venerdì 30 novembre 2018

GLI ALTRI FILM DI OTTOBRE E NOVEMBRE - Quick Reviews

Il mese scorso l'appuntamento con gli altri film che avevo visto, ma che non meritavano una recensione completa, è saltato, perchè ne avevo visti solamente due e aveva poco senso dedicargli un post riassuntivo. In compenso nel corso di Novembre, oltre a quelli recensiti completamente e oltre alla settimana di mezza latitanza che ho vissuto, ne ho visti ben sei, tra i pomeriggi domenicali passati a casa e le serate al Cineforum di Vimodrone, che contribuisco ad organizzare. Ecco dunque la carrellata, con un breve giudizio, di tutti gli altri otto film che ho visto nel corso di Ottobre e di Novembre!


Il caso Jeffrey McDonald

Negli anni '70, un dottore dei berretti verdi, Jeffrey McDonald, interpretato da Scott Foley, viene accusato di aver brutalmente ucciso la moglie e le due figlie. Ritenuto innocente, decide di convocare un giornalista, Joe McGinnis interpretato da Dave Annable per scrivere la sua biografia e la sua versione sul caso, per il quale non fu mai formalmente condannato. Il film ripercorre tutti i retroscena riguardanti la scrittura del best-seller "Fatal Vision", scritto dallo stesso giornalista ed ispirato proprio alla vicenda di Jeffrey McDonald. Siamo davanti al tipico film di stampo televisivo, un B-movie senza arte nè parte, che si prende eccessivamente sul serio proprio perchè serio è l'argomento che tratta, ma non riesce ad essere mai coinvolgente, nè per quel che riguarda il lato drammatico della vicenda, nè per quel che riguarda quello più rivolto alla misteriosa vicenda. Insomma, il tipico film da Mercoledì pomeriggio, di quell'orario in cui la maggior parte delle persone sta lavorando e mandano film di questo tipo proprio perchè nessuno li guarda.

Voto: 4


Air Bud 2 - Eroe a quattro zampe

Ho avuto modo di scrivere su questi schermi, più e più volte, di quanto faccia fatica a sopportare i film sui cani. Ecco, quando però i film da vedere su NowTV li sceglie mia madre, è meglio sperare che nella locandina non veda un cane, altrimenti è certo al mille per cento che mia madre scelga quel film. A me i cani piacciono eh, semplicemente non sento il bisogno di vederli anche nei film. Ecco che con questo secondo capitolo della saga di "Air Bud" - di solito sono pignolo e non recensisco un secondo capitolo senza aver parlato del primo, ma in questo caso si può chiudere un occhio - il cane sportivo, dopo aver sfondato nel mondo del basket, si trova alle prese con il football americano. Poi nel terzo film mi pare giochi a calcio... fino a qui tre sport che sforzandosi con l'immaginazione un cane potrebbe praticare. Poi però mi ricordo dell'esistenza di un capitolo in cui gioca a baseball e lì mi è salito il crimine. Insomma, questo "Air Bud 2 - Eroe a quattro zampe" è anche divertente e passa via in maniera abbastanza leggera, ma non è che sentissi proprio il bisogno di guardarlo un'altra volta.

Voto: 5,5


A un miglio da te

Dopo aver perso tutti i suoi compagni di classe in un incidente stradale subito dall'autobus della scuola, sul quale lui non era riuscito a salire perchè malvisto dall'autista e allenatore della squadra di atletica e padre della sua fidanzata - interpretato da un Tim Roth che serve giusto ad entrare in scena per morire subito -, Kevin, interpretato da Graham Rogers, si trasferisce in una nuova scuola, dove sotto la guida del Coach K, interpretato da Billy Crudup, inizierà ad allenarsi per la corsa e per sconfiggere, grazie ad essa, quei demoni che lo perseguitano dal giorno della tragedia. I film sullo sport mi hanno sempre fatto un certo effetto e questo, anche se dalla qualità non di certo eccelsa, non è stato da meno. Per quanto le scene sportive non siano le più coinvolgenti della storia del cinema, viene in qualche modo evidenziato il potere salvifico dello sport, come cura per l'animo, cosa di cui sono comunque sostenitore. Ora, forse con le scene oniriche il film esagera un pochino, però alla fine non mi è parso malaccio nonostante non sia proprio una botta di felicità.

Voto: 6+


Torneranno i prati

In occasione del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, con il Cineforum di Vimodrone abbiamo proposto al pubblico la visione di "Torneranno i prati", ultimo film di Ermanno Olmi che si svolge nel corso di una sola notte nelle trincee degli Altipiani innevati. Lì i soldati sono chiamati ad una specie di missione suicida, assediati dal nemico e costretti ad eseguire gli ordini di un maggiore, interpretato da Claudio Santamaria, che come spesso capita in guerra non si mette mai in prima persona. Film sicuramente significativo e ultima regia per Ermanno Olmi quattro anni prima della sua morte. Un film in cui si evidenzia la totale assenza di colonna sonora, sostituita unicamente dagli spari, e nel quale vengono ben evidenziate le atrocità della guerra, con immagini e inquadrature cariche di significato e di simbolismi, vedi ad esempio il primo soldato che esegue gli ordini del maggiore che, dopo essere stato colpito, striscia sulla neve come uno scarafaggio, tentando disperatamente di salvarsi. Un film che pur nella sua brevità apre a numerose riflessioni e sicuramente non lascia indifferenti.

Voto: 7


Il Diavolo e Max

Dopo essere morto schiacciato da un autobus, Max, interpretato da Elliott Gould, si ritrova all'Inferno, dove il Diavolo e il suo assistente, interpretato da Bill Cosby, gli offrono una scappatoia: tornare in vita per corrompere tre anime pure, in modo che, a loro tempo, possano finire all'Inferno. Farà dunque la conoscenza con una giovane col sogno di diventare cantante, con un ragazzo appassionato di motocross e con un bambino, che desidera che sua mamma sposi nuovamente un uomo dopo la morte del padre. Appena ho cominciato a vedere questo film, mi sono ricordato di averlo già visto, principalmente per un motivo: ricordavo abbastanza indistintamente l'odiosissima canzone che canta la ragazza ad ogni suo concerto, canzone che mi è sempre stata abbastanza sull'anima. Anche qui siamo davanti alla tipica commedia, comunque a suo modo apprezzata nel periodo in cui uscì, che la guardi chiedendoti quanto sia stupida ma chiedendoti anche il perchè non riesca a staccartene. La visione passa via liscia senza infamia e senza lode e, anche se la morale è un po' spicciola e scontata, riesce a non lasciare indifferenti.

Voto: 6-


Quanto basta



Sempre al Cineforum di Vimodrone in collaborazione con l'associazione Pizzaut, che si occupa di ragazzi autistici, mi sono imbattuto nella visione di "Quanto basta", film uscito pochi mesi fa in Italia con protagonista Vinicio Marchioni, il Freddo della serie di "Romanzo criminale", che interpreta un cuoco di successo caduto in disgrazia a causa del suo carattere, che diventa mentore di un ragazzo con sindrome di Asperger, grandissimo appassionato di cucina e in grado di riconoscere qualsiasi ingrediente grazie al suo gusto e al suo olfatto assoluti. "Quanto basta" non è sicuramente un film eccezionale, ma è uno di quei film ad avere un grande potere, che non è proprio roba da tutti: quello di farti sentire meglio. Molti sono i momenti divertenti, molti sono quelli in cui si riflette, così come genuina è l'amicizia tra Arturo e Guido, interpretato dal bravissimo Luigi Fedele. Per passare una bella ora e mezza, guardatelo e non ve ne pentirete di certo.

Voto: 7+


In fondo al bosco

Altro film italiano in questo post riassuntivo degli scorsi due mesi, questa volta con una pellicola uscita nei cinema nel 2015. Nel 2010 il piccolo Tommaso, interpretato da Teo Achille Caprio, scompare durante la notte dei Krampus, festa in cui tutti gli abitanti del paese sono mascherati. Dopo cinque anni, durante i quali numerose sono state le accuse verso il padre, interpretato da Filippo Nigro il bambino ricompare misteriosamente, senza alcun ricordo della sua vita passata. Purtroppo nonostante le premesse non originalissime, ma comunque decenti, "In fondo al bosco" si rivela essere un thriller misto al dramma piuttosto convenzionale, senza particolari guizzi e senza nemmeno grosse lacune. Va tutto liscio come l'olio ed è proprio questa sensazione, mista a qualche flashback che non contribuisce ad una narrazione fluida, che non mi ha fatto apprezzare del tutto un film dal quale forse mi sarei aspettato qualcosina di più.

Voto: 5,5

Pistaaa... Arriva il gatto delle nevi

Siamo sotto Natale, se non ve ne foste accorti, ed ecco che anche su Now TV arrivano le pellicole tipiche del periodo. Tra le proposte della piattaforma ecco che compare anche questa pellicola che, tra i tantissimi, forse troppi, film di Natale che ho visto, non mi era mai capitato di affrontare. Ecco, ho fatto una fatica enorme a portarla a termine - a mia discolpa lo hanno scelto i miei genitori che, a metà visione hanno capito di averlo già visto - perchè mi viene sempre molto difficile sopportare il tipo di comicità che contraddistingue la pellicola: una comicità fatta principalmente di gag già viste e riviste e dalla trama che passa inevitabilmente in secondo piano. Non che mi aspetti molto, ma per Natale spero di riuscire a vedere qualcosa di meglio.

