venerdì 29 novembre 2019

LE SERIE TV DI NOVEMBRE

Mese di crisi totale per quanto riguarda le mie visioni di serie televisive. A Novembre infatti, sono riuscito a portarne a termine solamente due, ma, a mia discolpa, devo dire che ne ho iniziate più del solito, guardando una puntata o due per ognuna di quelle che ho iniziato e forse, nei prossimi mesi, arriverà un commento anche su quelle. Oggi però si parla delle due serie TV che sono riuscito a completare a Novembre, entrambe mi sono piaciute decisamente e hanno fatto discutere, per diversi motivi.


Warrior - Stagione 1

Episodi: 10
Creatore: Jonathan Tropper, Justin Lin
Rete Americana: Cinemax
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Andrew Koji, Olivia Cheng, Jason Tobin, Dianne Doan, Kieran Bew, Dean Jagger, Joanna Vanderham, Tom Weston-Jones, Hoon Lee, Langley Kirkwood, Christian McKay, Perry Yung, Joe Taslim, Jenny Umbhau, Dustin Nguyen, Chen Tang, Céline Buckens, Miranda Raison
Genere: Azione


Prima di morire Bruce Lee aveva scritto una serie televisiva, lo sapevate? Ecco, io no, ma questa "Warrior" è tratta proprio dagli scritti lasciati dall'attore prima della sua morte, che prevedevano il progetto di una serie televisiva sulle arti marziali ambientata nella San Francisco di fine '800. Probabilmente la sua serie televisiva sarebbe stata molto diversa da quella che abbiamo visto, ma Cinemax, che aveva già avuto in palinsesto una serie come "Banshee", ha preso in mano quegli scritti e ci ha trovato al suo interno una buona idea per una serie TV in cui il protagonista Ah Sahm, immigrato negli Stati Uniti dalla Cina per trovare la sorella, viene notato dalla Hop Wei, una Tong - gang criminale - di Chinatown. Tra sortite nei bordelli, grandi bevute e combattimenti coreografati in maniera meravigliosa, "Warrior" è riuscita dove praticamente nessun film e nessuna serie TV nella storia, tranne "Karate Kid" e i suoi luoghi comuni, erano riusciti: farmi appassionare a una storia che ruota intorno alle arti marziali. I personaggi principali, c'è da dirlo, mi sono sembrati piuttosto stereotipati e la serie, pur basandosi su una trama prevalentemente orizzontale, non manca di episodi filler - come quello ambientato nel saloon che fa tanto "The Hateful Eight" ma che non porta avanti la trama praticamente di nulla - nè di tematiche che vengono affrontate per un episodio e poi lasciate un po' in disparte, come forse lo stesso Bruce Lee si era immaginato di strutturare la serie ormai una quarantina di anni fa. C'è però da dire che questa "Warrior" risulta essere una serie piuttosto interessante, senza strafare e non creando una trama troppo elaborata, ho come la sensazione che quando riprenderò la visione con la seconda stagione il prossimo anno non avrò bisogno di un ripassone o di andarmi a leggere le trame degli episodi precedenti, dato che la struttura narrativa è abbastanza semplice da seguire e si lascia guardare senza particolari problemi.

Voto: 7


Euphoria - Stagione 1

Episodi: 8
Creatore: Sam Levinson
Rete Americana: HBO
Rete Italiana: Sky Atlantic
Cast: Zendaya, Maude Apatow, Angus Cloud, Eric Dane, Alexa Demie, Jacob Elordi, Barbie Ferreira, Nika King, Storm Reid, Hunter Schafer, Algee Smith, Sydney Sweeney
Genere: Drammatico


Dite quel che volete ma personalmente, quando vedo Zendaya o Victoria Justice io mi illumino, letteralmente. Non solo per la presenza di Zendaya ho però deciso di guardare "Euphoria", ma anche per i vari consigli letti sul web che definivano, a ragione, questa serie come una delle più belle viste in questa annata. Si parla di droghe in un ambiente adolescenziale, ma quello che all'apparenza potrebbe sembrare un semplice teen drama, solo indirizzato ad un pubblico forse più adulto rispetto all'età dei protagonisti, è in realtà una serie molto più profonda, parlando di problemi tipici di quell'età in una maniera che non avevo mai visto in precedenza e in cui la protagonista Rue Bennett fa un po' da narratore ed introduce, in ogni episodio, quello che sarà il personaggio che si vuole approfondire maggiormente in quell'episodio, senza però dimenticarci degli altri, che continuano ad avere pari importanza in ogni puntata. Parlando di droghe e di problemi giovanili, la serie è a volte psichedelica, a volte tematicamente profondissima, ma la costante è una regia curata in ogni minimo dettaglio, che per quanto riguarda il mio gusto e la mia opinione culmina nello splendido quarto episodio, che mi ha letteralmente stregato. L'interpretazione di Zendaya è pazzesca, la speranza è di vederla agli Emmy con una bella statuetta l'anno prossimo e direi che di possibilità ne ha, sempre che nel corso di quest'anno non ci sia qualcuno che possa attirare maggiormente l'attenzione. Insomma, fate che la finisco di elogiare questa serie e che iniziate il prima possibile a guardarla, che forse è meglio.

Voto: 9

giovedì 28 novembre 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Settimana strana quella cinematografica che ci aspetta: manca poco a Dicembre e tra poco le sale saranno monopolizzate dalle immancabili uscite natalizie e sarà difficile, in quei Venerdì o in quei Sabati in cui sarò solo come un cane trovare un film che mi possa interessare e che possa andare a vedere anche da solo. Peccato però che questa settimana non è che ci siano uscite particolarmente interessanti, anzi. Considerando poi che quella più interessante è di un regista con cui ho un rapporto abbastanza conflittuale potrete capire quale potrebbero essere i miei sentimenti. Vediamo però quali sono le uscite di questa settimana, commentate come di consueto in base ai miei pregiudizi!


Un giorno di pioggia a New York di Woody Allen


Mi mangio seriamente le mani. Il film più interessante di questa settimana è di un regista che non mi ha mai detto particolarmente bene: ho amato qualche suo film recente, mentre per quanto riguarda molti altri, anche i più acclamati, non mi fanno nè caldo nè freddo. A dirla tutta dai trailer che ho visto in queste settimane potrebbe trattarsi di una pellicola piuttosto interessante con cui spero di trovarmici bene, però come al solito, per quanto riguarda Woody Allen, qualche dubbio, conoscendomi, mi viene.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

I racconti di Parvana - The Breadwinner: Film d'animazione decisamente più adulto di quelli che sono usciti in questo ultimo periodo e che potrebbe anche interessarmi. Un pensierino ce lo potrei fare per concedergli una visione.
Frozen 2 - Il segreto di Arendelle: "Frozen" qualche anno fa mi era piaciuto. Del seguito però non è che ne sentissi particolarmente il bisogno e considerando il fatto che ho litigato con i film d'animazione penso che non lo vedrei nemmeno sotto tortura.
Midway: Un film di guerra con la regia di Roland Emmerich penso che non potrei reggerlo. Non tanto per la storia, quanto più che altro per la nausea che potrebbero farmi venire le sue inquadrature.
A Tor Bella Monaca non piove mai: Già a me Marco Bocci non piace per nulla come attore. Se mo si mette pure a fare il regista la situazione diventa critica.
Il peccato - Il furore di Michelangelo: Film su Michelangelo che potrebbe essere interessante per gli appassionati di storia dell'arte, io penso che invece potrei annoiarmi a morte.
Nati 2 volte: Commedia italiana del 2018 che viene distribuita solamente ora. Non penso che mi possa interessare minimamente ad essere sincero.

mercoledì 27 novembre 2019

Zombieland - Doppio colpo di Ruben Fleischer (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Zombieland: Double Tap
Sceneggiatura: Rhett Reese, Paul Wernick, David Callaham
Durata: 94 minuti
Genere: Commedia


