sabato 30 giugno 2018

VERY POP BLOG: LE MIE ESTATI DEL PASSATO

L'estate è arrivata, finalmente (?), e con il caldo i cinema si svuotano così come la voglia di impegnarsi cala e quindi eccoci qui a rispondere ad un tag in cui sono stato nominato dal grande Cassidy del blog "La bara volante", su un'iniziativa nata dalla solita fucina di idee che è il Moz o'Clock eccomi qui a rispondere! Le regole sono semplicemente tre, eccole qui!


  1. Elencare tutto ciò che è stato un simbolo delle nostre estati da bambini, in base ai vari macroargomenti forniti;
  2. Avvisare chi vi ha nominato dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento sul suo blog.
  3. Taggare altri cinque bloggers, avvisandoli.


GIOCO IN CORTILE
Vivo da quando sono nato in una villetta che sta di fianco all'Oratorio del paese, da quando ho cinque anni, praticamente ogni anno fino alla maturità, ho passato i pomeriggi lì dentro all'Oratorio estivo, fino a diventarne un animatore. I giochi erano i più vari, quando non c'era l'oratorio estivo però si giocava spesso a calcio - il più delle volte a tedesca - o a pallacanestro praticamente tutto il pomeriggio.


GIOCO IN SPIAGGIA
Da piccolo facevo castelli di sabbia in spiaggia, i giochi sono sempre stati i soliti con la palla, un paio di volte addirittura mi ricordo di sfide in mare con una palla da football americano: ero un lanciatore decisamente preciso. Ora per me la spiaggia è un tuffo al mare tra una birra e l'altra al bar del lido, quando ci vado in spiaggia.


FUMETTO
Purtroppo da bambino non leggevo molti fumetti, a parte qualche numero di "Diabolik", sicuramente meno di quanti ne legga ora. Quindi non collego un fumetto all'estate.


CIBO
Vabbeh, quello è ovvio, il gelato e i ghiaccioli, a profusione. Nei pasti almeno due volte a settimana ci voleva il melone con il prosciutto crudo oppure l'anguria.


CANZONE
No sulle canzoni per me è troppo complessa, essendo un detrattore di praticamente tutti i tormentoni estivi da quando sono nato ad oggi. L'unico che mi sia piaciuto un po' in questi ultimi anni è stato "Il comico" di Cesare Cremonini, senza però strapparmene le vesti.


LIBRO
A parte la ventina di libri letti nelle estati delle superiori, ricordo con un certo piacere il primo libro che ho letto senza esserne obbligato, il giorno dopo la fine dell'esame di maturità: "Arancia meccanica". Purtroppo lettura e estate le collego solo per gli obblighi scolastici, il che non mi piace per niente.


FILM
Il genere horror in generale è uno dei più fruiti, ricordo un'estate in cui mi vidi almeno una decina di volte "Final Destination 2", poi iniziai pure con "Non aprite quella porta" o simili.


LUOGO
Come già detto, principalmente in oratorio, fino a quando non ho finito le superiori.


VIDEOGAME
Io mi nutrivo di giochi come "Fifa" o "NBA Live" non sono mai stato particolarmente fan di giochi complessi o con una storia.


GIOCO DA TAVOLO
Raro che d'estate giocassi a giochi da tavolo, principalmente giochi di carte come "Bang" o "Munchkin", adesso persino "Squillo" - cinque alto a chi lo conosce -.


GIOCATTOLO
Non avevo un giocattolo estivo.


TELEVISIONE
Nelle estati delle Olimpiadi mi sono sempre nutrito di sport, per quindici giorni consecutivi. Il programma del cuore rimane però Notte Horror, senza se e senza ma!


LIFE
Tanti ricordi belli e importanti, preferisco però parlare di quelli un po' più frivoli: su tutti, il mondiale di calcio del 2006 e l'argento alle Olimpiadi della nazionale di pallacanestro nel 2004. Poi la pallacanestro: penso che mi "allenassi" di più d'estate, giocando dalle 2 alle 4 ore al giorno, che durante tutto l'anno giocando nella mia squadra!


FOTO DI UN ESTATE PASSATA
Sinceramente non ne ho moltissime, ne pesco una da Facebook di quasi dieci anni fa!



Per le nomination, beh, chiunque voglia partecipare lo faccia tranquillamente!

venerdì 29 giugno 2018

GLI ALTRI FILM DI GIUGNO - Quick Reviews

Come ormai tradizione dell'ultimo giorno bloggereccio del mese - e sapete che siccome domani è sabato io il sabato non pubblico (quasi) mai - ecco il post con il riepilogo di tutti quegli altri film che ho visto nel corso di questo mese ma che, per un motivo o per l'altro, non riescono a meritarsi una recensione completa. Ecco i cinque di questo mese!


Overdrive



Francia 2017
Titolo Originale: Overdrive
Regia: Antonio Negret
Cast: Scott Eastwood, Freddie Thorp, Ana de Armas, Gaia Weiss, Clemens Schick, Simon Abkarian, Moussa Maaskri, Joshua Fitoussi, Kaaris, Anais Pedri, Lester Makedonsky
Genere: Azione

Tre fratellastri del sud della Francia, esperti ladri di auto d'epoca, vengono assunti per rubare una Bugatti Tipo 57 SC Atlantic del 1957, vinta ad un asta da un mafioso francese. Rubata l'auto vengono rapiti dal mafioso che mostra loro la sua collezione di auto: per avere salva la vita si offriranno di completare la sua collezione rubando una Ferrari 250 GTO del 1962, posseduta da un giovane boss della mafia berlinese. Disclaimer: davanti a tutti questi nomi di automobili mi è quasi venuta la nausea. Ebbene sì, pur essendo uno a cui piace moderatamente guidare, io di automobili non ci capisco niente, e quando qualcuno che ci capisce qualcosa mi domanda se la mia auto sia una quattro per quattro io rispondo sempre sedici. Dico questo per dire che da non appassionato di automobili non sono per nulla riuscito a trovare un appiglio significativo per apprezzare questo film. D'altronde la regia mi è parsa piuttosto approssimativa, così come la sceneggiatura scialba e banalotta. Per non parlare della recitazione dei protagonisti, che non fanno nulla per elevarsi rispetto alla media. Insomma, se foste appassionati di auto - e di cinema d'azione e io non lo sono nemmeno di quello - forse questo film potrebbe anche piaciucchiarvi. Se invece siete come me che quando vi chiedono il modello della vostra auto rispondete "è un auto!" magari andandone anche fieri, ecco, allora il film non fa proprio per voi. Poi oh, c'è Ana de Armas, ma non basta proprio.

Voto: 4,5


Cargo



Australia 2017
Titolo Originale: Cargo
Regia: Ben Howling, Yolanda Ramke
Cast: Martin Freeman, Anthony Hayes, Caren Pistorius, David Gulpilil, Susie Porter, Kris McQuade, Bruce R. Carter, Natasha Wanganeen, Simone Landers
Genere: Drammatico, Horror

Ecco a voi un film prodotto da Netflix, il classico film sugli zombie in cui però non ci sono dei veri e propri zombie, ma delle persone, infette da una misteriosa malattia, che alla fin fine si comportano proprio come degli zombie. Ma guai a chiamarli zombie! Il protagonista è Andy, interpretato da Martin Freeman, che vive da tempo con la moglie in una casa galleggiante in Australia che si ritrovano a dover sopravvivere in questa nazione ormai in preda all'infezione che ti rende uno zombie anche se non sei uno zombie. "Cargo" è un film che funziona, si prende i suoi tempi e riesce a porre al centro della narrazione non tanto il virus, quanto più che altro l'amore di un padre verso la propria figlia con un processo, dato che il virus impiega quarantotto ore a manifestarsi completamente dopo il contagio, che porta il protagonista ad un progressivo distaccamento da lei e dai suoi affetti. In questo "Cargo" ci mostra un'idea interessante, diversa dai soliti film sugli zombie, anche se qui non siamo davanti a degli zombie, che sicuramente potrebbe tracciare una nuova strada per il genere.

Voto: 7


Perfect Day



Spagna 2015
Titolo Originale: A Perfect Day
Regia: Fernando Leòn de Aranoa
Cast: Benicio del Toro, Tim Robbins, Olga Kurylenko, Mélanie Thierry, Fedja Stukan, Eldar Residovic, Sergi López, Nenad Vukelic
Genere: Drammatico, Commedia

L'ultimo appuntamento con il Cineforum di Vimodrone, all'inizio di questo mese, ha proposto "A Perfect Day", film del 2015 con Benicio del Toro come protagonista ambientato al termine della guerra in Bosnia, dove tre operatori umanitari sono impegnati nell'estrazione di un cadavere da un pozzo, messo lì probabilmente per contaminare l'acqua di un'intera regione. Film particolarissimo, diretto da un Fernando Leòn de Aranoa in grande spolvero, che tratta i temi della situazione degli abitanti di un paese che ha appena vissuto la tragedia della guerra. Lo fa però con un piglio molto simile a quello della commedia nera: non mancano da una parte le risate amare, che sono molto molto frequenti rispetto a quanto mi sarei aspettato, così come non mancano quei momenti che fanno riflettere sull'atrocità della guerra, che in quei posti ha messo l'uno contro l'altro persino fratelli e coloro che fino a poco prima erano amici e vicini di casa. Insomma, un perfetto film da cineforum, che riesce a non essere mai noioso e a dare parecchi spunti di riflessione.

