domenica 30 settembre 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #37 - Stanlio e Ollio

Per questa Domenica mi ero completamente dimenticato di scrivere il post in anticipo sulla rubrica dei trailer. Rubrica che però, salvo casi eccezionali, non vorrei far mancare da queste pagine, quindi oggi si scrive e si pubblica live, ammettendo la mia dimenticanza. Si parla del trailer di un film biografico su due dei personaggi comici più conosciuti e amati della storia del cinema.



La mia opinione: Sapevamo che prima o poi sarebbe accaduto, un film biografico sulla coppia comica più famosa e amata della storia del cinema. Due attori britannici ad interpretare Stanlio e Ollio, rispettivamente Steve Coogan e John C. Reilly. La pellicola non parlerà per intero della loro vita e della loro carriera, ma si concentrerà sul periodo in cui i due, dopo aver abbandonato la scena cinematografica, decisero di riunirsi per una tournè teatrale, dovendo di nuovo affrontare il pubblico e le difficoltà della vita artistica. Da una parte nutro dei dubbi sulla bontà dell'operazione, dall'altra immagino giocherà molto sul sicuro, puntando sull'effetto nostalgia e spero anche molto sull'ironia. Probabilmente non sarà il film che ricorderemo negli annali della storia del cinema, ma quanto meno sappiamo che ci troveremo davanti a un film in cui i due protagonisti sono stati resi, per lo meno dal punto di vista fisico, veramente bene rispetto agli originali.

venerdì 28 settembre 2018

GLI ALTRI FILM DI SETTEMBRE - Quick Reviews

Come ogni fine del mese - ebbene sì, anche questo caldo, fino a pochi giorni fa, Settembre, se ne è andato, o per lo meno lavorativamente parlando - eccoci pronti alla rubrica su tutte le altre visioni che ho affrontato in queste varie serate che, per un motivo o per l'altro, non hanno trovato lo spazio per una recensione completa su questo blog, un po' per demerito loro, un po' per demerito mio perchè non ho avuto la voglia di parlarne. Ecco dunque i quattro film che non hanno trovato spazio questo mese e non ce ne è uno simile all'altro!


Tutti i soldi del mondo

USA, Regno Unito 2017
Titolo Originale: All the Money in the World
Regia: Ridley Scott
Cast: Michelle Williams, Christopher Plummer, Mark Wahlberg, Charlie Plummer, Romain Duris, Marco Leonardi, Timothy Hutton, Andrew Buchan, Giuseppe Bonifati, Maurizio Lombardi, Andrea Piedimonte, Nicolas Vaporidis
Genere: Biografico



Con ben otto mesi di ritardo mi sono deciso ad affrontare la visione di "Tutti i soldi del mondo", che avrei voluto affrontare, al cinema, nel periodo della sua uscita nelle sale. Siamo davanti ad un film di Ridley Scott che ultimamente sta presentando una media di due film all'anno che ha fatto discutere il pubblico più per la cancellazione con la candeggina di quella macchia che risponde al nome di Kevin Spacey che per la sua qualità a livello cinematografico. Lungi da me il difendere il Kevin Spacey uomo, ma sarò sempre legato all'artista per il suo modo di recitare, ma rimango sempre più convinto del fatto che Scott abbia tolto Spacey dal film perchè si è reso conto che, con tutto quel trucco e il plasticone, assomigliava più a Ruggero De Ceglie che a Jean Paul Getty; poi reinterpretato da un ben più in parte Christopher Plummer. Per quanto l'interpretazione del sostituto sia buona e a livello di interpretazioni ho davvero poco da dire a "Tutti i soldi del mondo", tra le quali spicca anche un'ottima Michelle Williams, sia la sceneggiatura sia la narrazione degli eventi legati al sequestro di Paul Getty III non mi hanno preso nel giusto modo e mi sono parse abbastanza pregne di luoghi comuni e di banalità gratuite, rivolte soprattutto verso gli italiani, visto che i rapitori erano nostri connazionali e il rapimento è avvenuto a Roma. Insomma, "Tutti i soldi del mondo" è quel film in cui il regista si è accorto di non dover dirigere una puntata de "I soliti idioti" e ha preso la palla al balzo riguardo le accuse di molestie al suo attore protagonista per cancellarlo con la candeggina da tutte le pellicole e sostituirlo con un attore ben più credibile. Ciò ha distolto l'attenzione dal film e su questo il regista è stato dannatamente bravo: perchè il film, senza tutta la storia che le è girata attorno, non se lo sarebbe ricordato nessuno.

Voto: 5


L'equilibrio

Italia 2017
Titolo Originale: L'equilibrio
Regia: Vincenzo Marra
Cast: Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Lucio Giannetti, Giuseppe D'Ambrosio, Francesco Zazzera, Autilia Ranieri, Paolo Sassanelli, Astrid Meloni, Francesco Pio Romano, Sergio Del Prete
Genere: Drammatico



Io non so bene come sia possibile, ma quando guardo un film con mia madre sembra che vada a pescare con il lanternino quelli che mi ammorberanno alla morte, annoiandomi come non mai. Fu così che una Domenica subito dopo pranzo la scelta ricade su "L'equilibrio", pellicola italiana del 2017 di Vincenzo Marra, che parla dei rapporti tra un prete appena arrivato in un paesino campano e la camorra, che ha sempre assoggettato anche la Chiesa. Ora, già io ultimamente quando si parla di fede e dei suoi messaggeri ho degli inizi di orticaria, poi abito vicino ad un oratorio e non rinnego che buona parte della mia vita l'ho vissuta, fortunatamente, anche lì dentro, però questo è il tipico film impegnato ed impegnativo che si pone l'obiettivo di far riflettere senza intrattenere. E se lo spettatore è nel mood sbagliato per farlo non recepisce nulla e finisce per odiarlo, il suddetto film. Ora, il tema della lotta alla camorra e a tutte le mafie è sicuramente importante e ci vuole comunque qualcuno che continui a fare film sull'argomento: siamo però in un periodo in cui bisogna provare a parlare di certi temi in un modo diverso, che arrivi di più alla popolazione e questo film, che avranno visto in quattro gatti, proprio per questo motivo, non ce la fa e non ce la farà mai a lanciare il suo messaggio in maniera capillare.

Voto: 5


Slender Man

USA 2018
Titolo Originale: Slender Man
Regia: Sylvain White
Cast: Joey King, Julia Goldani Telles, Jaz Sinclair, Annalise Basso, Taylor Richardson, Alex Fitzalan, Michael Reilly Burke, Jessica Blank, Kevin Chapman, Miguel Nascimento, Javier Botet
Genere: Horror



Prima che il film uscisse nelle sale, conoscevo la creepypasta dedicata alla figura dello Slender Man: non ho mai approfondito e non l'ho mai seguita nel corso degli anni, dato che si è anche evoluta, ma la conosco e la trovo anche una storiella davvero carina. Arriva dunque nelle sale il film tratto da questa storiella ed ecco che arriva... il disastro vero e proprio. "Slender Man" è un film che fa schifo alla merda, dall'inizio alla fine, il tipico horrorino di queste ultime annate, dominato da personaggi che hanno il quoziente intellettivo di un sasso e di jump-scare che neanche riescono a spaventare. Una di quelle visioni che poi quando vai su Facebook, nei gruppi horror che frequenti e in cui commenti e leggi che "Shining", "L'esorcista" e "Hereditary" fanno schifo, sono noiosi e hanno fatto addormentare ti viene voglia di sottoporre queste persone alla cura Ludovico utilizzando l'acido solforico al posto delle lacrime artificiali per idratare gli occhi.

Voto: 3


Black Butterfly

USA 2018
Titolo Originale: Black Butterfly
Regia: Brian Goodman
Cast: Jonathan Rhys Meyers, Piper Perabo, Antonio Banderas, Abel Ferrara, Nicholas Aaron, Vincent Riotta, Nathalie Rapti Gomez, Katie Mcgovern, Randall Paul, Charles Gaines
Genere: Thriller



E veniamo all'ultimo film di cui parlo in questa carrellata, l'ultimo visto in ordine cronologico ed il secondo nella classifica delle incazzature di questo mese. Siamo davanti ancora ad un film del 2017 con protagonisti Antonio Banderas e Jonathan Rhys-Meyers, un thrillerino dalla trama piuttosto interessante in cui il protagonista è uno scrittore che viene sequestrato in casa sua da un invasato che vuole, a tutti i costi, fargli scrivere il suo nuovo romanzo prima di lasciare la sua abitazione. Ora, a me frega poco che sto per fare SPOILER a breve, ma siccome il film è dell'anno scorso siamo ancora all'interno del range temporale per cui chi volesse vedere il film ha il diritto di farlo senza anticipazioni. Comunque, SPOILER, io pensavo che nel 2017 i film in cui alla fine si scopre che il film, non è nient'altro che un film... cioè un film... nel film - se non cogliete la citazione FUORI DI QUI SUBITO! -, ovvero un sogno del protagonista, fossero passati di moda nel 1947. Purtroppo invece mi sono dovuto ricredere, ed eccoci davanti all'ennesima pellicola che usa questo banalissimo stratagemma quando non sa che conclusione dare alla vicenda. Ed è un peccato perchè il primo finale, per quanto macchinoso, era ben giustificato e mi aveva anche soddisfatto. Poi però c'è il secondo finale... e il film muore del tutto.

