giovedì 30 novembre 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Ed eccoci qui, come ogni Giovedì, pronti a commentare le uscite della settimana, che sono tante tante tante ed alcune anche tanto interessanti. Beh, ecco, non è che siamo qui proprio come tutte le settimane a commentare i film in base ai miei pregiudizi, perchè oggi c'è una piccola novità: sono stato chiamato per mettere zizzania tra i due individui più litigiosi del web e commentare assieme a loro le uscite di questo weekend. Avrete già capito di chi parlo immagino: Cannibal Kid del blog "Pensieri Cannibali" e James Ford del blog "White Russian".
La mia speranza è, ovviamente, non di averli messi d'accordo, ma di aver buttato abbastanza benzina sul fuoco per poi stare lì a guardare mentre si picchiano di santa ragione!


Assassinio sull'Orient Express


Alfonso: Sono un grande fan sia del romanzo sia del film di Sidney Lumet del 1974. Non so quanto questo ennesimo remake possa essere significativo, so però che i miei due colleghi potrebbero scannarsi sulle possibilità che offre questo film. Già mi immagino di fianco a me al cinema un Cannibale addormentato e un Ford annoiato dall’ennesimo remake. Ehi, ma stanno andando d’accordo in qualche modo?

Cannibal Kid: Io e Ford che dormiamo insieme?
No, smentiamo queste voci bromantiche e chiariamo una cosa: al massimo uno può infestare gli incubi dell'altro.
Probabile comunque che un giallo classico di Agatha ZZZZZ Christie diretto da Kenneth ZZZZZ Branagh mi faccia dormire alla grande. Speriamo se non altro che il cast all-stars molto glamour ah yeah mi tenga sveglio per qualche minuto almeno.

Ford: Agatha Christie è una bomba, la storia un cult del genere, peccato che la voglia del sottoscritto di sorbirsi Branagh e l'ennesimo Depp sopra le righe sia più o meno la stessa che avrei di dormire con Cannibal. Alla peggio, posso spedire lui sull'Orient Express sperando sia la vittima. Ahahahahaha!


Smetto quando voglio: Ad Honorem


Alfonso: Per me Smetto quando voglio è una delle migliori commedie italiane degli ultimi anni e Smetto quando voglio: Masterclass un film che tenta di essere un action all’americana riuscendoci per me alla grande. Quindi abbiamo un film italiano che Ford riterrà sicuramente troppo nuovo per la sua età, che tenta di fare l’action all’americana, genere con cui normalmente il Cannibale fa sonore ronfate. L’unico che lo guarderà con curiosità sarò io a quanto pare.

Cannibal Kid: Pure per me Smetto quando voglio è una delle migliori commedie italiche recenti. Mi aveva gasato un casino, quasi quanto Ford quando ha visto Rocky per la prima volta. Cioè ai tempi in cui l'Italia era ancora una monarchia.
Non condivido invece l'entusiasmo di Alfonzie nei confronti del sequel che, per quanto dignitoso, mi era sembrato alquanto inutile e temo che la stessa impressione mi farà questo terzo e ultimo capitolo di una saga che non doveva essere una saga, bensì un film unico.

Ford: il primo Smetto quando voglio, per quanto carino, è uno dei titoli più sopravvalutati del panorama italiano degli ultimi anni, uno di quei finti cult che tra qualche stagione tutti si saranno dimenticati, mentre il secondo altro non è stato se non una fotocopia seppur guardabile del precedente. Non mi aspetto dunque niente di meno, a parte un calo qualitativo, con questo terzo.


Happy End

Alfonso: Haneke è uno di quei registi in grado bene o male di mettere d’accordo tutti. Anche i due cani sciolti che ho qua di fianco. Io invece l’ho sempre guardato con un certo distacco, non riuscendo mai ad amarlo per davvero.

Cannibal Kid: Ad Alfonso non piace Haneke? Che forse abbia trovato qualcuno che ne capisce di cinema meno di Ford?
Nah, non credo. Anche perché in effetti è difficile provare amour nei confronti di un regista bastardo come l'austriaco. D'altra parte, non per generalizzare, ma non sono esattamente noti come il popolo più simpatico del mondo... Ford, te per caso hai origini austriache?
Dopo aver adorato Il nastro bianco e molto meno Amour, ci sarà un Happy End nel mio rapporto tra me e Haneke?

Ford: Haneke è un tipo tosto, senza ombra di dubbio. Nel corso della sua carriera ha regalato al pubblico davvero roba forte, ma nell'ultimo periodo mi pare si sia un po' imborghesito, tanto che il tanto decantato Amour mi è parso senza dubbio il film più "debole" della sua produzione.
Sinceramente, quando si inizia a scendere la china, gli happy end sono davvero difficili, da incontrare. Spero solo che Haneke possa smentirmi.


Daddy's Home 2

Alfonso: Ma non è che l’unico ad aver visto il primo film tra noi tre - ma forse anche in tutto il mondo - è Ford?

Cannibal Kid: No, caro Alfonso. Il primo Daddy's Home l'avevo visto anche io e l'avevo trovato quasi simpatico. Ho detto quasi. Posso però confermare che Ford è l'unico al mondo a considerarlo un capolavoro, o qualcosa del genere. E il secondo episodio non promette per niente bene, visto che al cast si unisce Mel Gibson, ovvero l'unico uomo al mondo ancora meno simpatico degli austriaci.

Ford: ecco il film della settimana, senza se e senza ma. Il primo Daddy's home è una vera pacchia, e questo secondo capitolo, complici le presenze di John Cena e Mel Gibson, promette assolutamente scintille, alla facciazza dei radical, degli austriaci e di Cannibal Kid. E pure di Alfonso.


Seven Sisters

Alfonso: Io sta cosa che i titoli vengono “tradotti” con un altro titolo nella stessa lingua dell’originale non la capirò mai. What Happened to Monday - questo il titolo originale - è un film che vorrei vedere da tempo, sperando che veramente i Lunedì scompaiano dalla faccia della Terra. E poi Tommy Wirkola è il regista di Dead Snow 2, per me l’horror più divertente di sempre. E poi un film con sette Noomi Rapace bisogna vederlo per forza, dai!

Cannibal Kid: Io What Happened to Seven Sisters l'ho già visto e quindi potrei spoilerarvelo tutto, ma non sono così bastardo. Almeno non nei confronti del buon Alfonso. Fosse solo per quella merd di Ford, l'avrei già raccontato per filo e per segno. Forse lo farò nella mia recensione, che però devo ancora preparare. Solo che non l'ho ancora fatto perché è Saturday e non sono ispirato. Ma magari Sunday, Monday, Happy Days lo sarò.

Ford: Wirkola, concordo con Alfonso, ha regalato a tutti noi una vera chicca con lo spassosissimo Dead Snow 2, e dunque questo Seven Sisters potrebbe perfino rivelarsi una sorpresa. Ve lo saprò dire spero presto, e spero di essere completamente in disaccordo con Cannibal. Non potrei reggere l'ennesimo film di quest'anno sul quale ci troviamo dalla stessa parte della barricata.


Sami Blood

Alfonso: Non è il film che fa per me, potrebbe essere però una di quelle robe d’essai che sembrano piacere tanto a Ford. Mi sa che mi vado a vedere le sette Noomi Rapace col Cannibale io…

Cannibal Kid: Ben venga il cinema d'essai, soprattutto da quando il sempre più commerciale Ford lo snobba. Questo film non sembra però fare nemmeno per me, troppo “campagnolo” e anni '30 per i miei gusti.

Ford: questo Sami Blood, per quanto a rischio di radicalchicchismo cannibalesco, potrebbe rivelarsi una sorpresa per tematiche ed approccio. Non sarebbe male, del resto, che il Cinema d'Autore tirasse fuori qualcosa di figo in barba ai finti intenditori come i due con i quali condivido la rubrica questa settimana.


Amori che non sanno stare al mondo

Alfonso: Non so bene cosa ne pensino i due che ho qui di fianco, ma ultimamente a me gli italiani che tentano di fare cinema impegnato non mi stanno particolarmente simpatici.

Cannibal Kid: Nel 2016 il cinema italiano era troppo trendy su Pensieri Cannibali. Nel 2017 invece è più passato di moda di Ford in qualunque anno nella storia dell'umanità. Questi film tricolori lagnosi che non sanno stare al mondo quindi me li risparmio alla grande. Almeno per ora. Nel 2018 chissà quale sarà la nuova tendenza?

Ford: che il Cinema italiano non vivesse il suo periodo migliore io l'avevo capito da tempo. Cannibal ha dovuto attendere prima di essere costretto a darmi ragione. E questo film pare proprio sia la conferma della situazione.


Riccardo va all'Inferno

Alfonso: Ma che cos’è sta roba? Potrebbe essere talmente trash da diventare un cult per tutti noi tre. Risulterebbe sicuramente più divertente di un film d’azione a caso con Steven Seagal tanto cari a Ford.

Cannibal Kid: Riccardo va all'inferno è il nuovo infernale film di Roberta Torre, regista del cult trash di Ford Tano da morire, che io invece non avevo sopportato. Questa volta cambierò idea?
Considerando che questa versione musical dark del Riccardo III di Shakespeare ha per protagonista Massimo Ranieri e la sua insopportabile voce e fin dal trailer mi ha fatto sanguinare le orecchie, direi che pure 'sta volta io lo detesterò e Ford lo osannerà. Se non altro, finalmente un film che ci dividerà del tutto!

