venerdì 31 agosto 2018

GLI ALTRI FILM DI LUGLIO E AGOSTO - Quick Reviews

Nel corso del mese di Luglio non ho visto tanti film che andassero bene per la solita rubrica mensile con il recap di tutti i film che ho visto nel mese, ma che non hanno meritato una recensione completa. In Agosto invece ho trovato altro materiale da inserire, ed ecco che, eccezionalmente, si raccolgono le visioni degli ultimi due mesi in questo post, visioni di ogni tipo!


Kuroko No Basket - The Last Game

Giappone 2017
Titolo Originale: 劇場版 黒子のバスケ LAST GAME (Gekijō-ban Kuroko no Basuke Rasuto Gēmu)
Regia: Shunshuke Tada
Personaggi: Tetsuya Kuroko, Taiga Kagami, Shintarō Midorima, Seijūrō Akashi, Daiki Aomine, Atsushi Murasakibara, Ryōta Kise, Riko Aida, Satsuki Momoi, Kagetora Aida, Kousuke Wakamatsu, Junpei Hyūga, Kazunari Takao
Genere: Animazione

Qualche anno fa mi ero recuperato, in tempi da record, l'intera serie animata di "Kuroko No Basket", che parla di una squadra di basket del Giappone che deve lottare contro la cosiddetta Generazione dei miracoli, giocatori di pallacanestro con superpoteri, insomma, i più forti di tutto il Giappone, che hanno giocato nella stessa squadra alle scuole medie, ma che ora si sono divisi ognuno in una squadra diversa. Ecco che, per chiudere il cerchio, arriva anche un film dedicato, in cui la Generazione dei Miracoli viene riunita per un'epica partita contro una squadra di street basket americana, ovviamente anch'essi con i superpoteri. Inutile dire che, come con la serie animata, guardando questo anime mi sono divertito abbastanza, nonostante il mettere insieme i sei protagonisti della storia faccia un po' perdere il gusto: alla fine il match che è il centro del film non è tanto una partita di basket tra due squadre, ma una partita in cui nel corso dei minuti vengono fuori, a turno, tutti i talenti dei diversi giocatori. Ovviamente non c'è una trama e non viene dato spessore ai personaggi - cosa che invece viene fatto abbastanza bene nell'anime - ma, come detto, mi ci sono divertito e volevo vederlo da tempo, quindi ogni tanto una visione così ben venga!

Voto: 6


Gli sdraiati

Italia 2017
Titolo Originale: Gli sdraiati
Regia: Francesca Archibugi
Cast: Claudio Bisio, Gaddo Bacchini, Ilaria Brusadelli, Cochi Ponzoni, Antonia Truppo, Matteo Oscar Giuggioli, Gigio Alberti, Barbara Ronchi, Federica Fracassi, Donatella Finocchiaro, Sandra Ceccarelli
Genere: Drammatico



Giorgio Selva, interpretato da Claudio Bisio, è un giornalista televisivo che ha avuto dalla sua ex moglie un figlio, di nome Tito interpretato da Gaddo Bacchini, che trascorre metà del tempo con il padre e metà con la madre. I tentativi di Giorgio di recuperare un rapporto con il figlio continuano a fallire, a causa dell'insistenza di lui e le cose cambiano ancora quando Tito conosce Alice, interpretata da Ilaria Brusadelli, figlia di Rosalba, una ex del padre. Claudio Bisio è uno di quegli attori che mi è sempre stato particolarmente simpatico, soprattutto nelle commedie in cui ha recitato e in qualche suo lavoro televisivo. Purtroppo però, a parte l'ottimo "Si può fare" e in "Mediterraneo" - che in quel senso è un film un po' più borderline -, ho sempre fato fatica ad apprezzarlo nelle sue parti drammatiche. A questo ci aggiungiamo che "Gli sdraiati" risulta essere un film particolarmente tedioso e che vorrebbe parlare di temi importanti, senza che la regista Francesca Archibugi si preoccupi di coinvolgere in nessun modo lo spettatore, ecco che si capisce il perchè anche questa ennesima prova drammatica di Claudio Bisio abbia fatto abbastanza fatica a sopportarla.

Voto: 4,5


Orbita 9

Spagna, Colombia 2017
Titolo Originale: Orbita 9
Regia: Hatem Khraiche
Cast: Clara Lago, Álex González, Belén Rueda, Andrés Parra, Kristina Lilley, John Alex Castillo
Genere: Fantascienza, Thriller



Una di quelle sere in cui lo scazzo era totale, vado sul sempre prodigo Netflix che mi suggerisce la visione di "Orbita 9", pellicola di fantascienza spagnola che gli italiani manco si sono sognati di doppiare, in cui la protagonista è Helena, interpretata da Clara Lago, una donna in viaggio in solitaria su un'astronave nella quale è nata venti anni prima. I genitori l'hanno abbandonata tre anni prima, per aumentare le probabilità di successo di un viaggio che sarebbe durato altri quarant'anni verso la colonia di Celeste. Interessante lo spunto di partenza, che prevede, oltre alle altre cose, anche il fatto che la protagonista, dovendo recitare in solitaria, sia abbastanza brava, non altrettanto bella la realizzazione e il modo in cui evolve la vicenda, che si lascia andare a dei colpi di scena già visti in altri lavori ben più notevoli e che difficilmente faranno sobbalzare sulla sedia lo spettatore. Insomma, film decente da guardare se si ha uno scazzo incredibile addosso, un po' meno se si vuole anche qualcosa di coinvolgente e di cinematograficamente interessante.

Voto: 5


Ghost Stories

Regno Unito 2017
Titolo Originale: Ghost Stories
Regia: Jeremy Dyson, Andy Nyman
Cast: Andy Nyman, Martin Freeman, Alex Lawther, Paul Whitehouse, Nicholas Burns, Jill Halfpenny, Kobna Holdbrook-Smith, Daniel Hill, Amy Doyle, Ramzan Miah, Paul Warren
Genere: Horror



Uscito in Italia presentato come uno dei più interessanti film horror sui fantasmi degli ultimi anni, ho colpevolmente - ma nemmeno troppo - aspettato a vederlo e alla fine non ne sono rimasto totalmente entusiasta. Philip Goodman, interpretato da Andy Nyman, è un professore di psicologia che riceve una misteriosa lettera riguardante tre casi irrisolti. I tre casi, che dividono il film in tre episodi distinti, mineranno la razionalità del professore e lo metteranno di fronte a fenomeni soprannaturali inspiegabili. Adattamento dell'opera teatrale dagli stessi registi Jeremy Dyson e Andy Nyman, "Ghost Stories" pare da una parte un film d'altri tempi, mentre dall'altra mostra tutto il suo impianto teatrale, con i ritmi narrativi che si prendono i loro tempi e mostrano le immagini con una certa cura per il dettaglio. Nonostante nessuna delle tre storie mi abbia coinvolto particolarmente, qualche sprazzo di inquietudine e di spavento l'ho provata, senza però mai esagerare.

Voto: 6


Le ultime 24 ore

USA, Sudafrica 2017
Titolo Originale: 24 Hours to Live
Regia: Brian Smrz
Cast: Ethan Hawke, Xu Qing, Paul Anderson, Rutger Hauer, Tyrone Keogh, Nathalie Boltt, Liam Cunningham, Jeremy Yong, Susan Young, Tanya van Graan, Hakeem Kae-Kazim
Genere: Fantascienza, Azione



Tra le poche uscite estive di questa calda stagione, "Le ultime 24 ore" era, nell'ambito del cinema action, una di quelle su cui riponevo le più flebili speranze. Il protagonista della vicenda è Travis Conrad, interpretato da Ethan Hawke, è un agente speciale ritiratosi dopo la morte della moglie e del figlio. Convinto da un amico a tornare sul campo per uccidere Lin, agente dell'Interpol interpretato da Xu Qing, ma viene colpito a morte proprio da quest'ultimo. L'associazione per cui lavora però riuscirà a riportarlo in vita, per sole 24 ore. Per quanto il presupposto fantascientifico fosse minimamente interessante, il tutto in "Le ultime 24 ore", si riduce al tipico film d'azione, senza arte nè parte e senza il minimo guizzo creativo. La sceneggiatura segue schemi classicissimi e, dopo nemmeno troppo tempo, annoia abbastanza.