Voto: 5,5

giovedì 27 settembre 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Settimana di grandi uscite quella che si prospetta a questo giro. Sicuramente sono tante, ben nove, di cui sicuramente almeno due attireranno la mia attenzione. Anche se, come ogni Giovedì, tutti i film saranno commentati in base ai miei pregiudizi!


BlaKkKlansman di Spike Lee


La storia del primo detective di colore del dipartimento di polizia di Colorado Spring che decide di infiltrarsi nel Ku Klux Klan per svelarne tutti i crimini. Il ritorno dopo un bel po' di tempo di Spike Lee - che si sarà anche stufato di farsi odiare dai tifosi di tutte le altre squadre che non siano i New York Knicks - alla regia si prospetta con uno di quei film tanto cattivi che potrebbero diventare molto tranquillamente uno dei cult personali di questa annata.

La mia aspettativa: 7,5/10


L'uomo che uccise Don Chisciotte di Terry Gilliam

Il regista ha rischiato di lasciarci le penne poco prima di presentare il film a Cannes: non ho visto tutti i suoi film, per quelli vi rimando a "La Bara Volante" che ne sta facendo una retrospettiva coi fiocchi, ma quelli che ho visto li ho sempre trovati particolarmente interessanti, anche se Gilliam è ancora in quel limbo tra i registi che non mi hanno mai deluso, ma che non sto ancora riuscendo ad amare. Sarà questo il film che farà scattare la scintilla?

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Girl: Pellicola belga che sa tantissimo di radical chic e che in questo periodo proprio non mi fa venire la voglia di concederle una visione.
Just Charlie - Diventa chi sei: Storia impegnata e forse impegnativa di un calciatore ingaggiato dal Manchester City che si sente felice solo quando può vestirsi da donna. Una tematica sicuramente importante, per un film che potrebbe essere seriamente impegnativo.
La casa dei libri: Storia di una vedova che decide di aprire la prima libreria nella città in cui vive, nel 1959. Emily Mortimer attrice interessante, il film mi sa un po' meno.
Mio figlio: Thriller franco-belga che sembra avere un gusto televisivo, forse un po' troppo poco per andare a gustarselo al cinema.
Ricchi di fantasia: Torna Francesco Miccichè, regista del non bellissimo "Loro chi?" con Sergio Castellitto a fare da protagonista. Parrebbe essere la solita commedia, purtroppo.
Sei ancora qui: Un thriller che non mi ispira, ma se devo essere sincero vorrei vederlo: perchè voglio vedere Bella Thorne all'opera, nient'altro.
Tutti in piedi: Commedia sentimentale francese e io con le commedie sentimentali in sto periodo non riesco proprio. Buona visione a chi deciderà di dargli un'opportunità.

mercoledì 26 settembre 2018

Dracula di Dario Argento (2012)


Italia, Francia, Spagna 2012
Titolo Originale: Dracula
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Enrique Cerezo, Stefano Piani, Antonio Tentori
Cast: Thomas Kretschmann, Asia Argento, Rutger Hauer, Unax Ugalde, Marta Gastini, Miriam Giovanelli, Giuseppe Loconsole, Augusto Zucchi, Franco Guido Ravera, Maria Cristina Heller, Giovanni Franzoni, Morgane Slemp, Christian Burruano, Francesco Rossini, Riccardo Cicogna, Eugenio Allegri, Piero Passatore
Durata: 105 minuti
Genere: Horror


Io con il post di ieri, nel caso non lo aveste capito, da qualche parte ci volevo arrivare. Uno sprovveduto qualunque potrebbe anche pensare che io abbia avuto voglia di parlare di "Dracula il vampiro" del 1958 per caso, perchè avevo voglia di togliermi lo sfizio di vedere per la prima volta quel film. Tutto vero, ovviamente, ma non è la verità completa: la verità è che io volevo proprio arrivare qui, all'ultimo appuntamento con la rassegna su Dario Argento che ho iniziato a Gennaio e che si è protratta fino alla fine di Settembre, per ben otto mesi. Una maratona di diciotto film, che ho visto a cadenza settimanale o al massimo a distanza di due settimane l'uno dall'altro che mi ha portato a riesplorare la carriera del regista, a partire dai suoi primi successi, fino ad arrivare agli ultimi insuccessi, con il terribile "Il cartaio" punto più basso della sua carriera e "Suspiria" a rappresentare senza ombra di dubbio il più alto - e a breve ne vedremo anche il remake di Luca Guadagnino per il quale nutro una certa curiosità. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes del 2012 e accolto da fischi, pernacchie e risate - un po' la stessa accoglienza ottenuta da Darren Aronofsky l'anno scorso con "Madre!" solo che in quel caso nessuno aveva provato a difenderlo, che io mi ricordi - e poi arrivato nei cinema poco tempo dopo, "Dracula" è stato girato con la tecnica del 3D stereoscopico moderno, che io non ho avuto il (dis)piacere di vedere al cinema, avendolo recuperato poi in home video qualche tempo dopo. Ancora una volta abbiamo Asia Argento a recitare - io ancora sto cercando qualcuno bravo che mi spieghi in cosa quella lì sia brava a recitare - nei panni del personaggio di Lucy, mentre nei panni di Dracula abbiamo Thomas Kretschmann e nei panni di Van Helsing gente del calibro di Rutger Hauer, che in teoria avrebbe dovuto dare lustro alla pellicola.
Anche in questo caso, trovo abbastanza inutile stare qui a spiegare la trama, se vi dovesse interessare l'ho già fatto ieri e il link per leggerla è nascosto nell'articolo - qualcosa mi dice che sia collegato al titolo del film di cui ho parlato ieri, ma fossi in voi non ne sarei così sicuro -, preferirei però soffermarmi sul fatto che ancora una volta Dario Argento, trovandosi davanti ad un grande classico della letteratura come gli era già accaduto alla fine degli anni novanta con "Il fantasma dell'Opera" ci ammorba con un pippone autoriale che vorrebbe reinterpretare la storia di Dracula prendendosi delle libertà creative risultando però alquanto tedioso e noioso e soprattutto sentendosi talmente bravo da risultare quasi spocchioso. Il problema fondamentale presente all'interno di questo film, che spero sia anche il motivo per cui è stato spernacchiato a destra e a manca e soprattutto all'anteprima a Cannes, è una recitazione che innanzitutto è poco credibile, talmente poco che non scampano nemmeno attori del calibro di Rutger Hauer da una recitazione svogliata ed impostata. Non parliamo poi di Asia Argento, che sto ancora aspettando da qualche settimana che qualcuno mi spieghi in che cosa quella sia brava a recitare. Perchè io capisco che Lucy anche in "Dracula il vampiro" non sia una donna da prendere da esempio per il suo elevato quoziente intellettivo, ma Asia Argento la rende un'ochetta odiosa, che speri che venga uccisa dalla prima scena e di una morte molto più dolorosa rispetto ad un semplice morsetto di Dracula.
Dal punto di vista tecnico e soprattutto della fotografia in realtà non mi è parso di vedere nulla di male, anzi, se non fosse legata ad una narrazione così brutta, ci starebbe pure ed è anche uno dei motivi per cui non voglio così male a questo film - non come a "Il cartaio" o "Il fantasma dell'Opera" quanto meno - così come alcune scene in cui il sangue sgorga sono abbastanza crude e ben riuscite, con lo stile che il regista ha preso e portato avanti sin dai suoi primi film, ma da qui a metterlo a confronto con i suoi primi lavori, quelli che gli hanno portato la notorietà, il successo e la stima che è giusto riconoscergli, ce ne passa proprio parecchia di acqua sotto i ponti.
Finisce dunque qui la rassegna dedicata a Dario Argento, una rassegna durata otto mesi - poco meno di una gravidanza, fortuna che io al parto non ci sono arrivato - per la quale non mi sognerei nemmeno di dire che è stata faticosa, se non fosse per gli ultimi cinque o sei film, di cui di settimana in settimana continuavo a rimandarne la visione. Per questo blog è stato un primo esperimento, dato che fino ad ora gli speciali li avevo sempre dedicati a saghe cinematografiche, questa volta ad un regista del quale non è nemmeno in previsione l'uscita di un nuovo film. Nuovo film in cui io ci spero: perchè da fan di Dario Argento, dopo quarantotto anni di carriera, in suo colpo di coda, in un film per lasciare e lasciare da vincente, io ci spero ancora. Anzi, non solo ci spero, credo proprio che ce lo possa anche regalare!