Ford: Tano da morire è uno dei miei supercult nell'ambito del musical, come lo sprovveduto Cannibal ben sa. Questo Riccardo va all'Inferno, però, mi ispira davvero poco e ha parecchio sapore di vecchio. Dunque, direi che a fare compagnia a Lucifero ci mando dritto il mio antagonista, e se non smette di spalleggiarlo, pure Alfonsino.


L'età imperfetta

Alfonso: Ma che cos’è la settimana del cinema italiano impegnato? Forse però questo film potrebbe fare la fortuna mia e del Cannibale, vista l’età della protagonista - diciassettenne - e l’età mentale a cui siamo rimasti noi due. Alla lunga, potrebbe anche fare la fortuna di Ford, per altri motivi anagrafici però. E se Ford fosse il padre segreto del Cannibale? Ah no, quel finale della trama è già stato sdoganato da un altro film.

Cannibal Kid: Rivelazione shock in arrivo. Ford non è il mio padre segreto. Ford è il mio nonno segreto!
Quanto al film, sembra una cosa lesbo-teen-danzereccia stile Il cigno nero di casa nostra e potenzialmente, Haneke permettendo, promette quindi di essere il film cannibale della settimana.

Ford: il film non mi interessa per nulla, ma se dovessi venire a sapere di una sequenza come quelle di Atomica Bionda o La babysitter potrei concedere una visione soltanto a quella.


Gli eroi del Natale

Alfonso: Film perfetto per Ford e i suoi bambini. Io invece dal Natale cinematografico cerco sempre di starne alla larga.

Cannibal Kid: Film perfetto più per Ford che per i suoi bambini. Un cucciolo eroico come me invece di questi presunti eroi del Natale può anche farne benissimo a meno.

Ford: i Fordini, fortunatamente, hanno gusti cinematografici già soddisfacenti, tanto che nell'ultimo periodo si stanno sparando Nightmare before Christmas a ripetizione. Questi eroi, dunque, li lascio volentieri a chi avrà la sfortuna di incrociarne il cammino.

Cannibal Kid: I Fordini a quanto pare hanno già dei gusti cinematografici molto migliori rispetto al padre. Sicuri siano proprio figli tuoi, Ford?
Non è che Julez ha avuto una tresca segreta con il Mereghetti uahahah?


Vasco Modena Park: Il film

Alfonso: Spero in questo caso di andare d’accordo con entrambi nel detestare Fiasco...

Cannibal Kid: Guarderei questo “film” soltanto per inserirlo nell'elenco dei peggiori dell'anno. Poi però penso che potrei metterlo lo stesso, anche senza vederlo e soprattutto senza ascoltarlo. Tanto, chi se ne accorge?
Riguardo a Ford, non sarei così sicuro che lo detesti. Sotto sotto un vecchio rocker pane e salame come il Fiasco lui lo adora!

Ford: Vasco, come tanti registi e musicisti di una certa età e come Cannibal precocemente, ora come ora è abbastanza rincoglionito, ma in passato senza dubbio ha tirato fuori grandi dischi e pezzi.

mercoledì 29 novembre 2017

Justice League di Zack Snyder, Joss Whedon (2017)


USA 2017
Titolo Originale: Justice League
Regia: Zack Snyder, Joss Whedon
Sceneggiatura: Chris Terrio, Joss Whedon
Cast: Ben Affleck, Henry Cavill, Gal Gadot, Ezra Miller, Jason Momoa, Ray Fisher, Ciarán Hinds, Amy Adams, Jeremy Irons, Diane Lane, J. K. Simmons, Connie Nielsen, Robin Wright
Durata: 121 minuti
Genere: Azione, Supereroi


Uscito nei cinema italiani un paio di settimane fa con l'intento nemmeno troppo velatamente dichiarato di inglobare una marea di soldi di incassi, con i distributori cinematografici italiani che hanno fatto di tutto pur di non lanciare altri film interessanti in quella settimana, "Justice League" aveva il compito di risollevare in qualche modo un progetto cinematografico mai veramente decollato, quello del DC Extended Universe. Un progetto che innanzitutto non è decollato per colpa della mancanza di lungimiranza da parte dei produttori, che sembrano annaspare tra un film e l'altro senza dare ad essi un vero e proprio filo logico, mentre in secondo luogo è stata anche la qualità dei singoli film a risentirne, con ben tre pellicole su cinque affidate a Zack Snyder che avrà pure uno stile registico ben preciso che però, secondo me, non si addice particolarmente con questo tipo di film, mentre ad esempio in "300" mi era abbastanza piaciuto. Un progetto, quello di "Justice League", molto simile a quello di "The Avengers" per il Marvel Cinematic Universe, con un assemblamento di supereroi alleati per sconfiggere una minaccia di proporzioni gigantesche, ma molto diverso in quanto a realizzazione: mentre i personaggi messi assieme in "The Avengers" erano stati introdotti ognuno con almeno un film dedicato,di quelli coinvolti in "Justice League" sono stati introdotti solamente Superman in "L'uomo d'acciaio", Batman, assieme a Superman, in "Batman v. Superman: Dawn of Justice" e Wonder Woman nell'omonimo film.
Contro ogni pronostico e viste le poche aspettative che avevo su di esso, "Justice League" funziona per buona parte della sua durata, fortunatamente non eccessiva come gli altri esemplari del DC Extended Universe, ma giusta per da una parte introdurre - anche se abbastanza a grandi linee - tutti i personaggi a cui non era stato dedicato un film, mentre dall'altra per presentare il cattivo della pellicola e dedicarci dei bei combattimenti, nei quali si vede bella forte la mano di Joss Whedon che ha preso il posto di Zack Snyder in post produzione in seguito al suicidio della figlia ventenne. Lungi da me scherzare su una tragedia del genere, ma si vede abbastanza bene durante il film la diversa mano dietro la macchina da presa, con gli ormai arcinoti slow-motion di Snyder che qui, fortunatamente, sono abbastanza risicati se non quando strettamente necessari - e per me uno slow-motion è strettamente necessario solamente quando il protagonista della scena si muove alla velocità della luce, ogni riferimento a personaggi di questo film è puramente casuale -.
L'assemblamento dei diversi eroi funziona in maniera abbastanza soddisfacente, così come funziona il cast che interpreta le diverse anime di questo film. Abbiamo un Ben Affleck nei panni di Batman a fare da collante, un Henry Cavill che nei panni di Superman appare poco e forse la cosa non è necessariamente un male e una Wonder Woman interpretata dalla splendida Gal Gadot sulla quale ormai le parole sarebbero sprecate e che è un po' il capitano morale della squadra. Squadra che viene messa insieme in questo film con personaggi come Aquaman, interpretato da Jason Momoa, al quale nel 2018 sarà dedicato un film standalone, Flash interpretato da Ezra Miller che è un po' l'anima comica del gruppo e Cyborg, interpretato da Ray Fisher sul quale non ho sviluppato una particolare opinione, dato che il personaggio non mi ha fatto nè caldo nè freddo.
Mentre mi è piaciuta particolarmente la fase di costruzione della squadra, ad impressionarmi di meno è stata la seconda parte dedicata alla lotta contro il cattivo Steppenwolf - sul quale torneremo a breve quando riporterò anche per il pubblico del blog qualche considerazione che ho fatto su un famoso social network blu dopo la visione del film -, con degli effetti speciali che talvolta non mi sono sembrati particolarmente all'altezza e con una risoluzione finale che non ho particolarmente gradito, soprattutto alla luce di come il personaggio risultasse, inizialmente, particolarmente credibile nel suo ruolo. "Justice League è dunque un film con luci e ombre, ma sicuramente abbastanza luci da farlo diventare sin da ora per me il miglior film del "DC Extended Universe" - non che ci voglia moltissimo a dire la verità -, in grado di divertirmi dall'inizio alla fine senza mai annoiarmi.

Voto: 6,5

E ora, per chi non mi segue su Facebook, un piccolo riassunto fase per fase della visione del film, avvenuta Domenica sera, scritto di getto dopo il mio arrivo a casa. Il riassunto parte dai trailer trasmessi prima della proiezione della pellicola.

  • Trailer di "Jumanji": quanto é bella Karen Gillan.
  • Trailer del film di Woody Allen: quanto é bella Juno Temple.
  • Trailer di "Star Wars: Capitolo VIII - Gli ultimi Jedi": quanto é bella Daisy Ridley.
  • Inizio di "Justice League": quanto é bella Gal Gadot.
  • Mi ero ripromesso di contare i rallenty nel corso del film. Al secondo rallenty dopo meno di quattro minuti ho deciso di smettere di contare. Odino solo sa quanto odio gli slow motion. Alla fine, a sorpresa, se escludiamo i rallenty obbligati per la presenza di Flash, sono stati veramente pochi.
  • Zack Snyder e Joss Whedon all'inizio indugiano molto sulle chiappe di Gal Gadot. Bene. Benissimo. Poi per par condicio lo fanno anche coi pettorali di Jason Momoa e di Henry Cavill. Ma direi che era doveroso.
  • Se l'ingresso in scena di Steppenwolf fosse stato accompagnato da Born to be Wild mi sarei alzato, avrei applaudito fragorosamente e me ne sarei andato, subito, soddisfattissimo, dalla sala.
  • La prima parte funziona, nella seconda si picchiano, gli effetti visivi in qualche frangente mi hanno deluso abbastanza ma alla fin fine mi sono divertito. Forse il DC Extended Universe ha davvero azzeccato un film.
  • Quanto é bella Gal Gadot.

martedì 28 novembre 2017

Auguri per la tua morte di Christopher B. Landon (2017)