Voto: 4,5


Ogni cosa è segreta

USA 2014
Titolo Originale: Every Secret Thing
Regia: Amy Berg
Cast: Diane Lane, Elizabeth Banks, Dakota Fanning, Danielle Macdonald, Nate Parker, Common, Colin Donnell
Genere: Thriller, Drammatico



Visto su NowTV poco dopo il mio rientro dalle vacanze, il thriller con Diane Lane, Elizabeth Banks e Dakota Fanning mi ha tediato all'inverosimile. Tutto ruota attorno ad un crimine commesso ai danni di una famiglia, del quale viene accusata Alice, ragazzina obesa e depressa interpretata da Danielle Macdonald. Ciò provocheròà in lei forti ripercussioni psicologiche, che il film in questione si occuperà di mostrare allo spettatore. La pellicola vuole essere introspettiva creando in chi la guarda un forte impatto emotivo, ma non riesce mai davvero ad essere coinvolgente: ben diretta, sicuramente, e anche ben interpretata, ma alla lunga una visione del genere stufa, soprattutto per la sua sceneggiatura eccessivamente - e inutilmente a tratti - contorta.

Voto: 5

giovedì 30 agosto 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Siamo quasi arrivati a Settembre e i cinema, almeno per quanto riguarda il numero di uscite, potrebbero cominciare a ripopolarsi. Il numero di uscite c'è, quello che manca è il numero di film interessanti anche se qualcosa, tra i dieci film che arriveranno, potrebbe dare soddisfazione. Come al solito le dieci uscite verranno commentate in base ai miei pregiudizi!


Don't Worry di Gus Van Sant


Da un regista come Gus Van Sant, che mi piace abbastanza nonostante a volte si lasci andare a punte di buonismo mica male, mi aspetto un film solido ed emozionante, basato sulla storia vera di John Callahan, qui interpretato da Joaquin Phoenix, vignettista paraplegico che ottenne un grande successo in seguito al suo incidente. Nel cast anche la stimatissima Rooney Mara e Jonah Hill. Gli ingredienti per fare bene, insomma, ci sono!

La mia aspettativa: 7/10


Mission: Impossible - Fallout di Christopher McQuarrie

Ennesimo capitolo della saga di "Mission: Impossible" con quel replicante di Tom Cruise che ha trent'anni da almeno venticinque anni. Ad essere sincero non ne ho visto nemmeno uno e non penso che lo farò con questo nuovo esemplare, però sicuramente un film da mettere in evidenza per gli appassionati, categoria a cui non appartengo.

La mia aspettativa: 4/10


Le altre uscite della settimana

Lucky: Film sul viaggio spirituale di un novantenne ateo all'interno del suo villaggio. Mi pare un po' troppo impegnativo e di nicchia.
Mary Shelley: La storia della vita di Mary Shelley e della sua relazione turbolenta con Percy Shelley, legata indissolubilmente alla stesura di "Frankenstein", il suo grande capolavoro. Se non dovesse essere soporifero, potrebbe anche interessarmi.
Mr Long: Thriller taiwanese che difficilmente potrà trovare spazio nelle sale cinematografiche italiane.
Resta con me: Lo guarderei anche solo per Shailene Woodley, però questa storia d'amore ambientata nell'oceano mi ispira veramente poco.
Il maestro di violino: Pellicola brasiliana che non mi interessa particolarmente.
Metti una notte: Un film con Amanda Lear nel 2018 non dovrebbe avere ragione di esistere. Invece esiste e non lo guarderò.
Ritorno al Bosco dei 100 Acri: Film su Winnie the Pooh. No.
Un marito a metà: Commedia francese che mi interessa poco, quasi niente.

mercoledì 29 agosto 2018

La terza madre di Dario Argento (2007)




Italia 2007
Titolo Originale: La terza madre
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Jace Anderson, Dario Argento, Walter Fasano, Adam Gierasch, Simona Simonetti
Cast: Asia Argento, Cristian Solimeno, Adam James, Moran Atias, Valeria Cavalli, Philippe Leroy, Daria Nicolodi, Coralina Cataldi Tassoni, Udo Kier, Robert Madison, Paolo Stella, Clive Riche, Massimo Sarchielli, Barbara Mautino, Gisella Marengo, Marica Coco, Jun Ichikawa
Durata: 99 minuti
Genere: Horror


Ci siamo quasi, lo speciale dedicato a Dario Argento che sto portando avanti su questo blog praticamente dall'inizio dell'anno si sta avviando verso la sua conclusione. Tre film mancano all'appello - "La terza madre", "Giallo" e "Dracula" - e il primo di questi è proprio quello di cui vi parlerò oggi. Ho, come già detto a più riprese, iniziato a seguire, senza indagare mai troppo a fondo la sua produzione, Dario Argento come regista intorno ai quattordici anni, quando vidi per la prima volta "Profondo rosso" e me ne innamorai letteralmente. Poco tempo dopo vidi anche "Suspiria" e "Inferno", due film a cui sono particolarmente legato e nel 2007, quando fu annunciata l'uscita de "La terza madre", rimasi abbastanza sorpreso dal fatto che il regista avesse aspettato così tanto per dare vita al terzo capitolo di quella che trent'anni prima lui aveva progettato come una trilogia. Esce esattamente trent'anni dopo "Suspiria", presentato in pompa magna ai telegiornali - ho qualche ricordo frammentario della cosa -, ma delude incredibilmente il pubblico e la critica. E alla luce di quelli che sono i due film precedenti e del nome che si era fatto il regista nel mondo proprio grazie al primo capitolo della trilogia, si capisce il perchè di tanta delusione.
Sarah Mandy, interpretata da Asia Argento, è una giovane archeologa americana, trasferitasi a Roma per studiare e superare un esame. I suoi genitori sono morti quando lei aveva cinque anni in un incidente stradale. La sua vita viene sconvolta nuovamente in seguito al ritrovamento, nei pressi di un cimitero di Viterbo, di un'urna che, all'apertura da parte della stessa Sarah, libera figure mostruose che mettono in pericolo la sua vita. Verrà però salvata da una voce misteriosa, che la guiderà al di fuori del cimitero. La polizia, guidata da Enzo Manni, interpretato da Cristian Solimeno, comincia ad indagare su di lei, non credendo alla versione dei fatti fornita, mentre la donna, che vive con il fidanzato Michael, interpretato da Adam James, comincia a essere perseguitata da incubi atroci, in seguito al quale si scopre che il figlio di Michael è stato rapito. Gli eventi la porteranno al cospetto di Mater Lacrimarum, qui interpretata da Moran Atias, essendo lei l'unica in grado di sconfiggere la terza madre degli inferi.
A differenza del suo predecessore nella filmografia del regista, il disastroso "Il cartaio", "La terza madre" trovo che non sia un film da buttare completamente. Brutto, sì, ma non disastroso sotto ogni punto di vista come sono stati i precedenti film. Innanzitutto a sprazzi, soprattutto nelle fasi iniziali del film, si vede la mano del Dario Argento che ho imparato ad amare con i suoi primi film. La scena in cui viene introdotta la vicenda, con l'apertura dell'urna è sicuramente ben diretta, anche se qui manca totalmente da parte del regista la volontà di rendere artistiche le morti, che sono sì ben congegnate, ma appaiono quasi come quelle dei capitoli della saga di "Saw" in cui i vari registi che si sono susseguiti hanno cercato maniere sempre più arzigogolate e creative per uccidere. Uno dei problemi grossi del film è che a scene belle da vedere, seguono subito degli sfondoni clamorosi, che molto probabilmente sono stati creati in fase di montaggio, vedi ad esempio la scena della madre che, nel caos generale butta il bambino nel Tevere: una scena evocativa ed esplicativa della situazione creatasi, peccato che quando il bambino rimbalza sulla sponda del ponte si veda chiaramente che quello è un bambolotto, e questo è uno sfondone che se non me lo fai nel 1977 con gli effetti speciali dell'epoca, mi rifiuto di credere che, con i mezzi a disposizione, uno riesca a farlo nel 2007.
Come sempre accade con Dario Argento la sceneggiatura non è il suo punto di forza: il problema è che qui è un vero e proprio casino, perchè all'inizio succedono cose inspiegabili e poi ci vuole una vita a capire quale sia la reale minaccia nel marasma generale. "Suspiria" aveva dalla sua il fatto di creare il caos in un luogo ristretto, "Inferno" era visivamente pazzesco - anche se un passetto indietro rispetto al predecessore lo aveva fatto -, qui però il fatto di creare il caos in un'intera città distoglie eccessivamente l'attenzione. Stendiamo poi un velo sulla recitazione di Asia Argento che veramente io proprio non riesco a capire cosa ci si possa trovare di buono nel suo modo di recitare, nella sua voce impostata, nelle sue espressioni di terrore finte. Insomma, il finale della trilogia delle tre madri delude alla grande per via del suo svolgimento e di qualche sfondone tecnico. Alla fine però trovo non sia un film da buttare completamente, qualche buona idea a livello tecnico ce l'ha, peccato che tutto il resto non sia all'altezza della fama del regista.