Voto: 4

martedì 25 settembre 2018

I FAKE REWATCH DI NON C'È PARAGONE #8 - Dracula il vampiro di Terence Fisher (1958)


Gran Bretagna 1958
Titolo Originale: Dracula
Regia: Terence Fisher
Sceneggiatura: Jimmy Sangster
Cast: Christopher Lee, Peter Cushing, Michael Gough, Melissa Stribling, Carol Marsh, Olga Dickie, John Van Eyssen, Valerie Gaunt, Janina Faye, Barbara Archer, Charles Lloyd Pack, George Merritt, George Benson, Miles Malleson, Guy Mills, Richard Morgan, John Mossman
Durata: 82 minuti
Genere: Horror


Non so bene il perchè, ma una sera, dopo aver visto un video su Youtube, mi sono messo in testa di vedere un bel film horror in bianco e nero. Da bravo ignorantone quale sono, vado sul web a cercare, con la tipica stringa di chi vuole vedere i film, ma non ne sa abbastanza: "migliori horror in bianco e nero". Capito su un articolo, non mi ricordo bene nemmeno quale, che mi propone la visione di "Dracula il vampiro", primo film della serie dedicata al personaggio di Dracula realizzato dalla Hammer, casa cinematografica che realizzò anche una serie su Frankenstein e sul personaggio della Mummia. Cercavo un film in bianco e nero e mi sono ritrovato davanti ad un film a colori, ma poco mi è cambiato quella sera, vista la voglia di retrò che avevo e avevo anche il bisogno di soddisfare. Alla regia abbiamo Terence Fisher un regista di quelli che negli anni d'oro di questo tipo di cinematografia era prolifico a livelli quasi indicibili: suoi moltissimi lavori prodotti dalla Hammer, tra cui anche un paio di capitoli della serie su Frankenstein. Non di minore importanza poi la presenza, nel ruolo del Conte Dracula, di Christopher Lee, attore che ha lasciato questa terra pochi anni fa e che, proprio col ruolo di Dracula, era chiamato al difficilissimo compito di sostituire Bela Lugosi - anche il primo "Dracula" diretto da Tod Browning sarebbe perfetto per questa rubrica - diventando poi una vera e propria icona in quello che è il personaggio horror per eccellenza della storia della letteratura e del cinema. Non solo Christopher Lee però nel cast, da segnalare anche la presenza di Peter Cushing nei panni di Van Helsing, con all'attivo film come "La maschera di Frankenstein" - altro fake rewatch? - e moltissimi altri film horror nella sua carriera.
Parlare della trama di questo film è un crimine contro l'intelligenza umana: chiunque conosce la storia di Dracula, ma siccome io sono di animo buono e l'intelligenza umana tendo a non sopravvalutarla mai, persino la mia, un accenno lo faccio lo stesso. Jonathan Harker, interpretato da John Van Eyssen, è in missione per conto di Van Helsing al castello del conte Dracula. Lì l'uomo viene ucciso dallo stesso conte, dopo che però questi era riuscito a togliere la vita ad una delle sue mogli, conficcandole un paletto di legno nel cuore. Assetato di sangue e desideroso di trovare una nuova moglie, Dracula si reca nel villaggio dove abita Lucy, promessa sposa di Jonathan interpretata da Carol Marsh, dove inizierà a perseguitare lei e la sua famiglia con l'obiettivo di trovare una nuova moglie. Nella vicenda rimarranno coinvolti anche Mina e il marito Arthur, interpretati rispettivamente da Melissa Stribling e Michael Gough.
Lungi da me il voler criticare un film comunque bello e a tutti gli effetti un cult come "Dracula il vampiro", ma c'è da dire che la pellicola sarebbe potuta tranquillamente finire alla prima scena, se Harker non fosse stato così stupido da avere di fronte Dracula e la moglie addormentati e non avesse deciso di uccidere prima la moglie. Insomma, "Dracula il vampiro", oltre che il primo film con Christopher Lee nei panni del conte Dracula ha avuto anche il merito di inventare i personaggi idioti dei film horror, quelli che di fronte ad una scelta banale da cui dipende la propria vita, compiono quella che li porterà a morte sicura. A parte questo piccolo appunto che ho da fare alla storia - che comunque ha un buco di sceneggiatura bello enorme tanto per gradire - ho apprezzato particolarmente le location, pittoresche e colorate, che fanno un bel contrasto con l'ambiente cupo in cui, per come lo abbiamo potuto conoscere, abiterebbe il conte Dracula. Se l'ambiente all'interno del castello è buio e tetro, l'esterno colorato e luminoso riesce a ricreare un bel contrasto, che funziona abbastanza bene a livello visivo. Un altro dei problemi fondamentali che ho avuto con questo film, che segue abbastanza fedelmente la storia originale, sta nel fatto che per tutta la sua durata il mio cervello bacato abbia pensato a quanto questo somigliasse a "Dracula morto e contento" di Mel Brooks, uno dei miei cult comici personali. C'è da dire anche che regista e sceneggiatori non si sono impegnati più di tanto nel dare la minima introspezione psicologica ai personaggi: sappiamo ciò che pensano e noi spettatori riusciamo a giudicare ciò che fanno basandoci a come conosciamo i personaggi grazie al romanzo da cui il film è tratto, perchè il film non aggiunge nulla di nuovo sotto quel punto di vista e la cosa è stata sicuramente voluta da parte degli autori della pellicola.
"Dracula il vampiro" possiede dalla sua una fotografia estremamente affascinante. Già ho speso parole riguardo all'uso della luce, buio e tetro all'interno del castello di Dracula e luminoso al suo interno, con anche la casa di Lucy che è piuttosto luminosa, persino nelle scene in notturna. L'idea che mi è parsa di capire da parte del regista era quella di rendere il più possibile luminose le scene in cui ci fosse qualcosa di umano, come ad esempio la casa di Lucy o anche solo l'esterno del castello di Dracula, mentre buie e tetre quelle situazioni in cui l'umano non sarebbe dovuto essere presente, come gli interno del castello di Dracula e il cimitero in cui Lucy viene sepolta. Inutile negare che il film, dopo sessant'anni dalla sua uscita, non riesca più a fare paura: noi spettatori conosciamo talmente bene la storia che è praticamente impossibile rimanerne turbati, ma quanto meno Fisher si gioca bene le carte a sua disposizione dando movimenti di macchina piuttosto veloci, soprattutto in quei momenti in cui Dracula sta preparandosi a nutrirsi, con tanto di riferimento quasi esplicitamente sessuale - nonostante i tempi - nel momenti in cui il conte si nutre di Lucy poco prima di ucciderla definitivamente. La colonna sonora di questo film è particolarmente assordante e se c'è una cosa che io poco sopporto mentre guardo una pellicola sono proprio le musiche tipiche dei film horror dell'epoca a cui appartiene "Dracula il vampiro", che giocano troppo con il volume - non che quelle degli horror di oggi siano meglio da questo punto di vista, anzi -, ma quanto meno hanno un che di sinfonico che comunque ti fa pensare che, almeno nella composizione, ci si siano impegnati.
Nonostante compaia pochissimo in scena Christopher Lee riesce a ritagliarsi, grazie a questo film - ma anche a quelli dopo - un enorme spazio nella storia del cinema. La sua interpretazione è straordinaria e carica di pathos e riesce nell'intento di mettere inquietudine, soprattutto nella scena in primo piano mentre si nutre, oppure quando si staglia in cima alle scale del suo castello per presentarsi a Jonathan Harker, oppure quando sembra fluttuare poco prima di entrare in casa di Lucy per nutrirsi di lei. Da non dimenticare anche le interpretazioni degli altri interpreti, tutti particolarmente azzeccati, ma ho apprezzato in modo particolare il modo in cui Carol Marsh riesce a interpretare il personaggio di Lucy per quel poco che è in scena, come ad esempio quando sembra essere in balia del volere di Dracula poco prima di aprire la finestra e farsi uccidere: i suoi movimenti sembrano quelli di una marionetta in balia di una forza superiore che ella stessa non è in grado di controllare e sono estremamente affascinanti.
Imprescindibile per ogni appassionato di cinema horror, che non si deve far spaventare dal fatto che, dal punto di vista del terrore, la pellicola appaia quasi superata sessant'anni dopo la sua uscita nei cinema. Un film reso eterno dall'interpretazione pazzesca di Christopher Lee e dal fatto che, a quel tempo, fare un film su Dracula era come scommettere sulla Juventus vincente nel prossimo campionato: un colpo sicuro.

lunedì 24 settembre 2018

La settima musa di Jaume Balaguerò (2017)

Spagna 2017
Titolo Originale: Musa
Regia: Jaume Balaguerò
Sceneggiatura: Jaume Balagueró, Fernando Navarro
Cast: Elliot Cowan, Franka Potente, Ana Ularu, Joanne Whalley, Christopher Lloyd, Leonor Watling
Durata: 105 minuti
Genere: Thriller, Horror