Voto: 5

giovedì 29 novembre 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Ancora un weekend di cinema, con il periodo natalizio che sta per arrivare e qualche uscita che asseconda il periodo. Io nel frattempo penso mi dedicherò ai recuperi, visto che ad andare bene di film interessanti ne uscirà uno a settimana da qui alla fine dell'anno. Questa settimana infatti, attenzioni concentrati solo su una pellicola, il resto invece vedremo. O forse no.


Bohemian Rhapsody di Dexter Fletcher, Bryan Singer


Finalmente il film su Freddie Mercury interpretato da Rami Malek arriva nelle sale italiane. Le recensioni non sono confortantissime, o meglio sembrano parlare di un film normalissimo, sul mediocre andante, salvato dal fatto che tutti amano Freddie Mercury, i Queen e le loro canzoni. E siccome io li adoro abbastanza, pur non conoscendoli a menadito come altri gruppi che ascolto, andrò abbastanza in fretta a vedere questa pellicola!

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Il Grinch: Continua il mio litigio con il cinema di animazione e siccome da qualche anno a questa parte il Grinch sono un po' io, mi sa che questa pellicola io cui alla fine il Grinch diventerà buono me la evito.
Isabelle: Drammone impegnato all'italiana per cui penso che passerò oltre.
Ovunque proteggimi: Non che non abbia voglia di scrivere un commento per questo film, ma penso un po' come sopra.
Ride: Curioso solo per vedere Valerio Mastandrea alla regia, per il resto mica troppo.
Se son rose: Ritorna Leonardo Pieraccioni al cinema con una commedia delle sue. A me non sta nemmeno antipatico, ma negli ultimi anni - e con ultimi anni intendo da "Il paradiso all'improvviso" in poi, quindi almeno quindici - è un continuo calando!
Tre volti: Film impegnato dall'Iran, noto per la leggerezza delle sue pellicole. Mi sa che lo salto.
Un giorno all'improvviso: Non ricordo Anna Foglietta in ruoli drammatici, potrebbe essere per me una prima volta!

mercoledì 28 novembre 2018

Preacher - Stagione 3



Preacher
(serie TV, stagione 3)
Episodi: 10
Creatore: Seth Rogen, Evan Goldberg, Sam Catlin
Rete Americana: AMC
Rete Italiana: Amazon Prime Video
Cast: Dominic Cooper, Joe Gilgun, Ruth Negga, Ian Colletti, Graham McTavish, Pip Torrens, Noah Taylor, Julie Ann Emery, Malcolm Barrett, Colin Cunningham, Betty BuckleyGenere: Commedia, Horror


Dopo ben tre anni che seguo la serie TV "Preacher", ancora non mi sono deciso a comprarmi gli albi a fumetti e a leggermeli tutti, possibilmente il più in fretta possibile. Ho però avuto modo di regalare i primi due albi - il terzo se lo comprerà lui quando li avrà finiti e avrà tempo - ad un mio amico per il suo compleanno, rosicando come non mai perchè la voglia di comprarmeli anche per me era decisamente troppa, ma ho resistito, forse sbagliando. Prima o poi però farò in modo di ottenerli anche io, mentre nel frattempo continuo a gustarmi, anche se lentamente rispetto alla programmazione originale, la serie televisiva, che mi aveva conquistato con la sua prima stagione e si era piacevolmente confermata - e forse anche superata salvo qualche storyline poco interessante - nella seconda. Dopo l'ultimo episodio del secondo ciclo, l'attesa per questa terza stagione era quasi spasmodica: volevo vedere come proseguivano da una parte le vicende legate a Jesse Custer e a Cassidy, mentre dall'altra volevo vedere come si sarebbe evoluta la storyline di Eugene e di Adolf Hitler dopo la loro fuga dall'Inferno.
Tre sono in questa stagione le storyline su cui ci concentriamo maggiormente: la prima riguarda Jesse Custer, sempre interpretato da Dominic Cooper, affrontare i fantasmi del suo passato. Per buona parte della stagione lo vediamo alle prese con il suo difficile rapporto con la nonna e della sua vita passata ad Angelville. Interessante è poi il suo rapporto con Herr Starr, interpretato da Pip Torrens, che qui però purtroppo diventa per lungo tempo il comic relief della serie , venendo a mio modo di vedere un po' sprecato rispetto al suo ottimo esordio nella seconda stagione. Trash allo stato puro poi le scene in cui sono presenti Allfather - su cui riponevo grandi speranze, ma il suo personaggio è molto marginale - e Humperdoo, che rimane idolo involontario di queste due stagioni. Bello il modo in cui viene riportato alla ribalta Genesis, con il personaggio di Jesse che fortunatamente non ha sofferto in maniera eccessiva la sua rimozione ad inizio stagione e il riappropriarsi del suo potere poco prima della fine.
Abbiamo poi lo scontro tra Tulip, interpretata da Ruth Negga, e Dio, interpretato da Mark Harelik. Da una parte ancora sto ridendo per il fatto che Dio indossi un costume da dalmata, è praticamente da un anno che rido come uno scemo per questa trovata, mentre dall'altra ho apprezzato, rispetto alla stagione precedente, le parti dedicate a Tulip, che oltre ad aver avuto un interessante upgrade rispetto al precedente ciclo di episodi, ha anche incastrato la sua storyline con il rientro in scena - forse tardivo, ma sarebbero state tante le cose di cui parlare - di Eugene e Hitler, accompagnati dal Santo degli Assassini, mio prossimo cosplay. Per quanto riguarda loro, con Hitler nuovo re degli inferi e la nuova strana coppia formata da Eugene e il Santo, sarà interessante capire quali saranno i progetti per le prossime stagioni: sembra quasi ci sia in serbo una vendetta verso Jesse, spero in un maggiore utilizzo, sicuramente.
Ancora una volta invece Cassidy, interpretato da Joe Gilgun, deve fare i conti con la pesantezza della sua esistenza: se nella seconda stagione aveva dovuto fare i conti con l'amore per Tulip e il rapporto con il figlio, ora deve fare i conti con Eccarius. Quello che inizia come un rapporto di sincera amicizia si rivelerà essere, per l'ennesima volta per Cassidy, una grande delusione, non appena lo stesso Eccarius deciderà di abbandonarlo. Ancora una volta "Preacher" si dimostra essere una serie televisiva interessantissima e di grande qualità, che sa sviluppare al meglio i suoi personaggi, chi più e chi meno ma mai sbagliando totalmente a livello di scrittura, e soprattutto sa far divertire con momenti di assurdità estrema che assicurano divertimento.

Voto: 7,5

martedì 27 novembre 2018

La ballata di Buster Scruggs di Joel Coen, Ethan Coen (2018)



USA 2018
Titolo Originale: The Ballad of Buster Scruggs
Regia: Joel Coen, Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen
Cast: Tim Blake Nelson, Willie Watson, David Krumholtz, James Franco, Stephen Root, Ralph Ineson, Liam Neeson, Harry Melling, Tom Waits, Zoe Kazan, Bill Heck, Grainger Hines, Tyne Daly, Brendan Gleeson, Jonjo O’Neill, Saul Rubinek, Chelcie Ross
Durata: 133 minuti
Genere: Western


Uscito poco più di una settimana fa su Netflix e presentato all'ultima Mostra Internazionale del cinema di Venezia, "La ballata di Buster Scruggs" è un film ad episodi diretto da Joel e Ethan Coen. Da qui in poi dovrò stare molto attento a non scrivere Cohen sennò i bravissimi gestori della pagina "Il cinefilo nell'era dell'internèt" mi fanno la pelle, sputtanandomi davanti a tutto il web. Quello che doveva nascere come una miniserie televisiva in sei episodi da distribuire su Netflix, è stato poi trasformato in u film unico, in modo da poter essere presentato in giro per i festival ed essere candidabile per qualche premio. La struttura però è quella tipica dei film ad episodi, con sei storie completamente slegate tra di loro, accomunate dal fatto di rappresentare il genere western visto con gli occhi dei fratelli Coen, registi che già nella loro carriera avevano esplorato il genere in modi diversi, vedi ad esempio "Il grinta" o persino il western moderno "Fratello dove sei?", liberamente ispirato all'"Odissea" di Omero. Le sei storie che vengono narrate in questo film sono western abbastanza classici, però mostrati con il piglio tipico dei due registi, che ci mettono sempre in mezzo elementi tipici sulla casualità della vita e della morte, senza disdegnare un bel po' di humour nero.


The Ballad of Buster Scruggs

Buster Scruggs, interpretato da Tim Blake Nelson, è un cowboy dall'aspetto molto curato, vestito di bianco e velocissimo con le pistole. Nel corso del suo peregrinare attraverso la Mountain Valley dovrà affrontare diverse sfide e diversi duelli, nei quali farà sempre sfoggio della sua velocità e della sua estrema sicurezza nel maneggiare le armi, talvolta deridendo l'avversario. Questo primo episodio, che porta anche il titolo dell'intero film, è stato senza ombra di dubbio quello dei sei che ho preferito: spigliato e divertente, con canzoni molto coinvolgenti cantate dagli stessi protagonisti della vicenda - che ho avuto nelle orecchie per tutto il giorno dopo la visione - e con un senso dello humour particolarmente pungente.