USA 2017
Titolo Originale: Happy Death Day
Regia: Christopher B. Landon
Sceneggiatura: Scott Lobdell
Cast: Jessica Rothe, Israel Broussard, Ruby Modine, Rachel Matthews, Charles Aitken, Rob Mello, Phi Vu, Caleb Spillyards, Jason Bayle, Laura Clifton, Cariella Smith, Tran Tran, Blaine Kern III, Dane Rhodes, Tenea Intriago, Missy Yager
Durata: 96 minuti
Genere: Thriller


Non faccio mistero da molto tempo su questo blog del fatto che i film in cui il protagonista rivive all'infinito la stessa giornata mi hanno sempre affascinato in maniera particolare. Non è un caso che "Ricomincio da capo", una delle mie commedie preferite con Bill Murray, sia uno dei film più imitati dell'ultimo ventennio, ma non solo attraverso il genere della commedia, ma proprio in tutte le salse: abbiamo avuto il remake italiano "È già ieri" con Antonio Albanese, abbiamo avuto la fantascienza con "Edge of Tomorrow - Senza domani", abbiamo avuto il dramma adolescenziale con "Prima di domani" e ora abbiamo anche il thriller con "Auguri per la tua morte", definito, in maniera più che azzeccata dalla critica, come un "Ricomincio da capo che incontra Scream".
Tree Gelbman, interpretata da Jessica Rothe e niente di meno che uno dei motivi principali che mi hanno spinto a guardare il film, è una ragazza del college molto popolare che il giorno del suo compleanno viene uccisa da un individuo con addosso una maschera da neonato parecchio inquietante. Invece di morire però la ragazza si risveglia, il giorno stesso del suo compleanno e dovrà fare di tutto per scoprire chi sia il suo assassino, per poter passare al livello successivo alla giornata successiva. Una particolarità di questo film, rispetto ad altri del genere, sta nel fatto che la ragazza non solo conserva i ricordi del giorno che sta vivendo all'infinito - immancabile la gag in cui il protagonista racconta all'amico di turno della sua condizione dimostrando la cosa "prevedendo" ciò che sta per succedere perchè oramai imparato a memoria -, ma conserva anche i vari danni sul suo corpo conseguenti alle sue morti.
Per quanto si capisca sin dall'inizio il fatto che "Auguri per la tua morte" sia un film particolarmente superficiale e creato come mero intrattenimento per disimpegnare il più possibile il pubblico, il film ha due meriti fondamentali: il primo è che il ritmo della vicenda non cala praticamente mai, la personalità della protagonista evolve con il passare dei minuti ed è piuttosto ben delineata - al contrario, ad esempio, di quella di tutti gli altri personaggi, ma semplicemente perchè loro non stanno vivendo all'infinito la stessa giornata, ma una sola giornata ed è impossibile che una personalità evolva e si delinei chiaramente in un solo giorno -, mentre il secondo sta nella capacità di rileggere in chiave ironica innanzitutto il genere slasher, in maniera proporzionalmente minore rispetto a quanto fatto all'epoca da "Scream", a cui questo film è stato tra l'altro accostato, sia il genere ricomincio da capo - sì perchè dopo vent'anni di scopiazzamenti vari "Ricomincio da capo" non è più semplicemente un film, ma un vero e proprio genere cinematografico - senza essere particolarmente originale, ma riuscendo a divertire lo spettatore dall'inizio alla fine.

Voto: 6,5

lunedì 27 novembre 2017

Stranger Things - Stagione 2

Stranger Things
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 9
Creatore: Matt Duffer, Ross Duffer
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Winona Ryder, David Harbour, Finn Wolfhard, Millie Bobby Brown, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Natalia Dyer, Charlie Heaton, Cara Buono, Matthew Modine, Noah Schnapp, Sadie Sink, Joe Keery, Dacre Montgomery, Sean Astin, Paul Reiser
Genere: Fantasy


Lo scorso anno, tra le serie originali prodotte da Netflix, arrivò come un fulmine a ciel sereno "Stranger Things", serie TV fantasy/horror ambientata negli anni '80 con protagonisti dei ragazzini alle prese con la scomparsa di un loro coetaneo e una bambina con particolari poteri psichici. Il successo della serie TV fu tale da essere rinnovata subito per altre due stagioni e i protagonisti più piccoli, tutti con un'età intorno ai quattordici anni, sono diventati subito delle star di livello mondiale, con Winona Ryder a tornare alla ribalta dopo che la sua carriera si era un po' arenata negli ultimi tempi. La seconda stagione, uscita nel periodo di Halloween, è stata accolta come un evento mediatico di proporzioni gigantesche, la promozione è stata simile a quella fatta per l'ultima stagione di "Game of Thrones", con i fan in attesa trepidante della pubblicazione della seconda stagione per fare subito binge-watching selvaggio. Devo confessare, in maniera molto sincera, che nel periodo precedente all'uscita della serie, la promozione quasi esasperante stava cominciando a darmi noia, con i fan che scrivevano stati su Facebook scritti sottosopra e che, nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione già si lamentavano di aver finito la visione della seconda stagione. Ora, io non sono un fan del binge-watching, semplicemente perchè l'idea di passare una giornata intera davanti ad una serie TV mi è venuta solamente quando ero a casa dal lavoro in malattia, che non potevo uscire nè fare altro per occupare il tempo. E non sono un fan del binge-watching perchè non voglio ridurmi come quegli imbecilli che si guardano un'intera stagione in un giorno e poi scrivono post su internet chiedendosi come faranno a sopravvivere un anno intero attendendo la stagione successiva. Ecco, siete degli immensi idioti, non se fate binge-watching, ma se vi lamentate degli effetti che esso provoca, che conoscete anche molto bene.
Dopo questo sproloquio dovuto, premetto che per vedere tutta la seconda stagione di "Stranger Things" ci ho messo ben due settimane. Non tanto perchè mi piaccia prendere le cose con calma, non disdegno guardarmi anche due o tre episodi in una serata, ma semplicemente perchè la serie è uscita quando è iniziato a diminuire il tempo e quindi sono semplicemente andato molto più a rilento. Una seconda stagione che, fondamentalmente, prosegue sulla falsa riga della prima, con Will, interpretato dal bravissimo Noah Schnapp, che continua ad essere perseguitato da visioni dal Sottosopra, l'universo parallelo che avevamo scoperto nel corso della stagione precedente e in cui lui era stato imprigionato dal Demogorgone, comprendendo di non essersi lasciato il pericolo alle spalle, ma che questo è sempre più vicino. Con il gruppo di ragazzini che per buona parte della stagione è diviso a metà, con Mike, interpretato da Finn Wolfhard, che rimane a fianco all'amico in difficoltà, continuando a pensare alla sua storia d'amore con Eleven, interpretata da Millie Bobby Brown, mentre Lucas e Dustin, interpretati rispettivamente da Caleb McLaughlin e Gaten Matarazzo, sono distratti dall'arrivo a scuola di una nuova ragazza, Kali, interpretata da Linnea Berthelsen, segnata da un trauma infantile e collegata a doppio filo con gli strani eventi della cittadina di Hawkins.
L'enorme punto di forza della prima stagione era stato quello di essere una serie corale in cui venivano ad incrociarsi le storie di tre generazioni diverse: i già citati ragazzini, gli adolescenti tra i quali spiccano Nancy, Jonathan e Steve, interpretati da Natalia Dyer, Charlie Heaton e Joe Keery, e gli adulti con la già citata Winona Ryder nei panni della mamma di Will, e David Harbour nei panni dello sceriffo Jim Hopper. Tutti e tre i gruppi vedono l'aggiunta di un nuovo personaggio ma, soprattutto, riescono ad interagire a meraviglia nel corso della vicenda, affrontando la minaccia sia singolarmente, sia unendo le forze negli episodi finali. Una stagione tra l'altro iniziata abbastanza forte, con i primi due episodi veramente ottimi, per poi rallentare un po' tra il terzo e il quinto episodio che non mi hanno particolarmente convinto e riprendersi in via definitiva con gli episodi finali che sono stati tutti una bomba.
Sì, carissimi voi che pensate che il settimo episodio, quello dedicato interamente a Undici, sia stato inutile e noioso: sulla noia non ho obiezioni, io mi annoio con gli action in cui la gente spara per novanta minuti, voi vi annoiate in un episodio altamente introspettivo che serve a delineare la personalità e l'evoluzione di un personaggio fondamentale per la serie e per aprire alla reunion con l'intero gruppo, ma quella è una questione di gusti. Sul fatto che invece sia stato inutile, beh... ho risposto anche a voi prima. Non so dire sinceramente se mi sia piaciuta di più la prima o la seconda stagione di "Stranger Things", certo è che l'effetto sorpresa è scemato e bene o male sapevo già cosa aspettarmi, ma a livello qualitativo le ritengo, bene o male, allo stesso livello.

Voto: 8

sabato 25 novembre 2017

BOOMSTICK AWARD 2017

È con immenso onore che sono stato premiato, per la terza volta in questi anni, con il Boomstick Award, uno dei premi più ambiti della blogosfera, sia per i comuni mortali sia per i fan, come me, della trilogia de "La casa" di Sam Raimi - esiste qualcuno che non è fan della trilogia? Ditemi dov'è che lo vado a cercare per una bella cura Ludovico come Sam Raimi comanda -. Il premio l'ho ricevuto da Giulia del blog "La collezionista di biglietti", che leggo spessissimo - anche se non sempre le lascio un commentino - e che ringrazio seriamente per la menzione.