Avevo già detto un paio di settimane fa, all'uscita di "Zombieland - Doppio colpo" nei cinema, che lo attendevo con una certa curiosità, anche memore del fatto che "Benvenuti a Zombieland", uscito dieci anni fa se non ricordo male persino direttamente in home video, fosse diventato con il passare del tempo un vero e proprio cult, ma non mi aspettavo grandi cose, anche perchè il fatto che fossero passati ben dieci anni e il tentativo di portare su Amazon Prime Video una serie TV tratta dal film tra un episodio e l'altro non giocava di certo a suo favore. Eppure era tra le uscite che volevo assolutamente andare a vedere al cinema e sono riuscito a farlo Domenica sera, con risultati che di certo non mi sarei aspettato. Innanzitutto alla regia abbiamo lo stesso Rubem Fleischer che aveva diretto il primo capitolo, mentre in questi dieci anni si era dedicato a film come "Venom" e "Gangster Squad", purtroppo. Il cast invece è praticamente sempre lo stesso, solo con qualche nomination agli Oscar in più e anche qualche statuetta vinta se sommiamo i quattro attori principali: ritornano infatti Woody Harrelson, Jesse Eisenberg, Emma Stone e Abigail Breslin, mentre abbiamo le new entry Rosario Dawson e Zoey Deutch e il ritorno di Bill Murray in un esilarante cameo dopo i titoli di coda, motivo per cui dovete fare come con i film del Marvel Cinematic Universe e non andarvene subito dopo la fine del film.
Sono passati dieci anni dagli eventi narrati nel precedente film, gli zombie si sono evoluti e sono stati ulteriormente categorizzati dai nostri protagonisti, si sono così create, fondamentalmente, tre categorie: gli Homer, gli Hawking e i Ninja in base alle loro principali caratteristiche. Tallahassee, Columbus, Wichita e Little Rock sono finalmente riusciti a trovare una dimora fissa alla Casa Bianca, dove i nostri protagonisti riescono, oltre alla ritrovata tranquillità, anche a rivivere un po' la storia americana. Davanti ad una proposta di matrimonio da parte di Columbus, Wichita decide però di scappare con l'automobile di Tallahassee assieme alla sorella, incontrando così un hippie liberale di cui Little Rock si innamorerà. I due uomini, lasciati soli, incontreranno invece Madison, inspiegabilmente sopravvissuta per dieci anni nonostante la sua stupidità, che passerà una notte di passione con Columbus prima del ritorno di Wichita, per recuperare delle armi e per chiedere aiuto agli altri data la fuga di Little Rock assieme a Berkeley, così viene chiamato dagli altri l'uomo che ha incontrato e di cui si è innamorata. I quattro personaggi decideranno così di partire per ritrovare Little Rock e riportarla con loro.
Contro ogni aspettativa sono entrato nella sala cinematografica a vedere questo film e subito "Zombieland - Doppio colpo" decide di ottenere la mia attenzione mettendo "Master of Puppets" nei titoli di testa. Dopo questa lotta umani contro zombie al rallenty durante i titoli ricordo di aver iniziato a ridere e di non avere praticamente mai smesso per tutta la durata della pellicola, cosa che non ricordo mi capitasse da un bel po' di commedie a questa parte. Gioca sicuramente a favore del film la componente che mi lasciava più dubbi, ovvero il fatto che siano passati dieci anni dal primo capitolo, ma abbiamo comunque davanti gli stessi attori, cresciuti, diventati più maturi o addirittura anche un po' invecchiati come Woody Harrelson. Questi dieci anni in più si riflettono però in maniera più che positiva sui personaggi da loro interpretati, perchè anche loro risultano più maturi e sono caratterizzati, con non particolari differenze rispetto al film precedente, in maniera certosina. Columbus continua infatti ad enunciare le sue regole per sopravvivere a Zombieland, Tallahassee continua a essere un cazzone con uno stile di vita esilarante, mentre Wichita una vera e propria badass e Little Rock sta vivendo in pieno la propria adolescenza. A loro si aggiunge Madison che è un personaggio stupido dalla testa ai piedi, ma le cui battute sono sempre lanciate al momento giusto, tanto che un personaggio che avrei detestato in qualsiasi film, qui risulta essere un'aggiunta interessantissima ad un gruppo già consolidato che forse non aveva bisogno di aggiunte. Non dimentichiamo poi una scena in cui Columbus e Tallahassee incontrano dei personaggi del tutto simili a loro caratterialmente che però questo film decide di giocarseli nella maniera migliore possibile, non tenendoli troppo in scena ed eliminandoli prima che il giochino dei doppi ruoli potesse stancare lo spettatore.
"Zombieland - Doppio colpo" non è un film cinematograficamente perfetto, ma non mi ricordo in tempi recenti di aver mai visto un film di zombie in cui dall'inizio alla fine succedano cose che non mi hanno mai fatto stancare nel guardarlo. Non mi sarei mai aspettato di ridere così tanto dall'inizio alla fine e in cui ci sono tutta una serie di scene altamente geniali in cui lo spettatore deve sospendere l'incredulità, soprattutto alla luce del fatto che Columbus, per il suo "concorso" dell'uccisione dell'anno e proprio in una scena di questo tipo c'è un'esilarante uccisione ambientata a Pisa, che mi ha letteralmente soffocato dal ridere. Insomma, via ogni pregiudizio riguardo questo seguito per molti fuori tempo massimo e state pronti a divertirvi dall'inizio alla fine, con una commedia dal ritmo forsennato e con dei personaggi da ricordare!

Voto: 7,5

martedì 26 novembre 2019

Zombie contro zombie di Shin'ichirō Ueda (2017)



Giappone 2017
Titolo Originale: カメラを止めるな! (Kamera o tomeru na!)
Sceneggiatura: Shin'ichirō Ueda
Durata: 96 minuti
Genere: Horror, Commedia


Mi piace ogni tanto guardare su Youtube videorecensioni di film o consigli cinematografici e uno di quelli che seguo con più attenzione, sia per quanto riguarda i consigli cinematografici sulle nuove uscite - che per lo più vengono annunciate nei suoi video quando arrivano in home video - sia per quanto riguarda i suoi commenti sui classici che hanno fatto la storia del cinema è Federico Frusciante, uno che di cinema ne sa e che, anche se a volte non mi trovo d'accordo con il suo punto di vista - soprattutto per quanto riguarda i cinecomic -, mi piace molto soprattutto nel modo di esporre il suo pensiero, a volte in maniera un po' rude ma comunque mantenendo sempre la sua linea. Tra i suoi consigli mensili ero incappato in questo "Zombie contro zombie", che dopo aver visto la sua videorecensione ho deciso di recuperare perchè mi ispirava parecchio, sia per il modo in cui era stato elogiato, sia per i suoi commenti sulla tecnica utilizzata per lo svolgimento del film. In arrivo direttamente dal Giappone e dopo aver avuto un certo successo in patria nonostante sia stato realizzato con una manciata di Yen, il film è diretto da Shin'ichirō Ueda, che dopo aver realizzato questo film nel 2017 ne ha diretti altri due nel corso di questa annata.
Ci troviamo in Giappone, in un magazzino abbandonato, dove una donna sta per essere aggredita da uno zombie. Proprio mentre sta per morire viene richiamata da un uomo, che si rivela essere il regista di un film, perchè secondo lui avrebbe recitato male la scena. Dopo aver insultato i due ragazzi e averli lasciati soli, si scopre che all'esterno del magazzino sta avvenendo una vera invasione di zombie e il regista decide dunque di girare il suo film sfruttando la cosa, in modo che i sentimenti dei due attori risultino i più realistici possibili.
Purtroppo è difficilissimo parlare di questo film senza fare spoiler riguardo alla sua struttura narrativa. Prima di parlarne in maniera più approfondita penso di poter dire, nella maniera più sincera possibile, di aver trovato una delle pellicole di zombie più geniali che abbia mai visto. Il film è una commedia esilarante, realizzato con due lire in cui la prima mezz'ora di film è un unico piano sequenza spettacolare che mai mi sarei aspettato di vedere in un film di zombie. É anche un film che sa come cambiare le carte in tavola in corso d'opera, sapendo sorprendere lo spettatore con trovate sempre nuove e che sa anche ben gestire i tempi narrativi e la sua durata abbastanza limitata, ma giusta - sembra che vada di moda ormai aggiungere mezz'ora buona alla durata di un film per allungare il brodo, cosa che qui non viene assolutamente fatta -, contribuisce a dare una sensazione di compiutezza alla pellicola, che non è certo un capolavoro, ma che, con i pochi mezzi a disposizione sa come rendersi interessante e farsi ricordare dallo spettatore.