Voto: 7,5


Four Brothers



USA 2005
Titolo Originale: Four Brothers
Regia: John Singleton
Cast: Mark Wahlberg, Tyrese Gibson, André Benjamin, Garrett Hedlund, Terrence Howard, Josh Charles, Sofía Vergara, Fionnula Flanagan, Chiwetel Ejiofor, Taraji P. Henson, Barry Shabaka Henley
Genere: Azione, Drammatico

La madre adottiva di quattro fratelli viene uccisa durante una rapina in un negozio da parte di due uomini il giorno prima del Ringraziamento. I quattro tornano così a Detroit per il funerale e lì, scoperto che qualcuno avrebbe assistito alla rapina, decidono di vendicarsi e di cercare i colpevoli dell'omicidio. Siamo davanti ad un film d'azione che parla di amore fraterno e riconoscenza verso una madre adottiva che ha cresciuto quattro persone così legate tra di loro da essere praticamente come dei veri fratelli. Il film funziona abbastanza bene, tra scene d'azioni ben dirette e congegnate, alternate ad altre più divertenti e con dialoghi quasi sempre brillanti e ben scritti. Alla lunga il film ha cominciato un po' ad annoiarmi e a risultare ripetitivo, però ho trovato il film abbastanza godibile e che decide di non strafare come molti film d'azione fanno in questi ultimi anni.

Voto: 6,5


Planet of the Sharks



USA 2016
Titolo Originale: Planet of the Sharks
Regia: Mark Atkins
Cast: Brandon Auret, Stephanie Beran, Lindsay Sullivan, Lauren Joseph, Daniel Barnett, Christia Visser, John B Swart, Alex Anlos, Angie Teodora Dick, Ryan-Wayde Hannival, Zane Westermeyer
Genere: Azione

Uno vede un titolo del genere e cosa si dovrebbe aspettare, di grazia? Ma ovviamente un "Il pianeta delle scimmie", solo con gli squali al posto delle scimmie. Se poi è l'Asylum a produrre e SyFy, che negli Stati Uniti su ste cagate ci sguazza che è una meraviglia, a trasmettere ecco che c'è garanzia di divertimento, in attesa che esca l'attesissimo "Sharknado 6" con dinosauri e nazisti. Peccato che invece più che un "Il pianeta delle scimmie" siamo più davanti ad un "Waterworld" - Odino solo sa quanto odio quel film -, con qualche squaletto qua e là, non troppi miraccomando che costano poi gli effetti speciali, e senza che la gente beva la propria urina. Oltre all'ovvia mancanza di una trama, "Planet of the Sharks" gioca a fare il verso ai film d'avventura senza nemmeno tentare la carta del divertimento ignorante, tanta è la noia che ti assale durante la visione di questo film. Insomma, se si vuole fare i film brutti, bisogna impegnarsi seriamente a farlo: perchè farli talmente brutti da fare il giro è tanto difficile quanto farli belli!

Voto: 2

giovedì 28 giugno 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Altra settimana di uscite cinematografiche e, a dispetto del periodo estivo, escono anche dei film impegnativi ed interessanti. Non certo di quelli che riempiono le sale e che richiamano gente, però per lo meno in questo ultimo weekend di Giugno non c'è il vuoto totale che attanaglia la bella stagione. Vediamo quali sono i nove film di questa settimana, commentati come al solito in base ai miei pregiudizi!


Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos


Sono una delle tre persone nella blogosfera a non aver visto in streaming "The Killing of a Sacred Deer" in lingua originale - una di queste tre è Beppe Grillo perchè lui fa solo cose legali - e quindi devo per forza rimediare. Anche perchè L'unico film di Lanthimos che ho visto mi è piaciuto parecchio e su questo nutro una certa aspettativa.

La mia aspettativa: 7,5/10


Tully di Jason Reitman

Spazio anche per una interessante commedia con un interessantissimo cast al femminile con Charlize Theron e Mackenzie Davis su tutte. Ne avevo parlato nella rubrica sui trailer come una delle commedie più interessanti di questa estate: speriamo di non rimanerne delusi!

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Favola: Commedia italiana ambientata nell'America degli anni cinquanta. Sicuramente poco interessante e sarà anche poco distribuita penso.
Hurricane - Allerta uragano: I film catastrofici mi hanno sempre divertito, peccato che siano anche un po' passati di moda. Mi sa che però una visioncina gliela concedo.
Papillon: Non ho mai visto l'originale - occasione per un fake rewatch? - ma questo sembra essere ben pubblicizzato, ma potenziale flop al botteghino. Interessante il cast, però.
Fotograf: Per il cinema impegnato dall'est Europa non è proprio il periodo mi sa.
La guerra del maiale: Ma davvero stanno tirando fuori un film italiano del 2012?
La truffa del secolo: Thriller francese che potrebbe fare al caso mio, nel caso trovassi la voglia di vederlo.
L'albero del vicini: Cinema impegnato anche dall'Islanda. Penso che lascerò perdere.

mercoledì 27 giugno 2018

Obbligo o verità di Jeff Wadlow

USA 2018
Titolo Originale: Truth or Dare
Regia: Jeff Wadlow
Sceneggiatura: Jillian Jacobs, Michael Reisz, Christopher Roach, Jeff Wadlow
Cast: Lucy Hale, Tyler Posey, Violett Beane, Sophia Taylor Ali, Hayden Szeto, Landon Liboiron, Nolan Gerard Funk, Sam Lerner, Aurora Perrineau, Tom Choi, Brady Smith, Gary Anthony Williams
Durata: 100 minuti
Genere: Horror


Lo sapete già tutti, soprattutto se leggete questo blog da un po' di tempo: io adoro il cinema horror, quasi in ogni sua sfaccettatura - solo lo splatter fine a se stesso non mi fa particolarmente uscire di testa, mentre per il resto l'horror è sicuramente il genere che guardo più volentieri - e soprattutto non disdegno mai la visione di un horror scemo. E di horror scemi, in questi ultimi anni, ne sono usciti tanti, se non tantissimi, peccato che buona parte di questi si prendessero sul serio in maniera incredibile, vedi ad esempio i pessimi "Slumber - Il demone del sonno" e "La vedova Winchester" che mi hanno annoiato come pochi altri film in questa annata. Ecco che per rinfrescare questi weekend di inizio estate arriva però "Obbligo o verità", il tipico film horror che sin dal titolo promette di essere scemo all'inverosimile, ma ha dalla sua una sempre affascinante ambientazione studentesca - mettimi un horror e degli studenti di un campus universitario o liceali e io impazzisco - e una protagonista come la bella Lucy Hale che è stata negli ultimi anni una delle "Pretty Little Bitches Liars", la serie TV regina del thriller trash.
Ma passiamo finalmente a "Obbligo o verità", il film in cui un gruppo di giovani ragazzi, tra cui Olivia Barron, interpretata da Lucy Hale, la sua migliore amica Markie, interpretata da Violett Beane, e il ragazzo di lei Lucas, interpretato da Tyler Posey, si recano in Messico per lo spring break. Durante la loro ultima serata di vacanza incontrano Carter, interpretato da Landon Liboiron, che li invita a bere un drink tra le rovine di una villa, convincendo il gruppo a giocare a obbligo o verità. Al termine del gioco lo stesso Carter rivela di aver ingannato Olivia - essendo lei la ragazza con cui per primo ha attaccato bottone - per trovare altre persone che partecipassero al gioco, che sarebbe di lì a poco diventato reale e li avrebbe perseguitati una volta tornati alle loro vite. Quando il gioco si sarebbe presentato a loro, avrebbero dovuto scegliere tra obbligo o verità e poi eseguire la sfida: il rifiuto a scegliere o ad eseguire il compito comporta la morte.
Come dicevo nella breve introduzione a come ho deciso di guardare questo film, a me piacciono gli horror scemi, soprattutto se guardati in un clima in cui il caldo e la scarsa voglia di impegnarsi prendono il sopravvento. E mi dispiace dirlo, soprattutto per quei critici che lo stanno massacrando da qualche giorno - ma alla faccia loro gli incassi al botteghino vanno che è una meraviglia -, "Obbligo o verità" è un horror sinceramente perfetto per questo intento. Parte da un presupposto non troppo originale come una maledizione che perseguita i nostri protagonisti tramite un normalissimo gioco che sono soliti fare i ragazzi e che non è nemmeno un gioco così innocuo come si vorrebbe pensare. Tant'è che nel corso del film, una volta che i protagonisti sono costretti a decidere se dire la verità o morire, cominceranno a venire fuori le peggiori cose e a rompersi man mano le varie amicizie, se non dovesse pensarci il gioco a uccidere direttamente i protagonisti. Riflessione sociologica a parte che questo film non merita a dirla tutta, sappiamo benissimo di essere davanti ad un horror scemo, in cui magari i protagonisti non sono dei veri e propri mostri di intelligenza e in cui bisogna spesso sospendere l'incredulità - com'è che tutti, tranne uno, credono subito ad Olivia quando spiega loro la maledizione? - e non sempre tutti fanno la scelta più logica.
Siamo davanti ad un horror scemo in cui la recitazione non è ad altissimi livelli e il doppiaggio non è da meno - in alcuni casi pare quasi abbiano chiamato il primo che passasse per dare voce a un personaggio, come nel caso di Brad Chang interpretato da Hayden Szeto -, ma cavoli quanto mi ha divertito. L'ora e quaranta della sua durata passa via che è un piacere, la tensione non sempre è altissima, ma il ritmo tiene sempre botta e non ci si stanca mai durante la visione della pellicola, così come non so bene perchè il film è riuscito a farmi stare simpatica pure Lucy Hale - che non è mai stata la mia pretty little bitch liar preferita - e a farmi scoprire un'attrice interessante come Violett Beane - e non parlo solo ed esclusivamente della recitazione -. Insomma, pur con tutti i suoi innumerevoli difetti, "Obbligo o verità" funziona che è un piacere e rappresenta una visione perfetta per questo periodo dell'anno in cui, di voglia di impegnarsi anche cinematograficamente parlando, ce n'è sempre poca.