Qualche tempo fa, su noti siti di streaming, mi ero imbattuto nell'uscita del film "Muse", ne ero rimasto incuriosito, però, per qualche motivo ancora oscuro, non avevo avuto il tempo nè la voglia di vedermelo con i sottotitoli. Ho scoperto poi dell'uscita al cinema del film in questione, con il titolo "La settima musa" grazie ad un trailer visto poco prima di quella sola che è stato "La prima notte del giudizio". Ed è così che, in un Venerdì sera di metà Agosto, solo soletto senza nulla da fare, mi sono recato nel cinema più vicino che lo trasmettesse per andarlo a vedere: una sala semideserta visto il periodo in cui è uscito, la presenza di tre coppie contate e io a fare da settimo incomodo, ben distante dalle coppiette che però, devo dire, sono state brave a non fare casino. Forse stavano limonando durissimo, forse addirittura peggio, ma, quanto meno, sono stati tutti piuttosto silenziosi nonostante la bassa età media, da me irrimediabilmente innalzata. Convinto anche dalla presenza in regia di Jaume Balaguerò, regista in grado di darmi buonissimi horror come "REC" e "REC 2" o l'ottimo thriller "Bed Time" - quel film in cui Marta Etura dorme con un intimo griffato Juventus - sul quale ho dalla visione di quei film posto una buona dose di fiducia, peccato che dopo di quelli abbia anche diretto "REC 4: Apocalipsis" che vabbeh, lasciamo perdere. Ad interpretare il ruolo dei protagonisti della vicenda abbiamo due illustri sconosciuti, per lo meno qui in Italia, magari in patria sono famosissimi, come Elliot Cowan, che ha partecipato ad innumerevoli serie TV che io non ho visto, e Franka Potente, che mi dicono fosse presente in "The Conjuring - Il caso Enfield", ma io proprio non riesco a ricordarmela.
La trama del film è piuttosto intricata e va ben seguita per tutta la durata della pellicola: dopo il suicidio della sua compagna, una sua allieva, il professore universitario Samuel Solomon comincia ad avere strani incubi premonitori riguardanti una donna che viene uccisa durante una specie di rituale. Quando l'omicidio della donna effettivamente avviene, secondo le modalità che l'uomo aveva sognato nei suoi incubi, Samuel conoscerà una donna, Susan, perseguitata anche lei dallo stesso incubo. Grazie all'aiuto di un'amica di Samuel i due si alleeranno e cominceranno una strana lotta contro le Muse, cui Susan deve restituire l'imago, che eviterà loro la morte e la definitiva distruzione.
Non dico che sul film in questione avessi delle aspettative particolarmente alte, mi sarei accontentato, quanto meno, di un thrillerino coinvolgente dall'inizio alla fine, perfetto per il clima che imperversava a Milano solamente un mese fa. Da questo punto di vista alla fine non è che mi possa lamentare del tutto, alla fine guardando la pellicola non mi sono particolarmente annoiato e la visione è passata senza particolari problemi, che però ho ravvisato a livello di regia e di sceneggiatura. Da una parte ho trovato interessantissime alcune citazioni letterarie riguardanti le Muse, reinterpretate a piacimento dagli sceneggiatori per inserirle nella trama della pellicola, trama che però risulta poco interessante e soprattutto poco fluida a livello narrativo. Uno dei più grandi difetti sceneggiativi di questo film è infatti il fatto che la trama si muova in diverse direzioni, prendendone una precisa solamente nel finale, con un colpo di scena che a un certo punto diventa effettivamente chiaro e telefonato -altrimenti, vi dò un indizio, la scena all'inizio non sarebbe stata quasi per nulla giustificata. Non bastasse il fatto che il finale sia piuttosto prevedibile, questo appare anche sbrigativo e buttato lì tanto per dare una conclusione alla pellicola.
Dal punto di vista realizzativo, forse per la prima volta da quando seguo il regista, Balaguerò mi ha piuttosto deluso, semplicemente perchè il prodotto sembra mostrare tutte le caratteristiche di un prodotto televisivo roba da canale generalista nemmeno di altissimo livello. Da una parte non è malissimo il modo in cui viene costruita l'atmosfera e il tono generale della pellicola, mentre dall'altra viene male a pensare che a livello registico il film abbia davvero poco da segnalare, con il regista che si limita a svolgere il suo compitino e i montatori che non ci mettono del loro per quanto riguarda il risultato finale del film. Anche per quel che riguarda la recitazione, mi è parsa medio bassa praticamente da parte di tutti gli interpreti della vicenda. Aggiungiamo anche l'eccessiva presenza di "Noooooo!" urlati che ormai al cinema mi fanno sempre un effetto involontariamente comico e capiamo poi perchè il film alla fine non mi abbia particolarmente soddisfatto.
Con "La settima musa" ci troviamo dunque davanti ad un film con uno stampo televisivo, mandato allo sbaraglio nei cinema italiani senza ottenere particolari risultati, cosa un po' prevedibile visto il periodo e visto anche che al cinema c'era "Ant-Man and the Wasp". Più che ad un horror o ad un thriller lo spettatore, che comunque non nego che potrebbe rimanerne anche soddisfatto, si trova davanti ad una fiaba gotica non troppo riuscita la cui trama si muove in troppe direzioni senza mai prendere una con precisione.

Voto: 5

Non troppo tempo fa ha parlato di questo film anche Erica, sul suo "Il Bollalmanacco di cinema". Trovate al link la sua recensione de "La settima musa"

domenica 23 settembre 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #36 - Captain Marvel

Questa volta per quanto riguarda la rubrica domenicale sui trailer si ritorna a parlare di film, dopo la parentesi seriale di settimana scorsa. Si parla però di un film a lunga scadenza, dato che pare uscirà nel Marzo del 2019, poco prima del seguito di "Avengers: Infinity War".



La mia opinione: Sto seguendo il Marvel Cinematic Universe praticamente da quando ancora non era un universo cinematografico condiviso e, ora che il progetto sta arrivando al suo culmine, ecco che arriva il film dedicato a quella che, dai lettori dei fumetti, è considerata la più potente supereroina della Marvel. Sarà Brie Larson ad interpretare la supereroina, così come il film in questione vedrà il ritorno di Samuel L. Jackson e di Clark Gregg nei panni di Phil Coulson, morto in "The Avengers" e resuscitato per la serie "Marvel's Agents of S.H.I.E.L.D.". Nel trailer si intravede anche un Jude Law, che interpreterà Mar-Vell - che io che non leggo i fumetti non so chi sia - e tornerà anche Lee Pace nei panni di Ronan l'accusatore, che avevamo visto in "Guardiani della Galassia". Insomma, molto è il tempo che ci separa dall'uscita di questo film, ma la Marvel sta preparando il terreno per l'ultimo capitolo dedicato agli Avengers e deve farlo nella migliore maniera possibile, non, ad esempio, come fece con "Black Panther" che uscì giusto poco prima di "Avengers: Infinity War".

venerdì 21 settembre 2018

STEPHEN KING DAY - Cimitero vivente di Mary Lambert (1989)

Vista la fatica che ho fatto a terminare i soli due romanzi di Stephen King che ho letto in vita mia, avendolo abbastanza in antipatia per essere riuscito a farmi detestare la sua versione di "Shining", festeggiare il compleanno di uno degli scrittori più famosi dei nostri tempi sembrerebbe alquanto ipocrita. Eppure, quando su idea di Marco de "La stanza di Gordie" la solita cricca di blogger cinematografici ha deciso di festeggiare il settantunesimo compleanno dello scrittore, recensendo un adattamento cinematografico di un suo romanzo, io non mi sono tirato indietro. Perchè? Perchè dai romanzi di Stephen King sono stati tratti molti degli horror che ritengo dei cult personali, che sanno mescolare l'horror al drammatico in maniera sempre piuttosto creativa. Visti i tanti adattamenti tante sono anche le cappellate tratte dai suoi romanzi ma, siccome in vita mia non sono mai riuscito a vedere "Cimitero vivente", ho colto l'occasione per recuperare uno dei film che viene più chiacchierato nei gruppi horror che però io non ero mai riuscito a vedere!



USA 1989
Titolo Originale: Pet Sematary
Regia: Mary Lambert
Sceneggiatura: Stephen King
Cast: Dale Midkiff, Denise Crosby, Miko Hughes, Blaze Berdahl, Fred Gwynne, Brad Greenquist, Michael Lombard, Susan Blommaert, Andrew Hubatsek, Peter Stader
Durata: 103 minuti
Genere: Horror