Voto: 7,5

Da qui in poi, siccome non riesco a trattenermi dal parlarvene, ci saranno SPOILER.

"Zombie contro zombie" è un film che nel corso della visione è stato in grado di spiazzarmi enormemente con le sue trovate, una su tutte quella di mettere i titoli di coda dopo mezz'ora di film e di lunghissimo piano sequenza. Perchè questo? Perchè il regista e gli attori coinvolti sono stati ingaggiati da una televisione a tema zombie per girare un mediometraggio di mezz'ora da trasmettere in diretta sulla rete, con una sola telecamera e utilizzando un unico piano sequenza. Dopo la prima mezz'ora, che è visivamente molto bella e che risulta essere uno zombie movie con i controcoglioni, vediamo infatti i dietro le quinte della sua realizzazione: nella seconda parte del film vediamo come il regista e gli attori si sono preparati per girare questo film di mezz'ora, le prove tecniche per non lasciare nulla al caso, lo studio dei movimenti anche da parte della troupe e un sacco di altre cose, mentre nel terzo atto vediamo la vera e propria fase realizzativa del film, dove in pratica viene ripercorsa la prima mezz'ora di "Zombie contro zombie", ma facendo vedere tutti gli stratagemmi, a volte estremamente artigianali, adottati dal team per portare a termine la missione. Siamo dunque davanti ad un film metacinematografico che funziona e diverte dall'inizio alla fine, ma che soprattutto sa come sorprendere e spiazzare lo spettatore e sa anche come farci stare simpatici i vari personaggi che ruotano attorno a questa bizzarra missione per cui la troupe è stata ingaggiata.

lunedì 25 novembre 2019

L'ufficiale e la spia di Roman Polanski (2019)



Francia, Italia 2019
Titolo Originale: J'accuse
Sceneggiatura: Roman Polanski, Robert Harris
Durata: 126 minuti
Genere: Storico, Drammatico


In questo weekend è stato particolarmente difficile scegliere quale film andare a vedere al cinema, essendo profondamente indeciso tra l'andare sul sicuro puntando sull'ultimo film di Roman Polanski premiato a Venezia con il Leone d'Argento oppure rischiare guardando Light of my Life, l'esordio dietro la macchina da presa di Casey Affleck, di cui si fa un gran ben parlare in queste settimane e che è arrivato da noi soltanto un paio di giorni fa. Alla fine, come avrete compreso dal titolo, ho puntato sul sicuro, andando a vedere "L'ufficiale e la spia", pellicola di Roman Polanski che parla del cosiddetto "affare Dreyfus", basato su un'ingiusta accusa di tradimento verso il capitano dell'esercito francese nell'ultimo decennio del 1800. Tratto dall'omonimo romanzo di Robert Harris, qui anche cosceneggiatore della pellicola, il film vede come protagonisti Jean Dujardin, che il cinema internazionale aveva ben conosciuto qualche anno fa grazie a "The Artist", nei panni del tenente colonnello Picquart, Louis Garrel nei panni di Alfred Dreyfus, assieme a moltissimi altri attori noti del cinema francese. Il titolo originale, "J'accuse", si ispira tra l'altro all'omonimo articolo scritto da Emile Zola proprio per far luce sugli eventi narrati in questo film e qui lo scrittore e giornalista francese è interpretato da François Damiens.
Siamo nel 1984: Alfred Dreyfus, capitano dell'esercito francese, viene dichiarato colpevole di alto tradimento. L'accusa che pende contro di lui è quella di aver passato dei documenti segreti all'impero tedesco, per questo motivo viene degradato ed esiliato all'Isola del Diavolo, scatenando effetti notevoli sull'opinione pubblica, in quanto il capitano è di origine ebraica. Un anno dopo il tenente colonnello Georges Picquart viene nominato capo della sezione dei servizi segreti dell'esercito francese. In passato l'uomo era stato superiore dello stesso Dreyfus e, dopo che sono venute a galla determinate circostanze durante il suo mandato di capo dei servizi segreti, deciderà di fare di tutto per dimostrare l'innocenza dell'uomo e la falsificazione, da parte di alcuni ufficiali, di documenti che poi sono stati usati come prove nel processo contro l'uomo. Inoltre egli, nonostante sia mosso da sentimenti antisemiti, è consapevole che il processo contro Dreyfus sia stato eseguito in maniera piuttosto sommaria proprio a causa della sua religione. Il film narra la battaglia intrapresa da Picquart per dimostrare l'innocenza dell'uomo in un periodo di tempo che, tra indagini e revisione del processo, è durato ben dieci anni.
Ebbene la mia scelta, alquanto difficile, non dico che sia stata giusta - magari con "Light of my Life" mi sarei trovato davanti ad un film ancora migliore di questo -, ma quanto meno sono riuscito a vedere un grande film, in cui Polanski alla veneranda età di 86 anni mostra ancora il suo grandissimo talento registico e porta al cinema una storia che, nonostante ci parli di eventi di centovent'anni fa, risulta quanto mai attuale e forse pure un pochino autobiografia. Impossibile non rimanere affascinati dalle modalità del regista di portare in scena le strade della Francia di fine ottocento, i duelli con le spade, i costumi e i processi in tribunale, con una fotografia estremamente curata ed una gestione del ritmo narrativo che mai mi sarei aspettato di trovare in un film di spionaggio ambientato alla fine dell'ottocento - e si sa, lo spionaggio puro è un genere che solitamente mi è piuttosto indigesto. In questo film si parla di tantissime cose, di antisemitismo, con eventi e dialoghi che non fanno altro che anticipare ciò che sarebbe esploso in tutta Europa una quarantina di anni dopo in Germania, ma che dimostrano quanto la cosa fosse già ben radicata nei sentimenti dei governi europei, della necessità di avere un giusto processo e di non condurre indagini sommarie, con il regista che forse pensa anche un po' a se stesso e a quelle accuse di molestie sessuali che, quasi quarant'anni dopo, non gli permettono di entrare negli Stati Uniti e che molto probabilmente faranno sì che questo film, nello stato più civile e democratico del mondo, non verrà nemmeno visto, anche se pure loro avrebbero un po' di storia del mondo da imparare.
É la ragione comune contro la ragione di stato ad essere al centro del film, ma anche una storia umana in cui le indagini e il ritmo sono gestite in maniera intrigante, di certo non come un classico thriller, dato che scopriamo relativamente presto che le accuse verso Dreyfus fossero infondate e falsificate e in cui la scena dell'arresto di Picquart, concomitante alla pubblicazione dell'articolo "J'accuse" da parte di Emile Zola ad essere forse la scena meglio resa all'interno della pellicola, assieme alle testimonianze nel corso del processo al giornalista per diffamazione, processo che poi aprirà definitivamente ad una revisione di quello svolto contro Dreyfus. Insomma, questo "L'ufficiale e la spia" è senza dubbio un grande film da cui ogni spettatore avrebbe di che imparare, sia dal punto di vista storico e dei contenuti, sia, per quelli interessati, dal punto di vista cinematografico.