Voto: 8


Near Algodones

Un cowboy, interpretato da James Franco, tenta di rapinare una banca nel deserto, ma fallisce perchè il cassiere riesce a metterlo fuori combattimento. Verrà condannato all'impiccagione, ma riuscirà a salvarsi, per poi venire condannato di nuovo. Dopo il capitolo migliore dei sei, ecco quello che mi è piaciuto di meno. Un corto che non sono ben riuscito a capire quale messaggio volesse lanciare e che ha qualche momento e una scena interessante - e una anche abbastanza divertente a suo modo - ma per il resto non mi ha convinto del tutto.

Voto: 6-


Meal Ticket

Un impresario, interpretato da Liam Neeson, viaggia di città in città portando con sè un uomo senza braccia e senza gambe di nome Harrison, interpretato da Harry Melling, che tiene uno spettacolo in cui recita poesie e grandi pezzi letterari. Man mano l'interesse delle persone cala, così come il profitto dell'impresario, che inizia a pensare ad un modo per sostituirlo. Dopo un episodio divertente, un altro tragicomico, ecco quello invece più amaro del lotto. Bello il modo in cui viene ritratto il rapporto, totalmente vuoto di emozioni, dei due personaggi, che non si parlano mai e l'unico loro rapporto consiste nel fatto che l'impresario dà da mangiare ad Harrison per prendersi cura di lui. Si vede però come il loro rapporto sia incentrato prevalentemente sullo sfruttamento da parte dell'impresario sull'attore. Bravissimo Harry Melling nel dar vita al personaggio e nel recitare tutti i pezzi letterari del suo spettacolo, roba che quasi sarebbe piaciuto a me assistere ad uno spettacolino del genere. Finale triste ed amarissimo.

Voto: 8


All Gold Canyon

Un vecchio, interpretato da Tom Waits, arriva in un canyon attraversato da un fiume e circondato da montagne. Dimostra un grande amore per la natura e sembra essere alla ricerca di qualcosa, che fatica a trovare. Non amo particolarmente quei corti in cui ci sono pochi dialoghi, così come fatico sempre a digerire le interpretazioni in solitaria, per di più se il protagonista è costretto a non parlare per tutta la durata del film. Tant'è che questo quarto episodio dei sei mi ha abbastanza annoiato, fino al suo doppio finale, che mi ha ingannato e con il quale i registi stavano per fregarmi. Da lì in poi in realtà le cose cambiano e ho iniziato a provare molta più empatia per il vecchio e per la ricerca che stava compiendo.

Voto: 6,5


The Gal Who Got Rattled

Alice Longabaugh, interpretata da Zoe Kazan, viaggia attraverso l'Oregon con il fratello e il cane. Il fratello ha da poco assunto un accompagnatore, cui ha promesso un lauto compenso al termine della traversata. Presto però il fratello muore di colera e i soldi del compenso vengono, per errore, seppelliti insieme a lui. Alice, con l'aiuto di Billy Knapp, interpretato da Bill Heck, inizierà a cercare una soluzione per pagare il mandriano, affezionandosi anche molto all'uomo. Assieme al secondo episodio, questo è quello che si avvicina maggiormente a come io immagino il western, che tra l'altro, sottolineo, è un genere che faccio abbastanza fatica a sopportare. Nell'ottica di quanto poco sopporto il genere, questo, che è l'episodio più lungo del lotto, mi è piaciuto abbastanza, gioca molto bene con i clichè del genere e il finale, veramente amaro lascia molto lavorare l'immaginazione.

Voto: 7+


The Mortal Remains

Cinque uomini sono in viaggio verso Fort Morgan, a bordo di una carrozza il cui condottiero non ha la minima intenzione di fermarsi, per nessun motivo. I cinque tengono un lungo dialogo riguardo la natura umana, scambiandosi giudizi e opinioni. Un ultimo episodio potente a livello di tematiche, non altrettanto a livello di coinvolgimento personale, che risulta però ottimo per chiudere il cerchio su tutte le vicende narrate. I fratelli Coen in questi sei corti ci hanno parlato della vita, ma soprattutto della morte, e il finale di questo corto è altamente metaforico, così come lo sono il cocchiere, che non viene mai mostrato in volto, e la carrozza che non si ferma mai, se non quando giunta a destinazione.

Voto: 7

Voto al film: 7+

lunedì 26 novembre 2018

Predators di Nimròd Antal (2010)




USA 2010
Titolo Originale: Predators
Regia: Nimròd Antal
Sceneggiatura: Alex Litvak, Michael Finch
Cast: Adrien Brody, Alice Braga, Topher Grace, Walton Goggins, Oleg Taktarov, Louis Ozawa Changchien, Mahershala Ali, Danny Trejo, Laurence Fishburne, Brian Steele, Carey Jones, Derek Mears
Durata: 110 minuti
Genere: Azione, Fantascienza, Horror


Dopo una settimana di pseudo latitanza, dovuta al fatto che nel corso della settimana precedente ho avuto tutta una serie di contingenze che mi hanno impedito di guardare qualche film e anche di scriverne, si ritorna con la programmazione regolare di questo blog, dalla Domenica al Venerdì saltando ovviamente le feste. E si ritorna con una rubrica lasciata in sospeso per moltissimo tempo, perchè era finalmente giunta l'ora di parlare di un film che in realtà non esiste e non è mai esistito, ma è solo frutto della nostra immaginazione perversa. Dopo aver dunque commentato "Predator" e "Predator 2", entrambi piaciuti particolarmente, compreso l'ingiustamente sottovalutato secondo capitolo, ecco che arriva il turno del terzo episodio della saga di "Predator" - film che ricordo, in realtà non esiste - in attesa di poter finalmente commentare "The Predator" di Shane Black, che ho già visto un mese fa quando uscì al cinema ma, siccome sono ossessivo-compulsivo, non avrei mai potuto senza prima affrontare quel film che non esiste, ma che molti dicono essere il terzo capitolo della saga. Diciamo subito che dall'uscita di "Predator 2" molti furono i tentativi, rivelatisi poi fallimentari, di realizzare un terzo capitolo della saga. Tra gli altri fu chiamato addirittura Robert Rodriguez e per una cosa del genere io mi sarei leccato i baffi per ore dalla gioia ma purtroppo non se ne fece nulla. Nel frattempo uscirono anche i due crossover "Alien vs. Predator" e "Alien vs. Predator 2", che avrebbero potuto far parte di entrambi gli speciali che ho dedicato alle due saghe, ma, detto sinceramente, non ho la minima voglia di rivedere, e solo dopo di essi si cominciò a parlare di "Predators". Per la regia, dopo aver trattato con molti nomi noti e di buon livello come lo stesso Rodriguez oppure Neil Marshall, venne contattato il regista statunitense Nimròd Antal, di origini ungheresi. Su Antal non ho praticamente nulla da dire, dato che non ho visto nessuna sua pellicola, se non che dopo questo film diresse "Metallica 3D Through the Never", che non ho visto perchè a Maggio andrò a vedere quel documentario - insomma, qualcosa di simile - dal vivo, con James Heitfield e compagnia cantante in carne ed ossa. Nel cast abbiamo come protagonista Adrien Brody e poi altra gentaglia, ma spiccano in maniera particolare il mio idolo Danny Trejo e Mahershala Ali, che è uno di quegli attori che si sempre visto un po' dappertutto, ma ci si è accorti della sua esistenza solo dopo che ha vinto l'Oscar per "Moonlight".
Insomma, questo film inesistente, che per molti è ancora il terzo capitolo della saga di "Predator", si apre con il risveglio di Royce, mentre è in caduta libera dal cielo, e con l'apertura di un paracadute che gli salva la vita, facendolo atterrare in una giungla sconosciuta. Lì incontrerà diversi altri personaggi, quasi tutti criminali o militari addestrati di diverse nazionalità, tutti con una grande esperienza nell'uso delle armi. Nessuno di loro ha idea del perchè si siano ritrovati in quel luogo che non riescono nemmeno a riconoscere. Presto scopriranno di trovarsi su un pianeta artificiale fuori dal Sistema Solare abitato da diverse bestie aliene, appartenenti a diverse specie, tra cui ci sono anche i Predators, conosciuti dagli appartenenti del gruppo per i fatti avvenuti in Guatemala nel 1987. Partiamo dal presupposto, ormai consolidato, che questo film non esiste e ancora non mi capacito di come molte persone lo ritengano il terzo capitolo di una saga fino ad allora validissima. Mettiamo però il caso che questo film esista: ecco, è un film che esiste e fa abbastanza schifo per due semplici motivi. Il primo è il fatto di snaturare completamente la specie aliena dei Predator rendendoli dei semplici nemici da combattere che attaccano gli umani senza ritegno. Essendo il fascino dei primi due residente proprio nell'etica di questi esemplari alieni, che possedevano addestramento e tecniche militari rispettando il nemico e non attaccandolo se disarmato, qui il nemico è stato reso normalissimo e con il fatto che è sempre in agguato e pronto ad attaccare, perde tutto ciò che lo rendeva interessante. Il secondo motivo risiede invece nei personaggi presentati all'interno del film, tutti con un'intelligenza relativa - perchè non voglio essere molto cattivo - che ti portano, nonostante tutto, a fare il tifo per i Predator e per morti atroci e super dolorose.
Ho trovato dall'inizio alla fine questo per molti terzo capitolo della saga piuttosto debole e soprattutto poco poco interessante, perchè snatura completamente l'antagonista sulla quale si era creata una certa aura mitologica che funzionava alla grande, prima di questo film. In maniera per me inspiegabile, seppur in tono molto minore rispetto ai precedenti, pare che questo "Predators" sia pure stato mediamente apprezzato, mentre io davvero faccio abbastanza fatica a trovare dei punti veramente positivi. Non è un film disastroso, per quanto mi riguarda, ma è un film con un'anima sotto lo zero e con la voglia di fare da parte di attori e regista che forse è addirittura qualche tacca sotto. Dispiace infatti vedere Adrien Brody recitare con il pilota automatico - solamente un anno dopo il mezzo disastro dell'esperienza avuta con Dario Argento in "Giallo" - e Danny Trejo aspettare solo il momento giusto per morire e farsi da parte per sempre dalla pellicola. E sapete quanto io ci tenga, in qualsiasi film, a vedere Danny Trejo il più possibile in scena, vedi ad esempio quanto abbia adorato "Machete" e "Machete Kills". Rimarrò dunque con la convinzione insita nel mio cervello che questo film non esista, voi rimanete con la vostra, che sia il terzo capitolo della saga di "Predator", vedremo poi cosa succederà quando finalmente parlerò di "The Predator" e lì non ci saranno cazzi per nessuno!

domenica 25 novembre 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #45 - Glass

Nuova Domenica e nuovo trailer, per il quarantacinquesimo appuntamento con la relativa rubrica. Questa volta si parla del prossimo film di M. Night Shambalaya Shyamalan, per il quale ci potrebbe essere da tenersi forte proprio.



