mercoledì 31 ottobre 2018

MOVIES FOR HALLOWEEN - Halloween di David Gordon Green (2018)


Eccoci arrivati all'ultimissimo appuntamento di questo speciale su Halloween, in cui ho proposto le recensioni di film horror non particolarmente adatti per questa notte - non tanto perchè non siano degli horror, quanto più che altro perchè fanno schifo - come "The Nun - La vocazione del male" e "Malevolent" ed ecco che oggi si parla, contro ogni pronostico, roba che proprio nessuno lo aveva capito, di "Halloween" di David Gordon Green. Ecco perchè oggi non è solo l'ultimo giorno di "Movies for Halloween", ma è anche l'ultimo appuntamento - almeno per ora... - con lo speciale sulla saga di "Halloween"!


USA 2018
Titolo Originale: Halloween
Regia: David Gordon Green
Sceneggiatura: David Gordon Green, Danny McBride, Jeff Fradley
Cast Jamie Lee Curtis, Judy Greer, Andi Matichak, Will Patton, Virginia Gardner, Nick Castle, Haluk Bilginer, Rhian Rees, Jefferson Hall, Toby Huss, Miles Robbins, Omar Dorsey
Durata: 104 minuti
Genere: Horror


Sappiamo ormai tutti come la saga di "Halloween" sia stata Iniziata da John Carpenter nel 1978 e che si concluderà proprio con questo film, che cancella tutti i seguiti e si pone come continuazione diretta del primissimo capitolo della serie. Dimenticatevi dunque il fatto che Laurie Strode fosse la sorella di Michael Myers, dimenticatevi i tre film con Danielle Harris che interpretava la figlia di Laurie e dimenticatevi pure "Halloween: 20 anni dopo" e il pessimo "Halloween - La resurrezione", anche se quello andrebbe dimenticato a prescindere, dato che fa vomitare i cani senza esofago. La produzione viene presa in carico dalla Blumhouse, che in questi ultimi anni con il cinema horror ci sta dando dentro, quasi sempre con buonissimi risultati al botteghino e con il signor Blum che non si sa quando smetterà di contare i soldi, che riesce anche ad avvalersi non solo della collaborazione, come produttore e come compositore della colonna sonora, di John Carpenter, ma anche della sua benedizione e della presenza dei protagonisti storici del film del 1978 quali sono stati Jamie Lee Curtis nei panni di Laurie Strode e Nick Castle nei panni di Michael Myers. Al cast storico, cui manca Donald Pleasence per sopraggiunta morte più di vent'anni or sono, si aggiungono la middle-aged Judy Greer nei panni di Karen Strode e la giovanissima Andi Matichack nei panni di Alyson Nelson, a formare un trittico nonna-figlia-nipote che tanto ha fatto piacere a tutte quelle femministe che non hanno mai capito che il genere horror è stato pensato proprio per mettere in risalto la forza femminile.
Sono passati ormai quarant'anni dalla notte che ha segnato per sempre la vita di Laurie Strode e due giornalisti decidono di realizzare un servizio proprio per raccontare quella storia: loro obiettivo è, principalmente, quello di far parlare Michael Myers perchè spieghi al mondo le motivazioni che lo hanno spinto a compiere quella strage nella notte di Halloween di quarant'anni prima. Anche il dottor Ranbin Sartain, interpretato da Haluk Bilginer, bollato in maniera più che azzeccata da Laurie Strode come il nuovo Loomis, persegue da tempo questo obiettivo. Non riusciti nel loro intento si recano a casa di Laurie Strode, due matrimoni falliti e una figlia di cui ha perso la custodia, per il semplice motivo che è proprio da quella notte che sembra si stia preparando all'evasione di Michael Myers, per tenere la sua famiglia al sicuro e potersi finalmente vendicare. Come è ovvio che sia Michael, durante un trasferimento in un ospedale psichiatrico statale, riesce a liberarsi sopraffacendo una guardia carceraria e si recherà di nuovo ad Haddonfield, per cominciare nuovamente a mietere vittime.
Avevo un po' paura dl risultato finale di questa pellicola e alla fine posso dire di esserne rimasto più che soddisfatto: innanzitutto Michael Myers è tornato ad essere il personaggio che era stato pensato nel primo film, senza motivazioni filosofiche o umane che lo guidassero, ma solamente qualcosa di inspiegabilmente maligno, ritornando ad essere l'ombra della strega che era stata scritta da John Carpenter nel primo film. In questo senso David Gordon Green decide di non rischiare più di tanto, ma la scelta appare più che mai azzeccata: questo "Halloween" risulta essere da una parte un omaggio sentito all'originale di John Carpenter, mentre dall'altra, pur seguendo gli stessi schemi, riesce a proseguire la storia narrata nel capitolo precedente, chiudendone idealmente il cerchio. E se il fatto di aver ripetuto alcune scene proprio come erano state proposte da Carpenter - bambino che si scontra con Myers, piano sequenza, donna uccisa con un martello, prosegue il piano sequenza, Michael Myers si apposta davanti ad una finestra, si vede il suo riflesso attraverso il vetro, camera fissa e nuova uccisione, che vediamo tramite la finestra dell'abitazione... la voglia di alzarmi e di applaudire me l'hanno fatta passare solo i serbo-croati che avevo di fianco rispetto ai quali sarei sembrato la persona più educata del mondo - a molti ha fatto storcere il naso, a me ha dato delle sensazioni positive: giocare sul sicuro non è sempre un male, anzi, in questo caso era forse la cosa migliore da fare per David Gordon Green. A piacermi e molto è stato anche il modo in cui il personaggio di Laurie Strode è stato gestito, presentandocelo come una donna la cui vita è stata estremamente segnata da quella notte di quarant'anni fa per colpa della quale ha sempre fatto molta fatica a rapportarsi con le altre persone: ci viene mostrata spesso attaccata alla bottiglia, ma noi spettatori non ci sogniamo nemmeno per un momento di pensare che sia impazzita, come fanno tutti gli altri personaggi: noi sappiamo bene cosa le è successo e che la minaccia di Michael Myers è quanto mai reale. Un Michael Myers di cui ho apprezzato tra l'altro il fatto che ci venga mostrato talvolta, anche se solo di striscio, senza la maschera: anche lui sembra portare i segni di quella notte, anche sulla sua maschera, bucata da un colpo di pistola nel primo film. Solo abbozzati sono gli altri personaggi, dando totale spazio al dualismo tra Laurie Strode e Michael Myers ed uno un po' meno rilevante a Karen e Alyson, comunque molto importanti nel finale della pellicola.
Se dal punto di vista registico e della trama si gioca abbastanza sul sicuro, è tangibile ed importantissimo il contributo di John Carpenter per la colonna sonora di questo nuovo film di "Halloween": alla melodia che già tutti conosciamo vengono aggiunti dei pezzi che potrebbero tranquillamente entrare nell'immaginario del cinema horror futuro - mi è piaciuto tantissimo, sia musicalmente sia registicamente, il pezzo in cui viene ucciso l'amico di Alyson, con tanto di colonna sonora incalzante e di strillo da parte della ragazza ben assestato e con un tempo perfetto - proprio come successe all'"Halloween" da lui creato. E se a David Gordon Green è andato bene giocare sul sicuro, qui risiede anche uno dei punti deboli del film: si vuole omaggiare l'originale, lo si fa anche in maniera sentita, ma purtroppo con quelli che, proprio grazie all'"Halloween" carpenteriano, sono ora considerati dei veri e proprio clichè, ci devi fare i conti, nonostante questi funzionino comunque senza dare troppo fastidio.
Dopo quarant'anni e dopo una sequela di film in cui Michael Myers era stato completamente snaturato - anche se comunque qualche film buono nella saga c'è, non me la sento di odiarli tutti a prescindere - abbiamo avuto finalmente il seguito ufficiale in cui Michael Myers ritorna a essere se stesso: chiamatelo uomo nero, chiamatelo "The Shape" o l'ombra della strega, quanto meno non è più un assassino mosso dall'amore fraterno, e a me per farmi di nuovo apprezzare il personaggio basta anche questo.

Voto: 7+


Non perdetevi anche gli speciali organizzati da La Bara Volante e da Il Zinefilo in onore della saga di "Halloween". Li trovate ai link qui sotto!

La Bara Volante - I Remember Halloween
Il Zinefilo - Halloween - La notte delle saghe

HALLOWGEEK - La paura fa Novanta V

Non ci sono occasioni che la Geek League riunita si fa scappare: il gruppo di supereroi della blogosfera appassionati di cultura pop è pronta per farvi passare un terrificante Halloween in compagnia de... gli speciali horror delle serie TV o dei nostri cartoni animati preferiti!


E io anche questa volta gioco abbastanza facile: si parla de "I Simpson" e di uno dei tanti episodi che nel corso delle ormai trenta stagioni di vita sono stati dedicati alla festa di Halloween, contenenti storie o parodie di film horror. Tra i tanti episodi ho scelto di parlarvi de "La paura fa Novanta V", che nei suoi classici tre episodi contiene anche la parodia del mio film preferito in assoluto!