Voto: 8

venerdì 22 novembre 2019

Crawl - Intrappolati di Alexandre Aja (2019)



USA 2019
Titolo Originale: Crawl
Sceneggiatura: Michael Rasmussen, Shawn Rasmussen
Durata: 87 minuti
Genere: Horror, Thriller


É praticamente dall'uscita di "Sharknado" e dei suoi cinque sequel che sostengo che film sugli squali seri non abbiano più ragione di esistere, a meno che non dovesse uscire un capolavoro ai livelli de "Lo squalo" tanto vale, per quanto mi riguarda, non provarci nemmeno. Perchè parlo di squali riguardo a questo film? Perchè alla fine, si sa, squali e coccodrilli sono più o meno la stessa cosa, per lo meno per quanto riguarda il cinema. Dai, sono due animali talmente intercambiabili quando si tratta di mostri cinematografici che veramente, è difficile dire che un film con un coccodrillo al posto di uno squalo e viceversa sarebbe potuto uscire diversamente - tranne "Lo squalo" ovviamente. Ma penso che di questo non sia tanto colpa dei coccodrilli o degli squali, quanto più che altro del cinema in generale, ma su questo ci torneremo. Avevo adocchiato questo film già questa estate, peccato che sia uscito a Ferragosto e io quel giorno ero a prendermi gli strascichi di un tifone che aveva colpito le coste del Giappone a Gyeongju, in Corea del Sud, motivo per cui poi, quando sono tornato a casa la settimana dopo, ho deciso di andare a vedere "The Nest - Il nido", che mi interessava molto di più come pellicola. Regista del film è Alexandre Aja", già regista del remake di "Le colline hanno gli occhi" e di "Piranha 3D", ma è prodotto da Sam Raimi, regista da queste parti abbastanza apprezzato. Protagonisti del film, praticamente in solitaria, sono Kaya Scodelario e Barry Pepper, che interpretano rispettivamente figlia e padre.
Haley Keller è un'aspirante nuotatrice dell'Università della Florida. Un giorno la ragazza riceve una telefonata da sua sorella Beth, che la informa che un uragano di categoria 5 sta per abbattersi sulla Florida, consigliandole di lasciare lo stato. Preoccupata per la sicurezza del padre Dave, che non risponde al telefono, Haley decide, contro le istruzioni della polizia della Florida, di navigare lungo le vie di evacuazione per trovare suo padre. Lo ritroverà in uno spazio sottostante alla loro casa di Coral Lake, privo di sensi e, nel tentativo di trascinarlo fuori da quella trappola, si ritroverà davanti degli enormi e famelici alligatori che bloccheranno loro ogni via d'uscita. Trovato uno spazio in cui i due possano rifugiarsi e abbastanza stretto per non far passare gli alligatori, per loro inizierà una lotta per la sopravvivenza, resa difficoltosa anche dall'innalzarsi del livello dell'acqua, oltre che dai mostri famelici che stanno infestando quelle acque.
Non male questo film di squali con i coccodrilli, non male per davvero. Ovvio, non siamo davanti ad un capolavoro del genere, ma questo film ha tutte le carte in regola per farsi apprezzare da un pubblico di miei simili a cui questo tipo di film fa sempre parecchio divertire. Nonostante sia solamente il produttore della pellicola, in qualche modo lo zampino di Sam Raimi si vede eccome e Alexandre Aja è riuscito con "Crawl - Intrappolati" a creare una pellicola claustrofobica e in cui si respira una certa tensione dall'inizio alla fine. Molte sono le sequenze interessanti a livello registico e per questo tipo di film sono anche funzionali i vari jumpscare che sono presenti al suo interno, che riescono a spaventare in maniera molto più efficace rispetto ai jumpscare degli horror paranormali. I due protagonisti non sono certo scritti a puntino, ma, soprattutto Haley è ben interpretata da Kaya Scodelario e riesce a dare allo spettatore motivo di affezionarsi. Insomma, per un filmettino estivo visto in pieno autunno e quindi fuori tempo massimo sarebbe certamente potuta andare peggio invece mi son trovato davanti un film di squali con i coccodrilli decisamente ben riuscito e in grado di intrattenere, dall'inizio alla fine, senza mai annoiarmi.

Voto: 6,5

giovedì 21 novembre 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Un'altra settimana cinematografica è all'orizzonte e prima di essere invasi dalle varie uscite natalizie c'è ancora tempo per qualche bel film da andare a vedere al cinema, tra cui quello che pare essere uno dei potenziali candidati all'Oscar, per lo meno da quello che ho potuto leggere. Vediamo quali sono le sette uscite al cinema di questa settimana, con commenti come al solito basati esclusivamente sui miei pregiudizi!


Light of my Life di Casey Affleck

Dopo aver vinto l'Oscar come migliore attore protagonista in "Manchester by the Sea", Casey Affleck si mette dietro la macchina da presa e dirige un film il cui trailer viene mostrato nei cinema già da qualche mesetto. Sembra essere un film toccante ed emozionante, con due ottimi attori protagonisti che potrebbe soddisfare la mia curiosità. Per lo meno spero che il trailer non sia, come spesso accade, bugiardo in questo senso.

La mia aspettativa: 7,5/10


The Report di Scott Z. Burns

Film statunitense che parla delle inchieste condotte riguardo i metodi di interrogatorio utilizzati da membri della CIA dopo gli attentati dell'11 Settembre del 2001. Un Adam Driver in grandissima forma come protagonista e la speranza che il fatto di cronaca narrato porti alla creazione anche di un bel film, oltre che ad una storia che è comunque importante raccontare.

La mia aspettativa: 6,5/10


L'ufficiale e la spia di Roman Polanski


Arriva nei cinema anche il film presentato da Roman Polanski all'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, film che tra le altre cose mi ispira parecchio, ma che non so bene se riuscirò ad andarlo a vedere subito al cinema.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Aspromonte - La terra degli ultimi: Pellicola italiana che parla di un fatto di cronaca avvenuto negli anni cinquanta. Non mi ispira particolarmente e sinceramente ho anche paura potrebbe rivelarsi un po' pesantuccio.
Cetto c'è, senzadubbiamente: Io mi chiedo, ma davvero esiste qualcuno a cui hanno fatto ridere i primi due film di questo personaggio che, finchè relegato a sketch di "Mai dire gol" era azzeccatissimo?
Countdown: L'idea alla base di questo horrorino adolescenziale mi ispira, anche se poi penso che il risultato non sarà tanto alla quale.
Ploi: Sapete qual è il mio consiglio sui film d'animazione, basta leggervi i commenti delle scorse settimane!

mercoledì 20 novembre 2019

Serenity - L'isola dell'inganno di Steven Knight (2019)



USA, Regno Unito 2019
Titolo Originale: Serenity
Sceneggiatura: Steven Knight
Durata: 106 minuti
Genere: Thriller


Tra i film usciti nel corso di questa estate e che mi interessavano almeno un pochino c'era questo "Serenity - L'isola dell'inganno", i cui trailer spadroneggiavano nei cinema nel periodo estivo puntando più che altro sulla presenza contemporanea di due pezzi da novanta della recitazione e sulla sponsorizzazione di un thriller che si sarebbe potuto rivelare intrigante ed interessante dal punto di vista cinematografico. Purtroppo però, prima della visione di "Brightburn" assieme ad un mio amico un po' tardo, mi era stato clamorosamente spoilerato, non so bene se per dispetto o se per ingenua stupidità, il finale del film e tutto ciò che ruotava attorno al mistero che veniva esplicato nel trailer. Ho deciso dunque, sapendo già un bel po' di cose, di non andare a vedere il film al cinema, ma l'ho recuperato in home video pochi giorni fa, sperando che per qualche motivo lo spoiler del mio amico fosse un fraintendimento dovuto al fatto che non avesse capito una cippa del film o una semplice rivelazione per dispetto. Invece no, purtroppo. Non penso però che la rivelazione mi abbia rovinato particolarmente la visione, penso più che altro mi abbia tolto il piacere di scoprire una delle due cose interessanti del film, ma andiamo con ordine. Regista del film è Steven Knight, già regista di "Allied - Un'ombra nascosta" e di quel gioiellino di "Locke", mentre protagonisti del film sono Matthew McConaughey - che se non mi sbaglio è un paio di annetti che non azzecca un film, forse anche di più dato che l'ultimo suo film buono che mi ricordo è "Interstellar" - e Anne Hathaway. Nel cast poi, per non farci mancare nulla, abbiamo Diane Lane e Jason Clarke.
Baker Dill è un marinaio che si guadagna da vivere pescando sull'isola di Plymouth, seguendo la sua ossessione per Justice, un grosso pesce che non riesce a catturare. La sua routine viene però sconvolta dall'arrivo di Karen, la sua ex moglie, che gli chiede aiuto per far in modo che lei e suo figlio possano liberarsi di Frank, il suo attuale marito, tanto ricco quanto violento. Il piano escogitato dalla donna è quello di far portare Frank in mare aperto con la barca di Baker, di farlo ubriacare una volta al largo e di gettarlo in mare in pasto agli squali. L'uomo accetta e comincia a mettere in atto il piano escogitato assieme alla moglie ma, dopo un'incontro con un rappresentante di attrezzi per la pesca, comincia ad essere soggetto a strani fenomeni di confusione senza ben capire cosa sia reale e cosa meno.
Come già anticipato nella prima parte di questo post, alla fine non è che non vedendo "Serenity - L'isola dell'inganno" al cinema mi sia perso questo gran capolavoro. Certo, un po' mi girano le scatole per lo spoiler clamoroso che ho subito, ovvio, ma non penso che anche senza aver saputo quale fosse il colpo di scena principale del film sarebbe potuto cambiare qualcosa. Infatti, purtroppo, "Serenity - L'isola dell'inganno" è uno di quei film che vogliono sembrare autoriali, ma non hanno diritto di cittadinanza tra i film d'autore ed è un peccato proprio perchè il regista Steven Knight, tra alti e bassi, qualche buonissimo film è riuscito a tirarlo fuori nel corso della sua carriera, ma non penso sia questo il caso. Al netto dello spoiler clamoroso, infatti, pochissimi sono gli elementi di vero e proprio interesse di questo film, risultato abbastanza inutile e che sarebbe potuto uscire dalla lista dell'inutilità più totale solamente se quel nudo di Anne Hathaway fosse stato anche solo a mezzo busto, anche solo se si fosse vista una poppetta, e non solamente accennato, anche se accennato in una scena che poi si rivela essere una scena di violenza da parte del marito su di lei. Il ritmo estremamente lento e una narrazione che non decolla poi fanno di "Serenity - L'isola dell'inganno" un film difficile da seguire fino alla fine e per il quale si ha, la sensazione, dall'inizio alla fine, che nemmeno il regista stesso sapesse bene quale fosse la direzione narrativa da far seguire al film. Non è che sia nemmeno un film così brutto, semplicemente rischia di non essere inutile se solo si fossero verificate un paio di condizioni, invece... il colpo di scena fondamentale del film mi è stato rovinato e il nudo solamente accennato di Anne Hathaway, che si vede già nel trailer, in fin dei conti non mostra nemmeno mezza poppa!