La mia opinione: La rivelazione che "Split" facesse parte dell'universo narrativo di "Unbreakable" - film che dovrò rivedere in occasione della visione di "Glass" - è uno dei colpi di scena meglio congegnati da parte di M. Night Shibbolett Shyamalan, che solitamente sono il suo marchio di fabbrica. Sappiamo bene tutti, anche grazie a Caparezza, come finisce "Il sesto senso", o anche solo il colpo di scena di "The Visit" che cambia letteralmente il film, persino in meglio, ma per "Split", alla fine del film ormai il colpo di scena non ce lo aspettavamo più. Quindi per "Glass" c'è un certo hype, un'attesa di vedere nello stesso film L'Uomo di vetro e L'orda alle prese con il David Dunn interpretato da Bruce Willis: il seguito di uno dei migliori film di Shallallero Shallallà Shyamalan assieme ad uno di quelli che segnano il suo ritorno in grande stile. Come non esserne eccitati?

giovedì 22 novembre 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Questa settimana faccio il latitante sul mio blog, non ci sono stati i consueti post del Martedì e del Mercoledì ed il motivo è semplicissimo: settimana scorsa non ho visto nemmeno un film. O meglio, ho tentato di vederne uno a casa mentre ero leggermente influenzato, ma mi sono addormentato tipo subito. Martedì sono stato al concerto di Immanuel Casto, mentre Mercoledì e Giovedì ero in trasferta a Verona per lavoro. L'unico film che ho visto è stato "Arrival", di cui ho dovuto tenere il dibattito al Cineforum. Non può però mancare il consueto post del Giovedì dedicato alle uscite della settimana e ai miei pregiudizi su di essi! Siamo però in una di quelle settimane in cui, dei nove film in uscita, non saprei nemmeno quali mettere in evidenza: mi sa che a sto giro al cinema non ci vado, e mi recupero il film dei Coen uscito su Netflix!!!


Robin Hodd di Otto Bathurst

Ennesima trasposizione della storia del ladro che rubava ai ricchi per dare ai poveri ed ennesima trasposizione di cui la popolazione universale non sentiva proprio il bisogno. Che poi, quello con Kevin Costner è una tamarrata, ma ha segnato in qualche modo la mia infanzia, "Robin Hood - Un uomo in calzamaglia" è un capolavoro, mentre quello di Ridley Scott manco l'ho visto. Questo mi sa che farà la stessa fine...

La mia aspettativa: 4/10


A Private War di Matthew Heineman

Biopic dedicato alla corrispondente di guerra Marie Colvin, con Rosamunde Pike nei panni della protagonista. Non penso che come film possa tanto discostarsi dalla convenzionalità del genere biografico, vedendo il trailer si spera comunque in un realismo un po' più crudo rispetto al solito. Non so bene cosa aspettarmi e non so nemmeno bene se andrò a vederlo questo film sinceramente.

La mia aspettativa: 5,5/10


Le altre uscite della settimana

Black Tide: Noir alla francese con Vincent Cassel che in questa settimana di carestia potrebbe piacevolmente sorprendermi.
Conta su di me: Dalla Germania arriva il film sentimentale impegnato che lascerò passare inosservato.
Il vizio della speranza: Anche dall'Italia arriva il film impegnato. Fortuna che lo proietteranno in tre sale in croce.
Morto tra una settimana (o ti ridiamo i soldi): Normalmente lo humour britannico mi piace anche. Ho visto il trailer e temo che questo film possa provocarmi l'orticaria, purtroppo.
Seguimi: Altro film italiano impegnato di cui farò tranquillamente a meno.
Troppa grazia: Si sta parlando molto in questo periodo di questa commedia come una delle più divertenti degli ultimi mesi. Un po' ci spero, sinceramente.
Upgrade: Non so bene cosa aspettarmi da questa pellicola multigenere diretta dallo sceneggiatore di "Saw - L'enigmista".

lunedì 19 novembre 2018

American Horror Story: Apocalypse - Stagione 8



American Horror Story: Apocalypse
(serie TV, stagione 8)
Episodi: 10
Creatore: Ryan Murphy, Brad Falchuck
Rete Americana: FX
Rete Italiana: FOX
Cast: Sarah Paulson, Evan Peters, Adina Porter, Billie Lourd, Leslie Grossman, Cody Fern, Emma Roberts, Cheyenne Jackson, Kathy Bates
Genere: Horror


Sono ormai otto anni che seguo assiduamente e rigorosamente di settimana in settimana "American Horror Story", serie antologica creata da Ryan Murphy che ogni anno racconta una diversa storia dell'orrore nel giro di una decina di episodi. Quello di "American Horror Story" è un format che mi piace particolarmente: ogni anno tutto viene resettato, anche se gli attori rimangono grosso modo gli stessi, e di conseguenza anche le diverse stagioni vivono di alti e bassi. La mia preferita rimane "Asylum", adoro particolarmente "Murder House" e "Coven" - che è forse quella che è rimasta maggiormente nell'immaginario comune - ho fatto un bel po' di fatica con "Freak Show" e "Hotel" per poi riprendermi, alla grandissima, con "Roanoke" - quella con il format più geniale - e ricadere in basso con "Cult", finora la stagione che mi è piaciuta di meno - e con "mi è piaciuta di meno" intendo che proprio non mi è piaciuta per nulla. Le stagioni, che non sono collegate tra loro se non attraverso qualche piccolo riferimento o qualche personaggio che ricompare tra una stagione e l'altra, vivono di ognuna di vita propria, ma ecco che arriva "Apocalypse", ottavo ciclo di episodi che altro non è che un grande cross-over tra "Murder House" e "Coven", tra l'altro due delle stagioni che preferisco e anche tra quelle preferite dal pubblico.
Siamo in un futuro piuttosto vicino: un missile nucleare distrugge la Terra e buona parte della vita come la conosciamo. Un'organizzazione nota come "La Cooperativa" seleziona giovani adulti in base a determinati parametri che possano sopravvivere all'apocalisse, venendo rinchiusi in un bunker. Tra questi c'è la miliardaria Coco St. Pierre Vanderbilt, interpretata da Leslie Grossman, che grazie al denaro che possiede riesce a far salvare se stessa, la propria assistente Mallory, interpretata da Billie Lourd, e il suo parrucchiere Mr. Galland, interpretato da Evan Peters. Si ritroveranno dunque in questo bunker, dove ad accoglierli trovano la signora Venable, interpretata da Sarah Paulson, e Miriam Mead, interpretata da Kathy Bates, che metteranno subito in chiaro le ferree regole per la vita nel bunker, non esitando a sottoporre gli ospiti anche a punizioni corporali. All'interno del bunker si presenta anche il misterioso Michael Langdon, interpretato da Cody Fern piacevolissima sorpresa di questa stagione, che sembra essere un po' il capo della Cooperativa e sembra avere poteri paranormali che gli permettono di governare anche sugli altri bunker sparsi per il pianeta.