The Shinning

Non è tanto importante se ci metti tre giorni per arrivare nell'albergo isolato del Signor Burns per esserti dimenticato di chiudere prima la porta di casa, poi la porta sul retro e infine addirittura il nonno - non che la famiglia si prodighi per andarlo a prendere -, l'importante è che il malvagio proprietario dell'hotel non porti via la birra per far aumentare la produttività della famiglia Simpson. Il problema è che

"No TV and no beer make Homer something something"
"Go crazy?"
"Don't mindabadu!!!"



Cioè voi che mi leggete non potete capire, ma questa è a tutti gli effetti una delle mie scene preferite di tutte le puntate de "I Simpson" che io abbia mai visto, è talmente idiota che mi fa ridere come un cretino ogni volta che la vedo per giunta come se fosse la prima volta! Un'altra scena di questa parodia che mi fa ridere sempre come un cretino è la citazione di "Sono il lupo cattivo", con Homer che distrugge la porta di tutte le stanze senza mai trovare la sua famiglia!


Tempo e punizione

Ecco quella che è l'idea de "I Simpson" sui viaggi nel tempo, sfruttando il tipico clichè dei film di fantascienza sul tema: qualsiasi minimo cambiamento nel passato provoca enormi cambiamenti nel presente. Il problema è che Homer non ce la fa proprio a non essere maldestro e come si muove distrugge qualcosa: si inizia partendo da una innocua zanzara, ritrovando Ned Flanders come padrone del mondo, fino ad arrivare a fare estinguere i dinosauri con uno starnuto per poi ritrovarsi in un presente quasi ottocentesco in cui piovono ciambelle.


Mensa da incubo

La scuola escogita un metodo parecchio creativo per svuotare la sala punizioni: cucinare i bambini per poi darli da mangiare ai professori. Quando più di un bambino inizia a sparire anche Bart e Lisa iniziano a sospettare qualcosa. Presto la cosa sfugge di mano, soprattutto quando i professori scoprono che i bambini sono molto buoni. Sicuramente l'episodio più debole e meno divertente dei tre.


Denominatore comune di tutti e tre gli episodi: Willie muore con un colpo d'ascia nella schiena dato rispettivamente da Homer nel primo episodio, da Maggie nel secondo e da Skinner nel terzo.


Non dimenticatevi di fare visita anche agli altri componenti della Geek League, li trovate tutti ai link qui sotto!

Storie da Birreria

Seguite la PAGINA FB della GEEK LEAGUE!
Avete un blog o uno spazio che parla di cultura pop, retro, nerd e geek?
Abbiamo bisogno di voi! Entrate a far parte della GEEK LEAGUE!
Clicca qui per tutte le informazioni!

martedì 30 ottobre 2018

MOVIES FOR HALLOWEEN - Malevolent - La voce del male di Olaf de Fleur Johannesson (2018)


Islanda 2018
Titolo Originale: Malevolent
Regia: Olaf de Fleur Johannesson
Sceneggiatura: Ben Ketai, Eva Konstantopoulos
Cast: Florence Pugh, Ben Lloyd-Hughes, Scott Chambers, Georgina Bevan, Stephen McCole, Daisy Mathewson, Charlotte Allen, Nicola Grier
Durata: 90 minuti
Genere: Horror


Dopo che l'appuntamento di ieri con la consueta rubrica annuale "Movies for Halloween" non è andato per nulla bene, con la recensione di "The Nun - La vocazione del male" che ho trovato essere un film abbastanza buttato alla deriva, ecco che siamo pronti per il secondo appuntamento, con la recensione di "Malevolent", film disponibile su Netflix diretto dall'islandese Olaf de Fleur Johannesson, con dieci film all'attivo in lingua islandese e qui al suo primissimo lavoro in lingua inglese. Peccato che in pochi fuori dal suo paese si fidino di lui ed ecco che le scelte del cast ricadono principalmente su giovani attori piuttosto sconosciuti tra i quali spicca la giovanissima Florence Pugh, bellissima classe 1996 con ruoli di non particolare rilievo fino a quello interpretato in "Lady Macbeth", e Ben Lloyd-Hughes, attore britannico con un solo film all'attivo. Aggiungiamoci alla scarsa fiducia verso il regista e verso la pellicola il fatto che ultimamente Netflix, se escludiamo alcune produzioni originali di assoluto livello e altre decisamente curiose come "Apostolo" - giuro che volevo inserire quel film nella rubrica, ma la sera in cui avrei voluto vederlo non avevo le forze di affrontare un film di due ore e dieci -, sta facendo un po' da bidone dell'umido per tutti quei film per cui nessuno sgancerebbe mezza lira bucata, distribuendoli al grande pubblico senza ottenere particolari apprezzamenti, nè da parte degli spettatori nè tanto meno da parte della critica.
La trama del film è abbastanza semplice: Jackson e Angela sono due fratelli a capo di una piccola organizzazione di finti cacciatori di fantasmi. Approfittando dell'ingenuità delle persone, utilizzano dei finti strumenti per rivelare la presenza di uno spirito e si avvalgono delle finte visioni di Angela. La squadra viene assunta per investigare su una casa infestata in cui presto scoprono i tristi eventi che sono accaduti al suo interno: una ragazzina è stata uccisa brutalmente lì dentro, la sua bocca è stata cucita in modo da silenziare le sue urla da parte di un assassino particolarmente sadico. Nel frattempo Angela, sconvolta dalla scoperta e decisa a tornarsene assieme a tutti da dove sono venuti, comincia ad avere strane esperienze visive, che fino ad allora aveva sempre finto di avere, iniziando a confondere cosa è reale con cosa non lo è.
Siamo ancora davanti agli stessi problemi, amplificati dal fatto che la pellicola in questione sia stata distribuita direttamente per una piattaforma televisiva come Netflix, denotandone la totale sfiducia da parte della distribuzione cinematografica: fenomeno giusto, dal punto di vista economico, d'altronde chi mai rischierebbe un flop del genere con un film di così bassa qualità? Meglio distribuire film brutti ma dai guadagni sicuri come "The Nun - La vocazione del male", piuttosto che uno sconosciuto film islandese con attori allo sbaraglio. Ancora una volta siamo davanti alla sagra del clichè, con personaggi che sono solamente abbozzati e, soprattutto, sono antipatici sin dal primo minuto - impossibile d'altronde provare simpatia per dei ciarlatani truffatori - e stupidi all'inverosimile. Ma talmente stupidi che nemmeno ti viene voglia di tifare per il demone di turno o per il cattivo di turno, ma direttamente per un tornado che li spazzi tutti via uccidendoli malissimo. Nemmeno in questo film c'è la minima possibilità di provare della paura, con la pellicola che si arrovella tra visioni e spiegazione delle visioni, fino ad arrivare ad un finale piuttosto scontato e telefonato.
Insomma, questo speciale annuale in occasione di Halloween non è che stia andando benissimo: se però mi avete seguito in queste settimane dovreste intuire di quale film parlerò domani... andrà meglio? (vi svelo un segreto, non lo so! Mentre scrivo, Domenica alle 20:30, non ho ancora visto il film di cui vi voglio parlare domani, che inizierà nel mio cinema di fiducia tra 45 minuti... Speriamo seriamente che le cose vadano meglio!)

Voto: 3

lunedì 29 ottobre 2018

MOVIES FOR HALLOWEEN - The Nun - La vocazione del male di Corin Hardy (2018)




USA 2018
Titolo Originale: The Nun
Regia: Corin Hardy
Sceneggiatura: Gary Dauberman
Cast: Demián Bichir, Taissa Farmiga, Jonas Bloquet, Charlotte Hope, Ingrid Bisu, Gabrielle Downey, Bonnie Aarons
Durata: 96 minuti
Genere: Horror