Voto: 4,5

martedì 19 novembre 2019

All'ombra della Luna di Jim Mickle (2019)



USA 2019
Titolo Originale: In the Shadow of the Moon
Regia: Jim Mickle
Sceneggiatura: Gregory Weidman, Geoff Tock
Durata: 11 minuti
Genere: Thriller, Fantascienza


Se ne sono già dette di ogni su queste pagine riguardo il fatto che a volte la qualità dei film originali Netflix non sia delle migliori e quanto spesso e volentieri sia proprio pessima. Quando però si trova, sempre tra le produzioni originali, qualcosa di interessante, è bene parlarne, anche se passano settimane prima di riuscire a trovare la voglia e le parole giuste per scrivere un post. Jim Mickle è un regista che personalmente non conosco proprio, di film ne ha diretti cinque o sei e tra questi mi era stato consigliato a più riprese di provare a dare un'occhiata a "We Are What We Are", ma ancora non sono riuscito a trovare l'occasione per farlo. Protagonista di questo film poi è Boyd Holbrook, attore che ha partecipato a non pochi film, tra cui ad esempio "The Predator" e "Logan", giusto per andare sui più recenti, ma anche alle prime due stagioni di "Narcos", mentre ha partecipato con un ruolo anche abbastanza importante Michael C. Hall, conosciuto al grande pubblico per "Six Feet Under" e "Dexter".
Thomas Lockhart è un investigatore di Philadelphia che si ritrova a dover risolvere il caso di una spietata assassina seriale che uccide le sue vittime con modalità particolarmente strane. La ricerca di questa serial killer, che inizia nel 1988, è resa difficoltosa dal fatto che la donna sembra colpire solamente una volta ogni nove anni e per il detective la sua ricerca, che si snoda proprio tra il 1988 e il 2014, diventa quasi un'ossessione, a tal punto da fargli quasi distruggere i rapporti con gli amici e la famiglia. A complicare le cose, sempre nel 1988, proprio mentre la donna stava per colpire la prima volta, nasce la figlia di Lockhart, ma la moglie muore di parto.
A causa della sua struttura narrativa "All'ombra della Luna" risulta essere una pellicola piuttosto spezzettata e tre sono i capitoli fondamentali che compongono la storia: uno ambientato nel 1988, un secondo nel 1997 e un terzo nel 2006, con la conclusione che avviene nel 2014 - riportandoci a dove il film era cominciato. Viene dunque naturale, quando si guarda un film suddiviso in compartimenti abbastanza inscatolati, avere delle preferenze e vedere come poi, i diversi capitoli, non sempre siano gestiti a meraviglia. La sensazione che ho avuto lungo tutta la visione è che Jim Mickle si sia giocato le sue carte migliori proprio nel primo capitolo, ambientato nel 1988, per poi costruire altri due capitoli che, narrativamente, risultano essere sensibilmente più deboli. Il modo in cui è costruito il mistero riguardo la serial killer che colpisce ogni nove anni è intrigante e la sua misteriosa storia si fa guardare per tutta la durata del film, anche se a volte determinati colpi di scena e rivelazioni risultano essere un po' cervellotici, facendo venire meno l'attenzione dello spettatore.
Anche per quel che riguarda i personaggi non sono rimasto molto convinto, non tanto perchè poco interessanti, quanto più che altro perchè non sembrano mostrare una vera e propria evoluzione nel corso dei diversi capitoli e degli anni che passano. Insomma, non basta truccare l'attore di turno in modo da invecchiarlo per far capire allo spettatore che tra una scena e l'altra sono passati nove anni, dato che caratterialmente sembra di essere davanti a personaggi che non sono cambiati di una virgola e la cosa risulta essere abbastanza impossibile per un film che si snoda su un arco temporale di ventisei anni. Nonostante questi difetti però ho trovato, dal punto di vista registico e grazie ad una parte veramente interessante, la visione abbastanza coinvolgente. Non sarà certo il film dell'anno, ma nemmeno il migliore del mese, però si fa guardare, anche se con qualche difficoltà, soprattutto per via dei diversi colpi di scena non sempre ben giustificati a cui lo spettatore viene sottoposto.

Voto: 6

lunedì 18 novembre 2019

Parasite di Bong Joon-ho (2019)



Corea del Sud 2019
Titolo Originale: 기생충 Gisaengchung
Regia: Bong Joon-ho
Sceneggiatura: Bong Joon-ho, Han Ji-won
Durata: 131 minuti
Genere: Commedia, Drammatico, Thriller