Prima di enunciare le mie premiazioni, bisogna però ribadire le regole, che sono ferree e non vanno assolutamente infrante, anche se la tentazione di infrangerle, per ricevere il "premio" corrispondente, ce l'ho.

  1. I premiati sono 7. Non uno in più, non uno in meno. Non sono previste menzioni d'onore;
  2. I post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo' di consolazione;
  3. I premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto, o più di uno, se ne avete;
  4. È vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite.
Se le regole non dovessero venire rispettate, il premio sarà un sonoro e spernacchiante Bitch Please Award.


Ed ora, finalmente, ecco il tempo delle premiazioni:

La bara volante: È arrivato da quasi tre anni nella blogosfera e ne è già diventato un punto saldo, con le sue recensioni dettagliatissime e i suoi commenti spesso fuori dagli schemi.

Pensieri Cannibali: Se "La bara volante" è diventato uno dei miei punti fissi, "Pensieri cannibali" lo è stato fin da quando ho deciso di aprire un blog.

Pietro Saba World: Come faccia a vedere così tanti film non lo so. E lui probabilmente non sa nemmeno se lo leggo, dato che raramente commento, però ci sono, lo tengo d'occhio.

Stories Books and Movies: Scoperta da pochissimo, una delle più grandi sorprese di quest'anno. Scrive che è una meraviglia!

Solaris: Il suo modo di parlare di cinema lo fa sembrare un professionista - non so cosa abbia studiato, spero di non fare gaffe -, invece lavora in banca come me.

Mikimoz: E' una fonte inesauribile di idee. Vedasi il tag sugli anni '90.

Il Cumbrugliume: La rubrica del Venerdì vale da sola il prezzo del biglietto. Ma anche il resto, per usare un eufemismo, si lascia leggere.

giovedì 23 novembre 2017

WEEKEND AL CINEMA!

E' arrivato il Giovedì, siamo vicinissimi all'agognato weekend, ma come al solito è tempo di parlare di uscite cinematografiche, che questa settimana saranno ben nove. Ovviamente verranno tutte commentate in base ai miei pregiudizi!


American Assassin di Michael Cuesta

Da una parte la paura di trovarsi davanti al solito action/thriller con il protagonista che cerca di vendicarsi di un torto subito, mentre dall'altra c'è la speranza di trovarsi davanti ad un film ben girato e ben interpretato - e il trailer sembra poterci dare questo - e ad un Michael Keaton di nuovo in formissima dopo le recenti buone interpretazioni.

La mia aspettativa: 6,5/10


Detroit di Kathryn Bigelow


Film storico ispirato alle sanguinose rivolte di Detroit del 1967 che segna il ritorno alla regia di Kathryn Bigelow, regista che apprezzo sempre particolarmente, ancor di più dopo gli ottimi "The Hurt Locker" e "Zero Dark Thirty". Al solito la critica ne parla molto bene, il pubblico probabilmente invece non verrà attirato al cinema da questo film. A me, invece, interessa eccome.

La mia aspettativa: 7,5/10


Le altre uscite della settimana

Caccia al tesoro: Non siamo ancora a Dicembre e già arriva nei cinema la vanzinata del 2017. Devo per forza commentare?
Flatiliners - Linea mortale: Potrebbe essere un horrorino interessante. Ma è più probabile sia il solito horrorino che guarderò giusto per appartenenza al genere.
Gli sdraiati: Francesca Archibugi torna alla regia dopo "Il nome del figlio", che mi aveva sorpreso in positivo, e io su questo film nutro qualche buona speranza.
Il domani tra di noi: Questo per me non è periodo di drammi sentimentali, mi spiace per il film che magari sarà anche interessante, ma io passo.
Il figlio sospeso: Il film impegnato della settimana lo lascio a chi ha voglia di impegnarcisi.
Il libro di Henry: Il cast mi ispira, eccome. Il regista e la trama di meno, ma potrei dargli una chance.
Nut Job: Tutto molto divertente: Bambini, correte al cinema. Ditemi anche in quale cinema così gli sto alla larga.

mercoledì 22 novembre 2017

El bar di Alex de la Iglesia (2017)

Spagna 2017
Titolo Originale: El bar
Regia: Alex de la Iglesia
Sceneggiatura: Álex de la Iglesia, Jorge Guerricaechevarría
Cast: Mario Casas, Blanca Suárez, Alejandro Awada, Carmen Machi, Terele Pávez, Joaquín Climent, Secun de la Rosa, Jaime Ordóñez
Durata: 102 minuti
Genere: Thriller


Non so bene da che cosa sia nata, ma negli ultimi anni ho in qualche modo sviluppato un certo apprezzamento verso i film di Alex de la Iglesia, verso il suo stile registico e verso il modo in cui tratta le sue storie, che sono, quasi sempre, ironiche e divertenti nonostante il contesto faccia riferimento a elementi della cultura spagnola, con tematiche che sarebbero perfette per un buon horror classico che però il regista trasforma sempre in commedia divertentissima. Dopo aver visto anni fa "La stanza del bambino" - che rivisto anni dopo non mi aveva fatto certo lo stesso effetto - e aver apprezzato moltissimo "Ballata dell'odio e dell'amore", il regista è tornato alla grande nel 2013 - qui in Italia invece un po' più tardi - con il film "Le streghe son tornate", che era riuscito per davvero a divertirmi dall'inizio alla fine. Con "El bar", presentato all'ultima Berlinale e reso disponibile in Italia su Netflix, il regista riesce a confermare le buone impressioni che avevo avuto con gli ultimi suoi film visti, riuscendo a creare un film che non va mai per il sottile e che ha uno stile ben delineato, in grado di farsi riconoscere da appassionati e non.
"El bar" è ovviamente ambientato quasi interamente all'interno di un bar nel centro di Madrid in una mattinata come tante altre. Otto persone di diverso mestiere e di diversa estrazione sociale si trovano all'interno del locale e un'altra persona, non appena varcata la soglia di uscita, viene uccisa da un cecchino del quale non si comprende la direzione dello sparo. Misteriosamente dopo il colpo le strade cominciano ad apparire deserte e ancora più stranamente i notiziari nelle televisioni del bar non danno alcuna notizia a riguardo. Con gli otto che temono per la propria vita e iniziano a pensare ad un attacco terroristico o ad un'invasione aliena nel cuore di Madrid, il sospetto reciproco inizia ad insinuarsi nel gruppo, mentre nessuno può uscire dal locale per evitare la stessa sorte del malcapitato che era uscito in precedenza.
Il film in questione risulta essere un'ottima commistione di diversi generi: il regista riesce a passare sapientemente dalla commedia nera, al thriller fino ad arrivare anche a qualche elemento tipico del cinema horror che mantiene come comune denominatore la critica verso il degrado morale della società contemporanea. Nelle paure che si insinuano nel gruppo di persone intrappolate all'interno del bar si passa da quella per il diverso - rappresentato dall'uomo con la barba lunga scambiato per un musulmano con una bomba - arrivando fino alle paure di essere vittime di un complotto ordito dai governi di tutto il mondo, paure che, in qualche modo, tutti viviamo ogni giorno sulla nostra pelle. Interessantissime sono anche le dinamiche che si vengono a creare all'interno del gruppo: il sospetto verso questo o quell'altro personaggio alla fine non risparmia nessuno e il tutto è giocato in maniera intelligente, ponendo lo spettatore davanti a verità inequivocabili e colpi di scena sensazionali che fanno continuamente cambiare opinione sui vari personaggi in gioco nella vicenda.
Finendo questo post un po' come l'ho iniziato, non so bene cosa abbia portato Alex de la Iglesia ad essere uno dei registi da me più attesi, nonostante sia ben lontano dall'essere tra i miei preferiti, so soltanto che ogni suo film che ho visto fino ad ora è riuscito a soddisfarmi, ognuno in misura diversa, con una gran dose di follia e di umorismo nero.

Voto: 7,5

martedì 21 novembre 2017

Saw: Legacy di Michael Spierig, Peter Spierig (2017)


USA 2017
Titolo Originale: Jigsaw
Regia: Michael Spierig, Peter Spierig
Sceneggiatura: Pete Goldfinger, Josh Stolberg
Cast: Matt Passmore, Callum Keith Rennie, Clé Bennett, Tobin Bell, Hannah Emily Anderson, Laura Vandervoort, Paul Braunstein, Mandela Van Peebles, Brittany Allen, Josiah Black
Durata: 92 minuti
Genere: Thriller, Horror