Da qui in poi fate molta attenzione perchè ci saranno degli SPOILER.
Devo dire che i primi episodi, piuttosto introduttivi, pur non essendomi dispiaciuti erano ben pronti a deludermi abbastanza: penso che avrei fatto estremamente fatica a reggere tutti i dieci episodi con il ritmo narrativo dei primi tre e soprattutto a reggere il seppur inquietante ambiente ristretto in cui sembrava sarebbe stata ambientata l'intera stagione. Poi al termine del terzo episodio succede qualcosa all'apparenza estremamente drastico, ma comunque di coraggioso da parte degli sceneggiatori: un vero e proprio reset, i personaggi che avevamo conosciuto muoiono tutti, ad esclusione di solo quattro di essi, e si presentano in scena Madison Montgomery, interpretata da Emma Roberts, Cordelia, interpretata da Sarah Paulson, e Myrtle interpretata da Moira O'Hara, le tre streghe di "American Horror Story: Coven". Da qui parte un lungo flashback che ci porta a capire in primo luogo cosa c'entrano le streghe con questa storia, reintroducendo più o meno tutto il cast della terza stagione, in secondo luogo a capire chi sia Michael Langdon, che si rivelerà presto essere il bambino nato dal rapporto tra Vivien e Tate - che era un fantasma - al termine della prima stagione "Murder House". Ci sarà anche un bellissimo episodio ambientato all'interno della casa della prima stagione, con tanto di ritorno del personaggio di Constance - che al termine della prima stagione aveva adottato Michael - interpretato da Jessica Lange.
FINE SPOILER

"American Horror Story: Apocalypse" ha dunque dalla sua alcuni dei difetti presenti nelle ultime stagioni, tra i quali questa spasmodica ricerca di scene cervellotiche che non facciano ben capire allo spettatore dove la storia stia andando a parare e alcuni passaggi a vuoto come i primi episodi che, seppur introducano bene la vicenda prima del grande flashback che verrà portato avanti fino all'ultimo episodio, mi sono risultati un po' troppo lenti e pesantucci e un difetto enorme come l'ottavo episodio, interamente dedicato a Michael Langdon e a Miriam Mead, uno degli episodi più brutti e stupidi di tutte le otto stagioni, persino peggiore di tutti gli episodi di "American Horror Story: Cult" per quanto mi riguarda. Ha però anche dalla sua un ritorno alle interessanti atmosfere viste in "American Horror Story: Coven" e alla presenza di quei personaggi presenti nella prima e nella terza stagione, che avevo tanto amato, con tanto di ritorno anche di Stevie Nicks, che canterà "Gipsy" al termine di un episodio davanti a Misty Day, interpretata da una Lily Rabe che non vedevamo da un paio di stagioni. Insomma, buona parte di questa ottava stagione è un lungo fan service che potrebbe aver riportato la serie e la produzione ai fasti di qualche anno fa, in cui sì, alcune cose non mi sono quadrate al cento per cento, ma ho provato gusto nel vederla dall'inizio alla fine, tranne nell'inutilissimo ottavo episodio. Ricordatevi dunque che questa ottava stagione non si può guardarla senza aver visto la prima e la terza e che, se avete apprezzato queste due stagioni, questa quasi sicuramente vi piacerà, è fatta apposta per accontentarvi e con me ci è riuscita alla grande.

Voto: 7,5

domenica 18 novembre 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #44 - Dumbo

Eccoci di nuovo qui per la rubrica sui trailer, giunta ormai al quarantaquattresimo capitolo - nella speranza di non essermene perso qualcuno nel conteggio, il mio disturbo ossessivo compulsivo potrebbe crearmi dei seri problemi se dovessi accorgermene - in cui si parlerà del trailer di "Dumbo", il nuovo film di Tim Burton in arrivo nel 2019, ennesima trasposizione in live action di un classico dell'animazione Disney.



La mia opinione: Pur senza risultati eccezionali, l'operazione di trasporre i classici dell'animazione in live action non mi sta dispiacendo del tutto. Chiaro che nessuno sentisse il bisogno di questo, tranne la Disney che in questo modo raccoglierà ancora più soldi al botteghino - anche se visto che hanno il trucco di GTA dei soldi infiniti non so che cosa se ne facciano. Dopo essere riusciti a convincere Kenneth Branagh a dirigere "Cenerentola", ecco un nuovo grande regista come Tim Burton alle prese con una di queste trasposizioni. Partendo dal presupposto che, non so nemmeno bene il perchè, "Dumbo" è uno di quei film d'animazione che ho sempre fatto abbastanza fatica a sopportare da piccolo e che Tim Burton negli ultimi anni è ben lontano dal pieno della forma, questo trailer sembra abbastanza efficace, soprattutto perchè le immagini fanno pensare al ritorno del regista in grande stile, con dei colori che mi hanno ricordato moltissimo quelli di "Big Fish", forse il suo film che preferisco. Forse non abbiamo per nulla il bisogno di vedere "Dumbo" in live action, forse farò fatica a sopportarlo proprio come il film d'animazione, forse però con questa pellicola torna Tim Burton a dirigere nella maniera che lo aveva fatto conoscere al mondo, quanto meno spero in questo.

giovedì 15 novembre 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Tra le tante certezze della vita, una di queste, finchè non lo sposteranno di nuovo, è il Giovedì delle uscite cinematografiche che vengono commentate, come al solito, in base ai miei pregiudizi! Dieci sono le uscite della settimana, un paio di queste interessanti, anche se per motivi diversi: una piacerà al grande pubblico, ma molto probabilmente potrebbe non piacere a me, la seconda invece il contrario! Per le altre non vi resta che leggermi!


Animali fantastici - I crimini di Grindelwald di David Yates

Con la saga di "Harry Potter" ho un rapporto per nulla conflittuale: non mi piace e basta, non è che ci sono dei capitoli che preferisco ad altri, li schifo abbastanza tutti quanti. Il primo film di "Animali fantastici" lo avevo trovato abbastanza scialbo e con poco senso e, proprio come la saga principale del maghetto occhialuto, non mi aveva impressionato. Detto che di un seguito non ne avevo certo bisogno, ecco come di questa uscita proprio non me ne frega nulla, neanche se mi ci impegnassi!

La mia aspettativa: 5/10


Chesil Beach di Dominic Cooke

Essendoci Saoirse Ronan il film mi interessa abbastanza. Essendoci Saoirse Ronan che interpreta una frigida asessuale in teoria il film dovrebbe interessarmi di meno. Invece l'idea mi incuriosisce abbastanza, tanto da spingermi a dargli un'opportunità, anche se le aspettative non è che siano proprio altissime

La mia aspettativa: 6,5/10


Le altre uscite della settimana

Cosa fai a Capodanno?: Pensavo di fare schifo, altri programmi non me ne vengono in mente. Schifo un po' come questo film insomma.
In guerra: È un bel po' di tempo che non mi guardo un bel film francese. Con questa uscita penso che aspetterò ancora un po' per riaffrontare il cinema d'oltralpe.
Non dimenticarmi - Don't Forget Me: Siamo alla nuova frontiera dei titoli idioti: dopo i titoli inglesi con sottotitolo che ne è la traduzione letterale in italiano, i titolisti nostri connazionali hanno ben pensato di fare la stessa cosa ma al contrario. Il film sembra anche un po' troppo impegnato, mi sa che me lo risparmio.
Red Land - Rosso Istria: Film italiano ambientato nel 1943. Non penso possa fare troppo al caso mio ad essere sincero..
Red Zone - 22 miglia di fuoco: Mi dà l'idea di essere il tipico sparatutto. Ergo, lo salterò senza nemmeno passare dal via.
Styx: Ancora grande impegno in questo weekend cinematografico: siccome però in questo periodo sto lavorando molto, almeno fuori dal lavoro vorrei staccare un pochino. Non dico proprio del tutto del tutto, ma affrontare film pesantissimi di certo non mi aiuterebbe.
Summer: Dalla Russia con furore arriva un film da sex & drugs & rock 'n roll che potrebbe fare al caso mio. Sarà forse questa la sorpresa sorpresissima della settimana?
Widows - Eredità criminale: Non so bene cosa aspettarmi da questo thriller. So però che vi prende parte una certa Elizabeth Debicki, donna alta poco meno dime che se non portasse i capelli corti rasenterebbe la perfezione. Allora lo guardiamo? Non ne sono ancora sicurissimo, le probabilità però sono maggiori rispetto ad altre pellicole uscite oggi!

mercoledì 14 novembre 2018

Apostolo di Gareth Evans (2018)



USA, Regno Unito 2018
Titolo Originale: Apostle
Regia: Gareth Evans
Sceneggiatura: Gareth Evans
Cast: Dan Stevens, Lucy Boynton, Michael Sheen, Bill Milner, Kristine Froseth, Mark Lewis Jones, Elen Rhys, Sharon Morgan
Durata: 130 minuti
Genere: Thriller, Horror