A Maggio di quest'anno "Parasite" di Bong Joon-ho, già regista di "Memories of Murder", "The Host", "Snowpiercer" e "Okja" - effettivamente potrebbe diventare materiale per uno dei miei speciali la sua filmografia, dato che non è nemmeno così immensa numericamente, ma è di altissimo livello -, ha vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes. Uscito pochissimo dopo la presentazione al festival in Corea del Sud, da quel paese mi arrivavano notizie dall'amico che vive lì e che sono andato a trovare questa estate che fosse una pellicola bellissima, di cui era meglio non sapere praticamente nulla prima della visione e che avrebbe potuto sconvolgere. Andato in Corea del Sud in Agosto, il film era già disponibile in televisione, ma per ovvi motivi di comprensione della lingua non l'ho visto e ho dovuto attendere fino all'altro ieri prima di potermelo gustare al cinema, doppiato, ma con la promessa di acquistare il DVD alla sua uscita per poterlo vedere in lingua originale con i sottotitoli. Essendo il film uscito nei cinema italiani una decina di giorni fa ho dovuto un po' fare lo slalom tra le varie recensioni per evitare eventuali spoiler e per arrivare alla visione il più vergine possibile, come mi ero ripromesso. Avendo poi durante la mia visita nel paese potuto apprezzare prodotti chimici come il Soju - di cui mi sono anche portato a casa tre bottiglie - ma anche la bellezza femminile coreana, questo film mi ha fatto scoprire due attrici che da quel punto di vista non hanno proprio nulla da invidiare alle sex symbol occidentali, che rispondono al nome di Park So-dam e di Cho Yeo-jeong, che tra l'altro un po' come tutti in quel paese, ha trentotto anni, ma ne dimostra tra i dieci e i dodici di meno.
Della trama come ho già detto a più riprese è meglio parlare il meno possibile, ma è giusto comunque dare una breve introduzione a quello che sarà il mio sproloquio, per lo più commenti a ruota libera sul film filtrati dal mio sconvolgimento dopo la visione. Ki-woo è il primogenito di una famiglia sudcoreana poverissima, che vive all'interno di uno scantinato grazie al sussidio di disoccupazione scroccando il wifi ai vicini di casa. In seguito alla partenza dal paese di un suo amico, il ragazzo ottiene, grazie anche alla falsificazione di documenti che attestano che egli è uno studente universitario, un lavoro presso una ricchissima famiglia, per fare ripetizioni di inglese alla loro primogenita. Essendo riuscito ad entrare in quella casa con una certa semplicità elaborerà un piano per poter far entrare a lavorare per quella famiglia anche i suoi familiari, ovviamente sotto false identità. Sulla trama meglio fermarsi qui, poi, per scoprire il resto, è bene apprestarsi alla visione, ricordando che però il film molto probabilmente rimarrà nelle sale fino a Mercoledì e che vi dovete seriamente dare una mossa, dato che al botteghino "Parasite" si sta prendendo le briciole in favore di altri film che hanno ben altro richiamo in sala.
Come ho già detto a più riprese nelle righe precedenti, sono uscito dalla visione di "Parasite" con una marea di sentimenti contrastanti, che mi hanno accompagnato durante tutta la visione. Si inizia provando simpatia per questa famiglia altamente disadattata, che più che una famiglia sudcoreana potrebbe essere una famiglia di qualsiasi parte del mondo, poco cambierebbe ai fini della trama, si prosegue ridendo delle loro avventure e disavventure e si rimane con un certo senso di vuoto e sconvolgimento al termine della visione. Merito principalmente di Bong Joon-ho che da una parte scrive una sceneggiatura praticamente perfetta, in cui i dialoghi sono sempre azzeccati e messi al posto giusto e in cui il ritmo, seppur mai particolarmente veloce, riesce a coinvolgere moltissimo alzando nello spettatore il livello di tensione in maniera crescente. Il gioco di questo film riesce benissimo anche alla luce del fatto che è difficilissimo dargli un genere d'appartenenza: "Parasite" è infatti una commedia, con elementi molto drammatici, che per buona parte della sua durata assume i toni del thriller e riesce anche, in qualche scena, a diventare un horror con i controcoglioni. Il tutto accompagnato da una regia pazzesca, una fotografia che in ogni immagine racconta uno spaccato della realtà creata dal regista e una colonna sonora incalzante che ad un certo punto ci regala anche brani totalmente inaspettati come "In ginocchio da te".
Vorrei aspettare di vederlo in lingua originale prima di giudicare le performance degli attori, che comunque ho trovato abbastanza convincenti, ma penso con questa visione e con tutta la serie di emozioni che ho provato nel corso di tutta la sua durata, di aver trovato uno dei migliori film dell'anno, se non addirittura il migliore... ma non solo di quest'anno, anche dell'anno scorso e di due anni fa. Muovetevi dunque ad andare a vederlo, che questo "Parasite" è seriamente un film clamorosamente bello, anche a dispetto di tutti i pregiudizi che si possono avere sul cinema coreano - che comunque spesso e volentieri, quando non produce lavori pallosi ed estremamente autoriali, dà grosse soddisfazioni - con un film in cui il ritmo è incalzante e si riesce nel giro di un paio d'ore ad affezionarsi ai protagonisti, ma anche a prendere un po' le distanze da loro. Insomma, basta parlare, correte a vederlo che di tempo ne manca poco!

Voto: 10

venerdì 15 novembre 2019

Fractured di Brad Anderson (2019)

USA 2019
Titolo Originale: Fractured
Sceneggiatura: Alan B. McElroy
Durata: 100 minuti
Genere: Thriller


Oramai non è più tanto una questione di quale sarà il mio giudizio sull'ennesima produzione originale Netflix, per quanto riguarda i film, dato che le probabilità che sia negativo sono abbastanza alte, quanto più che altro che cosa mi inventerò per scriverne un post intero senza dire sempre le stesse cose che potreste tranquillamente leggere negli altri post che parlano di film originali prodotti dalla piattaforma di streaming più chiacchierata del mondo. Ho affrontato qualche giorno fa la visione di "Fractured", film diretto da Brad Anderson, regista classe 1964 che in carriera ha diretto all'incirca una decina di film, tra cui il gioiellino, del 2004, "L'uomo senza sonno". Dei suoi lavori ho anche visto "The Call", con Halle Berry e Abigail Breslin protagoniste e ricordo che non mi piacque per nulla, motivo per cui, se mi fossi informato prima sul regista, forse avrei dato più peso ad uno dei suoi ultimi lavori piuttosto che ad uno dei suoi primi, che probabilmente è stato più che altro un colpo di fortuna. I protagonisti del film sono interpretati dal monofaccia Sam Worthington - che in realtà mi aveva sorpreso in "Manhunt: Unabomber" - e da Lily Rabe, che a memoria ho potuto apprezzare solo in qualche stagione di "American Horror Story", mentre in altre produzioni non mi è mai sembrato poter essere il volto trainante di un film o di una serie televisiva.
Una famiglia composta da padre, madre e figlia - Ray, Joanne e Perry - è in viaggio in auto: marito e moglie stanno litigando e sembrano, dalle loro discussioni, sul punto di divorziare. Fermatisi in una stazione di servizio per comprare delle batterie per Perry, la bambina, nel tentativo di fuggire da un grosso cane, cade da una piccola sporgenza e si rompe un braccio. La bambina non sembra aver subito altri traumi e viene dunque portata in ospedale, dove Ray, dopo varie discussioni con il personale medico, riesce a far ricoverare la bambina, per fare in modo che venga controllata in modo da scongiurare ulteriori traumi. L'uomo riesce dunque a tranquillizzarsi, sedendosi nella sala d'aspetto ed addormentandosi. Al suo risveglio però scoprirà che Joanne e Perry sono scomparse dall'ospedale e il tentativo di ritrovarle porterà alla luce un complotto che sembra essere pianificato proprio dal capo dell'ospedale con la complicità di tutti i dottori e degli infermieri.
Mi è capitato pochissime volte nella mia vita che un film si spoilerasse da solo dopo l'evento chiave della narrazione, ovvero la caduta della bambina nella buca della stazione di servizio. Come ho già avuto modo di dire pochissime volte, per quanto riguarda il fatto di anticipare il finale di un film penso di essere una delle persone meno intelligenti su questo mondo: non riesco mai una volta a beccare l'assassino e quando si tratta di thriller in cui bisogna arrovellarsi un po' il cervello, raramente riesco ad anticipare il colpo di scena finale. In questo "Fractured", però, ce ne vuole di stupidità umana per riuscire a non anticipare quello che sarà il finale del film. Ora, io vorrei tanto non fare spoiler sul film e proverò a non farli, ma sappiate che, nel momento in cui la bambina cade nella buca, si sentirà una voce fuori campo, appartenente al personaggio di Ray, altamente inequivocabile. Peccato che poi dopo questa voce fuori campo mi costruisci tutto un film in cui succedono delle cose, per giunta molte delle quali senza alcun senso, che dovrebbero portarmi a capire quale possa essere il finale del film, finale che mi è già stato detto abbastanza chiaramente da quella voce fuori campo che si sente praticamente all'inizio della storia. Insomma, con "Fractured" ci troviamo davanti forse al primo caso di film che si spoilera da solo e la cosa mi fa ancora più incazzare se penso a Brad Anderson come regista de "L'uomo senza sonno", che invece mi è sempre sembrato un thriller ben costruito in cui il colpo di scena e la risoluzione finale sono sì ben nascoste allo spettatore, ma ad una seconda visione si possono intravedere tutti gli indizi che avrebbero portato a quel finale. Qui non ci sono indizi, qui c'è pigrizia, del regista e dello sceneggiatore, figlie anche della pigrizia dilagante dello spettatore, che vuole capire tutto e subito, tali per cui viene fatta la scelta di far dire una frase, ad una voce fuori campo, che ci vorrebbe del genio per equivocarla.

Voto: 2

giovedì 14 novembre 2019

WEEKEND AL CINEMA

Non troppa roba questa settimana al cinema, ma quanto meno c'è l'uscita del seguito di una delle mie commedie zombie preferite, che forse sta giusto al secondo posto rispetto a "L'alba dei morti dementi", mentre per il resto forse si potrebbe recuperare le visioni perse nel corso della settimana passata. Al solito, i sei film in uscita in questo weekend verranno commentati in base ai miei pregiudizi!