Siamo finalmente - dipende dai punti di vista ovviamente - giunti al termine della rassegna dedicata da questo blog alla saga di "Saw", che è iniziata ormai a fine Agosto e si è protratta per due lunghi mesi e mezzo nell'analizzare, per quel che possibile, uno ad uno, tutti i film ad essa appartenenti. Arriviamo dunque ad un ottavo capitolo che arriva nelle sale ben sette anni dopo l'ultimo, quel "Saw 3D - Il capitolo finale" che con una realizzazione di certo approssimativa, ma con un buon colpo di scena, era riuscito a tirare le fila di una saga che si sarebbe dovuta chiudere con il terzo capitolo. Un ottavo film realizzato con l'intento di far ripartire la saga - Dio ce ne scampi, a dirla in maniera sincera - parlandoci di quella che è stata l'eredità lasciata da John Kramer, il protagonista della saga morto, per l'appunto, nel terzo capitolo.
Cinque persone sono imprigionate in un vecchio granaio, ognuna di esse con un collare legato ad una catena che inizia a tirarli verso una sega circolare attiva: parte una registrazione di John Kramer che richiede un piccolo sacrificio di sangue per poter sopravvivere e proseguire nel percorso. Da qui, inizierà un percorso in cui i cinque malcapitati dovranno rendere conto di determinate scelte fatte in passato, prendendo man mano un'importante decisione che, nel caso non venisse presa, farebbe morire tutti i componenti del gruppo. Avevo una certa curiosità per questo ottavo capitolo della saga non tanto per il film in sè, quanto più che altro per i due registi coinvolti, Michael Spierig e Peter Spierig già visti in quel piccolo gioiellino di "Predestination" e sui quali confidavo per vedere quanto meno un film con tutti i crismi del caso.
Il risultato alla fin fine non è stato del tutto deludente a dire la verità: al solito, siamo arrivati ad un ottavo film in cui per costruire delle torture interessanti bisogna in qualche modo esagerare, oppure utilizzare l'approccio dei due registi che è quello di mostrarci meno rispetto ai film precedenti, un po' come veniva fatto nel primissimo capitolo della saga. Il più delle volte in questo film la tortura viene intuita più che mostrata nella sua interezza e questo fa aumentare in qualche modo l'interesse verso la pellicola. Un film che però purtroppo mostra delle evidenti pecche a livello di sceneggiatura e una serie di incongruenze mica male che inficiano un po' quello che è il colpo di scena finale. Un colpo di scena tra l'altro che è telefonato per ben due motivi: il primo è che ovviamente te lo aspetti, in quanto il film appartiene ad una saga che ha fatto del colpo di scena il suo marchio di fabbrica, il secondo è che ad un certo punto si capisce proprio quale sarà questo colpo di scena.
A sorpresa io ne offro un altro però di plot-twist: nonostante tutti i suoi difetti e nonostante mi aspettassi poco o nulla, con questo film mi ci sono abbastanza divertito e non sono riuscito proprio a volergli male del tutto. Insomma, tra i film appartenenti a questa saga, penso di aver visto di peggio, ecco.

Voto: 5,5

lunedì 20 novembre 2017

American Horror Story: Cult - Stagione 7

American Horror Story: Cult
(serie TV, stagione 7)
Episodi: 11
Creatore: Ryan Murphy, Brad Falchuck
Rete Americana: FX
Rete Italiana: Fox
Cast: Sarah Paulson, Evan Peters, Cheyenne Jackson, Billie Lourd, Alison Pill
Genere: Horror


Non è per nulla cosa nuova il fenomeno "American Horror Story" e il successo che ha ottenuto in patria e fuori dai confini statunitensi. Dopo ben sette stagioni non è nemmeno cosa nuova la discontinuità di un prodotto che con le prime tre stagioni "Murder House", "Asylum" e "Coven" era riuscito ad appassionare una grande schiera di fan dell'orrore, me compreso, per poi sgonfiarsi un po' con la quarta, "Freak Show", e la quinta, "Hotel", e riprendersi alla grandissima con la per me geniale "Roanoke". Sulla settima stagione, "Cult", di cui vi parlerò oggi, avevo decisamente una grande attesa, fondamentalmente per un motivo, ovvero il fatto che venisse basata sull'elezione di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti d'America. Un'idea sicuramente interessante che dava a Ryan Murphy modo di inserire nella sua storia dell'orrore americana anche un po' di considerazioni politiche che nel corso del quasi anno di presidenza si sono sprecate da parte di moltissimi artisti.
Cosa ci mette Ryan Murphy in questa settima stagione per costruire la sua storia d'orrore americana? Come dice il titolo stesso ci inserisce una setta, capitanata da un certo Kai Anderson, interpretato dall'ottimo Evan Peters, e ci inserisce anche la storia di una coppia omosessuale formata da Ally, interpretata da Sarah Paulson, da Ivy, interpretata da Alison Pill, e dal loro figlio adottivo Oz. La notte in cui viene ufficializzata l'elezione di Donald Trump Ally ripiomba nell'incubo delle sue stesse fobie, coulrofobia a tripofobia, che con il tempo aveva imparato a controllare. Con questa trama Ryan Murphy prova anche a trasmettere il suo pensiero politico in maniera anche abbastanza chiara e trasparente, non sempre riuscendo a far conciliare questa cosa con le esigenze di sceneggiatura di una serie TV.
Il problema di questa settima stagione di "American Horror Story" per me è stato fondamentalmente uno solo: è tutto un gran casino, troppe trame secondarie che si intersecano, troppi riferimenti a personaggi negativi del passato americano, tra cui molti serial killer interpretati dallo stesso Evan Peters - vedi ad esempio Charles Manson, troppi personaggi di cui non si riesce a comprendere bene il loro ruolo all'interno della storia. Ebbene sì, il problema di questa settima stagione è che si capisce ben poco dove voglia andare a parare e che vive su una tensione che si mantiene quasi sempre su livelli abbastanza bassi e su una trama che fino agli ultimi episodi non riesce mai a decollare e a farsi veramente interessante. Resta comunque qualcosa di buono per quel che riguarda le interpretazioni di due attori che sono ormai una garanzia per questo show, ovvero la Ally interpretata da Sarah Paulson, sempre perfetta nel trasmettere le sue emozioni al pubblico, e il Kai Anderson interpretato da Evan Peters, che probabilmente nel giusto contesto e in una stagione costruita in maniera migliore sarebbe potuto anche essere uno dei personaggi meglio riusciti di tutte e sette le stagioni, ma che in questo contesto in buona parte sbagliato non riesce a risollevare del tutto le sorti di questa settima stagione, che ritengo di gran lunga la più deludente andata in onda finora.

Voto: 5

venerdì 17 novembre 2017

Smaragdgrün di Felix Fuchssteiner, Katharina Schöde (2016)

Germania 2016
Titolo Originale: Smaragdgrün
Regia: Felix Fuchssteiner, Katharina Schöde
Sceneggiatura: Katharina Schöde, Felix Fuchssteiner, Barry Thomson
Cast: Maria Ehrich, Jannis Niewöhner, Josefine Preuß, Florian Bartholomäi, Laura Berlin, Lion Wasczyk, Katharina Thalbach, Johannes Silberschneider, Jennifer Lotsi, Johannes von Matuschka, Peter Simonischek, Butz Ulrich Buse, Justine del Corte, Rolf Kanies, Timur Işık, Chris Tall, Kostja Ullmann, Emilia Schüle, Friederike Rhein
Durata: 113 minuti
Genere: Fantasy


Capisco che molte persone, leggendo il titolo che ho dato a questo post, probabilmente non saranno nemmeno entrate per leggerlo ed effettivamente non le biasimo. Il problema è che io sono particolarmente pignolo e con un qualche disturbo ossessivo compulsivo che mi impone di seguire una determinata logica anche nello scrivere le recensioni su questo blog. Tanto per essere un po' più chiari, non tantissimo però eh, "Smaragdgrün" è il terzo capitolo di una trilogia di libri della scrittrice tedesca Kerstyn Gier, che sono stati trasposti come film e intitolati, in Italia, "Ruby Red", "Ruby Red II - Il segreto di zaffiro" e "Ruby Red III - Verde smeraldo". Titoli italiani che, visto che la trilogia originale è per l'appunto la "Trilogia dei colori" e che i titoli originali rappresentano tutti un colore che nel titolo italiano vengono ripresi solo nel sottotitolo, non hanno il minimo senso, motivo per cui io - che vidi il primo film prima dell'uscita in Italia -, ho titolato qui sul blog tutti i film della trilogia con il titolo originale e i suoi predecessori sono stati "Rubinrot" e "Saphirblau".
So bene cosa mi spinse qualche anno fa a leggere la trilogia di libri da cui è tratta la trilogia di film di cui terminerò di parlare oggi, o meglio, so bene chi mi spinse a farlo. Una trilogia di romanzi per ragazzini, quale io ero qualche anno fa sicuramente, molto più indirizzata verso il sesso femminile e che parla di viaggi nel tempo. Una persona che ormai cinque o sei anni fa mi convinse a leggere "insieme" a lei questi romanzi. Insieme non fisicamente, ovviamente, ma comunque cercando di mantenere in qualche modo lo stesso ritmo in modo di poterne parlare senza farsi spoiler l'un l'altro che poi io son sempre stato particolarmente lento a leggere un libro e con lei dovevo sempre correre e rincorrerla. Un po' come nella vita: con questa persona ci ho provato per anni, senza mai ottenere nulla di particolarmente buono per la mia felicità, insomma, quella che oggi verrebbe chiamata la friendzone. Sei anni di friendzone dura e pura, io che avevo occhi solo per lei e lei che aveva occhi per chiunque tranne che per me. Ero un coglione, questo è chiaro. Sono stato un coglione e anche questo è chiaro e lei è molto probabilmente il motivo per cui al momento sono così tanto cinico, refrattario ai sentimenti.
"Smaragdgrün" è l'epilogo - positivo - di una storia d'amore. Ritenni il primo film carino e il secondo mi diede un po' fastidio. Ma non penso sia un caso che io abbia aspettato così tanto per concludere la trilogia: questa persona, che vedevo o sentivo praticamente ogni giorno, ha smesso di avere bisogno di me almeno tre anni fa, quando l'ennesima lite per via del fatto che non riuscivo ad ottenere con lei ciò che volevo, ovvero stare insieme - ovviamente senza mai dirglielo, perchè ero un coglione -, fece finire la sua amicizia verso di me. Abbiamo continuato a sentirci in maniera saltuaria, ovviamente, ma a un certo punto era arrivato il tempo di tagliare i ponti del tutto: non è stato un taglio ufficiale, io ho smesso di scriverle, ha smesso pure lei - e ora che ci faccio caso, le volte che la prima a contattarmi era lei le posso contare su una mano monca - e la vita va avanti per entrambi, con una persona in più per me da malsopportare, dato che ho sprecato anni della mia esistenza appresso a lei. Ho deciso di vedere questo film perchè mi son ricordato che dovevo finire la trilogia, e mi sono anche ricordato di quanto, effettivamente, dopo tutto questo tempo, lei non mi manchi per nulla. E scrivo anche questo post da pre-adolescente perchè il film e il romanzo in questione mi fanno tornare in mente quel periodo in cui pensavo di stare benino, ma in realtà mi stavo devastando da solo.