Inizia, come di consueto nella settimana di Halloween, la solita rubrica dedicata interamente ai film horror, che quest'anno sarà composta da soli tre episodi nonostante nell'ultimo periodo un paio di horror interessanti siano usciti quanto meno in rete e sarebbe potuta essere ben più corposa: oggi si parlerà di "The Nun", domani sarà il turno di un horror islandese presente su Netflix e Mercoledì - un po' più tardi rispetto al solito vista la concomitanza con un altro evento a cui ho voluto assolutamente partecipare - non sarà difficile immaginare di quale film parlerò, soprattutto se mi avete seguito in questi ultimi due mesi. Rimaniamo però ben concentrati su "The Nun - La vocazione del male", terzo spin-off nato dalle costole della saga di "The Conjuring" dopo "Annabelle" e "Annabelle 2: Creation" entrambi dedicati alla bambola demoniaca presente in "L'evocazione - The Conjuring", entrambi precedenti agli eventi narrati nel primo film della saga. Nel secondo film "The Conjuring - Il caso Enfield" veniva introdotto il demone Valak, un'altra delle figure con cui i coniugi Warren hanno avuto a che fare nella loro carriera di investigatori del paranormale - anche se secondo me erano due gran ciarlatani che hanno avuto il merito di scrivere soggetti per buoni film horror con i quali il buon James Wan ha deciso di iniziare a contare i soldi grazie all'universo cinematografico da lui creato e di non smettere per qualche anno -, lo stesso demone a cui è dedicato questo altro spin-off. Alla regia ovviamente non si mette James Wan, impegnato a contare i danari e a delegare, ma il mestierante quasi esordiente Corin Hardy, che se nella sua carriera ha diretto un solo film prima di questo, "The Hallow", che tra l'altro conoscono in tre persone, un motivo ci sarà pure. Siccome non vogliamo far dimenticare ai fan dell'universo cinematografico che ci troviamo all'interno della linea narrativa di "The Conjuring" e siccome non possiamo avere Vera Farmiga nel cast, chiamiamo la sorellina, nata nel 1994, Taissa Farmiga che, non fraintendetemi, io adoro vuoi per i suoi ruoli in "American Horror Story" vuoi per la sua bellezza particolarissima che la rende estremamente affascinante. Ad interpretare Valak, con il quale su Facebook i soliti buonisti da "insegui comunque i tuoi sogni anche se nessuno crede i te" ci hanno scartavetrato i coglioni, c'è Bonnie Aarons, donna tutto naso per la quale circolano in rete frasi per cui alcuni produttori avrebbero detto che con quel naso non avrebbe mai potuto essere un'attrice. Ora io non vorrei essere cattivo, ma se questa la conoscono tutti per il suo naso e per il suo ruolo da suora demoniaca truccata in modo da essere resa il più possibile brutta ci sarà anche un motivo, non credete? Che poi a me in "The Conjuring - Il caso Enfield" il suo personaggio aveva fatto veramente paura, quindi si sarebbe potuto evitare tutto sto teatrino e glissare sulla cosa invece che farmi notare quanto questa attrice quando fa segno di no sparecchia la tavola e quando fa segno di sì affetta il pane.
Siamo nel 1952, quindi secondo la linea temporale dell'universo cinematografico questo sarebbe il primo film, in Romania: due suore cattoliche che vivono in un monastero vengono attaccate da una forza demoniaca mentre sono in un tunnel per recuperare un'antica reliquia cristiana. Una delle due suore riesce a fuggire e a sopravvivere all'attacco, ma si impicca lanciandosi da una finestra e il suo corpo ancora appeso viene scoperto qualche giorno dopo da un fattorino che consegna le provviste alle suore. Il Vaticano, essendo venuto a conoscenza dell'accaduto, decide di inviare in missione al monastero Padre Burke, interpretato da Demiàn Bichir, e Suor Irene, che sta per completare il suo noviziato, interpretata da Taissa Farmiga che vestita da suora perde praticamente tutto il suo sex appeal. Partiamo da un presupposto molto molto semplice: per quest'anno, dopo aver visto "Hereditary - Le radici del male", devo togliermi dalla testa l'idea di vedere un horror bello come quel film e devo abbassare l'aspettativa. Non che per "The Nun - La vocazione del male" l'aspettativa fosse alta nè tanto meno sopra alla media degli horror che ho visto in questa annata, ma devo decisamente togliermi dalla testa il fatto di aver visto quel film. Ora, dopo essermelo tolto dalla testa, posso tranquillamente dire che "The Nun - La vocazione del male" è l'ennesimo horrorino senza arte nè parte, che si basa su dei fottutissimi clichè e in cui i jumpscare, quell'espediente tipico del cinema horror che fa finire la paura all'istante piuttosto che coltivarla, la fanno da padrone. Ora io continuerò a dirlo: se arriva uno all'improvviso nel buio e vi strilla nell'orecchio vi spaventa, è ovvio, ma una volta terminato lo scossone, anche la paura è finita ed è un po' il concetto di coltivare la paura piuttosto che farla esplodere in piccoli momenti che manca al cinema horror di questi ultimi anni.
Partendo dal presupposto che la storia sia mal costruita e che il regista non si sia nemmeno messo troppo d'impegno nel tentativo di spaventare lo spettatore, arriviamo alla cosa che più mi ha disturbato - nel senso negativissimo del termine - in questa pellicola: Valak non sembra quasi essere un demone, ma un bambino che fa gli scherzoni per spaventarti, non sembra avere nessuna motivazione plausibile e quando la sua motivazione viene rivelata ci si accorge di quanto questa sia buttata all'aria, tanto per dare una spiegazione. Piuttosto che una spiegazione buttata lì senza motivo avrei quasi preferito che Valak fosse un demone con un certo gusto per gli scherzi, almeno non mi sarei messo a ridere così fragorosamente durante la visione. Non solo gli scherzi di Valak non spaventano, ma sembrano anche essere costruiti in modo da non fare davvero del male ai personaggi, vedi ad esempio la scena in cui Padre Burke viene seppellito vivo, che contiene da sola un paio di buchi di sceneggiatura che sembrano delle vere e proprie voragini.
E tutto questo è un peccato: passino i buchi di sceneggiatura e passino gli errori tecnici, ma con un'ambientazione come un convento di suore, che mi inquieterebbe anche al di fuori di un film horror, sarebbero bastati davvero pochi accorgimenti per fare un film quanto meno decente e mettere un po' di paura, quanto meno a me. Il convento di suore è una di quelle robe che fa così tanto film horror che è quasi più facile azzeccare il film andando sul sicuro che sbagliarlo: Corin Hardy è stato bravissimo in questo... è riuscito a sbagliarlo completamente.

Voto: 3

domenica 28 ottobre 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #41 - Robin Hood - L'origine della leggenda

Ancora una volta, come ogni Domenica, è tempo di trailer e questa volta si commenta il trailer di un film che si preannuncia essere una tamarrata senza precedenti.



La mia opinione: È oramai fatto noto alla maggior parte degli appassionati di cinema che, per quanto riguarda il cinema hollywoodiano ci sia una quasi totale mancanza di idee, anche se in realtà penso che sia più che altro pigrizia, dato che ogni tanto qualcosa di buono e di nuovo si vede, solo che si preferisce puntare sul sicuro. Ogni tanto però il pubblico pare ribellarsi a questo dato di fatto e non premia il remake o l'ennesima trasposizione sempre uguale alla precedente di turno. "Robin Hood - L'origine della leggenda", in uscita verso fine Novembre, pare essere una di quelle tamarrate di bassa lega che, se guardate senza il minimo spirito critico, potrebbero anche divertire. Penso però, e non so se spero di essere smentito, che il pubblico non premierà al botteghino questa ennesima trasposizione sulla storia del ladro che ruba ai ricchi per dare ai poveri e che presto la pellicola finirà nel dimenticatoio dove molto probabilmente dovrebbe stare senza neanche uscire nelle sale.

venerdì 26 ottobre 2018

Halloween II di Rob Zombie (2009)


USA 2009
Titolo Originale: Halloween II
Regia: Rob Zombie
Sceneggiatura: Rob Zombie
Cast: Scout Taylor-Compton, Malcolm McDowell, Tyler Mane, Danielle Harris, Brad Dourif, Brea Grant, Angela Trimbur, Sheri Moon Zombie, Daniel Roebuck, Octavia Spencer, Chase Wright Vanek, Weird Al Yankovic, Chris Hardwick
Durata: 119 minuti
Genere: Horror


