lunedì 20 novembre 2017

American Horror Story: Cult - Stagione 7

American Horror Story: Cult
(serie TV, stagione 7)
Episodi: 11
Creatore: Ryan Murphy, Brad Falchuck
Rete Americana: FX
Rete Italiana: Fox
Cast: Sarah Paulson, Evan Peters, Cheyenne Jackson, Billie Lourd, Alison Pill
Genere: Horror


Non è per nulla cosa nuova il fenomeno "American Horror Story" e il successo che ha ottenuto in patria e fuori dai confini statunitensi. Dopo ben sette stagioni non è nemmeno cosa nuova la discontinuità di un prodotto che con le prime tre stagioni "Murder House", "Asylum" e "Coven" era riuscito ad appassionare una grande schiera di fan dell'orrore, me compreso, per poi sgonfiarsi un po' con la quarta, "Freak Show", e la quinta, "Hotel", e riprendersi alla grandissima con la per me geniale "Roanoke". Sulla settima stagione, "Cult", di cui vi parlerò oggi, avevo decisamente una grande attesa, fondamentalmente per un motivo, ovvero il fatto che venisse basata sull'elezione di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti d'America. Un'idea sicuramente interessante che dava a Ryan Murphy modo di inserire nella sua storia dell'orrore americana anche un po' di considerazioni politiche che nel corso del quasi anno di presidenza si sono sprecate da parte di moltissimi artisti.
Cosa ci mette Ryan Murphy in questa settima stagione per costruire la sua storia d'orrore americana? Come dice il titolo stesso ci inserisce una setta, capitanata da un certo Kai Anderson, interpretato dall'ottimo Evan Peters, e ci inserisce anche la storia di una coppia omosessuale formata da Ally, interpretata da Sarah Paulson, da Ivy, interpretata da Alison Pill, e dal loro figlio adottivo Oz. La notte in cui viene ufficializzata l'elezione di Donald Trump Ally ripiomba nell'incubo delle sue stesse fobie, coulrofobia a tripofobia, che con il tempo aveva imparato a controllare. Con questa trama Ryan Murphy prova anche a trasmettere il suo pensiero politico in maniera anche abbastanza chiara e trasparente, non sempre riuscendo a far conciliare questa cosa con le esigenze di sceneggiatura di una serie TV.
Il problema di questa settima stagione di "American Horror Story" per me è stato fondamentalmente uno solo: è tutto un gran casino, troppe trame secondarie che si intersecano, troppi riferimenti a personaggi negativi del passato americano, tra cui molti serial killer interpretati dallo stesso Evan Peters - vedi ad esempio Charles Manson, troppi personaggi di cui non si riesce a comprendere bene il loro ruolo all'interno della storia. Ebbene sì, il problema di questa settima stagione è che si capisce ben poco dove voglia andare a parare e che vive su una tensione che si mantiene quasi sempre su livelli abbastanza bassi e su una trama che fino agli ultimi episodi non riesce mai a decollare e a farsi veramente interessante. Resta comunque qualcosa di buono per quel che riguarda le interpretazioni di due attori che sono ormai una garanzia per questo show, ovvero la Ally interpretata da Sarah Paulson, sempre perfetta nel trasmettere le sue emozioni al pubblico, e il Kai Anderson interpretato da Evan Peters, che probabilmente nel giusto contesto e in una stagione costruita in maniera migliore sarebbe potuto anche essere uno dei personaggi meglio riusciti di tutte e sette le stagioni, ma che in questo contesto in buona parte sbagliato non riesce a risollevare del tutto le sorti di questa settima stagione, che ritengo di gran lunga la più deludente andata in onda finora.

Voto: 5

4 commenti:

  1. Poteva essere una bomba, lo spunto iniziale è micidiale, peccato che mi sono fatto due maroni così durante la visione, una fatica a vederla tutta fino alla fine. Evan Peters è bravissimo ma la stagione si perde quando poteva spaccare tutto. Cheers!

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  2. Devo dire che, nonostante i difetti oggettivi e la solita confusione, a me ha divertito più delle ultime. Poi Peters bravissimo, sì.

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  3. L'ho finita proprio ieri e l'ho trovata abbastanza pessima e confusa.
    Un vero peccato perché l'idea di mischiare sette e populismo politico sulla carta era una bomba.

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  4. Pensa che, al netto di un paio di episodi dove il tasso di surreale era anche troppo (tipo quello in cui SPOILERRRRR Kai cerca di far ingravidare la sorella per far nascere il nuovo messia FINE SPOILERRRRRRRR) mi è piaciuta molto e, a differenza di altre, mi ha fatto davvero paura.
    Non tanto per clown e affini ma proprio per il suo essere, per la prima volta, una storia d'orrore AMERICANA, interamente legata alla cultura sociale, politica e criminale degli USA. E per il suo essere, purtroppo, una facilissima allegoria di quello che rischia di accadere anche in Italia...

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