Voto: 6,5

martedì 26 giugno 2018

The Generi - Stagione 1

The Generi
(serie TV, stagione 1)
Episodi: 8
Creatore: Maccio Capatonda
Rete Italiana: Now TV
Cast: Maccio Capatonda, Antonia Truppo, Herbert Ballerina, Franco Mari, Alvaro Vitali, Antonello Fassari, Nino Frassica, Fabio Rovazzi


Come immagino ormai si sia capito a più riprese, sono un grande fan di Maccio Capatonda, apprezzo le sue prime produzioni televisive e i suoi trailer andati in onda nelle puntate di "Mai dire..." con la Gialappa's Band, arrivando alla produzione della serie TV "Mario" andata in onda su MTV, per poi arrivare anche ai due film "Italiano medio" e "Omicidio all'italiana". La notizia dell'uscita di questa serie dedicata ai diversi generi cinematografici mi aveva preso alla sprovvista, però sono stato praticamente subito esaltato all'idea di potermela gustare tutta nel giro di pochissimo tempo. Vediamo come è andata in ogni puntata!

La trama in breve: Gianfelice Spagnagatti, interpretato da Maccio Capatonda è un uomo sulla quarantina che vive una vita monotona in cui ogni giorno è sempre uguale al precedente. Dopo una discussione con una sua cara amica - di cui sembra essere segretamente innamorato e la cosa pare sia corrisposta - decide di fuggire da lei andando in bagno e, una volta entrato alla toilette, si ritroverà catapultato all'interno di un film western.


Western

Se devo essere sincero questa nuova serie prodotta da Maccio Capatonda non sarebbe potuta iniziare peggio. L'idea generale di tutti gli episodi è quella di giocare ed estremizzare quelli che sono i luoghi comuni di ogni genere cinematografico che viene affrontato e non dico che qui la cosa non sia fatta bene: i protagonisti fanno risate ultraforzate, cercano sempre l'approvazione del vicino, l'alleato del protagonista preferisce sparare ad una corda a cui il protagonista sta per essere impiccato piuttosto che direttamente al cattivo. Ma, tutto questo, purtroppo, non fa ridere quasi per niente. Insomma, come primo episodio proprio non ci siamo.

Voto: 5


Horror

Dopo aver superato le insidie del cinema western, eccoci catapultati nell'horror, il mio genere preferito, nella fattispecie in un film slasher. Ecco, qui i clichè del genere cinematografico vengono ridicolizzati piuttosto bene e in modo davvero divertentissimo dall'inizio alla fine dell'episodio. L'idea su cui si basa l'intera trama del film, così come il continuo rimarcare da parte di Gianfelice che tutti i personaggi che lo circondano siano degli idioti incapaci di ragionare, sono buoni e soprattutto divertenti e, rispetto all'episodio precedente il miglioramento è davvero sensibile.

Voto: 7,5


Fantasy

La missione di Gianfelice Spagnagatti, affiancato da un giullare ingobbito interpretato da Herbert Ballerina, è quella di far ridere dopo tanto tempo la principessa di un regno in cui da quando ha smesso lei di ridere regna un'eterna tristezza. A dire la verità qui non ci ho visto molto la ridicolizzazione dei clichè del genere fantasy, anche perchè era più che altro un genere fiabesco più che il fantasy alla "Il signore degli anelli" o "Game of Thrones" che sta spopolando in questo periodo. Eppure la presenza di molti degli attori con cui Maccio Capatonda collabora da sempre - nonchè l'unico episodio in cui compare Herbert Ballerina - rendono la puntata più "nostalgica" e comunque molto molto divertente.

Voto: 7


Commedia sexy

Quale serie di film citare se non quelli di Pierino, chiamando chi se non Alvaro Vitali per recitare assieme a lui? Dio solo sa quanto non abbia mai potuto vedere film del genere, che tra battute spinte, di cattivo gusto e soprattutto stupide e per nulla divertenti non si può fare altro che odiare. Eppure qui una cosa mi è piaciuta veramente tanto, ovvero il modo in cui Gianfelice reagisce a queste battute che è lo stesso modo in cui reagisco io ogni volta che le sento. Qualche cavallo di battaglia di Maccio però non basta a risollevare un episodio non proprio riuscitissimo.

Voto: 5,5


Supereoi

E siamo arrivati dunque all'episodio sui supereroi che regala perle assolute a partire dal protagonista, che sa volare solo ad un'altezza di trenta centimetri da terra, all'uomo dal braccio destro invisibile, fino ad arrivare all'uomo che si sa teletrasportare solamente a Bitonto e poi è costretto a tornare a Milano con il FrecciaBianca. Insomma, un episodio molto divertente che prende in giro in modo intelligente il genere di appartenenza senza lasciarsi andare a luoghi comune più rompicoglioni di quello sulle mezze stagioni, ovvero che i film sui supereroi fanno tutti cagare e non sono cinema. Insomma, bene!

Voto: 7


Quiz

Gianfelice Spagnagatti si ritrova coinvolto in uno strano quiz a premi, in cui a condurre è Nino Frassica. Un attore che in passato non ho mai particolarmente sopportato ma di cui, nell'ultimo periodo, ho cominciato ad apprezzare molto lo stile comico. È secondo me a mani basse il miglior episodio della stagione, infarcito di battute non-sense al fulmicotone una dietro l'altra che non lasciano mai tregua, retto dall'inizio alla fine da un Nino Frassica in formissima che quasi ruba la scena al protagonista Maccio Capatonda. Mezz'ora di risate consecutive proprio.

Voto: 8,5


Noir

Altro genere che normalmente faccio un po' fatica ad apprezzare e di cui sono pochi, in effetti, i film che mi piacciano veramente. E altro episodio per cui, pur essendo fondamentale per la trama, ho quasi pensato che trenta minuti fossero troppi. Le trovate comiche sono risicate ci si concentra maggiormente sull'introspezione psicologica del protagonista, il cui viaggio nei generi cinematografici, in dirittura d'arrivo, assume un significato metaforico piuttosto ovvio sin dal primo episodio.

Voto: 5


Multigenere

Il gran finale di stagione è una carrellata di diversi generi in cui Gianfelice si ritroverà a lottare contro la sua nemesi che tenterà di ucciderlo intrappolandolo ogni volta in un nuovo genere cinematografico. Molto bene il modo in cui, nel giro di poco tempo, vengono derisi diversi sottogeneri cinematografici - con tanto di citazione alla saga di "Saw" che mi è piaciuta tantissimo - e qui si dà ancora spazio alla componente comica, piuttosto che all'introspezione del protagonista, comunque presente e utile per la conclusione di questa prima stagione.

Voto: 6,5


Insomma, questa prima stagione di "The Generi", tra alti e bassi, nel complesso è riuscita a soddisfarmi e a divertirmi, in qualche episodio di più, in altri di meno come è normale che sia quando ci si trova davanti ad una specie di serie antologica, in cui però esiste una trama orizzontale comune a tutti gli episodi e anche qui c'è della novità e della voglia di sperimentare da parte del regista. Tre ore spensierate davanti a questa prima stagione non ve le dovreste negare, ecco!

Voto alla prima stagione: 6,5

lunedì 25 giugno 2018

La sindrome di Stendhal di Dario Argento (1996)


Italia 1996
Titolo Originale: La sindrome di Stendhal
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento
Cast: Asia Argento, Thomas Kretschmann, Marco Leonardi, Luigi Diberti, Julien Lambroschini, John Quentin, Franco Diogene, Sonia Topazio, Antonio Marziantonio, Lucia Stara, Paolo Bonacelli, Lorenzo Crespi
Durata: 115 minuti
Genere: Thriller