Il giorno dopo l'uscita del motivo per cui sto facendo questo speciale da due mesi e mezzo, quella di "Halloween" di David Gordon Green, ecco che la mia rassegna dedicata alla saga di "Halloween", iniziata quarant'anni fa da John Carpenter, si conclude, per lo meno fino a quando su questi schermi non comparirà il post dedicato al nuovo film, seguito diretto e ufficiale del primissimo capitolo. Siamo qui a parlare, dopo "Halloween - The Beginning", del secondo remake diretto da Rob Zombie, remake del quale avevo un ricordo non troppo negativo, ma sul quale dopo il rewatch fatto nei giorni scorsi ho cambiato decisamente opinione. Protagonista della vicenda è ancora Scout Taylor-Compton nei panni di Laurie Strode, così come ritorna Malcolm McDowell nei panni del dottor Loomis e il cristone di due metri e mezzo Tyler Mane ad interpretare Michael Myers. Da segnalare, come nella precedente pellicola, anche il ritorno di Danielle Harris, mentre lo spazio per Sheri Moon Zombie, moglie del regista, lo si trova comunque in un flashback ad inizio film in cui Deborah Myers fa visita al figlio, ancora piccolo ma interpretato da un diverso attore - Chase Wright Vanek -, nell'ospedale psichiatrico.
Così come nel precedente film Rob Zombie aveva indagato sulle origini di Michael Myers in una prima parte decisamente ben riuscita, per poi girare a tutti gli effetti un remake del lavoro di Carpenter, in questo suo secondo remake segue la struttura opposta: si comincia proprio in maniera molto molto simile a "Halloween II - Il signore della morte", per poi nella seconda parte girare un film della saga di "Halloween" qualsiasi con molte scene che ci mostrano quanto Rob Zombie quando se la sente troppo, rischia di caricare eccessivamente il film di scelte sia poco comprensibili, sia in alcuni casi addirittura fuori luogo rispetto al tema trattato: se stiamo parlando della saga di "Halloween" vanno benissimo le scene in cui la protagonista Laurie Strode è perseguitata nei suoi incubi dai ricordi del trauma subito l'anno prima, ciò che mi sta meno bene sono scene al rallentatore e talvolta addirittura dei fermo immagine - che a Rob Zombie comunque piacciono parecchio e anche a me normalmente, se ben utilizzati non dispiacciono affatto - che rallentano parecchio il ritmo della narrazione e la appiattiscono da morire.
A dei difetti tecnici che sono dovuti per lo più all'utilizzo abbastanza fuori luogo di cose che piacciono tanto al regista, ma che non è che possono stare bene in tutti i tipi di storie, aggiungiamoci anche il fatto che per buona parte della pellicola il Sam Loomis interpretato da Malcolm McDowell passi in secondo piano: la pubblicazione di un libro sulle gesta di Michael Myers, con tanto di critica al fatto che il dottore guadagni soldi alle spalle delle vittime dell'assassino, risulta essere anch'essa fuori luogo, ma se proprio vuoi inserire questa storyline devi anche farlo bene. Partendo dal presupposto che la critica alla società e allo sciacallaggio mediatico magari non me la metti in un film su Michael Myers, ma poi la cosa sembra inserita solo per dare un ruolo al dottor Loomis e per far sapere a Laurie Strode di essere la sorella di Michael Myers, insomma, si sarebbe potuto fare in qualsiasi altro modo, anche più semplice e meno pretenzioso, che il risultato si sarebbe ottenuto lo stesso.
Insomma, riguardo a questo "Halloween II" di Rob Zombie avevo i ricordi decisamente appannati: ricordo sicuramente che mi piacque, dieci anni fa. Ora, riguardandolo anche alla luce di tutti gli altri film sicuramente non è il peggiore dei dieci - anche perchè comunque Rob Zombie ci mette del suo per non rendere il tutto una piatta copia sbiadita degli originali - ma da qui a renderlo una buona pellicola ce ne passa di acqua sotto ai ponti.

Voto: 5-

giovedì 25 ottobre 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Penso che dopo settimane che vi tedio con uno speciale su una saga in particolare, che si concluderà domani tra l'altro, sia inutile dire quale sia il film della settimana. Assieme a quello però, ne escono altri undici, che verranno come al solito commentati in base ai miei pregiudizi!


Halloween di David Gordon Green


Finalmente arriva il giorno dell'uscita in Italia del seguito di "Halloween" di John Carpenter. Un seguito che si chiama esattamente come il suo predecessore - il che già un po' mi manda in bestia, io che sono ossessivo compulsivo - e che si prenderà tutte le mie attenzioni cinematografiche in questo weekend. C'è grossa curiosità per come verrà portata avanti la storia, c'è grossa curiosità per il personaggio di Laurie Strode e per Jamie Lee Curtis: insomma, io qui sono in piena febbre da "Halloween".

La mia aspettativa: 7,5/10


7 sconosciuti a El Royale di Drew Goddard

Oltre ad "Halloween" ecco un altro film potenzialmente interessante in uscita questa settimana. Non so benissimo che cosa aspettarmi da questo thriller, ma ho comunque delle buone sensazioni, che spero verranno confermate da una visione. Il cast è mediamente interessante, anche se Chris Hemsworth ormai i film non li azzecca quasi più e Dakota Johnson la voglio vedere al più presto in "Suspiria" di Luca Guadagnino.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Terror Take Away: Se questo horror italiano è anche trash come sembra essere a leggere la trama, corro a vederlo all'istante.
Achille Tarallo: Non posso più nella mia vita prendere sul serio un film con Biagio Izzo.
Angel Face: Dramma francese con Marion Cotillard che in una settimana normale in cui non fosse uscito "Halloween" avrei anche guardato magari.
Baffo e Biscotto - Missione spaziale: Per i bambini.
Disobedience: Un film ambientato in una comunità ebraica in cui Rachel McAdams e Rachel Weisz hanno una storia lesbo. Se me lo perdessi sarei uno stupido.
Euforia: Secondo film da regista per Valeria Golino presentato a Cannes. Potrebbe essere interessante se non fosse per quell'idea di pesantezza che ho leggendone la trama.
La donna dello scrittore: Altra pesantezza in arrivo da Francia e Germania. Passerò oltre.
Minicuccioli - Le quattro stagioni: Altro film per i bambini.
The Reunion: Film svedese del 2013 che verrà portato in mezza sala in tutta Italia, penso.
Uno di famiglia: Commedia italiana che non lascia presagire nulla di buono.

mercoledì 24 ottobre 2018

The Domestics di Mike P. Nelson (2018)



USA 2018
Titolo Originale: The Domestics
Regia: Mike P. Nelson
Sceneggiatura: Mike P. Nelson
Cast: Kate Bosworth, Tyler Hoechlin, Lance Reddick, Jacinte Blankenship, Sonoya Mizuno, Dana Gourrier, David Dastmalchian
Durata: 95 minuti
Genere: Thriller, Azione, Fantascienza


Ammetto qualche settimana fa, quando uscì il film di cui vi parlerò oggi, di averlo abbastanza sottovalutato: mi aspettavo poco o nulla e avevo la sensazione che nemmeno potesse essere in grado di sorprendermi. D'altronde spesso e volentieri sia i trailer, sia le trame lette su internet mentono un po': a volte sono pomposi, dettagliati, per poi venire sgonfiati da una realizzazione che non rispetta le attese, altre volte invece preannunciano un film scialbo e dallo scarso valore artistico e che invece sa regalare qualche sorpresa. D'altronde a leggere la trama di questa pellicola, se non fosse per il punto di partenza, la prima cosa che viene in mente è il fatto di trovarsi ad un nuovo capitolo della saga di "Mad Max" fatto senza la stessa produzione dietro e con un regista di minore talento rispetto a George Miller. Non che Mike P. Nelson non abbia talento, semplicemente è uno di quella schiera di illustri sconosciuti che nella sua carriera ha diretto soltanto due film prima di questo, probabilmente titoli ancora più sconosciuti del regista stesso. Nel cast però ci sono la guardabilissima Kate Bosworth, una che qualche film nella sua carriera l'ha fatto, come "Still Alice", ma anche il carinissimo "Somnia", così come ha preso anche tante cantonate, mentre per la controparte maschile abbiamo Tyler Hoechlin, uno di quegli attori che ha una faccia che mi sta antipatico soltanto a guardarlo e che in carriera, fondamentalmente, ha fatto solamente film che non mi sono piaciuti, tra quelli che ho visto, nei quali tra l'altro non mi ricordo nemmeno della sua presenza.
Ora vi faccio capire il perchè appena ho letto la trama del film ho pensato ad un "Mad Max" povero: siamo in un mondo post apocalittico - manco a dirlo - e la popolazione è stata decimata da un attacco chimico al quale sono sopravvissuti solamente i pochi individui immuni al veleno sganciato dal cielo. Nina e Mark sono due di questi sopravvissuti: il loro obiettivo è percorrere quel che è rimasto degli Stati Uniti per raggiungere Milwakee, dove vivono i genitori di lei. Sul percorso troveranno una serie di insidie, rappresentate principalmente da bande di criminali che vagano per le città americane seminando morte e distruzione. Riguardo questo film ho avuto delle sensazioni piuttosto discordanti: da una parte ho trovato degli elementi di sicuro interesse, che mi hanno piuttosto coinvolto nella visione non facendomela pesare quasi per nulla, mentre dall'altra qualcosa non mi ha convinto del tutto, ma alla fine in un film di questo tipo la sensazione ci sta anche. Come ho detto più volte, a me i film action, salvo rarissime eccezioni, annoiano sempre un pochino: le premesse perchè lo facesse anche questo, nonostante molti elementi da cinema thriller e horror, c'erano tutte, ma alla fine della visione mi sento assolutamente di dire che non mi sono annoiato.
Per tutta la durata del film infatti si respira una strana sensazione che porta ad immedesimarsi abbastanza facilmente con i due protagonisti: la sensazione di non potersi fidare completamente di nessuno dei personaggi che vengono incontrati nel percorso, che da spettatore ho sentito parecchio e che con stratagemmi nemmeno troppo ricercati riesce a creare una certa tensione. Ho apprezzato anche parecchio quella voce fuori campo, proveniente da un cronista radiofonico, che informa più lo spettatore che i personaggi di ciò che sta avvenendo loro intorno: narra dei crimini commessi dalle bande, parla della situazione del paese, insomma è una specie di narrazione onnisciente che fa da raccordo tra le diverse scene, riassumendo anche ciò che avviene in quei frangenti che non vengono mostrati allo spettatore perchè avvengono in un luogo lontano da quello dei protagonisti. Detto questo ho avuto anche la sensazione di trovarmi davanti ad un buon film, ma non di certo davanti ad un miracolo cinematografico: come detto qualche elemento della trama e della narrazione non mi ha convinto particolarmente e pesa su "The Domestics" il macigno del confronto quasi inevitabile con "Mad Max". Confronto che sì, si può decisamente evitare: in primis perchè sarebbe seriamente impietoso, in secondo luogo perchè comunque nonostante la chiara ispirazione, la pellicola sa prendere una sua strada, senza svilupparla alla perfezione, ma quanto meno facendolo in un modo coinvolgente e godibile.