Voto: 5-

martedì 28 agosto 2018

MINISERIE - The Night Manager



The Night Manager
(miniserie)
Episodi: 6
Regia: Susanne Bier
Cast: Tom Hiddleston, Hugh Laurie, Olivia Colman, Elizabeth Debicki, Tom Hollander, Alistair Petrie, Douglas Hodge, David Harewood, Tobias Menzies, Antonio de la Torre, Adeel Akhtar, Michael Nardone
Genere: Thriller


Non so bene per quale motivo, ma ho aspettato colpevolmente molto prima di vedere "The Night Manager", miniserie televisiva prodotta tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti con protagonisti Tom Hiddleston e Hugh Laurie e tratta da un romanzo di John Le Carrè, che ovviamente non ho letto, ma prometto che farò i compiti nei mesi a venire. Quando però mi sono imbattuto su NowTV in questa miniserie di soli sei episodi, letta la trama, mi sono convinto subito a guardarla, nonostante non sia particolarmente fan delle storie di spionaggio, spinto soprattutto dalla stima che ho per i due attori protagonisti e per Olivia Colman - vista in "Broadchurch" e che vedremo il prossimo anno in "The Crown" nei panni della Regina Elisabetta - che trovo da qualche anno garanzia di qualità.
Jonathan Pine, interpretato da Tom Hiddleston, è un ex soldato dell'esercito britannico che lavora come custode di notte in un albergo a Il Cairo. Durante la sua permanenza nella città, si innamora di una donna, amante del figlio di un politico della città, legato al traffico d'armi e in contatto con il magnate Richard Roper, interpretato da Hugh Laurie, che poco tempo dopo viene uccisa a causa di una fuga di informazioni. Anni dopo Pine incontrerà di persona Roper in un albergo svizzero e, contattato da Angela Burr, interpretata da Olivia Colman, si infiltrerà nella sua organizzazione per diventare anch'egli un trafficante d'armi, con l'obiettivo di incastrare ed arrestare l'uomo.
Nonostante la serie sia spionaggio puro, cosa che difficilmente mi coinvolge - ad eccezione di "Homeland" che seguo con interesse da ormai sette anni -, sono stato catturato da questa miniserie sin dal primo episodio per vari motivi: innanzitutto protagonista e antagonista sono davvero ben interpretati da Tom Hiddleston e Hugh Laurie, giocando molto sull'ironia e sul sarcasmo del secondo che spesso si lascia andare a battutine davvero pungenti e crudeli, in secondo luogo la narrazione è ben costruita e, nonostante non ci siano misteri da svelare, si gioca abbastanza bene con i vari intrighi e le varie mosse che verranno messe in atto dall'uno e dall'altro personaggio per conseguire il proprio obiettivo. Come ogni buona storia di spionaggio vuole poi c'è anche il triangolo amoroso che affascina per la sua pericolosità: sì perchè Jonathan Pine si innamorerà presto di Jed, interpretata da Elizabeth Debicki - sensualissima e alta un metro e novanta, poco meno di me... se solo non portasse i capelli così corti mannaggia -, che però è la donna di Roper e ciò innescherà situazioni pericolose per entrambi estremamente cariche di tensione per lo spettatore. Il suo personaggio ha uno stile particolarissimo, non viene particolarmente approfondita a livello psicologico, ma ogni volta che è in scena la ruba a tutti gli altri attori presenti sullo schermo.
Lo svolgimento narrativo è dei più classici nell'ambito dello spionaggio e rimane intrigante pur non offrendo nulla di nuovo, ma a dare ulteriore lustro alla serie vi è una regia di Susanne Bier che nulla ha da invidiare a prodotti cinematografici che si muovono sullo stesso genere, riuscendo a coinvolgere forse ancora di più nel corso dei suoi sei episodi da un'ora ciascuno.

Voto: 8

lunedì 27 agosto 2018

Halloween III - Il signore della notte di Tommy Lee Wallace (1982)




USA 1982
Titolo Originale: Halloween III: Season of the Witch
Regia: Tommy Lee Wallace
Sceneggiatura: Tommy Lee Wallace, John Carpenter
Cast: Tom Atkins, Stacey Nelkin, Dan O'Herlihy, Michael Currie. Ralph Strait, Jadeen Barbor, Brad Schacter, Garn Stephens, Nancy Kyes, Jonathan Terry, Al Berry, Wendy Wessberg, Essex Smith, Maidie Norman, John MacBride
Durata: 98 minuti
Genere: Horror


Prosegue lento pede lo speciale sulla saga di "Halloween" che ci accompagnerà fino all'uscita di "Halloween", seguito diretto del primo capitolo - poi sta cosa che fai un seguito e lo chiami allo stesso modo del capitolo precedente senza dargli qualcosa che lo identifichi me la devi anche spiegare - che arriverà nelle nostre sale verso la fine di Ottobre. E sinceramente non so se farò in tempo a portare a termine questo speciale prima della sua uscita, perchè ho seriamente intenzione di fiondarmici al cinema per vederlo. Dopo aver dunque commentato "Halloween - La notte dell streghe" e "Il signore della morte" eccoci qui per un commento non particolarmente appassionato su "Halloween III - Il signore della notte" capitolo della saga che, per vari motivi su cui ritorneremo nel corso del commento, è anche l'unico senza la presenza di Michael Myers come antagonista.
Il motivo per cui in questo terzo capitolo della saga non è presente Michael Myers è in realtà molto molto semplice: John Carpenter e Debra Hill, sceneggiatori dei primi due film e con i quali ritenevano conclusa ogni storyline, riluttanti a girare un terzo film appartenente alla saga di "Halloween", accettano di partecipare solamente a patto che questo non fosse un seguito dei primi due. Da qui l'idea di rendere la saga di "Halloween" non tanto una serie slasher con un serial killer comune a tutti i film, quanto più che altro una specie di antologia horror, in cui narrare ogni volta una storia diversa. Risultato: il botteghino non premia l'idea dei due sceneggiatori, il pubblico non si reca al cinema a vedere il film, buona parte dei critici gli sputa addosso - anche se nel corso del tempo il film si è guadagnato una buona schiera di appassionati - e con il quarto capitolo si ritorna, come tutti sappiamo, a combattere il buon vecchio Michael Myers. La colonna sonora, anche se di minore impatto, è sempre composta da Carpenter e viene utilizzata principalmente con l'intento di spaventare lo spettatore in maniera improvvisa.
Ellie Grimbridge, interpretata da Stacey Nelkin, e il dottor Dan Challis, interpretato da Tom Atkins, cercano di fare luce sulla morte del padre di lei, un giocattolaio ucciso brutalmente ed inspiegabilmente durante un'aggressione. Nel tentativo di ricostruirne gli ultimi spostamenti si ritrovano a Santa Mira, dove si trova "Il Trifoglio d'argento", fabbrica di giocattoli di Conal Cochran, interpretato da Dan O'Herlihy, cui l'uomo si era rivolto per ordinare alcune maschere per Halloween. I due protagonisti si fingeranno marito e moglie per alloggiare in un albergo, ma verranno subito colpiti dalla diffidenza delle persone del posto e dai loro sguardi, ma ancora di più dalle misure di sicurezza utilizzate all'interno della cittadina e dal fatto che, dalle 18, scatti un vero e proprio coprifuoco.
Non particolarmente apprezzato dai fan della saga e con la critica che all'epoca gli buttò addosso di tutto, "Halloween III - Il signore della notte" è riuscito, nel corso degli anni a venire, a diventare comunque un film abbastanza apprezzato dagli appassionati del genere: dal canto mio, con le dovute proporzioni del caso, ho trovato che, preso il film come essere a sè stante e non appartenente alla saga di cui porta il titolo, alla fine non è nemmeno un film così tanto insulso. Paga fortemente il non voler aver mantenuto la sua appartenenza al genere slasher, per spostarsi su un tipo di horror più classico e convenzionale, così come paga anche dei momenti in cui la logica va a farsi benedire e lo spettatore comincia a non capirci più niente. Paga anche, cosa non da poco, la sensibilissima diminuzione dei litri di sangue che scorrono in tutta la sua durata - che va bene non voler più fare uno slasher, ma in un horror di questo tipo il sangue è comunque importantissimo. Però ehi, io un minimo mi ci sono divertito: certo non è il film che mi sarei aspettato dalla saga di "Halloween" così come non è l'horror della vita e non mi sento di ritenerlo sufficiente, ma nemmeno così schifoso come la critica aveva tentato di dipingerlo all'epoca della sua uscita: insomma è il tipico horror anni '80 un po' trash e non troppo tamarro, che non fa certo bene al genere, ma non gli fa nemmeno così tanto male.