Ah, giusto, speravate che vi parlassi del film?

FA SCHIFO ALLA MERDA!

Voto: 3

giovedì 16 novembre 2017

WEEKEND AL CINEMA!

In questo Novembre che in due soli weekend ha riempito i cinema di uscite interessanti - e lo farà di nuovo nelle prossime settimane - viviamo una settimana di fiacca, con tante uscite, ma nessuna di esse veramente interessante, se si esclude quella per gli appassionati di cinecomic - quale io sono tra l'altro - che però non sembra promettere nulla di buono. Analizziamole come al solito una ad una in base ai miei pregiudizi!


Justice League di Joss Whedon, Zack Snyder


Ed ecco che per tutti gli appassionati di cinecomic arriva il "The Avengers" in salsa DC Comics, con un dream team di supereroi pronto a salvare il mondo. Ciò che anticipò "The Avengers" - tra l'altro diretto dallo stesso Joss Whedon che qui dirige in coabitazione con Zack Snyder - fu comunque qualcosa di buono in un universo condiviso che stava per prendere forma, qui invece la Warner sembra non avere ancora le idee ben chiare su quale direzione debba prendere questo DC Extended Universe, dato che tutti i film finora usciti non sono andati per nulla bene, se si esclude quel "Wonder Woman" dominato dalla bellissima presenza di Gal Gadot. Ecco, lei è anche in questo film, speriamo che oltre a lei sia bello anche il film.

La mia aspettativa: 5,5/10



The Broken Key di Louis Nero

Non so in realtà quanto questo film possa essere interessante, ma in una settimana del genere, in rapporto alle altre uscite, lo è abbastanza da guadagnarsi il posto tra i film in evidenza. Un thriller distopico italiano con un cast internazionale - anche se non di primo pelo - potrebbe fare al caso mio in questa settimana di vuoto quasi totale. Eppure vorrei anche recuperare i film usciti settimana scorsa...

La mia aspettativa: 5,5/10


Le altre uscite della settimana

Agadah: Film italiano di genere a metà tra l'avventura e fantasy che vorrebbe ricalcare "Le mille e una notte". Non so bene quanto possa ottenere successo un'idea del genere.
I'm - Infinita come lo spazio: Sembra essere la solita opera pseudo-autoriale italiana, eppure i protagonisti teen-ager potrebbero convincermi a dargli un'opportunità.
La casa di famiglia: Altra commedia italiana che sembra preannunciare l'uscita dei cinepanettoni, che arriverà molto a breve, più a breve di quanto possa sembrare.
La signora dello zoo di Varsavia: Capisco il fatto che ci sia Jessica Chastain, che da sola potrebbe essere un buon motivo per guardare questo film, ma già a leggere il titolo io mi sono annoiato.
Lezione di pittura: Perchè fanno uscire al cinema film del 2011? Capisco che questa settimana ci sia Justice League e che vogliano spingere il pubblico a vedere quel film, ma questa uscita mi sembra un po' troppo.
Ogni tuo respiro: Pellicola britannica diretta dal "traformista" Andy Serkis e con protagonisti Andrew Garfield e la Regina Elisabetta in versione Netflix Claire Foy. Spero vivamente non sia il solito polpettone.
Pipì, Pupù, Rosmarina e il mistero delle note perdute: Cioè ma davvero stanno facendo uscire nelle sale un film con questo titolo?
The Big Sick: Commedia romantica statunitense che in una settimana di quasi nulla assoluto potrebbe anche essere tra le sorprese di questo weekend.

mercoledì 15 novembre 2017

Suburra: La serie - Stagione 1

Suburra: La serie
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: Daniele Cesarano, Barbara Petronio
Rete Italiana: Netflix
Cast: Alessandro Borghi, Giacomo Ferrara, Eduardo Valdarnini, Claudia Gerini, Filippo Nigro, Francesco Acquaroli, Adamo Dionisi
Genere: Drammatico


Dopo "Romanzo Criminale" e "Gomorra", anche per "Suburra" è giunto il momento di diventare una serie televisiva: non però una serie normale, ma una serie che pretendeva, in qualche modo, di acquisire una certa importanza nella storia della televisione italiana, in quanto il primo progetto interamente in italiano prodotto dalla rete di streaming Netflix. Dopo che sia "Romanzo criminale: La serie" sia "Gomorra: La serie" si sono rivelati due lavori con tutti i crismi del caso, in grado di farsi amare dal pubblico e dalla critica, ecco che anche "Suburra: La serie" viene chiamata a questo difficile compito, affidato alla regia di Michele Placido in una sorta di passaggio inverso rispetto a ciò che è stato fatto con "Romanzo criminale": se per quanto riguarda il primo il regista del film fu Michele Placido, mentre quello della serie fu Stefano Sollima, qui i ruoli si sono invertiti, con Sollima regista del film e Placido regista della serie TV.
Ma la domanda fondamentale è: la serie sarà riuscita nel suo intento? Netflix sarà di nuovo disposta ad investire in progetti originali in lingua italiana dopo questo? Per quanto riguarda la seconda domanda secondo me non è che ci siano tanti problemi in tal senso: Netflix probabilmente continuerà ad investire perchè la risposta del pubblico, per lo meno in termini di visualizzazioni, è stata buona. Non sembra però esserlo stata altrettanto in termini di apprezzamento, con qualche critica negativa ricevuta e una "valutazione" media che si attesta intorno alla mediocrità. E per certi versi non si può dare sia al pubblico sia ad alcuni critici torto: con tutte le aspettative che si erano create intorno a questa produzione, con la pubblicità pomposa che ne era stata fatta e con l'importanza che questa serie avrebbe dovuto avere, il risultato finale risulta essere un po' deludente.
Stiamo parlando di un prequel di un film che ho letteralmente adorato, il che obiettivamente può andarmi anche bene, così come mi è andato moderatamente bene lo stile narrativo, con ogni episodio che parte dalla fine, per poi narrarci gli eventi che, dal giorno precedente, hanno portato a quella fine: uno stratagemma che potrebbe effettivamente levare l'effetto sorpresa e l'interesse sull'intero episodio, ma che comunque non ci ha negato un paio di colpi di scena mica male alla fine di un paio di episodi. Sono rimasto anche abbastanza soddisfatto dal ritmo, che non cala mai e non mi ha mai fatto cadere l'interesse verso la serie, anche se in qualche episodio è apparsa qualche forzatura decisamente non richiesta, che mi ha sicuramente fatto un po' storcere il naso. Registicamente mi è sembrato che sia stato fatto un po' il compitino.
Una cosa che invece ho particolarmente detestato di questa prima stagione è stata la componente recitativa. Passi un Alessandro Borghi nei panni di Aureliano Adami, il futuro Numero 8, che non mi è parso particolarmente in forma rimanendo comunque un paio di tacche sopra agli altri, ma tutti gli atri interpreti sono stati particolarmente irritanti. Partiamo dal tasto più dolente: lo Spadino interpretato da Giacomo Ferrara. Io capisco che il suo personaggio sia odioso e che il fatto di farsi odiare sia giusto per il suo personaggio. Ma farsi odiare anche per un'interpretazione orribile, ma veramente orribile, non penso fosse nei suoi obiettivi. Passiamo poi a tutti i componenti della sua famiglia - di cui salvo giusto giusto la moglie Angelica, interpretata da Carlotta Antonelli, perchè davvero carinissima - uno peggio dell'altro, uno con la recitazione più forzata dell'altro, uno più dell'altro che ti spingono a sperare nella strage telefilmica. Altro tasto dolentissimo la Sara Monaschi interpretata da Claudia Gerini: a dire la verità lei come attrice non l'ho mai particolarmente sopportata, ma in una produzione del genere non puoi permetterti di forzare qualsiasi emozione, di recitare in quella maniera impostata e di fare quelle faccette che non fanno altro che rendere il tuo personaggio scarsamente credibile - e Dio solo sa quanto a rendere "Romanzo criminale: La serie" e "Gomorra: La serie" le migliori serie TV italiane sia una recitazione il più possibile spontanea e altamente credibile -, ma soprattutto odioso. Nella sua interpretazione non c'è una frase, ma nemmeno una parola, detta in maniera naturale, fateci caso. Gli altri sono senza infamia e senza lode, insomma un qualcosa che sta nel mezzo, un po' più verso il basso, con giusto il già citato Borghi e Francesco Acquaroli nei panni di Samurai a dare qualcosa in più a livello recitativo.
Appare chiaro dunque che da "Suburra: La serie" mi aspettassi qualcosina in più: un qualcosa mi è arrivato dal punto di vista della narrazione, che ha reso la visione comunque abbastanza scorrevole e a livello di trama anche abbastanza piacevole. Tutto il resto però, soprattutto dal punto di vista tecnico, non mi ha soddisfatto nemmeno per sbaglio e in molti casi, vedi gli esempi di recitazione citati, si tocca veramente il fondo.