Un progetto affidato inizialmente, nel 1984, a George A. Romero - che visti i risultati non oso immaginare che cosa avrebbe potuto tirare fuori lui - viene poi ceduto dallo stesso regista a Mary Lambert, che all'epoca aveva all'attivo solamente un film, "Siesta" diretto due anni prima, e che dopo non è che sia stata la regista più prolifica della storia del cinema: all'attivo soltanto nove film e tre cortometraggi in poco meno di trent'anni di carriera, tra cui anche "Cimitero vivente 2" e quella porcheria di "Urban Legend 3", e qualche programma per la televisione. Anche i volti che vengono scelti per interpretare i protagonisti non sono poi dei volti notissimi nel mondo del cinema: ad interpretare il padre di famiglia Louis Creed abbiamo Dale Midkiff che stando a Wikipedia sarebbe noto per aver preso parte ad "Air Bud 3", e che notorietà che si ottiene con un film del genere - che poi io vorrei dire, passino il primo e il secondo capitolo, in cui il cane sapeva giocare a basket, passi anche il terzo in cui giocava a calcio, ma me ne ricordo molto chiaramente uno in cui era bravo a giocare a baseball. Ora ditemi come cazzo fa un cane a saper giocare a baseball, tenere una mazza per un cane non è una cosa naturale, men che meno colpire la palla con una forza disumana! -. Nel ruolo della moglie di Louis, Rachel, abbiamo Denise Crosby, lei sì che qualche film lo ha fatto, soprattutto negli anni successivi, ma mai ottenendo un vero e proprio successo, però è proprio nel ruolo di Jud Crandall che abbiamo l'attore importante, quello con una buona carriera alle spalle: è interpretato da Fred Gwynne, che morirà solamente pochi anni dopo, con all'attivo film come "Fronte del porto".
Il film vede al centro della vicenda la famiglia Creed, composta da Louis, la moglie Rachel, la figlia maggiore Ellie, interpretata da Blaze Berdhal, e il piccolo Gage, interpretato da Miko Hughes. I quattro si sono appena trasferiti in una nuova casa che, magia delle magie, non è infestata dai fantasmi, nè dai demoni dei proprietari precedenti morti di morte violenta. Si trova però molto vicina a un piccolo cimitero in cui nel corso degli anni sono stati sepolti molti animali, morti investiti dai camion che passano a tutta velocità nella strada che passa proprio davanti alla casa. É proprio quando il piccolo Gage rischia di morire investito da un camion che la famiglia conosce il vicino di casa Jud, che salva lui la vita e, nel corso delle giornate successive porterà la famiglia a visitare il cimitero degli animali che si trova a pochi passi. Da una parte per Rachel non è una buona idea parlare di morte ai bambini, a causa di un trauma infantile legato alla morte della sorella affetta da meningite mentre era sola in casa con lei, mentre dall'altra Ellie teme di poter perdere da un giorno all'altro il suo gatto nero Church - il nome è ispirato a Winston Churchill - cui è molto affezionata. Nel corso della storia Louis sarà anche perseguitato dalla visione di Pascow, interpretato da Brad Greenquist, ragazzo che morirà nell'ospedale in cui lavora in seguito ad un incidente, che lo avvertirà di un pericolo imminente, legato proprio ai confini del cimitero degli animali. Per la famiglia le cose pian piano cominceranno a precipitare con la morte di Church, che ritornerà in vita dopo essere stato sepolto in un antico cimitero indiano, ora diventato un luogo sacro, e ancora di più dopo la morte di Gage. Ah, ovviamente io non vi ho avvertito degli spoiler perchè se un film ha più di cinque anni per me non è spoiler, e siccome questo ne ha quasi venti va da sè che posso sentirmi in diritto, conferito da me stesso, di dirne ciò che voglio.
Già ho detto enne volte quanto lo Stephen King scrittore non mi abbia mai fatto impazzire - anzi, non mi è proprio mai piaciuto - ma ho anche detto altrettante volte di quanto i suoi romanzi, alla luce delle trasposizioni da me viste, siano perfetti per essere portati al cinema - e lo vedremo anche con gli esempi scelti dagli altri amici blogger! Quello che ne esce con "Cimitero vivente" è un horror interessantissimo, la cui sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Stephen King che pare aver dato alla pellicola molta più religiosità rispetto al suo romanzo. Tante infatti sono le riflessioni riguardo alla morte e alla spiritualità ad essa collegata ben utilizzate per conferire al film horror anche una connotazione drammatica, che giochi con le paure e con i turbamenti morali dei protagonisti. Nella prima parte il film se la gioca bene a livello di atmosfera, tanto che finchè gli eventi non precipitano, si ha comunque la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato, che qualcosa di brutto stia per accadere. Non è una sensazione eccessivamente angosciante, ma non ti fa nemmeno stare troppo tranquillo, non so se mi sono spiegato. Ancora meglio a livello di creazione della tensione sono tutte quelle scene in cui sono presenti prima il gatto Church tornato dal mondo dei morti con il gusto per le uccisioni, così come quelle in cui è il piccolo Gage a tornare, in una veste che crea contrasto tra il suo essere assassino e la sua fisicità da bambino gentile. Inquietantissime, forse le meglio riuscite a livello di trucco, le scene in cui Rachel ricorda la morte della sorella, ormai diventata pazza a causa della meningite, immaginandosela ritornare nel corpo del suo bambino per vendicarsi di averla lasciata morire.
Nonostante qualche effetto speciale piuttosto dozzinale e facilone, "Cimitero vivente" mi è parso un horror ben diretto, in grado di ben evidenziare i momenti più importanti della narrazione con qualche colpo ben assestato in termini di buone inquadrature. Non mi pare di ricordare in maniera positiva nessun brano della colonna sonora, se non il brano dei Ramones che accompagna i titoli di coda "Pet Sematary", composto dalla band dopo che lo stesso Stephen King, loro grande fan, regalò il romanzo a Dee Dee Ramone, che poche ore dopo tornò da lui con il testo della canzone. La recitazione è molto caricata ed enfatizzata, non adotta uno stile realistico e credibile che solitamente a me piace molto e in alcuni casi, vedi ad esempio la scena della morte di Gage, mi è parsa addirittura involontariamente comica.
Perfetto per questi auguri di compleanno allo scrittore più famoso della nostra epoca, "Cimitero vivente" è un film che consiglierei di vedere a tutti gli appassionati di cinema horror, anche se penso che fino a pochi giorni fa ero io l'ultimo che mancava all'appello per la visione della pellicola, non tanto per la paura che mi ha suscitato, che è più una forma di inquietudine e di sensazione della presenza di qualcosa che non va, quanto più che altro per la capacità di inserire, all'interno della vicenda, una buona componente drammatica che rendesse il film horror ancora più interessante.


Hanno partecipato a questi auguri di compleanno a Steven King anche i seguenti blogger:

Il Bollalmanacco di Cinema - Brivido
White Russian - The Mist
La collezionista di biglietti - 1922
Stories - Il miglio verde
La stanza di Gordie - Cujo


giovedì 20 settembre 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Altro weekend cinematografico all'orizzonte e altro weekend con un grande numero di uscite, poche delle quali che mi interessano per davvero. Dei tredici film in uscita poi, ben tre saranno documentari e ovviamente non verranno qui nominati, così il numero scende a dieci. Dieci commenti basati solamente sui miei pregiudizi, beccateveli tutti!


The Nun di Corin Hardy


Continua imperterrito a macinare capitoli il franchise creato da James Wan con "L'evocazione - The Conjuring". Spazio ora al secondo spin-off, dopo i due capitoli di "Annabelle", dedicato a Valak, il demone con le sembianze da suora che abbiamo conosciuto in "The Conjuring - Il caso Enfield". Le recensioni in arrivo da oltre oceano non sono delle più confortanti, così come il botteghino non sta premiando il film, che è ancora sotto nel punteggio rispetto a "The Predator" - forse anche giustamente direi. Nonostante ciò, per quanto mi riguarda questa è l'uscita di punta del weekend, non me la perderò sicuramente.

La mia aspettativa: 6/10


Gli Incredibili 2 di Brad Bird

Dopo non aver visto più di dieci anni fa "Gli Incredibili", la voglia di recuperare il primo capitolo non penso mi verrà certo ora che sono ufficialmente allergico ai film d'animazione - ci sono degli esami medici che me lo hanno confermato, non posso proprio farci nulla. Se un giorno questa allergia passeggera mi passerà, proverò a guardarlo, altrimenti farà la fine di tutti gli altri film d'animazione che non ho visto in questi anni

La mia aspettativa: 5,5/10


Le altre uscite della settimana

La banda Grossi: Western all'italiana basato su una banda di fuorilegge. Sa un po' di amatoriale, non penso gli darò un'occasione.
Lola+Jeremy: Sentimentalismo alla francese che non ho proprio voglia di affrontare in questo periodo!
Piazza Vittorio: Altro film italiano potenzialmente noiosetto, tra l'altro in stile documentaristico. Lo lascio agli appassionatissimi.
Saremo giovani e bellissimi: Pare quasi sia la settimana del cinema italiano votato all'inutilità.
Sembra mio figlio: Di nuovo cinema impegnato, forse addirittura troppo. Penso che potrei passare anche questo.
Un amore così grande: Altra commedia romantica italiana. Questa settimana se non fosse per l'horror che si preannuncia deludente, proprio siamo sotto zero!
Un figlio all'improvviso: Commedia francese che si preannuncia particolarmente stupida e inutile. Sta settimana facevano prima a saltarla a pie' pari i distributori.
Una storia senza nome: E forse, con l'ultima uscita, siamo arrivati a qualcosa di interessante, o almeno più di tutto il resto che ci viene propinato oggi. Un noir con Micaela Ramazzotti e Alessandro Gassmann che potrebbe dare qualche soddisfazione.

mercoledì 19 settembre 2018

Halloween 6 - La maledizione di Michael Myers di Joe Chappelle (1995)




USA 1995
Titolo Originale: Halloween: The Curse of Michael Myers
Regia: Joe Chappelle
Sceneggiatura: Daniel Farrands
Cast: Donald Pleasence, Paul Rudd, Marianne Hagan, Mitch Ryan, George P. Wilbur, Kim Darby, Bradford English, Keith Bogart, Mariah O'Brien, Leo Geter, J.C. Brandy, Devin Gardner, Susan Swift, A. Michael Lerner
Durata: 88 minuti
Genere: Horror


