilissimo, ma mi ci sono sentito coinvolto e ho trovato che fosse ben riprodotta la drammaticità della situazione. Kenneth Branagh poi, quando ha a che fare con trasposizioni di storie "classiche", riesca a dare il meglio di sè, così come penso sia stato abbastanza bravo nel dare a Poirot, nonostante le differenze fisiche con la figura iconica che tutti conosciamo - che poi è quella interpretata da Suchet - una buona caratterizzazione.

Voto: 6,5

venerdì 8 dicembre 2017

Borg McEnroe di Janus Metz Pedersen (2017)

Svezia, Danimarca, Finlandia 2017
Titolo Originale: Borg McEnroe
Regia: Janus Metz Pedersen
Sceneggiatura: Ronnie Sandahl
Cast: Sverrir Gudnason, Shia LaBeouf, Stellan Skarsgård, Tuva Novotny, Robert Emms, Jason Forbes, Björn Granath, Scott Arthur, Tom Datnow, Jane Perry, Thomas Hedengran, David Bamber, Claes Ljungmark
Durata: 100 minuti
Genere: Drammatico, Sportivo, Biografico


Non so bene per quale strana congiunzione astrale, ma nel giro di meno di un mese, tra il 19 Ottobre e il 9 Novembre, sono usciti ben due film ad argomento tennistico, sport che mi è sempre piaciuto particolarmente - anche se non lo seguo proprio assiduamente a dire la verità - e che, al contrario di altri, ritengo molto cinematografico. Il primo dei due film, "La battaglia dei sessi", non sono ancora riuscito a vederlo, con mio grande rammarico, mentre il secondo, che arriva direttamente dalla Svezia e guarda caso è proprio con il protagonista svedese che dimostra di parteggiare, è il film di cui vi parlo oggi, basato su una delle più grandi rivalità del mondo tennistico tra due dei più grandi esponenti nella storia di questo sport.
Da una parte abbiamo Björn Borg, interpretato da Sverrir Gudnason, che tra il 1976 e il 1979 fu in grado di vincere ben quattro tornei di Wimbledon consecutivamente, apprestandosi a lottare per il quinto consecutivo da numero uno al mondo, mentre dall'altra John McEnroe, interpretato da Shia LaBeouf, da tempo numero due del mondo e con il posto di Borg nel mirino. I due, con caratteri diametralmente opposti, si andranno ad affrontare nella finale di Wimbledon, da molti esperti ritenuta una delle partite più belle di tutti i tempi, anticipata però da un periodo di grande pressione mediatica per entrambi gli atleti, che affrontarono il periodo di preparazione al match in maniera diametralmente opposta, con un comportamento dentro e fuori dal campo dettato principalmente dal loro carattere, che era, per l'appunto, profondamente diverso. Il primo, freddo e glaciale, mentre il secondo particolarmente fumantino, in campo e fuori, sempre pronto ad attaccare arbitri e giornalisti non appena pensava di aver subito un torto.
Essendo il film svedese, appare subito chiaro come tra i due ci sia un preferito: la vita fuori dal campo di Borg viene rappresentata con più cura, investigando anche sul suo passato e sui suoi inizi di carriera da giovanissimo - in cui, tra l'altro, il suo modo di approcciare alle partite, era molto molto simile a quello del rivale McEnroe - e guarda caso il film parla del suo quinto titolo consecutivo vinto a Wimbledon, non della sesta finale consecutiva, poi persa, contro lo stesso McEnroe. Ho apprezzato particolarmente il modo in cui i due rivali siano stati caratterizzati dai loro interpreti e, nonostante la freddezza trasmessa da uno dei due sia abbastanza tangibile, non mancano le emozioni, soprattutto nel modo in cui è stata resa, cinematograficamente parlando, lo scontro in finale tra i due.
Un po' come era stato "Rush" qualche anno fa per la Formula 1, film piaciuto anche a coloro che non seguono i motori - e io, fidatevi, non solo non seguo i motori, ma penso che le auto siano dei grossi scatoloni con un motore e quattro ruote e quando mi chiedono se la mia auto è un 4x4, rispondo 16 -, anche questo "Borg McEnroe", dalla struttura e dal concept molto simili, riesce nell'intento di emozionare e magari, un po' lo spero, anche nell'appassionare ad uno sport che comunque non è così poco seguito qui in Italia come si potrebbe pensare.