Voto: 6,5

martedì 23 ottobre 2018

Predator 2 di Stephen Hopkins (1990)




USA 1990
Titolo Originale: Predator 2
Regia: Stephen Hopkins
Sceneggiatura: Jim Thomas, John Thomas
Cast: Danny Glover, Kevin Peter Hall, Maria Conchita Alonso, Gary Busey, Bill Paxton, Rubén Blades, Adam Baldwin, Robert Davi, Kent McCord, Calvin Lockhart, Michael Mark Edmondson, Henry Kingi
Durata: 108 minuti
Genere: Azione, Fantascienza, Horror


Ormai "The Predator" diretto da Shane Black è uscito da un paio di settimane, ma già al tempo del primo episodio di questa rubrica dedicata alla saga di "Predator" avevo detto che sarei stato in ritardo imbarazzante con la scrittura dei post - in realtà nel momento in cui scrivo ho già visto anche "Predators" e persino "The Predator", ma preferisco distribuirli nel tempo piuttosto che dedicare un'intera settimana solo a un argomento. Ora siamo qui per parlare del secondo capitolo, arrivato nelle sale cinematografiche solamente tre anni dopo il suo predecessore e con un vero e proprio reset, sia a livello di trama, sia a livello di cast. Non abbiamo più ad esempio Arnold Schwarzenegger, che era l'unico sopravvissuto del precedente film, così come non abbiamo più John McTiernan alla regia, bensì Stephen Hopkins, regista che fino ad allora aveva diretto solo due film, tra cui "Nightmare 5 - Il mito", e dopo non è che sia stato poi così prolifico, ricordo di aver visto solo "Race - Il colore della vittoria". Nel cast vengono chiamati Danny Glover, reduce dai primi due capitoli della tetralogia di "Arma letale", per interpretare il tenente Mike Harrigan, mentre suoi compagni fidati sono Maria Conchita Alonso, Gary Busey e Bill Paxton, mentre sotto il costume dell'alieno è presente Kevin Peter Hall.
Siamo nel 1997, dieci anni dopo gli eventi del film precedente, in una Los Angeles futura rispetto all'uscita della pellicola devastata da continue lotte tra gang di narcotrafficanti e la polizia, che causano sparatorie sanguinosissime per le strade della città. Il tenente Mike Harrigan, particolarmente duro e scontroso, decide di intervenire contravvenendo agli ordini dall'alto, mentre nel frattempo una creatura sta osservando gli eventi dai tetti della città. La creatura, riesce ad irrompere in un palazzo in cui si erano rifugiati dei narcotrafficanti, così come la squadra di Harrigan riesce a fare irruzione nello stesso palazzo, scoprendo che i criminali che si erano nascosti al suo interno sono stati tutti scorticati e uno di questi appeso al soffitto. Il capo della banda di criminali, terrorizzato e fuggito sul tetto, viene ucciso dallo stesso Harrigan, che poco dopo viene redarguito per insubordinazione e affiancato all'agente dell'FBI Peter Keyes, che sta indagando sulla morte atroce di molti grossi criminali della città.
Il reset perpetrato ai danni di questo secondo capitolo della saga, per quanto mi riguarda, non ne ha intaccato la qualità: siamo davanti ad un secondo capitolo che in quanto allo schema narrativo non si discosta poi molto dal capitolo precedente, pur avendo una trama diversa, un'ambientazione diversa e dei protagonisti diversi. In particolare anche in questo film il Predator non viene mostrato subito in tutte le sue fattezze, ma bisogna attendere un po' prima di vederlo veramente in azione, dato che nelle fasi iniziali si vede solo il suo punto di vista, con il suo ricettore termico sempre in azione e in alcuni casi lo si vede attraverso la traccia di ormoni che lascia mimetizzandosi. Avrebbe d'altronde avuto poco senso fare come nel film precedente in cui il nemico veniva mostrato solo a partire dalla seconda metà, dato che qui sin dall'inizio sappiamo dove si dovrà andare a parare. In questo senso l'ambientazione cittadina di certo non favorisce una giusta creazione della tensione, al contrario di quanto veniva fatto con le scene nella giungla nel film precedente: sia chiaro, la tensione c'è, ma sicuramente in tono minore, così come anche il fascino dell'ambientazione viene decisamente meno. Nonostante questi difetti rispetto al film precedente, con "Predator 2" ci troviamo davanti ad un film d'azione un p' più classico, che ricalca in tutto e per tutto quelle che erano le tematiche e gli stratagemmi di "Predator". Viene mantenuta la concezione per cui l'alieno possieda una sorta di etica e decida di uccidere solamente persone armate - tranne nell'ottima scena della metropolitana in cui vi è una vera e propria carneficina - così come è presente il senso di rispetto verso un avversario che ha saputo tenere testa ad un essere decisamente più forte fisicamente e molto più dotato a livello tecnologico. Ricordo poi con estremo piacere la scena in cui Predator uccide King Willie, interpretato da Calvin Lockhart, decapitandolo in una scena epica e conservando il suo cranio come trofeo.
Con "Predator 2" siamo dunque davanti ad una scelta cinematografica per la quale lo spostamento di location non penso abbia giocato particolarmente a suo favore, ma sicuramente Stephen Hopkins ha saputo ricavare il meglio possibile con ciò che aveva a disposizione. I personaggi sono abbastanza abbozzati e corrispondono a dei tipi ben contraddistinti nel cinema americano: Harrigan è un poliziotto violento e aggressivo, Leona la poliziotta un po' mascolina che sembra refrattaria alle attenzioni maschili, Jerry Lambert è il poliziotto convinto sciupafemmine e un po' chiacchierone, ma veramente bravo nel suo lavoro, mentre Peter Keyes è il tipico capo estremamente stronzo che usa il suo potere per tentare di intimidire i suoi sottoposti. Nonostante questi siano personaggi molto stereotipati li ho trovati comunque abbastanza interessanti e in grado di far provare subito una sensazione allo spettatore, che sia essa positiva o negativa. Per questi motivi ho trovato comunque in "Predator 2" nel corso di questi anni e di qualche visione affrontata, un degno seguito del suo cultissimo predecessore, un film action un po' più classico, ma sicuramente in grado di coinvolgere dall'inizio alla fine.

lunedì 22 ottobre 2018

La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi (2017)



Italia 2017
Titolo Originale: La ragazza nella nebbia
Regia: Donato Carrisi
Sceneggiatura: Donato Carrisi
Cast: Toni Servillo, Jean Reno, Ekaterina Buscemi, Alessio Boni, Lorenzo Richelmy, Galatea Ranzi, Antonio Gerardi, Michela Cescon, Lucrezia Guidone, Daniela Piazza, Jacopo Olmo Antinori, Marina Occhionero, Sabrina Martina, Greta Scacchi
Durata: 127 minuti
Genere: Thriller