Dopo una settimana dall'ultimo appuntamento siamo ancora qua, ma non abbiamo sessant'anni e non scriviamo canzoni per ricordare al mondo che esistiamo ancora come Vasco Rossi. Siamo ancora qua per parlare di un nuovo capitolo della saga di "Halloween", che sto rivedendo e recuperando - per quanto riguarda i capitoli non visti - in vista dell'uscita, a fine Ottobre, di "Halloween" di David Gordon Green, che sarà un seguito diretto del primo capitolo scritto da John Carpenter e Debra Hill buttando via tutti i capitoli che lo hanno seguito. Dopo esserci lasciati con un per me azzeccatissimo quinto capitolo, in cui nel finale Jamie Lloyd e Michael Myers venivano rapiti da degli uomini incappucciati, ecco che per il sesto capitolo viene chiamato alla regia Joe Chappelle, all'epoca illustrissimo sconosciuto, ma in grado negli anni successivi di diventare regista per serie televisive del calibro di "The Wire" o di "Fringe". Insomma, ancora adesso è una specie di illustre sconosciuto, però qualcosa di un minimo importante nella sua carriera lo ha fatto, anche se non di certo questo film. Nel casto di questo sesto capitolo vengono richiamati George P. Wilbur, che avevamo visto nei panni di Michael Myers in "Halloween 4 - Il ritorno di Michael Myers, altrimenti conosciuto come "il peggior Michael Myers dell'intera saga", ma anche J. C. Brandy che prende il posto di Danielle Harris nei panni di Jamie Lloyd cresciuta di ben sei anni rispetto al film precedente, perchè il tempo passa per tutti lo sai, nessuno indietro lo riporterà, neppure noi. Ovviamente il tempo passa anche per Donald Pleasence, che di film in film appariva sempre più stanco e svogliato nell'interpretare il ruolo di Sam Loomis, caso vuole che al termine delle riprese del film in cui l'attore è conciato peggio, poco prima dell'uscita della pellicola nelle sale il buon Pleasence abbia deciso di morire, facendo così dedicare questo sesto capitolo alla sua memoria. Spazio anche, in un ruolo piuttosto importante, per un giovanissimo Paul Rudd, al suo secondo film da attore.
Ci eravamo lasciati al termine di "Halloween 5 - La vendetta di Michael Myers", con Jamie Lloyd e Michael Myers che venivano rapiti da degli uomini incappucciati, probabilmente appartenenti ad una setta segreta. Essendo questo sesto capitolo uscito ben sei anni dopo il quinto, è doveroso - tanto quanto non richiesto - occupare qualche minuto iniziale con un bel riassuntone, di quelli che proprio se ne sentiva il bisogno: d'altronde se il film dura solo un'ora e venti e tu non hai idee per occuparle, perchè non iniziare con un riassuntone con i fiocchi. Comunque, siamo collocati temporalmente sei anni dopo gli eventi del film precedente, con Jamie Lloyd e Michael Myers che sono ancora all'interno della setta che li aveva rapiti in precedenza: la prima come prigioniera, cavia e chi più ne ha più ne metta, il secondo come una specie di divinità - ma questo lo verremo a sapere più tardi, chissene frega se è fondamentale per come poi si svolge la trama. Jamie, tra le altre cose, sta partorisce, dal nulla, un bambino che presto si scoprirà essere il figlio di lei e di Michael Myers - perchè?!? - e, poco dopo il parto, la ragazza decide di scappare portando con sè suo figlio per tornare ad Haddonfield, dove nel frattempo, nel corso di questi sei anni, la festa di Halloween è stata abolita. Ora, io non so voi, ma se fossi stato in Jamie Lloyd, sapendo chi sono, mai mi sognerei di andare ad Haddonfield la notte di Halloween, tra l'altro in uno di quegli anni in cui gli studenti, per ribellarsi, stanno pensando di riportare in vita la festa. Ovviamente una volta lì la ragazza avrà modo di lanciare un appello via radio, che guarda caso verrà ascoltato proprio da Sam Loomis - che, ricordo, in questo film è proprio vecchio e stanco, probabilmente uno degli epitaffi più brutti per la vita di un attore -, poco prima di venire, finalmente, uccisa da Michael Myers. Per il killer però c'è da risolvere un'altra questione: recarsi nella casa degli Strode, cugini di Laurie, dove il bambino pare essere stato lasciato, per riprenderselo e riportarlo alla setta. Dunque per Kara Strode, cugina di Laurie, e per Tommy Doyle, il bambino comparso nel primo film ossessionato da Michael Myers qui interpretato da Paul Rudd, inizierà una lotta contro Michael Myers per mettere in salvo il piccolo. A questo aggiungiamo che il figlio di Kara, Danny, avverte delle voci misteriose, ma non capiremo mai il perchè nel corso della pellicola.
Dopo sei film della stessa saga le questioni cui si va incontro sono fondamentalmente queste: la prima è che hai per forza di cose finito le idee; la seconda è che, avendo finito le idee, in qualche modo te le devi far venire, soprattutto se fai un film su commissione; la terza è che, nel momento in cui ti fai venire le idee, giudicare se queste siano buone o meno, soprattutto quando fai un film su commissione di cui poco frega ai produttori se non il guadagno al botteghino, è il lavoro più difficile del mondo, salvo poi il fatto che, a posteriori, si rivelino tutte delle idee pessime. Pessima è dunque l'idea di ridurre tutto a una setta di potenti che vuole utilizzare Michael Myers per perseguire i propri scopi, così come pessima è l'idea di fare lo spiegone, assolutamente non richiesto, su cosa spinga Michael Myers ad uccidere, collegandolo all'occultismo e facendo perdere al personaggio tutto il fascino che si era creato nel corso dei primi film. Le uccisioni e le scene splatter rimangono tali, ma con questo film gli sceneggiatori hanno fatto talmente tanto casino che a un certo punto allo spettatore non interessa più nemmeno del sangue e dei morti ammazzati.
La regia, purtroppo, è di quelle che ti fa capire ben poco, soprattutto nelle scene più movimentate. Non ricordo, tra l'altro, nemmeno un'inquadratura in soggettiva, che nei precedenti film della saga era un po' il marchio di fabbrica sugli omicidi di Michael Myers. Aggiungiamo a questo che la bellissima colonna sonora composta da John Carpenter per il primo film e ben utilizzata nei successivi - anche nelle sue variazioni nel quinto capitolo - qui è ridotta ad una robetta troppo anni novanta fatta con il sintetizzatore elettronico, una roba tanto tamarra quanto per nulla inquietante: peccato perchè era proprio l'inquietudine che ti metteva il potere di quella melodia. Dal punto di vista della recitazione, vanno praticamente tutti con il pilota automatico e non riesco a trovare una nota positiva, men che meno in un Donald Pleasence prossimo alla morte, che qui proprio lo si vede stanco, e svogliato, ancora peggio che nei due capitoli precedenti.
Insomma, "Halloween 6 - La maledizione di Michael Myers" è un film abbastanza inutile. Ma tranquilli, fan della saga: non solo il prossimo "Halloween" di David Gordon Green cancellerà totalmente dalla linea temporale questo capitolo - assieme a tutti gli altri tranne il primo -, ma anche "Halloween - 20 anni dopo", il prossimo film che verrà recuperato per questa rassegna, decise di cancellare tutto, tenendo per buoni solamente i primi due capitoli. Cosa succederà dunque, ora che la storyline ritornerà sui binari intrapresi nel secondo film e abbandonati nel quarto con la morte di Laurie Strode? Lo scoprirete solo se continuate a seguirmi. Oppure, se proprio non volete farlo, basterà che vi recuperate il prossimo film della saga!

Voto: 4

Non perdetevi anche gli speciali organizzati da La Bara Volante e da Il Zinefilo in onore della saga di "Halloween". Li trovate ai link qui sotto!

La Bara Volante - I Remember Halloween
Il Zinefilo - Halloween - La notte delle saghe

martedì 18 settembre 2018

The Terror - Stagione 1


The Terror
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 10
Creatore: David Kajganich
Rete Americana: AMC
Rete Italiana: Amazon Prime Video
Cast: Jared Harris, Tobias Menzies, Paul Ready, Adam Nagaitis, Ian Hart, Nive Nielsen, Ciarán Hinds
Genere: Drammatico, Horror