Zombieland: Doppio colpo di Ruben Fleischer

Dieci anni dopo si ritorna a Zombieland, il regista è lo stesso del film diventato di culto tra gli appassionati del genere zombie, il cast è pressapoco lo stesso, il tempo passato però tra un film e l'altro è molto e forse si ha un po' la sensazione di essere arrivati fuori tempo massimo. In ogni caso, accolgo questa uscita con il massimo della curiosità, sperando di trovarmi davanti ad un seguito e ad una commedia piacevole.

La mia aspettativa: 6,5/10


Le Mans '66 - La grande sfida di James Mangold

Non mi piacciono i film che parlano di corse in auto, ma avevo apprezzato particolarmente qualche anno fa "Rush" di Ron Howard. Qui non siamo nella Formula 1 - sport che schifo con tutto me stesso, come quasi tutti gli sport di motori a dire il vero - ma nella 24 ore di Le Mans, ma forse a tenere banco sarà più che altro la sfida tra Ford e Ferrari, come anche il titolo originale sta a testimoniare, piuttosto che il mondo delle corse automobilistiche in generale.

La mia aspettativa: 6/10


Sono solo fantasmi di Christian De Sica

Metto questo film tra quelli in evidenza non perchè mi interessi per davvero, ma per un altro motivo. Tempo fa era uscita sul web una locandina fan made del film, che vi riporto qui sotto. Ecco, se davvero ci fosse anche solo la remota possibilità che ciò che viene riportato nella locandina possa verificarsi, giuro che guarderò questo film, pagherei per una cosa del genere. In caso contrario, mi sa che lo lascio guardare a qualcun altro.



Le altre uscite della settimana

Alio - Un'avventura tra i ghiacchi: Film che parla del viaggio di una renna per le strade ghiacciate della Lapponia, una delle cose per me meno interessanti in assoluto, anche perchè quando il protagonista di un film è un animale, io me ne tengo bene alla larga.
Pupazzi alla riscossa - UglyDolls: Film d'animazione, guardatevelo pure voi.
The Bra - Il reggipetto: Non saprei bene che cosa aspettarmi da questo film, ma ho come il presentimento che non vedrà la luce di molte sale in Italia.

martedì 12 novembre 2019

Una questione privata di Paolo Taviani, Vittorio Taviani (2017)



Italia 2017
Titolo Originale: Una questione privata
Sceneggiatura: Paolo Taviani, Vittorio Taviani
Durata: 84 minuti
Genere: Drammatico, Guerra


Di questo ciclo di film visti al Cineforum di Vimodrone, l'associazione culturale di cui sono tra i soci fondatori, buona parte delle pellicole proposte le avevo già viste e commentate su questi schermi, ma ancora mi mancava, ad esempio, "Una questione privata", film del 2017 tratto dall'omonimo romanzo di Beppe Fenoglio e ultimo diretto da Paolo e Vittorio Taviani, fratelli registi che hanno fatto la storia del cinema italiano e che, data la morte di Vittorio avvenuta ad Aprile del 2018, non potranno più dirigere film insieme, anche se non ho nemmeno sentito voci sulla possibilità che la produzione cinematografica di Paolo continui anche in solitaria. In un film che parla del periodo terminale della Seconda Guerra Mondiale, il protagonista Milton è interpretato da Luca Marinelli, forse l'attore italiano più in forma degli ultimi anni di cui difficilmente perdo un film - anche se negli ultimi anni ha iniziato a farne davvero tanti - mentre abbiamo anche Valentina Bellè nei panni della donna da lui amata, Fulvia, e Lorenzo Richelmy nei panni di Giorgio, presunto amante di Fulvia e amico fraterno di Milton.
Il film è ambientato nel corso dei combattimenti per la liberazione delle Langhe. Milton è un partigiano che cerca di dividersi tra i combattimenti contro i nazifascisti e la liberazione del suo amico Giorgio, da loro rapito. Il motivo per cui lo vuole liberare, oltre alla profonda amicizia che li lega, è però di natura privata: egli vuole sapere da lui se, durante la loro convivenza in un casale assieme a Fulvia, i due abbiano avuto una relazione, dato che lui, da sempre innamorato di lei, non è mai riuscito a dichiararsi. Alternando flashback che narrano della convivenza tra i tre personaggi al presente in cui Milton sta cercando un fascista da tenere in ostaggio per scambiarlo per Giorgio, veniamo a conoscenza del rapporto che legava indissolubilmente i tre amici e anche dei motivi che hanno portato Milton a sospettare dell'esistenza di una storia d'amore tra i due.
Non pensavo che avrei particolarmente apprezzato questa visione, forse un po' troppo acculturata e forse un po' troppo patinata per i miei gusti cinematografici, ma devo dire che, al termine della visione - che in qualche modo rimane abbastanza fedele al romanzo da cui è tratta e che si limita ad aggiungere qualche elemento piuttosto che a stravolgerne completamente la storia - sono rimasto particolarmente soddisfatto e affascinato da quanto narrato dai due fratelli registi e dal modo in cui la narrazione è stata gestita. "Una questione privata" è un film che si prende tutti i suoi tempi narrativi, ma che, complice anche la breve durata, non annoia mai risultando anzi emozionalmente delicatissimo, soprattutto nelle parti, molto affascinanti, in cui viene narrato il rapporto che c'è tra i tre personaggi che ruotano attorno alla vicenda: i giochi di sguardi sono parecchio azzeccati e parlano praticamente da soli, a volte senza bisogno di dialoghi. Si vede infatti da una parte l'amore che prova Milton per la ragazza e tutte le occasioni perse per dichiararsi lasciando sempre campo aperto all'amico Giorgio, di contro però da questi flashback non capiamo se effettivamente ci sia mai stato qualcosa tra i due, il che alimenta l'estrema curiosità verso le parti narrative ambientate durante il tentativo di liberazione dell'amico da parte di Milton. Le parti ambientate durante la guerra sono altrettanto affascinanti: innanzitutto ciò che muove il protagonista non è il bene più grande della lotta partigiana, quanto più che altro il voler risolvere la sua questione privata, cui fa riferimento il titolo; in secondo luogo il finale, fedele al romanzo di Fenoglio - pubblicato postumo, motivo per cui molti critici letterari hanno pensato che fosse un romanzo incompiuto - non chiarisce quale sia la conclusione della vicenda, finendo proprio nel momento in cui Milton riesce a tornare al casale dove i tre hanno convissuto, per vederlo occupato dai fascisti e ritrovarsi costretto a fuggire. In mezzo Luca Marinelli mette bene in evidenza per il personaggio di Milton l'estrema determinazione e tutte le frustrazioni che lo accompagnano nella ricerca dell'amico e tutte le scelte che è costretto a compiere per poterlo liberare, pur non sapendo con certezza dove si trovi e in mano di chi.
"Una questione privata" è uno di quei film sentimentalmente delicatissimi e diretti con una grande classe da due registi che nella loro vita hanno sempre voluto trattare un tipo di cinema dall'alto livello culturale e dagli alti contenuti, ponendoci davanti ad un film che non è di certo di quelli che si è più abituati a vedere al cinema, ma di cui, in qualche modo, il cinema ha sempre bisogno.