Voto: 5,5

martedì 14 novembre 2017

Indivisibili di Edoardo De Angelis

Italia 2017
Titolo Originale: Indivisibili
Regia: Edoardo De Angelis
Sceneggiatura: Edoardo De Angelis, Barbara Petronio, Nicola Guaglianone
Cast: Angela Fontana, Marianna Fontana, Antonia Truppo, Massimiliano Rossi, Tony Laudadio, Marco Mario de Notaris, Gianfranco Gallo, Gaetano Bruno, Peppe Servillo, Antonio Pennarella
Durata: 100 minuti
Genere: Drammatico


Prosegue a gonfie vele l'esperienza con il Cineforum a Vimodrone, con un buon successo di pubblico, che pian piano sta iniziando ad accorgersi di noi e, soprattutto negli ultimi tempi, ha iniziato ad essere frequentato anche da persone diverse dai soliti spettatori abituali. E' un po' effettivamente che non ne parlo su questo blog, semplicemente perchè le ultime pellicole proposte dalla nostra associazione le avevo già viste in precedenza e ne avevo già parlato su questo blog, ma ora è tempo, finalmente, di parlare di un film che già l'anno scorso, all'epoca della sua uscita, avevo adocchiato, ma non avevo avuto modo di vederlo. Un film che tra l'altro è stato candidato a ben diciotto David di Donatello, vincendone ben sei, un film che ho avuto dunque modo di vedere, per la prima volta, con l'associazione con la quale collaboro e che, a me e al pubblico, è piaciuto molto.
"Indivisibili" racconta la storia di Dasy e Viola, interpretate rispettivamente dalle gemelle Angela Fontana e Marianna Fontana, due gemelle siamesi che si esibiscono come cantanti in matrimoni, battesimi e feste di paese. La loro condizione, che le tiene collegate fisicamente attraverso la gamba, ma soprattutto emotivamente, viene pesantemente sfruttata dai genitori e dal prete della parrocchia, che lucrano sulla loro condizione facendole esibire alla stregua di due fenomeni da baraccone ed alimentando la superstizione dei fedeli che pesano che toccare il loro punto di collegamento porti fortuna. Quando però le due, grazie all'incontro fortuito con un medico interpretato da Peppe Servillo, scoprono che possono essere separate e vivere una vita indipendente l'una dall'altra, il padre comincia ad essere preoccupato dalla possibilità di perdere una grossa fonte di guadagno per la famiglia.
Non stupisce come un film del calibro di "Indivisibili" sia riuscito ad ottenere un così buon successo da parte della critica, che lo ha premiato a destra e a manca, elogiandone le buone qualità tecniche, le ottime interpretazioni da parte di attori pressochè esordienti, tra le quali spiccano ovviamente quelle delle due bellissime gemelle risultando naturali ed estremamente credibili nella loro condizione, ma soprattutto per l'elevata qualità a livello di contenuti, che aprono a riflessioni interessanti non tanto sulla condizione delle due protagoniste, utilizzata quasi come un pretesto, quanto più che altro per l'abilità del regista nel ritrarre uno spaccato della società in cui tutti fanno ciò che possono per tirare avanti, per guadagnare quel che serve per continuare a vivere, portando però a galla esempi totalmente sbagliati, probabilmente estremizzati e romanzati e sicuramente posti all'interno del film sotto da un punto di vista totalmente simbolico, ma comunque molto plausibili.
E' dunque per questo che viene immediato non empatizzare con nessun componente della famiglia delle due ragazze, con tutti che dicono di amarle a dismisura, ma comunque disposti a sfruttarle per lucrare sulla loro condizione, così come è difficile empatizzare con un sacerdote che si è creato una piccola comunità di migranti, che sfrutta le due ragazze per alimentare la superstizione dei suoi fedeli, tanto meno è ancora più difficile farlo verso il produttore che nota il loro talento ad una festa, che le porta sulla sua barca solo per far aumentare il numero di belle donne al suo servizio. Si nota però quanto sia forte il legame tra le due sorelle e quanto il loro carattere, in realtà, sia quasi agli antipodi. Il loro legame è ovviamente fortissimo, lo è quello tra due gemelli omozigoti, lo è ancora di più tra due gemelli siamesi, costretti a vivere un'intera vita in due corpi diversi che però poi alla fine sono uno solo, ma il loro carattere emerge in due fasi in cui la forza apparente dell'una diventa presto estrema debolezza e fragilità e la timidezza dell'altra si trasforma in una forza smisurata nell'affrontare le difficoltà che la vita pone loro davanti.

Voto: 7,5

lunedì 13 novembre 2017

1922 di Zak Hilditch (2017)

USA 2017
Titolo Originale: 1922
Regia: Zak Hilditch
Sceneggiatura: Zak Hilditch
Cast: Thomas Jane, Molly Parker, Dylan Schmid, Kaitlyn Bernard, Bob Frazer, Neal McDonough, Brian d'Arcy James
Durata: 101 minuti
Genere: Drammatico, Horror


Stiamo da poco cominciando a respirare dopo l'onta dell'uscita nei cinema di "It", il gran bel film diretto da Andres Muschietti tratto dall'opera più conosciuta di Stephen King - mi sembra inutile ormai ribadire quale sia la mia opinione sui suoi romanzi - che su Non c'è Paragone si ritorna a parlare di un film tratto da un racconto dell'autore. Molti sostengono che questi nelle varie trasposizioni cinematografiche sia stato abbastanza maltrattato, io invece con i film tratti dalle opere di King mi ci sono quasi sempre abbastanza divertito, escludendo ovviamente il disastro de "La torre nera" in un'annata in cui l'autore è stato trasposto di più in assoluto. "1922" diretto da Zak Hilditch viene pubblicato tra l'altro su Netflix ad un solo mese di distanza da "Il gioco di Gerald", altra trasposizione dell'autore che mi aveva particolarmente soddisfatto e con una Carla Gugino decisamente sugli scudi.
Siamo nel Nebraska, manco a dirlo nell'anno 1922. Wilfred James, interpretato da Thomas Jane, vive una vita modesta assieme alla moglie Arlette, interpretata da Molly Parker, e con il figlio Henry, interpretato da Dylan Schmid, gestendo una fattoria dalla quale spera di ricavare un bel guadagno. I piani di Arlette sono però ben diversi e implicano la vendita della sua parte di terreno per trasferirsi in città e Wilfred mal sopporta le ambizioni della moglie, soprattutto perchè non accetta il fatto che venga messa in discussione la sua autorità di capo famiglia. Facendo leva sulle pulsioni adolescenziali del figlio, ordisce assieme a lui un omicidio ai danni della stessa Arlette, il cui ricordo non abbandonerà mai i componenti della famiglia. Con questo adattamento il regista Zak Hilditch riesce a costruire un film destreggiandosi abilmente tra i generi drammatico e horror - insegnamento che ormai molti altri film dell'orrore hanno saputo cogliere - cercando di concentrarsi maggiormente sulla parte drammatica, con la questione morale a farla davvero da padrona.
La componente horror è ovviamente presente, con i fantasmi del passato che si presentano ai protagonisti in maniera a volte spaventosa, ma non è mai preponderante e, alla fin fine, non riesce nemmeno tanto ad essere spaventosa, quanto più che altro prova a mettere nello spettatore un po' di inquietudine, riuscendo abbastanza bene nell'intento. E' interessante poi la regia di Hilditch, che si mantiene il più possibile su toni cupi e riesce a ritrarre abbastanza bene l'epoca in cui la storia è ambientata, distaccandosi però da certe usanze o credenze ormai vetuste. Insomma nulla di nuovo, ma sicuramente di grande effetto se visto assieme alla buonissima interpretazione di Thomas Jane, che riesce a dare al suo personaggio tutte le caratteristiche in grado di trasmettere allo spettatore il suo tormento interiore, un tormento che arde il nostro protagonista dall'interno e che non passa mai nonostante il trascorrere del tempo.

Voto: 7

venerdì 10 novembre 2017

Thor: Ragnarok di Taika Waititi (2017)


USA 2017
Titolo Originale: Thor: Ragnarok
Regia: Taika Waititi
Sceneggiatura: Eric Pearson, Craig Kyle, Christopher Yost
Cast: Chris Hemsworth, Tom Hiddleston, Cate Blanchett, Idris Elba, Jeff Goldblum, Tessa Thompson, Karl Urban, Mark Ruffalo, Anthony Hopkins
Durata: 133 minuti
Genere: Azione, Supereroi