Quest'anno, per quanto riguarda le serie televisive, non riesco proprio a stare al passo con i tempi: ho cambiato posto di lavoro e, essendo molto più vicino a casa rispetto a prima, non riesco più a guardare le canoniche due puntate al giorno che mi vedevo in metropolitana, in compenso ho ricominciato a leggere, dunque le serie me le guardo solo a casa, ovviamente restringendo molto i numeri. Mi sono imbattuto in "The Terror" qualche mese fa, all'epoca della sua uscita su AMC nel mese di Marzo, ma, ovviamente, non sono riuscito a seguirla episodio per episodio, come la maggior parte delle serie televisive che sto guardando in questa annata. Appena tornato dalle ferie però, nel giro di un paio di settimane, sono riuscito a recuperare la prima stagione di questa serie televisiva, il cui progetto prevede che sia una serie antologica in cui ogni stagione sarà basata su romanzi horror ispirati a storie realmente accadute. Per quanto riguarda la prima stagione il titolo è azzeccatissimo e pertinente con la trama, visto che si narra della misteriosa scomparsa delle navi Erebus e Terror avvenuta nel 1849 mentre si esplorava il cosiddetto Passaggio a Nord-Ovest.
La trama segue quella del romanzo del 2007 "La scomparsa dell'Erebus" - che io non ho letto e con il quale non potrò fare un paragone -, in cui gli equipaggi delle navi Erebus e Terror, durante la ricerca del Passaggio a Nord-Ovest, si ritrovano presto bloccati in mezzo ai ghiacci. Gli uomini a bordo saranno dunque costretti a cercare un modo per sopravvivere alle condizioni climatiche estreme e a strani avvenimenti che si verificano intorno a loro. Protagonisti della vicenda saranno il capitano Francis Crozier, interpretato da Jared Harris, e James Fitzjames, interpretato da Tobias Menzies. Per chi si aspetta una serie horror moderna, potete pure tenervene alla larga: qui la componente paurosa e soprannaturale è solamente suggerita e la narrazione si concentra, soprattutto nelle prime battute della serie, su come i protagonisti della vicenda possano sopravvivere a condizioni così estreme, che potrebbero portarli al congelamento in brevissimo tempo. Il fatto che la componente horror, soprattutto nella prima parte, sia solamente suggerita, contribuisce a dare un certo fascino a questa prima stagione della serie che, pur con qualche riserva, funziona praticamente in tutti e dieci i suoi episodi.
Merito di questa prima stagione è sicuramente quello di avermi fatto provare un certo interesse verso la lettura del romanzo da cui è tratta, demerito invece è sicuramente il ritmo, non sempre gestito benissimo e il più delle volte, anche particolarmente lento. Se l'inizio della vicenda ci porta quasi subito al fatto principale su cui poi si concentrerà l'intera prima stagione, poi la narrazione degli eventi successivi se la prende molto molto comoda tanto che forse dieci episodi, per ciò che alla fine viene narrato, possono sembrare addirittura eccessivi. C'è di buono comunque il fatto che i personaggi sono sviluppati a dovere e le interazioni tra di loro ben giustificate. Ecco, forse da una serie che si chiama "The Terror" - non sapendo a cosa fosse dovuto il titolo prima di guardarla - mi aspettavo un po' più di paura, anche se i creatori si giocano abbastanza bene il modo in cui presentano il nemico di tutti i personaggi, che alla fine è un misto tra soprannaturale e realistico, di sicuro fascino. Fossi in voi, dunque, un'opportunità a "The Terror" la darei, soprattutto se vi piacciono quelle serie in cui si esplorano a fondo i personaggi. Ecco, se proprio dobbiamo trovarle un altro difetto... beh, la serie è quasi interamente al maschile, quindi se cercate qualche bella donzella da ammirare, questa non fa proprio per voi. E se è per quello nemmeno per me!

Voto: 7

Altri blog nella blogosfera hanno parlato di "The Terror" prima e meglio di me. Andate a far loro una visita!

Pensieri Cannibali

lunedì 17 settembre 2018

Ant-Man and the Wasp di Peyton Reed (2018)




USA 2018
Titolo Originale: Ant-Man and the Wasp
Regia: Peyton Reed
Sceneggiatura: Chris McKenna, Erik Sommers, Andrew Barrer, Gabriel Ferrari, Paul Rudd
Cast: Paul Rudd, Evangeline Lilly, Michael Peña, Walton Goggins, Hannah John-Kamen, David Dastmalchian, Tip "T.I." Harris, Judy Greer, Bobby Cannavale, Randall Park, Abby Ryder Fortson, Michelle Pfeiffer, Laurence Fishburne, Michael Douglas
Durata: 118 minuti
Genere: Azione, Supereroi


Dopo il film evento dell'anno "Avengers: Infinity War", il Marvel Cinematic Universe si trova in una situazione per cui molti dei personaggi si sono dissolti in seguito al famoso schiocco di dita e quelli rimasti in vita dovranno, il prossimo anno e con l'aiuto anche di Ant-Man e di Captain Marvel, sconfiggere Thanos per riportare la pace nell'universo. Nel frattempo in tanti ci siamo chiesti come mai in "Avengers: Infinity War" il personaggio di Ant-Man non fosse presente: ecco che, per rispondere a questa domanda, arriva il cinecomic di Ferragosto, quello che ha portato via gli spettatori da "The End? L'Inferno fuori", quello in cui ancora una volta sarà Ant-Man a farla da padrone. Ecco che dunque vengono riarruolati per questo seguito, dopo l'interessante "Ant-Man", i soliti noti: Paul Rudd nel ruolo del protagonista, la magnifica Evangeline Lilly - responsabile del mio calo di diottrie quando a soli quattordici anni incominciai a guardare "Lost" - nel ruolo di Hope van Dyne, Michael Douglas che riprende il ruolo Hank Pym e Michael Peña nel ruolo di Luis, collega chiacchierone di Scott Lang. Vengono introdotti nel cast anche Michelle Pfeiffer nel ruolo di Janet van Dyne, madre di Hope e moglie di Hank Pym, Walton Goggins e Hannah John-Kamen. Alla regia, dopo aver ereditato il primo capitolo da Edgar Wright, ritorna Peyton Reed, che ben si era comportato con l'eredità del primo capitolo e qui aveva il dovere di confermarsi.
Il film si inserisce temporalmente tra gli eventi narrati in "Capitan America: Civil War" e "Avengers: Infinity War" e vediamo uno Scott Lang ancora agli arresti domiciliari, a pochi giorni dal rilascio da parte delle autorità. Mentre tenta di occupare le sue giornate che si dividono abilmente tra ore e ore di televisione, grandi dormite e sessioni di prove con la batteria elettronica, viene contattato telepaticamente da una donna, che si rivelerà poi essere Janet van Dyne, dispersa da più di vent'anni nel mondo quantico. Venuti a conoscenza della cosa, Hank Pym e Hope van Dyne, ora diventata a tutti gli effetti The Wasp, si serviranno dell'aiuto di Scott Lang per riportarla indietro dal mondo quantico. I loro piani però verranno continuamente rallentati dagli interventi di Sonny Burch, criminale locale con contatti nell'FBI interpretato da Walton Goggins, e da Ava o Ghost per chi preferisce chiamarla con il suo nome son i superpoteri, interpretata da Hanna John-Kamen, che farà di tutto per ottenere l'attenzione di Hank in modo da farla guarire da una mutazione genetica che la rende del tutto immateriale.
Idealmente distaccato dal Marvel Cinematic Universe, "Ant-Man and the Wasp" può essere considerato a tutti gli effetti un film standalone che funziona proprio perchè per una volta il supereroe in questione per una volta non deve salvare il mondo da una minaccia insostenibile, ma, per una volta, deve occuparsi di qualcosa di personale, tanto che forse non è Ant-Man il vero protagonista della vicenda, quanto più che altro l'accoppiata formata da Hope e Hank Pym. É presente il solito umorismo di casa Marvel che però da una parte non mi ha dato particolarmente fastidio come in "Thor: Ragnarok", forse proprio perchè questo tipo di umorismo è perfetto per un personaggio come Scott Lang, che, fondamentalmente, è un cazzone che con i poteri fornitigli da una tuta costruita da uno scienziato non è pronto per salvare il mondo, ma può anche, ogni tanto, occuparsi delle piccole cose. Certo è che dal punto di vista umoristico le idee sono un po' quelle utilizzate nel precedente film, però la cosa non mi è comunque dispiaciuta e la presenza di Luis come comic relief è ancora una volta risultata abbastanza esilarante. Nella maggior parte dei film del Marvel Cinematic Universe è il villain a essere il personaggio peggio sviluppato e quello su cui la casa cinematografica è particolarmente debole: qui addirittura il villain è assente giustificato, o meglio, colei che dovrebbe essere il villain della situazione - Ava o Ghost, come preferite - è mossa da una situazione personale che porta lo spettatore ad empatizzare per lei, insomma è a tutti gli effetti un personaggio che pretende attenzioni per risolvere una situazione particolarmente pesante. Lasciamo perdere il personaggio di Sonny Burch, un villain comico che, presente o no, non influenza per nulla lo svolgimento della vicenda.
Ancora una volta siamo davanti ad un film della Marvel in cui il regista non può e non vuole metterci del suo. Che poi proprio poco prima dell'uscita di questo film arrivava la notizia del licenziamento di James Gunn per "Guardiani della Galassia Vol. 3", in questo modo la Disney è riuscita a cacciare l'ultimo regista in grado di dare personalità ai suoi film, ora ha dalla sua solamente scimmie ammaestrate che obbediscono agli ordini. Nonostante questo ho trovato parecchio affascinanti tutte quelle scene ambientate nel mondo quantico e i combattimenti, con il continuo alternarsi di scena "in piccolo" con altre scene "in grande" è ben orchestrato e dà un ritmo forsennato alle scene d'azione. A fronte di una colonna sonora praticamente non pervenuta va segnalato il fatto che anche in questo film Michael Douglas ci crede davvero in quello che fa e recita mettendoci tutto se stesso nel suo personaggio. Ancora una volta Paul Rudd risulta ottimo nella parte di quello che ama cazzeggiare, mentre sono rimasto piacevolmente sorpreso da Evangeline Lilly, anche se le manca una scena in bikini con la quale mi aveva fatto innamorare in "Lost" - come ben sottolinea il buon Cassidy de "La Bara Volante" nella sua recensione, se Evangeline Lilly non si fa una doccia, tanto vale non prenderla proprio.
Differentemente da quanto avevo pronosticato prima della visione, ho trovato che "Ant-Man and the Wasp" fosse una buona storia standalone che mi ha divertito e coinvolto il giusto, senza farmi impazzire e strapparmi le vesti. Forse la dimensione giusta per il personaggio di Ant-Man, che altrimenti per chi non ha mai letto i fumetti non sarebbe particolarmente interessante, è proprio questa: piccoli divertissement che non esagerano e non si prendono sul serio, ma riescono comunque a coinvolgere lo spettatore.