Voto: 7,5

lunedì 11 novembre 2019

Yesterday di Danny Boyle (2019)



Regno Unito, Russia, Cina 2019
Titolo Originale: Yesterday
Regia: Danny Boyle
Sceneggiatura: Richard Curtis
Durata: 116 minuti
Genere: Commedia, Musicale


É un periodo strano per quanto riguarda il cinema, soprattutto quando si parla di film musicali, molti sono i biopic già usciti e altrettanti ce ne sono in cantiere, mentre stanno già uscendo da qualche mese pellicole interamente basate sulle canzoni di un determinato gruppo o cantante, ad esempio ne è uscito uno basato sui brani di Bruce Springsteen e questo "Yesterday", basato sulle canzoni dei Beatles, ma in realtà non solo. Ammetto che i Beatles sia facilmente inseribile in quella lista non troppo ristretta di gruppi musicali che faccio veramente moltissima fatica a sopportare, posso tranquillamente dire che sono il gruppo che piace a chiunque, ma che a me non piace per nulla, per molti sono i "Queen" o i "Rolling Stones", per me sono i Beatles, con l'unica eccezione del brano "Hey Jude", scritto da Paul McCartney che invece il loro unico che apprezzo particolarmente. A dirigere questo film abbiamo forse il miglior regista possibile per un'operazione di questo tipo, quel Danny Boyle che solo pochi mesi fa avevo estremamente apprezzato per la serie "Trust - Il rapimento Getty" e che apprezzo a fasi alterne, ma che quando azzecca il film non ce n'è davvero per nessuno. Protagonisti della pellicola sono invece attori indie come Hilmesh Patel e Lily James, che subito dopo la visione del film ho iniziato a seguire su Instagram, ma che avevo già visto ad esempio nella trasposizione in live action di "Cenerentola" e in "PPZ - Pride + Prejudice + Zombies".
Jack Malick è un cantautore inglese di Lowesoft che non riesce a sfondare nell'ambiente musicale. La sua manager è l'amica d'infanzia Ellie Appleton, che lo incoraggia continuamente a non mollare e a continuare a seguire il suo sogno. I due inoltre sono innamorati da tempo, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di dichiararsi all'altro e continuano a vivere la loro vita come semplici amici. Durante un blackout di proporzioni globali, Jack viene investito da un autobus e dopo il suo risveglio si accorge, dopo aver suonato e cantato "Yesterday" per i suoi amici, che il mondo si è completamente dimenticato dell'esistenza dei Beatles, ma non solo, anche degli Oasis, della Coca Cola e di moltissimi gruppi inglesi. Decide così di registrare nuovamente le canzoni che hanno fatto la storia del pop inglese e, dopo un incontro con Ed Sheeran, viene invitato dalla pop star ad esibirsi come apertura di un suo concerto a Mosca. Inizierà così per lui una grande carriera musicale in cui egli non farà altro che registrare le canzoni dei gruppi che solo lui conosce ed esibirsi con quelli che si possono ritenere, in poche parole, dei plagi musicali.
"Yesterday" è uno di quei film che avevo bollato sin dall'inizio, perchè apprezzo i film musicali e quelli in cui la musica, di ogni genere, diventa parte fondamentale della sceneggiatura, ma veramente io con i Beatles non ce la faccio proprio, come ho già detto. Mi sono comunque deciso a dare un'opportunità a questa pellicola e devo dire che ci ho trovato degli elementi molto interessanti. Innanzitutto la premessa per cui tutta la popolazione mondiale ha dimenticato i Beatles mi è piaciuta sin dall'inizio come idea, così come quella di fare in modo che il protagonista utilizzi i loro brani per costruirsi una carriera. Non è di certo una premessa originalissima ed è pieno il mondo di pellicole in cui il protagonista utilizza idee di altri perchè per qualche motivo è l'unico ad esserne a conoscenza. Bisogna dunque concentrarsi su ciò che ruota attorno al punto centrale della sceneggiatura: il rapporto tra Jack e Ellie, ad esempio, ad un certo punto del film inizia a spostare l'attenzione dalla componente musicale a quella sentimentale ed è proprio in questa fase che il film comincia a perdere un po' di interesse. D'altro canto il rapporto che si viene a creare tra Jack e i produttori discografici che gli ruotano attorno mi è sembrato piuttosto realistico e ben costruito. La componente musicale non è poi totalmente Beatles-centrica, fortunatamente: certo, i Beatles saranno pure il punto di partenza, ma si dà un certo spazio anche agli Oasis, per esempio, e anche a Ed Sheeran che interpretando se stesso ricopre un ruolo fondamentale per la vicenda e anche su di lui è molto meglio se non esprimo il mio giudizio musicale, se non voglio essere linciato nella pubblica piazza.
In fin dei conti sia dal punto di vista musicale - l'esecuzione di "Hey Jude" è emozionantissima - "Yesterday" è un film parecchio piacevole nonostante qualche passaggio a vuoto e il fatto che a un certo punto ci si concentri troppo sulla componente sentimentale e in questo senso davvero Danny Boyle è il regista più adatto per girare un film di questo tipo. Inoltre sono rimasto anche piacevolmente sorpreso da un finale che non risolve la questione nel modo più banale possibile, ma lo risolve in un modo veramente interessante, [ATTENZIONE SPOILER] facendo in modo che il protagonista non sia l'unico al mondo a non essersi dimenticato della musica dei Beatles, ma venga ringraziato da alcuni suoi fan per aver fatto in modo che il mondo potesse conoscere e nuovamente apprezzare della buona musica - tutto questo al netto del fatto che il gruppo non mi sia mai piaciuto - [FINE SPOILER]. Per passare un paio d'ore di spensieratezza e, al termine della visione, sentirsi anche un po' meglio con il mondo, "Yesterday" può essere il film adatto, funziona abbastanza bene per tutta la sua durata ed è emotivamente coinvolgente.

Voto: 7

giovedì 7 novembre 2019

WEEKEND AL CINEMA!

Dieci film in uscita in questo weekend, che come al solito verranno commentati esclusivamente in base ai miei pregiudizi. Settimana interessante anche se uno dei due film più attesi è stato nei cinema solamente nel corso dei passati tre giorni e io non sono riuscito ad andare a vederlo - tra tempo e durata eccessivamente lunga, non volevo tornare a casa alle due di notte per poi andare al lavoro la mattina successiva -, ma arriverà su Netflix a fine mese e lì spero di potermi ritagliare una sera o un weekend quelle tre ore e mezza, quasi quattro ore, necessarie per la visione. Se i distributori cinematografici questi eventi speciali li facessero tra il Giovedì e la Domenica e non tra il Lunedì e il Mercoledì forse il mondo sarebbe un posto migliore.


Parasite di Bong Joon Ho


Sono stato in Corea del Sud la scorsa estate per andare a trovare un mio amico che vive lì ormai da tre anni per studio/lavoro. Lui questo film è andato a vederlo poco dopo la vittoria della Palma d'oro a Cannes e mi ha detto essere uno dei film più belli che abbia visto in vita sua. Inutile dire che, tra i premi e tra le voci di corridoio io nutra una certa aspettativa verso questo film, che rischia di essere uno dei più apprezzati di questa annata, sperando di trovare anche io lo stesso piacere di altri nel vederlo.

La mia aspettativa: 9/10


The Irishman di Martin Scorsese

Presentato in Italia nel corso del Festival del Cinema di Roma, "The Irishman" ha ottenuto sin da subito unanimi giudizi positivi, ma anche critiche per via del fatto che la distribuzione nei cinema sia parecchio limitata. Purtroppo di questi tempi il mondo va così: sei Scorsese, uno degli dei del cinema mondiale, e vuoi realizzare un film dal budget talmente alto che nessuna casa di distribuzione ti permette di farlo e sei costretto a portarlo su Netflix con il risultato che un probabile capolavoro non sarà visto al cinema dalla maggior parte degli spettatori. Certamente un peccato.

La mia aspettativa: 8/10


Le altre uscite della settimana

Attraverso i miei occhi: Essendoci in questo film un cane che parla, mi caverei gli occhi piuttosto che vederlo.
Deep - Un'avventura in fondo al mare: Film d'animazione, guardatevelo pure voi.
Gli uomini d'oro: Commedia italiana che a dirla tutta non sembra poi così malaccio, anche se non mi aspetto nemmeno chissà che cosa.
La Belle Époque: Commedia francese che non mi ispira più di tanto ad essere sincero.
La famosa invasione degli orsi in Sicilia: Altro film d'animazione che se proprio volete ve lo guardate voi, ok?
Le ragazze di Wall Street: Ho già visto mille volte questo trailer al cinema e devo dire che come commedia mi ispira poco o niente. Poi nel cast c'è Jennifer Lopez, che ultimamente è garanzia di schifezza.
Motherless Brooklyn - I segreti di una città: Non saprei bene che cosa aspettarmi da questo film che ha alla regia Edward Norton, però un'opportunità potrei anche concedergliela.
Una canzone per mio padre: Drammone familiare che forse potrebbe rivelarsi fin troppo pesante per i miei gusti.