Il Marvel Cinematic Universe continua imperterrito nella sua opera facendo uscire almeno tre film all'anno, più le serie TV che escono su Netflix - a breve anche "Marvel's The Punisher" che attendo non poco - e quelle che vanno in onda su ABC e giusto l'altro giorno vi ho parlato della seconda e ultima stagione di "Marvel's Agent Carter". Tanti sono i personaggi che sono entrati in gioco in tutte le opere della casa cinematografica e tra questi ci sono ancora dei film standalone su quei personaggi che all'inizio hanno contribuito alla creazione di questo universo cinematografico, prima dell'uscita di "The Avengers", le cui storie singole stanno avviandosi verso la conclusione per poi rientrare in maniera forse occasionale nei film in cui tutti sono riuniti, senza magari avere delle pellicole a loro dedicate. E' questo ad esempio il caso di Iron Man, L'incredibile Hulk e Captain America, i cui film standalone sono terminati, e potrebbe anche essere il caso di Thor, cui questo film "Thor: Ragnarok" potrebbe essere l'ultimo dedicato interamente al personaggio, che vedremo sicuramente nei due prossimi capitoli dedicati agli Avengers.
Dopo aver vagato per due anni per il cosmo alla ricerca delle Gemme dell'Infinito, Thor, sempre interpretato da Chris Hemsworth, è prigioniero del demone Surtur, che gli rivela che Odino non si trova più ad Asgard e che il Ragnarok è imminente. Tornato ad Asgard, Thor scoprirà che suo fratello Loki, interpretato ancora da Tom Hiddleston, è ancora vivo e lo costringe ad accompagnarlo a cercare il loro padre. Una volta trovatolo, questi rivela loro che la sta per morire e che la sua morte libererà Hela, loro sorella interpretata da Cate Blanchett, si libererà dalla prigionia e scatenerà su Asgard tutta la sua brama di potere che tempo prima aveva costretto Odino a rinchiuderla.
Non saprei ben dire per quale motivo, ma di tutti i supereroi della Marvel presentati al pubblico durante la prima fase - per i non avvezzi sarebbero tutti quei film che hanno preceduto "The Avengers" -, Thor era quello che avevo preferito maggiormente: il primo film a lui dedicato era ironico e sapeva giocarsi abbastanza bene i punti di forza del suo protagonista e aveva in Natalie Portman una coprotagonista di assoluto livello. Con il secondo capitolo "Thor: The Dark World", il mio indice di gradimento è sceso leggermente, mentre quello di Capitan America, che avevo abbastanza schifato nel suo primo film, stava clamorosamente salendo, tanto per fare un esempio. Con questo terzo film il trend è stato invece lineare con l'altro supereroe della vecchia guardia arrivato fino ai giorni nostri: l'indice di gradimento è sceso e sono più che altro ansioso di vedere i film sui nuovi supereroi del Marvel Cinematic Universe, piuttosto che andare avanti a fare sequel su sequel di quelli che ci sono stati presentati già nel lontano 2009.
Se si va oltre le questioni che riguardano la ricerca di novità nell'universo cinematografico, poi, ci si accorge anche di quanto in realtà questo "Thor: Ragnarok" risulti essere se non il film più debole dell'intero universo cinematografico, quanto meno uno di quelli meno riusciti dal 2009 ad oggi. Il film diretto da Taika Waititi è un bel casotto e se Cate Blanchett appare tanto brava quanto sprecata nel ruolo che le è stato affidato, a dare maggiormente fastidio è stata la trama piuttosto sconclusionata - una sequela di eventi che porta ad una risoluzione finale senza che vi sia un vero e proprio filo conduttore -, ma soprattutto l'eccessiva ricerca della battuta divertente, che è andata benissimo nei film più recenti della Marvel - vedi ad esempio "Guardiani della Galassia Vol. 2" che mi ha letteralmente fatto impazzire - ma che qui diventa parecchio invadente. Insomma, anche alla casa delle idee le idee stanno cominciando a scemare e la speranza è che con i nuovi progetti sugli altri supereroi da inserire nell'universo cinematografico Marvel il mio interesse possa tornare ad essere quello di qualche anno fa. E sono comunque molto molto fiducioso sui due imminenti film sugli Avengers.

Voto: 5,5

giovedì 9 novembre 2017

WEEKEND AL CINEMA!

Sono un po' di meno rispetto alle scorse settimane le uscite in sala di questo weekend, ma meno uscite non corrisponde sempre a meno uscite interessanti: se infatti negli scorsi weekend facevo fatica a trovare due o tre film da mettere in evidenza, qui ce ne sono almeno cinque che vorrei veramente vedere. Però oltre a quelli, commenterò anche gli altri in base ai miei pregiudizi! Nulla cambia insomma!


Borg McEnroe di Janus Metz Pedersen


I film sulle rivalità sportive me li godo sempre in maniera particolare, vedi ad esempio cosa mi successe con "Rush" che tra l'altro parla di una rivalità sportiva in uno sport che detesto, eppure mi era piaciuto un sacco. I trailer di questo "Borg McEnroe" promettono benissimo e, in secondo luogo, ritengo che il tennis sia uno sport che si presti molto al cinema: staremo dunque a vedere cosa succederà!

La mia aspettativa: 7/10


The Place di Paolo Genovese

Paolo Genovese ritorna alla regia dopo "Perfetti sconosciuti" e lo fa con un film dalla struttura piuttosto simile al suo più grande successo cinematografico: ambientato interamente in un bar, saranno i dialoghi a farla da padroni e gli interpreti sono tutti di altissimo livello. Con "Perfetti sconosciuti" il regista pareva aver trovato la sua dimensione, qui decide di giocarsela andando un po' sul sicuro, si spera però in una buona qualità.

La mia aspettativa: 7/10


The Square di Ruben Östlund

Arriva finalmente nei cinema italiani la Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes. Negli ultimi anni il film vincitore del Festival mi ha sempre un po' deluso o lasciato indifferente, questo però sembra avere quel qualcosa in più che lo potrebbe rendere molto più appetibile del solito film d'essai per pochi eletti.

La mia aspettativa: 7/10


Auguri per la tua morte di Christopher Landon


Ecco l'horrorino della settimana che mostra per forza di cose un debito verso "Ricomincio da capo", uno dei film più copiati degli ultimi vent'anni. Lo vedrò con una certa sicurezza. Resta da vedere se almeno questo filmettino sarà divertente quanto basta per farsi ricordare.

La mia aspettativa: 6/10


Le altre uscite della settimana

Addio fottuti musi verdi: Non so bene perchè, ma ho un'insana curiosità verso questo film. I The Jackal mi fanno ridere sempre tantissimo e spero che con questa pellicola non abbiano tentato di fare il passo più lungo della gamba.
L'esodo: Film che parla di una donna esodata nel periodo del governo tecnico di Monti. Pellicola fuori tempo massimo che non penso verrà trasmessa in più di due o tre sale in tutta Italia.
Malarazza: Altro film italiano che mi sa di troppo autoriale per attirare il mio interesse.
Paddington 2: La bambinata della settimana forse è il caso di lasciarla ai bambini.

mercoledì 8 novembre 2017

Marvel's Agent Carter - Stagione 2


Marvel's Agent Carter
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 10
Creatore: Christopher Markus, Stephen McFeely
Rete Americana: ABC
Rete Italiana: Sky Cinema 1
Cast: Hayley Atwell, James D'Arcy, Chad Michael Murray, Enver Gjokaj, Shea Whigham
Genere: Azione


Da appassionato di film e serie TV della Marvel e avendo ad essi dedicato uno speciale sul mio blog - più che uno speciale si tratta di un aggregato di recensioni di tutti i film e serie TV che ho visto appartenenti al Marvel Cinematic Universe - non potevo esimermi dal recuperare anche la seconda - e ultima dato che è stata cancellata dalla ABC - stagione di "Marvel's Agent Carter", primo degli spin-off di "Marvel's Agents of S.H.I.E.L.D." che non aveva ottenuto un grosso successo nè da parte della critica nè da parte del pubblico, che infatti non lo ha premiato in termini di ascolti. Stranamente però in Italia questa serie a qualcuno e probabilmente anche a qualche pezzo grosso della televisione, deve essere piaciuta, dato che la seconda stagione è andata in onda non su una rete come FOX, di solito dedicata alle serie TV, ma addirittura su Sky Cinema 1, cui viene riservato il trattamento solo a serie come "Game of Thrones", "True Detective" o "Gomorra - La serie".
Dopo una prima stagione che mi ero guardato senza particolari problemi, ma che, ovviamente, non mi aveva particolarmente convinto, ho deciso di recuperare la seconda con considerevole ritardo rispetto alla messa in onda: ormai il tempo per seguire tutte le serie TV che vorrei non c'è più, ma siccome sono particolarmente pignolo per quanto riguarda le mie visioni, ho deciso, vista la presenza di soli dieci episodi, di riprenderla in mano per portarla a termine - sappiate che anche se dite tutti che fa schifo farò lo stesso anche con "Marvel's Inhumans" -, ritrovandomi davanti ad un secondo ciclo di episodi che ha ripreso più o meno da dove ci eravamo lasciati con il termine della prima stagione, per poi fare subito un salto temporale mica da ridere, in cui i personaggi che avevamo conosciuto sono divisi tra New York e Los Angeles, con Peggy Carter che viene mandata a Los Angeles da Daniel Sosa per indagare sulla misteriosa morte di una donna in un lago. Qui rincontrerà Howard Stark e il suo maggiordomo Jarvis e si ripeterà sempre bene o male lo schema che aveva contraddistinto la prima stagione: Peggy indaga sul crimine - che questa volta ha anche una componente soprannaturale tanto cara alla Marvel -, Jarvis la accompagna in ogni sua avventura per il gusto di farlo, Howard Stark studia su nuove armi o scoperte scientifiche. Niente di più e niente di meno.
Appare chiaro dunque come "Marvel's Agent Carter" risulti essere una serie decisamente perdibile e che nonostante ciò io non sia riuscito a fare a meno di vederla. Appare ancora di più chiara la cosa considerando il fatto che tutti i personaggi coinvolti nella seconda stagione - ma anche nella prima eh - risultino piatti al massimo e non vi sia da parte degli autori il minimo sforzo per dare loro il minimo spessore caratteriale. Nonostante la mancanza di impegno da parte di autori e sceneggiatori, alla fin fine non è che abbia fatto fatica nel visionare questa seconda stagione, sintomo del fatto che quanto meno i vari episodi siano gestiti abbastanza bene per quel che riguarda il ritmo, che non fa apparire la serie nemmeno così tanto terribile come la sceneggiatura spessa come un foglio di carta velina potrebbe far pensare.

Voto: 5