Siamo arrivati a solo sei film dal termine della rassegna che ho iniziato all'inizio di quest'anno su Dario Argento, il regista di genere thriller/horror più famoso in Italia e in grado di rendere inflazionato quello che fino al suo avvento era considerato solamente cinema di genere, magari non proprio seguitissimo dalle masse. Siamo dunque entrati negli anni novanta con "Due occhi diabolici", il film in cui il regista collaborò con George A. Romero in un film in due episodi dedicato allo scrittore Edgar Allan Poe, poi siamo passati al carino, ma sicuramente non eccelso "Trauma" in cui per la prima volta il regista utilizzava come protagonista la figlia Asia Argento, con risultati piuttosto discutibili dal punto di vista recitativo che però, per fortuna, venivano nascosti da una trama che comunque funzionava soltanto in parte. Eccoci dunque qui per parlare di "La sindrome di Stendhal" che secondo la mia opinione, escludendo "Le cinque giornate" che in tutto e per tutto non è un film argentiano, è il primo film del regista veramente non riuscito rispetto al resto della sua produzione precedente.
Anna Manni, interpretata dalla solita Asia Argento dal talento recitativo discutibile, è un poliziotta romana della divisione antistupro che viene mandata a Firenze a ricercare un serial killer che ha già stuprato e ucciso molte donne nella città. Una volta lì, durante una visita alla Galleria degli Uffizi, è preda della cosiddetta sindrome di Stendhal che si manifesta in lei davanti al quadro "La Caduta di Icaro" di Bruegel facendole venire una sorta di attacco di panico che le provocherà presto uno svenimento. La donna verrà soccorsa da un ragazzo biondo, Alfredo interpretato da Thomas Kretschmann, che si trovava nelle vicinanze. Si scoprirà prestissimo nel corso del film che Alfredo è in realtà il maniaco omicida che la violenterà e la rapirà la sera stessa dopo essersi introdotto nella sua camera d'albergo. Riuscita a fuggire al maniaco omicida, inizierà a dare segni di disturbo post-traumatico e verrà seguita dallo psichiatra Cavanna; interpretato da Paolo Bonacelli.
"La sindrome di Stendhal" è stato, nel corso di questi mesi, il film di Dario Argento che più ho fatto fatica a vedere e soprattutto a seguire nello sviluppo, parecchio intricato della sua trama. Dopo una partenza a razzo nei primi minuti, che funziona abbastanza bene pur senza mai strafare, ma dando allo spettatore la giusta dose di tensione e di inserimento nella vicenda narrata, il film crolla in maniera piuttosto vertiginosa nella seconda parte sotto diversi punti di vista. Innanzitutto pare piuttosto evidente il calo di ritmo rispetto ai primi trenta/quaranta minuti, con la narrazione che rallenta veramente molto rendendo la storia piuttosto stantia e sonnacchiosa. In secondo luogo, il calo di ritmo non rende per nulla facile la fruizione di una vicenda che affronta diverse tematiche - la ricerca del serial killer che si rifarà vivo dalla protagonista, la ricerca della prima manifestazione della sindrome di Stendhal in Anna, la risoluzione del suo disturbo post-traumatico che ne inficia le relazioni con il compagno - in maniera piuttosto confusa e poco esauriente, soprattutto se lo si vuole fare nel corso di un film che dura poco meno di due ore.
Solitamente non discuto i buon Dario Argento dal punto di vista registico, ma qui si vede come le idee che lo avevano reso famoso e soprattutto ricercatissimo tra gli anni settanta e gli anni ottanta gli si stiano pian piano rivolgendo contro soprattutto in un film che in alcuni frangenti - sempre nella buona prima parte - tenta di sperimentare anche con gli effetti speciali, non risultando mai però veramente incisivo - la scena in cui la protagonista presa dalla sindrome nuota e bacia un pesce risulta poco credibile come effetto speciale, si vede quanto tutto sia finto, ecco -. Ancora una volta, come successo con il film precedente, resta da criticare la performance recitativa di Asia Argento per la quale ancora cerco un estimatore che mi spieghi quale sia o sia stato il suo vero e proprio talento nella recitazione: a me, purtroppo, sembra sempre che stia enfatizzando all'inverosimile anche le scene in cui essere normali e naturali dovrebbe venire molto più semplice. Insomma, "La sindrome di Stendhal" è, per me, effettivamente il primo film mal riuscito del regista, sempre escludendo "Le cinque giornate" che possiamo anche far finta che non sia suo, ed è qui, forse, che inizia il vero e proprio declino della sua produzione cinematografica.

Voto: 5

domenica 24 giugno 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #24 - Hereditary

Ventiquattresimo appuntamento con la rubrica sui trailer in cui vi parlerò di un film che uscirà a fine Luglio e di cui ho scoperto l'imminente uscita solamente Venerdì al cinema durante i trailer prima della proiezione.



La mia opinione: Quando durante un trailer vedo proclami del tipo "Il miglior horror dell'anno" o simili, cerco sempre di prendere la cosa con le pinze. Perchè negli scorsi anni grande è stato il numero di "horror che hanno terrorizzato l'America" e che alla fine facevano sboccare i cani senza esofago. C'è da dire però che il trailer di questo "Hereditary" è stata una delle cose più spaventose che abbia visto quest'anno, con una bambina protagonista che è davvero inquietantissima. Nella speranza che il film non si sia giocato tutte le sue trovate migliori con il suo trailer e nella speranza che la pellicola sia veramente inquietante come sembra promettere, non ci resta che attendere il 26 Luglio, giorno della sua uscita in Italia, per potercelo pappare per bene in una sala cinematografica che sarà facilmente mezza vuota, ma quanto meno spero non popolata di bimbiminkia.

venerdì 22 giugno 2018

Pitch Perfect 3 di Trish Sie (2017)



USA 2017
Titolo Originale: Pitch Perfect 3
Regia: Trish Sie
Sceneggiatura: Kay Cannon
Cast: Anna Kendrick, Rebel Wilson, Brittany Snow, Anna Camp, Hailee Steinfeld, Ester Dean, Hana Mae Lee, Alexis Knapp, Kelley Jakle, Shelley Regner, Chrissie Fit, Elizabeth Banks, John Michael Higgins, John Lithgow, Matt Lanter, Guy Burnet
Durata: 93 minuti
Genere: Commedia, Musicale


Quando nell'ormai lontanissimo 2012 uscì in Italia "Pitch Perfect" - qui in Italia intitolato con il vergognoso "Voices" che poi a capire che "Pitch Perfect 2" era il suo seguito è stato un po' complesso - eravamo nel pieno della notorietà della serie televisiva "Glee", in cui un gruppo di sfigati di una scuola si ritrovava per cantare e chissà come mai erano diventati più imbattibili della Juventus all'epoca del primo anno di Antonio Conte sulla sua panchina. Sì, "Glee" stava già cominciando a calare abbastanza vertiginosamente, ma questo primo film su un gruppo al femminile di canto a cappella - non iniziate a pensare cose strane, anche perchè Anna Kendrick cantava veramente benissimo a cappella - devo dire che mi era piaciuto parecchio e risultava fresco e divertente, con anche un rifacimento interessante di alcune belle canzoni del periodo. "Pitch Perfect 2", il seguito uscito nel 2015, seguiva bene o male lo stesso schema, passando da quella che era una gara scolastica ad una gara mondiale - regola aurea dei seguiti: come il primo ma di più - risultando sì un po' una minestra riscaldata, ma riuscendo comunque a divertire e con l'inserimento, nel gruppo al femminile di canto a cappella - non mi stuferò mai di ripeterlo probabilmente -, di belle e brave forze fresche come la magnifica Hailee Steinfeld. Il terzo e probabilmente conclusivo capitolo della trilogia, sicuramente non richiesto, come avrà chiuso questa serie?
Le Barden Bellas, il gruppo femminile di canto a cappella su cui è basata l'intera trilogia, sono in difficoltà nell'affrontare i problemi della vita dopo l'università. In seguito ad una reunion del gruppo all'ex membro Aubrey, interpretata da Anna Camp, propone un piano per unirsi per un'ultima volta, ovvero cantare ad una competizione in tour in giro per l'Europa, gareggiando non contro altri gruppi femminili di canto a cappella, ma contro gruppi che usano anche gli strumenti. Posto come assunto che i motivi di interesse per questo film fossero ormai quasi completamente scemati, se non per quello che riguarda il gruppo femminile di canto a cappella, devo dire che alla fin fine, nonostante questo terzo e penso e spero ultimo capitolo della trilogia sia un po' una poracciata banale e con davvero poco costrutto, ha quanto meno il merito di chiudere in maniera non dico buona, ma quanto meno, degno, questa breve serie di film che ormai purtroppo, dopo la fine di "Glee" ed anche la fine del suo successo, arriva fuori tempo massimo quando ormai gli sfigati che cantano - che sia a cappella o con degli strumenti - non fanno più simpatia a nessuno.
Eppure una buona percentuale di queste sfigate che cantano innanzitutto riescono ancora a fare a tratti divertire - alcune gag di Ciccia-Amy, interpretata da Rebel Wilson fanno ancora più o meno ridere -, mentre quelle che invece fanno meno ridere sono piuttosto gnocche, vedi ad esempio Hailee Steinfeld e Brittany Snow. Ho apprezzato, come degna chiusura della trilogia, anche il finale della storia di quella che è a tutti gli effetti la protagonista e anima del gruppo femminile di canto a cappella, la Beca Mitchell interpretata da Anna Kendrick, che in ruoli del genere si è sempre trovata molto a suo agio e la cui chiusura funziona molto bene come punto di arrivo, per lei e per il gruppo femminile di canto a cappella di cui è, in qualche modo, sempre stata la vera e propria anima. Insomma, "Pitch Perfect 3" sarà pure uno di quei film sui gruppi femminili di canto a cappella inutili e di cui in pochi sentivano il bisogno, però proprio come i due predecessori si lascia guardare senza troppi problemi.

Voto: 5,5

giovedì 21 giugno 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Altro giro e altro regalo e siamo qui pronti per un altro weekend cinematografico di uscite sì estive, ma delle quali alcune sicuramente interessanti. Come al solito le commentiamo qui in base ai miei pregiudizi!