Voto: 5,5

domenica 26 agosto 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #32 - Il primo uomo

Torna la rubrica sui trailer, questa volta, dopo varie parentesi horror e dopo il trailer dell'ultimo film di Spike Lee, si parla di nuovo di un biopic, su una figura particolarmente interessante degli anni '60.



La mia opinione: Chi l'avrebbe mai detto che avrei provato così tanta attesa per il terzo film di un regista? Il problema è che questo non è un regista normale, ma uno di quelli che con il suo secondo film è riuscito ad entrare, nel giro di poco tempo, in una mia ipotetica top 20 dei miei film preferiti - ancora non so bene a che posizione. Dopo aver visto dunque le sue mirabolanti riprese sfruttate per film dal tema musicale come "Whiplash" e "La La Land", sono non curioso, di più di vederle sfruttate per un biopic che avrà, sicuramente, una buona parte della narrazione ambientata nello spazio: il film è dedicato a Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna - che ci crediate o meno - e ad interpretarlo ci sarà Ryan Gosling. Riserve sul protagonista ne ho, così come c'è grande curiosità nel vedere Damien Chazelle alle prese con un film non musicale, dopo che i suoi primi due lavori erano entrambi legati a doppio filo alla musica jazz. Il film verrà presentato alla prossima Mostra Internazionale del cinema di Venezia e uscirà nelle sale poco prima del mio compleanno, speriamo che il regista mi faccia il regalo!

venerdì 24 agosto 2018

I FAKE REWATCH DI NON C'É PARAGONE #7 - Metropolis di Fritz Lang (1927)



Germania 1927
Titolo Originale: Metropolis
Regia: Fritz Lang
Sceneggiatura: Thea von Harbou, Fritz Lang
Cast: Alfred Abel, Gustav Fröhlich, Rudolf Klein-Rogge, Fritz Rasp, Theodor Loos, Erwin Biswanger, Heinrich George, Brigitte Helm
Durata: 117 minuti
Genere: Fantascienza


Per il settimo episodio della rubrica sui miei fake rewatch - quei film che non ho mai visto in vita mia che, a volte, per vergogna, si finge di aver visto per quieto vivere nei discorsi tra cinefili - ho deciso di cogliere la palla al balzo offertami dal Carroponte di Sesto San Giovanni, luogo di concerti ed eventi culturali nelle estati milanesi che andrebbe tenuto d'occhio molto di più - ad esempio per i Lunedì horror di Agosto, che mi sono perso per via delle meritatissime vacanze. In cosa consisteva l'evento a cui ho partecipato lo scorso Giovedì? Molto semplicemente nella proiezione di "Metropolis", film muto diretto nel 1927 da Fritz Lang - del quale ho già parlato quando vidi "M - Il mostro di Düsseldorf" - che è considerato come una delle basi per i più grandi capolavori del cinema di fantascienza, con la colonna sonora riprodotta dal vivo da Half/Redo, che solo un mese e mezzo fa, nella stessa location, aveva sonorizzato dal vivo anche "Alice nel paese delle meraviglie". Insomma, un artista assolutamente da seguire in futuro che ho potuto scoprire grazie a questa proiezione - pur non avendolo effettivamente visto, dato che era nascosto.
Ambientato nel 2026, novantanove anni dopo il periodo in cui il film fu prodotto - e a soli otto anni dall'epoca in cui viviamo -, la storia narra di un futuro distopico in cui la città di Metropolis è governata, come se fosse una dittatura, da un gruppo di ricchi industriali che vive in alti grattacieli costringendo al lavoro la classe proletaria, che vive nel sottosuolo. Joh Fredersen, interpretato da Alfred Abel, è l'uomo più ricco della città e vive nel grattacielo più alto, mentre il figlio Freder, interpretato da Gustav Fröhlich, in un giardino paradisiaco popolato da ragazze avvenenti. Quando improvvisamente nel suo giardino irrompe Maria, insegnante del sottosuolo interpretata da Brigitte Helm, che lo invita a guardare coloro che lei chiama suoi "fratelli", Freder ne rimane colpito, a tal punto da decidere di intraprendere un viaggio nel sottosuolo rendendosi conto delle condizioni disumane a cui sono costretti i lavoratori della città di Metropolis, che spesso e volentieri muoiono di stenti o di fatica.
Partiamo da una premessa doverosa: forse guardare un film come "Metropolis" per la prima volta in un contesto come quello del Carroponte - per carità bellissimo, ma per quanto riguarda la proiezione pareva abbastanza raffazzonato - non è la scelta migliore, sarebbe stato più consigliabile recarsi ad uno spettacolo del genere per una seconda o una terza visione, comunque avendo già visto il film almeno una volta, ma proprio per questioni logistiche che non permettono forse di guardare nella maniera giusta un capolavoro di tale portata. Detto questo quando si è davanti a dei fuoriclasse ce ne si accorge in qualsiasi condizione e, come al solito quando si parla di grandi classici, mi viene difficile scriverne in maniera razionale e non banale, senza dire cose già trite e ritrite che chiunque abbia letto qualche pagina sul cinema sa già. Innanzitutto ho apprezzato moltissimo il modo in cui Fritz Lang sia riuscito a costruire l'impianto narrativo con la struttura di un'opera lirica, suddividendola in un prologo, un interludio e un cosiddetto furioso per le scene finali, che sono concitatissime e cariche di tensione.
È impressionante vedere come, nel 1927, il regista sia riuscito da una parte a parlare del suo tempo, criticandolo in maniera crudele e feroce, mentre dall'altra risulti ancora, novant'anni dopo, attualissimo, avendo creato per gli anni a venire la base per tutti quei lavori che parlano di intelligenza artificiale, dando vita ad un robot che per essere perfetto ha bisogno della coscienza umana, utilizzando quella di Maria e rendendola perfida, ammaliante e spietata. Bravissima è stata infatti Brigitte Helm - notata dal regista mentre lavorava come segretaria negli studi di produzione e qui totalmente esordiente - nella doppia veste di Maria e dell'androide creato dallo scienziato C. A. Rotwang, interpretato da Rudolf Klein-Rogge, con le sue sembianze: dolce e sensuale nei movimenti quando è umana, inquietante e, per l'appunto, dai movimenti macchinosi - complice anche un gran lavoro nel montaggio - quando interpreta l'androide. La colonna sonora poi gioca in modo particolare con i personaggi in scena, identificandoli con una melodia ben precisa che, l'esecuzione dal vivo, ha messo bene in risalto.
Con "Metropolis" il regista Fritz Lang riesce dunque a creare un film che riesce a mandare un messaggio politico, alla sua generazione e anche a quelle future. Un film che per anni ho evitato di vedere perchè avevo deciso di non seguire i consigli della mia prof. di storia e filosofia al liceo - mi spiace molto, ma detestavo fortemente sia lei sia la materia che insegnava (la filosofia) - che citava questo film alla nausea praticamente in ogni lezione: un errore cui ho avuto il coraggio di rimediare solamente dieci anni dopo, senza pentirmene minimamente però.

giovedì 23 agosto 2018

WEEKEND AL CINEMA

Le persone cominciano a ritornare dalle vacanze, i cinema ancora no! Poche le uscite anche questa settimana, un paio interessanti giusto per, mentre le altre sono tra il trascurabile e l'insulso, sempre secondo i miei pregiudizi. Ed è proprio in base a questi che, come al solito, commenterò i cinque film che escono questa settimana!


La settima musa di Jaume Balaguerò


Come regista Balaguerò non mi dispiace affatto e devo dire che il trailer di questo suo nuovo horror l'ho trovato inquietante il giusto. C'è tutto un pezzo di cultura da esplorare che può rendere il film ancora più interessante, peccato che i responsi dalle varie anteprime non siano proprio dei migliori. Io un po' comunque ci spero nella buona riuscita di questo film, d'altronde è, almeno secondo me, ciò che di meglio potrebbe portare questa settimana.

La mia aspettativa: 6,5/10


Fire Squad - Incubo di fuoco di Joseph Kosinski

Diciamo che questo film mi ispira pochissimo, se non la tipica orticaria che mi viene con quelle storie in cui si evince quanto sia bello essere americani, se ci sono degli eroi come i pompieri protagonisti di questa storia. Si guadagna il commento lungo perchè gli altri film della settimana mi ispirano ancora di meno, ma su questo proprio di speranze non ne nutro troppe.