Quando su Netflix arrivano dei film nuovi, li accolgo da un po' di tempo con una certa diffidenza. Spesso è capitato, soprattutto nell'ultimo periodo, di trovarmi davanti a film che sembravano presi dal bidone dell'umido, scartati dalle grandi produzioni a cui la più nota rete di streaming al mondo ha voluto dare un'opportunità, talvolta solo distribuendoli, talaltra volta addirittura producendoli come in questo caso. Ammetto la mia ignoranza per quanto riguarda il cinema di Gareth Evans, regista gallese diventato noto al pubblico per il suo sbarco nel cinema thailandese con il film "The Raid" e per il suo seguito che non ho mai avuto voglia di vedere e persino un segmento in "V/H/S 2", film horror a episodi. Insomma mai grande cinema, se si parla a livello di soldi o di grandi produzioni, ma piccoli classici apprezzati dagli appassionati che io ancora non ho avuto modo nè voglia di vedere. Purtroppo con "Apostolo" Gareth Evans non è riuscito a sbarcare al cinema, ma solamente su Netflix dove il suo film è mediamente piaciuto al pubblico che comunque si è abbastanza diviso per quanto riguarda la sua valutazione. Attore protagonista della vicenda è Dan Stevens, uno che in questi piccoli film ci sguazza sempre parecchio - vedi ad esempio la sua partecipazione a "The Guest" -, mentre abbiamo anche interpreti del calibro di Michael Sheen e della bella Lucy Boynton.
Siamo nel 1905, Thomas Richardson viaggia in incognito su un'isola lontana in cui vive una setta che poco tempo prima ha rapito la sorella per riportarla a casa. La setta ha chiesto un riscatto per la sua liberazione ed è guidata dal profeta Malcolm che impone agli abitanti dell'isola regole ferree e soprattutto di adorare una misteriosa dea, che viene chiamata "Lei", unica entità in grado di rendere fertile il terreno arido dell'isola, nutrendosi di sangue umano. Meglio essere il più brevi possibile sulla trama per evitare inutili spoiler, fatto sta che, come prima esperienza con il cinema di Gareth Evans, a detta di tutti con un film molto molto diverso da quelli con cui aveva abituato i suoi fan, mi sono trovato davvero benissimo. Ho apprezzato sin dall'inizio un'ambientazione piena di fascino in grado di mettere una certa inquietudine dall'inizio alla fine, così come ho apprezzato parecchio il ritmo non particolarmente sostenuto, ma comunque scorrevole, con il quale è stata narrata la vicenda.
Quella narrata in "Apostolo" non è per nulla una storia nuova e mai vista, ma Gareth Evans è stato in grado, per tutta la durata della pellicola, di darle il giusto fascino, ponendo l'accento su tutti quegli aspetti che rendono inquietante l'ambientazione e l'adorazione per la misteriosa dea di cui Malcolm parla spesso. Interessante è poi il modo in cui, durante le scene un po' più horror - siamo davanti ad un thriller dai tratti soprannaturali, non ad un vero e proprio horror, se non per via di alcune scene - viene costruita una tensione crescente attraverso dei buoni giochi in cui il regista alterna una colonna sonora incalzante e delle immagini che poi finiscono per non mostrare mai tutto fino in fondo. A dare ancora più fascino alla vicenda poi sono tutte quelle lunghe sequenze non dialogate, quelle che si svolgono di notte e in cui Thomas conduce buona parte delle sue ricerche.
Buonissime le interpretazioni da parte degli attori: ho particolarmente apprezzato tutti e tre i protagonisti della vicenda, con Dan Stevens che continuo a pensare che sia tagliato dal sarto per un certo tipo di cinema e un certo tipo di interpretazioni, dove non deve strafare e giocare sulla sua espressività, lui riesce a dare il meglio di sè. Benissimo anche Michael Sheen, che è una vera e propria garanzia a livello recitativo, in grado di dare al personaggio del reverendo Malcolm molte sfaccettature in grado di renderlo il più inquietante e tirannico possibile. Bene anche Lucy Boynton nei panni di Andrea, figlia del reverendo con dubbi sull'operato del padre, che risulta essere molto di più della tipica damsel in distress. Va da sè dunque il fatto che sono riuscito ad apprezzare pienamente questa pellicola pur non avendo mai visto nessun lavoro precedente del regista, men che meno quel "The Raid" che gli ha dato la notorietà: eppure questo, che è proprio un bel thriller, avrei preferito quasi quasi vedermelo al cinema piuttosto che in televisione.

Voto: 7,5

martedì 13 novembre 2018

BlacKkKlansman di Spike Lee (2018)



USA 2018
Titolo Originale: BlacKkKlansman
Regia: Spike Lee
Sceneggiatura: Spike Lee, David Rabinowitz, Charlie Wachtel, Kevin Willmott
Cast: John David Washington, Adam Driver, Laura Harrier, Topher Grace, Jasper Pääkkönen, Ryan Eggold, Paul Walter Hauser, Ashlie Atkinson, Corey Hawkins, Ken Garito, Robert John Burke, Harry Belafonte, Nicholas Turturro, Alec Baldwin, Isiah Whitlock Jr., muMs da Schemer
Durata: 135 minuti
Genere: Drammatico


Con la visione di "BlacKkKlansman" ho dovuto fare i conti con qualche mio demone: il regista Spike Lee è uno di questi. Un grande regista, osannato un po' da tutti, con grandi film all'attivo che io purtroppo non sono mai riuscito ad amare in maniera viscerale come molti altri appassionati di cinema. Pur non conoscendo nel dettaglio tutta la sua filmografia, quello che mi è parso, soprattutto negli ultimi anni, è il fatto che il regista abbia saputo alternare grande cinema con grandi bestialate, eclissandosi cinematograficamente da almeno cinque anni a questa parte. Tanto per dare delle coordinate sul mio rapporto con il regista: adoro "He Got Game" e "Inside Man", non sono mai riuscito ad amare - come molti altri - "La 25a ora" e detesto con tutto me stesso film come "Miracolo a Sant'Anna" e "Oldboy". Ora, io non vorrei farmi portatore di verità assolute, ma chi non detesta l'"Oldboy" diretto da Spike Lee con me potrebbe avere dei problemi seri: prende un capolavoro del cinema orientale e lo americanizza facendogli perdere tutti quegli elementi della cultura a cui appartiene l'originale, rendendolo un film normalissimo e senza il minimo significato. Dopo cinque anni in cui anche i fan più estremisti hanno riconosciuto il fatto che il regista si stesse un po' spegnendo, ecco il ritorno, con un "BlacKkKlansman" presentato in concorso al Festival di Cannes e vincitore del Gran Premio della giuria. Per prendere parte al suo nuovo film, basato sulla storia vera dell'uomo di colore che riesce a diventare un membro del Ku Klux Klan per sventare un grande piano criminale, Spike Lee sceglie due attori piuttosto in voga in questo momento: Adam Driver interpreta il detective Flip Zimmerman, mentre John David Washington, figlio di Denzel Washington, veste i panni del detective di colore Ron Stallworth.
Come già detto il film si basa su una storia realmente accaduta: siamo all'inizio degli anni settanta e Ron Stallworth è il primo uomo afroamericano a diventare agente di polizia nel distretto di Colorado Springs. Costretto inizialmente ad occuparsi dell'archivio e a subire i commenti poco felici di alcuni colleghi razzisti, viene presto mandato come agente sotto copertura per infiltrarsi ad un comizio tenuto da Kwame Ture, durante il quale conosce anche Patrice Dumas, interpretata da Laura Harrier, presidentessa dell'unione studentesca nera del Colorado College. Dopo il comizio, in seguito al quale Patrice e Kwame subiranno un'aggressione da parte di un collega razzista di Stallworth, il detective verrà assegnato all'Intelligence: leggendo un giornale scoprirà che il Ku Klux Klan sta reclutando nuovi adepti e deciderà di chiamare il numero di telefono indicato. Da quel momento in poi Stallworth intratterrà, con i membri del clan, solo i rapporti telefonici, mentre per gli incontri di persona verrà inviato il detective Zimmerman, caucasico ed ebreo che dovrà interpretare la parte del razzista incallito. Farà presto conoscenza con tre membri del clan, tra i quali uno, Ivanhoe, interpretato da Fabrizio Dolce, rivelerà intenzioni riguardo un attacco imminente.
Spike Lee è tornato. O meglio, è tornato ad essere quel regista che non amo visceralmente, ma che è in grado di regalare agli spettatori ottimi film. "BlacKkKlansman" è senza ombra di dubbio quel tipo di film con il quale il regista poteva tornare ai suoi fasti, a trattare uno di quegli argomenti che gli è sempre stato caro come il razzismo, magari senza rompere troppo i coglioni con critiche fuori luogo ed assolutamente out of scope ad altri registi - vi ricordate quando accusava Tarantino di razzismo e lo ammoniva del fatto che un bianco non potrebbe utilizzare la parola "negro"? Ecco, magari, messe da parte ste polemiche inutili, Spike Lee è potuto tornare ad essere un grande regista. Interessante in questa sua ultima pellicola è stato il ritorno ad una cattiveria tale da mettere a disagio lo spettatore, con dialoghi estremamente pungenti e in alcuni casi a livelli estremamente disgustosi, in grado di smuovere sicuramente le coscienze del pubblico - anche se già immagino i commenti di qualche sedicenne ignorantello in sala durante la visione. Non sono solo i dialoghi pungenti ed estremamente cattivi a convincere, ma anche una trama che evolve in maniera coinvolgente e dei personaggi scritti in maniera certosina: dove i membri del Ku Klux Klan sono quasi solamente abbozzati e non particolarmente approfonditi, lo sono al contrario i due protagonisti, sfaccettati e pieni di dubbi ed entrambi vittime, appartenendo a due cosiddette minoranze, di forme di razzismo, essendo Zimmerman un ebreo caucasico.
Pensavo da questa pellicola di trovare l'ennesima performance di altissimo livello di Adam Driver, che negli ultimi anni sta venendo pushato moltissimo da parte dei grandi del cinema hollywoodiano. Chiaro che la performance di alto livello da parte dell'attore l'ho trovata, ma ho anche trovato con grandissima sorpresa il fatto che John David Washington sia stato in grado di mangiarsi letteralmente lo schermo con un'interpretazione estremamente sentita e di altissimo livello."BlacKkKlansman" è dunque un film necessario che nel finale, dopo aver narrato la sua storia in maniera cruda ed estremamente realistica, mette alla berlina la dura verità: la storia è ambientata sì negli anni settanta, ma spostiamoci un attimo ai giorni nostri e assistiamo alle varie proteste avvenute nel 2017 a causa dell'eccessiva violenza usata dalla polizia contro la popolazione di colore e capiamo quanto sì, la storia che abbiamo appena visto è ambientata più di quarant'anni fa, quando essere un esponente del Ku Klux Klan ancora non era ufficialmente illegale, ma potremmo tranquillamente spostarla ai giorni nostri e saremmo qui a parlare delle stesse identiche cose.