Voto: 7

giovedì 7 dicembre 2017

WEEKEND AL CINEMA

Undici sono i film in uscita questa settimana e, in questo giorno di Sant'Ambrogio in cui noi milanesi stiamo a casa dal lavoro e andiamo tutti alla Fiera dell'Artigianato - io no, il 7 e l'8 Dicembre sarebbe come decidere di suicidarsi andare lì dentro -, come al solito verranno commentati in base ai miei pregiudizi! Anche perchè ci stiamo avvicinando a quel periodo dell'anno in cui escono le commediacce e i film per bambini, quindi forse forse si riesce a recuperare qualcosa che ci si è persi per strada durante l'anno!


Suburbicon di George Clooney


George Clooney come regista che tenta di fare un film alla Joel e Ethan Coen, Matt Damon come protagonista per quello che è, sicuramente il film più interessante di questa settimana. Nella speranza che le buone critiche ricevute a Venezia a Settembre fossero veritiere.

La mia aspettativa: 7/10


Il premio di Alessandro Gassmann

Il fatto che questo film sia rientrato tra quelli in evidenza in questa settimana la dice lunga su tutte le altre uscite. Nonostante ciò penso che possa davvero essere una di quelle visioni leggere leggere che solitamente mi piacciono e c'è una certa curiosità nel vedere Alessandro Gassmann, che come attore non mi dispiace, dietro la macchina da presa.

La mia aspettativa: 5,5/10


The Void - Il vuoto di Jeremy Gillespie, Steven Konstanski

Spazio tra i film in evidenza anche per un horror in arrivo dal Canada. Sinceramente non ci spero più di tanto, ma qualche recensione interessante, anche se poche a dirla tutta, l'ho letta e quindi potrebbe quanto meno sorprendermi.

La mia aspettativa: 5,5/10


Le altre uscite della settimana

Bad Moms 2 - Mamme molto più cattive: Non ho visto nemmeno il primo film, non ho voglia di vedere il secondo, sinceramente.
Due sotto il burqa: Commedia francese sulle diversità culturali, che potrebbe rivelarsi a sorpresa divertente e interessante. Se i francesi dovessero decidere di farla come solo loro sanno fare.
L'insulto: Film impegnatissimo ed impegnativissimo in arrivo dal Libano. Mi sa che lo lascio a palati molto più fini del mio.
Loveless: Dramma francese diretto da regista russo per il quale potrebbero valere tranquillamente le stesse opinioni del film subito sopra.
My Little Pony: Portate i vostri bambini a vederlo e avvisatemi quando lo fate, così sto lontano dal cinema.
The Wicked Gift: Sono anni che non vedo un horror italiano. Se non diventa una trashata immane, questo potrebbe anche rivelarsi interessante.
Free Fire: Ho letto la trama e non ci ho capito nulla. Ho guardato il trailer e ci ho capito ancora di meno. Questo action mi sa che ve lo guardate voi.
Patty Cake$: Film drammatico musicale sul mondo della musica rap, che io notoriamente tengo abbastanza alla larga. Chissà che però si riesca a guadagnare una visioncina risicata prima della fine dell'anno.

mercoledì 6 dicembre 2017

Halt and Catch Fire - Stagione 4

Halt and Catch Fire
(serie TV, stagione 4)
Episodi: 10
Creatore: Christopher Cantwell, Christopher C. Rogers
Rete Americana: AMC
Rete Italiana: Inedita
Cast: Lee Pace, Scoot McNairy, Mackenzie Davis, Kerry Bishé, Toby Huss
Genere: Drammatico


Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento di vedere l'ultima stagione di "Halt and Catch Fire" e di parlarne per l'ultima volta - o forse la penultima, dipende se rientrerà o meno nelle classifiche di fine anno, ma qualcosa mi dice di sì - sulle pagine di questo blog. Anni fa avevo abbastanza snobbato la prima stagione, che poi ho recuperato con ben un anno di ritardo, a ridosso della messa in onda della seconda stagione, con la quale mi sono definitivamente innamorato sia della serie, sia di praticamente tutti i suoi personaggi. La terza stagione, pur proseguendo in maniera abbastanza altalenante mi era piaciuta abbastanza, ma alla fine in tutti questi anni "Halt and Catch Fire" è stata talmente sottovalutata, sia dal pubblico americano, sia dall'Italia che ancora non ha deciso di trasmetterla in una delle sue televisioni, che la quarta stagione è stata annunciata come quella conclusiva. Nonostante la tristezza, giusto così: meglio chiudere quando si è all'apice e si può dare tutto in un ultima stagione, piuttosto che portare avanti la questione per anni e anni, finendo per stancare il pubblico.
Con un salto temporale di circa due anni, che ci veniva già annunciato nel finale della scorsa stagione, assistiamo per l'ennesima volta ad un fenomeno molto comune in questa serie: i personaggi principali sono divisi, in gruppi ancora diversi rispetto a quelli delle precedenti stagioni. Abbiamo insieme Joe MacMillan e Gordon, interpretati rispettivamente da Lee Pace e da Scott McNairy che lavorano insieme in una nuova startup; Donna, interpretata da Kerry Bishè, è tipo l'amministratore delegato di una grande azienda; Cameron, interpretata da Mackenzie Davis - che è la stella che brilla di luce propria in questa serie per la sua incommensurabile bellezza - sta lavorando ad un videogioco per la Atari e torna dal Giappone in seguito alla separazione dal marito. Mentre Cameron tenterà di proseguire la sua vita riavvicinandosi a Joe e Gordon e Donna diventano praticamente rivali in affari nel tentativo di sviluppare l'idea rivoluzionaria di questa stagione che è, udite udite, un motore di ricerca, proseguono le vicende dei personaggi, nella maniera più umana possibile ed è proprio da questo punto di vista che "Halt and Catch Fire" è stata in grado di conquistarmi in tutto questo tempo.
Sono due le cose che mi piacciono davvero di questa serie e che me la faranno mancare come poche altre. La prima è l'estremo realismo con cui viene rappresentato il mondo dell'informatica: tanto per fare un esempio, in tutte le stagioni i protagonisti sono al lavoro su qualcosa di rivoluzionario per l'epoca, gli sceneggiatori ti fanno credere che possano vincere e conquistare il mercato, poi arriva qualcuno che fa la stessa cosa, magari peggio di te, ma la fa per primo, e allora lì hai perso tutto, sei completamente fregato. La seconda è il modo in cui l'informatica, rappresentata sì con estremo realismo, sia un pretesto per raccontare rapporti umani in continua evoluzione, con tutti i personaggi che sono sviluppati con tutti i crismi del caso e con cui è davvero impossibile non empatizzare. Tutti i personaggi sbagliano, tutti sanno redimersi, così come tutti fanno un torto a qualcuno degli altri e i rapporti ne risentono. In più, l'ingresso nella serie di Haley, la figlia di Gordon e Donna interpretata da Susanna Skaggs è davvero l'arma in più di questa stagione.
Una stagione che con il finale di serie se la gioca molto molto facile, ma non mi sarei immaginato finale più giusto, che gioca con corsi e ricorsi sui dieci anni di tempo nei quali si sono svolte le vicende narrate dalla serie. E vince molto facile con il brano di Peter Gabriel "Solsbury Hill", che lì per lì non mi aveva fatto questo grande effetto, ma che quando ho risentito in radio qualche giorno fa l'ho ricollegato subito ad "Halt and Catch Fire" e lì sono partiti i feels a manetta proprio. Dunque, se non lo aveste ancora fatto, fate un favore a voi stessi e date un'opportunità ad "Halt and Catch Fire". Sarà difficile pentirsene.

Voto alla quarta stagione: 8
Voto al series finale: 8+
Voto alla serie: 9