La mia aspettativa: 5/10


Le altre uscite della settimana

Come ti divento bella: Visto il trailer al cinema qualche settimana fa. Appena terminato ho fatto, con la mano, il gesto della pistola puntata alla tempia. Direi che si è capito quanto mi interessi.
Hotel Transylvania 3 - Una vacanza mostruosa: I primi due capitoli di questa trilogia non mi erano affatto dispiaciuti, ma all'epoca non avevo l'allergia ai film d'animazione. Non so se mai vedrò questo terzo capitolo, per il quale sembra abbiano pescato le idee dal bidone della spazzatura.
Escape Plan 2 - Ritorno all'Inferno: Seguito di "Escape Plan - Fuga dall'Inferno", che non ho visto. Riuscirà Sly nonostante la dentiera a fare a tedesca con le palle di Gamera? (chi coglie la citazione guadagna un premio, sappiatelo). Non lo vedrò per averne la conferma.

mercoledì 22 agosto 2018

Io, Dio e Bin Laden di Larry Charles (2016)



USA 2016
Titolo Originale: Army of One
Regia: Larry Charles
Sceneggiatura: Rajiv Joseph, Scott Rothman
Cast: Nicolas Cage, Russell Brand, Wendi McLendon-Covey, Amer Chadha-Patel, Paul Scheer, Will Sasso, Denis O'Hare, Rainn Wilson, Matthew Modine, Adrian Martinez
Durata: 92 minuti
Genere: Commedia, Biografico


Nicolas Cage è uno di quegli attori che o lo si odia o lo si odia. Certo, nell'ultimo periodo la moda di sparare addosso a Niccolò Gabbia per la sua cagnosità nella recitazione e per il suo accettare qualsiasi cosa per pagare gli alimenti alla ex moglie sembra essere un po' passata, però è sempre bene ricordare che Nicolas Cage va per forza odiato. Per quanto mi riguarda anche io faccio abbastanza fatica a sopportarlo, soprattutto da quando ha cominciato ad essere presente in almeno quattro o cinque film all'anno, i produttori su questa cosa ci giocano, ma poi, nella maggior parte dei casi, escono film totalmente insulsi, ai quali si aggiungono quelli trascurabili e al conto raramente si aggiunge qualcosa di degno di nota. Un po', nonostante l'odio, riesco comunque a voler bene a Niccolò Gabbia, soprattutto quando fa quei film talmente brutti da fare il giro - anche questa cosa rara, dato che spesso e volentieri produttori e registi dei suoi film si prendono un po' troppo sul serio. Con la speranza di trovarmi davanti ad un film del genere, poco prima di partire per le meritate vacanze, sono andato al cinema a vedere "Io, Dio e Bin Laden" e sono anche stato contento di farlo, alla luce delle rivelazioni del finale del film, con l'incasso che verrà utilizzato da Gary Faulkner - il personaggio reale su cui è basato il film - per fare un trapianto di rene e per tornare in Pakistan a cacciare Bin Laden, dato che lui è convinto che non sia veramente morto. Ma soprattutto, magia delle magie, a me sto film ha veramente divertito un mondo! Certo, è un film trascurabile che si aggiunge alla lista, non è talmente brutto da fare il giro, ma l'ho trovato divertentissimo e con un Niccolò Gabbia seriamente in parte.
In questo film Nicolas Cage interpreta Gary Faulkner, un ex falegname americano con problemi renali che, tra una dialisi e l'altra, decise di compiere vari viaggi in Pakistan, entrando nei confini del paese nelle maniere più disparate, con il solo e unico obiettivo di catturare Osama Bin Laden. Il suo estremo patriottismo, la sua testardaggine e le visioni di un Dio minaccioso e particolarmente insistente, lo hanno convinto, negli anni, di essere in missione non solo per il bene del suo paese, ma anche perchè Dio in persona, che nel film parla attraverso le fattezze di Russell Brand, glielo sta chiedendo ed è disposto a tutto pur di mettere fine alla latitanza del famoso terrorista. Una storia reale che è talmente folle da sembrare fatta apposta per un film, nella fattispecie una commedia che punta il carico da undici sull'eccentricità del suo attore protagonista, ma soprattutto sulla sospensione dell'incredulità dello spettatore che, nel corso delle varie scorribande del protagonista si ritrova, più e più volte, a ridere e anche molto forte di quanto a volte la realtà sia veramente assurda.
In questo film poi Nicolas Cage parla tanto, addirittura tantissimo, i dialoghi in cui è coinvolto sono al fulmicotone ed è praticamente sempre lui a tenere banco nei vari discorsi che si susseguono all'interno del film: un personaggio eccentrico ed egocentrico che probabilmente non si rende conto del fatto che i suoi dialoghi non sono fatti di un vero e proprio botta e risposta, ma di lui che parla e che tra una teoria del complotto e l'altra trova anche le soluzioni più originali per risolvere il suo problema e portare a compimento la sua missione. "Io, Dio e Bin Laden" era, per quanto mi riguarda, un film impossibile da sbagliare: il rischio di prendere la vicenda sul serio non si presentava nemmeno, per quanto è assurda e il regista Larry Charles riesce bene a renderla in maniera cinematografica, inserendo sicuramente qualche evento romanzato e dando a Nicolas Cage tutto lo spazio che si merita per rendere, al meglio possibile, uno dei personaggi assurdamente più interessanti usciti al cinema nell'ultimo periodo. Il Gary Faulkner interpretato da Niccolò Gabbia vi starà simpaticissimo sin dalla prima scena e, alla fine del film, sarete contenti di aver contribuito innanzitutto a migliorare le sue condizioni di salute dovute ad un rene malandato, ma soprattutto di aver contribuito al suo prossimo viaggio in Pakistan. Perchè, è ovvio, la storia di Bin Laden ucciso e buttato in mare dagli americani, non regge...

Voto: 7

martedì 21 agosto 2018

Il cartaio di Dario Argento (2004)


Italia 2004
Titolo Originale: Il cartaio
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Franco Ferrini
Cast: Stefania Rocca, Liam Cunningham, Silvio Muccino, Claudio Santamaria, Adalberto Maria Merli, Fiore Argento, Donato Mitola, Elisabetta Rocchetti, Vera Gemma, Mia Benedetta, Pier Maria Cecchini
Durata: 99 minuti
Genere: Thriller


Siamo ormai arrivati al quartultimo film di questa infinita maratona dedicata a Dario Argento, che sta accompagnando i lettori del suddetto blog sin dalle prime settimane del 2018. D'altronde, per vedere e recensire l'intera filmografia di un regista per fortuna non così tanto prolifico come nei primi anni - tant'è che non mi fido mai nella vita di quei registi che fanno uscire un film all'anno, vedi ad esempio Woody Allen che comunque anche se avanti con la carriera non è impazzito completamente come il nostro Darione nazionale - ci vuole del tempo, soprattutto se si è quel tipo di persona che non ama le maratone ma preferisce inframezzare la visione di una saga con altri film che non c'entrino nulla con essa. Siamo qui oggi a parlare de "Il cartaio", considerato a detta di praticamente chiunque il peggior film di Dario Argento: ecco, diciamo che per quanto mi riguarda se la gioca ad armi pari con "Il fantasma dell'Opera", e ancora adesso, dopo averli finalmente visti entrambi, non so bene quale dei due possa vincere. Dalla loro hanno due armi completamente diverse: "Il fantasma dell'Opera" è tedioso all'inverosimile, ma forse qualche idea buona, a livello registico, ce l'ha; "Il cartaio" ha invece uno svolgimento stupido all'inverosimile, pur partendo da un'idea che se ben sviluppata avrebbe potuto portare forse ad uno dei migliori thriller puri del regista.
Anna Mari, interpretata da Stefania Rocca, è una poliziotta di Roma, sotto pressione per le ricerche di una turista inglese scomparsa. Mentre lavora al computer, riceve nella posta elettronica un messaggio da un uomo che si fa chiamare il "Cartaio": egli afferma di aver rapito la turista e baratta la sua sopravvivenza con una partita a videopoker online con la polizia. Rifiutandosi di giocare, la turista muore e il serial killer continua a sfidare la poliziotta, che presto comincerà ad indagare con l'aiuto del poliziotto inglese John Brennan, interpretato da Liam Cunningham, e per le sfide a poker con l'assassino si affiderà a Remo, interpretato da Silvio Muccino, giovane campione del videopoker. Siamo nel 2004, anno in cui l'ascesa di internet ancora non era compiuta e, un film del genere, che si sarebbe potuto tranquillamente basare sui pericoli della rete, sui problemi del gioco d'azzardo e tante altre cose sarebbe stato qualcosa di assolutamente visionario, tanto che Dario Argento, con una maggiore oculatezza nella costruzione della trama di questo film, avrebbe anche potuto avere un successo talmente clamoroso da fermarsi qui e anche con un grande ricordo. Purtroppo però il risultato è il film stupidissimo per il quale nessuno sa spendere parole buone.
Il presupposto da cui parte la pellicola, se sviluppato decentemente, sarebbe anche stato interessante dunque, ma il risultato è quanto di più deludente ci si potesse aspettare da un regista come Dario Argento. Motivo? Alcuni errori, soprattutto a livello di sceneggiatura, che veramente fanno gridare pietà agli occhi e al cervello dello spettatore. Il primo di questi è l'utilizzo della consulenza di Remo per sconfiggere il serial killer alle partite di poker online. Ben sappiamo che il poker online, altro non è che un software, che in questo caso sarebbe stato programmato proprio dal serial killer: sappiamo dunque sin da subito che qualsiasi cosa accadrà nella partita che si sta per giocare è, effettivamente, decisa a tavolino, così come lo è la sorte della vittima di turno. L'idea di affidarsi ad un campione di videopoker è a quel punto ancora più fallace, per un semplice motivo: non si può, materialmente, essere dei "campioni di videopoker", dato che al videopoker è un software a decidere se la partita sarà vincente o perdente, in pratica sei uno che ha una fortuna sfacciata e Remo, in realtà, questo dovrebbe essere. In pratica affidandosi a Remo, la polizia si sta affidando alla fortuna per risolvere il caso del rapitore e killer seriale. Lasciamo poi perdere il fatto che Silvio Muccino sia una delle cose peggiori di questo film, dal punto di vista recitativo, anche se a dirla tutta non salverei proprio nessuno in questa pellicola.
Un'altra cosa che mi ha dato particolarmente fastidio - e per la quale si rischia lo spoiler, sappiatelo - è l'inizio della pellicola, con la protagonista che rifiuta un mazzo di rose da un collega, Carlo interpretato da Claudio Santamaria, che si offrirà addirittura di giocare al videopoker contro il killer. Bene, appare scontato, sin dalle primissime battute, dove andrà a parare il film: capito lo schema tipico di Dario Argento, quello dei suoi primi film, è impossibile non pensare che il killer possa essere lui e infatti, dopo la prima scena e vista la fine della pellicola, ho avuto ragione. Quella che era stata una genialata da parte di Argento nei primi film, ovvero di mettere il killer nella posizione di essere beccato subito, ma, con qualche accorgimento, portando lo spettatore a pensare che fosse impossibile che il killer fosse proprio la persona in scena, diventa la croce tombale su questa pellicola: l'assassino viene beccato subito, istantaneamente e la questione, nel finale, viene risolta nella maniera più ridicola possibile.