Voto: 8

lunedì 12 novembre 2018

Hell Fest di Gregory Plotkin (2018)



USA 2018
Titolo Originale: Hell Fest
Regia: Gregory Plotkin
Sceneggiatura: Seth M. Sherwood, Blair Butler, Akela Cooper
Cast: Amy Forsyth, Reign Edwards, Bex Taylor-Klaus, Christian James, Matt Mercurio, Roby Attal, Tony Todd, Michael Tourek, Courtney Dietz, Stephen Conroy, Elle Graham
Durata: 89 minuti
Genere: Horror


Lasciataci ormai alle spalle la settimana di Halloween, in cui ho parlato di tre film horror da consigliare per la ricorrenza, anche se due di questi erano più che altro dei consigli su cosa evitare, nulla ci impedisce di continuare a parlare di cinema horror - e ci mancherebbe altro - anche se di pessima qualità. Uscito nei cinema proprio la sera di Halloween, avevo avuto modo di vederne il trailer qualche tempo prima, durante le mie sortite al cinema per vedere film di diverso tipo e diverso tenore: il trailer ad essere sincero non mi sembrava malaccio, anche se ormai, essendo il cinema slasher vicino alle esequie, più che altro per la più totale assenza di volontà di creare qualcosa di nuovo riguardo questo genere di film con il solo "Halloween" a salvarsi proprio perchè riprende lo stile dell'originale di John Carpenter senza inventare nulla di nuovo, non è che mi aspettavo moltissimo dalla pellicola. Siamo di fronte al solito illustre sconosciuto alla regia, lo stesso Gregory Plotkin che nella sua carriera ha avuto l'onore di dirigere "Paranormal Activity 5" - che immagino sia ancora più schifosamente orrendo del film horror più sopravvalutato di sempre "Paranormal Activity" - e di partecipare come attore in "Warlord", pellicola del 1989 che purtroppo o per fortuna non ho mai avuto modo di vedere. Si va al risparmio anche per quel che riguarda il cast: sconosciuti ai più la maggior parte degli attori, tra i quali si fanno notare Amy Forsyth che ha partecipato alla seconda stagione di "Channel Zero: No End House" e Bex Taylor-Klaus, conosciuta più che altro a chi ha seguito la serie "Scream", dove in realtà è la bellissima Carlson Young a farsi notare maggiormente, per lo meno da me.
Sin dall'inizio della pellicola ci viene presentato Hell Fest, un parco divertimenti a tema horror che gira attraverso il paese durante il periodo di Halloween. All'interno di questo parco a tema vi è un famoso labirinto, conosciuto per essere una delle case dell'orrore più spaventose degli Stati Uniti, in cui tutto sembra essere estremamente realistico e la paura, da parte dei visitatori, è sempre altissima. Protagonista della vicenda è Natalie, interpretata da Amy Forsyth, che assieme ad un gruppo di amici si reca proprio ad Hell Fest, grazie a dei pass VIP ottenuti da uno degli amici. All'interno del famoso labirinto inizieranno ad essere perseguitati da un misterioso personaggio mascherato, conosciuto come "L'Altro", che gira per il parco armato di coltello e uccide le persone, facendo pensare a chi assiste agli omicidi che il tutto faccia parte dell'esperienza offerta dal parco, interpretata da bravi attori che rendono il tutto più realistico. Partiamo dal presupposto che, personalmente, non mi sovviene alla memoria alcun film horror ambientato all'interno di un parco divertimenti a tema horror: un'idea che potenzialmente potrebbe anche essere buona, se non fosse per il fatto che, avendo frequentato delle case degli orrori anche ben fatte, so bene che l'esperienza, per quanto possa incutere timore, è tutta finta e gli attori non possono, per dire, nemmeno toccarti. Ora pensate ad un film interamente ambientato all'interno di un parco divertimenti di questo tipo: se personalmente nel parco la paura è affievolita dalla consapevolezza che nessuno può farti nulla, pensate ad avere, oltre al filtro del parco divertimenti, anche quello del film: paura ai minimi termini.
I trucchi che vengono utilizzati in questa pellicola sono fondamentalmente i soliti: jumpscare a tutta birra, personaggi che quando hanno almeno due opzioni tra cui scegliere scelgono sempre quella più stupida e più sbagliata, un po' di sangue che non guasta mai, ma nemmeno tanto. "L'Altro", che dovrebbe essere l'antagonista principale della vicenda, è effettivamente un cattivo piuttosto ridicolo, come dice bene il personaggio di Natalie nelle prime battute della pellicola, non è per nulla inquietante e non basta una maschera secondo me carinissima per un personaggio horror a renderlo davvero interessante. Il fatto che non venga mai mostrato il suo volto e che non parli praticamente mai per tutta la breve durata della pellicola non lo rendono di certo il nuovo Michael Myers e l'ispirazione non pare nemmeno essere quella. Insomma, durante la visione di questo ennesimo film horror dal budget bassissimo - che è stato in grado di quasi triplicare al botteghino - non sono riuscito a trovare praticamente nulla di positivo, a parte il fatto che se fosse durato anche solo una decina di minuti in più, mi sarei sentito costretto a strapparmi gli occhi per l'obbrobrio a cui ho assistito.

Voto: 4

domenica 11 novembre 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #43 - Aquaman

Eccoci ad un nuovo appuntamento domenicale con la rubrica sui trailer, rubrica in cui non si parla soltanto di film di qualità, ma anche di film parecchio inflazionati sui quali probabilmente non spenderei una lira, tipo quello che proporrò oggi.



La mia opinione: L'unico film non disastroso prodotto dal "DC Extended Universe" è stato "Wonder Woman", in cui la brillantezza di luce propria di cui dispone Gal Gadot ha giocato un ruolo sicuramente fondamentale nel farmi piacere la pellicola. Dopo aver accontentato i maschietti, ecco anche il materiale per femminucce, soprattutto quelle che guardando "Game of Thrones" erano rimaste affascinate, soprattutto intellettualmente, da Khal Drogo - sia chiaro, anche a me Gal Gadot provoca un enorme fascino intellettuale. Per "Aquaman" abbiamo nell'ordine: una locandina in cui i pesci sono incollati sullo sfondo con un Photoshop per poveri, azzarderei dire addirittura un Paint utilizzato male, una CGI che sin dal trailer sembra aver fatto grossi disastri e, cosa non meno importante, un personaggio che, come buona parte dei personaggi DC che conosco - preciso che non sono un lettore di fumetti, nè DC nè Marvel -, mi interessa meno di zero. Potrà dunque questo film farmi ricredere sulle impressioni che ho avuto dalla locandina e dal trailer? Sinceramente non penso, ma mai dire mai!

venerdì 9 novembre 2018

MINISERIE - Maniac



Maniac
(miniserie)
Episodi: 10
Creatore: Cary Fukunaga, Patrick Somerville
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Emma Stone, Jonah Hill, Justin Theroux, Sally Field, Sonoya Mizuno, Gabriel Byrne
Genere: Drammatico, Fantascienza


È già un bel po' di tempo che faccio notare quanto con le serie televisive io sia sempre più indietro. Improponibile ormai per me seguire le serie di settimana in settimana come facevo agli albori di questo blog, meglio aspettare che la stagione di turno finisca e recuperarla quando trovo del tempo: ciò mi porta dunque ad iniziare le serie interessanti anche moltissimo tempo dopo gli altri, con gente che mi circonda che tenta di parlarmene e di propormi serie nuove ogni giorno, che io nemmeno mi chiedo dove lo trovino il tempo, basta usare quello che uso io per guardare un film ogni sera per guardare due o tre episodi di serie TV e il gioco è fatto. Peccato che se io facessi questo da un lato mi stuferei abbastanza in fretta di fare sempre e solo maratone di serie televisive, mentre dall'altra il blog non andrebbe avanti manco per sbaglio. Per questo motivo sono riuscito solo poco tempo fa a portare a termine "Maniac", il cui annuncio mi aveva decisamente incuriosito, soprattutto per la presenza nel cast di due buoni attori hollywoodiani come Jonah Hill e Emma Stone. Ora mettiamo in chiaro due cose: a me Jonah Hill sta abbastanza simpatico, in quasi tutti i ruoli in cui l'ho visto mi è piaciuto, mentre per quanto riguarda Emma Stone se qualcuno decidesse di fare una serie TV in cui ogni episodio è un fermo immagine di quaranta minuti su una sua foto - anche la stessa nel corso degli episodi - probabilmente la guarderei lo stesso e anche con un certo interesse.
Siamo in un tempo indefinito, che non si capisce bene se sia nel futuro o nel passato: Annie e Owen sono due sconosciuti, affetti da una grave depressione, che riescono ad accedere ad una misteriosa sperimentazione con la quale viene promesso loro di guarire da tutti i problemi, sia psicologici sia fisici, una volta per tutte. Ciò porterà loro a vivere diverse avventure in diversi mondi, tutti appartenenti ai meandri della loro mente, che faccia affrontare a ciascuno di loro i propri demoni per poter vivere, finalmente, una vita felice. Ovviamente non tutto andrà come previsto e non sarà certo tutto rose e fiori, altrimenti farne dieci episodi non sarebbe stato poi semplicissimo. Allora non stiamo qui a girarci troppo intorno: ultimamente io faccio una fatica terribile con tutte quelle serie cervellotiche in cui non si capisce moltissimo della trama e tutti gridano al capolavoro, salvo poi non saperti spiegare di cosa si sia parlato per tutta la durata della serie televisiva - sì, "Mr. Robot" e "Legion", sto parlando proprio di voi e del fatto che anche io, soprattutto con la prima, abbia gridato al capolavoro -, e con questa serie nei primi episodi ho avuto un po' la stessa sensazione, ovvero quella di non riuscire bene a capire dove si stesse andando a parare. Non che "Maniac" sia cervellotica come le altre serie che ho citato, ma ci sono diversi aspetti, soprattutto a livello narrativo, che richiedono di porre un'attenzione piuttosto elevata, che potrebbe andare anche ben oltre la visione dell'episodio stesso.
Nonostante la sensazione descritta però ho abbastanza adorato la visione di questa serie televisiva, magari non dall'inizio, ma quanto meno a partire dal terzo o dal quarto episodio ho cominciato ad essere totalmente catturato dalla narrazione, da questo mondo fuori dal tempo in cui sembra di essere nel futuro, ma i computer sono quelle grosse macchine che occupano un'intera stanza per solo 64 MB di memoria, ma anche dal mondo che si trova nella mente dei due protagonisti, interpretati ottimamente da Emma Stone e Jonah Hill, con alcuni episodi veramente geniali, pazzeschi per la mia opinione gli episodi di genere fantasy, ma anche quello in cui Owen è il biondo impiegato governativo che mi ha fatto ridere veramente di gusto. Ad alcuni episodi veramente divertenti se ne alternano altri che invece al contrario fanno molto riflettere sull'esistenza e su quanto questa possa essere faticosa. Insomma, da una serie di questo tipo non mi sarei aspettato nulla di più, nonostante le aspettative fossero altine: non è un capolavoro, ma mi è parsa una buonissima serie realizzata in maniera coinvolgente e in grado di far divertire e riflettere.