Obbligo o verità di Jeff Wadlow


Il fatto che uno dei film che metto in evidenza della settimana sia un horror teen e potenzialmente stupidissimo non vi deve ingannare sugli altri film del weekend, alcuni dei quali secondo me meriteranno una visione. Però io per gli horror teen e stupidi - anche se poi dopo la visione mi incazzo - ci vado veramente matto, quindi mi sa che me lo pappo già tra pochi giorni proprio!

La mia aspettativa: 5,5/10


Thelma di Joachim Trier

Arriva anche in Italia, dopo essere uscito in rete qualche tempo fa, il nuovo film di Joachim Trier, a più riprese consigliato da altri colleghi della blogosfera. Ecco, diciamo che Venerdì sera dovrò decidere tra l'horror scemo e il thriller drammatico impegnato. Non sarà facilissimo.

La mia aspettativa: 7/10


Le altre uscite della settimana

Sposami, stupido: Commedia francese leggera leggera che però sembra essere un po' meno stupida di quanto vorrebbe lasciare intendere il titolo.
Big Fish & Begonia: Film d'animazione cinese che, come è ovvio che sia, mi ispira meno di zero.
Dei: Come in ogni buon weekend cinematografico estivo che si rispetti c'è spazio anche per il cinema italiano impegnato che però non guarderà nessuno.
L'affido: C'è spazio anche per il cinema francese impegnato. Io però di voglia di impegnarmi, se non per "Thelma", questa settimana.
Noi siamo la marea: Dalla Germania e dal 2016 arriva un film di fantascienza che sembra essere seriamente interessante!
The Escape: Pellicola britannica dalla quale non so benissimo che cosa aspettarmi. Ci devo pensare un attimo se e quando dar lei un'opportunità.
Toglimi un dubbio: Altro film impegnato, ma che mostra qualche segno di leggerezza, in arrivo dalla Francia. Anche su questo non saprei che cosa pensare.
Una vita spericolata: Commedia italiana con la giovane Matilda De Angelis che penso potrà darmi delle grosse soddisfazioni.

mercoledì 20 giugno 2018

I FAKE REWATCH DI NON C'È PARAGONE #6 - Mediterraneo di Gabriele Salvatores (1991)

"Ecco però "Mediterraneo" non puoi averlo visto. Ha pure vinto un'Oscar come migliore film straniero"
"Perchè, scusa, tu hai visto "Treni strettamente sorvegliati"? Perchè pure quello ha vinto l'Oscar eh..."



Italia 1991
Titolo Originale: Mediterraneo
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Enzo Monteleone
Cast: Diego Abatantuono, Claudio Bigagli, Giuseppe Cederna, Ugo Conti, Claudio Bisio, Gigio Alberti, Antonio Catania, Vana Barba, Memo Dini, Vasco Mirandola, Luigi Montini, Irene Grazioli, Alessandro Vivarelli
Durata: 96 minuti
Genere: Commedia, Drammatico


Dopo aver visto qualche anno fa "Marrakech Express" - soprattutto per vedere da cosa era tratta la famosa citazione di "Tre uomini e una gamba" della partita a calcio tra Italia e Marocco - ed averlo particolarmente apprezzato, mi ero ripromesso che avrei, a stretto giro, visto anche gli altri due film che compongono quella che per Gabriele Salvatores è considerata la "Trilogia della fuga", composta appunto da "Marrakech Express", "Turnè" che ancora non ho visto e come ultimo capitolo "Mediterraneo", che poi nel 1992 vinse l'Oscar come miglior film straniero. In questo periodo di mondiali di calcio tutti sono nostalgici del fatto che l'Italia non li stia giocando: sì, devo ammetterlo, un po' mi mancano, ma per me è solo l'occasione per passare delle serate vedendo più film e uno di questi, puntando proprio sul fatto che non ci sia l'Italia ai mondiali, è stato trasmesso da TV8 pochi giorni fa come primo film di un ciclo dedicato al cinema e alla commedia italiana.
Ecco come è andata la mia primissima esperienza con "Mediterraneo", ma ovviamente prima, come al solito, si parte dalla trama. Nel Giugno del 1941, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, otto militari italiani sbarcano su un'isola nel Mar Egeo con l'obiettivo di farne un presidio militare. Tutti senza una vera e propria esperienza militare, tranne il Sergente Maggiore Nicola Lorusso, interpretato da Diego Abatantuono, scoprono presto che l'isola è praticamente deserta, abbandonata dalla popolazione greca dopo una sanguinosa occupazione tedesca. Non appena però la popolazione si accorge che i militari non sono una minaccia, iniziano ad uscire dai propri nascondigli per tentare una collaborazione con loro e anche di stringere amicizia. Questo fatto di approcciare a grandi e anche piccoli classici del cinema mondiale da una parte mi piace - le visioni interessanti di quest'anno sono tante, per questo scremando quelle in partenza meno importanti si può trovare anche del tempo per i grandi recuperi -, mentre dall'altra un po' mi mette a disagio nel momento in cui ne voglio parlare qui sul blog, per l'immensa paura di dire banalità sul film in questione.
"Mediterraneo" mi è sembrato un gran bel film, sin dall'inizio in cui ci vengono presentati i personaggi, che mostrano con ottime interpretazioni, su tutte quelle di Diego Abatantuono, di Claudio Bigagli e Giuseppe Cederna, che mostrano benissimo il disagio di trovarsi in una situazione estremamente più grande di loro, con il solo Lorusso a cercare di tenere le redini di un gruppo eterogeneo e che da un lato non ha minimamente idea di come comportarsi in un contesto bellico, mentre dall'altro mostra tutte le difficoltà di stare in un gruppo con persone estremamente diverse l'una dall'altra. Ma soprattutto in questi otto uomini, che si ritroveranno anni a vivere in questa isola, senza più notizie dai militari italiani che sarebbero dovuti arrivare come ricognizione, c'è il desiderio di fuggire da una realtà italiana in cui il fascismo e la guerra hanno messo la popolazione in ginocchio e la vita nell'isola greca sembra essere per loro un'ancora di speranza.
Il film può essere considerato come una commedia, ma sicuramente non mancano elementi che spingono il pubblico a riflettere e c'è da dire che poche sono le scene in cui si ride veramente, al massimo si sorride, talvolta anche a denti stretti. La ritrovata serenità personale da parte dei componenti del gruppo diventa a tratti estrema amarezza nel desiderio di alcuni, giusto di tornare nella propria patria. Sorprende però un finale in cui colui che si presentava come condottiero per far tornare il gruppetto in Italia e rifondare la nazione, lo ritroviamo ancora in quell'isola greca, ormai vecchio e stanco, assieme all'unica persona che lì era voluta rimanere per stare vicino alla donna amata, proprio perchè alla fine tornati in Italia, a loro non era stato concesso di rifondare proprio nulla.

martedì 19 giugno 2018

Tuo, Simon di Greg Berlanti (2018)

USA 2018
Titolo Originale: Love, Simon
Regia: Greg Berlanti
Sceneggiatura: Elizabeth Berger, Isaac Aptaker
Cast: Nick Robinson, Josh Duhamel, Jennifer Garner, Katherine Langford, Alexandra Shipp, Jorge Lendeborg Jr., Keiynan Lonsdale, Miles Heizer, Logan Miller, Talitha Bateman, Tony Hale, Natasha Rothwell, Drew Starkey, Clark Moore, Joey Pollari, Mackenzie Lintz
Durata: 110 minuti
Genere: Commedia