Voto: 3

lunedì 20 agosto 2018

Amiche di sangue di Cory Finley (2017)



USA 2017
Titolo Originale: Thoroughbreds
Regia: Cory Finley
Sceneggiatura: Cory Finley
Cast: Olivia Cooke, Anya Taylor-Joy, Anton Yelchin, Paul Sparks, Francie Swift, Kaili Vernoff, Alex Wolff
Durata: 90 minuti
Genere: Thriller


Convinto da qualche recensione che definiva il film molto carino - su tutte quella di Mr Ink del blog "Diario di una dipendenza" - mi sono recato al cinema per vederlo il giorno successivo alla sua uscita, attirato non solo da un paio di recensioni davvero positive, ma anche dalla presenza di due attrici che, in modo diverso, sto cominciando ad apprezzare sempre di più nel corso degli ultimi anni: la prima è la Olivia Cooke che ha recitato in "Bates Motel" e in qualche horrorino non proprio memorabile, ma che ho sempre ritenuto caruccia e spesso e volentieri perfetta per la parte; la seconda è Anya Taylor-Joy, che oltre ad essere una bellezza devastante si sta affermando come uno dei talenti emergenti nel cinema hollywoodiano e aveva cominciato a farsi conoscere con quella perla di "The Witch". Sfiga estrema ha voluto che quel giorno il mio cinema di fiducia fosse chiuso per manutenzione - lo sarà fino a fine Agosto - mentre nel cinema ruota di scorta, un po' più lontano, ci siano stati ben due blackout, il primo prima dell'inizio del film, con tanto di incognita se la proiezione si sarebbe fatta o meno, mentre il secondo e definitivo proprio nel bel mezzo della pellicola, che ha costretto le maschere a mandarci fuori rimborsandoci il biglietto. Il giorno dopo, ovviamente, ho usufruito del rimborso per guardare nuovamente il film, per intero, e devo dire di esserne rimasto decisamente soddisfatto.
Amanda, interpretata da Olivia Cooke, condannata per violenza sugli animali per aver soppresso il suo cavallo con un coltello, viene costretta dalla madre a frequentare Lily, interpretata da Anya Taylor-Joy, più popolare e più brava a scuola. Le due, che in precedenza erano state migliori amiche, si sono distaccata dopo la morte del padre di Lily, mentre Amanda continua a vivere la sua vita in maniera cinica e senza la capacità di provare emozioni. Le due, condiviso l'odio di Lily per il suo patrigno e il suo desiderio di ucciderlo, iniziano una frequentazione dapprima fra di loro per elaborare un piano, poi coinvolgendo lo spacciatore Tim, interpretato da Anton Yelchin alla sua ultima interpretazione prima della sua tragica e assurda scomparsa, e convincendolo ad uccidere l'uomo al posto loro.
Inutile stare troppo a tergiversare sui contenuti della pellicola, che parte seguendo le vie del thriller per poi spostarsi verso i meno confortevoli ambienti della commedia nera, dato l'omicidio su cui ruota è in realtà solamente un pretesto narrativo. Molti sono i punti di interesse del film, che non raggiunge certo livelli eccelsi, ma sa come farsi apprezzare in primo luogo grazie ad una regia attenta ed elegante da parte dell'esordiente Cory Finley, in secondo luogo, sicuramente ben più importante, grazie alle interpretazioni delle due protagoniste e anche all'ultima di Anton Yelchin, che non ho mai considerato un talento, ma che comunque stava, prima della morte, venendo particolarmente pushato dall'ambiente hollywoodiano. I dialoghi tra Amanda e Lily sono buoni e pungenti, cattivi al punto giusto e bravo è stato il regista nel costruire queste scene e nel sottolineare anche col giusto accompagnamento musicale le varie battute che si susseguono tra le due protagoniste. Bravissime poi sono le due giovani attrici, con Olivia Cooke che si gioca quella che per ora potrebbe essere la performance della vita, dando vita ad un personaggio spassosissimo nella sua totale apatia, mentre Anya Taylor-Joy conferma il suo talento, con un personaggio particolarmente complesso - sappiate che per quanto riguarda la sua persona io sono estremamente di parte.
"Amiche di sangue" non è un film perfetto, ma funziona per quel che riguarda il comparto registico e anche quello recitativo. La sceneggiatura risulta evidentemente un po' debole, ma il regista ha preferito concentrare la sua attenzione su dialoghi pungenti e ben congegnati, che scatenassero anche il riso amaro da parte dello spettatore. "Amiche di sangue" non è un film perfetto, ma un film che sa trovare il modo giusto per farsi volere bene.

Voto: 7+

domenica 19 agosto 2018

IL TRAILER DELLA DOMENICA #31 - BlacKkKlansman

Dopo la pausa dai trailer della scorsa settimana, ecco che si torna operativi dopo le vacanze e, da oggi, il blog riprende la sua programmazione abituale - che alla fine non è che sia mai cessata, solo è stata un po' ridotta - con il trailer di un film di un regista particolarmente acclamato in tutto il mondo!