Voto: 8

giovedì 8 novembre 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Altro weekend di cinema all'orizzonte e altro appuntamento con la rubrica settimanale che parla proprio dei film che ci attendono nelle sale, come ogni Giovedì. Lo schema è sempre il solito, un paio di film da mettere in evidenza per i più disparati motivi e gli altri, comunque commentati. Denominatore comune: i miei pregiudizi e le mie aspettative, che come al solito saranno i padroni del post!

Notti magiche di Paolo Virzì


Nel 1990 io sono nato e l'Italia ospitava i mondiali di calcio, dove arrivò in semifinale sconfitta a Napoli dall'Argentina di Maradona. Proprio nella notte in cui l'Italia viene eliminata Paolo Virzì fa partire il suo giallo, incentrato sull'omicidio di un uomo ritrovato nel Tevere. Regista che mi piace sempre abbastanza, sarà in grado anche con questo film di convincermi come spesso negli ultimi anni?

La mia aspettativa: 7/10


Overlord di Julius Avery

Film che metto in evidenza non tanto perchè se ne stia parlando e nemmeno perchè penso possa essere una delle visioni più interessanti dell'anno, quanto più che altro perchè, moderatamente, mi interessa vederlo più che altro nella speranza che si riveli la tamarrata cui il trailer fa pensare. Insomma, voglio uno di quei film in cui l'utilizzo del cervello sia nemmeno a zero, ma in negativo.

La mia aspettativa: 5,5/10


Le altre uscite della settimana

Zombie contro zombie: Commedia horror giapponese di cui si fa un gran parlare sin dal Torino Horror Film Festival. Peccato che la pellicola rimanga in sala solamente in questi tre giorni, a partire da ieri, e io non farò in tempo ad andarla a vedere. Spero di poterla recuperare per vie traverse o in home video prima o poi.
Hunter Killer: Ormai con Gerard Butler faccio sempre una gran fatica a livello di sopportazione. Questo sembra essere uno di quei film su livelli bassi bassi, girati senza voglia da parte di nessuno.
Il ragazzo più felice del mondo: Commedia italiana per la quale mi chiedo: ma chi è questo Gipi, che dicono sia il regista del film?
La scuola serale: Altra commedia, stavolta dagli Stati Uniti, che sembra talmente dozzinale ed inutile che quasi quasi potrei guardarla con il cervello settato in negativo.
Malerba: Noir all'italiana che purtroppo non verrà proiettato in troppe sale, men che meno in quelle vicino a dove abito.
Menocchio: Altro film italiano, ambientato nel 1500, che mi dà un'idea di pesantezza enorme. Se solo venisse proiettato nelle sale vicino a me... me lo risparmierei comunque.
Otzi e il mistero del tempo: Film d'avventura per ragazzi, ancora una volta prodotto in Italia. Penso che anche di questo film ne farò tranquillamente a meno.
Senza lasciare traccia: Thriller statunitense che potrebbe rivelarsi più interessante rispetto a come si potrebbe pensare.
Tutti lo sanno: Nuova regia per Farhadi con tanto di Penelope Cruz e di Javier Bardem. Insomma, le premesse ci sono tutte, sarà bello anche il film?
Zen sul ghiaccio sottile: Dramma all'italiana che posso tranquillamente fare a meno di vedere.

mercoledì 7 novembre 2018

Vita da vampiro - What we do in the Shadows di Taika Waititi, Jemaine Clement (2014)



Nuova Zelanda 2014
Titolo Originale: What we do in the Shadows
Regia: Taika Waititi, Jemaine Clement
Sceneggiatura: Taika Waititi, Jemaine Clement
Cast: Taika Waititi, Jemaine Clement, Jonathan Brugh, Ben Fransham, Cori Gonzalez-Macuer, Stuart Rutherford, Jackie van Beek, Rhys Darby
Durata: 86 minuti
Genere: Commedia, Horror


Scoperto non poco tempo fa grazie allo Youtuber Federico Frusciante in uno dei suoi video mensili - che non mi perdo per niente al mondo anche se molti dei suoi consigli cinematografici non li ho ancora seguiti - ho deciso solamente pochi giorni fa di vedere "Vita da vampiro - What we do in the Shadows" propostomi da Now TV tra le tante visioni per Halloween. Anche se la rubrica sui consigli per Halloween è finita una settimana fa, nulla mi impedisce di continuare a guardare film horror o in qualche modo appartenenti a questo genere per vie traverse, visto che comunque si sta parlando del genere che seguo sempre con maggiore attenzione. Aggiungiamo a ciò il fatto che con me, quando si parla di vampiri, è proprio vietato scherzare e sono, di gran lunga, la leggenda o i personaggi horror che mi hanno sempre affascinato più di tutti. Alla regia abbiamo l'accoppiata formata da Taika Waititi, regista neozelandese che mi aveva deluso tantissimo in "Thor: Ragnarok", e da Jemaine Clement al suo primo e per ora unico film da regista, ma con varie esperienze come attore. Come spesso è accaduto negli ultimi anni, è proprio dal continente oceanico che arrivano delle gran belle sorprese a livello cinematografico e, non penso sia un caso, i migliori horror usciti negli ultimi anni arrivano proprio dall'Australia, alcuni di essi ponendosi anche come commedie horror, proprio come il film di cui vi andrò a parlare oggi.
Il pretesto utilizzato dai due registi è quello di una troupe televisiva che vuole realizzare un documentario su come sia essere un vampiro ai giorni nostri. I cameraman decidono dunque di vivere per un certo periodo a stretto contatto con un gruppo di vampiri piuttosto eterogeneo, anche a livello di età, tutti dall'aspetto ispirato ai vari modi di raffigurare i vampiri nel corso della storia: abbiamo infatti quello molto simile a Nosferatu, così come un vampiro che riprende le fattezze di Vlad Tepes e del Dracula interpretato nel 1992 da Gary Oldman e vivono tutti insieme, come un gruppo di coinquilini che cerca di vivere nel ventunesimo secolo dominato dai social network. Il gruppo farà presto la conoscenza di Nick, interpretato da Cory Gonzalez-Macuer, che dopo essere stato adescato e vampirizzato comincerà ad essere parte integrante del gruppo, con tutte le difficoltà che comporta la nuova vita da vampiro rispetto a quella vecchia da essere umano. Nelle uscite con gli altri vampiri spesso porterà dietro l'amico Stu, interpretato da Stuart Rutherford, sul quale vige il veto di nutrirsi da parte di tutti gli altri vampiri.
Subito leggendo la trama e guardando le prime battute del film mi sono trovato a dover fare i conti con un sottogenere cinematografico che mi è spessissimo indigesto, come quello del mockumentary: d'altronde prendere una telecamerina e dirigere un film con pochissima tecnica, spendendoci due soldi e guadagnandocenene duecento non è così difficile, basta solo avere un'idea decente in partenza. Questo "Vita da vampiro - What we do in the Shadows" non ha solamente un'idea decente, ma ha addirittura un'idea buona - che è roba grossissima di questi tempi - e sviluppata con tutti i crismi del caso. Miracolo dei miracoli da non sottovalutare poi è il fatto che questa commedia, che di horror ha comunque pochino, faccia abbastanza ridere, buttando qua e là dei temi interessanti come quello della diversità - emblematico il rapporto tra vampiri e licantropi e come poi si svilupperà nel finale - o quello dell'adattamento ad una nuova vita, senza ovviamente svilupparli in maniera approfondita. Siamo dunque davanti ad un film parecchio interessante che ci mostra come i suoi creatori si siano seriamente divertiti nel realizzarlo, una sorta di divertissement che non entrerà di certo nella storia del cinema ma che, per un'ora e mezza, risulta una visione più che soddisfacente.

Voto: 6,5