Ho già avuto modo di dire più volte in questa sede che non sono un grande lettore: da una parte non sempre provo piacere nel farlo, mentre dall'altra riconosco di essere anche particolarmente lento nel farlo ed ho bisogno di leggere a piccole dosi, massimo una mezz'oretta al giorno, principalmente quando sono in metropolitana per andare al lavoro ed isolarmi dal resto della gente. Quando l'anno scorso uscì "La ragazza nella nebbia" ero rimasto particolarmente affascinato dal trailer e ritenevo che l'operazione di far dirigere un film tratto da un romanzo a colui che lo aveva scritto fosse interessante, in primo luogo per l'esordio di un regista, in secondo luogo per vedere come lo scrittore del libro si era immaginato alcune scene mentre le scriveva. All'epoca però non avevo letto l'omonimo romanzo, che sono riuscito a recuperare la scorsa estate rimanendone abbastanza soddisfatto. Non conoscevo Donato Carrisi come scrittore e la lettura de "La ragazza nella nebbia" mi ha convinto a recuperare altri suoi romanzi e ora, dopo l'interminabile lettura de "La regina scalza" di Ildefonso Falcones, sto leggendo "Il tribunale delle anime" e ne sto rimanendo particolarmente coinvolto. È dunque una delle prime volte che posso parlare della trasposizione cinematografica di un romanzo e farne un confronto con cognizione di causa. Per essere tra l'altro il primo film da regista per Donato Carrisi, c'è da dire che la produzione si è impegnata particolarmente per dargli un cast più che valido: Toni Servillo interpreta l'ispettore Vogel, mentre Jean Reno interpreta Flores, psicologo che intervista l'ispettore in seguito ad un incidente dall'inizio del film. Fondamentalmente i nomi di grido sono questi due, ma per un'opera prima diciamo che sono grasso che cola, ora rimane da vedere se il film ha saputo soddisfarmi come il romanzo.
Doveroso un breve accenno sulla trama: l'ispettore Vogel viene ritrovato in seguito ad un incidente stradale con alcune macchie di sangue sulla camicia. Non ricorda nulla di ciò che gli è accaduto e verrà portato da Flores, uno psichiatra, che dovrà capire se l'ispettore non ricordi davvero o finga. Nel corso dell'interrogatorio si tornerà indietro a qualche giorno prima di Natale, giorno in cui ad Avechot scomparve Anna Lou Kastner, interpretata dalla giovane Ekaterina Buscemi, nel quale proprio l'ispettore Vogel, assieme all'agente Borghi, interpretato da Lorenzo Richelmy, vengono chiamati ad indagare sull'accaduto. Vogel però non è un ispettore convenzionale, non si fida più di tanto della scientifica, ma è fermamente convinto che un caso apparentemente irrisolvibile si possa risolvere con l'aiuto dei media, che lui intende manipolare a suo piacimento con l'intento di dare un colpevole all'opinione pubblica, indipendentemente dalla sua effettiva colpevolezza. Dopo giorni di nulla il primo indiziato diventerà il professor Loris Martini, interpretato da Alessio Boni, che insegna nella scuola frequentata da Anna Lou e dalla sua migliore amica e per lui, che si professa innocente, inizierà un incubo fatto di indagini e scalpore mediatico.
Non essendo un nazista della trasposizione - per quei pochi libri che ho letto prima di guardarne il film tratto - solitamente poco mi interessa il confronto se sia meglio il film o sia meglio il libro: mi godo il film per quello che è, così come tempo prima mi sono goduto il libro, in quanto opere di tipo differente e quindi da giudicare con parametri differenti. C'è però da dire, in questo caso, che praticamente tutto nel film corrisponde a ciò che viene narrato nel romanzo, tranne un piccolo particolare nel finale in cui Carrisi ha deciso di rendere una particolare immagine, che non voglio spoilerare, in un modo decisamente originale e forse addirittura migliore rispetto a quello della carta stampata. Seguendo in maniera pedissequa il romanzo sapevo già, in quasi ogni scena, che cosa aspettarmi e più che altro la curiosità stava nella resa su schermo di ciò che era scritto nel romanzo. C'è da dire che da un punto di vista prettamente narrativo, sia il romanzo che il film sono molto più lineari di quanto si possa pensare. Siamo davanti ad un thriller abbastanza classico che pone la sua unica differenza nel metodo peculiare dell'ispettore Vogel di non servirsi di prove scientifiche, ma di smascherare il colpevole tramite l'accentramento mediatico. Da questo punto di vista, romanzo e pellicola sono particolarmente cattivi e nemmeno tanto velata è la critica alla ricerca di un colpevole a tutti i costi da parte delle mille trasmissioni televisive di cronaca nera che vediamo sulle nostre televisioni. Un problema a livello narrativo, ovviamente sia del film sia del romanzo, secondo me risiede nel fatto che un elemento fondamentale per la risoluzione del caso venga svelato decisamente troppo tardi e il finale risulti quasi sbrigativo. La regia di Donato Carrisi non mi è sembrata nulla di eccezionale, ma comunque dimostra una certa padronanza del mezzo con alcune sequenze veramente interessanti a livello visivo e altre in cui il ritmo, soprattutto nella parte centrale, cala abbastanza.
Dal punto di vista recitativo sono rimasto soddisfattissimo dalle performance di Toni Servillo, che è sempre una sicurezza, sia da quella di Jean Reno, che, pur essendo un personaggio secondario, recitando in italiano senza essere doppiato riesce comunque a mangiarsi lo schermo ogni volta che è presente in scena. Da ricordare anche la performance di Alessio Boni, che non avevo mai visto in nessun suo film precedente, che riesce a risultare ambiguo e a tratti anche parecchio inquietante nelle fasi in cui le indagini si stanno concentrando su di lui. Malino invece per quanto riguarda i due attori che interpretano i genitori di Anna Lou, che forzano particolarmente la loro interpretazione e sembrano quasi degli attori da fiction televisiva dal livello mediocre. Insomma, il film mi ha mediamente soddisfatto, senza strafare riesce ad essere una trasposizione fedele che non aggiunge nulla di nuovo al romanzo - essendone fin troppo fedele - in cui però è interessante vedere come Donato Carrisi si era immaginato ciò che stava scrivendo durante la stesura del romanzo. E il livello, pur con qualche ingenuità da opera prima, è piuttosto buono.

Voto: 7

domenica 21 ottobre 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #40 - Hell Fest

Ci avviciniamo alla settimana di Halloween e i cinema italiani non è che si stiano impegnando più di tanto da questo punto di vista. Questo Giovedì uscirà "Halloween" ed è come vincere facile sul film che sarà più visto nel corso della ricorrenza. Il 31 Ottobre uscirà però anche "Hell Fest", cui appartiene il trailer che propongo oggi.



La mia opinione: Negli ultimi tempi il genere slasher non se la sta passando proprio benissimo, mentre l'horror in generale ha il più basso rapporto stronzate/film di qualità rispetto a tutti gli altri genere. Per quanto riguarda questo film siamo sempre davanti al solito dilemma: guardarlo per divertimento, che è anche un po' quello che sembra promettere, senza aspettarsi nulla di nulla, oppure nutrire qualche aspettativa col rischio che venga terribilmente disattesa? Con lo stesso spirito avevo guardato "Obbligo o verità" ed alla fine ne sono rimasto mediamente soddisfatto, questo dal trailer sembra un po' meglio già in partenza. Vedremo però se sarà veramente così o se ci troveremo davanti al solito horrorino inutile come già tanti se ne sono visti nel corso di questa annata.

venerdì 19 ottobre 2018

Bojack Horseman - Stagione 5



Bojack Horseman
(serie TV, stagione 5)
Episodi: 12
Creatore: Raphael Bob-Waksberg
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Personaggi: BoJack Horseman, Princess Carolyn, Diane Nguyen, Mr. Peanutbutter, Todd Chavez
Genere: Animazione


È finalmente giunto il tempo di parlare anche da queste parti della quinta stagione di "Bojack Horseman", la serie animata che da cinque anni a questa parte aspetto più di qualsiasi altra cosa animata esista sulla faccia della terra e che, nel corso delle sue stagioni, ha saputo conquistarmi di episodio in episodio, guadagnandosi un'importante spazio tra le mie visioni, ma soprattutto, nel mio cuore di spettatore. Avevo cominciato la prima stagione con una certa diffidenza, non mi aveva nemmeno tanto impressionato a dire la verità, poi però pian piano, con il passare delle stagioni, questa serie ha cominciato ad entrarmi sempre più nelle vene, per via dei suoi personaggi costruiti con una cura estrema e per le sue storie che alternano sapientemente momenti divertenti ad altri che spingono lo spettatore a riflettere sulla propria esistenza e su tutte quelle cose che segnano in qualche modo la vita di qualsiasi persona.
Non mi soffermerò come faccio di solito sulla trama di questa quinta stagione, perchè una trama vera e propria non c'è, si segue semplicemente l'evoluzione personale dei personaggi coinvolti: tutto o quasi ruota attorno alla produzione della serie "Philbert" di cui Bojack Horseman è il protagonista, serie televisiva che sembra quasi parodiare la prima stagione di "True Detective", che farà in qualche modo tornare in mente a Bojack varie vicissitudini del suo passato. La bellezza di questa quinta stagione però, rispetto alle altre più concentrate su due o tre personaggi, sta nel fatto che ogni episodio ha un protagonista diverso, con le storie degli altri che si evolvono attorno a loro. Abbiamo dunque il solito episodio dedicato a Princess Caroline, il secondo tristissimo episodio - poi ognuna delle persone con cui ho parlato della serie me ne hanno indicato un altro, ma in questo ci sono frasi in particolare che mi hanno messo una certa tristezza - dedicato a Diane, o quello decisamente ben riuscito dedicato a Mr. Peanutbutter.
Non mancano però come al solito colpi di genio assolutamente lodevoli come il settimo episodio "Interno. Sotto" in cui due psicologhe raccontano le storie dei loro pazienti alterandone nomi e caratteristiche e il fin troppo citato sesto episodio, "Churro gratis", un monologo di trenta minuti di Bojack Horseman in cui vengono snocciolate una serie di frasi che colpiscono nel profondo lo spettatore. Geniale perchè, a memoria d'uomo, non mi sembra di aver mai visto un cartone animato in cui il protagonista fa un monologo di mezz'ora, complimenti agli sceneggiatori della serie per aver avuto questa idea rivoluzionaria - pronto a essere smentito nel caso qualcuno porti qualche esempio. La quinta stagione di "Bojack Horseman" continua dunque a colpire nel segno, lasciando lo spettatore interdetto tra momenti divertenti, per quanto amari, e altri in cui l'amarezza, la tristezza e il peso di vivere prendono il sopravvento. La forza di questa serie, dopo quinte stagioni ancora rimasta intatta, sta nel fatto che i personaggi siano tutti più umani e realistici di molti personaggi umani di serie non animate in circolazione oggi.