Voto: 6,5

Nella blogosfera sono passate altre recensioni di questo film nel corso di questo mese passato dal giorno in cui è uscito nelle sale. Andate a dar loro un'occhiata!

La Bara Volante
Stories
Il Bollalmanacco di cinema

domenica 16 settembre 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #35 - Le terrificanti avventure di Sabrina

Trentacinquesimo appuntamento con la rubrica sui trailer e questa volta, ma probabilmente non sarà l'ultima, si fa uno strappo alla regola parlando non di un trailer cinematografico, ma di uno relativo ad una serie televisiva, che potrebbe dare grandi soddisfazioni, così come essere una boiata pazzesca.



La mia opinione: Parte tutto da "Sabrina - Vita da strega", serie TV andata in onda alla fine del ventesimo secolo, poi ancora tantissime altre serie animate. Tutte con due comuni denominatori: la magia e il tono da commedia. A breve però arriverà su Netflix una nuova serie basata sul personaggio di Sabrina, che avrà dei toni completamente diversi e sarà molto più horror rispetto a come lo avevamo conosciuto nella storia televisiva. E il tono più horror proposto dalle serie prodotta da Netflix mi ispira veramente parecchio e spero che possa soddisfarmi, nonostante il rischio che il tutto si trasformi in una baracconata sempliciotta. Nel ruolo da protagonista la giovane Kiernan Shipka, ancora non molto nota al grande pubblico nonostante reciti dal 2007, quando aveva solamente otto anni. Le carte in regola per una buona serie ci sono tutte, o almeno spero che mi diverta in tutti i suoi episodi!

venerdì 14 settembre 2018

Giallo di Dario Argento (2009)




Italia, Stati Uniti, Spagna, Regno Unito 2009
Titolo Originale: Giallo
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Jim Agnew, Sean Keller
Cast: Adrien Brody, Emmanuelle Seigner, Elsa Pataky, Robert Miano, Byron Deidra, Daniela Fazzolari, Valentina Izumi Cocco, Taiyo Yamanouchi, Giuseppe Loconsole, Nicolò Morselli, Cristiana Maffucci, Silvia Spross, Andrea Redavid
Durata: 89 minuti
Genere: Thriller


Siamo veramente in dirittura d'arrivo, con il penultimo appuntamento per la rassegna su Dario Argento che è iniziata a Gennaio su questo blog e ci ha accompagnato per tutti questi mesi, con i diciotto film della sua filmografia. Siamo arrivati, dopo il disastroso "Il cartaio" e il non riuscito "La terza madre", a "Giallo", pellicola del 2009 andata incontro a diversi problemi produttivi che portarono i distributori a posticiparne l'uscita fino alla fine del 2010, direttamente in home video. Uscita del film funestata, tra le altre cose, anche dalla causa intentata da Adrien Brody contro la produzione per inadempienze contrattuali, frode e appropriazione indebita dell'immagine pubblica dell'attore, chiedendo che il film non fosse distribuito. Il film viene comunque distribuito e alla fine il risultato, con tutte le beghe produttive che lo hanno funestato, non è che sia dei migliori. Non siamo però nemmeno davanti al peggior film di Dario Argento, semplicemente è ad un livello decisamente basso rispetto agli standard cui ci aveva abituato il regista nei primi venti anni di carriera, tutto qui.
La trama del film non è particolarmente elaborata: un uomo si finge un tassista per adescare e rapire delle ragazze, che tortura ed uccide sfigurandole in maniera terrificante. Nel giro di poco tempo quest'uomo rapisce prima Keiko, ragazza giapponese, e successivamente la modella Celine, interpretata da Elsa Pataky, che viene aggredita proprio mentre è al telefono con la sorella Linda, interpretata da Emmanuelle Seigner. Linda, allarmata da ciò che ha sentito al telefono e dalla scomparsa della sorella, si rivolge all'ispettore Enzo Avolfi, interpretato da Adrien Brody, poliziotto dai metodi poco ortodossi che poco tempo dopo l'inizio delle indagini si convince di avere a che fare con un serial killer che sta seguendo da tempo, da lui e dai media soprannominato Giallo, interpretato da Byron Deidra. Ehi, ma Byron Deidra è l'anagramma di Adrien Brody, che in questo film interpreta il doppio ruolo del poliziotto e del serial killer!!!
Il titolo del film può essere parecchio fuorviante: avendo in questi mesi esplorato la carriera di Dario Argento ho pensato che gli intenti della pellicola fossero quelli di riesplorare nel miglior modo possibile il genere cinematografico che lo aveva reso celebre. Invece no e lo si scopre abbastanza in fretta nel corso della pellicola: il serial killer e di conseguenza anche il film si chiamano Giallo perchè l'antagonista ha l'ittero ed ha, effettivamente, la pelle gialla. Ora, appena io da spettatore sono venuto a conoscenza della cosa ho sentito come se la credibilità della pellicola venisse irrimediabilmente affossata da uno stratagemma narrativo piuttosto ridicolo e banalotto. A ciò aggiungiamo il fatto che la sceneggiatura di questo film non è che innalzi il livello rispetto alle produzioni precedenti del regista, ma si mantiene per tutta la sua durata su livelli sicuramente migliori dei due film precedenti, ma comunque piuttosto mediocri e cinematograficamente quasi insignificanti.
Dal punto di vista registico sembra quasi che Dario Argento abbia finito tutte quelle idee con cui aveva sperimentato nei suoi primi film e tende a riproporre marchi di fabbrica del passato o, addirittura, lo stesso stratagemma tecnico ripetuto molte volte all'interno dello stesso film, vedi ad esempio le scene in cui Giallo è a caccia delle sue vittime, con una telecamera che sembra essere posizionata appena sopra allo specchietto retrovisore del guidatore e riprendendo il tutto con un montaggio particolarmente veloce e uno sguardo fisso sul cofano dell'auto. Le scene dei due rapimenti si ripetono con lo stesso identico schema, sia a livello narrativo sia a livello tecnico. Per quanto riguarda la recitazione Dario Argento prova ad affidarsi a due grandi del cinema internazionale, uno del cinema americano come Adrien Brody e una del cinema francese come Emmanuelle Seigner che però sembrano recitare con il pilota automatico inserito, senza mostrare una particolare voglia di fare o di rendere al meglio nel corso della pellicola.
Il penultimo film di Dario Argento, pesantemente condizionato dalle difficoltà produttive, rappresenta sicuramente un passo avanti rispetto ai due precedenti, senza gli sfondoni a livello tecnico de "La terza madre" e con una sceneggiatura sicuramente meno stupida - a parte lo stratagemma dell'ittero che ne affossa la credibilità - de "Il cartaio", ma che non offre nulla di nuovo al cinema in generale.

Voto: 5,5

giovedì 13 settembre 2018

WEEKEND AL CINEMA!

E con l'ufficiale ingresso in Settembre ecco che escono molti più film rispetto agli scorsi mesi. La quantità ritorna ad essere quella consueta, la qualità invece, a parte un paio di film piuttosto interessanti, continua a farsi desiderare, in attesa che arrivino i lavori che in questo periodo stanno venendo presentati a Venezia. Intanto i nove film in uscita verranno come al solito commentati in base ai miei pregiudizi!


Sulla mia pelle di Alessio Cremonini


Arriva in contemporanea nelle sale cinematografiche e su Netflix il film di Alessio Cremonini presentato in concorso all'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia dedicato agli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, morto in circostanze (nemmeno troppo) misteriose in seguito ad un arresto. Alessandro Borghi è il protagonista, ma forse lo sarà ancora di più la diatriba su Netflix che uccide il cinema. Staremo a vedere chi la spunterà in questo caso.

La mia aspettativa: 7/10


La profezia dell'armadillo di Emanuele Scarilli

Altro film presentato a Venezia pochi giorni fa e ancora un film italiano in evidenza in questo weekend cinematografico. Tratto dalla matita di Zerocalcare, "La profezia dell'armadillo" ha tutte le carte in regola per piacermi. Si spera in una storia leggera, ma in grado di far riflettere. Si spera, insomma, di trovarsi davanti ad un buon film.

La mia aspettativa: 6,5/10


Le altre uscite della settimana

Dog Days: I film sui cani io tendo a saltarli a pie' pari e questo penso proprio che non sarà da meno.
Gotti: John Travolta nei panni del mafioso italo americano John Gotti. Ultimamente i film sulla mafia non mi ispirano moltissimo e questo non mi sembra poter sollevare il genere.
New York Academy - Freedance: In questo film si balla, quindi non penso proprio che lo guarderò.
Separati ma non troppo: Una commedia francese che potrebbe incontrare i miei favori, ma che difficilmente troverò il modo di vedere, sinceramente.
The Equalizer 2: Non ho visto nemmeno il primo capitolo, dato che faccio fatica a sopportare questo genere di film. Penso che anche per quel che riguarda il secondo non mi farò problemi a saltarlo a pie' pari.
Un affare di famiglia: Dramma giapponese presentato all'ultimo Festival di Cannes. Non mi sembra che questo tipo di cinema impegnato possa fare al caso mio in questo periodo, però un'opportunità gliela potrei dare.