La mia opinione: Ammetto con tutto il mio cuore il fatto che Spike Lee sia un regista tecnicamente straordinario, ha diretto tanti film nella sua carriera e, ammetto anche le mie lacune, me ne mancano più di metà. Per quello che ho potuto vedere però non sono mai riuscito, nonostante la tecnica e le sue storie - molte delle quali incentrate sulla cultura afroamericana - convincenti, ad amarlo del tutto. Le notizie che arrivano riguardo a questo suo nuovo lavoro, presentato pochi mesi fa al Festival di Cannes, sono però quelle di un vero e proprio ritorno ai fasti di un tempo, il ritorno di uno Spike Lee feroce e critico verso il trattamento riservato negli Stati Uniti alle persone di colore, alcuni parlano di talmente tanta cattiveria da essere quasi un razzismo al contrario: ebbene io, davanti a tanto livore, non voglio fare altro che vedere questo film, sperando che sia davvero tanto cattivo come si dice in giro e come anche il trailer lascerebbe presagire!

venerdì 17 agosto 2018

Marvel's Luke Cage - Stagione 2




Marvel's Luke Cage
(serie TV, stagione 2)
Episodi: 13
Creatore: Cheo Hodari Coker
Rete Americana: Netflix
Rete Italiana: Netflix
Cast: Mike Colter, Simone Missick, Theo Rossi, Rosario Dawson, Alfre Woodard, Mustafa Shakir, Gabrielle Dennis
Genere: Azione, Supereroi


Si torna a parlare dopo un po' di tempo - e ne sto recuperando anche altre - di serie TV appartenenti al Marvel Cinematic Universe e lo si fa con la seconda stagione di "Marvel's Luke Cage", che con il primo ciclo di episodi mi aveva abbastanza deluso. C'è da dire che dopo l'ottimo inizio con le prime due stagioni "Marvel's Daredevil" e con la prima stagione di "Marvel's Jessica Jones" la qualità delle serie TV dell'universo seriale creato da Netflix sia calata in maniera abbastanza vistosa: la prima stagione di "Marvel's Luke Cage" mi aveva abbastanza ammorbato e deluso, per non parlare della prima di "Marvel's Iron Fist", segnali di ripresa si avevano con gli otto episodi di "Marvel's The Defenders" e con l'ottima prima stagione di "Marvel's The Punisher" - che però la si può considerare abbastanza slegata dall'universo bene o male -, poi si è ancora andati verso il basso con la seconda stagione di "Marvel's Jessica Jones". Io purtroppo sono abbastanza pignolo e se da una parte mi sta bene abbandonare una serie dopo un certo numero di stagioni - o anche solo dopo la prima -, se questa serie appartiene ad un universo come quello della Marvel io sento la necessità di guardarle tutte, anche a costo di rimanerne ammorbato.
Ecco, io con la seconda stagione di "Marvel's Luke Cage" ci ho provato, sul serio, ma proprio come per il suo primo ciclo di episodi è stato tutto molto molto difficile. Molti ritengono questa prima stagione migliore della precedente, altri la ritengono peggiore, a me bene o male hanno deluso, e soprattutto ammorbato parecchio, entrambe: partiamo dal presupposto che, da non lettore dei fumetti, considero Luke Cage, qui ancora interpretato da Mike Colter, un eroe poco interessante, di quelli che vivono principalmente sul contesto che viene loro costruito attorno, piuttosto che su una spiccata personalità e sul carisma. Il contesto di Harlem può essere potenzialmente devastante per una serie TV su un supereroe e, se costruito bene, potrebbe rendere interessante anche un eroe poco carismatico come Luke Cage. E nei primi cinque episodi di questa stagione - parentesi, tredici episodi per ogni stagione dedicata ad un supereroe stanno diventando un po' troppi, già mi immagino cosa potrebbe succedere con "Marvel's Iron Fist" - un miglioramento sembrava esserci: le botte volavano, il contesto in cui si muove il protagonista viene ben costruito, il rapporto con la polizia e Misty Knight, interpretata ancora da Simone Missick, che rimane soprattutto nella prima parte un personaggio molto interessante.
Ciò che però manca, in maniera abbastanza clamorosa per una serie in cui il protagonista non è il vero protagonista e i villain la fanno da padroni in quanto a presenza sullo schermo, è proprio la presenza di villain convincenti, che sembrano scritti con davanti il libro delle banalità a cui attingere a piene mani clichè e azioni da far loro compiere. Se poi aggiungiamo che prima gli autori ci presentano Bushmaster, interpretato da Mustapha Shakir, poi si scopre che il vero cattivo è Maria Stokes, interpretata da Alfre Woodard, costruita però in modo da risultare cattiva e antipatica in modo piatto, non in modo interessante, dando lei della ragioni che la muovano che possano essere condivisibili, in modo per l'appunto da renderla meno piatta. Aggiungiamo a ciò che dopo i primi cinque episodi un minimo più coinvolgenti, grazie ai quali mi ero fatto delle buone aspettative sulla seconda stagione di "Marvel's Luke Cage", gli otto rimanenti - quindi un buon sessanta per cento dell'intera stagione - mi hanno ammorbato come poche altre cose.

Voto: 5

giovedì 16 agosto 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Cinematograficamente parlando, solitamente, il weekend di Ferragosto è strutturato così: una, due uscite al massimo, quando arrivano, magari una di queste è un'uscita di grido e tutti al mare. Quest'anno invece, numericamente, siamo ad un livello superiore: cinque sono i film che ci attendono in sala, due di questi potrebbero anche attrarre un certo tipo di pubblico. Vediamo quali sono, commentati come al solito in base ai miei pregiudizi!


Ant-Man and the Wasp di Peyton Reed


Ammetto che il primo capitolo di questa saga dedicata all'uomo formica non mi aveva particolarmente entusiasmato e avevo anche fatto abbastanza fatica a sopportarne l'umorismo. Non ho un particolare hype per questo suo secondo capitolo - anche se una visione a Evangeline Lilly non la si nega mai -, ma sono curioso di vedere come lo ricollegheranno al Marvel Cinematic Universe dopo aver estromesso - senza dare spiegazioni - il personaggio da "Avengers: Infinity War". Vediamo poi se questo secondo capitolo migliorerà le mie impressioni sul personaggio!

La mia aspettativa: 6,5/10


Darkest Minds di Jennifer Yuh

Ragazzini con superpoteri tio X-Men che però non sono gli X-Men. Sponsorizzazione tipo "Stranger Things", ma non è "Stranger Things". "Darkest Minds" è invece un altro film tratto da un romanzo distopico young-adult, che i produttori di "Twilight" hanno accalappiato per farne un nuovo successo commerciale. Visto il posizionamento nel corso dell'annata cinematografica italiana penso che non ci credessero nemmeno così tanto.

La mia aspettativa: 5/10


Le altre uscite della settimana

The End? L'Inferno fuori: Gli italiani si mettono a fare uno zombie movie con uno spunto intelligente e con Alessandro Roja - il Dandy di "Romanzo criminale" - e Carolina Crescentini? Ecco, questo mi sa che non me lo perdo!
Crazy and Rich: Ho visto il trailer al cinema un paio di settimane fa e volevo spararmi.
Most Beautiful Island: Non so bene cosa aspettarmi da questo film: da una parte la trama non spiega molto, dall'altra il trailer non fa molto di più. Un po' sono interessato, non tanto da strapparmici le vesti però.

lunedì 13 agosto 2018

Il signore della morte di Rick Rosenthal (1981)


USA 1981
Titolo Originale: Halloween II
Regia: Rick Rosenthal
Sceneggiatura: John Carpenter, Debra Hill
Cast: Jamie Lee Curtis, Donald Pleasence, Charles Cyphers, Jeffrey Kramer, Lance Guest, Pamela Susan Shoop, Hunter von Leer, Dick Warlock, Leo Rossi
Durata: 86 minuti
Genere: Horror


È cominciato solamente la settimana scorsa lo speciale organizzato dal sottoscritto in attesa dell'uscita, che avverrà immagino verso la fine di Ottobre, di "Halloween" diretto da David Gordon Green e seguito diretto di "Halloween" di John Carpenter del 1978, di cui avevo parlato proprio pochi giorni fa. Obiettivamente, viste le importanti rivelazioni sui personaggi di Michael Myers e di Laurie Strode in questo secondo capitolo della saga originale, mi chiedo come il film di imminente uscita possa essere seguito diretto solamente del primo film, cancellando in qualche modo ciò che ci viene detto in questo, però per le risposte a queste domande bisogna aspettare, nel frattempo è bene continuare a godersi la saga originale, di cui "Il signore della morte" era stato anche l'ultimo film visto, se escludiamo i due remake diretti da Rob Zombie.
"Il signore della morte" riparte esattamente da dove era terminato "Halloween", siamo nella notte del 31 Ottobre del 1978 e il dottor Sam Loomis, interpretato da Donald Pleasence, ha appena colpito a morte Michael Myers, interpretato qui da Dick Warlock, e salvato da morte certa Laurie Strode, sempre interpretata da Jamie Lee Curtis che in "Halloween" si era presentata egregiamente al mondo del cinema. Michael Myers è stato colpito a morte da Loomis, ma in qualche modo sembra essere riuscito a scappare e a lasciare dietro di sè ancora qualche morto lungo il viale. Laurie invece viene portata in ospedale, dove viene operata ed anestetizzata e proprio lì in ospedale comincerà ad avere degli strani incubi sul suo passato e sulla sua adozione da parte della famiglia Strode, adozione fino ad allora a lei completamente ignota.
Se con il primo film della saga John Carpenter aveva contribuito in maniera decisiva alla creazione di un vero e proprio genere cinematografico, quello dello slasher, ecco che con "Il signore della morte" si occupa solamente della sceneggiatura, con questo che sarà poi l'ultimo film della saga in cui il regista canadese entrerà in maniera importante nelle fasi produttive. E la sua mano si vede eccome, con un seguito che fortunatamente non si dimentica delle ottime cose fatte nel film che lo ha preceduto, ma anzi, riesce ad ampliare la mitologia sul principale antagonista della vicenda e dà importanti informazioni su quella che è la storia della protagonista dei primi due film. Ed è proprio alla luce della scoperta che in realtà Laurie sarebbe la sorella di Michael Myers che mi chiedo come l'"Halloween" che uscirà tra qualche mese possa essere un seguito diretto del primo capitolo e non di questo secondo.
Detto questo, importanti rivelazioni sulla trama a parte - che poi qualcosa mi dice che saranno anche le ultime e che nei prossimi film, a parte il prossimo in cui Michael Myers non ci sarà nemmeno, sarà semplicemente una dura e pura macellazione -, anche questo "Il signore della morte" risulta godibilissimo per quel che riguarda la narrazione resa ancora più angosciante da quel motivetto composto dallo stesso Carpenter per il precedente film, che ancora una volta si presenta in maniera chirurgica nei momenti più tesi e importanti della pellicola. Se dal punto di vista registico Rick Rosenthal non si inventa nulla di nuovo e non fa altro che prendere quanto di buono fatto da Carpenter nel primo capitolo e riproporlo, è interessante vedere come il livello di sangue si mantenga sempre elevato e, cosa che i film successivi dovranno in qualche modo spiegarmi perchè seriamente, non la so, il perchè Michael Myers sia a tutti gli effetti indistruttibile. Vedremo poi cosa succederà con i prossimi film!