È da ormai qualche anno che tengo questo blog e che quei pochi lettori che mi leggono ogni giorno sanno che, in qualche modo, sono appassionato di cinema adolescenziale. Non condirò questa mia affermazione con le solite frasi del tipo che ho nostalgia di quell'età, della scuola e che sono stati i momenti più belli della mia vita e che quindi mi piace rivederli, magari in salsa americana - ovvero in una maniera del tutto diversa rispetto a come è qui in Italia -, trasposti nel film e nelle serie TV. Semplicemente, non so bene il perchè, ma i film ambientati al liceo mi piacciono e li guardo sempre con un certo gusto, non è che ci deve essere per forza un motivo. In questa annata però ancora non si era visto al cinema un'esemplare di questo genere, mentre lo scorso anno, forse nello stesso periodo, vidi il carinissimo "17 anni (e come uscirne vivi)", mentre quest'anno ecco che sono qui a parlare di "Tuo, Simon".
Simon, interpretato da Nick Robinson, è un diciassettenne che vive una vita tranquilla assieme alla sua famiglia e ai suoi tre amici Leah, Abby e Nick, rispettivamente interpretati da Hannah Baker Katherine Langford, Alexandra Shipp e Jorge Lendeborg Jr.. La sua vita procede come quella di ogni adolescente all'ultimo anno di liceo, se non fosse che il nostro protagonista ha un enorme segreto, che tiene nascosto a tutti i suoi amici: è gay e da tempo intrattiene conversazioni con un ragazzo misterioso che mantiene il suo stesso segreto. Venendo ricattato dal suo compagno di scuola Martin, interpretato da Logan Miller, che è in possesso di alcuni screenshot delle sue conversazioni con il ragazzo, che si fa chiamare Blue, Simon aiuterà Martin a conquistare Abby, di cui è innamorato da tempo e con la quale non è mai riuscito a farsi avanti.
Per parlare di "Tuo, Simon", bisogna partire da un presupposto secondo me doveroso: dopo tutta una serie di film adolescenziali in cui la missione del protagonista era quella di conquistare la ragazza di turno - girate la questione al femminile che è pure la stessa cosa -, arriva finalmente un teen-movie in qualche modo diverso, che tratta anche il tema del cyberbullismo e dell'omosessualità. Un paio di anni fa un film del genere lo si sarebbe tranquillamente potuto considerare fuori tempo massimo, ma ritorna attuale alla luce delle idee politiche e umane di Donald Trump ma anche, per non andare troppo lontano, quelle di uno dei nostri vicepresidenti del consiglio, tanto per puntare il dito contro altri. C'è anche da dire però che ormai il fatto di essere omosessuali non viene più da tempo visto con un segreto da mantenere o un tabù e una buona percentuale della popolazione mentalmente evoluta si può dire che sia pronta ad accettare il fatto di scoprire che un proprio amico sia gay. Se il modo di affrontare il genere teen è vagamente originale, non lo è il modo di affrontare la tematica dell'omosessualità, che segue più o meno i soliti canoni cinematografici per cui essere omosessuali sarebbe un grosso fardello da portare sulle spalle, lontani anni luce dall'idea di "Chiamami col tuo nome" in cui la storia d'amore omosessuale tra i due protagonisti era vista semplicemente come una storia d'amore, punto e basta.
Di questi film però in qualche modo riesco sempre ad apprezzarne la leggerezza e il modo, a volte sin troppo stereotipato ma comunque sempre piuttosto rassicurante, di narrare le vicende dei ragazzini che ne sono protagonisti, magari apprezzandone anche il ruolo dei genitori, a volte principalmente comico, altre, come in questo caso, estremamente umano ed educativo. È un bene dunque ogni tanto per me guardare film di questo tipo, che sanno sempre come divertirmi e come coinvolgermi, sebbene lo facciano nella maniera più convenzionale e rassicurante possibile: d'altronde quando si guarda una commedia adolescenziale non ci si aspetta di trovarsi nulla di diverso rispetto ai soliti stereotipi sui liceali americani. Chi riuscirà a fare una cosa originale e possibilmente anche bella verrà considerato un vero e proprio maestro. Nel frattempo, per non correre il rischio, preferisco godere anche di questi film che vanno sul sicuro.

Voto: 6,5

lunedì 18 giugno 2018

The Strangers: Prey at Night di Johannes Roberts (2018)



USA 2018
Titolo Originale: The Strangers: Prey at Night
Regia: Johannes Roberts
Sceneggiatura: Bryan Bertino, Ben Ketai
Cast: Christina Hendricks, Bailee Madison, Martin Henderson, Lewis Pullman, Emma Bellomy, Damian Maffei, Preston Sadleir, Sunny Dixit, Lea Enslin
Durata: 85 minuti
Genere: Horror


Dopo aver rivisto per finta "The Strangers", decente home invasion diretto da Bryan Bertino nel 2008 e proclamato da molti come vero cult dell'horror del primo decennio del duemila che io però non ho particolarmente apprezzato, attendevo al varco la visione di "The Strangers: Prey at Night", seguito del già citato film che esce nelle sale con ben dieci anni di distanza rispetto al suo predecessore. Seguito sicuramente non richiesto - la storia del primo film sarebbe autoconclusiva - e che denota anche come lì da quelle parti dove si fanno i film le idee scarseggino alla grande, motivo per cui si tirano fuori seguiti o remake di vari film senza dar loro un vero e proprio costrutto o una vera e propria giustificazione. La saga di "Scream" con il suo "Scream 2" aveva tracciato le regole auree per i sequel tra cui una è quasi sempre stata seguita: uguale al primo, ma di più - come spesso ci tiene a ricordare il mitico Cassidy de "La bara volante", un altro che "The Strangers: Prey at Night" pare proprio non averlo apprezzato moltissimo -. Ecco, in questo caso non solo non è uguale al primo, ma soprattutto non è nemmeno di più e proverò a spiegarne il perchè.
Si parte ovviamente dagli stessi presupposti del film precedente: una famiglia che deve risolvere un conflitto al suo interno, questa volta tra la figlia adolescente Kinsey, interpretata da Bailee Madison, e i genitori Cindy e Mike, rispettivamente interpretati da Christina Hendricks e Martin Henderson, si ritrova a passare un weekend in un prefabbricato isolato di proprietà degli zii. Kinsey e il fratello Luke, interpretato da Lewis Pullman, scoprono per caso che gli zii sono stati torturati e uccisi all'interno di un capanno e, una volta tornati a casa, non riescono a chiamare la polizia perchè i loro cellulari sono stati tutti rotti. All'improvviso bussa alla loro casa una tizia folle che chiede di Tamara e in qualche modo la storia si ripete anche con loro, solo che invece che limitare lo scenario alla sola casa dei protagonisti, la storia si svolge anche all'esterno, un po' come fatto già qualche anno fa in "Anarchia - La notte del giudizio" che non si limitava più ai confini di una casa come il suo predecessore.
Fondamentalmente con questo secondo capitolo di quella che spero non diventerà una saga nel corso dei prossimi anni ho avuto qualche problemino, uno su tutti la lunghissima parte introduttiva, che oltre a svolgersi con una lentezza impressionante, mette subito in luce quanto i nostri protagonisti siano degli imbecilli patentati, come buona parte dei protagonisti dei film horror degli ultimi anni, che non fanno mai una scelta intelligente nemmeno sotto suggerimento. Quando poi l'azione vera e propria incomincia, oramai l'empatia verso la pellicola è compromessa da una prima parte inutile e noiosa e, nonostante ci vengano mostrate delle scene interessanti e qualcuna anche in grado di mettere una certa ansia - ho apprezzato ad esempio il modo in cui sono state girate le sequenze finali - non si riesce a salvare la pellicola nel suo complesso.
Con "The Strangers: Prey at Night" siamo purtroppo davanti ad un film completamente inutile che prende le poche buone idee del predecessore, le sposta in un ambiente più aperto - diminuendone la carica di tensione -, ma soprattutto le gestisce in una maniera così stupida che a un certo punto lo spettatore è portato quasi quasi a fare il tifo per gli assassini, vista l'eccelsa stupidità dei protagonisti. Resta di buono in questo film alcune sequenze finali, davvero ben gestite soprattutto registicamente e l'atmosfera anni '80 che gli è stata data, che in realtà poco ci azzecca con la situazione in cui si trovano i protagonisti, ma quanto meno è fascinosa e la colonna sonora, che si ispira prepotentemente a quelle atmosfere, a suo modo risulta funzionale. Per il resto, purtroppo, rimane poco altro a questa pellicola di cui sicuramente ci dimenticheremo presto... o almeno spero.

Voto: 5

domenica 17 giugno 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #23 - Halloween

Eccoci qua per il ventitreesimo appuntamento con la rubrica dei trailer e, come preannunciato la scorsa settimana - in cui erano usciti almeno tre trailer interessanti - anche oggi si parla di un horror. Chissà quale sarà?!?



La mia opinione: Della saga di "Halloween", iniziata nel 1978 da John Carpenter, ho visto solamente i primi due film e il primo dei due remake diretti da Rob Zombie e devo dire che li apprezzo particolarmente tutti e tre. Ora però a quanto pare tutti i film della saga verranno buttati via ed ecco che arriva, dopo ben quarant'anni, il sequel diretto di "Halloween - La notte delle streghe", con tanto di ritorno di Jamie Lee Curtis come protagonista. Il trailer trovo sia ottimo, fa semplicemente venire l'acquolina in bocca e i mesi autunnali saranno qualcosa di incredibile per gli appassionati di cinema horror - uscirà anche un altro film di cui è uscito il trailer un paio di giorni fa... -. Però, come ho già detto, non ho visto tutti i film della saga, quindi, facendo uno strappo alla regola, ecco un annuncio per i prossimi mesi anche se non so quando comincerò a fare sul serio.

venerdì 15 giugno 2018

I FAKE REWATCH DI NON C'É PARAGONE #5 - The Strangers di Bryan Bertino (2008)

"Però sono dieci anni che è uscito The Strangers, sta pure uscendo il seguito, non puoi non avere mai visto nemmeno questo... è un cult assurdo!"
"No, ma l'ho visto, è che ho preferito rivederlo per prepararmi per bene alla visione del secondo!"