Voto: 8

giovedì 18 ottobre 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Siamo ancora qui come ogni Giovedì e non come Vasco Rossi, per parlare delle uscite cinematografiche della settimana, che a questo giro sono ben undici e potrebbero accontentare tutti i tipi di palati. Al solito, saranno commentate in base ai miei pregiudizi!


Soldado di Stefano Sollima


Tra le visioni di questi anni io mi sono perso, non so nemmeno bene per quale motivo, "Sicario" di Denis Villeneuve. Un recupero necessario vista la curiosità che provo per questo seguito diretto dal nostro connazionale Stefano Sollima, regista che apprezzo soprattutto per le sue serie "Romanzo Criminale" e "Gomorra". Come se la sarà cavata con questo "Soldado"? Correre al cinema per saperlo!

La mia aspettativa: 7,5/10


Searching di Aneesh Chaganty

Thriller da tempi moderni narrato interamente attraverso i mezzi tecnologici che ci circondano, di cui ho sentito in giro parlare un gran bene. Il mio dubbio è questo però: sarà solamente un film innovativo che parte da un'idea finora poco esplorata, oppure sarà anche un bel film? Perchè non è detto che le cose corrispondano, anzi, spesso non è così.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Guarda in alto: Lo spazio tra le uscite della settimana per i drammoni all'italiana lo si trova sempre. Ma poi non si sa bene come di questi film in sala nemmeno l'ombra.
Il verdetto - The Children Act: Pellicola britannica parecchio apprezzata dalla critica, ma la cui trama potrebbe annoiarmi e pure molto. Non so bene che fare ad essere sincero.
In viaggio con Adele: Secondo drammone all'italiana della settimana, anche questo chissà quante sale vedrà.
L'Ape Maia - Le Olimpiadi di miele: Ma anche no.
Le ereditiere: Film prodotto in diversi paesi sparsi per il mondo, ma del quale penso farò tranquillamente a meno.
Nessuno come noi: Ecco anche il dramma sentimentale all'italiana che penso mi risparmierò tranquillamente.
Piccoli brividi 2 - I fantasmi di Halloween: L'idea che stava alla base di "Piccoli brividi" con Jack Black era carina. Sarà questo seguito in grado di divertirmi come il film precedente?
Pupazzi senza gloria: Una commedia che potrebbe essere divertentissima, ma anche un'immane stronzata. In Italia Maccio Capatonda doppierà il pupazzo protagonista, potrebbe essere un motivo in più per vederlo.
Sogno di una notte di mezza età: Già dal titolo questo potrei scartarlo senza problemi.

mercoledì 17 ottobre 2018

COMEDY TIME - Quick Reviews

Le serie con episodi da venti/trenta minuti sono comodissime: durano la metà di quelle normali e puoi recuperarle, anche in fretta, nei tempi morti. Una cosa di molte di esse non sopporto e sono le risate registrate: odio che un americano - ma in realtà chiunque in generale, ma aggiungerci un po' di sano razzismo al post non fa male - mi dica quando devo ridere e, dato l'annuncio che "The Big Bang Theory" terminerà con la prossima stagione, questa sarà l'ultima serie TV che seguirò NELLA MIA VITA con le risate registrate. Le recensioni di oggi però sono dedicate a tre comedy che negli ultimi anni mi sono piaciute particolarmente e a una piacevole new entry, che ho trovato di buon intrattenimento nonostante non fosse nulla di trascendentale.


New Girl - Stagione 7

Episodi: 8
Creatore: Elizabeth Meriwether
Rete Americana: Fox
Rete Italiana: Fox Comedy
Cast: Zooey Deschanel, Jake Johnson, Max Greenfield, Lamorne Morris, Damon Wayans Jr., Hannah Simone
Genere: Commedia



Si comincia questa carrellata con il mio commento sulla stagione conclusiva di "New Girl", che nel corso degli anni mi è piaciuto a fasi alterne, soprattutto per via di alcune scelte abbastanza scellerate da parte degli autori che a volte, per mettere il colpo di scena a tutti i costi, finivano per fare delle bestialate non trascurabili. Solamente otto episodi per la stagione conclusiva di una serie a cui, comunque, nel bene e nel male, mi ero abbastanza affezionato. Una settima stagione che però sembra quasi essere stata fatta senza tutti i crismi del caso, con gli eventi che si susseguono che paiono non avere una vera e propria giustificazione e sembrano messi lì tanto per dire "Ehi, dobbiamo portare a termine questa serie, non ci rompete troppo le palle!". È pur vero che i personaggi chiudano il loro cerchio narrativo, così come è vero che dal punto di vista narrativo le emozioni sono ridotte al lumicino, se non del tutto assenti, roba che nemmeno in quelle stagioni che mi erano piaciute di meno ho riscontrato. Conseguenza logica della cosa per una serie come "New Girl" è che si rida anche di meno. L'episodio finale, normalmente importantissimo, mi è parso buttato lì: mi sta bene che le vite dei protagonisti siano legate indissolubilmente al loft, ma rendere il loft il vero protagonista dell'episodio - con colpo di scena finale che però ammetto mi ha fatto ridere - non l'ho trovata una scelta sensatissima. Insomma, una settima e conclusiva stagione non bella, non brutta, semplicemente inutile sotto moltissimi punti di vista, che poco aggiunge al resto della storia e sembra essere buttata lì con poca cognizione di causa.

Voto: 5


Young Sheldon - Stagione 1

Episodi: 22
Creatore: Chuck Lorre, Steven Molaro
Rete Americana: CBS
Rete Italiana: Infinity TV
Cast: Iain Armitage, Zoe Perry, Lance Barber, Montana Jordan, Raegan Revord, Annie Potts
Genere: Commedia



Avevo accolto con una certa diffidenza l'idea di uno spin-off di "The Big Bang Theory" - che negli ultimi anni ha incredibilmente perso mordente, ma ci ritorneremo a breve - incentrato sulla giovinezza di Sheldon Cooper, qui interpretato da Iain Armitage, ma sin dai primi episodi mi sono dovuto ricredere. Innanzitutto benissimo il fatto che la serie non sia una sit-com, ma un prodotto con una narrazione un po' più classica e che, soprattutto, punta molto sulla componente drammatica della giovinezza del personaggio, che fin dalla sua infanzia evidenzia tutte quelle stranezze per cui lo conosciamo bene e di cui ridiamo. L'idea buona dei creatori della serie è stata quella di non ridicolizzare troppo queste stranezze, ma di spiegarle e giustificarle con quelli che sono gli occhi di un bambino intelligentissimo, catapultato al college a undici anni, pieno di fobie e che vive con una madre ultra-protettiva. Non mancano i momenti divertenti, grazie anche ai contributi della sorella gemella Missy - non altrettanto intelligente -, interpretata da Raegan Revord, e grazie alla nonna Connie, interpretata da Annie Potts. La voce dello Sheldon Cooper adulto - quella di Jim Parsons ovviamente - accompagna la narrazione facendo talvolta collegamenti con la serie principale e alla fine la prima stagione funziona, senza strafare, ma risultando simpatica e carina.

Voto: 6,5


The Big Bang Theory - Stagione 11

Episodi: 24
Creatore: Chuck Lorre, Bill Prady
Rete Americana: CBS
Rete Italiana: Infinity TV
Cast: Johnny Galecki, Jim Parsons, Kaley Cuoco, Simon Helberg, Kunal Nayyar, Melissa Rauch, Mayim Bialik, Kevin Sussman
Genere: Commedia



Sono passati undici anni, undici fottutissimi anni dal primo episodio di "The Big Bang Theory" e io quest'anno sono stato non in ritardo, di più, nella visione dell'undicesima stagione. A dire la verità ero quasi tentato di abbandonarla questa serie che negli ultimi anni è sempre più andata verso il basso regalando poche risate e sicuramente meno fragorose rispetto alle prime stagioni, ma la notizia che il dodicesimo ciclo di episodi, quello iniziato pochi giorni fa negli Stati Uniti, sarà l'ultimo, mi ha convinto a portare a termine la serie che altrimenti avrei lasciato lì a decantare ancora a lungo. Ormai i personaggi di "The Big Bang Theory" sono delle macchiette, che hanno subito nel corso delle stagioni un'evoluzione in peggio - erano più divertenti i nerd sfigati, inutile girarci troppo intorno - e che da tempi sono fermi tra battute non troppo originali e trovate a volte troppo assurde per essere vere. A risentirne maggiormente sono le citazioni al mondo nerd e al mondo della scienza, che vengono messe in secondo piano per lasciare spazio alla relazione tra Sheldon e Amy, che sfocerà alla fine di questa stagione in un matrimonio celebrato da Mark Hamill in persona. La sensazione su quest'ultima stagione poi è sempre la solita, provata nelle ultime quattro o cinque: pochi episodi veramente divertenti, altri in cui si tenta di prendersi un po' sul serio senza che però la cosa funzioni particolarmente e solo gli ultimi episodi, che si collegano bene con la ben più carina "Young Sheldon", sono davvero interessanti. Insomma, è da poco iniziata l'ultima stagione di "The Big Bang Theory": speriamo di ritornare a ridere, almeno in qualche episodio, come nelle prime!