Voto: 7,5

giovedì 9 agosto 2018

WEEKEND AL CINEMA!

Ci stiamo avvicinando al periodo di Ferragosto e anche le uscite cinematografiche risentono estremamente della calura estiva. Cosa c'è di meglio dunque che il solito commento sulle uscite della settimana, che leggeranno in due gatti, mentre io sono al mare in giro per la Puglia? Ecco, beccatevi i miei pregiudizi sui tre film che escono questo Giovedì!


Il tuo ex non muore mai di Susanna Fogel

Mila Kunis pare essersi dedicata, da qualche anno, a quelle commedie a cui si dedicava tempo fa Jennifer Aniston - piuttosto, dove è finita? -. Non so se le due sono gnocche uguali, di uguale c'è la mia voglia di vedere questo tipo di film, nonostante la presenza di gnagna di un certo livello: praticamente pari a zero.

La mia aspettativa: 4/10


Die in One Day - Improvvisa o muori di Eros D'Antona

Dopo l'action horror della scorsa settimana, ecco che ne arriva un altro, che sembra dalla locandina prendere vagamente - ma nemmeno tanto - ispirazione dalla saga de "La notte del giudizio". Dal trailer non sembra poi così malaccio, ma sento un po' quel non so che di amatorialità che non mi convince a fondo e che penso mi terrà lontano dalla visione nelle sale.

La mia aspettativa: 5,5/10


Shark - Il primo squalo di Jon Turteltaub


A dieci giorni dall'uscita del film dell'estate - "The Last Sharknado" ovviamente -, ecco che arriva nelle sale un altro film che gioca chiaramente sul successo della saga trash più bella degli ultimi sei anni, che sta volgendo al termine con il suo ultimo capitolo. Presentissimi Jason Statham e l'idea che questo film possa essere giustamente trash, presente anche da parte mia la speranza che la pellicola non si prenda sul serio e non tenti di analizzare la "Critica della ragion pura".

La mia aspettativa: 4,5/10

martedì 7 agosto 2018

Non ho sonno di Dario Argento (2001)


Italia 2001
Titolo Originale: Non ho sonno
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Franco Ferrini, Carlo Lucarelli
Cast: Stefano Dionisi, Max Von Sydow, Chiara Caselli, Roberto Zibetti, Paolo Maria Scalondro, Gabriele Lavia, Roberto Accornero, Daniela Fazzolari, Rossella Falk, Barbara Lerici, Guido Morbello, Massimo Sarchielli, Diego Casale, Alessandra Comerio, Robert Camerio, Elena Marchesini, Aldo Massasso, Barbara Mautino, Linda Giumento, Elisabetta Rocchetti, Conchita Puglisi, Brian Ayres, Daniele Angius
Durata: 112 minuti
Genere: Thriller


Con la retrospettiva sui film di Dario Argento iniziata a Gennaio e che a questo punto potrebbe protrarsi fino al prossimo anno visti i ritmi molto blandi che sto tenendo, siamo finalmente arrivati agli anni duemila, quelli da molti considerati della vera e propria fine del regista che avrebbe, con "Il cartaio", "La terza madre" e "Giallo" inanellato una serie di insuccessi commerciali, ma soprattutto di film qualitativamente di livello basso, al limite della follia. Siamo però qui oggi per parlare del primo film diretto da Dario Argento nel nuovo millennio, quel "Non ho sonno" ritenuto da praticamente tutti gli estimatori del regista come l'ultimo suo buon film e il fatto che i film successivi - di cui ho visto solamente "La terza madre" che lasciamo perdere e su cui ci torneremo tra qualche settimana e "Dracula" per cui valgono le stesse considerazioni - siano così bistrattati dà a "Non ho sonno" una certa importanza a questa rassegna: vediamo dunque come sarà andata la mia esperienza con questo film.
La pellicola comincia a Torino, nel 1983: Giacomo Gallo, un ragazzino, assiste all'omicidio della madre, senza riuscire a vedere in volto il suo assassino. È uno degli omicidi del "Nano Assassino", così viene chiamato da anni il killer dai media, sul quale indaga da tempo il commissario Ulisse Moretti, interpretato da Max Von Sydow, fino a quando il presunto assassino, uno scrittore, viene trovato affogato con un colpo di pistola alla testa. La narrazione poi si sposta nel duemila, con due prostitute che vengono misteriosamente uccise per aver raccolto erroneamente una busta di un cliente, contenente foto degli omicidi commessi diciassette anni prima. Si riapre dunque il caso del "Nano", in quanto questi sembra uccidere nella stessa maniera, e ritornerà ad indagare proprio Ulisse Moretti che si rimetterà in contatto con Giacomo Gallo, interpretato da Stefano Dionisi, per risolvere finalmente il caso dell'omicidio di sua madre.
Sarà dunque vero che "Non ho sonno" è stato l'ultimo film bello di Dario Argento? Ecco, questo lo scoprirò più avanti quando guarderò i due film che mi mancano per completare la sua filmografia, c'è però da dire, come premessa, che questo film non è che sia così tanto bello da giustificare questa sua nomea: certo, lo si guarda tranquillamente e in alcune sequenze, soprattutto nella prima parte, sembra proprio di essere ritornati ai primissimi film del regista, quelli in cui ci si divertiva a sperimentare con le inquadrature e quelli in cui ancora non era ritenuto come uno dei maestri dell'horror italiano - appellativo che sicuramente ha fatto sì che, soprattutto quando avanti con la carriera, se la sentisse parecchio -, con atmosfere che sembrano riportare subito a lavori come "L'uccello dalle piume di cristallo" o "4 mosche di velluto grigio", senza raggiungere i livelli ottimi dei suoi capolavori. Io poi con i film di Dario Argento ho un altro piccolo problemino: quelli in cui sono i Goblin a firmare la colonna sonora mi sembrano subito più belli di quello che poi sono realmente. Il loro è un binomio indissolubile e la loro musica nei suoi film porta subito agli inizi della carriera, quando arrivò la notorietà grazie a quei due capolavori di "Profondo rosso" e di "Suspiria".
Tutto abbastanza carino a livello registico quand'ecco che però arrivano i punti veramente dolenti: al sangue che sgorga a fiumi - sempre visto come mezzo per esprimere arte - non si alterna una sceneggiatura di livello. Sceneggiatura che è sempre stata una delle cose su cui Dario Argento ha posto meno attenzione, solo che laddove ciò che non quadrava in essa veniva sostituito nei vecchi film da un'ammirazione totale per le immagini artisticamente perfette che il regista sapeva creare, qui, essendo un po' tutto in proporzioni minori rispetto ai fati, i vari buchi nella sceneggiatura non vengono coperti da una regia splendida, ma solamente buona. E la trama di questo film, non posso farci niente, non mi convince soprattutto per come si evolve nella sua seconda parte, tirando fuori assurdità una dietro l'altra che spezzano il ritmo e non danno allo spettatore la possibilità di comprendere. Insomma, quello che sarebbe l'ultimo film bello di Dario Argento a quanto pare potrebbe essere il meno peggio, in teoria, un film guardabile, ma sicuramente non un film bello nel vero senso della parola.

Voto: 6