USA 2008
Titolo Originale: The Strangers
Regia: Bryan Bertino
Sceneggiatura: Bryan Bertino
Cast: Liv Tyler, Scott Speedman, Gemma Ward, Kip Weeks, Laura Margolis, Glenn Howerton
Durata: 84 minuti
Genere: Horror


Torna dopo un po' di settimane la rubrica sui miei fake rewatch, quei film che ho visto tanto tempo fa, ma di cui magicamente non ricordo la trama e nemmeno il minimo dettaglio sui personaggi oppure quei film di cui, dopo una vita, sta per uscire un seguito o un remake e quindi vanno riguardati per la prima volta per arrivare davvero preparati alla visione del secondo. E siccome da un paio di settimane è uscito nelle sale italiane "The Strangers: Prey at Night" ecco l'occasione per fare un finto rewatch di "The Strangers", film diretto e sceneggiato da Bryan Bertino nel 2008 e diventato nel corso di questi anni uno degli home invasion più discussi e apprezzati dal pubblico. Persino da me che non lo avevo mai visto.
Kristen e James, interpretati da Liv Tyler e Scott Speedman, sono di ritorno da un matrimonio e decidono di passare la notte nell'isolata casa di lui. Ora tutti sappiamo che in un film horror passare la notte in una casa isolata non è mai una buona idea e infatti la nottata per i due sarà tutt'altro che tranquilla. Ovviamente i due sposi non se la passano benissimo, stanno vivendo un periodo di crisi dovuta al fatto che tempo prima James aveva chiesto a Kristen di sposarlo, ma lei aveva rifiutato. Come se non bastasse il periodo di crisi tra i due, una ragazza bionda bussa alla loro porta e chiede se Tamara è in casa. Ovviamente i due non sanno da quale uovo di Pasqua sia uscita la ragazza e di Tamara ne sanno quanto io so parlare il sanscrito e la congedano e, come in ogni buon film horror che si rispetti, decidono di non dare peso al fatto che una folle di cui non hanno visto il volto chieda di una ragazza inesistente e decidono di rimanere nella casa isolata tipica dei film horror a subire cose tipiche dei film horror.
La ragazza torna, con altri loschi figuri mascherati, e per la coppia inizierà l'incubo.
Lasciando per un attimo da parte gli scherzi, durante la visione di questo film mi sono chiesto a più riprese che cosa spingesse le persone che conosco a consigliarmelo con così tanta forza: certo, è meglio di moltissimi altri horror visti nel corso di questi ultimi dieci anni, è un home invasion sicuramente ben diretto da Bryan Bertino che ha aperto la strada ad un certo tipo di film horror che negli ultimi anni hanno abbastanza spopolato - in qualche modo si può anche dire che abbia ispirato il primo capitolo de "La notte del giudizio" che poi ha preso tutta un'altra strada -, ha anche delle scene che mettono una certa ansia e fanno spaventare, ma da qui ad essere un cult del genere ce ne passa e ci sono altri lavori che lo hanno preceduto che affrontano lo stesso canovaccio in maniera sicuramente migliore, soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura.
A "The Strangers" va dunque il merito, oltre a quelli già citati, di aver in qualche modo aperto le porte dei cinema agli home invasion rivolti ad un pubblico più giovane rispetto ad altri lavori più autoriali usciti prima di lui. Ma da qui a definirlo un cult ce ne passa eccome: è un film carino, che mette un po' d'ansia, ma in realtà nulla di più... e un po' mi spiace per quelli che lo adorano così tanto!

Voto: 6

giovedì 14 giugno 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Siamo ufficialmente entrati in quel periodo dell'anno in cui i cinema italiani puntano sempre meno sulle uscite di qualità e cercano di vivere di inerzia su una sola uscita cinematografica interessante al mese e pochi film veramente meritevoli. Dei dieci che escono oggi, infatti, me ne interessano, seppur molto moderatamente, solamente due. Tutti però, come al solito, verranno commentati in base ai miei pregiudizi!!!


Pitch Perfect 3 di Trish Sie


Terzo e forse conclusivo film della saga di "Pitch Perfect", dedicata ad un gruppo di canto a cappella che con il suo primo capitolo, nel pieno del periodo in cui "Glee" stava avendo un enorme successo, aveva saputo sorprendermi con il suo stile fresco e divertente. Il secondo pure me lo sono guardato con piacere, ma non è che sentissi proprio bisogno di un terzo capitolo in questo preciso momento. Staremo a vedere come sarà l'andazzo.

La mia aspettativa: 6/10


La stanza delle meraviglie di Todd Haynes

Tratto dall'omonimo romanzo illustrato - che manco a dirlo non ho letto -, la trasposizione cinematografica della storia di due bambini nati sordi a distanza di cinquant'anni l'uno dall'altro, ma dalle vite collegate più di quanto si potrebbe pensare, potrebbe affascinarmi e soddisfarmi, senza che però ci sia la possibilità di trovarsi davanti al miracolo cinematografico di questo 2018.

La mia aspettativa: 6,5/10


Le altre uscite della settimana

211 - Rapina in corso: Nicholas Cage protagonista di un film sulla storia della rapina che ha per sempre cambiato il modo di affrontare le trattative della polizia di Los Angeles. Sembra la solita porcatona.
A Quiet Passion: Penso che non potrei reggere un film su Emily Dickinson
Blue Kids: Pellicola italiana su due fratelli protagonisti di una storia d'amore e di vendetta. A leggerla così potrebbe non ispirare nulla di buono, però ho l'impressione che sia meno male di quanto si potrebbe pensare.
Due piccoli italiani: Road movie all'italiana che volendo può essere adatta per una visione spensierata. Non lo escludo dalle mie visioni a prescinedere.
Macbeth neo film opera: Ecco no, di un nuovo film su "Macbeth" dopo quello noiosissimo con Michael Fassbender, non ne sentivo proprio il bisogno.
Mary e il Fiore della Strega: Arriva nei cinema italiani l'eredità del cofondatore dello Studio Ghibli Hiromasa Yonebayashi. Spero di riuscire a vederlo al cinema.
Ogni giorno: Film romantico dalla trama interessante e dai presupposti fantasy. Forse potrebbe fare al caso mio, ma non so quante siano le possibilità di vederlo, per me.
Ulysses: A Dark Odissey: Ecco io un film italiano con Danny Glover proprio non penso di farcela a reggerlo, il problema è che questo potrebbe essere uno di quei film con cui il regista italiano tenta di sperimentare qualcosa di nuovo per il cinema nazionale. Insomma, un pochino ci spero che il film sia carino.

mercoledì 13 giugno 2018

Trauma di Dario Argento (1993)




Italia, USA 1993
Titolo Originale: Trauma
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, T.E.D. Klein
Cast: Piper Laurie, Asia Argento, Frederic Forrest, Christopher Rydell, Laura Johnson, James Russo, Hope Alexander-Willis, Sharon Barr, Ira Belgrade, Brad Dourif, Dominique Serrand, Isabell Monk, Cory Garvin, Terry Perkins, Tony Saffold, Peter Moore, Lester Purry, David Chase, Jacqui Kim, Rita Vassallo, Stephen D'Ambrose, Bonita Parsons, Gregory Beech, Kevin Dutcher, Kathy Quirk, E.A. Violet Boor, Les Exodus, Onesmo Kibira, Innocent Mafalingundi, Charles Petrus, Lance Pollonais, Fiore Argento
Durata: 105 minuti
Genere: Thriller


Dopo aver visto "Due occhi diabolici", film ad episodi che segnava una ulteriore collaborazione con George A. Romero dopo aver partecipato al montaggio della versione italiana di "Zombi", ecco che entriamo nel vivo della produzione di Dario Argento per quel che riguarda gli anni novanta, quelli che, secondo molti critici, hanno segnato l'inizio del declino del regista. Personalmente non posso dire la stessa cosa, semplicemente perchè, dopo "Phenomena" del 1985, non avevo visto nessuno dei film del regista fino a "La terza madre" del 2007, quindi la produzione argentiana degli anni novanta e quella dei primi anni duemila la sto esplorando ora per questo speciale e andrò avanti ad esplorarla nel corso delle prossime settimane, per portare a termine questa infinita rassegna e magari iniziarne subito un'alta - fa l'occhiolino e ammicca prepotentemente alla telecamera -.
Siamo dunque arrivati a "Trauma", film che segna la prima collaborazione del regista con la figlia Asia Argento, per la quale sinceramente non ho mai capito cosa, a parte l'ovvio amore paterno, ci abbia visto per quel che riguarda le sue doti come attrice. Ma la cosa ancora più strana e che fatico a spiegarmi è il fatto che la ragazza abbia pure fatto una discreta carriera negli anni successivi e per capire questa cosa mi appello a qualcuno, se dovesse esistere, che pensa sia una brava attrice, per spiegarmi cosa possa spingere ad un'affermazione del genere. La protagonista del film è Aura Petrescu, interpretata da Asia Argento, figlia di due medium professionisti che, durante una seduta spiritica, vede i suoi genitori fuggire nel bosco. Nel seguirli scorgerà le fattezze di un assassino che tiene nelle mani le teste della madre e del padre e disperata, decide di suicidarsi lanciandosi da un ponte. Verrà però salvata da un giovane che comincerà a prendersi cura di lei come se fosse una sorella.
Siamo di nuovo davanti ad un Dario Argento che si dedica al genere thriller e lo fa ancora una volta seguendo quello che è lo schema più classico dei suoi film, ovvero far condurre le indagini sugli omicidi a persone che ne vengono coinvolte direttamente, ma che non sono persone del mestiere. Altra questione che ritorna come nei suoi primi film è il fatto di far credere allo spettatore determinate cose nella prima scena - la morte dei due genitori - per poi ribaltarle totalmente in un finale con un gran colpo di scena che fa capire allo spettatore di aver avuto la risposta davanti agli occhi sin dall'inizio, ma non è riuscito a vederla perchè concentrato su altro - l'assassino è in realtà la madre di Aura e no, questo non è spoiler perchè se sono passati più di cinque anni non è spoiler -. È interessante anche l'atmosfera che il regista crea per tutta la durata del film e azzeccata mi è sembrata anche la colonna sonora composta da Pino Donaggio, scelto al posto dei Goblin perchè più noto al pubblico americano e già aveva composto colonne sonore per film di Brian De Palma.
Il tutto ovviamente è in tono molto minore rispetto ai suoi più grandi lavori, ma personalmente devo dire che, a parte qualche scelta un po' infelice e che a volte cade nel trash e nell'eccesso smodato, mi è piaciuto sicuramente più di "Opera", con la sola differenza che in "Opera" l'attrice protagonista sapeva come stare in scena e la sua recitazione era credibile, mentre Asia Argento si lascia andare troppo spesso a smorfie insensate e ha per tutto il tempo un modo di recitare che enfatizza ogni sua battuta, cosa che personalmente detesto da parte di qualsiasi attore. Non avendo visto gli altri film degli anni novanta di Dario Argento ora la domanda sorge spontanea: ma davvero sarà tutto un disastro da qui in avanti? Beh, nel corso delle prossime settimane vedremo cosa ha fatto il regista di così scandaloso nel corso del mio primo decennio di vita!