Voto: 5,5

martedì 16 ottobre 2018

Halloween - The Beginning di Rob Zombie (2007)




USA 2007
Titolo Originale: Halloween
Regia: Rob Zombie
Sceneggiatura: Rob Zombie
Cast: Scout Taylor-Compton, Malcolm McDowell, Tyler Mane, Danielle Harris, Kristina Klebe, Brad Dourif, Sheri Moon, Dee Wallace-Stone, Pat Skipper, Daeg Faerch, Skyler Gisondo, Jenny Gregg Stewart, Max Van Ville, Nick Mennel, Hanna R. Hall, William Forsythe, Udo Kier, Danny Trejo, Ken Foree, Daryl Sabara
Durata: 105 minuti (121 minuti, Unrated Edition)
Genere: Horror


L'uscita del nuovo "Halloween" di David Gordon Green è letteralmente a un tiro di sputo, motivo per cui prosegue senza intoppi la rubrica dedicata alla saga di "Halloween", iniziata nel 1978 da John Carpenter e proseguita, andando sempre più in basso, nel corso degli ultimi quarant'anni. Ci eravamo dunque lasciati con "Halloween - La resurrezione", senza ombra di dubbio il peggior film dell'intera saga, che sarebbe dovuto finire dopo soli venti minuti e per il quale invece gli sceneggiatori e i produttori hanno deciso di legarci un'altra ora buona, totalmente slegata sia da quei primi venti minuti, sia dalla trama dell'intera saga. Cinque anni dopo il disastro viene ingaggiato Rob Zombie, regista che pur non avendomi mai impressionato, apprezzo abbastanza, che all'epoca, oltre a una carriera musicale ben avviata nel mondo dell'heavy metal - che altro potevate aspettarvi da uno che si chiama Rob Zombie? -, aveva già diretto due film come "La casa dei 1000 corpi" e "La casa del Diavolo", che sono tuttora per me le sue due migliori pellicole. Quello che inizialmente sarebbe dovuto essere l'ennesimo sequel - e molto probabilmente anche l'ennesimo disastro - si trasforma in un remake vero e proprio in cui Rob Zombie avrebbe voluto inserire anche qualche elemento sulle origini del personaggio di Michael Myers, qualcosa relativo alla sua infanzia. La leggenda e Wikipedia narrano di una telefonata tra Rob Zombie e John Carpenter in cui il secondo avrebbe dato la sua benedizione al progetto con un eloquente e quasi paterno "Vai, Rob, fai il tuo film!". Ecco che bisogna però pensare al cast: nel ruolo piuttosto pesante di Laurie Strode viene chiamata la guardabilissima Scout Taylor-Compton, mentre per interpretare lo scomodissimo ruolo di Sam Loomis appartenuto a Donald Pleasence viene chiamata la versione vecchia di Malcolm McDowell - non so perchè, ma io di questo attore ho l'immagine di Alex De Large in "Arancia Meccanica" da giovane e poi ho visto solo film in cui ha i capelli bianchi ed è vecchio, non me lo ricordo minimamente come un uomo tra i trentacinque e i cinquanta, forse quell'età l'ha saltata proprio. Rob Zombie però non vuole scontentare nessuno così decide di trovare un posticino in quella che doveva essere la sua reinterpretazione anche per la guardabilissima moglie Sheri Moon, che interpreta la madre di Michael Myers. Per il ruolo dell'antagonista abbiamo una delle prime grosse differenze rispetto ai film originali: mentre Michael Myers è sempre stato un uomo dalla stazza non particolarmente imponente, dato che erano i suoi movimenti lenti e inesorabili a dare solennità al personaggio, qui viene chiamato un cristone di due metri e mezzo che risponde al nome di Tyler Mane, ex wrestler della WCW e poi della WWF.
Il film inizia con quella che sarebbe stata la grossa novità rispetto al lavoro di John Carpenter: la narrazione degli eventi che hanno portato alla nascita del personaggio di Michael Myers come spietato assassino senza sentimenti. Michael Myers è un bambino biondo e cicciotto che vive insieme ad una famiglia totalmente disfunzionale: la madre Deborah guadagna soldi come sexy ballerina di lap dance nei night club di Haddonfield, il fidanzato della madre è un ubriacone che lo maltratta senza troppi complimenti, mentre la sorella Judith in realtà non sembra avergli mai fatto nulla di male, solo non dimostra un grande quoziente intellettivo, ma mostra più che bene il suo corpo, che sarebbe quello di Hannah R. Hall che in questi undici anni si è piuttosto imbruttita ad essere sinceri. Ad ampliare questo senso di disfunzionalità vi è il fatto che la madre ritenga normale glissare sul ritrovamento di un gatto morto nello zaino del bambino, rispedendo al mittente gli avvertimenti di Sam Loomis, psicologo infantile con dei capelli inguardabili, soprattutto per come noi spettatori conosciamo la versione vecchia di Malcolm McDowell. Risultato della sottovalutazione di questo segnale di allarme è che la sera di Halloween, mentre Deborah fa le sue bellissime acrobazie sul palo, Michael decida di uccidere tutti, partendo dal fidanzato di sua madre, lasciando per secondo il fidanzato di Judith e poi uccidendo brutalmente anche la sorella. Rimarrà viva soltanto la neonata Laurie. Dopo questa introduzione vi è tutta una fase in cui il bambino viene psicanalizzato da Sam Loomis e la madre ogni tanto va a fargli visita, dapprima accorgendosi di non aver coscienza degli omicidi commessi, in seguito rendendosi conto, dopo un omicidio ai danni di un altro paziente - che poi che io sappia non è normale dare forchette di metallo ai pazienti di un ospedale psichiatrico -, del fatto che probabilmente suo figlio è irrecuperabile. Viene anche indagata la sua passione per le maschere che spesso indossa, per paura di fare troppo schifo a chi lo guarda e per nascondere il suo volto, poi dopo l'omicidio anche lo stesso Loomis si arrenderà al silenzio del paziente, che nel giro di quindici anni, che per noi sono pochi minuti filmici, diventerà dal bambino biondo e pacioccone, un cristone di due metri e mezzo castano che porta i suoi capelli lunghi da metallaro - si vede che a Rob Zombie piace l'heavy metal, è innegabile - in modo da nascondere il volto. Riuscirà ad uscire dall'ospedale psichiatrico e al termine di questa prima parte inizierà, pressapoco, l'"Halloween" che già conosciamo, che non si discosta poi molto da quello di Carpenter.
Ho sempre avuto, sin dalla prima visione di questo film, sentimenti piuttosto contrastanti riguardo l'operazione legata a questo remake: da una parte lo trovo registicamente interessante, sicuramente non ai livelli di quello di Carpenter, ma comunque ci avevo ritrovato quasi tutto quello che mi piaceva di Rob Zombie. Dico quasi perchè, seppur rispetto all'originale ci sia più sangue - quasi non era presente nel primo film - qui la quantità è comunque piuttosto limitata e viene meno una delle caratteristiche fondamentali del modo di fare cinema del regista e anche in quelle scene un po' più sanguinolente si vede che il suo stile viene un po' edulcorato, rispetto ai due film che aveva diretto in precedenza, che sono stilisticamente sporchi ma pieni di fascino. D'altro canto pure la trama della prima parte, pur con tutte le banalità del caso e pur avendo tolto in qualche modo, fascino alla storia - a volte, mi ripeto, certe cose è meglio non mostrarle e lasciarle all'immaginazione dello spettatore - mi è parsa abbastanza interessante, al netto del fatto che vengono commessi degli errori a livello di sceneggiatura per giustificare e far quadrare il resto della narrazione - mi ripeto, una forchetta di metallo in un ospedale psichiatrico non si è mai vista, ma qualcuno a questo piccolo pacioccone biondo che è Michael Myers lo dovevi far uccidere per far aprire gli occhi alla madre.
Sulla seconda parte del film quasi faccio fatica ad esprimermi: anche qui la regia non mi dispiace affatto, ma dal punto di vista narrativo nulla di nuovo viene aggiunto rispetto a quanto già sapevamo dal primo film. Sì, alcune scene sono state modificate, ma alla fin fine la solfa è praticamente la stessa con il solo restyling del personaggio - nemmeno troppo marcato per fortuna - a diventare argomento di interesse. Nulla da dire in realtà sulle interpretazioni da parte dei protagonisti: non particolarmente eccelse, ma nemmeno da buttare e Malcolm McDowell mi è parso un buon modo per ridare vita al Sam Loomis che era stato, per quasi vent'anni, di Donald Pleasence.
In giro per il mondo "Halloween - The Beginning" ha raccolto principalmente critiche negative, io invece non riesco proprio a volergli male: sono però dell'opinione che se invece di chiamarlo "Halloween" lo avessero chiamato in qualsiasi altro modo, forse, sarebbe piaciuto a tutti.

Voto: 6+

Non perdetevi anche gli speciali organizzati da La Bara Volante e da Il Zinefilo in onore della saga di "Halloween". Li trovate ai link qui sotto!

La Bara Volante - I Remember Halloween
Il Zinefilo - Halloween - La notte delle saghe