Voto: 6,5

martedì 12 giugno 2018

The Fall - Stagioni 1, 2 e 3



The Fall
(serie TV, stagioni 1, 2 e 3)
Episodi: 17 (stagione 1: 5; stagione 2: 6; stagione 3: 6)
Creatore: Allan Cubitt
Rete Britannica: BBC Two, RTE One
Rete Italiana: Sky Atlantic, Rai 4
Cast: Gillian Anderson, Jamie Dornan, John Lynch, Laura Donnelly, Bronaugh Waugh, Michael McElhatton, Ben Peel, Frank McCusker, Aisling Franciosi, Colin Morgan
Genere: Thriller, Drammatico


Nella ricerca di qualche serie TV completa da vedere, mi sono imbattuto in questa "The Fall", andata in onda in Gran Bretagna su BBC Two tra il 2013 e il 2016 e arrivata in Italia su Sky Atlantic con un anno secco di delay rispetto alla messa in onda originale. Non so bene cosa mi abbia attratto prima della visione, dato che comunque un'occhiata alla trama gliela dò sempre prima di cominciare una serie, soprattutto se terminata, fatto sta che nel giro di qualche settimana sono riuscito a recuperare tutte e tre le brevi stagioni di questa serie televisiva britannica e ne sono rimasto abbastanza soddisfatto. C'è da dire anche che, pur avendo le singole stagioni una conclusione netta che apre alla stagione successiva, in questo caso preferisco trattare la serie nella sua interezza proprio perchè ogni singolo episodio è importante per lo sviluppo della storia e mi verrebbe più difficile trattare le stagioni singolarmente.
La serie è ambientata in Irlanda del Nord, dove la polizia sta indagando, senza successo, su alcuni casi di omicidi ai danni di giovani donne, che vengono soffocate e poi messe in posa da un misterioso serial killer. Dopo ben ventotto giorni di ricerche infruttuose, arriva a Belfast la sovrintendente Stella Gibson, interpretata da Gillian Anderson, il cui contributo servirà per fermare definitivamente Paul Spector, interpretato da Jamie Dornan - in questa serie lo spettatore è onnisciente e sa fin dall'inizio chi è il serial killer -, che nel frattempo sta continuando a colpire la polizia e l'opinione pubblica uccidendo un'altra giovane donna in carriera e tentando un ulteriore omicidio.
In una serie televisiva in cui lo spettatore sa già praticamente tutto ciò che dovrebbe sapere, persino l'identità del colpevole, ad interessare maggiormente sono da un lato le tecniche investigative che vengono messe in atto per scovare l'assassino seriale, mentre dall'altro l'intero apparato umano che viene coinvolto da questa vicenda. Quasi tutti i personaggi che entrano in gioco sono ben caratterizzati, Stella Gibson come donna forte e tutta d'un pezzo, interpretata da una Gillian Anderson che ancora sta seguendo corsi per imparare a fare una seconda espressione, mentre Paul Spector come amorevole padre di famiglia con un passato oscuro e un'ossessione malata per i corpi femminili, interpretato da un ottimo Jamie Dornan che di lì a poco sarebbe diventato il sex symbol protagonista della saga di "Cinquanta sfumature di grigio" - di cui mi sono risparmiato sia il secondo sia il terzo capitolo -.
Anche i personaggi secondari, comunque fondamentali per la vicenda, sono interessanti e ben sviluppati anche se alla fine su di loro non è che venga sempre detto tutto in maniera proprio soddisfacente. Penso ad esempio a Katie Benedetto, baby-sitter per la famiglia Spector e follemente innamorata di Paul a tal punto di rendersi sua complice in alcune indagini che lo riguardano. È sicuramente ben interpretata dalla giovane e bella Aisling Franciosi, ma il suo personaggio vive tra alti e bassi e alla fine la sua vicenda sembra rimanere un po' in sospeso, come se la sua conclusione fosse un po' affrettata. Insomma "The Fall" è stata sicuramente una buona serie da recuperare nella sua interezza in questo periodo in cui a dire la verità non è che siano uscite tante serie TV davvero interessanti. Ha i suoi difetti e sicuramente dal punto di vista del ritmo non è sempre facile stare dietro all'episodio per intero, che tra l'altro dura sempre un'ora secca, però la recitazione e la narrazione di alta qualità me l'hanno fatta apprezzare abbastanza.

Voto: 7

lunedì 11 giugno 2018

Deserto rosso sangue di Colin Minihan (2016)



USA 2016
Titolo Originale: It Stains the Sands Red
Regia: Colin Minihan
Sceneggiatura: Colin Minihan, Stuart Ortiz
Cast: Brittany Allen, Juan Riedinger, Merwin Mondesir
Durata: 92 minuti
Genere: Horror


Sono ormai un po' di anni che la Midnight Factory si fa portatrice del verbo del cinema horror in Italia, portando, talvolta al cinema come "The Babadook" e "It Follows", altre volte direttamente in DVD, come "The ABCs of Death", film dell'orrore di buona qualità, adatti per tutti gli appassionati. Certo, a volte anche loro si lasciano trasportare dalle porcate, ma alla fin fine in questi anni hanno dato l'opportunità a molti di recuperare qualche titolo non troppo conosciuto che probabilmente sarebbe rimasto introvabile per il pubblico italiano. È su consiglio di qualche blogger qualche youtuber in giro per la rete che ho deciso di dare un'opportunità a "Deserto rosso sangue", in originale "It Stains the Sands Red", ennesimo film portato in Italia dalla Midnight Factory senza passare dalle sale cinematografiche diretto da Colin Minihan, al suo quarto lavoro da regista.
Siamo nel bel mezzo di un'apocalisse zombie a Las Vegas e due abitanti della città, Molly e Nick, interpretati rispettivamente da Brittany Allen e da Merwin Mondesir, sono in viaggio per incontrarsi con degli amici per prendere un aereo che consentirà loro di abbandonare la città. Presto la loro automobile rimarrà bloccata nella sabbia e i due verranno attaccati da uno zombie che uccide e divora Nick. La ragazza si troverà a dover fuggire da sola, a piedi in mezzo al deserto, per prendere quell'aereo, ma lo zombie che ha ucciso Nick continuerà a seguirla in ogni suo movimento, attratto com'è dalla carne umana e dal sangue della donna. Con tutti i film o serie TV sugli zombie che si vedono in questo periodo - anche se ultimamente con il declino inesorabile di "The Walking Dead" la moda sembra che stia pian piano scemando - c'è da dire che, per quanto riguarda "Deserto rosso sangue" lo spettatore non si trova davanti al solito zombie-movie, anche perchè il nemico, in realtà, è uno solo e la sua forza non è, come accade in tutti gli altri film, nel fatto di trovarsi in un grande gruppo quanto più che altro il fatto che, essendo un non morto, non si stanca, non ha sonno e non ha mai caldo e, seppur più lentamente della protagonista, potrà sempre ininterrottamente camminare per seguirla e per mangiarla.
Per quanto riguarda la qualità cinematografica del film si vede che ci troviamo davanti ad un lavoro a basso costo che però, con pochi personaggi e un'ambientazione di non difficile realizzazione, riesce ad essere affascinante e a mostrare ai suoi spettatori un'idea che non risulta banale come potrebbe sembrare alla sola lettura della trama. Innanzitutto brava è Brittany Allen a reggere praticamente tutto il film da sola, mentre in secondo luogo è interessante l'idea di regista e sceneggiatore di far sì che, ad un certo punto della narrazione, lo zombie sembra in qualche modo affezionarsi alla sua preda e la cosa ci viene confermata da una serie di azioni che sembrano giocare in suo favore, nei momenti in cui la ragazza si trova in difficoltà, soprattutto quando incontra i due che tentano di violentarla in mezzo al deserto. Un'idea sicuramente interessante che però non rende lo zombie umano: la sua forma di "affetto" per la donna rimane comunque, fino alla fine, finalizzato ad una sola cosa, il pasto e la fame di sangue, fondamentalmente.
Con "Deserto rosso sangue" dunque non ci troviamo davanti ad un film eccelso, si vede che è girato con quattro o cinque soldi, così come si vede che i mezzi a disposizione da parte del regista sono quelli che sono, ma l'idea cui ci troviamo davanti è nuova rispetto ai soliti film di zombie e la realizzazione della vicenda, a parte qualche assurdità - lei che corre coi tacchi in mezzo al deserto per tutto il film... ehm -, è buona e coinvolgente.

Voto: 6,5